5 segreti per diventare il leader indiscusso agli occhi del tuo team

leader indiscusso

“Un buon leader ispira la gente ad avere fiducia nel leader,
un grande leader ispira le persone ad avere fiducia in se stessi”.

Lao Tse

Essere un leader (oggi) non è cosa facile.
I team sono molto diversificati, digitali e dinamici.
Guidare con successo un gruppo attraverso gli alti e bassi di questi tempi così caotici e complessi può essere una delle più grandi sfide che tu possa affrontare.

Per diventare un leader indiscusso del tuo team e ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la motivazione, la crescita professionale e i talenti dei tuoi collaboratori.

Ecco 5 segreti per aumentare la tua team leadership:

1. Essere imparziale e coerente per diventare il leader indiscusso del tuo team

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È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone del tuo team rispetto ad altre.

Meglio però non manifestare simpatie e preferenze personali.
È facile che si creino confusioni o malintesi che favoriscono l’idea che la tua gestione sia basata su favori e preferenze.

Usa una comunicazione cristallina,
con linee guida trasparenti e chiare.

Quando ti trovi davanti a casi eccezionali per urgenza, o particolarità, comunica in modo chiaro a tutti le motivazioni del fatto, specificando che si tratta di un caso inusuale, urgente o importante.

Più comunichi le cause di una certa decisione,
più i tuoi collaboratori non coglieranno incoerenza o malafede nelle tue scelte.

2. Difendere il personale

Hai mai lavorato con qualcuno che ti ha difeso quando hai fatto un errore?
Ti ha appoggiato davanti a critiche ingiuste?
Ha messo in gioco la propria reputazione per te?
Ha difeso le tue azioni davanti a un dirigente o un cliente?

Se hai già sperimentato una di queste esperienze,
probabilmente ti avrà lasciato un’impressione molto profonda,
e rafforzato il rapporto che avevi con quella persona.

Che tipo d’impatto pensi possa avere un leader che si comporta così con la sua squadra?
Che tipo d’influenza potrebbe avere un capo che prende le difese?
Quando è l’ultima volta che ti sei battuto per un membro del tuo team?

 


 

Come in che senso?
Se non lotti per il tuo staff, perdi la sua fiducia.
Non devi “fare l’eroe”, il kamikaze, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche rischiare di metterti in cattiva luce con persone-chiave ma se non muovi un dito o fai finta di niente rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora?

3. Celebrare con il team

Festeggi spesso con il tuo team?
Si, come no!
Siamo talmente focalizzati sul futuro, sul target, sui problemi che raramente ci concediamo una pausa per apprezzare e celebrare i successi nel nostro lavoro.

Quando festeggi con il tuo team, condividi sensazioni positive e crei spirito di coesione e di alleanza.
Le celebrazioni rafforzano i rapporti, sono divertenti, alleggeriscono l’ambiente e consentono al team di vivere momenti personali positivi.

Ogni occasione deve essere l’opportunità per celebrare,
divertirsi e svagarsi con il tuo team.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Trattare i collaboratori come … persone

Non ho capito (e non lo capirò mai) perché alcuni manager trattano i propri collaboratori senza rispetto e poi pretendono (per tutta risposta) che siano efficienti e produttivi.

Questi manager non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?
E come i loro dipendenti se trattati correttamente e con rispetto, avrebbero un rendimento migliore?

Il grande leader si preoccupa della “sua gente”.
Tratta i propri collaboratori come … persone.
Entra in contatto anche a livello personale.

Il leader indiscusso sa motivare il team,
ha sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perde mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti.

5. Sostenere e promuovere i collaboratori

Promuovere il tuo team ha un valore importante.
Fondamentale.

Spetta a te come leader parlare del valore del tuo team, annunciare i loro successi, aiutare la tua squadra a essere più visibile ai “piani alti” o al “grande capo”, creare maggiore orgoglio e soddisfazione di squadra.

Se non sei tu a promuovere la tua squadra,
chi lo farà al posto tuo?

Il team leader indiscusso si concentra sui punti di forza delle persone.
Vuole aiutare (davvero) i propri collaboratori ad avere successo.

Ha pazienza, comprensione e sfrutta ogni opportunità per aiutare il suo team a crescere e svilupparsi.
Anche quando i collaboratori sbagliano, sanno che ci vuole tempo, altri tentativi e altri errori prima di migliorare.

Difendere, celebrare e promuovere la tua squadra sono grandi fattori di fidelizzazione del tuo team.

E tu che ne pensi?
Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua figura di leader?
Quale approccio miglioreresti della tua leadership?

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 2

immagine di leader

Leggi la parte 1 del post14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader“.

7. Mangiarsi le unghie o giocherellare con i capelli

Tutti facciamo gesti inconsapevoli quando siamo nervosi e sotto stress.

Chi si strofina le mani,
chi afferra la loro parte superiore delle braccia,
altri si mordono la bocca e si toccano il collo.

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Le donne (soprattutto) sono viste come timorose, ansiose o distratte quando assumono comportamenti da teenager tipo
gingillarsi con i capelli,
giocherellare con la collana
o mordersi un dito.

Le persone ti percepiscono come eccessivamente preoccupata per il tuo aspetto fisico e non abbastanza concentrata sul lavoro.

8. Espressioni non corrispondenti

Se (per esempio) stai dando un feedback negativo a un collaboratore,
sorridendo forzatamente e in modo nervoso,
non aiuterà a trasmettere il giusto messaggio.

L’altra persona si sentirà a disagio.

Anche se non sa esattamente il motivo,
quando si trasmette incoerenza tra le parole e le espressioni,
le persone avvertono contraddizione,
sospettano che stai tramando qualcosa o che stai cercando di ingannarlo.

9. Stretta di mano molliccia

Si dice che un bel sorriso, guardare negli occhi accompagnando il tutto con una ferma stretta di mano … faccia miracoli!
Verissimo!

Una stretta di mano debole è indice di mancanza di autorità e fiducia,
non è conforme all’ immagine di leader che vuoi dare,
mentre una stretta di mano troppo forte potrebbe essere percepita come aggressiva e dominante.

 


 

Adatta la stretta di mano a ogni persona e situazione,
ma assicurati che questo (semplice) gesto sia fatto con decisione.¨

10. Espressione del viso accigliata

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere,
gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni
gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così,
invii messaggi che sei arrabbiato,
teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.

11. Parlare al cellulare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti,
inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Camminare mentre si è al telefono,
è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno,
per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe …
ma muovendoti continuamente (e nervosamente) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

12. Avvicinarsi o allontanarsi troppo può minare la tua immagine di leader

Se ti avvicini troppo a qualcuno,
prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla,
invadi lo spazio dell’altro,
ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.
Significa che non hai rispetto o comprensione per lo spazio personale dell’altra persona.

Al contrario, se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.

Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

13. Essere eccessivamente espressivo o esagerare con i gesti

Pochi (e giusti) gesti mentre parli
aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Gesti troppo zelanti o esagerati possono indicare che sei caotico o che stai
cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.

Se comunichi con le mani,
cerca di non esagerare.

Utilizza piccoli gesti controllati per mostrare forza e fiducia,
la tua immagine di leader.
Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Se vuoi massimizzare la tua autorevolezza,
riduci al minimo i movimenti.

14. Guardare continuamente il cellulare

Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto.

Guardare il cellulare mentre parli o ascolti (ascoltare è però tutta un’altra cosa) con qualcuno è un chiaro segno di mancanza di rispetto e di educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing,
che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 1

immagine di leader

Se consideri che,
circa il 90 % della comunicazione è non verbale,
e i nostri corpi hanno una “lingua” propria,
ti rendi subito conto che il linguaggio del corpo è importante tanto quanto le parole che utilizzi.

Quando il tuo ruolo lavorativo è legata all’immagine di leader,
è fondamentale dare grande importanza alla comprensione del linguaggio del corpo e degli altri segnali non verbali.

Per capire dove è necessario migliorare,
ho selezionato 14 dei modi peggiori di gestire il tuo corpo quando sei impegnato con i colleghi, i tuoi collaboratori o il gran capo:

1. Annuire e sorridere troppo

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Quando annuiamo,
vuol dire che siamo d’accordo,
stiamo ascoltando e incoraggiamo l’altro a parlare.

Annuendo continuamente esprimi incoraggiamento e impegno ma non autorevolezza e potere.
Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e di compiacere.

Segnali la tua ansia di approvazione.

Anche il sorriso è un linguaggio del corpo potente e positivo,
ma quando (anche qui) sono persistenti o inappropriati,
può essere fonte di confusione e di poca credibilità.
Soprattutto se stai discutendo di un argomento serio,
esprimendo rabbia o stai dando feedback negativi

2. Seduta ciondolante o “contratta” può minare la tua immagine di leader

Una buona postura è importante ovunque ti trovi.

Con una seduta ciondolante e dinoccolata comunichi mancanza di rispetto per chi-parla.
Noia e apatia.
Menefreghismo.
Desiderio di non essere dove sei.

Il tuo corpo lo esprime per te … forte e chiaro!

Inoltre, se desideri una presenza da executive, un’immagine di leader, è importante “prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”.
Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

 


 

Se sei seduto in una postura contratta e “ristretta” al minimo delle sue dimensioni, occupi meno spazio e proietti meno potenza, sembrando insicuro o sottomesso.
Una “buona” postura invece incute rispetto.

3. Incrociare le braccia sul petto

Anche se piegare le braccia sul petto, può essere una posizione di riposo confortevole,
resisti alla tentazione di farlo.

Evita (sempre) di sederti con le braccia incrociate sul petto.
La maggior parte delle persone interpreterà il tuo gesto come
freddo, chiuso, polemico oppure difensivo.

Anche se stai sorridendo,
l’altra persona sentirà un senso di fastidio a interagire con te.
Anche pugni chiusi, braccia e le gambe incrociate, possono segnalare che non sei aperto ai punti di vista degli altri.

4. Non guardare negli occhi l’interlocutore

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che hai qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.
Invii un messaggio all’altra persona: Non sono interessato a quello che dici.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

5. Muoversi troppo, a scatti, con passi brevi

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che,
senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Fai attenzione!
Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare
negativamente
tutte le persone che ti circondano.

Questo proprio non te lo puoi permettere.
Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come un tarantolato.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi,
passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.
Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

6. Testa chinata di lato

La testa chinata di lato (quando qualcuno sta parlando) è un segnale di empatia e comprensione.
Mostra che sei in ascolto.
Sei coinvolto.

Ma una testa chinata può anche essere inconsciamente messa in relazione ad un segnale di sottomissione (i cani piegano il collo in ossequio a un animale più dominante).

Se desideri proiettare un’ immagine di leader, potere e autorevolezza tieni la testa verso l’alto,
in una posizione più neutra.

Leggi anche la parte 2.

Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta

cosa rispondere

“È facile fare domande difficili.
Difficile è dare risposte facili.”

Alessandro Morandotti

Tutto stava andando bene.

Poi, proprio mentre tutti stanno chiudendo il laptop, qualcuno chiede:
“Quindi… cosa pensi di fare adesso?”

La stanza si ferma.
Gli sguardi tornano su di te.

Apri bocca.

E tutto quello che esce è un farfugliante, tremolante:
“Non lo so.”

Dire spesso “non lo so” ti costa credibilità e influenza

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader“,
dire di non conoscere una risposta non è una tragedia.

Non è un errore.
E nemmeno un segno di incompetenza.

Anzi, a volte è una dimostrazione di forza.

Ma usarlo come risposta automatica, ripetuta,
ti costa credibilità.

Se vuoi essere preso sul serio come leader,
questa è una frase da ridimensionare
e sostituire con risposte più mature.
Autorevoli.

Quando il “non lo so” ti taglia fuori

Molti professionisti — competenti, preparati, esperti
di fronte a una domanda inattesa
non riescono ad andare oltre:

  • spalle alzate
  • testa che oscilla
  • un arrendevole “non lo so”

Una risposta che starebbe meglio
in bocca a un apprendista alle prime armi.

Risultato?

Fuori, in un attimo,
dalla lista degli “esperti affidabili”.

L’altra trappola: parlare senza sapere

Esiste anche l’estremo opposto.

Quando un capo, un cliente o un collaboratore
ti chiede un parere fuori dal tuo ambito,
la tentazione è forte:

  • parlare comunque
  • improvvisare
  • riempire il silenzio

Per piacere.
Per sembrare veloce.
Apparire smart.

Peccato che risposte imprecise, errate o incomplete
erodano la tua reputazione
molto più di un silenzio gestito bene.

“Non lo so” non è una risposta da leader

Quando non sappiamo cosa fare,
spesso rinunciamo del tutto.

Ma sul lavoro vale una regola semplice:
insegniamo agli altri come trattarci.

Ogni “non lo so” detto senza costrutto
spinge le persone ad andare da qualcun altro.

Se questo è il tuo obiettivo, va bene.

Altrimenti, serve prepararsi.

Cosa dire al posto di “non lo so”

Non frasi da imparare a memoria.

Ma strutture da adattare alla situazione
e alla tua personalità:

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Buona domanda. Lo scoprirò.”

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Non posso rispondere che, in parte, ma vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando … ”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati … ”

“Non ho abbastanza famigliarità con XYZ e non mi piace tentare di indovinare. Lasciatemi approfondire …

Perché funzionano

Queste risposte ti permettono di:

  • prendere tempo senza perdere autorevolezza
  • impostare una linea temporale chiara
  • dimostrare iniziativa e metodo
  • spostare l’attenzione su ciò che sai, non su ciò che manca
  • ascoltare meglio una richiesta spesso confusa

Paradossalmente,
posticipare una risposta aumenta la credibilità
se lo fai con struttura.

Conta cosa dici. Ma anche come lo dici.
Guarda negli occhi.

Postura stabile.
Tono fermo.

Ogni risposta è un’occasione

Per costruire — o erodere — la tua presenza da leader.

Se vuoi essere percepito come affidabile, autorevole,
“aggiorna” il tuo vocabolario.

Meno “non lo so” automatici.

Più risposte consapevoli,
pertinenti,
influenti.

È così che si cresce.
Ed è così che si viene ascoltati.

Con il mio percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia trovi il tuo equilibrio tra fermezza e sensibilità, per farti ascoltare davvero.

12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 2

Leggi anche la parte 1.

6. Connettersi, comunicare, facilitare

Guidare le persone richiede fiducia e comprensione.
Positività, empatia, compassione e umiltà.

Costruire una vera e propria connessione personale con il tuo team è fondamentale per sviluppare la fiducia necessaria per costruire una forte leadership.

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Non concentrarti solo sulle “procedure e la giusta direzione aziendale”,
vai oltre le fredde normative e i rigidi sistemi.

Non basta comunicare … devi facilitare!

Elimina rapidamente eventuali incomprensioni.
Dai ai tuoi dipendenti tutta la tua attenzione,
mantieni una mente aperta e …
il contatto con gli occhi mentre parli (non sul monitor per inviare la prossima mail)

È importante essere genuini, sinceri,
Schietti.
È la differenza (enorme) tra dare-informazioni rispetto a potenziare-le-persone.

7. Incoraggiare la creatività

Se desideri far crescere il tuo personale,
devi essere capace di lanciare nuove sfide alla tua squadra,
evitando che noia e compiacenza prendano il sopravvento.

È necessario dare al tuo team la libertà di riflettere ed esplorare.

Ogni tuo collaboratore deve sapere che hai fiducia nel suo potenziale,
sei aperto alle sue idee,
sei pronto a considerarle ed (eventualmente) a svilupparle.

L’opportunità di presentare le proprie idee,
porta maggiore impegno,
migliora la capacità di problem solving e
incrementa la produttività.

 


 

Premiando e riconoscendo la creatività,
(non solo le attività “che richiedono poco cervello”),
aiuti il tuo personale a sviluppare il loro pieno potenziale.

8. Chiedere un feedback

I tuoi collaboratori non sono gli unici che possono beneficiare di un feedback onesto, mirato e costruttivo.

Confrontarsi con il partner,
un caro amico/a o un collega fidato,
porta un valore inestimabile e nuove prospettive sul tuo approccio e stile di leadership.

Anche il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a sviluppare il tuo approccio e potenziare la tua leadership. Anche poche sessioni di coaching possono essere più motivanti e produttive di un libro, un video tutorial o un workshop (pur validi che siano!).

9. Ammettere quando si sbaglia o non si conosce la risposta

A nessuno piace ammettere un errore,
uno sbaglio, una pecca (soprattutto quando sei il capo).

Vogliamo essere sempre nel giusto,
far finta che è stato solo un malinteso
o un errore compiuto da qualcun altro.

Per molti, la leadership è nascondere eventuali limiti, errori e punti deboli.

Essere ancora più leader significa dire “Mi dispiace”, scusarsi (quando necessario) e ammettere quando non si ha la soluzione a un problema, rivela il proprio lato umano e fallibile,
aiuta a ottenere il rispetto dei collaboratori,
aiuta ad essere un leader migliore e più efficace.
essere ancora più leader del tuo team.

Quando si ammette un errore,
i tuoi collaboratori si sentiranno al sicuro di ammettere (a loro volta) i loro errori,
invece di cominciare con i “balletti dei giochi di colpa” che disperdono un sacco di energia.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. Non tollerare errori di negligenza, superficialità

Puoi accettare gli sbagli da parte dei tuoi collaboratori,
ma t’invito a rispettare tolleranza-zero,
massima attenzione e tempestività
per gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non intervieni prontamente,
ne risentirà la performance di tutto il tuo team,
dai un`immagine di leadership debole,
demotivi i collaboratori competenti e rendi difficile il raggiungimento degli obiettivi.

11. Essere prodighi di riconoscimenti

“Una parola di apprezzamento può spesso
ottenere ciò che nient’altro avrebbe potuto ottenere.”

B.C. Forbes

Le persone sono inondate da troppi compiti,
eccessive incombenze in un lasso di tempo che ogni giorno diventa sempre più risicato.

La tecnologia e la pressione dei risultati possono essere schiaccianti,
quindi è importante segnalare,
riconoscere e celebrare le “vittorie”,
non importa quanto piccole.

Molti impiegati (soprattutto quelli più giovani) hanno bisogno di costante incoraggiamento.
Se devi criticare, pensa seriamente l’impatto che le tue parole possono avere e cerca di essere il più costruttivo possibile.

12. Parlare meno e ascoltare di più per essere ancora più leader del tuo team

Non mi stancherò mai di ripeterlo …
saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team.

Ogni tuo singolo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.

Ascolta le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.
Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

Se vuoi approfondire l’argomento , scopri il coaching per la team leadership,
Se hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 1

Quando ricopri una posizione di responsabilità,
(piccola o grande che sia, poco importa)
un ruolo manageriale,
una delle prime cose su cui (probabilmente) desideri lavorare e migliorare
è affinare le tue capacità di leadership.

Per diventare un leader eccellente,
devi andare oltre
a distribuire incarichi, inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È possibile costruire la capacità di leadership con piccole ( che poi così piccole non sono) ed efficaci azioni quotidiane.

Ecco 12 “cose da fare” ogni giorno per essere più leader del tuo team:

1. Stimolare le persone a pensare e … parlare

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I leader di maggior successo conoscono la mentalità,
le capacità e le aree di miglioramento dei propri collaboratori.

Usano questa conoscenza per motivare la loro squadra
al raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi.

Non intimidire i tuoi collaboratori.
Falli sentire a loro agio, liberi di parlare e … di crescere.

Sposta l’attenzione da te stesso, incoraggia gli altri a esprimere con fiducia le loro opinioni.
Fai in modo che il tuo team sappia che sei disponibile a discutere apertamente i problemi di lavoro.

Condividi le loro prospettive e i loro punti di vista.
Mantenendo (mi raccomando!) la tua libertà di giudizio e di pensiero.

2. Essere diretto

Se non sei diretto,
se non dai feedback onesti,
i tuoi collaboratori non sapranno mai ciò che veramente pensi della qualità del loro lavoro.

La mancanza di una comunicazione diretta e poco incisiva crea dubbi,
incertezza e ansia.
Paura.

È importante condividere feedback costruttivi su tutto ciò che ogni tuo collaboratore fa.
È il modo migliore per guidare tutto il team nella giusta direzione.
Ed essere più leader del tuo team.
 


 

Le indicazioni positive sono importanti quanto quelle negative.
Sforzati per trovare il giusto equilibrio.

3. Conoscere meglio il team

Non ho dubbi che conosci il nome e la funzione di ogni collaboratore ma sai davvero chi sono, a cosa sono interessati e quali sono i loro punti di forza (e come possono essere sfruttati) e i loro punti deboli?

Conoscere il tuo staff (anche) a livello personale non solo ti aiuterà ad apprezzarli maggiormente,
ma ti aiuterà anche a gestire meglio.

Conosci i tuoi collaboratori.
Chiedi delle loro famiglie,
i figli, i loro hobby,
le loro passioni.

Dimostrerai che ti curi di loro anche come persone e non li consideri solo
un nome sul libro paga dell’azienda.

4. Imparare dal team vuol dire essere più leader

“È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già.”
Epitteto

Essere responsabile non significa avere tutte le risposte.

Uno dei più grandi errori che puoi fare come manager è non imparare o chiedere al tuo team.
In effetti, i collaboratori sono una delle migliori risorse cui poter attingere.

Così ogni giorno, impara dal tuo team.

Chiedili se hanno incontrato quel particolare problema prima,
come l’hanno risolto.

Chiedi pareri sui nuovi processi che stai pensando di attuare,
o come suggerirebbero per renderlo più efficiente.
Discutere apertamente crea un ambiente positivo che favorisce la crescita personale e professionale.
Anche questo vuol dire essere più leader.

La stragrande maggioranza dei tuoi collaboratori ha idee da condividere.
Vuole essere parte del processo decisionale,
desidera diffondere la sua conoscenza
e la sua competenza.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

5. Uscire dall’ufficio

Uno dei più grandi errori di un team leader è quello di trascorrere tutte le ore di lavoro in ufficio.

Le quattro mura, con il tempo, diventano un muro di gomma che rischiano di tagliarti fuori dalla realtà quotidiana. Così rischi di smarrire il collegamento con il tuo personale e perdere il polso della situazione.

Così (appena puoi) esci dal tuo ufficio.
E “fai due passi” nella tua azienda.
Bastano pochi minuti.
Non cercare di giudicare,
anzi lasciati (solo) guidare dall’istinto.

Ascolta.
Senti.
Cerca di escludere la mente.
Fai silenzio interiormente.

Placa il tuo chiacchiericcio interno,
presta la tua più totale attenzione.

L’istinto va oltre le frasi di rito, i sorrisi di circostanza, le strette di mano, gli “inchini e i salamelecchi” che accompagnano il tuo passaggio.

Cosa vedi?
Cosa senti?

Va tutto (veramente) bene, come ti dicono?
Come sembra?
Com’è davvero l’ambiente di lavoro?
Rilassato, preoccupato, nervoso?

Continua a leggere la parte 2.

Coaching per giovani leader – investi su te stesso

coaching per giovani leader

“Come posso sperare di comandare sugli altri,
se non ho il pieno controllo su me stesso?

François Rabelais

Quanto tempo ti ci è voluto?
Pochi anni?
Diversi mesi oppure neanche il tempo di finire la prova lavoro?

Ti è bastato poco.
Molto poco … per capire che tutti i libri che hai letto, i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato, la capacità lavorativa che hai … non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.

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Le qualità personali non si sviluppano seguendo un corso o leggendo un libro

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori (non userò mai la parola risorse),
le relazioni extra lavorative,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress,
l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano seguendo un corso, un workshop, un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Se non è cambiato niente.
Oppure è cambiato poco,
significa che non è quello di cui hai bisogno.

E allora cosa fai?
Continui a cercare, ovvio.

Continui a cercare le risposte.
Si dice che “chi-cerca-trova”.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.

E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che incisive

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.
 


 

E allora continui a cercare.
Ancora.
Inseguire, bramare, tentare.

E non guardi nell’unico posto, dove troveresti le risposte che stai cercando.
Dentro di te.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.
Possono sembrarti domande facili ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.

Provaci, dai:

Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Come farai a sapere quando sei arrivato?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?

Lo sai che i leader più esperti pensano che i giovani desiderano il successo su un piatto d’argento.
Senza lottare.
Ah no?

Dimostra che si sbagliano.
Alza i tuoi standard personali.
Bassi standard portano alla mediocrità.

Se non ce la fai, riprova.
Riprova ancora.
Fai le cose difficili.
La facilità, la comodità ti fa diventare molliccio, arrendevole, fragile.
O forse molliccio lo sei già?

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Sviluppa la tua capacità di “attraversare” la delusione e la frustrazione

Le lotte di oggi,
ti porteranno da qualche altra parte … domani.

Non lasciare che i leader più esperti raccolgano al posto tuo.
Smettila di parlare.
Smettila di sognare.
Fantasticare.
Entra nel concreto.
Fai qualcosa.
Non piagnucolare. Risolvi i problemi.

Non essere tu il collo di bottiglia

Perché non stai chiedendo feedback?
Non smettere di farti domande.
Persegui la chiarezza, fai più domande.

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire le tue reazioni … e quelle degli altri?
Le attese, la frustrazione?
Quanto riesci a reggere l’insuccesso?

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi entrare (anche tu) nella statistica dei fallimenti da giovane leadership.

Che fregatura!
Cercavi risposte e invece sono io a farti domande,
e le risposte le devi dare tu.
Provaci ancora dai …

Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?
C’è qualcuno nella tua squadra che hai lasciato fuori, ignorato, deluso?

“Fare” coaching per giovani leader,
vuol dire diventare consapevole che la motivazione del tuo staff passa inevitabilmente (e inesorabilmente) da te.

Investi su te stesso: coaching per giovani leader

Che cosa stai aspettando?
Qual è il tuo prossimo passo?
Che cosa stai imparando?
Dimmi che cosa farai, in modo diverso, la prossima volta?
Hai capito cos’è il coaching per giovani leader?

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione. Coaching per giovani leader.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri il mio percorso di benvenuto facendo click qui.

Troppo da fare? Il tempo per criticare i collaboratori però lo trovi sempre!

per criticare

Siamo onesti.
Non hai tempo.
Scadenze imminenti,
Le grane da risolvere,
il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

Sei il leader, il capo.
È normale avere tempi “strettissimi”.

Tempi stretti? Ma per criticare il tempo lo si trova … sempre!

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In effetti, non ho incontrato un solo responsabile, manager o team leader che mi abbia detto di non aver il “tempo contro”…
ma poi il tempo per criticare,
rimproverare,
disapprovare,
biasimare,
chissà perché poi … lo trova sempre!

Di fronte a una prestazione negativa da parte dei tuoi collaboratori,
puoi essere un capo esigente,
uno con “la critica facile”, pignolo e pesante … ma è altrettanto giusto restare impassibili di fronte a una performance positiva?

È motivante chiudere la questione con un semplice “Ok, grazie”?
Metti la stessa energia ed emotività per criticare rispetto a quando porgi un riconoscimento positivo?

Trovi normale tutto questo?
Certo che sì.
Che domanda!

Quando lo chiedo, la stra-grande maggioranza (per non dire tutti) dà per scontato ricevere dai propri collaboratori prestazioni in linea con le aspettative “Far bene le cose fa parte del loro lavoro”.

Consideriamo la performance positiva come … dovuta, doverosa, ovvia

Valutiamo il riconoscimento per un lavoro ben eseguito da parte dei nostri collaboratori come “inutile”, “tempo perso”.
“Sanno che li apprezzo”.
“Non critico quindi sanno che stanno lavorando bene”.

Addirittura qualcuno pensa che con un feedback positivo “qualcuno si potrebbe montare la testa”.
Lo trovi ancora normale?
 


 

Significa che non sei consapevole che la maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi.
La gratificazione è il motore che ci spinge a dare il massimo per ottenere risultati sempre migliori.

L’apprezzamento e il riconoscimento sono molto importanti,
se non la cosa più importante nella gestione del personale,
perché valorizza il lavoro fatto.
Giorno dopo giorno.

Soprattutto in questi tempi incerti e complessi si raccolgono molti “NO” ed è fondamentale riconoscere e sottolineare ogni “SI” che si riesce a conquistare con la fatica e l’impegno.

Non fermarti solo ai numeri e il budget

Non tutti mirano solo a timbrare il cartellino,
tirare le otto ore e aspettare lo stipendio alla fine del mese.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto,
i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo,
motivato e molto produttivo.

È una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team (grande o piccolo che sia, poco importa).

Non aspettare la revisione o il colloquio annuale per complimentarti o dire grazie a un tuo collaboratore.
Complimenti e apprezzamenti ben fatti possono costruire e rafforzare le relazioni, aumentare la fiducia, migliorare la produttività e ridurre il turnover del personale.

Esagerazioni?
Non direi proprio.
La ricerca mostra che la maggior parte dei dipendenti desidera semplicemente un ringraziamento o un apprezzamento
da parte del capo o del supervisore per il lavoro svolto.
Semplicemente.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff creando uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per apprezzare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

P.S. – importante

Durante le sessioni di coaching mi capita (spesso) che le persone che ritengono “inutili” e “tempo perso” apprezzamenti e riconoscimenti per un lavoro ben eseguito dei propri collaboratori …

si lamentino (ironia della sorte?) proprio di non ricevere a loro volta feedback positivi, approvazioni, riconoscimenti o appoggio da parte del management, del “gran capo” o dal titolare dell’azienda.

8 segnali che rivelano la tua insicurezza sul lavoro (e tutti se ne stanno accorgendo)

insicurezza al lavoro
Nel mio libro “Prima volta Leader” ho sottolineato come molti giovani leader
ostentino sicurezza senza possederla davvero.

Parlano dei loro successi.
Delle loro conquiste.
Di quanto siano competenti,
intelligenti,
brillanti.

Non mostrano mai debolezze.
Non dicono mai: “Non lo so”.

E qualcuno, purtroppo …

scambia tutto questo per vera sicurezza di sé.

In realtà hanno costruito una maschera:
sicurezza e spavalderia recitate,
per nascondere l’insicurezza sul lavoro.

Il problema?
Questa maschera cade facilmente.

Basta una minima minaccia percepita
e reagiscono con aggressività.

Fingere,
nel tempo,
peggiora solo le cose.

Ti costringe a compensare continuamente.
A spendere energie preziose per mantenere la facciata.

E, poco alla volta, l’insicurezza filtra.
Si vede.
Tutti se ne accorgono.

8 segnali evidenti di insicurezza sul lavoro:

1. Chiedi continue rassicurazioni

  • “Ha senso?”
  • “Che cosa ne pensi?”
  • “Faresti lo stesso?”
  • “Ti sembra OK?”

Se sei sicuro di te,
non hai bisogno dello specchio, specchio delle mie brame
per validare ogni tua scelta.

A meno che…
tu non stia semplicemente testando la fiducia degli altri.
(ed è un altro discorso.)

2. Vuoi sempre avere ragione

Chi vuole sempre avere ragione
mostra insicurezza,
rigidità,
paura del giudizio.

Il mondo diventa bianco o nero.
Giusto o sbagliato.

Così ti isoli.
Rifiuti prospettive diverse che potrebbero essere più efficaci.

In realtà stai spendendo più energia
a dimostrare di avere ragione
che a scegliere la soluzione migliore.

3. Ti metti sempre in posizione di svantaggio

Esiti.
Lasci il passo.
Parli poco.
Eviti il confronto con figure autorevoli.

Un po’ di deferenza è educazione.
Troppa deferenza è bassa autostima.

L’insicurezza può essere mascherata.
Ma si sente.

4. Sei suscettibile e reagisci in modo eccessivo

Ogni parola diventa un attacco.
Ogni gesto una mancanza di rispetto.

Analizzi tutto,
fuori contesto,
alla ricerca di significati nascosti.

È una personalità iper-reattiva.
Ossessionata dal giudizio.

Chi ha vera fiducia
accetta feedback,
errori e
confronto
senza bisogno di creare rumore.

5. Va sempre “tutto benissimo”

L’ottimismo è prezioso.
Soprattutto in tempi difficili.

Ma fingere che vada sempre tutto bene
è come guardare un temporale e dire:
“Che bella giornata”.

Negare la fatica
non è forza.
È evitamento.

Essere autentici nei momenti duri
porta più rispetto
di un sorriso forzato.

6. Devi mostrare continuamente i tuoi successi

Parli spesso di:

  • risultati
  • status
  • conoscenze importanti
  • clienti
  • riconoscimenti

A qualcuno potrebbe piacere.
A molti no.

Come scrivo nel libro,
vantarsi (anche in modo sottile)
è spesso segno di vuoto o insoddisfazione.

Non è l’insicurezza a infastidire.
È il tentativo di coprirla.

Dimmi di cosa-ti-vanti
e ti dirò cosa-ti-manca.

Le persone sicure
non competono continuamente.
Non devono dimostrare nulla.
Agiscono.

7. Dai troppe spiegazioni per affermarti

Parli piano.
Esiti.
Ti giustifichi.

Riempire i “no” di spiegazioni infinite
ti rende debole.

Una spiegazione breve è sufficiente.
Non devi convincere nessuno.

Altrimenti sembri insicuro.
Perdi autorevolezza.

8. Dici “NO”, poi torni indietro

Se cambi facilmente posizione,
comunichi che le tue decisioni sono negoziabili.

Insistere funziona.
E gli altri lo imparano in fretta.

Cambiare idea è sano.
Ma non quando nasce
dal bisogno di approvazione.

L’insicurezza sul lavoro
è la mancanza di fiducia
nelle proprie capacità di ottenere risultati.

Succede spesso crescendo professionalmente:
più responsabilità,
più dubbi.

Essere leader significa sapere
cosa-dire,
quando-dirlo.

La vera sicurezza non fa rumore

Non si difende.
Non si vanta.

Si riconosce dalla calma,
dalla chiarezza
e dalla capacità di restare autentici
anche quando non si ha tutte le risposte.

Ti senti in difficoltà nel guidare il team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching mirato
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 2

gestione team

Leggi anche la parte 1.

4. Sottolinei difetti, errori o carenze … con sarcasmo

Davanti a tutti.
Il team, i colleghi, i clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere.
Ok, ma trova un altro modo per farlo.

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A volte, nella gestione team usiamo il sarcasmo per alleggerire lo stress o il carico di lavoro.
Il sarcasmo è il modo vigliacco di dire quello che realmente pensiamo.

Se c’è qualcosa che vuoi dire, dillo.
Non nasconderti.
Altrimenti taci.

Sei il capo, dimostralo.

5. Sei un maniaco del controllo

Pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”.
Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa, anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa sentire il tuo collaboratore demotivato, inutile … improduttivo.

6. Non passi le informazioni

Perché razioni le informazioni?
Trattieni per te le info importanti?
Non chiedi mai a chi lavora con te pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura (“figli prediletti” dell’improduttività).

 


 

Nella gestione team, condividere (quasi tutte) le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori.

La maggior parte delle persone che lavora al tuo fianco desidera fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.
Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

7. Non ti sporchi (mai) le mani

Sei un “grande” ad assegnare il lavoro.

Molto meno a partecipare.
A prenderne parte.
A esserne parte.

Non scendi mai dal tuo piedistallo.
Al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, suda, anche tu … insieme al tuo team.

8. Sei teso tutto il tempo

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tutti tirano un sospiro di sollievo.
Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

9. Nella gestione team manifesti simpatie e preferenze personali

Forse non te ne rendi conto …
ma se coinvolgi, ridi, scherzi, vai a pranzo o a pausa-caffè sempre e solo con la stessa persona o il solito gruppetto “fidato” di collaboratori … potresti creare palesi manifestazioni di preferenze.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre, ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia, rischi di perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando un`immagine di leader debole e influenzabile.

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

10. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte, facendo finta di niente?
Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …) ma se sorvoli completamente sull’accaduto rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 1

gestione del team

Il tuo team ti detesta.
Non ti sopporta.
Ti odia.
Davvero.

Quando vanno a casa, “rovesciano” la loro frustrazione e rabbia su partner e figli.
Sì, si lo fanno.
Non sopportano il loro capo (sì, si proprio tu) … solo che non te lo diranno mai perché ci tengono al loro lavoro.
Al loro stipendio.

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Prima di pensare che questo post non ti riguardi, ti chiedo di spendere qualche minuto per leggere l’elenco qui sotto e vedere se non ti ritrovi in qualche punto. Potresti pensare che un capo così odiato e detestato dal suo team, chissà di quali mostruosità e bruttezze si sia reso “colpevole” nella gestione del team.
È un carceriere.
Un tiranno.
E invece …potresti sbagliare.

Spesso siamo inconsapevoli della gestione del team

Potresti essere convinto che il tuo comportamento sia professionale, esemplare e ammirevole.

Invece …
non sono pochi i responsabili che mi contattano per “fare” coaching lamentando seri problemi di rapporto con il loro team (con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati e bruciori di stomaco) …

che non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che ritengono “assolutamente normali” e che però sono recepiti dal team come arroganti, spavaldi, eccessivi, odiosi.

Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati e inadeguati?
Tutta colpa di dipendenti sempre più permalosi e suscettibili?
Uhm … Forse!

Dare valore aggiunto nella gestione del team

Chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza), deve riuscire a dare un valore aggiunto, prendere coscienza dei mutamenti, adattarsi a questi cambiamenti e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

 


 

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto, anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine, vera strafottenza e ricercata arroganza.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.

Ecco 10 motivi perché il tuo team ti disprezza (e forse hai solo un’idea del perché):

1. Tratti i collaboratori senza rispetto

Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

Tutti desideriamo rispetto.
Il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa cui bramiamo in molti, ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo. Ecco alcuni errori in cui potresti “incappare” (a volte senza nemmeno volerlo):

– Interrompi spesso mentre qualcuno sta parlando;
Fai domande ovvie e correzioni insignificanti che rendono i collaboratori stupidi;
Dai consigli (anche sul privato) non richiesti;
Generalizzi utilizzando termini come “sempre”, “mai“, ecc. tipo “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.
Sparli di qualcuno, come se non fosse presente;

2. Sei professionale ma anche gelido e indisponente

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente, quando ti relazioni ai tuoi collaboratori?

Secondo te, i tuoi collaboratori avvertono un’attenzione particolare, la tua partecipazione, il tuo interesse per loro?
Oppure sei una gelida macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

Sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”,
chi ti parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Per ognuno dei tuoi collaboratori,
non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, capita o fraintesa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

3. Sei incongruente e fai promesse che non mantieni

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la fiducia dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.
Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e il successo nella vita.
L’incoerenza è difficile da digerire.
Per tutti.

Se (per esempio) sei il primo a predicare ai collaboratori di “avere una vita equilibrata“.
Bilanciata e regolata.

Se continui a raccomandare che i week-end sono preziosi,
che si dovrebbero spendere con la famiglia,
perché poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

Continua a leggere la parte 2.

Come entrare in una stanza piena di gente come un vero leader – 2

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Leggi anche la parte 1.

5. Ricorda queste piccole strategie prima di entrare in una stanza

Fai una ricerca, prima del tempo, per scoprire se ci sarà qualcuno che conosci già. Quando si può iniziare la serata conversando con qualcuno che si conosce può rendere più facile entrare e familiarizzare con l’ambiente.

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Andare accompagnati da un amico/a. Se si arriva accompagnati avrai una persona con cui poter parlare … è più facile rompere il ghiaccio e prendere confidenza con l’ambiente.

Un’altra opzione (un po’ più sfacciata) è quella di fare il tuo ingresso come se tu fossi l’ospite dell’evento, salutando gli altri con simpatia e calore.

Appena entrato, cerca persone in piedi da sole o piccoli gruppi di persone con cui poter facilmente rompere il ghiaccio e cominciare a parlare.

Ricorda che non tutti sono a proprio agio. Molti inizierebbero volentieri una conversazione con te (anche solo per togliersi a loro volta dall’imbarazzo). Tutto quello che devi fare, è guardarti intorno e stabilire un contatto visivo con qualcuno nella stanza, fino a quando non trovi qualcuno con cui parlare. Il contatto visivo accompagnato da un sorriso sono fondamentali nella costruzione di rapporti.

6. Muoviti come se fossi in slow motion

Calma. Calma.
Cos’è tutta quest’agitazione!

Evita movimenti rapidi e scatti.
Movimenti nervosi, giocherellare con le mani, mosse goffe o gesti nervosi che trasmettono sfiducia e ansia.

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.

 


 

Segui il loro esempio.

7. Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo di altre persone

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai la conversazione con qualcuno.

Appena farai il tuo ingresso in una stanza, inizieranno “l’invio” di messaggi non verbali.
Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti e le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro.

8. Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te, raddrizzati.
Raddrizza la tua postura.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

9. Mantieni il contatto visivo

Il contatto con gli occhi è difficile per molti, in particolare per noi uomini, perché può essere sfidante.

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

10. Accompagna sempre con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Questo non significa avere il sorriso stampato tutto il tempo, fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza ma mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

11. Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri,
perché sanno che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.
Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto più sicuro, semplicemente perché non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

12. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.

Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti, per aggiungere un tocco e la passione in quello che stai dicendo durante la conversazione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia (non solo dal gomito in giù) così da rendere la tua presenza molto più dinamica.

13. Usa il tatto

Le persone sicure di sé usano spesso un “contatto fisico” con gli altri.

Ci vuole tanta pratica per farlo con familiarità e in modo appropriato.
Inizia con situazioni agevoli (per esempio con gli amici al bar).

Inizia toccando o accarezzando leggermente la persona sul braccio, sulla spalla o mettendo la mano sulla schiena per guidarlo da qualche parte.
“Allenati” fino a quando non diventerà una cosa naturale.
Quando ti sentirai sicuro di farlo in modo appropriato potrai iniziare a utilizzarlo anche in ambienti professionali.

Come entrare in una stanza piena di gente come un vero leader – 1

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Non so quanto sei consapevole che, anche se non sei un manager di grido,
un imprenditore famoso,
un professionista conosciuto,
un VIP,
sarai giudicato da altre persone non appena superi la soglia della porta e fai il tuo ingresso in una stanza (ufficio, sala meeting o locale che sia).

Tutti gli occhi (pochi o tanti, non importa) saranno su di te …
potrebbero essere quelli dei tuoi collaboratori,
i tuoi colleghi,
potenziali clienti,
ma anche dei tuoi capi, i titolari dell’azienda, il tuo potenziale futuro datore di lavoro oppure
i partecipanti a un meeting,
una presentazione del tuo prodotto e (perché no)
anche un locale pieno di donne e uomini attraenti.

Se non gestisci la tua immagine professionale, gli altri lo faranno per te

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Sei cosciente del fatto che la prima impressione è fondamentale per partire con il piede giusto?
Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta ti farà perdere punti in carisma e leadership?

Riesci a impressionare, proiettare un’aria di autorità,
trasmettere fiducia e certezza in pochi secondi?
Sai, in altre parole,
entrare come un leader?

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff …
poi bisogna correre per rimediare!

Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità prima di arrivare a un evento ti permetterà di mettere il piede migliore in avanti una volta arrivato sulla soglia.

Ecco come entrare come un leader in una stanza,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavi):

1. Minimizzare il nervosismo

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
prima di fare il tuo ingresso in una stanza,
come riportare alla mente un momento specifico in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi
(un giudizio lodevole da parte di un cliente, capo, amico, partner, l’acquisizione di un cliente importante, la tesi di laurea, ecc.)

 


 

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo telefonare a un caro amico con un buon senso dell’umorismo o anche cantare in macchina,
giocare o guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.

2. Caricarsi prima di entrare come un leader

“La nostra postura influenza direttamente la nostra biochimica.”
dice la psicologa americana Amy Cuddy

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio è associata con potere e dominio”.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana ha scoperto che stando semplicemente in piedi in modo dominante dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo
(un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

Se è possibile,
prima di entrare in una stanza prenditi un paio di minuti per metterti in una posizione di potere,
con le gambe divaricate e le braccia tese sopra la testa, fino a dove puoi arrivare.
Sarai piacevolmente sorpreso dalla sensazione di maggiore potenza che questa piccola abitudine ti darà.

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno,
meglio trovare un luogo riservato (va bene anche la toilette, se non trovi altro).

3. Prepararsi prima di entrare nella stanza

Poco importa se è una conferenza,
una riunione, un colloquio di lavoro, un drink con i tuoi collaboratori,
un cocktail di lavoro o un party di presentazione del nuovo prodotto.

L’importante è essere preparati.

Più ti sarai preparato in anticipo,
più sarai confortevole e rilassato.

Qui c’è in gioco la tua immagine professionale.

Sarebbe un pessimo inizio arrivare trafilato e sudato (perché non trovi parcheggio),
in largo anticipo (diventi un ospite inaspettato da gestire) o indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare il tema, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli dell’evento –
ora d’inizio, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfortuna, l’errore, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare di te stesso (io almeno faccio così) errori di superficialità o di mancata preparazione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Vestiti come un leader

Sono certo che vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il tuo vestito di una taglia più grande,
i calzini bianchi,
la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo con le più recenti tendenze moda.

Senza esagerare,
comunque.
Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).
Scegli la moderazione: è meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma non freddo.

Cerca di non essere solamente
ciò che stai indossando.

Continua a leggere la parte 2.

7 errori da evitare quando gestisci collaboratori più anziani di te

collaboratori più anziani
Cosa c’è di più bello di vedere la luce negli occhi di un giovane manager.

Idee.
Visioni.
Energia.

Voglia di lasciare il segno.

Poi però arriva la realtà.

Sei in una posizione di leadership…
e gestisci collaboratori:

  • più anziani
  • più esperti
  • più navigati

E lì iniziano i dubbi:

“Come li motivo?”
“Come evito attriti?”
“Mi rispetteranno?”

Gestire collaboratori più anziani: 7 errori da evitare.

Spesso questi errori nascono da stereotipi.
Vediamoli.

1. Arrivare e cambiare tutto. Subito

“Adesso sistemiamo tutto.”

Errore.

Chi lavora lì da anni ha visto:

  • tanti capi
  • tanti cambiamenti
  • tante “rivoluzioni” inutili

Prima capisci.
Poi cambi.

Studia:

  • contesto
  • dinamiche
  • storia

Altrimenti trovi solo resistenza.

Nel mio libro “Prima volta Leader
ho parlato di Jonathan che si è presentato al nuovo lavoro
pronto a picconare e cambiare tutto ma …

2. Ignorare le differenze d’età

Persone diverse = vite diverse.

Molti collaboratori più senior hanno:

  • famiglia
  • figli
  • responsabilità

Non vivono il lavoro come lo vivi tu.

Serve:

  • comprensione
  • flessibilità
  • un pizzico di umanità

3. Non chiedere (per paura di sembrare debole)

“Devo dimostrare che so.”

E quindi:
fai tutto da solo.

Errore enorme.

I collaboratori più esperti sono una risorsa:

  • conoscono clienti
  • conoscono problemi
  • conoscono soluzioni

Coinvolgili.

Non perdi autorevolezza.
La costruisci.

4. Pensare: “Non mi rispetteranno”

Normale pensarlo.

Succede.

Ma attenzione:
non deve guidare il tuo comportamento.

Sai perché?

Il rispetto non arriva dall’età.

Piuttosto da:

  • come lavori
  • come comunichi
  • come gestisci le persone

Fai bene il tuo lavoro… e l’età diventa irrilevante.

5. Dimostrare a tutti i costi chi comanda

“Qui comando io.”
No.

Questo crea:

  • tensione
  • competizione
  • resistenza

Non serve imporre.
Serve guidare.

Evita anche battute tipo “nonno”, “zio”… anche se scherzose.

6. Non essere equo

“È più esperto… lascio correre.”
Errore.

Se eviti di affrontare problemi:
perdi credibilità.

Anche con gli altri.

Feedback difficile?
Sì.

Necessario?
Sempre.

A questo proposito leggi il mio post su:
Come dare feedback potenzianti con facilità e sicurezza ai tuoi collaboratori

7. Pensare che siano “superati”

“Sono lenti.”
“Non capiscono.”
“Non si aggiornano.”

A volte è vero.
Ma spesso no.

È un pregiudizio.

Non dare per scontato che:

  • non sappiano usare tecnologia
  • non vogliano imparare

Mantieni la mente aperta.

Il punto chiave

Collaboratori più anziani? Non è una questione di età.

Ma piuttosto di:

  • motivazione
  • competenze
  • atteggiamento

Conosci davvero le persone

Prenditi il tempo per capire:

  • cosa li motiva
  • cosa li frustra
  • come vogliono essere gestiti

Potresti scoprire che…
avete molto più in comune di quanto pensi.

Collaboratori più anziani: le differenze sono un vantaggio

Un team con età diverse ha:

  • più prospettive
  • più esperienza
  • maggiori soluzioni

Se lo sai gestire.

Conclusione

Non devi dimostrare di essere il più bravo.

Devi dimostrare di saper guidare.

E questo passa da:

  • ascolto
  • rispetto
  • intelligenza relazionale

Non farti bloccare dall’età.
Né dalla tua… né dalla loro.

Perché un leader non si misura in anni.
Ma da come fa crescere le persone.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Vuoi iniziare il coaching? 11 cose che non ti direi mai

iniziare il coaching

Le parole sono importanti.
Parlare troppo e male è forse l’errore più comune che facciamo.

Nella mia professione di coach,
parlare poi è come … camminare sulle uova!

Le parole possono stimolare, ispirare e convincere
ma anche allontanare, disorientare o annoiare.

Dipende da ciò che diciamo.
E soprattutto da come lo diciamo.

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Ci vuole attenzione, moderazione e competenza.

Una cosa è certa …
ecco 11 cose che sicuramente non mi sentirai mai dire se tu fossi un mio potenziale cliente (cliente privato) e desideri iniziare il coaching:

1. “Vedrai, sarai leader in un paio di sessioni

Potenziare l’approccio, aumentare la leadership, rafforzare la tua sicurezza, riflettere personalità e stile … non è cosa da poco!

Non scherziamo.
È irragionevole proporre miglioramenti così importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo così ampio e complesso è necessario discuterne insieme la durata e la pianificazione.
Mediamente, dopo il primo step di base costituito da 5-6 sessioni di coaching, decidi se proseguire, incontrarci mensilmente (per essere sicuro di mantenere la direzione) oppure continuare il tuo potenziamento con percorsi di coaching sempre più avanzati.

2. “Sarà una passeggiata

Mi spiace … nessuna dritta miracolosa o pillolina magica.

Non esistono.
Almeno secondo me.

Altro che passeggiata!
Quelle si fanno nei boschi.

 


 

Serve applicazione. Impegno.
Mettersi in gioco.

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai perfettamente ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in persone che “trasudano” vera leadership è una rarità.

3. Frasi motivazionali

Nessuno slogan motivazionale,
frasi a effetto o teorie sulla motivazione, lanciate qua e là per creare effetto.

Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione sai perfettamente che se anche ti dò una pacca sulla spalla e ti dico: “Eddai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.

4. Nomi e dati dei miei clienti

La riservatezza è un elemento estremamente importante nella relazione di coaching, perché costituisce la base per l’indispensabile rapporto di fiducia e di trasparenza.

Il contenuto delle conversazioni di coaching, come pure i tuoi dati e quelli dell’azienda per la quale lavori, sono quindi strettamente confidenziali e riservati.

Non dirò nomi di persone, aziende, nel mio sito non c’è la sezione “I miei clienti” (anche se mi farebbe davvero comodo).
Così sei sicuro che non dirò neanche il tuo.

5. “Che ne dici di una sessione di prova?”

Il coaching non si prova.
O lo fai o non lo fai.

Provare vuol dire tentare, sperimentare, testare.
Essendo una prova c’è meno coinvolgimento, in compenso molta più razionalità ed eccessiva attenzione sul risultato (“funziona o non funziona sto’ coccing?”).

No, così non funziona.

Preferisco iniziare il coaching e se poi ti accorgi che non è quello che ti aspettavi o non è l’approccio giusto per te, ti rimborso tutto il pacchetto, compresa la sessione che hai fatto.
Se continuiamo (senza piacere) ci perdiamo entrambi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

6. Pareri o giudizi su altri coach

Piuttosto che fare una scala di meriti di altri formatori e coach, desidero valorizzare i miei servizi e far percepire il reale valore aggiunto che posso offrire.

Ho fiducia che si parli di me attraverso i miei servizi, il mio blog o la mia consulenza.

Anche se ricevo mail che mi chiedono un consiglio sulla scuola o corso migliore o un parere personale l’ultima cosa che mi interessa è “gossippare” sulla preparazione e competenza di questo formatore o quel coach.

7. Insistere, pressare o convincere all’acquisto

Se c’è una cosa che non faccio durante il primo contatto (ma in definitiva sempre) con un potenziale cliente che desidera iniziare il coaching è … vendere.

Chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati, chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Vuole iniziare il coaching e basta!
Non chiede troppo, non si dilunga su particolari e dettagli, scalpita, ha solo voglia di iniziare.

Per tutti gli altri (chi vuol prendere ancora altre informazioni, chi non è ancora pronto, chi sta semplicemente perdendo tempo, ecc.) cerco di dare il maggior numero di info e spiegazioni ma senza mai forzare o cercare di convincere all’eventuale acquisto.

Anzi.
Indecisione ed esitazione sono i segnali che la persona non è ancora pronta.
Preferisco io stesso consigliare di aspettare.

La relazione di coaching non può essere imposta, né venduta, tanto meno mercanteggiata … deve essere “consapevolmente volontaria”!

8. “Sono completamente a tua disposizione

Non posso,
Non riesco.
Anche volendo.

Come te, ho il tempo contro.
Esattamente come te, ho i miei impegni e le mie incombenze.

Se fissare una sessione di coaching diventa (per entrambi) un incubo per la poca disponibilità, riprogrammazioni dell’ultimo minuto, e-mail di scuse, ritardi e rilanci di date e orari … meglio rinunciare.

Decidiamo (insieme) una programmazione e ci atteniamo a quella.
Semplicemente.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

9. “Ci vediamo sui social”

Anche qua, stesso discorso.
Non riesco.
Ho poco tempo a disposizione.

Ecco perchè la mia attività social è pari-allo-zero.
Non riuscirei a rispondere (personalmente) a eventuali commenti, twittare qualche spunto interessante o postare un articolo su fb.

Potrei risolvere il tutto delegando tutto questo (come mi hanno proposto) a qualche agenzia di web marketing ma … non mi interessa.
Non vorrei aggiungere altro blah-blah inutile e standardizzato a quello già esistente in Rete.

10. “Devi firmare il contratto

Come cliente privato acquisti semplicemente una sessione o un pacchetto di sessioni di personal coaching.

Una volta esaurita decidi se acquistare altre sessioni di personal.
Come cliente privato non devi firmare nessun contratto o vincolo.

11. “Fidati di me” – “Credi in me

La correttezza non si proclama.

Ho fiducia che la mia professionalità parli attraverso i miei gesti, le mie parole, i fatti o la mia consulenza. Se proprio devo dimostrarla, porto esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo mi sono comportato o come ho reagito.

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare, mercanteggiare o “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

Vuoi iniziare il coaching? Ecco le 11 cose che non ti direi mai

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Se invece hai solo sentito “parlare di coaching” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto gratuita facendo click qui.

Faccia a faccia con la persona più difficile da gestire

persona difficile da gestire

Un grande talento.
Abbiamo tutti (chi più chi meno) un vero e proprio talento per vedere come-e-quanto gli altri avrebbero bisogno di cambiare.

L’ho scritto, evidenziato, sottolineato nei miei libri … cambiare gli altri ci sembra l’opzione più semplice, l’alternativa più attuabile, la scelta più comoda,
molto più che cambiare noi stessi.

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La volontà di correggere gli altri ci “rende ciechi” su noi stessi

Siamo molto (anzi troppo) “preoccupati” per i nostri collaboratori.
Il focus è solo e sempre su di loro.

Su cosa non va, su cosa è da migliorare, su cosa è da cambiare.

Spesso come dirigenti e manager falliamo perché siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti. Tranne che per noi.

Insistendo sul cambiamento (degli altri) imbocchiamo una strada ostica che porta inevitabilmente a seri problemi di rapporto con il team con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati, bruciori di stomaco … e turnover del personale.

La verità è che …. abbiamo bisogno di “girare la telecamera”.
E puntarla su di noi.
E guardarci dentro.

È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

Arrivare a essere cosciente di essere al centro di tutte le nostre complicazioni, le frustrazioni e i fallimenti è una buona base di partenza.

La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … siamo noi!

Il nemico è facile da identificare.
L’abbiamo in casa”.

 


 

Ogni volta che ti guardi allo specchio, incroci lo sguardo con la persona difficile da gestire che tu abbia mai incontrato.

Quella più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico.

La persona che non ti concede il minimo sbaglio.
Quella più inflessibile.

La persona che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige,
lo pretende,
lo reclama negli altri.

Faccia a faccia con la persona difficile da gestire

Quando ti guardi che cosa vedi?
Una persona audace, frustrata, ottimista, spocchiosa, permalosa, fragile o autorevole?

Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua figura di leader?
I tuoi collaboratori si sentono gratificati di lavorare con un leader come te?
Sai essere sempre motivante nel comportamento e nelle parole?

Domande scomode, “faticose”.

Ma anche stimolanti.
Invitanti. Potenzianti.

 


 

Pensa più a cambiare te stesso e meno a cambiare gli altri

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare come leader.
La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.

Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Quello che fai determina il tuo destino

Forse hai bisogno di maggiori informazioni riguardo il coaching?

Oppure ne hai solo sentito “parlare” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno. Contattami.

Pensa come un coach, muoviti come un coach

manager coach

Che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, per raggiungere alte performance hai bisogno di collaboratori “autorizzati” a pensare con la propria testa, che assumono responsabilità del proprio sviluppo e contribuiscono con nuove idee al raggiungimento di risultati sempre più ambiziosi.

Per tenere il passo dei tempi, devi operare con coraggio, passione e integrità, essere in grado di motivare, coinvolgere, guidare verso il cambiamento, far sentire ogni collaboratore parte di una squadra.

Queste caratteristiche appartengono al ruolo del coach.
Anzi del manager coach.

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Questo non significa perdere o accantonare il tuo ruolo caratteristico, ma (piuttosto) coniugare le due anime, quella manageriale e quella di coach.

L’approccio di coaching è anche una metodologia che puoi apprendere per gestire i tuoi collaboratori in modo nuovo e diverso. Apprendere e utilizzare l’approccio di coaching permette di migliorare la tua performance, del tuo team e creare attorno a te un clima positivo.

Trasformare il tuo team, da ordinario a straordinario, aumentane l’efficacia e la produttività.

Il manager coach ascolta e fa domande

Piuttosto che dare (solo) indicazioni.
Non dire solo cosa-fare, poni domande potenti per permettere al tuo collaboratore, in modo autonomo e responsabile, di creare le proprie soluzioni.

Ecco alcuni esempi (notare la differenza delle risposte):

Non hai ancora finito?
A che punto siamo con …?

Avete/hai un problema?
Come posso aiutarti?

Perché hai fatto questo errore?
Parlami di quell’errore?

 


 

Perché non hai fatto “x”?
Quali altri approcci potresti prendere la prossima volta?

Perché sei sempre così oberato di lavoro?
Cosa puoi delegare ai tuoi colleghi?

Osserva e approfondisce

Non appagarti di ipotesi facili e veloci.
Arriva alla radice del problema, scava in profondità non ti accontentare di affrontare i “sintomi” di superficie.

Distribuisce la responsabilità e gli obiettivi

Aiuta i tuoi collaboratori ad assumersi la responsabilità, non limitarti a attribuire le colpa. Non dirigere il tuo staff solo dicendo “cosa fare e come farlo” … puoi avere un successo immediato ma il beneficio sfuma in poco tempo.

Aiuta i tuoi collaboratori a sviluppare i loro piani e i loro obiettivi, non farlo tu e dice di seguirlo.

Potenzia le persone

Concentrati sullo sviluppo dei tuoi collaboratori non solo sui compiti che deve eseguire.

Sviluppa le potenzialità.
Non arrivare con le soluzioni pronte. Soprattutto quelle facili!

Lascia i collaboratori trovino le “loro” risposte.

Facilita l’apprendimento

Coaching non si tratta di “condizionare” nessuno.
Invece, si tratta di sviluppo e facilitazione del processo di apprendimento.

Aiuta i membri del tuo team a raggiungere gli obiettivi spianando la strada con il tuo esempio.
È la differenza tra dare solo informazioni e alimentare la crescita.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Mantiene il focus

Aiuta a mantenere il dipendente focalizzato sul raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Usa una comunicazione diretta.
Se dai feedback onesti è il modo migliore per guidare il team nella giusta direzione.

Assicura la comprensione

Assicurati che il feedback sia stato compreso dal tuo collaboratore.
Fare domande che chiariscono il punto, è il modo migliore per farlo.

Mentre lo fai, dai ai collaboratori la massima attenzione, mantieni una mente aperta e il contatto con gli occhi.

Il manager coach sfida prima di tutto se stesso verso l’eccellenza

Il segreto definitivo per piacere al tuo team

piacere al team

Ti sei mai chiesto cosa fare per piacere ai tuoi collaboratori?
Che cosa dire, quali tasti “toccare”, come muoverti, come comportarti … per piacere alle persone del tuo team?

Non sto parlando di competenza, professionalità o managerialità ma proprio come essere interessante, come incuriosire o apparire affascinante agli occhi dei tuoi collaboratori?

Non sono pochi manager e team leader che si sono “incartati” con comportamenti accondiscendenti, compiacenti o “seducenti” che hanno causato fraintendimenti e incomprensioni, compromettendo i rapporti con il proprio team con la conseguente demotivazione e calo di produttività.

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Il bisogno di piacere e di approvazione ne ha “rovinati” tanti.

Domanda.
Ti è già successo di aver incontrato una persona che ti piaceva e più cercavi di impressionarla e di conquistarla … più lei/lui non ti considerava?
Più ti avvicinavi, più questa persona si allontanava?

Si, e sai anche il perché?

Le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti dalle persone che fanno di tutto per piacere, “colpire”, impressionare, conquistare.

Di solito le persone che si sforzano di piacere agli altri sono in qualche modo deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Chi vuole affascinare, ammaliare, “conquistare” o piacere al team, deve tener presente che, prima o poi, sarà costretto a dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte incresciose per allinearsi con gli obiettivi aziendali.

Spesso i leader inesperti si lasciano condizionare dal desiderio di “essere amati” e tralasciano i loro obblighi fondamentali come manager.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità cerchi l’approvazione e “l’amore” degli altri … ironicamente col tempo succede il contrario.
I problemi vanno risolti, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

 


 

L’errore più grande è quello di cercare di piacere al team

“Agli uomini vogliamo piacere per ambizione;
alle donne, per vanità.”

Roberto Gervaso

Piacere ai tuoi collaboratori non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo, non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo, ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Pensi davvero di impressionare grazie ad un susseguirsi di pose convincenti, frasi persuasive e incorniciando il tutto con un bel sorriso di circostanza?

Le persone che hanno successo riconoscono di non aver il bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.
Non hanno paura di dire di “no” o chiedere “perché”, quando è necessario.

Si sforzano di essere gentili e leali, sanno anche che è impossibile compiacere tutti e non sono sconvolte se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

 


 

Non cercare di piacere a tutti

Non infrangere i tuoi valori e principi per com-piacere a qualcun altro.
È impossibile piacere a tutti.
È inutile cercare di piacere a qualcuno.

Un leader forte riesce a “sponsorizzare” tutte le persone del suo staff, non cerca di piacere al team,
non cerca di conquistare nessuno.