La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 2

arroganza sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

4. Sei sicuro di te quando accetti la responsabilità

-sei un cretino altezzoso quando sposti la colpa su altri

Sei fiducioso quando ascolti a testa alta elogi e complimenti,
ma mantiene la compostezza anche quando devi gestire calunnie, accuse, critiche, scandali.

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Ti comporti in modo arrogante quando non ti assumi la responsabilità.
Vedi l’ammissione di colpa come una debolezza. Sempre pronto a spingere gli altri sotto l’autobus per salvare la faccia e conservare la tua reputazione.
C’è sempre qualcuno da accusare e biasimare.

Con una sperimentata forma d’arte, ti guardi in giro,
spostando la colpa sugli altri e utilizzandoli come capro espiatorio.

Un modo per non assumerti alcuna responsabilità.
“Ho chiesto a Giuliano di farlo per me.
Ovviamente non è stato all’altezza del compito.”

5. Sei fiducioso quando mostri ascolto attivo

– sei uno spaccone arrogante quando imponi monologhi su te stesso

“Non vorrei sembrare monologo”.
Nino Frassica

Le persone arroganti devono convalidare costantemente la loro convinzione di essere le migliori.

Sei insolente quando senti il bisogno di vendere te stesso e di innalzare la tua reputazione professionale, e allora sotto … a raccontare delle tue abilità, dei tuoi risultati, dei tuoi successi.
Solo di te stesso.

Un monologo. Nessuna domanda.
Facendo così non mostri interesse per gli altri.
Poco rispetto.

Non c’è niente di sbagliato nel parlare di se stessi, anzi è necessario,
ma occorre assicurarsi di non sopraffare la conversazione disquisendo solo di se.

Quando ti impegni ad ascoltare attivamente e fai domande sincere,
le persone risponderanno positivamente alla tua attenzione.
 


 

6. Sei fiducioso quando “abbracci” l’imperfezione

– sei un borioso immaturo quando pretendi che gli altri siano impeccabili quanto te.

Sebbene tutti desiderino essere perfetti,
le persone sicure di sé non dipendono solo dal loro senso di autostima.

Sei arrogante quando hai la convinzione (sbagliata) che tutti debbano essere senza difetti.
Sei piuttosto critico, pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.

Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare altra irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

7. Sei fiducioso quando sei ambizioso

– sei un cialtrone prepotente quando confondi l’ambizione con la spietatezza

L’ambizione non è un reato.
Le persone fiduciose sono ambiziose, apprezzano il successo e contribuiscono con i loro talenti al mondo.
Non si sentono minacciati dai successi degli altri,
anzi cercano invece di imparare da loro.

Dimostri arroganza sul lavoro quando credi di essere il top, anche se la realtà dice il contrario.
hai un’alta considerazione di sé, la convinzione di essere superiore, speciale, il migliore di tutti.

Sei così portato a ricercare costantemente l’ammirazione degli altri e a pensare che, giacché sei il migliore, tutto ti sia dovuto e che le tue esigenze vengono prima di tutto-e-di-tutti,
pur di guadagnare successo sei disposto a passare su ogni cosa.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

8. Sei fiducioso quando sei disposto ad aiutare gli altri

– sei un cazzone arrogante quando ti concentri solo su te stesso

Come persona sicura di sé, non ti senti né migliore né peggiore di chiunque altro.

Vai oltre ai tuoi successi. Ti assumi la responsabilità delle tue scelte e impari dagli errori e dai fallimenti.
Valuti il tuo comportamento e affronti i tuoi dubbi. Lasciando andare la paura, ti prepari al successo.

Le persone arroganti – invece – non accettano la sconfitta e la critica.
Tendono a deviare la colpa su altri.

Dimostri arroganza sul lavoro quando ti concentri solo su te stesso, i tuoi desideri e i tuoi bisogni sono primari.
Nient’altro ti interessa. Ignori completamente l’altra persona, fingi “di non vederla” e non dai peso alle sue parole.

L’interesse degli altri è irrilevante.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico. Tenti di trasformare il tuo problema in un problema di tutti.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”

Fiducia e arroganza sul lavoro sono mondi a parte

Purtroppo, oggi la nostra società e il mondo del Lavoro incoraggiano e premiano gli scaltri, i furbi e i “pugni sotto la cintura”.
È necessario quindi riconoscere “cosa sono realmente” fiducia e arroganza.

Il problema è che facciamo difficoltà a distinguere la linea infinitamente sottile che divide la fiducia e l’arroganza sul lavoro.

Assicurati di conoscere la differenza.
È necessario traspirare fiducia, non arroganza.

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 1

arroganza sul lavoro

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta della tua vita professionale,
ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Arroganza sul lavoro: fiducia o presunzione?

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile ma non timoroso,
flessibile senza essere sfruttato,
essere fiducioso e sicuro di te stesso, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.
Ecco l’arroganza sul lavoro!

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C’è una La linea sottile tra essere fiducioso e solo un pallone gonfiato,
ecco 8 esempi:

1. Sei fiducioso quando offri una critica costruttiva

– sei uno spocchioso arrogante quando dai consigli con l’intenzione di ferire e manipolare

La critica può essere una cosa positiva,
finché è offerta in modo costruttivo.

Sei sicuro di te …
quando trasformi un giudizio negativo in un momento costruttivo. Scindi completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
quando parli in modo chiaro, senza aggressività o offese.
Inizi il tuo discorso con “Mi sembra… “ o “Posso sbagliarmi, ma… “ per rendere la conversazione meno tesa.

Viceversa, diventi subito arrogante quando attacchi, giudichi o vai sul personale.
Dai consigli per attaccare i punti deboli, con l’intenzione di ferire e manipolare. Ti comporti in modo arrogante sul lavoro quando tendi a minimizzare le preoccupazioni o i sentimenti di qualcun altro.

Mascheri un consiglio per dire alla persona cosa deve fare. L’altro deve seguire il tuo “consiglio”.
Deve esserne anche grato.
“Se fossi in te …”
“La cosa migliore da fare per te sarebbe …”
“Ma non ti preoccupare … cosa vuoi che succede”.

Anche questo è arroganza sul lavoro.

 


 

2. Sei fiducioso quando descrivi le tue qualifiche

– sei arrogante quando ti prendi credito per tutto

Sia in un’intervista di lavoro, un colloquio annuale o una revisione delle prestazioni,
devi essere pronto a parlare delle tue abilità e dei tuoi successi,
è un “invito” a vendere te stesso e inviare il messaggio che sei qualificato.

Quando ti chiedono di “mettere sul piatto” le tue competenze non puoi rispondere “Non mi piace vantarmi”.

Parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.

Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
devi assolutamente prendere credito per il tuo lavoro.

Al contrario, sei arrogante e sfrontato quando ti prendi credito per tutto.
Ti prendi tutta la gloria senza spostare mai il riflettore sugli altri membri del team.

Senti il desiderio sfrenato di raccontare tutte le cose stupefacenti che hai fatto, capovolgere la realtà e raccontare i trionfi personali,
storie mirabili e tutti gli applausi che hai ricevuto.
Pompare per magnificarti.

3. Sei fiducioso quando dimostri la tua forza con le azioni

– sei un pallone gonfiato quando devi mostrare i tuoi successi per compensare la tua insicurezza

Sei realmente sicuro di te,
quando non senti il bisogno di competere o di avere sempre ragione.
Non credi che il tuo valore dipenda dall’assecondare qualcuno o soddisfare i desideri degli altri.

Non devi nemmeno vantarti o mentire, perché dimostri la tua forza attraverso le tue azioni,
il tuo atteggiamento e il tuo modo di fare.

Sei uno sbarbatello sfiduciato quando hai bisogno di mostrare continuamente i tuoi successi,
le tue conoscenze importanti, della tua formazione superiore, i tuoi clienti adoranti,
tutti argomenti, che secondo te dovrebbero innalzare il tuo valore agli occhi di chi-ascolta.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

A certe persone piace,
magari quelle più facilmente suggestionabili,
quelle un po’ più superficiali.

Tuttavia vantarsi in maniera implicita,
è sintomo d’insicurezza e un atteggiamento che spesso riflette una sensazione di vuoto o d’insoddisfazione nella vita. È arroganza sul lavoro.

Non è l’insicurezza di per sé che infastidisce ma il volerla coprire, nascondere, mascherare … vantandosi.
Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò cosa ti manca.

“Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori,
crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio”.
Antonio Gramsci

Continua a leggere la parte 2.

Come migliorare la comunicazione con un tuo collaboratore in 7 mosse – 2

comunicazione con un collaboratore

Leggi anche la parte 1.

3. Non trarre subito le tue conclusioni

Chi non conosce una persona o un amico cui devi ripetere un concetto almeno 3 volte, perché ti interrompe con le sue conclusioni o deduzioni, presumendo di aver compreso, in anticipo, quello che gli stai dicendo.

La trappola nella comunicazione con un collaboratore (e non solo) è di voler sembrare brillanti e arrivare subito alle conclusioni,
qualcosa del tipo “quelli svegli capiscono al volo“.
Attento! A volte funziona, spesso no.

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Non c’è niente di più frustrante per il tuo collaboratore,
essere interrotto o vedere la sua esigenza poco ascoltata o fraintesa.

4. Mentre ascolti non interrompere se vuoi potenziare la tua comunicazione con un collaboratore

Per ascoltare è necessario fare silenzio.

Devi placare la voglia d’interrompere per aggiungere qualcosa, per correggere, per dire la tua.
Consenti al collaboratore di concludere il suo discorso.

Non interrompere continuamente,
è solo uno spreco di tempo, si deprime chi parla e si riduce la comprensione del discorso.

Evita di dire “Parli pure, la sto ascoltando …” mentre stai facendo qualcosa d’altro.

Non ho dubbi che senti cosa il collaboratore ti sta dicendo ma ascoltare richiede uno sforzo d’interesse, di attenzione e soprattutto,
il desiderio di concedere all’altro del tempo (anche breve, se sei occupato).

Ascoltare richiede tutta la tua disponibilità!

5. Mostra che stai ascoltando

Guardare da un’altra parte mentre qualcuno ci parla,
è scortese e fastidioso.

 


 

Ascolta con tutto il corpo, mantieni il contatto visivo,
con i movimenti aiuterà l’altro a sentirsi ascoltato.

Sorridi, fai cenni di assenso con il capo, di tanto in tanto.
Chiedi conferma e annuisci. Annuire, non significa essere d’accordo con il tuo interlocutore ma semplicemente trasmette l’idea “Capisco, ti sto seguendo”.

Incoraggia il collaboratore a parlare con piccole asserzioni verbali tipo “Sì”, “Ha-ha”, “Capisco”.

6. Riformula quanto ascoltato

La riformulazione è una tecnica che consiste nel ridire ciò che l’altro ha appena detto,
utilizzando le stesse parole o termini più concisi,
non aggiungendo nulla di proprio, per evitare distorsioni interpretative.

Riassumendo quello che hai ascoltato,
hai la sicurezza di aver compreso davvero l’esigenza del collaboratore mentre lui/lei ha la conferma di essere stato realmente ascoltato,
ed è portato a esprimersi liberamente e a collaborare.

Puoi approfittare del momento in cui il tuo collaboratore è alla fine di un discorso per intervenire e riprendere “Mi stai dicendo che … ”,
“In altre parole, desideri … ”, “A tuo avviso quindi … ”, “Così, secondo te … ”
.

La riformulazione è particolarmente indicata per tutte le richieste o quando il collaboratore è esitante, contraddittorio,
pasticcione o non riesce a focalizzare/spiegare la sua esigenza.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

7. Evita frasi-boomerang

• “Ti capisco” quando non conosci abbastanza il collaboratore, la situazione o il problema;
• “Vieni al punto” perché così mostri irritazione;
• “Parla pure, ti sto ascoltando” mentre stai facendo qualcosa d’altro;
• “Continua … mi interessa” e poi ti guardi intorno, guardi l’orologio, il cellulare, fuori dalla finestra, agiti il piede … così mostri impazienza e disagio.

“Il canto del mare termina sulla riva o nei cuori di chi l’ascolta?”
Khalil Gibran

Impara a prestare vero ascolto ai tuoi collaboratorie diventerai, per loro, un punto di riferimento importante e irrinunciabile.
Comprendere a fondo le necessità è la strategia migliore per potenziare la comunicazione con un collaboratore, ridurre i tempi e aumentare la produttività.

Credo che ognuno di noi debba riflettere sul suo modo di ascoltare.
Sei aperto al dialogo, desideri veramente capire o stai semplicemente sentendo cosa l’altra persona sta dicendo?
Sei capace di ascoltare con attenzione e disponibilità?

Come migliorare la comunicazione con un tuo collaboratore in 7 mosse – 1

comunicazione con un collaboratore

Dritti al punto:
ascoltare è il segreto per avere una comunicazione con un collaboratore davvero efficace.

Questo concetto lo ritrovi più volte anche nei miei libri … se non ascolti,
come puoi pretendere di comunicare efficacemente?

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Ascoltare significa fare silenzio dentro di te.
Vuol dire placare il cicaleccio interno e prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.
Ascoltare va oltre il semplice “sentire”, è capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

Ascoltare e sentire sono mondi a parte

“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio,
il cervello degli altri.”

Leonardo da Vinci

Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire quello che le persone dicono.
Se non ascolti, corri il serio rischio di saltare direttamente alle (tue) conclusioni e di non comprendere il reale messaggio.

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore desidera,
essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia,
(anche se solo per pochi minuti).

Si sentirà importante (finalmente!),
si accorgerà di essere seguito da professionista competente, aumenterà il suo desiderio di comunicare e si crea un rapporto di fiducia e d’empatia (che per te si traduce in maggiore produttività e “fedeltà”)

Quando incontri un collaboratore, per prima cosa ascolta.
Poi, fai domande.

Ecco tante buone ragioni per imparare ad ascoltare e migliorare la comunicazione con un collaboratore:

• Crea empatia, collaborazione e dimostra sincero interesse;
• Evita incomprensioni e fraintendimenti;
• Conosci le vere esigenze e i reali bisogni del tuo collaboratore;
• Giungi più velocemente al “nocciolo” della questione;
• Le persone apprezzano di più chi le ascolta;
• I buoni ascoltatori sono spesso leader di successo;

 


 

Comunicazione con un collaboratore? Ascoltare è impegnativo

Quando ti parlano, sei spesso distratto e ti guardi attorno?
Se sei una persona che ha difficoltà ad ascoltare, non scoraggiarti!
L’ascolto attivo è una competenza che si può acquisire e allenare.

L’ascolto richiede una grande concentrazione e attenzione da parte tua;
è una prova di rispetto, verso il collaboratore come persona.

Le vecchie abitudini sono difficili da sradicare e, per praticare l’ascolto attivo, avrai bisogno anche di una grande pazienza.
Come leader del tuo team sei spesso troppo occupato (a parlare, valutare e giudicare) per ascoltare davvero le esigenze dei tuoi collaboratori.

Metti da parte tutti gli altri pensieri,
non concentrarti su cosa devi ribattere o rispondere e focalizzati su chi sta parlando.

Ascoltare un tuo collaboratore è una competenza fondamentale per la tua leadership:

1. Presta attenzione

Se ne hai la possibilità, “preparati ad ascoltare”.
Libera la mente dalle tue preoccupazioni personali (spesso non è facile, lo sappiamo, siamo stressati, sempre a rincorrere) e concentrati sull’ascolto.

Osserva direttamente chi parla,
è un modo per indicare al tuo collaboratore “Sì sto ascoltando attentamente quello che mi stai dicendo”.
Non lasciarti distrarre dai rumori ambientali (il telefono che squilla, una porta che sbatte, una risata, etc.).

 


 

Non fingere di aver capito.

A volte è comprensibile … sei stanco, di fretta o sei annoiato, però è meglio non fingere perché,
non si sa come, “si vede e si sente”.

È necessario ammettere di non aver capito e chiedere chiarimenti.
“Scusa, ho perso il filo”,
“Ti ho seguito fino ad adesso, può ripetere per favore …?
”.

More: scopri il servizio di coaching con costi, modalità ecc.

2. Non concentrarti su cosa rispondere

Mentre il tuo collaboratore ti sta parlando, se stai pensando a cosa chiedere o cosa dire,
come fai a prestare attenzione?

Se non vedi l’ora di contraddire, sentenziare o giudicare,
come puoi ascoltare?

Non devi ascoltare solo per rispondere ma anche per comprendere e per aiutare.
Astieniti dal fare commenti con altri mentre l’altro sta parlando.

Continua a leggere la parte 2.

9 linguaggi del corpo che ti rendono all’istante più sicuro di te

più sicuro

Alcuni giorni…
proprio non va.

Ci sentiamo ansiosi, sopraffatti,
“non abbastanza”.

Sai di cosa sto parlando.

Il punto è questo:
non c’è tempo per recriminare o rassegnarsi.

Bisogna ripartire subito. E farlo bene.

Serve sembrare più sicuri.
Subito.

Il lavoro lo richiede.
Il ruolo lo reclama.
A volte lo pretende.

Di cosa hai bisogno?
Un po’ di autocontrollo
e un pizzico di strategia.

Usa questi spunti per

  • una pronta reazione
  • una presa di posizione
  • una dimostrazione di carattere

che ti permetta di apparire più sicuro
e superare il momento di empasse.

Il corpo parla prima di te

La comunicazione non verbale è spesso trascurata.
Eppure ha un impatto enorme.

Anche quando non parliamo,
stiamo comunicando.

Gesti, posture, atteggiamenti
dicono molto di noi:
personalità, intenzioni, giudizi.

Prima ancora che tu dica una parola,
il tuo corpo parla per te.

Vuoi padroneggiare il linguaggio della sicurezza?

Ecco 9 segnali del corpo che le persone di successo usano spesso
(e che trovi anche nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025),
se vuoi apparire una persona sicura e piacevole.

1. Stai dritto

Vuoi apparire più sicuro?
Raddrizzati. Subito.

Piedi all’altezza dei fianchi.
“Stirati” verso l’alto, come se una cordicella ti tirasse su.

Mantieni la sensazione di altezza
ma rilassa le spalle, portandole leggermente indietro.

Scapole indietro.
Petto aperto.
Mento leggermente sollevato.

Cammina così.

Evita di inclinare la testa.
Evita di appoggiarti a pareti, porte o scrivanie:
trasmette passività e insicurezza.

Le ore al computer incurvano le spalle.

Tienile dritte,
ma rilassate,
anche quando sei seduto.

2. “Espanditi”

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva che occupa più spazio
è associata a potere e dominio.”

Amy Cuddy

In una sua ricerca,
dopo appena due minuti in una posizione dominante,
la Cuddy ha osservato un aumento del testosterone
e una diminuzione del cortisolo.

Prima di un meeting, un colloquio, una riunione:
prenditi due minuti.

Gambe divaricate.
Braccia tese sopra la testa, fin dove arrivi.

Fallo in un luogo riservato
(la toilette va benissimo).

La sensazione di potenza che ne deriva
ti sorprenderà.

3. Cura la posizione dei piedi

I piedi dicono molto di te.

Non è una scienza esatta,
ma piedi vicini o incrociati
trasmettono insicurezza.

Una base più ampia
comunica stabilità.

Tieni i piedi leggermente più larghi dei fianchi.
Piccolo cambiamento.
Grande differenza.

4. Rallenta

Ansia e disagio accelerano tutto:
parole, gesti, passi.

Fai l’opposto.
Rallenta.

Passi regolari.
Cadenzati.
Niente fretta.

Mantieni il corpo allineato.
Alza il mento.
Guarda dritto davanti a te.

Questo ritmo ordinato
ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

5. Mantieni il contatto visivo

Molti distolgono lo sguardo subito.
Tu no.

Guarda le persone negli occhi.
Se reggono lo sguardo, sorridi.

Prenditi il tuo tempo.
Trasmette fiducia e apertura.

Se il contatto visivo ti mette in difficoltà,
fissa il punto tra le sopracciglia.
Nessuno se ne accorgerà.

Ricorda:
guarda… e sorridi.

Uno sguardo impassibile può risultare inquietante.

6. Stretta di mano: ferma, non aggressiva

La stretta di mano conta.

Una mano molliccia
ti fa perdere punti all’istante.

Se l’altro ha la “mano a pesce morto”,
non stritolare.

Guarda negli occhi mentre stringi la mano.
Abbastanza a lungo da ricordarne il colore.

Non fissare.
Sorridi.

Trasmette presenza.
E sicurezza.

7. Orienta il corpo verso l’altro

La posizione del corpo
influenza profondamente la percezione.

Apri la postura.
Non chiudere il petto con le braccia.
Non piegarti.

“Punta” il corpo verso il tuo interlocutore per essere più sicuro.

Angolazioni laterali possono segnalare fuga,
insicurezza, distanza.

È un cambiamento sottile,
ma fa una grande differenza.

8. Mostra il tuo lato piacevole

Il sorriso è uno dei segnali non verbali più potenti.

Spegne l’espressione tesa, nervosa, crucciata.
Invita all’interazione.

Non significa sorridere sempre.
Né fare il piacione.
Né sfoggiare sorrisi finti.

Assicurati che il tuo viso a riposo
sia rilassato.

Un accenno di sorriso autentico
basta.

Autorevolezza non è volume,
ma equilibrio tra voce, corpo e intenzione.

Il percorso “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.

9. “Trattieni” il sorriso

Le persone sicure sorridono
perché stanno bene.
E non hanno paura di mostrarlo.

Regala sorrisi sinceri.

Occhi, bocca e viso
devono partecipare.

Guarda l’altra persona negli occhi.
Nota il colore.
Poi sorridi.

Attendi.

E trattieni il tuo sorriso
due secondi in più.

Succede qualcosa.
Un micro-legame.
Una sensazione di familiarità.

Le persone se ne ricordano.

Sorridere, quando è autentico,
dice:

  • “Che bello conoscerti.”

E anche:

  • “Sì, sono sicuro di me.”

In finale per essere più sicuro

Nei giorni in cui la sicurezza vacilla,
non serve diventare qualcun altro.

Basta riallineare il corpo
per ritrovare la mente.

Perché spesso,
la sicurezza…
inizia da come stai in piedi.

Comunicazione al lavoro: 12 abitudini che ti rendono noioso e irritante (da evitare) – 2

comunicazione al lavoro

Leggi anche la parte 1.

6. Controllare la conversazione

“Cosa pensi di fare adesso?”
“Perché lo hai fatto?”
“Devi fare questo oppure …”.

Cercare di controllare l’esito di una conversazione non funziona mai e porterà un maggior senso di alienazione.
Non credere, questa non è una prova di forza.

Queste domande, fatte all’inizio della conversazione,
hanno il solo scopo di controllare e manipolare la conversazione.
È una forma (anche se sottile) di aggressione.

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Allentare l’ansia del controllo sarà la tua arma segreta.
Resta aperto ai sentimenti dell’altra persona,
e tieni sotto controllo il tuo ego.

7. Non dire niente

Il dialogo sano richiede il coinvolgimento delle persone.
Dire poco-o-niente o non interagire porterà incomprensioni e frustrazioni.

Se la conversazione si surriscalda, è perfettamente salutare chiedere di ritardare la conversazione,
fare qualche respiro e “mettere in pausa” per riprendere la calma.
Ritardare … non evitare la discussione.

8. Avere un linguaggio del corpo ostile

Braccia incrociate?
Nessun contatto visivo diretto?
Dito puntato?
Ecco, hai appena perso il rispetto e l’attenzione della persona con cui stai conversando.

Più della metà della comunicazione è ad appannaggio del linguaggio del corpo.
Questo vale soprattutto per la comunicazione al lavoro.

Stare a braccia conserte è la classica posizione di chiusura che trasmette un atteggiamento negativo e difensivo.
Incrociando le braccia, sembri freddo,
riservato o peggio sembra che tu stia nascondendo qualcosa.

Presta attenzione alla tua postura,
prima di pensare a cosa-dire,
concentrati sulla tua comunicazione non verbale.
Potrebbe essere un atteggiamento aggressivo (e forse non te ne accorgi neppure)!

 


 

9. Sputare sentenze inconfutabili

Non offri un suggerimento o un parere.
Sentenzi, pontifichi.
Affermi il tuo parere come un fatto.
Le opinioni degli altri sono irrilevanti.

“Questo è il motivo per cui non ha funzionato …”
“Dobbiamo fare questo …”
“No, non funzionerà …”
“Questo è stupido …”

Parla piuttosto da una prospettiva personale.
Prova con “Io penso che …“; sarà ricevuto in modo più positivo.

10. Mantenere un’aria d’indifferenza non favorisce la tua comunicazione al lavoro

Se l’altra persona vede che sei apatico, distratto,
le tue possibilità di avviare una conversazione positiva sono molto scarse.
Avvicinati al dialogo con empatia e comprensione e assicurati di mantenere il rispetto per l’altro.

Spesso siamo distratti, poco interessati agli altri,
concentrati su noi stessi, prevenuti,
sempre pronti a giudicare e criticare.

Se non ti curi della gente con cui stai parlando,
perché dovrebbero interessarsi a te?

11. Fare osservazioni sarcastiche

“Il sarcasmo è il rifugio dei deboli.”
Jean-Paul Sartre

Interporre sarcasmo e ironia (di bassa lega),
non è una tattica efficace durante una conversazione.

Spesso è un meccanismo di autodifesa che può essere rischioso e facile a interpretazione sbagliate.
Ci sono modi migliori per esprimere il tuo punto di vista.

Dai,
togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno ti sta parlando.
Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre l’altro sta spiegando il suo punto di vista.

Puoi non essere d’accordo con gli altri,
ma così facendo tocchi tasti molto sensibili.

Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che prendano sul serio te…
anche questa è comunicazione al lavoro!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

12. Non dire mai “grazie”

È facile dire “grazie”, è breve, diretto e vale molto più di mille parole.

Purtroppo “grazie” è una delle parole più difficili da dire (non solo in ambito lavorativo),
nonostante racchiuda un grande valore positivo,
soprattutto nei momenti più difficili.

C’è un enorme potere in un atteggiamento di gratitudine.
Ringrazia sempre la persona, riconosci il tempo e il loro contributo alla conversazione.

Cambiare abitudini non è sempre semplice.

Hai “sempre fatto così” e diventa difficile cambiare, migliorare.
Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.

Da domani, presta attenzione a quello che dici, e alla tua comunicazione al lavoro,
conta quante volte usi queste frasi e comincia a invertire la tendenza.

Vedrai che, giorno dopo giorno,
diventerà naturale!

Comunicazione al lavoro: 12 abitudini che ti rendono noioso e irritante (da evitare) – 1

comunicazione al lavoro

Iniziamo una conversazione con le migliori intenzioni.
Poi succede qualcosa: una parola di troppo, un gesto inopportuno, un atteggiamento sbagliato,
l’ennesimo, e … il nostro cuore batte, il viso diventa rosso.
La rabbia sale.

L’altra persona, in un battito di ciglia, si è trasformata in un nemico.
Le nostre parole ora sono potenziali bombe, ed è guerra.
Distanza. Rabbia.

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Ammettiamolo: molti di noi non sono buoni comunicatori.
Alcuni sono pessimi.
Altri ancora ci hanno rimesso una carriera (pur avendo buone capacità).

Abbiamo perso la capacità di comunicare in modo efficace, troppo spesso usiamo messaggi ambigui,
creando incomunicabilità e conflitti.
Sul posto di lavoro, contrasti e disaccordi (se gestiti male) riducono la produttività e l’efficienza… e la nostra comunicazione al lavoro!

Se farai del tuo meglio per evitare questi 12 errori di comunicazione,
se diventerai consapevole di sabotare la tua comunicazione al lavoro,
hai fatto il primo passo verso soluzioni più costruttive:

1. Parlare troppo

Logorroico,
pesante.
Dispersivo.
Non ripetere e approfondire ogni dettaglio di ogni argomento con pedanteria.

Evita di saltare di soggetto in soggetto, di argomento in argomento;
evita di sommergere chi-ascolta sotto una valanga di parole perché hai un intimo bisogno di piacere e hai paura di non essere accettato.

Non ti rendi conto (o forse si?) che stai facendo perdere un sacco di tempo?
La gente ti eviterà.

2. Guardare il cellulare quando qualcuno ti sta parlando

Parlare con qualcuno mentre scorri messaggi, mail e notifiche social irriterebbe chiunque.

Lascia da parte il telefono,
concedi all’altra persona il rispetto della tua piena attenzione.

 


 

Non dire “Parla ti ascolto”, perché non è vero.
Stai sentendo, non ascoltando.
La differenza è enorme!

3. Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro

Non vedi l’ora di esprimere il tuo punto di vista?
Perché perdere tempo ad ascoltare quando solo dopo 3 parole hai già capito quello che l’altro vuole dirti?

Se finisci tu le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.
Con tanti saluti alla comunicazione al lavoro.

E poi… sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?

La chiave è ascoltare per capire.
Prenditi una pausa prima di parlare.

 
LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.
 

4. Parlare sempre e solo di te stesso

“Parlare molto di sé può anche essere un sistema per nascondersi.”
Friedrich Wilhelm Nietzsche

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo.
Sempre e solo di te stesso.

Ego.
Tanto ego, troppo!

Pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Stai monopolizzando la conversazione. Chi-ascolta ti troverà scontato,
pesante e con il tempo ti scanserà.

5. Fare il “professore”

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri una parola,
fai impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

C’è qualcosa di più frustrante di sentirsi dire “Quello che devi capire è ...”?
Stai suggerendo che … tra qualche secondo ci farai il favore di illuminarci.

Fin dall’inizio, assicurati di trattare la persona con dignità.
Avrai modo di esprimere le tue convinzioni.
Porta pazienza mentre cerchi di capire il punto di vista degli altri.
Le persone lo apprezzeranno.

Continua a leggere la parte 2.

8 cose che dovresti eliminare se vuoi essere più produttivo sul lavoro – 2

produttivo sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Finiscila di dire sempre “sì”

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.
Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.

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Avremo così tempo per concentrarci sulle mansioni più importanti.
È sempre meglio svolgere alcune attività molto bene,
che occuparsi di molte attività e non essere in grado di fornire (alla fine) un buon risultato.

È tempo di ripensare al modo in cui rispondi quando ti viene chiesto di fare qualcosa.
Anche se non puoi sempre dire “no” al tuo capo o ai tuoi colleghi,
puoi scegliere e decidere la maggior parte delle decisioni che prenderai durante l’intera giornata lavorativa.

Leggi il mio post. come dire NO senza offendere e farsi rispettare.

6. Abbandona il perfezionismo

Quando siamo perfezionisti, abbiamo il bisogno che tutto sia fatto a modo “nostro”.
Siamo super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il nostro tempo prezioso.

Passiamo più tempo del necessario, procrastiniamo e aspettiamo il momento perfetto.
Spesso, manchiamo il quadro generale perché siamo troppo concentrati su piccole cose.

Invece di esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti maggiormente sul quadro generale.
Allenta le redini per dare ad altri – in una certa misura – potere decisionale.

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine. Volendo, a fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

 


 

7. Basta saltare i pasti e le pause pensando di fare di più

“Ozio.
Intervalli di lucidità nei disordini della vita.”

Ambrose Bierce

Saltare i pasti riduce i livelli di energia e di concentrazione,
e ucciderà la nostra produttività.

Non mangiando, aumenterà – durante la giornata di lavoro – il nostro desiderio di alimenti che hanno soluzioni rapide per soddisfare la fame,
il cibo spazzatura.

Ogni persona sperimenta una pausa naturale nella sua produttività,
dopo aver svolto un’attività per circa 90-120 minuti. Se vuoi essere più produttivo sul lavoro, invece di “spingere” e “prosciugarti” a livello mentale,
è meglio fare una pausa.

Pianifica le pause e il tempo libero, metti via il tuo lavoro, rilassati, mangia o fai una passeggiata.
Fai qualcosa di diverso per circa 20 minuti.

8. Smetti di controllare di continuo mail e social pensando di essere produttivo sul lavoro

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non strutturato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare,
di conseguenza, un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica a orari (più o meno) prestabiliti nell’arco della giornata: 3 volte il giorno (mattino-pranzo-tardo pomeriggio).
È veramente raro che un cliente, un problema non possa aspettare un paio d’ore.
Poco smart? No. Meno stress? Sicuro!

Troppo spesso pensiamo che non avere il tempo di riposare sia un distintivo d’onore da mostrare con orgoglio, invece…
gestire bene il tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mettiamo in campo.

Come tutto nella vita, cambiare richiede sforzi.
Non basta sedersi lì ad aspettare.
Non diventi più produttivo al lavoro da un giorno all’altro.

È importante imparare di più sul nostro corpo e trovare modi per ottimizzare la nostra energia,
per vivere una vita professionale più equilibrata e di successo.

8 cose che dovresti eliminare se vuoi essere più produttivo al lavoro – 1

produttivo al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto,
ma lavorare in modo intelligente.
C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.

Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si
chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.
E concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.

Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori

“Poter stare in ozio vale quanto essere potenti.”
Su Tung-Po

Il tempo è un bene limitato.
Essere tanto occupati non significa necessariamente essere produttivi. Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiori benefici.

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È importante per noi prendere tempo anche per riflettere.
Le pause mentali fanno bene al cervello e allo spirito.
Hai notato che troviamo spesso le soluzioni quando non le stiamo cercando?

Ecco 8 cose che dovresti mettere da parte se vuoi essere più produttivo al lavoro:.

1. Elimina l’affanno di voler fare tutto

La maggioranza di noi,
è abituata a pensare che le persone super-dinamiche,
che corrono senza fiato da un posto all’altro sparando mail a raffica,
che cercano di fare tutto, siano anche molto produttive e redditizie.

Poi spesso quando ci si ferma a esaminare i loro risultati,
si capisce che non sono assolutamente straordinari (se paragonati all’impegno, all’energia profusa … sono normalissimi).

Provare a fare tutto,
equivale a non fare niente (bene).
Fare tutto ti impedisce di diventare (veramente) bravo in qualsiasi cosa.

Diventa il migliore in un campo e, solo allora,
“allarga” i tuoi campi d’azione in altri settori.

 


 

2. Stop a straordinari credendo di aumentare la produttività al lavoro

Numerosi studi dimostrano che più lavori,
meno efficace e produttivo sarai, nel breve e lungo termine.
Lavorare per lunghe ore non significa essere produttivi.

È necessario assicurarsi di lavorare in modo efficace durante le ore di lavoro,
non sovraccaricarsi e dormire bene, in modo da mantenere un alto livello di concentrazione e di produttività.

Medici, scienziati e ricercatori sono tutti d’accordo che per una vita più produttiva,
più ispirata, più gioiosa è necessario dormire abbastanza (7-8 ore il giorno).

Infatti, quando non dormiamo a sufficienza, riscontriamo un degrado cognitivo simile agli effetti del bere grandi quantità di alcol.

3. Smettila di fare tutto da solo

Certo,
può essere esaltante pensare”sto facendo tutto da solo”,
oppure credere che sia un segnale di debolezza,
o ancora semplicemente si sceglie di non voler disturbare le altre persone,
ma ci sono pochi vantaggi nel voler essere superman.

Alla fine,
il pericolo di fallire è molto alto.

È importante renderci conto che – invece di perdere tempo a cercare di capire qualcosa –
possiamo cercare l’aiuto di un esperto o di un consulente.
Ci darà più tempo per concentrarci sui compiti più importanti.

In questo modo guadagniamo tempo per lavorare su altre cose,
e iniziare a essere (davvero) più produttivo al lavoro.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

4. Basta a giornate senza pause credendo di essere produttivo al lavoro

Ti vanti delle ore di straordinario a tre cifre?
Fine settimana passati al lavoro?
Non sai mai che tempo fa fuori del tuo ufficio?
Conosci (davvero) la differenza tra lavorare tanto e lavorare meglio?

Un malinteso comune è che le persone di successo lavorino giorno e notte,
senza sosta. Ininterrottamente.

Non hanno spazio per divertimenti, svago o tempo libero.
Beh! Non è così.

I creativi – ma anche i grandi leader e uomini d’affari – hanno spesso bisogno di tempo libero per rilassarsi, poter esplorare, ispirarsi e stimolarsi.
Possono riflettere sugli ostacoli che affrontano e vederli da una prospettiva diversa.

Una pausa mentale è (anche) il segreto del successo.
Lavorare troppo (non è eroismo) ma probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.

Continua a leggere la parte 2.

Approcciare (senza mal di testa) una persona logorroica al lavoro

persona logorroica
Che sia il capo, un collega, un collaboratore o un cliente… poco importa.

Prima o poi incontri una persona logorroica.
E sì, te la ricordi bene.

Si perde in dettagli inutili.
Salta da un argomento all’altro.
Parte dal meteo e finisce… chissà dove.

Chi è davvero la persona logorroica

“La prolissità non è un eccesso di parole, ma una carenza di idee.”
Nicolás Gómez Dávila

La persona logorroica parla tanto perché ha bisogno di piacere.
Oppure teme di non essere ascoltata.

Il problema?

Non ascolta.
Nemmeno quando fa una domanda.

Se provi a rispondere, ti interrompe.
Se resta in silenzio… è solo una pausa per ripartire.

Ogni frase diventa un pretesto per continuare.
All’infinito.

Ignorarla non è possibile.
Evitarla, nemmeno.

Soprattutto se è un cliente o il tuo capo.

Non lasciarti trascinare

Quando la conversazione parte male, finisce peggio.

Tempo perso.
Energia sprecata.
E spesso… mal di testa.

La prima regola è semplice:
non farti portare fuori strada.

Evita argomenti che aprono discussioni infinite:
politica, crisi, sport, religione.

Se un cliente parte dal meteo, rispondi con educazione… e riporta il focus:

“Sì, in effetti fa caldo. Come posso esserle d’aiuto?”

Gentile.
Diretto.
Efficace.

Non interrompere subito

All’inizio, lascia spazio.

Ha bisogno di parlare.
Di sentirsi ascoltato.

Non bloccarlo di colpo.

Ascolta.
Osserva.
Cerca un aggancio.

Ogni frase può diventare un ponte per riportarlo al punto.

Poi, quando è il momento…

Prendi il controllo della conversazione

Qui serve decisione.

Fai domande chiuse:

  • “Sì o no”
  • “Questo punto è corretto?”

Se si allontana, riporta il focus.
Con calma. Ma con fermezza.

Ripeti la domanda, se necessario.

Non cedere al flusso.

Se lavori con clienti, puoi usare anche il tempo come leva:

  • “Prima di seguire gli altri clienti, voglio assicurarmi che…”
  • “Abbiamo pochi minuti, concentriamoci su…”

Non è scortesia.
È gestione.

Riformula e sintetizza

Chi parla tanto teme di non essere capito.

E allora ripete.

Il modo più veloce per fermarlo?

Dimostrare che hai capito.

Riassumi:

  • “Se ho compreso bene, il punto principale è…”

Così ottieni due risultati:

  • verifichi la comprensione
  • dai all’altro la conferma che è stato ascoltato

E la conversazione si accorcia.

Mantieni la rotta

Se lasci a lui la guida, perderai il controllo.

Parla poco.
Intervieni quando serve.

Evita domande aperte.
Non rilanciare nuovi temi.

Non alimentare il flusso.

Guida.

Sempre.

Quando serve, sii diretto

Se hai già provato tutto e nulla cambia, chiarisci.

Con rispetto.

  • “Capisco quello che mi stai dicendo, ma devo occuparmi anche di altro. Andiamo al punto.”

Educazione e fermezza possono convivere.

E funzionano.

LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE >
trovi spunti interessanti nei miei libri “Autorevolezza” e “Prima volta Leader”.

Non aspettare che si fermi da solo

È un errore comune.

“Prima o poi smetterà…”

No.

Non succederà.

Chi è logorroico trova piacere nel parlare.
E il tempo, per lui/lei, non è un problema.

Se non intervieni tu, la conversazione continua.

Non è questione di farlo tacere.

È questione di guidare.

Ansia da nuovo lavoro? Cosa è normale e cosa è solo una tua paranoia

ansia da nuovo lavoro

Foto: Moshehar

Ansia da nuovo lavoro?

Iniziare in un nuovo posto può essere stimolante ed entusiasmante.

Ma anche stressante.
A tratti perfino “schiacciante”.

Devi:

  • imparare nuove procedure
  • assorbire una quantità enorme di informazioni
  • conoscere molte persone
  • fare una buona impressione sul nuovo capo.

Insomma… pressione!

È normale sentirsi:

  • nervosi
  • incerti
  • ansiosi.

L’ansia da nuovo lavoro è quasi inevitabile.

Quando entri in un ambiente nuovo, la mente comincia a “galoppare” per ritrovare equilibrio.

Alcuni pensieri sono realistici.

Altri… sono semplicemente ansie amplificate dalla nostra testa.

Vediamo alcune situazioni tipiche.

“Non capisco subito gli argomenti” → normale

Sei seduto a una delle prime riunioni.

E qualcuno comincia a parlare usando termini e concetti che non conosci.

E dentro di te pensi:
“Di cosa diavolo stanno parlando?”

Succede a tutti.

Puoi:

  • chiedere spiegazioni
  • far ripetere un concetto
  • prendere appunti e approfondire dopo.

Non capire tutto subito è assolutamente normale.

Serve tempo per entrare nei meccanismi di un nuovo lavoro.

“Tutti gli altri sono più bravi di me” → paranoia

È uno dei pensieri più comuni.

E anche uno dei più dannosi.

Come scrivo nel mio libro
Autorevolezza”, confrontarsi continuamente con gli altri è quasi sempre frustrante.

Perché?

Perché il confronto avviene spesso con un’immagine ideale.

Quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo, troverai sempre qualcuno che sembra avere qualcosa più di te.

Il confronto continuo raramente aiuta.

“Sono esausto” → normale

A fine giornata ti senti distrutto.

Nonostante i caffè.

Arrivi a casa e crolli sul divano.

Tranquillo.
È normale.

Quando inizi un nuovo lavoro il cervello lavora tutto il giorno:

  • per fare buona impressione
  • per apprendere informazioni
  • per orientarsi nel nuovo contesto.

È stancante.

Ma è una fase temporanea.
Nel giro di qualche settimana ti sentirai di nuovo più energico.

“Mi licenzieranno perché non sono esperto” → paranoia

All’inizio nessuno si aspetta che tu sia perfetto.

Chi ti ha assunto sa benissimo che:

  • devi imparare
  • devi adattarti
  • crescere nel ruolo.

Se ti hanno scelto, probabilmente è anche perché hanno visto:

  • potenziale
  • motivazione
  • voglia di imparare.

E questo conta molto.

“Non ho ancora amici qui” → normale

Nel lavoro precedente conoscevi tutti.

Ridevi con i colleghi.
Uscivate insieme.

Qui invece… ancora no.

È normale.

Le relazioni sul lavoro richiedono tempo.

Un consiglio: evita di creare legami attraverso il gossip.

Spettegolare per sembrare “uno del gruppo” spesso danneggia la reputazione.

Molto più di quanto immagini.

Creare buone relazioni nel nuovo lavoro non è solo questione di tempo, ma anche di atteggiamento.

“Nessuno vuole mangiare con me” → paranoia

I primi giorni può capitare di pranzare da soli.
Non c’è ancora confidenza.

Non aspettare sempre che siano gli altri a invitarti.

A volte basta fare il primo passo:
“Posso sedermi con voi?”

È più semplice di quanto sembri.

E ti farà apparire una persona aperta e disponibile.

“Non piaccio a nessuno” → paranoia

Non puoi controllare il giudizio degli altri.
È impossibile.

Anche se sei:

  • disponibile
  • gentile
  • professionale

ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti.
E a vederti come una minaccia per la sua carriera.

Prima lo accetti, meglio è.

Metti a tacere la tua voce interiore negativa e concentrati su ciò che conta davvero:
allinearti al nuovo lavoro.

“Non sono adeguato per questo ruolo” → paranoia

Capita spesso nei primi mesi.

Ti guardi intorno e pensi:
“Ma dove mi sono cacciato?”

Hai la sensazione di non sapere abbastanza.
Di non essere all’altezza.

Questo stato ha anche un nome: sindrome dell’impostore.

Succede più spesso di quanto pensi.
E non significa che tu non sia capace.

A dedicato un intero capitolo del mio libro “Prima volta Leader” a tale sensazione di inadeguatezza.

“Mi hanno assunto per A e B, ma sto facendo X e Y” → attenzione

Qui la situazione è diversa.

Se il lavoro che stai facendo è molto diverso da quello per cui sei stato assunto, vale la pena parlarne.

Con il tuo responsabile.

A volte è solo una fase iniziale.
Altre volte no.

Se la discrepanza è grande e permanente, può essere il segnale che quel ruolo non è davvero quello giusto per te.

Leggi il mio post per approfondire: Il nuovo lavoro è diverso da come immaginato. E adesso?

“Ho fatto un errore” → normale

Nessuno nasce imparato.

E nessuno è perfetto.
Tutti sbagliano.

Anche le persone che oggi ti sembrano più competenti hanno commesso — e continuano a commettere — errori.

La differenza sta in una cosa:
imparare da quegli errori.

“Ho fatto un errore… mi licenzieranno” → paranoia

Un errore non provoca l’apocalisse.

Il mondo non smette di girare.

E nella maggior parte dei casi non costa il posto lavoro.

Se ti hanno assunto è perché qualcuno ha visto valore in te.
Non impegnarti a dimostrare il contrario.

Hai fatto un errore sul lavoro?
Se vuoi approfondire: Come chiedere scusa al lavoro. Basta dire “Mi dispiace”?

“Devo essere perfetto” → paranoia

Il perfezionismo spesso nasce dal bisogno di approvazione.

Se tutto è perfetto, nessuno potrà criticarti.

Ma nel lavoro reale la perfezione è raramente necessaria.

A volte “buono” è più che sufficiente.
E soprattutto è più efficace.

Meglio consegnare qualcosa di valido oggi…
che aspettare la perfezione e non consegnare nulla.

“Non pensavo fosse così dura” → normale

Il mondo del lavoro è diventato più competitivo.
Più veloce.
Più complesso.

Per ambientarsi servono:

  • impegno
  • preparazione
  • resilienza

È normale sentirsi sotto pressione all’inizio.

Ansia da nuovo lavoro? In conclusione

L’ansia da nuovo lavoro è normalissima.

Stai entrando in un ambiente nuovo, con nuove persone e nuove aspettative.
Il cervello ha bisogno di tempo per adattarsi.

Respira.
Impara.

Concediti qualche settimana.
Poco alla volta, tutto diventerà più familiare.

Quando inizi un nuovo lavoro non devi dimostrare di sapere già tutto.

Devi solo dimostrare che sei disposto a imparare.

Faccia a faccia con il tuo peggior nemico: il critico interiore – 2

critico interno

Foto di cj_wells88

Leggi anche la parte 1.

5. Sostituisci pensieri eccessivamente critici con affermazioni più realistiche

Impara a riconoscere quando i tuoi pensieri critici sono esageratamente negativi.
Trasforma un pensiero eccessivamente pessimista in un’affermazione più razionale e realistica.

Quando ti ritrovi a pensare: “Non faccio mai niente di buono“,
sostituisci la frase con una più ragionevole del tipo “Quando si tratta di numeri e di contabilità, mi trovo in difficoltà”.

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Ogni volta che ti trovi in testa un pensiero esageratamente negativo,
rielabora con una dichiarazione più accurata,
guardando la situazione in modo più razionale e meno emotivo.

Se pensi “Non riuscirò mai ad avere un posto di responsabilità”,
esamina le prove che supportano questa dichiarazione ma anche quelle che contestano quest’affermazione.
Guarda l’argomento da entrambi i lati.

A volte è utile scrivere,
elencare tutte le prove che supportano ma anche quelle che contraddicono questo pensiero.
Vedrai che la notte non è così nera come l’hai dipinta.

6. Dai forza al tuo dialogo interiore

Il tuo dialogo interiore alimenterà il tuo successo o ti impedirà di raggiungere il tuo pieno potenziale.
Devi diventare il tuo migliore consigliere.

Più riuscirai a migliorare il tuo dialogo interiore,
più avrai forza per andare avanti nei momenti difficili e farai “pace” con i tuoi limiti e con te stesso.

Vedrai com’è motivante utilizzare pensieri tipo:
E’ difficile, ma mi sto impegnando e ce la posso fare” oppure “Ho fallito. Domani ricomincerò più forte dei miei errori”.

Utilizza il dialogo interiore (modificandone le parole) per darti forza,
e continua a lottare per i tuoi successi e per i tuoi sogni!

Il progresso sconfigge il critico interno.

 


 

7. Fai attenzione alle parole che utilizzi

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare.
Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.”

Buddha

Poni attenzione alle parole che utilizzi per descrivere la realtà, ma anche per parlare di quello che pensi di te stesso, dei limiti che ti dai, degli obiettivi che ti poni.

Il tuo critico interiore imposta obiettivi irragionevoli e poi ti dice… “Dai forza, vai a prenderlo” .

Il tuo critico prova vergogna davanti a traguardi facilmente raggiungibili.
I suoi obiettivi sono l’auto-sconfitta,
il sogno irrealizzabile e a sfiducia.

8. Sii comprensivo con te stesso

Hai notato come siamo indulgenti con gli amici,
e quanto diventiamo duri e spietati quando si tratta di noi stessi?

Abbiamo poco o nessun controllo su come ci sentiamo e su cosa pensiamo. Molte delle nostre risposte emotive e cognitive sono automatiche.
Non dovremmo mai giudicarci così duramente.

Dobbiamo sviluppare l’autoconsapevolezza per diventare coscienti di questi pensieri e azioni automatiche.
Ci vuole un piccolo sforzo e allenamento per migliorare la consapevolezza di sé.

C’è differenza …
dire sempre a te stesso che non sei abbastanza bravo,
e dire sempre a te stesso che puoi lavorare per diventare migliore.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

9. Prendi una certa distanza dal tuo critico interno

Identifica i pensieri di cui devi essere consapevole e quelli che devi lasciare andare.

Accettare le tue debolezze per quello che sono oggi, non significa che devi rimanere così per sempre.
È importante riconoscere di avere difetti ma anche decidere di sforzarsi per migliorare.

Il tuo critico interno detesta il progresso, ama la sicurezza, si concentra solo su “non voglio” e “non mi piace”.
Non ti supporta mai.

Qual è il più grande passo in avanti che puoi completare oggi?
Non preoccuparti di quanto sia piccolo, minimo.
Fallo.

Se riesci a distaccarti e operare contro questo pensiero distruttivo,
diventerai più forte, mentre il tuo critico interno si indebolirà.

Faccia a faccia con il tuo peggior nemico: il critico interno – 1

critico interno

Foto di cj_wells88

Tutti abbiamo un critico interiore.
Questa “voce interna” che esprime di continuo un commento negativo su chi-siamo e come-ci-comportiamo.

“Avresti dovuto…”
“Sei fottuto.”
“C’è qualcosa che non va in te.”
“A loro non piaci.”
“Non puoi farlo.”
“Sei un perdente.”
“Tanto non ce la farai. Come sempre.”
“Sei brutto/stupido/grasso”
“Sei diverso dagli altri.”

Questa voce critica si forma dalle nostre esperienze di vita;
esperienze dolorose e spiacevoli che producono emozioni negative e pensieri depotenzianti.

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A ogni particolare situazione stressante o dannosa che ci capita,
ecco che spunta la voce critica che è in noi.

Il critico interiore non analizza oggettivamente

Piuttosto alimenta continuamente un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.
È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Ecco 9 spunti per “domare” il tuo critico interiore,
far tacere la sua negatività e migliorare il benessere della tua vita:

1. Sviluppa consapevolezza dei tuoi pensieri

Quando usciamo dalla nostra zona di comfort, il nostro critico interiore inizia ad avvertirci dei potenziali modi in cui potremmo fallire… con pensieri spesso esagerati, prevenuti, sproporzionati.

Siamo così abituati a sentire i nostri stessi racconti che è difficile diventare consapevoli dei messaggi che ci stiamo mandando.

Riconoscere che il tuo critico interiore è al lavoro …
è il primo passo per ridurre la sua presa su di te.

2. Ricorda che la voce del critico interiore non è la realtà

“Nel reale si rischia di soffocare,
nell’irreale di perdersi.”

Mario Andrea Rigoni

Ricorda che la tua voce interiore critica non è un riflesso della verità.
È una prospettiva che hai adottato sulla base di esperienze e atteggiamenti negativi che hai vissuto e interiorizzato.

 


 

Il tuo critico interiore sta cercando di proteggerti da possibili danni,
alcuni pensieri potrebbero essere veri,
spesso sono falsi, raramente sono utili.

Non lottare con il tuo critico,
piuttosto vedilo per quello-che-è
una “voce” che propina opinioni, piuttosto che fatti.

Non agire sulle direttive del tuo critico interiore.

3. Smettila di rimuginare

A volte,
potresti sorprenderti a pensare e ripensare più volte a quella cosa imbarazzante che hai fatto,
o a quella frase che non avresti dovuto dire,
ma oramai è fatta.

Se continui a ruminare, rimasticare,
non farai altro che sentirti peggio e non risolverai il problema.

Non cercare di evitare di pensarci,
perché più probabilmente ti concentrerai e rafforzerai questo pensiero.

Invece,
è importante distrarsi con un’attività – tipo fare una passeggiata, parlare di un argomento completamente diverso, ecc. – per fermare i pensieri critici,
prima che vadano fuori controllo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

4. Parla a te stesso come se parlassi a un amico

Che cosa diresti a un caro amico che ti confida pensieri di inadeguatezza e sentimenti di insicurezza?

Non penso qualcosa del tipo: “È giusto così … sei così insicuro e goffo” oppure
“Per l’ennesima volta hai dato prova di non saper fare niente di buono”
“Sei un perdente, non puoi farci niente!”

Eppure,
con te stesso saresti capace di dire cose molto più dure e crudeli.
Il tuo critico interiore è felice quando costruisci muri.

Invece (anche a te stesso) dovresti offrire parole compassionevoli, di incoraggiamento,
d’incitamento, proprio come faresti con il tuo migliore amico.

Continua a leggere la parte 2.

12 differenze tra chi ha successo e chi non ce la farà mai

avere successo
C’è sempre una differenza.

Tra successo e insuccesso.

Non è solo una questione di risultati.

È una differenza di approccio, di abitudini, di decisioni.
Di pensieri che diventano azioni.

E, alla fine, fanno la differenza.

Avere successo — cioè raggiungere i propri obiettivi, grandi o piccoli — significa:

  • lavorare duro
  • essere determinati
  • perseverare

Non c’è molto altro da aggiungere.

Ecco 12 differenze che contano. Davvero.

1. Chi ha successo agisce. Chi fallisce rimanda

Le persone che arrivano:

  • si muovono
  • provano
  • sbagliano
  • riprovano

Le altre … aspettano.
Aspettano il momento giusto.

La situazione perfetta.
La sicurezza totale.

Che non arriva mai.

“Chi diventa bravo a inventare scuse,
non sarà mai bravo in nient’altro.”

2. Chi ha successo riconosce i limiti. Chi fallisce li nasconde

Molti passano la vita a mascherare debolezze ed emozioni.

Chi cresce davvero fa l’opposto:

  • riconosce i propri limiti
  • li accetta
  • ci lavora sopra

Non spreca energia a “sembrare”.
La usa per migliorare.

3. Chi ha successo abbraccia il cambiamento. Chi fallisce lo teme

Il cambiamento è scomodo.

Sempre.

Ma chi arriva:

  • studia
  • si aggiorna
  • si adatta

Chi resta indietro, invece:

  • resiste
  • si irrigidisce
  • rimane fermo

4. Chi ha successo parla di idee. Chi fallisce parla d’altro

Le persone che crescono:

  • discutono progetti
  • condividono visioni
  • si confrontano

Quelle che non crescono:

  • criticano
  • commentano
  • sprecano energie

5. Chi ha successo sceglie bene le persone. Chi fallisce subisce l’ambiente

Le persone con cui passi il tempo contano.
Molto.

Chi ce-la-fa si circonda di persone che:

  • stimolano
  • supportano
  • fanno crescere

Chi non resta in ambienti:

  • negativi
  • lamentosi
  • prosciuganti

E ne paga il prezzo.

6. Chi ha successo si assume responsabilità. Chi fallisce dà la colpa

Chi cresce davvero sa che:
la vita è fatta di errori.

E li affronta.

Non cerca scuse.
Non scarica responsabilità.

Le persone che non crescono fanno l’opposto:
trovano sempre qualcuno o qualcosa da incolpare.

7. Chi ha successo continua a imparare. Chi fallisce si ferma

L’unico modo per crescere è:
continuare a imparare.

Chi ha successo:

  • resta curioso
  • cerca stimoli
  • si mette in discussione

Chi si blocca:

  • si aggrappa alle proprie certezze
  • diventa rigido
  • smette di evolvere

E alla prima difficoltà… si rompe.

8. Chi ha successo chiede. Gli altri temono il rifiuto

Molti non chiedono ciò che vogliono.

Per paura.

  • di essere rifiutati
  • di fallire
  • di esporsi

Ma così facendo… si auto-escludono.

Chi raggiunge il traguardo ha capito una cosa semplice:
il “no” fa parte del gioco.

9. Chi ha successo sceglie la strada difficile. Chi fallisce quella facile

Quando arriva il momento decisivo:
chi cresce prende decisioni difficili.

Dice dei “no”.
Si espone.
Si assume dei rischi.

Chi non cresce cerca scorciatoie.

Che spesso diventano strade senza uscita.

10. Chi ha successo ascolta. Chi fallisce parla. Troppo.

L’ascolto è una delle competenze più sottovalutate.

Chi ce la fa:

  • ascolta davvero
  • fa domande
  • comprende

Chi non ce la fa:

  • parla troppo
  • interrompe
  • vuole avere sempre ragione

E perde occasioni.

Nei miei libri ho spesso sottolineato la “potenza” dell’ascolto e del silenzio.

11. Chi ha successo mantiene un atteggiamento costruttivo. Chi fallisce si fa travolgere

Un atteggiamento positivo non significa essere ingenui.

Significa:

  • restare lucidi
  • reagire in modo utile
  • non farsi trascinare

Chi non riesce:

  • si abbatte facilmente
  • reagisce emotivamente
  • si lascia condizionare da tutto

12. Chi ha successo sa che non è solo denaro. Chi fallisce guarda solo l’apparenza

Per molti, successo significa:

  • soldi
  • status
  • immagine

Per chi “arriva” davvero, invece, è altro:

  • qualità delle relazioni
  • crescita personale
  • consapevolezza
  • equilibrio

Il successo non è solo ciò che hai.

È soprattutto chi sei.

Le persone di successo curano i dettagli.

Sanno che spesso la differenza tra ordinario e straordinario
sta nelle piccole cose fatte bene.

Non esiste una formula magica. Esistono scelte quotidiane.

Piccole,
ripetute,
coerenti.

Non serve rivoluzionare tutto.
Serve iniziare.

Magari da una sola cosa:
smettere di rimandare.

Perché il successo non arriva all’improvviso.
Si costruisce.
Ogni giorno.

Quando emerge la sensazione di “non andare da nessuna parte”,
il lavoro più utile è fare ordine:

cosa vuoi davvero, cosa ti trattiene,
cosa serve per ripartire.

Scopri il mio percorso di coaching “Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi – coaching mirato

7 metodi infallibili per fare scappare i collaboratori migliori – parte 2

errori dei manager

Foto di Kaz

Leggi anche la parte 1.

5. Mancanza di considerazione

A chiunque farebbe piacere sapere che sta lavorando bene.
Eppure…

Perché non chiediamo mai (a chi lavora con noi) pareri e feedback?
Perché tratteniamo le informazioni e non le condividiamo?
Condividere le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per chi lavora con te.

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Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

Quando i leader sono trasparenti, sinceri e onesti,
le persone sono motivate.

I dipendenti che non si sentono compresi e apprezzati (per i loro sforzi) perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni dall’alto, senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire le persone senza importanza,
inutili. Uno dei maggiori errori dei manager!

6. I favoritismi sono uno dei principali errori dei manager

In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo.
Mark Twain

Spesso (forse senza rendercene neanche conto),
coinvolgiamo sempre e solo le stesse persone… manifestando le nostre preferenze in maniera evidente.

È naturale e normale,
sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma se poi dimostriamo faziosità, promuoviamo non il migliore ma il più fortunato o il più raccomandato,
perdiamo la stima di tutto il team e creiamo demotivazione.

Naturalmente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

È importante dimostrare che viene promosso chi davvero svolge il proprio lavoro con costanza,
impegno e professionalità.

Leggi questo post per approfondire.

 


 

7. Tutto è dovuto

Se vuoi essere proprio sicuro di generare genera noia e sensazione di inutilità nel tuo team,
c’è una cosa semplicissima che puoi fare… anzi non fare.
Non fare niente.
Semplice no!

Aspettarsi che il lavoro venga fatto impeccabile come sempre, come se tutta la fatica non contasse nulla,
considerare i risultati ottenuti come qualcosa di dovuto, scontato,
semplicemente il frutto del lavoro.
E ci mancherebbe …

Non dire “Per favore” e “Grazie”.
Tutto è dovuto.
Ecco uno dei fondamentali errori dei manager.

Eppure spesso sono proprio i complimenti,
le gratificazioni e le ricompense (non per forza economiche) a stimolare il dipendente a crescere e non cambiare azienda.

“Grazie”e “Per favore” sono parole che si sentono sempre meno (non solo in ambito lavorativo),
nonostante racchiudano un grande valore positivo,
soprattutto nei momenti più difficili.

Leggi questo post per approfondire!

Nella gestione del team devi dare un valore aggiunto

Se gestisci un team (piccolo o grande, non fa differenza), quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dai collaboratori che gestisci,
devi riuscire a dare un valore aggiunto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti.

A volte,
una stretta di mano e un semplice “Grazie” o “Ottimo lavoro!” detto con sincerità,
guardando negli occhi il tuo collaboratore possono fare piccoli miracoli motivazionali!

Pochi considerano la gestione del team un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!

7 metodi infallibili per fare scappare i collaboratori migliori – parte 1

errori dei manager

Foto di Kaz

Quali abilità deve avere un manager per definirsi competente?
Un modo affrettato e semplicistico di rispondere potrebbe essere: ottenere buoni risultati.
E senz’altro è (anche) vero.

È certamente utile comprendere cosa-fanno i manager di successo, ma altrettanto importante è conoscere cosa-non-fanno. Quali sono i principali errori dei manager.

Un buon manager è anche quello che non lascia fuggire i migliori talenti.
Infatti, non sono pochi i collaboratori che decidono di licenziarsi o di cambiare azienda proprio a causa dei propri superiori.

Ecco 7 metodi infallibili che provocano la fuga dei dipendenti migliori (e i concorrenti sentitamente ringraziano):

1. Rapporti professionali freddi

Che cosa trasmetti,
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Avverte un’attenzione particolare, la tua partecipazione,
la tua disponibilità?

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Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si sta disturbando)?

Non sono pochi i responsabili di team che mi contattano,
lamentando problemi di rapporti con i collaboratori, con tutto il seguito di conflitti,
scarsi risultati, bruciori di stomaco e… notti insonni.

Distinguiamo professionalità e comportamento.
Allo stesso tempo puoi essere professionale e competente ma anche gelido,
scortese o scostante.

Le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.)
sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Cerca di essere un team leader empatico e comprensivo, disposto all’ascolto,
capace di dialogare con i propri dipendenti,
alleggerisci la pressione e invoglia a parlare dei problemi … prima che sia troppo tardi!

2. Il micro-management è uno dei principali errori dei manager

I dipendenti migliori sono quelli che possono lavorare in autonomia,
perché sono in grado di autogestirsi senza nette direttive.

Allora che senso ha pretendere di verificare la corrispondenza, le mail,
di bloccare tutto finché non dai il tuo “OK”,
anche per questioni di secondaria importanza?

 


 

Lo sai che così facendo, limiti la capacità delle persone, scoraggi l’iniziativa,
blocchi la motivazione, la crescita professionale?

Se sei riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e scoraggi le persone nel prendere l’iniziativa,
è facile che diventi “il collo di bottiglia” della tua attività e il motivo principale della fuga dei tuoi migliori collaboratori.

3. Azioni senza motivo

Sono sicuro che le azioni che proponi abbiano una ragione e uno scopo …
ma se le conosci solo tu… per il tuo team diventa demotivante e scoraggiante.

Le persone che lavorano con te hanno bisogno di conoscere lo scopo, il fine o il traguardo più alto.
Se non capiscono il significato del loro lavoro,
perdono passione ed entusiasmo.

I collaboratori (che lavorano per raggiungere obiettivi) che inaspettatamente vengono spostati … sentono spegnere il loro fuoco motivazionale.

Se imposti scadenze e obiettivi non realistici, le persone rinunciano;
stai demotivando i tuoi collaboratori perché le persone sono consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.
Già alla partenza.

Senza scopo,
le ore di lavoro sono prive di significato.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

4. Incoerenza

“Credo ciò che dico, faccio ciò che credo.”
Victor Hugo

Per uccidere la fiducia delle persone in un colpo solo – e senza possibilità di espiazione – è sufficiente …
non mantenere la parola data.

Non sono pochi i lavoratori che si lamentano di un’opportunità promessa che non si è mai materializzata o del proprio capo che ha preso credito per il lavoro…
fatto dai collaboratori!

Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e per il successo professionale.
L’incoerenza è un boccone amaro da digerire.
Per tutti.
È uno dei principali errori dei manager.

Continua a leggere la parte 2.

9 frasi che non dovresti mai dire sul tuo luogo di lavoro

frasi da evitare al lavoro

Foto di MabelAmber

Per molti di noi,
il lavoro è il luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Stare così tante ore nello stesso ambiente
ci fa abbassare la soglia di attenzione.

Dimenticare il buon senso.

Assumere atteggiamenti che, senza accorgercene,
mettono a rischio la nostra professionalità.

Non lasciare che frasi apparentemente innocue come:

  • “Sei incinta?”
  • “Come sei magra? Perché non mangi?”
  • “Quanti anni hai? Davvero?”
  • “Come mai sei agghindato a festa? Hai un colloquio?”

danneggino la tua reputazione
o ti facciano etichettare come una persona
superficiale,
banale,
insolente.

Da evitare.

Ecco 9 frasi da evitare al lavoro
per non mettere a repentaglio la tua credibilità.

1. “Scusa ma sono in ritardo”

Rispetta il tuo tempo.
E quello degli altri.
Punto.

Essere in ritardo (a una riunione, un progetto, una consegna)
la dice lunga su di te.

Essere in orario significa:

  • rispetto
  • affidabilità
  • responsabilità

2. “Sì” (quando vorresti dire “no”)

Hai il “no” sulla punta della lingua,
ma per senso di colpa, paura del giudizio
o per evitare un conflitto
dici “sì”.

E poi arrivano:
ruminazioni,
colpevolizzazioni,
logorii mentali.

Se una richiesta ti mette in difficoltà,
non rispondere subito.

  • “Posso pensarci? Ti faccio sapere domani.”

Leggi il mio post su come dire NO senza offendere.

3. “No” (poi ci ripensi e dici “sì”)

Se torni facilmente indietro,
comunichi che le tue posizioni sono negoziabili
basta insistere un po’.

Risultato?
Le persone smettono di prenderti sul serio.

Cambiare idea è umano.

Ma non quando è guidato dalla paura del giudizio
o dal bisogno di essere accettati.

4. “Sì” (quando sai già che poi dirai “no”)

Accettare per paura o indecisione,
sapendo che poi ritratterai via mail
o tramite un collega-messaggero,
ti danneggia.

Comunica debolezza.
Mancanza di coerenza.
Scarsa assunzione di responsabilità.

I tuoi colleghi meritano una persona
che ci mette la faccia.

5. “Ti rubo solo un secondo/minuto”

Quasi mai è vero.

Un minuto non basta.
E lo sappiamo entrambi.

Quando interrompi qualcuno,
stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

Cambia approccio:
chiedi un momento, non “un minuto”.

Sarà l’altro a dirti quando è il momento giusto.

6. “Questo non è il mio lavoro”

Frase tossica.
Ti dipinge come inflessibile
e poco collaborativo.

Oggi tutti svolgiamo (anche) compiti
fuori dal mansionario.

Se una richiesta è davvero ingiusta,
chiedi di parlarne.
Ma non dire mai che “non è il tuo lavoro”.

La stima cala.
E la reputazione resta.

7. “Non lo so… non mi dicono mai niente”

Lamentarti del tuo scarso potere decisionale
mina la tua credibilità.

È depotenziante.

Tutti, anche i dirigenti,
devono chiedere autorizzazioni.

Se ti mancano informazioni,
procuratele.
Non lamentarti.

8. “Sapete che Francesco esce con Giulia?”

Il gossip crea complicità momentanea.
Ma distrugge la fiducia.

Chi ti ascolta sa una cosa:
con te non può essere discreto.

Le vite private dei colleghi
restano tali.

9. “Se tu fai/non fai… vado dal capo”

Non è una strategia.
È una minaccia.

E le minacce comunicano:
debolezza,
insicurezza,
infantilismo.

Se c’è un problema,
si affronta.
Non si ricatta.

Frasi da evitare al lavoro?

Spesso è solo buon senso.

In questa epoca di iper-controllo e politically correct,
non serve aggiungere nuove regole.

Servono:
attenzione,
consapevolezza,
rispetto.

Sono verità antiche.
Semplici.

Ma spesso dimenticate
per superficialità,
pigrizia.

In conclusione

La professionalità non si gioca nei grandi discorsi,
ma nelle frasi quotidiane.

Quelle che dici senza pensarci.
Ed è proprio lì che vale la pena diventare più consapevoli.

Nuovo lavoro: 10 modi per farsi apprezzare subito dai nuovi colleghi

nuovi colleghi
Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è un po’ come il primo giorno di scuola.

Di tempo ne è passato.
Ora sei grande.
Le apprensioni sembrano diverse.

Eppure, se ci pensi bene…
le domande sono le stesse.

Già nella prima settimana riaffiorano le insicurezze tipiche di quel giorno lì.

Soprattutto una:

sarò accettato dai nuovi colleghi?

  • “Come saranno?”
  • “Disponibili o arroganti?”
  • “Mi troverò bene?”
  • “Sarò giudicato?”
  • “Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
  • “Piacerò a tutti?”

Domande normali.
Umanissime.

La buona notizia è che qualcosa puoi farla.
Per dare la giusta impressione.
E costruire rispetto fin dall’inizio.

Ecco 10 modi per farsi apprezzare dai nuovi colleghi, subito.

1. Essere in orario

Partiamo da una banalità grande quanto una casa.
Eppure, quanti ci cascano.

Traffico.
Parcheggio.
“Non pensavo che…”

No.

Essere in orario dice molto di te.
Rispetto.
Affidabilità.
Responsabilità.

2. Presentati

Non penserai davvero di nasconderti dietro al PC tutto il giorno. Vero?

Fatti coraggio.
Prendi iniziativa.
Presentati.
A tutti.

Apprezzeranno lo sforzo.

E prova a ricordare i nomi:
salutare qualcuno per nome il giorno dopo fa più effetto di mille parole.

Per ricordarsi i nomi dei nuovi colleghi leggi il mio post:
7 trucchi per ricordare il nome dei nostri clienti

3. Conosci i tuoi colleghi

Durante il pranzo o le pause caffè,
prenditi tempo.

Chiedi (davvero):
“Come stai?”

Potresti sorprenderti di quanto avete in comune.

E ricordati di sorridere.
La tensione del nuovo ruolo può “stamparti” in faccia un’espressione chiusa.

Messaggio sbagliato.
Persone lontane.

4. Offri il tuo aiuto

Fai sapere che sei disponibile.
Anche su progetti che non sono nel tuo to-do.

Con rispetto.
Senza invadere.
Senza prevaricare.

Dimostri spirito di squadra.
E impari come funzionano davvero le cose.

Una frase semplice:
“Posso aiutarti in qualche modo?”

La reputazione viaggia veloce.

5. Fai domande. Parla poco. Ascolta.

Nei primi giorni è facile parlare troppo di sé.
Per piacere.
Per dimostrare.

Fermati.
Ascolta.

Lascia l’ultima parola agli altri.
Non interrompere chi è concentrato o impegnato.

Un cenno, un “a più tardi”, è già rispetto.

6. Esprimi il piacere di unirti al team

Se ti senti davvero grato per l’opportunità,
dillo.

Ringrazia.
Riconosci l’aiuto ricevuto.

Ricorda anche questo:
per qualcuno, il tuo arrivo potrebbe sembrare una minaccia.
Anche se non lo sei.

7. “Posso sedermi qui?”

Non aspettare sempre l’invito.
Respira.
Mettiti in gioco.
Chiedi.

Sederti con gli altri a pranzo comunica apertura e sicurezza.
Accetta inviti per un caffè.

E, ogni tanto, non parlare solo di lavoro.

8. Non fare il saputello

“L’auto-presunzione può condurre all’auto-distruzione.”
Esopo

Resisti alla tentazione di impressionare.
Di correggere.
Di dimostrare.

Umiltà e rispetto battono competenza esibita.
Sempre.

Osserva.
Capisci come funziona l’azienda.
Mostra interesse genuino per le persone.

I risultati arriveranno.

9. Non lamentarti e non spettegolare

È una trappola facile.
E velocissima.

Stai fuori dalla “zona piagnucolosa”.
Evita gossip e lamentele, soprattutto all’inizio.

Un sorriso neutro basta.
Chi capisce, capisce.

10. Mostra interesse per i ruoli

Sapere chi fa cosa ti fa lavorare meglio.
E prima.

Fare domande sul ruolo degli altri dimostra interesse vero.

Osserva il contesto:

  • Ambiente informale o formale?
  • Dopo il lavoro si socializza o si scappa a casa?
  • Il tempo insieme è valore o inefficienza?

Adatta il tuo stile.
Almeno all’inizio.

Chi ben comincia…

In definitiva

Non devi piacere a tutti.
Devi essere rispettoso, autentico e presente.

Comprendere il contesto aiuta.
Adeguarsi per farsi accettare, all’inizio, è intelligente.

Ma perdere sé stessi per piacere… no.

Rispetto e assertività possono convivere.
E fanno la differenza,
da subito.