Rinunciare per paura di fallire .. è il fallimento più amaro!

paura di fallire

Foto di Gagilas

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”
Beverly Sills

Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?

Paura?
Paura di sbagliare e paura di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

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Se non provi, non puoi crescere e non puoi avere successo.
Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ti riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torni indietro, hai un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada. Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Le circostanze sfavorevoli .. plasmano il carattere!

“Le circostanze esterne non fanno l’uomo,
lo rivelano a se stesso.”

James Allen

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono. “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce lo fatta.

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce lo fatta!

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Ognuno ha situazioni e responsabilità da affrontare.
Alcune non si possono cambiare, ma una cosa che si può cambiare è se stessi.

 


 

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni, come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

Se credi di avere successo, avrai successo.

Se ti immagini felice, sarai felice.
Quando ti concentri su circostanze sfavorevoli, otterrai solo circostanze sgradevoli.
È una legge di attrazione.

Attiri ciò che pensi.

Fai il primo passo..anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.
Ma se non provi, non lo saprai mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallirequesto è il fallimento più amaro!

Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. potresti non essere confortevole

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Sicuramente molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

 


 

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.

Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Guida con autorevolezza le tue prossime riunioni> scopri il coaching sulla leadership

Non essere troppo critico con te stesso

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” , il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Criticare senza offendere: 5 strategie facili facili da utilizzare al lavoro

criticare senza offendere

L’ho scritto anche nel mio libro
Autorevolezza” – ora nella nuova edizione aggiornata 2025 –
chiariamo subito una cosa.

Possiamo chiamarla in molti modi:
rimprovero, critica, osservazione, feedback.

Possiamo addolcirla con aggettivi come positiva, motivazionale, costruttiva.
Possiamo usare toni cortesi e parole misurate.

Ma la verità è una sola:

la critica non piace a nessuno.

Un’osservazione negativa, anche ben formulata,
getta sempre un’ombra sulla relazione tra te e l’altra persona.

Perché va contro un bisogno profondo:
sentirsi accettati e approvati.

Così succede questo:
ci sentiamo attaccati, giudicati, messi in discussione.

Alziamo una barriera di protezione e reagiamo d’istinto

Con aggressività.
Con senso di colpa.
Vergogna.
Oppure finta accettazione.

Ecco perché, sbagliando approccio,
si rischia solo di ferire, svalutare, demotivare.

Creando ostilità e freddezza.
E compromettendo il rapporto.

Criticare senza offendere?

È come camminare sulle uova.

Ed è un peccato enorme.

Perché basta una critica mal formulata
per rovinare una relazione professionale costruita in anni di lavoro fianco a fianco.

Anche quando il rapporto è sempre stato buono
(seppur non di amicizia).

Vediamo come evitarlo.

1. Il primo obiettivo: migliorare, non offendere

La critica non deve punire.
Deve migliorare qualcosa che non ha funzionato.

Sorvolare per amicizia, paura o quieto vivere
significa solo trascinare una criticità nel tempo.

Lasciarla “lievitare” fino a diventare ingestibile.

2. Focus su azioni e comportamenti (non sulla persona)

Questa è la regola più importante.

Puoi dire tutto ciò che non va,
ma parlando solo di azioni e comportamenti.

Non della persona.

C’è una differenza enorme tra:

  • “Sei una persona irresponsabile”
  • “Ieri, con quel cliente importante, hai avuto un comportamento poco professionale

Non è semplice separare persona e azione.
Ma se vuoi criticare senza offendere,
è indispensabile.

3. Commenta qualcosa di specifico

Evita frasi vaghe come:

  • “Hai un atteggiamento scorretto”
  • “Hai sbagliato”

Una critica efficace è concreta:
cosa – dove – quando.

Descrivi i fatti.
Le parole dette.
Le azioni compiute.

4. Parla senza aggressività

Evita di iniziare attaccando,
anche in modo sottile.

Niente tono alto.
Niente postura da scontro.

Frasi come:

  • “Mi sembra che…”
  • “Posso sbagliarmi, ma…”

abbassano la tensione
e tengono aperto il dialogo.

5. Non colpire i punti deboli

Evita parole come:
sempre – mai – ogni volta

Trasformano una critica in un rimprovero scoraggiante.

Esempi da evitare:

  • “Sei sempre in ritardo”
  • Ogni volta sbagli”
  • “Come sempre procrastini”

Così la persona si sentirà attaccata sul piano personale
e reagirà difendendosi o contrattaccando.

Allora, come criticare senza offendere davvero?

Come far passare una critica spiacevole
senza ferire
senza far sentire l’altro sotto attacco?

Nei momenti di tensione,
un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

Se vuoi lavorarci sul serio,
scopri il mio breve percorso di coaching mirato
Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

e impara a comunicare con autorevolezza
anche quando la conversazione è difficile.

In definitiva

La differenza non è se critichi.
È come lo fai.

Perché una critica sbagliata chiude le persone.

Una critica autorevole, invece,
le fa crescere.

7 ragioni perché non ascolti – sbagliando – i feedback al lavoro

feedback al lavoro

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo un feedback al lavoro (negativo) da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti, che ci spiazza e ci fa male.

Quanto è difficile accettare un feedback al lavoro!

Tocca le nostre corde emotive più suscettibili oppure la nostra professionalità ma può essere un’occasione (se ben sfruttata) per migliorarci, lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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Sei disposto a imparare dai feedback al lavoro scomodi che ricevi?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO,
sappi che continuerai a giustificarti (“Sì, ma …”), difenderti, arrabbiarti, e poi … ciò che non accetti nella vita ricomparirà di nuovo,
finché non avrai imparato la lezione.

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) è l’esempio di chi ha recepito – al contrario – la massima di Ken Blanchard:

“I feedback sono la colazione dei campioni”

Infatti, quando Walter dà un feedback agli altri … è geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve, li bolla subito come irrilevanti, indifferenti e inutili.

Scusa Walter … supponiamo che ci sia un briciolo di verità nel feedback scomodo che ricevi?
Macché!

Invece, ai leader brillanti piace sentirsi dire cosa stanno sbagliando, a patto che questo li aiuti a migliorare.
Ecco 7 motivi perché come Walter – anche tu sbagliando – non ascolti, apprezzi o gradisci un feedback al lavoro:

1. Ti senti più intelligente, più esperto e più sensato delle persone che ti danno il feedback

2. Il tuo orgoglio ti trattiene dall’accettare il feedback

3. Non hai tempo, sei troppo occupato per preoccuparti di ciò che pensano gli altri

4. Gli altri non capiscono veramente le pressioni e le sollecitazioni che senti

5. La tua posizione significa che non hai più bisogno di feedback

6. Non stimi o rispetti la “fonte” che dà il feedback

7. Non ricevi il feedback nel modo “giusto”

 


 

L’ultimo dei motivi è quello più vicino alla realtà e il più sensato.
Infatti, la maggior parte delle persone non è qualificata (nel senso di capacità) nel dare un feedback.

Infatti, spesso siamo … prolissi, poco specifici, usiamo la tempistica sbagliata, siamo interpretativi e giudicanti.
Se vuoi sapere come “dare” feedback al lavoro, leggi il mio post

Come nel caso di Walter (che mi ha contattato per un problema di comunicazione con il suo capo diretto) dovresti ringraziare, non ribattere e non focalizzarti sulle giustificazioni.

È più produttivo richiedere spiegazioni per comprendere “Dimmi di più…” o chiedere esempi “Quando avrò ancora una reazione che ritieni troppo aggressiva, dimmelo subito!

Tutti abbiamo bisogno di feedback al lavoro

Nondimeno… il feedback scomodo è sempre difficile da accettare, a prescindere dalla posizione che occupiamo.
È spiazzante sentire che stai sbagliando, specialmente quando invece pensavi di fare un GRAN lavoro e di essere un professionista TOP.

Cerca di vedere il feedback al lavoro come un regalo premuroso che ti porge una persona interessata (a te e alla tua crescita professionale).

Solo così riuscirai a mandare giù questo boccone amaro!

Errori del leader: 8 motivi perché i collaboratori scappano via – 2

errore del leader

Leggi anche la parte 1.

5. Le persone non si sentono ascoltate

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Caro leader … forse questo non lo sai …
non c’è niente di più frustrante per un tuo collaboratore sentirsi poco ascoltato,
mal capito o frainteso.
Un errore del leader … da evitare assolutamente!

Ti sei accorto che, spesso, stai pensando già alla risposta mentre la persona sta ancora parlando?
Se stai pensando a cosa dire, come puoi ascoltare veramente?

Ascoltare va oltre il semplice “sentire” quello che il tuo collaboratore ha da dire: è capire il messaggio nel suo giusto contesto. La persona vuole sentire la tua partecipazione e il tuo interesse.

No, forse questo davvero non lo sai …
l’ascolto attivo è una delle competenze fondamentali nella gestione (moderna) di un team.

6. Hai un approccio professionale ma anche gelido e artificiale

Caro team leader … ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

 


 

Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (perché stai disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

7. Chiedi e pretendi ma non dai l’esempio

Caro team leader …
saresti sorpreso nel sapere quanto il tuo team “assorba” da te abitudini e modi di fare.

Non basta solo passare le informazioni,
dare le direttive, distribuire mansioni.
È necessario guidare le persone con l’esempio.

Devi essere (anche tu) in prima linea, lì davanti.
Se non altro,
questo approccio fa di te un leader forte e concreto, perché ti stai attivamente impegnando per migliorare.

Caro leader … perché non ti sporchi (mai) le mani?
Sei un “grande” ad assegnare il lavoro, molto meno a partecipare.
A prenderne parte. A esserne parte.
Ecco un altro grande errore del leader!

Non scendi mai dal tuo piedistallo, al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, anche tu …
insieme al tuo team.


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8. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte,
facendo finta di niente?

Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?
Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Caro leader … lo so cosa vuoi dirmi …
non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …),
ma se sorvoli completamente sull’accaduto, rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te …
oggigiorno semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.

E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?

Demotivare il team .. il più grande errore del leader

Prima di sapere come motivare gli altri …
sei consapevole degli atteggiamenti o dei comportamenti che stanno (in modo diretto, indiretto, consapevole o no) demotivando le persone che lavorano con te?

Quando sono state assunte, queste persone sicuramente non erano svogliate,
annoiate, diffidenti, indifferenti, – come me le stai descrivendo adesso –
altrimenti non le avresti assunte.
Non ti sembra?

Nel corso del rapporto di lavoro,
si verificano situazioni e azioni che demotivano le persone.

Qualcosa “accade” ai dipendenti che si … spengono.

Errori dei leader: 8 motivi perché i collaboratori scappano via – parte 1

errori dei leader

“In che senso?”
“Che cosa intendi?”

Caro leader … ecco cosa mi hai risposto quando – con aria stupita di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda – ti ho chiesto come creavi entusiasmo nel tuo staff o quanto eri motivante nel comportamento e nelle parole.

Oggigiorno chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza),
deve riuscire a dare un valore aggiunto e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

Uno dei maggiori errori dei leader? Lasciarsi fuggire i talenti

Spesso ci comportiamo male verso chi-lavora-con-noi senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità,
per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine,
vera strafottenza e ricercata arroganza.

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Pochi considerano la gestione del team,
un valore o un’area strategica su cui investire.
Ecco uno dei peggiori errori dei leader!

Caro leader …
non puntare solo sui numeri.

Un buon manager è anche quello che non lascia fuggire i migliori talenti. Infatti, la principale causa per cui collaboratori decidono di licenziarsi o di cambiare azienda è proprio a causa dei superiori.

Ecco 8 motivi perché i tuoi collaboratori appena possono scappano gambe levate (e i concorrenti sentitamente ringraziano):

1. Non consideri le persone

Caro leder … forse ti sei dimenticato che …
a chiunque farebbe piacere sapere che sta lavorando bene.

Eppure, non chiedi mai pareri e feedback?
Trattieni le informazioni e non le condividi mai (anche quelle di poca importanza)?
Tuttavia condividere, è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente.

Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Mi fido di te”.

 


 

Quando ti vedono trattenere le informazioni,
i tuoi collaboratori non possono che chiedersi perché non rientrano nella tua cerchia di fiducia e perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni, senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire i tuoi collaboratori senza importanza,
inutili.

Poi ti sento parlare di “spirito di squadra” …

2. Sei un maniaco del controllo

Caro leader… ma dai!

Come approfondisco nel capitolo 3 del mio libro “Prima volta Leader” prima ne magnifichi le doti e le capacità, affermi che è stato un colpo strapparlo alla concorrenza,
ma poi non lo lasci lavorare in libertà …
blocchi il tuo collaboratore finché non arriva il tuo “OK”, anche per questioni di secondaria importanza.

Lo sai che così facendo scoraggi l’iniziativa e blocchi la motivazione?

Se sei riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e scoraggi le persone nel prendere l’iniziativa, il dipendente si sente come un bambinone-che-non-sa,
diventi il motivo principale della fuga dei tuoi migliori collaboratori.

3. Cedi spesso ai favoritismi

Spesso (e forse senza rendertene conto) …
coinvolgi nelle attività professionali sempre e solo le stesse persone.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri,
ma manifestando preferenze in maniera così evidente,
perderai la stima e la motivazione di tutto il team.

Lo so cosa vuoi dirmi …
ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare (con le dovute differenze) ogni singolo membro del tuo team.


Leadership senza errori? Si impara! > Inizia il coaching

4. Tutto è dovuto

Caro leader … ma per favore!

Se vuoi essere proprio sicuro di generare noia e sensazione di inutilità nel tuo team,
c’è una cosa semplicissima che puoi fare … anzi non fare.
Non fare niente.

Aspettati che il lavoro sarà fatto impeccabile come sempre,
come se tutta la fatica non contasse nulla,
considera i risultati ottenuti come qualcosa di dovuto, scontato,
semplicemente il frutto del lavoro.

I tuoi collaboratori non si sentono mai dire “Per favore” e “Grazie”.
Tutto è doveroso. Tutto è dovuto.
Sei convinto che interessi solo lo stipendio (uno dei errori dei leader).

Forse ti sei dimenticato che …
spesso sono proprio le gratificazioni a stimolare il dipendente a crescere e non cambiare azienda.

Continua a leggere anche la parte 2.

6 cose da fare quando il tuo capo boccia la tua proposta (un’altra volta) – 2

il capo non mi considera

Leggi anche la parte 1.

4. Fai domande potenti

Sei SMART, intelligente e hai (spesso) buone idee.
Non ho dubbi.
Ma ricorda che nessuno ha mai realizzato il 100% delle proprie idee.

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Se il tuo capo ti dice “Questo è interessante, ma abbiamo altre priorità al momento” … invece di sprofondare nel “il capo non mi considera” oppure ammalarti di rabbia, scoraggiarti, scappare in bagno a piangere … fai domande potenti tipo:

“Quale parte del progetto non le è piaciuto?”
“Quale aspetto dovrei migliorare?”
“Cosa ti farebbe dire di sì?”
“C’è qualche parte del progetto che è risaltato?”
“Grazie per il tuo feedback, avrebbe senso riproporlo di nuovo tra qualche settimana/mese?”

Queste risposte ti aiuteranno a capire cosa-ha-funzionato e cosa-no.
Usa il feedback per trovare qualcos’altro che sia più incisivo e stimolante … per il tuo capo sarà sempre più difficile scuotere la testa.

5. Un NO può diventare un catalizzatore di creatività e determinazione

Consideriamo un NO come un rifiuto delle nostre idee e di noi stessi.
Un segno che i nostri progetti non sono valorizzati.
Eppure … un NO può aiutarci a migliorare i nostri obiettivi.

Siamo tutti convinti che più risorse abbiamo (aumento del budget, potenziamento del personale, nuovo software, ecc…) maggiori risultati otterremo.
Il che è assolutamente vero!

Ma è anche vero che quando hai un sacco di risorse a disposizione, non hai bisogno di essere creativo e fantasioso.

Quando ricevi l’ennesimo NO…
invece di lottare, sviluppare abilità e ingegnosità, imparare a usare la tua intelligenza per inventare soluzioni … ti fai sopraffare dall’ansia, ti paralizzi e perdi di vista ciò che vuoi realizzare.

 


 

Spesso la convinzione che “serve qualcosa in più”, ti porta a sottovalutare la tua creatività e la tua determinazione a lavorare “con quello che hai”. Senza un martello, una scarpa potrebbe essere un buon attrezzo per piantare un chiodo nel muro.

6. Muoviti (in qualsiasi direzione) .. non annegare nei “il capo non mi considera

Ogni minuto che passi a preoccuparti di ciò che non hai,
è un minuto in meno che sfrutti a fare qualcosa di concreto.

Quando prendiamo un No sul personale, ci sentiamo sminuiti e abbiamo difficoltà a sfruttare le risorse esistenti. Pensare in modo meno creativo alle nostre possibilità.

Non siamo intraprendenti quando la situazione lo richiede.
Pensa a quello che hai.

Metti in moto le tue risorse. Muoviti.
Sperimenta. Trova soluzioni … come raggiungere gli obiettivi senza un piano completo, un team ideale o un budget più alto.


Da proposta bocciata a proposta vincente> Trova le giuste strategie con un breve percorso di coaching.

Non lasciare che i NO del capo ti impediscano di raggiungere i tuoi obiettivi

Vai avanti e cogli l’opportunità per fare di “più con meno”. Ti accorgerai che hai l’opportunità di valorizzare ciò che già possiedi.

Prendi coraggio.
Ogni volta che lo fai, diventa un po’ più facile e meno spaventoso. Non smettere di proporti.
Trasforma ogni singolo rifiuto in una lezione. Non sprofondare in pensieri demotivanti tipo “il capo non mi considera”.

Alla fine,
diventerai così bravo a esporre le tue idee che sarà (quasi) impossibile per il lui/lei rifiutare il tuo progetto e i tuoi pensieri.

6 cose da fare quando il tuo capo boccia la tua proposta (un’altra volta) – 1

capo non mi considera

“Ma è magnifico!”
“Che idea strepitosa! Mettiamola in pratica subito”
“Questa volta ti sei superato … geniale!”

Mi piacerebbe dirti che il tuo capo adorerà tutte le idee che proponi ma come probabilmente già saprai,
non lo farà (almeno non tutte le volte).

Quante volte hai pensato “Il mio capo non mi considera“?

Ami (davvero) il tuo lavoro.
Ami quello che fai e spesso hai nuove idee che pensi possano aiutare l’azienda o far avanzare quel particolare progetto.

Tuttavia, il tuo capo la pensa diversamente e sembra demolire i tuoi suggerimenti.
Ti fa dubitare di te stesso, della tua competenza, del tuo lavoro.

Ecco 6 cose da fare quando il tuo capo rifiuta la tua proposta (un’altra volta):

 


 

1. Non prendere il rifiuto sul personale

Sei (come la maggior parte delle persone) abituato ad associare il rifiuto alla persona.
Se la tua proposta, il tuo progetto o la tua idea è bocciata, ti consideri una persona sbagliata.
Inadeguata.

Come se fossi ancora a scuola,
ti dai sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata:
se la tua idea è stata “bocciata” vuol dire che non vali poi tanto.

Devi ristrutturare le tue convinzioni e smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente,
imparare a staccare il rifiuto dalla tua persona.

2. Anziché buttarti a terra … rilancia!

Quando il tuo capo rifiuta una tua proposta (un’altra volta), sei portato con il tempo a demotivarti,
sottovalutarti, rassegnarti, inizi a ridurre il tuo sforzo.
La qualità del tuo lavoro comincia a risentirne.
Non reagisci.
Ti areni.

Piuttosto che sprofondare nel vittimismo del “il capo non mi considera” ..
rilancia la tua aspettativa.

Un rifiuto del capo ti dà l’opportunità di dimostrare che con il duro lavoro, l’uso creativo delle risorse esistenti e la collaborazione con gli altri … puoi trovare soluzioni creative per rispettare le scadenze del progetto e offrire (nonostante tutto) un lavoro di qualità.


Da proposta bocciata a proposta vincente> Trova le giuste strategie con un breve percorso di coaching.

3. Accetta che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito

Il capo ha l’intenzione solo di denigrarti, di tenerti “in disparte” oppure sta cercando di farti prendere coscienza che tu non stai seguendo gli obiettivi dell’azienda?
Che le tue idee semplicemente mancano di concretezza?

Chiediti se le tue idee effettivamente aiutano a far progredire l’azienda e ad aumentare i profitti.

Per questo motivo è importante ascoltare con attenzione le critiche e le motivazioni del rifiuto.
Chiedere al tuo interlocutore di chiarire le sue opinioni e farti degli esempi concreti.

Continua a leggere la parte 2.

Come gestire – senza bruciori di stomaco – una persona aggressiva sul lavoro

persona aggressiva

La persona aggressiva è completamente focalizzata sui propri bisogni e sentimenti.
Non mostra alcun rispetto per i bisogni delle altre persone.

Se li serve qualcosa ti asfissierà con le sue richieste… una mail, poi un’altra e un’altra ancora…
Allora! Perché non rispondi?

Il suo motto è “la miglior difesa è l’attacco”. Così cerca sempre di metterti in difficoltà con richieste di dettagli e di particolari.
Ti lascia poco spazio, ti incalza, ti interrompe frequentemente e tende a imporsi in continuazione.

Se apprezza qualcosa, non te lo fa vedere

Non ti dà soddisfazione.
Anche se sei disponibile,
cortese e stai facendo di tutto per assecondarlo diventa una furia se non vai incontro alle sue esigenze.

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Se ha ragione su qualcosa poi … dà il meglio di sé!
Se lo contraddici, non ammette quasi mai di avere torto. Spesso usa un tono di voce alto e aspro, usa il sarcasmo, fa battute o cerca di svalutarti.
È critico e coglie ogni occasione per metterti in difficoltà.

Quando se ne va, ti butteresti a peso morto su un letto.
Ti ha prosciugato tutte le energie.

Ti suona familiare?

Che cosa fai quando incontri un tipo così?
Che cosa fare con una persona aggressiva?

L’ho già scritto … vale per ogni persona “difficile” …
se è un collega o un collaboratore puoi tacere, evitare, snobbare, scansare, cazziare …
ma se la persona in questione è il tuo capo, il titolare o un cliente importante?

La prima reazione ti porta, di solito, a chiuderti in difesa, a provare risentimento e aggressività oppure partire al contrattacco e finire … nella litigata che la persona aggressiva tanto desiderava.


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Non cadere in questa trappola

Questo impulso, anche se naturale e comprensibile, può portare a un inasprimento dei toni e a un’escalation dalle conseguenze imprevedibili per te e il tuo lavoro.

Evita di insistere per fargli cambiare idea perché – semplicemente – non ti ascolta e non gli interessa.
Non cercare di giustificarti, non sentirti in dovere di spiegare e di chiarire troppo.
L’hai detto, l’hai ripetuto con garbo e cortesia … bene, basta così!

Non rispondere alle sue provocazioni con altri attacchi.
Mentre parla non anticiparlo, non andargli sopra. Ascoltalo con pazienza fino alla fine senza interromperlo.

Ascolta con pazienza la persona aggressiva

Ascolta attentamente per capire il problema o per cercare di creare un buon clima relazionale.
Ricorda: pazienza e ancora pazienza o tornerai a casa con il bruciore di stomaco.

 


 

Cerca di disperdere la sua aggressività.
Non fare resistenza. Fai defluire la sua onda d’urto. A volte, può essere sufficiente che la persona aggressiva dia libero sfogo alla propria aggressività per poi riprendere il controllo.

Cerca di trovare o vedere aspetti della discussione dell’altra persona con cui puoi concordare.
Chiarisci qualsiasi divergenza. Il comportamento aggressivo spesso deriva da malintesi.
Proponi una soluzione o un’alternativa.

Rimani calmo, sempre cortese e rassicurante, e non lasciarti coinvolgere.

Tieni sotto controllo la situazione. Non essere a tua volta minaccioso, fai credere di essere innocuo e gestibile a suo piacimento. Mi raccomando fallo solo credere!
Sei tu che devi tenere la situazione sotto controllo.

Non comportarti allo stesso modo

La persona aggressiva si aspetta qualcosa da te: un’arrabbiatura, un attacco o un insulto. Non rispondere alle provocazioni con altri attacchi altrimenti l’unico effetto sarà quello di esasperare il conflitto e non di arginarlo.

Non perdere la calma, non lasciarti coinvolgere emotivamente e rispondi con cortesia. E non cedere: in breve non saprà più cosa fare e capirà che con te non-attacca.

Che dire? Una bella sfida vero?
E tu come ti comporti? Lo ascolti con pazienza oppure tiri fuori le unghie e rispondi per le rime?

P.S.
Attenzione … a volta anche noi ci comportiamo in modo aggressivo senza che ce ne rendiamo conto.
Leggi il post per approfondire.

Il team è la porta del tuo successo .. la chiave sei tu

la motivazione del personale

Che tu sia imprenditore, manager oppure responsabile di un piccolo team,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone, per raggiungere risultati eccellenti devi prendere consapevolezza della crescita e della motivazione dei tuoi collaboratori.

Lo sai anche tu che da solofai poca strada!

Il successo non è mai opera di una singola persona

Il Mercato del Lavoro sta cambiando, (anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni),
allora deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.

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Infatti,
quando i tuoi collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo, l’esito di un progetto, il business o la tua carriera.

Non puoi più restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con tue.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e da gestire.

Mettere insieme dei professionisti non necessariamente genera buoni risultati.

È tempo di diventare leader del tuo team!

Insegnare alle persone a credere in loro stesse è la cosa di gran lunga più importante che possa fare.”
Jack Welch jr

È tempo di prendere “confidenza” con la motivazione del personale.
Mica facile, lo so!

 


 

Ci hai provato più volte a dare una scossa motivazionale ma dopo pochi giorni ti sei ritrovato al punto di partenza. Vuoi dire di no!

L’entusiasmo cala, non si va oltre il compitino, i “musi” si allungano, l’ambiente diventa passivo e lentamente perdi di vista il tuo obiettivo.

La verità è che la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach… è (soprattutto) a carico tuo!

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione del tuo personale passa inevitabilmente (e mi vien da dire inesorabilmente) da te.
Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi” a motivare e dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

Sono coach.
Partner del tuo successo.
Se chiedi il mio supporto per motivare il tuo team, il mio focus è su di te!

Per far correre il treno … mi concentro sulla locomotiva … non certo sui vagoni.
La locomotiva – ti piaccia o no – sei tu!

Dì continuamente alle persone quanto sono brave e che gran bel lavoro stanno svolgendo.
Brian Tracy

Aumentare la tua leadership? imparare a dire NO ai collaboratori

imparare a dire no

Martha è una donna preparata, capace e appassionata del suo lavoro (è office manager con il compito di supervisionare e organizzare tutte le attività segretariali della grande azienda per cui lavora).

Dirige con impegno e motivazione i suoi collaboratori (6 donne e 2 uomini).

Come ogni team leader, anche lei è focalizzata sulla gestione del team, sulle capacità relazionali. Desidera mantenere nel suo staff pace e tranquillità.

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Per questo motivo evita di dire NO

E ha ragione.
Dire “NO” non è facile e mai piacevole.

Ma dire “SI”, “Vediamo”, “Forse”, senza esserne convinta, è molto peggio (leggi questo per post sui pericoli della comunicazione).

Martha è consapevole (oltre del suo bruciore di stomaco) che se evita di dire NO, rischia di perdere la fiducia e la stima del personale,
dare un`immagine di leader debole e demotivante per tutti i collaboratori.

Martha sa perfettamente che non può permettersi di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.
È cosciente … sa che se non mette dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterle i piedi in testa e approfittare della sua disponibilità
(e credimi, lo faranno).

Piuttosto di discutere, Martha dice SI e le problematiche spariscono di colpo.
È il suo modo di comprare l’affetto da parte delle persone e la “pace” del team.

A lungo andare però diventa stancante, frustrante, castrante, si perde autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Vuoi essere leader? Devi imparare a dire NO

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Martha fa sempre un’incredibile fatica a dire NO a un collaboratore, ha sempre l’impressione di deluderlo, che porterà rancore oppure che risponderà a tono. Alla fine è oberata d’impegni e fa il lavoro anche dei suoi collaboratori, ritrovandosi stanca e nervosa.

Quando non ce la fa più, sgancia la bomba del NO secco in modo brusco, senza dare spiegazioni e si dilegua arrabbiata (più con se stessa) nel suo ufficio.

“Voglio essere diversa, disponibile e aperta ma anche ferma e decisa sulle mie decisioni.
Ecco cosa mi aspetto dal coaching
.”

Bene Martha!
Cominciamo già da oggi, allenati a imparare a dire No.
Sarai sorpresa come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire NO ai tuoi collaboratori … alla base c’è la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto. Il timore che lo staff non ti darà più il suo supporto o il suo affetto … e ti escluderanno dal gruppo.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi NO, ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team,
del tuo lavoro e anche (e soprattutto) per te stesso.

 


 

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginato) rischi di dover soddisfare continuamente le loro aspettative, diventando una marionetta senza carattere.

Non aver paura di essere scortese

Di non essere disponibile con gli altri. Dicendo NO (in modo efficace) non offenderai l’altra persona,
non ci resterà male e non porterà rancore in futuro.

Non necessariamente un NO diventa una discussione che sfocia in uno scontro o un litigio.

Tuttavia, un NO troppo brusco, polemico, irridente o aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo,
Martha ha capito (“facendo” coaching) che apprendere a dire NO con più efficacia … non è poi così difficile, è necessario un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.
E volontà di migliorarsi.

Per imparare a dire NO – concretamente – leggi il mio post “Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress.

Parlare con autorevolezza – come un executive – anche se non lo sei

parlare con autorevolezza

Probabilmente passiamo molto tempo a sviluppare le nostre competenze e abilità tecniche,
piuttosto che potenziare il nostro approccio.

Spesso,
le parole che utilizziamo o non-utilizziamo la dicono lunga su di noi e sono più importanti del talento.

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Se vuoi parlare con autorevolezza non proclamare la tua professionalità

“Si fidi”
“Mi creda”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Non usare negazioni

Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Ho ragione, vero?”
“Mi capisci?

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.
Anche questo vuol dire essere autorevole.

Sarai sorpreso di quanto gli altri, si fidano di te se tu ti fidi di te stesso.

Elimina le parole dispersive

“Quindi … quindi …”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm..ehm …”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.
Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

Il bisogno di essere carino o di addolcire il messaggio ti induce a utilizzare queste parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

Non utilizzare di continuo intercalari

“Giustappunto; In definitiva …”
“Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
“Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”


Gli intercalari, in altre parole inserire una parola o una breve frase che in realtà non c’entra proprio nulla, sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire e si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito), senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Evita di scusarti di continuo

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Chiediamo scusa troppe volte, anche quando non serve.

Sei veramente dispiaciuto?
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi …NO!

Prima di usare queste parole,
prendi in considerazione se sono necessarie.

Le persone forti,
sono disposte ad ammettere l’errore, ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.
Potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.

Non ripeterti se vuoi essere autorevole

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?
Se tendi a ripetere i concetti,
vuol dire che “non ti fidi” di quel che dici. Più ripeti più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione e ti porta a non arrivare mai al dunque. Altro che parlare con autorevolezza!

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta e ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

Se desideri un supporto personalizzato,
parlare con autorevolezza e migliorare la tua team leadership guarda il mio servizio di personal coaching.

Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 2

successo e felicità.

Leggi anche la parte 1.

8. Lasciare andare il controllo

“La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non cercare di resistere a questi cambiamenti. Resistere crea solo dolore.
Lascia che la realtà sia la realtà e che le cose prendano il loro corso naturale.”

Lao Tzu

Mollare il controllo, imparare a lasciar andare, a non insistere, non è cosa facile.
È disagevole. Scomodo.

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Cercare di controllare le persone che frequentiamo e gli ambienti in cui agiamo è un tentativo, spesso illusorio e infruttuoso, di manipolare gli altri e noi stessi.

Quando lasciamo andare ciò che non ci serve più e non sprechiamo un’enorme quantità di energia nel controllo … creiamo “spazio” alla produttività, alla positività, al successo e felicità.

9. Scollegarsi

Se ti piace pensare che gli smartphone ti mantengano più connesso (e quindi) più efficiente, fai pure …
ma non è così!

Potresti fare molto di più … se non passassi un sacco di tempo a controllare dove-sono o cosa-stanno-mangiando i tuoi amici oppure a preparare il tuo prossimo post solo per suscitare la gelosia dei colleghi di lavoro.

Abbraccia il disagio e inizia a staccare la spina!
Almeno un po’, dai …

Se lo stesso Steve Jobs limitava alle persone care l’uso della tecnologia perché sapeva che li avrebbe rallentati nel lungo periodo … ci sarà ben un motivo!

A meno che tu non abbia assolutamente bisogno, inizia a spendere meno tempo su social e compagnia-bella.
Ti accorgerai di avere tempo per tutte quelle cose (esercizio fisico, meditazione, relax, ecc…) che ti porteranno più successo e felicità. Leggi post per approfondire!

 


 

10. Focus su te stesso

Sei molto (anzi troppo) preoccupato “di cosa fanno gli altri”?
Sei convinto che solo gli altri debbano cambiare il loro approccio?

La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” sulle tue mancanze.
È più facile criticare gli altri che lavorare su te stesso.

La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri …
ma sei tu!

Pensa a cambiare te stesso

Imparare a gestire se stessi, è una delle cose più importanti (e poco confortevoli) che devi fare.
Per fare carriera, la prima persona che devi esaminare (e gestire) sei proprio tu.

Sai gestire i tuoi comportamenti?
O vai in tilt non appena si alza la pressione?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Sai gestire le attese, la frustrazione e l’insuccesso?
Oppure ti squagli come la neve al sole di aprile?

11. Non evitare le avversità

Quando incontriamo un ostacolo molto spesso invece di reagire, ci chiudiamo a riccio e restiamo immobili, paralizzati, incapaci di far fronte alle difficoltà.

La determinazione, la forza e la tenacia devono essere le armi con cui affrontare qualsiasi negatività la vita ti ponga davanti.

Non opporti alle situazioni negative, ma dai piuttosto inizio a un meccanismo positivo.
Trova la forza di andare avanti per riorganizzare la tua vita a dispetto delle avversità.

12. Promuovere se stessi

C’è una linea sottile tra auto-promozione e arroganza.

Infatti non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, quando devono parlare delle loro competenze (come prima reazione per non apparire arroganti e vanitosi) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Abbastanza” o “Dipende” che li fanno apparire goffi, impreparati e incompetenti. Indecisi.
Che autogol!

Se l’attenzione personale ti mette a disagio, focalizzati sul lavoro stesso.
Attira l’attenzione sulla scoperta, sui risultati e sui tuoi sforzi.

Per esempio, le persone introverse odiano dover parlare di se stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Ricorda che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando descrivi come hai risolto un problema, come hai imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

In questi casi, promuovere te stesso non ti rende un drogato di attenzione,
ma piuttosto un buon comunicatore.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

13. Chiedere il supporto di un coach

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire avere un problema, un limite, una difficoltà,
significa semplicemente che …
grazie al supporto di un coach professionista puoi migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e con meno dispendio di energie.

Non essere imbarazzato perché ti sembra di non essere in grado di affrontare le situazioni da solo.
Il coaching non è un “misuratore” di competenze.
Non è negativo.

Tutt’altro.
È positivo.

Riconoscilo semplicemente per quello che è: una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetto.
Di non avere tutte le competenze. Di voler ancora imparare.

“Accettare” il supporto professionale è il primo passo verso successo e felicità.

14. Cambiare pensieri e convinzioni

Le persone di successo decidono sulla base di fatti.
Per questo sono aperte al cambiamento e disposte a modificare le proprie idee se emergono nuovi dati ed elementi.

Questo può essere scomodo e creare disagio perché siamo (a volte disperatamente) aggrappati alle nostre convinzioni ed è difficile accettare l’evidenza che le nostre certezze non “reggono” o si sono rilevati inconcludenti.

Tuttavia, il percorso verso il successo richiede la “forza” di modificare i nostri pensieri e le nostre azioni sulla base delle nuove informazioni.

La “convivenza” con il disagio ti porterà successo e felicità.

Se vogliamo “alzare l’asticella” del nostro successo professionale, dobbiamo essere disposti a “sopportare” il disagio. Man mano che raggiungiamo livelli più alti di successo, anche il disagio che siamo disposti ad accettare si espanderà, il che è positivo.
Ci sei riuscito, sei arrivato,
Successo e felicità.

14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 1

successo e felicità

Non sarebbe fantastico se la strada per successo e felicità fosse facile e in discesa?
Certo … peccato che non è così!

La realtà è che avrai successo solo quando ti costringerai a “uscire allo scoperto” e fare cose che non vorresti necessariamente fare.

Uscire dalla nostra zona di comfort è fondamentale per raggiungere successo e felicità

Spesso non agiamo fino a quando non avvertiamo una sorta di disagio o incertezza.
Un’urgenza.

Uscire dalla nostra zona di comfort è vitale per il nostro successo, ma anche per il nostro benessere e la nostra capacità di crescere come individui.

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Ecco 14 cose poco confortevoli che ti creano disagio, ma ti aiuteranno (e non poco) a raggiungere successo e felicità, che così tanto desideri:

1. Chiedere

Non avrai il successo professionale che meriti perché non riesci a chiedere.

Se desideri un aumento, un supporto, quel progetto così interessante,
una promozione … dichiaralo.

Se vuoi fare un salto di responsabilità … chiedilo.
Se non lo fai tu, qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Se hai paura del rifiuto … chiedere, ti crea disagio!

Chiedere, richiede un po’ di coraggio perché ti trovi di fronte alla possibilità di essere respinto, ma ricorda che … la risposta alle domande che non hai mai fatto,
sarà sempre NO.

2. Dire NO

NO è una parola “potente”.

Conosci un’altra parola così breve ma così influente … con sole due lettere,
si rischia di bruciare rapporti, disperdere opportunità e sabotare carriere.

Per il disagio o la paura di dire NO, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle 9 tutte le sera.

Dire NO a nuove richieste, aiuta a onorare i tuoi impegni e ti dà l’opportunità di soddisfarli in modo adeguato.
Ti porterà più successo e felicità.

Quando impari a dire NO,
liberi tempo ed energia per le cose che contano di più nella tua vita.

 


 

3. Imparare da un feedback negativo

A un certo punto del nostro percorso professionale, prima o poi, riceviamo tutti (inevitabilmente) un feedback negativo da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

Ecco un’occasione (poco gradevole) per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

Il feedback sviluppa umiltà e autocoscienza. Sfida il perfezionismo.

Ti chiedo:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO, sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la “lezione”.

4. Ammettere gli errori

Consideri l’ammissione di colpa come una debolezza?
Conosci qualcosa di più disagevole di ammettere un proprio errore?

“Chi lavora sbaglia, chi non fa nulla,
non può sbagliare”
.

Dobbiamo assumerci la responsabilità.
Comprendere i nostri successi e i nostri fallimenti.

Imparare ad ammettere gli errori ti aiuterà a guadagnare rispetto, dare l’esempio e costruire una cultura di fiducia.

L’errore è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non sbagli, resti attaccato agli approcci del passato.
Non puoi imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di sbagliare difficilmente diventeranno incisive.

5. Parlare in pubblico

Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

Non sono poche le persone che hanno paura di parlare davanti gli altri (anche poche persone, il team, il cliente, ecc…), che si sentono ansiose, nervose, “non abbastanza” e ne sono talmente terrorizzate da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Non c’è molto da aggiungere. Se anche tu hai questi timori.
Sai di cosa sto parlando.

Parlare in pubblico, infatti, non è solo un dono, ma un’abilità che si impara, basta qualche tecnica ma tanto tanto esercizio.

Se stai parlando di fronte a 5 o 5000 persone, diventare un oratore pubblico migliore può essere un enorme vantaggio per il tuo successo professionale. Warren Buffett dice che aumenterà il successo della tua carriera del 50%.

6. Superare la procrastinazione

Quando il gioco si fa duro, spesso può essere facile rimandare fino a domani, ancora domani, poi domani e il giorno successivo e poi quello ancora …

Siamo esperti della procrastinazione, amanti del rimandare,
artisti del posticipare.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Mentiamo a noi stessi, rimandiamo impegni e responsabilità, ci distraiamo con qualsiasi attività (anche se inutile), continuando a lamentarci per non essere riusciti a raggiungere i nostri obiettivi.

Le scuse per non fare diventano facilmente abitudini e non riusciamo a sostituire pigrizia e inerzia con energia e azione.

Passa all’azione con la giusta umiltà e determinazione e vedrai che troverai solo soluzioni e …
nessuna scusa ti potrà più fermare!

7. Svegliarsi presto

La ricerca accademica afferma che alzarsi presto aumenta la “capacità di agire per cambiare una situazione a proprio vantaggio”.

Sono tante le persone di successo, da Bill Gates a Mark Zuckerberg, che indicano nelle loro rigorose abitudini mattutine la chiave del loro successo.

Impostare la sveglia per prima del solito è un modo sicuro per uscire dalla tua zona di comfort (e provocare qualche imprecazione mattutina… comprese le mie delle 05.30 – altro che successo e felicità!).

Tuttavia, ritagliarsi un po’ di tempo in più a inizio giornata …
ne vale davvero la pena!

Ti darà l’opportunità di prepararti mentalmente, fare una colazione nutriente o semplicemente prendere qualche minuto per qualcosa che ti piace.

Continua a leggere la parte 2.