Comunicazione sul lavoro: il pericolo sottovalutato di parole come FORSE e MA

comunicazione sul lavoro

Non vuoi dire NO, ma anche SI ti gratta in gola.
Allora ti esce un benevolo FORSE, che è più dannoso di NO e SI messi assieme.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Quando dici FORSE, di solito intendi NO

Dire NO subito, ti salverà dal mal di testa e impedirà lo scompiglio della tua agenda.
È importante imparare a dire NO a molte cose, da quella borsa nuova a quell’altro impegno per il quale non hai tempo.

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Nella comunicazione sul lavoro, NO non è sempre la risposta giusta, soprattutto se è il tuo capo a fare la domanda.
Proprio come dobbiamo allenarci a dire NO,
è importante evitare troppi FORSE.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Nella comunicazione sul lavoro la parola FORSE è .. un impegno inutile

È una ruota del criceto.
Ti siedi e giri, giri ma non vai assolutamente da nessuna parte.

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.

SI o NO sono più semplici di FORSE.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO. Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

FORSE è pericoloso. Blocca. Nella comunicazione sul lavoro porta all’inazione e alla confusione.
I leader di successo hanno una cosa in comune: prendono decisioni. Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

Il potere sta nella semplicità

I leader peggiori sono quelli che rimangono bloccati nella complessità e prendono decisioni lentamente.

Su queste cose dovresti essere brutalmente diretto.
Un mucchio di FORSE è utile solo a creare confusione mentale.

La vita professionale (e non solo) è un susseguirsi di decisioni.
SI o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione.

 


 

Se ti trovi bloccato nella ruota del criceto dei FORSE, individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere il FORSE.
Vai a prendere quell’informazione e chiudi la questione.

Se semplicemente non puoi decidere, dì semplicemente NO e vai avanti.
Qualunque decisione (nella comunicazione sul lavoro) è migliore di nessuna.

Escludi i “MA”

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima!

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.

“Sei fantastica, bellissima, sei la donna della mia vita MA …”.

Come ti suona?
Ha davvero gestito bene il reclamo? È davvero la donna della mia vita?
Sto cercando di non deluderlo. In realtà non ha gestito bene il reclamo perché ha dimenticato una parte fondamentale del processo.

Che cosa sente?
Che non intendo quello che ho detto e lo sto criticando.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica

Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Inoltre, la parola MA ci mette sulla difensiva.
“L’avrei fatto MA … ”
Più ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni, meno abbiamo bisogno della parola MA.

Che dire?
Ti auguro una vita senza FORSE e senza MA!

Fare crescere il team: la gestione delle scuse e delle giustificazioni

fare crescere il team

Come ti approcci con il tuo team?
Sei un capo che-abbocca-facile a ogni scusante?

O sei uno che – davanti alle continue giustificazioni – si logora per giorni per poi esplodere di botto con quello che (sfigatissimo) arriva in ritardo per la prima volta (e di soli 58 secondi)?

Pensi di saper comunicare in modo efficace con il tuo staff?

Ti senti in grado di fare crescere il team?

La comunicazione è l’ingrediente chiave per cambiare il modo in cui il tuo personale si comporta. Detto questo, non pensare che basti comunicare meglio con il tuo team, per fare sparire come d’incanto scuse e giustificazioni.

Magari!

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La cosa importante da ricordare è …
spesso i team leader falliscono perché permettono ai loro collaboratori di farla franca con le scusanti.

E sai perché?

Le persone si accorgono rapidamente quando sono ammesse le scusanti

Sentono subito quando la giustificazione non è stata affrontata con la dovuta decisione.

E quel che è peggio che – in poco tempo – tutto il team inizierà a trarre vantaggio da quest’opportunità …
che hai (gentilmente) concesso!

Se non metti subito un freno, diventa un vero e proprio fenomeno morale … perché si è creata una cultura della prevenzione piuttosto che della responsabilità!

Agisci in fretta per affrontare il problema

Se ti senti sfibrato dalle continue giustificazioni dei tuoi collaboratori, vuol dire che ne senti spesso, il fenomeno è già rodato e sta assumendo connotati pericolosi.

Stop. Adesso.

È il momento di fermare questa pericolosa escalation e dimostrare a tutti che ci saranno conseguenze, a prescindere dalle scuse.

Se consenti ancora di giustificare scarse prestazioni autorizzi tutti a fare lo stesso, anche quei collaboratori impegnati e motivati.

Chiedi al collaboratore di trovare soluzioni

“Non ne ho avuto tempo”
“Ho troppe cose da fare in questo momento”
“Non ho mai imparato a farlo”
“Non ho trovato il parcheggio”
“Il treno/bus/metro era in ritardo”
“Non è colpa mia”
“Non ne so niente”
“Scusa … ma quale progetto?”

 


 

La cosa importante da trasmettere è di trovare soluzioni per superare il problema.
Spetta al collaboratore garantire l’efficacia e prevenire i futuri problemi.

Non assumere tu la responsabilità di trovare la soluzione. Evita di cedere alla tentazione di fare il consulente o il papà/mamma (non è il tuo ruolo).

Non sentirti in dovere di risolvere i problemi

Se vuoi fare crescere il team devi essere una “stampella” non un comodo “sgabello” dove riversare tutte le scusanti.

Devi crescere tu, e devi fare crescere il team, aiutare i tuoi collaboratori a raggiungere standard più elevati.

Cosa serve?
Spostare la pausa-pranzo di mezzora, affittare un parcheggio nelle vicinanze, una formazione ad hoc …

trovare un supporto tecnico, uno specialista di un settore specifico, l’appoggio di un altro collaboratore per portare a termine quel determinato compito nelle scadenze stabilite?

Rimani in attesa delle loro soluzioni e delle loro proposte.

Se ricominciano di nuovo le giustificazioni dei collaboratori, puoi sempre chiedere il motivo per cui la prima soluzione non ha funzionato.

Riafferma la fiducia e chiudi la questione

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne!
Non ripeterti, non fare prediche o battutine.

Un leader eccellente non cerca rivincite o vendette.

Sa che è parte del suo lavoro coinvolgere il personale sulle prestazioni, le scuse o le resistenze che inevitabilmente seguono quando si tenta di cambiare o migliorare un comportamento.

Ti dico questo perchè il mio proposito di coach è aiutarti nella crescita di leader.
Non sono un amico cui raccontare le cose che non vanno.
Sono un professionista.
Partner del tuo successo.

Il segreto del grande leader? Coinvolgere tutto il team – nessuno escluso

coinvolgere il team

Forse non te ne rendi conto ma all’interno del tuo team … spesso ti confronti o coinvolgi sempre e solo con le stesse persone.
Per gli altri, solo comportamenti di circostanza e direttive di routine!

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri, ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

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Tutti vogliono partecipare al successo dell’azienda

Anche le persone con compiti “secondari” desiderano fare un buon lavoro, avere degli obiettivi da raggiungere e partecipare al successo dell’azienda per la quale lavorano.

Rendi partecipi tutti i tuoi collaboratori di ogni iniziativa e attività. Grazie ad una comunicazione semplice e trasparente, impara a coinvolgere il team. Nessuno escluso.
Le persone si sentiranno importanti.

Miglioreranno la loro autostima e aumenteranno impegno e produttività.

Se vuoi coinvolgere il team non dividerlo in “categorie”

La divisione del team in categorie, anche solo mentale o per tua comodità, ti porta inevitabilmente, anche senza volerlo, a creare discrepanze al suo interno:
nuove assunte vs vecchia guardia, tempo pieno vs part time, venditori vs magazzinieri, etc.

Nel tuo team non ci devono essere “panchinari” o “seconde linee”.
Fai come gli allenatori di calcio, la loro più grande sfida è fare-gruppo, evitare di creare gap tra i vari giocatori …
“La mia squadra è composta di 22 giocatori …” è la loro frase preferita.

Prendi spunto dai politici appena eletti. “Destra o sinistra poco importa. Sarò il sindaco di tutti”

Usa sempre il “NOI”,
racchiudi idealmente tutti i membri del tuo staff … dalla tua assistente che è sempre al tuo fianco, al part time che incroci una volte la settimana.
 


 

Coinvolgi tutti … fai domande potenti

“Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?”
“Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”
“Che cosa faresti per aumentare la produttività in quel settore?”
“Vorrei sentire il tuo parere a riguardo …”

Sono frasi che ogni collaboratore vorrebbe sentire dal suo capo!

Per diventare un team leader eccellente, è necessario che tu coinvolga TUTTI i tuoi collaboratori nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua libertà di pensiero e di azione.
Guai a perderla!

Non decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra, impara a coinvolgere il team.

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono più coinvolti e motivati

Questa soddisfazione creerà un sentimento di lealtà nei tuoi confronti, aumenterà la motivazione di tutto il team ed eviterà turnover indesiderati.
Non male vero!

Ti dico questo perché ho a cuore la tua affermazione professionale.
Sono un coach.
Partner del tuo successo professionale.

Bravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta.

crescita professionale

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”.

Usain Bolt

Ci sono persone speciali. Geni. Talenti.
Tipo Steve Jobs.
Scusa ma tu che c’entri? Sei nato talentuoso? Ah, no …

Non ti “viene facile”, non sei portato. Sei normale. Troppo normale.
Solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli bravi, quelli che hanno talento e capacità arriveranno ai posti più ambiti.
Ed è assolutamente vero!

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La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è servita!

Crescita personale … vuoi sapere una cosa?

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

La crescita professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Grinta è perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.
Grinta è “attaccare” giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

“La vita è una maratona non uno sprint”

Dice la psicologa americana Angela Duckworth.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il tuo obiettivo.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …
fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.

Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
 


 

Sapersi rialzare è fondamentale per la tua crescita professionale

Prendi forza dal sapere che il talento è utile, ma ci sono tante qualità che puoi mettere lo stesso in campo
e che il duro lavoro e la tenacia sono i fattori determinanti del successo a lungo termine.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che per la tua crescita professionale … hai già tutto quello che ti serve!

E adesso che lo sai anche tu … che cosa farai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

Avere successo professionale: anziché rinunciare – a volte – basta solo rimandare

Avere successo professionale

“Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti”.
Woody Allen

La strada per avere successo professionale non è lineare.

La maggior parte di noi ha un’ideale del cammino verso il successo professionale, che suona più o meno così: studiare tanto, ottenere buoni voti, trovare un buon impiego, lavorare sodo, trovare un/a partner meravigliosa … e vissero tutti felici e contenti.

Purtroppo questo è ciò che ci è stato insegnato. Questo è ciò che crediamo.
Ciò che abbiamo interiorizzato.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme

Spesso,
per fare carriera, per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.

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C’è chi va dritto come un treno, una freccia, senza esitazione e tentennamenti, chi invece imbocca percorsi tortuosi (fatti di sali-scendi, fallimenti e rinascite). Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.

Ognuno arriva con il suo “passo” (io sono quello del cammino sinuoso).
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
incappiamo in deviazioni di carriera, cambiamenti di direzione, battute d’arresto, momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto, ci fanno a pezzi e demoliscono la nostra autostima e le nostre certezze.

Avere successo professionale? L’importa è COME affronti gli ostacoli

Sulla strada del tuo successo troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.
 


 

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”, insegnano cosa non funziona, cosa fare di diverso la prossima volta. Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta … non mollare,
prova ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora! Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale. Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento e sappia trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino.

Confrontarsi con gli altri: il metodo infallibile per farsi tanto male

confrontarsi con gli altri

Al lavoro sono tutti migliori di me”
“Gli altri hanno qualcosa in più”
“Roberta ha un passo in più”

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Felice o geloso? Triste?
Arrabbiato?

Se sei abituato a confrontarti con gli altri (il collega che ha avuto la promozione, il fratello che ha ottenuto quell’incarico prestigioso, l’amico che “ha messo su” la start up dei suoi sogni, ecc …) è il momento di smettere.

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Vedere Paola (la tua amica – quella brava) sempre più abile, capace o con più talento nell’affrontare le situazioni, è un modo efficace per depotenziarti.

Invece, è il momento di accettare che … alcune persone hanno più talento, hanno più esperienza, più competenza, più brillantezza in quel determinato settore.

Facciamo confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”

Dario ha un dono come broker, Alex è un venditore eccezionale, Sabrina è una creativa brillante …
e allora?

Anche tu non sei da meno …
Dario forse non è intuitivo come te, Alex è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sabrina è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo (e demotivante).
Infatti … ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
è il biglietto per il malcontento, il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

I continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità, ma perché ci si confronta con un’immagine ideale.

Anche se raggiungi il successo, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.
 


 

Confrontarsi con gli altri? Il pass per l’insoddisfazione

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri.

Hai notato che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri vincono, sono felici o celebrano successi?

La mente va a ricercare – tipo Google – tutte quelle persone che conosci e che affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno, dovresti essere felice.
Eccitato.

Non sentirti risentito e amareggiato. Questo significa solo che può essere fatto. Che è possibile. Il sogno può diventare realtà.
Arriverà il tuo turno!

Lavoro e successo: puoi salire molto più “in alto” se sei “leggero”

lavoro e successo

Al lavoro ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi secondo la persona che hai di fronte?
Ti preoccupi solo di ciò che pensano gli altri, ti trattieni dal dire ciò che pensi, dal fare o non fare qualcosa … per paura di quello che le persone penseranno?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è esserne ossessionato.

Ti sembrerà strano …
ma anche chi (in apparenza) sembra una persona sicura di sé, in realtà non fa altro che chiedersi cosa pensano i colleghi, i collaboratori o il capo.

I pesi emotivi bloccano la tua “salita”

Pensieri negativi (continui e depotenzianti) diventano pesanti fardelli che ti carichi sulle spalle.
Zavorre emotive che rallentano il tuo cammino. Così non riuscirai ad andare lontano nel lavoro.

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Anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance e il tuo sogno di lavoro e successo diventa pesante e sfibrante.
Logorante.

Molla tutti questi pesi.
Sai che succede se non lo fai?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti, continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Molla subito il fardello della perfezione

Pur di non sbagliare, ti tormenterai per ogni minimo dettaglio e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.

Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito.
Ha sbagliato.

Molla subito la zavorra di confrontarsi con gli altri.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori ma perché ci si confronta con un’immagine ideale, irraggiungibile.
 


 

Lavoro e successo: sali molto più “in alto” se sei “leggero”

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Liberarsi dalle zavorre emotive ti aiuterà a sentirti più leggeri, a volare alto nel lavoro.

Ti insegna a trattenere l’essenziale, ciò che merita di restare, per ritrovare leggerezza (che non é superficialità).

Liberarsi dalle zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Ti sentirai leggero e il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente. Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.

Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!

Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza.
Non scoprirlo troppo tardi!

Gestire collaboratori più esperti di te .. come farebbe un grande leader! – 2

gestire collaboratori più esperti

Leggi anche la parte 1.

5. Impara a gestire i “Non lo so” se vuoi gestire collaboratori più esperti

Ammettiamolo,
niente è peggio di porre una domanda al tuo supervisore, la persona che dovrebbe dare sostegno alle tue domande e preoccupazioni,
e come tutta risposta ottenere un disarmante “Non lo so, chiedi a qualcun altro“.

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Se un tuo collaboratore ti chiede qualcosa cui non sai rispondere, se rispondi spesso “Non lo so” apparirai debole, influenzabile, poco adatto a ricoprire una posizione dirigenziale.

Dall’alto canto, è facile cadere nella trappola di parlare senza conoscere la risposta per voler dimostrare competenza, voler sembrare “veloci” e intuitivi.

Ma se la risposta non è esatta o dai informazioni errate o incomplete?
Potresti danneggiare la tua reputazione, pagando in autorevolezza.
Davanti tutto il team.

E allora? Piuttosto di “Non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.
Leggi questo post ad hoc per altre frasi.

6. Chiedi ai collaboratori più competenti

“Sacha …
Lo so, che ti senti come se chiedere aiuto fosse una debolezza e allora decidi di fare tutto da solo, senza consultare nessuno.”

“Se vuoi gestire collaboratori più esperti di te, invece di temere la loro conoscenza (e cosa penseranno della tua mancanza di competenza), perché non proviamo invece ad approfittarne?”

Ecco uno dei più grandi errori che un nuovo manager possa fare … non chiedere al proprio team.

In effetti, i dipendenti più competenti possono essere una delle tue migliori risorse perchè hanno esperienza e grandi idee che sono disposti a condividere.

Conoscono ciò che funziona e ciò che non lo fa, hanno visto (e risolto) quasi ogni possibile problema, hanno inevitabilmente visto i processi cambiare di volta in volta.
Conoscono i “meccanismi” meglio di chiunque altro.
 


 

È davvero un’ingenuità gestionale non attingere a questa risorsa fantastica,
questo “mare” di risorse, informazioni e soluzioni.

Quindi,
prenditi del tempo con ciascuno dei tuoi collaboratori, osserva il loro lavoro quotidiano e fai molte domande.
Imparerai più da loro che da un master specialistico.

7. Rispetta i tuoi collaboratori

“Non potranno mai toglierci il rispetto per noi stessi,
se non saremo noi a darglielo.”

Mahatma Gandhi

Fai sapere ai tuoi dipendenti quanto apprezzi la loro conoscenza e saranno più ricettivi alla tua leadership.

Se vuoi gestire collaboratori più esperti, prenditi il tempo per conoscere i dipendenti come persone.

Scopri come si sono trovati in questo posto di lavoro, cosa li eccita e come preferiscono essere gestiti. Potresti essere sorpreso nello scoprire che condividono gli stessi tuoi valori, aspirazioni ed esigenze.

Come giovane leader, se gestisci il tuo team in modo efficace, fornisci la formazione di cui hanno bisogno, sai riconoscere i successi, se farai bene il tuo lavoro, otterrai il rispetto e la stima che meriti.
Diventerai inevitabilmente un leader più forte e il punto di riferimento di tutto il team.

La competenza è importante, ma non meno fondamentale di altri fattori come la motivazione, il rispetto, l’integrità e la passione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Sii rispettoso, curioso e di mentalità aperta.

Per diventare il leader, gestire collaboratori più esperti e che ne sanno più di te, è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Sacha nel frattempo ha fatto coaching sul suo approccio di leader.

Durante le sessioni ci siamo concentrati soprattutto sulla pressione interna (di voler dimostrare e sentirsi apprezzato dai più anziani) che rischiava di trasformarsi in un clamoroso autogol.

Grazie ai colloqui individuali (che avevamo preparato insieme) ha scoperto che i tanto temuti collaboratori anziani erano più stimolati dallo sviluppo di nuove tecnologie e non volevano occuparsi di riunioni, budget, disciplina e tutti i doveri del ruolo di supervisore.

Anzi, erano ben felici dell’operato di Sacha che ritenevano molto rispettoso, disponibile e … competente.

Successo professionale: ecco chi non ci riuscirà MAI (controlla di non essere nella lista) – 2

successo professionale

Leggi anche la parte 1.

Il successo rigetta chi vuole seguire un percorso regolare

La maggior parte di noi ha un cammino ideale verso il successo professionale:
studiare, trovare un buon lavoro, fare un buon lavoro, essere promosso, vivere felicemente per tutta la vita.

A volte succede,
spesso no.

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In realtà,
spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.

Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti, incappiamo in battute d’arresto, momenti d’involuzione, strepitose trombate, clamorosi cappottamenti e inaspettate défaillance che ci mandano al tappeto,
ci fanno a pezzi l’autostima e demoliscono le nostre certezze.
Questo è il motivo per cui molti rinunciano.

Quello che è importante è trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino verso il successo professionale.

Il successo non è per chi è pigro

“Il fallimento non è l’unica punizione per la pigrizia;
vi è anche il successo degli altri.”
Jules Renard

Spesso quando “dialoghiamo” con noi stessi, ci diciamo che siamo SMART e impegnati,
ma poi in verità …
arriviamo in orario al lavoro, ma non ci fermiamo oltre.

Non approfittiamo delle pause per intraprendere progetti aggiuntivi,
facciamo solo quello che ci viene chiesto.

Non fai mai più del tuo “compitino”, non provi mai a imparare più del necessario.
Sei un buon lavoratore,
ma non eccezionale.

Forse qualcun altro si è impegnato di più,
sembra essere più appassionato e coinvolto nel suo lavoro.

Cosa ti differenzia dai tuoi colleghi?
Perché credi di meritare (davvero) una promozione?
Perché avrebbero dovuto scegliere proprio te?
 


 

Il successo rifiuta chi vuole evitare il conflitto

La maggior parte delle persone preferisce evitare i conflitti.
Ha il bisogno di essere apprezzata, vuole essere accettata e desidera stabilità.

Le persone di successo sanno che non possono essere efficaci senza affrontare il conflitto.

Le comunicazioni diventano tese, il lavoro di squadra diminuisce, la produttività soffre.
I risultati ne soffrono.

Se scegli di evitare conflitti a qualsiasi costo,
il prezzo da pagare potrebbe essere molto maggiore.

Quindi, abbraccia la soluzione del conflitto.
Dopotutto, anche il conflitto sul lavoro può essere molto salutare.

Il successo dice “no grazie” a chi ricerca solo complimenti e fan deliranti

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!

L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi,
eppure …

se la tua sete di successo è legata solo a felicitazioni, riconoscimenti ed elogi, sappi che …
stai puntando sui numeri sbagliati.

Nessuno (almeno molto pochi) all’inizio si prenderà del tempo per magnificare i tuoi sforzi e i tuoi progressi.

La maggior parte delle persone (spesso – ahimè – proprio quelle più vicine a noi) spenderà solo pochi minuti preziosi solo per dirti che stai facendo qualcosa di sbagliato,
o perché vuole qualcosa da te.

L’ultima cosa che pensa è …
magnificare le tue doti, elogiare le tue capacità e il tuo sviluppo.

Se stai facendo grandi cose, prenditi il tempo per riconoscerlo.
E lo devi fare da solo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Viaggio verso il successo professionale? Non è certo una passeggiata

Le persone di successo hanno dovuto attraversare le notti più buie per vedere all’alba la luce.
Il viaggio verso il successo è un lastricato con molti ciottoli.

Ci sono lezioni da assimilare,
alcune cose da perdere e altre da trovare.

Tuttavia, se vuoi arrivare alla meta, devi continuare.
Buon viaggio!

10 abilità che ogni team leader eccellente dovrebbe potenziare – 2

leader eccellente

Leggi anche la parte 1.

5. Comunicare in modo chiaro le priorità

Tu sai (esattamente) cosa vuoi dai tuoi collaboratori.
Ma loro lo sanno?

Di solito, il team non sa esattamente che cosa è fondamentale per i loro dirigenti.
I dipendenti non possono svolgere bene le loro mansioni se non conoscono le priorità.
Quali sono le tue?
La precisione, la soddisfazione del cliente?
La vendita a ogni costo?
Un servizio impeccabile?

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Qualunque siano le tue priorità,
comunicale in modo chiaro e semplice.

Evita di utilizzare un linguaggio dispersivo (pieno di “un po’, quindi…, stavo pensando”) che potrebbe indebolire il tuo modo di comunicare.
Esercitati a trasmettere messaggi sintetici e a utilizzare un linguaggio più incisivo, stimolante e orientato all’azione.

Se un collaboratore non ha soddisfatto il tuo standard, concentrati di più su cosa deve essere fatto per migliorare piuttosto che su ciò che non ha funzionato.

6. Risolvere i conflitti in modo produttivo

Perché è importante dedicare molta attenzione ai rapporti,
contrasti e conflitti nel tuo luogo di lavoro?

I conflitti possono rovinare i rapporti personali, creare un ambiente negativo, ostacolare la produttività,
distruggere il lavoro di squadra e causare un calo di fatturato.

Il conflitto sul lavoro è naturale e inevitabile ma ci sono tecniche e abilità che possiamo imparare per trasformare conflitti distruttivi in accordi costruttivi.

Ricorda che le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera.
 


 

7. Coinvolgere tutto il team

Per diventare un team leader eccellente, è necessario che tu coinvolga i tuoi collaboratori nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Non decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra.

Fai domande stimolanti, del tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure
“Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”.

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione.
Guai a perderla!

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono ancora più coinvolti e motivati.

8. Dare obiettivi specifici

Motiva al massimo dando obiettivi specifici e quantificabili a ogni singolo collaboratore.

Diventa un supporto attivo e concreto per ognuno di loro.
Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi.

Aiutali a elaborare un piano d’azione e a rimuovere i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino.
Sostienili e incoraggiali costantemente.

9. Delegare con efficacia

Il team leader eccellente e vincente sa allentare un po’ il controllo,
e delegare con efficacia.

Non disperdere energie preziose.
Troppo spesso, quando vuoi seguire ogni dettaglio della gestione, in breve tempo,
ti ritrovi stressato e oberato di lavoro, perché stai tentando di fare tutto da solo.

Il risultato è che i dipendenti non si assumono mai responsabilità, si sentono disimpegnati e si demoralizzano.
Delegare ti permette di focalizzarti sulle priorità e sulle azioni importanti e di essere sempre dinamico, lucido e propositivo.

Solo perché un tuo collaboratore o dipendente non ha le competenze per portare a termine un compito difficile, non significa che non possa imparare.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. Ascoltare di più è il mantra del leader eccellente

Imparare ad ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace.

Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo.
Ascoltare è capire il messaggio nel suo giusto contesto.

Il tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.
Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti, più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te.

Ascolta i bisogni dei tuoi collaboratori, le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e poi agisci di conseguenza.

Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.
Un vero leader!

In definitiva,
se vuoi diventare un team leader eccellente, è necessario saper creare entusiasmo nel tuo luogo di lavoro, coinvolgere e motivare i tuoi collaboratori per raggiungere, insieme, grandi obiettivi.

Ansia da riunione? Cosa fare quando non hai niente di produttivo da dire

ansia da riunione

Foto di shanon

Un’altra riunione sta arrivando,
e tu… cominci a sudare freddo.
Come al solito.

Come tanti professionisti – probabilmente molti di più di quello che pensi –
non sei in un ambiente a te confortevole.

Alcune persone possono dominare la discussione,
prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di confronto.

Ansia da riunione .. cosa dire? Cosa fare?

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo da dire?
Qualcosa di interessante con il quale contribuire?
Niente di stimolante da condividere?

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Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso stare seduto “congelato” durante l’ennesima riunione,
può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere quello che “non aggiunge mai niente di valore”.

Ecco alcuni suggerimenti su cosa fare,
quando senti ansia da riunione e pensi che (per l’ennesima volta) non hai niente da dire:

1. Pianifica in anticipo

Solitamente,
nelle aziende è prassi preparare e divulgare le trattante della riunione.

Le voci dell’ordine del giorno ti daranno un’idea (anche se i partecipanti si allontanano dagli argomenti) di dove dovrebbe condurre la conversazione.

Ecco perché,
fare una ricerca sull’argomento è uno dei modi migliori per arrivare preparato alla riunione.
Pronto per qualsiasi tipo di confronto attorno al tema di discussione.

Preparati alcune intuizioni e sensazioni da condividere,
utilizzando la riunione come un’opportunità per evidenziare le tue abilità.

Anche se i tuoi interventi saranno brevi,
preparati i punti chiave in modo da seguire un filo logico.
Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare l’intervento a memoria.

Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se …
se dimentichi qualcosa,
vai in tilt!

 


 

2. Durante la riunione il focus non è su di te

Ti senti valutato costantemente durante la riunione?
Quando entri, ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa penseranno di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

La maggior parte delle persone,
è altrettanto preoccupata di come viene percepita in una riunione.
Vuole fare (come te) bella figura.
Vuole essere (come te) riconosciuta come preparata e competente.

La maggior parte delle persone è molto concentrata su se stessa,
è troppo impegnata con se stessa per essere critica per te.
Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Non è necessario,
tirare “fuori dal cappello” una brillante intuizione ogni volta che apri la bocca.

3. Fai domande

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati nella riunione.

Oppure (in alternativa),
chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.
Di solito questo dietro-front è apprezzato,
perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Se non hai nulla da far notare,
appoggiandoti allo schienale,
puoi semplicemente commentare “Non mi è chiaro il significato di questi numeri”.

Se ti rendi conto che la riunione sta diventando dispersiva,
puoi chiedere con fermezza ai partecipanti di fare un passo indietro con l’obiettivo di ritrovare il filo del discorso.

Così facendo,
dimostri di essere una persona che “non si perde nel flusso”,
una persona capace di concentrarsi sui problemi reali.

4. Richiedi informazioni

Non ti perdere nel vortice dell’ansia da riunione,
non aver paura di chiedere le informazioni necessarie.

Spesso
i colleghi ambiscono a sentirsi riconosciuti e forniscono tutte le loro informazioni per il bene della società.

Dopo aver richiesto le informazioni,
consenti alle persone di rispondere, senza interrompere.

Mostra il tuo desiderio di essere produttivo,
non divagare, inventare,
(o peggio) manipolare per nascondere la tua mancanza di conoscenza dell’argomento.
Non dare l’impressione di essere concentrato solo sulla tua “performance”.

5. Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, meglio tacere

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Hai detto quello che dovevi dire.
Anche se in forma semplice e asciutta.
Magari in modo non così strepitoso come volevi.
Bene.
Adesso taci!

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso,
o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.

Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito,
accettato e amato dagli altri …
meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Spesso indeboliamo la comunicazioni con espressioni pompose ma inefficaci

Spesso,
nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti,
aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi,
e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto:
indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

Non dire niente è certamente l’opzione a più basso rischio,
soprattutto se sei nuovo in un’organizzazione, o senti ansia da riunione,
ma se vuoi trasmettere ai colleghi l’impressione di essere concentrato e interessato assicurati di preparare domande pertinenti e stimolanti.

5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.
Il rischio è di diventare controproducenti.

“Le persone perfette non combattono, non mentono,
non commettono errori e non esistono.”

Aristotele

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare (ci mancherebbe) chi lavora ricercando la perfezione al lavoro,
ma ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono” e smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

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Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”:

1. Quando l’urgenza è più importante della qualità

Il Mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

Spesso, “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

2. Quando rischi di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno,
sul lavoro può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Se sei un perfezionista accanito,
vuol dire che stai cercando di raggiungere un modello mitizzato.

Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.
Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto duraturo per un puntiglio trascurabile o per l’insistenza su un dettaglio irrilevante.

Le persone sono diverse.
Il tuo lavoro può essere perfetto,
ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

3. Quando i livelli di ansia e stress nell’ambiente di lavoro sono già al limite

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sè.

La perenne lotta per essere perfetto può essere molto logorante e stressante.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

 


 

4. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando,
ripensandoci bene (soprattutto la notte) “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici.
Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se per tutti, il risultato è “perfetto cosi com’è”,
probabilmente non cercano di sabotare la tua carriera ma semplicemente ti stanno assicurando che hai già fatto un buon lavoro e non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

5. Quando sei sotto pressione

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.
Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Nessuno vuole essere ricordato per essere un professionista superficiale e impreciso.
Tuttavia,
puoi regalarti una pausa qua e là,
e avere più tempo per controllare il tuo lavoro quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare,
se sei una persona alla costante ricerca della perfezione …
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

Perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Spesso “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.

Un percorso di coaching senza la paura di mettersi in gioco

percorso di coaching

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali,
necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei già chiesto …
cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà,
insidie, ostacoli, impedimenti?

La routine dà un senso di sicurezza e di protezione.
Difficilmente (o con difficoltà) facciamo un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza,
dalla zona di comfort.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai gli stessi risultati

“Quelli che vogliono vincere vincono, quelli che hanno paura di perdere perdono:
tendiamo a conseguire ciò su cui ci concentriamo.

Se temiamo di fallire, vuol dire che siamo concentrati sul fallimento,
ed è proprio quello a cui andremo incontro.”
John Whitmore

Se fai quello che hai sempre fatto,
ti comporti o reagisci come sempre …
otterrai sempre gli stessi risultati.

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Se non usci allo scoperto,
non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Sei disposti a correre rischi e a sentirti un po’ a disagio?
All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.
La crescita pretende un disagio temporaneo.

Il disagio è il segnale di cambiamento

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato …
disagiato.

Sviluppare una sana fiducia in se stessi,
quella che ci dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.
L’ignoto.

Senza disagio, non c’è crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.
Devi “allenarti” al disagio.
Il coaching è basato sull’azione.

Un percorso di coaching è un’opportunità di crescita

Ecco il coaching,
per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

Dopo aver fatto il percorso di base,
decidi se continuare il potenziamento con percorso di coaching più avanzato e articolato,
per potenziare al massimo il tuo approccio,
il tuo “modo di proporti” e di comunicare.

Poi viaggi da solo …
 

Sei il nuovo team leader? 20 regole per sopravvivere i primi mesi (e non solo)

nuovo lavoro di team leader

Nuovo lavoro di team leader?
Complimenti!

Il tuo curriculum è stato il primo della pila,
hai superato la prova di colloquio, hai ottenuto l’offerta,
hai accettato i termini e ora sei pronto per il nuovo lavoro!

Nuovo lavoro di team leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

Appena si “entra” in un nuovo team o organizzazione,
è difficile capire “come” fare le cose
(non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) …

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ci sono nuove regole da assimilare,
nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Questa fase iniziale può essere sia stimolante che sfidante. Ma è anche una straordinaria opportunità per crescere, imparare e dimostrare la tua capacità di adattamento.

Per navigare con successo in questa transizione…

ci sono alcune strategie che possono aiutarti a costruire rapidamente fiducia, stabilire relazioni e inserirti nella nuova dinamica del team.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol,
un atteggiamento frainteso, una trappola.

Ora che si sta avvicinando il gran giorno,
i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli ti stanno tenendo sveglio la notte,
ti invito a fare tue queste regole come se fossero dei “comandamenti”.

Così quando la tua mente vaga intimorita senza meta,
rileggere queste “regole”, ti aiuterà a ritornare sulla giusta strada.

Tieni a portata di mano o di smartphone queste 20 regole per trovare forza nella tua leadership,
partire con sicurezza ed entusiasmo verso il tuo nuovo lavoro di team leader.

Puoi prendere qualche spunto interessante dal mio libro “Prima volta Leader”.

20 regole per sopravvivere i primi mesi nel tuo nuovo lavoro di team leader:

 

1.L’ansia che senti per il tuo inizio – la sentono anche gli altri (anche di più).

2. Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato.

3. Non devi dimostrare subito quello che sai. Lo hai già fatto in fase di selezione.

4. Una parola è poco, due sono troppe. Ascolta di più, parla di meno.

5. Non credere a tutto quello che ti verrà detto.

 


 

6. Chiediti “Se faccio questo, chi ne subirà le conseguenze?

7. Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

8. Devi essere consapevole che la motivazione dello staff passa inevitabilmente da te

9. Senza il tuo team … non vai da nessuna parte!

10. Se senti il bisogno di sentirti superiore vuol dire che non lo sei.

11. Concentrati sull’unica persona che puoi controllare .. te stesso.

12. Per iniziare bene sono sufficienti 3 cose: Presentarsi – Ascoltare – Creare relazioni.

13. Non fare il brillante … soprattutto se non lo sei!

14. Se senti la necessità di parlare delle tue capacità, del tuo successo, di quanto sei bravo … non farlo. Fai parlare i fatti.

 


 

15. Se ti assalgono i dubbi sulla tua leadership .. ferma i pensieri, blocca le fantasie, concentrati sui fatti. “Dialoga” con le tue paure.

16. Ricorda che … l’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

17. Non preoccuparti troppo degli altri. La persona più difficile da gestire … sarai tu!

18. Ricorda le parole di Wolf RinkeDire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

19. Lavora su te stesso … se non vuoi entrare nella statistica dei fallimenti da leadership.

20. Se non prendi sonno, ricorda che … i grandi leader non lottano con la paura. La guardano in faccia. L’ascoltano. L’accettano.

6 segnali che indicano che vuoi davvero lavorare per affermarti sul lavoro

cambiamento

“Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati,
senza mai mettersi in cammino.”
Fabrizio Caramagna

Poco importa quanto abbiamo ricevuto dalla vita,
abbiamo un costante desiderio di miglioramento.
Desideriamo di più.
Vogliamo di più.
Più successo, più soldi, più felicità, rapporti più solidi e …
pensiamo, sogniamo e lottiamo per ottenere quello che stiamo cercando.

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.
Il professionista di fiducia che ti “allena” e prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi,
i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva.

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Ecco 6 segnali che indicano che vuoi un cambiamento e desideri mostrare agli altri le tue reali capacità:

1. Hai capito che “pronto” non lo sarai mai

Hai aspettato,
rimandato, rinviato,
hai raccolto tutte le informazioni necessarie …
adesso devi fare il primo passo!

Non aspettare di essere preparato, perfetto o di “saperne di più”.
Non aspettare di essere pronto per iniziare il percorso di coaching.
Perché “veramente pronto”non lo sarai mai.

Non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) insidiosa.

Anche se conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.

Potresti leggere 1000 libri e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e … lanciarti!

2. Sei disposto a investire tempo ed energia

Il coaching richiede tempo ed energia.
Vero!
 


 

Non guardare solo l’investimento,
prendi in considerazione (piuttosto) il ritorno di questo investimento: centrare i tuoi obiettivi,
migliorare alcuni aspetti della tua leadership,
andare incontro all’opportunità di sentirti ancora più vivo,
più leader, pieno di energia e deciso a mostrare al mondo le tue reali capacità.

Vale la pena investire tempo ed energia?
Certo che si!

E il costo?
Nella mia esperienza,
la spesa non rientra nelle “resistenze”.

Generalmente,
chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso, il costo lo vede come un investimento e …
vuole cominciare subito!

3. Sei stufo dei soliti risultati.

Per tanto tempo la routine ti ha dato un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente hai fatto un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza, dalla zona di comfort?

Adesso basta.
Non ne puoi più.
Se fai quello che hai sempre fatto,
se ti comporti/reagisci come sempre … otterrai sempre gli stessi risultati.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Adesso,
hai capito che se non esci allo scoperto, non succederà mai niente …
di stimolante, vitale.
Niente di esaltante.

Devi vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita
e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

4. Hai capito di aver bisogno di una “spinta” per superare un ostacolo

Hai capito che non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché prendere l’opportunità per metterti alla prova, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e getti subito la spugna.
Piuttosto che metterti in gioco, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino.

Perché ti nascondi dietro queste scuse per non-fare?
Che cosa succederà se continui a rimandare?

Se rispondi onestamente,
ti renderai conto che è importante iniziare subito.
Non importa quale sia il tuo obiettivo.

5. Hai capito che se chiedi aiuto non sei un incapace

Anche se stai lavorando bene, in questi tempi incerti e complessi,
la sfida è essere sempre motivati e determinati nell’affrontare i cambiamenti improvvisi e la competizione organizzata.

Coaching non è un solo un intervento per risolvere problemi o superare limiti.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità.

6. Hai capito che per un reale cambiamento hai bisogno di un supporto professionale

Commercialisti, medici, avvocati ma anche architetti (per interni),
hair stylist e tecnici informatici sono professionisti cui ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di cure specifiche,
consigli tecnici o assistenza pratica.

Di solito si fa così.
Chiedi aiuto e sostegno in caso di bisogno e necessità.

Per il coaching è la stessa cosa perchè è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione.

Il coach non ha la bacchetta magica,
ma ti affianca personalmente per aiutarti a raggiungere obiettivi più ambiziosi e appaganti,
investendo meno tempo, risorse ed energie.

Il coaching è cambiamento.
Un nuovo modo di pensare porta a nuove idee,
nuove strategie e nuove opportunità.

Se sei pronto per il cambiamento positivo,
sei pronto per il coaching (altrimenti segui la mia guida d’introduzione).

Un percorso di coaching? Siii, ma solo se facile e veloce

coaching facile

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”,
potresti non aver allenato i muscoli caratteriali,
quelli necessari quando la strada diventa in salita.

Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà,
ostacoli o impedimenti?

Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure …
getti la spugna al primo intralcio.

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Il successo non è facile.
Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che (davvero) desidera.
Il successo non è veloce.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.

Su certe cose bisognerebbe essere (brutalmente) onesti

Continuo a vedere annunci e slogan in tutto il web che invitano a
Scaricare la guida gratuita per creare un cambiamento facile e veloce” in tutti i settori della tua vita.

Gratuito, facile e veloce!
Che cosa vogliamo di più?

Cambiare vuol dire fare, essere e pensare in modo diverso.
Quanto sia difficile dipende da te e dalla tua situazione,
ma dire che il cambiamento è facile, senza sforzo e rapido è senza dubbio una bugia assoluta.

Il cambiamento è un processo graduale e non è un lavoro di una notte.
Non lasciarti ingannare,
non pensare che cambiare sia così facile.
Perché non lo è.
Non ci sono scorciatoie magiche per cambiare e la maggior parte delle persone ha bisogno di lavorare su se stessa per creare una nuova realtà.

Il cambiamento non è facile ma neanche impossibile

“Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.”

Lao Tzu

Che succede quando ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, una nuova relazione, un nuovo ruolo,
un trasferimento in un’altra città oppure un percorso di coaching per potenziare un tuo atteggiamento con il tuo team o il tuo capo?
 


 

Ecco … arriva (almeno un po’) il disagio.
Calma!
Va tutto bene.
Significa che stai entrando in “una zona d’ombra“ alla quale non sei abituato.
Stai spostando la tua zona di comfort un po’ più in là.
Provi fastidio perché non sai cosa accadrà.
È come camminare al buio con la sola luce della luna.

Non spaventarti!
Dì a te stesso:
“È nuovo. Va tutto bene.
Sto crescendo.”

Quando “entriamo” nel nuovo “incontriamo” il disagio

Le cose nuove ci fanno sentire a disagio.
Però …
una volta che “ne esci fuori e ti senti ancora vivo” non ti sentirai più così.
La tua zona di comfort si è ingrandita, si è dilatata.
Ti senti più vivo, più forte.
Fiducioso.

Ecco perché le persone di successo non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che i riconoscimenti arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.
Sorridono nel vedere persone che cadono in illusioni tipo:
“Arricchirsi rapidamente con il Market online”,
“Un percorso di coaching facile e veloce”,
“Fare un blog di successo in 1 mese”,
“Diventare leader in 4 semplici mosse”.

Le persone di successo sanno che serve applicazione (altro che coaching facile).
Impegno.
Serve mettersi in gioco.

Un percorso di coaching facile facile?

Il coaching funziona solo se sei disposto a “metterci del tuo”.
Il coaching è basato sull’azione, sulla concretezza.
Non si tratta di terapia o consulenza,
dove basta “entrare e parlare”.

Devi entrare in campo …
per questo funziona!

Se sei pronto a rimboccarti le maniche e metterti al lavoro,
puoi prendere in considerazione un percorso di coaching.
E i risultati arriveranno.
Credimi!

Ricerca di lavoro? 8 emozioni che devi imparare a gestire

ricerca di lavoro

La ricerca di lavoro può evocare tutta una serie di emozioni.

È una cavalcata emozionante (nel senso che le emozioni possono salire, abbassarsi,
risorgere di nuovo e ripresentarsi – all’improvviso – con impeto sempre maggiore).

Un mare agitato di pensieri tempestosi,
suggestioni contrastanti e turbamenti passeggeri.

Se non ti è mai successo …
non puoi capire.

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Saper gestire le emozioni durante la ricerca di lavoro significa essere in grado di condizionare i propri pensieri ed evitare che apprensioni e timori gestiscano completamente la tua mente. Ecco le 8 emozioni che devi imparare a gestire:

1. Incertezza

Quando il tempo passa …
cresce l’insicurezza di non sapere quando la ricerca di lavoro si concluderà.
Quando ne verrai fuori.
Quando troverai (finalmente) un nuovo lavoro.

Ti senti perso,
non sai dove sbattere la testa.
Domande, incognite, ipotesi affollano la tua mente sulle possibili azioni da intraprendere,
i pensieri vanno in tilt e per quanto ti sforzi,
sembra difficile trovare una soluzione praticabile.

Inizi a immaginare potenziali scenari sempre più negativi …
ti chiedi se vale la pena fare tanta fatica per niente e hai la tentazione di mollare tutto
beh, non farlo!

2. Frustrazione

Sensazione d’insignificanza che deriva (spesso) dalla mancanza di risposte alle numerose candidature.

Nel mio lavoro di coach a contatto con persone alla presa col reinserimento professionale,
osservo che quando le aziende rispondono (anche se negativamente) le persone avvertono – per lo meno – la sensazione di esistere.

La frustrazione è massima invece quando non succede niente.
Non una misera mail, una breve telefonata, uno straccio di lettera …
Niente di niente …

Il nulla assoluto che ti spinge a …
controllare la connessione internet del tuo PC e il postino (che forse) sta imbucando da un’altra parte la tua corrispondenza.

Se non ti è mai successo,
non puoi capire …

3. Rabbia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta la tua rabbia verso con il capo, i titolari,
l’azienda, i colleghi traditori, la globalizzazione, le multinazionali,
il “Trump” di turno che ha generato tutto questo.
 


 

Se hai la possibilità di “buttare fuori”, puoi scaricarti e sfogarti,
altrimenti la rabbia continuerà a ribollire dentro di te.
Contro gli altri,
e contro te stesso.
Perché non sei capace di reagire.
Di tirarti-fuori.
Non sei stato capace.

La soluzione è canalizzare questa rabbia (che è pura energia – forza) verso le azioni necessarie per scuotere-e-risolvere la questione.

4. Gestione del rifiuto

Come coach posso affermare (senza possibilità di smentita) che se vuoi “allenare” la tua resilienza nella gestione dell’insuccesso, non devi fare altro … che essere disoccupato.

I continui rifiuti richiamano immediatamente l’idea di un giudizio negativo,
di una disapprovazione inappellabile nei nostri confronti, non essere all’altezza,
non piacere agli altri, avere qualcosa che non va.

Per quanto doloroso e sgradevole sia,
il rifiuto è parte integrante della vita.

Vale per me, per te, per tutti …
anche (e soprattutto) per le persone di maggior successo che hanno ricevuto tantissimi rifiuti e porte in faccia.

5. Tristezza

Vedere gli altri andare in vacanza,
invidiare amici e parenti che sono al mare a godersi la vita mentre tu stai continuando una ricerca che sembra senza fine.

In questo difficile percorso emotivo puoi provare momenti di abbattimento quando pensi a ciò che hai perso, alle aspettative svanite e agli errori commessi.
 

 

Questa sensazione di malinconia può portarti a perdere energia e voglia di fare,
ma anche a riflettere su te stesso,
sul tuo passato e sul tuo presente,
su quelli che sono i veri valori,
ciò che conta davvero nella tua vita (potrebbe essere un momento “magico” e irripetibile sotto diversi aspetti).

6. Imbarazzo

Se hai perso il lavoro,
e sei alla (disperata) ricerca ti sarà certamente successo di aver incrociato qualcuno che non vedevi da un po’ e di aver pensato “Azz! Proprio adesso …”.

La banalità della nostra epoca non ti fa sconti:
se incontri qualcuno che non vedi da un po’,
la domanda che ti farà sarà sempre la stessa “Cosa fai adesso?”

Imbarazzo.
Tanto imbarazzo.
Si va da una risposta finto-brillante, alla pura-menzogna o una mesta ammissione con un finale malinconico tipo “Così è la vita”.

Se ci sei passato e incontri qualcuno che non vedi da un po’ …
fa la cosa giusta … non chiedere niente!
Resta nel vago.
Altrimenti il suo imbarazzo diventerà il tuo imbarazzo.

7. Senso di ingiustizia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta il tuo rancore verso il sistema.
Il mondo.

Ti senti defraudato, ingannato,
deluso, senti che non è giusto.
Ingiusto.

Purtroppo,
il senso di giustizia non è altro che un’idea astratta.
Un concetto assolutamente irreale che ha il potere di influenzare il tuo stato d’animo.

Non puoi basarti sulla presenza o meno di giustizia che vedi intorno a te.
Cerca di avere una visione più obiettiva e reale del mondo.

8. Gioia per la fine della ricerca di lavoro

Quando,
dopo una lunga attesa, finalmente arriva la chiamata,
il colloquio e l’assunzione … allora esplode la gioia!
Sì, ci hai creduto e ce l’hai fatta!
E’ stata dura ma ci sei riuscito!

Adesso che sei arrivato alla meta puoi guardare indietro e avvertirne il senso.
Il disagio di dover fare qualcosa che non ti è mai stato insegnato a scuola o semplicemente cui non eri preparato.

Non è stato affatto semplice la ricerca di lavoro, sei caduto e ti sei rialzato,
la tua frustrazione è stata messa a dura prova.
Le prove che ti hanno fatto così tanto patire ti hanno reso più forte.

Adesso,
puoi guardare avanti con fiducia e consapevolezza.

“Questa parte della mia vita,
questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità!”

Chris Gardner – (Will Smith) – La ricerca della felicità

Desideri fare un salto di responsabilità al lavoro? Semplice, basta chiederlo

salto di responsabilità

Durante una sessione di personal coaching ho chiesto a una giovane marketing manager,
che lamentava il suo malcontento per una carriera che stentava a decollare,
se avesse mai espresso la sua aspirazione di crescita in azienda o al suo diretto superiore.

“No … si… È evidente che voglio crescere.
Basta guardarmi.
Arrivo prima, stacco dopo, sono sempre disponibile.
Ma com’è possibile che nessuno se ne renda?
Con tutto quello che faccio ogni santo giorno!“.

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Quando poi le ho chiesto se avesse avuto mai l’opportunità di poterne parlare, la risposta è stata: “Si, durante il colloquio annuale con il mio superiore diretto. Che cosa ho detto?
Niente, tutto a posto.
Grazie.”

In un mondo del lavoro ideale, la soluzione sarebbe facile:
“Vuoi più responsabilità? Basta chiederlo”.
Semplice, vero?

Peccato che la questione qui si complica,
si blocca, si arena.

Non dare per scontato che gli altri conoscano i tuoi bisogni

Non sono poche le persone mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi (con tutto lo strascico di congetture e bruciori di stomaco) con il loro capo/a o con l’azienda” colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Sicuramente questi professionisti (competenti ed efficienti)
non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti (che ritengono “assolutamente normali”) che risultano poco assertivi e poco rispettosi di se stessi.

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.
Così non funziona.

Non aspettarti che il capo/a, il titolare legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Non pensare che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Mai dare nulla per scontato.
 


 

Se vuoi (davvero) qualcosa … esponiti

Se desideri un salto di responsabilità, dichiaralo.
Vuoi fare un salto di qualità? Mettiti in vista.

Se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Non aspettare che qualcun altro risolva o esprima i tuoi bisogni per te.
I tuoi desideri sono di tua responsabilità.

Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita,
prendi provvedimenti.

Salto di responsabilità? Affronta anche le conseguenze

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.

Dichiarare le tue ambizioni professionali potrebbe portare anche a spiacevoli conseguenze:
magari il primo a esserne scontento è proprio il tuo superiore diretto (che ha paura di essere scavalcato).

Voler fare un salto di responsabilità,
esprimere le tue aspirazioni vuol dire assumersi (anche) le responsabilità di tali conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente e arrendevole.