12 cattive abitudini nelle mail al lavoro che ti fanno sembrare poco professionale

mail al lavoro

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Una mail può creare collaborazione.
Oppure irritare una persona in meno di un minuto.

Il problema è che, quando scrivi, perdi quasi tutto ciò che rende efficace una conversazione: tono della voce, espressione del viso, linguaggio del corpo.

Restano soltanto le parole.

Ed è proprio per questo che un messaggio scritto viene facilmente interpretato nel modo sbagliato.

Non basta avere ragione.

Bisogna anche evitare di complicare inutilmente il lavoro di chi legge.

Ecco gli errori che incontro più spesso.

1. Scrivere in MAIUSCOLO

Nel linguaggio delle e-mail equivale quasi sempre a urlare.

Se vuoi dare enfasi, usa il grassetto con moderazione o scegli parole più precise.

2. Segnare tutto come urgente

Se tutto è urgente, niente lo è davvero.

Riserva l’urgenza alle situazioni che lo meritano.

Quando arriverà quella vera, le persone ti prenderanno sul serio.

3. Essere troppo informale… o troppo freddo

Una mail al lavoro non è una chat.

Ma nemmeno una comunicazione automatica.

Un saluto, un tono cordiale e una chiusura educata fanno spesso la differenza.

4. Mettere in copia persone non coinvolte

Ogni destinatario in più aumenta la confusione.

Prima di aggiungere qualcuno in CC chiediti:

  • “Questa persona deve fare qualcosa oppure le basta sapere?”

5. Usare “Rispondi a tutti” senza motivo

È una delle abitudini più fastidiose.

Se la tua risposta interessa una sola persona, inviala solo a lei.

Farai risparmiare tempo a tutti gli altri.

6. Scrivere oggetti generici

Oggetti come:

  • Informazioni
  • Aggiornamento
  • Domanda

non aiutano nessuno.

L’oggetto dovrebbe permettere di capire il contenuto ancora prima di aprire la mail.

7. Inviare una mail scritta con rabbia

È probabilmente l’errore più costoso.

Quando sei irritato, scrivi pure tutto.

Poi salva la mail in bozza.

Rileggila qualche ora dopo.

Molte delle frasi che volevi inviare non ti sembreranno più così indispensabili.

8. Inviare tre mail consecutive

Una mail.
Poi un’altra.

Poi “Mi sono dimenticato una cosa”.

Meglio perdere due minuti in più prima di inviare che costringere l’altra persona a ricostruire il puzzle.

9. Scrivere messaggi interminabili

Le persone leggono mail al lavoro velocemente.
Vai subito al punto.

Usa paragrafi brevi.

Se chiedi un’azione, rendila evidente.

Faciliterai il lavoro di chi legge.

10. Trascurare forma e rilettura

Refusi, punteggiatura caotica, caratteri fantasiosi o indirizzi e-mail poco professionali trasmettono poca cura.

Non serve essere perfetti.

Serve dare l’impressione di aver dedicato trenta secondi a rileggere ciò che stai inviando.

11. Inviare mail fuori orario aspettandoti una risposta immediata

Puoi lavorare quando preferisci.

Ma non aspettarti che gli altri siano sempre disponibili.

Se il tuo client di posta lo permette, programma l’invio per l’orario lavorativo successivo.

È un piccolo (ma grande) gesto di rispetto.

12. Dimenticare che dall’altra parte c’è una persona

Dietro ogni mail al lavoro c’è qualcuno che sta già gestendo decine di messaggi.

Una buona mail non serve a dimostrare quanto sei preparato.

Serve a rendere semplice il lavoro di chi la riceve.

In conclusione

La qualità di una mail non si misura da quanto scrivi.

Si misura da quanto faciliti il lavoro dell’altra persona.

Una comunicazione professionale non è quella più elegante.

È quella che viene capita subito, richiede poche energie e permette a chi legge di sapere esattamente cosa fare dopo.

Fare carriera senza la preoccupazione di dover gestire un team

gestire un teamFoto di Free-Photos da Pixabay

A volte è un problema di carattere,
altre volte di non ambientazione nel team di lavoro,
di comunicazione con gli altri membri del team,
non adattamento alle procedure aziendali.

Altre volte ancora il collaboratore non c’entra niente, è un problema di leadership.
La tua.

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Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire un team è molto affascinante, ma molto difficile.
Gestire le persone richiede tempo e applicazione.
Ah! Non pensavi così tanto!

I collaboratori impegnano. Stancano. Fiaccano.
Prosciugano.

Un cliente che ha richiesto coaching per la team leadership mi spiegava come ritiene …
la conduzione e la gestione di collaboratori la parte più critica del suo lavoro.

Si dice dispostissimo a dedicarsi a progetti meno complessi e stimolanti (con conseguente perdita di appeal professionale e finanziario) pur di non sentirsi così ansioso, timoroso e indisponente nel dover-trattare con le persone.

La gestione delle persone è un tema ricorrente nelle sessioni di coaching.

Spesso le persone “sbarcano” in posizioni manageriale senza avere le giuste competenze e la dovuta preparazione

Le aziende (non tutte per fortuna) non si preoccupano di colmare questo GAP.
L’unica cosa che fanno … dopo qualche tempo … è dire al potenziale manager che ha fallito!

La persona rimane “ferita” due volte.
Oltre che dall’azienda … si accolla totalmente la colpa del fallimento… ritenendo che se “fosse stato capace non avrebbe fallito”. Un colpo “mortale” per la sua autostima!

Sicuramente,
chi ha intenzione di gestire un team non ha completa coscienza delle difficoltà.
Si pone poche domande su come migliorare e gestire al meglio i propri collaboratori.

 


 

Le persone oggi sono sempre più sensibili e permalose.
Suscettibili.
Facili a risentirsi e offendersi.

Vogliono essere considerate diverse dagli altri,
desiderano essere riconosciute e trattate in un modo unico e particolare.

Le persone oggi ricercano le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.).
Sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Nella gestione del gruppo devi distinguere tra la tua competenza (che può essere altamente professionale) e il tuo atteggiamento verso un collaboratore (che può apparire freddo e distaccato).

Vuoi gestire un team di successo? Dai un valore aggiunto!

Se vuoi gestire un team (piccolo o grande, non fa differenza), quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci,
deve riuscire a dare un valore aggiunto.

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti.

Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.
Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!

Lavorare con un capo insicuro: 13 spunti per sopravvivere

capo insicuro

Non ne avrebbe alcun motivo.

Conosce il suo lavoro.
È competente.
Preciso.

Non è un cattivo manager.

Purtroppo,
è preoccupato, anzi ossessionato, dalle sue prestazioni e della sua posizione all’interno dell’azienda.

È più spaventato della maggior parte dei manager.
È il capo insicuro.

Ha paura del successo dei suoi dipendenti.

Non sopporta il collaboratore bravo, quello che riceve elogi o riconoscimenti dai superiori.

Respinge le tue idee.
È inaccessibile, se non per criticarti.

Ruba le tue idee senza riconoscerti.

Ti blocca la promozione.
Non ti invita a riunioni importanti.

Lavorare per un capo insicuro?
Ecco cosa puoi fare per sopravvivere:

1.

È difficile rendere un capo insicuro meno insicuro. Ci puoi provare, ma ti stancherai ben presto…

2.

Il leader insicuro è imprevedibile.
Nel momento in cui si innesca la sua insicurezza diventa difensivo e meschino.

3.

Non minacciare il tuo capo con performance da “campione”.
Probabilmente ti odia perché sei bravo.

4.

Il capo incerto vuole tenere lo status-quo perché nella struttura attuale riesce a “galleggiare”.
Odia il cambiamento.

5.

Dimentica di andare da lui/lei con idee grandiose per come migliorare le cose.

6.

Nel momento in cui si accende la sua insicurezza ricorda che sta “controllando e vendicando”.


Hai un rapporto complesso con il tuo capo
e non sai più come muoverti?

Scopri il mio breve percorso di coaching mirato
Gestire il rapporto difficile con il tuo capo
e ritrova subito più equilibrio, lucidità e strategie concrete per affrontare la situazione.

7.

“Difendi” la sua autostima. Attivare l’insicurezza del tuo capo creerà sofferenza.
Per entrambi.

8.

Datti due obiettivi: mantenere la tua autostima e nutrire la sua (fragile) autostima

9.

Riconosci ciò che il tuo capo insicuro fa bene – sii sincero.

10.

Cerca l’opinione del tuo capo su problemi reali (non inventarli solo per ingraziartelo).

11.

Dimostra di essere un giocatore di squadra. Condividi il successo!

12.

Mostra rispetto del potere e della posizione del tuo capo.
Fai sentirlo/la in controllo.

13.

Non dire al tuo capo insicuro che:

– sei pronto a sostituirlo quando andrà in vacanza

– ti hanno chiesto di parlare alla riunione annuale

– ti hanno proposto di scrivere un post aziendale

– altre aziende ti hanno proposto di unirti a loro

– altri dirigenti ti lodano e cercano la tua opinione

– desideri un aumento

– hai risolto brillantemente un problema importante

– che hai grandi piani per il dipartimento

– un giorno ti piacerebbe avere il suo posto

Non può sopportare di ascoltarlo.
Se lo fai,
non dormirai neanche tu.

Quando hai le giuste parole,
ogni disaccordo diventa una conversazione costruttiva.

Ne ho parlato in maniera approfondita nei miei libri:

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

14 cose da sapere prima di chiedere un aumento di stipendio

aumento di stipendio

Foto di Frantisek Krejci da Pixabay

Sei puntuale, efficiente, produttivo.
Hai sempre fatto un buon lavoro.

E allora?

Ti aspettavi un apprezzamento.
Un riconoscimento salariale.

A dir la verità ormai sono anni che stai aspettando una proposta dalla tua azienda o dal datore di lavoro.

Invece, tutto tace.
Niente si muove.

Nel mondo del lavoro di oggi,
i soldi e lo stipendio sono ancora argomenti tabù.

Per aiutare te (e il tuo stipendio) ecco 14 cose da sapere prima di chiedere -e ottenere- un aumento di stipendio:

1. Non basta entrare nell’ufficio e “aprire la bocca”. Serve molta preparazione. Strategia. Coraggio.

2. Chiediti cosa ti ha impedito di chiedere un aumento di stipendio fino ad oggi.

3. Se pensi che può essere davvero imbarazzante dire al tuo capo quanto la tua paga sia inadeguata …hai ragione. Lo è! Per molti è paralizzante.

4. Devi motivare con “forza” il motivo per cui meriti un aumento. La preparazione è una parte così importante ed è spesso trascurata. Chi non si prepara fallisce.

5. Mentre varchi la porta rifletti sul linguaggio del tuo corpo. Stai chiedendo un aumento, non elemosina. Raddrizza le spalle!

6. La tempistica è fondamentale. Non chiedere aumenti quando non stai portando risultati o il tuo capo è stressato e occupato.

7. Vai oltre il cash. Vacanze, orario flessibile, tempo libero possono essere negoziati come parte di un aumento.

8. Raccogli prove tangibile che hai fatto un ottimo lavoro. Tieni traccia dei risultati, mail, note di congratulazioni di clienti o colleghi che attestino il tuo buon lavoro.

9. Se la tua azienda è nel bel mezzo di tagli o stress finanziario, potrebbe non essere il momento giusto per chiedere più soldi.

10. Probabilmente la prima volta sentirai NO. Non farne un dramma. Hai perso solo il primo round. Esci con eleganza con ” Grazie per il feedback”.

11. Usa la spiegazione del rifiuto come punto di partenza. È un’informazione preziosa per la tua futura crescita professionale…e per una nuova richiesta.

12. Ricorda il monito di Seneca “Chi domanda con timore, insegna a rifiutare.” La cosa peggiore che ti possono dire è… NO.

13. Quando sarà il momento, non esitare a chiedere di nuovo. Assicurati solo di aver lavorato sodo e di comprovare di meritare un aumento.

14. Se il tempo, il contesto e il momento è “giusto” … non aver paura di chiedere.

La richiesta di un aumento di stipendio necessita di una preparazione adeguata.

Concorderai con me che se “buchi alla grande”,
la prima volta che ti presenti al tavolo della trattativa,
difficilmente proverai un’altra volta.

Ecco perché è assolutamente necessaria una preparazione strategica e adeguata.

Non presentarti incerto e titubante, carico di timore e potenzialmente fallimentare!

Un paio di sessioni di coaching possono darti la sicurezza e la competenza per ottenere quello che chiedi.

Con il percorso di coaching SMART avrai la possibilità di prepararti concretamente e di simulare la richiesta di aumento.

Disaccordo con il capo: 20 cose da ricordare prima di aprire bocca

disaccordo con il capoFoto di Michi-Nordlicht da Pixabay

Hai il bisogno di parlare.
Di dire la tua.
Di esprimere il disaccordo.
La divergenza.

Senza creare conflitto, fraintendimenti, astio.

Disaccordo sì, ma in modo costruttivo.

A parole sembra facile.
..ma se si tratta di disaccordo con il capo?

Le cose improvvisamente diventano molto più complicate.
L’idea può provocare panico immediato.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leaderpochi sono disposti a esprimere le proprie opinioni a un superiore.

La maggioranza rimane timida. Inibita.

Quando si tratta di disaccordo con il capo,
il tuo obiettivo deve essere quello di dimostrare che sei un professionista attendibile.

Una persona di cui ci si può fidare.
Un collaboratore che sa parlare e (anche) ascoltare.

Un partner lavorativo che vuole “costruire” grandi rapporti sul luogo di lavoro.

Ecco 20 cose da ricordare prima di aprire bocca ed esprimere il tuo disaccordo con il tuo capo:

1.

Nel disaccordo con il capo è fondamentale affrontare la questione e non la persona.

2.

Non dare solo importanza a cosa-dici, ma valuta anche quando-e-dove-lo-dici.

3.

Non ritrattare le tue opinioni, non sminuirle a causa delle differenze di ruolo.
Parla della questione lasciando a ognuno le proprie competenze.

4.

È fondamentale conoscere e “abbracciare” gli obiettivi del tuo capo. Se non ti allinei con il quadro generale, trova un altro lavoro.

5.

Presentati con soluzioni o non presentarti affatto.

6.

Non dimostrare che il tuo capo ha torto, a meno che tu non abbia fatti concreti o sia un esperto in quel campo.


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7.

Sii breve. Il capo (per definizione) è sempre molto occupato.

8.

Il disaccordo va espresso in privato. Lontano da orecchie indiscrete.

9.

Lascia fuori le emozioni. Prepara dati, grafici, fogli di calcolo e qualsiasi altra prova concreta per supportare il tuo punto di vista. Resta ai fatti.

10.

Usa spesso la parola “suggerire“. È una parola magica in questo tipo di dialogo, perché nessun capo si arrabbia per un suggerimento.

11.

Parla a titolo personale. Evita di parlare in generale tipo “Ci sentiamo tutti in questo modo” oppure “Questo è il cambiamento che tutti desideriamo”.

12.

L’obiettivo del disaccordo non è vincere, ma mantenere intatto il rapporto. Sin quando è possibile.

13.

Sottolinea che la scelta finale spetta a lui/lei e che non intendi scavalcare la sua posizione.

14.

Se ti senti arrabbiato, è meglio dire il meno possibile. Se il capo è arrabbiato, è meglio dire ancora meno.

15.

Non fare sentire il capo un idiota. Presenta il disaccordo con un approccio logico e nel suo migliore interesse.


Quando hai le giuste parole,
ogni disaccordo diventa una conversazione costruttiva.

Ne ho parlato in maniera approfondita nei miei libri:

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

16.

Ascolta, ascolta, ascolta. Ascolta (soprattutto) ciò che “non viene detto”.

17.

Riempi la tua relazione professionale di accordi, prima di esprimere disaccordi.

18.

Offri alternative piuttosto che critiche: “E se …” suona meglio di “Ma…” e “Perché …”.

19.

Ricorda che il tuo obiettivo è presentare la tua idea/ragione, non dimostrare che il tuo capo ha torto.

20.

Se non sei completamente sicuro o convinto, tieni la bocca chiusa!

Successo sul lavoro: 12 ragioni perché qualcuno non ce la farà mai

successo sul lavoro
Diventare il team leader di quell’innovativa startup,
entrare nell’e-commerce con la tua piccola impresa a conduzione familiare,
sbaragliare la concorrenza e diventare store manager del lussuoso store del centro,
guidare un grande progetto per una multinazionale americana.

Wooooowww!
Figo!

Per raggiungere il successo sul lavoro (grande o piccola, poco importa) devi mettere in campo doti quali determinazione, tenacia, costanza, volontà.

E purtroppo non tutti ci riescono.

È un attimo, sprecare opportunità e scivolare nell’immobilismo, non superare ostacoli e comportamenti dannosi.

Ecco 12 ragioni perché non avrai il successo sul lavoro che desideri:

1. Continui a chiederti “Perché io no?” … e non passa mai all’azione!

2. Lo pretendi facile e veloce. In una notte.

3. Aspetti di essere pronto per lanciarti.
Non hai capito che non sarai mai pronto al 100%.

4. Ci hai provato e hai fallito. E non ci provi più. Mai più.

5. Punti tutto sulla competenza. La capacità non è tutto. Serve determinazione. Tenacia. Palle.

6. Non hai ancora capito che … chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito. Ha sbagliato.

7. Ricerchi solo complimenti e like. La maggior parte delle persone ti criticherà, dirà che stai sbagliando o vorrà qualcosa da te.

8. Sei bloccato dal rifiuto. La risposta alle domande che non hai mai fatto, sarà sempre NO.

9. Non riesci più a superare battute d’arresto e inaspettate cadute che demoliscono le tue certezze.

10. Vuoi evitare il conflitto. A tutti i costi.
Hai il bisogno di essere apprezzato e accettato.

11. Sei convinto che non hai il talento.
Per te una dedica da Stephen King “Il talento da solo vale poco. Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro.

12. Sei sempre preoccupato “di cosa fanno gli altri”. Non lavori su te stesso. La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … ma sei tu!

Senti cosa ha detto Roberto Bolle ai ragazzi di Forcella durante One Dance, la grande festa della danza organizzata a Napoli.

“Non credete al successo facile, quello fatto di scorciatoie: non vi lascerà nulla.

Inseguite invece i sogni e credete in un percorso costruito giorno dopo giorno.

Il successo facile non arricchisce, è importante coltivare le proprie passioni.

Questo, al di là del risultato,
contribuirà a costruire una persona migliore”.

12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Il capo aggressivo è completamente focalizzato sui suoi bisogni e sui suoi sentimenti.

Non mostra alcun rispetto per le altre persone.

Ti lascia poco spazio.
Ti incalza.
Interrompe spesso.

E tende a imporsi continuamente.

Il suo motto?
“La miglior difesa è l’attacco”.

Anche se sei disponibile,
cortese
e stai facendo di tutto per assecondarlo,

può diventare una furia
se non vai incontro alle sue esigenze.

Se è il tuo capo, cambia tutto

Se fosse un collega o un collaboratore, potresti:

  • tacere
  • evitare
  • snobbare
  • scansare
  • cazziare

Ma se è il tuo capo?

La questione si complica.
Maledettamente.

Ecco 12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo:

1.

Ricorda che non puoi approcciare una persona “disturbata” come faresti con una persona “normale”.

2.

Se hai un capo aggressivo, conosci già il danno che lui/ lei può infliggere alle organizzazioni e alle persone.

3.

Non dare per scontato che il capo aggressivo sia consapevole del suo comportamento.
L’aggressività è una risposta inconscia all’ansia.
Queste persone sono disperatamente sole, profondamente insicure e perennemente ansiose.

4.

Non lasciare mai che un pessimo capo ti faccia diventare un pessimo dipendente.

5.

Fare il miglior lavoro possibile ti aiuterà a evitare – o contenere – accuse di scarso rendimento.

6.

Non compromettere i tuoi valori.
Se lo fai, ti odierai per questo e non la spunterai.
Il capo aggressivo ti usa fino a quando non si stanca.
Poi ti scarica.

7.

Se il tuo capo aggressivo è in circolazione da un po’, molto probabilmente la tua azienda ha ricevuto lamentele e le ha ignorate. Chiediti il perchè!

8.

Il tuo capo aggressivo non è così intelligente come pensa. Ignora l’influenza negativa del suo potere.

9.

Quando parli del tuo capo, esce il “peggio” di te.
Il “meglio” di te viene fuori quando parli di lavoro, progetti e visione.
Quale parte-di-te vuoi che gli altri vedano?

10.

Crea un piano B e un piano C.
Resistere a una personalità aggressiva ha un costo e potresti ritrovarti solo o addirittura senza lavoro.

11.

Non permettere che un capo “tossico” possa controllare la tua vita e limitare la tua carriera.

12.

Se ti costa depressione, attacchi di panico … trova un nuovo lavoro.
Subito.


Hai un rapporto complesso con il tuo capo
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Discussioni sul lavoro: come difendere le tue idee senza rovinare i rapporti

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

Discutere al lavoro è inevitabile.

Un progetto.
Una promozione.
Una strategia.
Un cambiamento organizzativo.

Prima o poi ti troverai a difendere il tuo punto di vista.

Il problema è che molte persone affrontano una discussione come se fosse una gara da vincere.

Entrano nella stanza con un solo obiettivo:

avere ragione.

Ed è proprio lì che iniziano a perdere.

Le discussione sul lavoro non servono a umiliare chi hai davanti.
Servono ad arrivare a una decisione migliore.

Ecco alcuni principi che possono aiutarti.

1. Non entrare nella discussione con l’obiettivo di vincere

Quando vuoi vincere a tutti i costi, smetti di ascoltare.

Ogni argomento dell’altro diventa un ostacolo da demolire.

Invece chiediti:

  • “Qual è il miglior risultato possibile per questa situazione?”

Molto spesso non coincide con avere ragione.

2. Preparati prima di parlare

Le discussioni peggiori sono quelle affrontate di impulso.

Prima di entrare in riunione chiediti:

  • Qual è il mio obiettivo?
  • Quali fatti sostengono la mia posizione?
  • Su quali punti posso essere flessibile?

Prepararsi riduce l’emotività e aumenta la lucidità.

3. Controlla le emozioni

Essere appassionato è una cosa.
Perdere il controllo è un’altra.

Quando la rabbia prende il sopravvento, diminuisce la tua capacità di convincere.

La calma non ti rende debole.
Ti rende credibile.

4. Ascolta prima di rispondere

Molti ascoltano solo il tempo necessario per preparare la replica.

È un errore.

Ascoltare davvero significa cercare di capire perché l’altra persona sostiene quella posizione.

A volte il problema che sta difendendo non è quello che sembra.

5. Usa fatti, non supposizioni

Le opinioni sono importanti.

I fatti lo sono ancora di più.

Porta dati, esempi, risultati concreti.

Rendono la discussione più costruttiva e meno personale.

6. Attacca il problema, non la persona

Criticare un’idea è legittimo.

Mettere in discussione chi la propone quasi mai.

Quando il confronto diventa personale, la relazione si deteriora e trovare una soluzione diventa molto più difficile.

7. Cerca un terreno comune

Non trasformare ogni discussione in una partita tra vincitori e sconfitti.

Chiediti:

  • “Su cosa siamo già d’accordo?”

Partire da ciò che unisce rende molto più semplice affrontare ciò che divide.


Vuoi potenziare la tua assertività?
Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

8. Lascia sempre una via d’uscita

Non mettere il tuo interlocutore con le spalle al muro.

Le persone cambiano più facilmente idea quando possono farlo senza sentirsi umiliate.

Per questo un compromesso intelligente vale spesso più di una vittoria schiacciante.

Una buona discussione non lascia vincitori. Lascia decisioni migliori.

Le discussione sul lavoro fanno parte del lavoro.

Evitarle non è la soluzione.
Imparare a gestirle, invece, può fare la differenza.

La prossima volta che difenderai un’idea, prova a cambiare obiettivo.

Non chiederti:

  • “Come faccio ad avere ragione?”

Chiediti piuttosto:

  • “Come possiamo arrivare alla decisione migliore?”

Molto spesso è proprio lì che nasce la vera autorevolezza.

Hai mai rimandato un feedback per paura di rovinare la relazione?

Il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” ti aiuta a trovare parole, tono e tempi giusti per far arrivare il messaggio senza conflitto.

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 2

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

9. I grandi leader ti invitano ad accettare i fallimenti

I leader eccellenti desiderano che tu comprenda che …
per evitare i fallimenti, rischi di trascinare i progetti – che non funzionano – troppo a lungo.

Ti invitano a mantenere un atteggiamento determinato e positivo ma non cocciuto e -pericolosamente- ostinato.

Focalizzarsi troppo sul fallimento rischia un pericoloso stillicidio di energie e vitalità. Quanto ti costa “Non posso assolutamente fallire”?

I grandi manager “staccano la spina” esattamente al momento giusto per liberare energie e risorse per progetti migliori … e di successo!

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10. Ricompensare anche la creatività, non solo il compito

I grandi leader ci spiegano che hanno premiato i dipendenti (con soldi o riconoscimento) quando hanno terminato un progetto o un compito.

Tornando indietro,
dichiarano che avrebbero voluto premiarli anche per aver trovato soluzioni alternative.

Per aver pensato in modo creativo.
Per aver “lavorato fuori dagli schemi“.

11. Uscire dall’ufficio

I grandi leader ti avvertono che è un grande errore trascorrere molte – troppe – ore in ufficio.

Le mura del tuo ufficio rischiano di diventare un muro di gomma che – con il tempo – rischia di tagliarti fuori dalla quotidianità.

Uscendo,
vedrai cosa fanno realmente le persone.

Vedrai il loro impegno, i loro sforzi e i loro risultati in prima persona.
Sarai ancora più orgoglioso del tuo team.

12. Coltivare gli alleati al lavoro

La leadership è spesso vista come uno sforzo da solista.
Non lo è.

I migliori leader dichiarano di aver pagato la mentalità da lupo-solitario.
Ci avvertono di ricercare amici e alleati leali che forniscano consigli e feedback.
Sinceri e produttivi.

 


 

13. Non essere la persona “più intelligente” nella stanza

Essere un leader non significa conoscere più di chiunque altro.

È fondamentale riconoscere, incoraggiare e promuovere gli altri a “essere esperti”.
Dare loro la fiducia e l’autonomia per essere creativi e fare un lavoro eccellente.

14. Concentrarsi solo su alcune cose

I grandi leader ci invitano a concentrarci solo sulle “cose” che contano.
Davvero!
Su quelle dove puoi fare la differenza.

Ci sono centinaia di azioni, migliaia distrazioni e dispersioni del tuo tempo.

Solo poche decine di azioni – accuratamente scelte – forniscono i risultati di successo.
Focalizzati su queste.


LA TUA LEADERSHIP AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

15. Accettare il non-equilibrio lavoro/vita

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.

Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile.
Accettala.
Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!

Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.
Come ci può essere equilibrio lavoro/privato quando sei ambizioso, motivato e … affamato?

16. Prendere la decisione giusta

Leadership non è piacevole.

Leadership è il coraggio di prendere decisioni impopolari.
Perché sono le decisioni giuste.

È anche compito del leader ascoltare le preoccupazioni delle persone in modo da poter prendere una decisione più giusta.

I leader forti non evitano decisioni difficili.

Potrebbero non gradirle,
ma sanno che evitare o procrastinare, non fa che aggravare il problema.

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 1

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
La leadership non è facile.

Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere, che le parole stampate sul tuo bigliettino da visita.

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Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

Ecco 16 lezioni che i grandi leader ci invitano ad apprendere il prima possibile.

16 importanti lezioni sulla leadership (che non sono insegnate nelle aule universitarie) e che possono fare una grande differenza per la tua carriera.

Falle tue, prima che sia troppo tardi.

A scanso di equivoci fallo subito, leggile adesso:

1. Affrontare prima le sfide più difficili

In qualsiasi lavoro,
tutti abbiamo la tendenza a svolgere prima le attività più semplici.

I grandi leader ci spiegano che … nella leadership è un grosso errore.

Un collaboratore negativo sta “intossicando” tutto il team?
C’è un calo improvviso delle vendite?
È necessario rispondere al reclamo di quel cliente tanto incazzoso quanto importante?

Affronta prima le grane più difficili.
Così liberi il tempo (e la mente) per gestire meglio il resto della settimana.

 


 

2. Chiedere scusa immediatamente

Subito e senza esitazioni.

I grandi leader ci invitano a non isolarsi dai collaboratori.
“Mi dispiace” può essere di grande aiuto.

Non evitare di nascondere eventuali punti deboli.
Occultare un errore, fare finta che è solo un malinteso.
Dare la colpa di qualcun altro.

Se ti scusi prontamente,
le persone che lavorano per te, faranno lo stesso.
Ti rispetteranno di più e seguiranno le tue indicazioni.

3. Ammettere quando non conosci ogni risposta

Non ammettere errori e dubbi viene dal senso di superiorità e di orgoglio.

Essere leader non significa avere ragione per “diritto divino”.
Avere la risposta a tutto.

I grandi leader ci invitano a guardare alla leadership con occhi diversi.
Ci ricordano che non avrai mai tutte le risposte.
I più grandi leader “cercano e trovano” le risposte di cui il team ha bisogno.

Leggi il post.

 


 

4. Iniziare le riunioni condividendo qualcosa di personale

I leader eccellenti ci invitano a iniziare la riunione condividendo – rapidamente – qualcosa di personale.

Qualcosa sulla tua persona,
curiosità sui tuoi figli o sulle vacanze appena passate,
che esisti come persona al di fuori del lavoro.

Sapranno che sei umano!
Non è necessario parlare delle intrusioni familiari di tua suocera e di tutte le questioni molto personali e private.

5. Essere veloci con i feedback positivi, lenti con le critiche

I grandi leader desiderano spiegarci che soprattutto i collaboratori più giovani hanno bisogno di costante incoraggiamento.

Viviamo in tempi complessi e competitivi.
La tecnologia, la pressione, i troppi compiti e il tempo-contro possono essere travolgenti.
Tanta-roba per chiunque.

È importante sottolineare continuamente le vittorie,
non importa quanto piccole.

E se devi proprio criticare … pensa seriamente all’impatto!


LA TUA LEADERSHIP AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

6. I grandi leader ti invitano ad ascoltare di più

Le persone presteranno attenzione a ciò che dici, anche (e non solo) per la tua posizione.

Il compito del leader – ci spiegano i grandi capofila – è prestare attenzione a ciò che dicono le persone,
in particolare a chi pensa che la sua opinione non conta.

Mostra che stai ascoltando.
Fai cenni di assenso.
Guadagna la fiducia riconoscendo il merito.

7. Non intervenire con soluzioni troppo rapidamente

Anche gli errori sono preziosi.
Soprattutto se le persone continuano a fare ciò che sanno già fare.

Nessuno impara nulla di nuovo se non permetti di provare.
Di sbagliare.
Pensa all’impatto di frasi tipo “Qui non è tollerato l’errore”.

I grandi leader non arrivano subito con le soluzioni.
Lasciano che i collaboratori trovino un modo diverso, migliore. Da soli.

Leggi il mio post “Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo”

8. Essere autentico, appassionato, persino emotivo

Le emozioni sono argomenti scomodi per i leader deboli.

I leader forti si sentono a proprio agio nel parlarne perché sono fiduciosi.
La leadership richiede coraggio.
Per parlare di argomenti scomodi … come le proprie emozioni!

I grandi modelli ci invitano a essere autentici, appassionati, persino emotivi.
Condividi la tua visione e vivi i tuoi valori.
Il personale sarà più coinvolto, più stimolato.

Alcuni grandi leader avrebbero voluto capire di più le motivazioni personali del proprio team.
Relazionarsi di più a livello personale.

Continua a leggere anche la parte 2.

10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti

collega scorrettoFoto di WikiImages da Pixabay

Azz…
ti hanno appena scavalcato.

Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato.

“Nooo… ma com’è possibile?”

Ti vedo ancora un po’ stordito.
Eri nel mezzo della riunione.
Tutto stava filando liscio quando, all’improvviso…

il tuo collega si prende – candidamente –
il merito per il lavoro che hai fatto tu.

Mentre cerchi di capire se hai sentito bene
(“Come osa?”)
hai già perso il treno.

Per parlare.
Per controbattere.

È tardi.
È successo tutto troppo in fretta.
In modo imprevisto.
Inaspettato.

Ora tutti sanno chi ha fatto quel lavoro.
E non sei tu.

1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato

Il suo obiettivo è solo sminuirti?
Ti scavalca perché è più smart?

Dire che la tua idea non funziona
non è automaticamente scorretto.

Forse è solo stato diretto.
Poco gentile.

Gli stili comunicativi sono diversi.
Ma è legittimo dire come vuoi essere trattato.

Dare feedback in momenti delicati non è semplice:
basta una parola sbagliata per creare tensione.

2. Affronta la questione. Subito

Come scrivo in “Prima volta Leader”,
è fondamentale intervenire prima che diventi un’abitudine.

Uno scavalcamento fa ribollire il sangue.
È normale.

Ma reagire in modo aggressivo
dà solo più potere al collega scorretto.

Respira.
Prendi distanza.
Mantieni la calma.

3. Non procrastinare il confronto

Evitare i comportamenti tossici
non li fa sparire.

Non succederà.

Non fare la vittima.
Tantomeno non sacrificarti in silenzio.

Intervieni al primo segnale,
prima che il rapporto di lavoro si rovini.

Guardalo negli occhi.
Fai capire che non sei un bersaglio facile.

Non puoi cambiare le persone.
Puoi cambiare come reagisci.

4. Parla prima con la persona

Non andare subito dal capo o dalle HR.
Almeno non all’inizio.

Chiedi un incontro chiarificatore:
“So che questa conversazione sarà scomoda.
Ma sento il bisogno di parlarne con te.”

Saltare questo passaggio
raramente migliora le cose.

5. Affronta il comportamento, non la persona

Evita frasi come:

  • “Sei scorretto”
  • “Hai sbagliato”

Sii specifico:
cosa, dove, quando.

Descrivi fatti e azioni. Dati.
Non etichette.
Non giudizi.

Concentrati su ciò che è accaduto,
non su chi è l’altro.

6. Chiedi di cambiare approccio

Esempi:

  • “Apprezzo il punto di vista. In futuro preferirei…”
  • “Evita battute sulla mia proposta davanti agli altri.”
  • “Spiega cosa va corretto, senza sminuire.”
  • “Ti chiedo di non prenderti il credito del mio lavoro.”

Chiaro.
Calmo.
Diretto.

7. Ascolta anche la sua versione

Lascia spazio alla spiegazione.
Ascolta senza interrompere.

Anche se non sei d’accordo.

Interrompere irrigidisce.

Ascoltare invece … rafforza autorevolezza e credibilità.

8. Coinvolgi un terzo (solo se necessario)

Se distorce i fatti, diventa aggressivo
o gioca la parte della vittima,
un testimone può servire.

Meglio se accettato da entrambi
e con reali capacità di mediazione.

Nota personale:
questa opzione non mi entusiasma.
Preferisco conversazioni adulte tra adulti.

9. Collabora, ma mantieni le distanze

Fai il tuo lavoro. Collabora.
Nulla di più.

Limita i contatti allo stretto necessario.
Inviti informali?

Rifiuta con educazione.

10. Coinvolgi il capo (se non cambia nulla)

Se il comportamento continua,
è il momento di informare il responsabile o le HR.

Presenta i fatti.
Senza lamentele.
Senza vittimismo.
Etichette.

Sottolinea l’impatto sul team e sulla produttività.

È ciò che conta davvero.

Non è detto che cambi tutto.

Ma spesso basta un richiamo
per rimettere i confini al loro posto.

Gestire una conversazione difficile …

richiede lucidità, empatia e metodo.

Con il coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” impari una strategia replicabile per comunicare con chiarezza e rispetto, anche sotto pressione.

Non frasi ad effetto.
Solo presenza.
E fermezza.

Forza.
Faccio il tifo per te!

Discussioni al lavoro: 17 errori da evitare .. se vuoi “vincere”

discussioni al lavoro

Le discussioni al lavoro sono inevitabili.

Il collaboratore che ha preso malissimo il tuo feedback sulle sue scarse performance.

La collega che va in tilt per un errore che ha commesso. E incolpa te…

Il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità.

Tutti abbiamo avuto esperienze negative con le discussioni al lavoro.

Mix ansiogeno di imbarazzo e tensione.

Di conseguenza, tendiamo a evitarle.

La chiave è creare una base collaborativa.

Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Discussioni al lavoro? Ecco 17 errori da evitare:

Prima di leggere ricorda che … lo stress che senti prima di una discussioni al lavoro …
lo prova anche l’altra persona.

Forse anche di più!

Non evitare la discussione al lavoro nella speranza che la questione si risolva da sola.
A volte funziona, spesso no.
Peggiora.

Non trascinare il confronto.
Procrastinando o evitando la discussione metti in gioco la tua professionalità.

Non farti sopraffare dalle emozioni. Ti fa sembrare ansioso.
Riduce la tua influenza e il tuo potere.

Più sarai tranquillo e centrato, meglio riuscirai a gestire la discussione.

Non usare “noi” quando intendi “tu”.

Non ripeterti e non fare battutine.
Evita un linguaggio confuso.

Evita di “premere” quando l’emozione è alta.
L’emotività limita la ricerca di soluzioni creative.

Fai una pausa per permettere alle emozioni di raffreddarsi.
Lo stress può indicare che le cose si sono trascinate troppo a lungo.

Non avere la stessa conversazione più volte.
Comportamenti inaccettabili diventano accettabili quando persistono.

Evita di non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare.

Evita di risolvere i problemi per l’altro.
Chiedi “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”

Non offrire opzioni quando non sei disposto a discuterne.
Se hai intenzione di dare una direzione, fallo.

Non avere fretta di chiudere la conversazione.
Non importa quanto sia difficile e imbarazzante.

La calma è potere.

Se l’interlocutore non parla o è poco coinvolto chiedi “Quali sono i tuoi pensieri?” o “Hai altre domande su … ?”

Meglio evitare tutte le esortazioni al lavoro, il consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

Non aspettarti che la persona comprenda se manca di educazione, attitudine o forza mentale.

Evita di non dire niente.
Scarse capacità di leadership contribuiscono a problemi fastidiosi e durevoli.

Inadeguato sul lavoro? 16 mantra per riprendere fiducia e sicurezza in te stesso

inadeguato sul lavoro

Foto di AlexLoban da Pixabay

Hai sempre la sensazione di essere meno efficace rispetto gli altri?

Paura di essere “quello lento”?
Ogni nuovo incarico sembra impossibile?
Non ti senti all’altezza del tuo nuovo lavoro?

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!”

Purtroppo,
sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” anche se (almeno fino ad ora) l’azienda sembra soddisfatta della tua prestazione,
senti di non essere competente, dubiti di te stesso e cominci a minare costantemente la tua fiducia.

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.

Inadeguato sul lavoro: che cosa fare?

Rinunciare?

Aspettare fino a quando non ti silurino (per la tua presunta incompetenza)?

Oppure rimboccarti le maniche e “spingerti oltre”.

Comincia da questi 16 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.
Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Il mantra .. una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde della nostra mente

Ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.

Quando la mente vaga senza meta … il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 16 mantra per ritrovare fede e forza.
Fermare la strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza al lavoro.

1. I processi di assunzione sono lunghi. Mi hanno “passato” ai raggi X. Se mi hanno assunto … vuol dire che credono in me.

2. Non devo impegnarmi per … farli cambiare opinione!

3. Non devo puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile. La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo, non qualcosa di cui essere orgogliosi.

4. Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive delle mie. Se mi hanno scelto, è perché credono che avrò successo.

5. Sono il mio peggiore critico. Le mie valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

6. La sensazione di essere inadeguato sul lavoro può davvero spingermi a fare molto di più. Dà propulsione, la forza necessaria per lavorare con più impegno, più attenzione.

7. I datori di lavoro non “fanno regali”. Non mi hanno assunto per filantropia.

8. Se sono convinto di sbagliare, se sono ossessionato di non essere all’altezza, sono destinato a fallire. Per il solo fatto di crederlo!

9. Devo lavorare su me stesso, sviluppare i mie punti di forza, accettare e superare le mie debolezze. Iniziare a convogliare le mie energie.

10. Domande tipo “Merito davvero questo lavoro?” “Sono capace? Competente?” possono monopolizzare tutto il mio essere. Metto a tacere la mia voce interiore negativa. Adesso!

11. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori. Gli altri sbagliano proprio quanto me. E anche di più …

12. Smetto di credere che debba capire tutto.

13. Leggo di più. Seguo un corso. Vado ai seminari. “Prendo” un coach. Faccio domande. Non devo restare paralizzato!

14. Devo smetterla di angosciarmi che – prima o poi – sarò “scoperto”. Preoccuparmi mi farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

15. La paura di essere inadeguato può diventare stimolo, spinta, azione…la mia più grande alleata!

16. Non devo temere, ce la farò!

Condividi le tue preoccupazioni di essere inadeguato sul lavoro.

Il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a potenziare il tuo approccio.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 1

chiedere scusa

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

Quante volte ti accorgi di chiedere scusa al lavoro?
Le parole “Scusa” e “Mi dispiace” sono diventate così naturali che le usi senza sosta.
Ancora e poi ancora.

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Ti scusi per qualsiasi cosa, senza pensarci due volte.

“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Chiedere scusa al lavoro.. è diventato naturale

Sinonimo di disponibilità.
E certamente lo è.

Il punto è che spesso … ti scusi ancor prima di parlare.
Quando sei interrotto. Quando non hai colpe.
Non hai fatto niente.

Se stai chiedendo scusa per tutto, potrebbe significare una mancanza di fiducia

È un segnale di insicurezza che devi superare.

Non fraintendetemi,
non sto dicendo che non dovresti mai chiedere scusa al lavoro.
Anzi.

 


 

Scusarsi è sintomo di forza. Saggezza.

Ma ci sono alcune cose per le quali non dovresti scusarti.
Se pensi di scusarti troppo, ogni giorno.
Questo post è perfetto per te.

Ecco 11 volte in cui NON dovresti chiedere scusa al lavoro:

1. Quando scusandoti risalti un problema – una difficoltà

Iniziare scusandosi, mettendo le mani-avanti.
Prepararsi al fallimento in anticipo.
Mettere l’accento su cosa-non-funziona.
Un classico.

“Mi dispiace, ho avuto poco tempo per preparare questa presentazione.
Spero che il risultato sia comunque apprezzabile”.

Tutto ciò che hai fatto è risaltare il problema e mettere gli interlocutori in una posizione difensiva.
“Poco tempo? Beh in effetti… poca roba!”

2. Quando usi le scuse come “facile scappatoia”

Ti presenti tardi alla tua presentazione e la-metti-via con un veloce “Scusate per il ritardo”,
oppure te-la-cavi con un semplice
“Mi dispiace ma non sono riuscita a finire in tempo la presentazione. .. come avevo promesso. Scusate!”

Se utilizzi ogni volta “Scusa” e “Mi dispiace” per abdicare ogni responsabilità, trasmetti la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative, di aver fallito.
Generi un messaggio negativo e distratto.

Spetta a te l’onere di chiarire perché non hai rispettato l’impegno.
Nel farlo, non perdere l’occasione di rendere la spiegazione più positiva possibile.

Tornando alla tua presentazione … meglio dire “Grazie per l’attesa: non vi prenderò più tempo di quanto previsto inizialmente, cominciamo subito.”

 


 

3. Quando dichiari la verità

“In tempi di menzogna universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell

Non scusarti mai per essere sincero.

4. Quando ti stai scusando per qualcun altro

“Stai andando alla riunione vero?
Per favore … puoi dire a Michele che mi dispiace ma non riuscirò a mantenere la scadenza di oggi. Lui sa!”

Non scusarti mai per le altre persone.
Non è tua responsabilità.


Potenzia la tua comunicazione con il tuo team > Fai coaching

Spiega a-chi-te-lo-chiede che non sei a tuo agio nel farlo.
Chiarisci che le scuse esprimono più valore se vengono direttamente da lui/lei.

Se sei stato preso in contropiede e non sei riuscito a rifiutare il compito di messaggero, puoi dire:
“ Scusa Michele … penso che Ornella volesse dirti qualcosa”.

In ogni caso …
non fare il lavoro sporco per qualcun altro.

5. Quando hai qualcosa da dire

Se parti con un vago “Scusate, ma stavo pensando … “,
stai chiedendo -inconsciamente- alle persone intorno al tavolo di farti un favore … ascoltarti.

Sei stato assunto perché sei qualificato e capace.
Offri la tua idea o il tuo contributo con fiducia.

Se è rifiutato, va bene.
Non farne un dramma!

È importante valutare la tua capacità di contribuire,
anche se la tua idea non “vincerà” sempre.

Continua a leggere la parte 2.

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi (veramente)

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.

Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.

Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?

Senti poco coinvolgimento?

Una fastidiosa sensazione di invisibilità?

Nessuno ti contraddice.
Ma nessuno si complimenta.
Nessuno commenta il tuo lavoro.

Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza, ma non solo)
che vogliono una cosa molto semplice:
farsi prendere sul serio sul lavoro.

Essere notate.
Riconosciute.

Non è sempre facile, soprattutto quando intorno ci sono colleghi più anziani.
Ma con un po’ di strategia e consapevolezza puoi migliorare molto.

Ecco 15 dritte concrete per farti prendere sul serio sul lavoro
(per approfondire trovi altri spunti nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025).

1. Smettila di scusarti (se non hai fatto nulla)

  • “Scusa il disturbo”
  • “Mi dispiace…”
  • “Scusa, era solo un’idea”
  • “Spero di non aver sbagliato…”

Scusarsi troppo spesso indebolisce il messaggio.

Chiedi scusa solo se hai davvero sbagliato.

Devi scusarti per aver espresso un’idea?
Quasi mai.

2. Spettegolare è il modo più rapido per perdere credibilità

Il pettegolezzo incuriosisce.
Ma distrugge la fiducia.

Chi ascolta capisce subito una cosa:
con te non è al sicuro.

E senza discrezione non c’è professionalità.

3. Essere sempre “troppo gentile” non aiuta

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.

Ma nemmeno perennemente accomodante.

L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare …

secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non devi cambiare personalità.
Solo alcuni automatismi.

4. Taci, se non hai qualcosa di buono da dire

Dire cose inopportune ti rende fragile agli occhi degli altri.

Meglio il silenzio
che parole confuse, inutili o mal posizionate.

Quando parli:

  • pensa prima
  • struttura
  • sii conciso

Ogni parola deve valere.

5. Diventa proattivo

Non subire.
Non aspettare sempre indicazioni.

Valuta alternative.
Proponi soluzioni.
Esci dai “non posso” e “non riesco”.

L’iniziativa comunica affidabilità.

6. Vai preparato alle riunioni

Preparati più di quanto pensi.

Magari userai solo il 30% di ciò che hai preparato.
Ma quel 30% farà la differenza.

La preparazione costante costruisce la tua reputazione.

Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

“Hai un minuto?”
Spesso… non è così.

Quando interrompi qualcuno, stai entrando nel suo flusso di lavoro.

Chiedi un incontro.
Lascia all’altro la scelta del momento.

È una forma di rispetto.
E di intelligenza relazionale.

8. Cura il tuo aspetto

Il modo in cui ti presenti parla per te.

Vestirsi con cura comunica:

  • attenzione
  • rispetto
  • affidabilità

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno,
superficialità e poca professionalità.

9. Se non sai, meglio tacere

Non giudicare prima di capire.
Non parlare senza dati.

Meglio il silenzio
che un dietrofront imbarazzante.

Meglio il silenzio su un argomento che non conosci
che blaterare idiozie.

10. Ascolta di più

Evita monologhi.
Prediche.
Rumore inutile.

Regola semplice:
una parola è poco.
Due parole sono spesso troppe.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Scopri il percorso mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.

11. La postura parla per te

Il 55% della comunicazione è non verbale.

Postura, gesti, sguardo raccontano:

  • sicurezza
  • apertura
  • intenzioni

Prestaci attenzione.
Anche quando non parli.

12. Far ridere tutti non ti rende autorevole

L’ironia è una risorsa.
Il bisogno di attenzione no.

Ancora meno guadagnarsi la reputazione
di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare. E non mentire

  • “La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
  • “Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
  • “Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

L’enfasi continua svuota le parole.
La bugia distrugge la fiducia.

E senza fiducia
nessuno ti prende sul serio.

14. Non essere eccessivamente emotivo

Ti offendi subito?
Ti chiudi al primo dissenso?

Mostrare fragilità emotiva costante
ti fa apparire immaturo.

Autoironia e autocritica – invece – sono segni di forza.

15. Fai quello che dici che farai

Mantieni le promesse.
Sempre.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile,
sii onesto.

Meglio un no sincero
che un sì non mantenuto.

Un’ultima cosa

Farsi prendere sul serio è importante.
Ma non diventare un fanatico della serietà.

Mascella rigida, sguardo spento, rigidità costante
non sono autorevolezza.

Ironia, leggerezza e umanità
sciolgono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro
sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”

Mirko Badiale

L’autorevolezza non si impone.

Si costruisce, giorno dopo giorno,
con coerenza,
presenza e
responsabilità.

Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Sospettoso e guardingo.

Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

 


 

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.


Massimizza la produttività anche nei momenti difficili > Parliamone insieme

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.