La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone ce la fanno.
Altre no.

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi.

Sono determinate.
Volitive.
Si muovono.

Altre… si lamentano.

Trovano scuse.
Restano ferme.
Si raccontano che “non è il momento”.

E spesso si sentono vittime.

La differenza? La forza mentale

La forza mentale è ciò che ti permette di affrontare:

  • momenti difficili
  • situazioni complesse
  • un capo o un collega complicato
  • un lavoro che non ti rappresenta
  • una relazione che ti toglie energia

Cambiare direzione non è facile.

Serve tempo.
Serve fatica.
Occorre costanza.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” qualunque sia la sfida…
devi tirare fuori grinta, carattere e determinazione.

Sempre.
Anche al tuo livello.

Ecco 12 domande per misurare la tua forza mentale.

Non sono comode.
Ma sono utili.

1. Ti rifugi nella routine?

La routine ti protegge.

Ti fa sentire al sicuro.

Ma ti blocca.

  • Rimani dove sei perché “almeno conosci tutto”?
  • Eviti il cambiamento per paura di peggiorare?

Le persone mentalmente forti non evitano il cambiamento.

Lo affrontano.

2. Ti senti spesso una vittima?

Ti capita di pensare:

  • “Capita tutto a me”
  • “Non è il momento giusto”
  • “Il contesto non aiuta”

Attenzione.
È una trappola.

Perfetta per non iniziare mai nulla.

Le persone forti:

  • si assumono responsabilità
  • cercano soluzioni
  • non si compiacciono del problema

3. Ti rovini la giornata per una critica?

Basta poco per farti cambiare umore?

  • una battuta
  • un’osservazione
  • un dissenso

Se resti “incastrato” per ore (o giorni) …
c’è un lavoro da fare.

La forza mentale passa anche da qui:
gestione delle emozioni.

4. Sai dire NO?

Dire NO è difficile.

Dire SÌ quando non vuoi… è peggio.

Se dici sempre sì per:

  • evitare conflitti
  • piacere agli altri
  • mantenere la pace

stai costruendo un problema.

Dire NO è una competenza.

E protegge la tua energia.

5. Ti accontenti… anche se non sei contento?

Rimani in situazioni che non ti soddisfano?

  • relazioni
  • lavoro
  • contesti

Perché cambiare è faticoso.
Così ti abitui.

Ti “affezioni” alla mediocrità.

Ma poi… non lamentarti.
Perché quella scelta è tua.

6. Dai la colpa agli altri?

È sempre facile trovare un colpevole:

  • il capo
  • il collega
  • l’azienda
  • il mercato

Ma così facendo, perdi potere.
Perché smetti di essere responsabile.

La verità?

Se vuoi cambiare qualcosa…
devi partire da te.

7. Mantieni quello che dici?

Le parole sono facili.
Le azioni no.

Quante volte hai detto:
“Da lunedì ricomincio…”

E poi?

Le persone mentalmente forti fanno una cosa semplice:
fanno ciò che dicono.

8. Ti confronti continuamente con gli altri?

Ti senti sempre “meno”?

Meno bravo.
Meno pronto.
Ancor meno capace.

Il confronto continuo è una trappola.

Perché qualcuno sarà sempre meglio di te… in qualcosa.

La domanda è:
stai migliorando?

9. Accetti la realtà?

Quando le cose non vanno:

  • ti chiudi
  • ti fermi
  • adatti

Oppure reagisci?
Accettare la realtà non significa arrendersi.

Significa partire da lì… per cambiare.

10. Hai paura di fallire?

Il fallimento spaventa.
Ma è inevitabile.

Chi ha successo cade.
Si rialza.
E riparte.

Chi ha paura di fallire…
non parte proprio.

11. Sei bloccato dai dubbi?

Il dubbio è sottile.

Silenzioso.

E potentissimo.
Ti ferma prima ancora di iniziare.

Diventa consapevole di questo meccanismo.

E allenati a sostituire il dubbio con pensieri più realistici.

Se ti senti meno incisivo nelle decisioni o nelle relazioni con il team,
è il momento di lavorare sulla tua presenza da leader.

Scopri “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

12. Molli troppo presto?

Ogni giorno hai la tentazione di mollare.

È normale.

Ma mollare sempre… è un’abitudine.

Le persone forti non mollano facilmente.
Non perché non faccia male.

Ma perché hanno deciso di non farlo.

Il punto chiave.

Non esiste una “pillola magica”.

La forza mentale si costruisce.

Giorno dopo giorno.

Con:

  • piccole decisioni
  • piccoli impegni mantenuti
  • piccole vittorie

In conclusione

Non serve essere perfetti.
Serve essere costanti.

Decidere qualcosa…
e portarlo fino in fondo.

Anche quando sei stanco.
Anche quando non hai voglia.
Quando dubiti.

La forza mentale non è qualcosa che hai o non hai.
È qualcosa che alleni.

Ogni volta che scegli di non mollare…
stai diventando più forte.

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Una delusione professionale può arrivare proprio quando pensavi di essere finalmente sulla strada giusta.

Hai avviato un progetto.
Investito tempo, energie e denaro.

Hai fatto sacrifici, rinunciato ad altro e immaginato ciò che sarebbe potuto accadere.

Poi qualcosa cambia.

Un ostacolo inatteso. Una decisione che non dipende da te. Il mercato che risponde diversamente da quanto avevi previsto.

E ciò che avevi costruito sembra sgretolarsi in poco tempo.

Se ti è successo, sai quanto sia difficile continuare a crederci quando l’obiettivo si allontana.

La delusione prende spazio.
Le certezze diminuiscono.

E inizi a chiederti se abbia ancora senso proseguire.

La strada professionale raramente è lineare

Ci piace immaginare il percorso professionale come una linea progressiva.

Parti.
Ti impegni.
Migliori.
Raggiungi l’obiettivo.

Nella realtà, quasi mai funziona così.

La strada cambia direzione. Si interrompe. Ti obbliga a rallentare, tornare indietro o prendere una via che non avevi previsto.

Ognuno procede con il proprio passo e attraversa fasi diverse.

Non esiste un unico percorso corretto.

Esistono traiettorie personali, influenzate dalle scelte che facciamo ma anche da circostanze che non possiamo controllare.

Una battuta d’arresto non cancella il percorso

Un progetto che non funziona può compromettere la fiducia che avevi costruito.

Non metti più in discussione soltanto l’idea.

Inizi a mettere in discussione te stesso.

“Non sono capace.”
“Ho sbagliato tutto.”
“Non funzionerà mai.”

Ma un risultato negativo non racconta necessariamente il tuo valore.

Racconta che, in quelle condizioni, quel progetto non ha prodotto il risultato sperato.

È diverso.

Può significare che l’idea deve essere modificata.

Che il momento non era favorevole.

Che servono competenze, risorse o alleanze diverse.

Oppure che quella direzione non è più adatta a te.

Ciò che conta è come affronti l’ostacolo

Non tutti gli ostacoli hanno lo stesso peso.

Alcuni richiedono una piccola correzione.
Altri ti costringono a rivedere completamente il piano.

Ce ne sono anche di così importanti da obbligarti a fermarti.

In ogni caso, il punto non è fingere che non facciano male.

È capire che cosa puoi imparare da ciò che è accaduto.

Chiediti:

  • Che cosa non ha funzionato?
  • Quali segnali non avevo considerato?
  • Che cosa rifarei diversamente?
  • Quale parte dipendeva da me?
  • Che cosa, invece, era fuori dal mio controllo?

Gli errori non garantiscono automaticamente una crescita.

Diventano utili solo quando li osservi abbastanza da correggere il tiro.

Non confondere perseveranza e ostinazione

“Non mollare mai” è una frase potente.

Ma non sempre è un buon consiglio.

Continuare a fare la stessa cosa, nello stesso modo, soltanto perché hai già investito molto, può diventare ostinazione.

La perseveranza è diversa.
Non significa insistere ciecamente.

Significa restare fedele a ciò che vuoi ottenere, conservando però la disponibilità a cambiare strada, metodo o tempi.

Puoi continuare a credere in un progetto senza doverlo portare avanti a qualsiasi costo.

A volte perseverare significa proprio avere il coraggio di fermarsi.

Mettere un sogno in pausa non significa rinunciare

Ci sono momenti in cui non possiedi le condizioni necessarie per continuare.

Mancano tempo, denaro, energie o stabilità.

Forse devi occuparti di altro.
Forse la situazione professionale o personale non ti permette di sostenere ancora quel progetto.

Metterlo in stand-by non significa dichiararlo fallito.

Significa riconoscere che, in questo momento, continuare potrebbe logorarti più di quanto possa aiutarti.

Puoi concederti una pausa.
Recuperare energie.
Imparare qualcosa di nuovo.
Osservare come cambia il contesto.

E decidere più avanti se riprendere, modificare o abbandonare definitivamente quella direzione.

La pausa non è sempre immobilità o delusione professionale.
Può essere preparazione.

Non tutto ciò che interrompi deve essere ripreso

Anche questo va accettato.

Durante la pausa potresti scoprire che quel sogno non ti appartiene più.

Forse era nato in una fase diversa della tua vita.

Oppure era legato al bisogno di dimostrare qualcosa, ottenere approvazione o riscattarti.

Non devi riprendere ogni progetto soltanto perché un tempo ci hai creduto.

Puoi anche lasciarlo andare.

La differenza sta nel farlo con consapevolezza, non soltanto perché sei ferito o deluso.

Riprendere il cammino non significa tornare al punto di partenza

Quando ricominci, non riparti da zero.

Porti con te ciò che hai imparato.

Gli errori.
Le competenze.
Le persone incontrate.

La maggiore conoscenza di te stesso e di ciò che vuoi davvero.

Anche un progetto fallito può averti lasciato qualcosa di utile.

Magari non il risultato che speravi.

Ma una lettura più realistica, un metodo migliore o una direzione più adatta.

In conclusione

Una delusione professionale può costringerti a rallentare.

Può obbligarti a cambiare strada.
A volte può persino convincerti a fermarti.

Ma non deve necessariamente decidere, al posto tuo, che la storia sia finita.

Non tutti i sogni devono essere inseguiti senza sosta.

Alcuni hanno bisogno di essere rivisti.
Altri lasciati andare.
Altri ancora soltanto messi in pausa.

Rinunciare significa decidere che non ne vale più la pena. Mettere un sogno in stand-by significa riconoscere che, forse, non è ancora il momento.

“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 2

la donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

Dire NO è indispensabile per affermarsi

“Le due parole più brevi e più antiche, SI e NO,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.”

Pitagora

Siamo sinceri … dire “NO” non è facile. Mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinta è depotenziante.

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Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere la pace, perdi la fiducia e la stima delle persone,
dai un’immagine di te influenzabile.
Accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa. Approfittare della tua disponibilità.
E credimi, lo faranno …

A lungo andare diventa frustrante e bloccante.
Perdi autostima.

Inizia a dire NO più spesso.
Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”.
In un primo momento, sarai molto ansiosa, ma alla fine ti sentirai bene.
Libera.

Comunica in modo semplice e diretto

Quando stai affermando te stessa, meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere, dando mille spiegazioni del perché vuoi/non vuoi una determinata cosa.
Ferma e diretta.
Così… brava!

Non scusarti, non provare vergogna, non sentirti in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto.
 


 

Diventa la donna forte che desideri essere.
Affermarsi, non ha nulla a che vedere con l’essere educata o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tanto meno) delle loro reazioni.
Non c’è bisogno di giustificare la tua opinione o scelta.
È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

Sentirti obbligata a dare una giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso di “vivere” la tua vita.

Impara a essere perseverante

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta, parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani fredda, calmati e non mollare.

Devi essere persistente.
Mantieni la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti della banca e non ti risolvono il problema,
anziché dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare. Almeno ci ho provato “,
chiedi se è possibile parlare con il manager. Non mollare subito.
Insisti.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Diventa la donna forte che desideri essere. Investi tempo ed energia

Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro. Diventa la donna forte che desideri essere.

Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete sociale.
Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è vanagloria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermarti.
Non aver vergogna di descriverti come una professionista informata, disponibile e competente.
Spiegare come hai risolto un problema, hai ultimato quel progetto, imparato una nuova abilità … non è arroganza!

Prenditi il merito di quello che sai fare bene.
Faccio il tifo per te!

“Tu mi vedi così ma non sono la donna forte che pensi” – parte 1

donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Una dichiarazione.
Una sorta di “coming out”.
Un liberarsi… un “uscire allo scoperto” …

Durante il percorso di coaching,
molte donne professioniste (anche se molto competenti, intelligenti, smart, belle, ecc.…) “dichiarano” la loro mancanza di fiducia. Non “sentirsi” una donna forte.

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Asseriscono che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio) e non osano (per mancanza di fiducia).
Hanno paura. Di prendersi il merito.
Di proporsi.

Odiano promuoversi, dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Lodarsi.
Confondono l’affermazione di sé stesse, con “l’arrampicata sociale” fatte di gomitate e colpi bassi.

Spesso le donne perdono opportunità, che non riescono a cogliere

Non sono felici.
E come potrebbero?
Si sentono bloccate, frustrate e insoddisfatte.

C’è chi si sente troppo buona, in dovere di dire sempre SI,
chi non osa chiedere la promozione come team leader, si sente troppo giovane e inesperta,
chi superata (a 42 anni?), chi non ancora pronta (lo sarà mai?),
sull’orlo di una crisi di nervi … un vulcano pronto a esplodere.

E adesso?
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stessa?
 


 

Non aspettare che qualcuno si affermi o risolva i problemi al posto tuo

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
devi prendere provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.
Solo tu.

Affermarsi vuol dire (anche) assumersi le responsabilità delle conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze però è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

Affermare sé stessi, essere una donna forte, richiede tempo

Non pensare che lo diventerai magicamente, semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro. Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Ti serve tempo e pratica.

Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare, peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Comincia in “piccolo”.
Con le situazioni più semplici, a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti scavalca alla cassa del supermarket, il venditore furbetto che ti vuole intortare, l’amica che ti chiama solo quando le fa comodo.

Inizia con un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace. Un rifiuto gentile.
Piccoli passi verso il cambiamento.

Una volta che ti sentirai a tuo agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella. Un po’ alla volta.

Non pretendere che le persone leggano nella tua mente

Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? Dillo.
Se qualcuno non si comporta benechiedi spiegazioni.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.

Non dare mai nulla per scontato.

Non sentirti responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e ansia ti lasceresti alle spalle …

Evita di crogiolarti in logorante attesa per capire se qualcuno è contento della tua scelta o opinione.
Se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.

Non devi assicurarti che gli altri siano felici, anche se questo significa essere tu infelice.
Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Essere una donna forte non vuol dire essere una stronza egoista.
Oppure non prendere in considerazione i sentimenti degli altri.

Significa solo smettere di essere così eccessivamente premurose,
non calpestare i tuoi valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici, sconvolti o offesi.
Questa è la loro responsabilità, non la tua.

Continua a leggere la parte 2.

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Riorganizzazioni, promozioni e cambi di ruolo fanno parte della vita aziendale.

Eppure c’è una situazione che mette in difficoltà molte persone: vedere il collega che diventa capo.

Non è solo un cambiamento organizzativo. È un cambiamento emotivo.

In pochi giorni cambiano equilibri, aspettative e dinamiche. Ed è facile che la mente inizi a raccontarti storie che non corrispondono alla realtà.

Ecco cinque pensieri che rischiano di complicare una situazione già delicata.

1. “Perché lui e non io?”

È probabilmente il primo pensiero.

Se il tuo collega viene promosso, puoi avere la sensazione di essere stato scavalcato o sottovalutato.

Ma la promozione di qualcun altro non equivale automaticamente a una bocciatura della tua carriera.

Le aziende scelgono sulla base di molti fattori: competenze, esperienza, momento organizzativo, responsabilità disponibili e caratteristiche richieste per quel ruolo.

Questa occasione non è stata la tua.
Non significa che non arriverà la prossima.

2. “Qui non mi considerano”

Dopo una delusione è facile iniziare a rileggere il passato con occhi diversi.

Ripensi a quella mail rimasta senza risposta.

A quel progetto poco valorizzato.
A quel feedback mai ricevuto.

Improvvisamente tutto sembra confermare la stessa convinzione:

“Non mi vedono.”

Attenzione!

Quando siamo delusi tendiamo a cercare prove che confermino ciò che già temiamo.

Non lasciare che una promozione diventi la lente attraverso cui giudicare tutta la tua esperienza professionale.

3. “Per me non ci saranno altre opportunità”

La mente ama trasformare un episodio in una sentenza definitiva.

“Se non hanno scelto me questa volta, non mi sceglieranno mai.”

È un salto logico molto frequente.

Una promozione mancata è certamente una delusione.

Non trasformarla però in un giudizio sul tuo valore.

Piuttosto chiediti:

  • Che cosa posso imparare?
  • Quali competenze posso sviluppare?
  • Che cosa mi è mancato questa volta?

Sono domande molto più utili che continuare a chiederti perché non sei stato scelto.

4. “La nostra amicizia è finita”

Quando un collega che diventa capo, il rapporto cambia.

È normale.

Cambiano le responsabilità, gli obiettivi e anche le pressioni che quella persona dovrà affrontare.

Questo non significa che debba finire un buon rapporto.
Significa semplicemente che dovrà trovare un nuovo equilibrio.

Se il tuo ex collega prenderà qualche distanza, cerca di non viverla come un tradimento personale.

Molto spesso sta solo cercando di gestire con professionalità il nuovo ruolo.


Vuoi potenziare la tua assertività?
Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

5. “Adesso avrò qualche vantaggio”

Succede anche il contrario.

Qualcuno pensa che, grazie al rapporto di amicizia, il lavoro diventerà più semplice.

Qualche favore.
Maggiore flessibilità.
Un occhio chiuso sui ritardi.

Di solito accade l’opposto.

Un buon responsabile sa che dovrà essere ancora più attento a non creare favoritismi.

Per questo è probabile che si aspetti da te ancora più professionalità, puntualità e affidabilità.

Come comportarti?

Non cercare di ridefinire subito il rapporto.

Lascia che sia il tempo a costruire il nuovo equilibrio.

Continua a essere cordiale.
Collaborativo.
Professionale.

Se emergeranno difficoltà o incomprensioni, affrontatele apertamente e con rispetto.

Un cambiamento di ruolo modifica inevitabilmente alcune dinamiche.

Quando la relazione con il tuo nuovo capo diventa fonte di stress, serve un confronto lucido e professionale.

Con il mio breve percorso mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” impari a comunicare con calma e autorevolezza, senza compromettere il tuo benessere.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti.

Sono convinte che la loro personalità sia superiore.
Le loro intuizioni più brillanti degli altri.

Spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia, c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione,
supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!

Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10.In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso.

18 spunti per aumentare la tua presenza carismatica al lavoro

la presenza carismatica

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.

Nascono (beate loro) con la presenza carismatica.
Con il dono della bellezza, del talento.

La maggior parte delle persone è convinta (sbagliando in maniera clamorosa) che avere carisma sia solo legato al successo, alla bellezza, all’immagine vincente, al parlare con disinvoltura ed espressività, al vestito trendy.

La presenza carismatica si può “allenare”

Riguarda l’essere veramente coinvolti con gli altri.

Mostrare all’altra persona la tua completa attenzione.

Il segreto del carisma non è strombazzare le tue buone qualità, ma far sentire importante la persona con la quale interagisci.

Ecco 18 modi efficaci per aumentare la presenza carismatica:

1. L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna.

2. Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri, tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (in termini di autostima, piacere, importanza, ecc.…)

3. Sii te stesso. L’autenticità paga.

4. Sorridi senza forzatura e senza esagerazione. Solo per comunicare la tua sicurezza.

5. La presenza carismatica inizia nella tua mente. Se senti che la tua mente è da qualche altra parte, riportala al qui-e-ora.

6. Non parlare di te. A meno che non ti venga richiesto esplicitamente.

7. Non hai niente da dimostrare .. quindi nessun motivo per sentirti a disagio.

8. Semplice e conciso. Non usare tante parole se ne bastano poche.

9. Offri la tua piena attenzione. Solo grazie a questo dono, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

10. Tutti vogliono essere ascoltati, aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati. Il silenzio è carisma.

11. Trova il tuo stile, la cura del dettaglio e la voglia di non assomigliare alla massa. Non serve il “marchio” ma personalità.

12. Rilassati. Niente stress. Non camminare troppo frettolosamente, non mangiare rapidamente, non parlare velocemente.

13. Non parlare di problemi. Tranne in casi di grande confidenza.

14. Se non hai niente da dire… se non sai cosa-dire o come-dirlo… non parlare.

15. Il silenzio è forza, saggezza … magia. Più ascolti, più diventi carismatico.

16. Una persona carismatica non è un clone. Per questo ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la sua risposta a “domande importanti”.

17. Imposta il cellulare in modalità silenziosa e nascondilo. Riduce la tentazione di controllarlo. Invia un messaggio forte alla persona: avrà la tua completa attenzione.

18. Non pensare a cosa rispondere.. mentre la persona sta ancora parlando.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

A volte è solo freddezza.
Altre volte mancanza di disponibilità.
Altre volte ancora una vera assenza di considerazione.

Molte persone avvertono una mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.
Si accontentano.

Accettano una retribuzione inferiore.
Si mordono la lingua perché pensano di essere già fortunate ad avere un lavoro.

E spesso, tristemente, è così.

Ma una cosa è certa:
la mancanza di rispetto non andrebbe mai tollerata.

Quando viene superata una linea,
è il momento di fare (o dire) qualcosa.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi affrontare la situazione riducendo il rischio di ritorsioni.

Come scrivo nel mio libro Autorevolezza (nuova edizione 2025):
se non ti senti a tuo agio nel dire qualcosa subito, va bene.

L’importante è non interiorizzare sgarbi e maltrattamenti

Se i colleghi ti mancano di rispetto,
il primo passo è riconoscerlo.
Il secondo è agire con consapevolezza.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano

1. Colleghi non autorizzati criticano le tue scelte

Quando sbagli, è normale ricevere un feedback dal tuo capo.
Fa parte del gioco.

Ma se la critica arriva da chi è gerarchicamente sotto di te
o da un reparto che non c’entra nulla,
la questione è diversa.

Se accade spesso, questo comportamento mina la tua credibilità
e indebolisce la tua sicurezza sul lavoro.

È un segnale chiaro:
non ti stanno prendendo sul serio.

Non lasciare che la tua autorità venga costantemente messa in discussione.
La mossa migliore?
Un confronto privato e diretto.

Un comportamento sminuente, anche se mascherato da “opinione”,
non è mai accettabile.

2. Atteggiamenti poco (o per nulla) rispettosi

Non vieni ascoltato.
Ti interrompono.
Nessun contatto visivo.

Risatine, sbuffi, frasi sarcastiche come
Certo!” o “Fantastico!
accompagnate da occhi al cielo.

Non sono dettagli.
Sono segnali chiari di mancanza di rispetto.

Essere interrotti continuamente non è casuale.
La buona notizia è che puoi imparare a imporre la tua presenza senza alzare la voce.

3. Sei il bersaglio del gossip

Il gossip esiste in ogni ufficio.
A turno, tutti finiscono sotto i riflettori.

Ma se sei costantemente al centro delle chiacchiere,
non è un buon segnale.

Forse hai fatto qualcosa – consapevolmente o no –
che ha innescato i pettegolezzi.

Ma se colleghi parlano spesso della tua vita personale o professionale,
è probabile che il rispetto nei tuoi confronti sia venuto meno.

4. Sei invisibile

Ti senti invisibile.
No, non hai il superpotere dei Fantastici 4.

Se nessuno risponde a mail o chiamate,
se ricevi sempre scuse come
Sono occupato
o “La tua mail è finita nello spam”… ah, si davvero?

fermati un attimo.

Se durante le riunioni nessuno ascolta le tue proposte,
se senti di non “aggiungere mai valore alla conversazione”,
non prenderti in giro.

Chi non ti ascolta, non ti prende sul serio.

5. Sei sempre tenuto “out”

Non vieni incluso in mail, riunioni o conversazioni.
E nemmeno negli aperitivi o nei momenti informali.

Una mail persa può capitare.
Due, anche.

Ma se l’esclusione è sistematica,
il problema è più profondo.

E sì, può trattarsi di mancanza di rispetto!

6. Le tue idee vengono rubate

Non c’è nulla di più frustrante
di vedere qualcun altro prendersi il merito del tuo lavoro.

A volte succede per distrazione.
Ma se accade spesso,
è un segnale evidente.

Se fai fatica a mantenere il tuo spazio nelle conversazioni,
il problema non è la tua competenza.

È la tua strategia comunicativa.

7. Il tuo tempo non è rispettato

Quando rispetti qualcuno,
rispetti il suo tempo.

Il collega che ti interrompe continuamente
e con la scusa di “rubarti solo un minuto
cerca di scaricarti il suo lavoro…

non è solo distratto.
È irrispettoso.

Cosa fare quando senti mancanza di rispetto?

Non minimizzare.
Non ignorare.
Valuta con onestà:

  • Sei troppo sensibile?
  • Stai esagerando?
  • Sono episodi isolati o ripetuti?

La mancanza di rispetto può frenare seriamente la tua carriera.

Spesso reagiamo pensando che l’altro lo faccia apposta.
A volte esplodiamo.

Altre volte ci chiudiamo in silenzio,
accumulando rancore e frustrazione.

Raramente affrontiamo la questione in modo aperto e costruttivo.

Eppure, gestire una conversazione difficile richiede
lucidità, empatia e metodo.

Senza frasi ad effetto.
Ma presenza, chiarezza, confini.

“Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”

Ecco il percorso di coaching mirato per imparare a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

Scopri → il servizio.

Ispirare fiducia a una persona che non conosci in pochi secondi

ispirare fiducia

Claudio mi ha chiesto:
“ … ho un colloquio a metà settembre.
Dammi un suggerimento…come faccio a ispirare fiducia a una persona che non mi conosce?”
.

Anche Sarah chiede spunti su …
“ … come poter ispirare subito fiducia alle persone. Lavoro per un’Assicurazione. Una grande”.

Che sia per un colloquio di lavoro,
la vendita di un servizio o di un prodotto,
una proposta di collaborazione, di partnership,
poco importa …

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La fiducia è una cosa seria.

È alla base dell’amicizia, del lavoro, dell’amore, della stima: si può guadagnare,
non si può imporre.

È difficile da conquistare,
facile da perdere.
Impossibile da riconquistare quando è stata tradita.

È possibile creare ispirare fiducia grazie a una tecnica?

È pensabile creare fiducia tramite una sequenza stabilita di movimenti?
Un susseguirsi di posture convincenti?
Frasi persuasive?

Seguendo con precisione uno schema stabilito (fai prima questo … poi dici quello … ecco così bravo!) e incorniciando il tutto in un bel sorriso di circostanza?

 


 

La fiducia è empatia.
Interesse reale.
È un tasto emotivo molto sensibile per ognuno di noi.

Così come non si costruisce un rapporto d’amore in pochi minuti.
Così non è possibile creare un clima di fiducia in pochi secondi.

Allora .. come conquistare la fiducia di chi non ci conosce?

La fiducia non si acquista per mezzo della forza.
Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni.
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.”
Karol Wojtyla

È fondamentale …
essere sinceri, appassionati del lavoro che facciamo.

Ascoltare con attenzione le persone, essere attenti ai loro bisogni,
cercare di aiutare e non pensare (solo) a vendere/venderci …

A quel punto, tutte le astuzie, tecniche e tattiche non serviranno più!

Inoltre tieni presente che …

Le persone non sono attratte da chi si sforza di conquistare la fiducia

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da persone che fanno di tutto per piacere. Impressionare.
Conquistare la nostra fiducia.

Di solito le persone che si sforzano di piacere sono in qualche modo deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto.
L’approvazione degli altri. Leggi il post per approfondire.

Nel caso della vendita …

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Metti i tuoi clienti al centro del processo di vendita.
Aiutali – con una consulenza o servizio competente– a risolvere i loro problemi e soddisfare i loro desideri.

Con una comunicazione semplice, trasparente e onesta, offri sempre la massima chiarezza su prezzo, garanzia, reso, qualità, supplementi, firme, contratto, postille ecc …

Diventa per loro, un punto di riferimento concreto e fidato.
Ti ripagheranno con la loro fedeltà e tutta la loro fiducia.

“La banca ha fiducia in te,
però ti chiedono i documenti per accettare i tuoi soldi e ti prestano una biro legata a una catenella”.

Beppe Grillo

Nel caso di un colloquio di lavoro …

Semplicità è la parola d’ordine.
Tieni pronte risposte, spiegazioni e soluzioni.
Non mentire, non esagerare, sii te stesso.
Instaura un dialogo chiaro.

Risolvi tutti gli – eventuali – dubbi del potenziale datore di lavoro.
Non sorvolare o nascondere argomenti delicati e spinosi,
per esempio il classico “buco” nel CV.

Per ispirare fiducia ti serve coraggio e umiltà.
Palle.

“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

 


 

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita” avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

 


 

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

Continua a leggere la parte 2.

La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

Foto di I-Martin da Pixabay

A un certo punto, accadrà.

Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

Guarda qualsiasi persona di successo:
riceve apprezzamenti, certo.

Ma anche critiche.
A volte dure.
A volte ingiuste.

Spesso … gratuite.

Come ho scritto in “Autorevolezza”, quando ho pubblicato il mio primo articolo (marzo 2013), avevo timore.

Paura di scrivere banalità.
Di essere poco incisivo.
Di non piacere.

Volevo approvazione.
Commenti positivi.
Consensi.

“Bravo.”
“Fantastico.”
“Wow.”

Pensavo quasi di meritarli.

Su quale base, poi?

Non avevo mai scritto.
Non sono uno scrittore.

Forse perché mi sentivo onesto? Coraggioso?

Volevo essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza essere criticato.

Ovviamente… non funziona così.

Sono arrivati messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
A cambiare strada.

“Ferrarelli? Chi?”
“Coaching? Cosa?”

Ecco perché, se vuoi crescere davvero,
devi imparare a non prendere tutto sul personale.

Prendere le critiche troppo sul personale è estenuante

Se avessi preso tutto sul personale,
avrei smesso subito.

Mi sarei sentito:
inutile
inadeguato
fuori posto

E probabilmente oggi non starei scrivendo queste righe.

È stancante.
Logorante.
Insostenibile.

L’autostima scivola… e arriva il dubbio

Le critiche, se non gestite, ti tirano giù.

Inizi a pensare:

“Non sono abbastanza.”
“Non sono capace.”
“Neanche all’altezza.”

Diventi dipendente dall’approvazione.

Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

E se non arriva?
Crolli.

È un meccanismo pericoloso.

Metti al centro l’opinione degli altri

La critica può essere utile.

Può aiutarti a migliorare.

Ma se diventa il tuo unico riferimento…
sei in balia degli altri.

Una critica? Ti abbatti.
Un complimento? Ti esalti.

Non è equilibrio.
È instabilità.

Regalare il tuo potere

Quando lasci che una critica determini come ti senti…
stai cedendo il controllo

Stai dicendo:
“Decidi tu come devo stare.”

È un lusso che non puoi permetterti di concedere.

Riprendi il controllo.
Decidi tu.

Diventi una facile preda

Se reagisci sempre alle critiche…
qualcuno lo noterà.

E basterà poco per colpirti!

Una parola.
Un commento.
Una battuta.

E la tua giornata è rovinata.

Non è forza.
È vulnerabilità esposta.

E perdi la parte più importante

Quando prendi tutto sul personale…
smetti di imparare.

La critica non è più uno strumento.

Diventa un attacco.

E tu ti difendi.
Ti chiudi.
Ti irrigidisci.

Invece di chiederti:
“C’è qualcosa di utile qui dentro?”

Se vuoi lavorare sulla tua comunicazione, sulla gestione delle emozioni e sull’autorevolezza, trovi qui un percorso concreto:

“Voce, attitudine e presenza: comunica autorevolezza da Executive “

Se prendi tutto sul personale… soffri per niente

Il mondo può criticarti.

Ma sei tu che scegli quanto peso dare.

Quando smetti di prendere tutto sul personale…
senti una libertà nuova.

Più leggerezza.
Più lucidità.
Maggiore energia.

Altrimenti preparati:
a soffrire… spesso inutilmente.

La chiave: accettare la polarità

Come scriveva Hermann Hesse:

“I dolori, le delusioni e la malinconia non servono a toglierci valore, ma a maturarci.”

Non puoi avere solo una parte.

Vuoi l’elogio?
Devi accettare anche la critica.

Sono due facce della stessa medaglia.

Il nostro ego vorrebbe solo il lato piacevole.
Non funziona così.

Crescere significa accettare anche ciò che non ti piace

La crescita personale passa da qui:

Accettare la critica
senza farti travolgere

Non significa subirla.
Non significa darle ragione.

Significa:

  • valutarla
  • filtrarla
  • usarla (se serve)

E lasciare andare il resto.

E quando è solo veleno?

Ci sono critiche che non servono a niente.

Non costruiscono.
Non aiutano.
Ancor meno migliorano.

Servono solo a colpire.

In quel caso?

Non analizzare.
Non rimuginare.
Evita di trattenerti.

Passa oltre.
Senza sprecare un secondo.

Non puoi evitare le critiche.

Ma puoi evitare di diventarne prigioniero.

È lì che smetti di difenderti…

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi (veramente)

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.

Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.

Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?

Senti poco coinvolgimento?

Una fastidiosa sensazione di invisibilità?

Nessuno ti contraddice.
Ma nessuno si complimenta.
Nessuno commenta il tuo lavoro.

Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza, ma non solo)
che vogliono una cosa molto semplice:
farsi prendere sul serio sul lavoro.

Essere notate.
Riconosciute.

Non è sempre facile, soprattutto quando intorno ci sono colleghi più anziani.
Ma con un po’ di strategia e consapevolezza puoi migliorare molto.

Ecco 15 dritte concrete per farti prendere sul serio sul lavoro
(per approfondire trovi altri spunti nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025).

1. Smettila di scusarti (se non hai fatto nulla)

  • “Scusa il disturbo”
  • “Mi dispiace…”
  • “Scusa, era solo un’idea”
  • “Spero di non aver sbagliato…”

Scusarsi troppo spesso indebolisce il messaggio.

Chiedi scusa solo se hai davvero sbagliato.

Devi scusarti per aver espresso un’idea?
Quasi mai.

2. Spettegolare è il modo più rapido per perdere credibilità

Il pettegolezzo incuriosisce.
Ma distrugge la fiducia.

Chi ascolta capisce subito una cosa:
con te non è al sicuro.

E senza discrezione non c’è professionalità.

3. Essere sempre “troppo gentile” non aiuta

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.

Ma nemmeno perennemente accomodante.

L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare …

secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non devi cambiare personalità.
Solo alcuni automatismi.

4. Taci, se non hai qualcosa di buono da dire

Dire cose inopportune ti rende fragile agli occhi degli altri.

Meglio il silenzio
che parole confuse, inutili o mal posizionate.

Quando parli:

  • pensa prima
  • struttura
  • sii conciso

Ogni parola deve valere.

5. Diventa proattivo

Non subire.
Non aspettare sempre indicazioni.

Valuta alternative.
Proponi soluzioni.
Esci dai “non posso” e “non riesco”.

L’iniziativa comunica affidabilità.

6. Vai preparato alle riunioni

Preparati più di quanto pensi.

Magari userai solo il 30% di ciò che hai preparato.
Ma quel 30% farà la differenza.

La preparazione costante costruisce la tua reputazione.

Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

“Hai un minuto?”
Spesso… non è così.

Quando interrompi qualcuno, stai entrando nel suo flusso di lavoro.

Chiedi un incontro.
Lascia all’altro la scelta del momento.

È una forma di rispetto.
E di intelligenza relazionale.

8. Cura il tuo aspetto

Il modo in cui ti presenti parla per te.

Vestirsi con cura comunica:

  • attenzione
  • rispetto
  • affidabilità

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno,
superficialità e poca professionalità.

9. Se non sai, meglio tacere

Non giudicare prima di capire.
Non parlare senza dati.

Meglio il silenzio
che un dietrofront imbarazzante.

Meglio il silenzio su un argomento che non conosci
che blaterare idiozie.

10. Ascolta di più

Evita monologhi.
Prediche.
Rumore inutile.

Regola semplice:
una parola è poco.
Due parole sono spesso troppe.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Scopri il percorso mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.

11. La postura parla per te

Il 55% della comunicazione è non verbale.

Postura, gesti, sguardo raccontano:

  • sicurezza
  • apertura
  • intenzioni

Prestaci attenzione.
Anche quando non parli.

12. Far ridere tutti non ti rende autorevole

L’ironia è una risorsa.
Il bisogno di attenzione no.

Ancora meno guadagnarsi la reputazione
di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare. E non mentire

  • “La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
  • “Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
  • “Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

L’enfasi continua svuota le parole.
La bugia distrugge la fiducia.

E senza fiducia
nessuno ti prende sul serio.

14. Non essere eccessivamente emotivo

Ti offendi subito?
Ti chiudi al primo dissenso?

Mostrare fragilità emotiva costante
ti fa apparire immaturo.

Autoironia e autocritica – invece – sono segni di forza.

15. Fai quello che dici che farai

Mantieni le promesse.
Sempre.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile,
sii onesto.

Meglio un no sincero
che un sì non mantenuto.

Un’ultima cosa

Farsi prendere sul serio è importante.
Ma non diventare un fanatico della serietà.

Mascella rigida, sguardo spento, rigidità costante
non sono autorevolezza.

Ironia, leggerezza e umanità
sciolgono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro
sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”

Mirko Badiale

L’autorevolezza non si impone.

Si costruisce, giorno dopo giorno,
con coerenza,
presenza e
responsabilità.

Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Sospettoso e guardingo.

Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

6 spunti per mantenere viva la discussione (quando non sai più cosa dire)

non sapere cosa dire

Foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

Non sapere cosa dire…

Succede anche a professionisti competenti, esperti, brillanti.

Persone che, nella conversazione, finiscono per sembrare passive.

Timide.
Poco collaborative.
A volte perfino scontrose.

La scena è nota.
Stai parlando con qualcuno che hai appena incontrato.

All’inizio fila tutto liscio.

Poi, all’improvviso…

La conversazione si blocca.
La mente si spegne.
Il silenzio diventa pesante.

Cerchi qualcosa di intelligente, di rilevante, di interessante.
Ma niente.
Zero.

È imbarazzante non sapere come andare avanti

Per evitare il disagio, spesso usciamo di scena con un generico
“Ci vediamo”
(o peggio: “Alla prossima”, Ah, si davvero! Quando?).

E così rischiamo di perdere un’occasione.
Conoscere meglio una persona interessante.

Creare un contatto che potrebbe contare davvero.

Nel lavoro.
Nella vita.

O anche solo in una conversazione che valeva la pena vivere.
La vita è sorprendente.

Molto più di quanto pensiamo.
Per questo vale la pena dedicare qualche minuto a questo post.

Non per “fare colpo”,
ma per rendere le conversazioni più naturali,
evitare silenzi (innaturali) che non dicono nulla.

1. Fai domande (quando non sai cosa dire)

È il punto di partenza più semplice.
E anche il più efficace.

Fai domande aperte.

Evita quelle da sì/no,
e quelle scontate tipo “Come stai?”.

Qualche criterio:

  • niente di troppo personale
  • cerca punti in comune
  • usa il buon senso

Esempi:

  • “Che ne pensi di quel film?”
  • “Che idea ti sei fatto di questo progetto?”

Le domande tengono viva la conversazione,
senza forzarla.

2. Usa il “Dimmi di più”

  • “Dimmi di più del tuo lavoro.”
  • “Dimmi di più della tua idea.”
  • “Più di quello che accennavi prima.”

È semplice.
E funziona.

Mostra curiosità reale.
Non riempitivi.

Le persone amano sentirsi ascoltate.
E quando percepiscono interesse autentico,
parlano volentieri.

Nella stragrande maggioranza dei casi,
la conversazione riparte da sola.

3. Chiedi come è iniziato …

Esempi:

  • “Come sei entrato in azienda?”
  • “Quando hai iniziato a fare questo lavoro?”
  • “Come è nato il tuo interesse per…?”

Le persone amano raccontare le proprie storie.
Soprattutto quando non si sentono interrogate,
ma ascoltate.

E se la risposta è:

  • “Sono appena arrivato/a in azienda”.

Ottimo!
Si è appena aperta una porta.

4. Parla di qualcosa di recente o imminente

Quando sei a corto di idee,
agganciati a qualcosa che è successo,
o sta per succedere.

Può essere:

  • evento in azienda
  • fatto rilevante nel mondo
  • evento culturale o sportivo
  • tema di attualità (senza scivolare nel sensazionalismo)

È uno spunto neutro.
Condivisibile.

E spesso sufficiente per evitare il vuoto imbarazzante.

5. Chiedi cosa sta facendo ora

Domande utili:

  • “Cosa stai facendo di interessante in questo periodo?”
  • “Cosa ti piace di più del tuo ruolo?”
  • “Qual è la parte più delicata del tuo lavoro?”

Ogni attività ha delle sfide.
Parlarne dà profondità alla conversazione.

A volte aiuta persino l’altra persona
a chiarirsi le idee.


Scopri i miei brevi percorsi di coaching mirato. Per far crescere la tua carriera e leadership:

Team e gestione collaboratori → scopri

Autorevolezza e leadership → scopri

Carriera e cambi di lavoro → scopri

6. Non devi essere interessante ..

devi essere interessato.
Questa è la regola.

Se vuoi creare connessione,
devi essere presente.

Davvero presente.
Non distratto.
Non già altrove.

Far sentire l’altro l’unica persona nella stanza,
è una forma rara di rispetto.

È per questo che alcune persone risultano carismatiche.

Non perché brillano.
Ma perché ascoltano.

Guardare il telefono non ti aiuterà a superare il silenzio.

Ti allontanerà soltanto.

Se sei in gruppo:

  • ascolta tutti
  • guarda chi parla
  • distribuisci l’attenzione

Se l’altra persona non partecipa,
o non ha voglia di conversare,
va bene concludere.

Con educazione.
Senza forzare.

Puoi parlare con qualcun altro.
Le buone conversazioni non si inseguono.

Si incontrano.
Si creano.

 

Autostima al lavoro: il problema non è dire “non posso”. È crederci.

autostima sul lavoro

Foto by Engin Akyut – Pixabay

Hai mai detto una frase come questa?

“Non sono portato.”
“Non riesco.”
“Non fa per me.”

Oppure:

“Non sono capace di parlare in pubblico.”
“Non saprei mai cambiare lavoro.”
“Non riuscirei ad aprire un’attività.”

Sono frasi che sembrano descrivere la realtà.

In realtà fanno qualcosa di molto più pericoloso.

Trasformano una difficoltà temporanea in una definizione di chi sei.

Ed è qui che nasce il problema.

“Non posso” non descrive il presente

Descrive il futuro.

Quando dici:

“Non sono bravo.”

stai parlando del presente.

Quando dici:

“Non posso.”

stai già decidendo il tuo domani.

È una sentenza.

Come se il tribunale avesse già emesso il verdetto.

Caso chiuso.

Una parola cambia completamente il significato

Seth Godin propone un esercizio tanto semplice quanto potente.

Aggiungi due parole.

“Non ancora.”

Diventa:

“Non sono bravo a parlare in pubblico… non ancora.”
“Non riesco a cambiare lavoro… non ancora.”
“Non sono capace di scrivere… non ancora.”

Non è ottimismo.
Non è pensiero positivo.

È una lettura più onesta della realtà.

Perché ammette un limite senza trasformarlo in un’identità definitiva.

Anch’io ci sono passato

Quando ho iniziato a fare formazione, parlare davanti a un gruppo non mi veniva naturale.

Quando ho aperto il blog, non avevo mai scritto un articolo.

Non conoscevo la SEO.
Non sapevo come si costruisse un sito.

Se allora mi fossi definito con un semplice:

“Non sono capace.”

probabilmente oggi questo blog non esisterebbe.

Quelle frasi erano vere.

Ma erano vere in quel momento.
Non per sempre.

Autostima sul lavoro? Il problema non è il limite.

È quello che significa per te.

Molte persone credono che la fiducia arrivi prima.

In realtà spesso succede il contrario.

Prima fai esperienza.
Poi arriva la fiducia.

Chi aspetta di sentirsi pronto rischia di non iniziare mai.

Chi accetta di non esserlo ancora, invece, comincia a costruire quella competenza che oggi gli manca.

Attenzione, però

Aggiungere “non ancora” non è una formula magica.

Non ti rende più competente.
Non elimina la paura.
Non accorcia il percorso.

Ti impedisce semplicemente di fare l’errore più costoso: fare danni alla tua autostima sul lavoro.

Confondere ciò che sei oggi con ciò che potresti diventare domani.

Ed è una differenza enorme.

La prossima volta ascolta le tue parole

Ogni volta che ti sorprendi a dire:

“Non posso.”

fermarti un istante.

Chiediti se stai descrivendo una situazione…

oppure stai scrivendo una sentenza sulla tua carriera.

Perché le parole con cui racconti te stesso diventano spesso i confini dentro cui finirai per vivere.

E quei confini, molte volte, non li ha costruiti la realtà.

Li hai costruiti tu.

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

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Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

 


 

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.


Quando le tue idee non passano, rafforza la tua autorevolezza > Fai coaching

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

Continua a leggere la parte 2.