Come trattare al lavoro con una persona so-tutto-io

persona arrogante

Che sia il capo,
un collega,
un collaboratore
o un cliente…

poco importa.

Prima o poi, tutti abbiamo avuto a che fare
con una persona arrogante e saccente sul lavoro.

Quella molto esigente,
meticolosa,
perfezionista fino all’eccesso.

Quella che fa domande tecniche a raffica
e ti guarda come se sapesse sempre qualcosa in più di te.

A volte è vero.
Ne sa davvero più di noi.

E non vede l’ora di fartelo notare.

Persona arrogante e saccente? Sa tutto lei. È ovvio.

“L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina.

Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente dagli animali.”

Charles Darwin

Questo tipo di persona tende a essere egocentrica.

Non ammette errori.
Non lascia spazio.
Ti travolge con analisi, dettagli, esperienza.

E spesso cerca — più o meno consapevolmente —
di farti sentire piccolo, incompetente, fuori posto.

Ricordare una cosa può aiutarti a non reagire male:
la maggior parte dei so-tutto-io è profondamente insicura.

Ha bisogno di approvazione.

E fatica ad accettare idee che non siano le proprie.

Cosa fare con una persona arrogante?

Se è un collega o un collaboratore
puoi anche evitare,
ridurre i contatti,
ignorare.

Ma se è il tuo capo
o un cliente importante,
serve un approccio più strategico.

Con il percorso di coaching mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo”,
impari a gestire le dinamiche con più chiarezza, assertività e rispetto reciproco.

1. Evita dichiarazioni definitive

Se non sei d’accordo,
evita frasi come:

  • “È provato che…”
  • “No, non funziona così.”

Sono percepite come un attacco diretto.

Meglio formule più morbide:

  • “Per la mia esperienza ho osservato che…”
  • “Dal mio punto di vista…”

Ti aiutano a esprimere dissenso
senza innescare uno scontro frontale.

2. Non sorprenderla

La persona sapientona odia le sorprese.

Quando si sente messa all’angolo,
reagisce combattendo.

Non portarla in quella posizione.

Se si sente sotto attacco,
raddoppierà lo sforzo per dimostrare di avere ragione.

3. Non essere insistente

Se hai a che fare con un cliente saccente,
presenta idee, prodotti o servizi
con toni non aggressivi.

Riconosci il valore delle sue osservazioni.

E se non sei d’accordo,
evita la controbattuta diretta.

4. Scegli le tue battaglie

Non tutte le battaglie vanno combattute.

Chiediti:
vale davvero la pena?

Se sfidi il saputello sul suo terreno,
giocherà a oltranza
finché uno dei due cede per stanchezza.

Spesso sarai tu.

Se devi esprimere dissenso,
puoi aprire con frasi come:

  • “Quello che mi ha detto l’altro giorno mi ha fatto riflettere…”

Aiutarlo a sentirsi ascoltato
rende molto più facile fargli accettare il passo successivo.

5. Non usare il sarcasmo

È l’errore più comune.
Il più controproducente.

Il sarcasmo accende il conflitto.
Fa esplodere l’ego.
Peggiora il rapporto.

Anche se la tentazione è forte,
resisti.


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6. Valuta il costo emotivo

Sta diventando una questione personale?
Ti sta costando tempo, energia, lucidità?

A volte un respiro profondo,
un sorriso
e una sana distanza emotiva
sono la scelta più intelligente.

Mantieni la calma.
Rispondi con cortesia.
Non cedere.

Nel tempo capirà che con te non attacca.

E se riesci, conserva il senso dell’umorismo:
spesso questo comportamento è più goffo che pericoloso.

Una riflessione finale

Non sempre possiamo evitare una persona difficile
solo perché non ci piace.

Ma quando una relazione lavorativa
diventa una fonte costante di stress,
va affrontata con lucidità e professionalità.

Spesso, la vera forza
è sapere come rispondere.

Successo professionale: ecco chi non ci riuscirà MAI (controlla di non essere nella lista) – 2

successo professionale

Leggi anche la parte 1.

Il successo rigetta chi vuole seguire un percorso regolare

La maggior parte di noi ha un cammino ideale verso il successo professionale:
studiare, trovare un buon lavoro, fare un buon lavoro, essere promosso, vivere felicemente per tutta la vita.

A volte succede,
spesso no.

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In realtà,
spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.

Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti, incappiamo in battute d’arresto, momenti d’involuzione, strepitose trombate, clamorosi cappottamenti e inaspettate défaillance che ci mandano al tappeto,
ci fanno a pezzi l’autostima e demoliscono le nostre certezze.
Questo è il motivo per cui molti rinunciano.

Quello che è importante è trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino verso il successo professionale.

Il successo non è per chi è pigro

“Il fallimento non è l’unica punizione per la pigrizia;
vi è anche il successo degli altri.”
Jules Renard

Spesso quando “dialoghiamo” con noi stessi, ci diciamo che siamo SMART e impegnati,
ma poi in verità …
arriviamo in orario al lavoro, ma non ci fermiamo oltre.

Non approfittiamo delle pause per intraprendere progetti aggiuntivi,
facciamo solo quello che ci viene chiesto.

Non fai mai più del tuo “compitino”, non provi mai a imparare più del necessario.
Sei un buon lavoratore,
ma non eccezionale.

Forse qualcun altro si è impegnato di più,
sembra essere più appassionato e coinvolto nel suo lavoro.

Cosa ti differenzia dai tuoi colleghi?
Perché credi di meritare (davvero) una promozione?
Perché avrebbero dovuto scegliere proprio te?
 


 

Il successo rifiuta chi vuole evitare il conflitto

La maggior parte delle persone preferisce evitare i conflitti.
Ha il bisogno di essere apprezzata, vuole essere accettata e desidera stabilità.

Le persone di successo sanno che non possono essere efficaci senza affrontare il conflitto.

Le comunicazioni diventano tese, il lavoro di squadra diminuisce, la produttività soffre.
I risultati ne soffrono.

Se scegli di evitare conflitti a qualsiasi costo,
il prezzo da pagare potrebbe essere molto maggiore.

Quindi, abbraccia la soluzione del conflitto.
Dopotutto, anche il conflitto sul lavoro può essere molto salutare.

Il successo dice “no grazie” a chi ricerca solo complimenti e fan deliranti

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!

L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi,
eppure …

se la tua sete di successo è legata solo a felicitazioni, riconoscimenti ed elogi, sappi che …
stai puntando sui numeri sbagliati.

Nessuno (almeno molto pochi) all’inizio si prenderà del tempo per magnificare i tuoi sforzi e i tuoi progressi.

La maggior parte delle persone (spesso – ahimè – proprio quelle più vicine a noi) spenderà solo pochi minuti preziosi solo per dirti che stai facendo qualcosa di sbagliato,
o perché vuole qualcosa da te.

L’ultima cosa che pensa è …
magnificare le tue doti, elogiare le tue capacità e il tuo sviluppo.

Se stai facendo grandi cose, prenditi il tempo per riconoscerlo.
E lo devi fare da solo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Viaggio verso il successo professionale? Non è certo una passeggiata

Le persone di successo hanno dovuto attraversare le notti più buie per vedere all’alba la luce.
Il viaggio verso il successo è un lastricato con molti ciottoli.

Ci sono lezioni da assimilare,
alcune cose da perdere e altre da trovare.

Tuttavia, se vuoi arrivare alla meta, devi continuare.
Buon viaggio!

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 2

arroganza sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

4. Sei sicuro di te quando accetti la responsabilità

-sei un cretino altezzoso quando sposti la colpa su altri

Sei fiducioso quando ascolti a testa alta elogi e complimenti,
ma mantiene la compostezza anche quando devi gestire calunnie, accuse, critiche, scandali.

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Ti comporti in modo arrogante quando non ti assumi la responsabilità.
Vedi l’ammissione di colpa come una debolezza. Sempre pronto a spingere gli altri sotto l’autobus per salvare la faccia e conservare la tua reputazione.
C’è sempre qualcuno da accusare e biasimare.

Con una sperimentata forma d’arte, ti guardi in giro,
spostando la colpa sugli altri e utilizzandoli come capro espiatorio.

Un modo per non assumerti alcuna responsabilità.
“Ho chiesto a Giuliano di farlo per me.
Ovviamente non è stato all’altezza del compito.”

5. Sei fiducioso quando mostri ascolto attivo

– sei uno spaccone arrogante quando imponi monologhi su te stesso

“Non vorrei sembrare monologo”.
Nino Frassica

Le persone arroganti devono convalidare costantemente la loro convinzione di essere le migliori.

Sei insolente quando senti il bisogno di vendere te stesso e di innalzare la tua reputazione professionale, e allora sotto … a raccontare delle tue abilità, dei tuoi risultati, dei tuoi successi.
Solo di te stesso.

Un monologo. Nessuna domanda.
Facendo così non mostri interesse per gli altri.
Poco rispetto.

Non c’è niente di sbagliato nel parlare di se stessi, anzi è necessario,
ma occorre assicurarsi di non sopraffare la conversazione disquisendo solo di se.

Quando ti impegni ad ascoltare attivamente e fai domande sincere,
le persone risponderanno positivamente alla tua attenzione.
 


 

6. Sei fiducioso quando “abbracci” l’imperfezione

– sei un borioso immaturo quando pretendi che gli altri siano impeccabili quanto te.

Sebbene tutti desiderino essere perfetti,
le persone sicure di sé non dipendono solo dal loro senso di autostima.

Sei arrogante quando hai la convinzione (sbagliata) che tutti debbano essere senza difetti.
Sei piuttosto critico, pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.

Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare altra irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

7. Sei fiducioso quando sei ambizioso

– sei un cialtrone prepotente quando confondi l’ambizione con la spietatezza

L’ambizione non è un reato.
Le persone fiduciose sono ambiziose, apprezzano il successo e contribuiscono con i loro talenti al mondo.
Non si sentono minacciati dai successi degli altri,
anzi cercano invece di imparare da loro.

Dimostri arroganza sul lavoro quando credi di essere il top, anche se la realtà dice il contrario.
hai un’alta considerazione di sé, la convinzione di essere superiore, speciale, il migliore di tutti.

Sei così portato a ricercare costantemente l’ammirazione degli altri e a pensare che, giacché sei il migliore, tutto ti sia dovuto e che le tue esigenze vengono prima di tutto-e-di-tutti,
pur di guadagnare successo sei disposto a passare su ogni cosa.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

8. Sei fiducioso quando sei disposto ad aiutare gli altri

– sei un cazzone arrogante quando ti concentri solo su te stesso

Come persona sicura di sé, non ti senti né migliore né peggiore di chiunque altro.

Vai oltre ai tuoi successi. Ti assumi la responsabilità delle tue scelte e impari dagli errori e dai fallimenti.
Valuti il tuo comportamento e affronti i tuoi dubbi. Lasciando andare la paura, ti prepari al successo.

Le persone arroganti – invece – non accettano la sconfitta e la critica.
Tendono a deviare la colpa su altri.

Dimostri arroganza sul lavoro quando ti concentri solo su te stesso, i tuoi desideri e i tuoi bisogni sono primari.
Nient’altro ti interessa. Ignori completamente l’altra persona, fingi “di non vederla” e non dai peso alle sue parole.

L’interesse degli altri è irrilevante.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico. Tenti di trasformare il tuo problema in un problema di tutti.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”

Fiducia e arroganza sul lavoro sono mondi a parte

Purtroppo, oggi la nostra società e il mondo del Lavoro incoraggiano e premiano gli scaltri, i furbi e i “pugni sotto la cintura”.
È necessario quindi riconoscere “cosa sono realmente” fiducia e arroganza.

Il problema è che facciamo difficoltà a distinguere la linea infinitamente sottile che divide la fiducia e l’arroganza sul lavoro.

Assicurati di conoscere la differenza.
È necessario traspirare fiducia, non arroganza.

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 1

arroganza sul lavoro

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta della tua vita professionale,
ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Arroganza sul lavoro: fiducia o presunzione?

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile ma non timoroso,
flessibile senza essere sfruttato,
essere fiducioso e sicuro di te stesso, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.
Ecco l’arroganza sul lavoro!

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C’è una La linea sottile tra essere fiducioso e solo un pallone gonfiato,
ecco 8 esempi:

1. Sei fiducioso quando offri una critica costruttiva

– sei uno spocchioso arrogante quando dai consigli con l’intenzione di ferire e manipolare

La critica può essere una cosa positiva,
finché è offerta in modo costruttivo.

Sei sicuro di te …
quando trasformi un giudizio negativo in un momento costruttivo. Scindi completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
quando parli in modo chiaro, senza aggressività o offese.
Inizi il tuo discorso con “Mi sembra… “ o “Posso sbagliarmi, ma… “ per rendere la conversazione meno tesa.

Viceversa, diventi subito arrogante quando attacchi, giudichi o vai sul personale.
Dai consigli per attaccare i punti deboli, con l’intenzione di ferire e manipolare. Ti comporti in modo arrogante sul lavoro quando tendi a minimizzare le preoccupazioni o i sentimenti di qualcun altro.

Mascheri un consiglio per dire alla persona cosa deve fare. L’altro deve seguire il tuo “consiglio”.
Deve esserne anche grato.
“Se fossi in te …”
“La cosa migliore da fare per te sarebbe …”
“Ma non ti preoccupare … cosa vuoi che succede”.

Anche questo è arroganza sul lavoro.

 


 

2. Sei fiducioso quando descrivi le tue qualifiche

– sei arrogante quando ti prendi credito per tutto

Sia in un’intervista di lavoro, un colloquio annuale o una revisione delle prestazioni,
devi essere pronto a parlare delle tue abilità e dei tuoi successi,
è un “invito” a vendere te stesso e inviare il messaggio che sei qualificato.

Quando ti chiedono di “mettere sul piatto” le tue competenze non puoi rispondere “Non mi piace vantarmi”.

Parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.

Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
devi assolutamente prendere credito per il tuo lavoro.

Al contrario, sei arrogante e sfrontato quando ti prendi credito per tutto.
Ti prendi tutta la gloria senza spostare mai il riflettore sugli altri membri del team.

Senti il desiderio sfrenato di raccontare tutte le cose stupefacenti che hai fatto, capovolgere la realtà e raccontare i trionfi personali,
storie mirabili e tutti gli applausi che hai ricevuto.
Pompare per magnificarti.

3. Sei fiducioso quando dimostri la tua forza con le azioni

– sei un pallone gonfiato quando devi mostrare i tuoi successi per compensare la tua insicurezza

Sei realmente sicuro di te,
quando non senti il bisogno di competere o di avere sempre ragione.
Non credi che il tuo valore dipenda dall’assecondare qualcuno o soddisfare i desideri degli altri.

Non devi nemmeno vantarti o mentire, perché dimostri la tua forza attraverso le tue azioni,
il tuo atteggiamento e il tuo modo di fare.

Sei uno sbarbatello sfiduciato quando hai bisogno di mostrare continuamente i tuoi successi,
le tue conoscenze importanti, della tua formazione superiore, i tuoi clienti adoranti,
tutti argomenti, che secondo te dovrebbero innalzare il tuo valore agli occhi di chi-ascolta.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

A certe persone piace,
magari quelle più facilmente suggestionabili,
quelle un po’ più superficiali.

Tuttavia vantarsi in maniera implicita,
è sintomo d’insicurezza e un atteggiamento che spesso riflette una sensazione di vuoto o d’insoddisfazione nella vita. È arroganza sul lavoro.

Non è l’insicurezza di per sé che infastidisce ma il volerla coprire, nascondere, mascherare … vantandosi.
Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò cosa ti manca.

“Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori,
crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio”.
Antonio Gramsci

Continua a leggere la parte 2.

Comunicazione al lavoro: 12 abitudini che ti rendono noioso e irritante (da evitare) – 1

comunicazione al lavoro

Iniziamo una conversazione con le migliori intenzioni.
Poi succede qualcosa: una parola di troppo, un gesto inopportuno, un atteggiamento sbagliato,
l’ennesimo, e … il nostro cuore batte, il viso diventa rosso.
La rabbia sale.

L’altra persona, in un battito di ciglia, si è trasformata in un nemico.
Le nostre parole ora sono potenziali bombe, ed è guerra.
Distanza. Rabbia.

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Ammettiamolo: molti di noi non sono buoni comunicatori.
Alcuni sono pessimi.
Altri ancora ci hanno rimesso una carriera (pur avendo buone capacità).

Abbiamo perso la capacità di comunicare in modo efficace, troppo spesso usiamo messaggi ambigui,
creando incomunicabilità e conflitti.
Sul posto di lavoro, contrasti e disaccordi (se gestiti male) riducono la produttività e l’efficienza… e la nostra comunicazione al lavoro!

Se farai del tuo meglio per evitare questi 12 errori di comunicazione,
se diventerai consapevole di sabotare la tua comunicazione al lavoro,
hai fatto il primo passo verso soluzioni più costruttive:

1. Parlare troppo

Logorroico,
pesante.
Dispersivo.
Non ripetere e approfondire ogni dettaglio di ogni argomento con pedanteria.

Evita di saltare di soggetto in soggetto, di argomento in argomento;
evita di sommergere chi-ascolta sotto una valanga di parole perché hai un intimo bisogno di piacere e hai paura di non essere accettato.

Non ti rendi conto (o forse si?) che stai facendo perdere un sacco di tempo?
La gente ti eviterà.

2. Guardare il cellulare quando qualcuno ti sta parlando

Parlare con qualcuno mentre scorri messaggi, mail e notifiche social irriterebbe chiunque.

Lascia da parte il telefono,
concedi all’altra persona il rispetto della tua piena attenzione.

 


 

Non dire “Parla ti ascolto”, perché non è vero.
Stai sentendo, non ascoltando.
La differenza è enorme!

3. Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro

Non vedi l’ora di esprimere il tuo punto di vista?
Perché perdere tempo ad ascoltare quando solo dopo 3 parole hai già capito quello che l’altro vuole dirti?

Se finisci tu le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.
Con tanti saluti alla comunicazione al lavoro.

E poi… sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?

La chiave è ascoltare per capire.
Prenditi una pausa prima di parlare.

 
LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.
 

4. Parlare sempre e solo di te stesso

“Parlare molto di sé può anche essere un sistema per nascondersi.”
Friedrich Wilhelm Nietzsche

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo.
Sempre e solo di te stesso.

Ego.
Tanto ego, troppo!

Pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Stai monopolizzando la conversazione. Chi-ascolta ti troverà scontato,
pesante e con il tempo ti scanserà.

5. Fare il “professore”

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri una parola,
fai impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

C’è qualcosa di più frustrante di sentirsi dire “Quello che devi capire è ...”?
Stai suggerendo che … tra qualche secondo ci farai il favore di illuminarci.

Fin dall’inizio, assicurati di trattare la persona con dignità.
Avrai modo di esprimere le tue convinzioni.
Porta pazienza mentre cerchi di capire il punto di vista degli altri.
Le persone lo apprezzeranno.

Continua a leggere la parte 2.

8 cose che dovresti eliminare se vuoi essere più produttivo sul lavoro – 2

produttivo sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Finiscila di dire sempre “sì”

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.
Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.

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Avremo così tempo per concentrarci sulle mansioni più importanti.
È sempre meglio svolgere alcune attività molto bene,
che occuparsi di molte attività e non essere in grado di fornire (alla fine) un buon risultato.

È tempo di ripensare al modo in cui rispondi quando ti viene chiesto di fare qualcosa.
Anche se non puoi sempre dire “no” al tuo capo o ai tuoi colleghi,
puoi scegliere e decidere la maggior parte delle decisioni che prenderai durante l’intera giornata lavorativa.

Leggi il mio post. come dire NO senza offendere e farsi rispettare.

6. Abbandona il perfezionismo

Quando siamo perfezionisti, abbiamo il bisogno che tutto sia fatto a modo “nostro”.
Siamo super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il nostro tempo prezioso.

Passiamo più tempo del necessario, procrastiniamo e aspettiamo il momento perfetto.
Spesso, manchiamo il quadro generale perché siamo troppo concentrati su piccole cose.

Invece di esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti maggiormente sul quadro generale.
Allenta le redini per dare ad altri – in una certa misura – potere decisionale.

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine. Volendo, a fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

 


 

7. Basta saltare i pasti e le pause pensando di fare di più

“Ozio.
Intervalli di lucidità nei disordini della vita.”

Ambrose Bierce

Saltare i pasti riduce i livelli di energia e di concentrazione,
e ucciderà la nostra produttività.

Non mangiando, aumenterà – durante la giornata di lavoro – il nostro desiderio di alimenti che hanno soluzioni rapide per soddisfare la fame,
il cibo spazzatura.

Ogni persona sperimenta una pausa naturale nella sua produttività,
dopo aver svolto un’attività per circa 90-120 minuti. Se vuoi essere più produttivo sul lavoro, invece di “spingere” e “prosciugarti” a livello mentale,
è meglio fare una pausa.

Pianifica le pause e il tempo libero, metti via il tuo lavoro, rilassati, mangia o fai una passeggiata.
Fai qualcosa di diverso per circa 20 minuti.

8. Smetti di controllare di continuo mail e social pensando di essere produttivo sul lavoro

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non strutturato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare,
di conseguenza, un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica a orari (più o meno) prestabiliti nell’arco della giornata: 3 volte il giorno (mattino-pranzo-tardo pomeriggio).
È veramente raro che un cliente, un problema non possa aspettare un paio d’ore.
Poco smart? No. Meno stress? Sicuro!

Troppo spesso pensiamo che non avere il tempo di riposare sia un distintivo d’onore da mostrare con orgoglio, invece…
gestire bene il tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mettiamo in campo.

Come tutto nella vita, cambiare richiede sforzi.
Non basta sedersi lì ad aspettare.
Non diventi più produttivo al lavoro da un giorno all’altro.

È importante imparare di più sul nostro corpo e trovare modi per ottimizzare la nostra energia,
per vivere una vita professionale più equilibrata e di successo.

8 cose che dovresti eliminare se vuoi essere più produttivo al lavoro – 1

produttivo al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto,
ma lavorare in modo intelligente.
C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.

Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si
chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.
E concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.

Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori

“Poter stare in ozio vale quanto essere potenti.”
Su Tung-Po

Il tempo è un bene limitato.
Essere tanto occupati non significa necessariamente essere produttivi. Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiori benefici.

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È importante per noi prendere tempo anche per riflettere.
Le pause mentali fanno bene al cervello e allo spirito.
Hai notato che troviamo spesso le soluzioni quando non le stiamo cercando?

Ecco 8 cose che dovresti mettere da parte se vuoi essere più produttivo al lavoro:.

1. Elimina l’affanno di voler fare tutto

La maggioranza di noi,
è abituata a pensare che le persone super-dinamiche,
che corrono senza fiato da un posto all’altro sparando mail a raffica,
che cercano di fare tutto, siano anche molto produttive e redditizie.

Poi spesso quando ci si ferma a esaminare i loro risultati,
si capisce che non sono assolutamente straordinari (se paragonati all’impegno, all’energia profusa … sono normalissimi).

Provare a fare tutto,
equivale a non fare niente (bene).
Fare tutto ti impedisce di diventare (veramente) bravo in qualsiasi cosa.

Diventa il migliore in un campo e, solo allora,
“allarga” i tuoi campi d’azione in altri settori.

 


 

2. Stop a straordinari credendo di aumentare la produttività al lavoro

Numerosi studi dimostrano che più lavori,
meno efficace e produttivo sarai, nel breve e lungo termine.
Lavorare per lunghe ore non significa essere produttivi.

È necessario assicurarsi di lavorare in modo efficace durante le ore di lavoro,
non sovraccaricarsi e dormire bene, in modo da mantenere un alto livello di concentrazione e di produttività.

Medici, scienziati e ricercatori sono tutti d’accordo che per una vita più produttiva,
più ispirata, più gioiosa è necessario dormire abbastanza (7-8 ore il giorno).

Infatti, quando non dormiamo a sufficienza, riscontriamo un degrado cognitivo simile agli effetti del bere grandi quantità di alcol.

3. Smettila di fare tutto da solo

Certo,
può essere esaltante pensare”sto facendo tutto da solo”,
oppure credere che sia un segnale di debolezza,
o ancora semplicemente si sceglie di non voler disturbare le altre persone,
ma ci sono pochi vantaggi nel voler essere superman.

Alla fine,
il pericolo di fallire è molto alto.

È importante renderci conto che – invece di perdere tempo a cercare di capire qualcosa –
possiamo cercare l’aiuto di un esperto o di un consulente.
Ci darà più tempo per concentrarci sui compiti più importanti.

In questo modo guadagniamo tempo per lavorare su altre cose,
e iniziare a essere (davvero) più produttivo al lavoro.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

4. Basta a giornate senza pause credendo di essere produttivo al lavoro

Ti vanti delle ore di straordinario a tre cifre?
Fine settimana passati al lavoro?
Non sai mai che tempo fa fuori del tuo ufficio?
Conosci (davvero) la differenza tra lavorare tanto e lavorare meglio?

Un malinteso comune è che le persone di successo lavorino giorno e notte,
senza sosta. Ininterrottamente.

Non hanno spazio per divertimenti, svago o tempo libero.
Beh! Non è così.

I creativi – ma anche i grandi leader e uomini d’affari – hanno spesso bisogno di tempo libero per rilassarsi, poter esplorare, ispirarsi e stimolarsi.
Possono riflettere sugli ostacoli che affrontano e vederli da una prospettiva diversa.

Una pausa mentale è (anche) il segreto del successo.
Lavorare troppo (non è eroismo) ma probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.

Continua a leggere la parte 2.

Approcciare (senza mal di testa) una persona logorroica al lavoro

persona logorroica
Che sia il capo, un collega, un collaboratore o un cliente… poco importa.

Prima o poi incontri una persona logorroica.
E sì, te la ricordi bene.

Si perde in dettagli inutili.
Salta da un argomento all’altro.
Parte dal meteo e finisce… chissà dove.

Chi è davvero la persona logorroica

“La prolissità non è un eccesso di parole, ma una carenza di idee.”
Nicolás Gómez Dávila

La persona logorroica parla tanto perché ha bisogno di piacere.
Oppure teme di non essere ascoltata.

Il problema?

Non ascolta.
Nemmeno quando fa una domanda.

Se provi a rispondere, ti interrompe.
Se resta in silenzio… è solo una pausa per ripartire.

Ogni frase diventa un pretesto per continuare.
All’infinito.

Ignorarla non è possibile.
Evitarla, nemmeno.

Soprattutto se è un cliente o il tuo capo.

Non lasciarti trascinare

Quando la conversazione parte male, finisce peggio.

Tempo perso.
Energia sprecata.
E spesso… mal di testa.

La prima regola è semplice:
non farti portare fuori strada.

Evita argomenti che aprono discussioni infinite:
politica, crisi, sport, religione.

Se un cliente parte dal meteo, rispondi con educazione… e riporta il focus:

“Sì, in effetti fa caldo. Come posso esserle d’aiuto?”

Gentile.
Diretto.
Efficace.

Non interrompere subito

All’inizio, lascia spazio.

Ha bisogno di parlare.
Di sentirsi ascoltato.

Non bloccarlo di colpo.

Ascolta.
Osserva.
Cerca un aggancio.

Ogni frase può diventare un ponte per riportarlo al punto.

Poi, quando è il momento…

Prendi il controllo della conversazione

Qui serve decisione.

Fai domande chiuse:

  • “Sì o no”
  • “Questo punto è corretto?”

Se si allontana, riporta il focus.
Con calma. Ma con fermezza.

Ripeti la domanda, se necessario.

Non cedere al flusso.

Se lavori con clienti, puoi usare anche il tempo come leva:

  • “Prima di seguire gli altri clienti, voglio assicurarmi che…”
  • “Abbiamo pochi minuti, concentriamoci su…”

Non è scortesia.
È gestione.

Riformula e sintetizza

Chi parla tanto teme di non essere capito.

E allora ripete.

Il modo più veloce per fermarlo?

Dimostrare che hai capito.

Riassumi:

  • “Se ho compreso bene, il punto principale è…”

Così ottieni due risultati:

  • verifichi la comprensione
  • dai all’altro la conferma che è stato ascoltato

E la conversazione si accorcia.

Mantieni la rotta

Se lasci a lui la guida, perderai il controllo.

Parla poco.
Intervieni quando serve.

Evita domande aperte.
Non rilanciare nuovi temi.

Non alimentare il flusso.

Guida.

Sempre.

Quando serve, sii diretto

Se hai già provato tutto e nulla cambia, chiarisci.

Con rispetto.

  • “Capisco quello che mi stai dicendo, ma devo occuparmi anche di altro. Andiamo al punto.”

Educazione e fermezza possono convivere.

E funzionano.

LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE >
trovi spunti interessanti nei miei libri “Autorevolezza” e “Prima volta Leader”.

Non aspettare che si fermi da solo

È un errore comune.

“Prima o poi smetterà…”

No.

Non succederà.

Chi è logorroico trova piacere nel parlare.
E il tempo, per lui/lei, non è un problema.

Se non intervieni tu, la conversazione continua.

Non è questione di farlo tacere.

È questione di guidare.

12 differenze tra chi ha successo e chi non ce la farà mai

avere successo
C’è sempre una differenza.

Tra successo e insuccesso.

Non è solo una questione di risultati.

È una differenza di approccio, di abitudini, di decisioni.
Di pensieri che diventano azioni.

E, alla fine, fanno la differenza.

Avere successo — cioè raggiungere i propri obiettivi, grandi o piccoli — significa:

  • lavorare duro
  • essere determinati
  • perseverare

Non c’è molto altro da aggiungere.

Ecco 12 differenze che contano. Davvero.

1. Chi ha successo agisce. Chi fallisce rimanda

Le persone che arrivano:

  • si muovono
  • provano
  • sbagliano
  • riprovano

Le altre … aspettano.
Aspettano il momento giusto.

La situazione perfetta.
La sicurezza totale.

Che non arriva mai.

“Chi diventa bravo a inventare scuse,
non sarà mai bravo in nient’altro.”

2. Chi ha successo riconosce i limiti. Chi fallisce li nasconde

Molti passano la vita a mascherare debolezze ed emozioni.

Chi cresce davvero fa l’opposto:

  • riconosce i propri limiti
  • li accetta
  • ci lavora sopra

Non spreca energia a “sembrare”.
La usa per migliorare.

3. Chi ha successo abbraccia il cambiamento. Chi fallisce lo teme

Il cambiamento è scomodo.

Sempre.

Ma chi arriva:

  • studia
  • si aggiorna
  • si adatta

Chi resta indietro, invece:

  • resiste
  • si irrigidisce
  • rimane fermo

4. Chi ha successo parla di idee. Chi fallisce parla d’altro

Le persone che crescono:

  • discutono progetti
  • condividono visioni
  • si confrontano

Quelle che non crescono:

  • criticano
  • commentano
  • sprecano energie

5. Chi ha successo sceglie bene le persone. Chi fallisce subisce l’ambiente

Le persone con cui passi il tempo contano.
Molto.

Chi ce-la-fa si circonda di persone che:

  • stimolano
  • supportano
  • fanno crescere

Chi non resta in ambienti:

  • negativi
  • lamentosi
  • prosciuganti

E ne paga il prezzo.

6. Chi ha successo si assume responsabilità. Chi fallisce dà la colpa

Chi cresce davvero sa che:
la vita è fatta di errori.

E li affronta.

Non cerca scuse.
Non scarica responsabilità.

Le persone che non crescono fanno l’opposto:
trovano sempre qualcuno o qualcosa da incolpare.

7. Chi ha successo continua a imparare. Chi fallisce si ferma

L’unico modo per crescere è:
continuare a imparare.

Chi ha successo:

  • resta curioso
  • cerca stimoli
  • si mette in discussione

Chi si blocca:

  • si aggrappa alle proprie certezze
  • diventa rigido
  • smette di evolvere

E alla prima difficoltà… si rompe.

8. Chi ha successo chiede. Gli altri temono il rifiuto

Molti non chiedono ciò che vogliono.

Per paura.

  • di essere rifiutati
  • di fallire
  • di esporsi

Ma così facendo… si auto-escludono.

Chi raggiunge il traguardo ha capito una cosa semplice:
il “no” fa parte del gioco.

9. Chi ha successo sceglie la strada difficile. Chi fallisce quella facile

Quando arriva il momento decisivo:
chi cresce prende decisioni difficili.

Dice dei “no”.
Si espone.
Si assume dei rischi.

Chi non cresce cerca scorciatoie.

Che spesso diventano strade senza uscita.

10. Chi ha successo ascolta. Chi fallisce parla. Troppo.

L’ascolto è una delle competenze più sottovalutate.

Chi ce la fa:

  • ascolta davvero
  • fa domande
  • comprende

Chi non ce la fa:

  • parla troppo
  • interrompe
  • vuole avere sempre ragione

E perde occasioni.

Nei miei libri ho spesso sottolineato la “potenza” dell’ascolto e del silenzio.

11. Chi ha successo mantiene un atteggiamento costruttivo. Chi fallisce si fa travolgere

Un atteggiamento positivo non significa essere ingenui.

Significa:

  • restare lucidi
  • reagire in modo utile
  • non farsi trascinare

Chi non riesce:

  • si abbatte facilmente
  • reagisce emotivamente
  • si lascia condizionare da tutto

12. Chi ha successo sa che non è solo denaro. Chi fallisce guarda solo l’apparenza

Per molti, successo significa:

  • soldi
  • status
  • immagine

Per chi “arriva” davvero, invece, è altro:

  • qualità delle relazioni
  • crescita personale
  • consapevolezza
  • equilibrio

Il successo non è solo ciò che hai.

È soprattutto chi sei.

Le persone di successo curano i dettagli.

Sanno che spesso la differenza tra ordinario e straordinario
sta nelle piccole cose fatte bene.

Non esiste una formula magica. Esistono scelte quotidiane.

Piccole,
ripetute,
coerenti.

Non serve rivoluzionare tutto.
Serve iniziare.

Magari da una sola cosa:
smettere di rimandare.

Perché il successo non arriva all’improvviso.
Si costruisce.
Ogni giorno.

Quando emerge la sensazione di “non andare da nessuna parte”,
il lavoro più utile è fare ordine:

cosa vuoi davvero, cosa ti trattiene,
cosa serve per ripartire.

Scopri il mio percorso di coaching “Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi – coaching mirato

9 frasi che non dovresti mai dire sul tuo luogo di lavoro

frasi da evitare al lavoro

Foto di MabelAmber

Per molti di noi,
il lavoro è il luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Stare così tante ore nello stesso ambiente
ci fa abbassare la soglia di attenzione.

Dimenticare il buon senso.

Assumere atteggiamenti che, senza accorgercene,
mettono a rischio la nostra professionalità.

Non lasciare che frasi apparentemente innocue come:

  • “Sei incinta?”
  • “Come sei magra? Perché non mangi?”
  • “Quanti anni hai? Davvero?”
  • “Come mai sei agghindato a festa? Hai un colloquio?”

danneggino la tua reputazione
o ti facciano etichettare come una persona
superficiale,
banale,
insolente.

Da evitare.

Ecco 9 frasi da evitare al lavoro
per non mettere a repentaglio la tua credibilità.

1. “Scusa ma sono in ritardo”

Rispetta il tuo tempo.
E quello degli altri.
Punto.

Essere in ritardo (a una riunione, un progetto, una consegna)
la dice lunga su di te.

Essere in orario significa:

  • rispetto
  • affidabilità
  • responsabilità

2. “Sì” (quando vorresti dire “no”)

Hai il “no” sulla punta della lingua,
ma per senso di colpa, paura del giudizio
o per evitare un conflitto
dici “sì”.

E poi arrivano:
ruminazioni,
colpevolizzazioni,
logorii mentali.

Se una richiesta ti mette in difficoltà,
non rispondere subito.

  • “Posso pensarci? Ti faccio sapere domani.”

Leggi il mio post su come dire NO senza offendere.

3. “No” (poi ci ripensi e dici “sì”)

Se torni facilmente indietro,
comunichi che le tue posizioni sono negoziabili
basta insistere un po’.

Risultato?
Le persone smettono di prenderti sul serio.

Cambiare idea è umano.

Ma non quando è guidato dalla paura del giudizio
o dal bisogno di essere accettati.

4. “Sì” (quando sai già che poi dirai “no”)

Accettare per paura o indecisione,
sapendo che poi ritratterai via mail
o tramite un collega-messaggero,
ti danneggia.

Comunica debolezza.
Mancanza di coerenza.
Scarsa assunzione di responsabilità.

I tuoi colleghi meritano una persona
che ci mette la faccia.

5. “Ti rubo solo un secondo/minuto”

Quasi mai è vero.

Un minuto non basta.
E lo sappiamo entrambi.

Quando interrompi qualcuno,
stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

Cambia approccio:
chiedi un momento, non “un minuto”.

Sarà l’altro a dirti quando è il momento giusto.

6. “Questo non è il mio lavoro”

Frase tossica.
Ti dipinge come inflessibile
e poco collaborativo.

Oggi tutti svolgiamo (anche) compiti
fuori dal mansionario.

Se una richiesta è davvero ingiusta,
chiedi di parlarne.
Ma non dire mai che “non è il tuo lavoro”.

La stima cala.
E la reputazione resta.

7. “Non lo so… non mi dicono mai niente”

Lamentarti del tuo scarso potere decisionale
mina la tua credibilità.

È depotenziante.

Tutti, anche i dirigenti,
devono chiedere autorizzazioni.

Se ti mancano informazioni,
procuratele.
Non lamentarti.

8. “Sapete che Francesco esce con Giulia?”

Il gossip crea complicità momentanea.
Ma distrugge la fiducia.

Chi ti ascolta sa una cosa:
con te non può essere discreto.

Le vite private dei colleghi
restano tali.

9. “Se tu fai/non fai… vado dal capo”

Non è una strategia.
È una minaccia.

E le minacce comunicano:
debolezza,
insicurezza,
infantilismo.

Se c’è un problema,
si affronta.
Non si ricatta.

Frasi da evitare al lavoro?

Spesso è solo buon senso.

In questa epoca di iper-controllo e politically correct,
non serve aggiungere nuove regole.

Servono:
attenzione,
consapevolezza,
rispetto.

Sono verità antiche.
Semplici.

Ma spesso dimenticate
per superficialità,
pigrizia.

In conclusione

La professionalità non si gioca nei grandi discorsi,
ma nelle frasi quotidiane.

Quelle che dici senza pensarci.
Ed è proprio lì che vale la pena diventare più consapevoli.

Nuovo lavoro: 10 modi per farsi apprezzare subito dai nuovi colleghi

nuovi colleghi
Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è un po’ come il primo giorno di scuola.

Di tempo ne è passato.
Ora sei grande.
Le apprensioni sembrano diverse.

Eppure, se ci pensi bene…
le domande sono le stesse.

Già nella prima settimana riaffiorano le insicurezze tipiche di quel giorno lì.

Soprattutto una:

sarò accettato dai nuovi colleghi?

  • “Come saranno?”
  • “Disponibili o arroganti?”
  • “Mi troverò bene?”
  • “Sarò giudicato?”
  • “Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
  • “Piacerò a tutti?”

Domande normali.
Umanissime.

La buona notizia è che qualcosa puoi farla.
Per dare la giusta impressione.
E costruire rispetto fin dall’inizio.

Ecco 10 modi per farsi apprezzare dai nuovi colleghi, subito.

1. Essere in orario

Partiamo da una banalità grande quanto una casa.
Eppure, quanti ci cascano.

Traffico.
Parcheggio.
“Non pensavo che…”

No.

Essere in orario dice molto di te.
Rispetto.
Affidabilità.
Responsabilità.

2. Presentati

Non penserai davvero di nasconderti dietro al PC tutto il giorno. Vero?

Fatti coraggio.
Prendi iniziativa.
Presentati.
A tutti.

Apprezzeranno lo sforzo.

E prova a ricordare i nomi:
salutare qualcuno per nome il giorno dopo fa più effetto di mille parole.

Per ricordarsi i nomi dei nuovi colleghi leggi il mio post:
7 trucchi per ricordare il nome dei nostri clienti

3. Conosci i tuoi colleghi

Durante il pranzo o le pause caffè,
prenditi tempo.

Chiedi (davvero):
“Come stai?”

Potresti sorprenderti di quanto avete in comune.

E ricordati di sorridere.
La tensione del nuovo ruolo può “stamparti” in faccia un’espressione chiusa.

Messaggio sbagliato.
Persone lontane.

4. Offri il tuo aiuto

Fai sapere che sei disponibile.
Anche su progetti che non sono nel tuo to-do.

Con rispetto.
Senza invadere.
Senza prevaricare.

Dimostri spirito di squadra.
E impari come funzionano davvero le cose.

Una frase semplice:
“Posso aiutarti in qualche modo?”

La reputazione viaggia veloce.

5. Fai domande. Parla poco. Ascolta.

Nei primi giorni è facile parlare troppo di sé.
Per piacere.
Per dimostrare.

Fermati.
Ascolta.

Lascia l’ultima parola agli altri.
Non interrompere chi è concentrato o impegnato.

Un cenno, un “a più tardi”, è già rispetto.

6. Esprimi il piacere di unirti al team

Se ti senti davvero grato per l’opportunità,
dillo.

Ringrazia.
Riconosci l’aiuto ricevuto.

Ricorda anche questo:
per qualcuno, il tuo arrivo potrebbe sembrare una minaccia.
Anche se non lo sei.

7. “Posso sedermi qui?”

Non aspettare sempre l’invito.
Respira.
Mettiti in gioco.
Chiedi.

Sederti con gli altri a pranzo comunica apertura e sicurezza.
Accetta inviti per un caffè.

E, ogni tanto, non parlare solo di lavoro.

8. Non fare il saputello

“L’auto-presunzione può condurre all’auto-distruzione.”
Esopo

Resisti alla tentazione di impressionare.
Di correggere.
Di dimostrare.

Umiltà e rispetto battono competenza esibita.
Sempre.

Osserva.
Capisci come funziona l’azienda.
Mostra interesse genuino per le persone.

I risultati arriveranno.

9. Non lamentarti e non spettegolare

È una trappola facile.
E velocissima.

Stai fuori dalla “zona piagnucolosa”.
Evita gossip e lamentele, soprattutto all’inizio.

Un sorriso neutro basta.
Chi capisce, capisce.

10. Mostra interesse per i ruoli

Sapere chi fa cosa ti fa lavorare meglio.
E prima.

Fare domande sul ruolo degli altri dimostra interesse vero.

Osserva il contesto:

  • Ambiente informale o formale?
  • Dopo il lavoro si socializza o si scappa a casa?
  • Il tempo insieme è valore o inefficienza?

Adatta il tuo stile.
Almeno all’inizio.

Chi ben comincia…

In definitiva

Non devi piacere a tutti.
Devi essere rispettoso, autentico e presente.

Comprendere il contesto aiuta.
Adeguarsi per farsi accettare, all’inizio, è intelligente.

Ma perdere sé stessi per piacere… no.

Rispetto e assertività possono convivere.
E fanno la differenza,
da subito.

Rapporti difficili al lavoro: 11 motivi perché per tutti sei empatia-zero – 2

rapporti difficili al lavoro

Leggi anche la parte 1.

6. Non sorridi mai

Sei sempre cupo e accigliato.
Imbronciato e scontroso.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
I sorrisi sono letteralmente contagiosi.

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Questo non significa avere il sorriso stampato tutto il tempo,
fare il “piacione” ma mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

7. Non dai mai riconoscimenti

Complimenti e apprezzamenti ben fatti sul luogo di lavoro possono costruire e rafforzare le relazioni,
aumentare la fiducia, migliorare la produttività e l’ambiente di lavoro.

L’apprezzamento è molto importante, perché valorizza il lavoro fatto,
giorno dopo giorno.

Non è un caso,
che la maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!

Ma tu… complimenti-zero.
Mai un apprezzamento a colleghi o collaboratori per il lavoro svolto,
né un complimento genuino per un risultato o una vendita difficile.
Quando mai!
E poi ti sorprendi di … rapporti difficili al lavoro!

8. Tiri subito le tue conclusioni

Ok, stop. So benissimo dove vuoi arrivare.”
“Non c’è bisogno che tu finisca. Lo so.”
“Dai, continua. Anzi no, finisco io per te.”

Perché tutte le volte interrompi con le tue conclusioni o deduzioni?
Presumendo di aver compreso idee e concetti?

Non c’è niente di più frustrante dell’essere interrotti e vedere la nostra esigenza e problematica poco ascoltata, capita o fraintesa. Vero?

Quanto più pensi di sapere,
meno hai bisogno di ascoltare.

Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.

Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.
Le persone che ci ascoltano, aiutano la nostra trasformazione.

 


 

9. Prendi spunto dall’altro per raccontare di te

“So bene cosa provi. Anche a me è successo che …”
“E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo …“

Sei partito bene, con una buona intenzione (ascoltare l’altro),
ma purtroppo adesso sei partito per la tua tangente,
stai parlando al posto dell’altro.

Hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.
Ancora e sempre di te …

10. Mentre ascolti non sei attento o fai altro

Cellulare che suona, notifiche, e-mail, la prossima riunione.
Evita di dire “Parla pure, ti sto ascoltando”,
mentre stai facendo qualcosa d’altro.

Non ho dubbi che tu stia sentendo cosa l’altro ti sta dicendo,
ma ascoltare (mostrare empatia) richiede uno sforzo d’interesse, di attenzione e soprattutto,
il desiderio di concedere all’altro del tempo e di aiutarlo.

Ascoltare richiede tutta la tua disponibilità!

Evita di ascoltare in modo meccanico e freddo e non usare espressioni tipo:
“Ti capisco …” quando non conosci la persona o la situazione;
“Continua, mi interessa …”
mentre ti guardi intorno, guardi l’orologio, agiti il piede;

Se non vedi l’ora di dire come la pensi,
come puoi ascoltare?

Non si ascolta per rispondere ma per aiutare,
per comprendere e per imparare.

11. Interrompi e “vai sopra”

Perché il tuo interlocutore deve ripetere un concetto almeno 4 volte?
Interrompi con le tue conclusioni o deduzioni?
Perché presumi di aver già compreso cosa ti viene detto?

Lo sai che è frustrante essere interrotti,
non ascoltati o fraintesi?

Non è una questione quantitativa,
ti bastano anche solo pochi minuti ma devi fare uno sforzo d’interesse,
di concentrazione e d’attenzione, per mostrare realmente la tua disponibilità verso l’altro…
ed evitare rapporti difficili al lavoro.

È facile capire perché i buoni ascoltatori sono tanto apprezzati e ricercati!

Se vuoi farti una risata sull’argomento,
guarda la scena della Betty con Aldo, Giovanni e Giacomo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Rapporti difficili al lavoro? L’empatia è fondamentale

L’empatia non è solo utile quando ascolti il tuo migliore amico.
È molto importante anche sul luogo di lavoro, sia per i leader, sia per i membri del team.

Gli studi hanno dimostrato come l’empatia migliori la capacità di leadership e faciliti la comunicazione efficace.
Esiste una correlazione tra empatia e incremento delle vendite.

L’empatia può essere coltivata. Non c’è nessun’altra qualità che sia più vitale per sviluppare relazioni come l’empatia. Tutti abbiamo la capacità empatica, basta esercitarla.

L’empatia non può essere recitata, tantomeno forzata.

“Apriti” un po’ di più, in modo da sviluppare naturalmente le relazioni.
Non ignorare o nascondere i contenuti emotivi in una conversazione con i colleghi,
poiché sarà percepita come una barriera.

Riguardo i rapporti difficili al lavoro, credo che ognuno di noi debba riflettere su come comunicare con efficacia,
ascoltare e comprendere veramente gli altri.

Adesso, probabilmente ti starai chiedendo se sei una persona empatica.
Vero?

Rapporti difficili al lavoro: 11 motivi perché per tutti sei empatia-zero – 1

rapporti difficili al lavoro

L’empatia non è innata negli esseri umani.
Tutti abbiamo la capacità di essere empatici.

A livello personale,
le persone empatiche tendono a essere più generose e preoccupate del benessere delle persone e tendono ad avere rapporti più felici e un maggiore benessere.

Non sono poche le persone che hanno rapporti difficili al lavoro

Ma cos’è esattamente l’empatia?
È la capacità di sentire le emozioni di altre persone,
la capacità di immaginare che cosa qualcun altro potrebbe pensare o sentire.

E tu, come ti relazioni con gli altri al lavoro?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Hai rapporti difficili al lavoro?

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Ti è mai successo di aver compromesso, a causa del tuo comportamento o delle tue reazioni,
i rapporti interpersonali con il capo, i colleghi o il team?

Ecco 11 motivi perché hai rapporti difficili al lavoro,
e tutti ti chiamano empatia-zero:

1. Non ti metti mai nei panni degli altri

Sei abituato a ragionare secondo una logica in cui esprimi la tua opinione,
cercando di portare prove a tuo favore per importi sull’altro.
Il tuo obiettivo è avere ragione – non capirsi.

Cosa ti impedisce di comprendere davvero?
Hai mai provato a metterti nei panni dell’altro?
Ti sei mai chiesto – per esempio – se la persona che condivide ogni giorno l’ufficio accanto abbia sogni,
obiettivi e aspirazioni?

Ah no! Non ci hai mai pensato o forse non te ne frega niente.

Molte persone sono curiose ma poche si prendono il tempo per chiederselo.
Potresti essere sorpreso da ciò che scoprirai.

2. Non condividi le tue emozioni

Se c’è un posto dove l’esposizione dell’emozione è inibita, è proprio il luogo di lavoro.

Per questo non condividi alcuni sentimenti con colleghi e collaboratori,
perché lo vedi come un segno di debolezza e fragilità.

Non mostrando una certa sensibilità nascondi il tuo lato più umano.
Non rilevando le gioie e i dolori, non ti sintonizzi con gli altri.

 


 

Così facendo,
non consenti una conversazione più profonda.

Comincia a condividere (non intendo particolari troppo personali) un po’ di più le tue esperienze e prospettive,
e vedrai che anche gli altri seguiranno il tuo esempio
senza che diventi un festival del singhiozzo o una seduta terapeutica!

3. Fingi di ascoltare

Ti rendi conto che l’altro ha voglia di parlare, mentre tu non sei nella giusta predisposizione.
Cosa fai?

Semplice, fingi di ascoltare.
Attento! Perché si vede.
Si sente.

Chi parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.
Elimina le distrazioni.
Dimentica la tua agenda.
Se ti rendi conto che (davvero) hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.
Ricorda di mantenere l’impegno preso.

4. Parli sempre e solo di te stesso

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo,
i tuoi viaggi, i tuoi hobby, di quanto sei bravo e brillante.

Sempre e solo di te.
Ego–centrato.
Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

5. Sei pieno di pregiudizi e stereotipi

“Le donne sono nevrotiche e poco affidabili”
“I giovani sono lavativi”
“I senior sono lenti e per niente tecnologici”

Ne hai per tutti.
Preconcetti su sesso, età, cultura, nazionalità, orientamento sessuale,
per l’aspetto fisico e per milioni di altre cose…
e poi ti lamenti di rapporti difficili al lavoro!

È un modo facile di “ragionare”.
Ti è chiaro che i pregiudizi ti limitano?
Ti impediscono di aprire in modo completo la mente, di godere davvero di libertà di pensiero?

Lo so, liberarsi dai pregiudizi non è così semplice:
li abbiamo interiorizzati, ci siamo “dentro”, ci alleggeriscono la mente.
Non abbiamo bisogno di pensare troppo.

Hai notato,
per esempio, come i colloqui di lavoro stiano diventando un concorso di popolarità,
riguardante una perfezione fisica e apparente piuttosto che una reale capacità professionale?

Continua a leggere la parte 2.

Il feedback del capo ti ha messo ko? 8 spunti per risollevarsi prima del gong – 2

feedback del capo

Leggi anche la parte 1.

5. Poni domande mirate

“A volte, la cosa peggiore che può capitare alle domande è la risposta.”
Romain Gary

Il tuo capo/a ha solo l’intenzione di denigrarti oppure sta cercando di anticipare o risolvere un problema,
in modo che la prossima volta, tu lo possa evitare?

Per questo motivo è importante ascoltare con attenzione e chiedere al tuo interlocutore di chiarire le sue opinioni riferendoti esempi concreti.

Fare domande mirate spinge la persona (la prossima volta) a essere più precisa e a non “sparare a caso“.

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Il tuo capo ti ha detto “Sei troppa aggressiva.
Fai domande per capire:

“Quando mi reputi aggressiva, cosa mi vedi dire/fare?”
“Quale aspetto del mio atteggiamento ti causa problemi?”
“Il mio approccio con i clienti non ti piace … quale aspetto dovrei migliorare”

Puoi risolvere qualsiasi problema, se lo definisci attraverso i comportamenti.
Ma non puoi risolvere qualcosa di vago come: “Sei troppo aggressiva“.
A proposito di aggressività al lavoro leggi il mio post.

6. Non criticare la persona

Sei stato spiazzato dal capo che ti chiede di cambiare il tuo comportamento …
alla radice?

La ricerca di una scusante (quando si riceve un feedback negativo) può essere distruttiva per le relazioni.

Specialmente quando sei arrabbiato.
Può essere fonte di guai!

È il momento di un’introspezione onestaCome dare il mio contributo per la risoluzione di questo problema?”,
“Cosa sarebbe giusto fare?”
Informati in modo approfondito prima di tutto.

Non giustificarti più e più volte. Non ritornare sull’argomento.

Più ribatti … più dai credito, maggiormente rafforzi la critica.

Mai difendersi criticando chi-ti-critica.

Piuttosto ringrazia “Grazie per le tue considerazioni interessanti, ci penso e ne riparliamo.”
“Grazie, possiamo dialogare più tardi”
“Possiamo discuterne dopo averci pensato”.

 


 

7. Se il feedback del capo è via mail …

La regola la conosci già:
non rispondere mai a una mail importante in fretta.
Quando si tratta di un feedback negativo poi …

Quando la temperatura sale,
il primo momento-chiave è raffreddarsi.

Fai un respiro profondo. Anzi due.
Non lasciare che la rabbia guidi la tua risposta!

Leggi più volte la mail, fino a quando non sei sicuro di ciò che veramente intende il messaggio,
potresti aver interpretato erroneamente l’intento del contenuto.

Schematicamente per rispondere a una mail incazzosa devi:
pensare – scrivere la risposta – lasciare in bozza – rileggere – inviare.

8. Accetta il fatto che (forse) il tuo capo ha visto qualcosa che ti è sfuggito

Se hai appena ricevuto un feedback del capo che ti ha ferito e messo al tappeto, prova a chiederti cosa-te-ne-vuoi-fare,
preferisci difenderti per avere ragione o crescere come professionista?

Se la tua scelta è avere ragione,
sappi che così facendo resterai ancorato alla tua versione della realtà,
ricercando e giustificando tutti i motivi per cui tu avresti ragione e qualcun altro torto.

Quando decidi di avere ragione,
cerchi solo le risposte che “ti servono” (per dimostrare la tua ragione),
scartando così tutte le altre informazioni utili che potrebbero aiutare il tuo sviluppo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Se la tua scelta è la crescita,
non sei più una vittima. Ti prendi la responsabilità.
Dimostri che sei pronto a rimetterti in questione per migliorare e non sei succube della paura delle critiche.

Il feedback che ti colpisce è probabilmente quello più utile.
Ricorda il beneficio di ottenere critiche costruttive.

Può essere difficile ricevere feedback del capo, da un collega o da qualcuno che non rispetti,
ma ricorda che le risposte più costruttive provengono (spesso) da fonti che non ci piacciono,
non sopportiamo.

Il feedback del capo ti ha messo ko? 8 spunti per risollevarsi prima del gong- 1

feedback del capo

Hai appena ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato,
ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato,
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così) …

Un feedback del capo – se gestito male – può essere demolente

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo feedback negativi da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

A volte sono difficili da sentire,
ma sono un’occasione per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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La domandona è:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è no,
sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la lezione.

Se la tua risposta è sì,
ecco alcuni suggerimenti per aiutarti a prendere il massimo da un momento,
che ti può far sprofondare (se gestito male) in piena crisi professionale:

1. Calma ..respira

Quando ti senti attaccato,
non peggiorare la situazione arrabbiandoti,
rispondendo in modo sproporzionato o scappando via.

È umano,
ma non è costruttivo e implica un inutile spreco di energie.

Prenditi almeno una mezzora per “riconquistare” logica, prospettiva,
e calma.

Riesci a mettere da parte l’emozione e riflettere?
Oppure, usi l’emozione per giustificare e biasimare?

2. Riconosci il feedback del capo come una spinta alla crescita

Il feedback è la strada maestra verso la crescita.
Ken Blanchard l’ha definito la colazione dei campioni.

Tuttavia,
potresti essere totalmente ignaro della necessità di un miglioramento.
E la prima volta (che lo senti) ti potrebbe sorprendere, spiazzare,
e disorientare.

 


 

Impegnati a ricevere un feedback negativo con apertura e disponibilità,
dimostrando così che sei pronto a risolverlo.
Dai una risposta tipo:
“Vorrei fare tutto quello che posso per cambiare”
“L’ho notato anch’io … di me stessa.”
“Mi puoi aiutare a migliorarmi?”

Quando provi riconoscenza per un feedback (anche – e soprattutto – se negativo),
vuol dire che stai crescendo.

3. Spesso rifiutiamo il feedback perché non ci piace la “fonte”

Forse il tuo capo è stato troppo duro e molto vago,
ma anche questa è un’occasione di crescita professionale.

Se è un buon leader,
apprezzerai il feedback che ti ha dato.

Infatti,
quando è fatto in modo corretto e con buone intenzioni (leggi il mio post),
il feedback potrebbe essere un’opportunità per migliorare il nostro rendimento.

A seconda della fonte,
può essere particolarmente difficile ricevere un feedback negativo.
Spesso lo rifiutiamo, perché non ci piace (o non rispettiamo) la persona.

Ci vuole grande forza mentale per apprezzare e “digerire” un feedback del capo negativo,
fatto da qualcuno che non stimiamo e apprezziamo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

4. Rimani concentrato su te stesso

Ecco un altro punto fondamentale.
Resisti alla tentazione (anche legittima) di rimarcare come anche altre persone fossero state coinvolte nel risultato negativo.
Resta su di te.

Concentrandoti sugli altri,
rallenti solo i progressi nell’apprendimento e sposti il focus di miglioramento.
Prendi il massimo dall’esperienza concentrandoti solo su ciò in cui TU puoi fare la differenza.

Continua a leggere la parte 2.

Vuoi diventare leader? 7 zavorre che devi mollare se vuoi salire in alto

diventare leader

È luogo comune pensare che per ottenere successo, diventare leader, bisogna fare qualcosa.
Questo è (anche) assolutamente vero!

Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Per diventare leader è necessario sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Spesso sono loro a tenerci ancorati e a impedirci di volare!

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Per volare in alto, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 7 pesi che devi mollare subito se vuoi ottenere più successo,
e diventare leader:

1. Abbandona l’onere di dover avere sempre tutte le risposte

“Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo,
o prendersi tutto il merito per averlo fatto.”
Andrew Carnegie

Pensi a un leader come a un eroe infallibile,
risolutore di problemi e quesiti difficili?

Come ho spesso sottolineato (a più riprese) nei miei libri anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara consapevolezza dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quanto parlano.

Ascoltano con l’obiettivo di capire e non di rispondere.
Riesci a vedere la differenza?

2. Liberati del pesante fardello di non dover sbagliare mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.

In realtà anche più visibili,
perché prendono decisioni con conseguenze che (se negative) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è ammettere candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.
 


 

3. Abbandona l’idea di dover essere sempre brillante e carismatico

Per diventare leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è saper essere influente.

È la capacità di ispirare le persone.
Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (importante),
vedrai che saranno in tanti a seguirti!

4. Liberati dal pregiudizio che i leader migliori siano uomini

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini,
sono più legate a pregiudizi, a tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

5. Molla il peso dell’aspettativa di essere amato e popolare

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Ci saranno sicuramente riconoscimenti e approvazioni ma anche avversione e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli gelosie e avversioni delle persone (spesso proprio di quelle che ti circondano).

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni,
non cambiare, non dire e non fare niente.
Ti sembra possibile?

6. Non farti abbagliare, la posizione non ti renderà leader

Leadership è atteggiamento, non (solo) conoscenza.
Anche se studi e ti informi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi,
ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che per diventare leader semplicemente basti un titolo.

Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si –) al vertice della leadership che hanno fatto danni,
demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

 
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7. Liberati dal pregiudizio più pesante: leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.

Sbagliato.
Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.

La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”,
mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento di circostanze straordinarie e difficili.

Diventare leader? Non è solo genetica

Che tu sia un manager di una multinazionale,
un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare,
uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori,
che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, poco importa …
per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

Caro capo ti scrivo … 5 mail che non dovresti mai inviare al tuo capo

mail al capo

Diversi studi che indicano che circa il 50% delle mail sono mal interpretate.

E ti credo!
In una mail le parole sono l’unica risorsa …
tenendo conto del solo testo perdiamo oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione efficace.

E con queste premesse,
è facile creare incomprensioni ed equivoci.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” quando scriviamo una mail al capo, e nella comunicazione generale, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

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Frasi che possono essere interpretate negativamente e sabotare il rapporto professionale con il nostro capo/a.

Ogni ufficio ha una sua “etichetta” di posta elettronica.
Qualunque sia il tuo modo di utilizzare la posta elettronica (rispondi subito a tutti dettagliando oppure non la usi quasi mai), ecco 5 tipologie di mail che non dovresti mai inviare al tuo capo:

1. Email negative o che suscitano dubbi

Non dare un motivo di dubitare di quello che stai scrivendo,
quando invii una mail al capo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia a lui/lei la libertà di decidere.

Evita di iniziare le tue email al capo con negazioni tipo:
“Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Mi auguro che …”,
“Mi sembra …”
“È probabile che …”

Così scrivendo, stai riducendo al minimo la fiducia (del tuo capo/a) nelle tue idee.

Queste frasi sono comuni e accettabili nella conversazione di tutti i giorni,
nelle tue mail al capo è meglio evitarle.

“Scusa il disturbo”
“Era solo un’idea”
“Spero di non aver sbagliato”

sono frasi che (potrebbero) mettere in cattiva luce il tuo lavoro, ti fa sembrare come se ti stessi scusando per qualsiasi domanda e fa emergere un senso d’inferiorità rispetto il tuo capo.

 


 

2. Girare un link divertente

Puoi pensare che sia solo un gesto amichevole,
confidenziale, distensivo,
ma includere il tuo capo su un thread che non è collegato al tuo lavoro, potrebbe essere visto come un fastidio.

Puoi avere tempi d’inattività,
ma non spostare l’attenzione dell’intero team sull’ultimo video virale di “You tube” (per quanto possa essere divertente).

3. Risposte tipo: “Non posso farlo. Ho altre priorità al momento”

Questa frase ti farà apparire indolente rifiutando di fare qualcosa,
di non voler imparare e crescere.

Invece di spiegare la tua posizione o di chiedere aiuto per la priorità,
hai appena arrestato la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

 
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4. Non inviare mail al capo dispersive o equivoche

Proprio come te,
(anzi più di te)
il tuo capo/a è occupato.
Non ha tempo da perdere.

Non scrivere mail lunghe, dettagliate o enigmatiche,
perché il contenuto può facilmente essere interpretato in modo errato.

Utilizza meno frasi possibili e vai dritto al punto;
utilizza (in linea generale) non più di 5 frasi.

Scrivere mail dispersive significa che hai difficoltà a esprimerti in modo chiaro e conciso.
Stai sprecando il tuo tempo e (soprattutto) quello del tuo capo.

 
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5. Email che “trasudano” fretta e approssimazione

Controlla prima di inviare una mail al capo!

Qualunque cosa tu decidi di inviare via mail al tuo datore di lavoro,
è sempre una buona idea, leggere e controllare prima di inviare,
soprattutto quando sei di fretta o quando ti senti molto emotivo.

Puoi controllare di non aver giudicato erroneamente il tono o includere qualcosa che non dovresti fare,
ma puoi verificare anche eventuali errori di ortografia o sviste stupide.
Sapere quando non utilizzare la posta elettronica

Ci sono comunicazioni in cui il tono e il linguaggio del corpo fanno la differenza.
È importante riconoscere quei momenti e preferire una chiamata o un incontro faccia-a-faccia con il tuo capo.

Se non desideri dire qualcosa in faccia ad una persona,
non dirlo in una mail.

“Chi si accinge a diventare un buon capo, deve prima essere stato sotto un capo.”
Aristotele

12 spunti per ottenere il rispetto che meriti sul tuo luogo di lavoro

rispetto sul lavoro
Tutti desideriamo rispetto sul lavoro.

È un tema che ritorna spesso nel mio libro
Autorevolezza”.

Avere il rispetto degli altri è un bisogno universale.
Ma spesso abbiamo idee sbagliate su come ottenerlo.

Il rispetto è difficile da guadagnare.
Ancora più difficile da mantenere.

Eppure, è indispensabile,
in ogni relazione professionale (e non solo).

Il rispetto è una leva potente

Quando c’è, il rispetto:

  • crea fiducia
  • alimenta la motivazione
  • apre opportunità

Quando manca:

  • genera tensione
  • stress
  • insoddisfazione

E, diciamolo, anche qualche “bruciore di stomaco”.

Fare bene il proprio lavoro è la base.

Ma non basta.

Ci sono comportamenti quotidiani che fanno la differenza.

1. Il rispetto non si pretende, si costruisce

Un cliente mi ha detto:
“Voglio più rispetto al lavoro”.

Quando gli ho chiesto come ottenerlo,
mi ha elencato… cosa gli altri avrebbero dovuto fare per rispettarlo.

Ecco il punto.
Il rispetto non arriva dagli altri.
Parte da te.

Non cade dal cielo.

Si costruisce.

Con le azioni.
La coerenza.
Con il modo in cui ti presenti ogni giorno.

Domanda utile:

“Cosa posso fare io, concretamente, per meritarmelo?”

2. Non cercare approvazione a tutti i costi

Se hai bisogno di piacere a tutti…
perderai rispetto.

Le persone percepiscono quando stai cercando consenso.

Quando ti adatti troppo.
Quando eviti il confronto.
Dici sempre sì.

Piacere non è sinonimo di essere rispettati.

Anzi, spesso è il contrario.

3. Rispetta le scadenze. Sempre

Una scadenza è un impegno.

E un impegno è una promessa.

Se salti le scadenze:
perdi credibilità
perdi affidabilità
rispetto.

Se una scadenza è irrealistica, non lamentarti.

Riformula.
“Posso consegnarlo entro fine settimana, se ho supporto su questa parte del progetto.”

Chiaro.
Costruttivo.
Responsabile.

4. La puntualità è comunicazione

Essere in ritardo comunica un messaggio preciso:

“Il mio tempo vale più del tuo.”

Magari non è quello che vuoi dire.
Ma è quello che passa.

Essere puntuali è rispetto.

Prima ancora che organizzazione.

5. Impara a ridere di te stesso

Autoironia non è debolezza.

È sicurezza.

Ammettere un errore.
Sdrammatizzare una gaffe.
Ridere di un lapsus.

Non ti indebolisce.

Ti rende umano.

E le persone si fidano di chi è umano.

6. Evita il gossip (soprattutto quello tossico)

Un po’ di leggerezza tra colleghi è normale.

Ma il gossip continuo…
erode la fiducia.

Se vieni percepito come una persona che parla degli altri,
prima o poi qualcuno penserà:

“Chissà cosa dice di me.”

E il rispetto si sgretola.

7. Difendere gli altri crea rispetto

Se hai mai avuto qualcuno che ti ha difeso ingiustamente attaccato…

lo ricordi ancora.

Difendere un collega, un collaboratore, quando serve,
lascia un segno.

Non serve fare l’eroe.

Ma avere il coraggio di esporsi,
quando è giusto,
costruisce autorevolezza.

8. Cura la tua presenza

Non si tratta di moda.
Si tratta di messaggio.

Come ti presenti comunica:
quanto ti prendi sul serio
quanto rispetti il contesto
tieni al tuo ruolo

Non devi esagerare.
Ma nemmeno trascurarti.

Presentati come se ogni giorno potessi fare un passo avanti.

9. Lavora su ciò che puoi controllare

Non puoi cambiare gli altri.
Non puoi controllare tutto.

Puoi però lavorare su di te.

Sul tuo atteggiamento.
Sulla tua comunicazione.
Sulle tue reazioni.

È lì che inizia il rispetto.

Se senti che ti manca sicurezza, chiarezza o autorevolezza, puoi lavorarci in modo concreto:

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

10. Saper tacere è una competenza

Non tutto va detto.

Non sempre.

Neanche subito.

A volte, il rispetto si costruisce nel silenzio.

Ascoltare davvero:
senza interrompere
senza preparare la risposta
voler avere ragione.

Ti rende più incisivo.

11. Stabilisci confini chiari

Se non metti limiti…
gli altri li supereranno.

Sempre.

I confini non sono muri.
Sono indicazioni.

“Questo mi va bene.”
“Questo no.”

Senza aggressività.
Senza paura.

Solo chiarezza.

12. Sicurezza non è arroganza

È una linea sottile.

La sicurezza attrae.
L’arroganza respinge.

Spesso, dietro l’arroganza, c’è insicurezza.

E si vede.

Il rispetto non nasce dal voler dimostrare.
Nasce dal saper-essere.

Leggi il mio post per approfondire: “La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro”

Una cosa che spesso dimentichiamo

Quando ci sentiamo poco rispettati,
tendiamo a pensare:

  • “Lo fanno apposta.”

Non sempre è così.

A volte è mancanza di chiarezza.
A volte è abitudine.
Distrazione.

Parlare, spiegare, confrontarsi…
è più efficace del chiudersi o reagire.

Il rispetto non è qualcosa che chiedi

È qualcosa che costruisci.

Giorno dopo giorno.
Scelta dopo scelta.

E quando smetti di inseguirlo…
inizia ad arrivare.