Sei troppo aggressivo (e forse non te ne accorgi neppure): 6 segnali di allerta

aggressivo sul lavoro
Non esprimere alcuna emozione al lavoro non ti rende più professionale.
Ti rende indecifrabile.

E quando non sei “leggibile”,
rischi di essere:

  • frainteso
  • ignorato
  • superato

Qualcuno potrebbe approfittare di quella che appare come cedevolezza.

Questo perché, come negli animali, anche nell’essere umano esiste una quota di aggressività.
Non come difetto.
Ma come energia funzionale.

È ciò che ci permette di affrontare difficoltà, confini e pressioni con:

  • coraggio
  • iniziativa
  • presenza

L’aggressività non è il problema.
È la sua gestione.

L’aggressività è un’emozione.
Come le altre.

Diventa distruttiva quando è:

  • repressa troppo a lungo

Oppure:

  • espressa senza regolazione

Quando si parla di aggressività, pensiamo subito alla forma più evidente:

  • urla
  • grida
  • contatto fisico
  • esplosioni emotive

Ma sul lavoro, le forme più comuni sono molto più sottili.

E spesso, invisibili a chi le pratica.

Molte persone credono di essere assertive.
In realtà, stanno comunicando in modo aggressivo.

Il costo è immediato:

  • conflitto
  • perdita di fiducia
  • erosione della credibilità

E il risultato è spesso l’opposto di ciò che volevano ottenere.

Qualcuno ti ha mai detto?

“Sei stato aggressivo”

Il punto non è difendersi.
È osservare.

Il primo passo è riconoscere il comportamento, mentre accade.
Prima che produca danni difficili da riparare.

6 segnali che indicano che sei aggressivo sul lavoro (e forse non te ne accorgi neanche):

1. Ti concentri solo su te stesso

Sei aggressivo sul lavoro quando i tuoi bisogni diventano l’unico riferimento.

Non ascolti davvero.
Non consideri l’impatto sugli altri.

Le frasi tipiche sono:

  • “Ho bisogno che…”
  • “Voglio che…”
  • “Devo avere…”

Lo stress diventa contagioso.
E ciò che è un tuo problema, diventa un problema per tutti.

2. Eviti la responsabilità

Vivi l’ammissione di errore come una minaccia alla tua immagine.

Cerchi un responsabile esterno.
Sempre.

Il capro espiatorio protegge il tuo ruolo.
Ma indebolisce la tua autorevolezza.

“Ho chiesto a Sabrina di farlo.
Non era chiaramente all’altezza.”

Nei momenti di tensione, un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

3. Trasformi opinioni in verità assolute

Non proponi.
Sentenzi.

Non esplori.
Definisci.

Frasi tipiche:

  • “Questo è il motivo per cui non ha funzionato.”
  • “Dobbiamo fare così.”
  • “Non funzionerà!”

Quando non lasci spazio, non stai guidando.
Stai imponendo.

E le persone, nel tempo, smettono di contribuire.

4. Inizi le conversazioni attaccando

“Non si guidano le persone picchiandole sulla testa.

È aggressione, non leadership.”

Dwight David Eisenhower

Domande come:

  • “Perché lo hai fatto?”
  • “Cosa pensi di fare adesso?”

possono essere strumenti utili.

Io stesso le utilizzo spesso nel coaching.

Ma il timing cambia tutto.
All’inizio di una conversazione, possono essere percepite come un attacco.
Non come un’apertura.

E quando una persona si sente attaccata, smette di essere disponibile.

Diventa difensiva.

5. Dai consigli che sono, in realtà, ordini mascherati

Apparentemente stai aiutando.

In realtà stai dirigendo la conversazione.

Frasi tipiche:

  • “Se fossi in te…”
  • “La cosa migliore per te sarebbe…”
  • “Non ti preoccupare…”

Il messaggio implicito è chiaro:

“So meglio di te cosa devi fare.”

Questo riduce autonomia,
fiducia,
responsabilità.

6. Usi la voce per dominare la conversazione

Parli veloce.
Con tono alto.
Senza pause.

Non lasci spazio.
Non per chiarire.
Ma per controllare.

Quando la voce diventa uno strumento di dominio, la relazione smette di essere una relazione.

Diventa una gerarchia difensiva.

Aggressivo sul lavoro? Una verità spesso ignorata

L’aggressività non gestita danneggia prima chi la esprime.

Produce:

  • conflitti evitabili
  • deterioramento delle relazioni
  • perdita progressiva di credibilità

E, nel tempo, limita la crescita professionale.

Riconoscere questi segnali è una competenza chiave.

Permette di:

  • regolare il proprio stato interno
  • scegliere una risposta più efficace
  • evitare ostilità inutili

Autorevolezza non è volume.
È equilibrio tra voce,
corpo e
intenzione.

Il percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.

In finale

L’aggressività non è il contrario della professionalità.
È il contrario della consapevolezza.

Non è eliminarla che ti rende autorevole.
È imparare a riconoscerla,
regolarla e
incanalarla.

Perché la leadership non è assenza di forza.
È forza sotto controllo.

Vuoi volare nel lavoro? Ecco 5 pesi che devi mollare subito!

successo nel lavoro

Se ti chiedessi …
cosa dovresti fare per avere più successo nel lavoro?

Senz’altro mi elencheresti una lista (più o meno lunga) di cose che dovresti-fare.
Essere più diplomatico, più audace, più conciliante,
più accomodante, più assertivo.
Insomma più.

È un luogo comune pensare che per ottenere qualcosa nella vita bisogna fare-qualcosa.
E questo è (anche) assolutamente vero!

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Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Ci tengono ancorati e ci impediscono di volare!

Per volare, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 5 cose che devi mollare subito se vuoi volare e ottenere più successo nel lavoro:

1. Liberati dal peso del giudizio degli altri

“Il labirinto lo costruisce la paura di essere giudicati.”
Ramón Andrés

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho evidenziato come il bisogno continuo del giudizio positivo degli altri, l’ossessione e la preoccupazione dal parere altrui,
se ti trattieni dal dire ciò che pensi per paura di quello che colleghi o collaboratori diranno di te ….
è difficile raggiungere (e godere) del successo nel lavoro.

Sai qual è il rischio se non ti liberi della paura del giudizio?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti,
continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Una volta libero dalla paura del giudizio,
il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente.

Diventi più presente,
produttivo e aumenti il tuo slancio creativo.

Ti concentri sul processo, e non sul premio,
e inizi a vedere i progressi verso la vita che veramente desideri vivere.

2. Rinuncia all’affanno della perfezione

La perfezione è come un miraggio … si scorge in lontananza … ma ogni volta che ci si arriva vicino … sparisce e rimane solo la delusione.
Si dice che …
la ricerca della perfezione è uno dei percorsi più veloci per l’infelicità.
La perfezione non esiste.

 


 

Ecco perché devi rinunciare al peso della perfezione.
La devi mollare.

Altrimenti …
non ti sentirai mai soddisfatto quando termini il tuo lavoro, penserai che “non sia mai abbastanza” e alzerai continuamente gli standard fino a quando,
inevitabilmente, fallirai.

Non riuscirai a focalizzare il tempo e le energie sui punti salienti di un progetto,
ti tormenterai per ogni minimo dettaglio,
e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.
Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Ecco perché la perfezione (ossessiva) sta bloccando il successo nel tuo lavoro.

3. Rinuncia al piacere di ricevere complimenti e lodi degli altri

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi,
eppure …

se la tua sete di successo nel lavoro è legata a felicitazioni, riconoscimenti ed elogi, sappi che …
stai puntando sui cavalli sbagliati.
Nessuno (almeno molto pochi) si prenderanno del tempo per magnificare le tue lodi.

La maggior parte delle persone (spesso – ahimè – proprio quelle più vicine a noi) spenderà solo pochi minuti preziosi solo per dirti che stai facendo qualcosa di sbagliato,
o lo farà solo perchè vuole qualcosa da te.

L’ultima cosa che pensa è …
solleticare piacevolmente il tuo ego!

Se stai facendo grandi cose,
prenditi il tempo per riconoscerlo.
E lo devi fare da solo.

4. Molla il fardello del confronto con gli altri

Se sei abituato a confrontarti con gli altri,
è il momento di smettere.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

 


 

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità,
ma perché ci si confronta con un’immagine ideale,
quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Geloso? Triste?
Arrabbiato?

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno,
sii felice. Eccitato.
Non sentirti risentito e amareggiato.

Questo significa solo che può essere fatto.
Che è possibile.
Arriverà il tuo turno!

5. Sbarazzati della paura di sbagliare per ottenere più successo nel lavoro

Una delle cose più importanti che devi rinunciare se vuoi avere successo nel lavoro è la paura di sbagliare.

Non puoi riuscire senza fallire.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa,
a un certo punto si è bloccato, arenato,
non è riuscito.
Ha sbagliato.

Sai perché non ti devi preoccupare della paura di sbagliare?
Perché a un certo punto, non riuscirai,
sbaglierai di sicuro.

Così, visto che già sai che probabilmente fallirai, almeno una volta, cosa hai da temere?
Quando non riesci, alzati e riprova.

Finché continui a provare e non molli,
non sarai mai un fallimento.

Liberarsi dalla zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.
Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza!

Come farsi notare al lavoro (se nessuno si accorge quanto sei bravo)

farsi notare sul lavoro

Foto: Nadine_Em

Sei accurato.
Puntuale.
Professionale.
Concentrato.

Uno che, nel team, ci sta bene.

Sei ambizioso.
Stai crescendo.
Ti senti gratificato dai risultati e dai feedback positivi che ricevi.

I successi ti stanno solleticando.
Retribuzione più alta.
Più prestigio.
Maggiore influenza.

In fondo, te lo meriti.
Ti stai facendo il culo da anni.

Come farsi notare al lavoro?

Se desideri avere maggiori responsabilità,
un nuovo progetto o livello oppure un ruolo di leadership
(con 2 o 20 collaboratori, poco importa)…

devi farti notare!

E convincere il tuo capo, i piani alti o il titolare
che sei pronto al lancio.

Ecco 10 spunti concreti per farsi notare al lavoro
e ottenere il salto di qualità che desideri.

1. Dai il massimo in tutto quello che fai

“Come raggiungere un traguardo?

Senza fretta ma senza sosta.”

Johann Wolfgang von Goethe

Nel mio libro “Prima volta Leader” scrivo che la vita è un susseguirsi di vittorie e sconfitte.

A volte riusciamo.
Altre falliamo.

I risultati non sono sempre sotto il tuo controllo.
Il tuo impegno, sì.

Alla fine della giornata,
chi lavora con costanza, dedizione e passione
è quello che ha più probabilità di crescere.

Dare il massimo è un impegno prima di tutto con te stesso.

Significa:
fare tutto il possibile per esprimere il meglio delle tue capacità,
anche nei compiti meno “glamour”.

Dimostra al tuo capo che:

  • sei affidabile
  • hai senso di responsabilità
  • ricerchi l’eccellenza, non la scorciatoia

Così metti le basi per essere visto come una persona smart,
su cui vale la pena investire.

2. Focus sui risultati (non solo sulle buone intenzioni)

Le promozioni arrivano per i risultati,
ma anche per la continuità (dei risultati).

Impressiona chi decide con:

  • ciò che ottieni
  • come ci arrivi

Quando emerge un problema:
non limitarti a segnalarlo.

Porta almeno una o due soluzioni concrete.

Meno parole.
Più fatti.

Niente parla più forte delle azioni.

3. Agisci come un vero giocatore di squadra

Sempre.

Sii disponibile con tutti,
non solo con chi è sopra di te gerarchicamente.

Ascolta.
Coinvolgi.
Collabora.

Le relazioni contano moltissimo, soprattutto se aspiri a un ruolo di leadership.

Un esempio semplice (ma potente) per farsi notare al lavoro:
aiutare spontaneamente un collega in difficoltà su una scadenza urgente.

Questo comunica:

  • affidabilità
  • spirito di iniziativa
  • capacità di gestione delle persone

Spesso i migliori dipendenti vengono visti come leader prima dai colleghi,
e solo dopo dai capi.

4. Prendi iniziativa (ogni giorno)

Mostra un atteggiamento positivo e proattivo.

Chiedi al tuo capo se c’è qualcosa di prioritario.

Proponiti per attività complesse o poco ambite
(spiegando perché pensi di poterle gestire bene).

Essere disponibili quando serve — anche oltre l’orario, se necessario —
fa la differenza per farsi notare al lavoro.

Non per eroismo.
Per affidabilità.

5. Evita il gossip d’ufficio

Un po’ di leggerezza è normale.
Aiuta in momenti di stress.

Ma quando il gossip diventa:

  • sfogo cronico
  • lamento continuo
  • alleanza contro qualcuno

diventa pericoloso.

Evita di essere associato a persone maldicenti o costantemente negative.
Anche fuori dall’ufficio.

La reputazione si costruisce (e si rovina) più in fretta di quanto pensi.

6. Mostra interesse autentico per l’azienda

Uno dei primi modi per farsi notare da chi conta
è dimostrare un interesse reale per l’azienda.

Conosci:

  • la sua storia
  • le persone chiave
  • le dinamiche interne

Se puoi, chiedi di assistere a riunioni o presentazioni.

Investi su di te:
corsi, conferenze, certificazioni.

E, se serve, affidati a un coach professionista.

7. Costruisci una rete professionale fuori dall’ufficio

Il grande salto si prepara anche fuori dall’azienda.

Crea relazioni con persone che occupano il ruolo a cui aspiri.

Possono offrirti:

  • consigli
  • orientamento
  • punti di vista preziosi

Usa il networking in modo strategico:
LinkedIn, gruppi professionali, community di settore.

8. Prima di chiedere la promozione, studia il tuo ambiente

Fermati e osserva.

Chiediti:

  • in questa realtà la crescita è davvero possibile?
  • esistono precedenti concreti?
  • chi decide davvero?

Capire il contesto ti evita di investire energie
in una struttura già “ingessata” in partenza.

ESEMPIO REALE:
Mara quando ha chiesto di crescere, ha ricevuto solo rinvii:

  • “Non è il momento.”
  • “Più avanti.”

Ha insistito, investendo sempre più energie.

Poi ha osservato il contesto:
stessi ruoli,
stesse persone,
nessuna vera mobilità.

Ha capito che il problema non era lei.
Era una struttura rigida,
già “ingessata”.

Smettere di spingere non l’ha resa meno ambiziosa.
L’ha resa più lucida.

9. Comunica chiaramente il tuo desiderio di crescita

Le ambizioni non dichiarate non esistono.

Se vuoi crescere,
devi dirlo.

Preparati.
Sii chiaro.
Spiega perché sei pronto per più responsabilità.

I risultati vanno portati.
Ma vanno anche mostrati alle persone giuste.

Conosci l’organigramma.
Capisci chi-decide.

10. Impegnati ogni (santo) giorno

“Circa la metà di ciò che separa chi ha successo da chi non ce l’ha
è la perseveranza.”

Steve Jobs

Il segreto è semplice (non facile):
piccoli passi.

Ogni giorno.

La differenza la fanno:
determinazione
e costanza.

Non scoraggiarti se la risposta è no.
Se non chiedi, sarà sempre no.

Chiedi feedback.
Capisci cosa migliorare.
Usa ogni rifiuto come apprendimento.

In chiusura

Prendi questi punti come spunti, non come formule magiche.

Le dinamiche di crescita sono complesse.
Ci sono favoritismi.

Ci sono resistenze.
A volte, anche paure altrui.

Per questo ogni strategia va adattata a te
e al contesto in cui lavori.

Crescere non è solo farsi notare.
È capire dove, quando
e a quale prezzo vale la pena farlo.

Ricorda

La carriera non premia chi corre di più.

Piuttosto chi sa dove sta andando
e costruisce, passo dopo passo,
le condizioni per arrivarci.

Basta signor Gentilezza: 6 chiavi per ottenere più rispetto al lavoro

rispetto al lavoro

Sei una brava persona.
Vuoi trattare bene gli altri.
Vuoi essere gradito e apprezzato sul lavoro.

Sei generoso, flessibile, educato.
Non dici mai di NO.

Un virtuoso.

Poi, poco alla volta, inizi a notare qualcosa che non torna.
Le persone intorno a te non rispondono bene alla tua filosofia da “bravo ragazzo”.

Sei educato, ma anche esitante.
Titubante.
Indiretto.
A tratti passivo-aggressivo.
(Eh sì, capita anche a te!)

E lo capisci:
il problema sei tu.

Non sei onesto — prima di tutto con te stesso.

Non è piacevole essere sempre gentile e disponibile

Come scrivo nel capitolo sul carisma del mio libro
Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione ampliata 2025
quando permetti agli altri di sovrastarti, dominarti, camminarti sopra:

diventi pieno di risentimento,
di rancore,
e ti senti sfruttato.

Perché, in effetti, lo sei.

Hai difficoltà a chiedere.
A dire NO.
Anche alle richieste più ingiustificate.

Quando hai bisogno di qualcosa, non chiedi.
Per non creare disagi agli altri.

E in compenso… li crei a te stesso.

Sprechi un’enorme quantità di energia per capire come dire NO.
E alla fine dici SÌ.

Un’altra volta!

La verità (scomoda) è questa:

nessuno apprezza davvero chi asseconda sempre gli altri.

Soprattutto se sei un team leader.

Educazione e gentilezza non sono il problema.

Diventare uno zerbino, sì.

Come smettere di essere “troppo carino”
(e iniziare a essere rispettato sul lavoro)

Non servono scatti d’ira.
Né svolte estreme.

Serve un cambio di atteggiamento.

1. Rispetta prima te stesso

“Chi rispetta sé stesso è al sicuro da tutti.”

Henry Wadsworth Longfellow

Se vuoi rispetto, chiarisci prima cosa significa per te rispettarti.

Crea più equilibrio tra lavoro e vita privata.
Inizia a essere gentile con te stesso.

2. Assumiti la responsabilità di cambiare

Non aspettare che qualcuno lo faccia al posto tuo.
Se qualcosa non funziona, è tua responsabilità agire.

Dire NO o dare un feedback non è una colpa.

3. Definisci i tuoi confini

Se non stabilisci limiti, gli altri li supereranno.
Sempre.

E questo, col tempo, diventa frustrante, castrante, corrosivo.
Perdi autostima.
Motivazione.

Chiarisci i tuoi valori.
E impegnati a difenderli.

4. Impara a dire NO

Dire NO è scomodo.
Dire SÌ controvoglia è peggio.

Ogni SÌ forzato mina la tua credibilità.
E la tua autorevolezza.

Inizia da cose semplici.
Allenati.
Scoprirai che gli altri reggono molto meglio di quanto credi.

Se vuoi approfondire leggi il mio post:
Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare)

5. Smetti di giustificarti

Non devi chiedere il permesso per tutto.
Né di avere bisogni.

Non sei responsabile delle reazioni degli altri.
Il senso di colpa iniziale è normale.

Con il tempo … passa.

6. Dimostra assertività (non aggressività)

Meno parole.
Più chiarezza.

Risposte semplici.
Dirette.
Gentili ma ferme.

Non servono potere, ruolo o controllo per essere rispettati.

Grintoso o diplomatico?

Né stronzo né aggressivo.

Il vero equilibrio sta nel saper dosare grinta e diplomazia,
a seconda delle situazioni.

Essere rispettati non significa piacere a tutti.
Significa non tradire te stesso per essere accettato.

E quello, sul lavoro come nella vita,
è il primo vero atto di autorevolezza.

Nel percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia

costruisci uno stile comunicativo diretto, autentico e rispettoso.

11 spunti per nascondere il nervosismo (e apparire più calmo e sicuro) – 2

apparire sicuro

Foto di Ryan MacGuire

Leggi anche la parte 1.

6. Preparazione, preparazione, preparazione

Poco importa se per una conferenza,
una riunione, un colloquio di lavoro, un drink con i collaboratori,
un cocktail di lavoro o un party di presentazione del nuovo prodotto.
Spesso siamo nervosi quando ci sentiamo poco preparati.

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Più sarai preparato in anticipo,
più ti sentirai a tuo agio e rilassato.
La preparazione può alleviare i sentimenti di nervosismo e ansia in quanto aumenta il tuo livello di fiducia.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli dell’evento – ora d’inizio, posizione precisa, codice di abbigliamento, l’argomento dell’incontro, il nome delle persone, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Non devi tollerare da te stesso errori dettati da superficialità o mancata preparazione.
Io (almeno) faccio così.

7. Fare una domanda

Se hai un momento di difficoltà, vuoi nascondere il nervosismo (e apparire sicuro di te),
poni una domanda in modo da spostare l’attenzione di colpo su altri,
e non più su di te.

Questo ti darà il tempo di fare un respiro profondo,
di calmarti,
e di raccogliere i pensieri per articolare meglio ciò che stai cercando di dire.

8. Trasformare il nervosismo in eccitazione

Invece di essere nervoso e ripeterti (tutto il tempo) che ti senti nervoso,
prova a sentirti eccitato e ripeterti che ti senti eccitato.
 


 

Incanalando i tuoi sentimenti e trasformando il nervosismo in eccitazione,
tenderai a concentrarti sui risultati positivi,
invece che su tutte le cose che potrebbero andare storte perché ti senti nervoso.

Funziona?
Sicuramente vale la pena provare!

9. Essere sorridente per apparire sicuro di te

“Chi non ride mai non è una persona seria.”
Fryderyk Chopin

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare per nascondere il tuo nervosismo (e apparire sicuro di te stesso).

Questo non significa avere il sorriso stampato tutto il tempo,
fare il “piacione” ma mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

Sorridere invia l’idea “Sì, sono sicuro di me”.

Approfondisci con il mio post “5 spunti per sembrare subito più sicuri agli occhi degli altri”.

10. Non combattere il nervosismo

L’ansia è una sensazione,
è semplicemente una reazione emotiva,
è possibile accoglierla e
accettarla.

L’accettazione è fondamentale,
perché più resisti e cerchi di sopprimere o eliminare l’ansia,
più aumenti gli effetti del nervosismo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Infatti,
tante problematiche sono effettivamente causate dal tentativo di sopprimere l’agitazione.

Accettare l’ansia non significa rassegnarsi a queste sensazioni spiacevoli.
Vuol dire invece accettare la realtà così com’è
– e in questo momento-
la realtà include l’ansia.

Siediti in silenzio.
Apri le porte ai tuoi sentimenti nervosi.
Lascia libero sfogo a queste spiacevoli sensazioni,
per tutto il tempo che vogliono.
Non porre un limite.

Ci si sente a disagio per qualche minuto,
poi ci si inizia a sentire molto meglio.
L’ansia defluisce e se ne va.

Di tutte le strategie,
questa (personalmente) è quella che reputo più efficace.

11. Farsi domande per sfidare i pensieri ansiogeni

Saper domare i desideri, i pensieri e il comportamento,
vuol dire sapere gestire le emozioni e gli impulsi,
incanalare quell’energia in attività positive non è cosa facile.
E non è da tutti.

Utilizza il tuo monologo interiore per influenzare il modo in cui ti senti e ti comporti.
Poniti domande potenti.
Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

Chiediti:

“Questa preoccupazione è davvero realistica? È così probabile che accada?”
“Se il peggior risultato possibile accade, posso sopportarlo? Che cosa potrei fare?”
“È davvero così?
Oppure sto esagerando, ampliando e ingigantendo tutta la questione?”

Parla a te stesso positivamente.
Parla a te stesso come se parlassi
a un caro amico.

La cosa peggiore che puoi fare quando sei ansioso,
è sederti passivamente e ossessionarti con pensieri di ansia e negatività.
Non ne uscirà niente di buono.

11 spunti per nascondere il nervosismo (e apparire più calmo e sicuro) – 1

apparire sicuro

Foto di Ryan MacGuire

Che tu ci creda o no,
anche le persone più sicure (quelle che tanto invidi per la loro disinvoltura) sono almeno un po’ nervose prima di un colloquio, una presentazione, un’intervista,
una riunione, il primo giorno di lavoro.

Anche per il tuo amico così spigliato,
il corpo è in allerta (lotta o fuga?),
il cuore batte più velocemente, aumenta la pressione sanguigna, ecc.

L’evoluzione fa il suo corso,
per aiutarci a sopravvivere e superare le sfide.

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Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale,
e per te (invece) la strada è una salita impervia e dispendiosa?

Non sei a tuo agio a parlare davanti gli altri (anche poche persone),
ti senti nervoso, “non abbastanza”,
sei talmente terrorizzato da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

E la notte prima non chiudi occhio.
Non c’è molto da aggiungere.
Sai di cosa sto parlando.

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura per il nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Ci sono tecniche per mitigare e gestire l’ansia

Per fortuna,
ci sono strumenti e tecniche che possono essere usati per gestire in modo efficace l’ansia.

Quindi calma!
Anche tu puoi impararli.
E trasmettere più carisma.

Di seguito trovi
un elenco di modi sani per affrontare l’ansia,
nascondere il nervosismo,
proprio qui, proprio ora:

1. Respirare

Sentirsi nervosi può interrompere la normale respirazione: il respiro diventa superficiale e irregolare.

La prima cosa da fare quando arriva l’ansia e vogliamo contrastare il nervosismo con le sue spiacevoli manifestazioni è mantenere un respiro regolare.

 


 

Fai un paio di respiri profondi e ritrova il tuo modello di respirazione normale.
Il respiro profondo ti aiuterà a rilassarti.

La respirazione diaframmatica è una potente tecnica di riduzione dell’ansia perché attiva la risposta di rilassamento del corpo.

Per imparare come farla in modo efficace in qualsiasi situazione,
esercita alcuni metodi di respirazione diversi quando sei a casa e rilassati.

2. Non ammetterlo

Uno dei peggiori autogol che puoi rimediare,
è ammettere di essere nervoso.

Se da una parte hai il sollievo di sgravare il carico emotivo,
dall’altra porti tutta l’attenzione su di te e sul tuo nervosismo.
Esprimendolo, rendi evidente una cosa che (probabilmente) nessuno fino a quel momento ha notato.

Spesso le persone mettono in risalto la microscopica macchia sull’orlo della giacca che nessuno ha visto.

3. Parlare lentamente

Parlare velocemente è un segno sicuro di nervosismo.
Quando siamo nervosi,
parliamo dannatamente troppo in fretta.

Per nasconderlo,
fai uno sforzo consapevole per parlare più lentamente e chiaramente.
Prova a rallentare.
Fai una pausa tra le frasi e respira profondamente prima di continuare.
Scandisci le frasi e pronuncia distintamente le parole.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Anche se ti sembra di essere troppo lento,
chi ti sta ascoltando,
non se ne accorgerà.

Meglio un messaggio breve ma chiaro che lasciare dubbi nelle persone:
Boh! Che cosa ha detto?

4. Non agitarti

La tensione e la carica del pubblico prima del concerto sono una cosa sempre emozionante.
Prima di iniziare faccio un po’ di sollevamento pesi con la sigaretta.
Poi il concerto inizia e da quel momento in poi l’unica cosa che vedo sono i miei piedi.

Angus Young (AC-DC)

Un segno sicuro di nervosismo è l’agitazione:
toccarsi i capelli, controllare in modo ossessivo il cellulare,
toccarsi le dita o i piedi,
mordersi le unghie, avere la gamba “ballerina”.
Evita movimenti rapidi, scatti,
mosse goffe o gesti nervosi che trasmettano sfiducia e ansia.

Combatti l’impulso ad agitarti (se vuoi nascondere il nervosismo).

Ti sentirai (probabilmente) un po’ rigido,
mentre cerchi di rilassarti e calmare le reazioni nervose del tuo corpo.

Rilassa i muscoli del viso in modo da non assumere espressioni accigliate o preoccupate.

Personalmente,
preferisco passare per “ingessato” piuttosto che “tarantolato”.

5. Mantenere il contatto visivo aiuta a nascondere il nervosismo

Come puoi pensare di nascondere il nervosismo se i tuoi occhi vagano nervosamente per la stanza?
Sembrerai insicuro,
e le tue parole perderanno effetto.
Forza.
È una dichiarazione: “Ebbene si, sono nervoso“.

Guardare negli occhi le persone (invece) comunica sicurezza,
calma e leadership.
Scopri come entrare in una stanza piena di gente come un grande leader!

Continua a leggere la parte 2.

10 frasi che ti fanno apparire subito insicuro al lavoro (anche se non lo sei)

frasi apparire insicuro

Come ho sottolineato più volte nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” … dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

Parlare troppo e male è forse l’errore più comune che facciamo.

Quando parliamo troppo, oppure vogliamo fare i brillanti,
dobbiamo prestare molta attenzione a tutte quelle espressioni, frasi o parole che possono,
a livello inconscio,
essere interpretate negativamente dai colleghi, dal capo o dai collaboratori.

Se poi, utilizziamo queste frasi nei momenti più delicati e cruciali,
quando siamo anche emozionati o nervosi,
il rischio di sembrare insicuri, incapaci e impacciati è molto alto.

Ecco 10 frasi che ti fanno apparire subito insicuro al lavoro e poco disinvolto (anche se non lo sei):

1. “Non lo so

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Anneo Seneca

Certamente non devi avere tutte le risposte.
Nessuno di noi le ha.
Ma rispondere regolarmente alle domande con un arrendevole “Non lo so” (accompagnato da uno sguardo vuoto) può farti sembrare non all’altezza del tuo compito.

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Ammettere di non conoscere la risposta non è una tragedia,
un passo falso e neppure un segno d’incompetenza (anzi spesso è una dimostrazione di forza)
ma dire spesso “non lo so” ti costa credibilità e influenza.

Se vuoi essere preso sul serio,
e non fare la figura di quello insicuro al lavoro,
dovresti abbandonare questa frase e sperimentare cosa dicono i leader di successo quando non conoscono la risposta.

2. “Devo chiedere (al capo) ”

Non importa quale livello occupi nell’organigramma dell’azienda.
Tutti abbiamo un capo.
Anche gli amministratori delegati devono chiedere l’approvazione su questioni importanti.

È depotenziante, sottolineare tutte le volte,
che non sarai tu a prendere la decisione finale.

3. “Credo che …” – “Penso che …”

Credo di si”
“Penso che vada bene”
“Credo che riusciamo a stare nei tempi

Queste parole di riempimento non infondono fiducia.
Anzi.
Diminuiscono l’importanza della tua dichiarazione.

Così dicendo getti ombre sulla tua affidabilità e la tua autorevolezza.
Non essere titubante (almeno non darne l’idea) ma piuttosto chiaro e deciso.

Esprimi subito il tuo pensiero, senza troppi preamboli.
Perché gli altri dovrebbero sentirsi sicuri delle tue scelte, se usi parole così piene d’incertezza?

4. “Vero?” – “ Ho ragione?”

“Ha senso?”
“Che cosa ne pensi”
“Che cosa faresti?”
“Pensi che sia una buona idea?”
“È OK?”

Perché tutte queste richieste di rassicurazione?
Così sembri davvero insicuro al lavoro.

 


 

Se sei sicuro di te,
non hai bisogno di chiedere regolarmente conferma delle tue scelte o approvazione per le tue azioni.

5. “Follemente” – “estremamente”

“Sono incredibilmente ansioso di iniziare,
ma sono estremamente occupato questa settimana – potremo sentirci settimana prossima?”

Queste “paroloni” sono riempitivi e tendono ad aggiungere emozioni (che in realtà non c’entrano proprio nulla con il contesto) in qualcosa che dovrebbe essere in verità molto semplice.

La comunicazione deve essere basata naturalmente sui fatti.

6. “Sono disponibile a qualsiasi ora”

Davvero?
Anche se ti propongono un appuntamento alle 06:30 di giovedì mattina?
Sono sicuro che non sarai così d’accordo.
E poi sembra che non hai null’altro da fare.

Meglio dire “Martedì e giovedì pomeriggio potrebbero andare bene, anche se sono flessibile
che suona più gradevole e mostra che disponi (anche tu) di un importante programma professionale.

7. “Mi dispiace disturbarti …”

In realtà,
non ci si dovrebbe scusare troppo per il disturbo …
quando c’è qualcosa d’importante che non può aspettare.

Inoltre,
questa frase mette il controllo nelle mani dell’altra persona.
Questa frase toglie potere, a chi la dice.

Se sei incerto sul tempismo,
puoi dire semplicemente:
“Quando hai un minuto,
mi piacerebbe discutere qualcosa con te.”

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

8. “Scusa …” – ti fa sembrare subito insicuro al lavoro

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.

Ci scusiamo troppo in fretta e troppo spesso.
Chiediamo scusa anche quando non è nemmeno giustificato.

Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no,
non l’hai fatto.

C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?
Prima di usare queste parole,
prendi in considerazione se sono necessarie.

Le persone forti,
fiduciose, sono disposte ad ammettere l’errore,
ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.

9. “Cercherò di farlo” – “Spero di riuscire”

Ecco un modo perfetto per comunicare che ti senti poco convinto,
insicuro e inaffidabile.
Insicuro al lavoro.

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ascolta.
Se poi le usi spesso ….
il negativo e il dubbioso diventi tu!

Se “speri”,
significa che sei tu il primo poco convinto di quello che stai dicendo o proponendo.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Se hai bisogno che siano soddisfatte certe condizioni prima di sbilanciarti su un impegno,
esponile chiaramente “Se riceverò i report del secondo trimestre entro metà luglio ,
sarò in grado di finire il rapporto finale.

 
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10. “Posso avere un minuto del tuo tempo?”

Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” quando (in realtà) desideriamo un incontro consistente.

Un minuto non basta per esprimere pienamente le tue considerazioni;
il collega o il capo si aspetta un discorso breve che termina in pochi minuti,
e si sentono spinti e pressati in un lasso limitato di tempo.

Assicurati che le tue domande, le tue preoccupazioni,
e le tue idee abbiano un valore.
I tuoi pensieri meritano più che “qualche secondo”

Non è solo un modo di dire …
è una questione di approccio!

La prossima volta che desideri incontrare qualcuno,
chiedi un incontro,
non un minuto.

Per sradicare l’abitudine di queste frasi ci vuole molta pratica.
Non sarà così facile.
Hai “sempre detto così” e ti diventa difficile cambiare,
migliorare.

Da domani, presta attenzione a cosa dici, conta quante volte usi “scusa, credo, vero, ecc…”
e comincia a invertire la tendenza.
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale.
E qualcosa di grande sta cambiando.

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 2

cercare il lavoro

Leggi anche la parte 1.

7. Ascolti (troppo) le persone

Nonostante le migliori intenzioni,
amici e familiari offrono input che possono farti sentire sopraffatto e mettere in discussione il tuo percorso di ricerca lavoro.

I loro consigli sono basati sui loro valori e sulle loro esperienze e possono non conoscere i tuoi (reali) obiettivi e aspirazioni.

Con i loro buoni propositi,
possono confonderti e farti deviare, ostacolarti,
anziché aiutarti.
Ascolta, ma mantieni la tua libertà di pensiero.

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In questo caso,
l’ideale è un coach.
Non coinvolto e non giudicante.

8. Non sei preparato per il colloquio

“- Cosa diresti se assumessi un uomo che si presenta ad un colloquio di lavoro senza neanche una camicia?
– Chris: Che forse aveva dei bei pantaloni.

La ricerca della felicità

Niente uccide le possibilità di successo più velocemente che andare a un colloquio e non sapere nulla sul lavoro o sulla società.

Se non ti prepari per un colloquio fai affidamento su un solo elemento di successo:
la fortuna.

Ti senti fortunato?
Ah no. Allora ti devi preparare bene.
Molto bene,
anzi benissimo!

9. Getti la spugna troppo presto

Cercare il lavoro può essere uno sforzo lungo e prosciugante.
Cercare il lavoro può essere sfibrante e logorante.

Piuttosto che scoraggiarti e deprimerti,
continua a provare e rimanere positivo.
Lo so, non è facile!
C’è un grande lavoro là fuori che ti aspetta e … lo troverai!
 


 

Ci vuole costanza e disciplina per continuare a scrivere una lettera di motivazione,
aggiornare il curriculum e inviarlo a qualche azienda con la speranza di essere contattati.

Quando sei disoccupato,
è davvero facile demoralizzarti ogni volta che non senti nient’altro che rifiuti e ringraziamenti.

Mantieni la prospettiva: è una situazione solo temporanea.
La tua determinazione porterà a un’opportunità.
Ci devi credere.

Lo so, non è facile.
Ci sono passato.

10. Ricerchi posizioni solo a tempo pieno e indeterminato

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Gli studi dimostrano che un numero crescente di datori di lavoro sta facendo sempre più uso di lavoratori contingenti.

Sono tantissime le persone in cerca di lavoro che considerano solo le opportunità per il tempo pieno e/o indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, al lavoro freelance,
da liberi professionisti, a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nel cercare il lavoro.

11. Non personalizzi i dossier di candidatura

I datori di lavoro non assumono qualcuno che vuole un qualsiasi lavoro,
desiderano impegnarsi con CHI vuole davvero quel lavoro,
vogliono candidati appassionati, impegnati, dotati,
desiderabili.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Ecco perché la tua candidatura dovrebbe essere coinvolgente,
interessante, singolare e avvincente.

Invece,
anziché personalizzare la tua candidatura (per ogni singola azienda cui ti proponi)
cambi semplicemente il destinatario e con un abile colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà,
al posto tuo!

Leggi il mio post per approfondire.

12. Ti “accontenti” delle tue conclusioni

“Non sto ricevendo offerte perché …
sono troppo vecchio,
troppo giovane,
senza esperienza, troppo esperto,
troppo inesperto,
insomma troppo in qualsiasi altra cosa … “

Ecco … è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente diventerà così condizionata da questi pensieri limitanti che
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione,
ottenendo risultati inferiori!

Pensare di essere “troppo” sarà vero solo fino a quando sarai tu a crederci.

Se ritieni “di non essere esperto” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.
E cercare il lavoro sarà ancora più difficile.

13. Un unico obiettivo .. cercare il lavoro perfetto

Un lavoro minore sarà d’ostacolo alla tua carriera?
Uhm, dipende.
Un lungo periodo di inattività potrebbe fare ancora più danni al tuo curriculum e al tuo conto in banca.

Spesso (soprattutto se è da un po’ di tempo che sei alla ricerca),
la cosa migliore da fare e non vedere il colore del tuo salvagente.

Afferra il primo lavoro che trovi a portata di mano (fallo con energia e professionalità) e tirati fuori da questa situazione di stallo.

Nel mondo del lavoro di oggi la competizione è molto alta.
Se vuoi avere più possibilità di superare la concorrenza è importante non commettere passi falsi!

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

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Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

 


 

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.

Continua a leggere la parte 2.

10 domande toste toste per capire quanto sei tagliato per comandare – 2

pronto a comandare

Leggi anche la parte 1.

6. Ti senti a tuo agio con persone più anziane di te?

Una tendenza naturale quando si sta gestendo collaboratori più anziani di te è voler dimostrare (a tutti i costi) chi detiene lo scettro del potere.

Voler dimostrare a tutti i costi chi comanda…
crea un’atmosfera pericolosamente competitiva che non concede tregua e può diventare una spirale di comportamenti insubordinati.

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È particolarmente difficile quando si sta gestendo ex colleghi o persone con molta più esperienza di te.
Molti team leader rispondono diventando eccessivamente esitanti o esageratamente aggressivi.
Pensi di saper trovare il giusto equilibrio?

Per approfondire leggi il mio post “7 errori da evitare quando gestisci collaboratori più anziani di te”

7. Pensi di saper mostrare le tue aspettative con calma e in modo aperto e diretto?

I leader deboli ricorrono spesso a un controllo rigido,
instaurano un clima di paura e di ansia,
si comportano in modo ambiguo, gridano,
denigrano o fanno richieste irragionevoli.

Trattare le persone in modo imparziale e positivo?
Dare feedback correttivi senza diventare negativo o frustrato?

Leadership non significa tirannia.
La leadership si basa più sulla relazione che sull’impartire ordini.

Il leader efficace è capace di guidare un team senza impugnare la spada del potere assoluto.
I leader non sempre danno ordini,
anche se la loro posizione lo impone.

 


 

Più spesso,
motivano, ispirano e incoraggiano i propri collaboratori a fare ciò che è richiesto in una data situazione.

8. Chiedi consigli o fai tutto da solo?

Parte del tuo lavoro sarà di costruire (almeno nelle intenzioni) una squadra forte e vincente,
e questo significa che sarai alla ricerca di persone esperte e intelligenti.
Anche più brillanti e competenti di te.

Il tuo ego è abbastanza forte da saper gestire persone le cui competenze potrebbero oscurare la tua?
Pensi che chiedere un parere o un consiglio sia un segnale di debolezza?

Pur di non chiedere ai tuoi collaboratori,
decidi di fare tutto da solo,
senza consultare nessuno?

9. Riesci a dormire prima di un licenziamento?

Questa è una delle parti più difficili.
Hai già avuto modo di licenziare un collaboratore?
Anche se si tratta di un padre di famiglia con moglie e 3 figli a carico?

More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
Per quanto ci si possa preparare a gestire la situazione,
si può essere sorpresi da una reazione inaspettata e restare spiazzati.
Potrebbero essere reazioni di forte dispiacere ma anche di pianto, aggressività,
di accusa che potrebbero coglierti alla sprovvista.

Senza dubbio è facile perdere il sonno la notte prima della comunicazione della cattiva notizia.
E forse anche la notte successiva.
E quella dopo.
È naturale essere dispiaciuti e rattristati.
Ma the show must go on…

Se preferisci un’estrazione dentale senza anestetico piuttosto che comunicare un licenziamento a un collaboratore,
forse è il caso di chiedersi se sei pronto a comandare.

10. Sei disposto a essere il primo a entrare in ufficio e l’ultimo a uscire? Essere solo?

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare.
Il più salato.

Sei consapevole di questo prezzo?

Essere (tutti i giorni) il primo a entrare in ufficio e l’ultimo a uscire,
potrebbe sembrarti un ottimo viatico per la promozione,
ma come la mettiamo poi con l’equilibrio lavoro-privato?

La mancanza di equilibrio può essere un precursore di burnout,
e può anche spingerti a porre aspettative irragionevoli al tuo team.

Allora .. sei pronto a comandare?

Se queste risposte ti hanno messo in difficoltà o hanno posto dei dubbi sul tuo essere leader,
non significa che tu ti debba automaticamente escludere dall’assumere una qualsiasi posizione di comando.

Le persone possono imparare a superare i propri limiti e i propri atteggiamenti negativi e diventare leader migliori.
Se non credessi nel cambiamento e nella potenzialità delle persone,
non farei il coach.

10 domande toste toste per capire quanto sei tagliato per comandare – 1

comandare

Sei determinato e vuoi arrivare dove desideri.
Bene!
La determinazione è indispensabile.
Come lo sono allo stesso modo impegno e applicazione.

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Spesso, sai, non importa quanto si desidera qualcosa,
semplicemente non si è pronti.
O non si è tagliati.
Almeno non ancora.
Questo è ancora più vero per quanto riguarda la leadership.

Vuoi comandare? Ecco 10 domande che devi porti con onestà

Molti desiderano essere leader,
per il titolo, lo stipendio e il prestigio,
ma pochi considerano le conseguenze di questa scelta o sono pronti per questo grande passo.

Non tutti sono tagliati per essere capi.
Per essere leader.
Per comandare.

Ecco 10 domande per aiutarti a considerare se la leadership sia parte di te.
Le risposte che darai ti aiuteranno a capire se sei realmente tagliato per comandare ed essere un capo:

1. Conosci te stesso?

I grandi leader sono alla continua ricerca della più profonda conoscenza di sé,
perché sanno che la conoscenza di sé è la base della forza interiore.

Al fine di condurre gli altri in modo efficace,
è necessario sapere chi sei … sotto la superficie.

 


 

Senza scomodare la filosofia, chiediti con onestà:
Sono consapevole dei miei punti di forza e di debolezza?
Sono pronto a gestire le persone?
Pronto a comandare?

2. Sai gestire l’attesa?

Ti viene l’ansia nel decidere senza conoscere prima il quadro completo?
Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio e ogni possibile scenario prima di arrivare a una conclusione?

Ottenere risultati precisi e immediati di causa-effetto è auspicabile,
ma spesso non funziona così,
anche quando ti sei preparato e hai fatto tutto in modo perfetto.

I manager devono prendere decisioni che a volte richiedono settimane,
mesi o addirittura anni prima di sapere se siano state efficaci o meno.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Quanto più sarai in grado di gestire l’incertezza,
di stare in sospeso a metà fra le situazioni definite e quelle in progress,
tanto più aumenterai la tua resistenza allo stress e alla pressione.
In questi tempi incerti e complessi, devi agire (anche se) le informazioni sono insufficienti.

Devi aumentare la capacità di gestire i tuoi stati mentali ed emotivi;
sviluppare l’intuito,
imparare a prendere decisioni o trovare soluzioni nel modo più efficace e rapido anche in assenza (o con poche) informazioni.

3. Dai importanza alle persone?

Un tratto fondamentale dei grandi leader è quello di…
dare molto valore alle persone che li circondano.

Non puntare tutto su risultati e prestazioni.
Ci sono anche (e soprattutto) le persone?

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi,
quando devi valutare o criticare.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
Sanno che sono la chiave del loro successo.

4. Sai gestire le conversazioni difficili?

Sei in partenza per una posizione più prestigiosa?
Bene!
Non dimenticarti di portare compresse per il mal di testa
e pillole per il reflusso acido.

Il tuo compito sarà di gestire le persone,
dovrai confrontarti con persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano,
chiedono e richiedono, pretendono,
avrai scambi di vedute con un collaboratore perché ha un cattivo odore del corpo e con quello che se non migliora la sua performance corre il pericolo di essere licenziato.
… e iniziano i guai.

Se hai problemi a confrontarti con i tuoi collaboratori su questi temi,
qualcun altro (sopra di te) non avrà alcun problema a confrontarsi con te.

5. Come sei messo con i giudizi degli altri?

La leadership non è un concorso di popolarità.

Più sali e più devi vivere sotto la spietata luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.
Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.

Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – o soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti.
Non c’è niente di nuovo,
è vecchio quanto il mondo.

Continua a leggere la parte 2.

6 segnali che indicano che vuoi davvero lavorare per affermarti sul lavoro

cambiamento

“Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati,
senza mai mettersi in cammino.”
Fabrizio Caramagna

Poco importa quanto abbiamo ricevuto dalla vita,
abbiamo un costante desiderio di miglioramento.
Desideriamo di più.
Vogliamo di più.
Più successo, più soldi, più felicità, rapporti più solidi e …
pensiamo, sogniamo e lottiamo per ottenere quello che stiamo cercando.

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.
Il professionista di fiducia che ti “allena” e prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi,
i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva.

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Ecco 6 segnali che indicano che vuoi un cambiamento e desideri mostrare agli altri le tue reali capacità:

1. Hai capito che “pronto” non lo sarai mai

Hai aspettato,
rimandato, rinviato,
hai raccolto tutte le informazioni necessarie …
adesso devi fare il primo passo!

Non aspettare di essere preparato, perfetto o di “saperne di più”.
Non aspettare di essere pronto per iniziare il percorso di coaching.
Perché “veramente pronto”non lo sarai mai.

Non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) insidiosa.

Anche se conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.

Potresti leggere 1000 libri e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e … lanciarti!

2. Sei disposto a investire tempo ed energia

Il coaching richiede tempo ed energia.
Vero!
 


 

Non guardare solo l’investimento,
prendi in considerazione (piuttosto) il ritorno di questo investimento: centrare i tuoi obiettivi,
migliorare alcuni aspetti della tua leadership,
andare incontro all’opportunità di sentirti ancora più vivo,
più leader, pieno di energia e deciso a mostrare al mondo le tue reali capacità.

Vale la pena investire tempo ed energia?
Certo che si!

E il costo?
Nella mia esperienza,
la spesa non rientra nelle “resistenze”.

Generalmente,
chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso, il costo lo vede come un investimento e …
vuole cominciare subito!

3. Sei stufo dei soliti risultati.

Per tanto tempo la routine ti ha dato un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente hai fatto un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza, dalla zona di comfort?

Adesso basta.
Non ne puoi più.
Se fai quello che hai sempre fatto,
se ti comporti/reagisci come sempre … otterrai sempre gli stessi risultati.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Adesso,
hai capito che se non esci allo scoperto, non succederà mai niente …
di stimolante, vitale.
Niente di esaltante.

Devi vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita
e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

4. Hai capito di aver bisogno di una “spinta” per superare un ostacolo

Hai capito che non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché prendere l’opportunità per metterti alla prova, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e getti subito la spugna.
Piuttosto che metterti in gioco, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino.

Perché ti nascondi dietro queste scuse per non-fare?
Che cosa succederà se continui a rimandare?

Se rispondi onestamente,
ti renderai conto che è importante iniziare subito.
Non importa quale sia il tuo obiettivo.

5. Hai capito che se chiedi aiuto non sei un incapace

Anche se stai lavorando bene, in questi tempi incerti e complessi,
la sfida è essere sempre motivati e determinati nell’affrontare i cambiamenti improvvisi e la competizione organizzata.

Coaching non è un solo un intervento per risolvere problemi o superare limiti.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità.

6. Hai capito che per un reale cambiamento hai bisogno di un supporto professionale

Commercialisti, medici, avvocati ma anche architetti (per interni),
hair stylist e tecnici informatici sono professionisti cui ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di cure specifiche,
consigli tecnici o assistenza pratica.

Di solito si fa così.
Chiedi aiuto e sostegno in caso di bisogno e necessità.

Per il coaching è la stessa cosa perchè è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione.

Il coach non ha la bacchetta magica,
ma ti affianca personalmente per aiutarti a raggiungere obiettivi più ambiziosi e appaganti,
investendo meno tempo, risorse ed energie.

Il coaching è cambiamento.
Un nuovo modo di pensare porta a nuove idee,
nuove strategie e nuove opportunità.

Se sei pronto per il cambiamento positivo,
sei pronto per il coaching (altrimenti segui la mia guida d’introduzione).

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità

donne al lavoro

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”

Ayn Rand

Tutti i leader sono giudicati (anche) dal loro linguaggio del corpo.

Tutte le leader donne sono giudicate soprattutto dal loro linguaggio del corpo.

E, più in generale, tutte le donne al lavoro vengono valutate anche — e spesso inconsciamente — per ciò che comunicano senza parole.

Se vuoi essere percepita come autorevole, credibile e sicura di te, devi essere consapevole dei segnali non-verbali che stai inviando.
Sempre.

Donne al lavoro: il linguaggio non-verbale è (quasi) tutto

Nel mio libro “Autorevolezza” racconto la storia di una team leader che non riusciva a gestire i suoi colleghi maschi.

Mi spiegava:

“Mi rendo conto che non mi hanno mai preso sul serio.
È come se pensassero che stessi flirtando con loro.
Ma ti assicuro che non lo sto facendo.”

Il problema non era ciò che diceva.
Era come lo comunicava senza rendersene conto.

Durante le interazioni manteneva uno “sguardo sociale”:
lo sguardo si muoveva inconsciamente tra occhi e bocca.

In un contesto professionale, questo può essere interpretato come ambiguità.
Non come autorevolezza.

Molte donne, senza volerlo, inviano segnali non verbali che riducono la loro autorità e aumentano la percezione di vulnerabilità o insicurezza.

13 errori di linguaggio del corpo che riducono l’autorevolezza:

1. Testa troppo inclinata

Inclinare la testa segnala ascolto e apertura.

Ma se diventa abituale, viene inconsciamente interpretato come segnale di sottomissione.

Mantieni una posizione neutra.
È il modo più semplice per comunicare stabilità e sicurezza.

2. Presenza fisica “ristretta”

Spalle chiuse.
Gomiti stretti.
Corpo contratto.

Ridurre il proprio spazio comunica una cosa sola: ritiro.
(altrimenti perché non occupare più spazio).

Il corpo deve sostenere il tuo ruolo, non nasconderlo.

3. Gesti adolescenziali

Giocare con i capelli.
Toccare continuamente gioielli.
Strofinarsi le mani.

Questi gesti comunicano nervosismo e riducono immediatamente la percezione di maturità e leadership.

4. Parlare con tono troppo basso

Non è una questione di volume.
È una questione di presenza.

Se la tua voce non arriva, il tuo messaggio non esiste.

Allenare voce e chiarezza è un passo decisivo per essere ascoltata davvero.

5. Sorridere in modo eccessivo o fuori contesto

Lo so, lo so…

Ho più volte scritto di sorridere spesso perché la gente ama il sorriso e che è un potente spunto non-verbale.

Infatti …
il sorriso è potente.

Ma fai attenzione al contesto.

Se usato nel momento sbagliato, distrugge la tua credibilità.

Sorridere mentre dai un feedback critico o affronti un problema serio genera incoerenza.

La coerenza crea autorevolezza. Non il sorriso continuo.

6. Annuire costantemente

Annuire comunica ascolto.

Ma se eccessivo, comunica bisogno di approvazione.

Un leader ascolta.
Non chiede inconsciamente conferma.

7. Tono ascendente alla fine delle frasi

Quando il tono sale, sembra una domanda.

Anche quando non lo è.

Questo indebolisce la percezione di certezza.

Le affermazioni autorevoli terminano con un tono discendente.

Per approfondire, leggi il mio post sull’autorevolezza della voce.

8. Aspettare sempre il proprio turno

Essere rispettosa è importante.

Ma essere invisibile è pericoloso
(specialmente in una organizzazione piena di forti personalità).

Se vuoi essere ascoltata, devi occupare lo spazio comunicativo.
Con calma. Ma con decisione.

9. Eccessiva espressività

Troppi gesti.
Troppa mimica.
Troppa intensità.

Il risultato è dispersione.

Se esprimi l’intero spettro di emozioni e dai sfogo alla loro espressività potresti
essere considerata la clown dell’ufficio.

La presenza autorevole è essenziale.
Non teatrale.

10. Stretta di mano debole

Molte persone ti giudicheranno immediatamente dalla tua stretta di mano.

La stretta di mano è il primo messaggio.

Una stretta ferma comunica immediatamente sicurezza e stabilità.

Una debole ti “dipinge” all’istante come passiva e priva di fiducia.

11. Flirtare inconsciamente

Sorrisi eccessivi.
Sguardi ambigui.
Gesti civettuoli involontari.

Questi comportamenti riducono immediatamente la percezione di leadership.

L’autorevolezza richiede chiarezza.

12. Sguardo ambiguo

Lo sguardo professionale si concentra tra occhi e fronte.

Lo sguardo sociale si sposta verso la bocca.

Questo tipo di sguardo può essere interpretato come civettuolo,
ambiguo, seducente.

Poco serio,
ancor meno autorevole.

Lo sguardo guida l’interpretazione.

13. Look non adeguato al contesto

Il tuo aspetto comunica prima ancora che tu parli.

Non si tratta di essere perfetta.
Si tratta di essere coerente con il tuo ruolo.

Ordine, cura e coerenza rafforzano la tua presenza.

Donne al lavoro? Evita come il fuoco:
uno stile non appropriato per l’età o troppo sexy,
poca cura personale,
capelli perennemente sporchi e legati,
ricrescita di settimane,
smalto sbeccato da giorni e altre sciatterie,
profumo troppo forte,
make-up eccessivo,
gioielli vistosi e rumorosi, ecc.

Vuoi rafforzare la tua presenza e comunicare con autorevolezza reale?

Il coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
ti aiuta a rendere voce, postura e linguaggio del corpo strumenti di leadership concreti.

Autorevolezza non significa rinunciare alla femminilità

Molte donne temono che essere autorevoli significhi essere fredde o aggressive.

Non è così!

Puoi essere:

  • autorevole e empatica
  • ferma e rispettosa
  • sicura e autentica

L’autorevolezza non è rigidità.
È coerenza.

È allineamento
tra ciò che sei,
ciò che dici e
ciò che il tuo corpo comunica.

12 spunti potenti per superare un momento di scoraggiamento al lavoro

scoraggiamento al lavoro

“Scoraggiarsi
significa perdere.”

Bruce Lee

Il lavoro non ti entusiasma più.

Niente passione.
Niente orgoglio.
Gestisci un processo già avviato.

Nessuno ti chiede un parere.
Prendi lo stipendio e torni a casa.

Ti impegni. Tanto.
Ma ti senti bloccato.

Avanzano sempre gli stessi.
Le critiche arrivano puntuali.
I riconoscimenti no.

Corri. Ti sbatti.
E nonostante tutto… il target non è centrato.

Ti cadono le braccia.
E non solo quelle.

Siamo bombardati da messaggi positivi:

“Pensa positivo.”
“Sii vincente.”
“Reagisci.”

Ma quando le cose non vanno,
come si fa a non sentirsi scoraggiati?
demoralizzati e
affaticati.

Prima di prendere decisioni importanti — dire qualcosa, mollare tutto, cambiare lavoro — è fondamentale uscire dalla nebbia dello scoraggiamento.

Approfondisci anche nel mio post “6 cose da fare quando ti senti poco leader”.

Ecco 12 strategie concrete.

1. Smettila di confrontarti

Il confronto può stimolare.
Ma più spesso deprime.

Ci confrontiamo quando “ci fa comodo”:
quando gli altri vincono, festeggiano, ottengono promozioni.

Vediamo i loro successi.
Non i loro fallimenti.

Dal confronto continuo hai poco da guadagnare.
E molto da perdere.
Spesso sfociano nello scoraggiamento,
nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
e raramente vediamo quelli degli altri.

2. Accetta le persone per quello che sono

Il collega sleale.
Il capo arrogante.
Il cliente prepotente.

Sono-come-sono.

Pretendere che seguano le regole non scritte della tua testa è frustrante.
Cercare di cambiarli è scoraggiante.

Puoi cambiare solo il tuo modo di reagire.

3. Lascia andare rabbia e amarezza

Lo scoraggiamento alimenta rancore.

Lascia da parte l’amarezza.
La collera e il rancore.

Perdona.
Perdona anche te stesso.

Altrimenti resti intrappolato nel senso di ingiustizia.
E non vedi più vie d’uscita.

4. Smettila di controllare ciò che non dipende da te

Vendite saltate.
Ritardi.
Imprevisti.

Succederanno comunque.

Non sprecare energia nel tentativo di controllare l’incontrollabile.
Gestisci il tuo atteggiamento.

Non lamentarti o demoralizzarti, accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile.
Lascia spazio in agenda per l’imprevisto.

5. Ricorda le tue vittorie

Un esame superato.
Una promozione.
Il cliente conquistato.

Richiama alla mente un momento preciso in cui sei stato all’altezza.

Il cervello ha bisogno di prove.
Ricordare le esperienze di successo genera positività.

6. Muoviti

Il corpo influisce sulla mente.

Cammina.
Corri.
Vai in palestra.

Muoversi è una medicina sottovalutata.

7. Limita le persone negative

La negatività è contagiosa.

Se puoi, riduci il tempo con pessimisti e “succhiatori di energia”.

Pranza con chi ti incoraggia.
Proteggi il tuo spazio mentale.

8. Fai qualcosa di nuovo (o finisci ciò che rimandi)

Il nuovo rinfresca. Sempre.

Impara una nuova competenza.
Leggi un libro.
Segui un webinar.

Oppure completa quel compito che rimandi da settimane.

Una piccola vittoria immediata
riaccende l’energia.

Anche riordinare la scrivania o la casa impatta sul nostro umore in modo positivo: più di quanto immagini.
organizza la tua scrivania,
il guardaroba,
pulisci la casa,
lava l’auto, aspira i tappetini, ecc. ….

9. Confidati con qualcuno di fidato

A volte parlare basta.

Chiedi a qualcuno che stimi come ha superato un momento difficile.

Diffida di chi dice di non essersi mai sentito scoraggiato.

10. Dormi

La cultura moderna è priva di sonno.

E il sonno è il 70% del benessere.

Vai a letto prima.
Allontana il telefono.
Proteggi il riposo.

Lo smartphone interferisce con il riposo: tenerlo sul comodino può regalarti notti agitate perché la luce emessa all’arrivo messaggi sopprime la melatonina, che favorisce il sonno.

Il benessere non è fortuna.
È uno sforzo consapevole.

11. Concediti il diritto di sentirti giù

Un naturale (e breve) momento di scoraggiamento al lavoro non è segno di debolezza.
Anzi.

Non fingere serenità.
Non diventare iperattivo per non “sentire”.

Dai tempo.
Prenditi tempo.

Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.
Utilizza lo scoraggiamento al lavoro come motivazione per riflettere.

A volte serve stare un po’ soli.

Io faccio così.

12. Trappole da evitare

Quando sei scoraggiato:

  • Non prendere decisioni importanti.
  • Non anestetizzarti con fumo, alcol o cibo.
  • Evita di colpevolizzarti.
  • Non aspettare che siano gli altri a motivarti.

Incoraggiati da solo.

Quando senti che stai per mollare…

Fai ancora un piccolo sforzo.
Rimani stabile.
Paziente.

Le persone forti non sono quelle che non cadono mai.
Sono quelle che non restano a terra.

Se lo scoraggiamento diventa ricorrente e senti di aver perso direzione e autorevolezza,
nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader trovi strumenti concreti per ritrovare lucidità e impatto.

E se vuoi un confronto diretto, scopri i miei servizi di coaching.

Lo scoraggiamento non è la fine del percorso.

È una pausa.
Sta a te decidere se usarla per mollare…
o per ripartire meglio.

Vuoi migliorare il rapporto con il tuo capo? Ecco 9 azioni tanto semplici quanto potenti

il capo

Le accortezze di una buona relazione professionale
(sia con un collega, il capo o un collaboratore)
sono semplici e facilmente applicabili.

Ma proprio perché sono semplici…
spesso vengono trascurate o eseguite con leggerezza.

Oggi siamo tutti più permalosi e sensibili.

Sicuramente avrai notato come le persone siano più facili a risentirsi e offendersi rispetto al passato.

Nei miei libri ho più volte sottolineato che:
una parola sbagliata,
una correzione inappropriata,
un gesto mancato o
eccessivo…

può far saltare in aria un rapporto professionale che sembrava solido.

Compromettere il rapporto con chi può influenzare il tuo percorso professionale
non è mai consigliabile.

Ecco 9 azioni semplici per connetterti con il tuo capo:

1. Chiedi aiuto e consigli

Le persone amano essere considerate esperte e specialiste del settore,
(sicuramente anche il tuo capo).

Chiedere supporto o conferma di una soluzione
mostra quanto stimi la sua opinione.

2. Adatta il tuo stile di comunicazione

Faccia a faccia,
e-mail,
report
o conversazioni informali?

Informazioni dettagliate
o riepiloghi sintetici?

Quando comunicarle?

Ogni giorno,
a cadenza settimanale o solo in riunioni programmate?

Lascia a lui/lei determinare la natura del vostro rapporto
e della vostra comunicazione.

3. Chiedi un feedback

Molti collaboratori evitano per paura della risposta.

Invece, invia aggiornamenti brevi sulle tue attività,
valorizza i risultati,
minimizza le negatività
(senza nascondere le criticità).

4. Arriva con le soluzioni

Non limitarti a segnalare problemi.
Cerca di presentare anche soluzioni.

Porta almeno una o due soluzioni concrete.

Niente parla più forte delle azioni positive.

5. Sii autentico

Anche il capo più sicuro può sperimentare
sensazioni d’isolamento e incertezza.

Onestà, trasparenza e responsabilità sono apprezzate.

Diventa un ascoltatore attento,
un “confidente” sul quale il capo può contare.

6. Evita indiscrezioni e pettegolezzi

Scansati (come fosse fuoco) dal gossip e dalle chiacchiere.

Evita di essere associato con persone maldicenti o piagnucolose.

Il gossip rovina i rapporti e può compromettere la tua credibilità.

Anche fuori ufficio,
mantieni professionalità e discrezione.

7. Risolvi i tuoi problemi

Il tuo capo è già “sommerso di suo”.

Affronta le tue responsabilità senza aspettare che sia il capo a farlo.

Appari subito più efficiente e affidabile.

8. Presta attenzione alle scadenze

Essere puntuale è un tuo dovere.

Sorprendi il tuo capo completandolo prima del previsto.

Se qualcosa è importante per il tuo boss,
fallo diventare importante anche per te.

Rispettare le priorità del capo e anticipare i tempi dimostra impegno e cura.

9. Esprimi il disaccordo con gentilezza e soluzioni

Ti ricordi i consigli di tua madre di contare
fino a tre prima di rispondere?

Bene.

Vale (soprattutto) quando si parla di divergenze con il tuo capo.

Se ti senti arrabbiato,
è meglio dire il meno possibile.

Se il capo è arrabbiato,
è meglio dire ancora il meno possibile.

Per approfondire il disaccordo sul capo leggi il post “Disaccordo con il capo: 20 cose da ricordare prima di aprire bocca“.

In definitiva

La buona relazione professionale nasce da comprensione, ascolto e rispetto reciproco.

Ma farsi rispettare richiede anche assertività,
soprattutto di fronte a comportamenti spocchiosi o irriverenti.

Impara a comunicare con fermezza e gentilezza.

Quando il rapporto con il capo diventa fonte di stress,
serve un confronto lucido e professionale.

Con il mio breve percorso mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo
impari a comunicare con calma e autorevolezza,
senza compromettere il tuo benessere.

Un percorso di coaching? Siii, ma solo se facile e veloce

coaching facile

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”,
potresti non aver allenato i muscoli caratteriali,
quelli necessari quando la strada diventa in salita.

Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà,
ostacoli o impedimenti?

Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure …
getti la spugna al primo intralcio.

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Il successo non è facile.
Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che (davvero) desidera.
Il successo non è veloce.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.

Su certe cose bisognerebbe essere (brutalmente) onesti

Continuo a vedere annunci e slogan in tutto il web che invitano a
Scaricare la guida gratuita per creare un cambiamento facile e veloce” in tutti i settori della tua vita.

Gratuito, facile e veloce!
Che cosa vogliamo di più?

Cambiare vuol dire fare, essere e pensare in modo diverso.
Quanto sia difficile dipende da te e dalla tua situazione,
ma dire che il cambiamento è facile, senza sforzo e rapido è senza dubbio una bugia assoluta.

Il cambiamento è un processo graduale e non è un lavoro di una notte.
Non lasciarti ingannare,
non pensare che cambiare sia così facile.
Perché non lo è.
Non ci sono scorciatoie magiche per cambiare e la maggior parte delle persone ha bisogno di lavorare su se stessa per creare una nuova realtà.

Il cambiamento non è facile ma neanche impossibile

“Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.”

Lao Tzu

Che succede quando ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, una nuova relazione, un nuovo ruolo,
un trasferimento in un’altra città oppure un percorso di coaching per potenziare un tuo atteggiamento con il tuo team o il tuo capo?
 


 

Ecco … arriva (almeno un po’) il disagio.
Calma!
Va tutto bene.
Significa che stai entrando in “una zona d’ombra“ alla quale non sei abituato.
Stai spostando la tua zona di comfort un po’ più in là.
Provi fastidio perché non sai cosa accadrà.
È come camminare al buio con la sola luce della luna.

Non spaventarti!
Dì a te stesso:
“È nuovo. Va tutto bene.
Sto crescendo.”

Quando “entriamo” nel nuovo “incontriamo” il disagio

Le cose nuove ci fanno sentire a disagio.
Però …
una volta che “ne esci fuori e ti senti ancora vivo” non ti sentirai più così.
La tua zona di comfort si è ingrandita, si è dilatata.
Ti senti più vivo, più forte.
Fiducioso.

Ecco perché le persone di successo non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che i riconoscimenti arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.
Sorridono nel vedere persone che cadono in illusioni tipo:
“Arricchirsi rapidamente con il Market online”,
“Un percorso di coaching facile e veloce”,
“Fare un blog di successo in 1 mese”,
“Diventare leader in 4 semplici mosse”.

Le persone di successo sanno che serve applicazione (altro che coaching facile).
Impegno.
Serve mettersi in gioco.

Un percorso di coaching facile facile?

Il coaching funziona solo se sei disposto a “metterci del tuo”.
Il coaching è basato sull’azione, sulla concretezza.
Non si tratta di terapia o consulenza,
dove basta “entrare e parlare”.

Devi entrare in campo …
per questo funziona!

Se sei pronto a rimboccarti le maniche e metterti al lavoro,
puoi prendere in considerazione un percorso di coaching.
E i risultati arriveranno.
Credimi!

Come motivare il tuo team. Carota-bastone? Incentivi? Prima di tutto non devi …

motivare

I giovani leader (e non solo) mi chiedono di conoscere le tecniche di motivazione perché lavorano con dipendenti e collaboratori (a loro dire) indifferenti e demotivati.

Sono convinti che si parlerà di carota-bastone, remunerazioni,
benefit come strumenti motivazionali,
frasi a effetto per “risvegliare” la motivazione assopita e tecniche d’avanguardia di un famoso guru americano.

Infatti,
spesso la domanda che risuona è …

Come si fa a motivare le persone?

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Uhm …
la domanda non è sbagliata.
Ma va presa da un’altra prospettiva.

Prima di sapere come motivare gli altri …
sei consapevole degli atteggiamenti o dei comportamenti che stanno (in modo diretto, indiretto, consapevole o no) demotivando le persone che lavorano con te?

Quando sono state assunte,
queste persone sicuramente non erano svogliate,
annoiate, diffidenti, indifferenti,
-come me le stai descrivendo adesso-
altrimenti non sarebbero state ingaggiate. Vero?

Nel corso del rapporto di lavoro,
si verificano situazioni e azioni che demotivano le persone.
Qualcosa “accade” ai dipendenti che si … spengono.

Come, no?
Certo che si!

Prima di tutto … non demotivare

Prima di toccare gli aspetti motivazionali più tecnici partiamo dall’inizio.
Anzi dal negativo.
Anziché partire da cosa-fare … iniziamo da cosa-non-fare.

La motivazione aumenta quando i team leader …
smettono di de-motivare le persone che lavorano con loro.

E in particolare quando si è in presenza:

Azioni senza motivo

Le persone hanno bisogno di conoscere lo scopo,
il fine o il traguardo più alto.
Se non capiscono il significato complessivo del loro lavoro,
perdono la passione e l’entusiasmo.
 


 

Senza scopo,
le ore di lavoro sono prive di significato.

Chiediti:
Capisco le ragioni (il perché) delle mie azioni?”
“Riesco a comunicarle chiaramente ai miei collaboratori?

Incoerenza

“I giovani non hanno bisogno di sermoni,
i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.”

Sandro Pertini

Per uccidere la fiducia delle persone in un colpo solo – e senza possibilità di espiazione – è sufficiente …
non mantenere la parola data.

Non sono pochi i lavoratori che si lamentano di un’opportunità promessa che non si è mai materializzata o del proprio capo che ha preso credito per il lavoro …
fatto dai collaboratori!

Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e per il successo professionale.
L’incoerenza è un boccone amaro da digerire.
Per tutti.

Chiediti spesso:
“Sembra che non dia fiducia al mio team quando comunico qualcosa?

Spostamenti improvvisi o obiettivi irraggiungibili

I collaboratori che lavorano per raggiungere obiettivi di performance che inaspettatamente vengono spostati sentono spegnere il loro fuoco motivazionale.

Se fissi scadenze e obiettivi non realistici stai demotivando i tuoi collaboratori o dipendenti perché le persone sono consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire o di raggiungere “qualcosa”.
Ma se imposti l’obiettivo troppo lontano (o fuori dalla portata) le persone rinunciano.
Già alla partenza.

Poniti alcune domande:
Capisco i miei obiettivi?
Sono coerenti con quello che sto comunicando ai miei collaboratori?
Sono raggiungibili?
Come reagirei (quale sarebbe la mia reazione emotiva) davanti a questo traguardo?

Favoritismi

Spesso (forse senza rendercene neanche conto),
coinvolgiamo sempre e solo le stesse persone … manifestando le nostre preferenze in maniera evidente.

È naturale e normale,
sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma se poi facciamo favoritismi e dimostriamo parzialità,
perdiamo la stima di tutto il team e creiamo demotivazione.

Naturalmente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del team.

Chiediti:
“Può essere che -senza neppure rendermene conto- stia comunicando più con alcune persone del team rispetto ad altre?
Come posso comunicare più efficacemente, esprimere più rispetto ed empowerment a tutti?”

Non riconoscimento

Una stretta di mano e un semplice “Grazie” o “Ottimo lavoro!” detto con sincerità,
guardando negli occhi il tuo collaboratore … non ha prezzo!
Eppure…

A chiunque farebbe piacere
sapere che sta lavorando bene.

I dipendenti che non si sentono compresi e apprezzati (per i loro sforzi) perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni dall’alto,
senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire le persone senza importanza.

Domandati spesso:
Con il mio team sto dando tante cose per scontate?
Sto riconoscendo e ringraziando i miei collaboratori quando mi aiutano attraverso compiti difficili?
So apprezzare i talenti del mio team e il loro duro lavoro?
?

Se vuoi sapere come motivare complimentando i tuoi collaboratori fai click qui.

Mancanza di considerazione nelle capacità delle persone

Perché non chiediamo mai (a chi lavora con noi) pareri e feedback?
Perché tratteniamo le informazioni e non le condividiamo?

Condividere le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per chi lavora con te.
Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Quando i leader sono trasparenti, sinceri e onesti,
le persone sono motivate.
Quando vedono i loro leader trattenere informazioni (anche di poca importanza),
si chiedono perché non rientrano nella loro cerchia di fiducia.

Domandati spesso:
“Sono trasparente e sincero con il mio team?
Sto distribuendo le informazioni?
So distribuire i compiti, le mansioni e il riconoscimento?”

Focus solo sugli errori

Ogni volta che viene commesso un errore,
non te-ne-uscire con la solita domanda “Di chi è la colpa questa volta?”.

Focalizzarsi regolarmente sugli errori,
cercare sistematicamente un colpevole
crea un ambiente negativo,
ansioso, da “scaricabarile”,
da sospetto, da “caccia alle streghe” e
ovviamente di demotivazione.

È molto più produttivo canalizzare le energie per capire come risolvere il problema e fare in modo che non si ripresenti più.

Chiediti di frequente:
Sono concentrato di più sui problemi o sulle soluzioni?
Mi interessa sapere chi ha sbagliato per poterlo punire?
Quando identifico il “colpevole”, gli spiego come fare per migliorare o lo cazzio soltanto?

Tutto dovuto: non esiste “Per favore” e “Grazie”

Due semplici ma molto apprezzate parole.
È facile dire “grazie”, sono solo sei lettere, è breve, diretto e vale molto più di mille parole.

Purtroppo “Grazie” e “per favore” sono le parole che si sentono meno (non solo in ambito lavorativo),
nonostante racchiudano un grande valore positivo,
soprattutto nei momenti più difficili.

Non ottenere i risultati sperati può essere scoraggiante,
comunque prima di scaricare la colpa sui tuoi collaboratori,
è essenziale che tu prenda coscienza del tuo atteggiamento e comportamento.

Motivare è un impegno quotidiano

Con un po’ di pazienza e consapevolezza, potresti scoprire come aiutare e sostenere al meglio il tuo personale, superare questi problemi di demotivazione,
e trasformarli in una storia di successo.

Se desideri approfondire il tema della team leadership e saperne di più su come motivare il tuo team,
scopri il coaching sulla gestione del team ma soprattutto ricorda che …
motivare è un impegno quotidiano,
un “paziente costruire” e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento.

Come dare feedback potenzianti con facilità e sicurezza ai tuoi collaboratori – parte 2

feedback

LEGGI ANCHE > la parte 1.

10. Tono

Come potresti leggere nel capitolo dedicato ai feedback nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” in situazione di feedback negativo, esprimi preoccupazione.

Un tono di preoccupazione comunica un senso di importanza e conferisce un adeguato livello di sincerità al messaggio.

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Invece, esprimere un concetto “condito” da un linguaggio e un tono di rabbia, frustrazione, delusione o sarcasmo trasforma il feedback negativo in una critica depotenziante.
Il contenuto del tuo messaggio si perde nel “rumore” di queste emozioni.

Lo scopo di un feedback negativo non è quello di incolpare o accusare il tuo collaboratore/trice ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento delle sue prestazioni.

11. Osservazioni non interpretazioni

Le osservazioni sono tutto ciò che si vede o si sente;
sono (semplicemente) la descrizione di un fatto.
Senza giudizi o pareri.

Le interpretazioni (invece) sono la tua analisi, la tua spiegazione o la tua opinione di quello che hai visto-o-sentito.

Riporta quello che hai notato,
non ciò che hai pensato, dedotto, ipotizzato o interpretato.
Le osservazioni si concentrano sul fatto e non sono giudicanti come le interpretazioni.

Basta dire quello che si vede.
“Ho notato …”
“Ho osservato …”
“Mi hanno riferito …”
“Ho visto … “

Banalmente …
“Ma cosa hai detto/fatto? Il cliente è andato via scuro in volto”
anziché
“Ho notato che il cliente è andato via scuro in volto”

 


 

12. Frequente

Utilizza un feedback costruttivo regolarmente per riconoscere o correggere le prestazioni dei tuoi collaboratori.

Quanto frequentemente? Dipende.
Da una parte non puoi “rompere l’anima” ogni giorno al tuo team perché diventa controproducente,
ma non puoi neanche riconoscere le prestazioni solo 1-2 volte l’anno.

Trovare la giusta cadenza temporale dipende dalla tua “sensibilità” di team leader.
Il giusto equilibrio tra “troppo” e “mai”.

13. Diretto

Sembra semplice e ovvio,
ma è sorprendente come molti team leader evitino di dare un feedback onesto e diretto.

Utilizzano un’affermazione positiva prima di un feedback correttivo per “addolcire la pillola” senza sapere però che …
entra in un orecchio ed esce dall’altro.

Per esempio,
Michele , hai sempre lavorato bene e in modo professionale, ma. . . . “;
tutto quello che segue,
dopo il “ma” è qualcosa che non sto facendo bene ed è il vero focus del messaggio.

Si dice che un’idea è intelligente quando è semplice.
Arriva al punto ed evita giri di parole.
Sia il feedback negativo che quello positivo devono essere dati in modo semplice,
chiaro e diretto.

 
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14. Focus sul comportamento, non sulla persona

Questo è probabilmente il punto più importante.
Il feedback non deve essere un attacco personale,
ma dovrebbe essere utile e pensato per ottenere il miglioramento di un certo comportamento o risultato.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati solo sulla prestazione o sul comportamento.

Evita attacchi personali o commenti sulla persona.
L’autostima del tuo collaboratore non va toccata!
Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile.
Un passo falso … e il rapporto si può danneggiare per sempre.

Evita di usare parole tipo “Ogni volta, sempre, mai” che rischiano di trasformare il feedback in un rimprovero scoraggiante “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.

15. La preparazione è la chiave per feedback potenzianti

Prova a sintetizzare il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Se non sei ancora allenato … scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi.

Qual è il messaggio che vuoi far passare. Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”

Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione dell’altra persona e può far sì che tu perda il filo del tuo discorso.

Rinnova la tua fiducia nella persona e nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne!
Non focalizzare più la tua attenzione sui motivi dei dissapori o sulle intenzioni.

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur_Schopenhauer

 
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Presta attenzione a quello che dici ai tuoi collaboratori

Nel mondo del lavoro di oggi ci sono pochi feedback efficaci delle prestazioni,
la stragrande maggioranza sono lodi o critiche (spesso esposte in modo superficiale e poco potenziante).

Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.
Da domani, presta attenzione a quello che dici ai tuoi collaboratori,
scrivi cosa devi dire e con l’aiuto di questa piccola guida prepara i tuoi feedback potenzianti.

Comincia a invertire la tendenza (feedback potenziante vs critica scoraggiante).
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale!