10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti
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Azz…
ti hanno appena scavalcato.
Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato.
“Nooo… ma com’è possibile?”
Ti vedo ancora un po’ stordito.
Eri nel mezzo della riunione.
Tutto stava filando liscio quando, all’improvviso…
il tuo collega si prende – candidamente –
il merito per il lavoro che hai fatto tu.
Mentre cerchi di capire se hai sentito bene
(“Come osa?”)
hai già perso il treno.
Per parlare.
Per controbattere.
È tardi.
È successo tutto troppo in fretta.
In modo imprevisto.
Inaspettato.
Ora tutti sanno chi ha fatto quel lavoro.
E non sei tu.
1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato
Il suo obiettivo è solo sminuirti?
Ti scavalca perché è più smart?
Dire che la tua idea non funziona
non è automaticamente scorretto.
Forse è solo stato diretto.
Poco gentile.
Gli stili comunicativi sono diversi.
Ma è legittimo dire come vuoi essere trattato.
Dare feedback in momenti delicati non è semplice:
basta una parola sbagliata per creare tensione.
2. Affronta la questione. Subito
Come scrivo in “Prima volta Leader”,
è fondamentale intervenire prima che diventi un’abitudine.
Uno scavalcamento fa ribollire il sangue.
È normale.
Ma reagire in modo aggressivo
dà solo più potere al collega scorretto.
Respira.
Prendi distanza.
Mantieni la calma.
3. Non procrastinare il confronto
Evitare i comportamenti tossici
non li fa sparire.
Non succederà.
Non fare la vittima.
Tantomeno non sacrificarti in silenzio.
Intervieni al primo segnale,
prima che il rapporto di lavoro si rovini.
Guardalo negli occhi.
Fai capire che non sei un bersaglio facile.
Non puoi cambiare le persone.
Puoi cambiare come reagisci.
4. Parla prima con la persona
Non andare subito dal capo o dalle HR.
Almeno non all’inizio.
Chiedi un incontro chiarificatore:
“So che questa conversazione sarà scomoda.
Ma sento il bisogno di parlarne con te.”
Saltare questo passaggio
raramente migliora le cose.
5. Affronta il comportamento, non la persona
Evita frasi come:
- “Sei scorretto”
- “Hai sbagliato”
Sii specifico:
cosa, dove, quando.
Descrivi fatti e azioni. Dati.
Non etichette.
Non giudizi.
Concentrati su ciò che è accaduto,
non su chi è l’altro.
6. Chiedi di cambiare approccio
Esempi:
- “Apprezzo il punto di vista. In futuro preferirei…”
- “Evita battute sulla mia proposta davanti agli altri.”
- “Spiega cosa va corretto, senza sminuire.”
- “Ti chiedo di non prenderti il credito del mio lavoro.”
Chiaro.
Calmo.
Diretto.
7. Ascolta anche la sua versione
Lascia spazio alla spiegazione.
Ascolta senza interrompere.
Anche se non sei d’accordo.
Interrompere irrigidisce.
Ascoltare invece … rafforza autorevolezza e credibilità.
8. Coinvolgi un terzo (solo se necessario)
Se distorce i fatti, diventa aggressivo
o gioca la parte della vittima,
un testimone può servire.
Meglio se accettato da entrambi
e con reali capacità di mediazione.
Nota personale:
questa opzione non mi entusiasma.
Preferisco conversazioni adulte tra adulti.
9. Collabora, ma mantieni le distanze
Fai il tuo lavoro. Collabora.
Nulla di più.
Limita i contatti allo stretto necessario.
Inviti informali?
Rifiuta con educazione.
10. Coinvolgi il capo (se non cambia nulla)
Se il comportamento continua,
è il momento di informare il responsabile o le HR.
Presenta i fatti.
Senza lamentele.
Senza vittimismo.
Etichette.
Sottolinea l’impatto sul team e sulla produttività.
È ciò che conta davvero.
Non è detto che cambi tutto.
Ma spesso basta un richiamo
per rimettere i confini al loro posto.
Gestire una conversazione difficile …
richiede lucidità, empatia e metodo.
Con il coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” impari una strategia replicabile per comunicare con chiarezza e rispetto, anche sotto pressione.
Non frasi ad effetto.
Solo presenza.
E fermezza.
Forza.
Faccio il tifo per te!



















Formatore e Coach.