Come scrivere email da vero leader

come scrivere mail

STAI LEGGENDO LA PARTE 1

Come scrivere email da vero leader.

Siamo tutti occupati.
Poco tempo.
Troppe cose da fare.

Le informazioni corrono veloci.
Le email anche.

Eppure è proprio lì dentro che si gioca una parte della tua autorevolezza.

Non nelle grandi riunioni.
Non nei momenti ufficiali.

Nelle email di tutti i giorni.

Quante ne invii?
Quante ne ricevi?

Se la risposta è “troppe”, non è un caso.

La mail è uno strumento potente.
Ma usato male diventa rumore.

E il rumore, alla lunga, indebolisce la tua leadership.

1. Parti sempre dallo scopo

Prima di scrivere, fermati.

Perché sto inviando questa email?
È davvero necessaria?

Se non hai una risposta chiara, non inviarla.

Molte email nascono già sbagliate: inutili, vaghe, evitabili.

E ogni email inutile è tempo perso.
Tuo. E degli altri.

2. Non sparire (ma nemmeno reagire male)

Il silenzio crea confusione.
Ma anche le risposte impulsive fanno danni.

Se non puoi rispondere subito, segnala che hai visto.

  • “Ho ricevuto, ti aggiorno appena approfondisco.”

Se sei irritato, fai l’opposto: non inviare.
Salva in bozza. Rileggi dopo.

Una mail aggressiva resta.
E spesso parla più di te che del contenuto.

3. Una mail, un tema

Evita email piene di tutto.

Una mail = una cosa.

Se inserisci più richieste, aumenti il rischio di:

  • non ricevere risposta
  • creare confusione
  • dover scrivere altre email di chiarimento

Se sei chiaro mentre scrivi, è perché hai già fatto ordine nei tuoi pensieri.

4. Vai dritto al punto (senza risultare brusco)

Scrivi meno.
Comunica meglio.

Evita introduzioni inutili.
Taglia il superfluo.

Allo stesso tempo, attenzione all’eccesso opposto:
email troppo brevi e fredde possono sembrare scortesi.

Serve equilibrio.

5. Riduci il volume

Ogni email genera altre email.

È un effetto a catena.

Se mandi troppo, riceverai troppo.
Se mandi meglio, riceverai meglio.

6. Scrivi in modo leggibile

Niente muri di testo.

Meglio:

  • frasi corte
  • parole semplici
  • elenchi puntati

Evita testi lunghi e pesanti.
Le persone leggono in fretta.

E non usare il MAIUSCOLO per “dare forza”:
sembra che tu stia urlando.

7. Dai indicazioni chiare

Come scrivere email efficaci? Non lasciare spazio a interpretazioni.

Scrivi-cosa-vuoi.

  • “Puoi inviarmi i file entro giovedì?”
  • “Fammi sapere entro domani.”

Evita frasi come:

  • “Non so se funzionerà…”
  • “Ho ragione?”

Se dubiti tu, dubitano anche gli altri.

8. Cura l’oggetto (davvero)

L’oggetto è la prima cosa che si legge.

Se è vago o assente, la mail rischia di essere ignorata.

Non scrivere:

  • “Aggiornamento”
  • “Info”

Meglio:

  • “Report vendite Q2 – revisione entro venerdì”

Niente giochi.
Solo chiarezza.

9. Attenzione al tono

Troppo informale ti fa sembrare poco professionale.
Troppo rigido ti rende distante.

Evita:

  • emoticon
  • abbreviazioni tipo chat
  • punti esclamativi a raffica

Ma evita anche email “robotiche”.

Professionale, sì.
Umano, sempre.

10. Usa bene i “destinatari”

“Rispondi a tutti” non è un automatismo.

Usalo solo quando serve davvero.

Altrimenti crei rumore inutile.

E il rumore abbassa l’attenzione.

11. Non scrivere a raffica

Una mail, poi un’altra, poi un’aggiunta.

Risultato: caos.

Meglio fermarsi un minuto in più
e inviare un messaggio completo.

12. Rileggi (sempre)

Errori di ortografia.
Punteggiatura confusa.
Font strani.

Non sono dettagli.

Sono segnali.

Rileggi:

  • tono
  • chiarezza
  • destinatari
  • allegati

Se la mail è importante, chiedi un secondo parere.

13. Scegli il mezzo giusto

Non tutto va scritto.

Se è delicato, evita la mail.

Una chiamata chiarisce.
Un incontro costruisce.

Scrivere quando non serve, è un errore quanto non scrivere quando serve.

La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Con la nuova edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza” hai strumenti concreti per migliorare impatto, chiarezza e leadership.

C’è un ultimo punto, spesso ignorato.

Non devi rispondere subito.

Se sei sotto pressione, aspetta.

Una risposta scritta male non si recupera.
Una risposta scritta meglio sì.

Scrivere email non è solo tecnica.

È rispetto.
Del tempo degli altri.
E del tuo ruolo.

Accettare un’offerta di lavoro: firmare o non firmare? – parte 7

offerte lavorative

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 7

Offerte lavorative … alla fine firmare o non firmare?

Hai presente la parola “scelta”?
Spesso è rappresentata come un bivio in un bosco, buio, senza indicazioni.

Vai a sinistra?
E se fosse piena di insidie?

Vai a destra?
E se non fosse quello che pensi?

Magari resti fermo.
Non decidi.

Aspetti la scelta perfetta.
Ma anche non scegliere è una scelta.

Gran parte dello stress della vita nasce proprio da qui: dalle decisioni.

Ogni giorno ne prendiamo decine.
Piccole o grandi, poco importa.

  • Lanciare (finalmente) la tua attività freelance?
  • Candidarti come team leader… e se poi non ti accettano?
  • Riparare l’auto o aspettare gli incentivi?
  • Che colore scegliere per lo smalto?
  • Capelli a zero? Barba sì o no?

Molte decisioni non cambiano il mondo.
Neanche il tuo.
Ma alcune sì.

E lì scatta la paura:
“Se sbaglio… mi faccio male.”

Allora cosa fai?

  • Lanci la monetina?
  • Analizzi tutto per settimane?
  • Ti butti senza pensarci?
  • Fai l’elenco infinito di pro e contro?

Se sapessi già cosa accadrà, decidere sarebbe facile.

Accettare l’offerta ti darebbe:
più motivazione e stipendio migliore,
ma anche meno tempo per la famiglia,
più tensioni in coppia.



E allora… oddio, cosa faccio?

Una verità scomoda.

Contrariamente a ciò che ci hanno insegnato:
non esistono scelte giuste o sbagliate.

Esistono solo scelte.
Con vantaggi e svantaggi.

Puoi fare solo la scelta migliore possibile in questo preciso momento.
La vita va avanti comunque.

Se va bene, fantastico.
Se va male, impari.

Il futuro è sempre incerto

Non sai cosa succederà.
Mai.

Eppure, continuiamo a comportarci come se, da qualche parte, esistesse la decisione giusta assoluta.

La inseguiamo.
La cerchiamo.

Ne abbiamo disperatamente bisogno.
Ma spesso scopriamo (nel modo più doloroso) che non esiste.

Rinunciare all’idea della scelta giusta può essere liberatorio.

Scelta ponderata vs. scelta giusta

Attenzione:
questo non significa decidere a caso.

Prima di firmare un’offerta è giusto informarsi:

  • azienda
  • valori
  • stabilità
  • colleghi
  • ruolo
  • prospettive

Ma anche con tutti i dati del mondo, il futuro resta complesso e instabile.

Può bastare una sola persona sbagliata (un capo o un collega tossico) per trasformare un’offerta perfetta in un incubo quotidiano.

E allora?
Significa che hai sbagliato?
No.

Significa che stai vivendo una scelta reale.

Per questo ti invito a smettere di cercare la decisione “giusta”.


SEI INDECISO SE FIRMARE? CONFRONTATI CON IL COACH

Offerte lavorative: conta più l’atteggiamento della scelta

Se accetti un’offerta, ciò che conta davvero è:

  • Come ti vedi
  • Cosa vuoi ottenere
  • Come affronti gli ostacoli

Se l’esperienza sarà negativa, ciò che farà la differenza sarà la tua perseveranza.

La vera domanda non è:
“Ho scelto bene?”

Ma:

“Come affronto quello che succede adesso?”

  • Qual è la mia prossima mossa?
  • So gestire frustrazione e attese?
  • So rimettere in discussione le mie certezze?

Talento e competenza non bastano.

Servono anche:

  • Tenacia
  • grinta
  • perseveranza

Il successo non è solo aver fatto la “scelta giusta”.

È anche resistere, adattarsi, andare avanti.
Non mollare.

Attenzione alla fretta

Se oggi, non ti trovi bene nel tuo lavoro, potresti:

  • enfatizzare troppo la nuova offerta
  • sopravvalutare i pro
  • ignorare i segnali di pericolo

E ritrovarti, tra pochi mesi, in un lavoro ancora peggiore.

E l’istinto?
Ascoltalo.

Anche quando non sai spiegare razionalmente perché.

In bocca al lupo per la tua scelta!

SEI INDECISO SE FIRMARE? CONFRONTATI CON IL COACH

Accettare un’offerta di lavoro: lo stipendio è in linea con le tue attese? – parte 6

proposta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 6

Proposta di lavoro: lo stipendio è in linea con le tue attese?

Un discorso speciale riguarda il compenso.

Sebbene la retribuzione sia un fattore importante nelle trattative con i potenziali datori di lavoro,
non è l’unica cosa di cui preoccuparsi quando si riceve una proposta di lavoro.

Assicurati di considerare l’intero pacchetto di compensazione.

Valuta attentamente le prestazioni che l’azienda offre: il parcheggio gratuito, la mensa o un asilo nido convenzionato nelle vicinanze, ecc.

Oltre a uno stipendio fisso, c’è una parte legata al raggiungimento di obiettivi?

Considera anche le ferie e permessi.

  • Ti offrono la flessibilità di lavorare (anche) da remoto o spostare l’orario di lavoro?
  • Hai considerato gli spostamenti?
  • Dovrai recarti al lavoro in automobile o con i mezzi?

Considera (l’eventuale) tempo di percorrenza dilatato che potrebbe influire sui tuoi tempi personali,
rubare tempo essenziale per te e la tua famiglia.

Un tragitto più lungo potrebbe anche spingerti ad avvicinarti all’ufficio.
Oltre allo stress, un trasloco è una spesa in più da considerare e da confrontare con la tua situazione attuale.

Quello che inizialmente sembra un aumento di stipendio potrebbe diminuire drasticamente,
se non hai tenuto conto di tutte le spese.

Il pacchetto salariale e di benefit è un fattore cruciale quando consideri un’offerta di lavoro.

Proposta di lavoro? Guarda la realtà. Chiediti:

  • Il tragitto giornaliero è accettabile?
  • Devo spendere più soldi in benzina o caselli d’autostrada?
  • Questo nuovo lavoro mi richiederà di assumere una tata?
  • L’orario di lavoro mi soddisfa?
  • Dovrò fare straordinari? L’azienda li pagherà?
  • Dovrò rinnovare il guardaroba perché è richiesto un dress code diverso da quello attuale?
  • Offrono un bonus di trasferimento?
  • Un abbonamento in palestra?

Quando ottieni un nuovo lavoro, anche se affronti un tragitto più lungo,
non ti dispiace perché sei ancora in fase “luna di miele”.

Entusiasta del lavoro e di tale opportunità.

Qualche tempo dopo, quando rimani bloccato nel traffico per l’ennesima volta, come ogni giorno, inizi a logorarti. Dopo pochi mesi, inizi a cercare un nuovo lavoro.

  • Ne vale ancora la pena?

“Quanto desidera guadagnare?”

  • Hai in mente una cifra salariale da richiedere?
  • Conosci lo stipendio per il tuo ruolo/settore/area?

Non farti trovare impreparato a questa domanda.

Informati e pensaci bene,
in modo da essere pronto a rispondere all’eventuale domanda riguardante il salario.

È preferibile indicare una “forchetta” salariale piuttosto che una somma precisa.

Certe aziende preferiscono parlare di salario annuo, altre di salario mensile.

Calcola entrambi ed annotali per non essere preso alla sprovvista durante il colloquio (nel loop emotivo dell’intervista rischi di sparare-troppo-basso o troppo-alto).



Prenditi tempo e rifletti bene:

  • La retribuzione corrisponde (davvero) alle tue esigenze?
  • È in linea con posizioni comparabili al tuo settore e alla tua area?
  • Cosa include il pacchetto di benefit?
  • Ci sono altri vantaggi che l’azienda offre ai suoi dipendenti?

Lo stipendio è inferiore al tuo proposito, ma l’azienda potrebbe offrire abbonamenti a palestre, orari di lavoro flessibili, asili nido, programmi benessere o mezza giornata di libero durante l’estate.

Questo è un compromesso che potresti considerare se corrisponde ai tuoi obiettivi di equilibrio lavoro-privato.

Se ti propongono una cifra inferiore alle tue attese …

non bocciarla subito (a meno che non ti sembri palese strozzinaggio).

Ti invito a calcolare (prima) in salario minimo che saresti disposto ad accettare (come si dice tappandosi-il-naso). Al di sotto di quella cifra … non se ne fa niente!

Il mansionario potrebbe essere in linea con la retribuzione di livello base o medio,
ma dai colloqui di lavoro hai sentore che ci siano ulteriori responsabilità?

Tipo … paga da venditore ma con responsabilità di personale e di budget!

Attenzione anche a proposte salariali interessanti a fronte di aspettative aziendali elevate o irrealistiche.

Proposta di lavoro? Ora tocca a te!

Soltanto una volta conosciuti tutti i risvolti di queste valutazioni,
potrai decidere se tornare dal responsabile delle assunzioni per negoziare la tua offerta di lavoro.


SEI INDECISO SE FIRMARE? CONFRONTATI CON IL COACH.

Sei in grado di negoziare il tuo stipendio?

In un mondo del lavoro ideale, la soluzione sarebbe facile:
“Vuoi più soldi, basta chiederli”. Semplice, vero?

Peccato che la questione qui si complica, si blocca.
Si arena.

Quanto te la senti di negoziare il tuo salario?
Incassare un primo NO, rilanciare, aspettare, cogliere l’attimo buono nella trattativa?

No, non è facile.
Roba da avvocatoni-di-grido, vero?

Se sei titubante per iniziare una trattativa sul tuo stipendio … è comprensibile!

Il successo di una negoziazione di uno stipendio non è garantito

Dipende dal tuo stile negoziale, da quello della controparte, dalla tua motivazione,
dalla tua assertività e da altri aspetti situazionali, che non sono prevedibili a priori.

Hai paura di parlare di soldi … in tempi di crisi?

Potresti sentirti in imbarazzo a parlare di denaro,
in particolare negoziare in tempi così complessi come quelli che stiamo attraversando.

Vero anche che, se la crisi ha colpito tanto e in vari settori, ci sono (non poche) nicchie felici e floridi aree in cui la parola “recessione” non si è minimamente sentita.
Anzi.

Salvo che tu non lo faccia in maniera sprovveduta …

una contrattazione sul vile-denaro non è assolutamente fuori contesto, inadeguata o irrispettosa (crisi-o-non-crisi).

Ma è necessario ricordarci che “no” la prima volta non significa (necessariamente) che l’argomento sia fuori discussione per sempre.

La trattativa, in realtà, inizia spesso con una richiesta negata.

Altrimenti non si chiamerebbe trattativa.
Negoziazione.

Devi essere pronto almeno a incassare un primo “no”

La volta dopo, puoi prepararti meglio ed entrare nella trattativa con dati e fatti concreti,
cifre ben ponderate, i dati sul tuo rendimento e valore di mercato.

Se riesci a separare la parte emozionale,
rimuovi la maggioranza dell’attrito.

Nulla si apprende senza esercizio e perseveranza,
ancor meno la negoziazione.

In definitiva, fai un’attenta analisi dei costi

  • Come valuti la proposta di lavoro di questa azienda con la tua posizione attuale o quelle passate?

In genere, c’è spazio di manovra, quindi affina le tue capacità di negoziazione prima di firmare il contratto di lavoro.

Vuoi migliorare le tue capacità di negoziazione?
Scopri come farlo con un coach. Contattami.

CONTINUA A LEGGERE LA PARTE 7 > Alla fine … firmare o non firmare?

Accettare un’offerta di lavoro: questo ruolo ti renderà più felice? – parte 5

offerta lavorativa

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 5

Non guardare solo l’aspetto economico. Sarai più felice?

Accettare una nuova offerta di lavoro è qualcosa di più che lasciare il tuo attuale lavoro (che forse non ti piace più) e guadagnare uno stipendio più consistente.

Al di là di valutazioni prettamente economiche, un cambio di lavoro dovrebbe rappresentare un passo in avanti verso la tua “realizzazione” professionale.

È una nuova avventura.
Dovrebbe essere anche soddisfacente, sfidante.
Emozionante.

Prima di accettare il nuovo lavoro, chiediti se nella nuova posizione potrai utilizzare completamente le tue abilità e i tuoi punti di forza. Eviterai di dover fare marcia indietro dopo pochi mesi!

Chiediti onestamente dove vorrai essere tra 3-5 anni?

Ti ricordi questa domanda? Chissà quante volte l’hai sentita (e odiata) nei vari colloqui di lavoro. Beh! Eccola qua!
Mai come adesso è così pertinente!

Quando sai chiaramente cosa vuoi dal tuo lavoro,
sarà molto più facile prendere una decisione obiettiva.

Viceversa, se ritieni che il nuovo lavoro non ti aiuti ad avanzare verso i tuoi obiettivi di carriera,
forse vale la pena riconsiderarlo.

Pensa alla tua offerta lavorativa:

  • Cosa vuoi ottenere da questo ruolo?
  • Ti spingerà ad apprendere nuove competenze?
  • È importante per te (a livello personale)?
  • Ti permetterà di entrare in un nuovo settore? Lavorerai con altri dipartimenti?
  • Ti darà la possibilità di prepararti a un altro ruolo o una scuola di specializzazione?
  • Avrai uno scopo/valore più profondo nel tuo nuovo lavoro?

In definitiva…

Quali sono le opportunità di avanzamento?

Durante il colloquio di lavoro (magari più di uno) chiedi agli intervistatori informazioni sulle opportunità di sviluppo professionale e di crescita con l’azienda:

  • L’azienda offre opportunità di sviluppo professionale?
  • Offrono opportunità di avanzamento di carriera?
  • Ci sono esempi di persone che sono salite di grado?

Esamina i programmi interni di apprendimento e sviluppo.

Scopri se l’azienda sosterrà (finanziariamente e non solo) anche la tua partecipazione a corsi di formazione, conferenze, convention, eventi di networking.

C’è spazio per crescere?

È importante che i tuoi (eventuali) nuovi datori di lavoro ti aiutino a raggiungere i tuoi obiettivi professionali.

Assicurati di avere opportunità di sviluppo professionale nel tuo nuovo ruolo. Non vuoi entrare in una nuova posizione per poi accorgerti, nel giro di un anno, che stai correndo sul tapis roulant.

Di essere già arrivato al massimo del tuo potenziale in quell’azienda!

Se in fase di selezione l’intervistatore non ha parlato esplicitamente di crescita professionale, e tu non hai chiesto. Adesso con chi te la prendi!



Questo lavoro ti renderà più felice?

Ok, magari prima distinguiamo tra felicità e soddisfazione lavorativa.

La soddisfazione potrebbe essere uno stato a lungo termine,
mentre la felicità è una forma di “estasi” momentanea, destinata a svanire,
che riscontri solo per un breve periodo di tempo.

Hai in mente il finale di “La ricerca della felicità?” con Willy Smith?
Quando gli è stato comunicato che è proprio lui il candidato scelto per l’assunzione, la sua gioia è stata incontenibile:

“Questa parte della mia vita,
questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità!”

Potresti sentirti completamente soddisfatto del tuo percorso professionale,
pur accusando momenti di altissimo stress (in cui non sei felice).

Se stai valutando una nuova offerta lavorativa, un motivo ci sarà!

Nel lavoro attuale ti senti bloccato nella tua posizione attuale, poco riconosciuto e apprezzato?
Oppure ti stai lasciando andare? Pochi stimoli, ancor meno motivazione?

Queste situazioni potrebbero darti la sensazione di essere intrappolato nel tuo attuale lavoro.

Chiediti:

  • Questo lavoro mi renderà più soddisfatto?
  • Il nuovo lavoro migliorerà la mia vita?

Se necessario, annota un elenco di pro/contro.
Includi tutte le domande sopra elencate.

Parla con il tuo partner, la tua famiglia,
chiunque possa aiutarti ad acquisire una prospettiva oggettiva e aggiuntiva.

Accettare un nuovo lavoro è un passo importante,
non lasciare che impazienza e superficialità ti spingano ad accettare un’offerta di lavoro senza un’attenta considerazione.


SEI INDECISO SE FIRMARE? > CONFRONTATI CON ME.

Il nuovo lavoro come si concilierà con la tua vita?

Valuta attentamente se la nuova offerta lavorativa rischia di precluderti spazi importanti dedicati a te e alla tua famiglia.

Se hai esigenze specifiche legate ad altri impegni ti conviene essere trasparente sin dall’inizio.

Fai presente che avrai bisogno di qualche ora per finire il corso di formazione che stai frequentando oppure prendere i figli dal doposcuola.

Essere chiaro fin da subito crea un rapporto di fiducia,
senza equivoci o false aspettative,
da parte di entrambi.

Chiediti:

  • Sono entusiasta di questo lavoro, dell’azienda e delle persone con cui lavorerò?
  • Oppure sono eccitato solo perché ho ricevuto un’offerta di lavoro?
  • Mi sento lusingato? Compiaciuto dal punto di vista personale?
  • Oppure sono solo stuzzicato dall’incremento economico?

Anche se non vorremmo (mai) ammettere che il denaro aiuta a prendere le nostre decisioni,
di solito lo fa.

Se trovi che sei concentrato più sull’aspetto economico,
concediti più tempo per valutare la questione.

In un’offerta lavorativa valuta anche la questione-tempo

Il tempo ha un valore inestimabile,
ancora di più con ritmi frenetici, le agende traboccanti e le settimane volano.

Prova a cambiare prospettiva.
Potresti negoziare qualche ½ giornata di libero.

Sei indeciso se firmare? Confrontati con me.

CONTINUA A LEGGERE LA PARTE 6> Lo stipendio è in linea con le tue attese?

Accettare un’offerta di lavoro: perché è aperta questa posizione? – parte 4

un'offerta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 4

Accettare un’offerta di lavoro? Valuta con attenzione ogni dettaglio

Accettare un’offerta di lavoro non è mai una scelta banale: dietro l’entusiasmo iniziale si nascondono variabili importanti da considerare. Per prendere una decisione consapevole, è essenziale analizzare il ruolo, il contesto e gli aspetti pratici.

Ecco alcuni punti chiave per orientarti nella scelta.

1. Analizza il ruolo offerto

Anche se sei soddisfatto della “serietà” dell’azienda, è fondamentale esaminare da vicino la posizione che andrai a ricoprire.

  • Quali saranno le tue responsabilità quotidiane?
    Ogni ruolo ha compiti stimolanti e altri più monotoni. Quello che conta è il giusto equilibrio.Ad esempio, se accetti un lavoro per il contatto con le persone ma finisci isolato in un reparto amministrativo, potresti ritrovarti insoddisfatto.
  • Le tue competenze saranno valorizzate?
    Un ruolo troppo distante dalle tue abilità e inclinazioni potrebbe risultare frustrante a lungo termine.

Vuoi confrontarti per capire se questo ruolo è adatto a te? Prenota una sessione di coaching.

2. Poni domande dirette durante il colloquio

Non avere timore di chiarire ogni aspetto del ruolo durante il colloquio di lavoro. Ecco alcune domande utili:

  • Perché questa posizione è disponibile?
  • È un ruolo nuovo o si tratta di una sostituzione?
  • Quali sono le principali mansioni e responsabilità?
  • È previsto un periodo di formazione per integrarsi al meglio?
  • Come verranno valutate le prestazioni?

Queste domande ti aiuteranno a scoprire le aspettative dell’azienda e ad anticipare eventuali criticità.



3. Informati sul team

Il team con cui collaborerai avrà un impatto significativo sulla tua quotidianità e sulla tua soddisfazione lavorativa. Per comprendere meglio la dinamica del gruppo, puoi chiedere:

  • Chi sarà il mio referente diretto?
  • Come è composto il team e quali sono le sue sfide principali?
  • Con quali dipartimenti il team collabora più frequentemente?

4. Indaga sulla chiarezza del contratto

Un’offerta di lavoro non riguarda solo il ruolo, ma anche le condizioni contrattuali. Prima di firmare, assicurati che:

  • Il contratto specifichi chiaramente inquadramento, benefit e clausole accessorie.
  • Non ci siano termini ambigui o clausole inserite senza una discussione.

Un consiglio pratico:
chiedi una bozza del contratto prima di accettare e affidati a un professionista (HR, commercialista o agenzia del lavoro) per una verifica approfondita. Se non vuoi avere rimorsi una volta accettato, evita l’amica quella-che-sa-tutto, il partner che se ne esce con “Ho letto. È tutto ok! Mi sembra …”

5. Valuta le risorse e le aspettative

Per evitare sorprese dopo l’assunzione, è utile chiedere dettagli pratici sulle risorse disponibili e sugli obiettivi del ruolo:

  • Quali risorse saranno messe a tua disposizione?
  • Quante persone faranno parte del tuo team?
  • Le aspettative di performance sono realistiche?

Vuoi essere sicuro che l’offerta sia in linea con le tue ambizioni? Confrontati con un coach esperto.

Accettare un’offerta di lavoro è una decisione cruciale che richiede tempo e analisi. Non lasciare che l’entusiasmo ti porti a trascurare dettagli importanti. Con il supporto giusto, puoi affrontare questa scelta con maggiore sicurezza e serenità.

Prenota il breve percorso di coaching e scopri come fare la scelta giusta per la tua carriera!

Continua a leggere anche la parte 5 > Il nuovo lavoro ti renderà felice?

Accettare un’offerta di lavoro: come è stato il colloquio di lavoro? – parte 3

offerte di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 3

Il colloquio di lavoro potrebbe essere il “termometro” dell’azienda

Assicurati di ottenere una risposta a tutte le tue domande.
“Leggi tra le righe”.

Cerca di “scavare” più a fondo e di saperne di più di questa offerta di lavoro:

  • Le persone coinvolte nel processo di selezione come ti sembrano?
  • Motivate, esauste, disinteressate?
  • C’è qualcosa che ti ha colpito durante le interviste di lavoro?
  • Parlano di un ritmo di lavoro convulso? Difficoltà a condividere feedback?
  • Una direzione assente o “lontana”?

Hai incontrato i tuoi potenziali nuovi colleghi e collaboratori?

  • Come ti sei sentito in loro compagnia?
  • Durante l’attesa alla reception … che tipo di interazione hai osservato tra i vari membri del personale?
  • Senti un buon feeling?
  • Saresti in grado di adattarti facilmente?

Trascorrerai molto tempo con queste persone, probabilmente più che con la tua famiglia e i tuoi amici.
Non devi provare (necessariamente) affetto per loro.

Il colloquio ti è sembrato troppo breve? Hanno fretta?

Il colloquio di lavoro serve all’azienda per capire se tu sei il candidato giusto.
Anche per te l’intervista di lavoro è utile per comprendere se l’azienda è giusta per te.

Durante l’interazione vuoi capire. Sapere tutte le informazioni … sul luogo di lavoro, sul ruolo, il (possibile) futuro capo e i futuri colleghi.

È nell’interesse di entrambi (tuo e dell’azienda) avere il tempo necessario di chiarire tutti gli aspetti.

Se il processo di intervista ti sembrasse affrettato, l’azienda disorganizzata,
sopraffatta o senza documentazione di formazione potrebbero essere tutti segnali di avvertimento.

Offerta di lavoro: vogliono “chiudere” nel giro di 24ore?

Proprio come tu non vuoi dare l’impressione di essere con l’acqua-alla-gola,
nemmeno l’azienda dovrebbe mostrare di esserlo.

Un processo di selezione rapido (accompagnata da un’offerta salariale più alta del previsto) può essere sintomatico di un’organizzazione con poca pianificazione, con problemi a reperire personale valido e professionale per motivi (che non conosci) che non la rendono attrattiva.

Chiediti il perché!

È lusinghiero essere chiamati per un colloquio,
ma procedi con cautela quanto ti sembra che l’azienda abbia l’acqua-alla-gola.

Prima di accettare il nuovo lavoro,
chiedi in anticipo manuali aziendali e programmi di formazione.


SEI INDECISO SE FIRMARE? > CONFRONTATI CON IL COACH

Hai capito che in azienda i dipendenti sono tutti “nuovi”?

A meno che l’azienda non sia una start up o non stia investendo in un nuovo dipartimento,
questo potrebbe essere un segnale di un elevato turnover dei dipendenti.

  • Come mai tutto questo turnover?
  • C’è una cultura del lavoro tossica?

Ti viene chiesto di svolgere un compito importante (aggratis)?

Può capitare che un’azienda voglia mettere alla prova le tue capacità assegnandoti un compito da svolgere.

Se ti accorgi che ti viene chiesto di fare (a titolo gratuito) un lavoro che richiede tempo, energia,
allora ci potrebbe essere qualcosa che non funziona.

Se ti viene chiesto di svolgere incarichi di lavoro, prima di accettare,
assicurati di porre domande dettagliate su durata, investimento di tempo, ecc.

Il processo di selezione è poco chiaro?

  • Le HR dell’azienda sono oberate di lavoro e non riescono a programmare i colloqui?
  • I selezionatori usano parole troppo generiche e un gergo pomposamente “troppo” aziendale?
  • Hai capito che non sanno bene che tipo di figura stanno cercando?
  • Sembra che abbiano qualcosa da nascondere?

Tutto è (o meglio sembra) fantastico ma al-netto non ti stanno dicendo proprio nulla.



Le fasi successive di selezione sono troppe vaghe?

Se non è chiaro come proseguire … forse l’azienda non sa davvero cosa stanno cercando,
addirittura non hanno (nemmeno) bisogno di assumere.

Alcune volte, le aziende non hanno bene in chiaro la direzione,
stanno semplicemente esplorando una possibilità di assunzione (valutare l’espansione in nuove aree/zone)

Se devi valutare un’offerta di lavoro, non sentirti sfacciato e invadente a porre tante domande specifiche al tuo potenziale datore di lavoro.

Ti senti intrappolato nell’indecisione? È il momento di chiederti cosa vuoi davvero. Con il coaching, puoi fare chiarezza e riprendere il controllo della tua carriera.

Continua a leggere anche la parte 4 > Perché è aperta questa posizione?

Accettare un’offerta di lavoro: è l’azienda giusta per te? – parte 2

accettare un'offerta di lavoro:

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 2

È davvero l’azienda giusta per te?

Una cultura aziendale tossica può logorarti nel tempo, esaurendo le tue energie e minando la tua autostima professionale.

Prima di accettare un’offerta di lavoro che sembra perfetta sulla carta, è importante analizzare attentamente la cultura aziendale.

1. Comprendi la cultura aziendale

La cultura aziendale è la somma di atteggiamenti, valori e pratiche che definiscono un’organizzazione. Spesso, è rappresentata nei contenuti del sito web aziendale.

Per iniziare:

  • Esamina le sezioni “Chi siamo”, “About” o “Mission”.
  • Cerca informazioni su dipendenti, clienti, partner e successi recenti.
  • Verifica i dettagli sull’organizzazione: numero di dipendenti, sedi operative, prodotti lanciati e strategie.

Poniti alcune domande:

  • Quale immagine trasmette l’azienda?
  • Qual è il tono del loro linguaggio: informale, tecnico, pomposo?
  • L’azienda enfatizza etica, diversità, inclusione e meritocrazia?


Cambiare lavoro è una scelta importante — e va preparata bene.

Questo percorso di coaching ti guida a chiarire cosa vuoi davvero e come muoverti in modo realistico e strategico.

Scopri “Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi”.

2. Fai domande dirette durante il colloquio

Il colloquio non è solo per il selezionatore: è anche il tuo momento per capire se l’azienda è davvero adatta a te. Non temere di fare domande mirate su:

  • Storia aziendale e posizionamento sul mercato.
  • Tipo di attività e responsabilità del tuo ruolo.
  • Valori e priorità aziendali.

Chiediti anche:

  • I valori aziendali corrispondono ai tuoi?
  • I dipendenti sembrano motivati e coinvolti?
  • Come sei stato trattato durante il processo di selezione?

3. Osserva l’ambiente aziendale sui social

I social media, soprattutto LinkedIn, sono strumenti preziosi per ottenere informazioni sui dipendenti e sulla cultura aziendale. Ecco cosa cercare:

  • Chi sono i dipendenti attuali? Che tipo di persone sono e da quanto tempo lavorano lì?
  • C’è un alto turnover? Potrebbe indicare problemi interni.
  • L’azienda celebra successi e fa team building?



4. Valuta la stabilità dell’azienda

Un sito web ben fatto o un’immagine curata non garantiscono la stabilità di un’azienda. Prima di accettare, verifica questi aspetti:

  • I prodotti o i servizi offerti sono competitivi?
  • Qual è il posizionamento dell’azienda sul Mercato?
  • L’azienda opera in un settore consolidato o sta entrando in un mercato emergente?

Se si tratta di una startup o di un’azienda in un mercato nuovo, considera i rischi. Queste realtà possono offrire visibilità e stimoli, ma comportano anche minori garanzie di stabilità.

Chiediti:

  • Quanto è solido il tuo “cuscinetto di sicurezza” finanziaria?
  • Il ruolo offerto è centrale per l’azienda o potrebbe essere marginalizzato?

Il coaching come supporto per una scelta consapevole

Accettare un’offerta di lavoro è una decisione che può influenzare la tua carriera e la tua vita personale. Non lasciare che la fretta o l’entusiasmo iniziale ti portino a sottovalutare i segnali di allarme.

Prenota il breve percorso di coaching per ricevere supporto personalizzato nella valutazione della tua prossima mossa professionale.

Con il giusto approccio, puoi prendere una decisione ponderata e costruire una carriera in linea con i tuoi obiettivi.

Continua a leggere la parte 3 > come è stato il colloquio?

Accettare un’offerta di lavoro? La difficoltà di una scelta – parte 1

accettare un'offerta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 1
Hai lasciato un’ottima impressione durante il colloquio.
Nel giro di 24 ore, hai ricevuto l’offerta e il contratto è già pronto da firmare.

Wow! Uhm… O forse no.
Troppo bello? Perché tutta questa fretta?

Oppure, ti arriva una telefonata inaspettata: un’ex collega che lavora per la concorrenza ti informa di una nuova posizione, perfetta per te. Ti vogliono subito.

Ma c’è un problema: sei nella tua nuova azienda da meno di sei mesi.

La proposta è allettante: stipendio maggiorato, nuove sfide… ma lasciare un’azienda dove ti trovi bene è una decisione complicata.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Se ti riconosci in questo scenario, sappi che non sei solo.

Cambiare lavoro può sembrare semplice sulla carta, ma nella realtà è una decisione che può influire significativamente sulla tua carriera e sulla tua vita personale.

Come fare la scelta giusta?

Ecco una guida per aiutarti a valutare con consapevolezza e chiarezza i pro e i contro di un’offerta di lavoro.

1. Prendi tempo per riflettere

La prima cosa da fare è resistere alla tentazione di dare risposte affrettate.
Anche se l’offerta sembra fantastica, prenditi il tempo necessario per valutarla con attenzione.

Quando qualcuno ti cerca e ti fa un’offerta, è normale sentirsi gratificati. L’autostima sale, e l’entusiasmo può prendere il sopravvento.

Ma è importante non farsi guidare solo dalle emozioni.

2. Analizza i dettagli del nuovo lavoro

Durante il colloquio, mostrati autentico e, al tempo stesso, assicurati di ottenere tutte le informazioni necessarie:

  • Quali saranno le tue responsabilità specifiche?
  • Le competenze richieste corrispondono alle tue?
  • Quali sono gli orari e le modalità di lavoro? Smart working è possibile?
  • Dove si trova la sede di lavoro?

Chiedi chiarimenti, fai domande e non temere di approfondire i dettagli che ti interessano. Più informazioni hai, più sarai in grado di prendere una decisione consapevole.

3. Valuta la tua situazione attuale

Se hai già un lavoro, chiediti:

  • Quanto ti soddisfa il tuo ruolo attuale?
  • Tra un anno, il nuovo impiego sarà ancora migliore di quello attuale?

Non sottovalutare la stabilità e i vantaggi del tuo attuale lavoro solo per l’entusiasmo di una nuova opportunità.



4. Non farti prendere dalla fretta

Come dimostra la storia di Manuela (una mia cliente), agire d’impulso può portarti a pentirti della tua decisione.

Manuela era convinta di essere stata assunta per occuparsi di social marketing. Invece, si è ritrovata a dover contattare persone a freddo per promuovere un servizio in cui non credeva.

In breve tempo, la gioia di un “nuovo lavoro wow” si è trasformata nella frustrazione di un “nuovo lavoro flop.”

Il problema? Manuela aveva preso una decisione affrettata, senza analizzare a fondo il ruolo e senza verificare se fosse davvero in linea con le sue aspettative e competenze.

Evita questo errore: prima di accettare, rifletti con calma e chiediti se l’offerta rispecchia davvero ciò che desideri.

5. Se sei disoccupato, valuta con attenzione

Essere senza lavoro può portarti a sentirti con le spalle al muro, ma non significa che tu debba accettare qualsiasi offerta senza pensarci.

Assicurati che l’azienda sia solida e che il ruolo proposto abbia prospettive di crescita.

Un salto nel vuoto potrebbe complicarti ulteriormente la vita, facendoti affrontare nuovi problemi, come ritardi nello stipendio o instabilità finanziaria dell’azienda.

Prenditi cura della tua carriera

Cambiare lavoro è una decisione importante che richiede tempo, riflessione e, spesso, il supporto giusto.

Vuoi confrontarti con un esperto per chiarire dubbi e paure?
Il coaching può aiutarti a fare chiarezza, analizzare le tue priorità e prendere una decisione consapevole.

Scopri il percorso di coaching mirato “Nuova offerta di lavoro: accettare o restare?” per valutare con lucidità pro e contro e prendere una decisione davvero consapevole.

Continua a leggere > la parte 2: può essere l’azienda giusta per te?

Lasciare l’attuale posto di lavoro? I dubbi di Manuel – parte 1

lasciare l'attuale posto di lavoro

La notte non riesci a dormire al pensiero di lavorare il giorno dopo?
Non fai altro che guardare l’orologio e aspettare il venerdì?
Il tuo lavoro attuale non c’entra niente con le tue abilità acquisite (studi e specializzazione)?

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Stai pensando di lasciare l’attuale posto di lavoro?

L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli,
non ti senti sufficientemente apprezzato economicamente (e non solo),
il capo ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili),
le possibilità di crescita sono zero e soprattutto …

non vuoi passare tutta la vita al palo!

Come nel caso di Manuel (un mio cliente 34enne che lavora nel settore IT di un’azienda lombarda da oltre 6 anni) che mi spiegava quanto si sentisse sempre meno riconosciuto all’interno del suo contesto di lavoro.

Manuel sta vivendo una sorta di abbattimento generale,
gli diventa difficile sforzarsi di agire o anche (solo) pensare di dover reagire.

Tende a non riconoscersi più nel suo ambito aziendale,
anche il senso di appartenenza sta venendo a mancare.

Sta scivolando in un atteggiamento apatico che gli impedisce di cogliere le opportunità e utilizzare le risorse che ha a disposizione.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Manuel sente un senso di fallimento e di sconforto diffuso

Manuel inizia a vagliare alcune ipotesi, un lavoro diverso, lo stesso lavoro ma in un altro dipartimento o in un ambiente diverso, oppure quel sogno finito nel cassetto….

Il tempo passa senza che nulla cambi, Manuel si sente come una pentola a pressione che sta per esplodere, sente rabbia e se la prende con sé stesso.

La rabbia d’altro canto (se ben indirizzata) può dare l’energia necessaria per “aprire quella porta” e uscire allo scoperto!

Forse è il tempo di lasciare l’attuale posto di lavoro

Cosa ne dici Manuel?

E poi non sei l’unico, le ultime statistiche dicono che milioni di persone stanno pensando di lasciare il loro attuale posto di lavoro e centinaia di migliaia lo hanno già fatto negli ultimi mesi.

Tuttavia, lasciare un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa di questi tempi prendersi un rischio.

Significa affrontare un cambiamento.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Il cambiamento può spaventare

Allora Manuel … che fare?
Non fare nulla e mantenersi (il mal di stomaco) e l’attuale lavoro?

O anche … mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile”. Ricercando (e consapevolizzando) alcuni aspetti positivi che possono aiutarti a “mandare giù la pillola”.

Oppure …
creare un CV accattivante e lasciare il lavoro non appena ne trovi uno (non è detto che sia migliore).

Infine,
(in modo più radicale) creare un CV accattivante e lasciare il lavoro, anche senza un nuovo lavoro.
Quel che accade… accade!

Se in ogni possibilità non riesci a ridurre l’incertezza che senti, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente.

Restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

Quando lasciare l’attuale posto di lavoro?

Difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico, ma sarà molto più facile che ti ritroverai a prendere (in modo naturale) nuove decisioni. Decidere nuove azioni.

In effetti, la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la direzione del tuo “nuovo” viaggio.

 


 

Il dubbio la fa da padrona

Manuel, hai paura di prendere la decisione sbagliata?
Capisco! Chi non avrebbe paura di farlo!

Tuttavia, evita ogni volta che pensi alla tua carriera ti farti assalire da dubbi tipo: “Bello! … Ma … Però …Forse… E se … Non posso…”?

Sei troppo concentrato su risultati incerti e catastrofici!

Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che … hai ragione!

In effetti è difficile …

Ma scusa, cosa ti aspettavi? Il tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi davanti ad un locale (stile invitato VIP)?

Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!
Qualcuno ti direbbe che sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).

Detto questo … per favore, non discutiamo più di quanto potrebbe essere dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!
Parlarne di continuo ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Evita di impantanarti nei dettagli

Sai come Manuel disperdeva energia preziosa?

Studiava … ricercava … indagava… investigava … e proprio quando aveva la sensazione di avere la soluzione, decideva che non era abbastanza.

Voleva essere ancora più sicuro … e riprendeva la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca di lavoro infinita è un segnale evidente che stai pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.

Se i sentimenti di incertezza ti spingono a pensare troppo,
impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

È una forma di procrastinazione

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato,
potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo.

In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente. Inutilmente.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Non continuare a usare il condizionale

“Farei” o “Vorrei” non ti faranno partire mai.
Non parlare di ciò che farai. Un giorno.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome del “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è oggi.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta,
nessuno si sente mai pronto al 100%.

Lasciare l’attuale posto di lavoro: nessuna scelta potrebbe essere quella ideale

La mente di Manuel giocava costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventando chiassosa.
Così è difficile decidere in modo sensato.

Le alternative possono diventare contorte e confuse, causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni, probabilmente è il momento di prendere una decisione.

Impegnati a ricercare 2-3 opzioni, una volta trovate è il momento di agire, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni. Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!

Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Come fare un’ottima ULTIMA impressione in 7 mosse

ultima impressioneFoto di Yan Krukau

In diversi miei post ho parlato dell’importanza della prima impressione in alcune situazioni sociali e professionali (colloquio di lavoro, meeting, presentazioni ecc.),

Come presentarsi nel migliore dei modi, partire con il piede giusto e stupire da subito i nostri interlocutori sia la via migliore per ottenere il successo.

Come professionisti e team leader ci concentriamo (comprensibilmente) sulla prima impressione,
tuttavia, alcuni studi dimostrano come le persone ricordino chiaramente l’inizio e la fine,
e quanto facciano fatica a fissarsi nella memoria la parte centrale dell’esposizione.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Quindi …
non dovresti solo puntare a una buona PRIMA impressione, ma anche a un’ottima ULTIMA impressione (perché è la più “fresca” nella nostra memoria).

Iniziare bene è positivo, ma finire bene è (altrettanto) importante.

Cosa fai o dici per creare un’ultima buona impressione?

Innanzitutto, non lasciarla al caso.
Dovresti sapere cosa fare/cosa dire.

Tra la PRIMA e l’ULTIMA impressione possono verificarsi molte interazioni. Non le sto minimizzando (ci mancherebbe, i contenuti sono importanti) ma devono essere gestite bene.

L’ultima impressione dovrebbe essere quella che crea il “tuo marchio” finale e duraturo.
L’impressione che farà dire alle persone:

  • “Che persona affascinante!”
  • “Voglio fare di nuovo affari con lei/lui”.
  • “Vorrei che lavorasse nella nostra azienda”

Di seguito alcuni suggerimenti su come migliorare l’ULTIMA impressione. Sono abbastanza semplici sulla carta, tuttavia, spesso non siamo consapevoli delle nostre abitudini.

Piccoli cambiamenti possono fare una grande differenza!

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching sulla carriera
 

1. Tieni l’argomento più potente per ultimo

Fai come gli avvocati di grido, gli speaker e i politici internazionali,
che creano un’impressione finale molto potente e portano il pubblico ad applaudire,
magari persino una standing ovation.

Sono d’accordo con te, non è così semplice come potrebbe sembrare.

Devi davvero adottare un approccio strategico per lasciare quell’impressione duratura.

L’ultima impressione è il risultato del tuo aspetto, del tuo atteggiamento e della tua esposizione,
combinata con un sorriso genuino, una frase/risposta accattivante, una proposta seducente,
oppure un semplice “arrivederci” o “buona giornata” detto con sincerità.

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

2. Stabilisci un “contatto”

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” nella fase finale dell’interazione, stabilisci un contatto,
guarda l’altra persona negli occhi e sorridi.

Il contatto fisico favorisce il “legame” con la persona,
anche una stretta di mano può rendere il rapporto più affabile e memorabile.

In un colloquio di lavoro o in una riunione con un cliente, stringi la mano all’altra persona mentre ti alzi dal tavolo o dalla scrivania, e poi di nuovo mentre ti allontani dalla porta (quindi due volte).

Una stretta di mano calda e sicura (assicurati che le tue mani non siano sudaticce).

3. Ringrazia

Quando hai terminato, per esempio il colloquio di lavoro, cerca il contatto visivo e sorridi.

Alzandoti dalla sedia, non stare lì in piedi titubante, imbarazzato,
ringrazia per il tempo che la persona ti ha dedicato “Grazie per l’opportunità. Lo apprezzo molto.”

Poniti di fronte rispetto la persona, piuttosto che ad angolo, darai l’impressione di un professionista aperto, diretto e caloroso.

Poi, quando stai uscendo dalla porta, puoi un’altra volta: “Grazie ancora per il colloquio” oppure semplicemente: “Grazie!”.

Sii amichevole ma fermo nei tuoi saluti.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

4. Sii brillante e breve

Che tu stia presentando una riunione o facendo una call di aggiornamento con il tuo capo,
centra il punto con un linguaggio semplice e soluzioni semplici.

Se usi un linguaggio semplice e porti soluzioni chiare e brillanti, sarai ricordato!

Attenzione però!
C’è una linea sottile tra l’essere assertivi e l’essere arroganti.

Le persone sono attratte dalla fiducia, quando ti comporti in modo troppo sicuro, sfacciato, sembra che tu stia compensando una celata insicurezza.

Può anche essere antipatico, specialmente quando incontri qualcuno per la prima volta.
 


 

5. Ascolta con attenzione

Ciò che rende piacevole una conversazione è l’ascolto.
Piuttosto di concentrarti su te stesso partecipa all’interazione presumendo che tu abbia qualcosa da imparare.
Ascolta, “semplicemente”.

Dai la tua totale attenzione e presta interesse ai tuoi gesti non verbali.

Non lasciarti distrarre dalle attività che ti aspettano (o dal tuo smartphone!).
Ascolta attentamente e fai domande, sii sinceramente interessato a ciò che l’altra persona ha da dire.

Non solo la farai sentire rispettata,
ma le lascerai un’ottima impressione di te.

6. Fai una domanda significativa

Poni una domanda ponderata che dimostri il tuo genuino interesse a saperne di più sulla persona, sull’azienda oppure sulla professione.

È l’opportunità di dimostrare che sei un professionista appassionato e curioso degli argomenti che hai discusso.

7. Invia un messaggio di follow-up/nota di ringraziamento

Inviare un messaggio di ringraziamento o un biglietto di ringraziamento,
è davvero un bel tocco per consolidare la tua immagine professionale.

In conclusione

Quando esci dalla stanza, assicurati di prendere tutti i tuoi effetti personali.

Non puoi puntare ad un’ottima impressione finale, se poi devi (timidamente) rientrare nella stanza scusandoti per aver dimenticato il cellulare, la penna, il cappotto ecc.

Credo che sia davvero importante nei tuoi incontri professionali essere consapevole dell’importanza di ricercare l’ultima impressione straordinaria (ovvero non-ordinario).

L’ultima impressione è ugualmente rilevante

Quello che dici/fai per ultimo può essere ricordato ancora più di quello che hai detto/fatto all’inizio

La PRIMA impressione dà il tono a ciò che ci aspetta, stabilisce le aspettative.
L’ULTIMA impressione è ciò che ci resta, probabilmente è ciò che ricorderemo di più.

Ma non otterrai uno senza l’altro.
Ci sarà un’ottima ULTIMA impressione solo dopo una PRIMA buona impressione.

Adesso, sai cosa devi fare!

10 errori stupidi che fanno anche i manager intelligenti


Molti professionisti sono convinti che essere leader sia una “conseguenza logica” di una posizione o un titolo.

Tuttavia, la leadership riguarda più il comportamento che le abilità o le conoscenze specifiche.

Ha molte sfaccettature. È un’abilità che deve essere affinata ogni giorno. Il pericolo di commettere errori è sempre presente.

Anche i manager che si ritengono intelligenti-e-smart commettono errori. Alcuni degli errori “poco intelligenti” (tipo dare cattivo esempio “Fai come dico, non come faccio”) derivano da un senso di eccessiva sicurezza e potere.

Ecco 10 errori stupidi fatti da manager e leader considdetti intelligenti:

Proclamare la propria competenza

Non dichiarare la tua preparazione,
lascia che si parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua presenza.

Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino come ti sei comportato o hai reagito.

Pensare di sapere tutto

La cosa peggiore che puoi fare è smettere di essere curioso.

Rispondere sempre “Lo so!”.

Pensare di avere una comprensione della situazione e fare supposizioni senza un riscontro (oggettivo) della realtà.

Aspettarsi buone prestazioni dai nuovi arrivati e principianti

Un processo di inserimento ben strutturato permette alle persone di ambientarsi rapidamente e diventare produttiva quanto prima.

I collaboratori hanno bisogno di capire la cultura aziendale, come avere successo nel loro nuovo ruolo …

e devono ricevere feedback regolarmente.

Parlare in videoconferenza come in presenza

Nelle riunioni online dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso l’immagine piatta dello schermo.

Non potrai ricambiare uno sguardo, non avrai una mano da stringere, non potrai far sentire la tua “presenza”.

Adatta la tua prospettiva, le tue abitudini e il tuo atteggiamento.


Non specificare

Non dare per scontato che comunichi in modo chiaro.

Abbassa il volume del tuo chiacchiericcio interno e aumenta il tuo ascolto.

Poni domande chiarificatrici: “Cosa significa? Può essere più preciso? Come sei arrivato a questa conclusione?”.

Voler impressionare a tutti i costi

Non metterti sempre in mostra.

Foto condivise sui social con pseudo-celebrità, diplomi e certificati in bella mostra in ufficio, weekend meravigliosi ecc.

Niente è più patetico di un costante tentativo di impressionare gli altri.

 

Usare la mail per evitare una discussione difficile

È molto più autorevole risolvere un conflitto sul lavoro con un incontro faccia a faccia.

Sei il leader. Dai l’esempio. Non “nasconderti” dietro una email.

Parla dei fatti. Non fare supposizioni sul carattere della persona in base alle sue azioni.

Poni domande, mostra rispetto e raggiungi un accordo reciproco.

Delegare la motivazione del team a un formatore/coach

La motivazione non “sgorga naturalmente”.

Sei tu che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi.

Dopo (solo dopo) la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

La motivazione del tuo team parte da te!

Mettere le persone sotto (troppa) pressione

Le cose ti vengono facile? Bene. Potresti tendere l’asticella troppo in alto, e se gli altri non riescono, presumere che sia dovuto a scarso impegno.

Quindi spingi ancora più forte.

Dovresti semplicemente capire quanto (duramente) queste persone hanno lavorato per realizzare quello che definisci il-minimo.

Lamentarsi del proprio team

Costruisci sui punti di forza dei tuoi collaboratori.

Non continuare a cercare (lamentandoti) qualità che non ci sono. Non sei un talent scout.

L’atteggiamento “vittimista” è un’indicazione di uno scarso livello di proattività e leadership.

10 cose da evitare se vuoi il successo professionale

il successo professionale
Foto Pixabay

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) è senz’altro utile comprendere cosa-fare per avere il successo professionale.

Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fare.

Ecco 10 cose da evitare se vuoi ottenere il successo professionale:

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


 

Non aspettare il “momento perfetto” per agire

Non aspettare il momento giusto per agire perché il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Non avere timore di fallire e di sbagliare, nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Tuttavia, se non provi (e non ti butti) è garantito che fallirai.
.

Non lasciare “lievitare” i problemi

Affronta i problemi appena possibile.

Le cose più difficili vanno affrontate subito. Rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Sarai ancora più logorato dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

Non aspettarti risultati immediati

Non pensare che il successo professionale arriverà “rapido” e “facile”.

Occorre tempo e fatica.

Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”
 

Non percepire le difficoltà come ostacoli insormontabili

Quando sei di fronte a una difficoltà, non fare drammi, non disperarti o rassegnarti.

Vedi questo impedimento “semplicemente” come un problema da risolvere … un ostacolo da superare!

Questa esperienza ti renderà ancora più forte.

 


 

Non preoccuparti di piacere a tutti

Riconosci che non hai bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non aver paura di dire “no” o “perché”, quando è necessario.

Sforzati di essere gentile e leale. Non essere sconvolto se non piaci o non sei accettato da tutti.

Non sprecare energia per cose che non puoi controllare

Non sprecare energia e capacità su cose/fatti che non dipendono da te.

Non puoi controllare gli altri ma solo gestire la tua reazione, il tuo atteggiamento.

Concentrati sulle prossime azioni e solo su ciò che puoi controllare nella tua vita.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

Non rinunciare dopo un fallimento

Invece, usa il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.

Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Non cercare scuse

Assumi la responsabilità dei tuoi errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, prenditi l’onere di risolvere il problema.

Non trovare giustificazioni. Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

Non lasciarti condizionare da persone negative

Ignora gli scettici, i lamentosi e i pessimisti.

L’energia è contagiosa.

Ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo ti sentirai a tua volta stanco e logoro.

Non mollare. Mai!

Ottenere il successo professionale non è cosa-facile.

Ci vuole tempo. Fatica. Dedizione, coraggio, costanza.

Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).

Mancata promozione sul lavoro: come reagire e riproporti più forte di prima

mancata promozioneFoto di Evelyn Chong

Ti meriti una pacca sulla spalla.
Davvero!

Hai lavorato sodo negli ultimi tempi.
Ti sei messo in gioco su progetti importanti.

Hai speso energie, attenzione, presenza.

Hai avuto il coraggio di proporti per quella promozione…
ma l’avanzamento è andato (purtroppo) a qualcun altro.

Succede.
Più spesso di quanto si dica.

Tutti vorremmo credere che le promozioni premino solo talento, impegno e merito.

La realtà è più complessa

La prima reazione è spesso questa:
rivedere il CV, pensare di cambiare azienda, dirsi “Non mi meritate”.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare”,
non lasciare che una battuta d’arresto faccia saltare tutto.

Quasi tutti abbiamo vissuto una bocciatura che pensavamo ingiusta.
E allora?

1. Calma. Calma. Ancora calma.

È facile iniziare a confrontarsi con gli altri.

  • “Perché hanno promosso Luca che non ha mai lavorato in HR?”
  • “Sandra è sempre disorganizzata. Com’è possibile?”

Questo porta solo a rabbia, frustrazione e senso di impotenza.

Dopo una mancata promozione, l’unica persona su cui devi concentrarti sei tu.

Ricorda:
non sempre puoi migliorare le cose,
ma puoi sempre peggiorarle.

Mancata promozione? Evita reazioni impulsive

Niente uscite sprezzanti, niente comportamenti vendicativi.

Taci.
Non muoverti.

Anche se il giorno dopo incrociare il capo in sala pranzo è scomodo,
un sorriso comunica una cosa chiara: sto andando avanti.

Arrabbiarti o deprimerti rischia di trascinarti in una spirale sabotante.
Altro che promozione!

Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi mossa.

2. Reindirizza le emozioni negative

Una mancata promozione è un boccone amaro.

Concediti il tempo di elaborare.
Ma fuori dal lavoro.

Parlane con una persona fidata.
Scrivi quello che pensi.

Scarica la tensione in modo sano.

L’obiettivo:
tornare in ufficio con energia rinnovata,
senza lasciare che questa battuta d’arresto distrugga la tua fiducia
e la tua crescita professionale.

3. Cerca la vera ragione della mancata promozione

Una volta abbassata l’emotività, serve chiarezza.

Evita:

  • confronti con i colleghi
  • caccia agli indizi (a alle streghe)
  • domande del tipo “Secondo te perché non hanno scelto me?”

La strada migliore è andare alla fonte: HR, titolare, capo diretto.

Se non è possibile, cerca una persona interna competente e affidabile.

Hai bisogno di dati reali,
non di film mentali.


Nei miei libri trovi strumenti pratici per lavorarci sopra:

Due supporti concreti per rafforzare impatto, carisma e leadership.

4. Chiedi un feedback (vero)

Non è il momento di accusare.
Né di giustificarti.

Chiedi feedback specifici:

  • In quali aree dovrei migliorare?
  • Cosa manca nel mio approccio?
  • Cosa sto già facendo bene?

Usa questa conversazione per costruire una strategia,
non per sfogarti.

Esprimere il tuo desiderio di crescita
ti posiziona come candidato forte per il futuro.

5. Non stare sulla difensiva

Ascolta.
Resta sui fatti.
Evita lo scontro.

Puoi dire:

  • “Sono amareggiato, ma voglio capire come migliorare.”

Preparati.
Sii chiaro.
Mostra che vuoi ottenere il meglio dal tuo ruolo.

Non si chiede una promozione “a tentativi”.

6. Confrontati con te stesso (davvero)

Fatti domande scomode:

  • Ho sempre rispettato scadenze e impegni?
  • Ho dato segnali di disinteresse o stanchezza?
  • Cosa avrei potuto fare meglio?

Sii onesto.

Più lo sarai, più le azioni che seguiranno saranno efficaci.

7. Decidi la prossima mossa

Una bocciatura non è la fine.

Puoi:

  • riprovarci con un piano chiaro
  • valutare nuove opportunità
  • preparare un’alternativa concreta

Se senti che la tua carriera è ferma mentre tutto cambia intorno,
serve uno spazio di analisi.

Scopri il percorso mirato “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere”.

8. Prepara un piano d’azione

Obiettivi chiari, realistici, misurabili.

Chiediti:

  • su cosa posso migliorare subito?
  • quali competenze posso sviluppare?
  • come dimostro valore ogni giorno?

9. Non trasformare la bocciatura in un dramma

È una delusione.
Non un verdetto finale.

Molte persone di successo riconoscono proprio lì
i loro momenti di maggiore crescita.

Cambia prospettiva.
Forse ora hai l’energia giusta per fare meglio.

10. Le promozioni passano. La passione resta.

Chi arriva lontano
non è mosso solo da titoli o status.

È mosso da ciò che ama fare.

Quando c’è passione,
l’impegno diventa sostenibile
e il successo più probabile.

11. Investi su te stesso

Nel libro “Prima volta Leader” lo ribadisco chiaramente:
non lasciare un lavoro solo perché una promozione è stata negata.

Allenare la capacità di rialzarti
è una competenza chiave.

A volte una bocciatura porta chiarezza.

Se mancano competenze tecniche o personali,
è il momento di lavorarci:

Domanda finale

Volevi davvero quella promozione?
E perché?

Titolo? Status? Sicurezza?
Oppure crescita reale?

Se rinunci al primo fallimento,
non impari nulla.

Se lo usi come punto di svolta,
la prossima volta sarai molto più preparato.

E molto più solido.

Comunicare bene con i collaboratori: evita di minimizzare

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

  • “Cosa vuoi che sia! Non è una tragedia quello che è successo, pensa a chi non lavora neanche!”
  • “Dai, piuttosto, parliamo di cose serie, hai inviato il preventivo?”
  • “Guarda che non è così difficile, ti faccio vedere!”

Spesso ce ne usciamo con queste esclamazioni perché pensiamo che minimizzare i problemi (degli altri) possa aiutare la persona a stare meglio.

Beh, non è così!

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Messaggi di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per quello che sta tentando di dirci. È una mancanza di attenzione alle priorità e ai sentimenti.
Quando si minimizza un problema, lo si riduce al minimo.

Inoltre, minimizzare un problema per consolare l’altro può farlo sentire non compreso. Sminuito emotivamente. Non dai la giusta importanza ad una situazione o a un comportamento.

È irrispettoso dire “Non è un problema” quando è un grande problema (per la persona che hai davanti).

Validare le emozioni altrui non peggiora le cose, anzi farà sentire la persona compresa e accolta. Le permetterà di guardare alle sue emozioni, accettarle e imparare a gestirle.

Nel tuo ruolo di team leader, se qualcuno ti espone dubbi o insicurezze, ha bisogno di un confronto costruttivo e di un sostegno reale.

 


 

Non essere troppo veloce nel proporre soluzioni, non minimizzare la situazione o le emozioni dell’altra persona, anche se hai un punto di vista diverso. Dai il tuo parere schietto e sincero, non assecondare solo per evitare il confronto.

Comunicare bene? Non minimizzare

Non dire alla persona che il problema è poco influente, che sta esagerando e ingigantendo la situazione. Minimizzare le paure altrui ha come unico effetto quello di creare distanza con chi invece è preoccupato.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” abbiamo tutti (chi più chi meno) un grande talento per vedere come-e-quanto gli altri avrebbero bisogno di cambiare i loro atteggiamenti. Cambiare gli altri ci sembra l’opzione più semplice, l’alternativa più attuabile, la scelta più comoda, molto più che cambiare noi stessi.

Spesso come team leader falliamo perché siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti. Tranne che per noi.

È importante giudicare le persone per i loro punti di forza, non il tuo.

Non dimenticare che ciò che può risultare facile/naturale per te potrebbe rivelarsi difficile per altre persone.

Sfida con gentilezza. Rispetta la “resistenza”.
Chiedi alle persone di fare cose difficili.

Rispetta il disagio “So che è difficile per te”.
Se vuoi comunicare bene onora i “Sì” e rispetta i “No”.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Non sentirti superiore perché hai punti di forza che altri non hanno

Ognuno possiede qualità. Ha “qualcosa” da offrire.
Come team leader dovresti concentrarti sui punti di forza del tuo team.

È facile sentirsi superiore (e non è molto onorevole) quando ti concentri sui tuoi punti di forza e sulle debolezze degli altri.

Non imporre i tuoi punti di forza gli altri. Quello che è facile o difficile per te, probabilmente sarà molto diverso per gli altri.

Comunicare bene richiede tanta autodisciplina ed empatia per rispettare e incoraggiare al meglio i collaboratori. Il coaching per la leadership potrebbe aiutarti a potenziare la tua potenzialità.

Vincere una discussione al lavoro: evita di stare sulla difensiva

vincere una discussione
Foto di fauxels

Nel pieno di una discussione… parli in tutta fretta?

Non lasci all’altro il tempo di spiegare?

Ascolti poco…
ma presumi di sapere cosa vuole dire?

Per “vincere” la discussione ti aggrappi alle giustificazioni?

Oppure ti nascondi dietro errori di altri per evitare di assumerti la tua responsabilità?

Se qualcuno ti dicesse che sei sulla difensiva…
lo prenderesti come un’offesa?

Molto spesso reagiamo in modo difensivo anche davanti a frasi o comportamenti che, in realtà, potrebbero essere neutri.

O addirittura positivi.
Ci sentiamo minacciati.

E senza rendercene conto entriamo in un copione mentale:
una storia che la nostra mente ha già scritto.

Il problema è che, mentre quel “film” gira nella nostra testa…
la realtà davanti a noi è spesso diversa.

Difendersi è naturale

Mettersi sulla difensiva non è sempre un male.
Per migliaia di anni questo meccanismo ci ha aiutato a sopravvivere.

Quando percepiamo un rischio:

  • osserviamo
  • studiamo chi abbiamo davanti
  • ci proteggiamo.

È un istinto antico.

Ma nel lavoro — e nelle relazioni — questo atteggiamento può diventare autodistruttivo.

Quando la difensiva rovina i rapporti professionali

Se reagisci sempre sulla difensiva con
il tuo capo,
un collega,
un collaboratore…
le persone si allontanano.

Potresti sembrare:

  • immaturo
  • insicuro
  • incapace di gestire le emozioni.

A volte la difensiva scatta semplicemente perché sei stressato.

Vivi in uno stato di allerta continuo.

E quando questo accade vedi minacce ovunque.
Il risultato?
Perdi opportunità.

Perché smetti di confrontarti davvero con gli altri.

Conosci i tuoi limiti… ed esprimili

Se non è il momento giusto per affrontare una discussione — perché sei stanco, irritato o sotto pressione — è meglio dirlo.

Per esempio:

  • “Capisco che questo tema è importante per te, ma in questo momento non sono nello stato giusto per discuterne. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto, rischi di dire cose inappropriate.

E questo spingerà anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Il primo passo è accorgerti di quello che sta succedendo.

Chiediti:

  • Cosa mi ha fatto scattare sulla difensiva?
  • Cosa ho provato in quel momento?

Riconoscere le emozioni è fondamentale.

Sentirti:

  • ferito
  • imbarazzato
  • insicuro

non è un problema.

Anzi.

Il semplice fatto di riconoscerlo può aiutarti a disinnescare la reazione difensiva.

Comunica come ti senti

Spiega il tuo stato d’animo senza accusare.

Un trucco semplice: usa frasi che iniziano con “io” invece che con “tu”.

Per esempio:

  • “Non mi sento a mio agio in questa situazione.”
  • “Faccio fatica ad ascoltare quando alzi la voce.”
  • “Mi sento scoraggiato quando mi ricordi sempre le stesse cose.”

In questo modo non stai attaccando.
Stai spiegando.

Ascolta davvero

Tutti vogliono essere ascoltati.

Eppure, nelle discussioni facciamo esattamente il contrario.

Ascoltiamo solo per preparare la risposta.
O per contrattaccare.

Prova invece ad ascoltare per capire.

Chiediti:

  • cosa sta davvero cercando di dirmi questa persona?
  • cosa la sta infastidendo?
  • come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando qualcuno si sente davvero ascoltato, spesso abbassa le difese.

E la conversazione cambia tono.

“Vincere” una discussione?

Resisti alla tentazione di reagire in modo difensivo.

A volte la reazione dell’altra persona non ha nulla a che fare con te.

Può essere il risultato di tensioni o frustrazioni accumulate.
Se reagisci difendendoti con forza, il conflitto rischia solo di crescere.

Più ti difendi…
più l’altro attacca.

La contro-difesa raramente risolve qualcosa.

In conclusione

Non puoi controllare le reazioni degli altri.

Puoi però controllare il modo in cui rispondi.

Quando scegli di non reagire in modo difensivo:

  • apri il dialogo
  • accogli le critiche
  • dimostri sicurezza.

E questo è un segnale di grande forza.

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching mirato

Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”,
il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.

Errori del manager: concentrarsi solo sui risultati e non sulle persone

errori del manager

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è affascinante ma anche difficile.

Richiede tempo e applicazione.

Spesso le persone “sbarcano” in posizioni manageriali senza avere le giuste competenze e la dovuta preparazione.

I collaboratori impegnano. Fiaccano.
Prosciugano.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Se vuoi gestire un team (piccolo o grande, non fa differenza), se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci, devi riuscire a dare un valore aggiunto.

Come scritto nel mio libro “Autorevolezza” , Melissa è una dipendente competente e dedita al lavoro. La sua natura coscienziosa e il suo talento per la comunicazione le permettono di portare a termine con bravura i suoi compiti di content editor, con grande apprezzamento dell’azienda milanese per cui lavora.

Melissa è anche una persona molto sensibile. Non si sente a suo agio nel parlare di fronte a un pubblico (anche se di poche persone), nel fare telefonate difficili con un cliente o con un collega.

Errori del manager?

Soffre i cambiamenti dell’ultimo minuto, e quando è spinta a oltrepassare la sua zona di comfort – senza essere pronta – è facile che diventi emotiva, agitata e turbata. In effetti, il suo nuovo team leader Domenico l’ha subito bollata come poco Smart.

Domenico, pur non volendo tiranneggiare Melissa, nel tentativo di stimolarla la pressava all’azione: “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”.

Melissa ha cominciato a provare un forte disagio nel sentirsi incalzata e osservata mentre lavorava. Per di più, percepiva come una mancanza di fiducia i promemoria o i “check” che Domenico le proponeva.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Un vortice di emozioni travolgenti che hanno compromesso in breve tempo la sua ottima performance

Quando una delle collaboratrici più corrette, apprezzate nonché produttive accusa un vistoso calo di rendimento, proprio in concomitanza dell’arrivo del nuovo manager, è quest’ultimo che deve dare le spiegazioni del caso al CEO.

Domenico, come reagisce Melissa quando le fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo? Aspetta! Non è lenta. Le serve solo un po’ di tempo.

Non cadere nei errori del manager, non pensare che questa idea del dare il tempo non le permetta di lavorare in un ambiente più frenetico e convulso.
Sa adattarsi, anche bene.

Deve solo prendere le misure. Le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi. Anzi. Ci sono persone che amano guardare… prima di saltare.
Tutto qua!

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

È importante lasciare ai collaboratori più sensibili il tempo per raccogliere i pensieri

In cambio, otterrai idee, soluzioni e fedeltà aziendale.

Il percorso di coaching di Domenico è iniziato con il pianificare incontri quindicinali uno-a-uno con Melissa per costruire una relazione più consapevole.

Il primo incoraggiamento che puoi dare a una persona molto emotiva è essere “presente”, fare una domanda e… ascoltare con la massima attenzione.

Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza e le aree in cui vorrebbe migliorare.
Chiedigli:

  • Come posso aiutarti?
  • Cosa ti serve?
  • Più tempo? Più spazio?
  • Il supporto di un altro collaboratore?
  • Un corso specifico per una determinata competenza?
  • Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?

Le persone sensibili tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

È meglio fare un passo indietro che rischiare di perdere un collaboratore valido

Domenico doveva rispettare maggiormente i confini di Melissa, comunicando principalmente per e-mail, evitando di “piombarle in ufficio” con richieste improvvise, dandole un avvertimento anticipato (nel limite del possibile) prima delle riunioni o delle attività.

Se Melissa si fosse agitata, Domenico le avrebbe dato il tempo (accettabile) di recuperare la calma.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono “coccole” che i team leader devono compiere nei riguardi di collaboratori ipersensibili con un’autostima barcollante da salvaguardare.

 


 

Ognuno ha i propri punti di forza, debolezze e bisogni

Alcune persone richiedono più attenzione rispetto ad altre.

Quando comprendi il livello di sensibilità di ogni persona, puoi ottimizzarne il potenziale, i talenti, il benessere e le prestazioni. In questo percorso di coaching, Domenico con pochi accorgimenti (potenti e mirati) è riuscito a “ricucire” in breve tempo un rapporto che rischiava strascichi pericolosi per il suo percorso professionale.

Facendo tu un “passo indietro”, fai avanzare gli altri.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita delle persone.
Se ispiri fiducia farai “volare” il tuo team, e te stesso di conseguenza.

Errori del manager: “senza cuore” costruisci solo ambienti indifferenti

Spesso le persone molto sensibili sono creative, coscienziose ed empatiche. Possono essere una grande risorsa per l’organizzazione… e per il team leader che le gestisce.

In definitiva il solo orientamento all’azione,
il focus esclusivamente sui risultati e sulle prestazioni ti fa credere che solo i numeri siano importanti.
E in effetti lo sono!

E le persone?
Non cadere negli errori del manager: menzionare i tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, quando devi valutarli o criticarli.

Ricorda che i grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

Come comunicare con una persona arrabbiata sul lavoro

persona arrabbiata

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

Come confrontarsi con il collega arrabbiato perché non hai condiviso quel documento importante?
Come rispondere al capo che è imbufalito per la scadenza dimenticata?

C’è chi alza la voce, chi urla e chi … grida ancora di più.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Alcune persone tendono a mantenere la calma, cercando di far ragionare la persona con cui stanno discutendo, tenendo un tono più basso, a mantenere la calma, cercando di farli ragionare.

Qualcuno altro non reagisce, sperando di attutire il contraccolpo,
ma finisce per peggiorare ulteriormente la situazione.
Invece di spegnersi (sembra che) la rabbia si alimenta.

Puoi essere una persona calma e pacata, ma l’irritazione, quando arriva … non ti fa ragionare più!

È un circolo vizioso in cui la rabbia aumenta sempre di più

Qualsiasi cosa venga detta, la collera aumenta.

Proprio per questo motivo devi tener presente che quando si attiva (dentro di noi) la rabbia, si innescano emozioni primordiali difficili da trattenere.

Per fortuna, che esistono anche valide strategie per gestire una persona arrabbiata:

Prendi tempo

È importante non reagire, evitare reazioni o risposte immediate.
Devi prendere del tempo per riflettere come gestire la questione.

“Ne parliamo domani”
“Confrontiamoci sul tema domani mattina!”

Non ricercare immediatamente la soluzione

La fretta di “chiudere la questione”, rende difficile capire la vera natura del conflitto,
lasciando strascichi di insoddisfazione e rancore.

Anche se la spiegazione potrebbe essere subito chiara,
i conflitti non si dovrebbero mai risolvere con la fretta.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Il motivo scatenante potresti non essere tu

Dovresti chiederti quale ruolo potresti aver giocato (anche a tua insaputa).
Alcune tue azioni potrebbero aver innescato qualche sentimento di fastidio.

L’altra persona si potrebbe sentire minacciata, forse non da te,
ma da qualcosa o qualcun altro.

Comunica come ti senti

Esprimi il tuo punto di vista ma senza rancore e provocazione.
Cerca di evitare affermazioni accusatorie TU ma assertive IO.

“Mi sento turbata dalle tue frasi provocatorie. Rende difficile per il team trovare soluzioni” anziché
“Hai messo a disagio tutto il team con le tue frasi provocatorie”

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Chiedi maggiori informazioni

Piuttosto che presumere, chiedi chiarimenti.
Anziché metterti sulla difensiva, domanda cosa stia turbando la persona arrabbiata.

Quando ti affretti a difenderti, aumenti la probabilità di un’escalation negativa.
Avrai la possibilità di dire la tua, una volta che la situazione si è calmata.

Non attaccare e non chiuderti sulla difensiva

Più ti difendi, più aumenti le possibilità che qualcuno possa attaccarti.
La difensiva è una risposta debole, mentre la non-difesa comunica forza e fiducia.

“Capisco come ti senti, ma vediamo di trovare delle soluzioni!”
“Ho capito che sei arrabbiato perché la questione poteva essere gestita meglio. Posso fare qualcosa?”

 


 

Ascolta in modo attivo

Quando la persona arrabbiata attacca, la migliore strategia è ascoltare.
Concedi alla persona il tempo per esprimere completamente la sua posizione.

Per dimostrare che stai ascoltando,
il modo migliore è parafrasare ciò che è stato detto.

Trova un accordo quando puoi

Non importa quanto fuori luogo è il comportamento, puoi quasi sempre trovare un piccolo accordo.
Esprimi un consenso (dove puoi o in modo parziale):

“A volte, è probabilmente vero”
“Capisco come potresti vederla in quel modo.”

Considera una pausa

A volte la situazione potrebbe sfuggirti di mano. Non tutto è risolvibile.
Si parla, ci si agita ma non si progredisce. Non si intravede alcuna soluzione.

Se le cose non evolvono o se ti senti insicuro,
è meglio “mettere in pausa” la conversazione.

Perdita del lavoro: il giusto approccio per reagire


Trovarsi senza lavoro, da un giorno all’altro (soprattutto se in modo inaspettato e “ingiusto”) provoca emozioni di grande intensità.

È un “uragano emotivo”, che ci può destabilizzare la vita,
travolgere le nostre certezze e metterci in discussione.

Il senso di impotenza e di fallimento ci può condurre a un atteggiamento di apatia,
che ci impedisce di utilizzare le opportunità e le risorse,
per cui diventa difficile agire-e-reagire.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


È un mix di emozioni.
Tristezza e rimpianto. Delusione.
Senso di colpa e vergogna.
Frustrazione. Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancora più paure, dubbi e insicurezze.

  • Ho perso tempo!
  • Non ho fatto le scelte giuste
  • Sono davvero bravo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?
  • Non troverò più un lavoro!
  • Avrò mai una seconda chance?

Perdita del lavoro: le circostanze sfavorevoli plasmano il carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano:
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o non otterrai) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare adesso?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di continuare a ricercare un lavoro nel tuo settore lavorativo, cambiare e lanciarti nel sociale, diventare influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno … quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà difficile fermarti.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte di noi (dopo la perdita del lavoro) getta via sogni e obiettivi,
perché si arrende all’ostacolo e alla difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o grazie a una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza,
necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare le difficoltà … potresti prendere la perdita del lavoro come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto!

Dopo la perdita del lavoro la perseveranza fa la differenza

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre lavorato sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio, dopo la perdita del lavoro (se non sei abituato) troverai difficoltà.
Dopo svariate volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita, devi perseverare.

 
OFFERTA SPECIALE DI COACHING > scopri la promozione mensile
 

La chiave non è che COSA fare ma piuttosto COME affrontare la nuova situazione

  • Sei disposto a non cedere alle difficoltà? Alle attese?
  • Sei deciso a “scavalcare” tutti i NO e “Le faremo sapere”? Ogni volta?
  • Sai mettere in discussione le tue credenze sul mondo del lavoro?
  • Trovare la caparbietà per presentarti al (ennesimo) colloquio positivo e proattivo?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro. E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permetterà di andare oltre le circostanze.

Ti consente di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

 


 

Perdita del lavoro? Con la perseveranza, lo ritroverai

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza una forte determinazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale -invece- sarà di poco valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri.

Nella ricerca di un lavoro non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Ritrovare un lavoro non è solo questione di preparazione, talento, competenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.

Riprova.
Credimi.
Ce la farai!