Decisione per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 1

decisione per la carriera

Lasciare l’attuale posto di lavoro per lanciarsi nella start-up dei tuoi sogni?
Chiedere o non chiedere la promozione ma poi … addio al tempo libero in famiglia?
Accettare il nuovo incarico (stimolante) ma in una nuova città?

Mollare l’attuale lavoro …
perché le possibilità di crescita sono zero e non vuoi passare tutta la vita al palo?

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Se nessuna scelta ti sembra migliore dell’altra,
se ogni decisione per la carriera ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Decisione per la carriera? Spesso, il dubbio la fa da padrona

Abbiamo paura di prendere la decisione per la carriera sbagliata; quindi rimandiamo, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta.

Pensare troppo può far male.
Vorremmo smettere e agire, vivere con serenità.

Cominciamo a renderci conto che – almeno in alcuni casi – esageriamo.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Vediamo insieme i segnali di alert che ti stanno indicando che stai pensando troppo a ogni passo che vorrai compiere nel tuo (ti auguro luminoso) percorso professionale:

1. Sei intrappolato nel negativo

Ogni volta che pensi alla tua carriera ti assalgono immediatamente pensieri tipo “Bello … Ma … Però …Forse… E se … Non posso,…“?
Sei concentrato su risultati incerti e catastrofici.

Quando ti trovi di fronte a una decisione difficile … nessuno può prevedere il futuro.
Ci sono innumerevoli fattori che influenzano una scelta.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili ed evita di speculare su cose che non puoi assolutamente prevedere.

 


 

2. Ogni volta che qualcuno chiede, cambi argomento

Incontri il tuo amico che ti chiede “Allora … come va il lavoro?

Vorresti rispondere secco “Voglio lasciare il mio lavoro, lanciarmi nella start-up che ti parlo da anni … ma sono terrorizzato dal fallimento”. Invece borbotti qualcosa d’incomprensibile e passi immediatamente a un altro argomento “Fa freddo oggi… vero?”.

Spesso temiamo l’idea di qualcosa … più della cosa stessa!
A volte – semplicemente – non siamo pronti a “dichiarare” al mondo le nostre intenzioni.
Ci sta!

Per superare la paralisi dell’analisi, è meglio confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback ancor più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

3. Giri in un vortice di ricerca infinita

Hai studiato … ricercato … indagato… investigato … e proprio quando hai la sensazione di avere la soluzione, decidi che non è abbastanza, vuoi essere ancora più sicuro,
.. e riprendi la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca infinita è un segnale evidente che stai sicuramente pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.
Oggi!


Prendi in mano il tuo futuro > Scopri il coaching per la carriera.

4. Sei catturato in una spirale e bloccato da dettagli

I nostri sentimenti di incertezza ci spingono a pensare troppo.
L’analisi eccessiva e maniacale è un’abitudine che potresti avere acquisito nel corso degli anni.

Impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.
È un’altra forma di procrastinazione.

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato, potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo. In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente.
Inutilmente.

Continua a leggere la parte 2.

Vuoi potenziare la tua comunicazione al lavoro? Occhio a questo errore fondamentale

comunicazione nel lavoro

Parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager, è indispensabile utilizzare una comunicazione efficace,
usare le parole o il tono giusto per migliorare i rapporti personali, aumentare il tuo carisma con colleghi e collaboratori.

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La comunicazione nel lavoro è il primo passo verso il tuo successo

Se pensi di comunicare in modo confuso, dispersivo o tortuoso devi impegnarti con molta pratica e attenzione.
Per sradicare questa cattiva abitudine ti servirà molta pazienza.
Hai “sempre detto così” e non sarà così facile cambiare e migliorare, in poco tempo.

Da domani, comincia a prestare attenzione a cosa dici,
conta quante volte utilizzi parole dispersive e prova a invertire la tendenza.

Allenati con costanza e vedrai che, giorno dopo giorno, questo sforzo controllato diventerà naturalezza.
Attento, però!

Non fare l’errore di “regolamentare” di colpo tutta la tua comunicazione

Non commettere l’errore di disciplinare, di punto in bianco, tutta la tua comunicazione con tutte le persone con cui interagisci.

Così facendo, corri il rischio di controllarti troppo,
perdere naturalezza e di trasformarti in un automa freddo e innaturale (e molto ingessato) …
con tanti saluti alla famosa empatia del comunicatore!

 


 

Metti tutta la tua attenzione solo in particolari momenti o situazioni, quando sei in procinto di:
• dare a un collaboratore disposizioni, direttive, compiti
• condividere feedback e disaccordi
• relazionarti con un cliente
• presentare i tuoi chiarimenti al tuo capo o collega
• esporre un auspicio per il futuro
• quando devi “far passare” un concetto, un auspicio o una direttiva in modo preciso, chiaro e inequivocabile.

Per il resto … sii te stesso!

Con le tue incertezze comunicative, i tuoi continui intercalari e i modi di dire poco ortodossi.

Non formalizzarti e non preoccuparti troppo di cosa dici durante la pausa pranzo,
o in un momento di semplice conversazione.

Devi solo potenziate (in particolare frangenti) la tua comunicazione nel lavoro,
non stravolgere il tuo modo di essere o di comunicare.

Ti dico questo perché ricercare costantemente il controllo della comunicazione nel lavoro,
è fonte di grande stress!

Ti irrigidisce, ti blocca, ti fa diventare una persona scontata.
Come se non ne avessimo già abbastanza attorno a noi!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 2

immagine professionale

Foto: Ryan McGuire

Leggi anche la parte 1.

6. Confidenze taglia–gambe

“Lei è il primo cliente”
“È il primo scontrino che faccio oggi”
“I clienti di oggi sono sempre più suscettibili”
“I clienti di oggi sono sempre più attenti al portafoglio”

Lamentele sulla crisi, recriminazioni su quanto è difficile vendere oggi,
sulla suscettibilità o la “grandezza” del portafoglio dei clienti di oggi,
sono sabotanti perché suonano piagnucolose e offensive.

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Queste espressioni danneggiano sicuramente la tua immagine e la tua professionalità.

7. Considerazioni poco rispettose danneggiano la tua professionalità

“Ha capito male lei …”
“È lei che ha torto …”
“Si sbaglia Signora Rossi”
“E’ stata lei a sbagliare …”

Ecco il modo più veloce per far innervosire una persona!
A nessuno piace sentirsi dire, neppure in modo educato, che sta sbagliando.

Evitiamo di contraddire o voler avere l’ultima parola!

Le belle maniere piacciono a tutti, anche se ci troviamo davanti a un cliente o una persona testarda e presuntuosa, che non vuole ammettere il suo errore.

 


 

La nostra gentilezza avrà la meglio.
Queste “battaglie” servono a poco, anche se la spuntiamo, perdiamo … il cliente.
A nessuno piace perdere!

“ Capisce anche a lei, adesso …”
“Capisce?

Anche queste espressioni sono usate spessissimo durante la conversazione,
anziché “Capisce?è molto meglio utilizzareMi sono spiegato bene?”.

8. Espressioni positive che diventano negative

“Non sono qui per vendere ad ogni costo”
“Questo prodotto non le darà problemi”
“Non c’è sotto nessuna fregatura”
“Non voglio mentirle”
“Non voglio prenderla in giro”
“Non si preoccupi”
“Non voglio rubarle tempo”
“Non voglio insistere”

Il nostro cervello non riesce a elaborare subito una frase negativa (tutto ciò che gli è comunicato con un “non”); deve prima pensarla in termine positivi per poi “negarla”.

Ad esempio, se ti dico “Non pensare a un cavallo”.
A cosa stai pensando in questo momento? A un cavallo, naturalmente!
Prima di fare la negazione del cavallo, la tua mente ha bisogno di visualizzare il cavallo.

Da qui è facile capire cosa si ottiene con la frase “Non c’è sotto nessuna fregatura” oppure “Non voglio prenderla in giro”.

Il nostro inconscio non accetta la negazione, cancella il “non” e recepisce la frase nel senso opposto a quello che volevamo trasmettere, o invita a fare proprio quello che è richiesto di non fare.

9. Frasi che non trovano soluzioni

“Non posso farlo.”
“Non c’è niente che io possa fare.”
“Non lo so.”

Le persone desiderano (e sono disposte a pagarlo anche bene) un professionista che si prenda a carico della risoluzione del loro problema,
e – se questa non è facilmente raggiungibile – perseveri nella ricerca della soluzione.

Tali espressioni la dicono lunga sulla tua professionalità, capacità (e perseveranza) di cercare e trovare una soluzione.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Anche se hai le mani legate o il risultato non è realistico, un’alternativa migliore è discutere le attuali limitazioni e proporre un piano d’azione per raggiungere il risultato migliore.

Meglio utilizzare frasi tipo:
“Penso che la soluzione migliore sia …”
“Mi dia il tempo di controllare/verificare e la richiamo/ricontatto”

10. Frasi che ti fanno sembrare insicuro

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Queste affermazioni potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.
Ci scusiamo troppo in fretta e troppo spesso!

Chiediamo scusa anche quando non è nemmeno giustificato.
Sei veramente dispiaciuto? Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

Prima di usare queste parole considera se sono necessarie

Le persone forti,
fiduciose, sono disposte ad ammettere l’errore,
ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.

Hai “sempre detto così” e diventa difficile cambiare, migliorare.
Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.
Ci vuole molta pratica!

Da domani, presta attenzione a cosa dici, conta quante volte usi queste espressioni e comincia a invertire la tendenza.
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale,
e salverai la tua professionalità!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 1

immagine professionale

Foto: Ryan McGuire

Dovremmo parlare molto meno.
Parlare troppo e male, è l’errore più comune che facciamo.

Spesso vogliamo persuadere, convincere, parlando più del dovuto.
Parlando troppo, rischiamo di non capire davvero le vere esigenze della persona oppure usiamo espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente.

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Sono parole, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).
Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 10 espressioni comuni che asfaltano la tua immagine professionale:

1. Garanzie di nessun valore

Non si preoccupi … certo che c’è la clausola di recessione”
“È impermeabile questo giaccone?” “Si, certo… lo garantisco io

Se con queste frasi pensi, di essere rassicurante e trasmettere tranquillità al tuo interlocutore, ti stai sbagliando di grosso.
In realtà comunichi leggerezza, incompetenza, aumentando dubbi e perplessità.

Non sappiamo cosa dire e allora ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

In effetti, non dici nulla di concreto e non dimostri niente

Sono risposte banali, superficiali che lasciano insoddisfatto il tuo interlocutore.
Infatti, non abbiamo spiegato perché il giaccone è ideale per la pioggia e non abbiamo indicato (e spiegato) la clausola rescissoria.

Non possiamo più pensare di “mettere via le persone” con un bel sorriso e un cordiale “Glielo garantisco io”. Oggi servono prove concrete.
Trasmetti precisione, praticità e competenza. Informati sulle caratteristiche dei prodotti e dei tessuti.
Preparati le risposte.


Nell’esempio di prima, al posto del famoso “Non si preoccupi”, puoi rispondere:
“Certo. Le spiego … il giaccone è impermeabile e traspirante grazie alla membrana che, impiegata nella lavorazione laminata, garantisce l`impermeabilità anche delle tasche esterne, come può vedere … “.

2. Affermazioni negative e dubbiose danneggiano la tua immagine professionale

“Spero di riuscire…”
“Cercherò ….”
“Forse….”
“Speriamo…”

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.
Se “speri” o “provi” significa che sei tu il primo poco convinto di quello che stai dicendo o proponendo.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Per esempio, anziché “Spero di ricevere la merce in tempo.” meglio “Faccio tutto quello che è in mio potere per ricevere la merce in tempo.

3. Frasi che fanno sospettare poca correttezza e scarsa professionalità

“Si fidi”
“Mi creda

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente,
di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua immagine professionale.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla,
porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

“Si fidi. Tanto ci trova sempre qui”

Altra espressione da evitare perché abusata, logora e ambigua.
Tradotta significa “Non posso fregarti solo perché sapresti dove trovarmi”.


LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

4. Frasi che mercanteggiano onestà

“Vuole che le dica la verità?”
“Ad essere onesto …”
“Onestamente …”
“Vuole che sia sincero con lei?”

Queste frasi suonano totalmente poco sincere.
Come può qualcuno fidarsi della tua sincerità se con gli altri dici di non esserlo?
Chi assicura la persona che con lei sarai veramente onesto e sincero?

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Spesso ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

Oramai, non funzionano più!

5. Considerazioni negative sui concorrenti

Pensi di convincere le persone parlando male della concorrenza, di altri venditori o consulenti?

Non proprio.
A dire il vero, così dimostri poca professionalità!

Lascia che si parli di te attraverso i tuoi prodotti, le tue parole o la tua consulenza.
Piuttosto che denigrare la concorrenza, valorizza i tuoi servizi e fai percepire il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri.

Nel mio caso, essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso di fare è “gossippare” screditando i concorrenti o “mercanteggiare” la mia serietà e la mia immagine professionale.

Continua a leggere la parte 2.

È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

sviluppo personale

Sei sempre pronto a giudicare e incolpare chi ti sta accanto?
Attacchi con le tue convinzioni, replichi immediatamente e sei spesso sulla difensiva?

Quando incolpi gli altri scarichi, le tue responsabilità, non hai bisogno di fare niente, è sufficiente lamentarti e aspettare.

Trovi un pretesto per non affrontare i problemi e giustificare quello che ti accade.

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Se è sempre tutta colpa degli altri, allora significa che non hai le redini della situazione,
né il potere di cambiare qualcosa. Un segnale evidente di debolezza.

Se hai a cuore il tuo sviluppo personale devi metterti in discussione

Incolpare sempre gli altri non ti rende una persona forte e vincente.
Anzi.

Se stai ancora cercando di cambiare gli altri e la realtà esterna che ti sta dando fastidio, vuol dire che …
non hai ancora incrociato lo sguardo (nello specchio) con la persona più difficile che tu abbia mai incontrato.

Quanto sei cosciente di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, le tue frustrazioni e i tuoi fallimenti?
 


 
Il tuo sviluppo personale inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … sei tu!
Il nemico è facile da identificare.

“Il nemico l’hai in casa”

Sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa. Il tuo peggior critico.
QUELLO che non ti concede il minimo sbaglio.

Quella più inflessibile.
Che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende.
Lo reclama negli altri.

Sviluppa la capacità di “rispondere” alla vita.
Pensa più a cambiare te stesso e meno a incolpare gli altri.

Non puoi gestire gli altri se non sai gestire te stesso

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare se vuoi avere successo professionale.

La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.
Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Questa consapevolezza è una buona base di partenza per il tuo sviluppo personale.

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa. Fantastica.

la leadership

Foto di rawpixel from Pixabay.

La leadership non è facile

Che tu sia un manager di una multinazionale o il responsabile di settore con i suoi 3 fidi-collaboratori … poco cambia. Non è semplice.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo. La leadership riguarda più il tuo modo di essere che le parole sul tuo biglietto da visita.

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La leadership non è semplice

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, un team che ti adorerà, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante? Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

Il prestigio ha un prezzo e, onestamente, la maggior parte dei leader piuttosto che persone celebrate nei libri di economia sono più eroi solitari che combattono dure battaglie, dormono sonni agitati e vengono scaricati dall’azienda non appena il loro rendimento scende dello 0,5%.

Non pensare che la leadership sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un progetto portato a termine brillantemente.

Se stai aspettando di essere un leader finché non hai il titolo che desideri, è il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Chiediti … Perché vuoi essere leader?

Hai il titolo ma stai ancora “aspettando” di essere un vero leader?
Stai aspettando che le cose siano più facili?
Che cosa sei disposto a rinunciare?
Sei disposto a partire per questa avventura senza certezza di prestigio o successo?

La leadership non è per tutti

Ci vuole tempo. Ci vuole abnegazione.
Necessita di un grande sforzo.
Leadership è dedizione, coraggio, rischio.

 


 

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa.
Fantastica.

Non ti senti abbastanza leader?

Se ti accetti per quello che sei, non significa sentirsi perfetto.

Se ti accetti per quello che sei, significa arrendersi alla realtà e cominciare a essere sempre più “in pace” con se stessi. Vuol dire essere meno critici e severi, perdonarsi i propri errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere una persona così coraggiosa, carismatica, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento. Per la leadership.

Accettarsi è cambiamento.
Accettarsi per quello che si è … il primo passo verso il tuo successo (grande o piccolo che sia, poco importa).

“A me non succederà mai” .. disse il leader prima di prendere il palo

il giovane leader

Foto di StockSnap from Pixabay.

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche).
Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.
E ripeto … verosimilmente lo sono anche!

Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato. Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per il giovane leader.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.


Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (stile-Verdone) mi ha risposto “ … In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura. Leggi il post per approfondire.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude “Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il giovane leader prende il palo!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.


Troppo spesso, l’unica cosa che il giovane leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”, trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Cambiare lavoro? Non c’è un momento perfetto. È una questione di “credo”.

cambiare lavoro

Stai pensando di cambiare lavoro?
Lasciare il tuo attuale impiego?
L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli, il capo che ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili).

Lasciare la sicurezza di un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa (di questi tempi) prendersi un grosso rischio.
Significa fare un cambiamento.

Il cambiamento spesso può davvero spaventare

Che fare?
Non fare nulla e mantenersi il (mal di stomaco) e l’attuale lavoro. Oppure …
mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile” e soddisfacente. O anche …
lasciare il lavoro non appena ne trovi uno migliore.

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Così, prepari il tuo CV e inizi la ricerca di un nuovo impiego.
Tutto risolto?
Ni.

Non ti ci vuole poi molto per renderti conto che la realtà non è come te l’aspettavi.

Il tempo passa e non succede niente

Qualche risposta di routine.
Belle parole ma niente di più.

Quando sei alla ricerca di un nuovo lavoro (già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato. Confuso. È normale.
Naturale.

Chiunque ci sia passato,
sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di frustrazione, delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

A volte è solo sfortuna, troppa concorrenza, crisi del settore, altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità, di pensieri negativi e credenze depotenzianti che compromettono (pesantemente) la tua ricerca di lavoro.

Una di questa credenza è che oggi il Mercato del lavoro è talmente complesso da diventare schizofrenico. Imprevedibile.
Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che …

Non è difficile.
È molto difficile.
È tosta tosta. Tostissima!
Ma scusa, cosa ti aspettavi? Un tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi, stile invitato VIP, davanti ad un locale all’01.00 di notte?

Basta leggere un giornale o sentire le news, per vedere quanto sia difficile “là fuori” e quanto sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).
Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!

Quindi per favore, non discutiamo neppure di quanto sia dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!

Parlarne di continuo – in questi termini – ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Alcuni settori sono più duri di altri ma è così da sempre

Sarà sempre così.

Ogni grande crisi porta con sé la mancanza di speranza eppure ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

 


 

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.
Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi, poco specifichi, l’unico focus è di accedere al libro-paga di qualcuno. Bussano tutte le porte pur di trovare un qualunque lavoro.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita, non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza – già alta e qualificata – ti porta a competere con persone che (trasmettono entusiasmo e passione), e sanno esattamente quello che vogliono.
Battaglia persa. In partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove andare.

Non ci sarà mai un momento perfetto

Nessuno può dire se questo è il momento giusto per cambiare lavoro.
Non ci sono garanzie (nella vita) e nel mondo di lavoro di oggi.

È una questione di “credo”.
Di “fede”. Speranza.

Se credi che non ci sia alcuna possibilità “là fuori”, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola nel tuo attuale lavoro.

Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lanciarti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non piace!

Se insisti, alla fine ce la fai.

Rinunciare per paura di fallire .. è il fallimento più amaro!

paura di fallire

Foto di Gagilas

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”
Beverly Sills

Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?

Paura?
Paura di sbagliare e paura di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

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Se non provi, non puoi crescere e non puoi avere successo.
Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ti riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torni indietro, hai un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada. Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Le circostanze sfavorevoli .. plasmano il carattere!

“Le circostanze esterne non fanno l’uomo,
lo rivelano a se stesso.”

James Allen

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono. “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce lo fatta.

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce lo fatta!

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Ognuno ha situazioni e responsabilità da affrontare.
Alcune non si possono cambiare, ma una cosa che si può cambiare è se stessi.

 


 

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni, come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

Se credi di avere successo, avrai successo.

Se ti immagini felice, sarai felice.
Quando ti concentri su circostanze sfavorevoli, otterrai solo circostanze sgradevoli.
È una legge di attrazione.

Attiri ciò che pensi.

Fai il primo passo..anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.
Ma se non provi, non lo saprai mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallirequesto è il fallimento più amaro!

Aumentare la tua leadership? imparare a dire NO ai collaboratori

imparare a dire no

Martha è una donna preparata, capace e appassionata del suo lavoro (è office manager con il compito di supervisionare e organizzare tutte le attività segretariali della grande azienda per cui lavora).

Dirige con impegno e motivazione i suoi collaboratori (6 donne e 2 uomini).

Come ogni team leader, anche lei è focalizzata sulla gestione del team, sulle capacità relazionali. Desidera mantenere nel suo staff pace e tranquillità.

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Per questo motivo evita di dire NO

E ha ragione.
Dire “NO” non è facile e mai piacevole.

Ma dire “SI”, “Vediamo”, “Forse”, senza esserne convinta, è molto peggio (leggi questo per post sui pericoli della comunicazione).

Martha è consapevole (oltre del suo bruciore di stomaco) che se evita di dire NO, rischia di perdere la fiducia e la stima del personale,
dare un`immagine di leader debole e demotivante per tutti i collaboratori.

Martha sa perfettamente che non può permettersi di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.
È cosciente … sa che se non mette dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterle i piedi in testa e approfittare della sua disponibilità
(e credimi, lo faranno).

Piuttosto di discutere, Martha dice SI e le problematiche spariscono di colpo.
È il suo modo di comprare l’affetto da parte delle persone e la “pace” del team.

A lungo andare però diventa stancante, frustrante, castrante, si perde autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Vuoi essere leader? Devi imparare a dire NO

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Martha fa sempre un’incredibile fatica a dire NO a un collaboratore, ha sempre l’impressione di deluderlo, che porterà rancore oppure che risponderà a tono. Alla fine è oberata d’impegni e fa il lavoro anche dei suoi collaboratori, ritrovandosi stanca e nervosa.

Quando non ce la fa più, sgancia la bomba del NO secco in modo brusco, senza dare spiegazioni e si dilegua arrabbiata (più con se stessa) nel suo ufficio.

“Voglio essere diversa, disponibile e aperta ma anche ferma e decisa sulle mie decisioni.
Ecco cosa mi aspetto dal coaching
.”

Bene Martha!
Cominciamo già da oggi, allenati a imparare a dire No.
Sarai sorpresa come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire NO ai tuoi collaboratori … alla base c’è la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto. Il timore che lo staff non ti darà più il suo supporto o il suo affetto … e ti escluderanno dal gruppo.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi NO, ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team,
del tuo lavoro e anche (e soprattutto) per te stesso.

 


 

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginato) rischi di dover soddisfare continuamente le loro aspettative, diventando una marionetta senza carattere.

Non aver paura di essere scortese

Di non essere disponibile con gli altri. Dicendo NO (in modo efficace) non offenderai l’altra persona,
non ci resterà male e non porterà rancore in futuro.

Non necessariamente un NO diventa una discussione che sfocia in uno scontro o un litigio.

Tuttavia, un NO troppo brusco, polemico, irridente o aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo,
Martha ha capito (“facendo” coaching) che apprendere a dire NO con più efficacia … non è poi così difficile, è necessario un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.
E volontà di migliorarsi.

Per imparare a dire NO – concretamente – leggi il mio post “Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress.

Parlare con autorevolezza – come un executive – anche se non lo sei

parlare con autorevolezza

Probabilmente passiamo molto tempo a sviluppare le nostre competenze e abilità tecniche,
piuttosto che potenziare il nostro approccio.

Spesso,
le parole che utilizziamo o non-utilizziamo la dicono lunga su di noi e sono più importanti del talento.

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Se vuoi parlare con autorevolezza non proclamare la tua professionalità

“Si fidi”
“Mi creda”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Non usare negazioni

Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Ho ragione, vero?”
“Mi capisci?

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.
Anche questo vuol dire essere autorevole.

Sarai sorpreso di quanto gli altri, si fidano di te se tu ti fidi di te stesso.

Elimina le parole dispersive

“Quindi … quindi …”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm..ehm …”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.
Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

Il bisogno di essere carino o di addolcire il messaggio ti induce a utilizzare queste parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

Non utilizzare di continuo intercalari

“Giustappunto; In definitiva …”
“Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
“Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”


Gli intercalari, in altre parole inserire una parola o una breve frase che in realtà non c’entra proprio nulla, sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire e si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito), senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Evita di scusarti di continuo

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Chiediamo scusa troppe volte, anche quando non serve.

Sei veramente dispiaciuto?
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi …NO!

Prima di usare queste parole,
prendi in considerazione se sono necessarie.

Le persone forti,
sono disposte ad ammettere l’errore, ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.
Potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.

Non ripeterti se vuoi essere autorevole

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?
Se tendi a ripetere i concetti,
vuol dire che “non ti fidi” di quel che dici. Più ripeti più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione e ti porta a non arrivare mai al dunque. Altro che parlare con autorevolezza!

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta e ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

Se desideri un supporto personalizzato,
parlare con autorevolezza e migliorare la tua team leadership guarda il mio servizio di personal coaching.

Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

Comunicazione autorevole: un percorso di coaching (caso di studio reale)

comunicazione autorevole

Sono convinto che il modo migliore per raccontarti dell’efficacia di un percorso di coaching sia farti un esempio.
Un esempio concreto di un cliente reale con il quale mi sono confrontato.

Ti voglio raccontare di Antony …

Antony mi ha contattato perché aveva un problema con il suo team. Pur essendo il team leader di 11 persone, la sua comunicazione con i suoi collaboratori è dispersiva, poco incisiva e “sconnessa” rispetto la sua immagine di capo, grande e grosso, con la barba “da duro”.

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Con tanti saluti alla sua comunicazione autorevole!

Antony, abbiamo scoperto, ha avuto problemi con il padre autorevole che hanno minato la sua sicurezza. Come coach ne prende solo atto ma non approfondisco e non entro in queste problematiche perché non mi “servono” e poi sono ad appannaggio di terapeuti, psicologi e professionisti del settore.

Come coach “prende atto” del passato e mi concentro esclusivamente sul futuro.
E sulle azioni da intraprendere per migliorare.

Cosa abbiamo fatto?

Personal coaching per sviluppare la sua comunicazione autorevole.
Pratico e concreto.

Durante le sessioni di coaching abbiamo scoperto che Antony, mentre parlava, alla fine della frase tendeva ad innalzare il tono come se fosse una domanda facendo perdere alla direttiva o disposizione forza e incisività. Inoltre riempiva le sue frasi di intercalari (“vero?”, “giusto?”) che disperdevano il focus e creavano incertezza.

Pagando in autorevolezza.

Un percorso di coaching per potenziare la sua comunicazione autorevole

In un primo percorso di coaching di 6 sessioni ci siamo concentrati proprio su questo aspetto con compiti e esercizi pratici.
Antony doveva… prepararsi, prima di andare da un collaboratore e dare la sua direttiva.

 


 

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching.

Grazie ai buoni risultati riportati,
dopo la pausa estiva abbiamo ripreso con un altro percorso di coaching (più breve) di 4 sessioni sulla sua “presenza” di leader.

Il coaching è stato focalizzato su azioni concrete per quel che riguarda la postura, gli atteggiamenti, gli sguardi che Antony adottava mentre si approcciava ai suoi collaboratori (spesso guardava in basso mentre parlava con le persone).

I risultati sono stati ottimi

Antony ha ripreso in mano il suo team, è consapevole della sua leadership, si sente più sicuro e fiducioso.

Adesso mi contatta solo quando desidera per confrontarsi su situazioni particolare. Ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione e trovare velocemente le sue risposte strategiche.
Complimenti Antony!

Vuoi fare carriera? Fatti avanti .. se non lo fai, qualcuno lo farà al posto tuo

come farsi notare sul lavoro

Come farsi notare sul lavoro? In un mondo ideale, la soluzione sarebbe facile: “Vuoi più responsabilità? Fatti avanti”. Semplice, no?

Se vuoi fare carriera, un salto di responsabilità, chiedilo, proponiti, fatti avanti.

Come farsi notare sul lavoro? Semplice alza la mano

Non sono poche le persone mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi (con tutto lo strascico di congetture e bruciori di stomaco) con il loro capo/a o con l’azienda” colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (senza dubbio competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti (che ritengono “assolutamente normali”) che risultano poco assertivi e poco rispettosi di se stessi.

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Non faranno la carriera che meritano perché non sanno chiedere.

Hanno troppa paura del rifiuto, o sono imbarazzati a chiedere aiuto perché sembra che non siano in grado di affrontare le situazioni da soli oppure perché sottovalutano la loro intelligenza e competenza.

Desideri un aumento, un supporto, una promozione? Dichiaralo.
Se vuoi fare un salto di responsabilità, chiedilo.

Se non lo fai, qualcun altro lo farà al posto tuo

Stanne certo.

Non dare per scontato che gli altri conoscano i tuoi bisogni. Non aspettarti che il capo, il titolare legga nella tua mente. La lettura del pensiero non è ancora possibile. Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità. Mai dare nulla per scontato.

Non pensare che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
 


 

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri, senza dover dire una parola. Non funziona così.

Non aspettare che qualcun altro esprima i tuoi bisogni per te. I tuoi desideri sono di tua responsabilità.
La tua carriera è di tua responsabilità (leggi questo post per approfondire).

Se vuoi (davvero) qualcosa … esponiti. Se desideri una promozione, dichiaralo.
Vuoi essere notato … mettiti in vista!

Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita, prendi provvedimenti.

Raggiungere il successo professionale: meno social – più relazioni reali

raggiungere il successo professionale

Raggiungere il successo professionale, deriva dai rapporti con persone che conosci personalmente, non da estranei che ti “piacciono” online.

La tecnologia sta modificando le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche. Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della nostra vita reale.

Del resto,
coltivare relazioni reali richiede tempo, costanza ed energie, condivisione di ideali, pensieri e valori,
qualcosa che va aldilà dei “like” di Facebook.

Ha ancora senso parlare di social?

Questi strumenti non hanno quasi più nulla di sociale.
Lo sono stati forse all’inizio …

 


 

Stanno livellando (verso il basso) le competenze, hanno annullato i rapporti personali, i contatti fisici, la discussione, il confronto. La comunicazione non è mai stata così facile eppure comunicare in maniera sana e costruttiva, sembra diventata un’impresa.

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Raggiungere il successo professionale sembra così facile e indolore

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale.
Diventa difficile raggiungere il successo professionale.

Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

Comunicare per creare un legame privilegiato, utile e funzionale.
I rapporti personali fanno la differenza, sempre e comunque.

A molte persone suona strano che non sia presente sui social network, strillando incredibili opportunità e sconti promozionali.

È una scelta voluta.

Credo che per la natura stessa del mio lavoro, sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me dal mio sito web (e da un paio di mesi anche su Instagram).

È anche una questione di riservatezza: sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti,
rispetto al “Gioco del dico/non dico” oppure “Sapessi quanto sono bravo!” che spesso avviene sui social.

4 volte in cui l’impazienza può danneggiare la tua carriera professionale – 2

come fare carriera?

Leggi anche la parte 1.

2. Quando sei impaziente, tendi a essere aggressivo invece di assertivo

Hai mandato una mail … e non ti hanno ancora risposto, quindi ne invii un’altra di follow-up.
Poi il giorno dopo e quello dopo ancora…
In ogni mail alzi il livello di aggressività … esigi una risposta!

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A nessuno piace essere pressato, tanto meno aggredito.
Assicurati di aspettare un ragionevole lasso di tempo prima di scrivere ancora. Dai alle persone il tempo necessario e fidati che lo faranno.

L’irrequietezza, porterà le persone a ignorarti o scansarti.

Quando l’impazienza prende il sopravvento, sei percepito come qualcuno che è completamente focalizzato sui propri bisogni e sentimenti.
Non mostri alcun rispetto per i bisogni per le altre persone.

Quando comunichi aggressivamente, hai tutto da perdere …
se lo fai con i colleghi, la loro reazione è solitamente negativa, risentita, arrabbiata, ferita.

Se sei un team leader,
e comunichi in questo modo con i tuoi collaboratori aspettati comportamenti passivo-aggressivo, risentimento, insoddisfazione, turnover oppure sabotaggio.

3. L’impazienza fa danni quando ti aspetti subito grandi risultati

Come fare carriera?
Il successo professionale non arriva in una sola notte.

Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge la carriera che (davvero) desidera.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.
Le persone di successo non si aspettano risultati immediati.

Il raggiungimento di alcuni obiettivi richiederà tempo, più di un tentativo e la possibilità del fallimento.
Sii paziente che le cose accadranno nel momento giusto.

Come fare carriera?
Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà, ostacoli o impedimenti?
Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure getti subito la spugna?

Impara l’arte della pazienza.
Applica la disciplina ai tuoi pensieri quando questi diventano ansiosi sulla riuscita di un intento. L’impazienza nutre l’ansietà, la paura, lo sconforto e il fallimento.
La pazienza crea confidenza, decisione ed una prospettiva razionale, che alla fine conduce al successo.”

Bryan Adams

4. L’impazienza di arrivare non ti “connette” con gli altri

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura, un freno.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano,
eccome!

Le persone con cui lavori (i tuoi colleghi o il tuo team) sono la chiave del tuo successo.
Non essere concentrato solo sulla tua carriera e sul tuo successo personale.

 


 

Prima di intraprendere qualsiasi azione sul tuo posto di lavoro, chiediti quale sarà il beneficio per tutto il team (non solo per te stesso).

Il coaching può aiutarti a gestire le tendenze comportamentali negative.
Imparare ad adattare i tuoi stili comportamentali ai diversi contesti.

Quando sei impaziente perché la tua carriera si sta muovendo troppo lentamente, non apprezzi mai pienamente i piccoli passi che stai facendo lungo il tuo cammino. Quando tutti i semi che hai piantato finalmente inizieranno a germogliare, sarai in grado di apprezzare che ci sia voluto tanto tempo per crescere.

Come fare carriera?

L’impazienza, la fretta, l’irrequietezza hanno (come tutte le cose) il loro lato positivo.
È energia, stimolo, spinta, reattività, ambizione.

Ti costringe a fare-pensare nuove trattorie per intraprendere la tua carriera, ti sradica dall’immobilismo, ti spinge oltre i tuoi limiti per raggiungere i tuoi obiettivi.

L’impazienza ti spinge a mettere in discussione sistemi obsoleti, inefficienti o lenti, anche se non puoi cambiarli direttamente. Ti spinge a metterti in cammino (anche se a fari-spenti), a risolvere i problemi da solo.

Se vuoi trasformare la tua impazienza in una spinta positiva,
concentrati su quello che puoi fare piuttosto che su quello di cui hai bisogno dagli altri.

L’impazienza canalizzata diventa energia produttiva e motivante, può avere un enorme effetto positivo sulla tua carriera.

Come fare carriera? Vestiti come se dovessi chiedere una promozione. Ogni giorno.

come fare carriera

Come fare carriera? Non sottovalutare il look!

Il modo in cui collaboratori, colleghi, clienti o il capo ti vedono può aiutarti a creare o distruggere la tua reputazione professionale.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento, non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura, le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

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Anche se possiedi qualifiche ed esperienza, vestirti in maniera trascurata o inappropriata potrebbe costarti caro in termini di successo professionale.

Come fare carriera? Il modo in cui ti vesti al lavoro .. la dice lunga su di te!

Anche se può sembrare un compito noioso e una routine fastidiosa, devi farlo con cura e attenzione.

Se vuoi distinguerti e guadagnare più rispetto sul lavoro, il modo in cui ti vesti ogni mattina ritrae la tua attitudine al lavoro e … alla vita.

È un’arte raffinata,
dice al datore di lavoro che ti stai sforzando, che sei in grado di rappresentare adeguatamente l’azienda.

Scarpe consumate e sporche, la tua camicia stropicciata trasmette l’idea che non ti potrebbe importare di meno ottenere una promozione. E allora perché mai proportela?

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
per non perderti nelle regole del vestiario da ufficio, elimina immediatamente tutti quei look che etichetteresti con “troppo”: troppo stretto, troppo corto, troppo trasparente, troppo chic, ecc…

Se non gestisci la tua immagine .. gli altri lo faranno per te

Lasciare “troppo” all’immaginazione della gente può essere la differenza tra rispettoso e ridicolo.

Pianificare gli abiti da indossare la sera prima,
può aiutarti a evitare o almeno ridurre le possibilità che tu commetta l’errore-principe: indossare gli stessi vestiti due giorni di fila.

Vestire in modo appropriato non deve per forza essere una mannaia sul tuo portafoglio.
Investire in abbigliamento di qualità non solo ti farà risparmiare denaro a lungo termine, ma ti eviterà che il bottone della tua giacca a buon mercato salti durante la riunione o la presentazione.

 


 

Non rinunciare alla tua personalità e al tuo stile

Non aver timore di indossare colori, stampe, dettagli e accessori. Qualunque sia il tuo gusto, personalizza il tuo abbigliamento con il tuo “marchio di fabbrica”.

Come fare carriera?
Vestiti ogni giorno come se dovessi avere un incontro con il grande-capo per un potenziale aumento. Senza esagerare. Vedrai la differenza!

Il giusto look al lavoro va oltre i vestiti che indossi. Riguarda anche come gestisci te stesso e il tuo stato mentale.

Potresti essere la persona migliore vestita al mondo, ma se eviti le responsabilità, non contribuisci mai con spunti e idee, non fai mai straordinari, sei tra i primi a schizzare fuori dall’ufficio alle 17:00 …
difficilmente riuscirai a stupire e farti notare!

“Il modo di vestirsi è una preoccupazione sciocca.
Ma è molto sciocco per un uomo non essere ben vestito.”

Lord Chesterfield

La gestione dell’imprevisto: la skill basilare di chi ce la fa

gestione dell'imprevisto

Foto di Thomas Leuthard.

Certe notti,
non so te … quando metto la testa sul cuscino, provo un certo senso di sollievo nel fatto che so esattamente a che ora mi sveglierò (la sveglia è impostata alla stessa ora 05.30) e cosa farò esattamente il giorno successivo.

Non so te, hai voglia a vederla in un altro modo …
certe notti …. questa prevedibilità, questa certezza, è molto rassicurante. Confortante.
Ti fa dormire come un bebè.

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“.. certe notti qui, che chi s’accontenta gode, cosi’, cosi’ ..”

Infatti, alle 05.30… suona la sveglia!
Apro gli occhi, scendo dal letto e preparo la colazione.

Ci sono giorni però che si allontanano dalla norma, vanno fuori controllo, fanno crollare il tuo piano così rassicurante e ti spiattella davanti un‘altra certezza. Quella primaria.
La sola.

L’unica certezza? L’incertezza!

L’avviso (che non ho letto) sul portone d’ingresso mi dice che il passaggio è occupato, l’auto è bloccata in garage fino alle 10.00. Il cliente che mi aspetta (e non mi vedrà) crederà alla storia dell’auto bloccata nel garage?
Banale.

Il mio concetto di certezza si squaglia come neve al sole di maggio, la tanto confortevole pianificazione salta così, senza preavviso. La mia relazione d’amore con l’amata routine scricchiola … mi sento “tradito” … sperimento così la realtà e questo senso di fugace sicurezza.

Ho pensato … ecco la skill che non ti aspetti … altro che competenza e preparazione!
 


 

La differenza tra uno BRAVO e uno GRANDE può spesso ridursi a come affronta le situazioni inaspettate.
Alcuni possono crollare sotto la pressione di eventi (anche banali) non familiari, altri prosperano e trovano il modo di superare le avversità.

Siamo tutti condizionati a contare sul senso di sicurezza

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

Forse non troverai quel lavoro tanto desiderato.
Non avrai quella promozione (e che avresti meritato) e magari otterrai un avanzamento di carriera (che non hai mai chiesto).

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che ti sei sposato e chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Gestione dell’imprevisto? Che piaccia o no .. accade l’inaspettato

E non sempre è negativo.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.

Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.
Aspettati che qualcosa vada storto, anche se non sai cosa.

Se vuoi apprendere la gestione dell’imprevisto … metti “in agenda” l’inaspettato.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

Imprevisto al lavoro? Non c’è modo di evitarlo

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Paralizzante.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità, sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di vivere con più leggerezza ed essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto. Prima lo consapevolizzi meglio è!

Sapere che l’unica certezza è l’incertezza rende la nostra mente più flessibile e, in questo modo, diventiamo persone più forti a livello emotivo.
A volte, l’imprevisto è un’opportunità sotto mentite spoglie.

È una possibilità per mostrare la tua iniziativa, per fare vedere quanto vali sotto pressione e per mostrare la tua capacità di problem solving (quella skill che così tanto ami pavoneggiare sul tuo CV).

“Il momento in cui con più probabilità può succederti qualcosa di veramente straordinario, è quello in cui sei certo che niente potrà accaderti.”
Jane Pauley