Chiedere scusa al lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 1

chiedere scusa al lavoro

Foto di giselaatje da Pixabay

È tempo dei mea culpa …
nonostante gli avvocati spesso avvertano di evitare scuse, temendo che siano equivalenti ad un’ammissione di colpevolezza.

È tempo di scusarsi …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.

Dipende, se vuoi essere così arrogante …

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È tempo dei mea culpa

Porgere le proprie scuse non è cosa facile.
C’è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le scuse non bastano …
le persone non sono realmente interessate a perdonare,
oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

Altre volte siamo un po’ goffi e desideriamo disperatamente evitare di far naufragare la nostra armonia lavorativa e lo facciamo nel modo sbagliato.
Creando ancora più danni!

Vediamo insieme i peggiori modi per chiedere scusa al lavoro:

1. Scusarsi per iscritto non è l’ideale per chiedere scusa al lavoro

Non ti entusiasma l’idea di un incontro faccia-a-faccia?

È facile scusarsi via mail nella sicurezza del tuo ufficio.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Palle.

Quando porgi le tue scuse è importante metterci la faccia, permettere alla persona di ascoltare la tua voce e vedere la tua faccia.

Un testo scritto è l’ultima opzione quando si tratta di esprimere un sincero rammarico.

Se le scuse di persona non sono possibili, per motivi logistici,
usa Skype.

 


 

2. Dire solo “Scusa” … con una scrollata di spalle

“Ah, scusa, mi sono dimenticato di inserirti in copia nella mail” .
Stop…

Oh. Grazie!
Tutto qua! Non pensi che sia importante?

Se vuoi chiedere scusa al lavoro, le tue scusanti saranno molto più credibili se fornirai maggiori informazioni.

“Mi dispiace non averti inclusa in copia nella mail.
Nella fretta ho completamente perso la cognizione del tempo. Possiamo prendere un caffè domani così ti aggiorno sulle fasi del progetto?”

3. Inserire “…ma …” dopo le tue scuse

“Mi dispiace, non era mia intenzione, ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Aggiungere “ma” è uno dei peggiori modi per dire che ti dispiace.

Quando usi la parola ‘ma’, neghi o cancelli tutto ciò che lo precede.
È un segnale che la parte veramente importante della frase sta arrivando solo adesso “… ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Anche se le tue intenzioni sono buone,
devi comunque essere conseguente al danno che hai causato.

“Non era mia intenzione, e mi dispiace così tanto che sia successo. Sarò più attento la prossima volta”.

Continua a leggere la parte 2.

6 spunti per mantenere viva la discussione (quando non sai più cosa dire)

non sapere cosa dire

Foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

Non sapere cosa dire…

Succede anche a professionisti competenti, esperti, brillanti.

Persone che, nella conversazione, finiscono per sembrare passive.

Timide.
Poco collaborative.
A volte perfino scontrose.

La scena è nota.
Stai parlando con qualcuno che hai appena incontrato.

All’inizio fila tutto liscio.

Poi, all’improvviso…

La conversazione si blocca.
La mente si spegne.
Il silenzio diventa pesante.

Cerchi qualcosa di intelligente, di rilevante, di interessante.
Ma niente.
Zero.

È imbarazzante non sapere come andare avanti

Per evitare il disagio, spesso usciamo di scena con un generico
“Ci vediamo”
(o peggio: “Alla prossima”, Ah, si davvero! Quando?).

E così rischiamo di perdere un’occasione.
Conoscere meglio una persona interessante.

Creare un contatto che potrebbe contare davvero.

Nel lavoro.
Nella vita.

O anche solo in una conversazione che valeva la pena vivere.
La vita è sorprendente.

Molto più di quanto pensiamo.
Per questo vale la pena dedicare qualche minuto a questo post.

Non per “fare colpo”,
ma per rendere le conversazioni più naturali,
evitare silenzi (innaturali) che non dicono nulla.

1. Fai domande (quando non sai cosa dire)

È il punto di partenza più semplice.
E anche il più efficace.

Fai domande aperte.

Evita quelle da sì/no,
e quelle scontate tipo “Come stai?”.

Qualche criterio:

  • niente di troppo personale
  • cerca punti in comune
  • usa il buon senso

Esempi:

  • “Che ne pensi di quel film?”
  • “Che idea ti sei fatto di questo progetto?”

Le domande tengono viva la conversazione,
senza forzarla.

2. Usa il “Dimmi di più”

  • “Dimmi di più del tuo lavoro.”
  • “Dimmi di più della tua idea.”
  • “Più di quello che accennavi prima.”

È semplice.
E funziona.

Mostra curiosità reale.
Non riempitivi.

Le persone amano sentirsi ascoltate.
E quando percepiscono interesse autentico,
parlano volentieri.

Nella stragrande maggioranza dei casi,
la conversazione riparte da sola.

3. Chiedi come è iniziato …

Esempi:

  • “Come sei entrato in azienda?”
  • “Quando hai iniziato a fare questo lavoro?”
  • “Come è nato il tuo interesse per…?”

Le persone amano raccontare le proprie storie.
Soprattutto quando non si sentono interrogate,
ma ascoltate.

E se la risposta è:

  • “Sono appena arrivato/a in azienda”.

Ottimo!
Si è appena aperta una porta.

4. Parla di qualcosa di recente o imminente

Quando sei a corto di idee,
agganciati a qualcosa che è successo,
o sta per succedere.

Può essere:

  • evento in azienda
  • fatto rilevante nel mondo
  • evento culturale o sportivo
  • tema di attualità (senza scivolare nel sensazionalismo)

È uno spunto neutro.
Condivisibile.

E spesso sufficiente per evitare il vuoto imbarazzante.

5. Chiedi cosa sta facendo ora

Domande utili:

  • “Cosa stai facendo di interessante in questo periodo?”
  • “Cosa ti piace di più del tuo ruolo?”
  • “Qual è la parte più delicata del tuo lavoro?”

Ogni attività ha delle sfide.
Parlarne dà profondità alla conversazione.

A volte aiuta persino l’altra persona
a chiarirsi le idee.


Scopri i miei brevi percorsi di coaching mirato. Per far crescere la tua carriera e leadership:

Team e gestione collaboratori → scopri

Autorevolezza e leadership → scopri

Carriera e cambi di lavoro → scopri

6. Non devi essere interessante ..

devi essere interessato.
Questa è la regola.

Se vuoi creare connessione,
devi essere presente.

Davvero presente.
Non distratto.
Non già altrove.

Far sentire l’altro l’unica persona nella stanza,
è una forma rara di rispetto.

È per questo che alcune persone risultano carismatiche.

Non perché brillano.
Ma perché ascoltano.

Guardare il telefono non ti aiuterà a superare il silenzio.

Ti allontanerà soltanto.

Se sei in gruppo:

  • ascolta tutti
  • guarda chi parla
  • distribuisci l’attenzione

Se l’altra persona non partecipa,
o non ha voglia di conversare,
va bene concludere.

Con educazione.
Senza forzare.

Puoi parlare con qualcun altro.
Le buone conversazioni non si inseguono.

Si incontrano.
Si creano.

 

6 spunti per superare la paranoia “Non ho idea di cosa sto facendo” al lavoro

inadeguato al lavoro

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” , a volte non ci sentiamo all’altezza del lavoro che stiamo facendo.

Pensiamo che tutti siano più bravi.
Succede quando cambiamo lavoro, ruolo, dipartimento oppure sono in atto cambiamenti strutturali o cambi di leadership.

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Altre volte questi sentimenti di inadeguatezza avvengono quando non siamo riconosciuti, poco considerati oppure stiamo vivendo sentimenti negativi in altre sfere della vita (affetti, famiglia, ecc..) e questa negatività la riversiamo nel lavoro.

Sfortunatamente,
la sindrome di “Non ho idea di cosa sto facendo” spazza via le certezze e può davvero avere un impatto negativo sul nostro percorso professionale.

Ecco 6 spunti per superare la paranoia di non essere adeguato al lavoro:

1. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori

Pensare che tutti siano migliori una sensazione tanto penalizzante quanto demoralizzante.

Stop … guardare il collega che sembra prendere ogni decisioni con disinvoltura.
Basta … invidiare la collega che sembra sempre capace di uscire da una situazione spinosa.

Sì, a volte tutti sembrano più bravi.
Più SMART.
Più efficaci … e allora?

Confrontarsi con gli altri e preoccuparsi di non essere all’altezza, significa solo irrigidirsi ancora di più e prendere un colpo di sfiducia.

La prossima volta che ti accorgi di cadere in questo vortice,
cerca un pensiero positivo che può interrompere questa spirale negativa “Sto facendo il meglio con quello che ho” oppure “Non ho più bisogno di confrontarmi con gli altri. Ognuno è migliore o peggiore su varie scale di valori“.

 


 

2. Gli altri sbagliano proprio quanto te

E anche di più.
Non stare a credere!
Anche gli altri fanno passi falsi quanto te, sono altrettanto incoerenti e contraddittori.

Anche i tuoi colleghi di lavoro (pure il tuo capo che ti sembra così brillante e competente) hanno paura di sbagliare, indietreggiano ai primi ostacoli,
sono paralizzati all’azione.

3. Smettila di credere che tu debba capire tutto

Non è vero che devi sapere tutto-tutto!

Fare cose che non hai mai fatto, richiede … una certa quantità di incertezza.
Guidare un nuovo team, iniziare un nuovo lavoro, cambiare azienda richiede doti (quali adattamenti, creatività, ecc) che solo l’incertezza è in grado di stimolare e “allenare”.

Senza l’insicurezza c’è solo sterile ripetizione di pratiche che già conosci.

Affrontare con curiosità i nuovi ostacoli “cammin facendo” è un modo efficace di crescere professionalmente.

Solo così puoi creare un reale valore aggiunto.


Conquista fiducia in ciò che fai > Inizia ora il tuo percorso di coaching

4. Riconosci la “trappola” della perfezione

Ti senti soddisfatto quando termini il tuo lavoro, oppure pensi che “non sia abbastanza”?
Alzi continuamente l’asticella dei tuoi standard?
Anneghi in ansia da perfezione?

Quando vuoi essere sempre perfetto ed efficiente,
stai per imboccare uno dei percorsi più veloci per compromettere la tua fiducia.

Non devi puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile.

La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo,
e non qualcosa di cui essere orgogliosi.

5. Vai a “caccia” di informazioni

Se -in effetti- le tue capacità non sono buone quanto quelle degli altri,
prepara un piano d’azione per uscire da questa empasse.

Inizia a leggere di più.
Rivedi i concetti importanti.

Segui un corso.
Vai ai seminari.

Invia una mail di richiesta di delucidazioni a un amico o un professore che conosci.
Fatti seguire da un coach.
Fai domande.
Non restare paralizzato!

Non considerarti inadeguato al lavoro.
Sei – semplicemente- una persona che sta incontrando problemi e sta lavorando per trovare soluzioni.

6. Smettila di angosciarti che – prima o poi – sarai “scoperto”

Sei convinto che per i colleghi sei “l’anello debole”?
Si chiedono come diavolo passi il tuo tempo lavorativo?
Ti preoccupi che il tuo capo ti chiamerà per chiedere conto delle tue malefatte?

Pensare “Non ho idea di quello che sto facendo” è raramente reale.
Non avere la minima idea di quello che si fa, è certamente …
improbabile.

Preoccuparsi che gli altri –prima o poi- scoprano che sei un impostore,
ti farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

L’inadeguatezza può diventare una spinta.

Sentirti inadeguato al lavoro può davvero spingerti a fare molto di più

Ti dà la propulsione,
la forza necessaria per lavorare con più impegno e più attenzione.

Ti spinge a fare ulteriore formazione, coaching, corsi di aggiornamento, insomma tutto quello che ti serve per colmare questo (presunto?) gap di competenza.

Invece di impantanarti nel dubbio ed essere paralizzato dalla tensione,
lascia che questa sensazione (anche se poco gradevole),
ti porti fuori della tua zona di comfort e ti spinga ad andare oltre.

La paura di essere inadeguato al lavoro può diventare (davvero) il tuo più grande alleato perché ti può spingere a persistere ad andare oltre . . .

Non temere, ce la farai!

Paura del cambiamento: timore di lasciare la sicurezza dell’attuale lavoro

paura del cambiamento

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Se non cambi la tua direzione,
potresti finire dove stai andando.”

Lao Tzu

Hai paura di lasciare la sicurezza del tuo lavoro attuale?
La tua confortevole –anche se poco stimolante– routine professionale?
Di non andare d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?

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Se desideri la stabilità e non ami le interruzioni della quotidianità

… è naturale aver paura del cambiamento e dell’ignoto

Avere paura di smuovere lo status quo.
Ci sta.

Se decidi un cambiamento professionale,
stai imboccando una strada affascinante e stimolante ma anche sconosciuta e (forse) piena di difficoltà.

Anche se l’ignoto può spesso apparire inizialmente minaccioso, può essere un catalizzatore per andare incontro alle soddisfazioni nella vita, tra cui una carriera piacevole e gratificante.

 


 

Come far fronte all’incertezza che accompagna il cambiamento?

Innanzitutto,
devi cercare di vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

La reale sicurezza significa aver consapevolezza delle proprie difficoltà e sviluppare una sana fiducia in se stessi, che ti dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.

Senza tale consapevolezza,
corriamo il serio pericolo di diventare troppo esitanti e titubanti oppure, al contrario, di buttarci con troppa foga senza calcolare rischi e conseguenze.

Temi l’ignoto perché non puoi anticipare il risultato

Non puoi controllare l’esito.
Preoccuparsi non farà che peggiorare le cose.

Tuttavia,
capire cosa sta succedendo nella tua mente può ridurre l’ansia. Aumenterà le tue possibilità di prosperare quando l’inatteso busserà alla tua porta.

Non ti sembra assurdo? Come società, adoriamo il progresso (che porta opportunità e miglioramenti) ma tuttavia –inconsciamente- tutti noi ne temiamo le conseguenze.

Desideriamo e temiamo il cambiamento allo stesso tempo.
Questo è il paradosso.

Il cambiamento è -sempre- incerto e rischioso

Se non c’è cambiamento … le organizzazioni muoiono.
Tutto ciò che resiste al cambiamento … si spegne!

Il cambiamento è vita.
L’assenza di cambiamento è morte. Estinzione.

La paura del cambiamento richiede coraggio.
Il coraggio è un muscolo che cresce lentamente e si indebolisce rapidamente.
Rimani aperto alla possibilità di sbagliare.

“Conosco delle barche che si dimenticano di partire…
hanno paura del mare a furia di invecchiare.”

Jacques Brel

Autostima sul lavoro: il potere limitante di parole come “Non posso” o “Non riesco”

autostima sul lavoro

Foto by Engin Akyut – Pixabay

Autostima sul lavoro …
pensa l’ultima volta che hai affermato di non potere, non riuscire o non essere bravo in qualcosa.

“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare.”
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.”
“Non posso erogare corsi di formazione perché non sono bravo a parlare davanti le persone.”(questo sono io)
“Non riesco a lanciare un blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli” (anche questo sono io!)

Fatto?

Bene, ora aggiungi le parole “non ancora” alla fine della frase

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“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare … non ancora!
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.” … non ancora!
“Non posso erogare corsi perché non sono bravo a parlare davanti alle persone … almeno non ancora!
“Non riesco a lanciare il mio blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli. Non ancora!

È incredibile quanto due lettere possano spostare la nostra potenzialità.

Questo è il motivo per cui Seth Godin,
ha dedicato un intero post del suo blog per questo trucchetto potenziante.

Come ci ricorda Godin,
può essere che tu non sia abbastanza bravo, esperto o competente da fare -in questo momento- quella determinata attività … ma questo non implica che tu non possa farlo … un domani.

Alcune cose richiedono un po’ più di impegno, tempo e dedizione di altre

“È vero che non sei ancora abbastanza bravo” dice Godin,
“Nessuno di noi lo è. Ma se ti impegni abbastanza a lungo, lo farai meglio! Ogni giorno di più”.

 


 

Quindi,
potresti non essere un fotografo esperto, un blogger di prim’ordine o un influencer di grido proprio in questo momento, ma questo non significa che …
non potresti esserlo un futuro!

È facile limitarci.

Se c’è qualcosa con cui non abbiamo molta pratica o dimestichezza, o un’abilità che è al momento “non ci appartiene”, siamo bravi-e-veloci a convincerci che non possiamo attuarla …. perché non siamo intrinsecamente bravi.

Autostima sul lavoro? Quello che pensi di te stesso è fondamentale

Quando ho lanciato il mio blog (nel lontano marzo 2014),
ero spiazzato, ansioso e incerto per il fatto che non sapevo nulla sulla creazione di un blog, né tanto-meno di scrivere articoli, non capivo niente di SEO, ecc…

Tuttavia,
negli anni il blog è cresciuto costantemente (con tanto-tanto lavoro) diventando un riferimento per professionisti, formatori, coach e persone interessate alla loro crescita professionale e personale (al momento Google analytics registra ca. 10’000 contatti al mese).

C’è una grande differenza tra dire che non puoi fare qualcosa e dire che non puoi farla ancora.
Prova anche tu!

Il rispetto sul lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 2

il rispetto sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

8. Parlare a voce troppo alta al cellulare

Quando sei alle prese con una situazione particolarmente delicata è facile scivolare in un “trip” telefonico che ti fa perdere completamente la dimensione di dove-sei e con-chi-sei.

Preso dal vortice della telefonata il tuo tono sale, sale, sale e ti ritrovi letteralmente a urlare nel tuo telefono cellulare.
È molto imbarazzante per chi ti sta intorno e … non ci fai davvero una bella figura!

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9. Interrompere e finire le frasi

Quando interrompi, non solo frustri la persona con cui stai parlando, ma dai un’impressione negativa di te stesso. Impara ad ascoltare.
Otterrai ammirazione e rispetto.

Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro.
Se finisci le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Perdi il rispetto sul lavoro!

Così facendo sprechi solo tempo, deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

10. Essere trasandato e maleducato fa perdere il rispetto sul lavoro

Certamente la società è diventata più casual.
Le persone sono molto più informali nel vestirsi al lavoro e nelle loro conversazione.

Considera l’impressione che trasmetti con il tuo look e il tuo atteggiamento.
Educazione al lavoro è sinonimo di professionalità e quando non lo sei, ti esponi ad attacchi,
dai quali non è possibile difendersi.

 


 

Puoi avere un pessimo carattere,
essere stressato o sotto pressione ma l’educazione è imprescindibile per riuscire a gestire in modo positivo i tuoi rapporti interpersonali al lavoro.

Non dare per scontato che le tue prestazioni valgano il disturbo e l’irritazione che causi.

11. Profumo o deodorante in eccesso

In un ambiente chiuso una fragranza “pungente” o “forte” può essere fastidiosa,
causare mal di testa e raffreddore da fieno.

Oltre … a subire battute spiritose e perdere il rispetto sul lavoro!


Comunica meglio, ispira di più > Scopri il coaching

12. Fare osservazioni sarcastiche

Il sarcasmo è il rifugio dei deboli.”
Jean-Paul Sartre

Utilizzare sarcasmo e ironia (di bassa lega), non è una tattica efficace durante una conversazione.
Spesso è un meccanismo di autodifesa che può essere rischioso e facile a interpretazione sbagliate.

Ci sono modi migliori per esprimere il tuo punto di vista.

Dai,
togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno ti sta parlando.

Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre l’altro sta spiegando il suo punto di vista.

Puoi non essere d’accordo con gli altri, ma così facendo tocchi tasti molto sensibili.
Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che prendano sul serio te!

13. Interrompere le persone dal loro lavoro

“Ti rubo solo un secondo/minuto.”
Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

Non è solo un modo di dire … è una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno,
chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

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1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

 


 

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.


Quando le tue idee non passano, rafforza la tua autorevolezza > Fai coaching

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

Continua a leggere la parte 2.

Diventare assertivo: 6 trappole che incontri nel percorso di crescita

diventare assertivo

Foto by Josdevos

Se desideri diventare assertivo e stai lavorando sul tuo approccio
sul tuo modo di comunicare … comincia in piccolo.

Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti supera alla cassa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi, l’amico che chiama solo quando li fa comodo.

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Le prime volte sarà dura, ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

Se stai provando a essere più assertivo, se stai cominciando a porre confini,
a dire NO e non accettare più passivamente comportamenti altrui … sono felice per te.
Mi congratulo con te per questi obiettivi raggiunti.

Desidero solo avvisarti dei pericoli e le trappole che potresti incontrare nel percorso di affermazione di te stesso:

1. Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti pseudo-assertivi che consigliano di chiedere la stessa cosa, più e più volte fino a quando la persona cede.

Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

2. Farsi valere sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.

Ci possono casi in cui prendere una posizione più grintosa o passiva diventa la scelta migliore.
Altre volte anche far finta di niente … potrebbe diventare la strategia migliore!

3. Sentirsi in colpa

Alcune persone sono deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.

Finché esprimi le tue esigenze con garbo e gentilezza, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

4. Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia, amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio alla vita.

Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita, le persone intorno a te,
sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

5. Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione,
o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

 


 

6. Essere inflessibile non vuol dire diventare assertivo

Diventare assertivo non significa diventare freddo e inflessibile,
rivendicare solo i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante,
riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stesso,
con una maggiore percezione di controllo sulla sua vita.

15 segnali evidenti che devi ancora crescere come professionista e come Uomo

crescere professionalmente

Crescere professionalmente come Uomo e come Donna…

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

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Prima di essere un grande professionista devi essere una grande persona.

Crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Crescere professionalmente significa guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Ricorda il monito di Wolf J. Rinke
“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Crescere professionalmente vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze

È più che essere onesti.

Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.

 


 

Il professionista fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Ecco 15 segnali che evidenziano che devi ancora crescere come professionista e come Uomo (o Donna):

1. Ti offendi facilmente

2. Hai bisogno di essere amato e riconosciuto

3. Valuti o giudichi prima di conoscere-i-fatti

4. Parli di te la maggior parte del tempo

5. Sei geloso di quelli che “riescono”

6. Le tue idee sono sempre le idee “migliori”


LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

7. Non dici mai “Ho sbagliato”

8. Sono sempre gli altri a non-capire

9. Ti aspetti che le persone leggano la tua mente

10. Ami conversazioni con duelli, vincitori e vinti

11. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”

12. Ti piace dare feedback, ma non li accetti

13. Hai paura del talento degli altri

14. Non sai ridere di te stesso

15. Ti lamenti costantemente degli altri

Essere un leader: le tue espressioni facciali sono il tuo “marchio di fabbrica”

essere un leader

I sorrisi sono contagiosi!
È incredibile la differenza che può fare un sorriso.

Siamo completamente coinvolti nel nostro lavoro che ci dimentichiamo dei semplici piccoli passi, come sorridere.

Un semplice sorriso può cambiare completamente il tono della conversazione

Così la prossima volta … rilassa le guance e mostra solo il tuo sorriso naturale.

Molte persone hanno un’espressione accigliata o un cupo cipiglio sui loro volti.
Sempre.

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Non lo fanno volontariamente o per cattiveria … sono stressati tutto il tempo, sono concentrati, assorti nei loro pensieri.

Quando incontrano qualcuno … la persona pensa che non piaccia.

È questo il messaggio che vuoi inviare?
È questo il messaggio che stai inviando?
Come ti percepiscono i tuoi colleghi? Il tuo team?
Freddo e distaccato con lo sguardo accigliato e la fronte corrucciata?

La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”

La dice lunga su di te!

Un sorriso va lontano.
Trasmette fiducia, autorità e … calore.
Senza dubbio, un sorriso “batte” lo sguardo accigliato ogni volta.

Quando parli e sorridi,
anche gli altri sorridono, vedi gli altri sorridere e continui a sorridere a tua volta …
crei una reazione a catena!
 


 

Essere un leader? “Accompagna” le tue parole con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.
Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato… altro che essere un leader!

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Il grande leader sorride (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Il grande leader trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Regala alle persone un sorriso sincero

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.

E’ il tipico sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio, non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Trattieni” il sorriso per fare una buona impressione.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.
Sarai stupito dal legame che si crea!

Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere non vuol dire la risata sguaiata dello scemo

Non significa avere il sorriso stampato in faccia tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso neutro di circostanza.
Senza vitalità.

Sorridere vuol dire mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Leadership è interagire con le persone.
Essere un leader va aldilà delle direttive
dei numeri e delle statistiche.

Feedback costruttivo: 9 espressioni da evitare per essere efficaci

feedback costruttivo

Come ho evidenziato anche nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” quando diamo un feedback costruttivo, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente dalla persona che lo riceve.

Infatti il feedback costruttivo dovrebbe avere come unico scopo essere positivo e produttivo.

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Il tuo proposito dovrebbe essere quello di correggere un comportamento, senza mostrarti aggressivo o condiscendente, evitando lacrime o conflitti. Aiutare la persona a diventare più concreta ed efficace nel suo lavoro.

Stai lontano da tutte quelle frasi patetiche e di circostanza, diventerai così un punto di riferimento piuttosto che uno sputa-sentenze compiaciuto e altezzoso.

Evita queste 9 espressioni,
e sicuramente non vedrai le altre persone mettersi immediatamente sulla difensiva o roteare gli occhi come dire “Che palle!”…

1. “A essere onesto …”

Se con questa espressione pensi di essere rassicurante, trasmettere integrità,
ti stai sbagliando di grosso perché, in realtà al contrario, aumenti dubbi e perplessità sulla tua correttezza.

Perché?
Queste frasi suonano totalmente poco sincere.

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Un feedback che inizia con “A essere onesto …” mette immediatamente la persona sulla difensiva pronta a ricevere qualcosa … di negativo!

2. “Mai / Sempre”

SEMPRE O MAI si insinuano di continuo in tutti i tipi di feedback.

Purtroppo, parlare in modo assoluto indebolisce il tuo punto di vista. È raro che qualcuno faccia o non-faccia qualcosa SEMPRE o MAI, quindi il tuo feedback verrà immediatamente respinto perché poco credibile.

Usa piuttosto “ripetutamente” o “di frequente” indicando uno spazio temporale “nell’ultima settimana, nel mese di marzo, ecc.”

 


 

3. “Fai come Piercarlo”

Evita di confrontare persone o membri del team,
condividi – piuttosto – esempi concreti di comportamenti.

Le persone non lavorano allo stesso modo, ma raggiungono risultati in modi diversi.

Il che significa che se Piercarlo fa qualcosa-bene,
non dimostra necessariamente che il modo in cui opera l’altra persona sia sbagliata o necessita di una correzione.

4. “Senza offesa …”

Se inizi il tuo feedback con questa espressione,
probabilmente hai già oltrepassato la linea immaginaria che divide il feedback dalla critica.

Fermati.
Ripensa un modo più costruttivo di “aprire” il tuo feedback.

5. “Tutti hanno notato che …” – “Tutti pensano …”

Evita le voci “di gruppo”,
potrebbe essere molto imbarazzante.

A tutti noi piace pensare che stiamo facendo un buon lavoro e siamo apprezzati dal team,
sentirsi dire diversamente può rilevarsi scoraggiante.

Inoltre, rischi di perdere credibilità o trascinare altre persone in una conversazione che non hanno scelto.

L’ultima cosa che dovresti fare è accumulare i commenti negativi e pettegolezzi per far sì che la persona si senta attaccata o spettegolata.

Alla fine, non dovrebbe importare quante persone hanno notato/assistito a un comportamento scorretto.
Ciò che conta che la persona sia consapevole del fatto che deve modificare il suo atteggiamento.


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6. “Dovresti …” – “Se fossi in te …”

Se non ti viene chiesto direttamente un parere,
evita questa frase.

Non fare impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

È molto più potente per qualcuno arrivare alla conclusione da solo.
Aiuta la persona a capire le ripercussioni delle sue azioni piuttosto che istruirla su come procedere.

7. “Quello che devi capire è …”?

C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire “Quello che devi capire è …?”

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci-con-la-luce-del-sapere.

Questa frase ha un certo retro-gusto paternalistico,
che probabilmente ispirerà le persone solo a non-sentire il resto del feedback.

In caso di dubbio,
salta semplicemente i giudizi personali.

8. “Questo è un problema da diversi mesi ..”.

Il feedback costruttivo dovrebbe essere dato in modo tempestivo.

Se c’è stato un problema per mesi, e non hai detto/fatto niente,
l’errore è tuo!

Condividi il feedback non appena puoi,
in modo che per il destinatario sia più facile (a mente “fresca”) regolare i suoi comportamenti.


PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te

9. “Ma …” cancella l’energia di un feedback costruttivo

Evita i MA per mantenere la conversazione positiva.
MA è una spugnetta.

Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima! Usarla durante una conversazione di feedback può significare che il destinatario respinge le informazioni importanti che si stanno condividendo.

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.
Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.

Leggi il mio post.

Non cadere nella trappola di fare lodi o critiche sulle prestazioni dei tuoi collaboratori o dipendenti.
Evita di dare riconoscimento esclusivamente per i risultati ottenuti.

Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

Consigli non richiesti? 4 frasi per zittire i “dispensatori di saggezza” al lavoro

consigli non richiesti

Consigli non richiesti.

Hai notato?
Spesso sono proprio le persone
che conoscono meno la tua situazione
a insistere con consigli, suggerimenti, esortazioni.

Un interminabile:

  • “Fossi in te…”
  • “Al tuo posto…”
  • “Te lo dico per il tuo bene…”
  • “Devi capire che…”

Gioielli di buonsenso.
Perle di saggezza.
Quasi sempre non richieste.

Questi interventi non aiutano

Distraggono dal lavoro.

E ci fanno sentire come studenti richiamati dalla maestra.

A un certo punto viene naturale chiedersi:
perché non smettono di parlare
e non ci lasciano gestire le cose da soli?

La verità è che non sempre lo fanno per cattiveria.

Spesso chi dà consigli è sinceramente preoccupato.
Vuole aiutare.
Rassicurare.
Sentirsi utile.

Altre volte, però, i consigli servono a tutt’altro:

controllare, ferire, creare tensione,
mettere in difficoltà.

E sì, succede spesso anche tra colleghi.

Il fatto che qualcuno si atteggi a “sapientone”
non significa che tu debba subirlo in silenzio.

Se quei consigli ti risultano invadenti, demotivanti o maleducati,
hai tutto il diritto di farlo capire.

Con educazione.
Senza scontri inutili.

Dire che non sei d’accordo,
o che non ne hai bisogno,
spinge spesso l’altro a essere più rispettoso la prossima volta.

Prima di perdere la pazienza
o scendere al loro livello,
usa una di queste 4 frasi.

Sono semplici.
Efficaci.
Ferme.

1. “Apprezzo il consiglio, ma ho già un piano per…”

Hai una direzione.
Un’idea.
Un percorso.

Questo rende superfluo qualsiasi suggerimento esterno.

E anche se il piano non fosse ancora chiarissimo,
non è affar loro saperlo.

È un modo elegante per chiudere la porta
senza creare attriti inutili.

2. “Grazie. Ci penserò.”

Educata.
Pulita.
Essenziale.

Anche se, in realtà,
non ci penserai affatto.

Un’unica avvertenza:
qualcuno potrebbe tornare
per chiederti se hai seguito il consiglio.

Succede.

3. “Grazie, lo valuterò appena avrò finito…”

Qui mostri rispetto,
ma segnali chiaramente che ora sei concentrato su altro.

Mentre lo dici,
torna al computer,
riprendi il lavoro,
“chiudi” la conversazione con il corpo.

Il linguaggio non verbale farà il resto.

4. “È un’opzione interessante, ma preferisco fare così…”

Non serve essere sempre d’accordo.
E non è nemmeno sano.

Puoi spiegare, con calma,
perché quella strategia non funziona per te,
per i tuoi obiettivi,
per la tua realtà.

Non esiste un metodo valido per tutti.

Prima di rispondere, considera sempre la fonte

  • Uno sconosciuto che non rivedrai più

Sorriso cortese.
Risposta breve.
E vai avanti.

  • Un collega o un amico che dispensa consigli ogni giorno

È il momento di stabilire confini chiari.

Perché non avere confini porta a una sola cosa:
diventare, lentamente,
una persona piena di risentimento.

Proteggere il tuo spazio
non è egoismo.
È cura di sé.

Vuoi imparare a trasformare anche i momenti difficili in occasioni di crescita?

Scopri il coaching mirato: “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – 3

imparato dalla vita

Leggi anche la parte 2.

10. Non sarò mai pronto al 100%

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio. Anzi dopo le vacanze, dal mese prossimo, da lunedì, ecc….”

Quante volte, ho parlato al futuro o al condizionale “Farò” o “Vorrei”.

Ho sperimentato paure che mi impedivano di passare subito all’azione.
Camuffando i mie timori e parlando senza sosta di ciò che farò.
Un giorno.

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Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continuavo a rimandare.

Adesso ho imparato dalla vita che … devo fare il primo passo adesso, perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non devo lasciarmi immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non mi farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Mi sforzo di fare il primo passo,
poi seguo il flusso.

11. La comodità ha il suo prezzo

Quante volte invece di lottare per la “grandezza” ho sguazzato nella comodità (anche se stretta e soporifera).

Sono diventato confortevole.
Comodo. Troppo comodo.

Mi sono accontentato di una vita di sotto le mie capacità.
Anche se ho preparazione. Competenza.
Esperienza.

Mi sono detto …potresti meritare di più. Lo sai …

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi. Troppo comodi.
Il fuoco è stato soffocato!

12. La persona più difficile da gestire … sono io!

“Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità,
e prendi la strada per scoprire te stesso”

Jiddu Krishnamurti

La mia crescita personale è iniziata con la consapevolezza che il problema (non sono gli altri) ma sono io,
prima di voler gestire gli altri devo saper gestire me stesso.

Quanto ho coscienza di essere IO al centro di tutte le complicazioni, frustrazioni e fallimenti?

 


 

Spesso sono IO la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il mio peggior critico. Quello che non si concede il minimo sbaglio.
Quello più inflessibile.

Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama nell’altra persona.

Quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per se stesso.

È qui che devo concentrare i miei sforzi.

13. Ho imparato dalla vita che essere gentile è la vera forza

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile, uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza,
significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare me.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare, nutrire.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
Palle.

È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.
Fare il coglione.

14. Non penso più “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che ho tolto dal mio vocabolario.
E lo dovresti fare anche tu.
Al più presto!

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a me?

Ho imparato dalla vita a non dare mai più niente per scontato.

15. Non ho più paura dell’imprevisto..l’ho “messo in agenda

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.

E non sempre è negativo!

Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.

Ho messo “in agenda” l’inaspettato.
Organizzo la giornata e pianifico con metodo ma non lo faccio in modo maniacale e dettagliato!

Lascio uno spazio per l’imprevisto.
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto mi attenda dietro l’angolo.

Mi aspetto che qualcosa possa andare storto, anche se non so cosa!

Ho imparato dalla vita che … sapere che l’unica certezza è l’incertezza, rende la mia mente più flessibile e divento più forte a livello emotivo.

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – parte 2

consapevolezza

Leggi anche la parte 1.

5. Richiede più coraggio rivelare le insicurezze anziché nasconderle

“La vera forza è nello spirito, non nei muscoli o nella durezza d’animo.”
Alex Karras

Ho sempre speso molte energie nel tentativo di mascherare le mie debolezze,
e le mie emozioni (perché le reputavo sintomi di debolezza).

È necessario imparare a gestire e controllare le emozioni,
non farsi controllare da esse.

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Richiede più forza relazionarsi con le persone, piuttosto che cercare di controllarle e dominarle.

Ci vuole consapevolezza e umiltà per ammettere le proprie debolezze piuttosto che mostrarsi forti ma diversi da ciò che si è realmente.

La persona forte,
invece di sprecare energia (cercando di coprire le mancanze), riconosce i propri difetti e investe il proprio tempo per migliorare se stesso e per superare le debolezze.

6. Rinunciare per paura di fallire … è il fallimento più amaro!

Nessuno,
ripeto nessuno, ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ci riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torniamo indietro, abbiamo un vantaggio … provarci di nuovo perché conosciamo già la strada.
Possiamo tornare al punto (dove ci siamo bloccati) più velocemente e spingerci oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli, per le circostanze difficili in cui si dibattono “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce l’ho fatta”

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce l’ho fatta!”.

Se guardo al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scopro che l’esperienza mi aiuterà e la prossima volta che farò la stessa cosa, la farò molto meglio.
Ma se non provo, non lo saprò mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire … questo è il fallimento più amaro!

 


 

7. Spesso piuttosto che parlare, è meglio tacere .. e ascoltare!

In quest’epoca siamo travolti e soffocati dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono di senso, di valore, di significato.
Di vitalità.

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

Non abbiamo la consapevolezza della potenza delle parole.

Mi basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto ha distrutto un intero progetto, un colloquio di lavoro,
un rapporto con un mio cliente importante,
un collega, il team, un amico/a,
la mia compagna.

Spesso,
la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!

C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.

8. Sapere che sono molto più le cose di cui non ho controllo mi ha dato consapevolezza

Sprecare il tempo,
le energie e le mie capacità in cose che sono di là dal mio controllo è il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Meglio concentrarmi sulle cose che posso cambiare,
e accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il mio controllo.

Devo smettere di credere di aver potere sugli altri.

Lasciare andare è un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

9. Non posso piacere a tutti

Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Però non accontentare tutti può essere liberatorio.

Quando cerco di accontentare tutti, ogni volta che cerco l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di ME muore.

Ho capito che …
più cerco l’approvazione – meno attraggo le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine …
non riesco a compiacere l’unica persona che conta di più – me stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Continua a leggere la parte 3.

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – parte 1

consapevolezze

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile.
Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.”
Oscar Wilde

A volte ci arriva una randellata tra capo-e-collo che ci lascia frastornati,
disorientati oppure …
paralizzati.

Tante volte pensavo di aver le risorse per rialzarmi, oppure di avere tutte le risposte e invece …
eccomi ancora al punto di partenza!

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Nella mia vita ho fatto errori, da alcuni ho imparato tanto, da altri poco-o-niente (e infatti continuano a ripresentarsi).

Ecco una lista delle lezioni più importanti per me,
che hanno avuto un grande impatto sulla mia vita.

Queste 15 potenti lezioni mi hanno aiutato a sviluppare consapevolezze, diventare la persona che sono oggi – nel bene o nel male poco importa.

So che ne verranno altre ed io … sono pronto, aperto e forzatamente –mi piaccia o no– …
ricettivo.

1. Se avverto il bisogno di sentirmi forte significa che non lo sono ..anzi

Tante volte,
per mostrarmi forte ho messo la maschera del duro, “recitando” la mia parte, mascherando così debolezze e insicurezze con atteggiamenti e posture di finta solidità.

Spesso, per controbilanciare,
ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità, di presunzione, arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Quest’approccio può portare qualche successo iniziale, ma l’effetto svanisce in breve tempo.

Ho raggiunto consapevolezze che mi fanno capire che … fiducia e arroganza sono mondi a parte

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
“Giocare a fare il duro” è un atteggiamento puerile che può essere intrapreso da tutti.
Con facilità.

Quando avverto il bisogno di sentirmi superiore – e l’arroganza comincia a fare capolino – ho capito che nella mia mente ci sono … troppi pensieri, tante fantasie,
pochi fatti!

 


 

2. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti – delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo …

Accettarlo, mi ha permesso di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.

Cosa ho imparato da queste consapevolezze?
Sapersi rialzare -scrollarsi la polvere di dosso- è fondamentale per la mia crescita personale (e professionale).

3. Se non hai talento devi pedalare .. e tanto

Realizzare di non avere capacità eccelse,
intelligenza superiore , bellezza, talento … mi aveva convinto che solo quelli baciati-dalla-fortuna, quelli bravi, quelli con talento e capacità sarebbero arrivati ai posti più ambiti.

Ecco!
La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è stata servita!

Ho capito che … competenza, bravura, talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Attaccare giorno dopo giorno …

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devo saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il mio obiettivo.

Fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

 
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4. Le cose non andranno bene solo perché sto lavorando tanto

Non mi aspetto più soluzioni magiche.
Quando provo qualcosa di nuovo.
Valuto. Mi adattato.
Riprovo.

Cerco di essere positivo.

Restare aperto.
“Praticare” ottimismo e trasparenza.

Ho capito che … lavorare troppo è probabilmente il più grande segno d’incompetenza.

Se sono impreparato, non sono in grado di gestire me stesso,
non riesco a massimizzare il mio rendimento giornaliero sulla base dell’energia che ho a disposizione e dello sforzo mentale che metto in campo.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta.

Continua a leggere la parte 2.

Come approcciare con successo una persona diffidente sul lavoro

persona diffidente

Foto di Free-Photos da Pixabay

Poco importa che sia il tuo capo, un collega, un collaboratore o un cliente.

È sospettoso.
Guardingo.
Sempre a debita distanza.

Se ti avvicini, si ritrae.
Se insisti, si dilegua.

Quando si sente osservato o incalzato, reagisce chiudendosi ancora di più.
Davanti a te c’è un muro di sfiducia.

Parla lentamente.
Fa pause lunghe, riflessive.
Tiene la guardia alta.

Non ti guarda quasi mai.
È concentrato su di te. Ti studia.
Vuole capire le tue intenzioni.

Prima regola: non interpretare in fretta

Non pensare che, siccome parla poco, non sia interessato.
Non pensare che, siccome non obietta, sia soddisfatto.

La persona diffidente è convinta che qualcuno voglia raggirarla, sfruttarla, manipolarla.
È carica di pregiudizi.
Non concede fiducia facilmente.

E tu ti chiedi:
Continuo a parlare?
O lo lascio perdere?

Relazionarsi con una persona diffidente non è semplice.

Ecco come comunicare con una persona diffidente:

1. Cura il tono e il ritmo

  • Non alzare troppo la voce.
  • Non interrompere i suoi interventi (anche se brevi).
  • Evita pause imbarazzanti.
  • Scandisci bene le parole.
  • Parla adagio.
  • Dai ritmo, senza tremolii o incertezze.

La tua stabilità lo rassicurerà.

2. Non insistere

È pericoloso.

Se stai facendo una richiesta o una proposta, non dare mai l’impressione di avere fretta.

Non sollecitare decisioni.

Insistere.
Premere.
Mettere pressione.

Sono comportamenti che aumentano la chiusura.

La pazienza non deve mai mancare.

3. Evita complimenti eccessivi

La persona diffidente vive il complimento come una possibile manipolazione.

Meglio sobrietà.
Concretezza.
Rispetto.

4.Sii chiaro. Trasparente. Diretto.

  • Usa argomentazioni complete.
  • Fai domande aperte.
  • Non eludere temi delicati.
  • Non nascondere informazioni.

Ripeti i concetti, se serve.
Ma con parole diverse.

Evita frasi vuote come:
“Non ti preoccupare.”
“Lo garantisco io.”
“Stai tranquillo.”

Non bastano.

La persona diffidente vuole fatti.
Precisione.
Garanzie concrete.

E attenzione a non cambiare versione.
Suona ambiguo.

Manipolatorio.

5. Non entrare in scontri ideologici

Se tocca una sua convinzione radicata
(i senior non capiscono la tecnologia, i giovani sono tutti svogliati, fanno carriera solo i raccomandati ecc.) …

difficilmente lo convincerai.

Meglio smorzare.
Non alimentare il conflitto.
Non associarti alle critiche.

Dai tempo

Non saranno le tue parole a convincerlo.
Saranno le tue azioni.

Con calma.
Con coerenza.
Continuità.

Tieni pronte risposte.
Spiegazioni.
Soluzioni.

Risolvi ogni dubbio.

Se la persona diffidente è il tuo capo o un cliente importante, devi prevedere le sue domande.
I suoi timori.
I dettagli che vuole conoscere.

Non è semplice.
Ma è possibile.

E se il problema fossi tu?

Se hai la sensazione che le tue idee vengano ignorate,
forse non è solo diffidenza.

Forse è una questione di autorevolezza.

LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE → trovi spunti concreti nei miei libri:

Davanti l’ostacolo non paralizzarti .. pazienza e perseveranza.. ce la farai!

perseveranza

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Quanto sei abituato a perseverare di fronte gli ostacoli?
La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

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Come ho spiegato nel mio libro “prima volta Leader”, se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

 


 

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … – se vuoi realizzare il tuo sogno – devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!

Sei disposto ad allenarti intensamente?

A non cedere alle difficoltà?
Sei disposta a cadere e rialzarti sempre ogni volta?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.
La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

Ti permette di superare un passo falso, un colpo di sfiga, recuperare da un infortunio.
Con la perseveranza, verrà il successo.

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.
Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.


Allenare la determinazione e la perseveranza? > Contattami per iniziare il coaching.

Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Il successo professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -2

efficacia sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Controllare l’incontrollabile distrugge l’efficacia sul lavoro

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo del lavoro, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

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Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che hai chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

Non sprecare un sacco di energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare le cose, scopri che hai più energia da spendere per quelle situazioni dove hai potere di cambiare.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire perché hai bisogno di così tanto controllo e inizia a lavorare su te stesso.

6. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, ti ritrovi esausto perché stai cercando di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimentichi qualcosa.

Questo provoca stress e spreca tanta energia mentale, perché devi “rovistare” nei meandri della mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Scrivere salva energia, è efficacia sul lavoro!
Quando prendo un momento per scrivere, la mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante.

 


 

7. Controllare l’email più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare – di conseguenza – un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare la posta e i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3 volte il giorno; a orari (circa) prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

8. Lavorare tanto/troppo

Lavorare di più non ti rende più produttivo.
Più ore lavori, più il rendimento tende a diminuire in modo significativo.

Quando lavori tanto, stai sprecando le tue energie.

Quell’energia sarebbe meglio spendere per riposare – in modo da tornare al tuo compito più tardi – e tornare a livelli ottimali di produttività.

Anche se non riesci a riposare quanto vorresti, una breve pausa ti aiuterà a concentrarti di nuovo, senza spendere così tanta energia.


Stop alle azioni che prosciugano energia > Fai coaching sulla leadership.

9. Essere perfezionista

I perfezionisti tendono a essere esausti.

Impiegano un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio. Tendono a rinunciare al riposo, hanno il bisogno che tutto sia fatto a modo “loro”.

Sono super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il loro tempo prezioso.

Aspettano il momento perfetto.
Spesso, mancano il quadro generale perché sono troppo concentrati su piccole cose.

È bello voler fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.

Non esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti sul quadro generale

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi ottenere efficacia sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.