Feedback costruttivo: 9 espressioni da evitare per essere efficaci

feedback costruttivo

Come ho evidenziato anche nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” quando diamo un feedback costruttivo, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente dalla persona che lo riceve.

Infatti il feedback costruttivo dovrebbe avere come unico scopo essere positivo e produttivo.

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Il tuo proposito dovrebbe essere quello di correggere un comportamento, senza mostrarti aggressivo o condiscendente, evitando lacrime o conflitti. Aiutare la persona a diventare più concreta ed efficace nel suo lavoro.

Stai lontano da tutte quelle frasi patetiche e di circostanza, diventerai così un punto di riferimento piuttosto che uno sputa-sentenze compiaciuto e altezzoso.

Evita queste 9 espressioni,
e sicuramente non vedrai le altre persone mettersi immediatamente sulla difensiva o roteare gli occhi come dire “Che palle!”…

1. “A essere onesto …”

Se con questa espressione pensi di essere rassicurante, trasmettere integrità,
ti stai sbagliando di grosso perché, in realtà al contrario, aumenti dubbi e perplessità sulla tua correttezza.

Perché?
Queste frasi suonano totalmente poco sincere.

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Un feedback che inizia con “A essere onesto …” mette immediatamente la persona sulla difensiva pronta a ricevere qualcosa … di negativo!

2. “Mai / Sempre”

SEMPRE O MAI si insinuano di continuo in tutti i tipi di feedback.

Purtroppo, parlare in modo assoluto indebolisce il tuo punto di vista. È raro che qualcuno faccia o non-faccia qualcosa SEMPRE o MAI, quindi il tuo feedback verrà immediatamente respinto perché poco credibile.

Usa piuttosto “ripetutamente” o “di frequente” indicando uno spazio temporale “nell’ultima settimana, nel mese di marzo, ecc.”

 


 

3. “Fai come Piercarlo”

Evita di confrontare persone o membri del team,
condividi – piuttosto – esempi concreti di comportamenti.

Le persone non lavorano allo stesso modo, ma raggiungono risultati in modi diversi.

Il che significa che se Piercarlo fa qualcosa-bene,
non dimostra necessariamente che il modo in cui opera l’altra persona sia sbagliata o necessita di una correzione.

4. “Senza offesa …”

Se inizi il tuo feedback con questa espressione,
probabilmente hai già oltrepassato la linea immaginaria che divide il feedback dalla critica.

Fermati.
Ripensa un modo più costruttivo di “aprire” il tuo feedback.

5. “Tutti hanno notato che …” – “Tutti pensano …”

Evita le voci “di gruppo”,
potrebbe essere molto imbarazzante.

A tutti noi piace pensare che stiamo facendo un buon lavoro e siamo apprezzati dal team,
sentirsi dire diversamente può rilevarsi scoraggiante.

Inoltre, rischi di perdere credibilità o trascinare altre persone in una conversazione che non hanno scelto.

L’ultima cosa che dovresti fare è accumulare i commenti negativi e pettegolezzi per far sì che la persona si senta attaccata o spettegolata.

Alla fine, non dovrebbe importare quante persone hanno notato/assistito a un comportamento scorretto.
Ciò che conta che la persona sia consapevole del fatto che deve modificare il suo atteggiamento.


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6. “Dovresti …” – “Se fossi in te …”

Se non ti viene chiesto direttamente un parere,
evita questa frase.

Non fare impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

È molto più potente per qualcuno arrivare alla conclusione da solo.
Aiuta la persona a capire le ripercussioni delle sue azioni piuttosto che istruirla su come procedere.

7. “Quello che devi capire è …”?

C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire “Quello che devi capire è …?”

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci-con-la-luce-del-sapere.

Questa frase ha un certo retro-gusto paternalistico,
che probabilmente ispirerà le persone solo a non-sentire il resto del feedback.

In caso di dubbio,
salta semplicemente i giudizi personali.

8. “Questo è un problema da diversi mesi ..”.

Il feedback costruttivo dovrebbe essere dato in modo tempestivo.

Se c’è stato un problema per mesi, e non hai detto/fatto niente,
l’errore è tuo!

Condividi il feedback non appena puoi,
in modo che per il destinatario sia più facile (a mente “fresca”) regolare i suoi comportamenti.


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9. “Ma …” cancella l’energia di un feedback costruttivo

Evita i MA per mantenere la conversazione positiva.
MA è una spugnetta.

Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima! Usarla durante una conversazione di feedback può significare che il destinatario respinge le informazioni importanti che si stanno condividendo.

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.
Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.

Leggi il mio post.

Non cadere nella trappola di fare lodi o critiche sulle prestazioni dei tuoi collaboratori o dipendenti.
Evita di dare riconoscimento esclusivamente per i risultati ottenuti.

Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

Consigli non richiesti? 4 frasi per zittire i “dispensatori di saggezza” al lavoro

consigli non richiesti

Consigli non richiesti.

Hai notato?
Spesso sono proprio le persone
che conoscono meno la tua situazione
a insistere con consigli, suggerimenti, esortazioni.

Un interminabile:

  • “Fossi in te…”
  • “Al tuo posto…”
  • “Te lo dico per il tuo bene…”
  • “Devi capire che…”

Gioielli di buonsenso.
Perle di saggezza.
Quasi sempre non richieste.

Questi interventi non aiutano

Distraggono dal lavoro.

E ci fanno sentire come studenti richiamati dalla maestra.

A un certo punto viene naturale chiedersi:
perché non smettono di parlare
e non ci lasciano gestire le cose da soli?

La verità è che non sempre lo fanno per cattiveria.

Spesso chi dà consigli è sinceramente preoccupato.
Vuole aiutare.
Rassicurare.
Sentirsi utile.

Altre volte, però, i consigli servono a tutt’altro:

controllare, ferire, creare tensione,
mettere in difficoltà.

E sì, succede spesso anche tra colleghi.

Il fatto che qualcuno si atteggi a “sapientone”
non significa che tu debba subirlo in silenzio.

Se quei consigli ti risultano invadenti, demotivanti o maleducati,
hai tutto il diritto di farlo capire.

Con educazione.
Senza scontri inutili.

Dire che non sei d’accordo,
o che non ne hai bisogno,
spinge spesso l’altro a essere più rispettoso la prossima volta.

Prima di perdere la pazienza
o scendere al loro livello,
usa una di queste 4 frasi.

Sono semplici.
Efficaci.
Ferme.

1. “Apprezzo il consiglio, ma ho già un piano per…”

Hai una direzione.
Un’idea.
Un percorso.

Questo rende superfluo qualsiasi suggerimento esterno.

E anche se il piano non fosse ancora chiarissimo,
non è affar loro saperlo.

È un modo elegante per chiudere la porta
senza creare attriti inutili.

2. “Grazie. Ci penserò.”

Educata.
Pulita.
Essenziale.

Anche se, in realtà,
non ci penserai affatto.

Un’unica avvertenza:
qualcuno potrebbe tornare
per chiederti se hai seguito il consiglio.

Succede.

3. “Grazie, lo valuterò appena avrò finito…”

Qui mostri rispetto,
ma segnali chiaramente che ora sei concentrato su altro.

Mentre lo dici,
torna al computer,
riprendi il lavoro,
“chiudi” la conversazione con il corpo.

Il linguaggio non verbale farà il resto.

4. “È un’opzione interessante, ma preferisco fare così…”

Non serve essere sempre d’accordo.
E non è nemmeno sano.

Puoi spiegare, con calma,
perché quella strategia non funziona per te,
per i tuoi obiettivi,
per la tua realtà.

Non esiste un metodo valido per tutti.

Prima di rispondere, considera sempre la fonte

  • Uno sconosciuto che non rivedrai più

Sorriso cortese.
Risposta breve.
E vai avanti.

  • Un collega o un amico che dispensa consigli ogni giorno

È il momento di stabilire confini chiari.

Perché non avere confini porta a una sola cosa:
diventare, lentamente,
una persona piena di risentimento.

Proteggere il tuo spazio
non è egoismo.
È cura di sé.

Vuoi imparare a trasformare anche i momenti difficili in occasioni di crescita?

Scopri il coaching mirato: “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

Come approcciare con successo una persona diffidente sul lavoro

persona diffidente

Foto di Free-Photos da Pixabay

Poco importa che sia il tuo capo, un collega, un collaboratore o un cliente.

È sospettoso.
Guardingo.
Sempre a debita distanza.

Se ti avvicini, si ritrae.
Se insisti, si dilegua.

Quando si sente osservato o incalzato, reagisce chiudendosi ancora di più.
Davanti a te c’è un muro di sfiducia.

Parla lentamente.
Fa pause lunghe, riflessive.
Tiene la guardia alta.

Non ti guarda quasi mai.
È concentrato su di te. Ti studia.
Vuole capire le tue intenzioni.

Prima regola: non interpretare in fretta

Non pensare che, siccome parla poco, non sia interessato.
Non pensare che, siccome non obietta, sia soddisfatto.

La persona diffidente è convinta che qualcuno voglia raggirarla, sfruttarla, manipolarla.
È carica di pregiudizi.
Non concede fiducia facilmente.

E tu ti chiedi:
Continuo a parlare?
O lo lascio perdere?

Relazionarsi con una persona diffidente non è semplice.

Ecco come comunicare con una persona diffidente:

1. Cura il tono e il ritmo

  • Non alzare troppo la voce.
  • Non interrompere i suoi interventi (anche se brevi).
  • Evita pause imbarazzanti.
  • Scandisci bene le parole.
  • Parla adagio.
  • Dai ritmo, senza tremolii o incertezze.

La tua stabilità lo rassicurerà.

2. Non insistere

È pericoloso.

Se stai facendo una richiesta o una proposta, non dare mai l’impressione di avere fretta.

Non sollecitare decisioni.

Insistere.
Premere.
Mettere pressione.

Sono comportamenti che aumentano la chiusura.

La pazienza non deve mai mancare.

3. Evita complimenti eccessivi

La persona diffidente vive il complimento come una possibile manipolazione.

Meglio sobrietà.
Concretezza.
Rispetto.

4.Sii chiaro. Trasparente. Diretto.

  • Usa argomentazioni complete.
  • Fai domande aperte.
  • Non eludere temi delicati.
  • Non nascondere informazioni.

Ripeti i concetti, se serve.
Ma con parole diverse.

Evita frasi vuote come:
“Non ti preoccupare.”
“Lo garantisco io.”
“Stai tranquillo.”

Non bastano.

La persona diffidente vuole fatti.
Precisione.
Garanzie concrete.

E attenzione a non cambiare versione.
Suona ambiguo.

Manipolatorio.

5. Non entrare in scontri ideologici

Se tocca una sua convinzione radicata
(i senior non capiscono la tecnologia, i giovani sono tutti svogliati, fanno carriera solo i raccomandati ecc.) …

difficilmente lo convincerai.

Meglio smorzare.
Non alimentare il conflitto.
Non associarti alle critiche.

Dai tempo

Non saranno le tue parole a convincerlo.
Saranno le tue azioni.

Con calma.
Con coerenza.
Continuità.

Tieni pronte risposte.
Spiegazioni.
Soluzioni.

Risolvi ogni dubbio.

Se la persona diffidente è il tuo capo o un cliente importante, devi prevedere le sue domande.
I suoi timori.
I dettagli che vuole conoscere.

Non è semplice.
Ma è possibile.

E se il problema fossi tu?

Se hai la sensazione che le tue idee vengano ignorate,
forse non è solo diffidenza.

Forse è una questione di autorevolezza.

LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE → trovi spunti concreti nei miei libri:

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -2

efficacia sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Controllare l’incontrollabile distrugge l’efficacia sul lavoro

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo del lavoro, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

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Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che hai chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

Non sprecare un sacco di energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare le cose, scopri che hai più energia da spendere per quelle situazioni dove hai potere di cambiare.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire perché hai bisogno di così tanto controllo e inizia a lavorare su te stesso.

6. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, ti ritrovi esausto perché stai cercando di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimentichi qualcosa.

Questo provoca stress e spreca tanta energia mentale, perché devi “rovistare” nei meandri della mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Scrivere salva energia, è efficacia sul lavoro!
Quando prendo un momento per scrivere, la mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante.

 


 

7. Controllare l’email più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare – di conseguenza – un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare la posta e i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3 volte il giorno; a orari (circa) prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

8. Lavorare tanto/troppo

Lavorare di più non ti rende più produttivo.
Più ore lavori, più il rendimento tende a diminuire in modo significativo.

Quando lavori tanto, stai sprecando le tue energie.

Quell’energia sarebbe meglio spendere per riposare – in modo da tornare al tuo compito più tardi – e tornare a livelli ottimali di produttività.

Anche se non riesci a riposare quanto vorresti, una breve pausa ti aiuterà a concentrarti di nuovo, senza spendere così tanta energia.


Stop alle azioni che prosciugano energia > Fai coaching sulla leadership.

9. Essere perfezionista

I perfezionisti tendono a essere esausti.

Impiegano un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio. Tendono a rinunciare al riposo, hanno il bisogno che tutto sia fatto a modo “loro”.

Sono super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il loro tempo prezioso.

Aspettano il momento perfetto.
Spesso, mancano il quadro generale perché sono troppo concentrati su piccole cose.

È bello voler fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.

Non esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti sul quadro generale

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi ottenere efficacia sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -1

efficacia al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto ma … lavorare meglio.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.

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Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiore efficacia al lavoro.

Ecco 9 azioni che succhiano una quantità enorme di energia al tuo lavoro e alla tua carriera:

1. Piacere agli altri

Cambiare i tuoi piani in un attimo, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre di sì, non dire mai di no, essere sempre d’accordo, non riuscire a essere il vero TE … richiede energia.

Piacere agli altri, “conquistare” l’affetto e l’approvazione di tutti richiede attenzione e un notevole esborso di vitalità.

Peccato che tutte queste energie servono a poco perché … le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere!

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere,
impressionare, conquistare.

Leggi il post se vuoi approfondire.

2. Fantasie negative quando aspetti troppo tempo la risposta

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti

Ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiega tanto/troppo tempo a rispondere a una tua richiesta, la mente inizia a correre, fantasticare, divagare, vaneggiare.
E presumere il peggio.

 


 

La mania fa galoppare la fantasia.
Porta a vedere fantasmi ovunque. Sentimenti di inadeguatezza e di manchevolezza emergono,
malgrado noi.

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho parlato di Jonathan che da questi segnali (complice anche lo stress al lavoro) si lascia inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
Altro che efficacia al lavoro!

3. Dire sempre di SI toglie efficacia al lavoro

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.

Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avremo così tempo per concentrarci su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.

Non puoi sempre dire NO al tuo capo o ai tuoi colleghi,
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.


Riduci lo stress, aumenta l’efficacia > Scopri il coaching.

4. Controllare gli altri

Controllare è un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al nostro modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigiamo tutta l’energia attorno a noi, consumando enormi quantitativi di vitalità.

Devi prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare se stessi.

Continua a leggere la parte 2.

Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro
Ascoltare è ammirevole.
E spesso impressionante.

Ti rende più intelligente.
E ti mette in una posizione migliore.

Chi riesce a stare in silenzio — e ascoltare davvero — sviluppa carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta.

Gli altri ti daranno il loro cuore.

Se sai ascoltare gli altri significa che:

sei una persona sicura di te
sai comunicare al lavoro
non pensi di avere la soluzione per tutto e per tutti
non hai paura del confronto.

Quando ascolti, dimostri interesse autentico per l’opinione degli altri.

E questo vale ovunque:
con i collaboratori,
il capo,
i clienti…
ma anche con i figli,
il partner,
gli amici.

Ascoltare fa sentire le persone importanti.

Parla meno.
Ascolta di più.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho dedicato un intero capitolo al potere del silenzio.

Non credere che, solo perché sei il capo o il responsabile, tu abbia il diritto di parlare più degli altri.

Spesso è vero il contrario.

Più fai silenzio.
Più ascolti.
Così cresce il tuo:

  • carisma
  • influenza
  • autorevolezza.

Il silenzio è considerato d’oro per il suo potere

È uno strumento che rafforza la tua presenza.
Aggiunge peso alle tue parole.

Il silenzio è forza.

Una persona esperta sa come usare il silenzio.
Sa quando parlare.
E sa quando fermarsi.

Il silenzio è:

  • forza
  • saggezza
  • presenza.

Più ascolti, più diventi forte.

Puoi usare il silenzio anche mentre parli

Per mantenere alta l’attenzione, inserisci piccole pause nei momenti chiave.

Quei momenti di silenzio tra le parole possono essere autorevoli quanto le parole stesse.

Una sospensione è potente.
Eppure la utilizziamo raramente.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

1. Silenzio prima di un concetto importante

La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori.
Li prepara a ciò che verrà dopo.

Aspetta un secondo…

ancora un attimo

Tutti stanno aspettando quello che dirai.

2. Silenzio dopo un concetto importante

Non c’è bisogno di riempire subito il vuoto con frasi come:

“Giusto?”
“Vero?”
“Capisci cosa intendo?”

Fermati.
Lascia che le tue parole facciano effetto.

Quando usi il silenzio prima e dopo, dai all’ascoltatore la possibilità di:

  • sintonizzarsi su ciò che stai dicendo
  • elaborare il messaggio
  • capire davvero il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostra:

  • la forza del tuo pensiero
  • la tua autorevolezza.

Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”
Ernst Ferstl

Stare in silenzio non significa non avere nulla da dire.

Significa scegliere quando parlare.


Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici, ma da come lo dici.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e rafforza la tua leadership comunicativa.

Non cadere nella trappola di riempire ogni vuoto con:

  • chiacchiere inutili
  • lo smartphone
  • rumore di fondo.

L’arte del silenzio creativo richiede pratica.

Ma una pausa ben usata può trasformare completamente la tua comunicazione.

Una pausa consapevole trasmette
sicurezza,
fiducia
e presenza.

Le persone autorevoli non parlano di più.
Parlano meglio.

E spesso, prima di farlo,
sanno restare in silenzio.

Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

Leggi anche la parte 1.

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

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Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

 


 

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!


Dubbi sui passi da fare? Trova la tua strada! > Fai coaching ora.

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

Decisione per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 1

decisione per la carriera

Lasciare l’attuale posto di lavoro per lanciarsi nella start-up dei tuoi sogni?
Chiedere o non chiedere la promozione ma poi … addio al tempo libero in famiglia?
Accettare il nuovo incarico (stimolante) ma in una nuova città?

Mollare l’attuale lavoro …
perché le possibilità di crescita sono zero e non vuoi passare tutta la vita al palo?

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Se nessuna scelta ti sembra migliore dell’altra,
se ogni decisione per la carriera ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Decisione per la carriera? Spesso, il dubbio la fa da padrona

Abbiamo paura di prendere la decisione per la carriera sbagliata; quindi rimandiamo, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta.

Pensare troppo può far male.
Vorremmo smettere e agire, vivere con serenità.

Cominciamo a renderci conto che – almeno in alcuni casi – esageriamo.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Vediamo insieme i segnali di alert che ti stanno indicando che stai pensando troppo a ogni passo che vorrai compiere nel tuo (ti auguro luminoso) percorso professionale:

1. Sei intrappolato nel negativo

Ogni volta che pensi alla tua carriera ti assalgono immediatamente pensieri tipo “Bello … Ma … Però …Forse… E se … Non posso,…“?
Sei concentrato su risultati incerti e catastrofici.

Quando ti trovi di fronte a una decisione difficile … nessuno può prevedere il futuro.
Ci sono innumerevoli fattori che influenzano una scelta.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili ed evita di speculare su cose che non puoi assolutamente prevedere.

 


 

2. Ogni volta che qualcuno chiede, cambi argomento

Incontri il tuo amico che ti chiede “Allora … come va il lavoro?

Vorresti rispondere secco “Voglio lasciare il mio lavoro, lanciarmi nella start-up che ti parlo da anni … ma sono terrorizzato dal fallimento”. Invece borbotti qualcosa d’incomprensibile e passi immediatamente a un altro argomento “Fa freddo oggi… vero?”.

Spesso temiamo l’idea di qualcosa … più della cosa stessa!
A volte – semplicemente – non siamo pronti a “dichiarare” al mondo le nostre intenzioni.
Ci sta!

Per superare la paralisi dell’analisi, è meglio confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback ancor più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

3. Giri in un vortice di ricerca infinita

Hai studiato … ricercato … indagato… investigato … e proprio quando hai la sensazione di avere la soluzione, decidi che non è abbastanza, vuoi essere ancora più sicuro,
.. e riprendi la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca infinita è un segnale evidente che stai sicuramente pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.
Oggi!


Prendi in mano il tuo futuro > Scopri il coaching per la carriera.

4. Sei catturato in una spirale e bloccato da dettagli

I nostri sentimenti di incertezza ci spingono a pensare troppo.
L’analisi eccessiva e maniacale è un’abitudine che potresti avere acquisito nel corso degli anni.

Impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.
È un’altra forma di procrastinazione.

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato, potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo. In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente.
Inutilmente.

Continua a leggere la parte 2.

Vuoi potenziare la tua comunicazione al lavoro? Occhio a questo errore fondamentale

comunicazione nel lavoro

Parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager, è indispensabile utilizzare una comunicazione efficace,
usare le parole o il tono giusto per migliorare i rapporti personali, aumentare il tuo carisma con colleghi e collaboratori.

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La comunicazione nel lavoro è il primo passo verso il tuo successo

Se pensi di comunicare in modo confuso, dispersivo o tortuoso devi impegnarti con molta pratica e attenzione.
Per sradicare questa cattiva abitudine ti servirà molta pazienza.
Hai “sempre detto così” e non sarà così facile cambiare e migliorare, in poco tempo.

Da domani, comincia a prestare attenzione a cosa dici,
conta quante volte utilizzi parole dispersive e prova a invertire la tendenza.

Allenati con costanza e vedrai che, giorno dopo giorno, questo sforzo controllato diventerà naturalezza.
Attento, però!

Non fare l’errore di “regolamentare” di colpo tutta la tua comunicazione

Non commettere l’errore di disciplinare, di punto in bianco, tutta la tua comunicazione con tutte le persone con cui interagisci.

Così facendo, corri il rischio di controllarti troppo,
perdere naturalezza e di trasformarti in un automa freddo e innaturale (e molto ingessato) …
con tanti saluti alla famosa empatia del comunicatore!

 


 

Metti tutta la tua attenzione solo in particolari momenti o situazioni, quando sei in procinto di:
• dare a un collaboratore disposizioni, direttive, compiti
• condividere feedback e disaccordi
• relazionarti con un cliente
• presentare i tuoi chiarimenti al tuo capo o collega
• esporre un auspicio per il futuro
• quando devi “far passare” un concetto, un auspicio o una direttiva in modo preciso, chiaro e inequivocabile.

Per il resto … sii te stesso!

Con le tue incertezze comunicative, i tuoi continui intercalari e i modi di dire poco ortodossi.

Non formalizzarti e non preoccuparti troppo di cosa dici durante la pausa pranzo,
o in un momento di semplice conversazione.

Devi solo potenziate (in particolare frangenti) la tua comunicazione nel lavoro,
non stravolgere il tuo modo di essere o di comunicare.

Ti dico questo perché ricercare costantemente il controllo della comunicazione nel lavoro,
è fonte di grande stress!

Ti irrigidisce, ti blocca, ti fa diventare una persona scontata.
Come se non ne avessimo già abbastanza attorno a noi!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 2

immagine professionale

Foto: Ryan McGuire

Leggi anche la parte 1.

6. Confidenze taglia–gambe

“Lei è il primo cliente”
“È il primo scontrino che faccio oggi”
“I clienti di oggi sono sempre più suscettibili”
“I clienti di oggi sono sempre più attenti al portafoglio”

Lamentele sulla crisi, recriminazioni su quanto è difficile vendere oggi,
sulla suscettibilità o la “grandezza” del portafoglio dei clienti di oggi,
sono sabotanti perché suonano piagnucolose e offensive.

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Queste espressioni danneggiano sicuramente la tua immagine e la tua professionalità.

7. Considerazioni poco rispettose danneggiano la tua professionalità

“Ha capito male lei …”
“È lei che ha torto …”
“Si sbaglia Signora Rossi”
“E’ stata lei a sbagliare …”

Ecco il modo più veloce per far innervosire una persona!
A nessuno piace sentirsi dire, neppure in modo educato, che sta sbagliando.

Evitiamo di contraddire o voler avere l’ultima parola!

Le belle maniere piacciono a tutti, anche se ci troviamo davanti a un cliente o una persona testarda e presuntuosa, che non vuole ammettere il suo errore.

 


 

La nostra gentilezza avrà la meglio.
Queste “battaglie” servono a poco, anche se la spuntiamo, perdiamo … il cliente.
A nessuno piace perdere!

“ Capisce anche a lei, adesso …”
“Capisce?

Anche queste espressioni sono usate spessissimo durante la conversazione,
anziché “Capisce?è molto meglio utilizzareMi sono spiegato bene?”.

8. Espressioni positive che diventano negative

“Non sono qui per vendere ad ogni costo”
“Questo prodotto non le darà problemi”
“Non c’è sotto nessuna fregatura”
“Non voglio mentirle”
“Non voglio prenderla in giro”
“Non si preoccupi”
“Non voglio rubarle tempo”
“Non voglio insistere”

Il nostro cervello non riesce a elaborare subito una frase negativa (tutto ciò che gli è comunicato con un “non”); deve prima pensarla in termine positivi per poi “negarla”.

Ad esempio, se ti dico “Non pensare a un cavallo”.
A cosa stai pensando in questo momento? A un cavallo, naturalmente!
Prima di fare la negazione del cavallo, la tua mente ha bisogno di visualizzare il cavallo.

Da qui è facile capire cosa si ottiene con la frase “Non c’è sotto nessuna fregatura” oppure “Non voglio prenderla in giro”.

Il nostro inconscio non accetta la negazione, cancella il “non” e recepisce la frase nel senso opposto a quello che volevamo trasmettere, o invita a fare proprio quello che è richiesto di non fare.

9. Frasi che non trovano soluzioni

“Non posso farlo.”
“Non c’è niente che io possa fare.”
“Non lo so.”

Le persone desiderano (e sono disposte a pagarlo anche bene) un professionista che si prenda a carico della risoluzione del loro problema,
e – se questa non è facilmente raggiungibile – perseveri nella ricerca della soluzione.

Tali espressioni la dicono lunga sulla tua professionalità, capacità (e perseveranza) di cercare e trovare una soluzione.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Anche se hai le mani legate o il risultato non è realistico, un’alternativa migliore è discutere le attuali limitazioni e proporre un piano d’azione per raggiungere il risultato migliore.

Meglio utilizzare frasi tipo:
“Penso che la soluzione migliore sia …”
“Mi dia il tempo di controllare/verificare e la richiamo/ricontatto”

10. Frasi che ti fanno sembrare insicuro

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Queste affermazioni potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.
Ci scusiamo troppo in fretta e troppo spesso!

Chiediamo scusa anche quando non è nemmeno giustificato.
Sei veramente dispiaciuto? Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

Prima di usare queste parole considera se sono necessarie

Le persone forti,
fiduciose, sono disposte ad ammettere l’errore,
ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.

Hai “sempre detto così” e diventa difficile cambiare, migliorare.
Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.
Ci vuole molta pratica!

Da domani, presta attenzione a cosa dici, conta quante volte usi queste espressioni e comincia a invertire la tendenza.
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale,
e salverai la tua professionalità!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 1

immagine professionale

Foto: Ryan McGuire

Dovremmo parlare molto meno.
Parlare troppo e male, è l’errore più comune che facciamo.

Spesso vogliamo persuadere, convincere, parlando più del dovuto.
Parlando troppo, rischiamo di non capire davvero le vere esigenze della persona oppure usiamo espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente.

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Sono parole, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).
Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 10 espressioni comuni che asfaltano la tua immagine professionale:

1. Garanzie di nessun valore

Non si preoccupi … certo che c’è la clausola di recessione”
“È impermeabile questo giaccone?” “Si, certo… lo garantisco io

Se con queste frasi pensi, di essere rassicurante e trasmettere tranquillità al tuo interlocutore, ti stai sbagliando di grosso.
In realtà comunichi leggerezza, incompetenza, aumentando dubbi e perplessità.

Non sappiamo cosa dire e allora ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

In effetti, non dici nulla di concreto e non dimostri niente

Sono risposte banali, superficiali che lasciano insoddisfatto il tuo interlocutore.
Infatti, non abbiamo spiegato perché il giaccone è ideale per la pioggia e non abbiamo indicato (e spiegato) la clausola rescissoria.

Non possiamo più pensare di “mettere via le persone” con un bel sorriso e un cordiale “Glielo garantisco io”. Oggi servono prove concrete.
Trasmetti precisione, praticità e competenza. Informati sulle caratteristiche dei prodotti e dei tessuti.
Preparati le risposte.


Nell’esempio di prima, al posto del famoso “Non si preoccupi”, puoi rispondere:
“Certo. Le spiego … il giaccone è impermeabile e traspirante grazie alla membrana che, impiegata nella lavorazione laminata, garantisce l`impermeabilità anche delle tasche esterne, come può vedere … “.

2. Affermazioni negative e dubbiose danneggiano la tua immagine professionale

“Spero di riuscire…”
“Cercherò ….”
“Forse….”
“Speriamo…”

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.
Se “speri” o “provi” significa che sei tu il primo poco convinto di quello che stai dicendo o proponendo.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Per esempio, anziché “Spero di ricevere la merce in tempo.” meglio “Faccio tutto quello che è in mio potere per ricevere la merce in tempo.

3. Frasi che fanno sospettare poca correttezza e scarsa professionalità

“Si fidi”
“Mi creda

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente,
di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua immagine professionale.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla,
porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

“Si fidi. Tanto ci trova sempre qui”

Altra espressione da evitare perché abusata, logora e ambigua.
Tradotta significa “Non posso fregarti solo perché sapresti dove trovarmi”.


LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

4. Frasi che mercanteggiano onestà

“Vuole che le dica la verità?”
“Ad essere onesto …”
“Onestamente …”
“Vuole che sia sincero con lei?”

Queste frasi suonano totalmente poco sincere.
Come può qualcuno fidarsi della tua sincerità se con gli altri dici di non esserlo?
Chi assicura la persona che con lei sarai veramente onesto e sincero?

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Spesso ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

Oramai, non funzionano più!

5. Considerazioni negative sui concorrenti

Pensi di convincere le persone parlando male della concorrenza, di altri venditori o consulenti?

Non proprio.
A dire il vero, così dimostri poca professionalità!

Lascia che si parli di te attraverso i tuoi prodotti, le tue parole o la tua consulenza.
Piuttosto che denigrare la concorrenza, valorizza i tuoi servizi e fai percepire il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri.

Nel mio caso, essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso di fare è “gossippare” screditando i concorrenti o “mercanteggiare” la mia serietà e la mia immagine professionale.

Continua a leggere la parte 2.

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

“A me non succederà mai” .. disse il leader prima di prendere il palo

il giovane leader

Foto di StockSnap from Pixabay.

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche).
Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.
E ripeto … verosimilmente lo sono anche!

Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato. Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per il giovane leader.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.


Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (stile-Verdone) mi ha risposto “ … In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura. Leggi il post per approfondire.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude “Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il giovane leader prende il palo!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.


Troppo spesso, l’unica cosa che il giovane leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”, trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Cambiare lavoro? Non c’è un momento perfetto. È una questione di “credo”.

cambiare lavoro

Stai pensando di cambiare lavoro?
Lasciare il tuo attuale impiego?
L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli, il capo che ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili).

Lasciare la sicurezza di un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa (di questi tempi) prendersi un grosso rischio.
Significa fare un cambiamento.

Il cambiamento spesso può davvero spaventare

Che fare?
Non fare nulla e mantenersi il (mal di stomaco) e l’attuale lavoro. Oppure …
mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile” e soddisfacente. O anche …
lasciare il lavoro non appena ne trovi uno migliore.

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Così, prepari il tuo CV e inizi la ricerca di un nuovo impiego.
Tutto risolto?
Ni.

Non ti ci vuole poi molto per renderti conto che la realtà non è come te l’aspettavi.

Il tempo passa e non succede niente

Qualche risposta di routine.
Belle parole ma niente di più.

Quando sei alla ricerca di un nuovo lavoro (già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato. Confuso. È normale.
Naturale.

Chiunque ci sia passato,
sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di frustrazione, delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

A volte è solo sfortuna, troppa concorrenza, crisi del settore, altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità, di pensieri negativi e credenze depotenzianti che compromettono (pesantemente) la tua ricerca di lavoro.

Una di questa credenza è che oggi il Mercato del lavoro è talmente complesso da diventare schizofrenico. Imprevedibile.
Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che …

Non è difficile.
È molto difficile.
È tosta tosta. Tostissima!
Ma scusa, cosa ti aspettavi? Un tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi, stile invitato VIP, davanti ad un locale all’01.00 di notte?

Basta leggere un giornale o sentire le news, per vedere quanto sia difficile “là fuori” e quanto sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).
Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!

Quindi per favore, non discutiamo neppure di quanto sia dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!

Parlarne di continuo – in questi termini – ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Alcuni settori sono più duri di altri ma è così da sempre

Sarà sempre così.

Ogni grande crisi porta con sé la mancanza di speranza eppure ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

 


 

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.
Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi, poco specifichi, l’unico focus è di accedere al libro-paga di qualcuno. Bussano tutte le porte pur di trovare un qualunque lavoro.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita, non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza – già alta e qualificata – ti porta a competere con persone che (trasmettono entusiasmo e passione), e sanno esattamente quello che vogliono.
Battaglia persa. In partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove andare.

Non ci sarà mai un momento perfetto

Nessuno può dire se questo è il momento giusto per cambiare lavoro.
Non ci sono garanzie (nella vita) e nel mondo di lavoro di oggi.

È una questione di “credo”.
Di “fede”. Speranza.

Se credi che non ci sia alcuna possibilità “là fuori”, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola nel tuo attuale lavoro.

Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lanciarti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non piace!

Se insisti, alla fine ce la fai.

12 volte in cui è meglio stare zitti (per non fare danni sul lavoro)

meglio stare zitti

Ci sono momenti in cui devi parlare.
E altri in cui è molto più saggio stare zitti.

Spesso, le parole più potenti
sono le parole del silenzio.

Shakespeare lo disse chiaramente:

“È meglio essere il re del tuo silenzio
che schiavo delle tue parole.”

Per quanto le parole siano importanti,
ci sono situazioni in cui è meglio tenere le labbra serrate.

Stare zitti.
Mordersi la lingua.

Come scrivo anche nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella nuova edizione aggiornata 2025,
ecco 10 (più 2) situazioni in cui tacere è una scelta intelligente,
se non vuoi fare danni sul lavoro.

1. Quando non hai nulla di produttivo da offrire

Conosci anche tu chi ama solo il suono della propria voce.

Divaga. Si espone. Si compiace.

Non porta valore.
Solo rumore.

Se non hai qualcosa di sostanziale da dire
(meglio ancora: utile),
taci.

Lo apprezzeranno tutti.

2. Quando non “palleggi” l’argomento

“Meglio tacere e sembrare stupidi
che parlare e togliere ogni dubbio.”

Oscar Wilde

Se non conosci i fatti,
non giudicare.

Parlare prima di capire
porta solo a figuracce, dietrofront e scuse inutili.

Il silenzio può essere imbarazzante.

Ma è sempre meglio
che dire sciocchezze.

3. Quando la decisione del tuo capo è definitiva

Hai proposto.
Hai argomentato.
Insistito.

La risposta è ancora NO.

Stop.

Continuare non ti rende determinato,
ma irrispettoso.

Che ti piaccia o no,
la decisione va rispettata.

4. Quando vuoi correggere qualcuno davanti agli altri

Correggere in pubblico umilia.
Anche se le intenzioni sono buone.

Meglio sempre il faccia a faccia.
Lascia all’altro la possibilità di salvare la faccia.

Correggi l’errore,
non la persona.

Eccezione?
Solo se l’errore crea gravi conseguenze
o fa risparmiare tempo a tutti.

5. Quando le emozioni sono ancora “calde”

Mail aggressive.
Telefonate tese.
Discussioni cariche.

Rispondere subito
è quasi sempre un errore.

Prendi tempo.
Respira.
Raffredda.

Parlare mentre sei emotivamente surriscaldato
porta quasi sempre a pentimenti.

6. Quando non riesci a prevedere l’effetto delle tue parole

Se rischi di sembrare:

  • insensibile
  • permaloso
  • ingrato
  • vittimista
  • eccessivo

meglio stare zitti!

Il silenzio, a volte,
è protezione.

7. Quando muori dalla voglia di dare consigli

  • “Dovresti fare così…”
  • “Sei in questa situazione perché…”

Spesso l’altro non vuole un consiglio.
Vuole solo essere ascoltato.

Metti da parte l’ego.
Il bisogno di avere ragione.
Il ruolo del salvatore.

Dai consigli solo se richiesti.

8. Quando ti aggrappi alle scuse dopo un errore

Fotocopiatrice rotta.
Corriere in ritardo.
Malinteso.

Non importa.

Ammetti l’errore.
Assumiti la responsabilità.

Le scuse ripetute
erodono la fiducia.

Ricorda:
una spiegazione non è una scusa.

9. Quando la conversazione diventa maldicenza

Pettegolezzo d’ufficio?

Commenti “innocenti”?

Retroscena succulenti?

Taci.
Esci dalla conversazione.

Il gossip torna sempre indietro.
Con gli interessi.

10. Quando vuoi dimostrare quanto sei un capo brillante

Se vuoi far crescere il team:
non intervenire subito.

Lascia che sbaglino.
Che provino.
Che imparino.

Fare un passo indietro
è leadership.

Sulla comunicazione autorevole trovi spunti concreti nei miei libri:

– “Autorevolezza” – NUOVA edizione 2025

– “Prima volta Leader

11. Quando stai per dire SÌ (ma vorresti dire NO)

Dire sì per senso di colpa
genera solo frustrazione.

Se sei in difficoltà,
prendi tempo:

  • “Ci penso e ti faccio sapere.”

Tacere, in quel momento,
è rispetto verso te stesso.

12. Quando stai per dire SÌ (sapendo che poi dirai NO)

Accettare per paura
e ritrattare dopo
ti rende incoerente.

Meglio tacere
che promettere ciò che sai già di non mantenere.

Nel dubbio…
meglio stare zitti!

In finale

Il silenzio non è debolezza.
È una competenza.

Saper quando parlare
e quando stare zitti …

è una delle forme più sottili
e potenti —
di autorevolezza.

Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. potresti non essere confortevole

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Sicuramente molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

 


 

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.

Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Guida con autorevolezza le tue prossime riunioni> scopri il coaching sulla leadership

Non essere troppo critico con te stesso

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” , il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Criticare senza offendere: 5 strategie facili facili da utilizzare al lavoro

criticare senza offendere

L’ho scritto anche nel mio libro
Autorevolezza” – ora nella nuova edizione aggiornata 2025 –
chiariamo subito una cosa.

Possiamo chiamarla in molti modi:
rimprovero, critica, osservazione, feedback.

Possiamo addolcirla con aggettivi come positiva, motivazionale, costruttiva.
Possiamo usare toni cortesi e parole misurate.

Ma la verità è una sola:

la critica non piace a nessuno.

Un’osservazione negativa, anche ben formulata,
getta sempre un’ombra sulla relazione tra te e l’altra persona.

Perché va contro un bisogno profondo:
sentirsi accettati e approvati.

Così succede questo:
ci sentiamo attaccati, giudicati, messi in discussione.

Alziamo una barriera di protezione e reagiamo d’istinto

Con aggressività.
Con senso di colpa.
Vergogna.
Oppure finta accettazione.

Ecco perché, sbagliando approccio,
si rischia solo di ferire, svalutare, demotivare.

Creando ostilità e freddezza.
E compromettendo il rapporto.

Criticare senza offendere?

È come camminare sulle uova.

Ed è un peccato enorme.

Perché basta una critica mal formulata
per rovinare una relazione professionale costruita in anni di lavoro fianco a fianco.

Anche quando il rapporto è sempre stato buono
(seppur non di amicizia).

Vediamo come evitarlo.

1. Il primo obiettivo: migliorare, non offendere

La critica non deve punire.
Deve migliorare qualcosa che non ha funzionato.

Sorvolare per amicizia, paura o quieto vivere
significa solo trascinare una criticità nel tempo.

Lasciarla “lievitare” fino a diventare ingestibile.

2. Focus su azioni e comportamenti (non sulla persona)

Questa è la regola più importante.

Puoi dire tutto ciò che non va,
ma parlando solo di azioni e comportamenti.

Non della persona.

C’è una differenza enorme tra:

  • “Sei una persona irresponsabile”
  • “Ieri, con quel cliente importante, hai avuto un comportamento poco professionale

Non è semplice separare persona e azione.
Ma se vuoi criticare senza offendere,
è indispensabile.

3. Commenta qualcosa di specifico

Evita frasi vaghe come:

  • “Hai un atteggiamento scorretto”
  • “Hai sbagliato”

Una critica efficace è concreta:
cosa – dove – quando.

Descrivi i fatti.
Le parole dette.
Le azioni compiute.

4. Parla senza aggressività

Evita di iniziare attaccando,
anche in modo sottile.

Niente tono alto.
Niente postura da scontro.

Frasi come:

  • “Mi sembra che…”
  • “Posso sbagliarmi, ma…”

abbassano la tensione
e tengono aperto il dialogo.

5. Non colpire i punti deboli

Evita parole come:
sempre – mai – ogni volta

Trasformano una critica in un rimprovero scoraggiante.

Esempi da evitare:

  • “Sei sempre in ritardo”
  • Ogni volta sbagli”
  • “Come sempre procrastini”

Così la persona si sentirà attaccata sul piano personale
e reagirà difendendosi o contrattaccando.

Allora, come criticare senza offendere davvero?

Come far passare una critica spiacevole
senza ferire
senza far sentire l’altro sotto attacco?

Nei momenti di tensione,
un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

Se vuoi lavorarci sul serio,
scopri il mio breve percorso di coaching mirato
Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

e impara a comunicare con autorevolezza
anche quando la conversazione è difficile.

In definitiva

La differenza non è se critichi.
È come lo fai.

Perché una critica sbagliata chiude le persone.

Una critica autorevole, invece,
le fa crescere.

7 ragioni perché non ascolti – sbagliando – i feedback al lavoro

feedback al lavoro

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo un feedback al lavoro (negativo) da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti, che ci spiazza e ci fa male.

Quanto è difficile accettare un feedback al lavoro!

Tocca le nostre corde emotive più suscettibili oppure la nostra professionalità ma può essere un’occasione (se ben sfruttata) per migliorarci, lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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Sei disposto a imparare dai feedback al lavoro scomodi che ricevi?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO,
sappi che continuerai a giustificarti (“Sì, ma …”), difenderti, arrabbiarti, e poi … ciò che non accetti nella vita ricomparirà di nuovo,
finché non avrai imparato la lezione.

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) è l’esempio di chi ha recepito – al contrario – la massima di Ken Blanchard:

“I feedback sono la colazione dei campioni”

Infatti, quando Walter dà un feedback agli altri … è geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve, li bolla subito come irrilevanti, indifferenti e inutili.

Scusa Walter … supponiamo che ci sia un briciolo di verità nel feedback scomodo che ricevi?
Macché!

Invece, ai leader brillanti piace sentirsi dire cosa stanno sbagliando, a patto che questo li aiuti a migliorare.
Ecco 7 motivi perché come Walter – anche tu sbagliando – non ascolti, apprezzi o gradisci un feedback al lavoro:

1. Ti senti più intelligente, più esperto e più sensato delle persone che ti danno il feedback

2. Il tuo orgoglio ti trattiene dall’accettare il feedback

3. Non hai tempo, sei troppo occupato per preoccuparti di ciò che pensano gli altri

4. Gli altri non capiscono veramente le pressioni e le sollecitazioni che senti

5. La tua posizione significa che non hai più bisogno di feedback

6. Non stimi o rispetti la “fonte” che dà il feedback

7. Non ricevi il feedback nel modo “giusto”

 


 

L’ultimo dei motivi è quello più vicino alla realtà e il più sensato.
Infatti, la maggior parte delle persone non è qualificata (nel senso di capacità) nel dare un feedback.

Infatti, spesso siamo … prolissi, poco specifici, usiamo la tempistica sbagliata, siamo interpretativi e giudicanti.
Se vuoi sapere come “dare” feedback al lavoro, leggi il mio post

Come nel caso di Walter (che mi ha contattato per un problema di comunicazione con il suo capo diretto) dovresti ringraziare, non ribattere e non focalizzarti sulle giustificazioni.

È più produttivo richiedere spiegazioni per comprendere “Dimmi di più…” o chiedere esempi “Quando avrò ancora una reazione che ritieni troppo aggressiva, dimmelo subito!

Tutti abbiamo bisogno di feedback al lavoro

Nondimeno… il feedback scomodo è sempre difficile da accettare, a prescindere dalla posizione che occupiamo.
È spiazzante sentire che stai sbagliando, specialmente quando invece pensavi di fare un GRAN lavoro e di essere un professionista TOP.

Cerca di vedere il feedback al lavoro come un regalo premuroso che ti porge una persona interessata (a te e alla tua crescita professionale).

Solo così riuscirai a mandare giù questo boccone amaro!