Comunicazione autorevole: un percorso di coaching (caso di studio reale)

comunicazione autorevole

Sono convinto che il modo migliore per raccontarti dell’efficacia di un percorso di coaching sia farti un esempio.
Un esempio concreto di un cliente reale con il quale mi sono confrontato.

Ti voglio raccontare di Antony …

Antony mi ha contattato perché aveva un problema con il suo team. Pur essendo il team leader di 11 persone, la sua comunicazione con i suoi collaboratori è dispersiva, poco incisiva e “sconnessa” rispetto la sua immagine di capo, grande e grosso, con la barba “da duro”.

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Con tanti saluti alla sua comunicazione autorevole!

Antony, abbiamo scoperto, ha avuto problemi con il padre autorevole che hanno minato la sua sicurezza. Come coach ne prende solo atto ma non approfondisco e non entro in queste problematiche perché non mi “servono” e poi sono ad appannaggio di terapeuti, psicologi e professionisti del settore.

Come coach “prende atto” del passato e mi concentro esclusivamente sul futuro.
E sulle azioni da intraprendere per migliorare.

Cosa abbiamo fatto?

Personal coaching per sviluppare la sua comunicazione autorevole.
Pratico e concreto.

Durante le sessioni di coaching abbiamo scoperto che Antony, mentre parlava, alla fine della frase tendeva ad innalzare il tono come se fosse una domanda facendo perdere alla direttiva o disposizione forza e incisività. Inoltre riempiva le sue frasi di intercalari (“vero?”, “giusto?”) che disperdevano il focus e creavano incertezza.

Pagando in autorevolezza.

Un percorso di coaching per potenziare la sua comunicazione autorevole

In un primo percorso di coaching di 6 sessioni ci siamo concentrati proprio su questo aspetto con compiti e esercizi pratici.
Antony doveva… prepararsi, prima di andare da un collaboratore e dare la sua direttiva.

 


 

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching.

Grazie ai buoni risultati riportati,
dopo la pausa estiva abbiamo ripreso con un altro percorso di coaching (più breve) di 4 sessioni sulla sua “presenza” di leader.

Il coaching è stato focalizzato su azioni concrete per quel che riguarda la postura, gli atteggiamenti, gli sguardi che Antony adottava mentre si approcciava ai suoi collaboratori (spesso guardava in basso mentre parlava con le persone).

I risultati sono stati ottimi

Antony ha ripreso in mano il suo team, è consapevole della sua leadership, si sente più sicuro e fiducioso.

Adesso mi contatta solo quando desidera per confrontarsi su situazioni particolare. Ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione e trovare velocemente le sue risposte strategiche.
Complimenti Antony!

Vuoi fare carriera? Fatti avanti .. se non lo fai, qualcuno lo farà al posto tuo

come farsi notare sul lavoro

Come farsi notare sul lavoro? In un mondo ideale, la soluzione sarebbe facile: “Vuoi più responsabilità? Fatti avanti”. Semplice, no?

Se vuoi fare carriera, un salto di responsabilità, chiedilo, proponiti, fatti avanti.

Come farsi notare sul lavoro? Semplice alza la mano

Non sono poche le persone mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi (con tutto lo strascico di congetture e bruciori di stomaco) con il loro capo/a o con l’azienda” colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (senza dubbio competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti (che ritengono “assolutamente normali”) che risultano poco assertivi e poco rispettosi di se stessi.

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Non faranno la carriera che meritano perché non sanno chiedere.

Hanno troppa paura del rifiuto, o sono imbarazzati a chiedere aiuto perché sembra che non siano in grado di affrontare le situazioni da soli oppure perché sottovalutano la loro intelligenza e competenza.

Desideri un aumento, un supporto, una promozione? Dichiaralo.
Se vuoi fare un salto di responsabilità, chiedilo.

Se non lo fai, qualcun altro lo farà al posto tuo

Stanne certo.

Non dare per scontato che gli altri conoscano i tuoi bisogni. Non aspettarti che il capo, il titolare legga nella tua mente. La lettura del pensiero non è ancora possibile. Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità. Mai dare nulla per scontato.

Non pensare che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
 


 

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri, senza dover dire una parola. Non funziona così.

Non aspettare che qualcun altro esprima i tuoi bisogni per te. I tuoi desideri sono di tua responsabilità.
La tua carriera è di tua responsabilità (leggi questo post per approfondire).

Se vuoi (davvero) qualcosa … esponiti. Se desideri una promozione, dichiaralo.
Vuoi essere notato … mettiti in vista!

Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita, prendi provvedimenti.

Raggiungere il successo professionale: meno social – più relazioni reali

raggiungere il successo professionale

Raggiungere il successo professionale, deriva dai rapporti con persone che conosci personalmente, non da estranei che ti “piacciono” online.

La tecnologia sta modificando le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche. Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della nostra vita reale.

Del resto,
coltivare relazioni reali richiede tempo, costanza ed energie, condivisione di ideali, pensieri e valori,
qualcosa che va aldilà dei “like” di Facebook.

Ha ancora senso parlare di social?

Questi strumenti non hanno quasi più nulla di sociale.
Lo sono stati forse all’inizio …

 


 

Stanno livellando (verso il basso) le competenze, hanno annullato i rapporti personali, i contatti fisici, la discussione, il confronto. La comunicazione non è mai stata così facile eppure comunicare in maniera sana e costruttiva, sembra diventata un’impresa.

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Raggiungere il successo professionale sembra così facile e indolore

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale.
Diventa difficile raggiungere il successo professionale.

Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

Comunicare per creare un legame privilegiato, utile e funzionale.
I rapporti personali fanno la differenza, sempre e comunque.

A molte persone suona strano che non sia presente sui social network, strillando incredibili opportunità e sconti promozionali.

È una scelta voluta.

Credo che per la natura stessa del mio lavoro, sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me dal mio sito web (e da un paio di mesi anche su Instagram).

È anche una questione di riservatezza: sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti,
rispetto al “Gioco del dico/non dico” oppure “Sapessi quanto sono bravo!” che spesso avviene sui social.

4 volte in cui l’impazienza può danneggiare la tua carriera professionale – 2

come fare carriera?

Leggi anche la parte 1.

2. Quando sei impaziente, tendi a essere aggressivo invece di assertivo

Hai mandato una mail … e non ti hanno ancora risposto, quindi ne invii un’altra di follow-up.
Poi il giorno dopo e quello dopo ancora…
In ogni mail alzi il livello di aggressività … esigi una risposta!

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A nessuno piace essere pressato, tanto meno aggredito.
Assicurati di aspettare un ragionevole lasso di tempo prima di scrivere ancora. Dai alle persone il tempo necessario e fidati che lo faranno.

L’irrequietezza, porterà le persone a ignorarti o scansarti.

Quando l’impazienza prende il sopravvento, sei percepito come qualcuno che è completamente focalizzato sui propri bisogni e sentimenti.
Non mostri alcun rispetto per i bisogni per le altre persone.

Quando comunichi aggressivamente, hai tutto da perdere …
se lo fai con i colleghi, la loro reazione è solitamente negativa, risentita, arrabbiata, ferita.

Se sei un team leader,
e comunichi in questo modo con i tuoi collaboratori aspettati comportamenti passivo-aggressivo, risentimento, insoddisfazione, turnover oppure sabotaggio.

3. L’impazienza fa danni quando ti aspetti subito grandi risultati

Come fare carriera?
Il successo professionale non arriva in una sola notte.

Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge la carriera che (davvero) desidera.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.
Le persone di successo non si aspettano risultati immediati.

Il raggiungimento di alcuni obiettivi richiederà tempo, più di un tentativo e la possibilità del fallimento.
Sii paziente che le cose accadranno nel momento giusto.

Come fare carriera?
Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà, ostacoli o impedimenti?
Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure getti subito la spugna?

Impara l’arte della pazienza.
Applica la disciplina ai tuoi pensieri quando questi diventano ansiosi sulla riuscita di un intento. L’impazienza nutre l’ansietà, la paura, lo sconforto e il fallimento.
La pazienza crea confidenza, decisione ed una prospettiva razionale, che alla fine conduce al successo.”

Bryan Adams

4. L’impazienza di arrivare non ti “connette” con gli altri

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura, un freno.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano,
eccome!

Le persone con cui lavori (i tuoi colleghi o il tuo team) sono la chiave del tuo successo.
Non essere concentrato solo sulla tua carriera e sul tuo successo personale.

 


 

Prima di intraprendere qualsiasi azione sul tuo posto di lavoro, chiediti quale sarà il beneficio per tutto il team (non solo per te stesso).

Il coaching può aiutarti a gestire le tendenze comportamentali negative.
Imparare ad adattare i tuoi stili comportamentali ai diversi contesti.

Quando sei impaziente perché la tua carriera si sta muovendo troppo lentamente, non apprezzi mai pienamente i piccoli passi che stai facendo lungo il tuo cammino. Quando tutti i semi che hai piantato finalmente inizieranno a germogliare, sarai in grado di apprezzare che ci sia voluto tanto tempo per crescere.

Come fare carriera?

L’impazienza, la fretta, l’irrequietezza hanno (come tutte le cose) il loro lato positivo.
È energia, stimolo, spinta, reattività, ambizione.

Ti costringe a fare-pensare nuove trattorie per intraprendere la tua carriera, ti sradica dall’immobilismo, ti spinge oltre i tuoi limiti per raggiungere i tuoi obiettivi.

L’impazienza ti spinge a mettere in discussione sistemi obsoleti, inefficienti o lenti, anche se non puoi cambiarli direttamente. Ti spinge a metterti in cammino (anche se a fari-spenti), a risolvere i problemi da solo.

Se vuoi trasformare la tua impazienza in una spinta positiva,
concentrati su quello che puoi fare piuttosto che su quello di cui hai bisogno dagli altri.

L’impazienza canalizzata diventa energia produttiva e motivante, può avere un enorme effetto positivo sulla tua carriera.

Come fare carriera? Vestiti come se dovessi chiedere una promozione. Ogni giorno.

come fare carriera

Come fare carriera? Non sottovalutare il look!

Il modo in cui collaboratori, colleghi, clienti o il capo ti vedono può aiutarti a creare o distruggere la tua reputazione professionale.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento, non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura, le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

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Anche se possiedi qualifiche ed esperienza, vestirti in maniera trascurata o inappropriata potrebbe costarti caro in termini di successo professionale.

Come fare carriera? Il modo in cui ti vesti al lavoro .. la dice lunga su di te!

Anche se può sembrare un compito noioso e una routine fastidiosa, devi farlo con cura e attenzione.

Se vuoi distinguerti e guadagnare più rispetto sul lavoro, il modo in cui ti vesti ogni mattina ritrae la tua attitudine al lavoro e … alla vita.

È un’arte raffinata,
dice al datore di lavoro che ti stai sforzando, che sei in grado di rappresentare adeguatamente l’azienda.

Scarpe consumate e sporche, la tua camicia stropicciata trasmette l’idea che non ti potrebbe importare di meno ottenere una promozione. E allora perché mai proportela?

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
per non perderti nelle regole del vestiario da ufficio, elimina immediatamente tutti quei look che etichetteresti con “troppo”: troppo stretto, troppo corto, troppo trasparente, troppo chic, ecc…

Se non gestisci la tua immagine .. gli altri lo faranno per te

Lasciare “troppo” all’immaginazione della gente può essere la differenza tra rispettoso e ridicolo.

Pianificare gli abiti da indossare la sera prima,
può aiutarti a evitare o almeno ridurre le possibilità che tu commetta l’errore-principe: indossare gli stessi vestiti due giorni di fila.

Vestire in modo appropriato non deve per forza essere una mannaia sul tuo portafoglio.
Investire in abbigliamento di qualità non solo ti farà risparmiare denaro a lungo termine, ma ti eviterà che il bottone della tua giacca a buon mercato salti durante la riunione o la presentazione.

 


 

Non rinunciare alla tua personalità e al tuo stile

Non aver timore di indossare colori, stampe, dettagli e accessori. Qualunque sia il tuo gusto, personalizza il tuo abbigliamento con il tuo “marchio di fabbrica”.

Come fare carriera?
Vestiti ogni giorno come se dovessi avere un incontro con il grande-capo per un potenziale aumento. Senza esagerare. Vedrai la differenza!

Il giusto look al lavoro va oltre i vestiti che indossi. Riguarda anche come gestisci te stesso e il tuo stato mentale.

Potresti essere la persona migliore vestita al mondo, ma se eviti le responsabilità, non contribuisci mai con spunti e idee, non fai mai straordinari, sei tra i primi a schizzare fuori dall’ufficio alle 17:00 …
difficilmente riuscirai a stupire e farti notare!

“Il modo di vestirsi è una preoccupazione sciocca.
Ma è molto sciocco per un uomo non essere ben vestito.”

Lord Chesterfield

La gestione dell’imprevisto: la skill basilare di chi ce la fa

gestione dell'imprevisto

Foto di Thomas Leuthard.

Certe notti,
non so te … quando metto la testa sul cuscino, provo un certo senso di sollievo nel fatto che so esattamente a che ora mi sveglierò (la sveglia è impostata alla stessa ora 05.30) e cosa farò esattamente il giorno successivo.

Non so te, hai voglia a vederla in un altro modo …
certe notti …. questa prevedibilità, questa certezza, è molto rassicurante. Confortante.
Ti fa dormire come un bebè.

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“.. certe notti qui, che chi s’accontenta gode, cosi’, cosi’ ..”

Infatti, alle 05.30… suona la sveglia!
Apro gli occhi, scendo dal letto e preparo la colazione.

Ci sono giorni però che si allontanano dalla norma, vanno fuori controllo, fanno crollare il tuo piano così rassicurante e ti spiattella davanti un‘altra certezza. Quella primaria.
La sola.

L’unica certezza? L’incertezza!

L’avviso (che non ho letto) sul portone d’ingresso mi dice che il passaggio è occupato, l’auto è bloccata in garage fino alle 10.00. Il cliente che mi aspetta (e non mi vedrà) crederà alla storia dell’auto bloccata nel garage?
Banale.

Il mio concetto di certezza si squaglia come neve al sole di maggio, la tanto confortevole pianificazione salta così, senza preavviso. La mia relazione d’amore con l’amata routine scricchiola … mi sento “tradito” … sperimento così la realtà e questo senso di fugace sicurezza.

Ho pensato … ecco la skill che non ti aspetti … altro che competenza e preparazione!
 


 

La differenza tra uno BRAVO e uno GRANDE può spesso ridursi a come affronta le situazioni inaspettate.
Alcuni possono crollare sotto la pressione di eventi (anche banali) non familiari, altri prosperano e trovano il modo di superare le avversità.

Siamo tutti condizionati a contare sul senso di sicurezza

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

Forse non troverai quel lavoro tanto desiderato.
Non avrai quella promozione (e che avresti meritato) e magari otterrai un avanzamento di carriera (che non hai mai chiesto).

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che ti sei sposato e chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Gestione dell’imprevisto? Che piaccia o no .. accade l’inaspettato

E non sempre è negativo.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.

Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.
Aspettati che qualcosa vada storto, anche se non sai cosa.

Se vuoi apprendere la gestione dell’imprevisto … metti “in agenda” l’inaspettato.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

Imprevisto al lavoro? Non c’è modo di evitarlo

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Paralizzante.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità, sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di vivere con più leggerezza ed essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto. Prima lo consapevolizzi meglio è!

Sapere che l’unica certezza è l’incertezza rende la nostra mente più flessibile e, in questo modo, diventiamo persone più forti a livello emotivo.
A volte, l’imprevisto è un’opportunità sotto mentite spoglie.

È una possibilità per mostrare la tua iniziativa, per fare vedere quanto vali sotto pressione e per mostrare la tua capacità di problem solving (quella skill che così tanto ami pavoneggiare sul tuo CV).

“Il momento in cui con più probabilità può succederti qualcosa di veramente straordinario, è quello in cui sei certo che niente potrà accaderti.”
Jane Pauley

Comunicazione sul lavoro: il pericolo sottovalutato di parole come FORSE e MA

comunicazione sul lavoro

Non vuoi dire NO, ma anche SI ti gratta in gola.
Allora ti esce un benevolo FORSE, che è più dannoso di NO e SI messi assieme.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Quando dici FORSE, di solito intendi NO

Dire NO subito, ti salverà dal mal di testa e impedirà lo scompiglio della tua agenda.
È importante imparare a dire NO a molte cose, da quella borsa nuova a quell’altro impegno per il quale non hai tempo.

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Nella comunicazione sul lavoro, NO non è sempre la risposta giusta, soprattutto se è il tuo capo a fare la domanda.
Proprio come dobbiamo allenarci a dire NO,
è importante evitare troppi FORSE.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Nella comunicazione sul lavoro la parola FORSE è .. un impegno inutile

È una ruota del criceto.
Ti siedi e giri, giri ma non vai assolutamente da nessuna parte.

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.

SI o NO sono più semplici di FORSE.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO. Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

FORSE è pericoloso. Blocca. Nella comunicazione sul lavoro porta all’inazione e alla confusione.
I leader di successo hanno una cosa in comune: prendono decisioni. Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

Il potere sta nella semplicità

I leader peggiori sono quelli che rimangono bloccati nella complessità e prendono decisioni lentamente.

Su queste cose dovresti essere brutalmente diretto.
Un mucchio di FORSE è utile solo a creare confusione mentale.

La vita professionale (e non solo) è un susseguirsi di decisioni.
SI o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione.

 


 

Se ti trovi bloccato nella ruota del criceto dei FORSE, individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere il FORSE.
Vai a prendere quell’informazione e chiudi la questione.

Se semplicemente non puoi decidere, dì semplicemente NO e vai avanti.
Qualunque decisione (nella comunicazione sul lavoro) è migliore di nessuna.

Escludi i “MA”

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima!

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.

“Sei fantastica, bellissima, sei la donna della mia vita MA …”.

Come ti suona?
Ha davvero gestito bene il reclamo? È davvero la donna della mia vita?
Sto cercando di non deluderlo. In realtà non ha gestito bene il reclamo perché ha dimenticato una parte fondamentale del processo.

Che cosa sente?
Che non intendo quello che ho detto e lo sto criticando.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica

Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Inoltre, la parola MA ci mette sulla difensiva.
“L’avrei fatto MA … ”
Più ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni, meno abbiamo bisogno della parola MA.

Che dire?
Ti auguro una vita senza FORSE e senza MA!

Fare crescere il team: la gestione delle scuse e delle giustificazioni

fare crescere il team

Come ti approcci con il tuo team?
Sei un capo che-abbocca-facile a ogni scusante?

O sei uno che – davanti alle continue giustificazioni – si logora per giorni per poi esplodere di botto con quello che (sfigatissimo) arriva in ritardo per la prima volta (e di soli 58 secondi)?

Pensi di saper comunicare in modo efficace con il tuo staff?

Ti senti in grado di fare crescere il team?

La comunicazione è l’ingrediente chiave per cambiare il modo in cui il tuo personale si comporta. Detto questo, non pensare che basti comunicare meglio con il tuo team, per fare sparire come d’incanto scuse e giustificazioni.

Magari!

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La cosa importante da ricordare è …
spesso i team leader falliscono perché permettono ai loro collaboratori di farla franca con le scusanti.

E sai perché?

Le persone si accorgono rapidamente quando sono ammesse le scusanti

Sentono subito quando la giustificazione non è stata affrontata con la dovuta decisione.

E quel che è peggio che – in poco tempo – tutto il team inizierà a trarre vantaggio da quest’opportunità …
che hai (gentilmente) concesso!

Se non metti subito un freno, diventa un vero e proprio fenomeno morale … perché si è creata una cultura della prevenzione piuttosto che della responsabilità!

Agisci in fretta per affrontare il problema

Se ti senti sfibrato dalle continue giustificazioni dei tuoi collaboratori, vuol dire che ne senti spesso, il fenomeno è già rodato e sta assumendo connotati pericolosi.

Stop. Adesso.

È il momento di fermare questa pericolosa escalation e dimostrare a tutti che ci saranno conseguenze, a prescindere dalle scuse.

Se consenti ancora di giustificare scarse prestazioni autorizzi tutti a fare lo stesso, anche quei collaboratori impegnati e motivati.

Chiedi al collaboratore di trovare soluzioni

“Non ne ho avuto tempo”
“Ho troppe cose da fare in questo momento”
“Non ho mai imparato a farlo”
“Non ho trovato il parcheggio”
“Il treno/bus/metro era in ritardo”
“Non è colpa mia”
“Non ne so niente”
“Scusa … ma quale progetto?”

 


 

La cosa importante da trasmettere è di trovare soluzioni per superare il problema.
Spetta al collaboratore garantire l’efficacia e prevenire i futuri problemi.

Non assumere tu la responsabilità di trovare la soluzione. Evita di cedere alla tentazione di fare il consulente o il papà/mamma (non è il tuo ruolo).

Non sentirti in dovere di risolvere i problemi

Se vuoi fare crescere il team devi essere una “stampella” non un comodo “sgabello” dove riversare tutte le scusanti.

Devi crescere tu, e devi fare crescere il team, aiutare i tuoi collaboratori a raggiungere standard più elevati.

Cosa serve?
Spostare la pausa-pranzo di mezzora, affittare un parcheggio nelle vicinanze, una formazione ad hoc …

trovare un supporto tecnico, uno specialista di un settore specifico, l’appoggio di un altro collaboratore per portare a termine quel determinato compito nelle scadenze stabilite?

Rimani in attesa delle loro soluzioni e delle loro proposte.

Se ricominciano di nuovo le giustificazioni dei collaboratori, puoi sempre chiedere il motivo per cui la prima soluzione non ha funzionato.

Riafferma la fiducia e chiudi la questione

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne!
Non ripeterti, non fare prediche o battutine.

Un leader eccellente non cerca rivincite o vendette.

Sa che è parte del suo lavoro coinvolgere il personale sulle prestazioni, le scuse o le resistenze che inevitabilmente seguono quando si tenta di cambiare o migliorare un comportamento.

Ti dico questo perchè il mio proposito di coach è aiutarti nella crescita di leader.
Non sono un amico cui raccontare le cose che non vanno.
Sono un professionista.
Partner del tuo successo.

Il segreto del grande leader? Coinvolgere tutto il team – nessuno escluso

coinvolgere il team

Forse non te ne rendi conto ma all’interno del tuo team … spesso ti confronti o coinvolgi sempre e solo con le stesse persone.
Per gli altri, solo comportamenti di circostanza e direttive di routine!

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri, ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

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Tutti vogliono partecipare al successo dell’azienda

Anche le persone con compiti “secondari” desiderano fare un buon lavoro, avere degli obiettivi da raggiungere e partecipare al successo dell’azienda per la quale lavorano.

Rendi partecipi tutti i tuoi collaboratori di ogni iniziativa e attività. Grazie ad una comunicazione semplice e trasparente, impara a coinvolgere il team. Nessuno escluso.
Le persone si sentiranno importanti.

Miglioreranno la loro autostima e aumenteranno impegno e produttività.

Se vuoi coinvolgere il team non dividerlo in “categorie”

La divisione del team in categorie, anche solo mentale o per tua comodità, ti porta inevitabilmente, anche senza volerlo, a creare discrepanze al suo interno:
nuove assunte vs vecchia guardia, tempo pieno vs part time, venditori vs magazzinieri, etc.

Nel tuo team non ci devono essere “panchinari” o “seconde linee”.
Fai come gli allenatori di calcio, la loro più grande sfida è fare-gruppo, evitare di creare gap tra i vari giocatori …
“La mia squadra è composta di 22 giocatori …” è la loro frase preferita.

Prendi spunto dai politici appena eletti. “Destra o sinistra poco importa. Sarò il sindaco di tutti”

Usa sempre il “NOI”,
racchiudi idealmente tutti i membri del tuo staff … dalla tua assistente che è sempre al tuo fianco, al part time che incroci una volte la settimana.
 


 

Coinvolgi tutti … fai domande potenti

“Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?”
“Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”
“Che cosa faresti per aumentare la produttività in quel settore?”
“Vorrei sentire il tuo parere a riguardo …”

Sono frasi che ogni collaboratore vorrebbe sentire dal suo capo!

Per diventare un team leader eccellente, è necessario che tu coinvolga TUTTI i tuoi collaboratori nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua libertà di pensiero e di azione.
Guai a perderla!

Non decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra, impara a coinvolgere il team.

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono più coinvolti e motivati

Questa soddisfazione creerà un sentimento di lealtà nei tuoi confronti, aumenterà la motivazione di tutto il team ed eviterà turnover indesiderati.
Non male vero!

Ti dico questo perché ho a cuore la tua affermazione professionale.
Sono un coach.
Partner del tuo successo professionale.

Bravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta.

crescita professionale

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”.

Usain Bolt

Ci sono persone speciali. Geni. Talenti.
Tipo Steve Jobs.
Scusa ma tu che c’entri? Sei nato talentuoso? Ah, no …

Non ti “viene facile”, non sei portato. Sei normale. Troppo normale.
Solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli bravi, quelli che hanno talento e capacità arriveranno ai posti più ambiti.
Ed è assolutamente vero!

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La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è servita!

Crescita personale … vuoi sapere una cosa?

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

La crescita professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Grinta è perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.
Grinta è “attaccare” giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

“La vita è una maratona non uno sprint”

Dice la psicologa americana Angela Duckworth.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il tuo obiettivo.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …
fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.

Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
 


 

Sapersi rialzare è fondamentale per la tua crescita professionale

Prendi forza dal sapere che il talento è utile, ma ci sono tante qualità che puoi mettere lo stesso in campo
e che il duro lavoro e la tenacia sono i fattori determinanti del successo a lungo termine.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che per la tua crescita professionale … hai già tutto quello che ti serve!

E adesso che lo sai anche tu … che cosa farai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

Avere successo professionale: anziché rinunciare – a volte – basta solo rimandare

Avere successo professionale

“Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti”.
Woody Allen

La strada per avere successo professionale non è lineare.

La maggior parte di noi ha un’ideale del cammino verso il successo professionale, che suona più o meno così: studiare tanto, ottenere buoni voti, trovare un buon impiego, lavorare sodo, trovare un/a partner meravigliosa … e vissero tutti felici e contenti.

Purtroppo questo è ciò che ci è stato insegnato. Questo è ciò che crediamo.
Ciò che abbiamo interiorizzato.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme

Spesso,
per fare carriera, per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.

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C’è chi va dritto come un treno, una freccia, senza esitazione e tentennamenti, chi invece imbocca percorsi tortuosi (fatti di sali-scendi, fallimenti e rinascite). Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.

Ognuno arriva con il suo “passo” (io sono quello del cammino sinuoso).
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
incappiamo in deviazioni di carriera, cambiamenti di direzione, battute d’arresto, momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto, ci fanno a pezzi e demoliscono la nostra autostima e le nostre certezze.

Avere successo professionale? L’importa è COME affronti gli ostacoli

Sulla strada del tuo successo troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.
 


 

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”, insegnano cosa non funziona, cosa fare di diverso la prossima volta. Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta … non mollare,
prova ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora! Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale. Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento e sappia trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino.

Confrontarsi con gli altri: il metodo infallibile per farsi tanto male

confrontarsi con gli altri

Al lavoro sono tutti migliori di me”
“Gli altri hanno qualcosa in più”
“Roberta ha un passo in più”

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Felice o geloso? Triste?
Arrabbiato?

Se sei abituato a confrontarti con gli altri (il collega che ha avuto la promozione, il fratello che ha ottenuto quell’incarico prestigioso, l’amico che “ha messo su” la start up dei suoi sogni, ecc …) è il momento di smettere.

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Vedere Paola (la tua amica – quella brava) sempre più abile, capace o con più talento nell’affrontare le situazioni, è un modo efficace per depotenziarti.

Invece, è il momento di accettare che … alcune persone hanno più talento, hanno più esperienza, più competenza, più brillantezza in quel determinato settore.

Facciamo confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”

Dario ha un dono come broker, Alex è un venditore eccezionale, Sabrina è una creativa brillante …
e allora?

Anche tu non sei da meno …
Dario forse non è intuitivo come te, Alex è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sabrina è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo (e demotivante).
Infatti … ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
è il biglietto per il malcontento, il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

I continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità, ma perché ci si confronta con un’immagine ideale.

Anche se raggiungi il successo, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.
 


 

Confrontarsi con gli altri? Il pass per l’insoddisfazione

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri.

Hai notato che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri vincono, sono felici o celebrano successi?

La mente va a ricercare – tipo Google – tutte quelle persone che conosci e che affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno, dovresti essere felice.
Eccitato.

Non sentirti risentito e amareggiato. Questo significa solo che può essere fatto. Che è possibile. Il sogno può diventare realtà.
Arriverà il tuo turno!

Lavoro e successo: puoi salire molto più “in alto” se sei “leggero”

lavoro e successo

Al lavoro ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi secondo la persona che hai di fronte?
Ti preoccupi solo di ciò che pensano gli altri, ti trattieni dal dire ciò che pensi, dal fare o non fare qualcosa … per paura di quello che le persone penseranno?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è esserne ossessionato.

Ti sembrerà strano …
ma anche chi (in apparenza) sembra una persona sicura di sé, in realtà non fa altro che chiedersi cosa pensano i colleghi, i collaboratori o il capo.

I pesi emotivi bloccano la tua “salita”

Pensieri negativi (continui e depotenzianti) diventano pesanti fardelli che ti carichi sulle spalle.
Zavorre emotive che rallentano il tuo cammino. Così non riuscirai ad andare lontano nel lavoro.

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Anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance e il tuo sogno di lavoro e successo diventa pesante e sfibrante.
Logorante.

Molla tutti questi pesi.
Sai che succede se non lo fai?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti, continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Molla subito il fardello della perfezione

Pur di non sbagliare, ti tormenterai per ogni minimo dettaglio e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.

Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito.
Ha sbagliato.

Molla subito la zavorra di confrontarsi con gli altri.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori ma perché ci si confronta con un’immagine ideale, irraggiungibile.
 


 

Lavoro e successo: sali molto più “in alto” se sei “leggero”

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Liberarsi dalle zavorre emotive ti aiuterà a sentirti più leggeri, a volare alto nel lavoro.

Ti insegna a trattenere l’essenziale, ciò che merita di restare, per ritrovare leggerezza (che non é superficialità).

Liberarsi dalle zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Ti sentirai leggero e il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente. Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.

Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!

Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza.
Non scoprirlo troppo tardi!

Gestire collaboratori più esperti di te .. come farebbe un grande leader! – 2

gestire collaboratori più esperti

Leggi anche la parte 1.

5. Impara a gestire i “Non lo so” se vuoi gestire collaboratori più esperti

Ammettiamolo,
niente è peggio di porre una domanda al tuo supervisore, la persona che dovrebbe dare sostegno alle tue domande e preoccupazioni,
e come tutta risposta ottenere un disarmante “Non lo so, chiedi a qualcun altro“.

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Se un tuo collaboratore ti chiede qualcosa cui non sai rispondere, se rispondi spesso “Non lo so” apparirai debole, influenzabile, poco adatto a ricoprire una posizione dirigenziale.

Dall’alto canto, è facile cadere nella trappola di parlare senza conoscere la risposta per voler dimostrare competenza, voler sembrare “veloci” e intuitivi.

Ma se la risposta non è esatta o dai informazioni errate o incomplete?
Potresti danneggiare la tua reputazione, pagando in autorevolezza.
Davanti tutto il team.

E allora? Piuttosto di “Non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.
Leggi questo post ad hoc per altre frasi.

6. Chiedi ai collaboratori più competenti

“Sacha …
Lo so, che ti senti come se chiedere aiuto fosse una debolezza e allora decidi di fare tutto da solo, senza consultare nessuno.”

“Se vuoi gestire collaboratori più esperti di te, invece di temere la loro conoscenza (e cosa penseranno della tua mancanza di competenza), perché non proviamo invece ad approfittarne?”

Ecco uno dei più grandi errori che un nuovo manager possa fare … non chiedere al proprio team.

In effetti, i dipendenti più competenti possono essere una delle tue migliori risorse perchè hanno esperienza e grandi idee che sono disposti a condividere.

Conoscono ciò che funziona e ciò che non lo fa, hanno visto (e risolto) quasi ogni possibile problema, hanno inevitabilmente visto i processi cambiare di volta in volta.
Conoscono i “meccanismi” meglio di chiunque altro.
 


 

È davvero un’ingenuità gestionale non attingere a questa risorsa fantastica,
questo “mare” di risorse, informazioni e soluzioni.

Quindi,
prenditi del tempo con ciascuno dei tuoi collaboratori, osserva il loro lavoro quotidiano e fai molte domande.
Imparerai più da loro che da un master specialistico.

7. Rispetta i tuoi collaboratori

“Non potranno mai toglierci il rispetto per noi stessi,
se non saremo noi a darglielo.”

Mahatma Gandhi

Fai sapere ai tuoi dipendenti quanto apprezzi la loro conoscenza e saranno più ricettivi alla tua leadership.

Se vuoi gestire collaboratori più esperti, prenditi il tempo per conoscere i dipendenti come persone.

Scopri come si sono trovati in questo posto di lavoro, cosa li eccita e come preferiscono essere gestiti. Potresti essere sorpreso nello scoprire che condividono gli stessi tuoi valori, aspirazioni ed esigenze.

Come giovane leader, se gestisci il tuo team in modo efficace, fornisci la formazione di cui hanno bisogno, sai riconoscere i successi, se farai bene il tuo lavoro, otterrai il rispetto e la stima che meriti.
Diventerai inevitabilmente un leader più forte e il punto di riferimento di tutto il team.

La competenza è importante, ma non meno fondamentale di altri fattori come la motivazione, il rispetto, l’integrità e la passione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Sii rispettoso, curioso e di mentalità aperta.

Per diventare il leader, gestire collaboratori più esperti e che ne sanno più di te, è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Sacha nel frattempo ha fatto coaching sul suo approccio di leader.

Durante le sessioni ci siamo concentrati soprattutto sulla pressione interna (di voler dimostrare e sentirsi apprezzato dai più anziani) che rischiava di trasformarsi in un clamoroso autogol.

Grazie ai colloqui individuali (che avevamo preparato insieme) ha scoperto che i tanto temuti collaboratori anziani erano più stimolati dallo sviluppo di nuove tecnologie e non volevano occuparsi di riunioni, budget, disciplina e tutti i doveri del ruolo di supervisore.

Anzi, erano ben felici dell’operato di Sacha che ritenevano molto rispettoso, disponibile e … competente.

Successo professionale: ecco chi non ci riuscirà MAI (controlla di non essere nella lista) – 2

successo professionale

Leggi anche la parte 1.

Il successo rigetta chi vuole seguire un percorso regolare

La maggior parte di noi ha un cammino ideale verso il successo professionale:
studiare, trovare un buon lavoro, fare un buon lavoro, essere promosso, vivere felicemente per tutta la vita.

A volte succede,
spesso no.

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In realtà,
spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.

Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti, incappiamo in battute d’arresto, momenti d’involuzione, strepitose trombate, clamorosi cappottamenti e inaspettate défaillance che ci mandano al tappeto,
ci fanno a pezzi l’autostima e demoliscono le nostre certezze.
Questo è il motivo per cui molti rinunciano.

Quello che è importante è trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino verso il successo professionale.

Il successo non è per chi è pigro

“Il fallimento non è l’unica punizione per la pigrizia;
vi è anche il successo degli altri.”
Jules Renard

Spesso quando “dialoghiamo” con noi stessi, ci diciamo che siamo SMART e impegnati,
ma poi in verità …
arriviamo in orario al lavoro, ma non ci fermiamo oltre.

Non approfittiamo delle pause per intraprendere progetti aggiuntivi,
facciamo solo quello che ci viene chiesto.

Non fai mai più del tuo “compitino”, non provi mai a imparare più del necessario.
Sei un buon lavoratore,
ma non eccezionale.

Forse qualcun altro si è impegnato di più,
sembra essere più appassionato e coinvolto nel suo lavoro.

Cosa ti differenzia dai tuoi colleghi?
Perché credi di meritare (davvero) una promozione?
Perché avrebbero dovuto scegliere proprio te?
 


 

Il successo rifiuta chi vuole evitare il conflitto

La maggior parte delle persone preferisce evitare i conflitti.
Ha il bisogno di essere apprezzata, vuole essere accettata e desidera stabilità.

Le persone di successo sanno che non possono essere efficaci senza affrontare il conflitto.

Le comunicazioni diventano tese, il lavoro di squadra diminuisce, la produttività soffre.
I risultati ne soffrono.

Se scegli di evitare conflitti a qualsiasi costo,
il prezzo da pagare potrebbe essere molto maggiore.

Quindi, abbraccia la soluzione del conflitto.
Dopotutto, anche il conflitto sul lavoro può essere molto salutare.

Il successo dice “no grazie” a chi ricerca solo complimenti e fan deliranti

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!

L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi,
eppure …

se la tua sete di successo è legata solo a felicitazioni, riconoscimenti ed elogi, sappi che …
stai puntando sui numeri sbagliati.

Nessuno (almeno molto pochi) all’inizio si prenderà del tempo per magnificare i tuoi sforzi e i tuoi progressi.

La maggior parte delle persone (spesso – ahimè – proprio quelle più vicine a noi) spenderà solo pochi minuti preziosi solo per dirti che stai facendo qualcosa di sbagliato,
o perché vuole qualcosa da te.

L’ultima cosa che pensa è …
magnificare le tue doti, elogiare le tue capacità e il tuo sviluppo.

Se stai facendo grandi cose, prenditi il tempo per riconoscerlo.
E lo devi fare da solo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Viaggio verso il successo professionale? Non è certo una passeggiata

Le persone di successo hanno dovuto attraversare le notti più buie per vedere all’alba la luce.
Il viaggio verso il successo è un lastricato con molti ciottoli.

Ci sono lezioni da assimilare,
alcune cose da perdere e altre da trovare.

Tuttavia, se vuoi arrivare alla meta, devi continuare.
Buon viaggio!

10 abilità che ogni team leader eccellente dovrebbe potenziare – 2

leader eccellente

Leggi anche la parte 1.

5. Comunicare in modo chiaro le priorità

Tu sai (esattamente) cosa vuoi dai tuoi collaboratori.
Ma loro lo sanno?

Di solito, il team non sa esattamente che cosa è fondamentale per i loro dirigenti.
I dipendenti non possono svolgere bene le loro mansioni se non conoscono le priorità.
Quali sono le tue?
La precisione, la soddisfazione del cliente?
La vendita a ogni costo?
Un servizio impeccabile?

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Qualunque siano le tue priorità,
comunicale in modo chiaro e semplice.

Evita di utilizzare un linguaggio dispersivo (pieno di “un po’, quindi…, stavo pensando”) che potrebbe indebolire il tuo modo di comunicare.
Esercitati a trasmettere messaggi sintetici e a utilizzare un linguaggio più incisivo, stimolante e orientato all’azione.

Se un collaboratore non ha soddisfatto il tuo standard, concentrati di più su cosa deve essere fatto per migliorare piuttosto che su ciò che non ha funzionato.

6. Risolvere i conflitti in modo produttivo

Perché è importante dedicare molta attenzione ai rapporti,
contrasti e conflitti nel tuo luogo di lavoro?

I conflitti possono rovinare i rapporti personali, creare un ambiente negativo, ostacolare la produttività,
distruggere il lavoro di squadra e causare un calo di fatturato.

Il conflitto sul lavoro è naturale e inevitabile ma ci sono tecniche e abilità che possiamo imparare per trasformare conflitti distruttivi in accordi costruttivi.

Ricorda che le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera.
 


 

7. Coinvolgere tutto il team

Per diventare un team leader eccellente, è necessario che tu coinvolga i tuoi collaboratori nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Non decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra.

Fai domande stimolanti, del tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure
“Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”.

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione.
Guai a perderla!

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono ancora più coinvolti e motivati.

8. Dare obiettivi specifici

Motiva al massimo dando obiettivi specifici e quantificabili a ogni singolo collaboratore.

Diventa un supporto attivo e concreto per ognuno di loro.
Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi.

Aiutali a elaborare un piano d’azione e a rimuovere i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino.
Sostienili e incoraggiali costantemente.

9. Delegare con efficacia

Il team leader eccellente e vincente sa allentare un po’ il controllo,
e delegare con efficacia.

Non disperdere energie preziose.
Troppo spesso, quando vuoi seguire ogni dettaglio della gestione, in breve tempo,
ti ritrovi stressato e oberato di lavoro, perché stai tentando di fare tutto da solo.

Il risultato è che i dipendenti non si assumono mai responsabilità, si sentono disimpegnati e si demoralizzano.
Delegare ti permette di focalizzarti sulle priorità e sulle azioni importanti e di essere sempre dinamico, lucido e propositivo.

Solo perché un tuo collaboratore o dipendente non ha le competenze per portare a termine un compito difficile, non significa che non possa imparare.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. Ascoltare di più è il mantra del leader eccellente

Imparare ad ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace.

Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo.
Ascoltare è capire il messaggio nel suo giusto contesto.

Il tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.
Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti, più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te.

Ascolta i bisogni dei tuoi collaboratori, le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e poi agisci di conseguenza.

Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.
Un vero leader!

In definitiva,
se vuoi diventare un team leader eccellente, è necessario saper creare entusiasmo nel tuo luogo di lavoro, coinvolgere e motivare i tuoi collaboratori per raggiungere, insieme, grandi obiettivi.

Ansia da riunione? Cosa fare quando non hai niente di produttivo da dire

ansia da riunione

Foto di shanon

Un’altra riunione sta arrivando,
e tu… cominci a sudare freddo.
Come al solito.

Come tanti professionisti – probabilmente molti di più di quello che pensi –
non sei in un ambiente a te confortevole.

Alcune persone possono dominare la discussione,
prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di confronto.

Ansia da riunione .. cosa dire? Cosa fare?

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo da dire?
Qualcosa di interessante con il quale contribuire?
Niente di stimolante da condividere?

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Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso stare seduto “congelato” durante l’ennesima riunione,
può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere quello che “non aggiunge mai niente di valore”.

Ecco alcuni suggerimenti su cosa fare,
quando senti ansia da riunione e pensi che (per l’ennesima volta) non hai niente da dire:

1. Pianifica in anticipo

Solitamente,
nelle aziende è prassi preparare e divulgare le trattante della riunione.

Le voci dell’ordine del giorno ti daranno un’idea (anche se i partecipanti si allontanano dagli argomenti) di dove dovrebbe condurre la conversazione.

Ecco perché,
fare una ricerca sull’argomento è uno dei modi migliori per arrivare preparato alla riunione.
Pronto per qualsiasi tipo di confronto attorno al tema di discussione.

Preparati alcune intuizioni e sensazioni da condividere,
utilizzando la riunione come un’opportunità per evidenziare le tue abilità.

Anche se i tuoi interventi saranno brevi,
preparati i punti chiave in modo da seguire un filo logico.
Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare l’intervento a memoria.

Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se …
se dimentichi qualcosa,
vai in tilt!

 


 

2. Durante la riunione il focus non è su di te

Ti senti valutato costantemente durante la riunione?
Quando entri, ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa penseranno di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

La maggior parte delle persone,
è altrettanto preoccupata di come viene percepita in una riunione.
Vuole fare (come te) bella figura.
Vuole essere (come te) riconosciuta come preparata e competente.

La maggior parte delle persone è molto concentrata su se stessa,
è troppo impegnata con se stessa per essere critica per te.
Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Non è necessario,
tirare “fuori dal cappello” una brillante intuizione ogni volta che apri la bocca.

3. Fai domande

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati nella riunione.

Oppure (in alternativa),
chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.
Di solito questo dietro-front è apprezzato,
perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Se non hai nulla da far notare,
appoggiandoti allo schienale,
puoi semplicemente commentare “Non mi è chiaro il significato di questi numeri”.

Se ti rendi conto che la riunione sta diventando dispersiva,
puoi chiedere con fermezza ai partecipanti di fare un passo indietro con l’obiettivo di ritrovare il filo del discorso.

Così facendo,
dimostri di essere una persona che “non si perde nel flusso”,
una persona capace di concentrarsi sui problemi reali.

4. Richiedi informazioni

Non ti perdere nel vortice dell’ansia da riunione,
non aver paura di chiedere le informazioni necessarie.

Spesso
i colleghi ambiscono a sentirsi riconosciuti e forniscono tutte le loro informazioni per il bene della società.

Dopo aver richiesto le informazioni,
consenti alle persone di rispondere, senza interrompere.

Mostra il tuo desiderio di essere produttivo,
non divagare, inventare,
(o peggio) manipolare per nascondere la tua mancanza di conoscenza dell’argomento.
Non dare l’impressione di essere concentrato solo sulla tua “performance”.

5. Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, meglio tacere

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Hai detto quello che dovevi dire.
Anche se in forma semplice e asciutta.
Magari in modo non così strepitoso come volevi.
Bene.
Adesso taci!

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso,
o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.

Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito,
accettato e amato dagli altri …
meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Spesso indeboliamo la comunicazioni con espressioni pompose ma inefficaci

Spesso,
nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti,
aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi,
e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto:
indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

Non dire niente è certamente l’opzione a più basso rischio,
soprattutto se sei nuovo in un’organizzazione, o senti ansia da riunione,
ma se vuoi trasmettere ai colleghi l’impressione di essere concentrato e interessato assicurati di preparare domande pertinenti e stimolanti.

5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.
Il rischio è di diventare controproducenti.

“Le persone perfette non combattono, non mentono,
non commettono errori e non esistono.”

Aristotele

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare (ci mancherebbe) chi lavora ricercando la perfezione al lavoro,
ma ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono” e smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

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Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”:

1. Quando l’urgenza è più importante della qualità

Il Mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

Spesso, “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

2. Quando rischi di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno,
sul lavoro può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Se sei un perfezionista accanito,
vuol dire che stai cercando di raggiungere un modello mitizzato.

Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.
Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto duraturo per un puntiglio trascurabile o per l’insistenza su un dettaglio irrilevante.

Le persone sono diverse.
Il tuo lavoro può essere perfetto,
ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

3. Quando i livelli di ansia e stress nell’ambiente di lavoro sono già al limite

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sè.

La perenne lotta per essere perfetto può essere molto logorante e stressante.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

 


 

4. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando,
ripensandoci bene (soprattutto la notte) “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici.
Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se per tutti, il risultato è “perfetto cosi com’è”,
probabilmente non cercano di sabotare la tua carriera ma semplicemente ti stanno assicurando che hai già fatto un buon lavoro e non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

5. Quando sei sotto pressione

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.
Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Nessuno vuole essere ricordato per essere un professionista superficiale e impreciso.
Tuttavia,
puoi regalarti una pausa qua e là,
e avere più tempo per controllare il tuo lavoro quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare,
se sei una persona alla costante ricerca della perfezione …
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

Perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Spesso “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.