Cliente soddisfatto = cliente fedele? Anche no. Come accettare l’infedeltà del cliente

cliente soddisfatto

La proprietaria di un Salone estetico ben avviato del centro mi ha confidato

Conosco quella mia cliente da oltre 4 anni. Abbiamo anche instaurato un rapporto di amicizia e confidenza, visto che la sua frequentazione è quasi settimanale. Sono rimasta molto male quando l’ho vista, casualmente settimana scorsa, uscire da un altro salone di estetica. Appena rientrata in Salone mi sono precipitata a controllare l’agenda degli appuntamenti.

Infatti, negli ultimi mesi, la sua frequenza si è abbassata notevolmente rispetto al passato … eppure sembrava così contenta del mio centro!

Mi sono sentita delusa, tradita… . anche se capisco che ognuno è libero di scegliere e cambiare, se vuole …

Quando l’ho rivista ancora in Salone, mi sono accorta di non essere riuscita a essere naturale e nascondere il mio disappunto e la mia delusione. La sua frequentazione è tornata più o meno normale ma il risentimento di quel “tradimento” mi rendeva, insolitamente, silenziosa. Anche perché io sono una che parla tanto!

Penso che anche lei si sia accorta di questa mia freddezza.
E adesso ho anche l’ansia … c’è qualcosa che non va più nel mio centro? I clienti stanno scappando?” … quando non vedo più una cliente per un po’, mi sale l’agitazione …”

Essere cortesi, professionali e competenti è una condizione sicuramente necessaria ma non è tuttavia sufficiente per fidelizzare definitivamente un cliente.

Perché? I motivi sono tanti.

Le persone hanno comportamenti sempre più individuali e imprevedibili. Cambiano spesso e velocemente atteggiamento ed esigenze. Le previsioni d’acquisto sfuggono alle anticipazioni di marketing perché i consumatori pianificano meno e con maggiore prudenza.

Oggi, l’offerta di servizi e prodotti è diventata molto ampia e diversificata

Sono aumentate le aziende, i centri, gli store che offrono (più o meno) lo stesso tipo di articolo, prodotto e servizio, a prezzi sempre più concorrenziali.

Nella stessa via c’è quasi sempre qualcun altro che vende o offre la stessa cosa ed è quindi facile per il cliente di oggi, cedere alla tentazione, alle lusinghe e i richiami di promozioni, sconti e offerte irrinunciabili.

 


 

Tutti sono impegnati quotidianamente a proporre nuove offerte, lanci speciali, promozioni imperdibili e novità dell’ultima moda … e questo è assolutamente normale!

E allora?

Accetta l’infedeltà del cliente soddisfatto

Devi accettare (non rassegnarti) che il tuo cliente affezionato (anche se è un cliente soddisfatto) decida di cambiare, definitivamente o per qualche tempo.

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare. Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione!

Viviamo in un Mercato complesso e incerti. Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te. Non puoi controllare il tuo cliente, puoi solo gestire il tuo atteggiamento, non lamentarti o demoralizzarti, accettare la realtà e focalizzarti solo sulle prossime azioni da compiere.

Quando accetti l’imprevedibilità dei clienti, non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile. Vuol dire che, semplicemente, prendi coscienza di un dato di fatto.

Non “accusare” la tua professionalità

Non “mettere sul piatto” la tua autostima o tartassare la tua professionalità incolpandola della fuga dei clienti.

Aspetta e verifica.

Può darsi che il cliente abbia semplicemente risposto a un imput momentaneo (una promozione, sconti speciali di un concorrente) o abbia semplicemente voglia di cambiare per qualche tempo “mano”, trattamento o servizio.

Ci sta.

Non facciamone un dramma.

Prendi spunto per una sana autocritica

Se vedi che c’è una perdita di clientela prima di andare in panico meglio porsi poche ma fondamentali domande su come migliorare, accogliere e approcciare i clienti di oggi.

Hai preso coscienza dei cambiamenti del mercato e dei clienti?
Ti sei adattato a questi cambiamenti?
Qual è il valore aggiunto del tuo servizio?

Non c`è dubbio che il Mercato sta cambiando, anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni. Se il mercato sta cambiando, sta cambiando anche il cliente … allora deve cambiare anche il tuo modo di vendere e proporre. Non ti sembra?

Ricorda che i clienti sono più suscettibili

Purtroppo oggi è così.

Una parola sbagliata, una distrazione, un gesto di troppo e … il cliente soddisfatto sparisce nel nulla. Se ha subito un torto o di aver ricevuto un’accoglienza poco soddisfacente … non torna più, cambia, va da altri anche se è stato un cliente soddisfatto perché nel raggio di 1 kilometro ci sono almeno altri 2 store o centri che possono offrire, più o meno, lo stesso prodotto o lo stesso servizio.

E se il cliente “infedele” ritorna …

Se il cliente “infedele” ritorna nel tuo centro o store non accoglierlo con mal celato risentimento ma piuttosto come un amico che non vedi da un po’.

Evita d’indagare subito dove è stato tutto questo tempo perché potresti metterlo in imbarazzo. Con il tempo, intavola un dialogo e prendi informazioni che potrebbero essere molto utili per conoscere le sue scelte, le sue motivazioni o per capire alcuni (eventuali) errori nelle tue strategie o sul tuo comportamento.

Da collega a capo. Mica facile? Benvenuto nel management!

da collega a capo
Nel mio libro “Prima volta Leader” – Se non nasci leader, lo puoi diventare – ho raccontato la storia di Thomas.

Fino a ieri rideva e scherzava a crepapelle con tutti.
Era uno di “loro”.
Un amico.
Parte del team.

Poi è arrivata la promozione a supervisore.

E da quel momento qualcosa è cambiato.

Ora si sente osservato con sospetto.
O peggio… con ostilità.

Cosa ti fa pensare che con te sarà diverso?

Hai iniziato pieno di entusiasmo.
Hai lavorato duramente per arrivare fin qui.
Te lo meriti.

Ma questo non significa che sarà facile.

Benvenuto nel management!

La difficile transizione da collega a capo

Non tutti accetteranno subito il tuo nuovo ruolo.

Qualcuno continuerà a trattarti come prima.
Qualcun altro metterà alla prova i tuoi limiti.
Qualcun altro ancora… aspetterà un tuo errore.

E tu ti chiederai:

“Ma non hanno ancora capito che adesso il capo sono io?”

La verità è che il passaggio da collega a responsabile è una delle transizioni più delicate in assoluto.

Perché cambiano contemporaneamente:

  • le aspettative
  • le responsabilità
  • le dinamiche relazionali
  • e la pressione

Prima eri parte del gruppo.
Ora sei responsabile dei risultati del gruppo.

Empatia, produttività, relazioni, performance.

Non è semplice.
E non deve esserlo.

1. Accetta che il rapporto cambierà

È inevitabile.

Le dinamiche cambiano.
Gli obiettivi cambiano.
Il tuo ruolo cambia.

Ora sei tu che:

  • assegni il lavoro
  • valuti le performance
  • prendi decisioni, anche impopolari

Non sei più un pari.
Sei un punto di riferimento.

Accettarlo è il primo passo.

2. Ridefinisci i confini

I confini devono diventare più chiari.

Alcune confidenze non saranno più appropriate.
Alcune conversazioni non saranno più possibili.

È normale che qualcuno diventi più prudente.
O più distante.

Non prenderla sul personale.

È un adattamento reciproco.

3. Parla individualmente con ogni collaboratore

È uno dei passaggi più importanti.

Incontra ogni membro del team.

Parlate apertamente di:

  • aspettative reciproche
  • obiettivi
  • possibili difficoltà

Un’aspettativa non chiarita diventa facilmente frustrazione.
E la frustrazione diventa resistenza.

4. Rimani aperto al dialogo

Non chiuderti.
Non irrigidirti.

Rimani accessibile.
Disponibile.
Presente.

Se emergono tensioni, affrontale con rispetto.

Spesso anche l’altra persona vive lo stesso disagio.

La leadership non è distanza.
È equilibrio.

5. Evita il pettegolezzo

Come disse Woody Allen:
“Il pettegolezzo è come fumare sigarette: piacevole, ma poco sano.”

Prima poteva essere un modo per creare complicità.

Ora può distruggere la tua credibilità.

Le persone osservano.

E valutano.
Sempre.

6. Dovrai gestire invidie e gelosie

Non tutti saranno felici della tua promozione.

Qualcuno voleva quel ruolo.
Qualcuno pensa di meritarlo più di te.

È umano.
Non reagire con difesa.
Reagisci con maturità.

Mantieni rispetto e professionalità.

Sempre.

7. Non mostrare favoritismi

È una delle trappole più pericolose.

Anche se non lo fai intenzionalmente, qualcuno potrebbe percepirlo.

E la percezione diventa realtà.

Tratta tutti con equità.
Con coerenza.
Con rispetto.

La fiducia nasce dalla giustizia.

8. Non cercare di essere popolare

Non sei lì per essere simpatico.

Se cerchi approvazione, perderai autorevolezza.

Un leader non compiace.
Un leader guida.

Con rispetto.
Ma con chiarezza.

9. Usa il vantaggio di conoscere il team

Conosci già le persone.

Sai:

  • chi è affidabile
  • chi ha bisogno di supporto
  • chi può crescere
  • chi ha più resistenza

Questo è un enorme vantaggio.

Usalo con intelligenza.

Hai perso sicurezza nel tuo ruolo di guida?

Scopri il percorso:
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo

10. Dai fiducia alle persone

Non devi avere tutte le risposte.

Coinvolgi il team.
Ascolta.
Chiedi opinioni.

La fiducia genera responsabilità.
E la responsabilità genera crescita.

11. Da collega a capo: rimani te stesso

Il ruolo è cambiato.

Tu no.

Non diventare freddo.
Non diventare distante.
Ancor meno diventare qualcuno che non sei.

Autorevolezza non significa perdere umanità.

Significa integrarla con la responsabilità.

Passare da collega a capo è una delle prove più difficili della tua carriera

Ma è anche una delle più trasformative.

Non è solo un cambio di ruolo.
È un cambio di identità.

E il modo in cui attraversi questa transizione definirà il leader che diventerai.

Se vuoi sviluppare una leadership più solida, naturale e autorevole, trovi spunti concreti nei miei libri:

Il momento in cui smetti di essere “uno del gruppo” è il momento in cui inizi davvero a diventare un leader.

Non perché gli altri cambiano.
Ma perché cambi tu.

7 modi peggiori di gestire il tuo corpo durante la vendita

linguaggio del corpo nella vendita
Linguaggio del corpo nella vendita.

Se consideriamo che circa il 90% della comunicazione è non verbale, una cosa diventa evidente:

il tuo corpo comunica quanto (e a volte più) delle tue parole.

Eppure… spesso lo ignoriamo.

Se lavori nella vendita — o comunque a contatto con le persone —
trascurarlo è un errore.

Attenzione al linguaggio del corpo.

Per capire dove migliorare, ecco 7 errori comuni che rischiano di compromettere la relazione con il cliente.

1. Eviti il contatto visivo

Parli… ma non guardi negli occhi.

Succede spesso quando sei concentrato su-cosa-dire.

Ma il messaggio che passa è:

  • insicurezza
  • distacco
  • scarso interesse

Un buon contatto visivo trasmette:

  • fiducia
  • presenza
  • sincerità

Attenzione però: non fissare.
Trova un equilibrio naturale.

2. Le labbra “parlano” al posto tuo

Piccoli gesti… grandi segnali.

  • mordersi le labbra
  • contrarle
  • torcerle

Comunicano:

  • tensione
  • nervosismo
  • insicurezza

Il cliente percepisce che qualcosa non torna.

Anche se le parole sono corrette.

3. Mani nascoste (o fuori controllo)

Dove sono le tue mani?

  • in tasca → chiusura
  • dietro la schiena → rigidità
  • fuori controllo → nervosismo

Le mani devono essere:

  • visibili
  • rilassate
  • naturali

Le mani aperte trasmettono apertura e trasparenza.

E attenzione a gesti come grattarsi la testa mentre parli di prezzi o condizioni…

potrebbero sembrare insicurezza (o peggio).

4. Espressioni forzate

Il sorriso si vede.
E si sente.
Se è finto, il cliente lo percepisce subito.

Un sorriso autentico coinvolge:

  • occhi
  • viso
  • espressione generale

Evita:

  • sorrisi “di circostanza”
  • risate forzate
  • espressioni tese o corrucciate

Meglio un’espressione neutra e sincera…
che un sorriso costruito.

5. Postura difensiva

Le braccia incrociate sul petto sono un classico.

E comunicano subito:

  • chiusura
  • difesa
  • distanza

È una barriera.

Se vuoi creare relazione, devi aprire il corpo.

  • braccia rilassate
  • busto orientato verso il cliente
  • postura stabile

6. Non rispetti le distanze

La distanza comunica.

Sempre.

Troppa distanza → freddezza
Troppa vicinanza → invasione

Una buona regola:

1–2 metri con un cliente.

E attenzione anche alla posizione:

frontale → può sembrare confronto
laterale/angolata → più collaborativa

7. Ti muovi troppo

Piccoli movimenti continui tradiscono agitazione.

  • giocherellare con una penna
  • guardare l’orologio
  • muoversi sulla sedia
  • sistemarsi continuamente vestiti

Tutti segnali di impazienza,
insicurezza,
nervosismo.

Meno movimento inutile = più autorevolezza.

Linguaggio del corpo nella vendita? In sintesi

Il cliente non ascolta solo quello che dici.
“Legge” il tuo corpo.

E spesso si fida più di quello… che delle parole.

Se vuoi fare la differenza nella vendita:

  • cura la tua presenza
  • osserva i tuoi segnali
  • allinea corpo e comunicazione

Vuoi migliorare davvero la tua comunicazione?

Scopri il percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
e allenati a trasmettere leadership autentica.

Nella vendita non vince chi parla meglio.
Ma chi è credibile.

E la credibilità…
passa prima dal corpo,
e solo dopo dalle parole.

Sul lavoro ti senti brillante e capace? Occhio a non cadere in uno di questi 5 errori

errori sul lavoro

Non sono poche le persone brillanti e capaci che lamentano una carriera poco soddisfacente causa comportamenti sbagliati o sproporzionati,
che hanno pregiudicato il rapporto con referenti chiave (il capo, il team, i colleghi, i clienti),
oppure che “non si sono più ripresi” da un errore o fallimento che ha creato dubbi e perplessità sulle proprie capacità.

Anche le persone capaci fanno errori sul lavoro

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Essere intelligente e capace non sempre significa avere una carriera appagante.
Anche la persona brillante trova ostacoli, contrattempi,
impedimenti e commette errori sul lavoro con conseguenze pesanti e durature sulla sua carriera.

Ecco 5 errori sul lavoro che faresti bene a evitare anche,
e soprattutto, se ti senti uno bravo e competente:

1. Mollare al primo ostacolo

Quanto sei abituato a perseverare di fronte agli ostacoli?

Se sei sempre stato quello brillante, quello bravo, quello capace,
se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza,
necessari quando la strada si fà in salita o finisci “a faccia a terra”.

Potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”,
che non sei “tagliato” e mollare di schianto …
invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti.

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo,
e che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.
 


 

2. Andare in tilt dopo un errore

Se sei intelligente e ambizioso, ma anche perfezionista e zelante rischi di essere molto duro con te stesso e un errore può essere molto spiazzante.

Così, quando commetti un errore o non riesci a “fare bene qualcosa” questo insuccesso (anche se superabile) può essere sconfortante prima e paralizzante poi.

Forse, i ripetuti successi sul lavoro non ti hanno consentito di farti domande importanti.
Non è realistico credere che non farai mai errori sul lavoro,
però è fondamentale “allenare” la tua capacità di recuperare dall’errore (e rialzarti) il più in fretta possibile.

3. Non accettare le critiche

Ehi! Come siamo messi con le critiche?

Se sei stato abituato a fare un lavoro di alta qualità (sempre ben accolto e apprezzato) può suonarti strano ricevere critiche.
Se sei uno bravo, non hai molta pratica con le disapprovazioni, vero?
Come reagisci? Ascolti con attenzione, chiedi spiegazioni o vai via sbattendo la porta?

La reazione più frequente è quella di porsi sulla difensiva o,
ancora più spesso, di contrattaccare in modo impulsivo.

Ma arrabbiarsi o stare sulla difensiva (quando ti dicono che il tuo lavoro potrebbe essere migliorato),
ti farà apparire meno professionale o può frenare le persone che hai attorno a darti un utile feedback.

È molto difficile essere oggettivi su noi stessi;
ecco perché il punto di vista degli altri può fornirci indicazioni di come agire sulle nostre aree di miglioramento.

Sono parte importante nello sviluppo della nostra autostima.
Allora cerca di non chiuderti, non respingere le opinioni degli altri,
anzi accoglile come un bene prezioso.

 
More: scopri il coaching ideale per la tua carriera di successo
 

4. Essere presuntuoso e arrogante

Sei intelligente e smart ma anche arrogante, supponente e non ammetti mai di aver sbagliato?
Se qualcuno ti fa un’osservazione, parti subito al contrattacco?

Hai “già tutte le risposte”,
basta chiedere a te per essere illuminati dalla luce del sapere.

Si tende a pensare che chi si comporta così ha un carattere forte.

Invece, questo comportamento è tipico delle persone debole e insicure.
Sei terrorizzato dalla critica perché intacca la tua autostima e la fiducia nelle tue capacità.

In pratica,
basta poco per mandarti in crisi (altro che duro che non deve chiedere mai!).

Spesso se siamo aggressivi, prepotenti o arroganti è in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere un profondo complesso d’inferiorità.
La fiducia in se stessi si può manifestare in molti altri modi …
la fiducia più profonda è quella che si manifesta in modo tranquillo, calmo e contenuto.

5. Sottovalutare le relazioni professionali

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri sono solo un supporto o,
peggio, una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!

Le persone con cui lavori (i tuoi colleghi o il tuo team) sono la chiave del tuo successo.

Non devi essere per forza amico dei tuoi colleghi o dei tuoi collaboratori,
ma anche le piccole attenzioni significano molto per le persone che lavorano con te: i loro compleanni, i nomi dei figli, dire ‘Ciao, come va?” con sincerità.
Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.

Non essere concentrato solo sul tuo successo personale.
Prima di intraprendere qualsiasi azione sul posto di lavoro, chiediti quale sarà il beneficio per tutto il team.

Pensa a te stesso come un giocatore di una squadra piuttosto che un singolo atleta,
qualcuno che è sempre pronto a lavorare con gli altri per il miglioramento di tutti.

Proponiti con frasi tipo “Ecco la mia idea. Cosa ne pensate ragazzi?“.

Se desideri un supporto personalizzato per gestire al meglio atteggiamenti e reazioni che complicano i tuoi rapporti e il tuo percorso professionale … oppure sei un giovane che si sta avvicinando per la prima volta a situazioni gestionali scopri il personal coaching.

Vendita: parlare per convincere o ascoltare per offrire soluzioni?

vendita di successo

Fino a non molto tempo fa era frequente associare la figura del venditore a quella del persuasore che stordisce il suo cliente (inondandolo di parole) mentre lo accompagna (senza darli il tempo di replicare o pensare) trionfante alla “cassa”, lasciandolo con quel retrogusto a metà tra il buon affare e la fregatura.

Forzature a parte, in effetti, il nostro lavoro di venditori consisteva nel persuadere, plasmare, gestire, superare resistenze e convincere il cliente ad acquistare il nostro servizio o prodotto.

Parlare per convincere.
Parlare per persuadere.
Parlare per vendere.
 


 
Sarà ancora cosi?

Parlare per vendere. Funziona ancora?

I tempi stanno cambiando!

Oggi, se parli troppo velocemente, ti considerano un “venditore di fumo” oppure un disco registrato, se parli lentamente, ti vedono spento e pedante. Se parli troppo, dicono che non ascolti, e non dai la possibilità di chiarirsi le idee o di dar libero sfogo ai loro dubbi.

Se fai quello brillante e utilizzi troppi cambi di tono, sei guardato con sospetto, perché sembri costruito e falso. E al contrario, se fai troppe pause, dai l’impressione di essere insicuro e non abbastanza preparato.

E allora, come possiamo convincere e persuadere il cliente di oggi ad acquistare il nostro servizio o prodotto?
Esiste ancora una vendita di successo?

I tempi sono cambiati!

Il problema, te ne sarai accorto anche tu, è che adesso questo modello di vendita funziona molto meno, e in molti casi, non funziona più del tutto. Anzi, diventa controproducente perché tende a manipolare il compratore.

Le persone non vogliono sentirsi manipolate e non accettano più che debbano farsi convincere per acquistare un certo servizio o prodotto.

Vogliono decidere con la propria testa.

Chi-compra-oggi è diventato sempre più informato, analizza i vari prodotti e confronta i prezzi da solo. Non si fa più metter via da una frase a effetto e un sorrisino benevolo!

Ti risponde a tono e con precisione. Prima di acquistare un articolo o un prodotto si domanda di cosa si tratta, quali vantaggi avrà, se soddisfa le sue aspettative, se davvero li serve, chi lo vende e che marca è.

E allora?

Vendita di successo: offriamo soluzioni pertinenti e professionali

I clienti di oggi desiderano relazionarsi con un professionista, che sia un grande conoscitore dei prodotti e del settore in cui opera, che conosce i veri bisogni dei suoi clienti e li aiuta dando suggerimenti, soluzioni e consigli pertinenti e professionali.

I venditori che aiutano i loro clienti a risolvere problemi (non solo vendendo) sviluppano le migliori relazioni nel lungo periodo.

Oggi, Il cliente desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia. Solo quando percepisce un reale interesse nei suoi confronti, accetta di comunicare e d’interagire con te.

Molti danno per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo. Ascoltare va oltre il semplice “sentire” quello che il cliente ha da dirci: è empatia, è capire il messaggio nel suo giusto contesto.

Hai notato che, spesso, stai pensando già alla risposta mentre il cliente sta ancora parlando?
L’ascolto attivo è una competenza sempre più fondamentale per la qualità del servizio.

La vendita di successo passa dalla soddisfazione della clientela.

“Mi parli di lei”: come presentarsi in modo efficace al colloquio di lavoro – parte 2

mi parli di lei

Foto di Mateusmiliano10

LEGGI ANCHE > la parte 1

Prepara 1 o 2 affermazioni efficaci

Quando rispondi alla domanda “ Mi parli di lei ”, tieni bene a mente per quale lavoro ti stai candidando.
La tua risposta dovrebbe dimostrare all’intervistatore perché sei la persona adatta per quel lavoro ma anche per quel tipo d’azienda.

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È fondamentale portare l’attenzione della presentazione sui benefici economici, organizzativi o amministrativi che puoi dare all’azienda se ti assumerà:
inserisci dove puoi, una cifra o un esempio concreto che quantifica i vantaggi portati.

Preparati 1-2 affermazioni efficaci … trova un particolare, un’abilità (che possa colpire e fare la differenza),
il tuo maggiore punto di forza e che preparino il campo per la discussione successiva.

Evita di dire banalità tipo “Sono la persona che cercate!” o “Avete trovato l’uomo giusto che fa per voi!”.
Meglio evidenziare altri fattori come la disponibilità negli orari di lavoro, a trasferimenti, a formarsi specificamente, etc.

Esercitati allo specchio

È importante cosa dici ma lo è altrettanto come lo dici.

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati a raccontare la tua storia a voce alta, davanti allo specchio.
Usa un orologio per tenere il tempo (cerca di stare dentro i 2 minuti) e un registratore per registrare la tua voce.

Schiarisciti la voce come nella prova microfoni e via … prova, riprova, e prova ancora!
Oltre a cosa dici, controlla la tua postura e il tuo sguardo (devi guardare negli occhi il tuo interlocutore senza fissarlo) assicurati che il tuo tono di voce non sia mono-tono, molle,
troppo modesto oppure sopra le righe.

Mi parli di lei: ricapitolando (tempo ca. 2 minuti)

 

1. Presentazione (ca. 30 secondi)

Preparati un discorso brevissimo,
un ritratto chiaro e conciso: chi sei, i tuoi studi, la tua carriera,
le passate esperienze di lavoro e la tua evoluzione lavorativa.

 


 

Non citare date precise ma nomina le ditte per le quali hai lavorato,
il tuo ruolo e le tue responsabilità.

Per esempio: “Sono cresciuto a Como, ho studiato a Milano “store management”. Ho lavorato per 8 anni presso XXXX prima come assistant e poi quale store manager, responsabile della gestione quotidiana del punto vendita e di 8 membri del personale.
Negli ultimi 3 anni ho occupato presso YYYY il posto di …
”.

2. Passaggio critico (ca. 10-15 secondi)

Questo è un momento critico e delicato, dovrai menzionare perché al momento sei senza lavoro o perché desideri cambiare azienda.
Occhio a cosa dici perché Il tuo interlocutore presterà ancora maggiore attenzione a come gestirai questo passaggio.
Puoi evitarlo ma parlandone manderai un messaggio di sicurezza e trasparenza.

Non mentire ed evita di parlare di conflitti e incomprensioni vissuti con il capo o il datore di lavoro precedente.
Mostrati sereno ed esprimi il tuo desiderio di essere messo alla prova.
Non dilungarti e non perderti nei dettagli.

Per esempio: “Dopo aver lavorato da XXXX per 5 anni, ho imparato moltissimo.
Adesso mi sento pronto per assumermi maggiori responsabilità.
Credo che sia arrivato il momento di spostarmi in una realtà più grande, come la vostra,
che mi permetta ancora d’imparare e di mettere in pratica ciò che ho appreso fino ad oggi
”.

3. Il futuro (ca. 1 min. e mezzo)

Questa è la parte più lunga della tua presentazione ed è dedicata ai tuoi futuri obiettivi.

 

 

A quale settore o funzione stai mirando? Quali sono i tuoi desideri o obiettivi?
Qual è la tua prossima mossa di carriera o perché sei interessato a lavorare per quel particolare datore di lavoro?

Dimostra che vuoi realmente costruirti una carriera solida (i datori di lavoro sono alla ricerca di candidati interessati a una carriera a lungo termine).
Mostrati ambizioso e motivato ma senza esagerare.
Esprimi gli obiettivi che vuoi raggiungere coerentemente con il lavoro richiesto.

Per esempio:” … mi auguro di essere in una posizione di grande responsabilità per quanto riguarda il mio lavoro. Non so di preciso in quale posizione ma so che ho le competenze e l’esperienza necessarie per crescere professionalmente …”.

4. Concludi con una domanda

Preparati a casa delle domande sulla situazione aziendale o sul ruolo proposto (è fondamentale prendere info sull’azienda).

Mi piacerebbe discutere con lei di come potrei fare qualcosa di simile per voi/la vostra azienda” oppure “Quali sono le abilità che ricercate/ritenete necessarie per ricoprire questa posizione?”.

La palla passerà di nuovo al tuo interlocutore ma così facendo avrai posto le basi di una vera discussione produttiva.

Conosciuti i bisogni del datore di lavoro, potrai fare esempi concreti della tua esperienza lavorativa che risolvano quei bisogni;
non è necessario che siano gli stessi esempi, basta che dimostrino di possedere queste abilità.

Questi semplici consigli ti permetteranno di rispondere con più fluidità ed efficacia alla domanda “ Mi parli di lei “ e di non farfugliare qualcosa di poco comprensibile.
Una risposta ben strutturata ti consentirà di impressionare subito il datore di lavoro e di piazzare una solida base per il prosieguo dell’intervista. In bocca al lupo!

Scopri il mio coaching per il colloquio di lavoro

“ Mi parli di lei ”: come presentarsi in modo efficace al colloquio di lavoro – parte 1

mi parli di lei

Foto di Mateusmiliano10

Molto probabilmente durante il colloquio di lavoro dovrai parlare di te.

Mi parli di lei”.
Quasi tutte le interviste di lavoro iniziano cosi,
si sa.

Eppure pur trattandosi di una domanda molto frequente sono pochi a prepararla con efficacia;
forse perché ha l’aria di essere una domanda innocua.

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In parte lo è ma al contempo serve al selezionatore per capire subito chi non si è preparato.

Mi parli di lei. Una domanda innocente?

Sembra … la domanda ha un’aria innocua e informale,
aiuta a mettere a proprio agio e mira a fare abbassare le difese infatti …
ecco che poco dopo, sono in molti (purtroppo) che iniziano a sparlare con la storia della loro vita,
con i problemi personali o addirittura con conflitti e incomprensioni vissuti con il capo o il datore di lavoro precedente.

Ecco perché rispondere a questa domanda in maniera confusa o negativa,
ti può mettere da subito in cattiva luce
.

Al contrario, un’ottima presentazione ti darà immediatamente qualche punto in più.

Non cercare di “venderti” durante la presentazione (è troppo presto) perché così facendo sei percepito dal selezionatore come una persona che mira esclusivamente al posto di lavoro ed è più concentrato sui propri bisogni che a quelli dell’azienda.

Prepara la tua presentazione

E’ il momento di prepararti un discorso.

Se non lo fai,
il pericolo è di passare da palo-in-frasca,
riempire il discorso d’intercalari, “uhmmm”, “cioè” o silenzi imbarazzanti.

 

 

Esitare o blaterale durante il colloquio dimostra che sei impreparato e approssimativo.
Evita anche di fare un riassunto del tuo CV perché l’esaminatore ne ha già uno e poi suona noioso e prevedibile.

Devi preparare un tuo ritratto nitido e conciso: chi sei, i tuoi studi, come si è sviluppata la tua carriera, le passate esperienze di lavoro, com’è nato l’interesse per quel particolare settore, le tue ambizioni, qual è la tua maggiore forza e quali benefici apporterai all’azienda per la quale ti stai candidando.

Metti in risalto i tuoi successi (senza esagerare) e il motivo per il quale vuoi lavorare per quella determinata azienda.
È sicuramente il modo migliore per attirare l’attenzione dell’intervistatore e incuriosirlo di più sul tuo conto.

Se hai alle spalle diversi anni di esperienze in settori differenti,
scegli quelle più interessanti o rilevanti,
rispetto al tipo di azienda per cui ti stai proponendo.

Focalizzati sui bisogni dell’intervistatore

Con la domanda “ Mi parli di lei ” è facile pensare che l’intervistatore voglia sapere qualcosa su di te come persona.
In verità, si aspetta che gli spieghi perché ti senti qualificato per quel ruolo e quale può essere il tuo contributo per la sua organizzazione.

Fai in modo che i bisogni dell’intervistatore siano esattamente in linea con la tua figura professionale.
In poche parole, spiega in una o due frasi perché sei adatto a quel lavoro.

Non decantare le tue lodi

Se utilizzi la presentazione per decantare le tue lodi e magnificare le tue qualità d’impiegato o manager modello rischi di annoiare il tuo interlocutore.
Evita di divagare e di trasformare questa presentazione in una lista delle tue qualità.

 


 

Non esagerare e non sottovalutarti;
essere specifico e concreto, quanto più possibile,
è il modo migliore per centrare l’obiettivo.

Preparati un messaggio chiaro e preciso

Non ti perdere nei dettagli,
lascia al tuo interlocutore la scelta di approfondire i punti che ritiene più importanti.

Non imparare a memoria la tua presentazione ma parla con naturalezza.
Devi essere chiaro, sintetico e incisivo: poche cose,
pochi messaggi che però devono lasciare il segno.

Prepara degli esempi concreti per dimostrare le tue competenze,
le tue conoscenze e le tue capacità di superare situazioni difficoltose.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Il servizio clienti di qualità inizia con la buona accoglienza telefonica

accoglienza telefonica

Spesso uno dei primi contatti che le persone hanno con il tuo store, centro estetico o fitness è quando telefonano per prenotare un servizio o chiedere informazioni.

Fin da quell’istante, il potenziale cliente, soprattutto se non conosce il posto, inizierà a farsi un’idea della struttura e del tipo di servizio che offri.

Accoglienza telefonica è un biglietto da visita

È la primissima impressione, quella che condizionerà le scelte successive.
Il cliente in quei pochi secondi, inconsciamente, trae le sue considerazioni e decide.

 


 
Una buona accoglienza telefonica rappresenta il principale punto di forza di un servizio di qualità, soprattutto in un momento in cui il mercato del lavoro è più incerto e complesso che mai.

Chi risponde al telefono rappresenta l’azienda. È il primo contatto con il cliente.

Spendi cifre importanti per ristrutturare, pubblicizzare, modernizzare la tua immagine professionale e magari non sei consapevole che il tuo primo contatto con un potenziale cliente è una voce svogliata, irritante o esitante che ti accoglie con il più scontato dei “Prooonto” e che indispone sia lo spirito che l’orecchio.

Evitate le risposte scontate o meccaniche

Le accortezze di una buona accoglienza telefonica sono talmente semplici e facilmente applicabili ma proprio per il fatto di essere così elementari, e di essere ripetute meccanicamente più volte il giorno, spesso diventano banali, scontate e sono eseguite con superficialità e leggerezza.

La voce diventa distratta, ovvia, meccanica, fredda, mono-tono … siamo molto lontani da “Oh! Ma che piacere sentirti!”.

Dicevamo che le accortezze di una buona accoglienza telefonica sono molto semplici
… una semplice frase di presentazione, “Centro estetico Bellissima … buongiorno, sono Michele/Daniela … come le posso essere utile?”, pronunciata senza affanno e con garbo, sarà sicuramente accogliente.

Dire il nome della tua azienda, dà la conferma di aver composto il numero giusto, il “buongiorno o buonasera” accoglie meglio l’interlocutore, dire il nome della persona serve a dare un punto di riferimento al cliente.

Meglio evitare lo scontato “Siii…”, il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siii…Pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Sorridete durante l’accoglienza telefonica

Dal momento in cui inizia la conversazione, la regola indispensabile è la cortesia. Occorre mantenere un tono di voce gentile, cortese e sorridere mentre si parla.

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono e trasmette disponibilità e positività. Sorridendo di più la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.

Se rispondete, fatelo bene, altrimenti meglio desistere. Evitiamo le risposte affannate, corse “a chi prima arriva” alla cornetta, risposte a due telefoni contemporaneamente con voci che si accavallano oppure risposte annoiate, altezzose o irritate per l’interruzione.

Meglio rispondere entro il terzo squillo … perché i secondi al telefono sembrano minuti.

Se conoscete già la persona che sta parlando, dopo la presentazione, rinnovate il saluto. “Fashion store buonasera sono Michele/Daniela” “Buonasera signora Rossi … come sta? … come le posso essere utile?”.

Grazie a semplici accorgimenti è possibile migliorare la tua accoglienza telefonica e l’immagine del tuo punto vendita o centro estetico. Ci si può sorprendere di come si possa, con poco, ben disporre il cliente.

Ricordiamoci però che senza passione, coinvolgimento e sincero interesse non si può fare accoglienza, si può offrire un prodotto o un servizio, qualcosa di ben diverso da creare un’atmosfera invitante e accogliente. Sei d’accordo vero?

Vuoi comunicare con efficacia con il tuo team? Non interrompere e non finire le frasi

comunicare con efficacia

Ok, fermati ho capito dove vuoi arrivare.
Non c’è bisogno che tu finisca. Lo faccio io per te.
Non ti piacciono i nuovi orari di lavoro, vero?
Forza, continua.
Anzi no!

Sei il titolare, il manager, il capo, il leader del tuo team … hai fretta, hai il tempo contato,
le vendite “saltate” all’ultimo istante, le “grane” da risolvere, il target da raggiungere,
appuntamenti costantemente rimandati, previsioni in tilt, un continuo e frustrante adattarsi ad un Mercato sempre più caotico …
e allora perché perdere tempo ad ascoltare il tuo collaboratore quando solo dopo 3 parole già capito quello che vuole dirti?

 

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Non finire le frasi per comunicare con efficacia

Se vuoi comunicare con efficacia e diventare un punto di riferimento importante e irrinunciabile per il tuo team,
devi imparare ad ascoltare, lasciare parlare il tuo collaboratore, non interrompere e rispondere solo quando ha finito di parlare.
Mica facile, vero?

Consenti al tuo collaboratore di concludere il suo discorso.

Devi contenere la voglia irrefrenabile d’interrompere per aggiungere qualcosa,
per correggere, per dire la tua, per stringere i tempi.

Se finisci tu le frasi non gli offri la libertà di esprimersi,
di esternare e di creare un contatto
.

Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

E poi … sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?
Daresti vita a una serie di equivoci e malintesi (che ti faranno perdere ancora più tempo) che possono compromettere un rapporto o il buon esito di un progetto.

E anche ammesso che, grazie all’esperienza o all’intuito,
avessi davvero anticipato i propositi del tuo collaboratore in ogni caso, se interrompi,
ti stai precludendo la possibilità di capire “come” si sta esprimendo,
il vero messaggio nascosto, il “non detto“.

 


 

È davvero sicuro e tranquillo come dice?
È davvero disponibile o lo è solo perché non se la sente di dire “NO” al capo?

Evita d’interrompere il tuo collaboratore

“La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.”
Peter Drucker

Ci sono tanti buoni motivi per ascoltare e non interrompere il tuo collaboratore.

Non è una questione quantitativa, ti bastano anche solo pochi minuti ma devi fare uno sforzo d’interesse,
di concentrazione e d’attenzione
, per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo collaboratore.

È facile capire perché i buoni ascoltatori sono leader tanto apprezzati e ricercati!

Credo che ognuno di noi debba riflettere su come comunicare con efficacia,
ascoltare e comprendere veramente gli altri.

Siamo aperti al dialogo o stiamo semplicemente sentendo cosa gli altri ci stanno dicendo?
Siamo realmente capaci di mettere da parte i nostri pensieri,
ascoltare con attenzione e accogliere l’altro senza giudicare?

8 semplici suggerimenti per evitare il mal di testa durante l’inventario

inventario

Questo barcode non si riesce proprio a leggere?
Ma quel settore non lo avevamo già inserito?
Perché questo codice non esiste sul gestionale?
Mi sa che ci siamo dimenticati di contare lo scaffale in fondo al magazzino!
Mancano degli articoli … non li abbiamo contati o li hanno rubati?

Mah! Boh! Uff! Acc!

Quante volte ti è capitato di vivere durante l’inventario situazioni più o meno simili?

Ecco 8 semplici suggerimenti per evitare di “uscire” dall’inventario con un gran mal di testa:

1. Prepara lo store adeguatamente

È la base per un inventario di successo.

Tutti gli articoli devono essere ben preparati, suddivisi e organizzati. Un passo fondamentale potrebbe essere quello di dividere la merce per settore o categoria merceologica e verificare che tutti gli articoli abbiano il cartellino giusto, il barcode bene in vista e che siano facilmente raggiungibili per il conteggio.

Controlla tutti i display del negozio in modo tale da garantire che nessun articolo sia nascosto alla vista e al conteggio.

Più lavori nella preparazione meno lo farai durante la fase d’inventario.
 


 

2. Prepara un piano d’azione

Un inventario efficace passa anche dalla preparazione di un piano d’azione (anche se semplice e schematico).

Hai stabilito da quale zona o settore inizierai? Hai fissato l’ora d’inizio e delle pause? Hai un ordine numerico o vai a intuito? Hai una planimetria del negozio e/o del magazzino? Se non ne hai, armati di righello e matita e preparane una.

Non deve essere un capolavoro di design ma uno schema semplice e indicativo del negozio e/o del magazzino. Dividi la planimetria in sezioni e ordina numericamente le varie zone dello store.

Quando hai conteggiato e verificato le quantità di un settore, lo puoi “vistare” o colorare sulla planimetria.

Questo semplice accorgimento può farti evitare errori e sviste.

3. Prepara i contatori adeguatamente

Di pari importanza all’adeguata preparazione dello store è la preparazione dei contatori (terminali, pistole, lettori codici a barra o come dir si voglia).

Controlla i contatori uno per uno. Funzionano tutti? Bene! Ricordati di verificare le batterie (con quelle di riserva).

Assicurati di avere anche un paio di contatori di riserva (nel caso che uno si guastasse), I contatori dell’inventario sono come gli ascensori dei condomini … s’inceppano sempre durante il week end!

4. Comunica le procedure in modo chiaro

Se il team non è stato opportunamente preparato, è quasi sicuro che l’inventario non sia corretto.

Per garantire un inventario preciso e senza errori, prima dell’inizio, comunica a tutti i collaboratori coinvolti in modo chiaro le procedure per l’inventario. Tutti devono sapere cosa devono fare e come devono effettuare l’inventario.

5. Risolvi gli errori durante l’inventario

Gli errori devono essere risolti, anche se sembrano insignificanti, prima della presentazione del risultato finale d’inventario.

Assicurati di ricontrollare i contatori almeno un’ora dopo il processo d’inventario per rivedere errori o sviste, che potrebbero influenzare il valore del tuo stock. Questa semplice misura preventiva potrebbe farti risparmiare tempo e denaro.

 
More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
 

6. Usa correttamente le Quantità

Facciamo un esempio.

Un set di camicie bianche (all’apparenza “uguali”) può essere inventariato multiplo per risparmiare tempo, per fretta, per superficialità o per stanchezza.

L’inventario finale mostrerà che, per esempio, hai in stock 30 camicie bianche Large mentre l’inventario reale è invece di 20 camice Large, 5 camice taglia XLarge e 5 di taglia Medium.

Ciò può causare problemi con la giacenza di magazzino e può essere facilmente eliminata semplicemente portando più attenzione all’uso corretto delle Quantità.

7. Fai attenzione ai difettati, riservati o cambi

Quando, in fase di verifica, manca qualche pezzo all’appello di solito lo ritrovi sempre … nell’angolo dei riservati, dei difettati e dei cambi.

Non si sa per quale ragione ma questo “settore” è regolarmente escluso e dimenticato dai vari conteggi e inventari.

8. Occhio al “prima s’inizia prima si finisce”

Prima si comincia e prima si finisce (male).

Se sei tentato dall’idea di partire a “tutta birra” cosi si finisce prima (e ti togli il pensiero) ti ricordo che la fretta è una cattiva consigliera, soprattutto in materia di resoconti e inventari.

Prenditi il tempo, inizia solo quando tutto è a posto e fai maggiore attenzione soprattutto quando senti che la stanchezza (e la voglia di chiudere in fretta) comincia a farsi sentire. È in questo momento che il rischio di errori e sviste diventa massimo.

9. L’inventario è un processo quotidiano

L’inventario non è un evento di una volta o due volte l’anno ma un processo da seguire e gestire giorno dopo giorno.

Se mantieni il tuo store o centro estetico sempre ben organizzato ed esegui regolarmente dei mini-inventari (divisi per categorie merceologiche) manterrai il tuo stock costantemente aggiornato e l’inventario di fine/metà anno diventerà una semplice formalità.

Buon lavoro!

Il segreto per un servizio cliente eccellente? Pensare prima di parlare..

servizio cliente

“La ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno.”
Zenone di Cizio

Parlare troppo o male è l’errore più comune.

Anche se quello che diciamo conta solo il 7-10% della nostra comunicazione, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti, indisponenti o superficiali agli occhi dei nostri clienti.

Altrimenti come spiegare i dati (così allarmanti e preoccupanti) di alcune inchieste … dove risulta che quasi 7 clienti su 10 sono talmente scontenti del trattamento o del comportamento ricevuto da decidere di non tornare più nel punto vendita o nel centro.
 


 
Oggi, in effetti, basta …

… una parola sbagliata, una distrazione, un gesto di troppo e pluff … il cliente sparisce nel nulla. Se pensa di aver subito un torto o di aver ricevuto un’accoglienza poco soddisfacente, non torna più, va da altri … anche perché nel raggio di 1 kilometro ci sono almeno altri store o centri che possono offrire, più o meno, lo stesso prodotto o lo stesso servizio.

Servizio cliente eccellente? Pensare e poi parlare

Ecco una carrellata (sicuramente non esaustiva) di tipiche espressioni che possono danneggiare il servizio cliente, la nostra professionalità e accendere la suscettibilità dei nostri clienti:

“È laggiù”
“Mi segua, le faccio vedere dove si trova.”

“Non posso farlo”
“Penso che la soluzione migliore sia …”

“Vuole che le dica la verità?”
“Le spiego …”

“Siamo chiusi” (il cliente telefona o entra proprio nel momento di chiusura)
“Chiudiamo alle … e riapriamo alle …. C’è qualcosa che posso fare per aiutarla rapidamente?”

”Non si preoccupi”
“Glielo garantisco io”
“Stia tranquilla”

“Le spiego perché non deve preoccuparsi … (esponendo fatti concreti) approfondisci

”Ti devo lasciare … è entrata gente” (al telefono mentre sta entrando un cliente)
“Ti lascio … devo accogliere un cliente”

“Non lo so”
“Questa è una bella domanda. Mi dia il tempo di controllare/verificare e la richiamo/ricontatto”

“È tutto?”
“Lasci che le mostri …”
“Ha già provato/visto …?”

“Questo articolo/servizio a questo prezzo è praticamente regalato”
“Il prezzo di questo servizio/articolo in questo periodo è molto vantaggioso”

“Spero di riuscire a ricevere la merce in tempo”
“Farò tutto quello che posso per ricevere la merce in tempo”

“Non desidera qualcos’altro?”
“Posso mostrarle quest’altro prodotto/servizio”
“Il nostro assortimento comprende anche altri articoli …”

«Non è il mio reparto”
“Mi segua. Andiamo a trovare la persona giusta che può aiutarla!”

“È tutto fuori”
“Tutti i nostri articoli sono esposti. In ogni modo sono a sua disposizione per qualsiasi informazione.”

“Cosa desidera?”
“Mi dica …”

“Posso esserle d’aiuto?”
“Come le posso essere utile?”

“Si fidi. Tanto ci trova sempre qui”
“Siamo sempre a sua disposizione.”

“Sono nuovo qui” (trasmette inesperienza e poca familiarità con l’ambiente)
“Sono un nuovo membro del team.”

“Questo servizio/articolo è molto economico, costa solo X Euro”
“Il prezzo di questo servizio/articolo è vantaggioso, costa solo X Euro”

“Questo non è nella nostra politica”>
“In genere la nostra politica è … ma voglio fare questo per lei. Pensavo di … ”

“Sono occupato ora”
“Sarò felice di aiutarla tra 2 minuti.”

“Si sbaglia”
“Penso ci sia stato un malinteso”

“Se non ne ha visto uno, allora l’abbiamo finito”
“Vediamo insieme se riusciamo a trovarne uno.”

“Capisce anche a lei, adesso …”
“Capisce?”

“Mi sono spiegato/a bene?” approfondisci

Queste tipiche espressioni sono talmente di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando o (soprattutto) perché le diciamo.

Purtroppo le inseriamo dappertutto, in ogni circostanza e in ogni contesto, senza rendercene neanche più conto. È un modo negativo di farsi notare dai clienti.

Durante il team coaching per retail store invito i miei partecipanti a trasmettere al cliente sempre più precisione e competenza, evitando tutte quelle frasi ed espressioni riempitive che possono danneggiare il servizio cliente e l’immagine professionale dell’azienda.

 
More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
 

Ricordiamoci che il cliente di oggi è facile a risentirsi e offendersi

È sempre più esigente, competente e suscettibile e vuole essere considerato unico e speciale. Di questi tempi, acquisire un cliente è difficile per l’enorme concorrenza, perderlo è un attimo, basta una parola di troppo, un gesto sbagliato o una smorfia inappropriata.

Cambiare quest’abitudine non è cosa semplice.
Hai “sempre detto così” e diventa difficile cambiare. Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.

Da domani, presta maggiore attenzione a quello che dici al cliente, conta quante volte usi queste frasi, comincia a (morderti la lingua e) sostituirle con espressioni più consone e professionali.

Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale farsi notare dai clienti!

E tu come la vedi?
Ti vengono in mente altre frasi per un servizio cliente eccellente?

Coaching: il supporto per gestire i collaboratori con efficacia

gestire collaboratori

I risultati non sono all’altezza delle aspettative?
Ti piacerebbe migliorare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership?
Avere una gestione più efficacia del tuo personale?

Occorre dedizione per gestire collaboratori

Gestire i rapporti personali sul lavoro è tutt’altro che facile e lo sai bene anche tu, visto che ogni giorno ti trovi a convivere con i comportamenti e gli atteggiamenti dei tuoi collaboratori, che ti provocano ansia e malumore.

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Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue reazioni.
C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo irruente. Chi troppo permaloso e chi eccessivamente pettegolo o poco disponibile verso gli altri colleghi.

E tu, come ti relazioni con i tuoi collaboratori?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Vorresti essere più empatico e disponibile ma la paura di “perdere il controllo” ti fa irrigidire?

I comportamenti come chiave per comunicare

Di questi tempi, è importante gestire con efficacia i tuoi collaboratori perché le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività.

Gestire un team non è solo dire ai collaboratori cosa fare, trasmettere informazioni, capacità e abilità ma creare, piuttosto, dei rapporti potenti e produttivi.

Non esiste un modello di comportamento migliore di tutti gli altri. Quello che “dici” al tuo team è importante, ma lo è ancor di più il “modo” in cui ti comporti, la congruenza delle tue parole con i fatti, la tua convinzione e la tua energia.

I tuoi comportamenti sono la chiave per comunicare, persuadere, entusiasmare e risolvere i problemi. Per questo diventa fondamentale provare, verificare, definire nuovi comportamenti provando e riprovando sino a prendere confidenza con questi “nuovi” atteggiamenti.

Personal coaching per gestire i collaboratori

Ecco che entrano in gioco le sessioni individuali di personal coaching.
 


 

Che cosa facciamo concretamente durante questi incontri formativi?

Sarai stimolato a ricercare e scoprire il tuo stile di leadership e l’approccio migliore per gestire in modo positivo e costruttivo il rapporto con il tuo team. In pratica, no assoluto a lunghe teorie della gestione, “scimmiottamenti da grande manager”, pose plastiche, frasi “a effetto” ma … ma pratica, pratica, pratica!

Impari in sostanza come prepararti per un colloquio/feedback con un collaboratore difficile, gestire obiezioni, repliche o “attacchi” da parte di un tuo collaboratore, difendere le tue idee e mostrare il disaccordo con positività, chiedere “PERCHE” e dire “NO” ai tuoi collaboratori senza sensi di colpa.

Apprendi come trasmettere fiducia e come comunicare con un linguaggio più incisivo e stimolante. Come potenziare il tuo approccio relazionale: la postura, le espressioni del viso, i gesti, la voce, etc. per aumentare la tua autorevolezza.

Lo sai che chi sa ascoltare aumenta il suo carisma? Apprendi come “ascoltare in modo attivo” i tuoi collaboratori.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.

Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tua necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test finale?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching). Una volta deciso, partiamo! Sessioni individuali (di circa 90 min.) una volta la settimana sull’obiettivo che hai definito.

Ho pensato per te un servizio di personal coaching dedicato esclusivamente ai privati.

Vedrai i risultati!

Errore al lavoro … e adesso? Come rimediare in 7 mosse

errore al lavoro

Noo… davvero? Ma come hai fatto?
Hai cancellato quei file così importanti.
E senza farne una copia?

Hai dimenticato una scadenza cruciale.

Hai spedito una mail con informazioni sensibili al diretto concorrente.

Ma com’è possibile?

Un periodo di stanchezza.
La fretta.
Un attimo di “follia”.
La testa da un’altra parte…

Tutto quello che vuoi.
Ma è successo.

E adesso?

1. Non autocommiserarti troppo per il tuo errore al lavoro

È terribile.
Vorresti sbattere la testa contro il muro per aver fatto un errore così stupido.

Ma ora non serve.
Non c’è più niente che tu possa fare.

Sul lavoro, prima o poi, capita a tutti di sbagliare.
Nessuno è immune.

Con gli errori si cresce.
E con un po’ di attenzione, la prossima volta li eviterai.

Quel che è fatto, è fatto.
Impara.
E vai avanti.

Non darti dello stupido.
Non è il momento delle recriminazioni: sprechi energie preziose.

Ora servono lucidità e azione.

Concentrati solo su una cosa:
come gestire e rimediare nel modo più intelligente possibile.

2. Valuta bene il-da-farsi

Dopo un errore serio, la prima reazione è spesso il panico.
O la tentazione di nascondersi.

Serve invece una risposta adulta.
Ridurre le perdite.
Limitare i danni.

Agire o aspettare?
Far finta di niente sperando che si sistemi da solo?

A volte funziona.
Spesso no.

Una cosa è certa:
se l’errore è “tosto”, ignorarlo lo rende solo più grande.

3. Ammetti l’errore al lavoro

Tutti sbagliamo.
La differenza la fa come reagiamo.

Ammetti l’errore appena te ne rendi conto.
Chiedi scusa (sì, è la parte più difficile).
E fai tutto il necessario per rimediare.

Una delle paure più grandi di un capo è questa:
un collaboratore che sbaglia, tace per paura
e parla quando ormai è troppo tardi.

Meglio un richiamo subito
che un problema ingestibile dopo.

Le conseguenze, a quel punto, sarebbero molto più pesanti.

4. Non accampare scuse

Anche se sono vere.
Anche se sono legittime.

Malintesi.
Macchine che si inceppano.
Corrieri in ritardo.
Omonimie.

Ora non conta.

Conta solo una cosa:
cosa stai facendo per rimediare.

Le scuse (anche fondate) rischiano di suonare come un tentativo di evitare la responsabilità.

5. Non scaricare la colpa sugli altri

“Non è colpa mia.”
“Ero di libero.”
“Non ne so niente.”
“Chiedete a Cristina…”

È una reazione frequente quando ci sentiamo insicuri.
Ma scaricare la colpa distrugge la tua fiducia e credibilità.

Assumersi la responsabilità è uno dei modi più potenti per creare rispetto.

E incoraggia anche gli altri a fare lo stesso.

6. Fai tutto quello che puoi per rimediare

Ora contano i fatti.
Non le parole.

Blocca la “macchia d’olio”.
Ripara i danni.

Resta oltre l’orario, se serve.
Ricostruisci dati e documenti.

Contatta chi è stato coinvolto.
Chiedi di cancellare file o mail inviate per errore.

7. Preparati alle eventuali conseguenze

Anche se sei stato onesto.
Anche se hai fatto tutto il possibile.

Potrebbero esserci ripercussioni.
Fa parte del gioco.

Ricostruire la fiducia richiede tempo.
Ed è frustrante, soprattutto dopo anni di affidabilità.

Ma si può fare.

Continua a lavorare con costanza.
La fiducia, prima o poi, torna.

Quando la tempesta è passata, fermati un attimo e chiediti:
che cosa ho imparato?

Non lasciare mai che un errore passi
senza trasformarlo in una lezione.

In definitiva

Sbagliare non ti definisce.
Ti definisce come-reagisci.

Accetta l’errore senza distruggerti.

E usa ogni caduta come occasione per diventare più solido, più credibile, più autorevole.

Perché la vera crescita professionale
non nasce dalla perfezione,
ma dal coraggio di affrontare ciò che è andato storto.

Team coaching: come potenziare e motivare il team

motivare il team

Quando un responsabile, un manager o un titolare di azienda (piccola o grande che sia) condivide le responsabilità, i compiti e le informazioni crea un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito a tutti i suoi collaboratori o dipendenti (siano 2 o 200, poco importa).

Quando le persone sono coinvolte in un progetto, quando possono esprimere il loro parere e le loro idee, oppure le è riconosciuto il lavoro fatto … è innegabile che si sentano più importanti, più lusingate e più motivate.

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Accresce l’autostima e aumenta l’impegno e la produttività.

Chiedi pareri e feedback al tuo team

Piuttosto che decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra. Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione. Rendi partecipi tutti i tuoi collaboratori di ogni iniziativa e attività attraverso una comunicazione semplice e trasparente.

Anche le persone con compiti “secondari” desiderano fare un buon lavoro, avere degli obiettivi da raggiungere e partecipare al successo dell’azienda per la quale lavorano. Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

Fai domande stimolanti tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure “Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?” e anche “Come miglioreresti questa situazione?” ascolta le loro risposte con attenzione, alcune potrebbero fornirti dei validi spunti di riflessione.

Le persone vogliono contribuire con nuove idee

Le persone che contribuiscono con nuove idee e soluzioni, si sentiranno certamente coinvolte e lusingate di poter esporre la propria opinione al loro capo/titolare.

Non ci credi?
 


 
Immagina, per un momento, il tuo capo (se ne hai uno) o una persona di successo di cui hai stima che ti mette la mano sulla spalla e ti chiede “Come miglioreresti questa situazione? Vorrei conoscere la tua opinione … ” e ascolta la tua risposta con interesse e attenzione.
Come ti senti, adesso? Non mi dire che non ti senti gratificato e motivato?

Questi semplici azioni (ti portano via pochissimi minuti … cosi anticipo subito la scusa della mancanza di tempo!) creano un grande impatto emotivo e motivazionale sul tuo personale. E non ti preoccupare, se chiedi … non darai l’idea al tuo personale di quello che ”sta perdendo smalto e polso. Non sa cosa fare e lo chiede a noi”.

Sono d’accordo con te … nell’attuale mercato del lavoro, semplici gesta come queste se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora? Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

Motivare il team è un impegno quotidiano

Oppure credi che per motivare il team bastino delle semplici frasi motivazionali e delle pacche d’incoraggiamento sulle spalle? Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach), da solo non ti basterà a diventare un bravo motivatore se non prendi coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.

Motivare è un impegno quotidiano, è un “paziente costruire” giorno per giorno e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento, supportato da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

I grandi leader hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perdono mai l’occasione di essere amichevoli, con tutti, nel comportamento e nei gesti.

Condividere è un grande atto di fiducia

Condividi con il tuo team le responsabilità, i compiti e le informazioni e … il successo.

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori. La maggior parte delle persone che lavorano al tuo fianco desiderano fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e raggiungere ottimi risultati.

Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ognuno di loro “Io mi fido di te”.

Vedrai come la motivazione può salire alle stelle!