13 errori da evitare come nuovo leader del team – 2

nuovo leader

Leggi la parte 1.

4. Gestire ma non essere di supporto

Pensi che essere team leader significa solo gestire e valutare le persone che lavorano con te?

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Sei il leader del tuo team, diventa un supporto attivo e concreto per ognuno dei tuoi collaboratori.
Fai sentire che ci sei, fornisci appoggio e aiuto a chi ti circonda.

Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi … un aiuto, un suggerimento, un’indicazione.

Aiutali a creare un piccolo piano d’azione, a eliminare i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino verso i loro obiettivi (che poi, non dimenticare, sono anche i tuoi).

5. Non definire le aspettative di nuovo leader

Metti sul tavolo le tue aspettative.
Cosa ti aspetti dal tuo nuovo team.

Senza aspettative chiaramente definite, il lavoro dei tuoi collaboratori sarà meno efficiente e i loro risultati subiranno tale conseguenza.

Ricorda che un’aspettativa frustrata produce delusione e rancore (sentimenti molto pericolosi sul luogo di lavoro).

6. Lamentarsi

Non si fa.
Punto.

7. Gossippare

Non si fa!

Se qualcuno fa una battuta, un’allusione, non raccogliere.
Accenna solo un mezzo-sorriso di circostanza.

8. Essere eccessivamente difensivo

Non ti senti ancora del tutto sicuro della tua autorità?
Ti senti minacciato dalle opinioni in disaccordo?
 


 

Potresti riconoscere la limitatezza della tua conoscenza, cercare di attingere alla competenza delle persone con le quali interagisci e ammettere che le idee dei tuoi collaboratori sono (a volte) meglio delle tue.
Semplicemente.

9. Essere eccessivamente amichevole

“L’amicizia è rara perché è scomoda.”
Roberto Gervaso

Se vuoi essere amico delle persone che gestisci, sappi che prima o poi sarai costretto a dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte migliori per il progetto o allinearti con gli obiettivi aziendali.

Come capo, devi avere una distanza professionale.
Sei intrinsecamente in una di situazione di disparità.

10. Essere eccessivamente autocratico

A volte è fin troppo facile per i nuovi team leader abusare del loro potere.

Se sei disponibile al dialogo e al confronto, se sviluppi le relazioni con ciascuno dei tuoi membri del team, probabilmente riuscirai a convincere le persone a seguirti e svolgere il lavoro in modo più rapido ed efficace.

11. Non esprimere feedback negativi

Spesso i nuovi manager hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.
Purtroppo si lasciano condizionare dal desiderio di “essere amati” e tralasciano gli obblighi fondamentali come manager.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato … ironicamente col tempo succede il contrario: i problemi vanno risolti, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

12. Non esprimere feedback positivi

Tanta voglia di fare.
Tanto focus sui risultati.
Focus sui problemi di prestazione.
Focus sui punti deboli dei collaboratori.

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, per valutare o criticare.

13. Non confrontarsi

Per definire obiettivi di cambiamento e adottare nuovi comportamenti è utile confrontarsi con un amico esperto, un coach o un mentore fidato che ti fornisce quei feedback potenzianti e non giudicanti necessari per darti più fiducia e intraprendenza.

La leadership è un viaggio, non una destinazione.
Un viaggio che ti richiede continuamente di costruire e perfezionare una serie di competenze che ti consentono di guidare, ispirare, e lavorare con gli altri.

Essere il nuovo leader del tuo team può essere una sfida difficile e complessa ma anche accattivante e coinvolgente.
Goditela tutta, senza paura.

Se desideri approfondire l’argomento, scopri il coaching per la team leadership.

Se sei un giovane leader e desideri un supporto personalizzato clicca qui.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non ti sei ancora lanciato?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

13 errori da evitare come nuovo leader del team – 1

nuovo leader
Stai iniziando nel tuo nuovo ruolo.
Nuovo leader per il tuo nuovo team.

Sei eccitato, un po’ apprensivo, smani dalla voglia d’iniziare …
Hey! Come festeggerai con gli amici?

Tutto bene ma questo non significa necessariamente che sarà facile.

Riuscire ad ottenere l’incarico è solo il primo passo. Essere un buon capo e mantenersi il posto di lavoro, è un’altra cosa e … se parti male … “riaggiustare la rotta” non sarà così facile.

Nuovo leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

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Nel mio libro “Prima volta Leader” ho evidenziato la vicenda (e le difficoltà) di Jonathan e di come “si entra” in un nuovo team o organizzazione, è difficile capire “come” fare le cose (non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) … ci sono nuove regole da assimilare, nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol, un atteggiamento frainteso, una trappola.

La cosa importante da capire è che oltre “cosa-fare” è altrettanto importante “come-fare“.

Quindi qualunque cosa tu faccia, resisti alla tentazione di immergerti a capofitto per avere un impatto “col botto”. Hai bisogno di conoscere prima la cultura del tuo nuovo posto di lavoro; se si salta in troppo in fretta, si rischia di fare l’effetto sbagliato … e il botto lo fai tu!

Vediamo i 13 errori da evitare quando sei il nuovo leader del tuo team:

1. Arrivare con “le risposte” e spazzare via sistemi o politiche esistenti

Non pensare di essere al centro dell’universo.
Pensi che questo sia il modo migliore per proporsi al team, mettersi in mostra e dimostrare il tuo valore?

Prima di partire come un missile ricorda che … questo ti si può ritorcere contro, creare nemici, minare la tua credibilità e causare errori costosi per l’azienda.

Che cosa fare allora?
Calma. Ragiona.
È importante capire il contesto più ampio in cui il tuo lavoro si svolge.
Devi studiare (bene) il tuo nuovo ambiente lavorativo.

 


 

Come sono prese le decisioni?
Quali saranno gli impatti operativi e finanziari?
Come la prenderanno le persone coinvolte?
Saranno contente del cambiamento?

Se ti poni queste domande molto probabilmente riuscirai ad evitare trappole e resistenze che accompagnano ogni cambiamento (piccolo o grande che sia).

2. Pretendere che il team abbia le tue stesse caratteristiche e personalità

Hai mai provato a “metterti nei panni” dei tuoi collaboratori?
Ti sei mai chiesto se il tuo approccio è apprezzato da tutti?
Hai mai pensato se anche gli altri avrebbero reagito allo stesso modo?

È importante rendersi conto che ognuno è diverso (da te e dagli altri membri del team) e ha bisogno di essere gestito di conseguenza.

Non pretendere che anche gli altri abbiano le tue stesse peculiarità e particolarità.
La grandezza di un leader si misura anche da questo.

 
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3. Indugiare e tentennare a contattare il capo

Hai paura di non avere ancora nulla d’importante da dire al tuo capo o titolare?
Di fare domande ovvie o stupide?
Stai aspettando a comunicare “per non disturbare”?
Aspetti che sia lui/lei a farlo perché sa meglio di te quando il momento giusto?

Stai attento a non indugiare troppo, a farti anticipare.
O peggio dimenticare.

Se aspetti il giorno di “saperne di più” o “avere qualcosa di importante da segnalare” non avrai accesso alle informazioni critiche necessarie nei primi tuoi 90 giorni.

Comunicare il tuo piano e il tuo sviluppo al tuo capo ti darà un “po’ di respiro” mentre sei ancora in fase di apprendimento. La comunicazione porta chiarezza e (eventuali) azioni giuste per una “correzione di rotta”.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

crescere il team

Immagina una bimba di 4-5 anni impegnata a cercare di legarsi le scarpette da sola.
In questa fase dello sviluppo manuale e mentale, vuole essere in grado di vestirsi da solo, completamente.

È un buon segno.
Imparare a legarsi da sola le scarpette però non è così facile, non riesce, si agita, è insoddisfatta.
Frustrata.

Qual è il tuo istinto?
Vuoi aiutarla?

Se è testarda, dirà “No, lo faccio da sola” ma poi se non ci riesce e la sua frustrazione diventa troppo alta, a quel punto … la bimba accetta l’aiuto della mamma.

Vuoi far crescere il team? Non aiutarlo

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Spesso il modo migliore per aiutare è non aiutare (almeno non troppo presto).

I leader si sentono in dovere di risolvere i problemi.
Tendono a essere per il team un comodo sgabello anziché una stampella.
I leader possono far crescere il team, aiutare i collaboratori a raggiungere standard più elevati “non-aiutando”.

Aiutare troppo o troppo presto crea “dipendenza”

Quando un tuo collaboratore o dipendente chiede il tuo aiuto o il tuo intervento, spesso quello che desidera (consciamente o inconsciamente) è “scaricare” a te il suo problema.

Nel momento in cui il problema “passa di mano”, non ha più bisogno del tuo aiuto.
Non ha più il problema.
Adesso l’hai tu.

Se sei troppo ansioso “di aiutare”, sarai oberato e sopraffatto di lavoro perché sei “sempre troppo dannatamente utile”.

Se dai sempre la soluzione “pronta e subito” … si formerà la fila alla porta del tuo ufficio!

Non aiutare chi può aiutare se stesso

Se vuoi far crescere le persone, se desideri che veramente imparino,
lasciali risolvere il problema da soli.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la capacità, la competenza e la fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Quando vedi che la persona sta progredendo, sta crescendo è il momento di fare un passo indietro e lasciarla fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come un bambino.

Aiutare troppo può riflettere un tuo bisogno malsano

 


 

Bisogno di sentirti importante.
Bisogno di sentirti ricercato.
Di sentirti indispensabile. Utile.
Bisogno di sentirti “quello che sa”.

Ego.
Solo ego.

Riesci a resistere all’impulso di aiutare-troppo o troppo-presto?
Spesso non-aiutare è più utile di aiutare.

Aiutare troppo indebolisce il team

La sconfitta brucia.
Però apre il cuore e la mente.

Anche la frustrazione brucia.
Però rafforza e crea energia.

Non arrivare subito con le soluzioni.
Soprattutto quelle facili.
Lascia i tuoi collaboratori “a bagnomaria” per un po’ con le loro complicazioni e le loro frustrazioni.

L’importante è monitorare la frustrazione.
Livelli accettabili di frustrazione sviluppano l’attenzione e motivano al cambiamento.

Troppa frustrazione genera conflitto e paralisi.
A questo punto, intervieni.

 
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Non aiutare vuol dire aiutare di più

“Una mano, anche vuota, a volte è di grande aiuto.”
Jean Ethier-Blais

Spesso aiutiamo troppo presto.
Altre volte aiutiamo troppo, diamo soluzioni pronte.
L’intento è nobile ma il metodo è inefficace.

Non aiutare non ti rende distante, distaccato o indifferente.
Anzi.
Restare “dietro le quinte” … aspettare … esprime rispetto.
Vuol dire “mi fido di te”.
Mi fido nelle tue possibilità.

Non aiutare non è una scusa per non dare supporto

Non aiutare non vuol dire fregarsene.
Liberarsi delle responsabilità.
Lasciare i collaboratori soli, non offrire sostegno.

L’obiettivo deve essere sempre lo sviluppo dei tuoi collaboratori.
Far crescere il team.

Sei il leader del tuo team.
Fai sentire che ci sei, dai appoggio e aiuto.
Sostieni e incoraggia costantemente, fai sentire che sei un capo attento.
Discreto, rispettoso e vigile.

crescere il team

6 fattori da ricordare quando ti senti inadeguato nel nuovo lavoro

inadeguato nel lavoro

Foto di Stocksnap.

Prima l’agonia della ricerca lavoro.
Poi i salti di gioia.

E infine… la doccia fredda:

sentirti completamente inadeguato nel nuovo lavoro o ruolo!

I primi giorni possono sopraffarti.

Hai una sola certezza (auto-sabotante):

da qualche parte — nel processo di selezione o nell’organizzazione —
qualcuno ha fatto un errore.

E la persona sbagliata sei tu.

Perché ti senti inadeguato nel lavoro?

Nel mio libro Autorevolezza, questo tema emerge spesso.
Soprattutto nei nuovi team leader.

C’è troppo da sapere.
Troppe competenze da dimostrare.

Ogni incarico sembra impossibile.
Ogni incontro con il capo può essere “quello decisivo”.

Quello in cui scopriranno che non sei all’altezza.
Inadeguato nel lavoro.

Responsabilità scoraggianti.
Disagio nel ruolo.

Idee poche.
Anzi: idee zero.

Non sapere cosa fare

Non sapere a chi chiedere.

Oppure chiedere aiuto per quasi-tutto.

E anche se l’azienda e il team sembrano soddisfatti…

tu dubiti di te stesso.

Martelli la tua fiducia.
E ti chiedi:

“Dove mi sono cacciato?”

Suona familiare?

Potrei dirti:

  • “Non preoccuparti. Basta avere fiducia.”

Ma so che serve a poco.
Sono parole.

Non sciolgono il groppo che senti in gola.

Allora cosa puoi fare?

Puoi camminare sulle uova.
Rinunciare.
Oppure aspettare che qualcuno ti smascheri.

Oppure puoi affrontare la realtà.
E ricordarti di queste 6 verità:

1. Sei stato assunto per un motivo

Durante il colloquio hai mentito?
Hai recitato una parte?
Hai ingannato tutti?

Se la risposta è no, allora chi ti ha assunto ha visto qualcosa.

Una competenza.
Una potenzialità.
Un valore.

I processi di selezione oggi sono
lunghi,
articolati,
rigorosi.

Colloqui.
Test.
Valutazioni.

Ti hanno osservato attentamente.
E alla fine hanno scelto te!

Questa è la realtà.

2. All’inizio non si aspettano che tu sia perfetto

Non si aspettano che tu sappia tutto.

Si aspettano che tu impari.

Chi ti ha assunto sa che:

  • devi crescere
  • devi adattarti
  • fare esperienza

Sa che sei un investimento.
Sa che hai margine.

Questo è normale.
Fa parte del processo.

3. Il vero rischio è sabotarti da solo

Quando ti senti inadeguato, iniziano i pensieri:

  • “E se si accorgono?”
  • “E se ho sbagliato tutto?”
  • “Se fallisco?”

Così inizi a sabotarti.

Notti insonni.
Scenari catastrofici.
Dubbi continui.

Ma c’è una verità importante:

Le valutazioni dell’azienda sono più obiettive delle tue.

Noi siamo i nostri peggiori critici.

La soluzione non è fuggire.

È abbracciare la sfida.
E fare il tuo lavoro.

Un passo alla volta.

4. Conta più quello che pensano loro di quello che pensi tu

Tu puoi dubitare.
Ma loro ti hanno scelto.
Questo è il fatto.

Spesso siamo più severi con noi stessi
di quanto lo siano gli altri.

Nel mondo del lavoro ci sono persone che si sopravvalutano…

e altre — molto valide — che si sottovalutano.

Molto probabilmente, tu appartieni alla seconda categoria.

Smetti di giudicarti.

Concentrati sul migliorare.

5. Il disagio può diventare il tuo più grande alleato

La sensazione di inadeguatezza è scomoda.

Ma può diventare una forza.

Ti spinge a:

  • imparare più velocemente
  • osservare di più
  • migliorarti continuamente

Ti porta fuori dalla tua zona di comfort.

Trova un mentore.
Un coach.
Studia.
Osserva.

Prenditi dei rischi.

Paradossalmente, potresti riuscire proprio grazie a questa sensazione.

6. Le aziende non fanno beneficenza

Le aziende non pagano stipendi per gentilezza.

Se ti hanno assunto, è perché credono in te.
Se ti confermano, è perché stai facendo bene.
Vedono potenziale, è perché esiste davvero.

Chi ti ha assunto ha già assunto molte altre persone.

Sa cosa cerca.
Sa cosa vede.
Cosa vale.

Il tuo compito è semplice:
continua a lavorare.
Continua a imparare.
A crescere.

Non c’è alcun motivo reale per dubitare di te stesso.
Sei dove devi essere.

In definitiva

Sentirsi inadeguati all’inizio non è un segnale di fallimento.

È un segnale di crescita.

Non sei indietro.
Sei dentro il processo.

E spesso, proprio chi dubita di sé
è quello che costruisce la vera autorevolezza.

Hai vissuto un momento che ha scosso la tua sicurezza?

Scopri il coaching mirato per ritrovare
autostima e solidità interiore dopo una fase complessa.

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte

persona mentalmente forte

La persona mentalmente forte si distingue dalla folla.

Non sai spiegare perché…
ma senti che ha qualcosa in più.

È affascinante.
Intrigante.

Dove molti vedono barriere e limiti invalicabili,
lei vede sfide.
Opportunità.

La forza mentale – insieme a quella emotiva e spirituale –
è ciò che ti permette di reggere …

una situazione difficile,
un capo o collega difficile,
un lavoro che non ami,
una relazione che ti prosciuga energia.

Raggiungere obiettivi, rompere schemi, cambiare direzione
non è semplice.

Serve tempo.
Fatica.
Coraggio.
Costanza.

A qualunque livello.
Grande o piccolo che sia.

Ecco 25 tratti che identificano una persona mentalmente forte.

1. Non perde il controllo

Sa che i risultati migliori nascono da una mente lucida.

Anche sotto pressione, sceglie la calma.

Sa che alzare la voce significa abbassarsi.
Perdere il controllo, subire la sconfitta.

2. Bilancia emozioni e logica

Non nega le emozioni.

Le governa.

Unisce passione e riflessione, impulso e ponderazione.

3. Accetta i feedback (anche negativi)

Non ha paura delle opinioni altrui.

Ascolta.
Impara.
Cresce.

È aperta all’apprendimento.

4. Pensa positivo… e anche negativo

Il pensiero positivo è importante ma lo è altrettanto quello negativo.

Essere ottimista, fiducioso, speranzoso ma anche previdente, accorto, prudente.

Essere flessibile.
Positivo e negativo.

5. Sa chiedere scusa

Non teme di “perdere la faccia”.

Ammettere un errore è una dimostrazione di forza.

Sul leader che chiede scusa trovi spunti nel mio libro
Prima volta Leader”.

6. Rinuncia alle aspettative sugli altri

Sa che il mondo non gli deve nulla.

Non si sente in diritto di pretendere.

Lavora sodo.
Anzi, è grato per quello che ha.

7. Sa gestire l’incertezza

Stare in sospeso.

A metà fra le situazioni definite e quelle in divenire.
In attesa.

Ha sperimentato che più resta sospeso tanto più aumenterà la sua resistenza,
a stress e pressione.

Agisce anche con informazioni incomplete.
Sviluppa intuito e flessibilità.

“L’incertezza è la condizione perfetta per scoprire le proprie possibilità.”

— Erich Fromm

8. Conosce il valore della non-azione

Agisce quando serve.
Sa fermarsi quando è il momento.

Azione per amore dell’azione o per amore e basta.

Non si strugge per i risultati.
Non si aspetta solo risultati.

9. Sa gestire il fallimento

Non crede che talento e capacità siano “stabiliti” alla nascita.

Nel destino.
Nelle stelle.

Il fallimento può essere un trampolino.
La resilienza può essere appresa e praticata.

10. Non giudica

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.
Sii gentile.
Sempre.”

Platone

Sa che ognuno combatte battaglie invisibili.
E sceglie la gentilezza.

11. Non si esalta, non si abbatte

Almeno non così facilmente.

Lo sforzo maggiore non è quello iniziale,
ma quello che affrontiamo in seguito,
per resistere a dubbi e perplessità.

Un successo non la ubriaca.
Un fallimento non la definisce.

Sa che la vita è (anche) questa.

12. Non è gelosa del successo altrui

Si confronta per migliorare,
non per sminuirsi.

Celebra chi riesce.

13. Sa impostare confini

Insegna agli altri come trattarla.

Con educazione.
Ma con fermezza.

14. Non ha paura di chiedere aiuto

Non è prigioniera dell’ego.

Conosce i propri limiti.
E li gestisce.

La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

15. Conosce sé stessa

Lavora sulle debolezze.
Non le nasconde.

Non cerca di coprirle,
o non cerca scuse per i suoi errori.

Non cerca approvazione: evolve.

16. Sa stare con la paura

La persona mentalmente forte non ha bisogno di combattere con le sue paure per dimostrare che è forte.

Non lotta con la paura.
La guarda in faccia.

L’ascolta.
L’accetta.
Così l’attraversa.

17. Sa che non ogni scontro risolve

Se l’obiettivo è la soluzione,
sa mettere da parte orgoglio e rancore.

Non sempre vincere significa scontrarsi.

18. Evita la procrastinazione

La procrastinazione spesso è allettante.

La persona mentalmente forte fa ciò che va fatto.

Anche quando non ha voglia.
Sa che rimandare è il modo più sicuro per restare fermi.

19. Sa che la costanza paga

Insiste.
Si adatta.
Riprova.

Il fallimento non è un motivo per mollare.

Al contrario “utilizza” il fallimento come un’opportunità per diventare ancora più forte.

20. Impara dagli errori

Cadere non rende perdenti.

Tu quanto sei abituato a perseverare dopo un errore o un fallimento?

Se sei una persona forte, sai che commettere errori, sbagliare, perdere …
non rende perdenti.

Rende più maturi.
Più resilienti.

la NUOVA edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.

“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

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21. Vede le avversità come opportunità

Problema o possibilità?
Immobilismo o crescita?

La differenza è nello sguardo.

22. La sua autostima non dipende da ciò che ha

Lavoro.
Successo.
Conto in banca.

Ma da ciò che è.

Si sente comunque sempre bene con sé stessa, sia che vinca o che perda.

Sa che la vita è una maratona, non uno sprint.

23. Vive secondo i propri valori

Decide con chiarezza.
Agisce con coerenza.

Vive una vita autentica.
La persona mentalmente forte è fedele a sé stessa.

Parole e comportamenti sono allineati.

24. Non cerca la perfezione

Cerca il miglior risultato possibile.
Con le risorse disponibili.

Senza annegare in ansia da prestazione,
fantasie che ci stanno giudicando male.

25. Parla meno, ascolta di più

Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che (forse) stai sbagliando,
o che non stai andando nella giusta direzione.

Ascoltare significa essere disposti a mettersi in discussione.

Se cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei forte.

Un vero leader.

In finale

La forza mentale non fa rumore.
Non si impone.

Si riconosce.

Ed è ciò che, nei momenti decisivi,
fa davvero la differenza.

 

13 motivi perchè la gente non ascolta quello che hai da dire

non essere ascoltato

Dovremmo parlare molto meno.

Parlare troppo — e parlare male — è forse l’errore più comune che facciamo.

Quando vogliamo spiegare, convincere, impressionare
finisce che diciamo più del necessario
o usiamo espressioni e atteggiamenti che ci fanno apparire
offensivi, incompetenti o poco corretti.

Desideriamo entrare in contatto con persone degne del nostro tempo.

Ascoltare persone capaci di tenerci attenti, vivi, coinvolti.

Non vieni ascoltato? Attenzione a ciò che dici

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader”,
le persone ti valutano in base a ciò che esce dalla tua bocca.

Se il tuo contributo ha poco valore,
non otterrai — giustamente — tempo né attenzione.

Ecco 13 motivi per cui le persone non ti ascoltano.

1. Parli troppo e sei dispersivo

Salti da un punto all’altro.
Apri parentesi su parentesi.
Non arrivi mai al punto.

Poco focus, molta dispersione.

Ripetere non rafforza un concetto:
lo indebolisce.

Più ripeti, più annoi.
Più spieghi, più perdi chi ti ascolta.

Se porti le persone fuori strada,
spesso resteranno lì.
Fuori strada.

2. Ti lamenti e non porti soluzioni

C’è qualcosa di più irritante
di chi si lamenta sempre
e non costruisce mai nulla?

Se parli solo di problemi, scuse e giustificazioni
verrai etichettato come negativo e lamentoso.

Quando dalle tue parole non nasce nulla di concreto,
le persone smettono di ascoltare.

Recriminare è facile.
Agire molto meno.

3. Interrompi o “vai sopra”

Interrompere non è solo scortese.
È offensivo.

Tagliare le frasi degli altri,
anticipare conclusioni,
presumere di aver capito prima che l’altro finisca
genera frustrazione immediata.

Nessuno ascolta chi non sa ascoltare.

4. Usi cliché e frasi fatte

Superficiale.
Scontato.
Irrilevante.

Un cliché ogni tanto è umano.

Una conversazione fatta solo di luoghi comuni la dimentichi.
E poi ti chiedi perché non ti ascoltano.

5. Dici sempre le stesse cose

Stessi esempi.
Stesse battute.
Stesso copione.

Diventi prevedibile.

E la prevedibilità spegne l’attenzione.
Anche (anzi, soprattutto) l’ironia, se riciclata, diventa pesante.

6. Non sai davvero di cosa parli

Se non sai, taci.
Se sai, parla con misura.

Essere competenti non significa dimostrarlo sempre.
Vuol dire anche sapere quando imparare dagli altri.

7. Parli sempre di te

Trovi ogni appiglio per riportare il discorso su di te:
i tuoi successi, i tuoi viaggi, la tua esperienza.

All’inizio incuriosisce.
Alla lunga stanca.

Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

L’egocentrismo non crea interesse.
Crea distanza.

8. Sei ambiguo

Persone insicure comunicano in modo ambiguo.
Leader ambigui creano organizzazioni confuse.

Se non sei chiaro,
non aspettarti entusiasmo (e seguito) alle tue parole.

9. Non prendi gli altri sul serio

Sorrisi ironici.
Testa che scuote.
Espressioni di sufficienza.

Puoi non essere d’accordo,
ma se umili l’altro
stai toccando punti molto sensibili.

Vuoi rispetto?
Dai rispetto.

Comincia da qui.

10. Non mantieni la parola

La gente ascolta solo chi è affidabile.

Se prometti e non mantieni,
perdi credito.

Per sempre.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

La nuova edizione 2025 di “Autorevolezza

e “Prima volta Leader
sono libri pratici per lavorarci in profondità.

11. Fai il saputello

Sai tutto tu.
Correggi tutti.

Non ammetti errori.

Fai impazzire con la tua analisi e la tua esperienza,
sul modo in cui si dovrebbe fare/non-fare una certa cosa.

Dietro il “so tutto io”
c’è quasi sempre insicurezza.

E nessuno ascolta chi ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

12. Non trasmetti empatia né passione

Se non ti interessa davvero ciò di cui parli,
perché dovrebbe interessare agli altri?

Siamo già abbastanza distratti.
Cinici.

Se non ti curi della gente cui stai parlando,
perché loro dovrebbero interessarsi a te?

Senza empatia,
le parole cadono nel vuoto.

13. Vuoi essere ascoltato, ma non ascolti

La comunicazione è reciproca.
Non è un monologo.

Fai dell’ascolto la tua prima priorità.

Paradossalmente,
è così che ti verrà chiesto di parlare.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Il percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
lavora proprio su questo.

Conclusione

Se desideri essere ascoltato — davvero —
servono attenzione, interesse sincero e presenza.

Fallo
e diventerai un punto di riferimento al lavoro di colleghi, collaboratori e capi.

9 ragioni perchè le persone seguono un leader

seguire il leader

Chissà quante volte hai sentito di qualcuno pronto a lasciare il suo lavoro perché non si sentiva apprezzato,
riconosciuto o ascoltato dal capo o dal titolare?
E viceversa, un team al completo pronto seguire il suo leader anche in sfide difficili o in situazioni molto problematiche?

Perché le persone seguono il loro leader?

Che cosa si deve dare-dire-fare con la propria squadra, se si vuol essere seguiti?
Come si fa a incidereincoraggiare-ispirare le persone?

Ecco 9 ragioni perché le persone seguono il leader e sono pronte a seguirlo (anche) incondizionatamente:

1. Si interessano (davvero) alle persone

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Le persone seguono Chi si occupa di loro come … persone.

Questo non significa che dobbiamo “coccolare” o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

La ricerca ha mostrato che i migliori leader sono quelli i cui collaboratori sanno di poter contare nel momento del bisogno o di sostegno.

2. Hanno una visione e una direzione

Le persone vogliono sapere che c’è un futuro e una direzione.
Le persone seguono Chi indica la meta.
Chi indica la direzione.
Chi indica dove-si-deve-andare.

I grandi leader sono in grado di indicare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirli. I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi, generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo senza leader non ha direzione.
Un gruppo senza una direzione, può essere sopraffatto da incertezza e paralisi.

3. “Tirano” fuori il meglio dagli altri

Molti team leader si lamentano sempre di quello che i loro collaboratori non riescono a fare.

I migliori team leader si concentrano sui punti di forza delle persone. Vogliono aiutare (davvero) gli altri ad avere successo.
 


 

Hanno pazienza, comprensione e sfruttano ogni opportunità per aiutare il loro team a crescere e svilupparsi. Anche quando sbagliano, sanno che ci vuole tempo, altri tentativi e altri errori prima di migliorare.

Chiediti spesso: “Sto facendo il meglio per il mio team?“, “Come posso aggiungere valore?“.

4. “Costruiscono” un ambiente fondato sulla fiducia

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.

Le persone non tollerano la disonestà.
Quando la fiducia del “popolo” è persa, non può più essere recuperata.

Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti. La capacità di fidarsi è essenziale e i leader di successo sanno che non possono permettersi di darla per scontata.

La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

5. Dimostrano alto valore d’integrità

Le persone seguono Chi dimostra integrità, onestà e valori.

In tutto quello che fa.

I leader devono comportarsi in maniera coerente e affidabile, essere trasparenti quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione” ma piuttosto di “fare la cosa giusta“.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Sanno dare speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogno.

Il grande leader non solo dà stabilità e fiducia ma offre anche la motivazione che permette alle persone di affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi, nuova gestione o nuovi dipendenti … mostrare speranza è fondamentale.

7. Sanno bilanciare forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

I grandi leader non dimenticano mai da dove sono venuti o non si prendono troppo sul serio. Considerano il loro successo non un risultato di uno sforzo solitario ma riconoscono il contributo di tutta la loro squadra.

8. Rimangono calmi e freddi anche sotto pressione

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio.
In questi tempi così caotici, può essere difficile per il capo, il leader trasmettere stabilità e sicurezza.

La gente ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che il suo leader ha una presa salda sul timone, anche nel bel mezzo di una tempesta.

9. Producono risultati e successo

Sono vincenti!

Anche se sono “arrivati”, capiscono che il loro impegno va di là del ruolo e del successo. Preferiscono essere identificati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone e ha costruito un impatto positivo nella vita degli altri.

Seguire il leader? Titoli e competenze non bastano

Un cliente mi ha detto “Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe fidarsi e seguirmi.
Titoli e le competenze sono importanti, ma non diamole per scontate.

A questo punto la domanda è … perché la gente dovrebbe seguirti?
Perché i collaboratori dovrebbero seguire il leader?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un leader migliore è una delle tue aspirazioni inizia a chiederti…
… in totale onestà.
“Perché le persone seguire il leader?”.
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Come tirare fuori il meglio dal collaboratore timido o introverso

collaboratore timido

Quando ero adolescente (timido e introverso), avevo smesso di “dichiarare” ai miei amici il mio interesse verso qualche ragazza per la paura di dover essere “pressato all’azione”.

Quando mi scappava un complimento, gli inviti e le spinte degli amici di “attaccare” avevano solo il potere di paralizzarmi ancor di più. “Ma dai!”, “Forza, al limite ti dice di no”, “ Adesso o mai più”, “Se perdi quest’occasione, non la vedrai più”, queste frasi (anziché spronarmi) m’inchiodavano sempre più alla sedia.

L’insicurezza è imbarazzante, paralizzante e invalidante.

Lo sapevo bene.

Tutto quello che chiedevo, è … di non essere pressato e di avere il tempo di “prepararmi” prima di “buttarmi”.

Così diventa facile capire qual è la prima regola per tirare fuori il meglio dai collaboratori timidi o insicuri:

1. Non pressare un collaboratore timido

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Il modo più naturale per “motivare” una persona all’azione suona più o meno così “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!

In realtà, le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.
Anzi.
Ci sono persone che amano guardare … prima di saltare!

È importante lasciare ai tuoi collaboratori timidi il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.
Otterrai, in cambio, idee e soluzioni.

2. Rispettare i confini

Le persone tranquille tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

Non si sentono a loro agio di fronte a persone che non conoscono o gruppi numerosi, non fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti), è facile che diventino emotivi, agitati e turbati.

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

3. Ascoltare attivamente

La maggior parte delle persone introverse non sono brave ad auto-promoversi. Preferiscono che sia il lavoro a parlare per loro. E spesso lo fanno anche molto bene.

Il primo incoraggiamento che possiamo dare alle persone timide è quello di essere “presenti”, fare una domanda, smettere di parlare e … ascoltare con la massima attenzione.
 


 

Pianificare incontri periodici uno a uno che permetteranno di costruire una relazione più stretta. Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

4. Chiedere “Come posso aiutarti”?

Un collaboratore insicuro può bruciare un sacco di tempo ed energia “girando in tondo” chiedendo cosa-fare e come-fare. A volte, è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture da rendere la mansione più complicata di quel che è.

È importante rompere quel blocco mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente.

“Cosa ti serve?”
“Più tempo? Più spazio?”
“Il supporto di un altro collaboratore?”
“Un corso specifico per una determinata competenza?”
“Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”

5. Collaboratori timidi preferiscono email

E tutte le forme di comunicazione che permettano loro di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

Come pensi che reagisca il tuo collaboratore timido se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?

Ferma.
Non è incapace. Serve solo un po’ di tempo.

Non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permette al collaboratore timido di lavorare in un ambiente frenetico e convulso.
Sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Credere nelle persone

Se non credi nelle persone, limiti il loro potenziale.

Uccidi la speranza.

Il tuo collaboratore timido deve sapere che sei dalla sua parte
.
Celebra lo sforzo, riconosci il progresso, trasmetti fiducia.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita

I leader che ispirano speranza “fanno volare” i loro team.
Senza cuore invece, “costruisci” ambienti indifferenti.

È importante sottolineare che questi suggerimenti per la gestione di persone timide non sono una forma di “coccole”.

Questi sono semplicemente accorgimenti che i datori di lavoro e i manager possono utilizzare per gestire al meglio alcuni collaboratori, i cui talenti e punti di forza possono portare grandi vantaggi a tutto il team e alla tua attività o azienda. Se desideri approfondire, ecco il personal coaching per la gestione del tuo team.

Non sai (ancora) cosa è esattamente il coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) e come lavoro ogni giorno,
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Perché fare errori è indispensabile per la tua crescita

fare errori

“Una vita spesa a commettere errori, non solo è più onorevole, ma è molto più utile di una vita consumata a non far niente.”
George Bernard Shaw

Non commettere errori potrebbe essere l’errore peggiore.
Un errore ci insegna molto di più di quanto faccia il successo.

Proprio quando siamo messi alla prova, solo quando non riusciamo, possiamo vedere dove abbiamo sbagliato, scopriamo di più su noi stessi, sui nostri punti di forza e di debolezza, sulle cose che vogliamo o non vogliamo fare.

Ecco 5 motivi per cui non fare errori potrebbe essere il più grande errore della tua vita:

1. Gli errori ci aiutano a crescere

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Se non ti metti in gioco, non puoi farti domande importanti.
Se le cose ti sono sempre arrivate “facili”, grazie alla fortuna o con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza.

Quanto sei abituato a perseverare di fronte all’ostacolo?
Continui a provare, non ti fermi fino a quando non trovi il modo di superarlo?

Non è realistico credere che non farai mai sbagli, però è fondamentale esercitare la tua capacità di recuperare dall’errore (e rialzarti) il prima possibile quando la salita si fa dura o finisci muso-a-terra.

Pensi davvero che commettere errori, sbagliare, perdere … renda perdenti?

2. Gli errori sono bagni di umiltà

Siamo onesti, tutti noi pensiamo di essere (davvero) speciali.
Gli errori ci permettono di vedere che siamo, né più né meno, come gli altri.

Ahinoi. Non siamo speciali.

Ma va bene lo stesso.
Molto probabilmente (anzi sicuramente) siamo speciali per certe persone e … speciali sono stati alcuni momenti nella nostra vita.

Partiamo da qui. Dallo speciale-zero.
 


 

Sbagliare ci insegna a essere più comprensivi verso noi stessi e anche verso gli altri.
Ci dà più empatia.
Solo quando ci permettiamo di non essere perfetti, di sbagliare, di provare e riprovare possiamo evolvere e migliorare.

3. Gli errori sono un avvertimento

Hai cancellato alcuni file e hai perso 2 ore per rifare il lavoro?
Guidato con la febbre e hai preso il marciapiede all’incrocio?
Hai fatto tardi la sera e alla riunione eri lento e impacciato?

Certo, errori rimediabili e non drammatici.
Spesso, però gli errori sono un monito.
Un avvertimento.
È un segnale che ci grida, “fai più attenzione”.

Ascolta questi avvertimenti.
Errori differenti … possono significare guai!

Hai cancellato per errore dei file e hai perso 2 mesi per rifare il lavoro,
con un grande danno economico e d’immagine per la tua azienda?
Guidato con la febbre e hai investito una passante all’incrocio?
Hai fatto tardi e alla riunione si vedeva che eri lento e impacciato (e il titolare te ne ha subito chiesto conto, mettendoti con le spalle al muro)?

4. Fare errori è essenziale per vivere una vita senza rimorsi

Come puoi scoprire cosa-ti-piace o cosa-non-ti-piace, se non ci provi?
Come fai a saperlo se non commetti errori?

Hai sempre desiderato quel lavoro all’Istituto per giovani disadattati per poi accorgerti che è stata la peggiore esperienza della tua vita, che non sei “tagliato” o sei troppo “sensibile”?
Hai sprecato davvero il tuo tempo?
È stato davvero un errore di prendere quel lavoro?

Se non avessi mai lavorato nel Sociale, avresti passato tutta la vita a pensare che saresti potuto diventare un grande educatore, un Salvatore e … invece ti ritrovi triste e rancoroso … e non avresti mai potuto sapere quanto (invece) effettivamente l’avresti odiato.

Sbagliare significa vivere una vita senza rimpianti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Gli errori portano al successo

“Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli:
per esempio, la torre di Pisa”

Gianni Rodari

Gli errori aiutano a “correggere il tiro”.
Rettificare la direzione per restare sull’obiettivo.
Più errori facciamo, più ci avviamo velocemente alla meta.

Facendo sempre le stesse cose, otterremo sempre gli stessi risultati. Gli errori ci insegnano cosa non funziona, cosa fare di diverso la prossima volta.

Fare errori, ci aiuta a chiudere le vecchie porte (quelle del comportamento, scelte o strategie che ci hanno portato a sbagliare) e aprirne delle nuove. La maggior parte delle invenzioni sono state realizzate attraverso tentativi ed errori.

Fare errori porta al miglioramento

Anch’io ho fatto tanti errori, che però mi hanno anche dato prospettive diverse.
Non sarei la persona che sono oggi.
Nel bene e nel male.

Spesso, per arrivare al nostro obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ognuno di noi prende traiettorie differenti e strani percorsi.

Se hai sbagliato. Se hai fallito.
Continua.
Prova ancora.
Prenditi una pausa e … fallo di nuovo!

Più provi a fare qualcosa di nuovo, prima arriverai “a farlo bene”.
Gli errori sono (davvero) i gradini per il successo.

9 motivi perchè come giovane leader non farai molta strada

giovane leader

Una cosa è essere un membro del team.
Un’altra è condurre e guidare i membri del team.

Molti sono sicuri di poter raccogliere la sfida.
Bene!
Bello vedere coraggio e intraprendenza!

Quando arriva il momento di agire, però, questa sfida si rileva più difficile del previsto. I giovani team leader sono spesso impreparati ad affrontare la gestione di un gruppo, davanti ai problemi che sorgono o li ignorano o reagiscono male.

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Nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” ho evidenziato come, secondo un recente studio sulla leadership, quasi il 40 per cento dei nuovi leader e responsabili fallisce entro i primi 18 mesi.

Inoltre, molti di loro scoprono che non è quello che si aspettavano, che desideravano oppure comprendono di non avere le competenze per fare bene.

Vediamo insieme 9 motivi perché come giovane leader farai poca strada:

1. “La vuoi facile e subito”

La parola “gavetta” ti fa sorridere?
Bene, rido insieme a te!

Le persone di successo non si aspettano risultati immediati. Non pensano che arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sorridono (questa volta a ragione) nel vedere altre persone cadere nelle illusioni “Leader in 1 giorno”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare leader in 4 mosse”.

2. Smetti di crescere e di ascoltare

Perché hai smesso di crescere e imparare?
Ti stanno andando bene le cose e pensi che non ti serva più?
Sei giovane, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?

Se hai smesso di ascoltare, crescere, non ammetti di non sapere tutto è un cattivo segnale. Perché?

Sotto molti aspetti … il successo è più difficile da gestire che un fallimento … soprattutto quando smetti di crescere come persona.

3. Pensi di avere tutte le risposte

I giovani team leader tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte … e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!

 


 

E se non funziona?
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le luci di posizione.

4. Non conosci te stesso

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Conosci lo scopo, i tuoi valori e la tua visione?
Sai gestire i tuoi comportamenti? Le tue reazioni? E quelle degli altri?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Troppe domande?
Forse è meglio che trovi subito le risposte.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi diventare una percentuale nella statistica dei fallimenti da leadership.

5. Non sei consapevole del prezzo da pagare

+ sali + pressione.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.
Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – e soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti. Non c’è niente di nuovo, è vecchio quanto il mondo.

 
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6. Sei arrogante e presuntuoso

Se tendi a pensare che chi si comporta così ha un carattere forte, ti invito a pensare che spesso questo comportamento è tipico delle persone deboli e insicure.

È in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere insicurezza e incompetenza.

Arroganza e prepotenza sono mondi-a-parte rispetto a grinta e carattere.

7. Pensi che basta titolo e competenze

Leadership non è (solo) avere un titolo, un ufficio più grande o “saper fare molto bene il proprio lavoro”.
Non basta.
Non basta concentrarsi sui compiti.

I leader migliori sanno che il loro successo o fallimento dipende dalla capacità di ispirare e guidare il proprio team. Hanno imparato che le persone sono la chiave del loro successo.

La leadership è basata sulle relazioni, sulla fiducia e sulla costruzione di spirito di squadra.

8. Ignori l’importanza delle relazioni personale

Perché quella faccia sorpresa (e un po’ scocciata) nel vedere la tua collaboratrice “scappare subito a casa” perché il suo bimbo è malato. Davvero non sai che i bambini si ammalano così spesso?

Ah! Non ne hai.

Per molti dei tuoi collaboratori l’equilibrio lavoro-privato è una sfida sfiancante. Non farai molta strada se pensi che gli altri siano solo un supporto o (peggio) una scocciatura.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta solo un po’ più di comprensione e un pizzico di simpatia.

 


 

9. Sei convinto che “A te non succederà mai

“Mai” è un avverbio che dovremmo togliere tutti dal vocabolario.

Eccessiva fiducia. Troppa convinzione.
Poca prudenza.
Sono caduti in tanti.
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader.
Soprattutto un giovane leader.
Troppo spesso, l’unica cosa che si sentono dire è … che hanno fallito.

Per padroneggiare la leadership ti servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Dura la vita del giovane leader. Vero?
Il passaggio sul tappeto rosso te lo devi proprio meritare.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai ancora deciso di fare il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno. Contattami.

10 cose che le persone di successo non fanno

persone di successo

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita è senz’altro utile comprendere cosa-fanno le persone di successo.
Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le persone che più ammiri non-fanno:

1. Non si aspettano risultati immediati

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Le persone che ammiri non si aspettano risultati immediati.

Non pensano che il successo arriverà “rapido” o “facile”. Sanno che occorre tempo e fatica. Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

Sorridono guardando le persone che si lasciano intrappolare da sogni facili tipo “Perdere fino 5 kg di peso in 1 settimana”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare un grande leader in 4 passaggi”.

2. Non aspettano il “momento perfetto” per agire

Le persone di successo non aspettano il momento giusto per agire perché sanno che il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Anche loro (come tutti noi) hanno timore di fallire e di non fare la scelta giusta, ma accettano che nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Cercano di vincere la paura e la pigrizia.

Vuoi una garanzia di successo prima di fare qualcosa? Mi spiace, non esiste ma se non provi (se non ti butti) è garantito che fallirai.

3. Non si lasciano condizionare da persone negative

Ignorano gli scettici e i pessimisti.

Ma anche … quelli che si lamentano, quelli che rimandano, quelli che succhiano l’energia, quelli che trovano scuse per tutto, quelli negativi, quelli drammatici.
 


 

Le persone che ammiri sanno che l’energia è contagiosa.

Hanno imparato che ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo si sentiranno a loro volta stanche e logore.

Invece, chi ha successo frequenta regolarmente solo persone con un atteggiamento mentale positivo, che danno una spinta o una prospettiva nuova.

4. Non lasciano “lievitare” i problemi

Le persone che più ammiri non ignorano le preoccupazioni.
Affrontano i problemi appena possibile.

Sono tentate (come tutti noi) di trascurare le cose più difficili, ma hanno capito che invece devono affrontarle subito. Hanno compreso che rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perché proviamo disagio, quando poi saremo costretti a farlo proveremo ancora più malessere e saremo ancor più logorati dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

5. Non si fermano di fronte gli ostacoli

La vita non sempre ci riserva quello che desideriamo.
È una verità.

Le persone che raggiungono il successo sono disposte a fare sacrifici.
Non indietreggiano davanti alle avversità.

Sono consapevoli che non otterranno sempre quello che desiderano.

Trovano costantemente il modo di migliorare se stessi. Credono che il successo sia una scelta … per questo scelgono di concentrare il loro tempo e le loro energie solo sulle cose che li condurrà a quel traguardo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

6. Non sprecano energia su cose che non possono controllare

Prendono le distanze dalle cose che non possono controllare. Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione!

Non sprecano energia e capacità su cose e fatti che non dipendono da loro. Hanno sperimentato (sulla loro pelle) che non possono controllare gli altri ma solo gestire la propria reazione, il proprio atteggiamento. Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi, si concentrano sulle prossime azioni e su ciò che possono controllare nella loro vita.

7. Non si preoccupano di piacere a tutti

Le persone che più ammiri riconoscono che non hanno bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o “perché”, quando è necessario.

Si sforzano di essere gentili e leali, sanno anche che è impossibile compiacere tutti e non sono sconvolte se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

8. Non mollano dopo un fallimento

Le persone di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Invece, usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta. Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.
Le persone che ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade, ma quante volte ti rialzi (più forti di prima).

Cadi sette volte, rialzati otto.
Proverbio giapponese

9. Le persone di successo non cercano scuse

Le persone di successo si assumono la responsabilità dei loro errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, si prendono l’onere di risolvere il problema.
Non cercano scuse.

Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

10. Non percepiscono le difficoltà come ostacoli

Quando le persone di successo si trovano di fronte a una difficoltà, non fanno drammi, non si disperano o rassegnano. Vedono questo impedimento semplicemente come un problema da risolvere … un ostacolo da superare … proprio come hanno fatto con tutti gli ostacoli che hanno oltrepassato in passato.

Sanno che quest’esperienza li renderà ancora più intelligenti e più forti.
Sono determinate a ottenere i loro obiettivi -non importa quanto grande- ogni giorno.

Raggiungere il successo non è facile

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi può essere d’ispirazione sapere cosa-non-fanno le persone di successo.

Avere successo nella vita non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica.
Dedizione, coraggio, costanza.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).

9 ragioni per preferire incontri faccia faccia con i collaboratori

faccia faccia

I progressi tecnologici (e-mail, instant messaging, skype, social networking, ecc.) hanno creato alternative comunicative più flessibili, veloci ed efficaci soprattutto se relazionate a fattori come distanza e tempo.

La comunicazione faccia faccia tuttavia non deve essere trascurata.

Anzi.

Ecco 9 buone ragioni per preferire incontri faccia faccia con i tuoi collaboratori:

1. Le persone preferiscono esperienze dirette

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Quello che le persone desiderano più di ogni altra cosa è contatto autentico.

Oggi il valore aggiunto non è quasi mai quello che “viene detto” (ci sono un sacco di opportunità per i collaboratori di leggere attentamente messaggi, report e resoconti).

Che cosa conta di più?

Il modo in cui “accogli” le persone, come ti “approcci”, come interagisci, come rispondi alle domande, la tua postura, … anche il vestito che indossi, perfino il profumo che “hai scelto”.

I tuoi collaboratori sono lì e … “bevono ogni cosa”.

Attentamente.

2. Le persone apprezzano l’impegno

I tuoi collaboratori o dipendenti sanno che sei occupato e hai poco tempo a disposizione.
Ecco perché apprezzano il tuo sforzo, sanno che ti sei “ritagliato” del tempo per incontrarli.

3. Limitare l’uso eccessivo della mail

L’uso eccessivo della posta elettronica può portare, col tempo, a interazioni personali aride, sterili, “senz’anima” che causano sentimenti d’isolamento e la pericolosa sensazione di essere disconnessi dal resto.

Gli incontri uno a uno offrono la possibilità di ristabilire il contatto umano.

4. Comprendere meglio le reazioni

Solo un incontro faccia faccia ti offre la possibilità di osservare il linguaggio del corpo degli altri.
 


 

Questi gesti o segnali di comunicazione aggiuntivi (di reazione alle nostre parole) possono fornirti spunti per comprendere al meglio le prospettive, il “non detto” dei tuoi collaboratori o dipendenti. La capacità di osservare le reazioni delle parti coinvolte è spesso un fattore chiave per il successo dei negoziati.

5. Sviluppare rapporti e coesione di team

I rapporti di lavoro e di coesione di squadra migliorano quando ci sono interazioni individuali.

Queste relazioni interpersonali si costruiscono mediante una serie di segnali di comunicazione. Una pacca di apprezzamento sincero sulla spalla del tuo collaboratore vale più di 1000 parole!

6. Fornire info su cambiamenti e modifiche

Gli incontri faccia faccia permettono di spiegare (al meglio) le ragioni di una decisione, illustrare un’informazione complessa, comunicare modifiche imminenti, fornire informazioni rilevanti e ricevere feedback da parte dei tuoi collaboratori.

Se gestiti in modo mirato, efficace e tempestivo, queste sessioni faccia a faccia possono ridurre il rischio d’incomprensioni, malintesi o disinformazione, mettere a tacere le pericolose “voci di corridoio”.

7. Prevenire, risolvere incomprensioni e conflitti

Le comunicazioni faccia faccia ti offrono l’opportunità (osservando i segnali non verbali del corpo) di regolare il tuo comportamento, chiarire l’intenzione, evitare errori di comunicazione o incomprensione nonché prevenire e risolvere conflitti sul lavoro.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

8. Gestire una valutazione di un collaboratore

L’incontro per la valutazione delle prestazioni, se gestito bene, può migliorare la performance di un collaboratore e aiutarlo a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Le comunicazioni faccia faccia offrono anche l’opportunità di gestire un collaboratore che sta ricevendo un feedback negativo, un richiamo o un provvedimento disciplinare. Il lavoratore deve avere la possibilità di difendersi e di far valere la sua opinione personalmente (via mail è più veloce e più diretta ma la valutazione si fa oralmente, guardandosi negli occhi).

Se gestito in modo obiettivo e professionale, un incontro disciplinare faccia a faccia può disinnescare emozioni negative, evitare incomprensioni che possono essere ostacoli al cambiamento. Il tempo investito può produrre benefici sia per il lavoratore che per l’azienda.

9. Scambiarsi informazioni riservate

Le comunicazioni individuali permettono di stabilire parametri e determinare un adeguato processo di condivisione delle informazioni riservate.

Investire negli incontri individuali

Le sessioni più efficaci sono quelle quando “scendi in campo” in prima persona e incontri i tuoi collaboratori o i dipendenti faccia a faccia.

Gli incontri uno a unofanno sangue”.

Se vuoi migliorare notevolmente la tua comunicazione, investi nell’individuale.
Investi nel personal coaching.

17 differenze tra fare il capo ed essere leader

essere leader

Il mondo del Lavoro è pieno di capi.

Mancano i (grandi) leader.
Mancano i leader.

La scelta spetta interamente a te.
Pensaci prima di fare il prossimo passo. Ecco 17 differenze tra fare il capo ed essere leader.

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Fare il capo o essere leader?

 

Un capo insicuro gioca sulla paura
Il Leader traspira fiducia ed entusiasmo

Un capo megalomane dice “IO”
Il Leader dice “NOI”

Un capo “vecchia maniera” si focalizza solo sugli errori e nel trovare il colpevole
Il Leader aiuta i collaboratori a trovare le soluzioni ai loro errori

Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi
Il Leader non boicotta il talento, anzi lo guida e ne diventa il più leale alleato

Un capo old style non festeggia perché centrare il target “fa parte del lavoro”
Il Leader sa che celebrare e festeggiare significa creare coesione e alleanza

Un capo altezzoso decide tutto da solo
Il Leader promuove un lavoro di squadra e coinvolge tutti nel processo decisionale

 


 

Un capo cocciuto si concentra su “avere ragione
Il leader sul “fare la cosa giusta

Un capo meschino si prende il merito se va bene, incolpa gli altri se va male
Il Leader sa che onestà e integrità sono assolutamente essenziali per il successo

Un capo incerto controlla tutto
Il Leader dà fiducia ai collaboratori e lascia libera iniziativa

Un capo SA come si fa
Il Leader MOSTRA come si fa

Un capo dice “cosa fare”
Il Leader è più interessato a chiedere e ascoltare

Un capo nasconde la sua insicurezza con spavalderia, superiorità e arroganza
Il leader conosce la linea sottile tra essere fiducioso ed essere arrogante

Un capo non fa complimenti perché ha paura che i collaboratori si “montano la testa”
Il Leader sa che il riconoscimento spinge le persone a dare il massimo

Un capo debole non ammette mai l’errore (pensa sia debolezza)
Il Leader ammette i propri passi falsi (sa che è “vera forza”)

Un capo miserabile tratta i collaboratori come sudditi
Il leader prende a cuore i problemi del suo staff e aiuta a bilanciare lavoro/privato

Un capo meschino usa i suoi collaboratori
Il Leader sa che i suoi collaboratori sono la chiave del suo successo

Un capo superato dice “VAI
Il Leader dice “ANDIAMO

 
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La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire. Essere un leader del tuo team è indispensabile!

Mancano i leader.
Sei pronto a scegliere?

6 cose da fare quando non ti senti abbastanza leader

leader

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Mahatma Gandhi

Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.

Non ci sentiamo “abbastanza”.
Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza buoni” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando.
Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato.

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Ecco 6 cose che devi fare quando non ti senti “abbastanza” leader:

1. Smettere di confrontarsi con gli altri

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante, spingerti alla sfida e al miglioramento ma può essere anche molto frustrante e deprimente.

Dal continuo confronto hai poco da guadagnare e molto da perdere. I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine al possibile numero di paragoni. I confronti spesso sfociano in risentimento. Rancore verso gli altri e risentimento verso noi stessi (perché non riusciamo).

La verità è che quando siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri. Ti sei accorto che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri sono al loro massimo o mentre celebrano successi?

2. Smettere di cercare la perfezione, non esiste

Perché tutto questo bisogno di perfezione?

Se senti un forte desiderio di essere il leader perfetto, il comandante “senza macchia e senza paura” è perché sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità … se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?
 


 

Invece di essere catturato nel ciclo senza fine della perfezione da leadership ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) sono ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

3. Stop soffermarsi sui propri errori

Soffermarsi sul passato è vitale, a volte.

Gli errori del passato possono aiutare a migliorare.

Soffermarsi e indugiare troppo sugli errori e fallimenti può bloccarti nel passato, influenzare il presente e rovinare il futuro. Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente mentre altri restano intrappolate nel senso di colpa.

Ma una cosa è cercare le responsabilità, imparare dagli errori e un’altra è commiserarsi e passare anni punendoci per l’errore commesso.

4. Ricordarsi che essere leader non è facile

Chi ha detto che la leadership è semplice?
Chi ha detto che la leadership è per tutti?

Ci vuole tempo.
Ci vuole abnegazione.
La leadership è dedizione, coraggio, rischio.

Essere leader non è facile.
Chi non è leader, non lo sa.

 
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5. Accettarsi per quello che si è

Accettarsi non significa piacersi o sentirsi perfetti.

Significa arrendersi alla realtà e cominciare a sentirsi sempre più “in pace” con se stessi.
Vuol dire essere meno critici e severi,
perdonarsi gli errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere un leader così coraggioso, carismatico, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.

Questa conquista spingerà per il cambiamento.
Accettarsi è cambiamento.

6. Concedersi il diritto di “sentirsi giù”

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza.

Anzi.

Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione, una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza, smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate. Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo.
Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.

Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile. Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.

Non mollare. Ce la farai.
Anche questa volta.

Come smettere di pensare al lavoro quando sei di libero

preoccupazione
Ansia, stress, inquietudine, pensieri.

Nomi diversi.
Il punto, però, non cambia.

La preoccupazione è un seme.
Germoglia e cresce anche senza la nostra volontà.

È un killer silenzioso.
Spesso la minimizziamo.
A volte, addirittura, la neghiamo.

Vediamo 11 spunti concreti per smettere di pensare al lavoro anche quando sei libero.

1. Ricorda ciò che è davvero importante

La vita non si ferma quando stacchi dal lavoro.

Anzi.

Tenere a mente le vere priorità
famiglia, salute, relazioni
rende più facile “staccare” quando sei fuori dall’ufficio.

2. Comprendi il valore reale di una pausa

Sei più creativo e lucido quando sei riposato.

Lo sai già.

Prendere una pausa non significa:

  • dormire
  • ascoltare musica
  • distrarsi con uno schermo
  • andare sui social

Significa interrompere.
Anche solo pochi minuti.

Stare fermi.
Fare nulla.

Sembra facile.
Non lo è.

3. Non parlare di lavoro a casa

Arrivare a casa e raccontare tutte le “magagne” lavorative è allettante.

Ma è una trappola.

Parlarne non scarica l’ansia.
La riattiva.

Rimasticare un problema ti riporta emotivamente nel momento in cui l’hai vissuto.
Con tutto il carico emotivo annesso.

4. Non portarti il lavoro a casa

Meglio finire in ufficio.
Anche un’ora in più, se serve.

Se porti il lavoro a casa, riponilo una volta terminato.

Un portatile aperto sul divano rovina:

  • la cena
  • la presenza
  • il riposo

5. Accetta che non puoi controllare tutto

Come scrivo in “Prima volta Leader”, viviamo in tempi complessi e incerti.

Puoi pianificare quanto vuoi.
Gli imprevisti arriveranno comunque.

Non sprecare energia su ciò che non dipende da te.
Produce solo ansia e frustrazione.

Accetta.
Adattati.
Focalizzati sulle prossime azioni.

Lascia spazio all’imprevisto.
Tanto, arriverà lo stesso.

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Ne parlo meglio in questo articolo.

6. Non annegare in paure vaghe

La mente ansiosa ama gli scenari catastrofici.

Chiediti:
Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?

Quando la chiarisci davvero,
spesso scopri che:

  • non è così terribile
  • è anche improbabile

Bastano pochi minuti di lucidità per risparmiare ore di preoccupazione.

7. Distingui tra “analizzare” e “rimuginare”

Analizzare significa:

  • capire cosa è successo
  • imparare
  • ripartire

Rimuginare significa:

  • pensare e ripensare
  • colpevolizzarsi
  • non imparare nulla

L’analisi chiude.
Il rimuginare tiene aperta la ferita.

8. Capisci che rimuginare non risolve nulla

Rimuginando hai l’illusione di controllare l’ansia.
In realtà la stai alimentando.

Non trovi soluzioni.
Rafforzi il problema.

Chi rimugina non arriva mai alla risposta.

9. Frequenta persone emotivamente sane

L’energia è contagiosa.

Stare con persone lucide, equilibrate, positive
ridimensiona i problemi.

Una conversazione intelligente,
anche con chi è fuori dal tuo settore,
può cambiare prospettiva.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Vuoi migliorare il tuo impatto?

Trovi spunti nei miei libri:

– “Autorevolezza” – NUOVA edizione 2025, per rafforzare la tua presenza autorevole

– “Prima volta Leader”, se hai da poco assunto un ruolo di guida.

10. Fissa un “appuntamento” con la preoccupazione

Non pensare ai problemi tutto il giorno.

Raccogli solo i dati necessari.
Stabilisci un momento preciso per pensarci.

Mezz’ora al mattino basta.
Evita la sera.

Pensare prima di dormire garantisce solo una notte agitata!

11. Riduci l’uso del digitale

A volte lavorare la sera è necessario.
Ma non farlo per curiosità.

Se non è urgente, resisti.
Lascia smartphone e PC fuori dal tuo tempo libero.

Il benessere non è fortuna.
È una scelta.
E richiede anche uno sforzo consapevole.

In definitiva

Pensare meno al lavoro non significa essere meno responsabili.

Significa essere più lucidi.

E tu hai il diritto di “chiudere” la mente, ogni tanto.