18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

Foto di khamkhor da Pixabay

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.

Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.

Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.

Non un boss autoritario e arrogante:

1.

Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2.

Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3.

Sporcati le mani.
La partecipazione indica autorevolezza.
L’isolamento autoritarismo.

4.

Parla meno e ascolta di più.
Mostra sincero interesse per gli altri.

5.

Riconosci quando sbagli.
Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6.

Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

7.

Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8.

Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9.

Impegnati a “non sapere”.
Con coraggio.
Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10.

Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11.

Non essere mai così soddisfatto di quello che fai.
Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale).
Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12.

È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13.

Ridi di te stesso.
Non prendere le cose sul personale.

14.

Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri.
Non accettare la mediocrità.

15.

Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16.

Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17.

I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.


18.

Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.
 


 

Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.


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Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 1

chiedere scusa

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

Quante volte ti accorgi di chiedere scusa al lavoro?
Le parole “Scusa” e “Mi dispiace” sono diventate così naturali che le usi senza sosta.
Ancora e poi ancora.

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Ti scusi per qualsiasi cosa, senza pensarci due volte.

“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Chiedere scusa al lavoro.. è diventato naturale

Sinonimo di disponibilità.
E certamente lo è.

Il punto è che spesso … ti scusi ancor prima di parlare.
Quando sei interrotto. Quando non hai colpe.
Non hai fatto niente.

Se stai chiedendo scusa per tutto, potrebbe significare una mancanza di fiducia

È un segnale di insicurezza che devi superare.

Non fraintendetemi,
non sto dicendo che non dovresti mai chiedere scusa al lavoro.
Anzi.

 


 

Scusarsi è sintomo di forza. Saggezza.

Ma ci sono alcune cose per le quali non dovresti scusarti.
Se pensi di scusarti troppo, ogni giorno.
Questo post è perfetto per te.

Ecco 11 volte in cui NON dovresti chiedere scusa al lavoro:

1. Quando scusandoti risalti un problema – una difficoltà

Iniziare scusandosi, mettendo le mani-avanti.
Prepararsi al fallimento in anticipo.
Mettere l’accento su cosa-non-funziona.
Un classico.

“Mi dispiace, ho avuto poco tempo per preparare questa presentazione.
Spero che il risultato sia comunque apprezzabile”.

Tutto ciò che hai fatto è risaltare il problema e mettere gli interlocutori in una posizione difensiva.
“Poco tempo? Beh in effetti… poca roba!”

2. Quando usi le scuse come “facile scappatoia”

Ti presenti tardi alla tua presentazione e la-metti-via con un veloce “Scusate per il ritardo”,
oppure te-la-cavi con un semplice
“Mi dispiace ma non sono riuscita a finire in tempo la presentazione. .. come avevo promesso. Scusate!”

Se utilizzi ogni volta “Scusa” e “Mi dispiace” per abdicare ogni responsabilità, trasmetti la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative, di aver fallito.
Generi un messaggio negativo e distratto.

Spetta a te l’onere di chiarire perché non hai rispettato l’impegno.
Nel farlo, non perdere l’occasione di rendere la spiegazione più positiva possibile.

Tornando alla tua presentazione … meglio dire “Grazie per l’attesa: non vi prenderò più tempo di quanto previsto inizialmente, cominciamo subito.”

 


 

3. Quando dichiari la verità

“In tempi di menzogna universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell

Non scusarti mai per essere sincero.

4. Quando ti stai scusando per qualcun altro

“Stai andando alla riunione vero?
Per favore … puoi dire a Michele che mi dispiace ma non riuscirò a mantenere la scadenza di oggi. Lui sa!”

Non scusarti mai per le altre persone.
Non è tua responsabilità.


Potenzia la tua comunicazione con il tuo team > Fai coaching

Spiega a-chi-te-lo-chiede che non sei a tuo agio nel farlo.
Chiarisci che le scuse esprimono più valore se vengono direttamente da lui/lei.

Se sei stato preso in contropiede e non sei riuscito a rifiutare il compito di messaggero, puoi dire:
“ Scusa Michele … penso che Ornella volesse dirti qualcosa”.

In ogni caso …
non fare il lavoro sporco per qualcun altro.

5. Quando hai qualcosa da dire

Se parti con un vago “Scusate, ma stavo pensando … “,
stai chiedendo -inconsciamente- alle persone intorno al tavolo di farti un favore … ascoltarti.

Sei stato assunto perché sei qualificato e capace.
Offri la tua idea o il tuo contributo con fiducia.

Se è rifiutato, va bene.
Non farne un dramma!

È importante valutare la tua capacità di contribuire,
anche se la tua idea non “vincerà” sempre.

Continua a leggere la parte 2.

“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

 


 

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita” avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

 


 

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

Continua a leggere la parte 2.

La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

Foto di I-Martin da Pixabay

A un certo punto, accadrà.

Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

Guarda qualsiasi persona di successo:
riceve apprezzamenti, certo.

Ma anche critiche.
A volte dure.
A volte ingiuste.

Spesso … gratuite.

Come ho scritto in “Autorevolezza”, quando ho pubblicato il mio primo articolo (marzo 2013), avevo timore.

Paura di scrivere banalità.
Di essere poco incisivo.
Di non piacere.

Volevo approvazione.
Commenti positivi.
Consensi.

“Bravo.”
“Fantastico.”
“Wow.”

Pensavo quasi di meritarli.

Su quale base, poi?

Non avevo mai scritto.
Non sono uno scrittore.

Forse perché mi sentivo onesto? Coraggioso?

Volevo essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza essere criticato.

Ovviamente… non funziona così.

Sono arrivati messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
A cambiare strada.

“Ferrarelli? Chi?”
“Coaching? Cosa?”

Ecco perché, se vuoi crescere davvero,
devi imparare a non prendere tutto sul personale.

Prendere le critiche troppo sul personale è estenuante

Se avessi preso tutto sul personale,
avrei smesso subito.

Mi sarei sentito:
inutile
inadeguato
fuori posto

E probabilmente oggi non starei scrivendo queste righe.

È stancante.
Logorante.
Insostenibile.

L’autostima scivola… e arriva il dubbio

Le critiche, se non gestite, ti tirano giù.

Inizi a pensare:

“Non sono abbastanza.”
“Non sono capace.”
“Neanche all’altezza.”

Diventi dipendente dall’approvazione.

Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

E se non arriva?
Crolli.

È un meccanismo pericoloso.

Metti al centro l’opinione degli altri

La critica può essere utile.

Può aiutarti a migliorare.

Ma se diventa il tuo unico riferimento…
sei in balia degli altri.

Una critica? Ti abbatti.
Un complimento? Ti esalti.

Non è equilibrio.
È instabilità.

Regalare il tuo potere

Quando lasci che una critica determini come ti senti…
stai cedendo il controllo

Stai dicendo:
“Decidi tu come devo stare.”

È un lusso che non puoi permetterti di concedere.

Riprendi il controllo.
Decidi tu.

Diventi una facile preda

Se reagisci sempre alle critiche…
qualcuno lo noterà.

E basterà poco per colpirti!

Una parola.
Un commento.
Una battuta.

E la tua giornata è rovinata.

Non è forza.
È vulnerabilità esposta.

E perdi la parte più importante

Quando prendi tutto sul personale…
smetti di imparare.

La critica non è più uno strumento.

Diventa un attacco.

E tu ti difendi.
Ti chiudi.
Ti irrigidisci.

Invece di chiederti:
“C’è qualcosa di utile qui dentro?”

Se vuoi lavorare sulla tua comunicazione, sulla gestione delle emozioni e sull’autorevolezza, trovi qui un percorso concreto:

“Voce, attitudine e presenza: comunica autorevolezza da Executive “

Se prendi tutto sul personale… soffri per niente

Il mondo può criticarti.

Ma sei tu che scegli quanto peso dare.

Quando smetti di prendere tutto sul personale…
senti una libertà nuova.

Più leggerezza.
Più lucidità.
Maggiore energia.

Altrimenti preparati:
a soffrire… spesso inutilmente.

La chiave: accettare la polarità

Come scriveva Hermann Hesse:

“I dolori, le delusioni e la malinconia non servono a toglierci valore, ma a maturarci.”

Non puoi avere solo una parte.

Vuoi l’elogio?
Devi accettare anche la critica.

Sono due facce della stessa medaglia.

Il nostro ego vorrebbe solo il lato piacevole.
Non funziona così.

Crescere significa accettare anche ciò che non ti piace

La crescita personale passa da qui:

Accettare la critica
senza farti travolgere

Non significa subirla.
Non significa darle ragione.

Significa:

  • valutarla
  • filtrarla
  • usarla (se serve)

E lasciare andare il resto.

E quando è solo veleno?

Ci sono critiche che non servono a niente.

Non costruiscono.
Non aiutano.
Ancor meno migliorano.

Servono solo a colpire.

In quel caso?

Non analizzare.
Non rimuginare.
Evita di trattenerti.

Passa oltre.
Senza sprecare un secondo.

Non puoi evitare le critiche.

Ma puoi evitare di diventarne prigioniero.

È lì che smetti di difenderti…

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi (veramente)

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

 


 

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

10 errori di comunicazione che non ti fanno decollare come leader

comunicazione del leader

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Nella comunicazione del leader,
il coinvolgimento dei collaboratori è la chiave.
Otterrai più impegno, migliore produttività, maggiore redditività.

Se non riesci a comunicare in modo efficace … puoi dire addio a coinvolgimento, produttività e fidelizzazione.

Devi imparare a comunicare in modo efficace per creare un ambiente di lavoro più coinvolto e sano.

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Errori di comunicazione -anche piccoli- possono sommarsi rapidamente e minare fiducia, impegno e morale del tuo team.

Identifica i tuoi errori di comunicazione del leader.
Intraprendi azioni chiare e coerenti per migliorarti. Ecco 10 problemi di comunicazione del leader che non ti fanno decollare:

1. Concentrarsi troppo sulle debolezze

Concentrarti sulle debolezze del collaboratore può compromettere l’impegno.

Focalizzarsi costantemente sulla prestazione e sul raggiungimento degli obiettivi può generare frustrazione.
Di non soddisfare le aspettative.
Di non fare mai bene il proprio lavoro.

Concentrati invece sui punti di forza.
Permetti ai collaboratori di fare affidamento su compiti e mansioni in cui si sentono capaci ed efficienti.

I punti di forza sono le vere aree di crescita.

2. Essere inavvicinabile è uno dei maggiori errori di comunicazione del leader

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni?
Sei sempre troppo occupato per i tuoi collaboratori?

Alla fine, l’onere delle soluzioni ti torna indietro.
Con gli interessi.
Sei tu che devi “rimettere mano” ai problemi e iniziare il conteggio dei danni.

 


 

Non essere inaccessibile.
Rispondi alle domande e alle mail. Il prima possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Incoraggia una comunicazione onesta e trasparente.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio.
Incoraggia il collaboratore a passare di persona quando deve comunicare con te.

3. Dare per scontato

Non adottare la filosofia …
se i collaboratori non mi dicono niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarò sicuramente informato.

Non è sempre così.

Questo approccio ti lascia “fuori dal giro” per le questioni che i dipendenti devono affrontare quotidianamente. Inizieranno a pensare che non sei in grado di risolvere i problemi o che non vuoi essere disturbato.

Come team leader devi avere familiarità con le attività e i progetti quotidiani dei tuoi dipendenti.

Con la tua partecipazione regolare, puoi offrire consigli e suggerimenti e risolvere i problemi, prima che accadano.


Quante volte hai parlato troppo o nel momento sbagliato, compromettendo la tua autorevolezza?Comunicare meglio e ispirare di più è possibile > scopri come con il coaching.

4. Non riconoscere il lavoro fatto

È importante riconoscere i risultati ottenuti.
Onorare lo sforzo. Omaggiare il duro lavoro.
Dare nuove responsabilità e offrire opportunità di crescita.

Evita il generico “Bravo! Ottimo lavoro.”
Esprimi gratitudine nello specifico. “Ho notato che questa settimana – per completare il progetto XY– sei arrivato in anticipo, un’ora ogni giorno. Ottima iniziativa!”

I dipendenti sentono che contano, quando li aiuti a svilupparsi.

Il riconoscimento non è una formula per ottenere di più dalle persone.
È un valore.

5. Essere pessimista

Se sei ottimista, ispiri progresso e innovazione.
Quando sei pessimista, affossi il morale.

Quando i collaboratori ti presentano dubbi e problemi, di solito cercano soluzioni.

Anche se i problemi sono noti e irrisolvibili, evita di minimizzare o di scansare.
Cerca invece di concentrarti sulle potenziali soluzioni.

I collaboratori apprezzeranno, in futuro saranno motivati ad adottare lo stesso approccio alla risoluzione dei problemi.

6. Comunicare in modo ambiguo e controverso

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Gli annunci controversi generano dubbi, ansia e resistenza.

 


 

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team, trasmetti empatia e condividendo lo “scenario possibile”.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

7. Mentire

È importante essere coerenti.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Alcuni temi devono rimanere riservati.
Attenzione alle informazioni confidenziali. Se le persone vengono a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la loro fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

8. Sottovalutare l’intelligenza del team

Non sottovalutare “l’intelligenza” del tuo team.

I tuoi collaboratori (probabilmente) sono già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere. Desiderano però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che il tuo team non possa comprendere qualcosa, è tuo compito spiegarlo.

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.

9. Utilizzare forme inappropriate di comunicazione

Non aver paura di chiedere ai tuoi collaboratori come preferiscono ricevere le informazioni.

Marta potrebbe optare per una conversazione faccia a faccia.
Più diretta e SMART.

Matteo invece potrebbe scegliere la mail.
Così la può rileggere ed essere sicuro di aver compreso.

“Come il solito sei stato il migliore” può essere letto sarcasticamente in una mail, ma le stesse parole possono essere un sincero elogio, con il giusto tono di voce.

Ecco l’importanza della comunicazione del leader.
Comprendere le esigenze comunicative individuali.

Scegli incontri di persona per i messaggi emotivi, controllo delle prestazioni, assunzioni e licenziamenti.
Puoi verificare la reazione dell’ascoltatore.

Modulare il tono della voce e le espressioni del viso.
Controllare la “direzione” del tuo messaggio.

10. Non considerare il “non detto”

Quello che non-dici è importante … tanto quanto quello che-dici.

Non dimenticare l’importanza della comunicazione non verbale.
Il tuo corpo “parla” molto di più di quel che pensi.

Non affidarti alla comunicazione dei sottintesi, delle espressioni facciali, delle supposizioni.
Il feedback cade nella vaghezza.
Una cortina di fumo annebbia la trasparenza.

La comunicazione del leader diventa ambigua.
Pericolosa.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?

Senti poco coinvolgimento?

Una fastidiosa sensazione di invisibilità?

Nessuno ti contraddice.
Ma nessuno si complimenta.
Nessuno commenta il tuo lavoro.

Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza, ma non solo)
che vogliono una cosa molto semplice:
farsi prendere sul serio sul lavoro.

Essere notate.
Riconosciute.

Non è sempre facile, soprattutto quando intorno ci sono colleghi più anziani.
Ma con un po’ di strategia e consapevolezza puoi migliorare molto.

Ecco 15 dritte concrete per farti prendere sul serio sul lavoro
(per approfondire trovi altri spunti nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025).

1. Smettila di scusarti (se non hai fatto nulla)

  • “Scusa il disturbo”
  • “Mi dispiace…”
  • “Scusa, era solo un’idea”
  • “Spero di non aver sbagliato…”

Scusarsi troppo spesso indebolisce il messaggio.

Chiedi scusa solo se hai davvero sbagliato.

Devi scusarti per aver espresso un’idea?
Quasi mai.

2. Spettegolare è il modo più rapido per perdere credibilità

Il pettegolezzo incuriosisce.
Ma distrugge la fiducia.

Chi ascolta capisce subito una cosa:
con te non è al sicuro.

E senza discrezione non c’è professionalità.

3. Essere sempre “troppo gentile” non aiuta

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.

Ma nemmeno perennemente accomodante.

L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare …

secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non devi cambiare personalità.
Solo alcuni automatismi.

4. Taci, se non hai qualcosa di buono da dire

Dire cose inopportune ti rende fragile agli occhi degli altri.

Meglio il silenzio
che parole confuse, inutili o mal posizionate.

Quando parli:

  • pensa prima
  • struttura
  • sii conciso

Ogni parola deve valere.

5. Diventa proattivo

Non subire.
Non aspettare sempre indicazioni.

Valuta alternative.
Proponi soluzioni.
Esci dai “non posso” e “non riesco”.

L’iniziativa comunica affidabilità.

6. Vai preparato alle riunioni

Preparati più di quanto pensi.

Magari userai solo il 30% di ciò che hai preparato.
Ma quel 30% farà la differenza.

La preparazione costante costruisce la tua reputazione.

Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

“Hai un minuto?”
Spesso… non è così.

Quando interrompi qualcuno, stai entrando nel suo flusso di lavoro.

Chiedi un incontro.
Lascia all’altro la scelta del momento.

È una forma di rispetto.
E di intelligenza relazionale.

8. Cura il tuo aspetto

Il modo in cui ti presenti parla per te.

Vestirsi con cura comunica:

  • attenzione
  • rispetto
  • affidabilità

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno,
superficialità e poca professionalità.

9. Se non sai, meglio tacere

Non giudicare prima di capire.
Non parlare senza dati.

Meglio il silenzio
che un dietrofront imbarazzante.

Meglio il silenzio su un argomento che non conosci
che blaterare idiozie.

10. Ascolta di più

Evita monologhi.
Prediche.
Rumore inutile.

Regola semplice:
una parola è poco.
Due parole sono spesso troppe.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Scopri il percorso mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.

11. La postura parla per te

Il 55% della comunicazione è non verbale.

Postura, gesti, sguardo raccontano:

  • sicurezza
  • apertura
  • intenzioni

Prestaci attenzione.
Anche quando non parli.

12. Far ridere tutti non ti rende autorevole

L’ironia è una risorsa.
Il bisogno di attenzione no.

Ancora meno guadagnarsi la reputazione
di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare. E non mentire

  • “La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
  • “Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
  • “Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

L’enfasi continua svuota le parole.
La bugia distrugge la fiducia.

E senza fiducia
nessuno ti prende sul serio.

14. Non essere eccessivamente emotivo

Ti offendi subito?
Ti chiudi al primo dissenso?

Mostrare fragilità emotiva costante
ti fa apparire immaturo.

Autoironia e autocritica – invece – sono segni di forza.

15. Fai quello che dici che farai

Mantieni le promesse.
Sempre.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile,
sii onesto.

Meglio un no sincero
che un sì non mantenuto.

Un’ultima cosa

Farsi prendere sul serio è importante.
Ma non diventare un fanatico della serietà.

Mascella rigida, sguardo spento, rigidità costante
non sono autorevolezza.

Ironia, leggerezza e umanità
sciolgono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro
sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”

Mirko Badiale

L’autorevolezza non si impone.

Si costruisce, giorno dopo giorno,
con coerenza,
presenza e
responsabilità.

Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Sospettoso e guardingo.
Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

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Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

 


 

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi

il collaboratore negativo

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

È successo.
Ancora.

Uno dei tuoi collaboratori è improvvisamente
(ma forse non così all’improvviso)
diventato un problema.

Sempre di cattivo umore.
Rifiuta le buone idee.
Mette in circolo quelle cattive.

Si lamenta costantemente,
di un collega,
di ogni iniziativa.

Il collaboratore negativo vede solo nero

Mai positivo.
Solo negativo.

Questo atteggiamento distruttivo
(per qualsiasi dinamica di gruppo)
sta influenzando i tuoi collaboratori
nel restare concentrati e motivati sul lavoro.

Un collaboratore negativo può intossicare un gruppo di lavoro
più velocemente di quanto
tu possa immaginare.

Gestire il comportamento di un dipendente negativo
può essere incredibilmente esasperante.

Potresti avere l’impulso di lasciarlo fare.
Sperare che la persona si dimetta.

Non sperare che la situazione si risolva da sola

Non succederà.

Spesso gli altri membri del team
si rivolgono a te
(il manager / leader / capo)
per risolvere la questione.

Se stai pensando di evitare o sviare questo compito,
sappi che il resto del team resterà deluso
dal fatto che tu accetti questa situazione improduttiva.

Il tuo approccio migliore
è evitare che la negatività si “espanda”
a tutto il luogo di lavoro.

Ecco 11 passaggi per gestire il collaboratore negativo:

1. È un periodo storto o la sua vera natura?

Di tanto in tanto tutti attraversiamo un periodo sfavorevole.

Se un collaboratore sta vivendo un momento difficile,
la strategia migliore è essere di supporto.

Ma se i giorni difficili diventano tanti,
non aspettare che la crisi si allarghi a tutto il team.

Un atteggiamento negativo si diffonde.
E continuerà a farlo.
A meno che tu non lo fermi.

È tempo di una conversazione seria.

2. Chiediti: i dipendenti negativi sono un’eccezione?

Se non lo sono,
forse il problema è più grande.

Un modello di negatività può guidare l’organizzazione.
Gli atteggiamenti sono contagiosi.

È tempo di parlare con le persone chiave
e assicurarti che stiano dando l’esempio giusto.

A volte, senza volerlo,
inviano messaggi sbagliati.
Controversi.
Negativi.

3. Verifica i tuoi pregiudizi

Prima di formulare ipotesi,
fermati.

Rifletti davvero su chi-è il tuo collaboratore negativo.
Controlla i tuoi pregiudizi.

Chiediti:

  • È negativo cosa dice o il modo in cui lo espone?
  • È davvero distruttivo?
  • E se fosse un problema solo di comunicazione?
  • Nessuno gli ha mai detto che non può comportarsi così?

4. Non ingigantire il problema

Come team leader
sei responsabile anche del clima emotivo.

Il collaboratore può essere frustrante,
ma non devi abbassarti al suo livello.

Evita di puntare il dito.
Di sparlare con il team.

  • “È davvero una persona distruttiva!”

Gli altri si chiederanno:
e di me cosa dice quando non ci sono?

È il modo più rapido per perdere fiducia.

5. Iniziare la conversazione

Ora la parte difficile.
(Eh sì, la leadership non è comoda.)

Sedersi e parlare di comportamento.
Dare feedback.

È scomodo.
Per entrambi.

Valuta il livello di soddisfazione professionale
del tuo collaboratore.

Poni domande aperte:

  • Come ti senti a lavorare qui?
  • Quanto le tue aspettative sono state soddisfatte?
  • Quando ti senti felice al lavoro?
  • Cosa trovi più frustrante o più stimolante ora?

Ascolta.
“Dimmi di più…”

Sii diretto,
ma non conflittuale.

6. Evita di diventare difensivo

In situazioni stressanti
è facile irrigidirsi.

Non prendere sul personale
parole o atteggiamenti.

Non sono diretti a te.
C’è qualcosa che non funziona per lui/lei.

Nel lavoro.
O nella vita.

7. Poni un feedback specifico

Porta esempi concreti.

Evita:

  • “Stai facendo questo. Non farlo più!”

Descrivi fatti,
azioni,
comportamenti.

Spiega l’impatto sul team.

Sottolinea come il continuo monologo su ciò-che-non-funziona,
senza soluzioni,
abbassi l’umore e l’energia di tutti.

Fai una richiesta chiara:
cosa vuoi vedere cambiato in futuro.

A questo proposito puoi approfondire con il mio post
→ “Feedback difficile: come dire a un collaboratore che deve migliorare senza attaccarlo

8. Chiedi se sta accadendo qualcosa di negativo

Non sei un terapeuta.

Tuttavia,
mostra empatia.
Ascolta davvero.

Alcune difficoltà personali
possono influire pesantemente sul lavoro.

Chiedi però con fermezza
che i problemi personali
non ricadano sulle prestazioni.

9. Concentrati sulle soluzioni

Non fossilizzarti sul negativo.

Rinforza ciò che funziona.
Valorizza i contributi positivi.
Riconosci i progressi.

Se la persona non è disposta a collaborare,
termina il confronto.

10. Effettua controlli regolari

Incontri one-to-one.
Feedback.
Incoraggiamento.

Chiedi spesso:

  • Come posso aiutarti?
  • Di cosa hai bisogno per avere successo?

11. Sapere quando è abbastanza

A volte la negatività persiste.

Hai dato tempo.
Hai dato feedback.
Opportunità.

Se non cambia nulla,
è necessario separarsi.

È un beneficio per tutti.

Per il team.
Per te come leader.

E — spesso — anche per la persona.

In conclusione

La vera leadership
non è evitare i problemi.

È affrontarli prima
che diventino contagiosi.

Se anche tu hai un collaboratore ti mette continuamente alla prova
o ti fa perdere la calma …

con il percorso mirato “Gestire un collaboratore difficile
impari a ristabilire equilibrio e rispetto reciproco
con strategie pratiche e personalizzate.

Scopri il servizio

7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

 


 

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.


Massimizza la produttività anche nei momenti difficili > Parliamone insieme

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.

7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta al lavoro -1

giornata storta sul lavoro

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Ti sei svegliato con un inizio di emicrania, hai versato caffè dappertutto,
la chiave gira a vuoto nella toppa della porta, come fai a chiudere adesso?
stai per urlare per la frustrazione,
e sono solo le 6.45 di mattina …

per qualche strano motivo ti sei svegliato con il piede sbagliato,
e tutto intorno sembra più pesante e difficile del solito.

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Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri. Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando…

Quando hai una giornata storta al lavoro,
probabilmente non dovresti prendere grandi decisioni o cimentarti in compiti importanti,
perché potresti facilmente peggiorare la situazione.

Certo,
rimandare, posticipare, annullare … non sempre sono opzioni realizzabili!

Mettiamola così …
ecco 7 compiti che dovresti rimandare (se ne hai la possibilità) se ti accorgi di avere una giornata storta al lavoro:

1. Soffermarsi su numeri sensibili

Ecco come farsi male!

Se non è improrogabile …
non soffermare la tua attenzione su “numeri sensibili” (incassi, rendiconto, budget, previsioni, etc.) che sono generatori di stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’allerta e crearti costantemente un’ansia di fondo.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni: una mezz’ora può bastare per riflettere e dar libero sfogo ai tuoi pensieri.

 


 

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare sulle cifre e non saturarti d’informazioni inutili.
Ti basterà raccogliere solo i dati strettamente necessari.

2. Avere una conversazione difficile

Quanta voglia hai di discutere (proprio oggi) con il tuo collaboratore o il collega?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che per qualche motivo l’appuntamento salti.

Se sei già di cattivo umore,
diventa praticamente impossibile contenere la rabbia o il risentimento e avvicinarti a quella conversazione in modo appropriato.

Se puoi spostarlo … fallo!
È nel tuo interesse rimandare l’incontro in modo da essere più preparato sia mentalmente sia emotivamente.

Prova con qualcosa tipo:
“… so che abbiamo a calendario un incontro per discutere di …. Oggi per me è stata una giornata frenetica e voglio darti la mia piena attenzione e il miglior feedback. Potremmo fissare l’appuntamento per (data …) per affrontarlo al meglio?”.


Massimizza la produttività anche nei momenti difficili > Parliamone insieme

3. Fare una telefonata importante

Un cliente aspetta la tua telefonata per discutere il prossimo rinnovo,
il tuo collega è in attesa di proporti alcuni cambiamenti a quel progetto così importante.

Se non è urgente, rimanda la telefonata,
in modo di avere una conversazione più produttiva in seguito.

Non devi cancellare l’appuntamento telefonico,
ma spiegare che sei molto occupato (anche se non è vero) e che preferisci spostare il colloquio in un altro momento.

4. Chiedere spiegazioni è pericoloso se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro

Hai ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato, ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato …
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così).
Pretendi ulteriori spiegazioni.
Chiarimenti.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro … taci!
Non muoverti.

Rischi solo di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.

Continua a leggere la parte 2.

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 2

promozione sul lavoro

Foto di Anemone123 da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

4. Prendi questa mancata promozione sul lavoro come un’opportunità per conoscere te stesso

Ora che hai (quasi tutte) le risposte è il momento di confrontarti con … te stesso!

Credi ancora di meritare la promozione sul lavoro?
Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?

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Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
Dai l’impressione di essere annoiato o disattento?
C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua), oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare, una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

5. Decidi la tua prossima mossa

Una bocciatura non è la fine del mondo.

In un primo momento,
puoi sentirti bocciato, silurato, sfiduciato ma imparando a rimanere resiliente puoi trasformare in positivo questa battuta d’arresto.

Inizia a pensare la tua prossima mossa professionale e stabilisci un intervallo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

 


 

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.

6. Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante

Riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.

Piuttosto che considerare l’esperienza come orribile, inquadrarla come un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Mantieni la prospettiva.
Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.

Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più, migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

 


 

Le promozioni passano, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione, sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente ..

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Se sei stato bocciato, chiediti se la volevi davvero questa promozione sul lavoro.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.


Deluso per la mancata promozione? Trasforma la delusione in opportunità > Confrontati con me.

Promozione sul lavoro: quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 1

promozione sul lavoro

Foto di Anemone123 da Pixabay

“Talvolta una piccola disavventura è l’origine di una grande carriera:
vi sono individui che su un torto subito hanno edificato la loro fortuna.”

Mario Andrea Rigoni

Hai lavorato ogni weekend degli ultimi mesi.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto … ma la promozione è andata a qualcun altro.

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Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

Promozione al lavoro: non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il tuo CV, escogitando un piano per lasciare l’azienda appena possibile.

Ecco 6 modi di comportarsi quando quello promosso non sei tu:

1. Calma, calma e ancora … calma

È facile che tu prova delusione e frustrazione.
Rabbia.
Ci sta.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Arrabbiarti e deprimerti rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.
Altro che promozione al lavoro!

Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.

2. Reindirizza le tue emozioni negative

Una bocciatura -ancor di più se inaspettata- è un boccone difficile da digerire.

È perfettamente normale provare rabbia e scoraggiamento.

Vorresti inviare le tue dimissioni,
ma spero che prima valuti il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

E mi auguro che tu decida di tornare in ufficio lunedì prossimo- con una rinnovata energia e intensità, desideroso di non lasciare che questa battuta d’arresto distrugga completamente la tua fiducia e la tua crescita professionale.

Riprendi il tuo controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi e trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

 


 

3. Richiedi risposte dirette

Dopo avere “scaricato” la tua frustrazione della mancata promozione al lavoro e rinunciato all’idea di lasciare l’azienda,
è il momento di scoprire “cosa è successo”.

Hai bisogno di elementi concreti per troncare -il prima possibile- i probabili scenari che si intrecciano concitatamente (e pericolosamente) nella tua mente.

Meglio evitare confronti con i colleghi, iniziare la caccia agli indizi, la ricerca di segnali, evita di chiedere a tutti “Secondo te perché non hanno scelto me?”

La mossa migliore per scoprire perché non hai ricevuto la promozione è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Chiedi un appuntamento

Lo scopo di questo incontro non è quello di sbraitare e accusare la persona che ha ottenuto la promozione al lavoro.

Ne tantomeno le persone che sono state coinvolte nella decisione.
Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno scontro astioso.
Almeno non ancora.


Quando la promozione non arriva, prepara la tua rivincita > Parliamone insieme.

Promozione al lavoro: Prepara i punti di discussione

Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è di ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare (insieme a voi) per essere sicuro di essere promosso in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

Promozione al lavoro saltata? Inizia a lavorare su te stesso

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni …“Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

Non sono pochi –nella mia esperienza- i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una valutazione dell’azienda o un feedback da parte del capo/a o il titolare dell’azienda.

Continua a leggere la parte 2.

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare anche se non piace

il rapporto con il capo

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.
Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

 

Non sperare che cambi.
Non sperare di riuscirci (proprio tu)

Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive

Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

Le persone amano essere considerate esperte del settore (anche il tuo capo).

Non ritardare decisioni e azioni dolorose sperando che il problema sparisca da solo.

Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te.

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

“Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” cit. Arthur Bloch

Preparati alle conseguenze di uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio”

Se il rapporto non funziona “fatti scivolare” il tutto … poi trova una soluzione!

 
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Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito.

Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre

Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >

Nuovo progetto: coaching e team building … con approccio musicale!

ferrarelli corradi coach

Quando ho incontrato Stefano Corradi -musicista professionista- lo scorso anno,
ci siamo accorti di essere accomunati dallo stesso desiderio di creare qualcosa di nuovo.

Dopo l’incontro in quello che poi sarebbe diventato “il nostro ufficio di Saronno” (in verità il grill all’uscita di Saronno – ideale distanza-di mezzo tra me che vivo a Chiasso e lui a Milano Sud) abbiamo deciso di …

Convergere nella formazione il coaching e la musica. Nasce Ferrarelli Corradi Coach

La musica – da sempre – è considerata un valido strumento per gestire lo stress, veicolare energia, stimolare la mente a trovare nuove soluzioni, a ragionare in modo creativo.

Ferrarelli Corradi Coach è stato pensato come un mix efficace e coinvolgente di formazione, coaching e team building … musicale su tematiche quali leadership, comunicazione, assertività, spirito di squadra e accoglienza-clienti.

Desideriamo comunicare in modo semplice, aperto e diretto.
Proporre unicamente ciò che sappiamo fare, senza ricorrere a teorie astratte e fumose, inglesismi, linguaggi settoriali o slogan presi a prestito dal web.

Cosa proponiamo

Team building musicale

Far vivere alle persone, per alcune ore o una giornata, la possibilità di costruire modalità di lavoro, collaborazione e sinergia, fondamentali per la realizzazione di un gruppo musicale o un’orchestra, costituisce un’esperienza intensa e molto più efficace di tante parole…

Ascolto, esercizi con strumenti musicali, coro a cappella, canoni e altro … sono attività che mettono in gioco intensamente le persone e le dinamiche relazionali di un team.

Retail coaching

Mix efficace di coaching e team building musicale per potenziare il servizio e l’accoglienza del personale di punti vendita, estetica, fitness, benessere, agenzie e concessionarie.

Una giornata di formazione suddivisa in:

  • Coaching di gruppo (foto) per apprendere come accogliere e servire con efficacia i clienti.
  • Team building musicale per creare un forte coinvolgimento, sprigionare energia positiva e dare vita a un grande potere aggregativo nel team di vendita.

ferrarelli corradi coach

Coaching One Day (per privati)

Una giornata di coaching … con approccio musicale. Ideale per potenziare la leadership e la comunicazione al lavoro.

Il programma è in fase di definizione.
Il calendario delle attività di coaching sarà pianificato prossimamente.

Le sedi dei corsi saranno Milano, Verbania, Como e Lugano.

 

Chiedere scusa sul lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 2

chiedere scusa al lavoro

Foto di giselaatje da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

4. Non essere sinceri

Tutti riconoscono una scusa falsa o esagerata,
quindi scusati con qualcuno solo se sei sincero o hai intenzione di tenere fede alla tua parole.

Se davvero l’hai fatta grossa è controproducente scusarsi solo per consuetudine o per “mettersi in pace la coscienza”.

Se il gesto non è autentico,
sarà evidente e il sentimento non ha senso, crea solo ancora più sfiducia.

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Sii onesto,
se devi chiedere scusa sul lavoro … non esagerare e non umiliarti.

5. Scusarsi incolpando un’altra persona

“Scusa, ma non è colpa mia”
“È vero … ma ero di libero”
“Boh! Non lo so, chiedete a Pierluigi …”

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente,
quelli che sbagliano?

Scusarsi e riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura delle ripercussioni.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

6. Scusarsi troppo tardi

Aspettare troppo a lungo per scusarsi può peggiorare la situazione.

È facile generalizzare quando si tratta di tempi di scuse,
è difficile determinare il momento giusto per dire “Mi dispiace”.

In linea generale, se vuoi chiedere scusa sul lavoro devi essere tempestivo.

 


 

Se ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo per scusarti,
non significa che non dovresti affrontare più la questione.

Puoi ancora tentare di correggere un errore.
Meglio tardi che mai.

C’è di peggio! Non scusarsi .. e “dribblare” per non incontrare la persona

Sai che hai sbagliato, che dovresti scusarti,
ma sei così imbarazzato o non riesci a sopportare di ammettere l’errore,
che fai di tutto per non incontrare la persona faccia-a-faccia.

Sbagliare non è divertente …
ma è peggio dribblare e scansare con 1000 scuse (questa volta ci sono) la persona per non incontrarla nel corridoio o davanti la macchinetta del caffè.

Siamo lontani dall’immagine di persona integra che vorresti trasmettere!

Chiedere scusa sul lavoro? Non aspettarti perdono immediato

Sebbene le scuse siano un passo nella giusta direzione,
non aspettarti una soluzione rapida.

Potrebbe volerci più tempo di quanto pensi,
ma hai fatto “la cosa giusta”.

Adesso devi concedere tempo per la “guarigione”.
La riconciliazione richiede tempo e lavoro,
e alla fine le tue relazioni torneranno più forti di prima.

Il più delle volte, le scuse hanno poco effetto perché ci scusiamo nel modo sbagliato.

La chiave è imparare a creare una base collaborativa e non distruttiva. Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.