10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti

collega scorrettoFoto di WikiImages da Pixabay

Azz…
ti hanno appena scavalcato.

Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato.

“Nooo… ma com’è possibile?”

Ti vedo ancora un po’ stordito.
Eri nel mezzo della riunione.
Tutto stava filando liscio quando, all’improvviso…

il tuo collega si prende – candidamente –
il merito per il lavoro che hai fatto tu.

Mentre cerchi di capire se hai sentito bene
(“Come osa?”)
hai già perso il treno.

Per parlare.
Per controbattere.

È tardi.
È successo tutto troppo in fretta.
In modo imprevisto.
Inaspettato.

Ora tutti sanno chi ha fatto quel lavoro.
E non sei tu.

1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato

Il suo obiettivo è solo sminuirti?
Ti scavalca perché è più smart?

Dire che la tua idea non funziona
non è automaticamente scorretto.

Forse è solo stato diretto.
Poco gentile.

Gli stili comunicativi sono diversi.
Ma è legittimo dire come vuoi essere trattato.

Dare feedback in momenti delicati non è semplice:
basta una parola sbagliata per creare tensione.

2. Affronta la questione. Subito

Come scrivo in “Prima volta Leader”,
è fondamentale intervenire prima che diventi un’abitudine.

Uno scavalcamento fa ribollire il sangue.
È normale.

Ma reagire in modo aggressivo
dà solo più potere al collega scorretto.

Respira.
Prendi distanza.
Mantieni la calma.

3. Non procrastinare il confronto

Evitare i comportamenti tossici
non li fa sparire.

Non succederà.

Non fare la vittima.
Tantomeno non sacrificarti in silenzio.

Intervieni al primo segnale,
prima che il rapporto di lavoro si rovini.

Guardalo negli occhi.
Fai capire che non sei un bersaglio facile.

Non puoi cambiare le persone.
Puoi cambiare come reagisci.

4. Parla prima con la persona

Non andare subito dal capo o dalle HR.
Almeno non all’inizio.

Chiedi un incontro chiarificatore:
“So che questa conversazione sarà scomoda.
Ma sento il bisogno di parlarne con te.”

Saltare questo passaggio
raramente migliora le cose.

5. Affronta il comportamento, non la persona

Evita frasi come:

  • “Sei scorretto”
  • “Hai sbagliato”

Sii specifico:
cosa, dove, quando.

Descrivi fatti e azioni. Dati.
Non etichette.
Non giudizi.

Concentrati su ciò che è accaduto,
non su chi è l’altro.

6. Chiedi di cambiare approccio

Esempi:

  • “Apprezzo il punto di vista. In futuro preferirei…”
  • “Evita battute sulla mia proposta davanti agli altri.”
  • “Spiega cosa va corretto, senza sminuire.”
  • “Ti chiedo di non prenderti il credito del mio lavoro.”

Chiaro.
Calmo.
Diretto.

7. Ascolta anche la sua versione

Lascia spazio alla spiegazione.
Ascolta senza interrompere.

Anche se non sei d’accordo.

Interrompere irrigidisce.

Ascoltare invece … rafforza autorevolezza e credibilità.

8. Coinvolgi un terzo (solo se necessario)

Se distorce i fatti, diventa aggressivo
o gioca la parte della vittima,
un testimone può servire.

Meglio se accettato da entrambi
e con reali capacità di mediazione.

Nota personale:
questa opzione non mi entusiasma.
Preferisco conversazioni adulte tra adulti.

9. Collabora, ma mantieni le distanze

Fai il tuo lavoro. Collabora.
Nulla di più.

Limita i contatti allo stretto necessario.
Inviti informali?

Rifiuta con educazione.

10. Coinvolgi il capo (se non cambia nulla)

Se il comportamento continua,
è il momento di informare il responsabile o le HR.

Presenta i fatti.
Senza lamentele.
Senza vittimismo.
Etichette.

Sottolinea l’impatto sul team e sulla produttività.

È ciò che conta davvero.

Non è detto che cambi tutto.

Ma spesso basta un richiamo
per rimettere i confini al loro posto.

Gestire una conversazione difficile …

richiede lucidità, empatia e metodo.

Con il coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” impari una strategia replicabile per comunicare con chiarezza e rispetto, anche sotto pressione.

Non frasi ad effetto.
Solo presenza.
E fermezza.

Forza.
Faccio il tifo per te!

Discussioni al lavoro: 17 errori da evitare .. se vuoi “vincere”

discussioni al lavoro

Le discussioni al lavoro sono inevitabili.

Il collaboratore che ha preso malissimo il tuo feedback sulle sue scarse performance.

La collega che va in tilt per un errore che ha commesso. E incolpa te…

Il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità.

Tutti abbiamo avuto esperienze negative con le discussioni al lavoro.

Mix ansiogeno di imbarazzo e tensione.

Di conseguenza, tendiamo a evitarle.

La chiave è creare una base collaborativa.

Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Discussioni al lavoro? Ecco 17 errori da evitare:

Prima di leggere ricorda che … lo stress che senti prima di una discussioni al lavoro …
lo prova anche l’altra persona.

Forse anche di più!

Non evitare la discussione al lavoro nella speranza che la questione si risolva da sola.
A volte funziona, spesso no.
Peggiora.

Non trascinare il confronto.
Procrastinando o evitando la discussione metti in gioco la tua professionalità.

Non farti sopraffare dalle emozioni. Ti fa sembrare ansioso.
Riduce la tua influenza e il tuo potere.

Più sarai tranquillo e centrato, meglio riuscirai a gestire la discussione.

Non usare “noi” quando intendi “tu”.

Non ripeterti e non fare battutine.
Evita un linguaggio confuso.

Evita di “premere” quando l’emozione è alta.
L’emotività limita la ricerca di soluzioni creative.

Fai una pausa per permettere alle emozioni di raffreddarsi.
Lo stress può indicare che le cose si sono trascinate troppo a lungo.

Non avere la stessa conversazione più volte.
Comportamenti inaccettabili diventano accettabili quando persistono.

Evita di non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare.

Evita di risolvere i problemi per l’altro.
Chiedi “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”

Non offrire opzioni quando non sei disposto a discuterne.
Se hai intenzione di dare una direzione, fallo.

Non avere fretta di chiudere la conversazione.
Non importa quanto sia difficile e imbarazzante.

La calma è potere.

Se l’interlocutore non parla o è poco coinvolto chiedi “Quali sono i tuoi pensieri?” o “Hai altre domande su … ?”

Meglio evitare tutte le esortazioni al lavoro, il consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

Non aspettarti che la persona comprenda se manca di educazione, attitudine o forza mentale.

Evita di non dire niente.
Scarse capacità di leadership contribuiscono a problemi fastidiosi e durevoli.

Inadeguato sul lavoro? 16 mantra per riprendere fiducia e sicurezza in te stesso

inadeguato sul lavoro

Foto di AlexLoban da Pixabay

Hai sempre la sensazione di essere meno efficace rispetto gli altri?
Paura di essere “quello lento”?
Ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile?
Non ti senti all’altezza del tuo nuovo lavoro?

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!”
Purtroppo,
sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

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Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” anche se (almeno fino ad ora) l’azienda sembra soddisfatta della tua prestazione,
senti di non essere competente, dubiti di te stesso e cominci a minare costantemente la tua fiducia.

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.

Inadeguato sul lavoro: che cosa fare?

Rinunciare?
Aspettare fino a quando non ti silurino (per la tua presunta incompetenza)?
Oppure rimboccarti le maniche e “spingerti oltre”.

Comincia da questi 16 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.
Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Il mantra .. una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde della nostra mente

Ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.

Quando la mente vaga senza meta … il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 16 mantra per ritrovare fede e forza.
Fermare la strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza al lavoro.

1. I processi di assunzione sono lunghi. Mi hanno “passato” ai raggi X. Se mi hanno assunto … vuol dire che credono in me.

2. Non devo impegnarmi per … farli cambiare opinione!

3. Non devo puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile. La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo, non qualcosa di cui essere orgogliosi.

4. Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive delle mie. Se mi hanno scelto, è perché credono che avrò successo.

5. Sono il mio peggiore critico. Le mie valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

6. La sensazione di essere inadeguato sul lavoro può davvero spingermi a fare molto di più. Dà propulsione, la forza necessaria per lavorare con più impegno, più attenzione.

 


 

7. I datori di lavoro non “fanno regali”. Non mi hanno assunto per filantropia.

8. Se sono convinto di sbagliare, se sono ossessionato di non essere all’altezza, sono destinato a fallire. Per il solo fatto di crederlo!

9. Devo lavorare su me stesso, sviluppare i mie punti di forza, accettare e superare le mie debolezze. Iniziare a convogliare le mie energie.

10. Domande tipo “Merito davvero questo lavoro?” “Sono capace? Competente?” possono monopolizzare tutto il mio essere. Metto a tacere la mia voce interiore negativa. Adesso!

11. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori. Gli altri sbagliano proprio quanto me. E anche di più …

12. Smetto di credere che debba capire tutto.

13. Leggo di più. Seguo un corso. Vado ai seminari. “Prendo” un coach. Faccio domande. Non devo restare paralizzato!

 


 

14. Devo smetterla di angosciarmi che – prima o poi – sarò “scoperto”. Preoccuparmi mi farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

15. La paura di essere inadeguato può diventare stimolo, spinta, azione…la mia più grande alleata!

16. Non devo temere, ce la farò!

Condividi le tue preoccupazioni di essere inadeguato sul lavoro.
Il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a potenziare il tuo approccio.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 1

chiedere scusa

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

Quante volte ti accorgi di chiedere scusa al lavoro?
Le parole “Scusa” e “Mi dispiace” sono diventate così naturali che le usi senza sosta.
Ancora e poi ancora.

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Ti scusi per qualsiasi cosa, senza pensarci due volte.

“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Chiedere scusa al lavoro.. è diventato naturale

Sinonimo di disponibilità.
E certamente lo è.

Il punto è che spesso … ti scusi ancor prima di parlare.
Quando sei interrotto. Quando non hai colpe.
Non hai fatto niente.

Se stai chiedendo scusa per tutto, potrebbe significare una mancanza di fiducia

È un segnale di insicurezza che devi superare.

Non fraintendetemi,
non sto dicendo che non dovresti mai chiedere scusa al lavoro.
Anzi.

 


 

Scusarsi è sintomo di forza. Saggezza.

Ma ci sono alcune cose per le quali non dovresti scusarti.
Se pensi di scusarti troppo, ogni giorno.
Questo post è perfetto per te.

Ecco 11 volte in cui NON dovresti chiedere scusa al lavoro:

1. Quando scusandoti risalti un problema – una difficoltà

Iniziare scusandosi, mettendo le mani-avanti.
Prepararsi al fallimento in anticipo.
Mettere l’accento su cosa-non-funziona.
Un classico.

“Mi dispiace, ho avuto poco tempo per preparare questa presentazione.
Spero che il risultato sia comunque apprezzabile”.

Tutto ciò che hai fatto è risaltare il problema e mettere gli interlocutori in una posizione difensiva.
“Poco tempo? Beh in effetti… poca roba!”

2. Quando usi le scuse come “facile scappatoia”

Ti presenti tardi alla tua presentazione e la-metti-via con un veloce “Scusate per il ritardo”,
oppure te-la-cavi con un semplice
“Mi dispiace ma non sono riuscita a finire in tempo la presentazione. .. come avevo promesso. Scusate!”

Se utilizzi ogni volta “Scusa” e “Mi dispiace” per abdicare ogni responsabilità, trasmetti la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative, di aver fallito.
Generi un messaggio negativo e distratto.

Spetta a te l’onere di chiarire perché non hai rispettato l’impegno.
Nel farlo, non perdere l’occasione di rendere la spiegazione più positiva possibile.

Tornando alla tua presentazione … meglio dire “Grazie per l’attesa: non vi prenderò più tempo di quanto previsto inizialmente, cominciamo subito.”

 


 

3. Quando dichiari la verità

“In tempi di menzogna universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell

Non scusarti mai per essere sincero.

4. Quando ti stai scusando per qualcun altro

“Stai andando alla riunione vero?
Per favore … puoi dire a Michele che mi dispiace ma non riuscirò a mantenere la scadenza di oggi. Lui sa!”

Non scusarti mai per le altre persone.
Non è tua responsabilità.


Potenzia la tua comunicazione con il tuo team > Fai coaching

Spiega a-chi-te-lo-chiede che non sei a tuo agio nel farlo.
Chiarisci che le scuse esprimono più valore se vengono direttamente da lui/lei.

Se sei stato preso in contropiede e non sei riuscito a rifiutare il compito di messaggero, puoi dire:
“ Scusa Michele … penso che Ornella volesse dirti qualcosa”.

In ogni caso …
non fare il lavoro sporco per qualcun altro.

5. Quando hai qualcosa da dire

Se parti con un vago “Scusate, ma stavo pensando … “,
stai chiedendo -inconsciamente- alle persone intorno al tavolo di farti un favore … ascoltarti.

Sei stato assunto perché sei qualificato e capace.
Offri la tua idea o il tuo contributo con fiducia.

Se è rifiutato, va bene.
Non farne un dramma!

È importante valutare la tua capacità di contribuire,
anche se la tua idea non “vincerà” sempre.

Continua a leggere la parte 2.

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi (veramente)

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

 


 

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?

Senti poco coinvolgimento?

Una fastidiosa sensazione di invisibilità?

Nessuno ti contraddice.
Ma nessuno si complimenta.
Nessuno commenta il tuo lavoro.

Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza, ma non solo)
che vogliono una cosa molto semplice:
farsi prendere sul serio sul lavoro.

Essere notate.
Riconosciute.

Non è sempre facile, soprattutto quando intorno ci sono colleghi più anziani.
Ma con un po’ di strategia e consapevolezza puoi migliorare molto.

Ecco 15 dritte concrete per farti prendere sul serio sul lavoro
(per approfondire trovi altri spunti nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025).

1. Smettila di scusarti (se non hai fatto nulla)

  • “Scusa il disturbo”
  • “Mi dispiace…”
  • “Scusa, era solo un’idea”
  • “Spero di non aver sbagliato…”

Scusarsi troppo spesso indebolisce il messaggio.

Chiedi scusa solo se hai davvero sbagliato.

Devi scusarti per aver espresso un’idea?
Quasi mai.

2. Spettegolare è il modo più rapido per perdere credibilità

Il pettegolezzo incuriosisce.
Ma distrugge la fiducia.

Chi ascolta capisce subito una cosa:
con te non è al sicuro.

E senza discrezione non c’è professionalità.

3. Essere sempre “troppo gentile” non aiuta

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.

Ma nemmeno perennemente accomodante.

L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare …

secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non devi cambiare personalità.
Solo alcuni automatismi.

4. Taci, se non hai qualcosa di buono da dire

Dire cose inopportune ti rende fragile agli occhi degli altri.

Meglio il silenzio
che parole confuse, inutili o mal posizionate.

Quando parli:

  • pensa prima
  • struttura
  • sii conciso

Ogni parola deve valere.

5. Diventa proattivo

Non subire.
Non aspettare sempre indicazioni.

Valuta alternative.
Proponi soluzioni.
Esci dai “non posso” e “non riesco”.

L’iniziativa comunica affidabilità.

6. Vai preparato alle riunioni

Preparati più di quanto pensi.

Magari userai solo il 30% di ciò che hai preparato.
Ma quel 30% farà la differenza.

La preparazione costante costruisce la tua reputazione.

Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

“Hai un minuto?”
Spesso… non è così.

Quando interrompi qualcuno, stai entrando nel suo flusso di lavoro.

Chiedi un incontro.
Lascia all’altro la scelta del momento.

È una forma di rispetto.
E di intelligenza relazionale.

8. Cura il tuo aspetto

Il modo in cui ti presenti parla per te.

Vestirsi con cura comunica:

  • attenzione
  • rispetto
  • affidabilità

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno,
superficialità e poca professionalità.

9. Se non sai, meglio tacere

Non giudicare prima di capire.
Non parlare senza dati.

Meglio il silenzio
che un dietrofront imbarazzante.

Meglio il silenzio su un argomento che non conosci
che blaterare idiozie.

10. Ascolta di più

Evita monologhi.
Prediche.
Rumore inutile.

Regola semplice:
una parola è poco.
Due parole sono spesso troppe.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Scopri il percorso mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.

11. La postura parla per te

Il 55% della comunicazione è non verbale.

Postura, gesti, sguardo raccontano:

  • sicurezza
  • apertura
  • intenzioni

Prestaci attenzione.
Anche quando non parli.

12. Far ridere tutti non ti rende autorevole

L’ironia è una risorsa.
Il bisogno di attenzione no.

Ancora meno guadagnarsi la reputazione
di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare. E non mentire

  • “La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
  • “Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
  • “Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

L’enfasi continua svuota le parole.
La bugia distrugge la fiducia.

E senza fiducia
nessuno ti prende sul serio.

14. Non essere eccessivamente emotivo

Ti offendi subito?
Ti chiudi al primo dissenso?

Mostrare fragilità emotiva costante
ti fa apparire immaturo.

Autoironia e autocritica – invece – sono segni di forza.

15. Fai quello che dici che farai

Mantieni le promesse.
Sempre.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile,
sii onesto.

Meglio un no sincero
che un sì non mantenuto.

Un’ultima cosa

Farsi prendere sul serio è importante.
Ma non diventare un fanatico della serietà.

Mascella rigida, sguardo spento, rigidità costante
non sono autorevolezza.

Ironia, leggerezza e umanità
sciolgono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro
sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”

Mirko Badiale

L’autorevolezza non si impone.

Si costruisce, giorno dopo giorno,
con coerenza,
presenza e
responsabilità.

Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Sospettoso e guardingo.
Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

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Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

 


 

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

 


 

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.


Massimizza la produttività anche nei momenti difficili > Parliamone insieme

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.

7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta al lavoro -1

giornata storta sul lavoro

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Ti sei svegliato con un inizio di emicrania, hai versato caffè dappertutto,
la chiave gira a vuoto nella toppa della porta, come fai a chiudere adesso?
stai per urlare per la frustrazione,
e sono solo le 6.45 di mattina …

per qualche strano motivo ti sei svegliato con il piede sbagliato,
e tutto intorno sembra più pesante e difficile del solito.

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Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri. Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando…

Quando hai una giornata storta al lavoro,
probabilmente non dovresti prendere grandi decisioni o cimentarti in compiti importanti,
perché potresti facilmente peggiorare la situazione.

Certo,
rimandare, posticipare, annullare … non sempre sono opzioni realizzabili!

Mettiamola così …
ecco 7 compiti che dovresti rimandare (se ne hai la possibilità) se ti accorgi di avere una giornata storta al lavoro:

1. Soffermarsi su numeri sensibili

Ecco come farsi male!

Se non è improrogabile …
non soffermare la tua attenzione su “numeri sensibili” (incassi, rendiconto, budget, previsioni, etc.) che sono generatori di stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’allerta e crearti costantemente un’ansia di fondo.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni: una mezz’ora può bastare per riflettere e dar libero sfogo ai tuoi pensieri.

 


 

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare sulle cifre e non saturarti d’informazioni inutili.
Ti basterà raccogliere solo i dati strettamente necessari.

2. Avere una conversazione difficile

Quanta voglia hai di discutere (proprio oggi) con il tuo collaboratore o il collega?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che per qualche motivo l’appuntamento salti.

Se sei già di cattivo umore,
diventa praticamente impossibile contenere la rabbia o il risentimento e avvicinarti a quella conversazione in modo appropriato.

Se puoi spostarlo … fallo!
È nel tuo interesse rimandare l’incontro in modo da essere più preparato sia mentalmente sia emotivamente.

Prova con qualcosa tipo:
“… so che abbiamo a calendario un incontro per discutere di …. Oggi per me è stata una giornata frenetica e voglio darti la mia piena attenzione e il miglior feedback. Potremmo fissare l’appuntamento per (data …) per affrontarlo al meglio?”.


Massimizza la produttività anche nei momenti difficili > Parliamone insieme

3. Fare una telefonata importante

Un cliente aspetta la tua telefonata per discutere il prossimo rinnovo,
il tuo collega è in attesa di proporti alcuni cambiamenti a quel progetto così importante.

Se non è urgente, rimanda la telefonata,
in modo di avere una conversazione più produttiva in seguito.

Non devi cancellare l’appuntamento telefonico,
ma spiegare che sei molto occupato (anche se non è vero) e che preferisci spostare il colloquio in un altro momento.

4. Chiedere spiegazioni è pericoloso se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro

Hai ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato, ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato …
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così).
Pretendi ulteriori spiegazioni.
Chiarimenti.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro … taci!
Non muoverti.

Rischi solo di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.

Continua a leggere la parte 2.

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 2

promozione sul lavoro

Foto di Anemone123 da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

4. Prendi questa mancata promozione sul lavoro come un’opportunità per conoscere te stesso

Ora che hai (quasi tutte) le risposte è il momento di confrontarti con … te stesso!

Credi ancora di meritare la promozione sul lavoro?
Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?

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Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
Dai l’impressione di essere annoiato o disattento?
C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua), oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare, una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

5. Decidi la tua prossima mossa

Una bocciatura non è la fine del mondo.

In un primo momento,
puoi sentirti bocciato, silurato, sfiduciato ma imparando a rimanere resiliente puoi trasformare in positivo questa battuta d’arresto.

Inizia a pensare la tua prossima mossa professionale e stabilisci un intervallo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

 


 

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.

6. Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante

Riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.

Piuttosto che considerare l’esperienza come orribile, inquadrarla come un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Mantieni la prospettiva.
Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.

Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più, migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

 


 

Le promozioni passano, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione, sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente ..

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Se sei stato bocciato, chiediti se la volevi davvero questa promozione sul lavoro.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.


Deluso per la mancata promozione? Trasforma la delusione in opportunità > Confrontati con me.

Promozione sul lavoro: quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 1

promozione sul lavoro

Foto di Anemone123 da Pixabay

“Talvolta una piccola disavventura è l’origine di una grande carriera:
vi sono individui che su un torto subito hanno edificato la loro fortuna.”

Mario Andrea Rigoni

Hai lavorato ogni weekend degli ultimi mesi.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto … ma la promozione è andata a qualcun altro.

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Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

Promozione al lavoro: non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il tuo CV, escogitando un piano per lasciare l’azienda appena possibile.

Ecco 6 modi di comportarsi quando quello promosso non sei tu:

1. Calma, calma e ancora … calma

È facile che tu prova delusione e frustrazione.
Rabbia.
Ci sta.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Arrabbiarti e deprimerti rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.
Altro che promozione al lavoro!

Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.

2. Reindirizza le tue emozioni negative

Una bocciatura -ancor di più se inaspettata- è un boccone difficile da digerire.

È perfettamente normale provare rabbia e scoraggiamento.

Vorresti inviare le tue dimissioni,
ma spero che prima valuti il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

E mi auguro che tu decida di tornare in ufficio lunedì prossimo- con una rinnovata energia e intensità, desideroso di non lasciare che questa battuta d’arresto distrugga completamente la tua fiducia e la tua crescita professionale.

Riprendi il tuo controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi e trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

 


 

3. Richiedi risposte dirette

Dopo avere “scaricato” la tua frustrazione della mancata promozione al lavoro e rinunciato all’idea di lasciare l’azienda,
è il momento di scoprire “cosa è successo”.

Hai bisogno di elementi concreti per troncare -il prima possibile- i probabili scenari che si intrecciano concitatamente (e pericolosamente) nella tua mente.

Meglio evitare confronti con i colleghi, iniziare la caccia agli indizi, la ricerca di segnali, evita di chiedere a tutti “Secondo te perché non hanno scelto me?”

La mossa migliore per scoprire perché non hai ricevuto la promozione è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Chiedi un appuntamento

Lo scopo di questo incontro non è quello di sbraitare e accusare la persona che ha ottenuto la promozione al lavoro.

Ne tantomeno le persone che sono state coinvolte nella decisione.
Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno scontro astioso.
Almeno non ancora.


Quando la promozione non arriva, prepara la tua rivincita > Parliamone insieme.

Promozione al lavoro: Prepara i punti di discussione

Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è di ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare (insieme a voi) per essere sicuro di essere promosso in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

Promozione al lavoro saltata? Inizia a lavorare su te stesso

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni …“Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

Non sono pochi –nella mia esperienza- i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una valutazione dell’azienda o un feedback da parte del capo/a o il titolare dell’azienda.

Continua a leggere la parte 2.

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare anche se non piace

il rapporto con il capo

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.
Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

 

Non sperare che cambi.
Non sperare di riuscirci (proprio tu)

Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive

Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

Le persone amano essere considerate esperte del settore (anche il tuo capo).

Non ritardare decisioni e azioni dolorose sperando che il problema sparisca da solo.

Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te.

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

“Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” cit. Arthur Bloch

Preparati alle conseguenze di uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio”

Se il rapporto non funziona “fatti scivolare” il tutto … poi trova una soluzione!

 
PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito.

Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre

Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >

Chiedere scusa sul lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 2

chiedere scusa al lavoro

Foto di giselaatje da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

4. Non essere sinceri

Tutti riconoscono una scusa falsa o esagerata,
quindi scusati con qualcuno solo se sei sincero o hai intenzione di tenere fede alla tua parole.

Se davvero l’hai fatta grossa è controproducente scusarsi solo per consuetudine o per “mettersi in pace la coscienza”.

Se il gesto non è autentico,
sarà evidente e il sentimento non ha senso, crea solo ancora più sfiducia.

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Sii onesto,
se devi chiedere scusa sul lavoro … non esagerare e non umiliarti.

5. Scusarsi incolpando un’altra persona

“Scusa, ma non è colpa mia”
“È vero … ma ero di libero”
“Boh! Non lo so, chiedete a Pierluigi …”

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente,
quelli che sbagliano?

Scusarsi e riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura delle ripercussioni.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

6. Scusarsi troppo tardi

Aspettare troppo a lungo per scusarsi può peggiorare la situazione.

È facile generalizzare quando si tratta di tempi di scuse,
è difficile determinare il momento giusto per dire “Mi dispiace”.

In linea generale, se vuoi chiedere scusa sul lavoro devi essere tempestivo.

 


 

Se ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo per scusarti,
non significa che non dovresti affrontare più la questione.

Puoi ancora tentare di correggere un errore.
Meglio tardi che mai.

C’è di peggio! Non scusarsi .. e “dribblare” per non incontrare la persona

Sai che hai sbagliato, che dovresti scusarti,
ma sei così imbarazzato o non riesci a sopportare di ammettere l’errore,
che fai di tutto per non incontrare la persona faccia-a-faccia.

Sbagliare non è divertente …
ma è peggio dribblare e scansare con 1000 scuse (questa volta ci sono) la persona per non incontrarla nel corridoio o davanti la macchinetta del caffè.

Siamo lontani dall’immagine di persona integra che vorresti trasmettere!

Chiedere scusa sul lavoro? Non aspettarti perdono immediato

Sebbene le scuse siano un passo nella giusta direzione,
non aspettarti una soluzione rapida.

Potrebbe volerci più tempo di quanto pensi,
ma hai fatto “la cosa giusta”.

Adesso devi concedere tempo per la “guarigione”.
La riconciliazione richiede tempo e lavoro,
e alla fine le tue relazioni torneranno più forti di prima.

Il più delle volte, le scuse hanno poco effetto perché ci scusiamo nel modo sbagliato.

La chiave è imparare a creare una base collaborativa e non distruttiva. Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Chiedere scusa al lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 1

chiedere scusa al lavoro

Foto di giselaatje da Pixabay

È tempo dei mea culpa …
nonostante gli avvocati spesso avvertano di evitare scuse, temendo che siano equivalenti ad un’ammissione di colpevolezza.

È tempo di scusarsi …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.

Dipende, se vuoi essere così arrogante …

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È tempo dei mea culpa

Porgere le proprie scuse non è cosa facile.
C’è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le scuse non bastano …
le persone non sono realmente interessate a perdonare,
oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

Altre volte siamo un po’ goffi e desideriamo disperatamente evitare di far naufragare la nostra armonia lavorativa e lo facciamo nel modo sbagliato.
Creando ancora più danni!

Vediamo insieme i peggiori modi per chiedere scusa al lavoro:

1. Scusarsi per iscritto non è l’ideale per chiedere scusa al lavoro

Non ti entusiasma l’idea di un incontro faccia-a-faccia?

È facile scusarsi via mail nella sicurezza del tuo ufficio.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Palle.

Quando porgi le tue scuse è importante metterci la faccia, permettere alla persona di ascoltare la tua voce e vedere la tua faccia.

Un testo scritto è l’ultima opzione quando si tratta di esprimere un sincero rammarico.

Se le scuse di persona non sono possibili, per motivi logistici,
usa Skype.

 


 

2. Dire solo “Scusa” … con una scrollata di spalle

“Ah, scusa, mi sono dimenticato di inserirti in copia nella mail” .
Stop…

Oh. Grazie!
Tutto qua! Non pensi che sia importante?

Se vuoi chiedere scusa al lavoro, le tue scusanti saranno molto più credibili se fornirai maggiori informazioni.

“Mi dispiace non averti inclusa in copia nella mail.
Nella fretta ho completamente perso la cognizione del tempo. Possiamo prendere un caffè domani così ti aggiorno sulle fasi del progetto?”

3. Inserire “…ma …” dopo le tue scuse

“Mi dispiace, non era mia intenzione, ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Aggiungere “ma” è uno dei peggiori modi per dire che ti dispiace.

Quando usi la parola ‘ma’, neghi o cancelli tutto ciò che lo precede.
È un segnale che la parte veramente importante della frase sta arrivando solo adesso “… ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Anche se le tue intenzioni sono buone,
devi comunque essere conseguente al danno che hai causato.

“Non era mia intenzione, e mi dispiace così tanto che sia successo. Sarò più attento la prossima volta”.

Continua a leggere la parte 2.

6 spunti per superare la paranoia “Non ho idea di cosa sto facendo” al lavoro

inadeguato al lavoro

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” , a volte non ci sentiamo all’altezza del lavoro che stiamo facendo.

Pensiamo che tutti siano più bravi.
Succede quando cambiamo lavoro, ruolo, dipartimento oppure sono in atto cambiamenti strutturali o cambi di leadership.

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Altre volte questi sentimenti di inadeguatezza avvengono quando non siamo riconosciuti, poco considerati oppure stiamo vivendo sentimenti negativi in altre sfere della vita (affetti, famiglia, ecc..) e questa negatività la riversiamo nel lavoro.

Sfortunatamente,
la sindrome di “Non ho idea di cosa sto facendo” spazza via le certezze e può davvero avere un impatto negativo sul nostro percorso professionale.

Ecco 6 spunti per superare la paranoia di non essere adeguato al lavoro:

1. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori

Pensare che tutti siano migliori una sensazione tanto penalizzante quanto demoralizzante.

Stop … guardare il collega che sembra prendere ogni decisioni con disinvoltura.
Basta … invidiare la collega che sembra sempre capace di uscire da una situazione spinosa.

Sì, a volte tutti sembrano più bravi.
Più SMART.
Più efficaci … e allora?

Confrontarsi con gli altri e preoccuparsi di non essere all’altezza, significa solo irrigidirsi ancora di più e prendere un colpo di sfiducia.

La prossima volta che ti accorgi di cadere in questo vortice,
cerca un pensiero positivo che può interrompere questa spirale negativa “Sto facendo il meglio con quello che ho” oppure “Non ho più bisogno di confrontarmi con gli altri. Ognuno è migliore o peggiore su varie scale di valori“.

 


 

2. Gli altri sbagliano proprio quanto te

E anche di più.
Non stare a credere!
Anche gli altri fanno passi falsi quanto te, sono altrettanto incoerenti e contraddittori.

Anche i tuoi colleghi di lavoro (pure il tuo capo che ti sembra così brillante e competente) hanno paura di sbagliare, indietreggiano ai primi ostacoli,
sono paralizzati all’azione.

3. Smettila di credere che tu debba capire tutto

Non è vero che devi sapere tutto-tutto!

Fare cose che non hai mai fatto, richiede … una certa quantità di incertezza.
Guidare un nuovo team, iniziare un nuovo lavoro, cambiare azienda richiede doti (quali adattamenti, creatività, ecc) che solo l’incertezza è in grado di stimolare e “allenare”.

Senza l’insicurezza c’è solo sterile ripetizione di pratiche che già conosci.

Affrontare con curiosità i nuovi ostacoli “cammin facendo” è un modo efficace di crescere professionalmente.

Solo così puoi creare un reale valore aggiunto.


Conquista fiducia in ciò che fai > Inizia ora il tuo percorso di coaching

4. Riconosci la “trappola” della perfezione

Ti senti soddisfatto quando termini il tuo lavoro, oppure pensi che “non sia abbastanza”?
Alzi continuamente l’asticella dei tuoi standard?
Anneghi in ansia da perfezione?

Quando vuoi essere sempre perfetto ed efficiente,
stai per imboccare uno dei percorsi più veloci per compromettere la tua fiducia.

Non devi puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile.

La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo,
e non qualcosa di cui essere orgogliosi.

5. Vai a “caccia” di informazioni

Se -in effetti- le tue capacità non sono buone quanto quelle degli altri,
prepara un piano d’azione per uscire da questa empasse.

Inizia a leggere di più.
Rivedi i concetti importanti.

Segui un corso.
Vai ai seminari.

Invia una mail di richiesta di delucidazioni a un amico o un professore che conosci.
Fatti seguire da un coach.
Fai domande.
Non restare paralizzato!

Non considerarti inadeguato al lavoro.
Sei – semplicemente- una persona che sta incontrando problemi e sta lavorando per trovare soluzioni.

6. Smettila di angosciarti che – prima o poi – sarai “scoperto”

Sei convinto che per i colleghi sei “l’anello debole”?
Si chiedono come diavolo passi il tuo tempo lavorativo?
Ti preoccupi che il tuo capo ti chiamerà per chiedere conto delle tue malefatte?

Pensare “Non ho idea di quello che sto facendo” è raramente reale.
Non avere la minima idea di quello che si fa, è certamente …
improbabile.

Preoccuparsi che gli altri –prima o poi- scoprano che sei un impostore,
ti farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

L’inadeguatezza può diventare una spinta.

Sentirti inadeguato al lavoro può davvero spingerti a fare molto di più

Ti dà la propulsione,
la forza necessaria per lavorare con più impegno e più attenzione.

Ti spinge a fare ulteriore formazione, coaching, corsi di aggiornamento, insomma tutto quello che ti serve per colmare questo (presunto?) gap di competenza.

Invece di impantanarti nel dubbio ed essere paralizzato dalla tensione,
lascia che questa sensazione (anche se poco gradevole),
ti porti fuori della tua zona di comfort e ti spinga ad andare oltre.

La paura di essere inadeguato al lavoro può diventare (davvero) il tuo più grande alleato perché ti può spingere a persistere ad andare oltre . . .

Non temere, ce la farai!

Il rispetto sul lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 2

il rispetto sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

8. Parlare a voce troppo alta al cellulare

Quando sei alle prese con una situazione particolarmente delicata è facile scivolare in un “trip” telefonico che ti fa perdere completamente la dimensione di dove-sei e con-chi-sei.

Preso dal vortice della telefonata il tuo tono sale, sale, sale e ti ritrovi letteralmente a urlare nel tuo telefono cellulare.
È molto imbarazzante per chi ti sta intorno e … non ci fai davvero una bella figura!

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9. Interrompere e finire le frasi

Quando interrompi, non solo frustri la persona con cui stai parlando, ma dai un’impressione negativa di te stesso. Impara ad ascoltare.
Otterrai ammirazione e rispetto.

Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro.
Se finisci le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Perdi il rispetto sul lavoro!

Così facendo sprechi solo tempo, deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

10. Essere trasandato e maleducato fa perdere il rispetto sul lavoro

Certamente la società è diventata più casual.
Le persone sono molto più informali nel vestirsi al lavoro e nelle loro conversazione.

Considera l’impressione che trasmetti con il tuo look e il tuo atteggiamento.
Educazione al lavoro è sinonimo di professionalità e quando non lo sei, ti esponi ad attacchi,
dai quali non è possibile difendersi.

 


 

Puoi avere un pessimo carattere,
essere stressato o sotto pressione ma l’educazione è imprescindibile per riuscire a gestire in modo positivo i tuoi rapporti interpersonali al lavoro.

Non dare per scontato che le tue prestazioni valgano il disturbo e l’irritazione che causi.

11. Profumo o deodorante in eccesso

In un ambiente chiuso una fragranza “pungente” o “forte” può essere fastidiosa,
causare mal di testa e raffreddore da fieno.

Oltre … a subire battute spiritose e perdere il rispetto sul lavoro!


Comunica meglio, ispira di più > Scopri il coaching

12. Fare osservazioni sarcastiche

Il sarcasmo è il rifugio dei deboli.”
Jean-Paul Sartre

Utilizzare sarcasmo e ironia (di bassa lega), non è una tattica efficace durante una conversazione.
Spesso è un meccanismo di autodifesa che può essere rischioso e facile a interpretazione sbagliate.

Ci sono modi migliori per esprimere il tuo punto di vista.

Dai,
togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno ti sta parlando.

Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre l’altro sta spiegando il suo punto di vista.

Puoi non essere d’accordo con gli altri, ma così facendo tocchi tasti molto sensibili.
Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che prendano sul serio te!

13. Interrompere le persone dal loro lavoro

“Ti rubo solo un secondo/minuto.”
Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

Non è solo un modo di dire … è una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno,
chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

Diventare assertivo: 6 trappole che incontri nel percorso di crescita

diventare assertivo

Foto by Josdevos

Se desideri diventare assertivo e stai lavorando sul tuo approccio
sul tuo modo di comunicare … comincia in piccolo.

Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti supera alla cassa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi, l’amico che chiama solo quando li fa comodo.

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Le prime volte sarà dura, ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

Se stai provando a essere più assertivo, se stai cominciando a porre confini,
a dire NO e non accettare più passivamente comportamenti altrui … sono felice per te.
Mi congratulo con te per questi obiettivi raggiunti.

Desidero solo avvisarti dei pericoli e le trappole che potresti incontrare nel percorso di affermazione di te stesso:

1. Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti pseudo-assertivi che consigliano di chiedere la stessa cosa, più e più volte fino a quando la persona cede.

Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

2. Farsi valere sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.

Ci possono casi in cui prendere una posizione più grintosa o passiva diventa la scelta migliore.
Altre volte anche far finta di niente … potrebbe diventare la strategia migliore!

3. Sentirsi in colpa

Alcune persone sono deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.

Finché esprimi le tue esigenze con garbo e gentilezza, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

4. Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia, amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio alla vita.

Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita, le persone intorno a te,
sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

5. Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione,
o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

 


 

6. Essere inflessibile non vuol dire diventare assertivo

Diventare assertivo non significa diventare freddo e inflessibile,
rivendicare solo i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante,
riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stesso,
con una maggiore percezione di controllo sulla sua vita.

15 segnali evidenti che devi ancora crescere come professionista e come Uomo

crescere professionalmente

Crescere professionalmente come Uomo e come Donna…

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

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Prima di essere un grande professionista devi essere una grande persona.

Crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Crescere professionalmente significa guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Ricorda il monito di Wolf J. Rinke
“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Crescere professionalmente vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze

È più che essere onesti.

Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.

 


 

Il professionista fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Ecco 15 segnali che evidenziano che devi ancora crescere come professionista e come Uomo (o Donna):

1. Ti offendi facilmente

2. Hai bisogno di essere amato e riconosciuto

3. Valuti o giudichi prima di conoscere-i-fatti

4. Parli di te la maggior parte del tempo

5. Sei geloso di quelli che “riescono”

6. Le tue idee sono sempre le idee “migliori”


LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

7. Non dici mai “Ho sbagliato”

8. Sono sempre gli altri a non-capire

9. Ti aspetti che le persone leggano la tua mente

10. Ami conversazioni con duelli, vincitori e vinti

11. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”

12. Ti piace dare feedback, ma non li accetti

13. Hai paura del talento degli altri

14. Non sai ridere di te stesso

15. Ti lamenti costantemente degli altri