Il mio libro “Autorevolezza”: da settembre su Amazon

libro di ferrarelli

Strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi.

 

A settembre su Amazon (cartaceo e digitale)

 

Che tu sia manager di una multinazionale, il piccolo imprenditore della tua zona,
un professionista con il suo studio ben avviato,
lo store manager del centro, un quadro aziendale,
il coordinatore con il suo piccolo team,

che il tuo team sia di 2 o 20 collaboratori, poco importa …
trasmettere forza, autorevolezza, utilizzare una comunicazione efficace, è una sfida che può risultare ostica e faticosa.

Da cui rischiamo di uscirne perdenti!

Il mio proposito di coach è allenare i tuoi “muscoli caratteriali”: la fiducia, l’intraprendenza e la determinazione.

Questo libro è un valido spunto per darti tutti gli strumenti che servono per potenziare le tue doti personali, migliorare la tua comunicazione,
i tuoi rapporti interpersonali, il tuo carisma,
il rispetto dei tuoi collaboratori e dei tuoi colleghi.

Spesso, chi gestisce (oppure ha intenzione di farlo) un team non ha completa coscienza delle difficoltà. Pochi si pongono domande su come ottimizzare e gestire al meglio i propri collaboratori.

È a queste domande che cercherò di darti soluzioni pratiche.

“Non ascolto gli altri perché sono smart e intelligente”… la trappola del leader

la trappola del leader

Foto di Vitabello da Pixabay

Lo stereotipo del leader competente è ancora molto radicato.

Deve sapere tutto.
Avere sempre la risposta pronta.
Prendere decisioni immediate.
Non mostrare dubbi.

Per questo, una delle frasi più difficili da pronunciare per un leader è:

“Non lo so.”

Quelle tre parole fanno sentire molti inadeguati.

Come se ammettere un’incertezza significasse perdere autorevolezza.

Eppure è proprio qui che potresti cadere in una trappola.

Credere che il tuo valore dipenda dalla quantità di risposte che sai dare.

In realtà, spesso accade il contrario.

Più senti di dover avere sempre la risposta, meno ascolti.

Entri in riunione con la soluzione già pronta. Interrompi.

Concludi troppo in fretta.
Difendi la tua idea invece di esplorarne altre.

L’obiettivo non diventa più capire.
Diventa avere ragione.

La leadership, invece, raramente consiste nel conoscere tutte le risposte.

Molto più spesso consiste nel creare le condizioni perché emergano quelle migliori.

Per questo non dovresti aver paura di dire:

“Non lo so. Ragioniamoci insieme.”

Non perché tu sia impreparato.

Perché sai che nessuna persona può vedere tutto da sola.

La trappola è credere di dover avere tutte le risposte

Nessuno può sapere tutto.

Nessuno possiede la soluzione migliore per ogni problema, decisione o situazione.

Se sei convinto che un leader debba sempre avere la risposta pronta, sei già entrato in una delle trappole più pericolose della leadership.

Ascoltare diventa allora una competenza strategica.
Non un gesto di cortesia.

Molti leader e imprenditori di successo raccontano che una parte importante della loro crescita è nata proprio dall’ascolto dei feedback più scomodi.

Spesso sono stati proprio quelli a permettere i miglioramenti più importanti.

L’ascolto è una parte fondamentale della comunicazione

Saper ascoltare ti permette di:

  • comprendere meglio ciò che sta accadendo;
  • costruire relazioni più solide;
  • valorizzare competenze che da solo non potresti vedere;
  • aumentare il senso di appartenenza del team.

Le persone hanno bisogno di sentirsi ascoltate.

Di contribuire.
Di percepire che le proprie idee hanno un peso.

Naturalmente esistono situazioni nelle quali devi decidere rapidamente.

Emergenze.
Crisi.
Momenti in cui serve una direzione chiara.

Ma queste sono l’eccezione.
Non la regola.

Dovresti ascoltare i tuoi collaboratori

Presta attenzione a quello che hanno da dirti.

Non restare ancorato alla tua prima idea.

Prima di una riunione prova a confrontare questi due approcci:

  • entrare con la risposta già pronta;
  • entrare con l’obiettivo di trovare insieme la risposta migliore.

Sembrano simili.

In realtà cambiano completamente la qualità della conversazione.

Valorizza le competenze del tuo team.
Ascolta prima di decidere.
Rispetta idee diverse dalle proprie.

Non sentire il bisogno di dimostrare continuamente di avere ragione.
Non devi conoscere tutte le risposte.

Devi imparare a fare le domande giuste.

È questo che ti tiene lontano dalla trappola del leader “so-tutto-io”.

Ecco 14 motivi per cui, spesso senza accorgertene, smetti di ascoltare i suggerimenti degli altri… e perché questo può diventare uno dei limiti più grandi della tua leadership.

Non ascolto perché mi piace dare risposte alle persone.

Mi fa sentire importante.

Non ascolto perché la conoscenza è potere.

Se ho le risposte elevo il mio status.

Non ascolto perché non ho bisogno di sprecare il mio tempo prezioso.

Non ascolto perché sono il capo e non ho bisogno di suggerimenti.

Non ascolto perché non ho bisogno di aiuto.

Posso fare tutto da solo.

Non ascolto perché tutto quello che ho davvero bisogno è che facciate quello che vi dico.

Non ascolto perché sono competente.

Molto competente.

Non ascolto chi ha meno esperienza della mia.

Non ascolto perché non mi piace né il messaggio né il messaggero.

Non ascolto chi non ha il quadro completo.

Non può capire!

Non ascolto chi non condivide le stesse mie responsabilità. Non può comprendere!

Non ascolto chi so che sicuramente non mi capirà.

Non ascolto chi ha fallito.

Non ascolto perché sono l’esperto.

Un esperto non chiede. Mai.

Partecipare a una riunione: come rovinare la tua immagine professionale

partecipare a una riunione

Foto di BROTE studio da Pexels

Molte persone pensano che una riunione serva soltanto a discutere progetti, condividere aggiornamenti o prendere decisioni.

In realtà, ogni riunione comunica anche qualcos’altro.

Comunica chi sei professionalmente.

Il modo in cui ascolti.
Intervieni.
Prendi appunti.
Gestisci un disaccordo.
Oppure rimani in silenzio.

Tutto contribuisce a costruire la tua reputazione.

Le persone si fanno un’idea di te molto prima che tu finisca il tuo intervento.

Per questo una riunione è uno degli strumenti più potenti per rafforzare il tuo personal branding.

Ogni comportamento può aumentare oppure indebolire la tua credibilità.

Ecco 14 errori che rischiano di compromettere la tua immagine professionale.

1. Interrompere continuamente

Lascia terminare il ragionamento dell’altra persona.

Interrompere comunica impazienza, non autorevolezza.

Anche il silenzio fa parte di una buona conversazione.

2. Arrivare in ritardo

La puntualità comunica rispetto.

Per le persone.
Per il tempo.
La riunione.

Presentarti sempre all’ultimo minuto non ti rende importante.

Ti rende poco affidabile.

3. Presentarti impreparato

“Non ho letto la mail.”

Può capitare.

Se però diventa un’abitudine, la tua credibilità diminuisce rapidamente.

Prima della riunione chiediti:

  • Qual è il messaggio principale che voglio portare?
  • Quale contributo posso dare?
  • Chi sarà presente?
  • Quale risultato vorrei ottenere?

Cinque minuti di preparazione fanno una grande differenza.

4. Usare il telefonino

Non puoi essere realmente presente se stai controllando notifiche.

Anche quando credi di farlo con discrezione.

Le persone se ne accorgono.

E interpretano quel comportamento come disinteresse.

5. Non prendere appunti

Prendere appunti comunica attenzione.

Non farlo, soprattutto abitualmente, può dare l’impressione opposta.

Non serve trascrivere tutto per partecipare a una riunione.

Basta annotare ciò che conta.

6. Ripetere ciò che hanno già detto gli altri

Intervenire solo per ripetere un concetto non aggiunge valore.

Se vuoi richiamare un’idea già emersa, riconoscine l’autore.

Per esempio:

  • “Come diceva Piercarlo, credo che la priorità sia…”

È più elegante.
E molto più autorevole.

7. Prenderti il merito del lavoro degli altri

Attribuirti successi condivisi o scaricare gli errori sul gruppo è uno dei modi più rapidi per perdere fiducia.

Le persone lo ricordano.

Sempre.

8. Cercare continuamente di compiacere il capo

Annuire a ogni frase.

Confermare ogni opinione.

Sostenere qualsiasi decisione.

Più che consenso, trasmette insicurezza.

9. Essere sempre negativo

Ogni team ha bisogno anche di chi evidenzia i rischi.

Ma c’è una differenza tra evidenziare un problema e alimentarlo.

Se porti una criticità, prova a portare anche una possibile soluzione.

10. Trasformare la riunione in una questione personale

Le riunioni servono a far avanzare il lavoro.

Non a regolare conti personali.

Se hai un problema con un collega, affrontalo nel contesto giusto.

11. Trascurare il linguaggio del corpo

Le parole non bastano.

Evita di:

  • roteare gli occhi;
  • scuotere continuamente la testa;
  • sbadigliare;
  • sussurrare con il vicino;
  • assumere una postura chiusa o annoiata.

Anche il corpo partecipa alla riunione.

12. Essere presente… solo quando conviene

Se inizi a lavorare al computer appena cambia argomento, il messaggio è chiaro.

“Mi interessa solo ciò che riguarda me.”

Partecipare a una riunione significa restare coinvolti per tutta la durata dell’incontro.

Lasciare il segno non significa parlare di più, ma farsi ascoltare meglio.

Scopri il servizio di coaching mirato “Come lasciare il segno in meeting e riunioni” e

allenati a portare nei tuoi interventi chiarezza, sicurezza e presenza autentica.

13. Indebolire le tue domande

Evita introduzioni come:

  • “Scusate se faccio una domanda…”
  • “Forse è una domanda stupida…”
  • “So che dovrei saperlo, ma…”

Fai semplicemente la domanda.

Non hai bisogno di giustificarla.

14. Parlare solo per farti notare

Intervenire tanto non significa contribuire tanto.

A volte il contributo più autorevole è una domanda.
Altre volte è una sintesi.

Oppure un’idea che fa avanzare davvero la discussione.

Le persone ricordano chi porta valore.

Non chi occupa più tempo.

In conclusione

Partecipare a una riunione è molto più di un semplice momento operativo.

È uno spazio nel quale costruisci, un intervento dopo l’altro, la tua immagine professionale.

Le persone non ricordano tutto quello che hai detto.

Ricordano come le hai fatte sentire.

E soprattutto ricordano se, grazie al tuo contributo, quella riunione è stata migliore oppure semplicemente più lunga.

Colloqui di lavoro: l’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

colloqui di lavoro

Foto di Aksel Lian da Pixabay

Il selezionatore ti sta accompagnando nella sala del colloquio.

Il momento è arrivato.
Sei concentrato.
Bene.

Adesso rilassati ancora un po’.

Fino a ieri ti sei forse concesso qualche fantasticheria: il nuovo lavoro, il primo stipendio, il momento in cui firmerai il contratto.

Ma non è ancora il momento di parlare di salario o data d’inizio.

Per ora concentrati su un obiettivo molto più concreto:

ottenere il secondo colloquio.

L’autorevolezza comincia dall’ingresso

Dal primo istante stai inviando messaggi non verbali.

Anche se non dici nulla, il tuo corpo comunica sicurezza, tensione e atteggiamento.

Quando entri nella stanza, la prima impressione è già in costruzione.

Evita un ingresso esitante, ma anche uno troppo sicuro o arrogante.

Cammina con passo deciso, senza fretta.

Saluta.
Sorridi.
Mantieni lo sguardo alto.
Raddrizza le spalle.

Stai proponendo il tuo valore professionale, non chiedendo un favore.

Per approfondire: Come entrare con autorevolezza nella stanza del colloquio.

Riconosci l’ansia invece di combatterla

Se il colloquio ti mette agitazione, è normale.

Non perdere energie cercando di nasconderla.
Riconoscila.

Puoi dirti:

  • “Sono agitato. Va bene così. Posso fare comunque un buon colloquio.”

Poi osserva il tuo linguaggio del corpo.

Evita di:

  • camminare troppo velocemente;
  • parlare a raffica;
  • interrompere;
  • tamburellare con le dita;
  • muovere continuamente gambe o piedi.

Rallentare è già un modo per trasmettere maggiore sicurezza.

Mantieni il contatto visivo

Il contatto visivo comunica fiducia e presenza.

Se abbassi continuamente lo sguardo o eviti gli occhi del selezionatore, potresti apparire insicuro.

Non serve fissarlo.

Mantieni uno sguardo naturale e torna regolarmente sul tuo interlocutore.

Se ti mette in difficoltà, concentra lo sguardo tra le sopracciglia.

L’effetto sarà molto simile.

L’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

Non cercare di compiacerlo.

Più provi a indovinare la risposta che desidera sentirsi dire, più rischi di apparire costruito.

Sii semplice.
Sii concreto.

Se bastano dieci parole, non usarne trenta.

Tieni la testa alta, siediti composto e guarda il selezionatore quando parli.

Non nascondere la tua personalità dietro il curriculum.

Sii te stesso. L’autenticità paga

Mantieni un atteggiamento positivo.

Sorridi senza forzature e mostra interesse per il ruolo.

Ai selezionatori piacciono persone preparate, autentiche e fiduciose.

Ricorda una cosa importante:

se sei stato invitato al colloquio, significa che il tuo profilo ha già suscitato interesse.

Adesso devono conoscere la persona.

Prova a stabilire una connessione

Durante il colloquio non limitarti a impressionare.

Prova a creare una connessione autentica.

Non serve diventare amici del selezionatore.
Basta instaurare un dialogo naturale.

Anche una breve conversazione iniziale può rompere il ghiaccio e creare un clima più sereno.

Essere cordiale, mentre vieni osservato e valutato, è già un segnale di sicurezza.

Usa le pause

Non avere paura delle pause.

Quando affronti un punto importante, concediti qualche secondo prima di rispondere.

Le pause trasmettono controllo e danno peso alle parole.

Evita invece di costruire risposte solo per ottenere l’approvazione del selezionatore.

Se ne accorgerà.

Limita anche espressioni come:

  • “Forse…”;
  • “Credo…”;
  • “Immagino…”.

Usate continuamente, rendono il messaggio meno deciso.

Non affrettare le risposte

Quando sei nervoso è facile parlare troppo.

Rallenta.

Ascolta la domanda fino alla fine e concediti il tempo di riflettere.

Un colloquio non è una gara di velocità.

Parla con calma, imposta bene la voce e non temere qualche breve silenzio.

Non limitarti a rispondere

Il colloquio è un dialogo.

Il selezionatore valuta te.
Ma anche tu stai valutando l’azienda.

Fai domande quando nasce l’occasione.

Quando racconti un’esperienza, entra nei dettagli che dimostrano il tuo contributo e i risultati ottenuti.

Soprattutto, ascolta fino in fondo la domanda prima di preparare la risposta.

MORE > scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.

La trappola: non essere arrogante

Una buona dose di fiducia è indispensabile.

L’arroganza, invece, ti allontana dal selezionatore.

Mostrati:

  • ambizioso, ma non impaziente;
  • disponibile, ma non timoroso;
  • sicuro di te, ma senza ostentazione.

La vera autorevolezza non ha bisogno di alzare la voce.

Si riconosce dalla calma, dalla preparazione e dal rispetto con cui affronti il colloquio.

L’attenzione del selezionatore non si pretende.

Si guadagna.
Una risposta alla volta.
In bocca al lupo!

Email di lavoro: come risolvere conflitti con autorevolezza

email di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ogni giorno, appena sveglio,
ti piaccia o no, sai che dovrai comunicare.

Il modo in cui scegli di farlo
— consapevolmente o no —
influenzerà le tue giornate.

Intensificherà le tue emozioni.

Ti sarai sicuramente accorto di come
le email di lavoro
possano diventare un modo terribile di comunicare.

E ti credo.
Usando solo il testo,

..perdi oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione

E con queste premesse
è facile che i toni si scaldino,
nascano attriti,
si creino incomprensioni ed equivoci.

Con un aumento di tensione e conflitto.

Le email di lavoro aumentano in modo esponenziale
e con esse le occasioni per creare frizioni.

Spesso la tensione si esaspera

A tal punto da diventare un enorme spreco di tempo,
tanto inefficace quanto inefficiente.

Ore di lunghe riflessioni,
su cosa/come rispondere,
coinvolgendo colleghi e partner
nei tuoi “drammi digitali”.

È necessario interrompere
questo circolo vizioso (e infinito)
di scambi digitali al veleno.

Risolvere la questione in modo autorevole
è più facile a dirsi che a farsi.

Un conflitto gestito per mail
genera ancora più conflitto

Quando sorge un conflitto,
siamo spesso tentati di usare istintivamente
la posta elettronica
per risolvere velocemente il problema.

Purtroppo una frase —
anche ben intenzionata
o un feedback costruttivo —
può diventare aspra e irritante
se interpretata nel modo sbagliato.

Attribuiamo una nostra personale tonalità e significato,
trasformando un semplice commento
in qualcosa di completamente diverso.

Ovviamente, negativo.

Non utilizzare le mail
per risolvere i conflitti

Rispondere con animosità a un’email di lavoro
non è quasi mai il modo più efficace
per risolvere la questione.

Prima di rispondere fai un respiro.
Meglio due.

La velocità delle comunicazioni elettroniche
raramente ti lascia il tempo di fermarti
e considerare la situazione in modo obiettivo.

Se il tuo collega, capo o cliente
si sono lasciati sopraffare dalle emozioni,
non ripetere lo stesso errore.

Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Lascia un po’ sbollire.

Rispondi sempre in modo professionale

Se la risposta è urgente
o senti troppa tensione,
avrai comunque almeno 5 minuti.

Alzati.
Raffredda la mente.
Fai due passi.
Bevi un bicchiere d’acqua.

Resisti alla tentazione
di saltare subito alle conclusioni.

Rileggi.
Assicurati di aver compreso davvero
prima di rispondere.

Ammetti i tuoi (eventuali) errori

A volte sei convinto di avere ragione.

Altre volte scopri che
la causa del problema —
o chi ha aggravato la situazione —
sei proprio tu.

Riconosci l’errore
e porgi le tue scuse
a tutte le persone coinvolte.

Non permettere che una svista o un fraintendimento
rovini la tua immagine professionale
e mandi in fumo anni di relazioni costruite.

Fare ciò che è giusto
è sempre la scelta più solida.

Concedi una “possibilità” alla persona

Dare il beneficio del dubbio
aumenta la probabilità
di una risoluzione sana.

Non è facile.

Soprattutto se la persona non ti piace
o sei convinto si sia comportata male.

Ti incoraggio a provarci comunque.

Anche se non ti senti a tuo agio,
avvicina la persona
con domande chiarificatrici,
non con dichiarazioni accusatorie.

Nelle email di lavoro distingui tra i fatti
e la tua “visione”

In un conflitto professionale
ci sono due elementi distinti:

  • cosa è successo (i fatti)
  • la tua interpretazione (la tua storia)

La tua storia
può essere più negativa della realtà.

Esistono sempre più motivi
— validi o meno —
per cui qualcuno ha fatto
o non ha fatto qualcosa.

Hai un solo modo per verificarlo:
chiedere direttamente.

  • “Ho notato che le riunioni del Dipartimento ora sono alle 16:00.
    Questo è in conflitto con…
    Puoi aiutarmi a capire perché hai scelto questo orario?
    Mi piacerebbe parlarne per risolvere la pianificazione.”

La vera domanda è:
desideri davvero risolvere il conflitto?

Se il tuo obiettivo è trovare una soluzione reale,
la scelta migliore è un incontro
faccia a faccia
o una chiamata
(telefonica o video).

Scrivere mail aggressive
è facile.

Affrontare un confronto diretto
richiede coraggio e autocontrollo.

Ed è proprio lì
che si vede la tua autorevolezza.

Sulla preparazione al confronto difficile puoi leggere il mio post
Confronto difficile in arrivo? La preparazione che nessuno racconta

Chiedi un incontro esplicativo

  • “Possiamo risolvere meglio di persona.
    Prendiamoci un caffè.”
  • “Parliamone.
    Ti chiamo domani mattina.”
  • “Inseriamolo nell’ordine del giorno
    della prossima riunione.

Scoprirai che, spesso,
l’altro non voleva creare conflitto.

Di persona,
le persone sono molto meno aggressive
che dietro uno schermo.

Ecco come essere autorevoli.

La vera autorevolezza
nasce dal modo in cui comunichi.

In conclusione

Comprendere non significa giustificare.
Empatizzare non vuol dire subire.

Puoi scegliere di ascoltare,
chiarire
e costruire.

L’assertività è
presenza, confini chiari
e nessun bisogno di alzare la voce.

Un capo tirannico esige il rispetto del team – il leader autorevole lo guadagna

il leader autorevole

“Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere,
a discutere prima di condannare.”

Norberto Bobbio

Un capo immaturo esige il rispetto del suo team semplicemente perché “ha studiato”, è stato assunto per “fare il capo” oppure ha l’ufficio più grande.

Si circonda di fedelissimi e per mantenerli tali, li rende partecipe a “onori e cariche”. Conosce solo i suoi stretti collaboratori e spesso nemmeno quelli. Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi”.

Coinvolge nelle attività sempre e solo le stesse persone.

Per il resto del team … briciole di attenzione e poca considerazione. Tuttavia, avere una posizione, un titolo, non significa necessariamente essere leader.

Tieni in mente che dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare rispetto.
Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato. Il capo deve essere meritevole. Di rispetto e lealtà.
 


 

Concentrati su come ottenere la fiducia e il rispetto del tuo team: crea relazioni positive, mantieni le promesse, offri competenza e buon senso. In cambio riceverai stima e apprezzamento. Non boicottare il talento. Non ostacolare la capacità, anzi guidala e diventane il più leale alleato.

Scegli persone competenti, accettando la loro autonomia. Mentre un capo vede intorno a sé solo dei sottoposti salariati, tu riconosci delle persone… con i loro problemi, le loro gioie e i loro pensieri (senza diventare un confessore o lo psicologo).

Il leader autorevole sa che è normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri, ma cerca di evitare di manifestare preferenze in maniera evidente.

Ci sono collaboratori che devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare ogni singolo membro del tuo team. La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.
È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Il leader autorevole sa che creare fiducia nel team vuol dire andare oltre i compiti di leader. “Mettere insieme” bravi professionisti non necessariamente genera buoni risultati. In effetti, non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

In passato funzionava ..oggi non più!

16 chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani.”

È una frase che ci sentiamo ripetere fin da piccoli.

Il rispetto, però,
quello vero,
non arriva per diritto anagrafico.

Il rispetto va costruito

Farsi rispettare dai colleghi più giovani
non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

I giovani di oggi non danno rispetto solo per l’età

Sono poco inclini a mostrare stima
se non si sentono ricambiati.

Se viene detto loro cosa fare
senza spiegare perché.

Se non vengono inclusi nelle conversazioni che contano.
Quando percepiscono distanza,
superiorità,
chiusura.

Spesso i giovani rispecchiano il nostro comportamento.

Se qualcuno non ti rispetta,
prima di giudicare,
osserva anche il tuo atteggiamento.

Ecco alcune chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani:


Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e capelli sale-e-pepe.
Va guadagnato!

Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

Ascolta più di quanto parli.
I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo.
Trattali come colleghi, ascolta dicono, dai feedback costruttivi.

Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

Poni domande.
Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa-e-crede.

Non essere prepotente.
Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

Accetta e riconosci le differenze di opinione.
Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…”.

Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”.
Non sei divertente. Facile diventare patetico.

Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità.
Cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

con la nuova edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza”

e il volume complementare “Prima volta Leader” hai due strumenti pratici per migliorare il tuo impatto, carisma e leadership.

Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare.
Li farà risentire e.. avranno ragione!

Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani.
Dai suggerimenti e offri feedback.
Fagli sapere che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.

Accetta i loro consigli e pareri.
Anche se hai esperienza, non significa che hai tutte le risposte.

Non giudicare.
Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.


Il rispetto reciproco è alla base di ogni relazione professionale

Le persone tendono a rispettare
chi riconosce il loro valore
e comunica con chiarezza, non con arroganza.

Ecco perché, nel lavoro con leader e manager,
emerge spesso una sorpresa:

Anche il collega più giovane
vive la differenza d’età come un problema.

Si sente in difetto.
O sotto esame.
Non visto.

Quando questo viene portato alla luce,
la relazione può cambiare — in meglio — per entrambi.

In finale

Comprendere non significa giustificare tutto.
E ascoltare non vuol dire subire.

Puoi essere aperto, curioso, rispettoso…
senza tollerare atteggiamenti spocchiosi o irriverenti.

La vera leadership sta qui:
nel tenere insieme empatia e confini,
dialogo e assertività.

Se senti che la tua leadership sta perdendo impatto,
puoi intervenire subito
con un lavoro di coaching mirato e concreto.

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione.
Risposte di circostanza.
Risatine.
Occhi al cielo (traduzione: “che palle”).

Segnali tutt’altro che positivi.

Non sono poche le persone che avvertono mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno ti mette a disagio,
il primo passo è:
non interiorizzare gli sgarbi ricevuti.

Se i colleghi ti mancano di rispetto, devi prima riconoscerlo come vero. Reale.

Poi distinguere ciò che è oggettivo da ciò che è il prodotto di una mente tesa e intimorita.

“Tutti parlano alle mie spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo esiste in quasi ogni luogo di lavoro.

Prima o poi, tutti finiscono sotto i riflettori della pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla bocca di tutti (tutti-tutti?)
probabilmente stai esagerando.

Se invece fosse vero, fermati un attimo:
forse hai fatto — o stai facendo — qualcosa (al lavoro o nella vita privata)
che ha acceso il treno infinito dei gossip.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte?
Le tue e-mail restano senza risposta?
Avverti mancanza di rispetto al lavoro?

Chiediti onestamente:

  • aggiungi valore alle conversazioni?
  • sei chiaro o rendi tutto imbarazzante e pesante?

Le generalizzazioni non funzionano:
TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
O il tuo approccio è chiuso, schivo, sdegnoso?

Qui sento odore di paranoia.

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale. Fai attenzione

Se commetti un errore, è giusto ricevere un feedback dal capo.
Ma critiche continue da colleghi o pari grado sono un’altra cosa.

Minano la tua credibilità.
Intaccano la sicurezza.
Mettono in discussione la tua autorità.

Se succede, non ignorarlo.
Chiedi un incontro privato.
Quel comportamento è sminuente e non va accettato.

“Non sono incluso in conversazioni, meeting, aperitivi”

Paranoia… ma potrebbe essere reale

Una e-mail mancata può essere una svista.
Capita.

Ma se l’esclusione è costante e riguarda decisioni importanti,
allora sì: è un problema.

“Mi rubano sempre le idee” – Reale. Fai attenzione

Succede.
In ambienti frenetici può capitare.

Ma se diventa uno schema ripetitivo,
è una chiara mancanza di rispetto.

Qui devi difenderti.
Non farlo significa legittimare il comportamento.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile?

I colleghi se ne approfittano perché hanno capito come prenderti?

NO è una parola potente.
Dire sempre sì ti logora nel lungo periodo.

Impara a dire NO.

No perché sei già carico.
No perché non vuoi lavorare fino a sera.
Perché non ti interessa.
Semplicemente.

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

Una mente sospettosa cerca significati nascosti ovunque.

Così sprechi energie mentali
e diventi guardingo, nervoso, talvolta ostile.

E questo, paradossalmente, allontana gli altri.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale

È il momento delle domande scomode:

  • Stai esagerando?
  • È solo un problema di comunicazione?
  • Hai sottovalutato il ruolo?
  • Era tutto un fake ben confezionato?

Se il lavoro non è quello promesso,
ora la domanda è una sola:

Lasciare o resistere?

Mollare con il rischio di non trovare nulla?
Restare con l’ulcera in agguato?

Leggi il post dedicato per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti facciano lo slalom per evitarti
è poco realistico.

Attenzione a non creare legami attraverso il gossip:
ti danneggerà, sempre.

“Non sono mai ascoltato” – Reale. Fai attenzione

Le persone ti valutano su ciò che dici.

Forse parli troppo.
Sei dispersivo.
Non arrivi mai al punto.

Più prolunghi, più perdi attenzione.
Taglia. Sintetizza.
Arriva al nocciolo.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale

Chi ti rispetta, rispetta il tuo tempo.

Chi interrompe continuamente
o tenta di scaricarti il suo lavoro “per pochi secondi”
è semplicemente irrispettoso.

In conclusione

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non minimizzare.

Ma nemmeno reagire d’istinto.

Valuta con lucidità:

  • stai esagerando?
  • è un episodio isolato?
  • il tuo approccio contribuisce al problema?

Il rispetto non si pretende.

Si costruisce, si protegge,
e quando serve…
si difende
.

Trovi spunti sul tema rispetto e autorevolezza nei miei libri:

Due strumenti complementari per sviluppare la tua assertività e leadership
sul lavoro.

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

“Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?
Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.
Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza se vuoi aumentare le tue chance di successo.

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È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.
Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

 


 

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

 

 

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.
Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?
Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

Scopri il mio servizio di coaching per il colloquio di lavoro!

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo

come essere autorevoli
Come essere autorevoli?

Gli specialisti della comunicazione sono piuttosto concordi su una cosa:
la postura conta.

Una postura dritta.
Un passo deciso.
Una stretta di mano schietta (quando è possibile).
Un sorriso sincero.

Possono fare una prima impressione molto potente.

Al contrario, alcune posture comunicano l’esatto opposto:

  • corpo chiuso
  • sguardo sfuggente
  • testa inclinata
  • postura molle o eccessivamente rilassata.

Sono segnali che trasmettono insicurezza o scarsa fiducia in sé stessi.

Una buona postura, invece, crea:

  • presenza
  • energia
  • autorevolezza.

Come essere autorevoli?

Serve autocontrollo… e un pizzico di strategia

La comunicazione non verbale è spesso sottovalutata.

Eppure, incide moltissimo sull’efficacia della nostra comunicazione.

Anche quando non parliamo.

Gesti, movimenti e posture raccontano molto:

  • della nostra personalità
  • delle nostre intenzioni
  • del nostro atteggiamento.

Come essere autorevoli? Ecco 9 segnali del linguaggio del corpo che le persone sicure di sé utilizzano spesso:

1. Stai diritto

Vuoi apparire più sicuro?

Raddrizzati.

Subito.

  • piedi all’altezza dei fianchi
  • schiena allungata
  • spalle leggermente indietro
  • petto aperto.

Immagina una cordicella che ti tira verso l’alto dalla testa.

Mantieni quella sensazione di altezza, ma senza irrigidirti.

Evita di appoggiarti continuamente a muri, porte o scrivanie.
Questa postura comunica passività.

2. Tieni dritta anche la testa

Le ore davanti al computer ci fanno incurvare.

Ma la posizione della testa cambia molto la percezione che gli altri hanno di noi.

  • testa dritta
  • mento leggermente sollevato
  • sguardo in avanti.

Evita di guardare continuamente verso il basso mentre cammini.

3. Usa le mani quando parli

Le mani aiutano la comunicazione.

Usale per:

  • sottolineare un concetto
  • aggiungere energia
  • dare ritmo al discorso.

Movimenti lenti e naturali rendono la tua presenza più dinamica e professionale.

La tua voce, il tuo sguardo e la tua presenza comunicano molto più delle parole.

4. “Fronteggia” le persone

La posizione del corpo invia messaggi molto chiari.

Se tieni i piedi troppo vicini o incrociati puoi trasmettere insicurezza.

Meglio una posizione leggermente più ampia.

Quando parli con qualcuno:

  • orienta il corpo verso di lui/lei
  • evita le braccia conserte
  • mantieni una postura aperta.

Il corpo rivolto verso l’interlocutore comunica interesse e coinvolgimento.

Un dettaglio sottile.
Ma fa una grande differenza.

5. Rallenta

Quando siamo nervosi tendiamo a:

  • parlare velocemente
  • muoverci in modo frenetico.

Rallenta.

Passi più regolari.
Movimenti più controllati.

Anche se all’inizio ti sembrerà innaturale, questa calma trasmette subito maggiore sicurezza.

6. “Prenditi spazio”

La psicologa americana Amy Cuddy ha osservato che, nel mondo animale, le posture espansive sono associate al potere.

Occupare spazio comunica presenza.

Sia seduto che in piedi:

  • schiena dritta
  • piedi ben appoggiati a terra
  • braccia rilassate e visibili.

Se devi fare una telefonata importante, prova ad alzarti.

Quando sei in piedi:

  • respiri meglio
  • la voce diventa più piena
  • l’energia aumenta.

Voce e corpo sono profondamente collegati.

7. Mostra il tuo lato piacevole

Sorridere è uno dei segnali non verbali più potenti.

Un volto teso o corrucciato può creare distanza.

Non serve avere un sorriso permanente.

Ma mantenere un’espressione rilassata sì.

Un sorriso autentico comunica:

  • apertura
  • fiducia
  • disponibilità.

Un piccolo esercizio.

Quando incontri qualcuno:

  1. guarda il colore dei suoi occhi
  2. sorridi
  3. mantieni il sorriso un paio di secondi in più.

Il legame che si crea è sorprendente.

8. Una stretta di mano ferma (ma naturale)

La stretta di mano è un gesto antico.

Per secoli è stato il modo più comune per salutarsi negli affari e nella vita sociale.

Una stretta di mano molle fa perdere credibilità.
Ma anche stringere troppo forte non è il massimo.
Serve equilibrio.

Negli ultimi anni molte abitudini sociali sono cambiate, ma il messaggio resta lo stesso:
trasmettere apertura e cooperazione.

Come essere autorevoli?

Con il percorso di coaching
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

9. Mantieni il contatto visivo

Molte persone distolgono lo sguardo appena incrociano gli occhi di qualcuno.
Tu fai il contrario.
Mantieni il contatto visivo.

Guardare negli occhi comunica:

  • sicurezza
  • leadership
  • presenza.

Non serve fissare in modo intenso.

Basta tornare regolarmente con lo sguardo sull’interlocutore.

Se ti mette a disagio, puoi guardare un punto tra le sopracciglia.
La persona percepirà comunque contatto visivo.
E ricordati di sorridere.

Uno sguardo fisso e privo di espressione può risultare inquietante.

L’autorevolezza non nasce solo da ciò che dici

Nasce da come occupi lo spazio, da come cammini, da come guardi le persone.

Il tuo corpo parla continuamente.

La buona notizia?
Puoi allenarlo.

E quando postura, voce e presenza cominciano a lavorare insieme…
la tua leadership diventa immediatamente visibile.

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.

 


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda. Non si può. Ti tocca!

Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

Continua a leggere la parte 2.

Essere il leader: il contatto visivo è uno “strumento” fondamentale

essere il leaderFoto di chitsu san da Pixabay

Ornella mi guarda per 1 secondo (attraverso skype) poi gira gli occhi in alto a sinistra per circa 15-20 secondi,
poi mi guarda per 1 secondo … poi altri 20 secondi via … e via dicendo…
se li conti 20 secondi sono tantissimi..

“Sto pensando …” dice durante le sessioni di coaching.
Chiedo. “Fai così anche durante le riunioni con il tuo dipartimento?”
“Ma no!
Oddio … penso di no … spero di no… non ci ho fatto mai caso.
È così grave?”

Ed è così abbiamo cominciato a lavorare anche sullo sguardo per potenziare la sua presenza di team leader.

Probabilmente,
non è qualcosa cui pensi molto, ma i tuoi occhi sono molto eloquenti.

Spesso,
quando sei molto concentrato su quello che stai dicendo o facendo, è facile parlare senza guardare negli occhi le persone.

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Ricordi come ti sentivi parlando con qualcuno che non ti guardava?
Distoglieva lo sguardo ogni volta?

Di sicuro per niente coinvolto e … poco apprezzato.
La persona non ti ha creato l’effetto WOWWW.
Non ha suscitato un grande effetto, vero?

Se ti guardi intorno troppo spesso stai mostrando alla persona con cui stai parlando quanto … non sia importante.
Perché sembri distratto.
Deconcentrato.
Desideroso di finirla il prima possibile!

Quando stabilisci un contatto visivo – invece – si deduce che quello che hai da dire è importante. E lo è anche la persona che hai davanti.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto

Stai mostrando interesse e rispetto.
Riconoscendo la sua presenza.

 


 

Stai inviando un messaggio convincente.
Creando un impatto.
È un invito a trasformare il discorso in una conversazione.

Il contatto visivo ti rendi vulnerabile.
Ma anche più accessibile e umano.
Rassicurante.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere il leader.

Dove “vanno” i tuoi occhi?

Quando parli con qualcuno, i tuoi occhi sono rilassati o “pesanti”?
Cerchi costantemente “la mosca che gira nella stanza”?
O mostri alla persona che stai prestando la tua piena attenzione?

Cerca di rilassare i tuoi occhi.
Ridurrai la tensione sul tuo viso.
Sarai più accessibile.

Anche questo vuol dire essere il leader!

Con il contatto visivo arriva l’autorevolezza

I tuoi occhi possono comunicare fiducia e convinzione.
Quindi se non riesci a guardare le persone negli occhi, non puoi aspettarti che credano alle tue parole o siano d’accordo con le tue opinioni

Se li guardi abbastanza a lungo da creare un legame, troverai una scintilla di riconoscimento nei loro occhi.
Puoi trasformarli da ricevitori passivi a partecipanti attivi.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).

Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando!


POTENZIA LA TUA LEADERSHIP> FAI COACHING.

Guardare – non fissare – negli occhi vuol dire essere il leader

Mi raccomando.
Non tutti apprezzano di essere guardati direttamente negli occhi.

Il contatto visivo è uno strumento di comunicazione universale.
Ma ci sono alcune eccezioni che dovresti prendere in considerazione.

Alcune culture reputano il contatto visivo offensivo. Sfidante.

Rispetta chi potrebbe sentirsi a disagio con il contatto visivo, distogliendo lo sguardo.

Ricorda il colore degli occhi

Il contatto visivo è così importante che vale la pena escogitare un facile “trucchetto” per applicarlo.

Gli occhi trasmettono la nostra natura.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno,
è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi.

Sorridi.
Guarda la persona negli occhi e ricorda il colore dei suoi occhi.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) la persona negli occhi e “connetterti” con lui/lei.

Prova e vedrai la differenza!

Il contatto con gli occhi è lo strumento fondamentale per essere autorevole. Essere il leader.

Stabilisce le connessioni con gli altri.
Indica il tuo livello di coinvolgimento, interesse e calore.

Quando parli,
“punta” piedi e spalle verso il tuo interlocutore.

Guarda direttamente negli occhi una persona almeno 2-3 secondi,
poi distogli lo sguardo e passa alla persona successiva.

Incoraggia a connettersi con te e fornire feedback come piccoli cenni del capo o della fronte.
Ciò consente alle persone di trasformarsi in partecipanti attivi.

Guardare le persone negli occhi trasmette fiducia e autorevolezza in ciò che stai dicendo.
Aumenti le probabilità che le persone ti ascoltino. E apprezzino.
Quello che hai da dire.
Quello che sei.

Paura al lavoro: 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso

paura al lavoro

Foto di 250432 da Pixabay

“Ricordare che moriremo tutti presto è stato lo strumento più importante che ho avuto, nella vita, per prendere le decisioni più importanti.

Perché quasi tutto – come le aspettative della gente, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo nel fallire – sparisce davanti alla morte, lasciando solo le cose importanti.

Ricordare che stai per morire è il modo migliore per evitare la trappola di pensare che tu abbia qualcosa da perdere.

Ricordate che si è sempre nudi, e che non c’è nessuna ragione per non seguire il proprio cuore,
sempre”.

Steve Jobs

Ecco 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso.

Un antidoto alla paura al lavoro:

1. Non avrai mai fiducia, se aspetti di sentirti sicuro.

2. La paura di sbagliare ti rende piccolo e maldestro.

3. La paura del fallimento ti impedisce di provare nuove cose. Se non sei sicuro del successo, non inizierai. Se non riesci a farlo bene, non ci proverai.

4. Anche i dirigenti di alto livello sono preoccupati sull’impressione che stanno facendo, come chiunque altro. Sono le ultime persone che ti aspetteresti “avere paura al lavoro”.

5. Più esiti, più difficile sarà agire.

 


 

6. La tendenza a notare e ricordare solo eventi negativi è un’abitudine radicata che abbiamo tutti.

7. Paura ed eccitazione hanno gli stessi sintomi basati sulla risposta “combattimento o fuga”. Che tu sia eccitato o spaventato, il tuo corpo è pronto ad agire.
La differenza è come la interpreti.

8. Sai quella sensazione quando il tuo capo ti chiama in riunione? Il cuore che batte, il sudore delle mani? Potresti chiamarla paura, altri la chiamano eccitazione.

9. Le persone senza paura vedono il rifiuto come feedback, che si trasforma in azione piuttosto che in ritirata.

10. Definisci il fallimento. Aiuta a sapere di cosa hai paura. Nominalo.
Che cosa succederà se fallisci?

11. Senti i tuoi sentimenti, ma non lasciare che ti controllino.

12. Moderati livelli di paura ti mettono in allerta, ma una paura eccessiva ti rende stupido.

13. Usa la paura e l’ansia come motivazione e spinta produttiva.

14. Datti una pacca sulla spalla dopo aver fatto qualcosa che non ti andava di fare.

15. Con le paure legate al lavoro -come in ogni paura- l’immaginazione tende a scatenarsi negativamente.

16. Anche la fiducia del più esperto può vacillare di fronte a un compito impegnativo.

Presenza carismatica: non essere concentrato solo su te stesso

presenza carismatica

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.
Sono le persone carismatiche.
Autorevoli.

Sono il tipo di persone che tutti desiderano, gradiscono …
e vogliono essere!

Presenza carismatica? Il focus non sei tu

Essere carismatici,
vuol dire “costruire” ottimi rapporti, influenzare positivamente le persone,
farle sentire meglio con se stesse!

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Essere carismatici,
non vuol dire sedersi e “aspettare” gli inchini e gli elogi dei presenti.
Niente è più lontano dalla realtà.
È solo fantasia.

È vero … l’esatto contrario!

Prima di “ricevere” .. devi “dare”

Non pensare a-cosa potrai ottenere.
Concentrati su ciò che puoi “dare” tu.
L’unica persona che conta davvero, non sei tu.
È l’altra.

“Dare” è l’unico modo per stabilire un vero e proprio collegamento e relazione con gli altri.
“Dai” e basta.

“Dimentica” te stesso.
Non preoccuparti … un giorno “riceverai”.

Concentrati sull’altra persona

Quando parli con qualcuno devi essere attento.
Concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo … completamente presente.
Il tuo interlocutore deve percepire che lo ritieni l’unica persona nella stanza.
Offri la tua piena attenzione.

 


 

Sono pochi ad avere questa sensibilità!
Una tale presenza carismatica.
Solo grazie a questo “dono”, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Non sbirciare continuamente il cellulare.
Evita di concentrarti su altre cose, anche solo per un attimo.
Non potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.

Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti. Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con tutti.

Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri, perché hanno appreso che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.

Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto sicuro.
Non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

Dai il giusto riconoscimento

Nessuno riceve abbastanza riconoscimenti.
Nessuno.

Tutti abbiamo – chi più chi meno – bisogno di apprezzamenti e riconoscimenti.
Soprattutto nel mondo del Lavoro di oggi, dove i risultati si conquistano con grande fatica e impegno.

Complimenti e apprezzamenti – ben fatti – possono costruire e rafforzare le relazioni.
Aumentare la fiducia e migliorare la produttività.
Valorizzare il lavoro fatto, giorno dopo giorno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Non solo le persone gradiranno i tuoi complimenti, apprezzeranno – soprattutto – il fatto che hai prestato la tua attenzione.

E si sentiranno molto più importanti.
Motivati.
Produttivi.

La maggior parte delle persone è troppo occupata e concentrata su se stessa, per prestare attenzione al dettaglio. Si lascia sfuggire l’occasione per complimentarsi con gli altri.

Se lo fai … con sincerità e passione avrai carisma.
Presenza carismatica.
Autorevolezza

Essere un leader: le tue espressioni facciali sono il tuo “marchio di fabbrica”

essere un leader

I sorrisi sono contagiosi!
È incredibile la differenza che può fare un sorriso.

Siamo completamente coinvolti nel nostro lavoro che ci dimentichiamo dei semplici piccoli passi, come sorridere.

Un semplice sorriso può cambiare completamente il tono della conversazione

Così la prossima volta … rilassa le guance e mostra solo il tuo sorriso naturale.

Molte persone hanno un’espressione accigliata o un cupo cipiglio sui loro volti.
Sempre.

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Non lo fanno volontariamente o per cattiveria … sono stressati tutto il tempo, sono concentrati, assorti nei loro pensieri.

Quando incontrano qualcuno … la persona pensa che non piaccia.

È questo il messaggio che vuoi inviare?
È questo il messaggio che stai inviando?
Come ti percepiscono i tuoi colleghi? Il tuo team?
Freddo e distaccato con lo sguardo accigliato e la fronte corrucciata?

La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”

La dice lunga su di te!

Un sorriso va lontano.
Trasmette fiducia, autorità e … calore.
Senza dubbio, un sorriso “batte” lo sguardo accigliato ogni volta.

Quando parli e sorridi,
anche gli altri sorridono, vedi gli altri sorridere e continui a sorridere a tua volta …
crei una reazione a catena!
 


 

Essere un leader? “Accompagna” le tue parole con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.
Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato… altro che essere un leader!

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Il grande leader sorride (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Il grande leader trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Regala alle persone un sorriso sincero

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.

E’ il tipico sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio, non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Trattieni” il sorriso per fare una buona impressione.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.
Sarai stupito dal legame che si crea!

Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere non vuol dire la risata sguaiata dello scemo

Non significa avere il sorriso stampato in faccia tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso neutro di circostanza.
Senza vitalità.

Sorridere vuol dire mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Leadership è interagire con le persone.
Essere un leader va aldilà delle direttive
dei numeri e delle statistiche.

Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro
Ascoltare è ammirevole.
E spesso impressionante.

Ti rende più intelligente.
E ti mette in una posizione migliore.

Chi riesce a stare in silenzio — e ascoltare davvero — sviluppa carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta.

Gli altri ti daranno il loro cuore.

Se sai ascoltare gli altri significa che:

sei una persona sicura di te
sai comunicare al lavoro
non pensi di avere la soluzione per tutto e per tutti
non hai paura del confronto.

Quando ascolti, dimostri interesse autentico per l’opinione degli altri.

E questo vale ovunque:
con i collaboratori,
il capo,
i clienti…
ma anche con i figli,
il partner,
gli amici.

Ascoltare fa sentire le persone importanti.

Parla meno.
Ascolta di più.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho dedicato un intero capitolo al potere del silenzio.

Non credere che, solo perché sei il capo o il responsabile, tu abbia il diritto di parlare più degli altri.

Spesso è vero il contrario.

Più fai silenzio.
Più ascolti.
Così cresce il tuo:

  • carisma
  • influenza
  • autorevolezza.

Il silenzio è considerato d’oro per il suo potere

È uno strumento che rafforza la tua presenza.
Aggiunge peso alle tue parole.

Il silenzio è forza.

Una persona esperta sa come usare il silenzio.
Sa quando parlare.
E sa quando fermarsi.

Il silenzio è:

  • forza
  • saggezza
  • presenza.

Più ascolti, più diventi forte.

Puoi usare il silenzio anche mentre parli

Per mantenere alta l’attenzione, inserisci piccole pause nei momenti chiave.

Quei momenti di silenzio tra le parole possono essere autorevoli quanto le parole stesse.

Una sospensione è potente.
Eppure la utilizziamo raramente.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

1. Silenzio prima di un concetto importante

La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori.
Li prepara a ciò che verrà dopo.

Aspetta un secondo…

ancora un attimo

Tutti stanno aspettando quello che dirai.

2. Silenzio dopo un concetto importante

Non c’è bisogno di riempire subito il vuoto con frasi come:

“Giusto?”
“Vero?”
“Capisci cosa intendo?”

Fermati.
Lascia che le tue parole facciano effetto.

Quando usi il silenzio prima e dopo, dai all’ascoltatore la possibilità di:

  • sintonizzarsi su ciò che stai dicendo
  • elaborare il messaggio
  • capire davvero il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostra:

  • la forza del tuo pensiero
  • la tua autorevolezza.

Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”
Ernst Ferstl

Stare in silenzio non significa non avere nulla da dire.

Significa scegliere quando parlare.


Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici, ma da come lo dici.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e rafforza la tua leadership comunicativa.

Non cadere nella trappola di riempire ogni vuoto con:

  • chiacchiere inutili
  • lo smartphone
  • rumore di fondo.

L’arte del silenzio creativo richiede pratica.

Ma una pausa ben usata può trasformare completamente la tua comunicazione.

Una pausa consapevole trasmette
sicurezza,
fiducia
e presenza.

Le persone autorevoli non parlano di più.
Parlano meglio.

E spesso, prima di farlo,
sanno restare in silenzio.

Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. potresti non essere confortevole

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Sicuramente molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

 


 

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.

Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Guida con autorevolezza le tue prossime riunioni> scopri il coaching sulla leadership

Non essere troppo critico con te stesso

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” , il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Aumentare la tua leadership? imparare a dire NO ai collaboratori

imparare a dire no

Martha è una donna preparata, capace e appassionata del suo lavoro (è office manager con il compito di supervisionare e organizzare tutte le attività segretariali della grande azienda per cui lavora).

Dirige con impegno e motivazione i suoi collaboratori (6 donne e 2 uomini).

Come ogni team leader, anche lei è focalizzata sulla gestione del team, sulle capacità relazionali. Desidera mantenere nel suo staff pace e tranquillità.

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Per questo motivo evita di dire NO

E ha ragione.
Dire “NO” non è facile e mai piacevole.

Ma dire “SI”, “Vediamo”, “Forse”, senza esserne convinta, è molto peggio (leggi questo per post sui pericoli della comunicazione).

Martha è consapevole (oltre del suo bruciore di stomaco) che se evita di dire NO, rischia di perdere la fiducia e la stima del personale,
dare un`immagine di leader debole e demotivante per tutti i collaboratori.

Martha sa perfettamente che non può permettersi di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.
È cosciente … sa che se non mette dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterle i piedi in testa e approfittare della sua disponibilità
(e credimi, lo faranno).

Piuttosto di discutere, Martha dice SI e le problematiche spariscono di colpo.
È il suo modo di comprare l’affetto da parte delle persone e la “pace” del team.

A lungo andare però diventa stancante, frustrante, castrante, si perde autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Vuoi essere leader? Devi imparare a dire NO

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Martha fa sempre un’incredibile fatica a dire NO a un collaboratore, ha sempre l’impressione di deluderlo, che porterà rancore oppure che risponderà a tono. Alla fine è oberata d’impegni e fa il lavoro anche dei suoi collaboratori, ritrovandosi stanca e nervosa.

Quando non ce la fa più, sgancia la bomba del NO secco in modo brusco, senza dare spiegazioni e si dilegua arrabbiata (più con se stessa) nel suo ufficio.

“Voglio essere diversa, disponibile e aperta ma anche ferma e decisa sulle mie decisioni.
Ecco cosa mi aspetto dal coaching
.”

Bene Martha!
Cominciamo già da oggi, allenati a imparare a dire No.
Sarai sorpresa come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire NO ai tuoi collaboratori … alla base c’è la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto. Il timore che lo staff non ti darà più il suo supporto o il suo affetto … e ti escluderanno dal gruppo.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi NO, ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team,
del tuo lavoro e anche (e soprattutto) per te stesso.

 


 

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginato) rischi di dover soddisfare continuamente le loro aspettative, diventando una marionetta senza carattere.

Non aver paura di essere scortese

Di non essere disponibile con gli altri. Dicendo NO (in modo efficace) non offenderai l’altra persona,
non ci resterà male e non porterà rancore in futuro.

Non necessariamente un NO diventa una discussione che sfocia in uno scontro o un litigio.

Tuttavia, un NO troppo brusco, polemico, irridente o aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo,
Martha ha capito (“facendo” coaching) che apprendere a dire NO con più efficacia … non è poi così difficile, è necessario un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.
E volontà di migliorarsi.

Per imparare a dire NO – concretamente – leggi il mio post “Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress.