7 metodi infallibili per fare scappare i collaboratori migliori – parte 2

errori dei manager

Foto di Kaz

Leggi anche la parte 1.

5. Mancanza di considerazione

A chiunque farebbe piacere sapere che sta lavorando bene.
Eppure…

Perché non chiediamo mai (a chi lavora con noi) pareri e feedback?
Perché tratteniamo le informazioni e non le condividiamo?
Condividere le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per chi lavora con te.

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Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

Quando i leader sono trasparenti, sinceri e onesti,
le persone sono motivate.

I dipendenti che non si sentono compresi e apprezzati (per i loro sforzi) perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni dall’alto, senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire le persone senza importanza,
inutili. Uno dei maggiori errori dei manager!

6. I favoritismi sono uno dei principali errori dei manager

In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo.
Mark Twain

Spesso (forse senza rendercene neanche conto),
coinvolgiamo sempre e solo le stesse persone… manifestando le nostre preferenze in maniera evidente.

È naturale e normale,
sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma se poi dimostriamo faziosità, promuoviamo non il migliore ma il più fortunato o il più raccomandato,
perdiamo la stima di tutto il team e creiamo demotivazione.

Naturalmente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

È importante dimostrare che viene promosso chi davvero svolge il proprio lavoro con costanza,
impegno e professionalità.

Leggi questo post per approfondire.

 


 

7. Tutto è dovuto

Se vuoi essere proprio sicuro di generare genera noia e sensazione di inutilità nel tuo team,
c’è una cosa semplicissima che puoi fare… anzi non fare.
Non fare niente.
Semplice no!

Aspettarsi che il lavoro venga fatto impeccabile come sempre, come se tutta la fatica non contasse nulla,
considerare i risultati ottenuti come qualcosa di dovuto, scontato,
semplicemente il frutto del lavoro.
E ci mancherebbe …

Non dire “Per favore” e “Grazie”.
Tutto è dovuto.
Ecco uno dei fondamentali errori dei manager.

Eppure spesso sono proprio i complimenti,
le gratificazioni e le ricompense (non per forza economiche) a stimolare il dipendente a crescere e non cambiare azienda.

“Grazie”e “Per favore” sono parole che si sentono sempre meno (non solo in ambito lavorativo),
nonostante racchiudano un grande valore positivo,
soprattutto nei momenti più difficili.

Leggi questo post per approfondire!

Nella gestione del team devi dare un valore aggiunto

Se gestisci un team (piccolo o grande, non fa differenza), quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dai collaboratori che gestisci,
devi riuscire a dare un valore aggiunto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti.

A volte,
una stretta di mano e un semplice “Grazie” o “Ottimo lavoro!” detto con sincerità,
guardando negli occhi il tuo collaboratore possono fare piccoli miracoli motivazionali!

Pochi considerano la gestione del team un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!

7 metodi infallibili per fare scappare i collaboratori migliori – parte 1

errori dei manager

Foto di Kaz

Quali abilità deve avere un manager per definirsi competente?
Un modo affrettato e semplicistico di rispondere potrebbe essere: ottenere buoni risultati.
E senz’altro è (anche) vero.

È certamente utile comprendere cosa-fanno i manager di successo, ma altrettanto importante è conoscere cosa-non-fanno. Quali sono i principali errori dei manager.

Un buon manager è anche quello che non lascia fuggire i migliori talenti.
Infatti, non sono pochi i collaboratori che decidono di licenziarsi o di cambiare azienda proprio a causa dei propri superiori.

Ecco 7 metodi infallibili che provocano la fuga dei dipendenti migliori (e i concorrenti sentitamente ringraziano):

1. Rapporti professionali freddi

Che cosa trasmetti,
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Avverte un’attenzione particolare, la tua partecipazione,
la tua disponibilità?

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Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si sta disturbando)?

Non sono pochi i responsabili di team che mi contattano,
lamentando problemi di rapporti con i collaboratori, con tutto il seguito di conflitti,
scarsi risultati, bruciori di stomaco e… notti insonni.

Distinguiamo professionalità e comportamento.
Allo stesso tempo puoi essere professionale e competente ma anche gelido,
scortese o scostante.

Le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.)
sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Cerca di essere un team leader empatico e comprensivo, disposto all’ascolto,
capace di dialogare con i propri dipendenti,
alleggerisci la pressione e invoglia a parlare dei problemi … prima che sia troppo tardi!

2. Il micro-management è uno dei principali errori dei manager

I dipendenti migliori sono quelli che possono lavorare in autonomia,
perché sono in grado di autogestirsi senza nette direttive.

Allora che senso ha pretendere di verificare la corrispondenza, le mail,
di bloccare tutto finché non dai il tuo “OK”,
anche per questioni di secondaria importanza?

 


 

Lo sai che così facendo, limiti la capacità delle persone, scoraggi l’iniziativa,
blocchi la motivazione, la crescita professionale?

Se sei riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e scoraggi le persone nel prendere l’iniziativa,
è facile che diventi “il collo di bottiglia” della tua attività e il motivo principale della fuga dei tuoi migliori collaboratori.

3. Azioni senza motivo

Sono sicuro che le azioni che proponi abbiano una ragione e uno scopo …
ma se le conosci solo tu… per il tuo team diventa demotivante e scoraggiante.

Le persone che lavorano con te hanno bisogno di conoscere lo scopo, il fine o il traguardo più alto.
Se non capiscono il significato del loro lavoro,
perdono passione ed entusiasmo.

I collaboratori (che lavorano per raggiungere obiettivi) che inaspettatamente vengono spostati … sentono spegnere il loro fuoco motivazionale.

Se imposti scadenze e obiettivi non realistici, le persone rinunciano;
stai demotivando i tuoi collaboratori perché le persone sono consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.
Già alla partenza.

Senza scopo,
le ore di lavoro sono prive di significato.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

4. Incoerenza

“Credo ciò che dico, faccio ciò che credo.”
Victor Hugo

Per uccidere la fiducia delle persone in un colpo solo – e senza possibilità di espiazione – è sufficiente …
non mantenere la parola data.

Non sono pochi i lavoratori che si lamentano di un’opportunità promessa che non si è mai materializzata o del proprio capo che ha preso credito per il lavoro…
fatto dai collaboratori!

Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e per il successo professionale.
L’incoerenza è un boccone amaro da digerire.
Per tutti.
È uno dei principali errori dei manager.

Continua a leggere la parte 2.

9 spunti per diventare un modello agli occhi dei tuoi collaboratori

grande leader

Siamo tutti impreparati ad affrontare – la prima volta – la gestione di un gruppo di persone.
Ignoriamo o sottovalutiamo le difficoltà oppure reagiamo male di fronte ai problemi che incontriamo.
Con eccessiva rigidità o poca fiducia, oppure al contrario…
eccesiva sicurezza e blanda severità.

Per diventare un grande leader,
è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

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Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei,
non solo da quello che dici o fai.

Ecco come diventare – agli occhi dei tuoi collaboratori – un grande leader e un modello da seguire:

1. Indica la direzione

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una meta.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.
I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
Un team senza una direzione,
è sopraffatto da incertezza e paralisi.

2. “Tira” fuori il meglio dalle persone

“Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”
John Quincy Adams

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.

Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiuta (davvero) i tuoi collaboratori ad avere successo.

 


 

Porta pazienza,
e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo,
concedi altri tentativi. Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:
“Sto facendo il meglio per il mio team?“,
“Come posso aggiungere valore?”
.

3. Interessati (davvero) alle persone

Occupati del tuo team come fossero … persone!
Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.
Mostrati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone e che vuole costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

4. Dimostra integrità

Dimostra integrità, onestà e capacità.
In tutto quello che fai.
Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta“.

5. Dai speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogno.
Non solo devi offrire stabilità e fiducia,
ma anche la motivazione che permette alle persone di affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

6. “Costruisci” la fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.
Quando la fiducia del “popolo” è persa, non può più essere recuperata.

Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.
La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.

La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.

Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole,
le persone avranno fiducia in te.
Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo,
la distruzione pochi secondi.

7. Bilancia forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.
Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

8. Resta calmo e freddo anche sotto pressione

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.
L’ignoto crea disagio.

In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

Leggi il mio post “14 mantra per ritrovare fede e forza nella tua leadership”.

9. “Porta a casa” il risultato

Resta concentrato – con tutte le tue energie – sul risultato.
Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.

Inquadra il bersaglio.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.
Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi sogni.

Essere un grande leader: titoli e competenze non bastano

Un cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze …
non vedo perché il mio team non dovrebbe fidarsi e seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.
A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?
Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Vuoi diventare leader? 7 zavorre che devi mollare se vuoi salire in alto

diventare leader

È luogo comune pensare che per ottenere successo, diventare leader, bisogna fare qualcosa.
Questo è (anche) assolutamente vero!

Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Per diventare leader è necessario sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Spesso sono loro a tenerci ancorati e a impedirci di volare!

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Per volare in alto, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 7 pesi che devi mollare subito se vuoi ottenere più successo,
e diventare leader:

1. Abbandona l’onere di dover avere sempre tutte le risposte

“Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo,
o prendersi tutto il merito per averlo fatto.”
Andrew Carnegie

Pensi a un leader come a un eroe infallibile,
risolutore di problemi e quesiti difficili?

Come ho spesso sottolineato (a più riprese) nei miei libri anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara consapevolezza dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quanto parlano.

Ascoltano con l’obiettivo di capire e non di rispondere.
Riesci a vedere la differenza?

2. Liberati del pesante fardello di non dover sbagliare mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.

In realtà anche più visibili,
perché prendono decisioni con conseguenze che (se negative) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è ammettere candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.
 


 

3. Abbandona l’idea di dover essere sempre brillante e carismatico

Per diventare leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è saper essere influente.

È la capacità di ispirare le persone.
Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (importante),
vedrai che saranno in tanti a seguirti!

4. Liberati dal pregiudizio che i leader migliori siano uomini

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini,
sono più legate a pregiudizi, a tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

5. Molla il peso dell’aspettativa di essere amato e popolare

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Ci saranno sicuramente riconoscimenti e approvazioni ma anche avversione e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli gelosie e avversioni delle persone (spesso proprio di quelle che ti circondano).

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni,
non cambiare, non dire e non fare niente.
Ti sembra possibile?

6. Non farti abbagliare, la posizione non ti renderà leader

Leadership è atteggiamento, non (solo) conoscenza.
Anche se studi e ti informi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi,
ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che per diventare leader semplicemente basti un titolo.

Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si –) al vertice della leadership che hanno fatto danni,
demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

7. Liberati dal pregiudizio più pesante: leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.

Sbagliato.
Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.

La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”,
mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento di circostanze straordinarie e difficili.

Diventare leader? Non è solo genetica

Che tu sia un manager di una multinazionale,
un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare,
uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori,
che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, poco importa …
per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

12 frasi che un grande leader non direbbe mai

leader non direbbe mai
La leadership è uno dei concetti più citati.
E uno dei meno compresi.

Molti desiderano essere leader.
Molti credono di esserlo.

Pochi lo sono davvero.

Alcuni non sono pronti.
Non sono stati formati.

Altri occupano una posizione di leadership,
ma non hanno ancora sviluppato la statura per sostenerla.

Altri ancora hanno il potenziale,
ma per fare il salto serve qualcosa di più preciso:
formazione mirata,
coaching,
lavoro su di sé.

Perché desiderare di essere un leader non significa diventarlo.

“Per guidare gli altri, cammina alle loro spalle.”
— Lao Tse

La leadership non è una questione di ruolo.
È una questione di comportamento.

E, soprattutto, di comunicazione.

Le parole possono:

  • costruire fiducia
  • oppure distruggerla
  • aprire possibilità
  • oppure chiuderle

Dipende da cosa dici.
E da come lo dici.

Ci sono frasi che un leader consapevole evita.

Sempre.

1. “Credi di essere più intelligente di me?”

Quando un collaboratore fa domande o esprime dubbi, non sta sfidando la tua autorità.

Sta contribuendo.

Se reagisci attaccando, le persone smetteranno di parlare.
E tu inizierai a decidere da solo.

Ascoltare non ti rende debole.
Ti rende lucido.

A volte, cambiare idea è l’atto più alto di leadership.

2. “Io ho lavorato tutto il weekend. Tu dove eri?”

Questa frase non motiva.
Colpevolizza.

Il tuo impegno non può diventare un’arma contro gli altri.

Le persone hanno vite,
responsabilità,
limiti.

Un leader non misura il valore dalla presenza costante.
Lo misura dalla qualità del contributo.

La pressione cronica non produce eccellenza.
Produce esaurimento.

3. “Io sono il capo”

Se hai bisogno di dirlo, hai già perso qualcosa.

L’autorità non si impone.
Si riconosce.

I leader autentici non hanno bisogno di ricordare il loro ruolo.
Il loro comportamento lo rende evidente.

Le persone seguono chi rispettano.
Non chi temono.

Per approfondire leggi il mio post: “Come dire, senza dirlo, io sono il capo“.

4. “Non mi hai visto entrare?”

I leader fragili hanno bisogno di segnali esterni di deferenza.

I leader solidi fanno il contrario.
Osservano.
Rispettano.
Non interrompono
inutilmente.

La leadership non è presenza scenica.
È presenza funzionale.

5. “Sei sempre il solito” — “Ogni volta sbagli”

Le generalizzazioni distruggono la fiducia.

Un leader efficace non attacca la persona.
Descrive il comportamento.

Non dice:

“Sei sempre disorganizzato.”

Dice:

“In questo progetto, la scadenza non è stata rispettata. Analizziamo cosa è successo.”

Precisione e rispetto vanno insieme.

6. “Non è colpa mia”

I leader deboli cercano colpevoli.
I leader solidi cercano soluzioni.

Assumersi la responsabilità non significa essere perfetti.
Significa essere affidabili.

Le persone si fidano di chi si espone.
Non di chi si protegge.

7. “Spostati, ti faccio vedere io”

Quando fai tutto tu,
il team non cresce.

Il tuo ruolo non è dimostrare quanto sei bravo.
È creare le condizioni perché gli altri lo diventino.

Un leader efficace:

  • assegna
  • guida
  • lascia spazio

Le persone crescono attraverso l’esperienza.
Non attraverso la sostituzione.

8. “Il fallimento non è un’opzione”

Sembra una frase motivazionale.
In realtà, blocca tutto.

Se l’errore non è permesso, le persone smettono di rischiare.

E senza rischio,
non c’è innovazione.

“Il successo è costruito sugli insuccessi.”
— Thomas Watson, IBM

Un leader maturo non premia la superficialità.
Ma non punisce il tentativo.

9. “È impossibile”

Questa frase chiude il pensiero.

Un leader consapevole,
invece, chiede:

“Come potremmo renderlo possibile?”

Una domanda apre.
Una sentenza chiude.

Le organizzazioni crescono attraverso le domande.
Non attraverso le chiusure.

10. “Non è così che facciamo qui!”

Questa frase protegge il passato.
Ma ostacola il futuro.

Le idee nuove raramente si presentano in forma perfetta.
Richiedono ascolto.
Esplorazione.
Apertura.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Trovi spunti pratici nei miei libri

11. “Non portarmi brutte notizie”

Le brutte notizie non spariscono.
Si nascondono.

E quando emergono,
il costo è più alto.

I leader efficaci creano ambienti in cui le persone parlano subito.

Non per paura.
Per responsabilità.

12. “Sei fortunato ad avere un lavoro qui”

Questa frase distrugge il rispetto reciproco.

Trasmette un messaggio implicito:

  • “Tu dipendi da me.”

I leader autentici comunicano il contrario:

“Siamo fortunati ad averti nel team.”

Il rispetto non si pretende.
Si costruisce.

La verità che molti ignorano

La leadership non si rivela nei momenti facili.
Si rivela nelle parole quotidiane.

Nel tono.
Nelle reazioni.
Nella capacità di regolare sé stessi.

Essere leader significa sapere cosa dire.
Ma soprattutto,
sapere cosa non dire.

Se vuoi migliorare la tua comunicazione e il tuo impatto,
scopri come il coaching può trasformare il tuo approccio.

Con il percorso
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

In finale

Le persone non ricordano il tuo ruolo.
Ricordano come-le-hai-fatte-sentire.

E, nel tempo, non seguono chi parla più forte.

Seguono chi sa usare le parole con responsabilità.

12 spunti per ottenere il rispetto che meriti sul tuo luogo di lavoro

rispetto sul lavoro
Tutti desideriamo rispetto sul lavoro.

È un tema che ritorna spesso nel mio libro
Autorevolezza”.

Avere il rispetto degli altri è un bisogno universale.
Ma spesso abbiamo idee sbagliate su come ottenerlo.

Il rispetto è difficile da guadagnare.
Ancora più difficile da mantenere.

Eppure, è indispensabile,
in ogni relazione professionale (e non solo).

Il rispetto è una leva potente

Quando c’è, il rispetto:

  • crea fiducia
  • alimenta la motivazione
  • apre opportunità

Quando manca:

  • genera tensione
  • stress
  • insoddisfazione

E, diciamolo, anche qualche “bruciore di stomaco”.

Fare bene il proprio lavoro è la base.

Ma non basta.

Ci sono comportamenti quotidiani che fanno la differenza.

1. Il rispetto non si pretende, si costruisce

Un cliente mi ha detto:
“Voglio più rispetto al lavoro”.

Quando gli ho chiesto come ottenerlo,
mi ha elencato… cosa gli altri avrebbero dovuto fare per rispettarlo.

Ecco il punto.
Il rispetto non arriva dagli altri.
Parte da te.

Non cade dal cielo.

Si costruisce.

Con le azioni.
La coerenza.
Con il modo in cui ti presenti ogni giorno.

Domanda utile:

“Cosa posso fare io, concretamente, per meritarmelo?”

2. Non cercare approvazione a tutti i costi

Se hai bisogno di piacere a tutti…
perderai rispetto.

Le persone percepiscono quando stai cercando consenso.

Quando ti adatti troppo.
Quando eviti il confronto.
Dici sempre sì.

Piacere non è sinonimo di essere rispettati.

Anzi, spesso è il contrario.

3. Rispetta le scadenze. Sempre

Una scadenza è un impegno.

E un impegno è una promessa.

Se salti le scadenze:
perdi credibilità
perdi affidabilità
rispetto.

Se una scadenza è irrealistica, non lamentarti.

Riformula.
“Posso consegnarlo entro fine settimana, se ho supporto su questa parte del progetto.”

Chiaro.
Costruttivo.
Responsabile.

4. La puntualità è comunicazione

Essere in ritardo comunica un messaggio preciso:

“Il mio tempo vale più del tuo.”

Magari non è quello che vuoi dire.
Ma è quello che passa.

Essere puntuali è rispetto.

Prima ancora che organizzazione.

5. Impara a ridere di te stesso

Autoironia non è debolezza.

È sicurezza.

Ammettere un errore.
Sdrammatizzare una gaffe.
Ridere di un lapsus.

Non ti indebolisce.

Ti rende umano.

E le persone si fidano di chi è umano.

6. Evita il gossip (soprattutto quello tossico)

Un po’ di leggerezza tra colleghi è normale.

Ma il gossip continuo…
erode la fiducia.

Se vieni percepito come una persona che parla degli altri,
prima o poi qualcuno penserà:

“Chissà cosa dice di me.”

E il rispetto si sgretola.

7. Difendere gli altri crea rispetto

Se hai mai avuto qualcuno che ti ha difeso ingiustamente attaccato…

lo ricordi ancora.

Difendere un collega, un collaboratore, quando serve,
lascia un segno.

Non serve fare l’eroe.

Ma avere il coraggio di esporsi,
quando è giusto,
costruisce autorevolezza.

8. Cura la tua presenza

Non si tratta di moda.
Si tratta di messaggio.

Come ti presenti comunica:
quanto ti prendi sul serio
quanto rispetti il contesto
tieni al tuo ruolo

Non devi esagerare.
Ma nemmeno trascurarti.

Presentati come se ogni giorno potessi fare un passo avanti.

9. Lavora su ciò che puoi controllare

Non puoi cambiare gli altri.
Non puoi controllare tutto.

Puoi però lavorare su di te.

Sul tuo atteggiamento.
Sulla tua comunicazione.
Sulle tue reazioni.

È lì che inizia il rispetto.

Se senti che ti manca sicurezza, chiarezza o autorevolezza, puoi lavorarci in modo concreto:

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

10. Saper tacere è una competenza

Non tutto va detto.

Non sempre.

Neanche subito.

A volte, il rispetto si costruisce nel silenzio.

Ascoltare davvero:
senza interrompere
senza preparare la risposta
voler avere ragione.

Ti rende più incisivo.

11. Stabilisci confini chiari

Se non metti limiti…
gli altri li supereranno.

Sempre.

I confini non sono muri.
Sono indicazioni.

“Questo mi va bene.”
“Questo no.”

Senza aggressività.
Senza paura.

Solo chiarezza.

12. Sicurezza non è arroganza

È una linea sottile.

La sicurezza attrae.
L’arroganza respinge.

Spesso, dietro l’arroganza, c’è insicurezza.

E si vede.

Il rispetto non nasce dal voler dimostrare.
Nasce dal saper-essere.

Leggi il mio post per approfondire: “La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro”

Una cosa che spesso dimentichiamo

Quando ci sentiamo poco rispettati,
tendiamo a pensare:

  • “Lo fanno apposta.”

Non sempre è così.

A volte è mancanza di chiarezza.
A volte è abitudine.
Distrazione.

Parlare, spiegare, confrontarsi…
è più efficace del chiudersi o reagire.

Il rispetto non è qualcosa che chiedi

È qualcosa che costruisci.

Giorno dopo giorno.
Scelta dopo scelta.

E quando smetti di inseguirlo…
inizia ad arrivare.

6 suggerimenti pratici per ricordare subito il nome delle persone

ricordare il nome

Poco importa se è durante una conferenza,
una riunione, un colloquio o il primo giorno di lavoro,
un drink informale o un party di presentazione del nuovo prodotto …
quando usiamo il nome di una persona (oltre a dimostrarci professionali, educati e gentili) stiamo creando un legame, perché riconosciamo il valore e l’unicità del singolo.

Così facendo,
rendiamo l’incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore,
che si sentirà importante e accettato.

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Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi (leggi il post sull’importanza di conoscere il nome delle persone).

Ecco alcuni trucchi che ti possono aiutare a ricordare il nome delle persone:

1. Presta attenzione

Non esiste una memoria buona o cattiva,
c’è solo una memoria “allenata” e una memoria non “allenata”.

In realtà (quando ci presentano qualcuno) siamo più interessati a quello che diremo,
più di quanto dirà l’altra persona.
Prestare attenzione … è la tecnica di memoria più potente.

Quando decidi di ricordare qualcosa, quando comprendi l’importanza di ricordare il nome di una persona …
Stai compiendo il primo passo per una buona memorizzazione.

Personalmente ho migliorato la mia memoria solo con l’attenzione,
ho consapevolizzato che pronunciare correttamente il nome di un mio cliente è molto più di una questione di educazione, si tratta di professionalità.

Significa che hai fatto uno sforzo di concentrazione e di attenzione per ascoltare e ricordare il loro nome.

2. Ripeti il nome subito e spesso

Ripetere subito il nome è un metodo eccellente per imprimerlo bene nella memoria,
nell’eventualità d’incontri futuri.

Se ti viene presentato qualcuno di nome Alberto Celestino,
di qualcosa tipo “Piacere di incontrarla signor Celestino” mentre gli dai la mano.

Questo ti obbliga a mettere a fuoco e prestare attenzione al nome.
Infatti, il più delle volte, quando qualcuno si presenta, non stiamo prestando attenzione.

Usa il nome del cliente durante la conversazione il prima possibile,
ripetilo più volte nel corso della conversazione,
inserendolo alla fine o all’inizio delle frasi o delle domande.

“Allora signor Azzurrino, è la prima volta che prende contatto con un personal coach?”,
e anche “Com’è venuta a conoscenza del mio sito, Clarissa?”

Sorridi,
e dimostra che sei davvero felice di conoscere questa persona.

 


 

3. Ripeti mentalmente il nome della persona

È uno dei modi più efficaci per non dimenticare un nome.

Pronuncialo almeno 3 volte nella tua mente subito dopo averlo sentito.
Conviene farlo lentamente,
per distinguerlo e per imprimerlo meglio nella tua memoria.

Ripeti un nuovo nome, appena puoi.
Prima di lasciare il meeting o il party,
assicurati di salutare le persone che hai incontrato usando i loro nomi.

Un semplice “Arrivederci, Ascanio” o “Alla prossima, Ermanno”,
servirà a cementare il nome nella tua mente e ti darà maggiore possibilità di ricordarlo la prossima volta che incontrerai la persona.

4. Sfrutta le associazioni mentali

Un altro ottimo trucco per ricordare un nome è di associarlo a un’immagine mentale:

• L’associazione può essere quella di collegare la persona con qualcun altro che conosci con lo stesso nome oppure un VIP o una celebrità.

Ogni nome evoca una sensazione, un ricordo, un’emozione particolare.
Magari quella persona ha lo stesso nome del tuo ex, di tua madre,
del tuo cantante preferito o del tuo compagno delle medie.

• L’associazione può essere fatta con un’attività/mestiere da collegare al nome del cliente.
Usa quest’attività, quasi come se fosse il cognome della tua nuova conoscenza.
Se non ricordi il nome, potresti ricordarti la sua attività.

• L’associazione può essere fatta tra una caratteristica del volto e il nome della persona.
Cerca un particolar insolito o particolare del suo viso.

Può essere qualsiasi cosa, di bello, di brutto o di non comune: le orecchie, il taglio di capelli, la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, ecc.
Con un po’ di fantasia, puoi trovare un segno particolare che richiama proprio il nome del cliente.

• Un’altra buona strategia è di pensare a qualcosa che fa rima con il nome della persona.
Può sembrare sciocco,
ma sono trucchi come questi che possono aiutare a ricordare il nome di qualcuno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Fai lo s-p-e-l-l-i-n-g per ricordare il nome delle persone

Uno dei modi migliori per ricordare il nome di una persona è di immaginare le lettere con cui è scritto.

Se si tratta di un nome insolito, difficile da scrivere o pronunciare,
chiedi di ripeterlo lettera-per-lettera,
magari facendo qualche domanda sulle sue origini.

Fai del tuo meglio per pronunciare esattamente il nome del cliente.
Non vederlo come un compito pesante …
non devi guardare il tuo livello di comodità ma quello del tuo cliente,
il focus è su di lui e devi fare uno sforzo per rispettare la sua identità.

Chiedi aiuto con i nomi in una lingua straniera.

Se chiedi a qualcuno come si pronuncia il suo nome non dire:
“Oh, ma è troppo difficile! Non potrei mai pronunciarlo/ricordarlo!”
Non solo è irrispettoso, ma dai un’immagine indolente,
di uno che non ci vuole nemmeno tentare.

Fanne, invece,
una questione d’orgoglio.

Impara la pronuncia e gli accenti giusti in una lingua straniera. Ripetilo sillaba-per-sillaba insieme alla persona. Vedrai come le persone apprezzeranno i tuoi sforzi per pronunciare correttamente il loro nome.

6. Scrivilo

Se i giochi mnemonici non bastano,
è necessario appuntarsi il nome del cliente su una rubrica (anche quella dello smartphone).

Fallo appena possibile,
aggiungendo qualche nota sull’aspetto, la professione, la personalità, la data e così via.

Per esempio: “Signor Bianchi, funzionario d’assicurazione, di Como, occhi azzurri, capello brizzolato, di poche parole, ecc.”.

E se lo hai dimenticato …

E se non sei riuscito ad afferrare il nome la prima volta?

Nessuno si aspetta che tu ricorda il nome di qualcuno al primo “colpo” …
allora fai in modo che lo ripetano subito.

Porgi le tue scuse immediatamente e richiedilo subito, senza esitare,
specificando che non l’hai capito/afferrato, in modo che venga,
questa volta, ripetuto più chiaramente o più lentamente,
e che tu possa pronunciarlo ad alta voce insieme al tuo interlocutore.

Ammetti la tua dimenticanza ma non dare troppe spiegazioni o giustificazioni.
“È stato così interessante parlare con lei: mi potresti ripetere il tuo nome?”,
“Mi dispiace terribilmente, ma ho dimenticato il suo nome.
Le dispiacerebbe ripetermelo?
”.
Ricorda di sorridere.

“I soprannomi si attaccano alle persone, e più sono ridicoli più si attaccano.”
Thomas C. Haliburton

7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – parte 2

trovare un lavoro

LEGGI ANCHE la parte 1.

4. Sei in costante attesa di una risposta

Lento, lentissimo,
pachidermico,
un passo … attesa … poi un altro passo … attesa e così via …

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Mandi una candidatura e aspetti la risposta, speri magari che ti chiamano per il colloquio,
pensi che sia andata bene … aspetti la risposta …
infatti è andata bene (sei preparato e competente) ma la scelta è andata su un altro candidato, peccato!

Peccato sì,
perché da quando hai mandato la prima mail di candidatura alla risposta sono passati quasi 2 mesi.
E tu cosa hai fatto nel frattempo?
Niente. Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter di selezione di una singola selezione.
Apri più canali, più alternative, più sbocchi.
Porta avanti più selezioni alla volta.
Rilancia. Non fermarti.
Altrimenti è dura trovare un lavoro.

Non aspettare. Non sperare.
Devi firmare.

“La partita finisce quando arbitro fischia”.
Vujadin Boskov

5. Sei troppo passivo

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.

Non accade nulla,
se non fai nulla, è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

Sono importanti dedizione e disciplina.

Crea un piano e una routine per ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche … attrattivo!

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

6. Focus solo su te stesso (e non sul Mercato)

Il Mercato?
Cos’è? Cosa vuole? Ma chi se ne frega …

Ricorda però che,
il Mercato del Lavoro assume in base alle propre esigenze e non segue i tuoi bisogni.
Delle tue necessità o urgenze s’interessa ben poco.

È di fondamentale importanza (se vuoi trovare un lavoro) rimanere focalizzati sulla soddisfazione dei bisogni dei tuoi potenziali datori di lavoro (aumentare i profitti, bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Sono tante le persone alla ricerca del lavoro perfetto o che considerano solo le opportunità a tempo pieno o a tempo indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, freelance,
alla possibilità di lavorare da liberi professionisti, come lavoratori a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nella ricerca di lavoro.

7. Non personalizzi le tue candidature riducendo le possibilità di trovare un lavoro

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.
E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione.

“Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…
“Tanto non se ne accorge nessuno”.
“Tanto nessuno la leggerà comunque”

 


 

Vero.
Più della metà dei selezionatori non leggono i tuoi dossier di candidatura.
Ma ti stai dimenticando di quelli che lo leggono.
Che sono tanti, comunque.

Come la prenderanno se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una copia scialba,
incolore, standardizzata,
prodotta in serie?

Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale, vero?

Nuovo team leader? 12 suggerimenti per partire con il piede giusto

nuovo team leader
Sei il nuovo team leader?

Bene.

Allora partiamo da qui.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” (dedicato a chi entra per la prima volta nel mondo della leadership),
non importa dove andrai:

  • una startup innovativa
  • un’azienda familiare
  • una multinazionale

il tuo approccio iniziale farà la differenza.
Tra successo… e fallimento.

“Chi ben comincia…”

I primi giorni contano (molto più di quanto pensi)

Sarai stimolato.
Entusiasta.

Ma anche sotto pressione.

Davanti a te:

  • opportunità
  • difficoltà
  • aspettative

E tutto inizia… dal primo giorno.

Se stai già pensando a come spendere il nuovo stipendio, fermati un attimo.

Una falsa partenza può bruciarti in pochissimo tempo.

Essere leader è un viaggio.
Non solo un ruolo.

Ecco 12 suggerimenti per iniziare bene.

1. Non devi dimostrare (immediatamente) quello che sai

Lo hai già fatto nel processo di selezione.

Adesso devi dimostrare:
quanto sei capace di imparare.

2. Lo stress che senti, lo sentono anche gli altri

Il tuo arrivo di nuovo team leader … crea movimento.

Le persone si chiedono:

  • “Cosa cambierà?”
  • “Cosa succederà al mio ruolo?”

Un po’ di tensione è normale.
Anche utile.

Se puoi rassicurare… fallo.

Ma senza promettere ciò che non puoi mantenere.

3. Impara i nomi (il prima possibile)

In un periodo in cui si parla tanto di team building,
troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole sentirsi
unica e speciale.

Non è solo educazione.

È leadership.

Usare il nome di una persona:

  • crea connessione
  • mostra rispetto
  • riconosce valore

E costruisce relazione.

4. Evita giudizi affrettati

“I pregiudizi sono la più grande barriera alla comunicazione.”
Carl Rogers

Attenzione.

Le etichette che metti agli altri…
influenzano il tuo comportamento.

E il loro.
E spesso diventano profezie che si auto-avverano.

5. Non credere a tutto quello che senti

Succede sempre all’arrivo del nuovo team leader.

C’è chi:

  • vuole piacerti
  • vuole influenzarti
  • metterti alla prova

Ognuno ha un motivo per “aiutarti”.
Sta a te capire quale.

6. Non fare il “so-tutto-io

Sei stato scelto perché sei bravo.
Ok.

Ma attenzione.
Se vuoi dimostrarlo subito… rischi di perdere credibilità.

Osserva.
Ascolta.
Capisci.

Poi agisci.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare,
i risultati saranno potenti.

7. Usa “noi”, non “io”

Fin da subito.
Crea squadra.

Includi tutti:

  • chi lavora con te ogni giorno
  • chi vedi una volta a settimana

Il senso di appartenenza nasce così, evitando di creare differenze e favoritismi tra i collaboratori.

8. Esci dall’ufficio

È un modo per far capire che-ci-sei.
Con loro.

In prima linea.

Non chiuso in ufficio,
ma accessibile e disponibile.
Fatti vedere.

Ogni giorno.

  • passa tra le persone
  • fai domande
  • ascolta

Le domande ti rendono autorevole.
Le risposte (spesso) arrivano dopo.

9. Rileggi sempre le mail

Sembra banale.
Non lo è.

Prima di inviare:

  • rileggi
  • controlla
  • rallenta

Se puoi, aspetta.

Rileggere con “occhi nuovi” cambia tutto.

Chiediti:

  • è chiara?
  • può essere fraintesa?
  • come la riceverei io?

10. Ascolta il tuo istinto

L’istinto arriva prima.
Sempre.

Fai silenzio.

Annota le sensazioni:

  • sulle persone
  • sulle dinamiche
  • sull’ambiente

Ti tornerà utile.
Un giorno.

L’istinto va oltre le frasi di rito,
i sorrisi di circostanza,
le strette di mano,
gli inchini e i salamelecchi che …

accompagnano il tuo arrivo.

11. Se vuoi sentirti grande vuol dire che sei (ancora) piccolo

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, se senti il bisogno di:

  • mostrarti superiore
  • parlare dei tuoi successi
  • impressionare

Fermati!

Muoviti con fiducia.
Non con arroganza.

Fai parlare i fatti.

12. Le relazioni contano (più di quanto credi)

Sei stato scelto per competenze tecniche.

Ma resterai per le competenze relazionali.

All’inizio concentrati su 3 cose:

  • presentarti
  • ascoltare
  • costruire relazioni

Conosci le persone.
Non i ruoli.

Devi sistemare tutto subito?

No, non devi cambiare tutto subito.

Neanche dimostrare tutto subito.

Devi costruire.
E la costruzione… richiede tempo.

Vuoi che la tua comunicazione rifletta davvero il tuo ruolo e il tuo valore?

Con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno

In sintesi

Essere un nuovo team leader non significa “partire forte”.

Significa:
partire bene.

Con attenzione.
Con equilibrio.
Intelligenza relazionale.

Il tuo ruolo ti è stato assegnato.

La tua autorevolezza… no.

Quella la costruisci.

Giorno dopo giorno.
Conversazione dopo conversazione.

8 insicurezze al lavoro che tutti temono (anche il tuo capo)

insicurezze al lavoro

Foto di BarbaraAlane

Non sono pochi i professionisti che mi contattano per fare coaching
perché si sentono insicuri sul lavoro.

Dubbi sulle proprie qualità.
Perplessità sulle proprie competenze.
La sensazione di non essere abbastanza.

Desiderano lavorare bene.
Essere apprezzati.
Fare la differenza.

Eppure, attraversano momenti di incertezza

Momenti che, se ignorati, rischiano di trasformarsi in capitomboli professionali.

Se hai paura che le tue insicurezze emergano sul lavoro, ricordati una cosa.

Anche le persone che sembrano più sicure di sé — incluso il tuo capo — hanno:

  • dubbi
  • paure
  • incertezze.

La differenza è che hanno imparato a gestirle.

Ecco 8 insicurezze molto comuni sul lavoro
(anche tra i professionisti più esperti).

1. Sentirsi invisibili

Molte persone hanno paura di non essere viste o ascoltate.

Nessuno critica il tuo lavoro.
Ma nessuno lo apprezza nemmeno.

Invii una mail…
silenzio radio.

Hai chiesto un follow-up?

Nessuna risposta.
Non sei criticato.
Non sei elogiato.

Sei semplicemente… ignorato.

Complimenti: hai sviluppato il superpotere dell’invisibilità.

Ed è frustrante.

Perché sai che il tuo lavoro è utile.
Sai che ciò che fai ha valore.

Se solo qualcuno lo notasse!

2. Dire qualcosa di ridicolo

“Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere ciò che non sono.”

— Giacomo Leopardi

Molti temono di dire qualcosa che li faccia apparire:

  • poco professionali
  • inesperti
  • fuori luogo.

Nessuno vuole essere visto come il principiante della situazione.

Il problema è che non esiste il tasto rewind per le parole.

A volte la soluzione è più semplice di quanto credi:

  • scusarsi
  • chiarire
  • oppure usare un po’ di autoironia.

Una piccola gaffe non distruggerà la tua carriera.

3. Non avere nulla da dire

Sta per iniziare l’ennesima riunione.

E tu inizi a sudare freddo.
Sai perché.

Temi di non avere nulla di utile da dire.

In molte riunioni succede sempre la stessa cosa:
alcune persone dominano la conversazione
mentre altri restano in silenzio.

E restare seduti lì, senza contribuire, può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere la persona che “non aggiunge mai valore”.

4. Non capire

Sei seduto in riunione.

E mentre scorrono:

  • tecnicismi
  • acronimi
  • concetti complessi

pensi:

“Di cosa diavolo stanno parlando?”

Non capire è una delle insicurezze più diffuse.

In teoria la soluzione è semplice:
chiedere.

In pratica, molti fanno altro.

Annuiscono.
Fingono di capire.

Sperando che nessuno faccia loro una domanda.

5. Non consegnare il lavoro in tempo

Essere in ritardo nella consegna di un lavoro è una delle cose meno tollerate.

Comunica una cosa molto precisa:
inaffidabilità.

Le scadenze raccontano molto di te:

  • del tuo metodo di lavoro
  • della tua organizzazione
  • del tuo senso di responsabilità.

Rispettarle è una delle regole più importanti.

6. Non essere riconosciuti

“Posso vivere due mesi grazie a un bel complimento.”

— Mark Twain

Anche nel lavoro abbiamo bisogno di riconoscimento.

Non vogliamo solo timbrare il cartellino e aspettare lo stipendio.

Vogliamo sapere che il nostro lavoro:

  • è utile
  • apprezzato
  • visto.

Quando un progetto su cui hai lavorato duramente passa inosservato…
è difficile non sentirsi scoraggiati.

Ancora peggio quando il merito viene attribuito a qualcun altro.

7. Sentirsi inadeguati

Molti professionisti hanno una sensazione costante:
non essere all’altezza del ruolo.

Ogni nuovo incarico sembra enorme.
Ogni incontro con il capo genera tensione.

“E se si accorgessero che non sono così competente?”

Ma c’è una verità semplice.

Se non fossi qualificato per il tuo ruolo…
probabilmente non lo avresti!

Se vuoi approfondire l’inadeguatezza della sindrome dell’impostore ho dedicato un capitolo nel mio libro “Prima vola Leader”.

8. Pensare di non avere talento

Confrontarsi con gli altri è inevitabile.

E spesso sembra che qualcuno sia:

  • più veloce
  • più brillante
  • più talentuoso.

Questo confronto può generare:

  • gelosia
  • frustrazione
  • insicurezza.

Ma ecco una cosa importante.
Il talento, da solo, non basta.

Servono anche costanza, duro lavoro e
determinazione.

Tra una persona talentuosa ma poco determinata
e una meno talentuosa ma tenace…
personalmente scommetto sempre sulla seconda!

Se senti di non essere abbastanza incisivo nelle decisioni o nelle relazioni con il team, potrebbe essere il momento di lavorare sulla tua presenza da leader.

Scopri il percorso di coaching mirato:
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Una riflessione finale

Le insicurezze sul lavoro sono normali.

A volte possono spingerti a migliorare.
Altre volte rischiano di bloccarti.

Anche i professionisti più sicuri hanno dubbi.

La differenza è che non permettono alle insicurezze di fermarli.

Le ascoltano.
Imparano da loro.

E poi… continuano ad andare avanti.

Sei il nuovo team leader? 20 regole per sopravvivere i primi mesi (e non solo)

nuovo lavoro di team leader

Nuovo lavoro di team leader?
Complimenti!

Il tuo curriculum è stato il primo della pila,
hai superato la prova di colloquio, hai ottenuto l’offerta,
hai accettato i termini e ora sei pronto per il nuovo lavoro!

Nuovo lavoro di team leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

Appena si “entra” in un nuovo team o organizzazione,
è difficile capire “come” fare le cose
(non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) …

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ci sono nuove regole da assimilare,
nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Questa fase iniziale può essere sia stimolante che sfidante. Ma è anche una straordinaria opportunità per crescere, imparare e dimostrare la tua capacità di adattamento.

Per navigare con successo in questa transizione…

ci sono alcune strategie che possono aiutarti a costruire rapidamente fiducia, stabilire relazioni e inserirti nella nuova dinamica del team.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol,
un atteggiamento frainteso, una trappola.

Ora che si sta avvicinando il gran giorno,
i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli ti stanno tenendo sveglio la notte,
ti invito a fare tue queste regole come se fossero dei “comandamenti”.

Così quando la tua mente vaga intimorita senza meta,
rileggere queste “regole”, ti aiuterà a ritornare sulla giusta strada.

Tieni a portata di mano o di smartphone queste 20 regole per trovare forza nella tua leadership,
partire con sicurezza ed entusiasmo verso il tuo nuovo lavoro di team leader.

Puoi prendere qualche spunto interessante dal mio libro “Prima volta Leader”.

20 regole per sopravvivere i primi mesi nel tuo nuovo lavoro di team leader:

 

1.L’ansia che senti per il tuo inizio – la sentono anche gli altri (anche di più).

2. Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato.

3. Non devi dimostrare subito quello che sai. Lo hai già fatto in fase di selezione.

4. Una parola è poco, due sono troppe. Ascolta di più, parla di meno.

5. Non credere a tutto quello che ti verrà detto.

 


 

6. Chiediti “Se faccio questo, chi ne subirà le conseguenze?

7. Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

8. Devi essere consapevole che la motivazione dello staff passa inevitabilmente da te

9. Senza il tuo team … non vai da nessuna parte!

10. Se senti il bisogno di sentirti superiore vuol dire che non lo sei.

11. Concentrati sull’unica persona che puoi controllare .. te stesso.

12. Per iniziare bene sono sufficienti 3 cose: Presentarsi – Ascoltare – Creare relazioni.

13. Non fare il brillante … soprattutto se non lo sei!

14. Se senti la necessità di parlare delle tue capacità, del tuo successo, di quanto sei bravo … non farlo. Fai parlare i fatti.

 


 

15. Se ti assalgono i dubbi sulla tua leadership .. ferma i pensieri, blocca le fantasie, concentrati sui fatti. “Dialoga” con le tue paure.

16. Ricorda che … l’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

17. Non preoccuparti troppo degli altri. La persona più difficile da gestire … sarai tu!

18. Ricorda le parole di Wolf RinkeDire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

19. Lavora su te stesso … se non vuoi entrare nella statistica dei fallimenti da leadership.

20. Se non prendi sonno, ricorda che … i grandi leader non lottano con la paura. La guardano in faccia. L’ascoltano. L’accettano.

Basta signor Gentilezza: 6 chiavi per ottenere più rispetto al lavoro

rispetto al lavoro

Sei una brava persona.
Vuoi trattare bene gli altri.
Vuoi essere gradito e apprezzato sul lavoro.

Sei generoso, flessibile, educato.
Non dici mai di NO.

Un virtuoso.

Poi, poco alla volta, inizi a notare qualcosa che non torna.
Le persone intorno a te non rispondono bene alla tua filosofia da “bravo ragazzo”.

Sei educato, ma anche esitante.
Titubante.
Indiretto.
A tratti passivo-aggressivo.
(Eh sì, capita anche a te!)

E lo capisci:
il problema sei tu.

Non sei onesto — prima di tutto con te stesso.

Non è piacevole essere sempre gentile e disponibile

Come scrivo nel capitolo sul carisma del mio libro
Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione ampliata 2025
quando permetti agli altri di sovrastarti, dominarti, camminarti sopra:

diventi pieno di risentimento,
di rancore,
e ti senti sfruttato.

Perché, in effetti, lo sei.

Hai difficoltà a chiedere.
A dire NO.
Anche alle richieste più ingiustificate.

Quando hai bisogno di qualcosa, non chiedi.
Per non creare disagi agli altri.

E in compenso… li crei a te stesso.

Sprechi un’enorme quantità di energia per capire come dire NO.
E alla fine dici SÌ.

Un’altra volta!

La verità (scomoda) è questa:

nessuno apprezza davvero chi asseconda sempre gli altri.

Soprattutto se sei un team leader.

Educazione e gentilezza non sono il problema.

Diventare uno zerbino, sì.

Come smettere di essere “troppo carino”
(e iniziare a essere rispettato sul lavoro)

Non servono scatti d’ira.
Né svolte estreme.

Serve un cambio di atteggiamento.

1. Rispetta prima te stesso

“Chi rispetta sé stesso è al sicuro da tutti.”

Henry Wadsworth Longfellow

Se vuoi rispetto, chiarisci prima cosa significa per te rispettarti.

Crea più equilibrio tra lavoro e vita privata.
Inizia a essere gentile con te stesso.

2. Assumiti la responsabilità di cambiare

Non aspettare che qualcuno lo faccia al posto tuo.
Se qualcosa non funziona, è tua responsabilità agire.

Dire NO o dare un feedback non è una colpa.

3. Definisci i tuoi confini

Se non stabilisci limiti, gli altri li supereranno.
Sempre.

E questo, col tempo, diventa frustrante, castrante, corrosivo.
Perdi autostima.
Motivazione.

Chiarisci i tuoi valori.
E impegnati a difenderli.

4. Impara a dire NO

Dire NO è scomodo.
Dire SÌ controvoglia è peggio.

Ogni SÌ forzato mina la tua credibilità.
E la tua autorevolezza.

Inizia da cose semplici.
Allenati.
Scoprirai che gli altri reggono molto meglio di quanto credi.

Se vuoi approfondire leggi il mio post:
Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare)

5. Smetti di giustificarti

Non devi chiedere il permesso per tutto.
Né di avere bisogni.

Non sei responsabile delle reazioni degli altri.
Il senso di colpa iniziale è normale.

Con il tempo … passa.

6. Dimostra assertività (non aggressività)

Meno parole.
Più chiarezza.

Risposte semplici.
Dirette.
Gentili ma ferme.

Non servono potere, ruolo o controllo per essere rispettati.

Grintoso o diplomatico?

Né stronzo né aggressivo.

Il vero equilibrio sta nel saper dosare grinta e diplomazia,
a seconda delle situazioni.

Essere rispettati non significa piacere a tutti.
Significa non tradire te stesso per essere accettato.

E quello, sul lavoro come nella vita,
è il primo vero atto di autorevolezza.

Nel percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia

costruisci uno stile comunicativo diretto, autentico e rispettoso.

10 domande toste toste per capire quanto sei tagliato per comandare – 2

pronto a comandare

Leggi anche la parte 1.

6. Ti senti a tuo agio con persone più anziane di te?

Una tendenza naturale quando si sta gestendo collaboratori più anziani di te è voler dimostrare (a tutti i costi) chi detiene lo scettro del potere.

Voler dimostrare a tutti i costi chi comanda…
crea un’atmosfera pericolosamente competitiva che non concede tregua e può diventare una spirale di comportamenti insubordinati.

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È particolarmente difficile quando si sta gestendo ex colleghi o persone con molta più esperienza di te.
Molti team leader rispondono diventando eccessivamente esitanti o esageratamente aggressivi.
Pensi di saper trovare il giusto equilibrio?

Per approfondire leggi il mio post “7 errori da evitare quando gestisci collaboratori più anziani di te”

7. Pensi di saper mostrare le tue aspettative con calma e in modo aperto e diretto?

I leader deboli ricorrono spesso a un controllo rigido,
instaurano un clima di paura e di ansia,
si comportano in modo ambiguo, gridano,
denigrano o fanno richieste irragionevoli.

Trattare le persone in modo imparziale e positivo?
Dare feedback correttivi senza diventare negativo o frustrato?

Leadership non significa tirannia.
La leadership si basa più sulla relazione che sull’impartire ordini.

Il leader efficace è capace di guidare un team senza impugnare la spada del potere assoluto.
I leader non sempre danno ordini,
anche se la loro posizione lo impone.

 


 

Più spesso,
motivano, ispirano e incoraggiano i propri collaboratori a fare ciò che è richiesto in una data situazione.

8. Chiedi consigli o fai tutto da solo?

Parte del tuo lavoro sarà di costruire (almeno nelle intenzioni) una squadra forte e vincente,
e questo significa che sarai alla ricerca di persone esperte e intelligenti.
Anche più brillanti e competenti di te.

Il tuo ego è abbastanza forte da saper gestire persone le cui competenze potrebbero oscurare la tua?
Pensi che chiedere un parere o un consiglio sia un segnale di debolezza?

Pur di non chiedere ai tuoi collaboratori,
decidi di fare tutto da solo,
senza consultare nessuno?

9. Riesci a dormire prima di un licenziamento?

Questa è una delle parti più difficili.
Hai già avuto modo di licenziare un collaboratore?
Anche se si tratta di un padre di famiglia con moglie e 3 figli a carico?

More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
Per quanto ci si possa preparare a gestire la situazione,
si può essere sorpresi da una reazione inaspettata e restare spiazzati.
Potrebbero essere reazioni di forte dispiacere ma anche di pianto, aggressività,
di accusa che potrebbero coglierti alla sprovvista.

Senza dubbio è facile perdere il sonno la notte prima della comunicazione della cattiva notizia.
E forse anche la notte successiva.
E quella dopo.
È naturale essere dispiaciuti e rattristati.
Ma the show must go on…

Se preferisci un’estrazione dentale senza anestetico piuttosto che comunicare un licenziamento a un collaboratore,
forse è il caso di chiedersi se sei pronto a comandare.

10. Sei disposto a essere il primo a entrare in ufficio e l’ultimo a uscire? Essere solo?

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare.
Il più salato.

Sei consapevole di questo prezzo?

Essere (tutti i giorni) il primo a entrare in ufficio e l’ultimo a uscire,
potrebbe sembrarti un ottimo viatico per la promozione,
ma come la mettiamo poi con l’equilibrio lavoro-privato?

La mancanza di equilibrio può essere un precursore di burnout,
e può anche spingerti a porre aspettative irragionevoli al tuo team.

Allora .. sei pronto a comandare?

Se queste risposte ti hanno messo in difficoltà o hanno posto dei dubbi sul tuo essere leader,
non significa che tu ti debba automaticamente escludere dall’assumere una qualsiasi posizione di comando.

Le persone possono imparare a superare i propri limiti e i propri atteggiamenti negativi e diventare leader migliori.
Se non credessi nel cambiamento e nella potenzialità delle persone,
non farei il coach.

10 domande toste toste per capire quanto sei tagliato per comandare – 1

comandare

Sei determinato e vuoi arrivare dove desideri.
Bene!
La determinazione è indispensabile.
Come lo sono allo stesso modo impegno e applicazione.

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Spesso, sai, non importa quanto si desidera qualcosa,
semplicemente non si è pronti.
O non si è tagliati.
Almeno non ancora.
Questo è ancora più vero per quanto riguarda la leadership.

Vuoi comandare? Ecco 10 domande che devi porti con onestà

Molti desiderano essere leader,
per il titolo, lo stipendio e il prestigio,
ma pochi considerano le conseguenze di questa scelta o sono pronti per questo grande passo.

Non tutti sono tagliati per essere capi.
Per essere leader.
Per comandare.

Ecco 10 domande per aiutarti a considerare se la leadership sia parte di te.
Le risposte che darai ti aiuteranno a capire se sei realmente tagliato per comandare ed essere un capo:

1. Conosci te stesso?

I grandi leader sono alla continua ricerca della più profonda conoscenza di sé,
perché sanno che la conoscenza di sé è la base della forza interiore.

Al fine di condurre gli altri in modo efficace,
è necessario sapere chi sei … sotto la superficie.

 


 

Senza scomodare la filosofia, chiediti con onestà:
Sono consapevole dei miei punti di forza e di debolezza?
Sono pronto a gestire le persone?
Pronto a comandare?

2. Sai gestire l’attesa?

Ti viene l’ansia nel decidere senza conoscere prima il quadro completo?
Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio e ogni possibile scenario prima di arrivare a una conclusione?

Ottenere risultati precisi e immediati di causa-effetto è auspicabile,
ma spesso non funziona così,
anche quando ti sei preparato e hai fatto tutto in modo perfetto.

I manager devono prendere decisioni che a volte richiedono settimane,
mesi o addirittura anni prima di sapere se siano state efficaci o meno.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Quanto più sarai in grado di gestire l’incertezza,
di stare in sospeso a metà fra le situazioni definite e quelle in progress,
tanto più aumenterai la tua resistenza allo stress e alla pressione.
In questi tempi incerti e complessi, devi agire (anche se) le informazioni sono insufficienti.

Devi aumentare la capacità di gestire i tuoi stati mentali ed emotivi;
sviluppare l’intuito,
imparare a prendere decisioni o trovare soluzioni nel modo più efficace e rapido anche in assenza (o con poche) informazioni.

3. Dai importanza alle persone?

Un tratto fondamentale dei grandi leader è quello di…
dare molto valore alle persone che li circondano.

Non puntare tutto su risultati e prestazioni.
Ci sono anche (e soprattutto) le persone?

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi,
quando devi valutare o criticare.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
Sanno che sono la chiave del loro successo.

4. Sai gestire le conversazioni difficili?

Sei in partenza per una posizione più prestigiosa?
Bene!
Non dimenticarti di portare compresse per il mal di testa
e pillole per il reflusso acido.

Il tuo compito sarà di gestire le persone,
dovrai confrontarti con persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano,
chiedono e richiedono, pretendono,
avrai scambi di vedute con un collaboratore perché ha un cattivo odore del corpo e con quello che se non migliora la sua performance corre il pericolo di essere licenziato.
… e iniziano i guai.

Se hai problemi a confrontarti con i tuoi collaboratori su questi temi,
qualcun altro (sopra di te) non avrà alcun problema a confrontarsi con te.

5. Come sei messo con i giudizi degli altri?

La leadership non è un concorso di popolarità.

Più sali e più devi vivere sotto la spietata luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.
Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.

Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – o soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti.
Non c’è niente di nuovo,
è vecchio quanto il mondo.

Continua a leggere la parte 2.

14 mantra da recitare per trovare fede e forza nella tua leadership – 2

avere la leadership

Leggi anche la parte 1.

7. Sii sincero e diretto

Se non sei diretto, se non dai feedback onesti,
i tuoi collaboratori non sapranno mai cosa veramente pensi della qualità del loro lavoro.

La mancanza di una comunicazione diretta e poco incisiva crea dubbi, incertezza e ansia.
Paura.

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È importante condividere feedback costruttivi su tutto ciò che ogni tuo collaboratore fa.
È il modo migliore per guidare il tuo team nella giusta direzione.

Le indicazioni positive sono importanti quanto quelle negative.
Trova il giusto equilibrio.

8. Rispetta – non punire – le persone che ti dicono qualcosa che non ti piace

In tempi antichi,
i messaggeri che portavano cattive notizie rischiavano di essere uccisi.

Anche se i tempi sono cambiati,
resta il fatto che ancora oggi dichiarare una verità,
esprimere la propria disapprovazione in tanti ambienti lavorativi è sinonimo di biasimo e di condanna.

Invece il “portatore di verità”, può essere (se gestito bene) una risorsa che può dare una nuova visione, una nuova apertura, una nuova soluzione.
Tanto inaspettata quanto risolutrice.

Chi ti dice qualcosa che non ti piace,
merita tutto il tuo rispetto.

9. Conquista i leader del tuo team

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho sottolineato come ogni team ha persone che lo influenzano (al loro interno).

Sono i leader all’interno del tuo team.

Fai del tuo meglio per “tirarli dalla tua parte”.
Devono diventare tuoi (preziosi) alleati non tuoi antagonisti.
Come puoi conquistarli?

 


 

Non essere spaventato.
Se lo sei, vuol dire che sei ancora (troppo) insicuro e devi lavorare sulla tua leadership.
Un grande leader non teme la concorrenza ed evita la competizione interna.

10. Non pensare “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che dovresti togliere dal tuo vocabolario.
Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a te?

Continua a imparare e non dare mai niente per scontato.

11. Sii gentile. Non essere debole

“È il nostro segreto:
garbo e gentilezza!”
John Milton : L’avvocato del diavolo

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile,
uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza, significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

 


 

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare te.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare,
nutrire. Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.

È molto più facile sbraitare.
Essere arrogante.

12. I tuoi collaboratori spesso ne sanno più di te

Pensi che chiedere un parere o un consiglio sia un segnale di debolezza?
Pur di non chiedere aiuto decidi di fare tutto da solo, senza consultare nessuno?

Spesso, i tuoi collaboratori ne sanno più di te.
Davvero.

Conoscono ciò che funziona e ciò che non lo fa, hanno visto (e risolto) quasi ogni possibile problema,
conoscono (per esempio) i clienti meglio di chiunque altro.

È davvero un peccato e un’ingenuità manageriale non attingere a questo “mare” di risorse e informazioni.

Non ritenerti così intelligente!

Se sei il più vecchio, impara da quelli più giovani.
Se sei più giovane, “apriti” a quelli più anziani di te.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

13. Impara ad ascoltare

Imparare ad ascoltare è il primo passo per avere una comunicazione davvero efficace.

Se non ascolti, come puoi pretendere di farti ascoltare e di comunicare efficacemente con il tuo team?

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.
Ascoltare vuol dire placare il tuo chiacchiericcio interno e prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Avere la leadership significa prima capire e poi offrire un consiglio o una soluzione.

Ascoltare è la capacità di entrare in empatia per capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

14. La persona più difficile da gestire … sei tu

Mi chiedo …
quanto sei consapevole di questo?

Hai coscienza di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti che incontrerai come leader?

La tua crescita professionale inizia con la consapevolezza che prima di gestire gli altri devi saper gestire te stesso.

Conosci i tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire i tuoi modi di fare? I tuoi atteggiamenti? Le frustrazioni?
Le reazioni degli altri?

Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?
Non sai cosa rispondere?
Trova subito le risposte.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
… altrimenti andrai a “rimpolpare” la statistica dei fallimenti da leadership.

14 mantra da recitare per trovare fede e forza nella tua leadership – 1

Leadership

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” una cosa è essere un membro del team, un’altra è condurre e guidare le persone del team.

I giovani team leader sono spesso impreparati ad affrontare la gestione di un gruppo,
molto spesso ignorano o reagiscono male di fronte ai problemi che incontrano.

Con eccessiva rigidità o poca sicurezza.

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Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro responsabili.
Soprattutto quelli giovani.

Troppo spesso,
l’unica cosa che dicono è … che hanno fallito.

Dubbi sulla tua leadership?
Troppi pensieri, tante fantasie, pochi fatti

Che cosa vorresti che ti dicessi?
Per favore … non mi dire che cosa speri di fare.
Dimmi quello che farai.

Comincia da questi 14 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.

Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Come una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde,
il mantra ci permette di indirizzare la mente verso un porto sicuro,
attraversando le tempeste con le quali la vita ci travolge.

È lo strumento che ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.
Quando la mente vaga senza meta,
il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 14 mantra per ritrovare fede e forza nella tua leadership:

 


 

1. È demoralizzante non essere riconosciuti

Soprattutto quando stai facendo del tuo meglio.

Porgere complimenti e riconoscimenti potenzianti ai propri dipendenti o collaboratori,
per il lavoro fatto e i risultati ottenuti,
è una competenza fondamentale per un team leader.

Vai oltre i numeri e il budget e dedicati anche (o soprattutto)
alla crescita motivazionale del tuo staff attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.

La capacità di dare un apprezzamento potenziante quindi è una caratteristica assolutamente necessaria soprattutto nel mercato di oggi, dove i pochi successi, conquistati con fatica e impegno,
devono essere riconosciuti e apprezzati.

Per approfondire leggi il mio post “Come porgere riconoscimenti potenzianti ai collaboratori

2. Non pensare che le cose andranno bene solo per il semplice fatto che stai lavorando tanto

Non aspettare soluzioni magiche. Prova qualcosa di nuovo.
Valuta. Adattati.
Riprova.

Sii positivo. Resta aperto.
“Pratica” ottimismo e trasparenza.

 


 

Lavorare troppo è probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.

Il manager impreparato non è in grado di gestire se stesso,
non riesce a massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mette in campo.

3. Senza il tuo team … tu sei insignificante

Le persone del tuo team sono il tuo patrimonio.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro, della tua azienda, della tua attività. Da solo non vai da nessuna parte!

Hai bisogno dei tuoi collaboratori,
più di quanto loro abbiano bisogno di te.

Se il “team è la chiave del successo” è facile dedurre che
“NO team = NO successo”.

4. Il rispetto va guadagnato sul campo

Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”,
sei il “capo” o hai l’ufficio più grande.
Non funziona così.

 
COLLOQUIO DI SUCCESSO scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

Tutti desideriamo rispetto,
ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come ottenerlo.

Devi essere meritevole di rispetto e lealtà.
Se rispetti i tuoi collaboratori, rispetti i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.
Il tuo team smette di dare il meglio quando ti vede manipolare numeri,
dati e informazioni per il tuo vantaggio personale.

5. Se avverti il bisogno di sentirti superiore significa che non lo sei

Pochi hanno realmente capito cos’è in realtà la fiducia in se stessi.

Spesso, ci comportiamo con arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Per controbilanciare, ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità e di presunzione.

Fiducia e arroganza sono mondi a parte.

 


 

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
Avere leadership.

6. Non basta dire “Buon lavoro”

Non basta assegnare il lavoro. Consegnare direttive.
Distribuire mansioni.

Devi anche partecipare. Prenderne parte.
Esserne parte.
Devi scendere dal tuo piedistallo.

Essere al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, sporcati le mani … insieme al tuo team.

Ecco la leadership!
Vedrai la differenza!

Continua a leggere la parte 2.

10 spunti per scrivere mail come un CEO, anche se non lo sei

scrivere mail
Siamo tutti occupati.

Poco tempo.
Tante cose da fare.
Informazioni da gestire sempre più in fretta.

Nessuno vuole perdere 10 minuti in una conversazione
su qualcosa che richiederebbe una semplice mail.

Allo stesso modo, nessuno ha voglia di decifrare messaggi contorti, lunghi o poco chiari.
Che non vanno dritti al punto.

Ecco 10 accorgimenti per scrivere mail come un executive
(anche se non lo sei):

1. Chiarisci prima di tutto lo scopo della mail

Ogni volta che ti siedi per scrivere mail, fermati un istante.

Chiediti:

“Perché sto inviando questa mail?”
“È davvero necessaria?”

Se non riesci a rispondere con chiarezza, non inviarla.

Scrivere senza sapere cosa vuoi davvero ottenere
significa che non hai ancora fatto ordine nel pensiero.

E se non sei chiaro tu,
non lo sarà neppure il tuo destinatario.

Il risultato?

Tempo sprecato.
Autorevolezza che si abbassa.
E una mail in più che forse non serviva.

2. Usa la regola: una mail = una cosa

Nelle riunioni, avere più punti all’ordine del giorno può essere utile.

Nelle mail, no.

Meno roba c’è, meglio è.

Una mail dovrebbe contenere una richiesta, un tema, un obiettivo.

Se devi parlare di un altro progetto, di un altro compito o di un’altra decisione,
scrivi un’altra mail.

Questo aiuta chi legge.
Ma aiuta anche te a essere più ordinato.

3. Vai dritto al punto

In una mail dovresti usare meno frasi possibile.

L’imprenditore e saggista Guy Kawasaki propone una regola interessante:

limitare il testo a 5 frasi.

Non sempre è possibile, certo.

Ma molto spesso sì.

Con meno di 5 frasi rischi di sembrare brusco.
Con molte di più, spesso fai perdere tempo.

Anch’io seguo questa logica.
E ti assicuro che, con un po’ di allenamento, diventa naturale.

Scrivi meglio.
Più in fretta.
E con più impatto.

4. Evita negazioni e frasi che seminano dubbi

Frasi come:

“Non so se questo funzionerà…”
“Spero che i risultati non siano…”
“Ho ragione?”
“Mi capisci?”

indeboliscono il messaggio.

Invece di presentare i tuoi pensieri con chiarezza,
stai già insinuando un dubbio.

E se dubiti tu,
perché dovrebbe fidarsi l’altro?

Essere autorevoli vuol dire anche questo:
esporre un’idea senza sminuirla prima ancora di averla detta.

5. Smettila di chiedere scusa così tanto

“Mi auguro che…”
“Mi sembra…”
“È probabile che…”
“Scusa il disturbo”
“Era solo un’idea”
“Spero di non aver sbagliato”

Sono frasi comuni.
Normali nel parlato quotidiano.

Ma nelle mail, se usate troppo spesso,
trasmettono insicurezza.

Fanno sembrare il tuo messaggio più debole.
Meno deciso.
Meno credibile.

Anche la parola “solo” tende a ridimensionarti.

“Volevo solo chiedere…”
“Era solo un’idea…”

No.
Non è “solo”.

Per chiarezza: non si tratta di fare il duro.
E nemmeno di smettere di chiedere scusa quando serve davvero.

Il punto è non usare continuamente parole come “scusa”, “solo”, “credo”
quando finiscono per togliere forza a ciò che stai dicendo.

6. Usa frasi brevi, paragrafi brevi ed elenchi puntati

Una mail deve essere digeribile.

Evita i blocchi monolitici di testo.
Affaticano chi legge.
E spesso vengono saltati.

Se ti accorgi che stai andando oltre 4 o 5 frasi consecutive,
valuta di spezzare.

Meglio ancora se puoi usare un elenco puntato.

Taglia ciò che puoi tagliare.
Se una parola lunga può essere sostituita da una corta, fallo.

Più la tua frase è pulita,
più il messaggio arriva.

7. Inserisci sempre una call to action chiara

Non dare mai per scontato che il destinatario abbia capito cosa deve fare.

Scrivilo tu.
In modo semplice.
Senza vaghezze.

Per esempio:

  • “Mi puoi inviare i file XYZ entro giovedì?”
  • “Potresti scrivere ad Annalisa entro due settimane e aggiornarla su…?”
  • “Scrivi a Sergio e fammi sapere entro domani sera cosa ne pensa.”
  • “Informa Paolo e dimmi entro il 1° febbraio se ha domande.”

Chi legge deve capire subito:

  • cosa vuoi,
  • da chi,
  • entro quando.

8. Rileggi. Sempre. E con calma

Può sembrare un’ovvietà.

Non lo è affatto!

Spesso scrivere una mail breve è più difficile che scriverne una lunga.

Prima di inviare qualsiasi cosa, leggila.
Meglio ancora: leggila ad alta voce.

Controlla ortografia,
grammatica,
tono,
chiarezza.

Se la mail è importante,
falla rileggere a una persona fidata.

Un collega.
Un collaboratore.
Un amico.
Il partner.

Quando si tratta di mail delicate, non è una gara di velocità.
È un esercizio di precisione.

Se puoi, salvala in bozza e rileggila più tardi.

Io lo faccio spesso.
E quasi sempre, tornando sul testo con occhi-nuovi,
vedo subito cosa togliere, cosa correggere, cosa chiarire.

Chiediti:

  • “La mia richiesta è chiara?”
  • “Ci possono essere malintesi?”
  • “Come la prenderei, se fossi io a riceverla?”

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici, ma da come lo dici.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e rafforza la tua leadership comunicativa.

9. Fai trasparire la tua personalità

Le email dovrebbero riflettere chi-sei nel mondo reale.

Non in modo eccessivo.
Non in modo teatrale.
Ma sì, un po’ di te deve sentirsi!

Evita emoticon, abbreviazioni tipo LOL, font colorati o sfondi creativi.
In ambito professionale, raramente aiutano.

Ma non diventare neppure robotico.

“Per favore” e “grazie” restano segni semplici di educazione e professionalità.

10. Sappi quando non usare la mail

Ci sono conversazioni in cui il tono e il linguaggio del corpo fanno tutta la differenza.

In quei casi, la mail non basta.
Anzi, rischia di peggiorare le cose.

Se non diresti una cosa in faccia a una persona,
non scriverla in una mail.

Se la questione richiede un confronto più profondo,
meglio una telefonata.

Se la telefonata rischia di durare più di 5 o 10 minuti,
forse è meglio incontrarsi.

La vera autorevolezza sta anche qui:
sapere qual è il mezzo giusto.

Hai bisogno di una telefonata?
Oppure bastano due righe ben scritte?

Serve davvero scrivere mail?
Oppure una chiamata può chiarire meglio favore, dubbio o contrarietà?

Anche questa è autorevolezza.

A questo proposito,
scopri il mio libro che si intitola proprio “Autorevolezza“.

8 segnali che il problema non sono i tuoi collaboratori, ma sei tu!

problemi con il team

Foto di Arden

Quante volte ti sei chinato su report, relazioni,
piani e strategie di marketing e ti sei chiesto pensieroso:
“Perché il mio team non riesce a raggiungere i risultati?”

Collaboratori poco motivati?
Poco competenti? Problemi con il team?
Troppe superstar, troppe “coccole”?

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Hai scelto i tuoi collaboratori sulla base di competenze individuali,
dell’esperienza, della conoscenza e della capacità di pianificare.
Mettere insieme una squadra,
non garantisce automaticamente il successo.
Questo lo sai.

Problemi con il team ? E se il problema fossi tu?

Prima di chinarti nuovamente su dati e previsioni,
e di pianificare un altro incontro con tutto il team (o il singolo collaboratore),
per capire qual è il suo problema,
ti sei chiesto se hai contribuito (anche tu) alla scarsa performance?

Ti sei mai chiesto se … il problema non sono i tuoi collaboratori,
ma sei tu?
Con il tuo stile, il tuo atteggiamento, la troppa (o poca) attenzione al dettaglio
e la tua comunicazione molto ambigua e sconnessa?

Se non sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza,
è molto difficile controllare i tuoi comportamenti,
e gestire efficacemente le relazioni con gli altri.

Ecco 8 segnali che indicano che le difficoltà non sono nei tuoi collaboratori,
ma il problema sei tu:

1. Non dai feedback (né positivi né negativi)

Dare feedback (negativi o positivi) regolari ai tuoi collaboratori è un impegno fondamentale,
se vuoi mantenere elevati gli standard delle prestazioni professionali,
garantire rendimento e produttività.

Mentre un feedback negativo consente di correggere un errore e aiuta a impostare al meglio il lavoro
(soprattutto perché i dipendenti – in realtà – desiderano feedback negativi, purché costruttivi e rispettosi),
un feedback positivo motiva il collaboratore a mantenere l’atteggiamento tenuto finora.

 


 

Se c’è un comportamento che desideri sia cambiato,
se vuoi che un compito sia eseguito al meglio, la prossima volta,
informa il tuo collaboratore entro una settimana (al massimo!).

Programmare incontri regolari uno-a-uno con ogni persona del tuo team può contribuire a rendere questo cambiamento più facile e riduce i rischi di incomprensione.

2. Non condividi gli obiettivi

Ti sei assicurato che gli obiettivi siano chiari a tutti i tuoi collaboratori?

Se il tuo team non ha idea di quale siano lo scopo e la direzione,
come potrà mai avere una possibilità di successo?

I collaboratori vogliono conoscere la direzione.
I grandi leader sono in grado di indicare una visione,
motivare e ispirare le persone a seguirli.

I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
e generano così ottimismo e una maggiore produttività.

Un team senza obiettivi non ha direzione.
Un team senza una direzione,
può essere sopraffatto da incertezza e paralisi.

3. Sei troppo sensibile con i collaboratori

Spesso il manager insicuro ha un approccio troppo indiretto con i collaboratori.
Purtroppo si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia gli obblighi fondamentali del suo ruolo.

Se stai descrivendo il tuo personale come troppo sensibile e suscettibile,
è facile che tu stia… parlando di te stesso.

 


 

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato,
tendi a tralasciare o sorvolare i feedback negativi ma ricordati che i problemi con il team vanno risolti,
altrimenti i collaboratori sono frustrati e si lamentano, con tanti saluti …
alla tua team leadership.

4. Sei incoerente

Una settimana reclami maggiore indipendenza e autonomia,
quella dopo, richiami tutti a seguire strettamente le procedure.

Se invii al tuo team messaggi ambigui,
molto probabilmente resteranno dove li stai portando,
ovvero fuori strada.

Su questo punto,
ti stai giocando la credibilità del tuo team.
Inviando messaggi incongruenti puoi apparire, agli occhi del tuo staff, come illogico e contraddittorio,
e perdi carisma e motivazione.

Probabilmente è un problema di comunicazione:
quando chiedevi al team di essere più indipendente,
forse intendevi chiedere di portare maggiori suggerimenti e soluzioni ai problemi,
e non solo domande.

5. Non dai importanza alle relazioni

Leadership si basa sulle relazioni.

I leader pagano un prezzo elevato per aver ignorato l’importante processo di costruzione di relazioni sane e produttive.

 


 

Indifferenza e poca empatia portano a un clima troppo freddo che non genera “attaccamento alla maglia” da parte dei lavoratori.
Per creare queste relazioni, devi prestare attenzione alle persone,
“devi prendertene cura”,
continuando a imparare e non dando mai niente per scontato.

Non concentrarti solo sui risultati, sulla prestazione,
sui punti deboli dei tuoi collaboratori.
Non ricordarti di loro solo quando ci sono problemi con il team,
quando si tratta di valutare o criticare.

6. Gestisci ogni collaboratore allo stesso modo

Nella gestione di un team è fondamentale adattare il proprio stile a ciascun collaboratore.

Spesso,
i manager trattano i loro collaboratori come vorrebbero essere trattati loro stessi.

Un team (per fortuna) è composto di diverse personalità e competenze.
Alcune persone migliorano con più struttura e procedure,
altri sono più motivati quando sono liberi di agire e se sono “contenuti” crescono frustrati.

Cerca di conoscere meglio ciascuno dei tuoi collaboratori.
Chiedi loro quale sia il loro stile di comunicazione preferito,
come gradirebbero ricevere i feedback,
e quali competenze vorrebbero sviluppare nei prossimi 6 – 12 mesi.

7. Focus su piccoli compiti

Quando pretendi di verificare ogni cosa,
di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”,
quando sei così riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e non lasci libera iniziativa (anche sulle decisioni più banali)
uccidi piano piano la motivazione e la crescita professionale del tuo staff.

 


 

Se non mostri fiducia,
fai sentire i tuoi collaboratori demotivati … inutili!
Così facendo coltivi improduttività.
Non fai che aumentare i problemi con il team.

8. Dici, pretendi ma non dai l’esempio

Saresti sorpreso nel sapere quanto il tuo team “assorba” da te abitudini e modi di fare.
Dai un’occhiata ai problemi ricorrenti e trova il modo di “modellare” al meglio la tua squadra.

Guida le persone con l’esempio,
non basta solo passare le informazioni,
dare le direttive.

Se per esempio, hai dato standard di riferimento eccellenti per il servizio e l’accoglienza clienti (del tuo store, SPA o hotel), devi essere conseguente con le tue azioni,
devi essere in prima linea, lì davanti,
a dare il benvenuto a ogni cliente (dando così l’esempio al tuo staff).

Se non altro,
questo approccio fa di te un leader forte e concreto,
perché ti stai attivamente impegnando per migliorare.

Prima di scaricare le colpe, chiediti se hai contribuito alla scarsa performance

Non ottenere i risultati sperati può essere scoraggiante,
comunque prima di scaricare la colpa sull’inefficienza dei tuoi collaboratori,
è essenziale che tu prenda coscienza del tuo scopo,
dei tuoi obiettivi,
i tuoi valori e la tua visione,
di come ti “vedono” gli altri,
quello che-funziona e quello che non-funziona per te.

Con un po’ di pazienza e consapevolezza,
potresti scoprire come aiutare e sostenere al meglio il tuo personale,
superare questi problemi con il team,
e (forse) anche trasformarli in una storia di successo.

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