Bassa autostima al lavoro? Spesso, sei tu, il tuo critico più severo – parte 2

bassa autostima sul lavoro

Foto di cj_wells88

LEGGI ANCHE LA > parte 1

6. Ti lasci travolgere da fatalismo e rassegnazione

  • “Lo sapevo, tanto le cose non cambieranno MAI”
  • “Non riesco, e non ci riuscirò mai”

Gli eventi negativi costituiscono solo una parte della nostra vita.

Concentrarsi troppo sul negativo può portare a iper-controllo,
risentimento verso gli altri e un atteggiamento amaro nei confronti della propria vita.

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La prossima volta che ti accorgi di essere ossessionato da pensieri negativi, ricorda di mantenere la prospettiva. Hai bisogno di una rappresentazione più sana ed equilibrata per progredire.

Non sentirti in colpa per tutto ciò che ti accade. Molti fattori sono fuori dal tuo controllo.
La tua responsabilità è limitata.

Inoltre, tutti commettiamo errori.
A volte possiamo rimediarvi, altre no.

Ma se sei eccessivamente rassegnato e fatalista resterai bloccato.

La tua vocina interiore alimenterà i pensieri negativi che generano il senso di colpa.
Impedendoti di andare avanti.

Invitandoti a rinunciare. Mollare.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza come diventare un riferimento carismatico.
 

7. Bassa autostima sul lavoro? Non confrontarti sempre con tutto-e-tutti

  • “Sono tutti migliori di me”
  • “Gli altri hanno qualcosa in più”

Ecco uno dei modi perfetti per non muoverti, costruirti un alibi, una scusa, un pretesto, per non agire.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante, ognuno è meglio o peggio su un numero illimitato di scale di valori.

Tutti (ma proprio tutti-tutti) hanno assaporato il retrogusto amaro della sconfitta e della sfortuna nella loro vita professionale.

Se riduci al minimo le tue qualità, e guardi solo le caratteristiche vincenti degli altri,
ogni volta che ti confronti, finisci con l’amaro in bocca.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona con poca qualità,
ma perché ti confronti con un’immagine ideale, ma spesso anche irraggiungibile.

Confrontare il peggio-di-te con il meglio-degli-altri non può che essere frustrante e limitante. Porta bassa autostima sul lavoro.

Alcune persone hanno più talento di te, altre un po’ meno.
Alcuni più esperienza, altri un po’ meno.
Semplicemente.

 
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8. Ti fai cullare dalla procrastinazione

  • “In questo periodo sono stressato”.
  • “Non sono ancora pronto”
  • “Dal 1° gennaio comincio.”
  • “Lo farò quando finisce la pandemia”

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Prima o poi. Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare dalla bassa autostima sul lavoro, da scuse per non agire, dalla sindrome di “domani”: il tempo giusto per l’azione è oggi!

Rimandare serve solo a continuare a vivere la vita a metà, senza approfittare di ogni giorno che hai a disposizione.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo” non ti farà cominciare mai!

Devi fare il primo passo adesso perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Fallo in questo momento. Subito.

9. Lasci spazio a pensieri di inadeguatezza

  • “Non sono portato”
  • “Sono negato nei rapporti professionali”

È un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente è condizionata da pensieri limitanti sulle tue possibilità che ti portano ad agire con poca sicurezza e decisione, ottenendo così risultati non all’altezza.

Non c’è nulla di male nel sentirsi sopraffatti o stressati. Se ritieni “di non essere abbastanza” allora non sarai mai abbastanza. Ecco la bassa autostima sul lavoro!

Non lasciare mai che questi pensieri ti impediscano di fare quello che vuoi.
Guarda quanto sei riuscito a realizzare e quanto ancora stai facendo. Continua a darti da fare invece di evitare ed isolarti.

Guardati intorno, ci sono persone di tutte le età, con situazioni finanziarie pessime che sono riuscite a fare grandi cose. Non è mai troppo tardi.

Evita un dialogo interno negativo. La mente ignora la negazione.
Se prima di una presentazione pensi “Non devo sbagliare”, la tua mente si focalizzerà immediatamente sullo sbagliare.

 
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10. Bassa autostima sul lavoro? Hai sempre pronte scuse per non agire

  • “Tanto arrivano sempre i soliti raccomandati”
  • “Non ho tempo”

Raccomandazioni e spintarelle ci sono sempre state. E ci saranno sempre.
Non dobbiamo rassegnarci a questo.

Ma dobbiamo piuttosto accettarlo ed evitare di prenderla come una scusa per non muoverci.
Per non agire.

Anche la scusa di non avere tempo regge poco. Infatti, se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

Tante volte il non-avere-tempo è una giustificazione per non fare o affrontare qualcosa,
o lanciarsi in una nuova impresa.

 


 

In conclusione …

Queste credenze limitanti andranno ad assorbire energia al tuo potenziale, rendendoti meno performante nel perseguimento dei tuoi obiettivi.

Se ti lasci succhiare in una spirale depotenziante di pensieri distorti e poco realistici, non c’è dubbio che metterai a dura prova la tua autostima.

Se poni attenzione al tuo dialogo interno potrai ottenere maggiore fiducia in te stesso e nelle tue capacità.

Non esistono emozioni giuste o sbagliate.
Le percezioni negative possono comunque comunicarti qualcosa di importante. Puoi imparare a gestirle e fare molto per migliorare la situazione.

È fondamentale, come avrai capito, creare un’alternanza di pensieri realistici e convinzioni positive che rappresentino un’alternativa valida ai pensieri negativi e alla bassa autostima sul lavoro.

Se sei interessato a potenziare la tua autostima sul lavoro, scopri il mio percorso di coaching.

Rispetto sul lavoro: spesso il problema è la tua comunicazione – parte 1

rispetto nel lavoro

Foto di Courtney Stephens da Pexels

Quando fai domande, c’è sempre chi pensa che tu non abbia capito?
Se fai un apprezzamento, pensa che stai ruffianando?
Quando dai un feedback, che stai criticando?

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Puoi affermare di essere chiaro, concreto e coerente nel tuo modo di comunicare?
Oppure ti senti incompreso? Non-capito?

Può essere incredibilmente frustrante, specialmente quando sembra che le persone intorno a te ti stiano interpretando male. Ogni volta.

Se ogni volta il tuo modo di comunicare suscita (quasi) sempre reazioni negative.

Se avverti poco rispetto nel lavoro dovresti modificare il modo tuo comunicare

È sempre una buona idea fare un passo indietro.
Valutare come gli altri potrebbero percepirti.
Prenditi un momento per vedere le tue azioni, gesti ed espressioni da una prospettiva esterna.

Sei troppo sarcastico? Criticone?
Ti allontani quando le persone ti parlano? O ti avvicini troppo?
Interrompi e non lasci parlare?

Ecco alcuni fattori che potrebbero ostacolare la tua comunicazione. Darti una scarsa considerazione dei colleghi. Poco rispetto nel lavoro.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching (modalità, costi ecc.)
 

Sei sempre sulla difensiva

Non appena ti parlano, alzi le “barriere” per proteggerti?
Difendi a oltranza il tuo operato? Senza neanche ascoltare il presupposto?
Se c’è stata una colpa, una responsabilità, di certo… non è tua!

Quando vai subito sulla difensiva, anche l’altro farà lo stesso.
Se comunichi diffidenza, ne susciti altrettanta.

La prossima volta offri uno spiraglio, un’apertura iniziale.
Prova a dare fiducia, un passo alla volta, senza correre.

Prenditi il tempo che ti serve per prendere la decisione,
se dare o meno la tua fiducia a chi hai di fronte.

Non tirare subito la conclusione sulla base di una frase o delle tue aspettative,
ma parla e scambia opinioni, verificando il linguaggio verbale e non verbale del tuo interlocutore.

È fondamentale mantenere un atteggiamento disponibile,
evitare di cadere subito nella trappola della difensiva.

 
POTRESTI TROVARE SPUNTI INTERESSANTI > nel mio libro “Autorevolezza”
 

Non ascolti

L’ascolto è essenziale per una buona comunicazione.

Il rischio è pensare di disporre di tutte le risposte a qualsiasi domanda,
problema o sfida.

Nessuna persona può sapere tutto.
Nessuna.

Dovresti ascoltare gli altri.
Il leader di successo riconosce l’importanza dell’ascolto. Sa perfettamente che ascoltare può portargli importanti vantaggi competitivi.

Non sono pochi i manager e gli imprenditori di successo che dichiarano come ascoltare con attenzione è stata una parte fondamentale della loro strategia.

Probabilmente non sarebbero arrivati dove sono senza il costante perfezionamento,
anche attraverso i feedback negativi che hanno ricevuto (e spesso ricercato).

Saper ascoltare ti consentirà anche di differenziarti, dimostrare interesse ed empatia verso gli altri.
Costruire relazioni più solide e durature.

 
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Vuoi rispetto nel lavoro? Non interrompere o finire le frasi

Non vedi l’ora di esprimere il tuo punto di vista?
Non vuoi perdere tempo ad ascoltare perché hai già capito?

Se finisci le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi,
di esternare e di creare un contatto.

Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

E poi… sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?

La chiave è ascoltare per capire.
Prenditi una pausa, prima di parlare.

Fai il saputello (sai-tutto-tu)

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri la parola, fai impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza, spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare/non fare una certa cosa.

C’è qualcosa di più frustrante di sentirsi dire “Quello che devi capire è …”?

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci.
Sin dall’inizio, assicurati di trattare la persona con dignità.
Avrai modo di esprimere le tue convinzioni.

Porta pazienza mentre cerchi di capire il punto di vista degli altri.
Le persone lo apprezzeranno.

Oltremodo, non essere troppo sarcastico. Non c’è niente di sbagliato nell’ironia, crea leggerezza. Sdrammatizza.

Ma se questo è il tuo modo costante di comunicare, può causare problemi.
Le persone potrebbero offendersi, sentirsi derisi o presi in giro (anche se non è la tua intenzione).

Nascondi le tue emozioni, ovvero empatia zero

Nel tentativo di essere educato, benvoluto o “freddo”, nascondi le tue emozioni oppure mantieni un’espressione neutra.

Ma questo rende quasi impossibile, per chi ti circonda,
capire le tue intenzioni e i tuoi pensieri.

Senza segnali emotivi,
quello che-dici può essere facilmente mal interpretato.

I tuoi colleghi potrebbero pensare che tu sia arrabbiato quando non lo sei veramente,
e viceversa.

La faccia impassibile da poker (tanto celebrata in ambiente business), capace di tenere sotto controllo le emozioni, non dovrebbe precludere di mostrare i sentimenti in alcune situazioni professionali.

Non essere “presente” mentre parli con qualcuno, può emanare poco interesse, arroganza e maleducazione. Altro che good vibes!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Come stupire nelle riunioni di lavoro quando sei l’ultimo arrivato – parte 1

riunioni di lavoro

Foto di Анна Хазова da Pexels

Iniziare in un nuovo posto di lavoro può essere un’esperienza stimolante ed entusiasmante,
ma anche stressante e “schiacciante”.

Devi apprendere procedure nuove,
fare tuo un cumulo enorme d’informazioni,
incontrare (e relazionarti) con tante persone, stupire positivamente i nuovi colleghi e il tuo nuovo capo.

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Insomma, tanta pressione.
È normale sentirsi nervosi, indecisi e apprensivi.

È proprio l’ansia dei primi giorni di lavoro, quella sensazione d’instabilità,
che porta la nostra mente a “galoppare” per tentare di ritrovare l’equilibrio perduto.

In questi primi giorni, mentre stai ancora imparando i nomi dei colleghi e le nuove password,
ci sono almeno quattro strategie che non dovresti dimenticare:

  • arrivare in orario
  • lavorare sodo
  • ascoltare più che parlare
  • trovare il “tuo spazio”

Hai voglia di fare. Emergere. Crescere. Vuoi arrivare in fretta e andare lontano, molto lontano.
Spesso troppo velocemente.

… e poi ci sono le riunioni di lavoro

Sei nuovo. Non conosci (almeno non ancora) i giochi di politica e di potere interni.

Alcune persone potrebbero dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di visibilità.

È naturale sentirsi nervosi durante le prime riunioni e avere paura di dire qualcosa di sbagliato.
Il pericolo è anche non dire niente.

I colleghi potrebbero pensare che tu non abbia esperienza, non ti interessa o peggio non hai un valore aggiunto da condividere.

Se aspiri a una posizione di leadership,
ricorda che parlare è un segno di fiducia.

Durante le prime riunioni di lavoro è importante condividere i tuoi pensieri senza prevaricare o limitare la tua personalità.

  • Parlare o non parlare?
  • Come sapere quando parlare?
  • Cosa dire?
  • È meglio parlare oppure stare zitti? E se sì quando?

Non perdere questa preziosa opportunità (la riunione) per condividere le tue opinioni, aumentare la tua visibilità, ed essere visto come la persona influente.
Leader.

 
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La preparazione è la chiave

Se la riunione nel tuo nuovo posto di lavoro è accompagnata da un ordine del giorno,
prenditi del tempo per leggerlo con attenzione.

Scegli un argomento.
Prima di ogni riunione, prendi un tema o un punto all’ordine del giorno ed elaboralo in anticipo in modo da essere pronto per aggiungerlo alla discussione.

Preparati a discutere di un argomento specifico,
impegnati a esprimere un’idea che ti è venuta in mente.

Fallo almeno una volta per riunione in modo che diventi un’abitudine.

Decidi la frequenza con cui vuoi intervenire nelle tue prime riunioni di lavoro.
Stabilisci quante volte parlare.

Potresti, ad esempio, scegliere di parlare 3 volte.

  • La prima per fare un commento (che ti sei preparato in anticipo).
  • La seconda volta per porre una domanda pertinente (anch’essa preparata prima).
  • La terza volta per condividere una riflessione su una nuova strategia o un nuovo approccio. Per esempio, potresti condividere qualcosa sui vostri concorrenti (attenzione a non portare banalità e conclusioni ovvie).

 
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Fai domande

Uno dei modi più semplici per impressionare nelle tue prime riunioni di lavoro è porre domande.

  • Qual è la base dell’osservazione che hai fatto?
  • Quali sono i benefici di questo approccio?
  • Come fai a sapere che questo è/sarà il problema?

Quando poni domande “stimolanti”, dimostri sicurezza e desiderio di comprendere meglio il tuo lavoro o l’azienda. Ti dà anche la possibilità di mostrare il tuo entusiasmo e il tuo impegno.

Approfondisci ciò che dicono gli altri. Sarai più coinvolto e diventerai un partecipante attivo.

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati in quel momento.
Oppure (in alternativa), chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.

Di solito questo dietro-front è apprezzato, perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

Ricorda che la curiosità premia, l’autocompiacimento no.

Come farsi notare nelle tue prime riunioni di lavoro

Senza che qualcuno te lo abbia chiesto, se durante l’incontro è emerso qualcosa che potrebbe richiedere ulteriori ricerche, prenditi l’impegno ad acquisire le informazioni per il prossimo incontro.

Dimostra che hai iniziativa. Sei interessato e investito nella tua organizzazione.

Per aumentare il tuo impatto e la tua visibilità, alla fine della riunione potresti inviare un’e-mail al tuo capo riassumendo i punti chiave o, meglio ancora, fornendo una proposta per un nuovo progetto suscitato dalla conversazione.

Ancora più importante, acquisirai fiducia in te stesso!
 


 

“Maneggia” il disaccordo con strategia

Quando qualcun altro parla e non sei d’accordo, non negare in modo precipitoso.
Se parli tu e qualcuno è in disaccordo, non pensare di avere detto una stupidaggine.
Che tu hai torto e l’altra persona ha ragione.

Quando dai maggiore importanza alle idee di qualcun altro,
significa che non credi che i tuoi pensieri siano degni di essere condivisi.

Le tue esperienze, pensieri e opinioni non solo sono validi e utili, ma potrebbero rivelarsi esattamente ciò che le altre persone hanno bisogno di sentire.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Fare carriera oggi: devi essere aggressivo per emergere?

fare carriera oggi

Foto di Christian Supik + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

La tua collega “brilla” sempre?

Fa sembrare grandiosa ogni cosa che fa…
anche quando non lo è.

Gonfia risultati.
Si avvicina (strategicamente) alle persone che contano.
È sempre nei posti giusti, con le persone giuste.

E tu?

Preferisci:

  • fare bene il tuo lavoro
  • restare concreto
  • non sgomitare
  • non scavalcare nessuno

È una questione di stile.

Anche di correttezza.

Benissimo allora? Anche no.

Perché qualcosa inizia a muoversi dentro:

  • ti senti meno considerato
  • poco visibile
  • quasi… lasciato indietro

E allora la domanda arriva:
come si fa carriera oggi senza diventare arroganti?

Fare carriera oggi? Fare bene il lavoro non basta

Diciamolo chiaramente:

Il lavoro ben fatto NON viene automaticamente notato.

Figuriamoci premiato.

Se tieni la testa bassa:

  • diventa “normale”
  • viene dato per scontato
  • viene dimenticato

Non importa quanto sei bravo.

Il punto scomodo

Il tuo capo sa davvero:

  • cosa fai ogni giorno?
  • che risultati porti?
  • quale valore generi?

Nella maggior parte dei casi… no.

Autorevolezza ≠ arroganza

Come ho scritto nel mio libro
Autorevolezza” non serve essere egocentrici.

Ma piuttosto:

  • fiduciosi
  • assertivi
  • visibili

C’è una differenza enorme tra
vantarsi e comunicare il proprio valore.

Non devi essere aggressivo… ma nemmeno invisibile

Alcune persone si promuovono troppo:

  • irruenti
  • invadenti
  • arroganti

Altre fanno l’opposto:

  • esitano
  • si tirano indietro
  • aspettano

Entrambi gli estremi sono un problema.

Tu devi stare nel mezzo:
visibile, ma credibile.

Se non ti promuovi… qualcuno lo farà al posto tuo

È così che funziona.

Oggi le opportunità sono più limitate.

E se non alzi la mano…qualcun altro lo farà.

Se non ti viene naturale autopromuoverti (tranquillo, succede a molti):
almeno comunica:

  • cosa sai fare
  • cosa hai ottenuto
  • cosa hai risolto/evitato

Non è ego.
È chiarezza.

Un esempio concreto

Un mio cliente faceva sempre lo stesso errore:
nei briefing parlava solo di problemi.

Risultato?
Il management perdeva fiducia.

Ha cambiato approccio:

“Ieri abbiamo avuto un problema al sistema.
Ho individuato la causa.
Oggi provo A (e, se serve, B) per risolverlo.”

Problema + soluzione.

Risultato?
Maggiore fiducia.
Maggiore credibilità.

Come vieni percepito… cambia tutto

Se comunichi solo difficoltà:
sembri in difficoltà.

Quando comunichi anche soluzioni:
sembri una persona che sa gestire.

E questo fa tutta la differenza se vuoi fare carriera oggi.

Non confrontarti con chi “decolla”

Quel collega che sembra andare velocissimo…

  • forse è davvero bravo
  • forse è solo bravo a mostrarsi

Tu non hai la visione completa.

Guardare gli altri però ti distrae.

E ti logora.

Concentrati sulla tua:

  • qualità
  • costanza
  • crescita reale

Promuovere sé stessi (bene) è una competenza

Non c’è nulla di sbagliato nel farlo.

Finché:

  • dici la verità
  • resti coerente
  • non tradisci i tuoi valori

Non serve diventare qualcun altro.

Quando farlo (senza forzare)

Ci sono momenti giusti tipo:

  • revisioni periodiche
  • incontri one-to-one
  • aggiornamenti di progetto

Usali.

Parla di:

  • risultati
  • impatto
  • progressi

Non aspettarti che leggano nella tua mente

Errore comune:
“Se lavoro bene, se ne accorgeranno.”

Anche no.

La tua carriera è una tua responsabilità.

Se vuoi una promozione:
dichiaralo.

Se vuoi più responsabilità:
chiedile.

Vuoi crescere:
alza la mano.

A questo proposito, scopri i miei brevi percorsi di coaching mirato sulla carriera.

Conclusione

Non serve essere arroganti.

Ma non puoi neanche permetterti di essere invisibile.

Tra chi urla e chi tace…
emerge chi sa comunicare il proprio valore.

Renderlo visibile.

Con equilibrio.
Coerenza.
Autorevolezza.

Perché se non racconti il tuo valore…
qualcun altro lo farà al posto tuo.

Chiedere una promozione: cosa fare se la risposta è NO

chiedere una promozione

Foto di Kat Jayne da Pexels

Hai lavorato sodo nell’ultimo anno.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto.

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Hai chiesto la promozione al lavoro ma … la risposta è stata no.

Ahia! Che botta.
Un cazzottone in pieno viso che ti lascia spiazzato e disorientato.
È facile provare delusione e frustrazione.
Rabbia. Ci sta.

Chiedere una promozione: il no fa male

Appena ti sei ripreso, la tua prima reazione è stata di rispolverare il tuo CV,
escogitando un piano per uscire appena possibile.
Non ti meritano.

Stop.
Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto.

Non sono pochi (nella mia esperienza) i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una bocciatura per una promozione che pensavano di meritare.

Molti sono tornati più “forti” di prima.

Calma e ancora calma

Il boccone è difficile da digerire. Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.
Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Rabbia e risentimento rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi comportamenti sabotanti.

Indirizza le tue emozioni negative.
Ricorda il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

Riprendi il controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi.
Trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

Torna in ufficio con rinnovata energia e intensità,
desideroso di non permettere che questa battuta d’arresto abbia strascichi sulla tua fiducia e la tua carriera professionale.

Chiedi un appuntamento

È il momento di scoprire “cosa è successo”.

Troncare, il prima possibile, le supposizioni che si intrecciano pericolosamente nella tua mente.
 


 
Meglio evitare anche confronti e pareri con i colleghi (“Secondo te perché mi hanno detto no?”).
Iniziare la caccia agli indizi.

La mossa migliore per scoprirlo è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Lo scopo dell’incontro non è quello di vociare e accusare le persone che sono state coinvolte nella decisione. Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Richiedi risposte dirette. Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno atteggiamento astioso.
Almeno non ancora.

Prepara i punti di discussione.
Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare/cosa posso fare per ottenere la promozione in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni ” Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

È il momento di confrontarti con … te stesso!

  • Credi di meritare la promozione?
  • Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?
  • Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
  • Dato l’impressione di essere annoiato o disattento?
  • C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua) oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente, all’interno del tuo ambiente lavorativo, che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare,
una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

Trasforma in positivo questa battuta d’arresto

Un NO non è la fine del mondo.
Riconoscilo per quello che è … una (grande) delusione.
Punto.

Stabilisci la tua prossima mossa e un intervallo di tempo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti -davvero- pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.
 


 
Mantieni la prospettiva.
Guarda il tutto da una diversa angolazione.
In fondo è un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Forse c’erano (davvero) buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più,
migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

La promozione passa, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, manager, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione.
Fanno (davvero) quello che amano.

Quando ami ciò che stai facendo, ti senti euforico, eccitato, desideroso di creare, pieno di energia,
ottieni maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente dalla promozione

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Chiediti quanto davvero desideri la promozione.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni, come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

Raggiungere gli obiettivi ha il suo prezzo: 13 citazioni lo ricordano

raggiungere gli obiettivi

Sono poche le persone davvero disposte ad accettare
il disagio (e il sacrificio) necessari per raggiungere i propri obiettivi.

Desiderare il successo professionale non basta,
soprattutto se non sei disposto a pagarne il prezzo.

Non sorprenderti.

Non c’è nulla di nuovo.
È vecchio quanto il mondo.

Il successo non è in vendita. Il pagamento è sempre anticipato.

Se vuoi diventare un atleta professionista,
devi pagarne il prezzo.

Forse guadagnerai milioni,
ma prima ti allenerai per anni
più duramente della maggior parte delle persone.

Se vuoi diventare un avvocato di grido,
devi pagarne il prezzo.

Anni con il naso sui libri.
Fine settimana sacrificati,
mentre gli altri organizzano weekend al mare.

Se vuoi diventare un fotografo top nel settore moda,
devi pagarne il prezzo.

Non è per tutti

Ma vuoi mettere la gratificazione
di guadagnare da vivere — e più —
con la tua passione?

Qualunque sia l’obiettivo che scegli di perseguire
(al tuo livello, piccolo o grande che sia),
il prezzo va pagato.

Non è garantito che realizzerai ogni desiderio.

Ma se sei abbastanza coraggioso da provarci,
se resisti alla delusione,
se non ti accontenti per paura…

puoi farcela!

Meglio questo
che conformarti a una vita
di cui, alla fine,
potresti rammaricarti.

Ecco 13 frasi celebri per ricordarti che il “successo” ha sempre un prezzo da pagare.

“Se non c’è un prezzo da pagare,

allora non ha valore.”

Albert Einstein

“Non cadere nell’errore di abbandonare un’idea solo perché incontra delle resistenze iniziali.”

Seth Godin

“Ogni volta che il mondo vede una persona di successo, nota solo la gloria pubblica, e mai i sacrifici fatti in privato per raggiungerla”

Vaibhav Shah

“Non ho altro da offrire che sangue, fatica,

lacrime e sudore.”

Winston Churchill

“Il successo è come qualsiasi altra cosa di valore: ha un prezzo.

Devi pagare quel prezzo per vincere, lo devi pagare per raggiungere il punto in cui il successo diventa possibile.

Ma soprattutto devi pagare quel prezzo per restare una persona di successo.”

Vince Lombardi

“È importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo.”

Alex Zanardi

“Impegnarsi vuol dire soprattutto rischiare.

Non solo la vita, ma la propria serenità.”

Roberto Saviano

“Quando ho pregato per il successo, mi sono dimenticato di chiedere anche un buon sonno e una buona digestione.

Mason Cooley

“Le tue idee non ti renderanno ricco e famoso.

Saranno il duro lavoro e le tue abilità che lo faranno.”

Elon Musk

“Il successo è la somma di piccoli sforzi,

ripetuti giorno dopo giorno.”

Robert Collier

“Raggiungere un obiettivo ha un prezzo:

il rischio di fallire.”

Diego Agostini

“Il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore.”

Vince Lombardi

“Alcune persone sognano il successo…

mentre altre si svegliano e lavorano sodo.”

Anonimo

11 credenze sul percorso di personal coaching da sfatare. Subito.

Ci sono molte idee preconcette sul coaching.
Alcuni di queste sono infondate. Veri e propri miti.

Sono tante le convinzioni la cui credibilità si basa non su chi, ma su quanti ne parlano.
Queste opinioni si sono diffuse fino a radicarsi.

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Ecco le principali credenze sul percorso di personal coaching che andrebbero sfatate. Subito.

1. “Non ho problemi. Sto lavorando bene. davvero. Non ho bisogno di un coach.”

Benissimo. Sono contento per te!

Anche se stai lavorando bene, il coaching non si concentra sui problemi e le difficoltà ma piuttosto sullo sviluppo delle potenzialità.

Il coaching è una formazione individuale all’avanguardia ideale se desideri qualcosa di più (più responsabilità, un livello più alto di efficacia come team leader o responsabile, un migliore equilibrio lavoro-privato ecc.).

Lavorare con un coach professionista (riservato e non giudicante) al di fuori della tua organizzazione può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi in meno tempo e meno dispendio di risorse.

2. “Ho delle domande e il coach mi dà le risposte.”

Esattamente il contrario.

Come coach ti pongo domande per aiutarti a scoprire e trovare le risposte “dentro di te”.
Una domanda ben ponderata può essere un valore immenso.

Il coaching non è consulenza.
Sei tu che devi rispondere alle domande.

Piuttosto che dirti cosa fare utilizzo vari approcci per tirare fuori le soluzioni dal “tuo interno”.

3. “Ho delle domande e il coach mi dà dei consigli”

Il coaching non comporta il dare consigli.
 


 
Piuttosto, si basa sul presupposto che le persone siano naturalmente creative,
e siano in grado di ottenere risultati migliori.

4. “Voglio risposte, voglio sapere cosa-fare e non sentirmi rivolgere domande.”

Le risposte sono dappertutto.
Non avrai problemi a recuperarle. Ti basta digitare.

E infatti ne trovi tante. Tantissime.
Purtroppo … le conosci già.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che significative.
Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e poco incisive.

Ecco perché è necessario un approccio individuale personalizzato sulle basi delle tue necessità.
Il percorso di personal coaching. Appunto.

5. “Posso semplicemente parlare con il mio migliore amico.”

A volte, un caro amico è la persona migliore per aiutarti a scavallare una situazione delicata.

Ma sarà difficile per lui/lei essere imparziale.
Non ti farà le domande difficili che “devono essere fatte”.

Il coach riuscirà a far emergere l’efficace prospettiva di un professionista,
non coinvolto e non giudicante,
e per questo più efficiente.

6. “Il coaching per essere efficace necessita di molto tempo”

La realtà è esattamente l’opposto.
 


 
Se parliamo di obiettivi specifici il coaching è molto efficace in “dosi” brevi e mirate.

Ovviamente è irragionevole proporre miglioramenti importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo ampio e complesso (come potenziare la leadership e la comunicazione) è necessario discutere insieme la durata e la pianificazione.

7. “Il personal coaching è costoso. È solo per grandi manager, atleti e professionisti famosi.”

Potrebbe essere vero per alcuni coach altamente specializzati o molto famosi,
ma certamente non per tutti.

Nella mia esperienza, il costo non rientra nelle “resistenze”, perché le persone lo vedono come un investimento su loro stesse.

Il focus è sulla crescita e lo sviluppo degli obiettivi personali.

8. Personal coaching è una specie di terapia

Questo è causa dei molti malintesi e danni d’immagine che ha subito il coaching nel corso degli anni.

È importante essere chiari …
l’analisi dei traumi passati esula dall’attività di coaching, che si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

Personalmente non propongo terapie, non curo disturbi o problemi psicologici.

Nel mio lavoro, se e quando è il caso, mi avvalgo della collaborazione e del supporto di colleghi professionisti (psicologo, psicoterapeuta, ecc..)

9. Il coaching non produce risultati

Il coaching è ottenere risultati!

Il percorso di personal coaching comporta la definizione e la pianificazione (di tutti i passi intermedi utili al raggiungimento) degli obiettivi.

Non si può parlare di coaching senza parlare di risultati.

Grande comunicatore: come ascoltare ciò che non viene detto

grande comunicatore

La comunicazione si può dividere, in modo semplice, in due parti:

  • ciò che si dice
  • ciò che non viene detto.

Peter F. Drucker lo ha espresso con chiarezza:

“Gli ascoltatori empatici possono udire persino ciò che viene detto in silenzio.

La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.”

Ma come si diventa un grande comunicatore?

Come puoi sentire ciò che non viene detto?

Più entri nel mondo dell’altro, più lasci fuori la tua storia.

Troppo spesso riempi i silenzi con la tua esperienza.
Interpreti.
Anticipi.
Concludi.

Ma ascoltare davvero richiede un’altra cosa: presenza.

Concentrati sulla persona

Parla poco.

Non pensare alla tua risposta mentre l’altro parla.
Non immaginare cosa-dirai-dopo.

Evita interrompere.

Non finire le frasi al posto suo.

Dai alla persona tutta la tua attenzione.

Lascia che trovi il suo ritmo.
Lascia che faccia pause.
Che pensi.

Usa tutti i tuoi sensi per ascoltare

Ascoltare non è solo un atto mentale. È un atto percettivo.

Osserva il linguaggio del corpo.
Nota i micro-cambiamenti del volto.
Ascolta il tono,
il ritmo,
l’energia.

Immagina cosa sta accadendo dentro quella persona.

Non per giudicare.
Ma per comprendere.

Elimina le distrazioni

Ascoltare è una scelta intenzionale.
Spegni il telefono.
Non controllare notifiche.
Non guardare altrove.

La tua attenzione è il primo segnale di rispetto.

Diventa consapevole dei tuoi pregiudizi

Ognuno di noi è pieno di opinioni, esperienze,
interpretazioni.

Non puoi eliminarle.
Ma puoi riconoscerle.

Il grande comunicatore non ascolta per confermare ciò che pensa.
Ascolta per scoprire ciò che ancora non sa.

Svuota la mente.
E ascolta davvero.

Ascolta oltre le parole

Osserva le incongruenze.

Le parole sono positive, ma il volto è teso?
Il tono è incerto?
Il ritmo è accelerato?

“Ascolta” le emozioni.

C’è paura?
Esitazione?
Entusiasmo trattenuto?

“Ascolta” il livello di energia.

L’energia comunica spesso più delle parole.

Fai domande che aprono, non che chiudono

Le domande migliori sono neutre. Senza giudizio.

Non interrogano. Invitano.

Invece di:

  • “Ma cosa hai fatto?”

Prova con:

“Dimmi di più su questo.”

Oppure:

  • “Voglio essere sicuro di aver capito…”
  • “Ho notato qualcosa che mi ha incuriosito…”
  • “Puoi aiutarmi a comprendere meglio questo passaggio?”
  • “Ho capito bene che…?”

Le domande giuste creano spazio.
E nello spazio emerge la verità.

Mettiti nei suoi panni

Prova a vedere il mondo dal suo punto di vista.

Quali sono le sue paure?
Le sue pressioni?
Le sue esperienze?

Non saltare alle tue conclusioni.

Sii curioso.
Non difensivo.

La curiosità apre. Il giudizio chiude.

Ascolta anche il tuo intuito

A volte senti qualcosa prima ancora di capirlo.

Una tensione.
Una dissonanza.
Una sensazione difficile da spiegare.

L’intuito precede la logica.

Non sostituisce la ragione.
La completa.

In conclusione

Essere un grande comunicatore non significa parlare meglio.

Significa ascoltare meglio.

Ciò che non viene detto —
il linguaggio del corpo, il tono, l’energia, le pause —
è spesso la parte più autentica del messaggio.

Le parole informano.
Ma la presenza rivela.

Se desideri sviluppare una comunicazione più autorevole, empatica e incisiva, puoi iniziare da qui:

Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive

e approfondire i principi nel mio libro “Autorevolezza” dedicato alla comunicazione e alla leadership.

Perché le persone non ascoltano chi parla di più.

Ascoltano chi sa ascoltare meglio.

Comunicazione efficace: ecco il segreto dei grandi leader

comunicazione efficace

Il nuovo team leader si è insediato da qualche settimana.
Desidera instaurare un clima di fiducia con i membri del suo team.

Ha indetto un’altra riunione per creare il tanto ricercato (e osannato) spirito di squadra.

Il team leader si è preparato. Si impegna. Ci crede.
Anche i collaboratori ci credono.
A parole.

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Se osservi con attenzione i segnali non verbali delle persone.
imparerai tanto dal linguaggio del corpo quanto dalle parole che sentirai.

Le persone ti “dicono” quanto siano interessate e disponibili,
anche se non dicono nulla.

Infatti … nonostante le frasi gentili e ben articolate,
inneggianti all’unità di squadra,
a lavorare come un’unità anziché come individui,
il non-verbale (se lo sai “leggere”) è stato abbastanza eloquente.

Un cenno occasionale. Una risatina. Gli occhi guardano fuori dalla finestra. Le unghie che rullano sullo schermo di uno smartphone. Un telefono fa vibrare il tavolo. Lo sguardo -impaziente- all’orologio sulla parete, braccia conserte, postura svogliata o sopracciglia alzate …

Tradotto? Nervosismo, disinteresse, disapprovazione, sospetto.

I messaggi non verbali il più delle volte non sono intenzionali e questo li rende autentici. Preziosi.

Alcune persone li inviano in modo sottile,
altre sono più facili “da leggere”.

Infatti in questa riunione, la più “anziana” ha parlato (a nome di tutto lo staff) di collaborazione e di partecipazione. Le parole erano rivolte al nuovo team leader … peccato che il corpo era rivolta verso qualcun altro. Nessun contatto visivo esplicito.

Alcune persone sono abili a parlare.
Sembrano aperte quando in realtà sono poco disponibili.
Usano toni tranquilli. Spesso lusingano.
 


 
Tuttavia, dietro tante parole, se attendi che il fumo si dirada per vedere “l’arrosto”,
vedrai che spesso le persone stanno proteggendo il loro territorio,
pronti a tirarsi fuori o incolpare gli altri.

Il team leader dovrebbe imparare il segreto dei grandi leader

Ascoltare ciò che non viene detto!

Il linguaggio del corpo può mostrare l’incongruenza con le parole.
I segnali non sono in sintonia con ciò che si sta dicendo.

Se dici che sei felice ma i tuoi occhi sono freddi,
anche se la tua bocca sorride,
noi crediamo ai tuoi occhi.

Se scuoti la testa quando dici di sì,
noi crediamo alla tua testa,
non di certo alle belle e suadenti parole che hai usato.

Se dici: “Questo mese è stato terribile” se ascoltiamo solo le parole saremo dispiaciuti con te o per te.

Ma se dici: ” Questo mese è stato terribile” ma immediatamente sorridi e fai l’occhiolino supponiamo che sia stato un mese di vendite fantastico.

Come supervisore saper leggere i segnali non verbali è un’abilità fondamentale

La cosa più importante nella comunicazione è …
ascoltare ciò che non viene detto.

Ecco il segreto della comunicazione efficace … lo sanno bene gli uomini d’affari, manager, imprenditori.
I grandi leader.

Il non verbale è la forma di comunicazione più potente.
I migliori comunicatori sono sensibili al potere delle emozioni e dei pensieri espressi senza l’uso della parola.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua comunicazione.
 

Se sei occupato a pensare ciò che dirai,
non sarai mai in grado di ascoltare completamente ciò che l’altra persona sta dicendo, il tuo team, un cliente, ecc.

Ascoltare in modo attivo coinvolge non solo le orecchie,
ma anche gli occhi, la postura, tutto ciò che “ingloba” la persona.

I segnali non verbali sono la più potente forma di comunicazione efficace

Mettiamo molta attenzione alle parole che pronunciamo,
ma uno sguardo o un gesto possono dire molto di più.

Le espressioni facciali, il contatto con gli occhi, i gesti,
la postura e il tono della nostra voce trasmettono il nostro interesse,
la sincerità e la fiducia.

I grandi leader sanno che la capacità di comunicare è fondamentale. Il rapporto e la fiducia si costruiscono o si perdono proprio comunicando.

La comunicazione efficace non è solo parlare e ascoltare.
Osserva attentamente, diventerai un comunicatore migliore.

La prossima settimana potrai leggere come “ascoltare ciò che non viene detto”.

8 segnali che qualcuno al lavoro è segretamente invidioso di te

Se hai ottenuto un riconoscimento o raggiunto un traguardo importante,
potresti essere rimasto spiazzato …

dalla reazione fredda o infastidita di qualcuno!

Mentre gli altri si congratulano,
il volto di un collega resta inespressivo.
Freddo.

Lo pensavi vicino.
Convinto che avrebbe condiviso la tua gioia.

E invece… no!

Oppure sei una persona modesta,
non ostenti beni, status, risultati.

E non ti aspettavi di doverti difendere
da critiche o attacchi (anche sottili).

Eppure, quando possiedi
carisma, creatività, talento,
attiri attenzione.

A volte basta essere te stesso …
per attivare il risentimento altrui.

L’invidia è un’emozione comune

Universale.
Nasce quando qualcuno vicino a noi
viene riconosciuto, promosso, valorizzato.

Può trasformarsi in comportamenti tossici.

Paura.
Insicurezza.
Confronto costante.

L’invidia è sotto la superficie,
come uno scorpione sotto la sabbia.

Aspetta l’errore.
Il passo falso.
Il momento giusto per colpire.

Spesso la gelosia non è esplicita.

Si nasconde dietro sorrisi di circostanza.
e frasi apparentemente innocue.

Per questo è difficile riconoscerla.

A volte arriva da chi dice di volerti bene.
Altre volte da chi conosci appena.

Ecco 8 segnali per capire come si muove una persona gelosa di te:

1. È costantemente in competizione con te

  • C’è qualcuno che gareggia sempre?
  • Che cerca di superarti?
  • Di dimostrarti il suo valore?

La gelosia trasforma i rapporti in una gara silenziosa.

No, non è collaborazione.
È confronto continuo.

2. Svaluta i tuoi successi

Quando ottieni un risultato,
non lo celebra.

Lo ridimensiona.

  • “Non hai fatto nulla di speciale.”
  • “Chiunque avrebbe potuto farlo.”

Minimizzare è un modo elegante per proteggere la propria insicurezza.

3. Prova sollievo quando fallisci

Non lo dirà mai apertamente.
Ma è contento quando inciampi.

La tua battuta d’arresto diventa la sua conferma:

  • “Vedi? Non sei migliore di me.”

Chi gode del tuo fallimento non è una persona felice.
Sana.

Prendi le distanze.

4. Fa gossip su di te

Quando non ci sei, parla. Sparla.
Sottovoce. Di te.

Con finta preoccupazione.

  • “Lo dico per il suo bene…”

In realtà vuole sminuirti per sentirsi superiore.

5. Ti fa complimenti (falsi)

Come te ne accorgi?

Frasi zuccherate.
Eccessive.
Forzate.

  • “Sono davvero felice per te.”
  • “Che fortuna incredibile!”

Il corpo dice altro:
smorfie, silenzi, rigidità.

Il complimento serve a lavarsi la coscienza.

6. Ti porta cattive notizie “per aiutarti”

Condividi un’idea.
Un progetto.
Un entusiasmo.

La risposta è immediata:

  • “Impossibile.”
  • “Non funzionerà.”
  • “Qui non si è mai fatto.”

Una doccia gelida.

Non è realismo.
È sabotaggio emotivo.


Se vuoi migliorare il tuo modo di comunicare,
la NUOVA edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza” ti dà strumenti immediati e concreti.

Se sei all’inizio del tuo percorso, “Prima volta Leader” ti accompagna nei primi passi con chiarezza e concretezza.

7. Ti critica ma poi ti copia

Imita i tuoi gusti,
le tue scelte,
il tuo stile.

All’inizio sembra adulazione.
Col tempo diventa fastidio.

L’imitazione è spesso invidia mascherata.

8. Non riconosce il valore dei tuoi risultati

Attribuisce tutto alla fortuna.
Al caso.
A combinazioni vincenti.

Ignora la tua disciplina, sacrificio, coraggio.

Chi non accetta sé stesso
fatica ad accettare il successo altrui.

Conclusione

L’invidia raramente è rumorosa.
È sottile.
Persistente.
Logorante.

Non devi giustificarti.
Non devi ridimensionarti.
Osserva.
Prendi atto.

E scegli con cura chi merita condividere la tua energia,
il tuo lavoro,
la tua crescita.

La tua voce, il tuo sguardo, la tua presenza dicono molto di più delle parole.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e allenati a trasmettere leadership autentica.

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come un libero professionista – parte 2

il libero professionista

5. Posso fare quello che voglio

Il freelance consente un programma flessibile.
È un lusso.
Ad esempio, potresti decidere di lavorare quattro giorni alla settimana tra le sette del mattino e le cinque del pomeriggio.

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Potresti prendere appuntamenti che come impiegato non potresti permettere.
Ciò non significa che potrai uscire ogni volta che vorrai.
Allo stesso tempo, sei anche in balia dei tuoi clienti.
Dovrai lavorare di conseguenza in modo da poter rispettare le scadenza.

Tutto si riduce a imparare a stabilire le priorità.
In realtà, però, se non si lavora, non si pagano le bollette.

Alcuni clienti potrebbero richiedere di lavorare in determinati modi.
Ciò significa ascoltarli. Dedicarli tempo.
Ore che si sovrappongono ad altre ore.

Tuttavia, se un cliente ha aspettative che non funzionano per te,
puoi scegliere di non lavorare con lui (oppure negoziare un compromesso).

Per la maggior parte,
il tuo business dipende dalla tua dedizione.
Troppe assenze o ritardi possono venire ritorcersi contro di te.

Inoltre, secondo una legge non-scritta tutto accade all’ultimo momento.
Quando ti serve … il computer si impalla, il gatto deve essere portato urgentemente dal veterinario, ecc.

Comunque,
come libero professionista, se decidi di prenderti un mese di ferie, puoi farlo.

Dovrai solo lavorare per anticipare i tempi. Trovare qualcuno che ti copra in tua assenza (nel caso offri servizi).
Ma non dovrai chiedere il permesso a nessuno.

6. Lavoro solo sui progetti interessanti

Forse basterebbe aggiungere la parolina anche su progetti interessanti.

Ciò significa che a volte dovrai accettare lavori a cui non sei interessato.
Solo per costruire il tuo portfolio e la tua esperienza.
 


 
Inoltre, essendo tu il CEO, il contabile, il venditore e il project manager, ci saranno dei progetti su cui dovrai lavorare che esulano dai tuoi talenti e dal tuo interesse.

Questa è solo una parte del tuo lavoro.
A volte dovrai fare cose che non ti piacciono.
Semplicemente.

In particolare, quando inizi, potresti dover accettare tutti i progetti che puoi ottenere.

Un modo per attirare i progetti che ti piacciono è assicurarti che il tuo portfolio rifletta i tipi di progetti che ti piacciono. Scegliere come target il tuo portfolio è un metodo collaudato per attirare i tipi di clienti con cui ti senti più entusiasta di lavorare.

Un portfolio di tutto rispetto è il frutto del tuo talento ma anche del duro lavoroBravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta. che hai fatto per raggiungere il tuo livello.

7. Non ci sono colleghi scocciatori…

È un grande vantaggio se sei un solitario o un introverso,
poter restare da soli tutto il giorno, non dover parlare con nessuno.

Tutti vogliono il tuo tempo, la tua attenzione.

Essere il capo di te stesso è fantastico,
ma significa anche non avere una spalla dove consolarsi,
e nessuno con cui lamentarsi.

8. …neanche il capo tiranno

Tu sei il capo,
in teoria lavori quando vuoi, con chi vuoi.

In qualità di capo, dovrai assumerti la responsabilità di portare a termine il tuo lavoro quando è necessario. Dovrai anche gestire il tuo tempo in modo efficace.
Assicurarti che le attività amministrative come la contabilità e il marketing vengano svolte regolarmente.
 


 

Ma devi anche rispondere ai tuoi clienti.
Dato che ti stanno pagando, dovrai essere disponibile, comunicativo, rispettare le scadenze.
Seguire le loro linee guida.

Dovrai gestire le loro aspettative in modo efficace.
Rispettare i tempi e la modalità concordata.
Se il tuo cliente non fosse soddisfatto del lavoro concluso, potrebbe oltre a non dare seguito ad altri lavori,
potrebbe anche bloccare il pagamento.
Farti cattiva pubblicità.

Se lavori con 12 clienti, in realtà hai 12 capi.
Magari capricciosi. Indecisi.
Tutti con idee specifiche su come vorrebbero vedere realizzati i loro progetti.

Non tutti i clienti saranno gli stessi e dovrai essere flessibile.
Mettere da parte il tuo ego e ascoltare quello che dicono.
Potresti rimpiangere il tuo vecchio-capo.

Il lato positivo della medaglia,
è che, come libero professionista, potresti “mollare” il cliente dispotico o arrogante,
con cui non riesci a superare divergenze e incomprensioni.

9. Avrò una migliore life-balance come un libero professionista

Se hai un lavoro “tradizionale” (per quanto odiato) almeno puoi “spegnere” il cervello un istante dopo la fine del tuo lavoro.

Ora che lavori per te stesso, però, potresti ritrovarti a lavorare più ore che mai.
Quando la tua attività inizia a crescere, e parte di esso deriva dal fatto che è difficile conciliare lavoro e privato quando non c’è distinzione fisica tra i due.

Se hai un progetto che ha bisogno di essere finito, può essere sin troppo facile fare un passo dal tuo salotto e accendere il laptop. Dopo cena o durante i fine settimana.

Il libero professionista è sempre in contatto e sempre pronto.
Improvvisamente un cliente appare …. non si può perdere questa occasione!

Il lavoro è sempre lavoro, ovunque e comunque lo si fa.

Essere un libero professionista non è per tutti.
Come ogni percorso di carriera, è importante valutare i pro e i contro rispetto a ciò che è importante per te.

Gestire il tempo, il carico di lavoro, i contratti, le dichiarazioni dei redditi e le finanze non è facile.

Avrai bisogno di essere disciplinato,
fissare obiettivi.
Raggiungerli.

Quando prendi la decisione di lanciarti nel mercato del Lavoro, presta attenzione alla tua indole.
Alla tua autodisciplina, al livello di necessità (di sicurezza) di avere un reddito stabile.

Molti professionisti iniziano a combinare la libera professione con un lavoro “principale”,
che offre maggiore stabilità e sicurezza, dopo aver imparato sul “campo di battaglia”,
hanno iniziato a muoversi (anche con successo) da soli.

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come libero professionista – parte 1

libero professionista

Nella mia professione di coach che svolgo presso SAG, di volta in volta, incontro giovani (e non solo) che mi annunciano il loro desiderio di lanciarsi nel mercato del Lavoro come libero professionista.
Coach, consulente, grafico, videomaker, fotografo, digital marketer, ecc.

È una bella cosa.
L’intraprendenza è sempre ammirevole.

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Purtroppo, per la stragrande maggioranza (per non dire tutti) il termine “lanciarsi” nel mercato sembra essere il più indicato.
Lanciarsi, infatti, dà l’idea di catapultatasi, buttarsi, lanciarsi appunto con poche consapevolezze e senza il … paracadute.

Malauguratamente, l’ideale regna incontrastato.
L’astratto domina.

Mi permetto di riportarti alla realtà…
non per placcare sul nascere le tue velleità,
sono sempre ammirato dal coraggio di chi desidera intraprendere una carriera da indipendente.

Però lascia che ti ricordi …

Libero professionista? Non sarà semplice. Non sarà facile.

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante?

Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.
Se stai cercando una strada facile, forse la libera professione non fa per te.

Non fraintendermi,
Chiedi a chi effettivamente lo fa,
ti dirà che essere imprenditore di se stesso può essere la scelta più incredibile e gratificante che abbia mai fatto.

Ma lo devi fare bene.
E per fare bene voglio dire lavorare bene.
Dedizione. Passione. Disciplina.

Certo, l’idea di lavorare in pigiama, e non avere il capo rompiballe che ti fiata sul collo ogni secondo può essere invitante.
Ma questo non significa che sia semplice.

Il prestigio ha un prezzo

La maggior parte dei liberi professionisti piuttosto che persone celebrate sono (spesso) più eroi solitari che combattono dure battaglie,
dormono sonni agitati e vengono scaricati dai clienti non appena il loro rendimento cala.
 


 
Non pensare che il successo sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un singolo progetto portato a termine brillantemente.

È il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Ecco alcune credenze “pericolose” che dovresti ristrutturare il prima possibile se desideri entrare nel mercato del Lavoro come libero professionista.

1. Non è un “vero” lavoro

La libera professione è un business “reale”, come qualsiasi altro.

Hai le stesse responsabilità di qualsiasi altro imprenditore.
Come qualsiasi altra attività, necessita di solide basi.

Dovrai combinare da solo un “ufficio intero”: il dipartimento pubblicitario, quello della contabilità, del marketing, cercare i clienti…
sempre e solo tu!

È necessario crescere costantemente, sviluppare, applicare nuove competenze,
espandere i legami professionali per rimanere a galla.

È vero! Puoi commentare sui social o recuperare la lavanderia quando vuoi.

Ti puoi prendere una pausa, andare a prenderti un aperitivo veloce senza dover chiedere il permesso a nessuno. È anche vero che rischi di “pagare” quello spritz (nel bel mezzo del pomeriggio) facendo la nottata sul progetto da ultimare.

Ti serve auto disciplina.
Perché ci saranno clienti insoddisfatti che ti chiederanno perché i progetti non sono finiti in tempo.
Dovrai essere molto bravo a resistere alle tentazioni.

Dovrai gestire il budget, la contabilità, il marketing, la promozione, tutti i “sistemi” che consentono alla tua attività di funzionare senza problemi.

2. Basta una “vagonata” di follower

Follower sembra la parola magica … non lo è.

L’idea (sbagliata) del guadagno facile e la gratificazione di avere migliaia di persone che seguono la tua vita.
 


 
I social diventa uno strumento “mordi e fuggi”, in cui monetizzare rapidamente e con scarso impegno senza però una concretezza dei risultati. Proprio questa mancanza, prima o poi farà scoppiare la “bolla”.

Essere influencer non significa (secondo me) essere visibili e riconoscibili, ma essere un riferimento concreto.

Se chiunque (o quasi) lo può fare … chiediti perché!
Fatti qualche domanda.

3. Come libero professionista posso lavorare anche solo un paio d’ore al giorno

Ad un certo punto, forse.
Di sicuro, non appena iniziato.

Se non vuoi che i clienti ti fiatino sul collo e non vuoi farli arrabbiare,
allora devi darti da fare.

Ciò significa programmare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni, e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Mantieni orari regolari.
Stabilisci un programma e rispettalo.

Come libero professionista puoi permetterti di dormire un’ora in più la mattina.
Oppure “staccare” per una siesta nel pomeriggio.

Ricorda solo che il lavoro deve essere fatto!
Poco importa se al mattino, al pomeriggio, alla sera.
La notte …

4. Tutti i liberi professionisti fanno un sacco di soldi

Pensi di guadagnare di più rispetto a un lavoro tradizionale? E in meno tempo?
Certo! È fattibile.

Ma ci vuole tempo.
Dovrai guadagnarti questa reputazione!

Non è un segreto che i migliori liberi professionisti si facciano addebitare tariffe più elevate.

All’inizio, la libera professione può essere più stressante dal punto di vista finanziario,
rispetto a quando hai un lavoro a tempo pieno (comunque sai che alla fine di ogni mese sul tuo conto bancario ti sarà accreditata una certa somma di denaro).

Ricorda … più che follower estasiati è importante concentrarsi sui clienti reali (che pagano le fatture).

Crescere in azienda: dovrai gestire invidie e solitudine

crescere in azienda

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Kevin ha sempre rincorso nella leadership i momenti più gratificanti.
Soddisfazione, successo, senso di realizzazione e benessere economico.
Kevin vuole crescere in azienda.

Non è (almeno non ancora) consapevole che niente sarà mai più lo stesso.

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Ci saranno tante responsabilità.
Lo stress, stanchezza fisica e mentale diventerà regola quotidiana.

Le scadenze e gli obiettivi sono esami continui. C’è sempre un progetto che deve essere consegnato.

Giorni lavorativi o no, giorno o notte, c’è sempre qualcosa che aspetta di essere concluso.
La mente non sarà mai più sgombra dai pensieri e dalla responsabilità.

Crescere in azienda a volte è tutt’altro che facile

Senza mancare di rispetto per i lavori usuranti.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.

Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere che il ruolo sul tuo biglietto da visita.

Sei cosciente che non tutti saranno collaborativi? (dato che non tutti vogliono crescere)
Nasceranno gelosie e tensioni.

Qualcuno ti metterà il bastone tra le ruote,
screditandoti e parlando male di te.

Denigrando. Screditando. Per proteggere la sua fragile autostima.
Soprattutto quando pensa che lo potrai fare apparire inadeguato e maldestro sul posto di lavoro.
È un modo per riportarti a terra e impedirti di apparire migliori.

La ricompensa (riconoscimento) e il costo (antipatia e maldicenza) camminano sottobraccio.

Il sospetto, la gelosia e l’ostilità verso chi sembra migliore sono aspetti radicati nella nostra personalità.

Kevin avverte un pericoloso senso di solitudine

Si confida spesso con un amico, sovente ne parla anche con la sua compagna (e così le informazioni “escono” dall’azienda).
 


 
Ha paura di non farcela poiché ancora non conosce bene il mondo aziendale. Ha paura di fare passi falsi.

In un ambiente in cui tutti sanno come muoversi, si sente spesso solo.
Non sa come comportarsi.

Di fronte a un problema difficile da risolvere o una decisione delicata, Kevin lamenta come la gerarchia della sua impresa non lo sostenga. Ancora meno il suo capo diretto.

Prova frequentemente un sentimento di isolamento.
Ha difficoltà a smettere di pensarci al di fuori del lavoro.
Crede che potrebbe essere osteggiato, perché si ritiene (con poca umiltà a dire il vero) “uno che pensa avanti rispetto agli altri”.

Se vuoi crescere in azienda, l’affermazione personale rischia di diventare il successo di vita,
prova del tuo valore e indice della tua autostima.

Una sana ambizione si trasforma in un logorante confronto con gli altri,
all’insegna del puro arrivismo.

Non controllare i giudizi

È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del tuo controllo.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Queste persone possono risultare negative e distruttive per il tuo benessere.

Se cerchi di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue otterrai solo …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti di non controllare o assecondare critiche e giudizi, vuol dire che scegli di essere saggio e concreto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Prendi così coscienza di un dato di fatto, una parte integrante della nostra vita …
prima lo consapevolizzi meglio è!

L’invidia può spingere alcune persone a comportarsi in modo scorretto

Anche irrispettoso e vigliacco.

Potresti diventare vittima di pettegolezzi, esclusione o sabotaggio (sottile o diretto).
Diventare un leader vuol dire anche questo!

In privato, con calma incoraggia il tuo denigratore a parlare onestamente.
Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, Qual è il tuo problema?” perché ti fa sembrare subito inquisitore e conflittuale.

La persona si metterà sulla difensiva,
diventa un rimpallo di negazioni e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.
Meglio iniziare con un esplorativo “Ho notato una frattura fra noi … “.

Se necessario, evidenzia che la sua condotta potrebbe danneggiare le prestazioni generali del team. Offri la tua collaborazione per proporre strade reciprocamente accettabili. Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Quando ti senti spiazzato da un certo comportamento oppure non riesci a capacitarti di come invidia e gelosia possano portare a certe umane bassezze … ricorda la massima di Marty Rubin:

Il cane chiuso nel recinto abbaia
a quello che scorrazza liberamente.

Se vuoi crescere in azienda prendi le distanze dalle persone invidiose

Nel privato puoi allontanare le persone invidiose, sul lavoro questo non è sempre possibile.
 


 
Poni dei limiti nei rapporti con le persone negative che non puoi allontanare del tutto.

Non lasciarti coinvolgere dalle provocazioni.
Sii indifferente e non rispondere mai troppo a tono. Ignora i loro commenti, le loro provocazioni e i loro tentativi di trascinarti in sfide competitive.

Difendersi dall’invidia non è poi così difficile.
Occorre farsi coinvolgere il meno possibile ed essere un po’ menefreghisti.

Resta focalizzato sui tuoi obiettivi.
Non farti destabilizzare. Resta sulla tua strada, il tuo percorso.
Non dimenticarlo mai!

Mancanza di tempo: 8 errori che prosciugano la tua produttività

mancanza di tempo

Lavoro (come career coach) nel reinserimento professionale a Lugano.
Lavoro (come personal coach) quale libero professionista.
Ho la mia attività correlata al sito ferrarelli-coaching, un blog,
due genitori anziani in tempo di coronavirus …
e poi la mia vita personale, fisica (palestra, correre, ecc..) e relazionale…

ce la posso fare? … anche no!

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Quando ho lanciato il mio blog (nell’oramai lontano marzo 2013), ricordo l’ansia di “non starci dentro”,
di essere travolto dalle troppe cose da fare e di ritrovarmi in breve tempo a convivere con notti insonni,
sveglie all’alba, pranzi saltati per non finire come 99,9% dei blog…
arenarmi solo dopo pochi mesi di vita!

Troppe volte ho lasciato che le mie paure prendessero decisioni al posto mio,
in modo da poter rimanere bello tranquillo nella mia “zona di comfort”.

Ma un giorno ho detto basta, mi sono detto, qualunque cosa accada…andrò avanti.
Non mi sono mai più voltato indietro!

Ho fatto il primo passo,
poi ho seguito il flusso.

Sono ancora qui… e anche il blog (che nel solo mese di gennaio 2021 ha registrato un afflusso di circa 12’000 visitatori).

Alcune paure ci impediscono di fare la carriera che desideriamo.

Una di queste è la paura di non avere abbastanza tempo.
Di non farcela.

Combattere la paura della mancanza di tempo non è la risposta perché …non andrà via.

Come accade con tutte le emozioni negative, più ci pensi, più ti ci concentri e più diventa forte…
almeno a me succedeva così!
L’unica cosa che dovrai fare è cambiare il tuo atteggiamento nei confronti del tempo.

Ridurre l’ansia della mancanza di tempo inizia con consapevolizzare alcune verità.

Mancanza di tempo? Il tempo esiste. Non puoi cambiarlo.

Il tempo andrà avanti comunque … con lui anche noi.

Accettare queste verità, invece di lottare contro di esse è una parte importante per reprimere l’ansia della mancanza di tempo. Quando l’accetti, puoi andare avanti.
 


 
Tante volte il non-avere-tempo è solo una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la giornata. Oppure perché hai paura di affrontare una certa situazione o di lanciarti in una nuova impresa.

Una cliente che lamentava la mancanza di tempo per il coaching (in effetti fissare le era diventato un melodramma con continui rimandi) è rimasta spiazzata quando le ho presentato nero-su-bianco la sua giornata tipo. Ha realizzato le innumerevoli azioni banali che potevano essere evitate.

Spesso fai fatica a dire no, sei sempre di corsa.
Indaffarato. Preso da un turbinio di azioni,
Non ti fermi a domandarti se quello che stai facendo risponde davvero a ciò di cui hai bisogno.

Se dai priorità alle cose veramente importanti, scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le attività realmente importanti sono poche!).

Hai mai fatto caso a quante cose “poco importanti” fai ogni giorno?

Si tratta di mettere tutto nella giusta proporzione.

Se ogni serate sei davanti a Netfix, se i weekend li investi in agriturismi o baldorie con gli amici, hai già scelto da che parte stare. Hai già deciso quali siano le tue attività importanti.
Niente di male per carità. E non è una scelta sbagliata.
Anzi.

Semplicemente la scusa del “non avere tempo” difficilmente regge davvero alla realtà dei fatti.
Se sei (davvero) interessato a una cosa, se la reputi importante per la tua vita,
trovi il tempo di farla.
Tutto qui.

Ecco 8 azioni (che succhiano una quantità enorme di energia) che ho imparato a gestire:

1. Lavorare “tanto” piuttosto che lavorare “meglio”

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non te ne rendi conto che ti chiudi in una scatola quando sei troppo concentrato su qualcosa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiori benefici.

2. Non dare le priorità

Dare la priorità a ciò che è importante e nell’imparare come essere il più efficienti possibile.
Il modo migliore per avere successo è imparare le tecniche di gestione del tempo.

Uno dei grandi strumenti di gestione del tempo è l’utilizzo di blocchi temporali.
Ciò significa impostare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni,
e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Dovresti imparare a stabilire le priorità.
Acquisire una mentalità che passa dalla raccolta infinita al perseguimento di quei momenti veramente preziosi.

3. Mancanza di tempo: evita di dire sempre di si

Quando dici si a tutti,
uccidi la tua produttività.

Dovresti smettere di dire si a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avrai così tempo per concentrarti su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.
 


 
Non puoi sempre dire no (soprattutto al tuo capo o ai tuoi colleghi),
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.

4. Controllare tutto (anche l’incontrollabile)

È un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al tuo modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigi tutta l’energia attorno a te,
consumando enormi quantitativi di vitalità.

Dovresti prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare te stesso.

La maggior parte di noi adora la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Non sprecare energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare, scopri che hai più energia da spendere.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire di cosa hai paura, perché hai bisogno di così tanto controllo.

Inizia a lavorare su te stesso.

5. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, mi ritrovavo esausto perché cercavo di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimenticavo qualcosa.

Questo mi provocava stress e sprecavo tanta energia mentale, perché devo “rovistare” nei meandri della mia mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Preparare delle liste delle cose-da-fare mi ha aiutato a salvare energia.
Mi danno una sensazione di “controllo” più che un beneficio in termini di produttività. La mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante… è tutto scritto!

Presta attenzione…
organizzare il tempo e scrivere liste complesse e infinite può diventare un’ossessione.
Uno spreco di energia.

6. Controllare la mail più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso del tuo lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare (di conseguenza) un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso, controlla la posta e i tuoi account social solo poche volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3-4 volte il giorno. Non di più.
A orari prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

7. Essere sempre attivo sui social

Il tempo è una risorsa dannatamente scarsa.
Fai tutto il possibile per rendere il tuo tempo più interessante e stimolante.

Non cercare di presidiare tutti i social,
ma scegli quello più adatto al tuo modo di esprimerti e all’audience a cui vuoi parlare.

Per quello che mi riguarda,
credo che per la natura stessa del mio lavoro sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me unicamente sul mio sito web.

È anche una questione di riservatezza.
Sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti, rispetto al gioco del “dico/non dico” che spesso avviene sui social.

8. Mancanza di tempo? Non essere perfezionista

Essere perfezionista tendeva a esaurirmi.

Quando sentivo il bisogno che tutto sia fatto a modo “mio”,
spendevo un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio.

I dettagli consumano (inesorabilmente) il mio tempo prezioso. Rischio di mancare il quadro generale perché sono troppo concentrato su piccole cose.

Non aspettare che tutto sia perfetto. Vorrei fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.
Invece di esaminare ogni singolo dettaglio, prova a concentrarti maggiormente sul quadro generale.

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

carriera sbagliata

Se vogliamo crescere dobbiamo provare.
E quindi anche sbagliare. Qualche insuccesso ci sta.

Tutti abbiamo commesso errori,
e abbiamo esperienze professionali alle spalle che ci hanno deluso e demoralizzato.

Alcuni di noi sentono di aver scelto la carriera sbagliata oppure non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Hanno sempre fatto del loro meglio, ma lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono stati vittima delle circostanze.

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Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”,
è in grado di andare avanti e superare un momento di grande difficoltà.

È importante che ti concedi il tempo per elaborare quello che ti è capitato,
incominciando con piccoli passi per riprendere il controllo della tua vita.

Puoi risollevarti da un licenziamento inaspettato,
la chiusura di un‘attività, un cambiamento di carriera che non ha funzionato,
un totale disastro, un carriera sbagliata,
puoi accettare un lavoro meno prestigioso e meno retribuito che potrà traghettarti verso momenti migliori, tuttavia …

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

Non ti riprenderai mai dall’esserti “assopito” sulla tua sedia d’ufficio… o il tuo divano di casa.

A questo punto, ogni rivalsa è vista come inutile, superflua o tardiva,
perché non serve a “riparare il torto”, non riesce ad “assolvere” il retrogusto di delusione che proviamo.

Quando ti chiudi al mondo, e alle nuove possibilità,
non ti succede mai nulla di diverso.
Il lavoro è sempre lo stesso, ecco questo è veramente pericoloso.

Non esci dalla tua zona di comfort,
non hai problemi e non fai sforzi (il lavoro lo conosci a memoria oramai),
quello che manca sono gli stimoli e la stima in te stesso.

“Il comfort è la tua più grande trappola e uscire dalla zona di comfort è la tua più grande sfida.”
Manoj Arora

 


 
Essere comodi è qualcosa cui hai dedicato tempo, energia e speranza.
Hai sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.

Al lavoro, nei tuo ruolo di collega o di leader, non sperimenti più.
Ti adagi. Non osi più.

Sguazzi nella routine (anche se ti sta stretta ma almeno è conosciuta).
Sei comodo.

E adesso?

Il lavoro è ripetitivo, noioso, non è quello che volevi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità.
Non hai più la forza. Non ce la fai.

Spesso taci la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Smetti prima ancora di cominciare.

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più.”
Brunori Sas “La verità”

Non cullarti troppo in questo comfort,
speriamo non sia l’azienda a svegliarti (di contraccolpo) da questo oblio …

Quando non ci credi più, non combatti più.

A fine lavoro spegni il PC -forse scontento- ma tranquillo.

Almeno non lamentarti.
Noi stessi stiamo male in questa situazione,
per non parlare dei nostri poveri familiari a casa, dato che saremo insoddisfatti e intrattabili.

Credo hai uno scopo nella vita.
E credimi … non penso sia la comodità!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Il punto -non fraintendermi- non è godere o evitare le comodità che la vita ti offre.
Il pericolo è piuttosto rimanere intrappolati all’interno della tua zona di comfort.

Non sei fatto per essere bloccato dentro la scatola.
Hai bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Devi uscire dalla zona di comodità se vuoi crescere
che tu abbia 30, 40 o 50 anni, poco importa!

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale. Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi un viaggio straordinario.

Prendi dei rischi (senza lanciarti senza paracadute) e fai cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Vorresti abolire ogni ostacolo dalla vita. Non hai più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare troppo bene”.

I fallimenti, gli errori, le perdite, fanno parte della vita

Fattene una ragione.

Devi accettare l’idea del fallimento, la carriera sbagliata,
senza negare emozioni, il dolore, la paura, lo sconforto,
smettere di giocare sulla difensiva se vuoi che la tua vita prenda la direzione professionale che desideri.

Non fare cioè l’errore di cercare di indorare la pillola.
Non saltare dei passaggi. Se oggi sei caduto, ti farà male e rialzarti non sarà facile.
Parti da qui.

Una certa dose di fallimento nella vita è inevitabile.

È impossibile non riuscire in qualcosa,
a meno che non vuoi vivere in modo così prudente da non vivere del tutto, in quel caso,
avrai fallito in partenza.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -2

un aumento stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

Chiediti:

  • Il tuo capo diretto è consapevole del tuo desiderio di ottenere un aumento?
  • Hai conversazioni con il tuo capo trasparenti e coerenti su aumenti e promozioni?
  • Qual è lo “stato di salute” della tua azienda in questo momento?
  • Ci sono stati nell’ultimo periodo licenziamenti/blocchi delle assunzioni/ristrutturazioni?

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  • Qual è stata la performance del tuo settore in questo periodo? Ci sono stati tagli?
  • Sono stati raggiunti i risultati? Assunto nuovi dipendenti?
  • Si parla di nuovi progetti? Di ripresa? Nuove aperture? Gli affari stanno riprendendo?
  • Meglio mettere in stand-by la tua richiesta fino a quando l’azienda non sarà più stabile?
  • Hai assunto ulteriori responsabilità a causa della pandemia?

L’osservazione oggettiva della performance e della cultura della tua azienda è fondamentale.

Quando si tratta di chiedere di più,
è importante individuare e sapere illustrare come hai aggiunto valore.
Come il tuo impatto sul lavoro è allineato con gli obiettivi aziendali.

Ad esempio, hai formato il tuo team su come utilizzare determinati strumenti digitali (aiutandolo a rimanere efficiente) nel passaggio al lavoro remoto?

Ecco altre domande che dovresti porti:

  • In che modo i tuoi risultati hanno contribuito al successo dell’azienda negli ultimi 6-12 mesi?
  • Hai assunto più responsabilità, hai sostituito un collega assente, hai ampliato il tuo ruolo durante la pandemia a causa di un ridimensionamento del team o del cambiamento delle strategie?
  • Hai superato le aspettative nonostante tutto lo stress della pandemia?
  • Sei diventato un leader all’interno del tuo team, hai aiutato i colleghi a rimanere motivati e produttivi in modo che tutti possano raggiungere i propri obiettivi?
  • Ti sei reso più visibile con il tuo lavoro ad altri leader all’interno dell’azienda o di un altro dipartimento?
  • Tutte queste persone potranno garantire concretamente la tua performance?
  • Hai ricevuto ultimamente feedback positivi sulle tue prestazioni da colleghi, clienti, dal tuo capo o da altri superiori?

 


 
Non hai bisogno che tutte le risposte siano SI.
Più ne avrai, ovviamente meglio sarà.
Se ti ritrovi con poche risposte positive potresti ancora non essere pronto per chiedere un aumento stipendio.

Ti consiglio di gestire in modo proattivo la tua carriera, monitorando e aggiornando regolarmente i tuoi progetti e le tue realizzazioni lavorative.

Condividi regolarmente le tue vittorie (senza boria e arroganza) con il tuo capo in modo che quando “arrivi con il tuo aumento” non sia colto di sorpresa.

C’è un momento giusto esatto per chiedere un aumento stipendio?

“So che il momento non è quello giusto ma vorrei …”
Se sai, che la tempistica non è quella giusta, perché lo chiedi?
C’è un periodo dell’anno in cui la tua azienda offre possibilità di promozioni e aumento stipendio?

Puoi chiedere al tuo capo, alle HR o un collega di fiducia come l’azienda affronta in genere tali richieste.
In alcune organizzazioni, ciò avviene durante i colloqui annuali o semestrali.

Il timing (in questi casi) è veramente tutto.

Se ogni giorno si discute come contenere i costi, dipendenti che se vanno e altri che vengono “accompagnati” alla porta, allora il momento è quello più sbagliato.
Anzi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Potrebbe essere un boomerang, dritto sui tuoi denti!

È un buon momento per chiedere un aumento quando:

  • Puoi esprimere chiaramente il valore generato per la tua organizzazione.
    Hai superato le aspettative di rendimento, hai assunto più lavoro, hai lanciato un nuovo programma, hai preso il posto di uno del team, sei sempre stato una persona affidabile senza ottenere credito per quello sforzo extra, hai fatto degli straordinari andando oltre ciò che ti è richiesto.
  • L’azienda sta attraversando un periodo di “grassa”, i fatturati aumentano e un’espansione senza precedenti, è il momento giusto per chiedere un aumento. Il ferro va battuto quando è caldo!

Se ti rispondono NO…

Non è necessariamente una cosa negativa.

Dimostra che vuoi continuare ad aggiungere valore. Far crescere il tuo impatto nell’azienda e per questo…dovrebbero compensarti equamente.

Se ritieni che la tua azienda non stia andando particolarmente bene,
potresti pensare di negoziare cose diverse della retribuzione in denaro.

Il valore non deve essere necessariamente in salario,
soprattutto se il tuo lavoro non è qualcosa di facilmente quantificabile (come le vendite). Potrebbe trattarsi di qualcosa come orari di lavoro più flessibile, benefici non retributivi, lavoro da casa, ecc…

Se vuoi approfondire leggi “8 frasi tossiche da evitare se vuoi chiedere un aumento di stipendio“.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -1

aumento di stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Essere sottopagati è meglio che non essere pagati del tutto?
È già un po’ che si discute del tuo aumento di stipendio ma con il virus si è bloccato tutto?

Hai assunto ulteriori responsabilità (che ritieni dovrebbero essere “risarcite”) ma nessuno parla di aumento?
È una leggenda che chiedere un aumento in un momento difficile si rischia di essere licenziati?

Chiedere un aumento può intimidire, anche nei momenti floridi…
figurati in questo momento che stiamo affrontando una pandemia globale, una recessione economica e una trasformazione del lavoro… e non basta……
licenziamenti, blocchi delle assunzioni e tassi di disoccupazione senza precedenti.

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È facile capire perché prima di “alzare la mano” sarebbe molto meglio riflettere.

Dovresti chiedere un aumento aumento di stipendio in questi tempi difficili?

Chiedere un aumento di stipendio? Paura di apparire avido, ingrato, presuntuoso

L’avidità (ci è stato insegnato da sempre) è un sentimento sbagliato ed è l’origine di tutti i mali.
Dentro di noi si crea un muro e il senso di colpa inizia a serpeggiare.

Abbiamo paura di essere visti dagli altri avidi e presuntuosi.
La modestia è un freno che potrebbe rivelarsi pericoloso.

Troppa modestia ci fa negare, per paura o per essere accettati in gruppo, le nostre capacità.
Ci fa negare di saper fare qualcosa. E così facendo perdiamo grandi occasioni.

Odiamo dover parlare di noi stessi, perché ci sembra di “vantarci”.
Invece, parlare di sé stessi, delle proprie realizzazioni non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando parliamo di un risultato, parliamo di un dato di fatto.
Quando parliamo di come abbiamo risolto un problema, di come abbiamo imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stiamo parlando di fatti concreti.

È fondamentale essere pronti ad ammettere la propria bravura.
Proporsi quando è necessario.
 


 
Quando si tratta di negoziazione, le prime domande che devi porti sono:

  • Devo chiedere un aumento?
  • Quando dovrei farlo?
  • Come dovrei farlo?

Prima di lanciarti, poniti delle domande

  • Quanta trasparenza e predisposizione c’è nella tua azienda per quel che riguarda stipendi e bonus?
  • L’intero argomento è spinoso o un tabù?
  • Se ne parla bisbigliando?
  • Eri già in trattative con il tuo capo o le HR per ottenere una promozione o ottenere un aumento?

Alcune organizzazioni hanno creato (volutamente) una cultura che alimenta questa riluttanza a parlare apertamente di compensazione.

Se questo è il caso,
la soluzione migliore è quella di “presentarsi” armati con i fatti e mantenere un approccio focalizzato e diretto.

Le possibilità di successo sono maggiori se ci si prepara punti di discussione oggettivi e basati su dati concreti.

Dovresti chiedere un aumento di stipendio durante la pandemia?

Dipende.
Il timore è sentirsi rispondere …
“È già bello che hai un posto di lavoro”.

D’altro canto, se non chiedi, la risposta sarà sempre e comunque NO.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Spesso siamo in imbarazzo a parlare con i coordinatori, responsabili HR o direttori,
in particolare chiedere un aumento in tempi così complessi come quelli che stiamo attraversando.

Nonostante tutto anche in questi momenti di crisi …
le persone continuano a trovare nuovi posti di lavoro, ottenere aumenti e promozioni.

Se la crisi ha colpito in vari settori, ci sono però (non poche) nicchie felici e floridi aree in cui la parola “recessione” non si è minimamente sentita.
Anzi.

Ci sono, molte aziende che hanno resistito alla tempesta e stanno andando bene…
per alcune la performance è persino aumentata.

Oltre a ciò, se stai pensando di chiedere un aumento alla tua azienda in questo momento, sono sicuro (salvo che tu non sia un idiota… e non lo credo!)
che tu sia consapevole che una contrattazione sullo stipendio, in questo momento, sia assolutamente adeguata e rispettosa.

Sono certo che non stai pensando di chiedere un aumento di stipendio se la tua azienda ha una proceduta fallimentare in atto.
Ottenere un aumento durante una crisi economica non è cosa-impossibile.

Leggi anche la parte 2.

Buone notizie per gli indecisi: non esiste la decisione giusta

decisione giusta

La decisione giusta non esiste (e forse è una buona notizia).

Cercando un’immagine per questo articolo, mi sono imbattuto nel solito scenario:
un sentiero nel bosco, due direzioni, nessun cartello.

Il famoso bivio.

È così che immaginiamo le scelte, vero?

Sinistra o destra.
Giusto o sbagliato.
Successo o fallimento.

E subito parte il dialogo interno:

“E se sbaglio?”
“E se poi me ne pento?”
“Forse è meglio aspettare…”

Così resti lì.
Fermo.
In attesa della decisione perfetta.

Anche non-scegliere, in fondo, è una scelta.

Il peso delle decisioni

Gran parte dello stress che viviamo nasce proprio da qui.

Dal bisogno di decidere.

Ogni giorno prendiamo decine di decisioni.
Alcune leggere, altre più pesanti.

Lanciare la tua attività?
Accettare un ruolo di leadership?
Cambiare lavoro?
Restare dove sei?

Non tutte cambiano la vita.
Ma alcune… si.

E fanno paura.

La domanda ritorna sempre:

Qual è la decisione giusta?

La risposta è meno rassicurante di quanto vorremmo:
non esiste.

Non esiste la scelta perfetta.

Non esiste una scelta “giusta” in senso assoluto.
Esistono decisioni con conseguenze diverse.

Alcune porteranno vantaggi.
Altre complicazioni.
Spesso entrambe.

Se potessimo sapere cosa accadrà, non dovremmo decidere.
Ma il futuro resta incerto.

Sempre.

Questo non significa decidere a caso.
Fare il meglio possibile con ciò che hai oggi.

Raccogli informazioni.
Valuta.
Confronta.

Poi arriva un momento in cui devi scegliere comunque.

Perché più dati e informazioni non eliminano l’incertezza.
La rendono solo più sopportabile.

Il problema non è scegliere. È voler essere sicuri al 100%

C’è una differenza enorme tra decidere bene
e cercare la decisione perfetta.

La prima è utile.
La seconda ti blocca.

Quando insegui la scelta perfetta, succede qualcosa di molto concreto:

  • rimandi
  • analizzi all’infinito
  • ti convinci che manca sempre un pezzo.

Ogni opzione ha un rischio.
Ogni strada ha un prezzo.

E così resti fermo.

Pensare troppo, a volte, è un modo elegante per non decidere.

Rinunciare alla “scelta giusta” ti libera

Lascia andare l’idea che esista una decisione perfetta.

È un sollievo enorme.

Ti permette di scegliere per quello che sai oggi,
non per quello che vorresti controllare domani.

La vita non premia chi-indovina.
Premia chi-si-muove.

Non è la scelta che fa la differenza

Puoi prendere una decisione imperfetta
e costruirci sopra qualcosa di straordinario.

Puoi anche fare una scelta sensata
e rovinarla con dubbi, paura e indecisione.

Non è la strada che determina tutto.

È come la percorri.

Il ruolo della perseveranza

Qui entra in gioco una qualità che spesso sottovalutiamo: la perseveranza.

Non è spettacolare.
Non fa rumore.
Ma è decisiva.

La perseveranza è ciò che ti tiene in movimento quando le cose si complicano.

Quando sbagli.
Quando rallenti.
Inizi a dubitare.

Ti permette di correggere la rotta.
Di imparare.
Di ripartire.

Il successo raramente nasce da una decisione perfetta.

Nasce da una decisione portata avanti con costanza.

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
John Quincy Adams

Quando sei bloccato

Se nessuna opzione ti convince fino in fondo,
non sei confuso.

Sei in un punto importante.

Non è un errore di percorso.
È un passaggio.

In quei momenti, cambia domanda.

Non chiederti:

  • “Qual è la decisione giusta?”

Chiediti piuttosto:

  • Come affronterai quello che succederà dopo?
  • Se cambi lavoro, come gestirai l’incertezza iniziale?
  • Quando inizi un progetto, come reagirai agli ostacoli?
  • Se resti dove sei, come darai senso a questa scelta?

Se ti senti fermo, svuotato o senza direzione professionale,
questo percorso ti aiuta a fare chiarezza prima di prendere decisioni affrettate.

Scopri il coaching “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere”.

La vera variabile sei tu

La qualità della tua vita non dipende solo dalle scelte.
Dipende da come le vivi.

Da come reagisci.
Da quanto resisti.
Quanto sei disposto a metterti in gioco.

Quando la salita si fa dura,
quando sembra che non abbia senso continuare,
è lì che si decide davvero.

Non al bivio.
Ma lungo la strada.

Il talento non basta.
La competenza neanche.

Servono costanza,
disciplina,
forza mentale.

Perseverare significa continuare anche quando non hai più voglia.

Anche quando non vedi risultati.
Anche quando il dubbio ritorna.

Non per qualche giorno.
Per molto più tempo di quanto pensi.

Non restare fermo al bivio aspettando la scelta perfetta.

Scegli.
E poi rendi quella scelta la strada giusta, passo dopo passo.