Gestire ex colleghi: 11 spunti di successo per la tua leadership – parte 2

gestire ex colleghi

Leggi anche la parte 1.

7. Affronta il concorrente deluso

Non per tutti sarà facile mettere da parte l’ego,
nascondere invidie e gelosie e venire a congratularsi con te.

Non tutti nel team hanno accettato la nuova transizione,
magari qualcuno è deluso, arrabbiato o frustrato.

Se uno dei tuoi ex colleghi era in competizione per il ruolo,
hai un ulteriore livello di complessità da affrontare.

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In alcuni casi,
potrebbe essere sufficiente consentire alla persona di adattarsi alla nuova situazione.

È importante chiarire che lo apprezzi come dipendente e sosterrai il suo sviluppo.
Puoi dire qualcosa del tipo “Capisco che sei deluso. Sei una parte importante di questo team e ti darò il mio supporto per avere successo.”

Il tuo passaggio a team leader può essere difficile anche per lui/lei,
prova ad avere più comprensione ed empatia.

8. Rimani aperto e disponibile al dialogo

Rimani disponibile al dialogo, alla collaborazione, a scambiare le tue idee o opinioni.
Nel gestire ex colleghi, è fondamentale se si vuol vivere in armonia,
avere una buona intesa lavorativa e non avere conflitti con le persone.

Se avverti un fastidio a causa della precedente confidenza,
parlane nell’incontro privato con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi …
questo potrebbe aiutare a risolvere la questione in maniera soddisfacente per entrambi.

9. Evita di spettegolare

Fino a qualche tempo fa (forse) spettegolavi anche tu con i colleghi più stretti.
Non c’è niente di male nel gossippare …
stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.

Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo ma diventa pericoloso quando è l’unico sfogo a frustrazione e stress.
E adesso?
Meglio evitare nel gestire ex colleghi, farti coinvolgere per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali o di trovarti in situazioni spiacevoli.

 


 

10. Tratta tutti con rispetto e imparzialità

L’amicizia sul lavoro è uno dei temi più delicati d’affrontare.
Avere amici sul posto di lavoro ci dà carica,
motivazione e una spalla cui poggiarsi in caso di difficoltà.

Molto probabilmente avrai fatto più amicizia con alcuni colleghi rispetto ad altri.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia verso alcune persone ma,
nella tua nuova veste di team leader,
ogni membro del team dovrà essere trattato in modo imparziale e con rispetto.

Anche se pensi di essere equo ed equilibrato al 100% (e forse non ti rendi conto) gli altri collaboratori o dipendenti potrebbero fraintendere o mal interpretare alcune tue decisioni, pensando che stai proteggendo o favorendo una o più persone, a te vicine.

Favoritismi, preferenze e simpatie, potrebbero emergere tuo malgrado,
e all’interno del team creare sfiducia e demotivazione.
Leggi il mio post per approfondire.

11. Non cercare l’accettazione dei tuoi ex colleghi

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi ex colleghi, è un chiaro segno che hai paura di essere rifiutato o emarginato dal resto del gruppo.

È uno schema mentale che ti porterà a fare di tutto per compiacere i tuoi ex colleghi,
pur di ottenere la loro approvazione.
Se devi soddisfare le aspettative dei tuoi precedenti compagni di lavoro, diventerai un burattino sotto il loro comando.
Chi asseconda sempre gli altri, come un cagnolino, non diventerà mai un leader.

Nella tua nuova posizione non devi cercare di essere popolare,
devi accompagnare gli altri per centrare i risultati prefissati.

Mantieni l’attenzione sul lavoro da fare, dai il massimo ogni giorno,
tratta tutti con rispetto e educazione e vedrai che riuscirai a conquistare il tuo team!
Leggi il mio post per approfondire.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

12. Sfrutta la conoscenza delle persone

Durante questo tipo di transizione,
è facile concentrarsi eccessivamente sul comportamento degli altri,
degli ex colleghi.

Il fatto di conoscere le persone “dall’interno” può essere un vantaggio che devi sfruttare al massimo.

Conosci tutte le “pecche” e i punti di forza,
le persone produttive e quelle da stimolare,

La tua comprensione dei processi di lavoro ti può aiutare a costruire la credibilità con il tuo nuovo staff e creare relazioni utili con le persone.

Gestire ex colleghi: non fingere di avere tutte le risposte

Dai fiducia a tutti.
Fai sapere ai tuoi collaboratori che sei aperto a nuove idee e input.
Sollecita suggerimenti e dai il giusto credito a tutti.
Aiuta la crescita di ogni membro del team.
Aumenta le distanze professionali ma rimani “connesso” alle persone.

Da collega a capo? Rimani te stesso!
Adesso, il tuo ruolo è diverso ma tu sei lo stesso.
Molti lo ignorano o se ne dimenticano.

La disponibilità e l’onestà intellettuale possono aiutarti a mantenere buoni rapporti con le persone,
attenuare la tensione e migliorare la produttività.

Gestire ex colleghi è allo stesso tempo una sfida e un’opportunità di crescita.
Se la prendi alla leggera o al contrario con troppa animosità, ti aspettano delusione e frustrazione;
considerala piuttosto una buona occasione per lavorare su te stesso.

Gestire ex colleghi: 11 spunti di successo per la tua leadership – parte 1

gestire ex colleghi

Diventare il capo è una transizione entusiasmante e appagante,
ma può anche rilevarsi molto snervante.
Stressante.

Questo è particolarmente vero se adesso sei diventato il leader di persone che – fino a qualche tempo fa – erano tuoi colleghi.

“La leadership è azione, non posizione.”

Donald H. McGannon

C’è un ex collega che da quando hai avuto la promozione a supervisore,
ha cominciato a guardarti con sospetto, gelosia o addirittura con odio. Un altro che continua a trattarti ancora come uno del gruppo e si aspetta da te grande empatia.

Un altro ancora che ti considera ancora un amicone … non ha ancora capito che adesso il capo sei tu.
Hai sempre sentito parlato malissimo del capo e adesso che dall’altra parte ci sei tu,
ti chiedi se sarà così anche per te.
Di la verità, non la pensavi così dura, vero?

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Dovrai costruire la tua credibilità e autorità, la tua leadership,
senza comportarti come se la promozione ti avesse dato alla testa.

Il punto che tu invece adesso, come nuovo leader,
sei responsabile della produttività e dei risultati.

Ecco alcuni suggerimenti strategici per gestire al meglio i tuoi ex colleghi:

1. I rapporti con gli ex colleghi cambieranno

Prima lo consapevolizzi … meglio è!

Cambiano le dinamiche, gli obiettivi sono differenti,
diversa è la responsabilità, più alta è la pressione,
e potresti prendere decisioni impopolari presso i tuoi ex colleghi.

Anche se fino a qualche tempo fa, hai condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare,
i rapporti personali con i tuoi ex colleghi si sono spostati a un livello diverso.

Ora tu sei quello che assegna il lavoro,
analizza la produttività e valuta la performance.
Ti sei spostato di un livello.

2. Stabilisci nuovi confini

È necessario rimodellare il rapporto tra te e i tuoi ex colleghi di lavoro.

Ci sono linee che devono essere nuovamente tratteggiate,
confini che non possono essere più superati e argomenti di conversazione che non possono essere più discussi.

Nel gestire ex colleghi, non puoi continuare ad avere relazioni come hai fatto prima.
Questa è una perdita per tutti,
ma fa parte del “gioco”.

Non è necessario divenire distaccato e non disponibile;
se ti senti un po’ “solo e lasciato da parte”,
può essere un segnale che stai approcciando in modo efficace il tuo nuovo ruolo.

3. Segnala la transizione

Nella maggior parte delle aziende,
c’è qualcuno che si occupa di annunciare la tua promozione.
Così tutti sapranno che ora sei tu … al comando.

 


 

Se non viene fatto,
parla con il tuo capo o con le risorse umane su come gestire questa informazione.
Assicurati di rendere tutti consapevoli della transizione.

È importante (che tutti sappiano) per evitare spiacevoli equivoci.
Evita proclami via mail tipo “Hei … forse non lo sai ancora. Adesso sono io il nuovo capo”.

4. Non introdurre subito importanti revisioni

Devi dimostrare la tua nuova autorità senza pestare subito i piedi ai tuoi ex colleghi.

Cambiamenti a “razzo” ti possono ritorcere contro e causare errori costosi che possono minare,
fin da subito, la tua credibilità.

Nel gestire ex colleghi, ti suggerisco di identificare alcune piccole decisioni che puoi prendere abbastanza velocemente,
e rimandare quelle più grandi finché non hai il tempo di raccogliere input e informazioni.

In questo modo eviterai le trappole e le resistenze che accompagnano ogni cambiamento (piccolo o grande che sia) nel tuo nuovo luogo di lavoro.

5. Stabilisci la tua autorità

Essere al comando non significa dare una dimostrazione di forza della tua nuova autorità.

Uno dei modi migliori di gestire ex colleghi è spiegare come lavorerai come capo e come intendi guidare il gruppo;
per questo incontra la tua squadra, come gruppo e individualmente, per parlare della tua visione.

Incontra individualmente ogni collaboratore.
Metti sul tavolo le tue aspettative e i potenziali problemi.
Ricorda che un’aspettativa frustrata produce delusione e rancore (quest’ultimo è molto pericoloso sul luogo di lavoro).

Assicurati che tutti nel team abbiano compreso il tuo nuovo ruolo, le responsabilità che ti aspettano e gli obiettivi che, a livello di gruppo, ti sei prefissato.

In questi incontri uno-a-uno è necessario ascoltare tanto parlare.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante …
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

6. Gestire ex colleghi: non aspettarti che tutti ti parlino schiettamente

Adesso che sei passato da collega a capo, aspettati che le persone che dovrai supervisionare vedano le cose in modo diverso, siano più guardinghe e non ti parlino più apertamente,
come una volta.

Metti anche in preventivo che questo cambiamento potrebbe creare un’energia negativa all’interno del team e sarai costretto a fare un passo indietro e non socializzare più come prima.

Cerca di non prenderla male,
se succede.
Ci sta.

Continua a leggere la parte 2.

4 pensieri folli che ti assalgono quando attendi una risposta da troppo tempo

stress al lavoro

Dovremmo pensare molto meno.
Pensare troppo e male (nel senso di rimuginare, macchinare, sragionare, ecc) è forse l’errore più comune che facciamo tutti.

Soprattutto sul luogo di lavoro.

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho descritto la vicenda di Jonathan che ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiegava troppo tempo a rispondere alla sua richiesta (“troppo tempo” può davvero variare secondo la persona o della situazione) la sua mente iniziava a correre, fantasticare, divagare. Vaneggiare.

E presumere il peggio.

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Più o meno funziona così …
se non mi risponde, è perché c’è un problema … il problema sono io … non piaccio … e poiché non piaccio non mi darà quell’informazione di cui ho bisogno … resterò indietro nel mio progetto … non riuscirò a mantenere la scadenza … e la mia carriera si arenerà miseramente.
Sic… sic… che sfigato!

Esagerazioni?
Eppure non sono pochi i professionisti e manager che da questi segnali (complice anche lo stress al lavoro) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
La mania fa galoppare la fantasia.
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Ecco 4 pensieri irrazionali (e depotenzianti) che ti inghiottono quando aspetti una risposta per (quello che tu reputi) troppo tempo:

1. “Non mi tengono in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Qualcuno ha chiesto il follow-up di quel cliente o ha risposto alla tua mail?
Macché!
Dopo aver inviato una mail, c’è il silenzio-radio.

Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Questo è frustrante,
scoraggiante.
Sei sicuro che il tuo lavoro sia prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.

Eppure niente … tutto tace!

2. “E se non piaccio?”

Ecco cosa succede a essere condizionati (o ossessionati) da cosa pensano i colleghi, i collaboratori,
i capi, i titolari dell’azienda o i clienti.

Vuoi sentirti dire continuamente di essere indispensabile?
Che sei uno valido e competente?

Ma quando non ti rispondono subito o la risposta tarda ad arrivare,
cominci a pensare che non piaci come professionista e come persona.

Sei incompetente e incapace.
Insomma … un disastro!

 


 

3. “Si sarà offeso?

La posta elettronica è un modo terribile di comunicare.
Ci sono diversi studi che indicano che circa il 50% delle mail sono mal interpretate.

E ti credo!

Quando scriviamo un’e-mail, le parole sono l’unica risorsa.
Infatti (tenendo conto del solo testo) perdiamo oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione.

E con queste premesse, è facile creare incomprensioni ed equivoci,
sembrare bruschi, direttivi e insolenti;
rischiare di offendere la suscettibilità delle persone.

Non è così insensato pensare di aver offeso qualcuno con una mail scarna, priva di tatto e disponibilità verso l’altro (sia un collega, collaboratore, cliente o il capo).

Poi la nostra fantasia incalzante …
fa’ il resto.

4. “Oddio … sto per essere licenziato?”

Addirittura!

Eppure una risposta-che-non arriva (in ambiente aziendale) unita a una fantasia galoppante può accendere pensieri di esclusione, emarginazione,
estromissione.

Una risposta tardiva può scatenare questa reazione estrema.
Infatti, uno dei primi segni di un possibile licenziamento è non riuscire più ad accedere a dati importanti,
informazioni necessarie e comunicazioni rilevanti.

Leggi il mio postParanoia o reale licenziamento? 9 indizi che potrebbero indicarne uno”.

Stress al lavoro? Ci manca anche il logorio delle attese ..

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti

Riesci (davvero) a sentire queste emozioni negative contro di te?
Stai giudicando le intenzioni degli altri attraverso il filtro della tua mente?
Non è che (forse) stai sentendo lo stress al lavoro e stai travisando o esagerando il tutto?

È importante,
fare un passo indietro, un bel respiro profondo,
raccogliere i pensieri e chiederti se stai reagendo nel modo giusto.

A meno che tu non abbia una buona ragione per non farlo,
la cosa migliore da fare è inviare una mail di follow-up,
chiedendo quando puoi aspettarti una risposta.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Non saltare subito alle conclusioni. Resta ai fatti

E i fatti sono che non tutti condividono le stesse priorità (quello che per te è primario e fondamentale per me può essere marginale e trascurabile).

Inizia a comunicare più chiaramente;
più chiaramente lo farai, meno spazio darai al tuo cervello di andare nel panico,
ed eviterai equivoci, incomprensioni e … stress al lavoro.

Potresti per esempio,
chiedere alla persona quando sarà in grado di valutare e risponderti.
Ciò ti consentirà di ricevere una risposta rapida e di non passare attraverso tutto questo logorio mentale.

Fino a quando abbiamo a che fare con le persone (e per fortuna che è così),
saremo sempre esposti al rischio di essere delusi, frustrati e di reagire con ansia e paura …
succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

9 spunti per diventare un modello agli occhi dei tuoi collaboratori

grande leader

Siamo tutti impreparati ad affrontare – la prima volta – la gestione di un gruppo di persone.
Ignoriamo o sottovalutiamo le difficoltà oppure reagiamo male di fronte ai problemi che incontriamo.
Con eccessiva rigidità o poca fiducia, oppure al contrario…
eccesiva sicurezza e blanda severità.

Per diventare un grande leader,
è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

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Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei,
non solo da quello che dici o fai.

Ecco come diventare – agli occhi dei tuoi collaboratori – un grande leader e un modello da seguire:

1. Indica la direzione

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una meta.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.
I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
Un team senza una direzione,
è sopraffatto da incertezza e paralisi.

2. “Tira” fuori il meglio dalle persone

“Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”
John Quincy Adams

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.

Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiuta (davvero) i tuoi collaboratori ad avere successo.

 


 

Porta pazienza,
e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo,
concedi altri tentativi. Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:
“Sto facendo il meglio per il mio team?“,
“Come posso aggiungere valore?”
.

3. Interessati (davvero) alle persone

Occupati del tuo team come fossero … persone!
Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.
Mostrati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone e che vuole costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

4. Dimostra integrità

Dimostra integrità, onestà e capacità.
In tutto quello che fai.
Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta“.

5. Dai speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogno.
Non solo devi offrire stabilità e fiducia,
ma anche la motivazione che permette alle persone di affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

6. “Costruisci” la fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.
Quando la fiducia del “popolo” è persa, non può più essere recuperata.

Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.
La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.

La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.

Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole,
le persone avranno fiducia in te.
Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo,
la distruzione pochi secondi.

7. Bilancia forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.
Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

8. Resta calmo e freddo anche sotto pressione

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.
L’ignoto crea disagio.

In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

Leggi il mio post “14 mantra per ritrovare fede e forza nella tua leadership”.

9. “Porta a casa” il risultato

Resta concentrato – con tutte le tue energie – sul risultato.
Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.

Inquadra il bersaglio.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.
Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi sogni.

Essere un grande leader: titoli e competenze non bastano

Un cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze …
non vedo perché il mio team non dovrebbe fidarsi e seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.
A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?
Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Rapporti difficili al lavoro: 11 motivi perché per tutti sei empatia-zero – 2

rapporti difficili al lavoro

Leggi anche la parte 1.

6. Non sorridi mai

Sei sempre cupo e accigliato.
Imbronciato e scontroso.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
I sorrisi sono letteralmente contagiosi.

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Questo non significa avere il sorriso stampato tutto il tempo,
fare il “piacione” ma mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

7. Non dai mai riconoscimenti

Complimenti e apprezzamenti ben fatti sul luogo di lavoro possono costruire e rafforzare le relazioni,
aumentare la fiducia, migliorare la produttività e l’ambiente di lavoro.

L’apprezzamento è molto importante, perché valorizza il lavoro fatto,
giorno dopo giorno.

Non è un caso,
che la maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!

Ma tu… complimenti-zero.
Mai un apprezzamento a colleghi o collaboratori per il lavoro svolto,
né un complimento genuino per un risultato o una vendita difficile.
Quando mai!
E poi ti sorprendi di … rapporti difficili al lavoro!

8. Tiri subito le tue conclusioni

Ok, stop. So benissimo dove vuoi arrivare.”
“Non c’è bisogno che tu finisca. Lo so.”
“Dai, continua. Anzi no, finisco io per te.”

Perché tutte le volte interrompi con le tue conclusioni o deduzioni?
Presumendo di aver compreso idee e concetti?

Non c’è niente di più frustrante dell’essere interrotti e vedere la nostra esigenza e problematica poco ascoltata, capita o fraintesa. Vero?

Quanto più pensi di sapere,
meno hai bisogno di ascoltare.

Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.

Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.
Le persone che ci ascoltano, aiutano la nostra trasformazione.

 


 

9. Prendi spunto dall’altro per raccontare di te

“So bene cosa provi. Anche a me è successo che …”
“E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo …“

Sei partito bene, con una buona intenzione (ascoltare l’altro),
ma purtroppo adesso sei partito per la tua tangente,
stai parlando al posto dell’altro.

Hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.
Ancora e sempre di te …

10. Mentre ascolti non sei attento o fai altro

Cellulare che suona, notifiche, e-mail, la prossima riunione.
Evita di dire “Parla pure, ti sto ascoltando”,
mentre stai facendo qualcosa d’altro.

Non ho dubbi che tu stia sentendo cosa l’altro ti sta dicendo,
ma ascoltare (mostrare empatia) richiede uno sforzo d’interesse, di attenzione e soprattutto,
il desiderio di concedere all’altro del tempo e di aiutarlo.

Ascoltare richiede tutta la tua disponibilità!

Evita di ascoltare in modo meccanico e freddo e non usare espressioni tipo:
“Ti capisco …” quando non conosci la persona o la situazione;
“Continua, mi interessa …”
mentre ti guardi intorno, guardi l’orologio, agiti il piede;

Se non vedi l’ora di dire come la pensi,
come puoi ascoltare?

Non si ascolta per rispondere ma per aiutare,
per comprendere e per imparare.

11. Interrompi e “vai sopra”

Perché il tuo interlocutore deve ripetere un concetto almeno 4 volte?
Interrompi con le tue conclusioni o deduzioni?
Perché presumi di aver già compreso cosa ti viene detto?

Lo sai che è frustrante essere interrotti,
non ascoltati o fraintesi?

Non è una questione quantitativa,
ti bastano anche solo pochi minuti ma devi fare uno sforzo d’interesse,
di concentrazione e d’attenzione, per mostrare realmente la tua disponibilità verso l’altro…
ed evitare rapporti difficili al lavoro.

È facile capire perché i buoni ascoltatori sono tanto apprezzati e ricercati!

Se vuoi farti una risata sull’argomento,
guarda la scena della Betty con Aldo, Giovanni e Giacomo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Rapporti difficili al lavoro? L’empatia è fondamentale

L’empatia non è solo utile quando ascolti il tuo migliore amico.
È molto importante anche sul luogo di lavoro, sia per i leader, sia per i membri del team.

Gli studi hanno dimostrato come l’empatia migliori la capacità di leadership e faciliti la comunicazione efficace.
Esiste una correlazione tra empatia e incremento delle vendite.

L’empatia può essere coltivata. Non c’è nessun’altra qualità che sia più vitale per sviluppare relazioni come l’empatia. Tutti abbiamo la capacità empatica, basta esercitarla.

L’empatia non può essere recitata, tantomeno forzata.

“Apriti” un po’ di più, in modo da sviluppare naturalmente le relazioni.
Non ignorare o nascondere i contenuti emotivi in una conversazione con i colleghi,
poiché sarà percepita come una barriera.

Riguardo i rapporti difficili al lavoro, credo che ognuno di noi debba riflettere su come comunicare con efficacia,
ascoltare e comprendere veramente gli altri.

Adesso, probabilmente ti starai chiedendo se sei una persona empatica.
Vero?

Rapporti difficili al lavoro: 11 motivi perché per tutti sei empatia-zero – 1

rapporti difficili al lavoro

L’empatia non è innata negli esseri umani.
Tutti abbiamo la capacità di essere empatici.

A livello personale,
le persone empatiche tendono a essere più generose e preoccupate del benessere delle persone e tendono ad avere rapporti più felici e un maggiore benessere.

Non sono poche le persone che hanno rapporti difficili al lavoro

Ma cos’è esattamente l’empatia?
È la capacità di sentire le emozioni di altre persone,
la capacità di immaginare che cosa qualcun altro potrebbe pensare o sentire.

E tu, come ti relazioni con gli altri al lavoro?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Hai rapporti difficili al lavoro?

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Ti è mai successo di aver compromesso, a causa del tuo comportamento o delle tue reazioni,
i rapporti interpersonali con il capo, i colleghi o il team?

Ecco 11 motivi perché hai rapporti difficili al lavoro,
e tutti ti chiamano empatia-zero:

1. Non ti metti mai nei panni degli altri

Sei abituato a ragionare secondo una logica in cui esprimi la tua opinione,
cercando di portare prove a tuo favore per importi sull’altro.
Il tuo obiettivo è avere ragione – non capirsi.

Cosa ti impedisce di comprendere davvero?
Hai mai provato a metterti nei panni dell’altro?
Ti sei mai chiesto – per esempio – se la persona che condivide ogni giorno l’ufficio accanto abbia sogni,
obiettivi e aspirazioni?

Ah no! Non ci hai mai pensato o forse non te ne frega niente.

Molte persone sono curiose ma poche si prendono il tempo per chiederselo.
Potresti essere sorpreso da ciò che scoprirai.

2. Non condividi le tue emozioni

Se c’è un posto dove l’esposizione dell’emozione è inibita, è proprio il luogo di lavoro.

Per questo non condividi alcuni sentimenti con colleghi e collaboratori,
perché lo vedi come un segno di debolezza e fragilità.

Non mostrando una certa sensibilità nascondi il tuo lato più umano.
Non rilevando le gioie e i dolori, non ti sintonizzi con gli altri.

 


 

Così facendo,
non consenti una conversazione più profonda.

Comincia a condividere (non intendo particolari troppo personali) un po’ di più le tue esperienze e prospettive,
e vedrai che anche gli altri seguiranno il tuo esempio
senza che diventi un festival del singhiozzo o una seduta terapeutica!

3. Fingi di ascoltare

Ti rendi conto che l’altro ha voglia di parlare, mentre tu non sei nella giusta predisposizione.
Cosa fai?

Semplice, fingi di ascoltare.
Attento! Perché si vede.
Si sente.

Chi parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.
Elimina le distrazioni.
Dimentica la tua agenda.
Se ti rendi conto che (davvero) hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.
Ricorda di mantenere l’impegno preso.

4. Parli sempre e solo di te stesso

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo,
i tuoi viaggi, i tuoi hobby, di quanto sei bravo e brillante.

Sempre e solo di te.
Ego–centrato.
Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

5. Sei pieno di pregiudizi e stereotipi

“Le donne sono nevrotiche e poco affidabili”
“I giovani sono lavativi”
“I senior sono lenti e per niente tecnologici”

Ne hai per tutti.
Preconcetti su sesso, età, cultura, nazionalità, orientamento sessuale,
per l’aspetto fisico e per milioni di altre cose…
e poi ti lamenti di rapporti difficili al lavoro!

È un modo facile di “ragionare”.
Ti è chiaro che i pregiudizi ti limitano?
Ti impediscono di aprire in modo completo la mente, di godere davvero di libertà di pensiero?

Lo so, liberarsi dai pregiudizi non è così semplice:
li abbiamo interiorizzati, ci siamo “dentro”, ci alleggeriscono la mente.
Non abbiamo bisogno di pensare troppo.

Hai notato,
per esempio, come i colloqui di lavoro stiano diventando un concorso di popolarità,
riguardante una perfezione fisica e apparente piuttosto che una reale capacità professionale?

Continua a leggere la parte 2.

Il feedback del capo ti ha messo ko? 8 spunti per risollevarsi prima del gong – 2

feedback del capo

Leggi anche la parte 1.

5. Poni domande mirate

“A volte, la cosa peggiore che può capitare alle domande è la risposta.”
Romain Gary

Il tuo capo/a ha solo l’intenzione di denigrarti oppure sta cercando di anticipare o risolvere un problema,
in modo che la prossima volta, tu lo possa evitare?

Per questo motivo è importante ascoltare con attenzione e chiedere al tuo interlocutore di chiarire le sue opinioni riferendoti esempi concreti.

Fare domande mirate spinge la persona (la prossima volta) a essere più precisa e a non “sparare a caso“.

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Il tuo capo ti ha detto “Sei troppa aggressiva.
Fai domande per capire:

“Quando mi reputi aggressiva, cosa mi vedi dire/fare?”
“Quale aspetto del mio atteggiamento ti causa problemi?”
“Il mio approccio con i clienti non ti piace … quale aspetto dovrei migliorare”

Puoi risolvere qualsiasi problema, se lo definisci attraverso i comportamenti.
Ma non puoi risolvere qualcosa di vago come: “Sei troppo aggressiva“.
A proposito di aggressività al lavoro leggi il mio post.

6. Non criticare la persona

Sei stato spiazzato dal capo che ti chiede di cambiare il tuo comportamento …
alla radice?

La ricerca di una scusante (quando si riceve un feedback negativo) può essere distruttiva per le relazioni.

Specialmente quando sei arrabbiato.
Può essere fonte di guai!

È il momento di un’introspezione onestaCome dare il mio contributo per la risoluzione di questo problema?”,
“Cosa sarebbe giusto fare?”
Informati in modo approfondito prima di tutto.

Non giustificarti più e più volte. Non ritornare sull’argomento.

Più ribatti … più dai credito, maggiormente rafforzi la critica.

Mai difendersi criticando chi-ti-critica.

Piuttosto ringrazia “Grazie per le tue considerazioni interessanti, ci penso e ne riparliamo.”
“Grazie, possiamo dialogare più tardi”
“Possiamo discuterne dopo averci pensato”.

 


 

7. Se il feedback del capo è via mail …

La regola la conosci già:
non rispondere mai a una mail importante in fretta.
Quando si tratta di un feedback negativo poi …

Quando la temperatura sale,
il primo momento-chiave è raffreddarsi.

Fai un respiro profondo. Anzi due.
Non lasciare che la rabbia guidi la tua risposta!

Leggi più volte la mail, fino a quando non sei sicuro di ciò che veramente intende il messaggio,
potresti aver interpretato erroneamente l’intento del contenuto.

Schematicamente per rispondere a una mail incazzosa devi:
pensare – scrivere la risposta – lasciare in bozza – rileggere – inviare.

8. Accetta il fatto che (forse) il tuo capo ha visto qualcosa che ti è sfuggito

Se hai appena ricevuto un feedback del capo che ti ha ferito e messo al tappeto, prova a chiederti cosa-te-ne-vuoi-fare,
preferisci difenderti per avere ragione o crescere come professionista?

Se la tua scelta è avere ragione,
sappi che così facendo resterai ancorato alla tua versione della realtà,
ricercando e giustificando tutti i motivi per cui tu avresti ragione e qualcun altro torto.

Quando decidi di avere ragione,
cerchi solo le risposte che “ti servono” (per dimostrare la tua ragione),
scartando così tutte le altre informazioni utili che potrebbero aiutare il tuo sviluppo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Se la tua scelta è la crescita,
non sei più una vittima. Ti prendi la responsabilità.
Dimostri che sei pronto a rimetterti in questione per migliorare e non sei succube della paura delle critiche.

Il feedback che ti colpisce è probabilmente quello più utile.
Ricorda il beneficio di ottenere critiche costruttive.

Può essere difficile ricevere feedback del capo, da un collega o da qualcuno che non rispetti,
ma ricorda che le risposte più costruttive provengono (spesso) da fonti che non ci piacciono,
non sopportiamo.

Il feedback del capo ti ha messo ko? 8 spunti per risollevarsi prima del gong- 1

feedback del capo

Hai appena ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato,
ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato,
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così) …

Un feedback del capo – se gestito male – può essere demolente

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo feedback negativi da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

A volte sono difficili da sentire,
ma sono un’occasione per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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La domandona è:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è no,
sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la lezione.

Se la tua risposta è sì,
ecco alcuni suggerimenti per aiutarti a prendere il massimo da un momento,
che ti può far sprofondare (se gestito male) in piena crisi professionale:

1. Calma ..respira

Quando ti senti attaccato,
non peggiorare la situazione arrabbiandoti,
rispondendo in modo sproporzionato o scappando via.

È umano,
ma non è costruttivo e implica un inutile spreco di energie.

Prenditi almeno una mezzora per “riconquistare” logica, prospettiva,
e calma.

Riesci a mettere da parte l’emozione e riflettere?
Oppure, usi l’emozione per giustificare e biasimare?

2. Riconosci il feedback del capo come una spinta alla crescita

Il feedback è la strada maestra verso la crescita.
Ken Blanchard l’ha definito la colazione dei campioni.

Tuttavia,
potresti essere totalmente ignaro della necessità di un miglioramento.
E la prima volta (che lo senti) ti potrebbe sorprendere, spiazzare,
e disorientare.

 


 

Impegnati a ricevere un feedback negativo con apertura e disponibilità,
dimostrando così che sei pronto a risolverlo.
Dai una risposta tipo:
“Vorrei fare tutto quello che posso per cambiare”
“L’ho notato anch’io … di me stessa.”
“Mi puoi aiutare a migliorarmi?”

Quando provi riconoscenza per un feedback (anche – e soprattutto – se negativo),
vuol dire che stai crescendo.

3. Spesso rifiutiamo il feedback perché non ci piace la “fonte”

Forse il tuo capo è stato troppo duro e molto vago,
ma anche questa è un’occasione di crescita professionale.

Se è un buon leader,
apprezzerai il feedback che ti ha dato.

Infatti,
quando è fatto in modo corretto e con buone intenzioni (leggi il mio post),
il feedback potrebbe essere un’opportunità per migliorare il nostro rendimento.

A seconda della fonte,
può essere particolarmente difficile ricevere un feedback negativo.
Spesso lo rifiutiamo, perché non ci piace (o non rispettiamo) la persona.

Ci vuole grande forza mentale per apprezzare e “digerire” un feedback del capo negativo,
fatto da qualcuno che non stimiamo e apprezziamo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

4. Rimani concentrato su te stesso

Ecco un altro punto fondamentale.
Resisti alla tentazione (anche legittima) di rimarcare come anche altre persone fossero state coinvolte nel risultato negativo.
Resta su di te.

Concentrandoti sugli altri,
rallenti solo i progressi nell’apprendimento e sposti il focus di miglioramento.
Prendi il massimo dall’esperienza concentrandoti solo su ciò in cui TU puoi fare la differenza.

Continua a leggere la parte 2.

Vuoi diventare leader? 7 zavorre che devi mollare se vuoi salire in alto

diventare leader

È luogo comune pensare che per ottenere successo, diventare leader, bisogna fare qualcosa.
Questo è (anche) assolutamente vero!

Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Per diventare leader è necessario sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Spesso sono loro a tenerci ancorati e a impedirci di volare!

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Per volare in alto, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 7 pesi che devi mollare subito se vuoi ottenere più successo,
e diventare leader:

1. Abbandona l’onere di dover avere sempre tutte le risposte

“Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo,
o prendersi tutto il merito per averlo fatto.”
Andrew Carnegie

Pensi a un leader come a un eroe infallibile,
risolutore di problemi e quesiti difficili?

Come ho spesso sottolineato (a più riprese) nei miei libri anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara consapevolezza dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quanto parlano.

Ascoltano con l’obiettivo di capire e non di rispondere.
Riesci a vedere la differenza?

2. Liberati del pesante fardello di non dover sbagliare mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.

In realtà anche più visibili,
perché prendono decisioni con conseguenze che (se negative) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è ammettere candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.
 


 

3. Abbandona l’idea di dover essere sempre brillante e carismatico

Per diventare leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è saper essere influente.

È la capacità di ispirare le persone.
Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (importante),
vedrai che saranno in tanti a seguirti!

4. Liberati dal pregiudizio che i leader migliori siano uomini

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini,
sono più legate a pregiudizi, a tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

5. Molla il peso dell’aspettativa di essere amato e popolare

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Ci saranno sicuramente riconoscimenti e approvazioni ma anche avversione e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli gelosie e avversioni delle persone (spesso proprio di quelle che ti circondano).

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni,
non cambiare, non dire e non fare niente.
Ti sembra possibile?

6. Non farti abbagliare, la posizione non ti renderà leader

Leadership è atteggiamento, non (solo) conoscenza.
Anche se studi e ti informi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi,
ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che per diventare leader semplicemente basti un titolo.

Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si –) al vertice della leadership che hanno fatto danni,
demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

7. Liberati dal pregiudizio più pesante: leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.

Sbagliato.
Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.

La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”,
mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento di circostanze straordinarie e difficili.

Diventare leader? Non è solo genetica

Che tu sia un manager di una multinazionale,
un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare,
uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori,
che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, poco importa …
per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

12 frasi che un grande leader non direbbe mai

leader non direbbe mai
La leadership è uno dei concetti più citati.
E uno dei meno compresi.

Molti desiderano essere leader.
Molti credono di esserlo.

Pochi lo sono davvero.

Alcuni non sono pronti.
Non sono stati formati.

Altri occupano una posizione di leadership,
ma non hanno ancora sviluppato la statura per sostenerla.

Altri ancora hanno il potenziale,
ma per fare il salto serve qualcosa di più preciso:
formazione mirata,
coaching,
lavoro su di sé.

Perché desiderare di essere un leader non significa diventarlo.

“Per guidare gli altri, cammina alle loro spalle.”
— Lao Tse

La leadership non è una questione di ruolo.
È una questione di comportamento.

E, soprattutto, di comunicazione.

Le parole possono:

  • costruire fiducia
  • oppure distruggerla
  • aprire possibilità
  • oppure chiuderle

Dipende da cosa dici.
E da come lo dici.

Ci sono frasi che un leader consapevole evita.

Sempre.

1. “Credi di essere più intelligente di me?”

Quando un collaboratore fa domande o esprime dubbi, non sta sfidando la tua autorità.

Sta contribuendo.

Se reagisci attaccando, le persone smetteranno di parlare.
E tu inizierai a decidere da solo.

Ascoltare non ti rende debole.
Ti rende lucido.

A volte, cambiare idea è l’atto più alto di leadership.

2. “Io ho lavorato tutto il weekend. Tu dove eri?”

Questa frase non motiva.
Colpevolizza.

Il tuo impegno non può diventare un’arma contro gli altri.

Le persone hanno vite,
responsabilità,
limiti.

Un leader non misura il valore dalla presenza costante.
Lo misura dalla qualità del contributo.

La pressione cronica non produce eccellenza.
Produce esaurimento.

3. “Io sono il capo”

Se hai bisogno di dirlo, hai già perso qualcosa.

L’autorità non si impone.
Si riconosce.

I leader autentici non hanno bisogno di ricordare il loro ruolo.
Il loro comportamento lo rende evidente.

Le persone seguono chi rispettano.
Non chi temono.

Per approfondire leggi il mio post: “Come dire, senza dirlo, io sono il capo“.

4. “Non mi hai visto entrare?”

I leader fragili hanno bisogno di segnali esterni di deferenza.

I leader solidi fanno il contrario.
Osservano.
Rispettano.
Non interrompono
inutilmente.

La leadership non è presenza scenica.
È presenza funzionale.

5. “Sei sempre il solito” — “Ogni volta sbagli”

Le generalizzazioni distruggono la fiducia.

Un leader efficace non attacca la persona.
Descrive il comportamento.

Non dice:

“Sei sempre disorganizzato.”

Dice:

“In questo progetto, la scadenza non è stata rispettata. Analizziamo cosa è successo.”

Precisione e rispetto vanno insieme.

6. “Non è colpa mia”

I leader deboli cercano colpevoli.
I leader solidi cercano soluzioni.

Assumersi la responsabilità non significa essere perfetti.
Significa essere affidabili.

Le persone si fidano di chi si espone.
Non di chi si protegge.

7. “Spostati, ti faccio vedere io”

Quando fai tutto tu,
il team non cresce.

Il tuo ruolo non è dimostrare quanto sei bravo.
È creare le condizioni perché gli altri lo diventino.

Un leader efficace:

  • assegna
  • guida
  • lascia spazio

Le persone crescono attraverso l’esperienza.
Non attraverso la sostituzione.

8. “Il fallimento non è un’opzione”

Sembra una frase motivazionale.
In realtà, blocca tutto.

Se l’errore non è permesso, le persone smettono di rischiare.

E senza rischio,
non c’è innovazione.

“Il successo è costruito sugli insuccessi.”
— Thomas Watson, IBM

Un leader maturo non premia la superficialità.
Ma non punisce il tentativo.

9. “È impossibile”

Questa frase chiude il pensiero.

Un leader consapevole,
invece, chiede:

“Come potremmo renderlo possibile?”

Una domanda apre.
Una sentenza chiude.

Le organizzazioni crescono attraverso le domande.
Non attraverso le chiusure.

10. “Non è così che facciamo qui!”

Questa frase protegge il passato.
Ma ostacola il futuro.

Le idee nuove raramente si presentano in forma perfetta.
Richiedono ascolto.
Esplorazione.
Apertura.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Trovi spunti pratici nei miei libri

11. “Non portarmi brutte notizie”

Le brutte notizie non spariscono.
Si nascondono.

E quando emergono,
il costo è più alto.

I leader efficaci creano ambienti in cui le persone parlano subito.

Non per paura.
Per responsabilità.

12. “Sei fortunato ad avere un lavoro qui”

Questa frase distrugge il rispetto reciproco.

Trasmette un messaggio implicito:

  • “Tu dipendi da me.”

I leader autentici comunicano il contrario:

“Siamo fortunati ad averti nel team.”

Il rispetto non si pretende.
Si costruisce.

La verità che molti ignorano

La leadership non si rivela nei momenti facili.
Si rivela nelle parole quotidiane.

Nel tono.
Nelle reazioni.
Nella capacità di regolare sé stessi.

Essere leader significa sapere cosa dire.
Ma soprattutto,
sapere cosa non dire.

Se vuoi migliorare la tua comunicazione e il tuo impatto,
scopri come il coaching può trasformare il tuo approccio.

Con il percorso
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

In finale

Le persone non ricordano il tuo ruolo.
Ricordano come-le-hai-fatte-sentire.

E, nel tempo, non seguono chi parla più forte.

Seguono chi sa usare le parole con responsabilità.

Caro capo ti scrivo … 5 mail che non dovresti mai inviare al tuo capo

mail al capo

Diversi studi che indicano che circa il 50% delle mail sono mal interpretate.

E ti credo!
In una mail le parole sono l’unica risorsa …
tenendo conto del solo testo perdiamo oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione efficace.

E con queste premesse,
è facile creare incomprensioni ed equivoci.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” quando scriviamo una mail al capo, e nella comunicazione generale, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

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Frasi che possono essere interpretate negativamente e sabotare il rapporto professionale con il nostro capo/a.

Ogni ufficio ha una sua “etichetta” di posta elettronica.
Qualunque sia il tuo modo di utilizzare la posta elettronica (rispondi subito a tutti dettagliando oppure non la usi quasi mai), ecco 5 tipologie di mail che non dovresti mai inviare al tuo capo:

1. Email negative o che suscitano dubbi

Non dare un motivo di dubitare di quello che stai scrivendo,
quando invii una mail al capo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia a lui/lei la libertà di decidere.

Evita di iniziare le tue email al capo con negazioni tipo:
“Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Mi auguro che …”,
“Mi sembra …”
“È probabile che …”

Così scrivendo, stai riducendo al minimo la fiducia (del tuo capo/a) nelle tue idee.

Queste frasi sono comuni e accettabili nella conversazione di tutti i giorni,
nelle tue mail al capo è meglio evitarle.

“Scusa il disturbo”
“Era solo un’idea”
“Spero di non aver sbagliato”

sono frasi che (potrebbero) mettere in cattiva luce il tuo lavoro, ti fa sembrare come se ti stessi scusando per qualsiasi domanda e fa emergere un senso d’inferiorità rispetto il tuo capo.

 


 

2. Girare un link divertente

Puoi pensare che sia solo un gesto amichevole,
confidenziale, distensivo,
ma includere il tuo capo su un thread che non è collegato al tuo lavoro, potrebbe essere visto come un fastidio.

Puoi avere tempi d’inattività,
ma non spostare l’attenzione dell’intero team sull’ultimo video virale di “You tube” (per quanto possa essere divertente).

3. Risposte tipo: “Non posso farlo. Ho altre priorità al momento”

Questa frase ti farà apparire indolente rifiutando di fare qualcosa,
di non voler imparare e crescere.

Invece di spiegare la tua posizione o di chiedere aiuto per la priorità,
hai appena arrestato la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

 
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4. Non inviare mail al capo dispersive o equivoche

Proprio come te,
(anzi più di te)
il tuo capo/a è occupato.
Non ha tempo da perdere.

Non scrivere mail lunghe, dettagliate o enigmatiche,
perché il contenuto può facilmente essere interpretato in modo errato.

Utilizza meno frasi possibili e vai dritto al punto;
utilizza (in linea generale) non più di 5 frasi.

Scrivere mail dispersive significa che hai difficoltà a esprimerti in modo chiaro e conciso.
Stai sprecando il tuo tempo e (soprattutto) quello del tuo capo.

 
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5. Email che “trasudano” fretta e approssimazione

Controlla prima di inviare una mail al capo!

Qualunque cosa tu decidi di inviare via mail al tuo datore di lavoro,
è sempre una buona idea, leggere e controllare prima di inviare,
soprattutto quando sei di fretta o quando ti senti molto emotivo.

Puoi controllare di non aver giudicato erroneamente il tono o includere qualcosa che non dovresti fare,
ma puoi verificare anche eventuali errori di ortografia o sviste stupide.
Sapere quando non utilizzare la posta elettronica

Ci sono comunicazioni in cui il tono e il linguaggio del corpo fanno la differenza.
È importante riconoscere quei momenti e preferire una chiamata o un incontro faccia-a-faccia con il tuo capo.

Se non desideri dire qualcosa in faccia ad una persona,
non dirlo in una mail.

“Chi si accinge a diventare un buon capo, deve prima essere stato sotto un capo.”
Aristotele

12 spunti per ottenere il rispetto che meriti sul tuo luogo di lavoro

rispetto sul lavoro
Tutti desideriamo rispetto sul lavoro.

È un tema che ritorna spesso nel mio libro
Autorevolezza”.

Avere il rispetto degli altri è un bisogno universale.
Ma spesso abbiamo idee sbagliate su come ottenerlo.

Il rispetto è difficile da guadagnare.
Ancora più difficile da mantenere.

Eppure, è indispensabile,
in ogni relazione professionale (e non solo).

Il rispetto è una leva potente

Quando c’è, il rispetto:

  • crea fiducia
  • alimenta la motivazione
  • apre opportunità

Quando manca:

  • genera tensione
  • stress
  • insoddisfazione

E, diciamolo, anche qualche “bruciore di stomaco”.

Fare bene il proprio lavoro è la base.

Ma non basta.

Ci sono comportamenti quotidiani che fanno la differenza.

1. Il rispetto non si pretende, si costruisce

Un cliente mi ha detto:
“Voglio più rispetto al lavoro”.

Quando gli ho chiesto come ottenerlo,
mi ha elencato… cosa gli altri avrebbero dovuto fare per rispettarlo.

Ecco il punto.
Il rispetto non arriva dagli altri.
Parte da te.

Non cade dal cielo.

Si costruisce.

Con le azioni.
La coerenza.
Con il modo in cui ti presenti ogni giorno.

Domanda utile:

“Cosa posso fare io, concretamente, per meritarmelo?”

2. Non cercare approvazione a tutti i costi

Se hai bisogno di piacere a tutti…
perderai rispetto.

Le persone percepiscono quando stai cercando consenso.

Quando ti adatti troppo.
Quando eviti il confronto.
Dici sempre sì.

Piacere non è sinonimo di essere rispettati.

Anzi, spesso è il contrario.

3. Rispetta le scadenze. Sempre

Una scadenza è un impegno.

E un impegno è una promessa.

Se salti le scadenze:
perdi credibilità
perdi affidabilità
rispetto.

Se una scadenza è irrealistica, non lamentarti.

Riformula.
“Posso consegnarlo entro fine settimana, se ho supporto su questa parte del progetto.”

Chiaro.
Costruttivo.
Responsabile.

4. La puntualità è comunicazione

Essere in ritardo comunica un messaggio preciso:

“Il mio tempo vale più del tuo.”

Magari non è quello che vuoi dire.
Ma è quello che passa.

Essere puntuali è rispetto.

Prima ancora che organizzazione.

5. Impara a ridere di te stesso

Autoironia non è debolezza.

È sicurezza.

Ammettere un errore.
Sdrammatizzare una gaffe.
Ridere di un lapsus.

Non ti indebolisce.

Ti rende umano.

E le persone si fidano di chi è umano.

6. Evita il gossip (soprattutto quello tossico)

Un po’ di leggerezza tra colleghi è normale.

Ma il gossip continuo…
erode la fiducia.

Se vieni percepito come una persona che parla degli altri,
prima o poi qualcuno penserà:

“Chissà cosa dice di me.”

E il rispetto si sgretola.

7. Difendere gli altri crea rispetto

Se hai mai avuto qualcuno che ti ha difeso ingiustamente attaccato…

lo ricordi ancora.

Difendere un collega, un collaboratore, quando serve,
lascia un segno.

Non serve fare l’eroe.

Ma avere il coraggio di esporsi,
quando è giusto,
costruisce autorevolezza.

8. Cura la tua presenza

Non si tratta di moda.
Si tratta di messaggio.

Come ti presenti comunica:
quanto ti prendi sul serio
quanto rispetti il contesto
tieni al tuo ruolo

Non devi esagerare.
Ma nemmeno trascurarti.

Presentati come se ogni giorno potessi fare un passo avanti.

9. Lavora su ciò che puoi controllare

Non puoi cambiare gli altri.
Non puoi controllare tutto.

Puoi però lavorare su di te.

Sul tuo atteggiamento.
Sulla tua comunicazione.
Sulle tue reazioni.

È lì che inizia il rispetto.

Se senti che ti manca sicurezza, chiarezza o autorevolezza, puoi lavorarci in modo concreto:

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

10. Saper tacere è una competenza

Non tutto va detto.

Non sempre.

Neanche subito.

A volte, il rispetto si costruisce nel silenzio.

Ascoltare davvero:
senza interrompere
senza preparare la risposta
voler avere ragione.

Ti rende più incisivo.

11. Stabilisci confini chiari

Se non metti limiti…
gli altri li supereranno.

Sempre.

I confini non sono muri.
Sono indicazioni.

“Questo mi va bene.”
“Questo no.”

Senza aggressività.
Senza paura.

Solo chiarezza.

12. Sicurezza non è arroganza

È una linea sottile.

La sicurezza attrae.
L’arroganza respinge.

Spesso, dietro l’arroganza, c’è insicurezza.

E si vede.

Il rispetto non nasce dal voler dimostrare.
Nasce dal saper-essere.

Leggi il mio post per approfondire: “La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro”

Una cosa che spesso dimentichiamo

Quando ci sentiamo poco rispettati,
tendiamo a pensare:

  • “Lo fanno apposta.”

Non sempre è così.

A volte è mancanza di chiarezza.
A volte è abitudine.
Distrazione.

Parlare, spiegare, confrontarsi…
è più efficace del chiudersi o reagire.

Il rispetto non è qualcosa che chiedi

È qualcosa che costruisci.

Giorno dopo giorno.
Scelta dopo scelta.

E quando smetti di inseguirlo…
inizia ad arrivare.

Iniziare un nuovo lavoro? 5 frasi mostruosamente limitanti che dici a te stesso

iniziare un nuovo lavoro

Primo di tutto …
Congratulazioni!

Come perché?

Hai un nuovo lavoro,
il colloquio di lavoro è stato un successo:
hai impressionato il tuo interlocutore con le tue abilità, la tua conoscenza e la tua personalità.

Bene, benissimo? Anche no …
Di la verità, pensavi che la tua agitazione svanisse nel momento in cui hai chiesto: “Dove devo firmare?

Se stai leggendo questo post è perché la tua eccitazione (giorno dopo giorno),
si sta trasformando in timore di iniziare un nuovo lavoro.

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Come ho spiegato (più volte) nei miei libri, inizi a dubitare delle tue abilità,
a chiederti se sei abbastanza sicuro,
se sarai in grado di farlo e che cosa penseranno gli altri di te.

Iniziare un nuovo lavoro? A volte è una vera e propria crisi di fiducia

Sono i dubbi che ti terranno sveglio la notte prima del tuo primo giorno.

Quando non abbiamo familiarità con qualcosa,
non ci sentiamo più in controllo.

Dovresti essere eccitato per qualcosa che avresti sempre voluto fare,
ma temi il cambiamento,
anche se è un cambiamento positivo.
È normale, è paura dell’ignoto.
È l’ansia di affrontare qualcosa di sconosciuto.

C’è la paura di avere maggiori responsabilità.

Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti nei confronti di noi stessi.
Siamo i nostri peggiori critici.

Quindi,
nell’interesse di guardare audacemente il tuo critico interiore in faccia,
ecco 5 cose “terribili” che non dovresti dire a te stesso quando sei pronto ad iniziare un nuovo lavoro:

1. “Devo essere perfetto”

Vuoi fare del tuo meglio.
Sempre.
Ogni nuovo compito, incombenza o progetto che ti sarà dato dovrà essere impeccabile,
ineccepibile, perfetto.
È normale. Per te.
 


 

Ma è normale aspettarsi sempre la perfezione?
Sarai sempre perfetto anche quando sarai impegnato in qualcosa di completamente nuovo?

Non metterti sulle spalle questi pesanti fardelli.
Dovrai migliorare “strada facendo”.
Stai leggero.

Punta al miglior risultato possibile,
non alla perfezione.

2. “Non sono un esperto”

Con una frase simile,
è fin troppo facile iniziare a dubitare delle tue abilità e qualifiche.

Ci sono questioni di cui non conosci la risposta?
Bene, le puoi trovare.
Probabilmente sarai già in grado di risolvere la maggior parte dei problemi che possono sorgere.

Quindi non ti preoccupare se non ti senti un esperto completo del settore,
quando stai per iniziare un nuovo lavoro.

Così,
invece di mettere in crisi le tue sicurezze e convincerti che (dopo tutto) non sei un talento,
ricorda che questa sfida è completamente nuova per te.

E poi … non devi vergognarti di imparare.
Continuare a imparare è un requisito fondamentale per la crescita continua.

 
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3. “Letizia è molto più all’altezza di me”

Vedere Letizia (la tua amica – quella brava – fin dai tempi del liceo) sempre più abile,
capace o con più talento nell’affrontare le situazioni,
è un modo efficace per depotenziarti,
partire con il freno tirato e rischiare di “cappottare” alla prima curva.

La tua mente (colta da panico da primo giorno) va a ricercare – tipo Google – tutte le persone che conosci e affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi confrontarsi con gli altri può essere frustrante.

Dal confronto se ne esce quasi sempre sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità,
ma perché ci si confronta su un numero illimitato di scale di valori.

Perché non provi a utilizzare queste persone a tuo vantaggio?
Possono offrirti qualche consiglio?

Scopri come poter “sfruttare” Letizia (e altre persone) come risorsa per aiutarti ad affrontare la tua sfida, chiedendo loro qualche dritta, un parere,
un suggerimento.

Metti da parte l’ego,
fatti avanti e chiedi.

4. “Non posso sbagliare”

Molte persone hanno paura perché temono di sbagliare,
fallire, di non essere buoni, di non essere capaci,
di non riuscire.

La paura di sbagliare è incisa nelle nostre teste fin da quando eravamo bambini.
Ci blocca, ci fa indietreggiare ai primi ostacoli, ci paralizza all’azione,
e ci obbliga a gettare subito la spugna.

Affanniamo per ore il cervello per convincerci che non è poi la fine del mondo se sbagliamo, eppure … siamo così convinti della gravità del nostro sbaglio,
che ci assale subito l’ansia al solo pensiero di poter fare un passo falso.

Ricordiamoci che le persone di più successo non sono quelle di maggior talento ma quelle che non mollano mai, anche se inciampano e cadono nei loro errori,
si rialzano e proseguono.

“Il più grande sbaglio nella vita è di avere sempre paura di sbagliare.”
Elbert Hubbard

 
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5. “E se non piaccio …”

 

Non fai altro che chiederti cosa penseranno di te i tuoi nuovi colleghi e i tuoi nuovi collaboratori?
Ti piacerebbe sapere quali tasti “toccare”per piacere a loro?
Certo che ti piacerebbe!

Aver bisogno del giudizio positivo degli altri è un chiaro segno di aver paura del rifiuto,
di essere inadeguato e di essere emarginati dal gruppo.

Il rischio è di volere compiacere gli altri,
pur di ottenere la loro stima e il loro rispetto,
diventando burattini e perdendo la propria individualità e libertà.

Nessuno apprezza chi mette in secondo piano i propri valori e asseconda sempre gli altri.

E poi,
piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo,
non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo,
ma soltanto qualcosa che… succede.
Punto.

È difficile iniziare qualsiasi cosa quando non si può prevederne il risultato.
Chi vuole entrare in un tunnel buio e cieco?

Iniziare un nuovo lavoro non sapendo come potrebbe andare è certamente un compito poco rassicurante.
Non sei sicuro dei rischi,
quindi è difficile vederne i premi.

È più facile rimanere nella routine perché sai cosa aspettarti giorno dopo giorno.
È più sicuro e confortevole.

Iniziare un nuovo lavoro? Tutto è nella tua testa

La paura svanisce quando ci si rende conto che tutto è nella nostra testa.
La nostra mente è uno strumento potente e meraviglioso che possiamo usare a nostro vantaggio,
una volta che superiamo le nostre paure.

Provare qualcosa di nuovo può essere pauroso o già abbastanza da scatenare una marea di pensieri depotenzianti.

Mettersi in discussione è naturale,
soprattutto quando ci si sente intimiditi da una nuova sfida.

Tuttavia,
la chiave è di non lasciare che questi semi di negatività crescano.
È importante riconoscere che qualsiasi cosa valga la pena vivere nella nostra vita richiede un rischio.
Il rischio fa parte dell’essere umano.

“Tenete in considerazione che i grandi amori e i grandi successi richiedono grandi rischi.”
Dalai Lama

6 suggerimenti pratici per ricordare subito il nome delle persone

ricordare il nome

Poco importa se è durante una conferenza,
una riunione, un colloquio o il primo giorno di lavoro,
un drink informale o un party di presentazione del nuovo prodotto …
quando usiamo il nome di una persona (oltre a dimostrarci professionali, educati e gentili) stiamo creando un legame, perché riconosciamo il valore e l’unicità del singolo.

Così facendo,
rendiamo l’incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore,
che si sentirà importante e accettato.

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Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi (leggi il post sull’importanza di conoscere il nome delle persone).

Ecco alcuni trucchi che ti possono aiutare a ricordare il nome delle persone:

1. Presta attenzione

Non esiste una memoria buona o cattiva,
c’è solo una memoria “allenata” e una memoria non “allenata”.

In realtà (quando ci presentano qualcuno) siamo più interessati a quello che diremo,
più di quanto dirà l’altra persona.
Prestare attenzione … è la tecnica di memoria più potente.

Quando decidi di ricordare qualcosa, quando comprendi l’importanza di ricordare il nome di una persona …
Stai compiendo il primo passo per una buona memorizzazione.

Personalmente ho migliorato la mia memoria solo con l’attenzione,
ho consapevolizzato che pronunciare correttamente il nome di un mio cliente è molto più di una questione di educazione, si tratta di professionalità.

Significa che hai fatto uno sforzo di concentrazione e di attenzione per ascoltare e ricordare il loro nome.

2. Ripeti il nome subito e spesso

Ripetere subito il nome è un metodo eccellente per imprimerlo bene nella memoria,
nell’eventualità d’incontri futuri.

Se ti viene presentato qualcuno di nome Alberto Celestino,
di qualcosa tipo “Piacere di incontrarla signor Celestino” mentre gli dai la mano.

Questo ti obbliga a mettere a fuoco e prestare attenzione al nome.
Infatti, il più delle volte, quando qualcuno si presenta, non stiamo prestando attenzione.

Usa il nome del cliente durante la conversazione il prima possibile,
ripetilo più volte nel corso della conversazione,
inserendolo alla fine o all’inizio delle frasi o delle domande.

“Allora signor Azzurrino, è la prima volta che prende contatto con un personal coach?”,
e anche “Com’è venuta a conoscenza del mio sito, Clarissa?”

Sorridi,
e dimostra che sei davvero felice di conoscere questa persona.

 


 

3. Ripeti mentalmente il nome della persona

È uno dei modi più efficaci per non dimenticare un nome.

Pronuncialo almeno 3 volte nella tua mente subito dopo averlo sentito.
Conviene farlo lentamente,
per distinguerlo e per imprimerlo meglio nella tua memoria.

Ripeti un nuovo nome, appena puoi.
Prima di lasciare il meeting o il party,
assicurati di salutare le persone che hai incontrato usando i loro nomi.

Un semplice “Arrivederci, Ascanio” o “Alla prossima, Ermanno”,
servirà a cementare il nome nella tua mente e ti darà maggiore possibilità di ricordarlo la prossima volta che incontrerai la persona.

4. Sfrutta le associazioni mentali

Un altro ottimo trucco per ricordare un nome è di associarlo a un’immagine mentale:

• L’associazione può essere quella di collegare la persona con qualcun altro che conosci con lo stesso nome oppure un VIP o una celebrità.

Ogni nome evoca una sensazione, un ricordo, un’emozione particolare.
Magari quella persona ha lo stesso nome del tuo ex, di tua madre,
del tuo cantante preferito o del tuo compagno delle medie.

• L’associazione può essere fatta con un’attività/mestiere da collegare al nome del cliente.
Usa quest’attività, quasi come se fosse il cognome della tua nuova conoscenza.
Se non ricordi il nome, potresti ricordarti la sua attività.

• L’associazione può essere fatta tra una caratteristica del volto e il nome della persona.
Cerca un particolar insolito o particolare del suo viso.

Può essere qualsiasi cosa, di bello, di brutto o di non comune: le orecchie, il taglio di capelli, la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, ecc.
Con un po’ di fantasia, puoi trovare un segno particolare che richiama proprio il nome del cliente.

• Un’altra buona strategia è di pensare a qualcosa che fa rima con il nome della persona.
Può sembrare sciocco,
ma sono trucchi come questi che possono aiutare a ricordare il nome di qualcuno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Fai lo s-p-e-l-l-i-n-g per ricordare il nome delle persone

Uno dei modi migliori per ricordare il nome di una persona è di immaginare le lettere con cui è scritto.

Se si tratta di un nome insolito, difficile da scrivere o pronunciare,
chiedi di ripeterlo lettera-per-lettera,
magari facendo qualche domanda sulle sue origini.

Fai del tuo meglio per pronunciare esattamente il nome del cliente.
Non vederlo come un compito pesante …
non devi guardare il tuo livello di comodità ma quello del tuo cliente,
il focus è su di lui e devi fare uno sforzo per rispettare la sua identità.

Chiedi aiuto con i nomi in una lingua straniera.

Se chiedi a qualcuno come si pronuncia il suo nome non dire:
“Oh, ma è troppo difficile! Non potrei mai pronunciarlo/ricordarlo!”
Non solo è irrispettoso, ma dai un’immagine indolente,
di uno che non ci vuole nemmeno tentare.

Fanne, invece,
una questione d’orgoglio.

Impara la pronuncia e gli accenti giusti in una lingua straniera. Ripetilo sillaba-per-sillaba insieme alla persona. Vedrai come le persone apprezzeranno i tuoi sforzi per pronunciare correttamente il loro nome.

6. Scrivilo

Se i giochi mnemonici non bastano,
è necessario appuntarsi il nome del cliente su una rubrica (anche quella dello smartphone).

Fallo appena possibile,
aggiungendo qualche nota sull’aspetto, la professione, la personalità, la data e così via.

Per esempio: “Signor Bianchi, funzionario d’assicurazione, di Como, occhi azzurri, capello brizzolato, di poche parole, ecc.”.

E se lo hai dimenticato …

E se non sei riuscito ad afferrare il nome la prima volta?

Nessuno si aspetta che tu ricorda il nome di qualcuno al primo “colpo” …
allora fai in modo che lo ripetano subito.

Porgi le tue scuse immediatamente e richiedilo subito, senza esitare,
specificando che non l’hai capito/afferrato, in modo che venga,
questa volta, ripetuto più chiaramente o più lentamente,
e che tu possa pronunciarlo ad alta voce insieme al tuo interlocutore.

Ammetti la tua dimenticanza ma non dare troppe spiegazioni o giustificazioni.
“È stato così interessante parlare con lei: mi potresti ripetere il tuo nome?”,
“Mi dispiace terribilmente, ma ho dimenticato il suo nome.
Le dispiacerebbe ripetermelo?
”.
Ricorda di sorridere.

“I soprannomi si attaccano alle persone, e più sono ridicoli più si attaccano.”
Thomas C. Haliburton

Un must di successo da applicare subito nel tuo nuovo posto di lavoro

nuovo posto di lavoro

Il giorno si sta avvicinando.
È il primo giorno nel tuo nuovo posto di lavoro.

Come ti senti?
Sei eccitato?
Emozionato … preoccupato?
Terrorizzato …?

Tra qualche giorno,
sarai di fronte a difficoltà e opportunità,
e il tuo approccio iniziale farà una notevole differenza tra il successo e il fallimento.

Ecco un suggerimento di successo che devi applicare subito,
non appena cominci a muovere i primi passi nel tuo nuovo posto di lavoro.

Un must da applicare subito nel nuovo posto di lavoro?

Facciamo un passo indietro …
il mio cognome è Ferrarelli.
Ma spesso mi chiamano Ferrarelle, Peverelli, Ferareli.

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L’ultima volta mi hanno cercato dicendo ”Non mi ricordo il nome … ma si chiama come l’acqua … quella famosa”.

Non mi lamento.
Capitava anche a me (e succede ancora) di confondermi e di tanto in tanto di storpiare il nome degli altri.
I nomi non sono il mio forte,
pensavo.

Ricordare il nome di una persona non è solo educazione

Adesso, però,
ho capito una cosa …
imparare, ricordare e pronunciare correttamente i nomi di altre persone (soprattutto dei miei clienti se riferito al mio lato professionale) è molto più di una questione di educazione,
riguarda la mia professionalità.

Nessuno si aspetta che lo farai entro la fine del primo giorno o della settimana.
È consigliato però, nel più breve tempo possibile,
imparare i nomi di tutti i nuovi colleghi o collaboratori ma anche dei clienti, fornitori, consulenti esterni, segretarie, ecc…

Ricordare e pronunciare correttamente rapidamente i nomi di altre persone è molto più di una questione di educazione,
è una questione di leadership.

Perché?
Cosa c’è in un nome?
Tutto!

Il nome è la nostra identità

Quando usiamo il nome (oltre ad essere educati e gentili) stiamo creando un legame,
perché riconosciamo il valore e l’unicità della persona.

Quando fai subito riferimento a un tuo collaboratore con il suo nome,
stai dando tutto il tuo rispetto!

Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi,
Che – credimi – ti serviranno nel tuo nuovo posto di lavoro!

In un periodo in cui si parla tanto di team building,
fidelizzazione dei clienti e spirito-di squadra,
troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole essere trattata come un individuo,
vuole sentirsi unico e speciale.

Ma perché facciamo così fatica ad applicare questa semplice strategia?
Perché non ricordiamo i nomi di nuovi collaboratori o colleghi?

“Nominare male le cose, è partecipare all’infelicità del mondo.”
Albert Camus

 


 

1. Indifferenza

Non ci interessa,
semplicemente.
Pensiamo che non sia così importante.

Molte persone conoscono il nome di un cliente ma sono riluttanti a usarlo,
perché non si rendono conto dell’importanza.

Eppure ci basterebbe capire la rilevanza di questo semplice gesto,
per concentrarci (quando lo sentiamo) e ricordarlo subito.

2. Mancanza di attenzione

Nessuno si aspetta che tu conosca il nome di qualcuno la prima volta che lo senti,
ma se non sei attento come puoi ricordare?

Se presti tutta la tua attenzione all’interlocutore,
concentrandoti su di lui/lei e non su te stesso …
vedrai da subito la differenza!

3. Mancanza di allenamento

Non hai una strategia per ricordare i nomi.
Non l’hai mai avuta e non ci hai neanche mai provato.

Ti conviene fare molta pratica (la ripetizione è la madre di tutte le abilità),
in modo da concentrarti sul nome per sentirlo chiaramente al momento opportuno.

4. Agitazione

Se sei distratto dall’agitazione,
sei preoccupato del tuo atteggiamento,
di fare la “bella figura” e sei completamente focalizzato su te stesso diventa difficile ricordarsi del nome. Vero?

Per comprendere quant’è importante usare il nome di una persona prova a pensare …
come ti senti quando qualcuno ti chiama per nome?

Ti fa sentire importante e speciale.

Quante volte la tua banca,
la tua assicurazione o ente sanitario ti chiamano per nome?
Come ti senti se si ricordano sempre il tuo nome o lo utilizzano spesso?

E al contrario …
cosa provi quando lo dimenticano o lo storpiano?

A nessuno piace essere dimenticato

Ora il tuo obiettivo numero uno è ricordare i nomi dei colleghi o collaboratori ma anche clienti e fornitori,
uno per volta.
Dai – sin da subito – il tuo tocco personale,
e ricorda che – nel tuo nuovo posto di lavoro – le persone sono la chiave del tuo successo o del tuo fallimento.

Ma ci sono strategie per ricordare più facilmente i nomi delle persone?
Ecco un articolo ad hoc che uscirà settimana prossima.

Discussione difficile con un collaboratore: 12 errori da evitare – 2

discussione difficile

Leggi anche la parte 1.

6. Dire qualcosa di discriminatorio o poco professionale

Fai attenzione a quello che dici.

“Sparare” (in un momento di nervosismo) commenti tipo:
“Voi dipendenti più anziani siete troppo lenti!”
“I giovani sono tutti viziati” oppure “ Le donne non dovrebbero decidere cose così importanti”
.

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Oltre a dare un segnale di maleducazione, è un sintomo di poca professionalità,
tali “uscite” potrebbero essere considerate come un qualcosa di molesto o discriminatorio (anche in sede legale).

Limita la conversazione alla prestazione del dipendente,
e stai lontano da congetture e pareri su credenze religione e politiche,
orientamento sessuale, ecc…

7. Non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare

“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.”
Leonardo da Vinci

Se non vedi l’ora di dire come la pensi,
come puoi ascoltare quello che sta dicendo il tuo collaboratore?

Se non plachi il tuo “chiacchiericcio interno”,
come puoi ascoltare davvero l’altro?

Ascoltare richiede uno sforzo d’interesse e di attenzione.
Ascoltare richiede tutta la tua disponibilità.

È facile capire perché,
i leader che sanno ascoltare sono molto apprezzati e ricercati!

Impara a prestare vero ascolto a quello che ti dicono i collaboratori,
e diventerai il loro punto di riferimento importante e irrinunciabile.

8. Ripetere la stessa conversazione più volte

Se ti rendi conto che la discussione prende per l’ennesima volta la stessa piega e sfumatura,
per favore, bloccati e rifletti.
C’è qualcosa che non va!

Perché il tuo messaggio non è passato?
Sei stato poco incisivo?
Ambiguo e confuso?
Poco chiaro e diretto?

 


 

Un comportamento intollerabile, un errore ripetuto,
un’imprecisione inaccettabile diventa accettabile quando le è permesso di persistere.

Non offrire opzioni, quando non desideri discutere.

Se vuoi dare una disposizione, una direzione,
fallo in modo chiaro e diretto.

9. Rendere la discussione una gazzarra

È importante non trasformare una discussione difficile in una “caciara”.
Una gazzarra stile Reality TV.
Un rimpallo di responsabilità.
Una predica da scuola elementare.

Se succede…
la responsabilità è tutta tua!
Non sei riuscito a prendere il controllo della situazione.

Non ripeterti e non fare battutine.

Meglio evitare tutte quelle esortazioni al lavoro,
il classico consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

Prima di cominciare spiega che “Questa sarà una conversazione difficile“.

L’obiettivo della discussione difficile è di rendere il dipendente consapevole del problema in modo che possa essere (se possibile) parte della soluzione.

10. Non incontrare il collaboratore faccia-a-faccia

La cosa peggiore che tu possa fare è comunicare notizie o feedback negativi,
avviare conversazioni difficili via email o social.

Un tuo collaboratore o un intero team ha il diritto di essere trattato rispettosamente.
Essere “guardato negli occhi”.
Le discussioni difficili devono avvenire di persona.

Inoltre,
solo un incontro faccia-a-faccia ti offre la possibilità di osservare il linguaggio del corpo degli altri.

Questi gesti o segnali di comunicazione (di reazione alle nostre parole) possono fornirti spunti per comprendere al meglio il non verbale, il “non detto”.

“Non mi sembri d’accordo con la mia ultima dichiarazione, sbaglio?”
“Vedo che hai qualcosa da aggiungere?”

11. Non essere empatico durante una discussione difficile

Alcune conversazioni sono difficili per te,
certo, ma lo sono ancora di più per i tuoi collaboratori.

È importante riconoscere i sentimenti delle persone senza far diventare l’incontro una seduta di terapia o una rassegna del singhiozzo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Non ignorare le risposte emotive da parte della persona.

Nel Mondo del lavoro di oggi,
siamo abituati a nascondere le emozioni (soprattutto quelle negative),
a mascherare disagio, delusione e dispiacere sotto una patina di finto ottimismo e di sorrisi di circostanza.

12. Dimenticare il follow up

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi chiudi la questione,
smettila di parlarne!

Ricordati di effettuare il follow up qualche giorno dopo per assicurarti che la persona si senta bene,
e che qualsiasi azione o correzione decisa (nella riunione) sia iniziata.

È importante riconoscere che ci saranno sempre differenze nel modo di vedere le cose.
Dovrai continuare a lavorare con una grande varietà di persone – collaboratori, colleghi, clienti, fornitori –
non tutti ti piaceranno.

Ma se ti prepari e ti concentri su risultati specifici,
mantenendo l’empatia,
vedrai che sapra gestire questo tipo di confronto sempre più agevolmente.

Condurre una discussione difficile con successo,
ti aiuterà a diventare un leader migliore.

Se vuoi approfondire leggi questi post:
Come dare cattive notizie con professionalità e dormire la notte

“Gestire un collaboratore difficile come un grande leader”

Discussione difficile con un collaboratore: 12 errori da evitare – 1

discussione con un collaboratore

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho sottolineato come la discussione con un collaboratore sono una parte inevitabile della gestione del team.

Abbiamo tutti avuto esperienze negative con questi tipi di conversazioni:
(il dipendente che va in tilt per un errore che ha commesso,
il collaboratore si è messo a piangere quando gli hai mostrato le scarse performance,
oppure il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità).

Di conseguenza,
tendiamo a evitarle.

È necessario trovare una soluzione produttiva

Ma questa non è la risposta giusta.
La chiave è imparare a gestirle in un modo da ottenere meno disagio per te e per la persona con cui stai parlando,
creare una base collaborativa e non combattiva,
e trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

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Come si dovrebbe preparare questo tipo di discussione?
Dare feedback in modo efficace?
Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Ecco 12 errori da evitare quando hai una discussione difficile con un tuo collaboratore o dipendente:

1. Rimandare – o peggio – evitare la discussione

“Procrastinare è come utilizzare una carta di credito: ci si diverte molto fino a quando non arriva il conto”
Christopher Parker

Non trascinare (continuando a rimandare) la discussione con un collaboratore.
Procrastinando o evitando il confronto stai mettendo in gioco la tua leadership.

Resisti alla tentazione di nascondere la testa nella sabbia nella speranza che la questione si risolva (magicamente) da sola.

A volte funziona,
spesso no.
Anzi peggiora.

La tensione si protrae a lungo,
lo stress emotivo si accumula indicando che le cose si sono trascinate per troppo tempo.

Quando-e-dove svolgere la discussione dipende dalle circostanze specifiche,
non esiste una formula magica:
lunedì mattina potrebbe sembrare una scelta poco sensibile,
ma anche venerdì pomeriggio non è da meno.

2. Farsi travolgere dalle emozioni

Se ti stai preparando per una conversazione che puoi definire “difficile”,
probabilmente ti sentirai nervoso e ansioso.
Le tue emozioni influiranno sulla tua professionalità.
Discutere in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.

Lo stress emotivo limita la soluzione creativa,
hai più probabilità di dire qualcosa di cui ti pentirai più tardi,
e rischi di trasformare la questione in una faccenda personale.

 


 

Quanto più tranquillo e centrato sarai,
tanto meglio riuscirai a gestire questo tipo di situazioni.

Meglio prendere un po’ di tempo,
allontanarsi dalla situazione e guardarla oggettivamente.

Sarà più facile, in un secondo periodo,
affrontarla nuovamente con la testa “libera”.

3. Avere fretta di chiudere la discussione con un collaboratore

Potresti essere nervoso di dover parlare con il tuo collaboratore,
e sospirare con sollievo quando sarà finita,
ma ricorda che per lui/lei sarà altrettanto.
Anche di più.

Cerca di essere premuroso e consapevole delle parole che usi durante la discussione con un collaboratore.
Se hai premura – fretta – di chiudere la conversazione, rischi di trasmettere un messaggio sbagliato.

La calma comunica interesse per gli altri e per il loro messaggio.

D’altra parte,
la fretta trasmette (anche in buona fede) l’idea che l’altro non ti interessi,
sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono” in cui l’altro ha la netta sensazione di non essere importante.

Non importa quanto sia difficile, imbarazzante e coinvolgente l’argomento,
non aver fretta di chiudere la conversazione.
Calma è potere.

4. Attaccare la persona

Evita frasi tipo “Sei un ritardatario” oppure “Sei inaffidabile” perché suonano come un attacco personale,
e questo probabilmente farà sì che il tuo interlocutore si metta sulla difensiva e …
addio conversazione produttiva!

Invece di criticare la persona,
concentrati solo sulla prestazione o sul comportamento.
Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

“Le scadenze non rispettate hanno gravi conseguenze sulla nostra reputazione”.
Potresti anche usare “noi” anziché ‘”tu”;

Per esempio,
“Facevo davvero conto di consegnare al cliente il preventivo entro venerdì.
Adesso siamo costretti tutti a lavorare duro questo weekend”
.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

5. Fare ipotesi o saltare subito alle conclusioni

Spesso,
le cose potrebbero non essere come sembrano.

Sai con certezza che cosa è successo?
Qual è il problema?
Chi l’ha causato?
Ci sono eventuali attenuanti e giustificazioni?
Una malattia non dichiarata, stress o altri fattori interni o esterni al posto di lavoro.

Stai ai fatti;
tirare subito conclusioni errate, giudicare o accusare in modo affrettato la persona sbagliata,
ti farà perdere molta credibilità tra i tuoi collaboratori.

Continua a leggere la parte 2.

Ti senti più competente e smart del tuo capo … e adesso?

capo incompetente

Foto di qimono

Mettiamola così.

Il capo ti assegna A, B e C.
Tu torni con A, B, C… più X, Y e Z.

Aspetti un cenno.
Un apprezzamento.
Magari un “bravo”.

Non arriva nulla.
Solo un rimbrotto su un dettaglio insignificante.

E ti senti incompreso.
Depotenziato.
Un’altra volta.

Dentro di te pensi:
“Se fossi io il responsabile…”

Un capo incapace? Può essere frustrante

Lavorare sotto qualcuno che ritieni meno competente è logorante.

Hai più competenze tecniche.
Sai definire meglio le priorità.
Conosci clienti,
operazioni,
personale.

Eppure, non sei tu al comando.

Probabilmente hai ragione.
Ma avere ragione non significa vedere l’intero quadro.

E allora?

Aspettare che passi?
Fare guerra fredda?
Sopportare (rischiando l’ulcera)?
Iniziare a cercare un nuovo lavoro e un nuovo capo?
Aprire la tua start-up?

Ne parlo nel mio libro “Autorevolezza”.
Ma prima serve un passaggio fondamentale.

Primo passo: cosa significa davvero “più intelligente”?

Prima di dichiarare al mondo che il tuo capo è incompetente, fermati.

  • La tua valutazione è basata su fatti solidi?
  • Hai davvero una visione più strategica?
  • Sai leggere meglio il Mercato?
  • Cogli più velocemente il nocciolo della questione?

Oppure hai visto un suo errore…
e hai concluso troppo in fretta?

Spietata onestà

Forse sei più competente in alcune aree.

Ma sei pronto a guidare un team?
Un intero reparto?

Sai:

  • stabilire priorità sotto pressione?
  • centrare i target?
  • gestire clienti difficili?
  • assumere, far crescere (e talvolta licenziare) persone?
  • reggere aspettative e insuccessi?

Il tuo capo può avere lacune tecniche.
Ma magari è forte nella gestione delle persone o nelle relazioni esterne.

Quindi:

Sai riconoscere ciò che sbaglia.
Ma riesci ad ammettere ciò che fa bene?

Capo incompetente? Evita errori strategici

Non dire in giro quanto sia incompetente.
Neppure ai colleghi “fidati”.
Niente ironie.
Niente battute davanti agli altri.

Se non sei d’accordo, parlane in privato.
Con rispetto.

E attenzione a “scavalcare” il capo andando dal numero uno, il titolare, il management:
può danneggiare più te che lui/lei.

Unica eccezione: questioni legali, etiche o di sicurezza.

Focus sul tuo lavoro

Evita di perdere la tua energia nel lamento e nell’auto commiserazione,
su come sia possibile che questa persona sia diventata capo.

Tirati fuori dalla lotta personale.
Concentrati sulle tue responsabilità.

Chiediti:

  • Qual è il mio scopo più grande qui?
  • Cosa posso imparare?
  • Quali opportunità di visibilità sto guadagnando?

Cerca di imparare quanto più puoi dall’esperienza.
Pensa alle opportunità di crescita e di visibilità.

Cerca di essere positivo,
non risentito.

Lavora con lui, non contro di lui

È facile concentrarsi su mancanze ed errori,
Più difficile è collaborare con intelligenza.
E strategia.

Anche il capo incompetente e non qualificato ha qualcosa da insegnare,
e da prendere come esempio.

Mostra rispetto.
Evita toni sarcastici o superiori.

Le cose diventano più semplici quando smetti di combattere
e inizi a capire come-muoverti.

Focus sul tuo avanzamento, non sul suo fallimento

Uno dei punti più importanti.

Non investire energie nel dimostrare quanto non sia all’altezza.
Investile nel dimostrare che tu lo sei.

Non prenderla sul personale.
Lascia scivolare ciò che non puoi controllare.

Quando è il momento di andarsene

Se lavorare con questa persona ti consuma.
Se non la rispetti e non riesci a collaborare.

Allora sì, forse è tempo di guardarti intorno.

Qualcun altro apprezzerà i tuoi talenti.
Qualcun altro sta cercando proprio te.

Per approfondire leggi il mio post
Cambiare lavoro? 9 segnali che è il momento giusto”

Una verità scomoda

“Sono più intelligente del mio capo”
sono solo parole.

Essere più intelligente non significa essere più efficace.

Per eccellere servono:

  • competenze solide
  • relazioni forti
  • intelligenza emotiva

Quando la relazione con il capo diventa fonte di stress costante, serve lucidità.

Con il mio percorso “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” impari a comunicare con più calma e autorevolezza, senza compromettere il tuo benessere.

Il vero salto di qualità non avviene quando dimostri che il tuo capo è incompetente.

Avviene quando impari a diventare più strategico di lui.