15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – 3

imparato dalla vita

Leggi anche la parte 2.

10. Non sarò mai pronto al 100%

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio. Anzi dopo le vacanze, dal mese prossimo, da lunedì, ecc….”

Quante volte, ho parlato al futuro o al condizionale “Farò” o “Vorrei”.

Ho sperimentato paure che mi impedivano di passare subito all’azione.
Camuffando i mie timori e parlando senza sosta di ciò che farò.
Un giorno.

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Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continuavo a rimandare.

Adesso ho imparato dalla vita che … devo fare il primo passo adesso, perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non devo lasciarmi immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non mi farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Mi sforzo di fare il primo passo,
poi seguo il flusso.

11. La comodità ha il suo prezzo

Quante volte invece di lottare per la “grandezza” ho sguazzato nella comodità (anche se stretta e soporifera).

Sono diventato confortevole.
Comodo. Troppo comodo.

Mi sono accontentato di una vita di sotto le mie capacità.
Anche se ho preparazione. Competenza.
Esperienza.

Mi sono detto …potresti meritare di più. Lo sai …

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi. Troppo comodi.
Il fuoco è stato soffocato!

12. La persona più difficile da gestire … sono io!

“Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità,
e prendi la strada per scoprire te stesso”

Jiddu Krishnamurti

La mia crescita personale è iniziata con la consapevolezza che il problema (non sono gli altri) ma sono io,
prima di voler gestire gli altri devo saper gestire me stesso.

Quanto ho coscienza di essere IO al centro di tutte le complicazioni, frustrazioni e fallimenti?

 


 

Spesso sono IO la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il mio peggior critico. Quello che non si concede il minimo sbaglio.
Quello più inflessibile.

Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama nell’altra persona.

Quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per se stesso.

È qui che devo concentrare i miei sforzi.

13. Ho imparato dalla vita che essere gentile è la vera forza

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile, uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza,
significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare me.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare, nutrire.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
Palle.

È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.
Fare il coglione.

14. Non penso più “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che ho tolto dal mio vocabolario.
E lo dovresti fare anche tu.
Al più presto!

 
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Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a me?

Ho imparato dalla vita a non dare mai più niente per scontato.

15. Non ho più paura dell’imprevisto..l’ho “messo in agenda

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.

E non sempre è negativo!

Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.

Ho messo “in agenda” l’inaspettato.
Organizzo la giornata e pianifico con metodo ma non lo faccio in modo maniacale e dettagliato!

Lascio uno spazio per l’imprevisto.
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto mi attenda dietro l’angolo.

Mi aspetto che qualcosa possa andare storto, anche se non so cosa!

Ho imparato dalla vita che … sapere che l’unica certezza è l’incertezza, rende la mia mente più flessibile e divento più forte a livello emotivo.

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – parte 2

consapevolezza

Leggi anche la parte 1.

5. Richiede più coraggio rivelare le insicurezze anziché nasconderle

“La vera forza è nello spirito, non nei muscoli o nella durezza d’animo.”
Alex Karras

Ho sempre speso molte energie nel tentativo di mascherare le mie debolezze,
e le mie emozioni (perché le reputavo sintomi di debolezza).

È necessario imparare a gestire e controllare le emozioni,
non farsi controllare da esse.

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Richiede più forza relazionarsi con le persone, piuttosto che cercare di controllarle e dominarle.

Ci vuole consapevolezza e umiltà per ammettere le proprie debolezze piuttosto che mostrarsi forti ma diversi da ciò che si è realmente.

La persona forte,
invece di sprecare energia (cercando di coprire le mancanze), riconosce i propri difetti e investe il proprio tempo per migliorare se stesso e per superare le debolezze.

6. Rinunciare per paura di fallire … è il fallimento più amaro!

Nessuno,
ripeto nessuno, ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ci riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torniamo indietro, abbiamo un vantaggio … provarci di nuovo perché conosciamo già la strada.
Possiamo tornare al punto (dove ci siamo bloccati) più velocemente e spingerci oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli, per le circostanze difficili in cui si dibattono “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce l’ho fatta”

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce l’ho fatta!”.

Se guardo al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scopro che l’esperienza mi aiuterà e la prossima volta che farò la stessa cosa, la farò molto meglio.
Ma se non provo, non lo saprò mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire … questo è il fallimento più amaro!

 


 

7. Spesso piuttosto che parlare, è meglio tacere .. e ascoltare!

In quest’epoca siamo travolti e soffocati dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono di senso, di valore, di significato.
Di vitalità.

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

Non abbiamo la consapevolezza della potenza delle parole.

Mi basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto ha distrutto un intero progetto, un colloquio di lavoro,
un rapporto con un mio cliente importante,
un collega, il team, un amico/a,
la mia compagna.

Spesso,
la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!

C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.

8. Sapere che sono molto più le cose di cui non ho controllo mi ha dato consapevolezza

Sprecare il tempo,
le energie e le mie capacità in cose che sono di là dal mio controllo è il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Meglio concentrarmi sulle cose che posso cambiare,
e accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il mio controllo.

Devo smettere di credere di aver potere sugli altri.

Lasciare andare è un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

9. Non posso piacere a tutti

Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Però non accontentare tutti può essere liberatorio.

Quando cerco di accontentare tutti, ogni volta che cerco l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di ME muore.

Ho capito che …
più cerco l’approvazione – meno attraggo le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine …
non riesco a compiacere l’unica persona che conta di più – me stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Continua a leggere la parte 3.

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – parte 1

consapevolezze

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile.
Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.”
Oscar Wilde

A volte ci arriva una randellata tra capo-e-collo che ci lascia frastornati,
disorientati oppure …
paralizzati.

Tante volte pensavo di aver le risorse per rialzarmi, oppure di avere tutte le risposte e invece …
eccomi ancora al punto di partenza!

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Nella mia vita ho fatto errori, da alcuni ho imparato tanto, da altri poco-o-niente (e infatti continuano a ripresentarsi).

Ecco una lista delle lezioni più importanti per me,
che hanno avuto un grande impatto sulla mia vita.

Queste 15 potenti lezioni mi hanno aiutato a sviluppare consapevolezze, diventare la persona che sono oggi – nel bene o nel male poco importa.

So che ne verranno altre ed io … sono pronto, aperto e forzatamente –mi piaccia o no– …
ricettivo.

1. Se avverto il bisogno di sentirmi forte significa che non lo sono ..anzi

Tante volte,
per mostrarmi forte ho messo la maschera del duro, “recitando” la mia parte, mascherando così debolezze e insicurezze con atteggiamenti e posture di finta solidità.

Spesso, per controbilanciare,
ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità, di presunzione, arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Quest’approccio può portare qualche successo iniziale, ma l’effetto svanisce in breve tempo.

Ho raggiunto consapevolezze che mi fanno capire che … fiducia e arroganza sono mondi a parte

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
“Giocare a fare il duro” è un atteggiamento puerile che può essere intrapreso da tutti.
Con facilità.

Quando avverto il bisogno di sentirmi superiore – e l’arroganza comincia a fare capolino – ho capito che nella mia mente ci sono … troppi pensieri, tante fantasie,
pochi fatti!

 


 

2. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti – delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo …

Accettarlo, mi ha permesso di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.

Cosa ho imparato da queste consapevolezze?
Sapersi rialzare -scrollarsi la polvere di dosso- è fondamentale per la mia crescita personale (e professionale).

3. Se non hai talento devi pedalare .. e tanto

Realizzare di non avere capacità eccelse,
intelligenza superiore , bellezza, talento … mi aveva convinto che solo quelli baciati-dalla-fortuna, quelli bravi, quelli con talento e capacità sarebbero arrivati ai posti più ambiti.

Ecco!
La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è stata servita!

Ho capito che … competenza, bravura, talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Attaccare giorno dopo giorno …

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devo saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il mio obiettivo.

Fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

 
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4. Le cose non andranno bene solo perché sto lavorando tanto

Non mi aspetto più soluzioni magiche.
Quando provo qualcosa di nuovo.
Valuto. Mi adattato.
Riprovo.

Cerco di essere positivo.

Restare aperto.
“Praticare” ottimismo e trasparenza.

Ho capito che … lavorare troppo è probabilmente il più grande segno d’incompetenza.

Se sono impreparato, non sono in grado di gestire me stesso,
non riesco a massimizzare il mio rendimento giornaliero sulla base dell’energia che ho a disposizione e dello sforzo mentale che metto in campo.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta.

Continua a leggere la parte 2.

Davanti l’ostacolo non paralizzarti .. pazienza e perseveranza.. ce la farai!

perseveranza

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Quanto sei abituato a perseverare di fronte gli ostacoli?
La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

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Come ho spiegato nel mio libro “prima volta Leader”, se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

 


 

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … – se vuoi realizzare il tuo sogno – devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!

Sei disposto ad allenarti intensamente?

A non cedere alle difficoltà?
Sei disposta a cadere e rialzarti sempre ogni volta?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.
La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

Ti permette di superare un passo falso, un colpo di sfiga, recuperare da un infortunio.
Con la perseveranza, verrà il successo.

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.
Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.


Allenare la determinazione e la perseveranza? > Contattami per iniziare il coaching.

Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Il successo professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!

Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro
Ascoltare è ammirevole.
E spesso impressionante.

Ti rende più intelligente.
E ti mette in una posizione migliore.

Chi riesce a stare in silenzio — e ascoltare davvero — sviluppa carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta.

Gli altri ti daranno il loro cuore.

Se sai ascoltare gli altri significa che:

sei una persona sicura di te
sai comunicare al lavoro
non pensi di avere la soluzione per tutto e per tutti
non hai paura del confronto.

Quando ascolti, dimostri interesse autentico per l’opinione degli altri.

E questo vale ovunque:
con i collaboratori,
il capo,
i clienti…
ma anche con i figli,
il partner,
gli amici.

Ascoltare fa sentire le persone importanti.

Parla meno.
Ascolta di più.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho dedicato un intero capitolo al potere del silenzio.

Non credere che, solo perché sei il capo o il responsabile, tu abbia il diritto di parlare più degli altri.

Spesso è vero il contrario.

Più fai silenzio.
Più ascolti.
Così cresce il tuo:

  • carisma
  • influenza
  • autorevolezza.

Il silenzio è considerato d’oro per il suo potere

È uno strumento che rafforza la tua presenza.
Aggiunge peso alle tue parole.

Il silenzio è forza.

Una persona esperta sa come usare il silenzio.
Sa quando parlare.
E sa quando fermarsi.

Il silenzio è:

  • forza
  • saggezza
  • presenza.

Più ascolti, più diventi forte.

Puoi usare il silenzio anche mentre parli

Per mantenere alta l’attenzione, inserisci piccole pause nei momenti chiave.

Quei momenti di silenzio tra le parole possono essere autorevoli quanto le parole stesse.

Una sospensione è potente.
Eppure la utilizziamo raramente.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

1. Silenzio prima di un concetto importante

La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori.
Li prepara a ciò che verrà dopo.

Aspetta un secondo…

ancora un attimo

Tutti stanno aspettando quello che dirai.

2. Silenzio dopo un concetto importante

Non c’è bisogno di riempire subito il vuoto con frasi come:

“Giusto?”
“Vero?”
“Capisci cosa intendo?”

Fermati.
Lascia che le tue parole facciano effetto.

Quando usi il silenzio prima e dopo, dai all’ascoltatore la possibilità di:

  • sintonizzarsi su ciò che stai dicendo
  • elaborare il messaggio
  • capire davvero il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostra:

  • la forza del tuo pensiero
  • la tua autorevolezza.

Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”
Ernst Ferstl

Stare in silenzio non significa non avere nulla da dire.

Significa scegliere quando parlare.


Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici, ma da come lo dici.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e rafforza la tua leadership comunicativa.

Non cadere nella trappola di riempire ogni vuoto con:

  • chiacchiere inutili
  • lo smartphone
  • rumore di fondo.

L’arte del silenzio creativo richiede pratica.

Ma una pausa ben usata può trasformare completamente la tua comunicazione.

Una pausa consapevole trasmette
sicurezza,
fiducia
e presenza.

Le persone autorevoli non parlano di più.
Parlano meglio.

E spesso, prima di farlo,
sanno restare in silenzio.

Non puoi piacere a tutti. Prima lo capisci, prima sarai libero e ..felice!

piacere a tutti

Ti sei mai chiesto cosa fare per piacere a tutti?
Che cosa dire, quali tasti “toccare”, come muoverti, come comportarti?
Come essere interessante o apparire affascinante agli occhi degli altri?

Vuoi che tutti ti apprezzino?

Beh. Anch’io.
Chi non lo vorrebbe?

Volere essere approvati e amati è naturale.
È quando cerchi di accontentare tutti che diventa un problema.
Ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di TE muore.

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Se hai paura della disapprovazione … la vita può diventare difficile.
Vuol dire … cambiare in un attimo i tuoi piani, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre SI, non dire mai NO, non riuscire a permetterti di essere vero-e-genuino.

Non accontentare tutti può essere liberatorio.

Se sei stufo della costante ansietà e stress su cosa-dire-e-fare, su chi-essere.
È arrivato il momento di fare qualcosa!

Basta stare sull’attenti, in punta di piedi cercando di soddisfare sempre i bisogni degli altri (spesso a discapito dei tuoi).

Se ci pensi un attimo … molte delle persone che cerchi costantemente di compiacere dicono cosa pensavano, fanno ciò che vogliono e tuttavia sono comunque amati, rispettati,
considerati.

Non accontentare tutti, toglie tanta pressione

Il tuo unico obiettivo dovrebbe essere fare il meglio possibile, piuttosto che raggiungere l’impossibile chimera di soddisfare le aspettative e i desideri di ogni persona.

 


 

Stai cercando di piacere a tutti?
Sei afflitto dalla malattia di compiacere?

Continua a leggere per scoprire come la ricerca nevrotica di approvazione alla fine ti porta lontano dall’unica persona che alla fine conta: TE stesso.

Più cerchi approvazione – meno attrai le persone

Le persone forti desiderano essere circondate da persone forti, quindi non ti sorprendere se le persone – di cui stai cercando disperatamente l’approvazione – sono spesso le persone che (ironia della sorte) ti respingono.

Come perché?
Se hai la “malattia” dell’approvazione, ben presto la tua ammirazione si trasforma in adulazione e ti ritrovi a non parlare, essere sempre d’accordo, allineato, dire sempre SI.
Assoggettato. Soggiogato.

Poco attraente e poco affidabile.

Nessuno vuole essere intimo con qualcuno che è sempre d’accordo e nasconde i suoi veri sentimenti.

Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere

La maggior parte di noi non è attratta dalle persone che fanno di tutto per piacere a tutti, “colpire”, impressionare, conquistare.

Le persone che si sforzano di piacere agli altri sono deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Per esempio,
il team leader inesperto si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia i suoi obblighi fondamentali come manager (dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte incresciose per allinearsi con gli obiettivi aziendali).

Come puoi immaginare,
con questi “conflitti d’interesse” è difficile che il team leader alle prime armi percorra molta strada.

Più cerchi accettazione – più diventi risentito

Un favore.
Poi un altro e un altro ancora.
Come ti senti quando un collega ti chiede l’ennesimo favore?
Oppure dici sempre SI a ogni capriccio della tua amica?
Ti senti manipolato, maneggiato.
Risentito.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Senti che si stanno approfittando di te.

Se sei onesto, ti rendi conto che stai cercando di piacere mettendo i bisogni degli altri davanti ai tuoi.
Alla fine l’hai scoperto da solo … sei stato tu a dire “È tutto OK, continua pure“.
Finisci pieno di risentimento e di astio verso le stesse persone che stai cercando di soddisfare.

Il rancore represso per molto tempo si traduce in scoppi inattesi di rabbia o di reazione sproporzionate … un “adesso basta” … che lascia spiazzate e attonite le persone che hai attorno.

“Ma cosa le è preso … così senza alcun motivo”
“Ma è impazzito!”

Più cerchi il consenso – più sei considerato inaffidabile

Essere sempre d’accordo (anche a fin di bene, per lusingare o per non ferire) può sembrare una buona cosa, ma non è così.

A nessuno piace una persona ipocrita.
Non ci fidiamo di qualcuno che dice solo quello che vogliamo sentirci dire.
Qualcuno che nasconde i veri sentimenti o che non sai mai cosa sta davvero pensando.

Se cerchi in modo ossessivo il consenso degli altri, le persone ti trovano inaffidabile e sono riluttanti a confidarti tutto o a chiederti un parere.

Piacere a tutti non è frutto di una tattica

Piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Pensi davvero di impressionare grazie ad un susseguirsi di pose convincenti, frasi persuasive e incorniciando il tutto con un bel sorriso di circostanza?

Le persone che hanno successo riconoscono di non aver il bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o chiedere “perché”,
quando è necessario.

E alla fine … non riesci a compiacere l’unica persona che conta – te stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti,
tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Il bisogno di accontentare tutti è legato alla paura del rifiuto e del fallimento.

Quando le persone che ammiri, rispetti e ami ti respingono, pensi di non essere una persona amabile. In preda all’angoscia, aumenti il tuo comportamento sdolcinato, succube e “scodinzolante”,
e diventa una spirale deprimente.

Alla fine deluso e vergognoso di chi sei diventato.

Cercando di accontentare e di piacere a tutti, rifiuti te stesso.
Il più grande fallimento della vita è non essere se stessi.

Imparare a essere il vero te, a difenderti, a dire di no, è l’unica vera scelta che devi fare.

Fai una promessa a te stesso.
Inizia oggi!

Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

Leggi anche la parte 1.

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

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Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

 


 

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!


Dubbi sui passi da fare? Trova la tua strada! > Fai coaching ora.

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

sviluppo personale
Sei sempre pronto a giudicare chi ti sta accanto?

Replichi immediatamente, difendi le tue convinzioni e individui con facilità quello che gli altri stanno facendo male?

È comprensibile.

Criticare gli altri è molto più facile che mettere in discussione noi stessi.

Quando attribuiamo agli altri la responsabilità di tutto ciò che non funziona, abbiamo anche un vantaggio: non dobbiamo fare niente.

Possiamo lamentarci. Aspettare. Continuare a spiegare perché il problema è il capo, il collega, l’azienda, il cliente.

E qualche volta è davvero così.

Ci sono persone scorrette, capi incapaci, colleghi difficili e situazioni sulle quali abbiamo pochissimo potere.

Il punto è un altro.

Se è sempre colpa degli altri, tu cosa puoi fare?

Praticamente niente.

Se la causa di tutto ciò che ti accade è sempre fuori da te, anche la possibilità di cambiare qualcosa rimane fuori da te.

Ed è qui che rischi di rimanere bloccato.

Non perché tu sia responsabile di tutto quello che accade, ma perché continui a concentrare energie proprio sulla parte che non puoi controllare.

Se hai a cuore il tuo sviluppo personale, prima o poi devi spostare lo sguardo.

Dagli altri a te stesso.

Lavorare su te stesso non significa dare la colpa a te stesso

Questa distinzione è importante.

Mettersi in discussione non significa pensare:

Il problema sono sempre io.

Significa chiederti:

  • Che parte ho avuto in questa situazione?
  • Come sto reagendo?*
  • Sto alimentando anch’io questa dinamica?
  • Che cosa posso fare diversamente?
  • Quale parte dipende davvero da me?

Sono domande più scomode rispetto a chiedersi cosa dovrebbe fare l’altro.

Ma sono anche molto più utili.

Perché riportano nelle tue mani almeno una parte della situazione.

La persona più difficile da gestire potresti essere tu

Se stai ancora cercando continuamente di cambiare gli altri e la realtà che ti circonda, forse non hai ancora incrociato nello specchio la persona più difficile da gestire.

Te stesso.

Puoi essere tu quello rigido, testardo, esigente, permaloso.

Quello che non si concede il minimo sbaglio.
Quello che pretende il cambiamento dagli altri, ma fa molta più fatica quando deve cambiare qualcosa di sé.
Quello che conosce perfettamente i difetti del collega, ma molto meno i propri.

Non è piacevole riconoscerlo.

Ma può essere un punto di svolta nel tuo sviluppo personale.

Non puoi gestire gli altri se non sai gestire te stesso

Imparare a gestire te stesso è una delle competenze più importanti anche nella vita professionale.

Le tue reazioni.
Le aspettative.
La frustrazione.
Il bisogno di avere ragione.

Il modo in cui affronti un conflitto o rispondi a un comportamento che non condividi.

Non puoi decidere come si comporterà il tuo capo.
Non puoi impedire a un collega di essere difficile.
Neanche pretendere che gli altri reagiscano come vorresti.

Puoi però decidere come rispondere tu.

Ed è proprio qui che recuperi margine d’azione.

Criticare gli altri può essere facile. A volte può essere persino giustificato.

Ma difficilmente cambia qualcosa.

Lavorare su te stesso non significa dare sempre la colpa a te stesso.

Significa smettere di aspettare che siano sempre gli altri a cambiare per poter stare meglio tu.

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

Rinunciare per paura di fallire .. è il fallimento più amaro!

paura di fallire

Foto di Gagilas

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”
Beverly Sills

Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?

Paura?
Paura di sbagliare e paura di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

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Se non provi, non puoi crescere e non puoi avere successo.
Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ti riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torni indietro, hai un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada. Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Le circostanze sfavorevoli .. plasmano il carattere!

“Le circostanze esterne non fanno l’uomo,
lo rivelano a se stesso.”

James Allen

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono. “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce lo fatta.

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce lo fatta!

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Ognuno ha situazioni e responsabilità da affrontare.
Alcune non si possono cambiare, ma una cosa che si può cambiare è se stessi.

 


 

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni, come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

Se credi di avere successo, avrai successo.

Se ti immagini felice, sarai felice.
Quando ti concentri su circostanze sfavorevoli, otterrai solo circostanze sgradevoli.
È una legge di attrazione.

Attiri ciò che pensi.

Fai il primo passo..anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.
Ma se non provi, non lo saprai mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallirequesto è il fallimento più amaro!

Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. potresti non essere confortevole

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Sicuramente molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

 


 

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.

Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Guida con autorevolezza le tue prossime riunioni> scopri il coaching sulla leadership

Non essere troppo critico con te stesso

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” , il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Criticare senza offendere: 5 strategie facili facili da utilizzare al lavoro

criticare senza offendere

L’ho scritto anche nel mio libro
Autorevolezza” – ora nella nuova edizione aggiornata 2025 –
chiariamo subito una cosa.

Possiamo chiamarla in molti modi:
rimprovero, critica, osservazione, feedback.

Possiamo addolcirla con aggettivi come positiva, motivazionale, costruttiva.
Possiamo usare toni cortesi e parole misurate.

Ma la verità è una sola:

la critica non piace a nessuno.

Un’osservazione negativa, anche ben formulata,
getta sempre un’ombra sulla relazione tra te e l’altra persona.

Perché va contro un bisogno profondo:
sentirsi accettati e approvati.

Così succede questo:
ci sentiamo attaccati, giudicati, messi in discussione.

Alziamo una barriera di protezione e reagiamo d’istinto

Con aggressività.
Con senso di colpa.
Vergogna.
Oppure finta accettazione.

Ecco perché, sbagliando approccio,
si rischia solo di ferire, svalutare, demotivare.

Creando ostilità e freddezza.
E compromettendo il rapporto.

Criticare senza offendere?

È come camminare sulle uova.

Ed è un peccato enorme.

Perché basta una critica mal formulata
per rovinare una relazione professionale costruita in anni di lavoro fianco a fianco.

Anche quando il rapporto è sempre stato buono
(seppur non di amicizia).

Vediamo come evitarlo.

1. Il primo obiettivo: migliorare, non offendere

La critica non deve punire.
Deve migliorare qualcosa che non ha funzionato.

Sorvolare per amicizia, paura o quieto vivere
significa solo trascinare una criticità nel tempo.

Lasciarla “lievitare” fino a diventare ingestibile.

2. Focus su azioni e comportamenti (non sulla persona)

Questa è la regola più importante.

Puoi dire tutto ciò che non va,
ma parlando solo di azioni e comportamenti.

Non della persona.

C’è una differenza enorme tra:

  • “Sei una persona irresponsabile”
  • “Ieri, con quel cliente importante, hai avuto un comportamento poco professionale

Non è semplice separare persona e azione.
Ma se vuoi criticare senza offendere,
è indispensabile.

3. Commenta qualcosa di specifico

Evita frasi vaghe come:

  • “Hai un atteggiamento scorretto”
  • “Hai sbagliato”

Una critica efficace è concreta:
cosa – dove – quando.

Descrivi i fatti.
Le parole dette.
Le azioni compiute.

4. Parla senza aggressività

Evita di iniziare attaccando,
anche in modo sottile.

Niente tono alto.
Niente postura da scontro.

Frasi come:

  • “Mi sembra che…”
  • “Posso sbagliarmi, ma…”

abbassano la tensione
e tengono aperto il dialogo.

5. Non colpire i punti deboli

Evita parole come:
sempre – mai – ogni volta

Trasformano una critica in un rimprovero scoraggiante.

Esempi da evitare:

  • “Sei sempre in ritardo”
  • Ogni volta sbagli”
  • “Come sempre procrastini”

Così la persona si sentirà attaccata sul piano personale
e reagirà difendendosi o contrattaccando.

Allora, come criticare senza offendere davvero?

Come far passare una critica spiacevole
senza ferire
senza far sentire l’altro sotto attacco?

Nei momenti di tensione,
un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

Se vuoi lavorarci sul serio,
scopri il mio breve percorso di coaching mirato
Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

e impara a comunicare con autorevolezza
anche quando la conversazione è difficile.

In definitiva

La differenza non è se critichi.
È come lo fai.

Perché una critica sbagliata chiude le persone.

Una critica autorevole, invece,
le fa crescere.

7 ragioni perché non ascolti – sbagliando – i feedback al lavoro

feedback al lavoro

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo un feedback al lavoro (negativo) da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti, che ci spiazza e ci fa male.

Quanto è difficile accettare un feedback al lavoro!

Tocca le nostre corde emotive più suscettibili oppure la nostra professionalità ma può essere un’occasione (se ben sfruttata) per migliorarci, lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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Sei disposto a imparare dai feedback al lavoro scomodi che ricevi?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO,
sappi che continuerai a giustificarti (“Sì, ma …”), difenderti, arrabbiarti, e poi … ciò che non accetti nella vita ricomparirà di nuovo,
finché non avrai imparato la lezione.

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) è l’esempio di chi ha recepito – al contrario – la massima di Ken Blanchard:

“I feedback sono la colazione dei campioni”

Infatti, quando Walter dà un feedback agli altri … è geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve, li bolla subito come irrilevanti, indifferenti e inutili.

Scusa Walter … supponiamo che ci sia un briciolo di verità nel feedback scomodo che ricevi?
Macché!

Invece, ai leader brillanti piace sentirsi dire cosa stanno sbagliando, a patto che questo li aiuti a migliorare.
Ecco 7 motivi perché come Walter – anche tu sbagliando – non ascolti, apprezzi o gradisci un feedback al lavoro:

1. Ti senti più intelligente, più esperto e più sensato delle persone che ti danno il feedback

2. Il tuo orgoglio ti trattiene dall’accettare il feedback

3. Non hai tempo, sei troppo occupato per preoccuparti di ciò che pensano gli altri

4. Gli altri non capiscono veramente le pressioni e le sollecitazioni che senti

5. La tua posizione significa che non hai più bisogno di feedback

6. Non stimi o rispetti la “fonte” che dà il feedback

7. Non ricevi il feedback nel modo “giusto”

 


 

L’ultimo dei motivi è quello più vicino alla realtà e il più sensato.
Infatti, la maggior parte delle persone non è qualificata (nel senso di capacità) nel dare un feedback.

Infatti, spesso siamo … prolissi, poco specifici, usiamo la tempistica sbagliata, siamo interpretativi e giudicanti.
Se vuoi sapere come “dare” feedback al lavoro, leggi il mio post

Come nel caso di Walter (che mi ha contattato per un problema di comunicazione con il suo capo diretto) dovresti ringraziare, non ribattere e non focalizzarti sulle giustificazioni.

È più produttivo richiedere spiegazioni per comprendere “Dimmi di più…” o chiedere esempi “Quando avrò ancora una reazione che ritieni troppo aggressiva, dimmelo subito!

Tutti abbiamo bisogno di feedback al lavoro

Nondimeno… il feedback scomodo è sempre difficile da accettare, a prescindere dalla posizione che occupiamo.
È spiazzante sentire che stai sbagliando, specialmente quando invece pensavi di fare un GRAN lavoro e di essere un professionista TOP.

Cerca di vedere il feedback al lavoro come un regalo premuroso che ti porge una persona interessata (a te e alla tua crescita professionale).

Solo così riuscirai a mandare giù questo boccone amaro!

14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 2

successo e felicità.

Leggi anche la parte 1.

8. Lasciare andare il controllo

“La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non cercare di resistere a questi cambiamenti. Resistere crea solo dolore.
Lascia che la realtà sia la realtà e che le cose prendano il loro corso naturale.”

Lao Tzu

Mollare il controllo, imparare a lasciar andare, a non insistere, non è cosa facile.
È disagevole. Scomodo.

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Cercare di controllare le persone che frequentiamo e gli ambienti in cui agiamo è un tentativo, spesso illusorio e infruttuoso, di manipolare gli altri e noi stessi.

Quando lasciamo andare ciò che non ci serve più e non sprechiamo un’enorme quantità di energia nel controllo … creiamo “spazio” alla produttività, alla positività, al successo e felicità.

9. Scollegarsi

Se ti piace pensare che gli smartphone ti mantengano più connesso (e quindi) più efficiente, fai pure …
ma non è così!

Potresti fare molto di più … se non passassi un sacco di tempo a controllare dove-sono o cosa-stanno-mangiando i tuoi amici oppure a preparare il tuo prossimo post solo per suscitare la gelosia dei colleghi di lavoro.

Abbraccia il disagio e inizia a staccare la spina!
Almeno un po’, dai …

Se lo stesso Steve Jobs limitava alle persone care l’uso della tecnologia perché sapeva che li avrebbe rallentati nel lungo periodo … ci sarà ben un motivo!

A meno che tu non abbia assolutamente bisogno, inizia a spendere meno tempo su social e compagnia-bella.
Ti accorgerai di avere tempo per tutte quelle cose (esercizio fisico, meditazione, relax, ecc…) che ti porteranno più successo e felicità. Leggi post per approfondire!

 


 

10. Focus su te stesso

Sei molto (anzi troppo) preoccupato “di cosa fanno gli altri”?
Sei convinto che solo gli altri debbano cambiare il loro approccio?

La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” sulle tue mancanze.
È più facile criticare gli altri che lavorare su te stesso.

La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri …
ma sei tu!

Pensa a cambiare te stesso

Imparare a gestire se stessi, è una delle cose più importanti (e poco confortevoli) che devi fare.
Per fare carriera, la prima persona che devi esaminare (e gestire) sei proprio tu.

Sai gestire i tuoi comportamenti?
O vai in tilt non appena si alza la pressione?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Sai gestire le attese, la frustrazione e l’insuccesso?
Oppure ti squagli come la neve al sole di aprile?

11. Non evitare le avversità

Quando incontriamo un ostacolo molto spesso invece di reagire, ci chiudiamo a riccio e restiamo immobili, paralizzati, incapaci di far fronte alle difficoltà.

La determinazione, la forza e la tenacia devono essere le armi con cui affrontare qualsiasi negatività la vita ti ponga davanti.

Non opporti alle situazioni negative, ma dai piuttosto inizio a un meccanismo positivo.
Trova la forza di andare avanti per riorganizzare la tua vita a dispetto delle avversità.

12. Promuovere se stessi

C’è una linea sottile tra auto-promozione e arroganza.

Infatti non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, quando devono parlare delle loro competenze (come prima reazione per non apparire arroganti e vanitosi) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Abbastanza” o “Dipende” che li fanno apparire goffi, impreparati e incompetenti. Indecisi.
Che autogol!

Se l’attenzione personale ti mette a disagio, focalizzati sul lavoro stesso.
Attira l’attenzione sulla scoperta, sui risultati e sui tuoi sforzi.

Per esempio, le persone introverse odiano dover parlare di se stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Ricorda che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando descrivi come hai risolto un problema, come hai imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

In questi casi, promuovere te stesso non ti rende un drogato di attenzione,
ma piuttosto un buon comunicatore.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

13. Chiedere il supporto di un coach

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire avere un problema, un limite, una difficoltà,
significa semplicemente che …
grazie al supporto di un coach professionista puoi migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e con meno dispendio di energie.

Non essere imbarazzato perché ti sembra di non essere in grado di affrontare le situazioni da solo.
Il coaching non è un “misuratore” di competenze.
Non è negativo.

Tutt’altro.
È positivo.

Riconoscilo semplicemente per quello che è: una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetto.
Di non avere tutte le competenze. Di voler ancora imparare.

“Accettare” il supporto professionale è il primo passo verso successo e felicità.

14. Cambiare pensieri e convinzioni

Le persone di successo decidono sulla base di fatti.
Per questo sono aperte al cambiamento e disposte a modificare le proprie idee se emergono nuovi dati ed elementi.

Questo può essere scomodo e creare disagio perché siamo (a volte disperatamente) aggrappati alle nostre convinzioni ed è difficile accettare l’evidenza che le nostre certezze non “reggono” o si sono rilevati inconcludenti.

Tuttavia, il percorso verso il successo richiede la “forza” di modificare i nostri pensieri e le nostre azioni sulla base delle nuove informazioni.

La “convivenza” con il disagio ti porterà successo e felicità.

Se vogliamo “alzare l’asticella” del nostro successo professionale, dobbiamo essere disposti a “sopportare” il disagio. Man mano che raggiungiamo livelli più alti di successo, anche il disagio che siamo disposti ad accettare si espanderà, il che è positivo.
Ci sei riuscito, sei arrivato,
Successo e felicità.

14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 1

successo e felicità

Non sarebbe fantastico se la strada per successo e felicità fosse facile e in discesa?
Certo … peccato che non è così!

La realtà è che avrai successo solo quando ti costringerai a “uscire allo scoperto” e fare cose che non vorresti necessariamente fare.

Uscire dalla nostra zona di comfort è fondamentale per raggiungere successo e felicità

Spesso non agiamo fino a quando non avvertiamo una sorta di disagio o incertezza.
Un’urgenza.

Uscire dalla nostra zona di comfort è vitale per il nostro successo, ma anche per il nostro benessere e la nostra capacità di crescere come individui.

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Ecco 14 cose poco confortevoli che ti creano disagio, ma ti aiuteranno (e non poco) a raggiungere successo e felicità, che così tanto desideri:

1. Chiedere

Non avrai il successo professionale che meriti perché non riesci a chiedere.

Se desideri un aumento, un supporto, quel progetto così interessante,
una promozione … dichiaralo.

Se vuoi fare un salto di responsabilità … chiedilo.
Se non lo fai tu, qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Se hai paura del rifiuto … chiedere, ti crea disagio!

Chiedere, richiede un po’ di coraggio perché ti trovi di fronte alla possibilità di essere respinto, ma ricorda che … la risposta alle domande che non hai mai fatto,
sarà sempre NO.

2. Dire NO

NO è una parola “potente”.

Conosci un’altra parola così breve ma così influente … con sole due lettere,
si rischia di bruciare rapporti, disperdere opportunità e sabotare carriere.

Per il disagio o la paura di dire NO, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle 9 tutte le sera.

Dire NO a nuove richieste, aiuta a onorare i tuoi impegni e ti dà l’opportunità di soddisfarli in modo adeguato.
Ti porterà più successo e felicità.

Quando impari a dire NO,
liberi tempo ed energia per le cose che contano di più nella tua vita.

 


 

3. Imparare da un feedback negativo

A un certo punto del nostro percorso professionale, prima o poi, riceviamo tutti (inevitabilmente) un feedback negativo da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

Ecco un’occasione (poco gradevole) per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

Il feedback sviluppa umiltà e autocoscienza. Sfida il perfezionismo.

Ti chiedo:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO, sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la “lezione”.

4. Ammettere gli errori

Consideri l’ammissione di colpa come una debolezza?
Conosci qualcosa di più disagevole di ammettere un proprio errore?

“Chi lavora sbaglia, chi non fa nulla,
non può sbagliare”
.

Dobbiamo assumerci la responsabilità.
Comprendere i nostri successi e i nostri fallimenti.

Imparare ad ammettere gli errori ti aiuterà a guadagnare rispetto, dare l’esempio e costruire una cultura di fiducia.

L’errore è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non sbagli, resti attaccato agli approcci del passato.
Non puoi imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di sbagliare difficilmente diventeranno incisive.

5. Parlare in pubblico

Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

Non sono poche le persone che hanno paura di parlare davanti gli altri (anche poche persone, il team, il cliente, ecc…), che si sentono ansiose, nervose, “non abbastanza” e ne sono talmente terrorizzate da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Non c’è molto da aggiungere. Se anche tu hai questi timori.
Sai di cosa sto parlando.

Parlare in pubblico, infatti, non è solo un dono, ma un’abilità che si impara, basta qualche tecnica ma tanto tanto esercizio.

Se stai parlando di fronte a 5 o 5000 persone, diventare un oratore pubblico migliore può essere un enorme vantaggio per il tuo successo professionale. Warren Buffett dice che aumenterà il successo della tua carriera del 50%.

6. Superare la procrastinazione

Quando il gioco si fa duro, spesso può essere facile rimandare fino a domani, ancora domani, poi domani e il giorno successivo e poi quello ancora …

Siamo esperti della procrastinazione, amanti del rimandare,
artisti del posticipare.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Mentiamo a noi stessi, rimandiamo impegni e responsabilità, ci distraiamo con qualsiasi attività (anche se inutile), continuando a lamentarci per non essere riusciti a raggiungere i nostri obiettivi.

Le scuse per non fare diventano facilmente abitudini e non riusciamo a sostituire pigrizia e inerzia con energia e azione.

Passa all’azione con la giusta umiltà e determinazione e vedrai che troverai solo soluzioni e …
nessuna scusa ti potrà più fermare!

7. Svegliarsi presto

La ricerca accademica afferma che alzarsi presto aumenta la “capacità di agire per cambiare una situazione a proprio vantaggio”.

Sono tante le persone di successo, da Bill Gates a Mark Zuckerberg, che indicano nelle loro rigorose abitudini mattutine la chiave del loro successo.

Impostare la sveglia per prima del solito è un modo sicuro per uscire dalla tua zona di comfort (e provocare qualche imprecazione mattutina… comprese le mie delle 05.30 – altro che successo e felicità!).

Tuttavia, ritagliarsi un po’ di tempo in più a inizio giornata …
ne vale davvero la pena!

Ti darà l’opportunità di prepararti mentalmente, fare una colazione nutriente o semplicemente prendere qualche minuto per qualcosa che ti piace.

Continua a leggere la parte 2.

Raggiungere il successo professionale: meno social – più relazioni reali

raggiungere il successo professionale
Puoi avere centinaia di contatti su LinkedIn, follower su Instagram, persone che commentano quello che pubblichi.

Ma quante di queste persone ti conoscono davvero professionalmente?

Quante sanno come lavori, come affronti un problema, quanto sei affidabile, cosa puoi portare a un progetto o a un’azienda?

Quando parliamo di successo professionale, rischiamo di confondere due cose molto diverse:

avere una rete e avere delle relazioni.

I social facilitano i contatti. Non necessariamente le relazioni

La tecnologia ci permette di entrare in contatto con persone che probabilmente non avremmo mai conosciuto.

Ed è una grande opportunità.

Possiamo trovare informazioni, scoprire professionisti, mantenere rapporti a distanza, far conoscere il nostro lavoro.

Ma un contatto è soltanto l’inizio.

Coltivare una relazione richiede qualcosa di diverso: tempo, continuità, interesse, confronto.

Richiede anche quella parte meno comoda delle relazioni: ascoltare, esporsi, gestire incomprensioni, confrontarsi con opinioni diverse dalle nostre.

Un like richiede un secondo.

Il rischio è confondere visibilità e valore professionale

Essere molto visibili online può essere utile.

Ma la visibilità, da sola, non dice quanto sei competente, affidabile o piacevole da avere accanto quando il lavoro diventa complicato.

Queste cose emergono soprattutto nel rapporto con gli altri.

Nel modo in cui mantieni una promessa.
Come reagisci quando qualcosa va storto.

Nella disponibilità che dimostri.
Nella qualità di una conversazione.
Nel modo in cui affronti un disaccordo.

Sono questi piccoli comportamenti ripetuti nel tempo a costruire una reputazione professionale.

Raggiungere il successo professionale.

Le relazioni reali allenano competenze che online puoi evitare

Nel mondo digitale è relativamente facile scegliere con chi parlare, quando rispondere e quando interrompere una conversazione.

Nel lavoro non funziona così.

Devi confrontarti anche con il collega che non la pensa come te, con il cliente difficile, con il capo che ti mette sotto pressione, con il collaboratore che ha bisogno di una spiegazione in più.

Non puoi sempre chiudere la conversazione o passare oltre.

Ed è proprio dentro queste situazioni che sviluppi capacità fondamentali: ascolto, negoziazione, assertività, gestione del conflitto, empatia.

Le relazioni professionali non servono soltanto alla carriera. Ti allenano alla carriera.

Meno social non significa sparire dai social

Non credo che la soluzione sia demonizzare la tecnologia o abbandonare i social.

Sarebbe anche poco realistico.

Internet può essere uno straordinario punto di partenza per creare connessioni professionali.

Il problema nasce quando il mezzo diventa il traguardo.

Quando accumuliamo contatti ma non costruiamo rapporti.
Quando curiamo molto la nostra immagine e molto meno il modo in cui ci relazioniamo con le persone.

Quando pensiamo che essere conosciuti significhi automaticamente essere riconosciuti professionalmente.

Per raggiungere il successo professionale servono persone che ti conoscano davvero

Una relazione professionale può iniziare online.

Può nascere da un messaggio, da un commento, dal tuo sito web o da Instagram.

Ma poi deve succedere qualcosa.

Una conversazione.
Uno scambio.
Una collaborazione.

Un rapporto che nel tempo permetta all’altra persona di capire chi sei e come lavori.

Perché alla fine non conta soltanto quante persone riesci a raggiungere.

Conta quante, dopo averti conosciuto davvero, sono disposte a fidarsi di te.

E nel lavoro, la fiducia continua a valere molto più di un numero sullo schermo.

La gestione dell’imprevisto: la skill basilare di chi ce la fa

gestione dell'imprevisto

Foto di Thomas Leuthard.

Certe notti,
non so te … quando metto la testa sul cuscino, provo un certo senso di sollievo nel fatto che so esattamente a che ora mi sveglierò (la sveglia è impostata alla stessa ora 05.30) e cosa farò esattamente il giorno successivo.

Non so te, hai voglia a vederla in un altro modo …
certe notti …. questa prevedibilità, questa certezza, è molto rassicurante. Confortante.
Ti fa dormire come un bebè.

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“.. certe notti qui, che chi s’accontenta gode, cosi’, cosi’ ..”

Infatti, alle 05.30… suona la sveglia!
Apro gli occhi, scendo dal letto e preparo la colazione.

Ci sono giorni però che si allontanano dalla norma, vanno fuori controllo, fanno crollare il tuo piano così rassicurante e ti spiattella davanti un‘altra certezza. Quella primaria.
La sola.

L’unica certezza? L’incertezza!

L’avviso (che non ho letto) sul portone d’ingresso mi dice che il passaggio è occupato, l’auto è bloccata in garage fino alle 10.00. Il cliente che mi aspetta (e non mi vedrà) crederà alla storia dell’auto bloccata nel garage?
Banale.

Il mio concetto di certezza si squaglia come neve al sole di maggio, la tanto confortevole pianificazione salta così, senza preavviso. La mia relazione d’amore con l’amata routine scricchiola … mi sento “tradito” … sperimento così la realtà e questo senso di fugace sicurezza.

Ho pensato … ecco la skill che non ti aspetti … altro che competenza e preparazione!
 


 

La differenza tra uno BRAVO e uno GRANDE può spesso ridursi a come affronta le situazioni inaspettate.
Alcuni possono crollare sotto la pressione di eventi (anche banali) non familiari, altri prosperano e trovano il modo di superare le avversità.

Siamo tutti condizionati a contare sul senso di sicurezza

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

Forse non troverai quel lavoro tanto desiderato.
Non avrai quella promozione (e che avresti meritato) e magari otterrai un avanzamento di carriera (che non hai mai chiesto).

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che ti sei sposato e chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Gestione dell’imprevisto? Che piaccia o no .. accade l’inaspettato

E non sempre è negativo.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.

Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.
Aspettati che qualcosa vada storto, anche se non sai cosa.

Se vuoi apprendere la gestione dell’imprevisto … metti “in agenda” l’inaspettato.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

Imprevisto al lavoro? Non c’è modo di evitarlo

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Paralizzante.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità, sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di vivere con più leggerezza ed essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto. Prima lo consapevolizzi meglio è!

Sapere che l’unica certezza è l’incertezza rende la nostra mente più flessibile e, in questo modo, diventiamo persone più forti a livello emotivo.
A volte, l’imprevisto è un’opportunità sotto mentite spoglie.

È una possibilità per mostrare la tua iniziativa, per fare vedere quanto vali sotto pressione e per mostrare la tua capacità di problem solving (quella skill che così tanto ami pavoneggiare sul tuo CV).

“Il momento in cui con più probabilità può succederti qualcosa di veramente straordinario, è quello in cui sei certo che niente potrà accaderti.”
Jane Pauley

Il prezzo che paghi alla comodità: una vita al di sotto delle tue reali capacità

comodità

Foto di Robert Bejil

“Troviamo comfort tra coloro che sono d’accordo con noi – crescita tra coloro che non lo sono.”

Frank Clark

Essere comodi, tranquilli, al sicuro è qualcosa cui abbiamo dedicato tempo, energia e speranza.

Cerchiamo una vita felice, possibilmente senza troppe preoccupazioni, difficoltà e scossoni.

Ed è comprensibile.

Il problema arriva quando la comodità smette di essere una conquista e diventa un limite.

Quando ci sentiamo troppo a nostro agio, dopo qualche anno smettiamo di sorprendere il partner. Al lavoro non sperimentiamo più, non ci proponiamo, non proviamo qualcosa di nuovo.

Ci adagiamo.

Non osiamo più

Magari quella comodità comincia persino a starci stretta, ma almeno la conosciamo.

  • Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non restare da solo?
  • Il lavoro non è quello che vuoi, ma quanto è difficile cambiare?

Ti piacerebbe proporti per una posizione di maggiore responsabilità, ma poi pensi alle difficoltà, alle responsabilità, ai mal di testa.

Vorresti qualcosa di diverso, ma restare dove sei sembra più facile.

E così rischi di vivere al di sotto delle tue reali capacità. Anche se hai preparazione. Competenza. Potenziale.

Potresti meritare di più. Lo sai

A volte sentiamo una voce che ci invita a osare, cambiare, provare.

Poi cominciamo a ragionare.

Non è il momento.
In fondo non sto così male.
Chi me lo fa fare?

E smettiamo prima ancora di cominciare.

La sera andiamo a letto forse un po’ scontenti, ma tranquilli.

Comodi.

“Quanto sarebbe quieta la vita senza l’amore: tanto sicura, tanto calma, tanto noiosa…”

Guglielmo da Baskerville, “Il nome della rosa”

Il punto non è rinunciare alle comodità che abbiamo conquistato.

Il pericolo è rimanerne intrappolati.

La comodità diventa un problema quando smetti di scegliere

Non devi cambiare lavoro solo perché sei nello stesso posto da molti anni.

Non devi cercare continuamente nuove sfide, rischiare tutto o vivere in perenne agitazione per dimostrare di essere ambizioso.

Ma c’è una differenza importante tra scegliere consapevolmente di restare e restare perché hai paura di muoverti.

Tra essere soddisfatto e accontentarsi.
Tra tranquillità e immobilismo.

È qui che vale la pena fermarsi e chiedersi:

Sto bene dove sono oppure mi sono semplicemente abituato?

Per crescere bisogna accettare un po’ di scomodità

Cambiare comporta incertezza.

Chiedere una promozione significa esporsi alla possibilità di ricevere un NO. Cambiare lavoro significa lasciare qualcosa che conosci. Prendere una decisione importante significa accettare di non poter prevedere tutto.

Non serve lanciarsi senza paracadute.

Serve però essere disposti, qualche volta, a chiedere qualcosa in più a noi stessi.

Provare.
Esporsi.
Fare qualcosa di nuovo.

Perché il prezzo della comodità non è stare bene.

Il prezzo arriva quando, pur sapendo di poter fare qualcosa di più o di diverso, continuiamo a scegliere ciò che conosciamo soltanto perché ci fa meno paura.

E qualche anno dopo potremmo accorgerci che siamo rimasti esattamente dove eravamo.

Comodi, sì.

Ma molto al di sotto delle nostre reali capacità.