Iniziare un nuovo lavoro? 5 frasi mostruosamente limitanti che dici a te stesso

iniziare un nuovo lavoro

Primo di tutto …
Congratulazioni!

Come perché?

Hai un nuovo lavoro,
il colloquio di lavoro è stato un successo:
hai impressionato il tuo interlocutore con le tue abilità, la tua conoscenza e la tua personalità.

Bene, benissimo? Anche no …
Di la verità, pensavi che la tua agitazione svanisse nel momento in cui hai chiesto: “Dove devo firmare?

Se stai leggendo questo post è perché la tua eccitazione (giorno dopo giorno),
si sta trasformando in timore di iniziare un nuovo lavoro.

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Come ho spiegato (più volte) nei miei libri, inizi a dubitare delle tue abilità,
a chiederti se sei abbastanza sicuro,
se sarai in grado di farlo e che cosa penseranno gli altri di te.

Iniziare un nuovo lavoro? A volte è una vera e propria crisi di fiducia

Sono i dubbi che ti terranno sveglio la notte prima del tuo primo giorno.

Quando non abbiamo familiarità con qualcosa,
non ci sentiamo più in controllo.

Dovresti essere eccitato per qualcosa che avresti sempre voluto fare,
ma temi il cambiamento,
anche se è un cambiamento positivo.
È normale, è paura dell’ignoto.
È l’ansia di affrontare qualcosa di sconosciuto.

C’è la paura di avere maggiori responsabilità.

Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti nei confronti di noi stessi.
Siamo i nostri peggiori critici.

Quindi,
nell’interesse di guardare audacemente il tuo critico interiore in faccia,
ecco 5 cose “terribili” che non dovresti dire a te stesso quando sei pronto ad iniziare un nuovo lavoro:

1. “Devo essere perfetto”

Vuoi fare del tuo meglio.
Sempre.
Ogni nuovo compito, incombenza o progetto che ti sarà dato dovrà essere impeccabile,
ineccepibile, perfetto.
È normale. Per te.
 


 

Ma è normale aspettarsi sempre la perfezione?
Sarai sempre perfetto anche quando sarai impegnato in qualcosa di completamente nuovo?

Non metterti sulle spalle questi pesanti fardelli.
Dovrai migliorare “strada facendo”.
Stai leggero.

Punta al miglior risultato possibile,
non alla perfezione.

2. “Non sono un esperto”

Con una frase simile,
è fin troppo facile iniziare a dubitare delle tue abilità e qualifiche.

Ci sono questioni di cui non conosci la risposta?
Bene, le puoi trovare.
Probabilmente sarai già in grado di risolvere la maggior parte dei problemi che possono sorgere.

Quindi non ti preoccupare se non ti senti un esperto completo del settore,
quando stai per iniziare un nuovo lavoro.

Così,
invece di mettere in crisi le tue sicurezze e convincerti che (dopo tutto) non sei un talento,
ricorda che questa sfida è completamente nuova per te.

E poi … non devi vergognarti di imparare.
Continuare a imparare è un requisito fondamentale per la crescita continua.

 
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3. “Letizia è molto più all’altezza di me”

Vedere Letizia (la tua amica – quella brava – fin dai tempi del liceo) sempre più abile,
capace o con più talento nell’affrontare le situazioni,
è un modo efficace per depotenziarti,
partire con il freno tirato e rischiare di “cappottare” alla prima curva.

La tua mente (colta da panico da primo giorno) va a ricercare – tipo Google – tutte le persone che conosci e affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi confrontarsi con gli altri può essere frustrante.

Dal confronto se ne esce quasi sempre sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità,
ma perché ci si confronta su un numero illimitato di scale di valori.

Perché non provi a utilizzare queste persone a tuo vantaggio?
Possono offrirti qualche consiglio?

Scopri come poter “sfruttare” Letizia (e altre persone) come risorsa per aiutarti ad affrontare la tua sfida, chiedendo loro qualche dritta, un parere,
un suggerimento.

Metti da parte l’ego,
fatti avanti e chiedi.

4. “Non posso sbagliare”

Molte persone hanno paura perché temono di sbagliare,
fallire, di non essere buoni, di non essere capaci,
di non riuscire.

La paura di sbagliare è incisa nelle nostre teste fin da quando eravamo bambini.
Ci blocca, ci fa indietreggiare ai primi ostacoli, ci paralizza all’azione,
e ci obbliga a gettare subito la spugna.

Affanniamo per ore il cervello per convincerci che non è poi la fine del mondo se sbagliamo, eppure … siamo così convinti della gravità del nostro sbaglio,
che ci assale subito l’ansia al solo pensiero di poter fare un passo falso.

Ricordiamoci che le persone di più successo non sono quelle di maggior talento ma quelle che non mollano mai, anche se inciampano e cadono nei loro errori,
si rialzano e proseguono.

“Il più grande sbaglio nella vita è di avere sempre paura di sbagliare.”
Elbert Hubbard

 
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5. “E se non piaccio …”

 

Non fai altro che chiederti cosa penseranno di te i tuoi nuovi colleghi e i tuoi nuovi collaboratori?
Ti piacerebbe sapere quali tasti “toccare”per piacere a loro?
Certo che ti piacerebbe!

Aver bisogno del giudizio positivo degli altri è un chiaro segno di aver paura del rifiuto,
di essere inadeguato e di essere emarginati dal gruppo.

Il rischio è di volere compiacere gli altri,
pur di ottenere la loro stima e il loro rispetto,
diventando burattini e perdendo la propria individualità e libertà.

Nessuno apprezza chi mette in secondo piano i propri valori e asseconda sempre gli altri.

E poi,
piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo,
non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo,
ma soltanto qualcosa che… succede.
Punto.

È difficile iniziare qualsiasi cosa quando non si può prevederne il risultato.
Chi vuole entrare in un tunnel buio e cieco?

Iniziare un nuovo lavoro non sapendo come potrebbe andare è certamente un compito poco rassicurante.
Non sei sicuro dei rischi,
quindi è difficile vederne i premi.

È più facile rimanere nella routine perché sai cosa aspettarti giorno dopo giorno.
È più sicuro e confortevole.

Iniziare un nuovo lavoro? Tutto è nella tua testa

La paura svanisce quando ci si rende conto che tutto è nella nostra testa.
La nostra mente è uno strumento potente e meraviglioso che possiamo usare a nostro vantaggio,
una volta che superiamo le nostre paure.

Provare qualcosa di nuovo può essere pauroso o già abbastanza da scatenare una marea di pensieri depotenzianti.

Mettersi in discussione è naturale,
soprattutto quando ci si sente intimiditi da una nuova sfida.

Tuttavia,
la chiave è di non lasciare che questi semi di negatività crescano.
È importante riconoscere che qualsiasi cosa valga la pena vivere nella nostra vita richiede un rischio.
Il rischio fa parte dell’essere umano.

“Tenete in considerazione che i grandi amori e i grandi successi richiedono grandi rischi.”
Dalai Lama

6 suggerimenti pratici per ricordare subito il nome delle persone

ricordare il nome

Poco importa se è durante una conferenza,
una riunione, un colloquio o il primo giorno di lavoro,
un drink informale o un party di presentazione del nuovo prodotto …
quando usiamo il nome di una persona (oltre a dimostrarci professionali, educati e gentili) stiamo creando un legame, perché riconosciamo il valore e l’unicità del singolo.

Così facendo,
rendiamo l’incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore,
che si sentirà importante e accettato.

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Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi (leggi il post sull’importanza di conoscere il nome delle persone).

Ecco alcuni trucchi che ti possono aiutare a ricordare il nome delle persone:

1. Presta attenzione

Non esiste una memoria buona o cattiva,
c’è solo una memoria “allenata” e una memoria non “allenata”.

In realtà (quando ci presentano qualcuno) siamo più interessati a quello che diremo,
più di quanto dirà l’altra persona.
Prestare attenzione … è la tecnica di memoria più potente.

Quando decidi di ricordare qualcosa, quando comprendi l’importanza di ricordare il nome di una persona …
Stai compiendo il primo passo per una buona memorizzazione.

Personalmente ho migliorato la mia memoria solo con l’attenzione,
ho consapevolizzato che pronunciare correttamente il nome di un mio cliente è molto più di una questione di educazione, si tratta di professionalità.

Significa che hai fatto uno sforzo di concentrazione e di attenzione per ascoltare e ricordare il loro nome.

2. Ripeti il nome subito e spesso

Ripetere subito il nome è un metodo eccellente per imprimerlo bene nella memoria,
nell’eventualità d’incontri futuri.

Se ti viene presentato qualcuno di nome Alberto Celestino,
di qualcosa tipo “Piacere di incontrarla signor Celestino” mentre gli dai la mano.

Questo ti obbliga a mettere a fuoco e prestare attenzione al nome.
Infatti, il più delle volte, quando qualcuno si presenta, non stiamo prestando attenzione.

Usa il nome del cliente durante la conversazione il prima possibile,
ripetilo più volte nel corso della conversazione,
inserendolo alla fine o all’inizio delle frasi o delle domande.

“Allora signor Azzurrino, è la prima volta che prende contatto con un personal coach?”,
e anche “Com’è venuta a conoscenza del mio sito, Clarissa?”

Sorridi,
e dimostra che sei davvero felice di conoscere questa persona.

 


 

3. Ripeti mentalmente il nome della persona

È uno dei modi più efficaci per non dimenticare un nome.

Pronuncialo almeno 3 volte nella tua mente subito dopo averlo sentito.
Conviene farlo lentamente,
per distinguerlo e per imprimerlo meglio nella tua memoria.

Ripeti un nuovo nome, appena puoi.
Prima di lasciare il meeting o il party,
assicurati di salutare le persone che hai incontrato usando i loro nomi.

Un semplice “Arrivederci, Ascanio” o “Alla prossima, Ermanno”,
servirà a cementare il nome nella tua mente e ti darà maggiore possibilità di ricordarlo la prossima volta che incontrerai la persona.

4. Sfrutta le associazioni mentali

Un altro ottimo trucco per ricordare un nome è di associarlo a un’immagine mentale:

• L’associazione può essere quella di collegare la persona con qualcun altro che conosci con lo stesso nome oppure un VIP o una celebrità.

Ogni nome evoca una sensazione, un ricordo, un’emozione particolare.
Magari quella persona ha lo stesso nome del tuo ex, di tua madre,
del tuo cantante preferito o del tuo compagno delle medie.

• L’associazione può essere fatta con un’attività/mestiere da collegare al nome del cliente.
Usa quest’attività, quasi come se fosse il cognome della tua nuova conoscenza.
Se non ricordi il nome, potresti ricordarti la sua attività.

• L’associazione può essere fatta tra una caratteristica del volto e il nome della persona.
Cerca un particolar insolito o particolare del suo viso.

Può essere qualsiasi cosa, di bello, di brutto o di non comune: le orecchie, il taglio di capelli, la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, ecc.
Con un po’ di fantasia, puoi trovare un segno particolare che richiama proprio il nome del cliente.

• Un’altra buona strategia è di pensare a qualcosa che fa rima con il nome della persona.
Può sembrare sciocco,
ma sono trucchi come questi che possono aiutare a ricordare il nome di qualcuno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Fai lo s-p-e-l-l-i-n-g per ricordare il nome delle persone

Uno dei modi migliori per ricordare il nome di una persona è di immaginare le lettere con cui è scritto.

Se si tratta di un nome insolito, difficile da scrivere o pronunciare,
chiedi di ripeterlo lettera-per-lettera,
magari facendo qualche domanda sulle sue origini.

Fai del tuo meglio per pronunciare esattamente il nome del cliente.
Non vederlo come un compito pesante …
non devi guardare il tuo livello di comodità ma quello del tuo cliente,
il focus è su di lui e devi fare uno sforzo per rispettare la sua identità.

Chiedi aiuto con i nomi in una lingua straniera.

Se chiedi a qualcuno come si pronuncia il suo nome non dire:
“Oh, ma è troppo difficile! Non potrei mai pronunciarlo/ricordarlo!”
Non solo è irrispettoso, ma dai un’immagine indolente,
di uno che non ci vuole nemmeno tentare.

Fanne, invece,
una questione d’orgoglio.

Impara la pronuncia e gli accenti giusti in una lingua straniera. Ripetilo sillaba-per-sillaba insieme alla persona. Vedrai come le persone apprezzeranno i tuoi sforzi per pronunciare correttamente il loro nome.

6. Scrivilo

Se i giochi mnemonici non bastano,
è necessario appuntarsi il nome del cliente su una rubrica (anche quella dello smartphone).

Fallo appena possibile,
aggiungendo qualche nota sull’aspetto, la professione, la personalità, la data e così via.

Per esempio: “Signor Bianchi, funzionario d’assicurazione, di Como, occhi azzurri, capello brizzolato, di poche parole, ecc.”.

E se lo hai dimenticato …

E se non sei riuscito ad afferrare il nome la prima volta?

Nessuno si aspetta che tu ricorda il nome di qualcuno al primo “colpo” …
allora fai in modo che lo ripetano subito.

Porgi le tue scuse immediatamente e richiedilo subito, senza esitare,
specificando che non l’hai capito/afferrato, in modo che venga,
questa volta, ripetuto più chiaramente o più lentamente,
e che tu possa pronunciarlo ad alta voce insieme al tuo interlocutore.

Ammetti la tua dimenticanza ma non dare troppe spiegazioni o giustificazioni.
“È stato così interessante parlare con lei: mi potresti ripetere il tuo nome?”,
“Mi dispiace terribilmente, ma ho dimenticato il suo nome.
Le dispiacerebbe ripetermelo?
”.
Ricorda di sorridere.

“I soprannomi si attaccano alle persone, e più sono ridicoli più si attaccano.”
Thomas C. Haliburton

Un must di successo da applicare subito nel tuo nuovo posto di lavoro

nuovo posto di lavoro

Il giorno si sta avvicinando.
È il primo giorno nel tuo nuovo posto di lavoro.

Come ti senti?
Sei eccitato?
Emozionato … preoccupato?
Terrorizzato …?

Tra qualche giorno,
sarai di fronte a difficoltà e opportunità,
e il tuo approccio iniziale farà una notevole differenza tra il successo e il fallimento.

Ecco un suggerimento di successo che devi applicare subito,
non appena cominci a muovere i primi passi nel tuo nuovo posto di lavoro.

Un must da applicare subito nel nuovo posto di lavoro?

Facciamo un passo indietro …
il mio cognome è Ferrarelli.
Ma spesso mi chiamano Ferrarelle, Peverelli, Ferareli.

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L’ultima volta mi hanno cercato dicendo ”Non mi ricordo il nome … ma si chiama come l’acqua … quella famosa”.

Non mi lamento.
Capitava anche a me (e succede ancora) di confondermi e di tanto in tanto di storpiare il nome degli altri.
I nomi non sono il mio forte,
pensavo.

Ricordare il nome di una persona non è solo educazione

Adesso, però,
ho capito una cosa …
imparare, ricordare e pronunciare correttamente i nomi di altre persone (soprattutto dei miei clienti se riferito al mio lato professionale) è molto più di una questione di educazione,
riguarda la mia professionalità.

Nessuno si aspetta che lo farai entro la fine del primo giorno o della settimana.
È consigliato però, nel più breve tempo possibile,
imparare i nomi di tutti i nuovi colleghi o collaboratori ma anche dei clienti, fornitori, consulenti esterni, segretarie, ecc…

Ricordare e pronunciare correttamente rapidamente i nomi di altre persone è molto più di una questione di educazione,
è una questione di leadership.

Perché?
Cosa c’è in un nome?
Tutto!

Il nome è la nostra identità

Quando usiamo il nome (oltre ad essere educati e gentili) stiamo creando un legame,
perché riconosciamo il valore e l’unicità della persona.

Quando fai subito riferimento a un tuo collaboratore con il suo nome,
stai dando tutto il tuo rispetto!

Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi,
Che – credimi – ti serviranno nel tuo nuovo posto di lavoro!

In un periodo in cui si parla tanto di team building,
fidelizzazione dei clienti e spirito-di squadra,
troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole essere trattata come un individuo,
vuole sentirsi unico e speciale.

Ma perché facciamo così fatica ad applicare questa semplice strategia?
Perché non ricordiamo i nomi di nuovi collaboratori o colleghi?

“Nominare male le cose, è partecipare all’infelicità del mondo.”
Albert Camus

 


 

1. Indifferenza

Non ci interessa,
semplicemente.
Pensiamo che non sia così importante.

Molte persone conoscono il nome di un cliente ma sono riluttanti a usarlo,
perché non si rendono conto dell’importanza.

Eppure ci basterebbe capire la rilevanza di questo semplice gesto,
per concentrarci (quando lo sentiamo) e ricordarlo subito.

2. Mancanza di attenzione

Nessuno si aspetta che tu conosca il nome di qualcuno la prima volta che lo senti,
ma se non sei attento come puoi ricordare?

Se presti tutta la tua attenzione all’interlocutore,
concentrandoti su di lui/lei e non su te stesso …
vedrai da subito la differenza!

3. Mancanza di allenamento

Non hai una strategia per ricordare i nomi.
Non l’hai mai avuta e non ci hai neanche mai provato.

Ti conviene fare molta pratica (la ripetizione è la madre di tutte le abilità),
in modo da concentrarti sul nome per sentirlo chiaramente al momento opportuno.

4. Agitazione

Se sei distratto dall’agitazione,
sei preoccupato del tuo atteggiamento,
di fare la “bella figura” e sei completamente focalizzato su te stesso diventa difficile ricordarsi del nome. Vero?

Per comprendere quant’è importante usare il nome di una persona prova a pensare …
come ti senti quando qualcuno ti chiama per nome?

Ti fa sentire importante e speciale.

Quante volte la tua banca,
la tua assicurazione o ente sanitario ti chiamano per nome?
Come ti senti se si ricordano sempre il tuo nome o lo utilizzano spesso?

E al contrario …
cosa provi quando lo dimenticano o lo storpiano?

A nessuno piace essere dimenticato

Ora il tuo obiettivo numero uno è ricordare i nomi dei colleghi o collaboratori ma anche clienti e fornitori,
uno per volta.
Dai – sin da subito – il tuo tocco personale,
e ricorda che – nel tuo nuovo posto di lavoro – le persone sono la chiave del tuo successo o del tuo fallimento.

Ma ci sono strategie per ricordare più facilmente i nomi delle persone?
Ecco un articolo ad hoc che uscirà settimana prossima.

Ti senti più competente e smart del tuo capo … e adesso?

capo incompetente

Foto di qimono

Mettiamola così.

Il capo ti assegna A, B e C.
Tu torni con A, B, C… più X, Y e Z.

Aspetti un cenno.
Un apprezzamento.
Magari un “bravo”.

Non arriva nulla.
Solo un rimbrotto su un dettaglio insignificante.

E ti senti incompreso.
Depotenziato.
Un’altra volta.

Dentro di te pensi:
“Se fossi io il responsabile…”

Un capo incapace? Può essere frustrante

Lavorare sotto qualcuno che ritieni meno competente è logorante.

Hai più competenze tecniche.
Sai definire meglio le priorità.
Conosci clienti,
operazioni,
personale.

Eppure, non sei tu al comando.

Probabilmente hai ragione.
Ma avere ragione non significa vedere l’intero quadro.

E allora?

Aspettare che passi?
Fare guerra fredda?
Sopportare (rischiando l’ulcera)?
Iniziare a cercare un nuovo lavoro e un nuovo capo?
Aprire la tua start-up?

Ne parlo nel mio libro “Autorevolezza”.
Ma prima serve un passaggio fondamentale.

Primo passo: cosa significa davvero “più intelligente”?

Prima di dichiarare al mondo che il tuo capo è incompetente, fermati.

  • La tua valutazione è basata su fatti solidi?
  • Hai davvero una visione più strategica?
  • Sai leggere meglio il Mercato?
  • Cogli più velocemente il nocciolo della questione?

Oppure hai visto un suo errore…
e hai concluso troppo in fretta?

Spietata onestà

Forse sei più competente in alcune aree.

Ma sei pronto a guidare un team?
Un intero reparto?

Sai:

  • stabilire priorità sotto pressione?
  • centrare i target?
  • gestire clienti difficili?
  • assumere, far crescere (e talvolta licenziare) persone?
  • reggere aspettative e insuccessi?

Il tuo capo può avere lacune tecniche.
Ma magari è forte nella gestione delle persone o nelle relazioni esterne.

Quindi:

Sai riconoscere ciò che sbaglia.
Ma riesci ad ammettere ciò che fa bene?

Capo incompetente? Evita errori strategici

Non dire in giro quanto sia incompetente.
Neppure ai colleghi “fidati”.
Niente ironie.
Niente battute davanti agli altri.

Se non sei d’accordo, parlane in privato.
Con rispetto.

E attenzione a “scavalcare” il capo andando dal numero uno, il titolare, il management:
può danneggiare più te che lui/lei.

Unica eccezione: questioni legali, etiche o di sicurezza.

Focus sul tuo lavoro

Evita di perdere la tua energia nel lamento e nell’auto commiserazione,
su come sia possibile che questa persona sia diventata capo.

Tirati fuori dalla lotta personale.
Concentrati sulle tue responsabilità.

Chiediti:

  • Qual è il mio scopo più grande qui?
  • Cosa posso imparare?
  • Quali opportunità di visibilità sto guadagnando?

Cerca di imparare quanto più puoi dall’esperienza.
Pensa alle opportunità di crescita e di visibilità.

Cerca di essere positivo,
non risentito.

Lavora con lui, non contro di lui

È facile concentrarsi su mancanze ed errori,
Più difficile è collaborare con intelligenza.
E strategia.

Anche il capo incompetente e non qualificato ha qualcosa da insegnare,
e da prendere come esempio.

Mostra rispetto.
Evita toni sarcastici o superiori.

Le cose diventano più semplici quando smetti di combattere
e inizi a capire come-muoverti.

Focus sul tuo avanzamento, non sul suo fallimento

Uno dei punti più importanti.

Non investire energie nel dimostrare quanto non sia all’altezza.
Investile nel dimostrare che tu lo sei.

Non prenderla sul personale.
Lascia scivolare ciò che non puoi controllare.

Quando è il momento di andarsene

Se lavorare con questa persona ti consuma.
Se non la rispetti e non riesci a collaborare.

Allora sì, forse è tempo di guardarti intorno.

Qualcun altro apprezzerà i tuoi talenti.
Qualcun altro sta cercando proprio te.

Per approfondire leggi il mio post
Cambiare lavoro? 9 segnali che è il momento giusto”

Una verità scomoda

“Sono più intelligente del mio capo”
sono solo parole.

Essere più intelligente non significa essere più efficace.

Per eccellere servono:

  • competenze solide
  • relazioni forti
  • intelligenza emotiva

Quando la relazione con il capo diventa fonte di stress costante, serve lucidità.

Con il mio percorso “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” impari a comunicare con più calma e autorevolezza, senza compromettere il tuo benessere.

Il vero salto di qualità non avviene quando dimostri che il tuo capo è incompetente.

Avviene quando impari a diventare più strategico di lui.

Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare) – parte 2

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Foto di geralt

LEGGI ANCHE > la parte 1.

4. “Mi permetti di pensarci su e di ricontattarti”

Questo è più un “forse” che un “No” secco.

Anche se apparentemente può sembrare la più classica delle scuse,
si tratta pur sempre di una risposta molto efficace.

Cosa c’è di meglio per divincolarsi dalle pressioni della venditrice incalzante di un bel “Ci penso, grazie”.
Il miglior modo per dire no sul lavoro è sottolineare che desideriamo rifletterci.

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Spesso,
è fondamentale prendersi un po’ di tempo per valutare i pro e contro di dire sì.

Specifica un intervallo di tempo in cui la persona può aspettarsi una risposta da parte tua.

5. “Questo non soddisfa le mie esigenze, ma ne terrò di sicuro conto.”

Se qualcuno ti sta proponendo un accordo o un’opportunità,
ma non è quello che stai cercando,
spiega con chiarezza alla persona che non c’è niente di sbagliato in quello che sta offrendo,
ma non soddisfa le tue esigenze e che sei alla ricerca di qualcosa di diverso.

In caso contrario,
la discussione potrebbe trascinarsi più del dovuto.
Potrebbe essere inconcludente.

Allo stesso tempo, dicendo che ne terrai conto,
segnali che sei aperto a future opportunità.

6. “Non sono la persona migliore per aiutare in questo. Perché non provi con … ?”

Se ti viene chiesto supporto,
ma non sei sicuro di poter essere effettivamente d’aiuto,
declina la richiesta spiegando che si stanno rivolgendo alla persona sbagliata e suggerendo (allo stesso tempo) un’altra persona cui rivolgersi.

Offri un contatto alternativo in modo che la persona esca da questo vicolo cieco.
Il rifiuto passerà in secondo piano e l’interlocutore apprezzerà il tuo consiglio.

 


 

7. “Apprezzo che tu abbia pensato a me, ma …”

Non dovrebbe essere quasi mai un disturbo quando le persone richiedono il nostro aiuto.

Stanno chiedendo il nostro supporto perché si fidano e credono nelle nostre capacità.
È importante in questi casi far intendere che ci sentiamo onorati di essere stati presi in considerazione.

Ecco una frase a effetto per rifiutare con stile,
lasciando intendere
che saremmo lieti di poter essere d’aiuto ma per qualche valida ragione non lo possiamo fare.

Questa situazione si applica bene ad esempio,
in una proposta di collaborazione che non possiamo accettare,
per motivi di disponibilità o di trattamento economico.

8. “No, non posso. Mi spiace”

Ecco il modo più semplice e diretto per dire no sul lavoro (e non solo).
Costruiamo troppe barriere nella nostra mente per dire di “No”.

Impara a dire “No” alle richieste che non soddisfano le tue esigenze.
Sarai sorpreso da quanto facile sia in realtà,
quanto le persone non la prendano a male,
o molto meno di quello che ti eri immaginato.

Non sentirti obbligato a spiegare.
Hai le tue ragioni e non desideri discuterne;
anche “Ho troppi impegni” o “Non ce la faccio con gli orari” va più che bene.

Non dare l’impressione che tu ci possa ripensare altrimenti continueranno a farti la proposta.

9. “La mia risposta è sempre no e non ho intenzione di cambiare idea.”

– A lei nessuno ha mai detto di no, vero?
– Beh, di solito dicono: no, no, ti prego, non uccidermi…”

Dal film Terapia e pallottole

Alcune persone non si arrendono facilmente.
Sono insistenti, incalzanti,
asfissianti.

Questa è la loro prerogativa.
Datti il permesso di essere altrettanto determinato.
Ti rispetteranno.
È importante essere risoluti quanto loro sono insistenti.
Non accettare pensando che tanto andrai a casa e gli farai sapere che te ne sei pentito,
questo metodo non ti metterà in buona luce.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Dire no sul lavoro non è mai semplice

Dire di no non sarà facile,
se sei abituato a dire sì per tutto il tempo.
ma i timori di dire NO sono solo nella nostra mente.

Imparare a dire no sul lavoro è una parte importante.

Dire di “No” non significa essere scortese, sgradevole o maleducato.
Dire di “No” non significa che ci sarà conflitto e che tu perderai opportunità in futuro.
Non stai certamente bruciando i ponti relazionali.
Queste sono tutte false credenze della mente.

Comincia già da oggi a dire no sul lavoro, quando non ti va di fare qualcosa,
sarai sorpreso da come la gente la prenda meglio di quanto credi!

Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare) – parte 1

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Foto di geralt

Hai difficoltà dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?

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“NO” è una parola potente.

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho parlato della vicenda di Adelaide (e la sua fatica a dire no) e sottolineato che con sole due lettere si rischia di bruciare rapporti, disperdere opportunità e sabotare reputazioni.

Dire no sul lavoro? Mica facile

Un ‘no’ detto con la più grande convinzione è migliore e ha più valore di un ‘sì’ pronunciato solamente per compiacere, o, cosa peggiore, per evitare dei problemi.
Mahatma Gandhi

Se non ti senti a tuo agio a dire no sul lavoro, sappi che non sei il solo…
nessuno desidera ferire i sentimenti di un’altra persona.

Dicendo “NO” minacciamo le nostre relazioni e quella sensazione di connessione con gli altri (uno dei bisogni più fondamentali è il collegamento sociale e la sensazione di appartenenza).

Spesso (sul lavoro) ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste,
per paura di sembrare poco collaborativi.

Per paura di dire no, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.
Spesso, è necessario declinare e dire NO.

No perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi,
No perché (semplicemente) non ti interessa.

 


 

Dire no sul lavoro: Basta un pò di strategia

Hai le tue priorità e i tuoi bisogni, proprio come ognuno di noi.
Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

Se non sei sicuro di come farlo, qui ci sono 8 modi semplici per dire no.
Utilizza il metodo più adatto alle tue esigenze e alla situazione.

1. “Non posso impegnarmi in questo, ho altre priorità in questo momento.”

Sei troppo occupato per impegnarti in una nuova richiesta?
Bene, utilizza questa frase per far capire al tuo interlocutore che la sua richiesta è meno urgente rispetto ad altre incombenze.

Prima di chiedertelo di nuovo ci penserà due volte.

Se ritieni sia il caso,
puoi anche condividere i tuoi impegni in modo da far capire meglio alla persona la motivazione del tuo rifiuto.
Mantieni questa spiegazione più semplice possibile.

E con i collaboratori?
Leggi il mio post sull’argomento

 


 

2. “Questo non è il momento giusto, sono nel bel mezzo di … Che ne dici di risentirci …?”

Questa risposta è utile per gestire richieste improvvise quando sei nel bel mezzo di qualcosa.

Mi capita di ricevere telefonate da amici o clienti quando sono in una riunione o sto finendo un lavoro importante.
È fondamentale far capire (con gentilezza) che si tratta di un momento inopportuno e che pertanto non siamo in grado di accontentare (per il momento) la persona.

Allo stesso tempo,
si comunica che si è disposti ad aiutarla ma in un altro momento (specificando quando … giorno/ora),
in modo da non far sentire la persona scaricata in malo modo.

Questa risposta è un ottimo modo per gestire (temporaneamente) una richiesta.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

3. “Mi piacerebbe farlo, ma …”

È un rifiuto gentile.
Lo puoi usare per dire no delicatamente.

Indichi alla persona che ti piace l’idea, sei favorevole, sei positivo (in questo caso è importante essere sinceri) ma non puoi dare seguito a causa di altri motivi,
quali impegni precedenti o esigenze diverse.

Anche in questo caso,
mantieni la spiegazione del perché non si può fare il più semplice possibile.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

5 situazioni difficoltose che tutti incontriamo nel nuovo lavoro

nuovo lavoro

Dopo tanta attesa,
è finalmente arrivato il gran giorno.
Inizi l’avventura nel tuo nuovo posto di lavoro.

Sai perfettamente che non puoi permetterti di fare errori grossolani,
da principiante,
devi giocarti (in poche ore) una prima buona impressione evitando la figura dello scolaretto timido che fa scena muta.

Nuovo lavoro? Un pò come scalare la montagna

Come saranno i tuoi nuovi colleghi?
Amichevoli e sorridenti oppure indisponenti e boriosi?
E il nuovo capo? Boh?
L’ufficio sarà “importante” o relegato in “basso a destra” vicino la toilette?

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Prima di conoscere le nuove dinamiche del tuo nuovo ufficio,
serve grande attenzione per evitare di trasmettere un’immagine distorta di te.

Come integrarsi in un ambiente che non si conosce,
e dare subito prova di quel che si vale?

Ecco 5 situazioni che tutti trovano difficoltose quando iniziano un nuovo lavoro:

1. Non capire subito gli argomenti

“Fai quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei.”
Theodore Roosevelt

Hai presente …
ti sei appena seduto nel bel mezzo di una delle tue prime riunioni,
e quando cominciano a sfilarti davanti nozioni, terminologie e concetti che non conosci,
l’unico pensiero che hai è: “Di cosa diavolo stanno parlando questi?”

Non capire cosa si sta dicendo,
è il terrore di tutti.

Potresti chiedere spiegazione.
Far ripetere il concetto.

Invece …
pur non capendo nemmeno una parola,
hai deciso di assecondare i presenti,
annuendo (come fan tutti) in segno di approvazione e comprensione.

Sperando che nessuno chieda …

2. Non comprendere la cultura aziendale

Per molte società,
la cultura aziendale è estremamente importante.

Il tuo successo a lungo termine,
dipende dal capire subito “come funziona” la tua nuova azienda.
“Ci devi entrare dentro” il prima possibile.

 


 

È un’azienda rigida e formale oppure smart e informale?
Punta tutto sul gruppo o lascia spazio anche individualmente?
È basata sui valori di una volta? È tecnologica? Innovativa?
Orientata al servizio cliente?

Quando cominci un nuovo lavoro, devi prestare attenzione soprattutto a quei valori e i principi che (all’interno dell’azienda) si danno per scontati.
Sono le condizioni fondamentali su cui si poggia la società,
le convinzioni implicite dei valori dichiarati e i “modi di fare”.

Osservando i tuoi nuovi colleghi,
prestando attenzione, familiarizzando con le persone con cui passerai la maggior parte delle tue giornate,
ti permetteranno di capire come “devi muoverti”nella tua nuova società.

3. Dire “No”

Sì!”
“Certo!”
“Assolutamente.”
“Felice di aiutarti”.

Potrebbero essere le uniche frasi che dirai ai tuoi colleghi i primi giorni di lavoro.
Ci sta,
sei così desideroso di dimostrarti un bravo lavoratore e un buon giocatore di squadra.

Ma dire tutto il tempo di SI,
non è necessariamente una buona cosa.

Può essere controproducente.
Qualcuno potrebbe approfittare della tua disponibilità.
Vedrai così ridurre la qualità del tuo lavoro e finire per lasciarti rigurgitare in un loop d’improduttività.

Impara a dire NO.
In modo sincero ma anche diplomatico,
in questo modo, stabilirai dei limiti.

I colleghi apprezzeranno la tua disponibilità,
ma con riguardo e senza metterti i piedi in testa.

4. Chiedere aiuto

Quando iniziamo un nuovo lavoro, ammettere che non si è in grado di fare tutto da soli,
può farci sentire poco smart o che stiamo compromettendo la buona prima impressione.

È difficile chiedere aiuto soprattutto all’inizio,
perché si vuole dimostrare il proprio valore.

Chiedendo subito supporto (ai colleghi o al tuo capo) è un’ammissione del fatto che non si è perfetti.
Abbiamo paura di fare la figura degli incompetenti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Forse,
ma c’è di peggio …
cercare di fare tutto da soli mancando completamente il bersaglio.

Chiedere aiuto è un’abilità fondamentale per la vita.
Molti degli ostacoli non li possiamo superare da soli:
Quindi,
meglio chiedere.

5. Farsi valere

Competizione, screditamento, invidia, gelosia.
All’inizio può intimidire.

Tuttavia,
farsi valere al lavoro e collaborare con i propri colleghi è fondamentale.
Sono le basi per lavorare senza frustrazioni e insoddisfazioni.

Non essere troppo remissivo.
Valorizza le tue competenze, difendi la tua posizione e la tua preparazione,
e non permettere a nessuno di “insegnarti il lavoro”.

Non essere ingenuo e neanche sprovveduto,
ma mantieni la giusta umiltà per ricevere consigli,
(l’autocritica è sempre positiva, ma non esagerare,
amplificando a dismisura i tuoi difetti).

Se ti capita una situazione difficoltosa,
esponi e discuti sempre le tue idee,
specie quando sono molto valide.

I tuoi colleghi capiranno il tuo impegno, la tua buona volontà,
e le tue capacità di problem-solving.

Non temere l’inimicizia dei colleghi o le valutazioni dei superiori.
Non essere timido.
Evita di rimanere in disparte ma avvicinati ai colleghi e ai superiori.

Ansia da riunione? Cosa fare quando non hai niente di produttivo da dire

ansia da riunione

Foto di shanon

Un’altra riunione sta arrivando,
e tu… cominci a sudare freddo.
Come al solito.

Come tanti professionisti – probabilmente molti di più di quello che pensi –
non sei in un ambiente a te confortevole.

Alcune persone possono dominare la discussione,
prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di confronto.

Ansia da riunione .. cosa dire? Cosa fare?

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo da dire?
Qualcosa di interessante con il quale contribuire?
Niente di stimolante da condividere?

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Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso stare seduto “congelato” durante l’ennesima riunione,
può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere quello che “non aggiunge mai niente di valore”.

Ecco alcuni suggerimenti su cosa fare,
quando senti ansia da riunione e pensi che (per l’ennesima volta) non hai niente da dire:

1. Pianifica in anticipo

Solitamente,
nelle aziende è prassi preparare e divulgare le trattante della riunione.

Le voci dell’ordine del giorno ti daranno un’idea (anche se i partecipanti si allontanano dagli argomenti) di dove dovrebbe condurre la conversazione.

Ecco perché,
fare una ricerca sull’argomento è uno dei modi migliori per arrivare preparato alla riunione.
Pronto per qualsiasi tipo di confronto attorno al tema di discussione.

Preparati alcune intuizioni e sensazioni da condividere,
utilizzando la riunione come un’opportunità per evidenziare le tue abilità.

Anche se i tuoi interventi saranno brevi,
preparati i punti chiave in modo da seguire un filo logico.
Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare l’intervento a memoria.

Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se …
se dimentichi qualcosa,
vai in tilt!

 


 

2. Durante la riunione il focus non è su di te

Ti senti valutato costantemente durante la riunione?
Quando entri, ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa penseranno di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

La maggior parte delle persone,
è altrettanto preoccupata di come viene percepita in una riunione.
Vuole fare (come te) bella figura.
Vuole essere (come te) riconosciuta come preparata e competente.

La maggior parte delle persone è molto concentrata su se stessa,
è troppo impegnata con se stessa per essere critica per te.
Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Non è necessario,
tirare “fuori dal cappello” una brillante intuizione ogni volta che apri la bocca.

3. Fai domande

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati nella riunione.

Oppure (in alternativa),
chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.
Di solito questo dietro-front è apprezzato,
perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Se non hai nulla da far notare,
appoggiandoti allo schienale,
puoi semplicemente commentare “Non mi è chiaro il significato di questi numeri”.

Se ti rendi conto che la riunione sta diventando dispersiva,
puoi chiedere con fermezza ai partecipanti di fare un passo indietro con l’obiettivo di ritrovare il filo del discorso.

Così facendo,
dimostri di essere una persona che “non si perde nel flusso”,
una persona capace di concentrarsi sui problemi reali.

4. Richiedi informazioni

Non ti perdere nel vortice dell’ansia da riunione,
non aver paura di chiedere le informazioni necessarie.

Spesso
i colleghi ambiscono a sentirsi riconosciuti e forniscono tutte le loro informazioni per il bene della società.

Dopo aver richiesto le informazioni,
consenti alle persone di rispondere, senza interrompere.

Mostra il tuo desiderio di essere produttivo,
non divagare, inventare,
(o peggio) manipolare per nascondere la tua mancanza di conoscenza dell’argomento.
Non dare l’impressione di essere concentrato solo sulla tua “performance”.

5. Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, meglio tacere

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Hai detto quello che dovevi dire.
Anche se in forma semplice e asciutta.
Magari in modo non così strepitoso come volevi.
Bene.
Adesso taci!

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso,
o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.

Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito,
accettato e amato dagli altri …
meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Spesso indeboliamo la comunicazioni con espressioni pompose ma inefficaci

Spesso,
nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti,
aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi,
e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto:
indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

Non dire niente è certamente l’opzione a più basso rischio,
soprattutto se sei nuovo in un’organizzazione, o senti ansia da riunione,
ma se vuoi trasmettere ai colleghi l’impressione di essere concentrato e interessato assicurati di preparare domande pertinenti e stimolanti.

14 lezioni sulla carriera da imparare prima che sia troppo tardi (leggi adesso) – 3

carrieraLeggi anche la parte 2.

11. Anziché rinunciare – a volte – basta solo rimandare

“Se vuoi far ridere Dio,
raccontagli i tuoi progetti”

Woody Allen

Spesso,
per “fare” carriera, trovare il lavoro dei nostri sogni, arrivare al nostro obiettivo siamo costretti ad allungare la via.

Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
C’è chi va dritto come un treno, una freccia,
senza esitazione e tentennamenti,
chi invece imbocca percorsi tortuosi (fatti di sali-scendi, fallimenti e rinascite).

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Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.
Ognuno arriva con il suo “passo” (io sono quello del cammino sinuoso).
Se hai sbagliato,
se hai fallito,
prova ancora.

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua.
Riprova ancora!

Più provi a fare qualcosa,
prima arriverai “a farlo bene”.
Gli errori sono (davvero) i gradini per il successo.

Non essere paralizzato dai tuoi fallimenti.
La vita è imprevedibile.

12. Meno social – più relazioni reali

Il successo professionale,
deriva dai rapporti con persone che conosci personalmente,
non da estranei che si “piacciono” online.

Le tecnologie digitali hanno modificato le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche.

Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della nostra vita reale.

Del resto,
coltivare relazioni reali richiede tempo, costanza ed energie,
condivisione di ideali, pensieri e valori,
qualcosa che va aldilà dei “like” di Facebook.

A molti miei clienti suona strano che non sia presente sui social network,
strillando incredibili opportunità e sconti promozionali.

È una scelta voluta.
Credo che per la natura stessa del mio lavoro, sia importante preservare la qualità,
dando modo alle persone di confrontarsi come me unicamente sul mio sito web.

È anche una questione di riservatezza: sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti,
rispetto al gioco del “dico/non dico” che spesso avviene sui social.

13. Il talento da solo non basta

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”

Usain Bolt

Il talento non è tutto.
Non è solo questione d’intelligenza, di bell’aspetto o di QI.

Il talento non è sufficiente,
occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace,
ma senza talento,
probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Se anche tu (come me) il talento lo ammiri in TV o al cinema,
ricorda che ci sono tante qualità (che non richiedono né talento né fortuna) che puoi mettere lo stesso in campo.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo,
ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.
 


 

14. Le competenze non bastano, per fare carriera .. serve altro!

Quanto tempo c’è voluto?

Penso poco …
per capire che tutti i libri che hai letto,
i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato,
la capacità lavorativa che hai non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.
E fare carriera.

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori, le relazioni professionali,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress, l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano “sui banchi di scuola”, seguendo un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Leggi la parte 2.
Leggi la parte 1.

“Fare” carriera oggi è anche una questione di resistenza

Il Mondo del Lavoro di oggi non è mai stato così difficile, complesso e competitivo.
Non è più solo una questione di conoscenze, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.
Di autostima.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

Il mio proposito di coach è allenare i tuoi “muscoli caratteriali”,
per darti più fiducia e intraprendenza,
accompagnarti al lavoro più carico e fiducioso che mai.

Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stesso?

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo

14 lezioni sulla carriera da imparare prima che sia troppo tardi (leggi adesso) – 2

carrieraLeggi anche la parte 1.

5. Se vuoi fare carriera ..non aspettare di essere “veramente pronto”

La decisione di iniziare, è il passo più importante che tu possa fare.

La verità è che non sarai mai (davvero) pronto!
Muoviti ora o potresti non partire mai.

Per iniziare,
non devi aspettare di essere preparato,
di essere perfetto o di sapere tutto.

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Hai scelto il tuo obiettivo, hai raccolto tutte le informazioni necessarie,
valutato i rischi e individuato le azioni da fare.
Hai capito che, potresti leggere e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e… buttarti!

All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Allora… quando lo farai?
Dopo un’altra lunga e meditata riflessione?
Dopo averci dormito sopra un’altra notte?
Aspettando il segnale dal cielo o un sogno?
Oppure semplicemente aspettando un altro “domani”?

6. La risposta alle domande che non hai mai fatto, sarà sempre NO

Non farai la carriera che meriti perché non sai chiedere.

Perché hai troppa paura del rifiuto,
o sei imbarazzato perché sembra che non tu non sia in grado di affrontare le situazioni da solo,
perché non ti senti abbastanza intelligente, forte e competente.

Se desideri un nuovo lavoro, un aumento, un supporto,
una promozione,
dichiaralo.

Se vuoi fare un salto di responsabilità,
chiedilo.

Se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Non aspettare che qualcun altro esprima i tuoi bisogni per te.
I tuoi desideri sono di tua responsabilità.
La tua carriera è di tua responsabilità.

 


 

7. Sei il solo responsabile della tua carriera

Che ti piaccia o no…
stai vivendo la carriera che hai creato.

Non sei vittima delle circostanze.
Smettila di incolpare per i tuoi problemi e fallimenti (grandi o piccoli che siano, poco importa)
le persone che ti circondano.

Non nasconderti dietro le “situazioni fuori controllo” per giustificare le tue scelte,
decisioni, comportamenti e azioni.
Le circostanze in cui vivi oggi sono le tue.

Il tuo futuro è una scelta.
Sei tu l’unico responsabile di te stesso.

Questo cambiamento di mentalità non è facile,
ma può aiutarti a prendere il controllo sul lavoro,
a sviluppare relazioni più forti e positive,
migliorare la tua produttività e la tua soddisfazione personale.

Leggi il mio post “10 cose che le persone di successo non fanno”

8. Spesso “buono” è meglio che “perfetto”

Il mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro,
un progetto in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano un tuo feedback o di vedere un qualche progresso, forse…
non è il momento di ossessionarti con i dettagli,
arrivare alla riunione a mani vuote,
rimandare (continuamente) l’appuntamento fino a quando tutto sarà “perfetto”.

Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrarti un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Spesso,
“buono” è meglio che “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

9. Il fallimento di carriera più amaro è ..non averci provato

Se tu fallissi potresti essere deluso,
ma sarai dannato se non provi.

Beverly Sills

Hai un’idea … ma cominci a ritardare, aspettare, pensare,
perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che…
qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.

Se pensi di avere una buona idea, entra nel Mercato del Lavoro il più rapidamente possibile,
usando meno soldi possibili e vedi cosa succede.

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Guarda invece il fallimento come un’opportunità,
come l’inizio di un nuovo viaggio.
Se lo fai,
avrai molta più probabilità di provare di nuovo e di avere successo in qualcos’altro.

Ma se non provi, non lo saprai mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire…
ecco il fallimento più amaro!

10. Puoi andare molto più lontano se sei “leggero”

“Che cosa pensano davvero di me i miei colleghi?”
“E se non piaccio al mio nuovo capo?”
“Avrei dovuto indossare altro per il mio primo giorno da team leder?”
“E se tutto il mio team si mette contro di me?”

In apparenza sei una persona sicura di te ma in realtà non fai altro che chiederti cosa pensano i colleghi, i collaboratori e gli amici?
Ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi di fare a seconda della persona che hai di fronte?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri,
un altro è essere ossessionato da questi ragionamenti,
preoccuparsi solo di ciò che pensano gli altri, trattenersi dal dire ciò che pensi,
decidere di fare o non fare qualcosa per paura di quello che le persone penseranno o diranno.

Così ti carichi sulle spalle fardelli emotivi molto pesanti,
anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance,
e il tuo sogno di carriera diventa logorante e sfibrante.
Pesante.

“Alleggerisciti”.
Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!
Non scoprirlo troppo tardi!

Continua a leggere la parte 3.

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14 lezioni sulla carriera da imparare prima che sia troppo tardi (leggi adesso) – 1

carriera

Foto di Pexels

Studia tanto, ottieni buoni voti,
trova un buon impiego,
lavora sodo e vedrai che …
il mondo non saprà resisterti,
un tappeto rosso si srotolerà estasiato ai tuoi piedi!

Questo è ciò che ci è stato insegnato.
Questo è ciò che crediamo.
Quello che abbiamo interiorizzato.

Dopo aver studiato tanto .. l’amara realtà

Molti di noi (probabilmente) stanno capendo che non è proprio così che funzionano le cose.

Puoi laurearti a pieni voti nelle migliori università e ritrovarti ancora impreparato al Mondo del Lavoro.
Appena ci fai capolino,
ti arriva una randellata tra capo-e-collo che ti lascia frastornato.
Disorientato.

Che fregatura!
Pensavi di esser pronto, di avere tutte le risposte e invece …
eccoti ancora al punto di partenza.

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Tutti facciamo (o abbiamo fatto) errori lungo la nostra strada professionale,
da alcuni abbiamo imparato tanto,
da altri poco-o-niente (e infatti continuiamo a ripeterli).

14 lezioni sulla carriera da fare tue, subito

Ma se sei perspicace,
impara quanto più possibile dagli errori degli altri e ti risparmierai qualche cicatrice dolorosa.

Ecco 14 importanti lezioni sulla carriera (che non sono insegnate nelle aule universitarie)
e che possono fare una grande differenza nel tuo percorso professionale e nella tua carriera.

Le devi fare tue,
prima che sia troppo tardi.
A scanso di equivoci fallo subito,
leggile adesso!

1. Prima di voler gestire gli altri, impara a gestire te stesso

Non essere così preoccupato di “cosa fanno gli altri”.
Non concentrarti solo-e-sempre su colleghi, collaboratori o il capo/a.
La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” su te stesso.

È più facile criticare gli altri, che lavorare su te stesso.
Se c’è un problema, il problema non sono gli altri …
ma sei tu!

Prima di voler gestire gli altri,
impara a gestire te stesso.

Se riesci a cambiare te stesso,
gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

Devi imparare a gestire i tuoi comportamenti,
a conoscere quello che funziona e che non funziona per te,
a gestire le attese, la frustrazione e l’insuccesso.

Fatti delle domande,
scava dentro te stesso …
più le tue risposte saranno oneste,
più saranno incisive le tue azioni.

 


 

2. La strada per il successo di carriera non è lineare

La maggior parte di noi ha un’ideale di cammino verso il successo professionale,
che suona più o meno così:

Laurearsi a pieni voti.
Ottenere un buon lavoro.
Fare un buon lavoro (riconosciuto e ben pagato)
Ottenere promozioni.
Salire la scala della gerarchica.
Vivere felicemente per tutta la vita.
Woooowwwoww!

In realtà,
spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
incappiamo in deviazioni di carriera, cambiamenti di direzione,
battute d’arresto, momenti d’involuzione.

Per non parlare di eclatanti trombate, clamorosi cappottamenti,
e inaspettate défaillance che ci mandano al tappeto, ci fanno a pezzi l’autostima,
e demoliscono le nostre certezze.

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento e sappia trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino.

3. Lavorare tanto non vuol dire essere produttivi.. e fare carriera

Guardati intorno.
Tutti sembrano così occupati,
passano da riunione a riunione, sparando raffiche di email.

Eppure quanti di loro stanno realmente producendo?
Quanti riescono davvero a toccare livelli elevati di produttività?

Una carriera importante non deriva dal movimento e dall’attività,
ma dal garantire che il tuo tempo sia utilizzato in modo efficiente e produttivo.

Usa il tempo con saggezza.

Ricorda,
tu sei il risultato di quello-che-hai-prodotto,
non del tuo sforzo.

Assicurati che le tue ore di lavoro siano dedicate a compiti che ottengono (davvero) risultati.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

4. Ogni ostacolo che incontri (e superi) è un gradino sulla scala del successo

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

Sulla strada del tuo successo professionale troverai ostacoli inaspettati e improvvisi,
alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli,
ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari da loro.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”.
insegnano cosa non funziona,
cosa fare di diverso la prossima volta.

Rettificare la direzione per restare sull’obiettivo.
e avvicinarti più velocemente alla meta.

Non scegliere di lamentarti, o peggio,
di rinunciare.

Nonostante le difficoltà,
è nel tuo interesse trasformare gli ostacoli in gradini.
Gradino dopo gradino arriverai alla meta.

Continua a leggere la parte 2.

7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro – 2

errore al lavoro

Leggi anche la parte 1.

3. “Come posso correggere questo errore sul lavoro?”

Questo è il momento di capire quali azioni “correttive” devi intraprendere.

Puoi fare tutto da solo?
Devi coinvolgere i tuoi superiori o altri colleghi?
Necessita l’intervento di una persona specialistica di quell’area/settore?
Chi potrebbe darti una mano al di fuori del tuo ambiente professionale?
Devi fermare tutto il processo finché non è eliminato il tuo errore?

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Determina le azioni necessarie per rimediare,
e inizia da lì.

4. “Devo chiedere scusa? E a chi?”

“Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l’altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.”

Fabio Volo.

Ecco una fase spesso trascurata.

Precisare la “natura” del tuo errore sul lavoro è importante.
Gli errori si verificano.
Dopotutto, tutti facciamo errori sul lavoro.

Ma se la tua (eventuale) negligenza e superficialità ha avuto conseguenze importanti o ha gettato un’ombra su qualcun altro, dovresti avere l’umiltà, non solo di “riparare”,
ma anche di scusarti per il tuo errore.

La tua disponibilità ad ammettere o mascherare/scaricare gli errori …
la può dire lunga su di te!

Successivamente bisogna trovare il modo giusto per chiedere scusa,
evitando di farle sembrare giustificazioni o peggio scaricando i propri sbagli su altri.

Se non ti senti di porgere scuse sincere e genuine,
lascia perdere …

5. “Come posso impedire questo errore nel futuro?”

Ora è il momento di rivolgere la tua attenzione verso il futuro.
Come impedirai il ripetersi di questo stesso errore sul lavoro?

Le strategie sono diverse,
ma devono essere semplici ed efficaci.

Inserendo un nuovo passo nella procedura?
Programmando un avviso sul tuo cellulare o PC?
Semplicemente attaccando un post-it al monitor del computer?

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Scopri cosa puoi fare per impedirti di commettere questo stesso errore in futuro.
Un errore può essere perdonato,
ma cosa succede se continui a farlo ripetutamente?

6. “Come posso ricostruire la fiducia?”

Per riconquistare la fiducia devi dimostrare di aver capito dove hai sbagliato.

Assicurati di trasmettere il messaggio –al tuo capo o ai tuoi colleghi- che hai capito dove hai errato,
di aver compreso le conseguenze delle tue azioni e capito cosa avresti potuto fare meglio.
Soprattutto che ti impegnerai al fine che questo errore sul lavoro non accada più.

Riporta esempi concreti.
“Ho commesso un errore quando non ho controllato con attenzione quei documenti.
So che il mio sbaglio è costato la perdita del cliente.
La prossima volta effettuerò un doppio controllo incrociato.
Ho già parlato con Massimo del dipartimento post – vendita per controllare … ”

7. “Cosa posso imparare da questa esperienza?

La riflessione non si deve fermare qui.

Spesso molti errori ci sfuggono perché siamo fin troppo sicuri e familiari con quel che stiamo facendo.
I nostri occhi si abituano a quello che abbiamo davanti.
Diventiamo non-vedenti.

Oltre alle misure preventive che prenderai in avanti,
dovresti anche prendere qualche tempo per identificare una lezione-chiave.

Molto probabilmente hai imparato che i tuoi colleghi o collaboratori (pur competenti e in buona fede) a volte danno risposte frettolose, approssimative o forvianti.
Meglio – dunque – chiedere chiarimenti o verificare di persona prima che sia troppo tardi.

Oppure … la prossima volta,
prima di compiere quella determinata azione, ricorda che devi sempre fare un doppio controllo.

 


 

Prima di lanciare il link/email/report … chiudilo, riaprilo dopo un certo tempo, cercando di guardarlo con occhi nuovi, freschi, come se lo stessi vedendo la prima volta.
Questo lo faccio spesso.

Altrimenti … prima di lanciarti a capofitto dopo l’OK del tuo collaboratore hai capito che è meglio chiedere, controllare, verificare e accertarsi di avere preso la giusta direzione.
Pianificare di controllare e verificare quando sei a metà percorso/processo,
non una volta arrivata alla fine.

Se l’errore è dovuto alla distrazione, alla fretta o alla pressione della deadline,
prenditi del tempo per pianificare e organizzare meglio il lavoro.

Il concetto è chiaro.
Quel che conta è capitalizzare l’errore per far sì che non si ripeta più.
Devi dare una risposta adulta, impegnarti al massimo per ridurre le perdite e rimediare alla “scivolata”.
È questa la grande opportunità di crescita.

7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro – 1

errore sul lavoro

Errore sul lavoro?

Preziosa esperienza di apprendimento?
Opportunità di crescita professionale?
Miglioramento in vista del futuro?
Macchè!

Appena hai commesso un errore sul lavoro, la prima cosa che senti è … la tua bocca asciutta,
la testa che gira e lo stomaco che si chiude.
E se l’errore è di quelli tosti … le gambe che iniziano a tremare, si rischia di svenire e arriva un principio di tachicardia
… altro che apprendimento e crescita professionale!

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Ok, quella si, ma solo in seguito.

Adesso si deve rimediare.
È necessario dare una risposta adulta e impegnarsi al massimo per ridurre le perdite e rimediare alla “frittata”.

Errore sul lavoro? Non recriminare, calmati e rifletti

Quel che è fatto,
è fatto.
Non darti (troppo) dell’idiota e non commiserarti troppo.
Questo non è il momento per le recriminazioni perché sprechi un sacco di energie preziose.

Ora serve lucidità e azione;
devi concentrati solo sul modo più intelligente ed efficace di gestire e rimediare il tuo errore sul lavoro.

Allora, come ti comporti?
Come uscirne fuori?
Agire o aspettare?
Far finta di niente magari tutto si aggiusti magicamente?

A volta funziona,
spesso no.

Una cosa è sicura.
Se l’errore è di quelli “tosti”,
non puoi sottovalutarlo o peggio ignorarlo.

Ecco 7 domande che devi porti,
per dimostrare con i fatti le capacità di problem solving che tanto ami decantare nel tuo CV:

1. “Che cosa è successo?”

Innanzitutto,
prima di passare all’azione e di cercare di salvare la faccia,
è importante capire cosa è successo.

Cerca di comprendere cosa sia andato storto; di pensare cosa avresti potuto fare-dire oppure non fare-non dire per evitare tal errore.

 


 

Hai commesso un errore sul lavoro per via della fretta?
Della superficialità o della troppa sicurezza? È solo questione di distrazione?
Non avevi informazioni sufficienti e sei andato avanti lo stesso?
Ti sei fidato (senza controllare) di quello che ha riferito il tuo collega/collaboratore/assistente?
In quale punto esattamente le cose si sono “incasinate”?
Sei incappato in un’indicazione forviante o un’istruzione confusa?

Trovare la radice del tuo errore,
ti aiuterà ad affrontare meglio i passi futuri.

2. “Lo dico o faccio finta di niente?”

Siamo sinceri, dai.
A chi fa piacere confessare un errore (magari ridicolo o gravoso) in una riunione o davanti al capo.

Alzi la mano chi non ha pensato almeno per un minuto davanti ad un errore al lavoro di far finta di niente, sperando di farla franca.
La tentazione di spazzolarlo sotto il tappeto è forte. Poi si vedrà …

Personalmente,
piuttosto che spazzare il malfatto sotto il tappeto sperando che nessuno se ne accorga,
preferisco deglutire il mio orgoglio, dichiararlo,
prendere le misure, fare di tutto per risolvere l’errore,
per tutto il tempo e l’impegno che è necessario.

Se si tratta di un errore banale,
probabilmente te la puoi cavare con delle scuse e qualche ora di disagio.

Se l’errore è più grave,
meglio presentarsi con il problema portando con sé anche delle soluzioni.
Concrete.

Non devi certo trasformarti in una vittima, un martire,
piuttosto devi fare del tuo meglio per risolvere l’accaduto.
Semplicemente.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” se decidi di esporti,
evita –se ne hai la possibilità- di gestire la faccenda via e-mail.
In queste cose ci devi mettere la faccia.
Ecco perché devi preferire un incontro faccia-a-faccia.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

2 bis. “Se non dico niente, quali possono essere le conseguenze se esce dopo?”

Dipende dalla tipologia dell’errore.

Ti chiedo …
è una buona idea non dire niente, se l’errore sul lavoro è uno di quelli che con il tempo lievita, accresce, fermenta, fino a diventare ingestibile tanto da causare perdite d’immagine o di soldi?
Uhm, non credo.

Forse non lo sai …
una delle maggiori paure di un capo è di trovarsi davanti un “buco”, nascosto da un collaboratore,
talmente grande, impossibile da rattoppare.

A questo punto,
le conseguenze saranno ben più gravose.

Magari , se ammetti subito l’errore, te la cavi con la classica lavata-di-capo.
Se esce dopo, ti salta-la-testa.
A te la scelta.

Se non fai errori, stai lavorando su problemi che non sono abbastanza difficili.
E questo è un grosso errore.

Frank Wikzek

Continua a leggere la parte 2.

5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.
Il rischio è di diventare controproducenti.

“Le persone perfette non combattono, non mentono,
non commettono errori e non esistono.”

Aristotele

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare (ci mancherebbe) chi lavora ricercando la perfezione al lavoro,
ma ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono” e smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

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Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”:

1. Quando l’urgenza è più importante della qualità

Il Mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

Spesso, “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

2. Quando rischi di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno,
sul lavoro può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Se sei un perfezionista accanito,
vuol dire che stai cercando di raggiungere un modello mitizzato.

Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.
Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto duraturo per un puntiglio trascurabile o per l’insistenza su un dettaglio irrilevante.

Le persone sono diverse.
Il tuo lavoro può essere perfetto,
ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

3. Quando i livelli di ansia e stress nell’ambiente di lavoro sono già al limite

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sè.

La perenne lotta per essere perfetto può essere molto logorante e stressante.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

 


 

4. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando,
ripensandoci bene (soprattutto la notte) “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici.
Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se per tutti, il risultato è “perfetto cosi com’è”,
probabilmente non cercano di sabotare la tua carriera ma semplicemente ti stanno assicurando che hai già fatto un buon lavoro e non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

5. Quando sei sotto pressione

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.
Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Nessuno vuole essere ricordato per essere un professionista superficiale e impreciso.
Tuttavia,
puoi regalarti una pausa qua e là,
e avere più tempo per controllare il tuo lavoro quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare,
se sei una persona alla costante ricerca della perfezione …
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

Perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Spesso “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 2

donne sicure

Foto di Allan Holmes

Leggi anche la parte 1.

6. Non sprecano tempo per preoccuparsi

Le donne sicure sanno che il tempo è prezioso,
quindi non si crogiolano su “cosa-se“,
solo-se” o “cosa-sarebbe-stato“.

Non perdono tempo preoccupandosi di cose che non possono controllare.
Si concentrano solo su ciò che sono in grado di risolvere.
Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione.
E lasciano scivolare tutto il resto.

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Hanno sperimentato che possono gestire soltanto la propria reazione,
il proprio atteggiamento.

Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi,
si concentrano sulle prossime azioni da intraprendere.

Le donne sicure sanno che pensando tanto al lavoro,
si ha spesso la sensazione di padroneggiare la nostra ansia e di riuscire a risolvere un problema.

In realtà è proprio questa percezione che ci impedisce di “chiudere” con le preoccupazioni.
Le donne determinate sanno che chi rimugina continuamente non raggiunge mai la soluzione del problema.

7. Non si fanno bloccare dalla paura

“Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.”
Fabrizio Caramagna

La paura può diventare prudenza, accortezza e riflessione.
E questo (spesso) può essere un bene.
Può evitare capitomboli.

Le donne sicure sanno che sperare che il problema si risolva da solo,
oppure essere frenati dalla paura di sbagliare (o di venir giudicato dagli altri)…
è veramente il peggiore degli errori!

Decidere, anche sbagliando,
spesso è comunque sempre meglio che non decidere.
Le persone che non commettono errori generalmente non fanno nulla e non raggiungono niente.

8. Non mascherano la fiducia con la supponenza

Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa,
per diventare esitanti e incerti,
perdere fede nelle nostre capacità,
smarrire l’autostima.

 


 

Le donne insicure mascherano spesso le loro debolezze con la sfacciataggine.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

Le donne (davvero) sicure di se stesse sanno che è importante evitare di nascondere, celare, velare
ma costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

9. Non vedono i fallimenti come sconfitte

In realtà,
riconoscono che ci sono sempre punti di apprendimento sulla strada del successo.
La facilità con cui recuperano permette a queste donne determinate di continuare a progredire verso i propri obiettivi.

Le donne di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare,
fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato,
cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Le donne che più ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.

10. Non basano il proprio valore sulla percezione di altre persone

Le donne sicure vedendo la “vita attiva” di altre persone sui social non si sentono inferiori.

Probabilmente non avranno 2000 amici di Facebook e una marea di ammiratori su Instagram,
ma sanno che la cosa importante è il contenuto,
non i numeri.

Valutano l’autenticità e vogliono solo amici con i quali condividere una connessione profonda.

Amano le conversazioni impegnative pur sapendo che non portano alla popolarità.
Ma non importa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Qualità anziché quantità.

Queste donne sicure amano i loro amici e la loro famiglia,
ma sanno che è importante avere il tempo per se stesse,
dove possono esplorare la crescita personale e prendere tempo per ritrovarsi.

Non trovano il silenzio scomodo.
Anzi,
il silenzio le ricarica.

Le donne sicure sono anche arroganti e sfrontate?

Purtroppo,
questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità,
pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità,
gestendo team e budget importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità:
essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

Determinato “non è l’opposto di timido”.
Una donna può avere qualsiasi tipo di personalità e ancora essere autosufficiente e coraggiosa.

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 1

donne sicure

Foto di Allan Holmes

Se pensi sia tutta una questione di bellezza,
di attrattiva fisica,
beh, ti sbagli!

Le donne sicure vanno-oltre.

Quando entrano in una stanza, te ne accorgi subito,
si portano dietro quest’aurea di fascino, grazia e determinazione,
di successo.
Sono memorabili.

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Prendono decisioni con accuratezza,
ma una volta che hanno deciso,
lo hanno fatto davvero.
Non le vedrete titubare.
L’esitazione non fa parte del loro processo.

Sanno cosa stanno facendo e perché lo fanno,
in ogni momento.

Se anche tu vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita,
è senz’altro utile sapere cosa-fanno le donne di successo.
Altrettanto importante è conoscere cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le donne che più ammiri non-fanno:

1. Rifiutano l’immagine della donna perfetta imposta dai media

Le donne sicure rifiutano le tendenze.
Non lasciano che i media dettino il loro aspetto fisico e i loro comportamenti.
Non si fanno imporre da spettacoli televisivi e fiction come parlare e come essere cool.

Difficilmente si conformano a qualcosa.
Sanno adattarsi finemente alle proprie esigenze e preferenze.
Si concentrano solo su ciò che vogliono.

Queste donne sono sicure nelle loro scelte di stile di vita,
di carriera, di sposarsi, di avere una famiglia o meno.

E non hanno paura di chiedere quello che vogliono.

2. Non reprimono i sentimenti

Le donne sicure sanno che l’istinto è l’alleato più forte nel processo decisionale.
Ascoltano la loro voce interiore come un amico di fiducia.

Se vogliono dirti qualcosa,
te lo faranno sapere,
stanne certo.

Sanno che il modo più veloce per ottenere qualcosa è …
l’onestà.

 


 

3. Le donne sicure non spettegolano

Spettegolare a volte può essere salutare perché stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.
Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo.

I pettegolezzi e il gossip diventano pericolosi quando sono continuamente alimentati,
con un’escalation dei toni e della forma,
o diventano l’unico sfogo a frustrazione e stress.

Le donne sicure non parlano di altre donne,
hanno di meglio da fare che sparlare di altre persone.

Parlano piuttosto dei loro sogni,
dei loro obiettivi, dei loro piani,
e delle loro aspirazioni.

Non perdono tempo in gossip.
Le donne di successo evitano di farsi coinvolgere troppo per non rischiare di rovinare i loro rapporti interpersonali o di trovarsi in situazioni spiacevoli.

4. Non hanno paura dell’imperfezione

Meglio un diamante con un’imperfezione che un sasso senza.
Confucio

Le donne sicure sanno che l’equilibrio è tutto,
e che bisogna prendersi cura di se stesse.

Ricercano (costantemente) un sano equilibrio tra lavoro e vita privata e prendono tempo per mangiare bene.

Vogliono arrivare in palestra in orario,
ma sanno che il mondo non finirà, anche se … arriva un imprevisto sul lavoro,
o si concedono un gelato occasionale.

Le donne sicure sono ben consce del valore di una buona prima impressione,
ma conoscendo anche l’importanza del tempo, sanno che talvolta comporta …
niente-trucco e pantaloni da tuta.

Senza fare drammi!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Non cercano di soddisfare le aspettative degli altri

Una donna determinata non ha bisogno di continue approvazioni esterne.

Non han bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non ha paura di dire di “no” o spiegare “perché”.

Si sforza di essere gentile e leale,
sapendo anche che è impossibile compiacere tutti.
Non si sconvolge se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

Continua a leggere la parte 2.

Nuovo team leader? 12 suggerimenti per partire con il piede giusto

nuovo team leader
Sei il nuovo team leader?

Bene.

Allora partiamo da qui.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” (dedicato a chi entra per la prima volta nel mondo della leadership),
non importa dove andrai:

  • una startup innovativa
  • un’azienda familiare
  • una multinazionale

il tuo approccio iniziale farà la differenza.
Tra successo… e fallimento.

“Chi ben comincia…”

I primi giorni contano (molto più di quanto pensi)

Sarai stimolato.
Entusiasta.

Ma anche sotto pressione.

Davanti a te:

  • opportunità
  • difficoltà
  • aspettative

E tutto inizia… dal primo giorno.

Se stai già pensando a come spendere il nuovo stipendio, fermati un attimo.

Una falsa partenza può bruciarti in pochissimo tempo.

Essere leader è un viaggio.
Non solo un ruolo.

Ecco 12 suggerimenti per iniziare bene.

1. Non devi dimostrare (immediatamente) quello che sai

Lo hai già fatto nel processo di selezione.

Adesso devi dimostrare:
quanto sei capace di imparare.

2. Lo stress che senti, lo sentono anche gli altri

Il tuo arrivo di nuovo team leader … crea movimento.

Le persone si chiedono:

  • “Cosa cambierà?”
  • “Cosa succederà al mio ruolo?”

Un po’ di tensione è normale.
Anche utile.

Se puoi rassicurare… fallo.

Ma senza promettere ciò che non puoi mantenere.

3. Impara i nomi (il prima possibile)

In un periodo in cui si parla tanto di team building,
troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole sentirsi
unica e speciale.

Non è solo educazione.

È leadership.

Usare il nome di una persona:

  • crea connessione
  • mostra rispetto
  • riconosce valore

E costruisce relazione.

4. Evita giudizi affrettati

“I pregiudizi sono la più grande barriera alla comunicazione.”
Carl Rogers

Attenzione.

Le etichette che metti agli altri…
influenzano il tuo comportamento.

E il loro.
E spesso diventano profezie che si auto-avverano.

5. Non credere a tutto quello che senti

Succede sempre all’arrivo del nuovo team leader.

C’è chi:

  • vuole piacerti
  • vuole influenzarti
  • metterti alla prova

Ognuno ha un motivo per “aiutarti”.
Sta a te capire quale.

6. Non fare il “so-tutto-io

Sei stato scelto perché sei bravo.
Ok.

Ma attenzione.
Se vuoi dimostrarlo subito… rischi di perdere credibilità.

Osserva.
Ascolta.
Capisci.

Poi agisci.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare,
i risultati saranno potenti.

7. Usa “noi”, non “io”

Fin da subito.
Crea squadra.

Includi tutti:

  • chi lavora con te ogni giorno
  • chi vedi una volta a settimana

Il senso di appartenenza nasce così, evitando di creare differenze e favoritismi tra i collaboratori.

8. Esci dall’ufficio

È un modo per far capire che-ci-sei.
Con loro.

In prima linea.

Non chiuso in ufficio,
ma accessibile e disponibile.
Fatti vedere.

Ogni giorno.

  • passa tra le persone
  • fai domande
  • ascolta

Le domande ti rendono autorevole.
Le risposte (spesso) arrivano dopo.

9. Rileggi sempre le mail

Sembra banale.
Non lo è.

Prima di inviare:

  • rileggi
  • controlla
  • rallenta

Se puoi, aspetta.

Rileggere con “occhi nuovi” cambia tutto.

Chiediti:

  • è chiara?
  • può essere fraintesa?
  • come la riceverei io?

10. Ascolta il tuo istinto

L’istinto arriva prima.
Sempre.

Fai silenzio.

Annota le sensazioni:

  • sulle persone
  • sulle dinamiche
  • sull’ambiente

Ti tornerà utile.
Un giorno.

L’istinto va oltre le frasi di rito,
i sorrisi di circostanza,
le strette di mano,
gli inchini e i salamelecchi che …

accompagnano il tuo arrivo.

11. Se vuoi sentirti grande vuol dire che sei (ancora) piccolo

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, se senti il bisogno di:

  • mostrarti superiore
  • parlare dei tuoi successi
  • impressionare

Fermati!

Muoviti con fiducia.
Non con arroganza.

Fai parlare i fatti.

12. Le relazioni contano (più di quanto credi)

Sei stato scelto per competenze tecniche.

Ma resterai per le competenze relazionali.

All’inizio concentrati su 3 cose:

  • presentarti
  • ascoltare
  • costruire relazioni

Conosci le persone.
Non i ruoli.

Devi sistemare tutto subito?

No, non devi cambiare tutto subito.

Neanche dimostrare tutto subito.

Devi costruire.
E la costruzione… richiede tempo.

Vuoi che la tua comunicazione rifletta davvero il tuo ruolo e il tuo valore?

Con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno

In sintesi

Essere un nuovo team leader non significa “partire forte”.

Significa:
partire bene.

Con attenzione.
Con equilibrio.
Intelligenza relazionale.

Il tuo ruolo ti è stato assegnato.

La tua autorevolezza… no.

Quella la costruisci.

Giorno dopo giorno.
Conversazione dopo conversazione.

10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 2

frasi da non dire al capo

Leggi anche la parte 1.

5. “Non mi piace lavorare con Letizia”

Nulla infastidisce il tuo capo più di ascoltare (grandi o piccole, poco importa) beghe personali tra i membri del suo team.

Non può risolvere ogni piccolo conflitto che si presenta sul posto di lavoro,
quindi non rendere il suo lavoro più difficile con lamentele sui colleghi.

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Un suggerimento:
anche se hai ragione sul conto di quella persona,
lo sforzo per lavorare bene accanto a lui/lei,
sarà più proficuo delle (continue) lamentele con il tuo capo.

6. “Non è il mio lavoro”

Una delle classiche frasi da non dire al capo.
Ecco una frase tossica che ti dipinge come una persona inflessibile e non cooperativa.

Se il tuo capo ti chiede di farlo,
probabilmente vede questa richiesta come parte del tuo lavoro.

Se senti veramente che ti è stato chiesto qualcosa d’ingiusto,
chiedi al tuo capo di discutere di questa nuova incombenza,
ma non dire mai (se ti è chiesto di fare qualcosa) che non fa parte del tuo lavoro!

7. “Non posso farlo ora, ho altre priorità”

Questa frase ti farà apparire come qualcuno che non vuole imparare e crescere.
E poi…
stai bloccando la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

 


 

8. “Non mi avevi detto di fare così”

“Tutti cercano qualcuno a cui dare la colpa.”
Tom Waits

Può darsi che tu abbia (davvero) ragione e ti abbia dato un’indicazione sbagliata,
ma il tuo capo non si chiederà se hai ragione o no,
noterà solo che tu stai sfidando la sua autorità.

Meglio dire “Ora ho capito che cosa vuoi, lo faccio subito”.
Così metti l’accento sul fatto che c’è stato un errore di comunicazione,
non stai negando il problema e stai (comunque) cercando la soluzione.

È importante, fare una verifica di comprensione, ripetendo ad alta voce la richiesta,
per evitare ulteriori problemi.

In questo modo,
invece dimostrerai di essere attento e disponibile.

9. “Il vecchio capo non faceva così”

Oppure “Prima le cose erano gestite meglio qui”

Non vorresti essere confrontato con un ex collaboratore, vero?
Per il tuo capo è lo stesso!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Anche il tuo capo può pensare che tu sei bloccato,
poco duttile e disponibile,
che non ti sei adattato bene al cambiamento e che non sei flessibile.

Questo potrebbe tagliarti fuori da nuovi progetti o assegnazioni,
perché (sembra) che tu non sia capace di gestire al meglio il cambiamento.

10. Qualsiasi domanda a cui si possa rispondere facilmente

La tecnologia oggi mette il mondo a portata di mano,
e ti dà la risposta alla maggior parte delle domande.

Evita di preoccupare il tuo capo con richieste generali,
che si possono facilmente risolvere con un minimo d’iniziativa e una semplice connessione a Google.

Attento ai social!

“Che palle!”.
“Non ne posso più oggi”
“Ho un’allergia, sto a malapena in piedi, ma devo tirare fino alle 6”.
“Non ho mai avuto un boss più intelligente di me”.

Quando pubblichi qualcosa, ricorda che (forse) anche il tuo capo potrebbe leggerlo.
Equivale quasi a dirlo direttamente in faccia.

Banale?
No, banalissimo.
Ma sono in tanti a cascarci!

Frasi da non dire al capo? La prudenza non è mai troppa

Se pensi che l’onestà paghi sempre e che dire quello che pensi sia comunque la strada più efficace …
ricorda che sul posto di lavoro possono verificarsi situazioni in cui è preferibile maggior cautela,
per non compromettere o rovinare del tutto le tue possibilità di carriera.

A volte è consigliabile un eccesso di prudenza,
così da formulare un dialogo costruttivo e professionale,
piuttosto che farfugliare la prima cosa che viene in mente e rimpiangerla subito dopo.

Infatti,
dire qualcosa nel modo sbagliato è un attimo,
ma l’impressione negativa (che ne scaturisce) può diventare duratura e controproducente.