10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo sbagliato – 2

diventar leader

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Leggi anche la parte 1.

Dire cose giuste ma alle persone “sbagliate”

Non siamo più abituati a dire quello che pensiamo.

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Il mondo del Lavoro è fatto di apparenza e di rapporti di circostanza, in cui esprimersi è considerato inopportuno. Soprattutto se la tua opinione non coincide con chi ti sta di fronte.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , come si comporta il tuo capo, il titolare o il big boss di fronte a un dissenso?

Lo accetta, si confronta oppure appena vede un’espressione accigliata,
si irrigidisce e si innervosisce.

Sono pochi i capi che accettano come le persone intorno esprimano il disaccordo.
Non desiderano essere messi in discussione.
Non ambiscono il confronto, tantomeno il contraddittorio.

Una parola sbagliata, una correzione inappropriata, un gesto di troppo e di colpo …
il rapporto professionale sparisce nel nulla!

Se il tuo capo diretto non desidera vedere la verità,
non vuole vedere un problema evidente che deve essere affrontato, il cosiddetto “elefante nella stanza”,
sappi che parlare ti comporterà delle conseguenze.

Ti basta un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.

 
More: scopri il coaching per diventar leader del tuo team
 

Dire cose giuste con approccio troppo molle

Per esempio, quando ti vedi costretto a dire no ad un collaboratore,
non dilungarti in scuse o scusanti.

Così dai l’impressione di sentirti in colpa o di essere insicuro.
Dai una spiegazione breve e concisa.
Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

La ragione del tuo rifiuto può anche essere importante ma al tuo collaboratore interessa poco.
Vuole solo sapere se la sua richiesta è accettata o no.

Se parli troppo, potresti anche finire, alla lunga, col dire di sì …
facendo autogol!

Dire cose vere ma essere troppo duro

Per esempio, quando devi dare un feedback al tuo collaboratore che non ha raggiungimento il target,
non affondare il coltello nella piaga, cerca di proporre la verità in modo gentile (che non vuol dire essere molli).

Cerca di parlare con garbo,
prova a dire la verità in modo neutro, soprattutto se la persona la conosce già,
quando è un dato di fatto.

Per diventar leader non dovresti essere insolente e provocatorio, ma comprensivo e disponibile.
Parlare lentamente con calma.

 


 

Sei tu a determinare il contenuto e la modalità dei tuoi dialoghi.
Non parlare a tuo vantaggio, parla a beneficio della persona.

Condividi il tuo obiettivo: massimizzare il potenziale del tuo collaboratore …
e mostra quanto sei felice di questa opportunità!

Il tuo collaboratore deve sapere che riconosci i suoi talenti,
che credi in lui!

Dire cose giuste con tono e intensità sbagliata

Dici cose giuste, non usi nemmeno parole sbagliate, ma le persone le prendono comunque in modo negativo.

La ragione di tale fraintendimento è il tono, diventi “rumoroso”, oppure mono-tono,
usi frasi (magari motivazionali) con stanchezza e distacco.

Frasi con volume basso pronunciate con la stessa intonazione, senza variazione, risultano come una cantilena.

Oppure un volume alto, quasi forzato, può comunicare aggressività.

Ancora una volta la differenza la fa il COME e non il COSA.
Il volume, il tono, la mimica facciale, ecc. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, accondiscendente e uno conflittuale.

Dire cose giuste al momento sbagliato

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza dopo una sconfitta.

Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria.

Per esempio, se dici a un tuo collaboratore “Avresti potuto fare di più!” (anche con ragione) dopo che la persona ha dato il massimo, togli forza e causi scoramento.

Non puoi dare energia con parole negative.
Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli di debolezza.

Prima di confrontarti, prima di avanzare le tue opinioni o suggerimenti devi capire se è il momento giusto per confrontarti, dare il tuo suggerimento o piuttosto aspettare un momento migliore.

Se la persona è già stressata e demoralizzata di suo,
condividere la tua opinione in quel momento può non essere una buona idea.

Se vuoi diventar leader è importante capire se è il momento giusto per parlare e confrontarsi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Dire cose giuste davanti le persone

Non importa quanto le tue intenzioni siano nobili,
non è mai una buona idea criticare o correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (anche se piccolo: team, clienti, titolari, ecc.…).

Oltre a essere imbarazzante, dai anche un motivo all’altra persona di pensare che il tuo scopo sia tutt’altro che onesto e dignitoso.

Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro, invece di demolirlo.

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente solo se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio, se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

In conclusione, se vuoi diventar leader, non essere più frainteso o equivocato,
non lavorare solo sui contenuti ma anche sul come e sul quando.

10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo sbagliato – 1

comunicare da leader

Foto di Skyler Ewing da Pexels

“Non è importante cosa si dice, ma come lo si dice”.
Chissà quante volte avrai sentito questa frase.

Non è tanto quello che dici, le parole che utilizzi,
ma piuttosto il modo in cui lo dici che lascia un’impressione (positiva o negativa) sulle persone.

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Fa più effetto un argomento “debole” spiegato in maniera convincente,
rispetto a un altro basato su una logica “forte” ma presentato in modo poco attraente.

Come puoi trovare nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , prova a pensare, ad esempio, a una canzone rap o hip hop cantata nello slang di strada (di una grande metropoli americana).

Anche quando non comprendiamo le parole ci “arrivano” emozioni quali rabbia e frustrazione,
volontà di rivalsa da ghetto.

Allo stesso modo, chi non conosce la lingua italiana si emoziona fino alle lacrime ascoltando un passaggio epico di un’opera lirica (pur non comprendendone il significato).

Comunicare da leader? Il suono e la fisiologia devono corrispondere al contenuto

Questo è l’unico modo efficace per essere un comunicatore credibile.

Se ondeggi i pugni in alto in segno di “vittoria” ma la tua voce è bassa, monocorde e soporifera, nessuno verrà entusiasmato dal messaggio che mandano le tue braccia.

Sono sicuro che molte volte dici cose giuste e sensate,
verità e suggerimenti appropriati, deduzioni logiche e verità incontestabili,
ma, a volte, il messaggio “non passa”,
la persona la prende negativamente oppure fraintende le tue parole.

La ragione di questo malinteso è il tuo modo di comunicare

I tuoi consigli e opinioni sono adeguati ma (forse) vengono recepiti come un giudizio,
un rimprovero, una valutazione.

Stai dicendo tutto perfettamente ma il modo in cui lo dici può risultare negativo o arrogante,
caotico o offensivo.

Non devi arrabbiarti, se gli altri fraintendono, non capiscono o non apprezzano le tue opinioni e consigli.

Se vuoi comunicare da leader dovresti comprendere che il motivo dell’incomprensione non è quello che dici,
ma il vero problema è il come.

 


 

Ecco 10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo e nel momento sbagliato:

1. Dire cose giuste ma con parole sbagliate

Le parole possono fare magie.

Con quelle giuste puoi ispirare le persone.
Con quelle sbagliate, puoi rovinare tutto.

“È un’idea pessima!”
“Ritengo non sia una buona idea.”

“Non sono d’accordo con te!”
“Non condivido la tua proposta.”

“Questa è la peggiore idea!”
“Non sono sicuro sia l’idea migliore.”

“Così non funziona!”
“È possibile prevedere qualche difficoltà con questa soluzione?”

Per esempio, quando rilevi un errore, è più costruttivo aprire una discussione.
“Sto guardando il report X e ci sono degli errori a pagina 3. È meglio che tu riveda quella parte.”

Invece di:

“Sto guardando il report X e c’è qualcosa che non mi torna a pagina 3. Possiamo dare un’occhiata insieme a quella parte? “.

2. Dire cose giuste ma con linguaggio del corpo sbagliato

Presta attenzione al tuo non-verbale ogni volta che vuoi esprimere la tua opinione o suggerimento.

Evita che il linguaggio del tuo corpo diventi aggressivo,
cerca di essere calmo e composto, parlare piano.

Meglio evitare frasi brevi e scattanti, espressioni sibilline,
un linguaggio del corpo inadeguato (incrociare le braccia sul petto, fronte corrucciata, ecc.).

Per esempio, quando esprimi il tuo disaccordo in una riunione, evita espressioni facciali di stupore o disaccordo, non scuotere la testa, roteare gli occhi,
non agitarti in modo irrequieto o nervoso quando qualcuno sta parlando.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua comunicazione sul lavoro
 

3. Dire cose giuste ma risultare aggressivi

Dici cose giuste, cerchi di essere gentile ma tendi a monopolizzare la conversazione.
Interrompi spesso, non dai spazio, senza troppi riguardi.
Lo sguardo (pur non volendo) è fisso e inquisitore.

Punti il dito, fai sentire gli altri sotto analisi o, peggio ancora,
sotto accusa.

L’espressione del tuo viso è accigliata, guardi di traverso con aria critica,
oppure fai roteare gli occhi in segno di disapprovazione.

Se risulti aggressivo le altre persone sicuramente si mettono immediatamente sulla difensiva.

Sii gentile.
Il manager autorevole ricerca una scelta corretta delle parole.
Esprime la sua opinione con calma e gentilezza.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Dire cose giuste ma risultare saccente

Affermi concetti giusti ma li fai seguire da un susseguirsi irritante di gioielli di buonsenso, consigli giudicanti, perle di saggezza …
il più delle volte, non richieste!

  • “Fossi in te…”,
  • “Al tuo posto …”
  • “Lo dico per il tuo bene …”
  • “Devi capire che … “.

Questo non è comunicare da leader.

Essere eccessivamente autoritario quando sottolinei una correzione,
servirà solo a farti sembrare pretenzioso e arrogante.
Altezzoso.

Continua a leggere la parte 2.

Come diventare leader: mostrare la presenza di un executive, anche se non lo sei

come diventare leader

Foto di The Lazy Artist Gallery da Pexels

Viviamo in un mondo del Lavoro non-stop.
È difficilissimo prendere un momento per raccogliere i pensieri, dare risposte adeguate.
Migliorando la tua presenza e la tua fiducia.

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Abbiamo bisogno tutti di rallentare.

Se vuoi trasmettere autorevolezza, dovresti imparare a portare calma e serenità nella tua vita quotidiana. Non solo in quella lavorativa.

La calma è il fondamento della presenza da executive,
un compito arduo se sei molto (troppo) impegnato.

Come diventare leader: calma e ancora calma

Una persona calma ha raggiunto uno standard di vita più elevato.

Una concezione più alta e più nobile delle situazioni di umana natura. Ha imparato a governare sé stessa.
Sa come adattarsi agli altri.

È amata dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato.
Le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lei.

Non c’è alcuna dimostrazione statistica, ma è facile immaginare come “rallentare” il modo in cui cammini, parli e pensi possa aiutarti a comportarti meglio come leader. In questo mondo frenetico le persone hanno bisogno di rallentare, migliorando così la loro presenza autorevole e la loro fiducia.

Calma vuol dire parlare con più autorevolezza.
Questo è potere.

Se lasci che passioni incontrollate, attese logoranti, sballottamenti dati dall’ansietà e incertezze create dal dubbio abbiano la meglio, stai riconoscendo la tua inferiorità.

Accetti il loro dominio su di te.
La fretta è dunque sintomo di perdita o mancanza di controllo.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (che non significa popolarità o tirannia).

Il potere della calma viene da dentro, dalle profondità della nostra natura.

 


 

Come diventare leader: padroneggia il tuo corpo

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – il linguaggio del corpo può avere un impatto sostanziale sulla presenza da executive.

Fai attenzione alla tua postura.
Se hai l’abitudine di tenere le braccia conserte, il tuo linguaggio del corpo impedisce alle persone di connettersi con te. Diventa una barriera.

Assicurarti di essere rilassato, a tuo agio, mantieni una postura eretta, tieni le braccia lungo i fianchi,
usa le mani e le braccia per gesticolare, cerca di non esagerare.

Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Controlla la lunghezza dei tuoi passi. Passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Non aver fretta.

Ricordati di mantenere il corpo in una postura allineata.
Questo incedere lento, questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso (anche un po’ ingessato ma in quel momento poco importa).

Evita movimenti rapidi e scatti.
Movimenti irrequieti come giocherellare con le mani, mosse goffe o gesti nervosi che trasmettono sfiducia e ansia.

Pensa a una pantera o a un ghepardo mentre si apprestano alla caccia. Si muovono senza fretta. Senza paura.

Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia. Passi lenti, eleganti, regolari, felpati. Sicuri.
Segui il loro esempio.

Stabilisci un contatto visivo

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia, leadership, forza e intelligenza.
Stabilire un contatto visivo è un’altra parte di una presenza di leader.

Il contatto visivo può aiutarti a sembrare sicuro di te stesso, trasmette alle persone che le stai ascoltando attivamente.

Al contrario, un contatto visivo troppo scarso può farti sembrare disinteressato, distratto o addirittura poco trasparente.

More: scopri il mio servizio di coaching per la tua leadership

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che tu abbia qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

Fai attenzione alle tue espressioni facciali

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere, gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così, invii messaggi che sei arrabbiato, teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.
Autorevole.

Comunicare le tue emozioni mostra alle persone che “sei umano” e rende più facile l’interazione.

I leader con presenza autorevole hanno un atteggiamento calmo e trasmettono emozioni attraverso espressioni facciali come sorridere, ridere e accigliarsi.

Pochi (e giusti) espressioni mentre parli aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Espressioni troppo zelanti o esagerate possono indicare che sei caotico o che stai cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.
Può sembrare forzato o ipocrita.

Come diventare leader: inizia da te stesso

La presenza da leadership non riguarda solo il modo in cui gli altri ti percepiscono.
Inizia da come percepisci te stesso.

Se non credi in te stesso e nelle tue capacità oppure non ti senti a tuo agio per sederti al tavolo,
risulterai incerto indipendentemente dal titolo che hai e dai vestiti che indossi.

 


 

Il tuo dialogo interno ha lo stesso impatto (se non di più) sul tuo modo di lavorare.

Puoi ricalibrare i tuoi pensieri e comportamenti per rafforzare la tua presenza di executive.

Dovresti imparare a usare il respiro come un misuratore della tua ansia. Accelerare e rallentare intenzionalmente, senza essere brusco o impulsivo, senza influire in modo negativo sulla tua chiarezza d’insieme. Anche sotto stress.

Come diventare leader? La presenza di un executive non ha nulla a che fare con il diventare qualcuno che non sei.
Richiede una mentalità di miglioramento continuo.
Tirare fuori il “meglio” di te stesso.
Semplicemente.

Se ti stimola l’argomento (presenza da executive) puoi leggere il mio libro sull’autorevolezza oppure scopri come posso aiutarti per potenziare il tuo carisma con i tuoi collaboratori e i tuoi colleghi.

8 buoni propositi per il 2022 (quelli che vorrei per me)

obiettivi 2022

Il nuovo anno è sempre un momento di riflessione.

Il Natale è alle spalle, il nuovo anno che ci attende è un nuovo inizio,
quindi decidiamo di cambiare.

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Iniziamo a pianificare.
Parliamo di buoni propositi, di cosa faremo/non faremo della nostra vita.

La verità è che …
poco importa quanto ci sentiamo determinati in questi primi giorni dell’anno, le statistiche mostrano che la maggior parte dei nostri buoni propositi sono già nel cassetto entro la metà di febbraio.
Azz!

Quando fissiamo gli obiettivi per il nuovo anno, raramente teniamo conto del potere delle nostre abitudini, di rado pensiamo alle forze che si interpongono dentro di noi.

Conclusione, non basta attaccare post-it motivazionali al frigo in cucina!

Nel 2022 il fardello che portiamo (alcuni di noi sopportano carichi molto più pesanti di altri) non diventerà più leggero in tempi brevi.

Trovarsi in bilico tra un passato (oramai andato) e un futuro (ancora incerto) può essere una condizione emotivamente poco piacevole.

Ci sentiamo smarriti, indecisi tra “resistere” e “mollare”.
Probabilmente abbiamo bisogno di “raggiungere” qualcosa di più realistico, più raggiungibile.
Più facile.

Ecco i miei obiettivi 2022 (almeno quelli che desidero per me stesso):

Obiettivi 2022? Dimentico i buoni propositi ma scelgo solo buone intenzioni

Un proposito (almeno per me) implica un obiettivo, uno scopo.
Se non viene realizzato diventa una sconfitta, un insuccesso.

Un’intenzione (d’altra parte) è più focalizzata sull’ispirazione.
Si adatta meglio, soprattutto per obiettivi che non possono essere misurati o quantificati (“È mia intenzione affinare le domande esplorative nelle mie sessioni di coaching”).

In un momento di grande incertezza, come quello che stiamo passando, è preferibile evitare ancora più pressione fissandomi obiettivi troppo rigidi.

L’intenzione è più “leggera”.
E ironia della sorte, è più probabile che mi porti (davvero) dove voglio andare.
 


 

Nel 2022 vorrei sostituire le grandi aspettative con obiettivi più piccoli

Le aspettative possono condizionare la nostra vita.
Quando creiamo delle grandi aspettative, ci stiamo preparando alla delusione.

Scontentezza, frustrazione, amarezza sono conseguenza di aspettative non soddisfatte.

Posso indirizzare il mio domani,
ma difficilmente potrò controllarne il risultato esatto.

Invece di aspettarmi che il futuro mi debba dare qualcosa,
mi concentro su ciò che farò (nel concreto) per creare ciò che desidero.

Non devo abbandonare tutte le aspettative o la speranza ma staccarmi da grandiosi risultati e grandi aspettative per il futuro.

Tutto ciò di cui ho veramente bisogno è un piano e (tanta ma tanta) flessibilità.

Nel 2022 non mi aspetto certezze. La chiarezza arriverà man mano che avanzo, non prima

Convivere con l’incertezza ai tempi della pandemia è come guardare in una stanza buia.
La luce si accende solo dopo essere entrati.

La strada emerge mentre avanzo, non prima.

È come camminare di notte in un vialetto illuminato da faretti che si accendono automaticamente al tuo passaggio. Non riesci a vedere in fondo ma solo a pochi metri da te.

L’azione illuminerà le tenebre, chiarirà la complessità.

Rispondere all’incertezza stabilisce la traiettoria,
incide sul potenziale e determina la qualità della mia vita.
 
More: puoi prendere qualche spunto interessante dal mio libro “Autorevolezza”.
 

Nel 2022 non rinuncio ai miei progetti. Piuttosto li metto in stand-by

Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la mia ideale traiettoria lineare.

Ostacoli inaspettati e improvvisi, momenti d’involuzione che corrodono le mie certezze.

Di volta in volta ricorderò a me stesso che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come li approccio, come reagisco e cosa imparo.

Sviluppare un atteggiamento che abbraccia il cambiamento e sappia trasformare l’attesa in momento di apprendimento.

Se non è il momento… non rinuncio.
Prendo una pausa, ricarico le pile e riprovo più avanti!

E riprendo così il mio cammino.

Nel 2022 non permetterò alle difficoltà di diventare un problema

“Questo non è il momento”
“Lo farò quando sarà finita la pandemia”
“Lo faccio domani”
“Tanto non c’è fretta”

Mi “alleno” a non rimandare le cose difficili.

Ricordo a me stesso che un problema non affrontato tende di solito a diventare ancora più ostico.

Se rimando, per fare un esempio, una telefonata a una persona/cliente/collega perché provo disagio, quando poi sarò costretti a farlo proverò più disagio e sarò ancor più logorato da questo stillicidio di attese, ansia e stress.

I problemi sono inevitabili, i grandi leader li anticipano.
Sempre.
 


 
Se mi aspetto la strada spianata, troverò sempre ostacoli e avversità.

Ogni problema che affronto mi fa conoscere a me stesso,
mi fa vedere di che pasta sono fatto.

Nel 2022 mi pongo solo obiettivi a breve termine

Un obiettivo a breve termine è qualcosa che posso raggiungere in una settimana, un mese.
Un obiettivo a lungo termine invece richiede tempo e pianificazione.

In questi Tempi incerti e complessi è difficile mantenere la motivazione.
Rimanere concentrati sugli obiettivi a lungo termine risulta difficile perché sembrano troppo lontani.

Al contrario, è più facile rimanere motivato su un obiettivo a breve termine perché posso vedere i progressi.

Vedo che sto facendo progressi.
Mi aiuta a darmi quel senso di gratificazione di cui ho bisogno per andare avanti.

Nel 2022 limito l’esposizione alle news

Oramai ascoltare le news è diventato un vero scempio per le nostre risorse mentali.
Ne abbiamo già così poche.

  • Ho veramente bisogno di conoscere nel dettaglio tutto quello che sta succedendo?
  • Rilevare (l’ennesimo) record di contagiati da variante Omicron?
  • Entrare in sintonia con le news è assolutamente necessario?

Mi basta avere il quadro complessivo.
Non voglio essere sopraffatto dalle emozioni e perdermi nei dettagli.

Rivolgo l’attenzione alle soluzioni, piuttosto di essere accecato dal problema.
 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Non è quello che succederà nel 2022, conta solo il modo in cui reagirò

Il modo in cui rispondo alle avversità, rivela il mio essere interiore.
L’unica cosa che conta è … il mio atteggiamento!

Come vedo me stesso e cosa voglio ottenere.

La domanda che devo farmi non è “COSA succederà?” ma piuttosto
“COME affronto quello che succederà?”

Riunione online: 8 spunti per essere efficaci e autorevoli

Foto di Anna Shvets da Pexels

Le riunioni online hanno avuto un’impennata esponenziale in concomitanza del primo lockdown.

In questa nuova dimensione la videochiamata può diventare “lo strumento” di comunicazione ma è fondamentale rendersi conto che una riunione in videoconferenza è un’esperienza completamente nuova.

Richiede di adattare la tua prospettiva, le tue abitudini e il tuo atteggiamento.

1. La riunione online richiede preparazione

La pratica rende fiduciosi. Autorevoli.

Come ho scritto nel capitolo 4 dedicato alle riunioni (in presenza e online) nel mio libro “Autorevolezza– ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , parlare in videoconferenza non è così facile come sembra.

Non sottovalutarlo. È un errore che si paga caro.

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Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso un’immagine piatta su uno schermo.

Nelle riunioni virtuali, non potrai ricambiare uno sguardo, non avrai una mano da stringere, non potrai far sentire la tua “presenza”.

In effetti, non sono pochi i professionisti che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti una fotocamera riescono, complice il nervosismo, a “incartarsi” da soli, apparendo impreparati e incompetenti.

Non-esperti. Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
 

“Se la riunione online è efficace e produttiva
chi l’ha organizzata risulta autorevole”

Michele Ferrarelli

 

Registra una conversazione di prova in modo da poter verificare “come esci in video”.

La prima volta potrebbe essere scioccante. Eh, sì, quella presenza anonima con voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

Fai uno sforzo. Ne vale la pena.

2. È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua immagine registrata

Ti consente di concentrarti su tutte le aree di miglioramento.

Sarai in grado di identificare e prevenire quegli errori che potrebbero compromettere la tua immagine online.
Potrai renderti conto che parli troppo piano o troppo veloce.

Notare i continui e dispersivi intercalari “effettivamente, sicuramente, decisamente, teoricamente, ehm.., ah.., hm..” che minano l’incisività della tua comunicazione.
 


 
Quando esamini le tue registrazioni video, considera anche:

  • L’utilizzo delle mani: sono in vista? Gesticoli troppo/poco?
  • Il linguaggio del corpo: è naturale? Sei diritto?
  • L’inquadratura è bilanciata? Centrata?
  • L’illuminazione è corretta? Vedi zone d’ombre sul tuo viso?
  • Hai un aspetto fiducioso e sicuro?
  • Riscontri problemi tecnici?
  • Sei nella tua abitazione? Quali imprevisti potrebbero capitare? Abiti con altri?
  • Aspetti una consegna? Potrebbe suonare il campanello?

3. Scegli attentamente l’illuminazione

Considera l’ambiente in cui effettui la videochiamata.
Se hai una finestra dietro di te, il tuo viso si oscurerà.

Girati in modo che la luce dall’esterno sia su di te.

Assicurati di avere il volto ben illuminato (la luce naturale è la migliore) con la fonte di luce dietro il computer, non dietro di te.

Controlla l’illuminazione dell’ufficio,
spegni/accendi/abbassa le luci o spostati da sotto la luce diretta.

4. Adotta una postura adeguata

Migliorare la tua postura ti aiuterà ad apparire più affidabile e carismatico durante la riunione online:
Più autorevole:

  • Mantieni le spalle rilassate e la schiena dritta.
  • Non accasciarti sulla sedia, non piegarti di lato.
  • Mentre ascolti, annuisci leggermente con la testa per esprimere la tua comprensione o il tuo accordo (anche per evitare che il tuo interlocutore presuma che lo schermo si sia bloccato).
  • Mentre parli, inclina il tuo corpo in avanti e usa gesti delle mani per aggiungere entusiasmo a ciò che stai dicendo. Non esagerare.
  • Per evitare di apparire sfocato non gesticolare o annuire troppo velocemente.
  • Non sederti troppo lontano o troppo vicino rispetto la fotocamera.
  • Assicurati di non risultare troppo piccolo o troppo grande sullo schermo. Per essere ben proporzionato, fa in modo che ci sia un po’ di “spazio” sopra la testa e che le spalle (e la parte superiore del torace) siano visibili.
  • Cerca di sollevare il laptop o la fotocamera e inclinalo verso il tuo viso, assicurandoti che la fotocamera sia appena sopra la linea dei tuoi occhi.
  • Guarda direttamente la fotocamera
  • Fai attenzione a non uscire fuori dal raggio visivo della telecamera.
  • Ricorda di sorridere e di battere le palpebre. Sembriamo tutti così inquietanti quando teniamo gli occhi aperti per troppo tempo.
  • Esercitati a guardare nella videocamera durante le videoconferenze quando parli, anche per brevi istanti. Più la usi, più ti sentirai a tuo agio.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

5. Vestiti in modo professionale

Se sei abituato a presentarti in un certo modo, mantieni tali standard anche quando partecipi alle videoconferenze.

Proprio come non ti presenteresti a una riunione in azienda in tuta da ginnastica,
dovresti vestirti in modo appropriato per un meeting online.

Questa consapevolezza ti aiuterà a mantenere il tuo livello di professionalità.

I tuoi clienti, colleghi o collaboratori continueranno a vederti come il professionista che sei e, soprattutto, anche tu ricorderai consciamente che sei ancora al lavoro… solo in una modalità diversa.

6. Imposta una riunione online breve

La riunione online troppo lunga diventa velocemente stancante. Demotivante.

È importante mantenerla breve in modo che siano più efficace, senza farla diventare talmente stringate da diventare inconcludente.

Adotta un approccio “meno è meglio”.

Immagina che le persone ti dicano:
“Okay. Dimmi cosa vuoi… veloce, però!”.
Vai diritto al punto.

Anche se non è sempre possibile,
in linea generale sarebbe efficace contenere le riunioni in 30-45 minuti.

7. Alza il tuo livello di energia nella riunione online

 

La sfida più grande degli incontri virtuali è
mantenere le persone coinvolte e interessate.

Michele Ferrarelli

 

L’obbiettivo di una fotocamera può essere il più grande critico che tu abbia mai incontrato.

Risalta il tuo livello di energia basso e ti “inchioda subito” quando il tuo entusiasmo cala.

Non puoi fingere il coinvolgimento.
E senza passione, ti ritroverai scarico e poco attrattivo davanti alla fotocamera.

Solo una persona ad alta energia riesce a coinvolgere l’interesse degli interlocutori:

  • Parla più forte di quanto parli normalmente. Non è necessario gridare e non devi confondere l’essere disinvolto con l’essere volgare.
  • Pronuncia le parole in modo chiaro e conciso, a un ritmo ragionevole, sempre naturale.
  • Ricorda che online pochi secondi di silenzio potrebbero essere fraintesi come un “ritardo” di comunicazione.
  • Prenditi il tempo per rispondere ma mantieni un ritmo di conversazione medio-alto.
  • Assicurati di essere appassionato e appassionante quando parli.
  • Abbina un sorriso caloroso e datti il permesso di parlare con le mani, come faresti normalmente.
  • Abbraccia il tuo stile comunicativo, gesticolando (non troppo) con entrambe le mani mentre parli.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

8. Non interferire con il flusso della conversazione. Non interrompere e non “andare sopra”

Se negli incontri faccia a faccia è chiaro quando l’altra persona ha finito di parlare,
negli incontri digitali potrebbe non essere sempre evidente.

Se parli troppo presto, puoi interrompere il flusso della conversazione,
facendoti sembrare agitato e ansioso.

A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.
Inizia a parlare solo quando il tuo interlocutore ha completato la sua frase.

Se la riunione la guidi tu, come team leader, opta per i microfoni disattivati oppure per “alzata di mano” (una piccola icona a forma di mano) che segnala quando qualcuno ha una domanda,
un input o bisogno di attenzione.

Importante:

Se durante la riunione hai necessità di prendere note oppure cercare un file dichiaralo senza esitazione.

Una precisazione inutile negli incontri faccia a faccia (in quanto facilmente visibile) diventa fondamentale in una riunione virtuale in quanto il tuo interlocutore non riesce a vedere cosa tu stia realmente facendo.

Potrebbe pensare che tu sia distratto, poco interessato o affaccendato in altre pratiche.

Stiamo acquisendo sempre più esperienza e familiarità con gli incontri online ma spesso, chi gestisce una riunione non ha completa coscienza delle difficoltà.

Pochi si pongono domande su come ottimizzare e gestire al meglio una riunione online.

È a queste domande che cercherò di darti soluzioni pratiche nel mio libro “Autorevolezza – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – .

Come gestire la strisciante sensazione di incertezza che ci scende lungo la schiena – 2

convivere con l'incertezza

Foto di Aleksandar Pasaric da Pexels

LEGGI ANCHE LA PARTE 1

6. Riduci il livello di stress

Lo strumento migliore per convivere con l’incertezza è assicurarsi di avere una vita sociale attiva e significativa.

La solitudine (non ricercata) mina fondamentalmente il senso di sicurezza di una persona. Rende molto difficile affrontare la natura imprevedibile della vita.

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Mantenersi in forma con attività fisica è uno dei modi più utili per scaricare le tensioni e lo stress quotidiano.

L’attività fisica stimola la produzione delle endorfine, migliora i movimenti, ci mantiene elastici, ci rimette in forma. …
insomma, è proprio un balsamo.

Anche la corretta dieta può giocare un fattore importante per aiutare a diminuire lo stress.

Evita cibi grassi, mangia tanta frutta e verdura, combinata con la giusta attività fisica,
ridurranno notevolmente il livello di stress.

7. Rimani positivo se vuoi convivere con l’incertezza

I pensieri positivi placano la paura.
Aiutano a focalizzare la tua attenzione.

Dovresti “selezionare” consapevolmente qualcosa di positivo a cui pensare.
Quando le cose vanno bene e il tuo umore è buono, questo è relativamente facile. Quando sei stressato e la tua mente è invasa da pensieri negativi,
potrebbe risultare più difficile.

In questi momenti, pensa alla tua giornata e identifica una cosa positiva che ti è accaduta,
non importa quanto piccola.

Il punto è trovare qualcosa di positivo per spostare la tua attenzione quando i tuoi pensieri diventano negativi a causa dello stress da incertezza.

8. Non soffermarti solo sui problemi

“Oddio …. cosa succede se?”

E così alimenti il fuoco dello stress e della preoccupazione.
La tua attenzione determina il tuo stato emotivo.

Le cose possono andare in direzioni diverse. Più tempo passi a preoccuparti,
meno tempo spendi concentrandoti sull’azione che ti calmerà e manterrà lo stress sotto controllo.

 


 

Quando ti concentri sull’azione, crei un senso di efficacia personale che produce emozioni positive e migliora le prestazioni. Le persone emotivamente intelligenti non si lasciano travolgere.

Focalizza tutta la tua attenzione e sforzo su ciò che puoi fare, nonostante l’incertezza,
per migliorare la tua situazione.

Quando sei ossessionato da un domani che non puoi controllare, sei troppo impegnato a cosa accadrà nel futuro e non riuscirai a sperimentare appieno ciò che sta accadendo in questo momento.

9. Ascolta il tuo intuito

Dovresti essere cosciente che non prenderai sempre la decisione giusta.

Convivere con l’incertezza riguarda la “pianificazione” sia del successo quanto del fallimento. È importante comprendere gli errori in modo da poter prendere decisioni migliori in futuro.

Non avere paura di ammettere che potresti sbagliarti.
Dai più spazio alle tue intuizioni.
Prenditi del tempo e dai ascolto all’intuito.

L’istinto non può essere forzato.
L’intuizione funziona meglio quando non stai premendo per trovare una soluzione.
È quella sottile capacità che ti permette, in un breve istante, di capire (per esempio) se una persona è affidabile o meno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Nessuno può garantirti che seguendo l’intuito prenderai la giusta decisione.
Ciò nonostante, farai un passo verso il tuo equilibrio interiore.

Agirai in accordo alla tua natura, i tuoi valori, le tue emozioni.

10. Convivere con l’incertezza? Poniti domande potenzianti

La domanda giusta non è come eliminare l’incertezza,
ma piuttosto come massimizzare le opportunità.

Per le decisioni quotidiane, considera i risultati desiderati, le persone interessate, le risorse necessarie e quindi ricerca il massimo della chiarezza.

Chiediti:

  • Cosa mi manca?
  • Quali sono le opzioni?
  • Cosa voglio veramente?
  • Cosa sto cercando di realizzare?
  • Chi potrebbe aiutarmi?

Sul lavoro invece puoi chiedere al tuo team/colleghi:

  • Quali risorse potrebbero essere disponibili?
  • Come possiamo chiarire le priorità?
  • Quale procedura potrebbe essere eliminata?
  • Quale suggerimento è più rilevante per noi?
  • Quando possiamo prendere questa decisione?
  • Abbiamo più opzioni?
  • Cosa possiamo provare a breve termine (senza causare danni)?

11. Aspettati maggiore chiarezza man mano che vai avanti, non prima

Convivere con l’incertezza è come guardare in una stanza buia.
La luce si accende solo dopo essere entrati.
 


 

La strada emerge mentre avanzi, non prima.
È come camminare di notte in un vialetto illuminato da faretti che si accendono automaticamente al tuo passaggio. Non riesci a vedere in fondo ma solo a pochi metri da te.

L’azione definisce le tenebre, chiarisce la complessità.
Rispondere all’incertezza stabilisce la traiettoria,
incide sul potenziale e determina la qualità della vita.

Il futuro è incerto … i comportamenti che scegli oggi non dovrebbero esserlo.

Prendi decisioni che riflettono i tuoi valori. I valori sono punti di stabilità in tempi incerti:

  • Cosa è importante?
  • Chi scegli di essere?
  • Qual è l’esito ideale?

La capacità di gestire strategicamente l’incertezza è una delle competenze più importanti da coltivare in un mondo sempre più incerto.

Prova queste strategie e la tua capacità di gestire l’incertezza farà un enorme passo nella giusta direzione.

Le cose potrebbero non funzionare domani,
ma puoi essere orgoglioso di come hai affrontato l’incertezza,
in questo momento.

Come gestire la strisciante sensazione di incertezza che ci scende lungo la schiena – 1

gestire l'incertezza

Foto di Aleksandar Pasaric da Pexels

“Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.”
Pablo Neruda

Stiamo diventando sempre meno tolleranti all’incertezza.

Siamo sempre più stressati, ansiosi, depressi e arrabbiati.
Non amiamo l’insicurezza.

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L’incertezza può tenerti sveglio la notte,
ossessionarti nella ricerca di prevedere (e prevenire) tutto ciò che potrebbe andare storto sul lavoro.
Oppure può motivarti a vivere nel momento, “accettare e abbracciare” la vita.

L’unica costante nella vita è il cambiamento (in questo momento storico poi …)
È inutile cercare di controllare il futuro.

A volte tutto ciò che puoi fare è fidarti. Qualunque cosa accada, puoi adattarti,
e trarne il meglio.

Se vuoi gestire l’incertezza dovresti restare in equilibrio tra familiarità e ignoto,
ridurre le aspettative per il futuro,
imparare a ridurre l’intolleranza dell’incertezza.

Questa settimana (per fortuna o sfortuna – dipende dalle tue convinzioni) sembra incerta come quella appena passata. Ci vuole un cambio di approccio per scegliere come passarla.

1. Accetta che la certezza non esiste

Niente è certo.

Quando vuoi gestire l’incertezza, anche quando pensi di esserti raggomitolato ben-bene in un accogliente “rifugio” di prevedibilità, di aver creato una vita controllabile e prevedibile, puoi essere certo che si tratta solo di un’illusione.
 


 
Tutto potrebbe cambiare in un attimo.
Prima lo consapevolizzi, più facilmente affronterai la vita.

Quello che verrà domani potrebbe non essere facile,
o non soddisfarti completamente.

Meglio abbracciare la realtà dell’incertezza e godersi “il viaggio”.

Se ti concentri sulle illimitate possibilità del domani, non sulla paura,
ti sentirai molto meglio.

2. Sostituisci le aspettative con i piani

Le aspettative possono condizionare la tua vita.
Quando crei delle aspettative, ti stai preparando alla delusione.

Scontentezza, frustrazione, amarezza sono conseguenza delle aspettative non soddisfatte.

Puoi indirizzare il tuo domani,
ma difficilmente potrai controllarne il risultato esatto.

Invece di aspettarti che il futuro ti debba dare qualcosa,
concentrati su ciò che farai (nel concreto) per creare ciò che desideri.

Tutto ciò di cui hai veramente bisogno è un piano e (tanta ma tanta) flessibilità.

3. “Immergiti” volontariamente e gradualmente nell’incertezza

Quando vogliamo gestire una preoccupazione (per placare l’ansia che sentiamo) cerchiamo immediatamente le risposte.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Riguardo il tempo, il traffico, le azioni del Mercato … controlliamo i social, Google, le news, inviamo vocali, messaggi ecc.

Tutto questo evitare l’incertezza, porta a un sollievo a breve termine ma riduce la nostra capacità di “allenamento”.
ci rende sempre più sensibili (e intolleranti) all’incertezza.

Se non abbiamo risposte andiamo in panico.

La tolleranza all’incertezza è come un muscolo che si indebolisce se non utilizzato.
Quindi, quando affronti l’incertezza, resisti alla tentazione di controllare in modo eccessivo.

Appena ne hai occasione dovresti allenarti a “convivere” con il disagio dell’incertezza.
Con il tempo, la pressione dell’ansia diminuirà.

4. Per gestire l’incertezza concentrati solo su cosa puoi controllare

Le cose che non ti hanno disturbato ieri ti potrebbero darti fastidio oggi.
Non cercare di controllare gli eventi futuri o il comportamento di altre persone.

Se continui a tentare di controllare gli eventi,
potresti finire per essere deluso e demotivato.

L’incertezza è parte della vita.
La gestione dell’insicurezza rivela la tua forza interiore.
Non rimanere bloccato nelle decisioni.

Ogni scelta contiene almeno un piccolo fattore di incertezza.
È inevitabile.
 


 
Concentra la tua energia sulle cose che contano.
L’unica cosa che puoi controllare (veramente) è il processo attraverso il quale prenderai le tue decisioni.

Spesso, trascuriamo le piccole cose che possiamo fare (per rendere la nostra vita più facile),
mentre siamo ossessionati dalle grandi cose su cui non abbiamo il minimo controllo.

Non dipingere le situazioni migliori o peggiori di quello che sono nella realtà.
Analizza i fatti per quello che sono.

Muoviti sulla base di ciò che sai.

Potresti commettere errori, ma è molto meglio che rimanere fermi.
Questo è l’unico modo razionale per gestire l’ignoto.

5. Gestire l’incertezza? Inserisci l’imprevisto in agenda

Che piaccia o no … accade l’inaspettato.
E non sempre è negativo.

Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni e non volevi prendere.

Aspettati che qualcosa possa andare storto, anche se non sai cosa.
Se vuoi apprendere come gestire l’incertezza … metti “in agenda” l’inaspettato.

Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!
Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

La gestione dell’imprevisto può essere spiazzante.
Paralizzante.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente,
rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità,
sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

LEGGI ANCHE LA PARTE 2

 

Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa

esito colloquio di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

L’intervista di lavoro è finita.
Non è la prima.

Sai che siete rimasti in tre.
Ormai siamo al rush finale.
Alla decisione finale.

Il colloquio si è concluso con il prevedibile:
“Le faremo sapere.”

Tempi d’attesa?
1 settimana…
Uhm.
7 giorni.
168 ore d’attesa.

Uno stillicidio.

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”

Giorgio Faletti

A quel punto inizia
(l’ossessiva) ricerca di indizi
per scoprire “come andrà a finire”.

Questo screening è spesso accompagnato
da tensione e ruminazione.

E non ti dico poi se,
oltre a questa risposta,
ne attendi anche un’altra precedente.

Che fare?
Cosa scegliere?

Se stai pensando di aver parlato troppo,
o di non aver parlato abbastanza,
o che alla domanda “dove ti vedi tra 5 anni” hai balbettato…

Ricorda: non vale la pena stressarti.

Non puoi tornare indietro nel tempo per cambiare.
Quindi perché preoccuparsi?

Macché.

Aspettare con trepidazione la telefonata,
controllare “se c’è linea”,
è estremamente logorante.

Finisci per perdere concentrazione
e sprecare tempo prezioso
che potresti investire in altre opportunità di lavoro.

Indirizza la tua energia nell’e-mail di follow-up.
E reinvesti quel vigore nella tua ricerca.

Continua la ricerca di lavoro

Perché?
Non è meglio aspettare che rispondano prima?

No.

Non dimenticare l’obiettivo finale:
trovare un lavoro.

Mandi una candidatura.
Aspetti la risposta.
Ti chiamano per il colloquio.
Pensi che sia andata bene.
Aspetti ancora.

Poi scopri che la scelta è andata su un altro candidato.
Peccato.

Peccato sì, perché
da quando hai mandato la prima mail
alla risposta
sono passati quasi due mesi.

E tu, nel frattempo?
Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter
di una sola selezione.

Apri più canali.
Più alternative.
Più sbocchi.

Porta avanti più selezioni alla volta

Non fermarti.
Rilancia.

Non aspettare.
Non sperare.

Continuare la ricerca di lavoro
ti aiuta a distogliere la mente dall’esito del colloquio
e a usare meglio il tuo tempo.

Resta concentrato.
Produttivo.

E, sì:
il tempo passerà anche più velocemente.

Il tempo non scorre allo stesso modo per tutti

Quando aspetti una risposta importante,
il tempo si dilata.
Sembra rallentare.

“Le faremo sapere tra una settimana”,
per te che aspetti
diventa un logorio continuo.

Per l’altra parte, invece,
è solo una decisione da comunicare…
tra una settimana.

Non credere che HR,
il datore di lavoro
o il manager che deve firmare il contratto
stia pensando:

“Meglio sbrigarsi, il candidato è in fervida attesa.”

Né che facciano apposta
a tenere i candidati sui carboni ardenti.

Le priorità sono diverse.

E spesso cambiano all’improvviso.

Ricordarlo aiuta a fare un respiro profondo
e a concedere il tempo necessario.

Non saltare alle conclusioni

Se cerchi di decifrare messaggi nascosti
durante il colloquio,
rischi solo di farti del male.

Dire che ci sono altri candidati
non significa che non siano stati colpiti da te.

Nella maggior parte dei casi,
le osservazioni fatte durante l’intervista
servono solo a tenerti informato.

Non leggere tra le righe.
Non costruire storie.

Evita conclusioni affrettate.

Ti risparmierai delusioni inutili
e manterrai aperte più opzioni possibili.

Esito colloquio di lavoro? Non vedere solo i lati negativi

Valutare il colloquio è utile.
Farlo diventare un’ossessione, no.

Se ti fissi solo su ciò che forse hai sbagliato,
minerai la fiducia per i colloqui futuri.

E sprecherai un’occasione di crescita.

Impara dai tuoi errori.
Sii costruttivo nella tua autocritica.

Non analizzare troppo.
Probabilmente non è andata così male
come pensi.

E se la risposta ritarda…

Quando passa “troppo tempo”,
la mente inizia a correre.

Fantastica.
Divaga.
Vaneggia.

E presume il peggio.

Più o meno così:

Non mi rispondono →
c’è un problema →
il problema sono io →
non sono piaciuto →
non prenderò il lavoro →
la mia carriera è finita.

Sic. Sic. Che sfigato.

Esagerazioni?

Eppure, molti professionisti e manager
si lasciano risucchiare da questo vortice
— complice l’ansia —
fino a consumarsi
nel fisico e nella testa.

L’attesa fa galoppare la fantasia.
E vedere fantasmi ovunque.

Chiediti:

  • Riesci davvero a sentire queste emozioni negative?
  • Stai giudicando le intenzioni degli altri attraverso il filtro dell’ansia?
  • Non stai forse esagerando?

Quando aspetti l’esito di un colloquio
è fondamentale fare un passo indietro,
fare un bel respiro profondo

Rimettere ordine nei pensieri.

A volte nemmeno il datore di lavoro ha tutte le idee chiare

Se non ti hanno spiegato i prossimi passi
non significa che l’esito sia negativo.

Spesso l’intervistatore
non conosce davvero gli step successivi.

Le aziende sono concentrate su costi,
scenari di mercato,
decisioni ancora in evoluzione.

Non far galoppare la fantasia

È spesso forviante e ansiogena.

Per quanto riguarda l’esito di un colloquio di lavoro,
ricorda:
la calma è (davvero) il potere dei forti.

Un buon curriculum ti apre la porta.

Ma è il colloquio
— e come lo gestisci prima e dopo —
a farti ottenere il lavoro.

Mi auguro che questi suggerimenti
per gestire l’ansia da esito del colloquio
ti siano stati utili.

L’attesa non è passività.
È disciplina.

Sarebbe tutto più facile se smettessi di credere in un percorso di carriera lineare

come fare carriera oggi

Siamo tutti (chi più chi meno) contagiati dal mito della carriera “lineare”.

Immaginiamo un percorso che inizia dal basso, e grazie al duro lavoro, si eleva (in modo progressivo quanto inesorabile) verso la prestigiosa destinazione finale…

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… un ruolo dirigenziale, una posizione importante, il coordinamento del tuo team,
essere promossi a capo del dipartimento all’interno della nostra azienda …

Insomma … arrivare da qualche parte, raggiungere il massimo del tuo potenziale (al tuo livello – non conta diventare VIP o essere riconosciuti per strada).
Il giusto riconoscimento per la nostra ambizione e anni di duro lavoro.

Siamo tutti (ripeto chi più chi meno) condizionati dall’idea che arrivati ad una certa età avremo necessariamente un bel lavoro, un partner meraviglioso, la casa dei nostri sogni, dei figli adorabili.

E fino a non molto tempo fa, questo concetto funzionava (non al 100% ma funzionava).

Oggi questa visione corrisponde molto meno alla realtà

Almeno non completamente.
E non per tutti.

Purtroppo, la complessità e l’incertezza dell’attuale mercato del Lavoro, gli effetti sociali ed economici della pandemia stanno sgretolando certezze e previsioni. Chi si trova in alto viene scaraventato in basso. Chi (finalmente) può raccogliere i frutti di un duro lavoro si ritrova in un frutteto completamente essiccato.

Un continuo salire-e-scendere sulle montagne russe che ci lascia spiazzati. Esausti.
Sfiancati nel continuo sforzo di mantenere la direzione professionale che ci eravamo prefissi.
E il nostro sogno professionale che sembra svanire…

  • E se ci rendessimo conto che non esiste più una formula standard?
  • Non ci aspetta una strada dritta e prevedibile?
  • Non sarebbe meglio mollare l’idea che promozioni e denaro sono gli unici indicatori di successo?
  • Che è impossibile arrivare alla destinazione senza deviazioni o percorsi alternativi?
  • Non sarebbe meglio non avere in mente un percorso di carriera così delineato?
  • Ma piuttosto adattarlo, di volta in volta, di conseguenza?

 


 
A volte, ti costringi a far funzionare a tutti i costi qualcosa che non funziona.
Essere troppo legati a un percorso specifico può trasformarsi in una trappola, renderti cieco su altre opportunità e convenienze.

Se pensi alla tua carriera senza troppi preconcetti prestabiliti … potresti prendere una nuova decisione. Liberarti. Concentrarti sulla “sostanza”. Trovare nuovi obiettivi.

Imparare nuove cose a cui sei interessato (anche se non vedi una connessione diretta con il tuo lavoro attuale o la visione futura).

Come fare carriera oggi?

Potresti fare qualcosa di diverso da quello che hai programmato, perché “non sarà mai troppo tardi”

Non metteresti tanta pressione su te stesso per sapere con certezza cosa farai i prossimi decenni. Ti concedi il lusso di poter cambiare con il passare del tempo. Di volta in volta.

Se pensi alla tua carriera in modo non lineare … chiudi con il concetto del percorso diretto e inequivocabile,
potresti non considerare un cambio o la perdita del lavoro come qualcosa di fallimentare, vergognoso,
ma piuttosto solo come una tappa della tua carriera professionale.

Se approcci la tua carriera come un percorso “tortuoso e imprevedibile”,
penseresti a tutti i modi in cui puoi usare le tue competenze.

L’elenco dei tuoi potenziali prossimi passi si espanderebbe.
La tua nuova mentalità potrebbe aiutarti a far fronte ai forti cambiamenti che sono in atto.

Per quel che mi riguarda …

ho avuto grandi sogni e grandi obiettivi.
C’è stato un periodo della mia vita in cui sembrava che tutto fosse possibile.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Poi inizi a chiudere la porta, poi un’altra. Inizi a usare il passato …
E tutto sembra impossibile.

Non so tu …. io non sono mai stato uno che si accontenta. Uno che segue.
Sono irrequieto.

A volte ho vinto … senza merito!
Altre volte ho perso …senza colpa!

Altre volte ti arriva una randellata tra capo-e-collo che mi lasciato frastornato.
Disorientato.

Pensavo di aver le risorse per rialzarmi, di avere tutte le risposte e invece … mi sono ritrovato al punto di partenza!

La carriera “lineare” non è più una formula standard

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa faccio adesso?
L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!

Quando si parla di carriera professionale quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che sai come affronterai la situazione…
“Che cosa faccio adesso?” avrà la sua risposta!
 


 

  • Quale sarà la tua prossima mossa?
  • Come affronti gli ostacoli?
  • Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
  • Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
  • Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
  • Come puoi trovare la forza per andare avanti?

Viviamo in una società che punta tutto sul successo.
Dovresti smettere di vivere in base agli obiettivi e giudicarti solo per i successi raggiunti.

Impara a vivere con ciò che hai, con flessibilità, in base alle risorse e alle situazioni che si presentano, volta per volta, e non solo per obiettivi programmati (che non vuol dire non avere obiettivi determinati).

Scopri il mio coaching per la carriera:

  • Preparare un piano d’azione concreto per cambiamento di ruolo, azienda o settore
  • Potenziare il tuo approccio e renderlo più strategico nella ricerca di lavoro

Leadership femminile: 9 spunti per guadagnare rispetto sul lavoro

leadership femminile

Foto di RAEng_Publications da Pixabay

Se vuoi che i tuoi collaboratori o colleghi ti trattino come una professionista,
devi comportanti come tale.

Trova l’equilibrio tra business e femminilità.
Soprattutto lascia che, non solo i tuoi vestiti e il tuo trucco, la tua personalità ed etica del lavoro parlino per te.

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Ecco 9 suggerimenti per le donne (e non solo) su come guadagnare il rispetto sul posto di lavoro:

1. Non “scusarti” così tanto

Come ho scritto nel capitolo 2 del mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , molte persone utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.

  • “Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
  • “Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
  • “Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.

C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

2. Non cadere nella trappola del perfezionismo

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.
 


 

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Non cadere nella trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non fanno mai le cose come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono” e “abbastanza”.
Non annegare nella perfezione.

Leggi il post.

3. Leadership femminile? Evita i pettegolezzi

Per quanto possa essere divertente, a volte anche “distensivo”,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare,
tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te.

Quando gli altri cercano di coinvolgerti, cambia argomento così i tuoi colleghi e collaboratori si renderanno conto che non sei interessata.

4. Sii professionale … sempre

Semplice. Lineare. Ovvio.

Il modo migliore per ottenere leadership femminile e rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi ottenere guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership al femminile
 

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

Quando scrivi una mail,
ricorda che potrebbe essere inoltrato a qualsiasi persona nel tuo ufficio.
Evita mail frivole.

Ogni e-mail, dovrebbe includere un saluto e una firma appropriata.
Quanto più formale sei,
tanto più seriamente (e chiunque stia potenzialmente leggendo le tue e-mail) ti stimerà.

Non essere una dilettante.
Se vuoi diventare leader, sii professionale. Sempre.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia).
Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete pianificata e parla con le persone che sanno come andare avanti.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

6. Trasmetti fiducia attraverso il tuo linguaggio del corpo

Se vuoi guadagnare leadership femminile, essere percepita come credibile e sicura di sé,
devi essere consapevole dei segnali (soprattutto quelli non verbali) che stai inviando.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità.
Esprimono vulnerabilità, soggezione o asservimento.

Il tuo atteggiamento, i tuoi occhi, la tua voce devono trasmettere forza e sicurezza.
Parla con fermezza, chiarezza e sicurezza nelle tue opinioni.
 


 
Leggi il post.

7. Non avere paura di prenditi il merito

Troppe donne odiano dover parlare di sé stesse, perché si vedono “vantarsi”.
Arroganti.

Ma finiscono con auto sabotarsi.
Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermare che … sei la persona di riferimento perché sei ben informata, disponibile e amichevole.
Hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o hai collaborato con il team.

Concentrati sull’obiettivo del progetto e prenditi il merito di quello che fai bene
ecco la leadership femminile!

8. Non farti schiacciare dalle emozioni

Al lavoro,
devi lasciare i tuoi problemi personali fuori dalla porta.

Se coinvolgi gli altri sfogandoti della tua vita amorosa, se trascini le persone nelle tue diatribe familiari, perderai il rispetto di colleghi e collaboratori.

Diventare emotiva ti farà sembrare instabile e inaffidabile.
Non essere lamentevole e piagnucolosa.
Soprattutto sul tuo luogo di lavoro.

9. Impara a dire di no

Molte donne hanno l’idea sbagliata che per ottenere rispetto sul posto di lavoro devono essere educate e fare tutto ciò che le viene chiesto.
Per paura di dire NO, dicono SI.

SI a quel nuovo impegno, SI a più lavoro, SI a quel progetto che le farà tornare a casa alle 9.00 di sera.
Dire sempre SI dimostrerà la tua gratitudine e il tuo valore per la tua azienda, ma non ti farà sentire apprezzata o rispettata.

  • Hai difficoltà dire no?
  • Cerchi sempre di essere gentile con gli altri?
  • I colleghi se ne approfittano?
  • I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?

Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.

Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire no è una tua prerogativa.

Se vuoi approfondire scopri il mio servizio di coaching per la team leadership

Interpretare il movimento degli occhi durante una conversazione

movimento degli occhi

Foto di Anna Shvets da Pexels

“Gli occhi non mentono mai”
“Basta uno sguardo per capire”
“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”

Nel lavoro — riunioni, colloqui, negoziazioni —
il movimento degli occhi ha un significato profondo.

Uno sguardo può essere denso di informazioni.

E spesso ci fidiamo più della vista che di qualsiasi altra parola.

Siamo convinti che il linguaggio verbale possa ingannare.
Gli occhi, invece, no.

Ma è davvero così?

E soprattutto: come leggere il movimento degli occhi
in un contesto professionale?

Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo
su un tema complesso come la comunicazione non verbale.

L’obiettivo è offrire spunti pratici
per interpretare il movimento degli occhi
nelle interazioni lavorative.

Contatto diretto

Uno sguardo diretto, rilassato e stabile durante l’ascolto comunica:
attenzione, onestà, presenza.

È generalmente un segnale positivo.
Indica interesse verso ciò che stai dicendo.

Al contrario, evitare sistematicamente il contatto visivo
può indicare vergogna, senso di colpa o disagio.

Guardare in alto

Spesso guardiamo in alto quando stiamo elaborando informazioni,
collegando il discorso a un’esperienza o a un’emozione.

In alcuni contesti può anche segnalare frustrazione
o una forma di rassegnazione.

Fissare negli occhi

Uno sguardo fisso e prolungato, senza pause,
può essere percepito come una sfida o un tentativo di intimidazione.

Se invece non è accompagnato da tensione,
può indicare interesse autentico e considerazione.

Il contesto fa la differenza.

Socchiudere gli occhi

Socchiudere gli occhi equivale a creare una barriera.

Se accompagnato da un’espressione dura,
è un segnale di ostilità mascherata.

Un avvertimento silenzioso.

Guardare in basso

Nel contesto professionale è un segnale generalmente negativo.

Può indicare:
colpa, imbarazzo, paura,
o il tentativo di sottrarsi alla situazione.

Guardare di lato

Guardare di lato è spesso collegato al recupero di un pensiero
o alla valutazione di ciò che l’altro sta dicendo.

Distogliendo brevemente lo sguardo,
si raccolgono informazioni e si chiariscono le idee.

Se però lo sguardo scivola di lato ripetutamente,
può indicare ansia, impazienza o desiderio di intervenire.

Distogliere lo sguardo

Uno sguardo sfuggente può indicare evasività
o il tentativo di nascondere qualcosa.

L’assenza totale di contatto visivo può essere letta come:
disprezzo, insicurezza o scarsa fiducia in sé.

In situazioni di forte tensione,
distogliere lo sguardo può anche avere una funzione distensiva.

Occhi che vagano

Uno sguardo che vaga comunica insicurezza e smarrimento.

È tipico di chi:
non ha compreso del tutto un concetto,
è sotto pressione,
fatica a mantenere un dialogo lucido e strutturato.

Guardare lontano

Chi guarda oltre, verso l’orizzonte,
sta prendendo distanza dalla situazione.

È un tentativo di non farsi “imbrigliare” dal discorso
o di uscire mentalmente dall’interazione

Sfregarsi gli occhi o un occhio

Può indicare:
stupore, incredulità, turbamento,
ma anche noia o rifiuto di vedere qualcosa di sgradito.

Se avviene subito dopo aver parlato,
può segnalare una menzogna.

Sbattere le ciglia

Indica agitazione o eccitazione.

Chi sbatte spesso le palpebre
sta cercando di “vederci chiaro”.

Movimenti rapidi degli occhi,
accompagnati da attenzione,
sono tipici di persone sveglie, reattive, “smart”.

Sgranare gli occhi

Occhi spalancati indicano:
interesse, sorpresa, coinvolgimento.

È uno dei segnali più chiari di attenzione positiva.

Nel lavoro non serve “indovinare” le persone.
Serve osservarle meglio.

E spesso, la risposta
è già scritta negli occhi.

Dare un feedback: 7 volte quando è meglio tacere e sorvolare

dare un feedback

Dare un feedback (positivo e costruttivo) ai tuoi collaboratori è fondamentale per essere un manager eccellente.

Ricorda che come e quando è tanto importante quanto il feedback stesso.
Alcuni feedback sono più produttivi in una conversazione one to uno, altri effettuati davanti il team,
e altri ancora è molto meglio … non parlarne affatto.

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Dare un feedback: a volte è meglio glissare e dimenticare

Voglio precisare che sorvolare non vuol dire “lasciar andare” ovvero non fare/dire e aspettare che il problema si risolva da solo o che la situazione difficile passi.

Nascondere la testa sotto la sabbia non è mai una buona soluzione.
I problemi non gestiti portano a un calo di produttività e di motivazione.

Ecco 7 occasioni quando è meglio tacere e sorvolare. Nel mio libro “Autorevolezza” ho riservato un intero capitolo al modo più efficace di ricevere/dare un feedback:

1. Quando le emozioni sono ancora forti

Riesci a mettere da parte l’emozione e riflettere?
Oppure, usi l’emozione per giustificare e biasimare?

È umano,
ma non è costruttivo e implica un inutile spreco di energie.

Non peggiorare la situazione arrabbiandoti,
rispondendo in modo sproporzionato, aggressivo, lanciando la “bomba” scappando via.

Prenditi almeno una mezzora per “riconquistare” logica e prospettiva.
Calma.

2. Quando non sei preparato o non sei pronto

È raro che scaturisca una conversazione straordinaria quando nessuno (tu in primis) non sa cosa dire.

È inutile non sei pronto.
Non programmare incontro uno a uno…solo perché devi farlo.
Oppure sei stressato e un’urgenza ti sta riempendo la giornata e (soprattutto) la … mente.
 


 
È facile essere distratto, pensieroso, essere in “un altro luogo”.
Meglio rimandare.
Non annullare.

3. Dare un feedback? Sorvola quando è solo negativo

Se sei deluso o infastidito da qualcosa che è stato fatto/detto,
ma non hai (almeno per il momento) alcun suggerimento positivo su come si possa migliorare in futuro,
è meglio tacere.

Formula il tuo feedback solo quando è effettivamente utile e positivo.
Costruttivo.

4. Se il feedback è davanti ad altre persone (colleghi, collaboratori, clienti ecc.)

Non c’è niente di sbagliato nel complimentarsi con i propri dipendenti di fronte a tutto il team.

Ma se ritieni che una critica fatta alla presenza di altri collaboratori sia utile per incoraggiare (in modo indiretto) tutto lo staff a ottenere prestazioni migliori,
questa non è la tattica migliore per motivare la singola persona.

Il feedback più costruttivo è individuale.
Di fronte a un gruppo, la persona può sentirsi in difficoltà.
Ridicolizzato.

In privato, è più probabile che la persona ascolti davvero,
faccia domande e alla fine metta in pratica ciò che stai dicendo.

5. Quando la persona sta affrontando un momento di difficoltà (stress, malattia ecc.)

Le performance scarse non sono sempre ciò che sembrano. Spesso c’è una ragione per cui qualcuno commette errori frequenti o sembra non impegnarsi più come prima.

Scava a fondo per capire quale sia la radice del problema.
Sta affrontando un carico di lavoro eccessivo
oppure fatica a dare le giuste priorità?

Certo, le persone possono anche trovarsi ad affrontare problemi personali che influenzano la loro capacità di concentrazione. Se riesci a scoprire la causa del problema, sarai facilitato nell’affrontarlo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Fai un passo indietro per assicurarti di non criticare la performance quando la persona sta attraversando un momento di difficoltà (malattia, problemi familiari, economici, ecc.).

In questo caso sarai più efficace se diventi un supporto per la persona.

6. Quando nonostante un grande impegno i risultati non sono quelli auspicati

Non appena comprendi il reale potere delle parole,
cominci a prestare sempre maggiore attenzione al loro peso.

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza.
Alcune parole maldestre possono rovinare un traguardo appena raggiunto.

Se dici “Avresti potuto fare di più” dopo che la persona ha dato il massimo,
si è data completamente alla causa, togli forza e causi scoramento.

Non puoi dare energia con parole negative.

Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli solo di debolezze.

Riserva le tue osservazioni, critiche, suggerimenti (riguardo le cause e gli errori commessi) in un secondo momento.

Al momento riconosci solo l’impegno e il lavoro fatto.

7. Quando viene commesso un errore (saltuario)

Ogni errore dovrebbe essere affrontato e “studiato”, anche se si tratta di uno sbaglio stupido,
per trovare il rimedio e non ripeterlo.

Se si tratta di un errore saltuario, se è davvero successo una volta (e non è qualcosa di tremendo e irreparabile) non hai bisogno di tirarlo fuori.

Farai solo sentire male la persona che si sentirà attaccata e criticata al primo passo falso commesso.

In conclusione, ti servirà molta attenzione. Dare un feedback mal indirizzato può avere tanto “peso” emotivo, motivo per cui è fondamentale pensare pima di porgerlo.
Il come è più importante del cosa.

Riunioni con il capo, direzione, CEO: un estratto dal mio libro “Autorevolezza”

libro michele ferrarelli

  • Vorresti essere più carismatico e meno impacciato?
  • Emanare più rigore e autorevolezza?
  • Hai bisogno di raccogliere più credito e considerazione con i capi, il board, il CEO?
  • I feedback e le riunioni ti agitano il sonno?
  • Mostri buone maniere e toni pacati ma anche nessun contraddittorio?
  • Ti senti continuamente sotto esame?

L’autorevolezza non è solo una questione pratica

È quella particolare abilità che motiva e coinvolge gli altri a “fare alcune cose” perché lo vogliono e non perché si sentono obbligate.

Autorevolezza come riconoscimento della tua influenza e del ruolo di guida, di leader; chiedere piuttosto che ordinare, senza dover dire “Si fa così e basta!”.

Trasporre il tuo pensiero in parola con la massima chiarezza ed equilibrio, con una comunicazione chiara e diretta, sia quando ti rapporti faccia a faccia con una singola persona sia quando si tratta di parlare davanti a un “pubblico” (anche se di poche persone: i capi, il team, i clienti, i colleghi ecc.).
 


 

Un estratto del capitolo 5 del mio libro (riunioni con il capo, direzione, CEO – e uscirne bene):

“Capita a molti di vivere con forte disagio la presenza di una o più figure autorevoli (e spesso anche autoritarie) che vengono considerate “superiori”.

Questa soggezione ci toglie spontaneità, ci limita nell’esprimere le nostre idee e capacità.

Ci boicotta proprio quando dovremmo rendere al meglio. Infatti, nell’occasione di presenziare e conoscere la “gente che conta” della sua azienda,
Agnese si sta sempre più focalizzando sugli aspetti negativi e ansiogeni (l’AD è descritto come uno sempre serio, che parla poco e guarda dritto negli occhi) perdendo di vista opportunità e vantaggi di una chance (imperdibile) che le si sta presentando. Ha paura di sbagliare completamente la prima impressione.

E fa bene… come ci ricorda Oscar Wilde:

“Non c’è una seconda occasione
per fare una buona prima impressione.”

Siamo esseri umani sociali, influenziamo e siamo influenzati. Quando interagiamo, reagiamo anche al successo, allo status o al potere dell’altra persona.

Infatti, molti dipendenti sono intimiditi dai loro manager, gli studenti dai loro professori.

Qualcuno si sente a disagio nei confronti di buttafuori, poliziotti e soldati in divisa oppure professionisti come medici e avvocati, autorità politiche e religiose ma anche al superiore, il datore di lavoro, tutte le persone molto sicure di sé che si esprimono con toni decisi.

Anche quando siamo confrontati a individui ritenuti intelligenti e competenti o VIP possiamo sentirci timorosi e impacciati. Siamo preoccupati di fare/dire qualcosa di stupido. Non essere all’altezza.

Per di più ci sono persone insicure e arroganti che usano deliberatamente la loro personalità, posizione, fisicità o potere per intimidire e approfittare degli altri. Fanno i prepotenti per sostenere il loro (fragile) ego. Ne abbiamo già parlato in merito all’essere autoritari, nel Capitolo 1.

In primo luogo, Agnese deve comprendere che non sta scegliendo questo comportamento in modo consapevole.

Le sue esperienze passate (prima di ogni cosa l’imprinting familiare) la stanno facendo reagire con timore.
Il primo passo è riconoscere consapevolmente quanto sta accadendo.

È perfettamente normale provare una fitta d’ansia all’idea di interagire con persone importanti.
Immagino anche che la prima volta potrai sentirti un po’ intimorito ma dopo venti volte, gran parte della paura sarà svanita.

Il timore che senti non ha nulla a che fare con gli altri: riguarda te.

Continuando a osservare e dare importanza agli altri, la tua vita perde consistenza e i tuoi gesti assumono meno forza e meno valore.

Non sono gli altri a pensare che tu non sia abbastanza bravo, la verità è che sei tu a credere di non essere abbastanza “capace”.

La maggioranza delle persone sperimenta qualche insicurezza quando affronta nuove sfide. Agnese non è in grado di interiorizzare e accettare il suo successo, accusando un vero e proprio sentimento di paura e di inadeguatezza. Ha difficoltà a credere di esserne degna, attribuendo il successo alla fortuna piuttosto che alla sua capacità.

Teme che, prima o poi, il capo e i colleghi smascherino la sua incapacità, il suo inganno (ecco perché questa particolare condizione psicologica è denominata “sindrome dell’impostore”).”

Il libro Michele Ferrarelli è in versione cartacea e digitale

Una buona parte di ciò che leggerai sono riflessioni e considerazioni sulla base delle esperienze dei percorsi di coaching che ho vissuto con i miei clienti.

Il libro contiene strumenti, strategie pratiche e concrete che ti permetteranno di “costruire” la tua reputazione, evitare di “nasconderti” dietro atteggiamenti arroganti e posture autoritarie, potenziare i tuoi talenti, il tuo carisma, le tue abilità comunicative per creare forti relazioni con le persone che ti circondano.

Diventa il punto di riferimento carismatico del tuo team.
Buona lettura!
 

Chiedere una promozione: cosa fare se la risposta è NO

chiedere una promozione

Foto di Kat Jayne da Pexels

Hai lavorato sodo nell’ultimo anno.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto.

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Hai chiesto la promozione al lavoro ma … la risposta è stata no.

Ahia! Che botta.
Un cazzottone in pieno viso che ti lascia spiazzato e disorientato.
È facile provare delusione e frustrazione.
Rabbia. Ci sta.

Chiedere una promozione: il no fa male

Appena ti sei ripreso, la tua prima reazione è stata di rispolverare il tuo CV,
escogitando un piano per uscire appena possibile.
Non ti meritano.

Stop.
Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto.

Non sono pochi (nella mia esperienza) i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una bocciatura per una promozione che pensavano di meritare.

Molti sono tornati più “forti” di prima.

Calma e ancora calma

Il boccone è difficile da digerire. Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.
Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Rabbia e risentimento rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi comportamenti sabotanti.

Indirizza le tue emozioni negative.
Ricorda il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

Riprendi il controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi.
Trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

Torna in ufficio con rinnovata energia e intensità,
desideroso di non permettere che questa battuta d’arresto abbia strascichi sulla tua fiducia e la tua carriera professionale.

Chiedi un appuntamento

È il momento di scoprire “cosa è successo”.

Troncare, il prima possibile, le supposizioni che si intrecciano pericolosamente nella tua mente.
 


 
Meglio evitare anche confronti e pareri con i colleghi (“Secondo te perché mi hanno detto no?”).
Iniziare la caccia agli indizi.

La mossa migliore per scoprirlo è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Lo scopo dell’incontro non è quello di vociare e accusare le persone che sono state coinvolte nella decisione. Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Richiedi risposte dirette. Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno atteggiamento astioso.
Almeno non ancora.

Prepara i punti di discussione.
Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare/cosa posso fare per ottenere la promozione in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni ” Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

È il momento di confrontarti con … te stesso!

  • Credi di meritare la promozione?
  • Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?
  • Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
  • Dato l’impressione di essere annoiato o disattento?
  • C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua) oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente, all’interno del tuo ambiente lavorativo, che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare,
una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

Trasforma in positivo questa battuta d’arresto

Un NO non è la fine del mondo.
Riconoscilo per quello che è … una (grande) delusione.
Punto.

Stabilisci la tua prossima mossa e un intervallo di tempo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti -davvero- pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.
 


 
Mantieni la prospettiva.
Guarda il tutto da una diversa angolazione.
In fondo è un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Forse c’erano (davvero) buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più,
migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

La promozione passa, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, manager, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione.
Fanno (davvero) quello che amano.

Quando ami ciò che stai facendo, ti senti euforico, eccitato, desideroso di creare, pieno di energia,
ottieni maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente dalla promozione

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Chiediti quanto davvero desideri la promozione.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni, come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

Colloqui individuali: 6 errori assolutamente da evitare

colloqui individuali

Foto di cottonbro da Pexels

Colloqui individuali, incontri singoli, uno a uno, faccia a faccia, 1 a 1 …
chiamali come vuoi, sono uno degli strumenti più potenti che hai come team leader.

Molti manager pianificano incontri uno a uno con i loro collaboratori,
sono ben intenzionati e predisposti, ma troppo spesso li sprecano.

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Un momento potenziante viene dissolto in semplici aggiornamenti e passaggio di informazioni,
ripetizioni verbali di mail e report,
per non parlare di frequenti cancellazioni e costanti rimandi,
ecco come sprecare colloqui individuali!

Perché i colloqui individuali diventano improduttivi?

La mancanza di un modello o di una struttura di come-fare,
impedisce a molti manager di ottenere il massimo dai propri incontri individuali.
La mancanza cronica di tempo fa il resto.

Se non riesci a ottenere valore dai tuoi incontri uno contro uno, la differenza di solito è nei suoi fondamenti. Senza fare i passi giusti è molto facile che i tuoi incontri individuali non raggiungano il loro pieno potenziale.

I migliori leader del mondo investono tempo ed energie,
dichiarano che non c’è investimento migliore che tu possa fare,
incontrare una volta alla settimana o almeno una volta ogni 2 settimane i tuoi collaboratori.

Ecco i 6 errori top che ti aiuteranno (se li eviti) ad avere incontri individuali più produttivi,
a sviluppare ottime relazioni e costruire una cultura di fiducia con i tuoi collaboratori:

1. Non fare incontri uno a uno

L’errore peggiore che puoi commettere è non programmare colloqui individuali con i tuoi collaboratori.

Non ti senti in comfort nell’uno-a-uno, non sai cosa dire e come dirlo, e allora … li eviti!
Aspetti le revisioni delle prestazioni semestrali (o annuali!) per scambiarti feedback e avere “conversazioni” con i tuoi collaboratori.

Fortunatamente, le aziende lungimiranti stanno incoraggiando una comunicazione sempre più frequente (e diretta) tra manager e report, stabilendo incontri one-to-one come norma aziendale.
 


 
I vantaggi degli incontri individuali (se fatti bene) sono enormi.
Ti consentono di promuovere ottimi rapporti di lavoro,
migliorare la produttività del team e rimanere aggiornato sui problemi.
Evitare sorprese.

2. Credere che i colloqui individuali siano efficaci … per te

Un altro errore che puoi commettere come manager è credere che tutti i tuoi collaboratori traggano beneficio dalle riunioni individuali.

Ok, sei sicuro che per te funzioni … ma sei sicuro che per il tuo team sia lo stesso?

  • Hai mai pensato di chiederli cosa ne pensano?
  • Hai mai chiesto ai tuoi dipendenti un feedback sui tuoi one-to-one?
  • Ritengono che questi incontri siano produttivi?
  • C’è una modalità diversa che vorrebbero provare?

Chiedere feedback sulle riunioni è una parte importante per migliorare la cultura aziendale e lo spirito di squadra!

Dopo un incontro faccia a faccia, poni ai tuoi collaboratori una domanda tipo: “Quando hai visto in calendario la pianificazione del nostro incontro, qual è stata la tua reazione? Cosa hai pensato?”:

  • “Oh no! Ancora”
  • “Cosa ho fatto stavolta …”
  • “Mi sento a disagio …”
  • “Bene! Ho davvero bisogno di parlare di …”

Puoi utilizzare questo feedback in modo costruttivo per migliorare la qualità delle tue riunioni e delle tue relazioni con i tuoi collaboratori.

3. Discutere di cose secondarie

Sguardi vuoti e silenzi imbarazzanti.
“Non ho molto di cui parlare” non è il massimo per iniziare un colloquio individuale.
Evita di rendere l’incontro solo un aggiornamento.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Questo è il motivo per cui non dovresti trascorrere l’intero incontro scambiando aggiornamenti sul progetto o condividendo informazioni facilmente reperibili come statistiche, dati e report.
Potresti semplicemente inviarli via e-mail.

È raro che scaturisca una conversazione straordinaria quando nessuno (tu in primis) non sa cosa dire.
Dovresti organizzarti (e prepararti) prima dei tuoi incontri individuali.

Prepara un elenco di domande per ogni persona con cui ti incontrerai.
Le domande sono il miglior strumento per capire “cosa sta succedendo”.

Non programmare incontri uno a uno…solo perché devi farlo,
oppure ti senti trend nel farlo.

4. Non essere “presente”

Ovvero, lasciarsi distrarre dalle … distrazioni.

Ascolta la persona per mostrare che davvero vuoi sentire quello che ha da dire.
Spegni il telefono.
Non scarabocchiare.
Non guardare fuori dalla finestra, il cellulare, le notifiche.

Ti sei mai chiesto se …
dovessero farlo i tuoi collaboratori o dipendenti mentre si rapportano con te?
Ne dubito!

Non puoi essere “presente” quando sei interrotto da notifiche acustici, ronzii del cellulare.
Assicurati di non distrarti.
Concentrati sull’ascolto.

Concentrati sullo stabilire un contatto visivo con il tuo collaboratore.
 


 
Assicurati che la persona seduta dall’altra parte del tavolo si senta ascoltata.
Prendi nota di ciò che viene detto e (soprattutto) di cosa non viene detto.

5. Acquisire spiate o soffiate “sottobanco”

L’obiettivo degli incontri individuali è ascoltare, chiarire.

Aggiungere spunti da discutere riguardo …
priorità, dinamiche di squadra, impegno, sfide e ostacoli, aspirazioni e obiettivi di carriera, feedback e richieste di cambiamento.

È un “momento magico”.
È il tuo modo di far sapere ai tuoi collaboratori che tieni a ciò che hanno da dire.

Non rovinare questo momento potenziante con richieste/scambio di spiate, confidenze e soffiate per mantenere il controllo sulla “truppa”.

È puerile.
Lontano dall’immagine di leader autorevole che vuoi trasmettere.

Crea uno spazio riservato dove esplorare una nuova idea,
esprimere preoccupazioni e scetticismi, fare programmi e fantasie di business,
in un ambiente riservato, con la tranquillità di poter riflettere ad alta voce ed esprimere la propria creatività.

6. Ascoltare solo “cosa viene detto” è un grande errore dei colloqui individuali

“Ascolta” il livello di energia della persona che hai davanti.

Le parole sono concilianti ma il suo viso dice altro?
Senti entusiasmo? Ci sono molte esitazioni?
Parla velocemente?
Potrebbe essere ansiosa o arrabbiata?

Essere un grande comunicatore, ascoltare ciò che non viene detto, vuol dire essere consapevole che la “fetta più grande” del messaggio passa attraverso il linguaggio corporeo.

Ciò che non diciamo è più importante di quello che diciamo.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” la mimica facciale, gesti, posture e il tono della voce,
possono cambiare di molto la tua percezione e la tua comunicazione.

In conclusione, fai del colloquio individuale un momento potenziante per il tuo collaboratore ma ricorda che la “crescita” può essere reciproca.
Come ci ricorda Carl Gustav Jung:

L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche;
se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.

Ambizione professionale: è positiva oppure malsana?

ambizione

Foto di jae park da Pexels

L’ambizione può guidarti verso i più grandi traguardi della vita.
Verso il riconoscimento.
Verso il potere.

È la spinta che ti fa andare avanti.

Ti fa alzare dal letto ogni mattina.
Ti spinge a fare tutto ciò che è “necessario” fare.

In questo senso, è motivazione.
È carburante.

Per avere successo, raggiungere obiettivi, realizzare sogni,
l’ambizione è essenziale.

Ma essere molto ambiziosi è sempre positivo?

L’ambizione ti pressa ogni giorno.

Ti fa desiderare sempre di più.
Ti spinge a superare ostacoli, difficoltà, limiti.

Ed è così che migliori la tua vita.
Ambendo a qualcosa di più grande.
Migliore.

Può portarti dove non avresti mai pensato di arrivare.

Il problema è quando smette di guidarti
e inizia a consumarti.

Un’ambizione eccessiva può diventare tossica

Ti rende insoddisfatto.
Sempre in rincorsa.
Mai davvero appagato.

Come capirlo?

Ecco alcune distinzioni utili tra ambizione sana e ambizione malsana.

Una sana ambizione ti ispira

Hai studiato Legge perché volevi aiutare le persone?
Provi soddisfazione nel difendere chi è più fragile?

Oppure stai cercando di dimostrare qualcosa a qualcuno?
Ai tuoi genitori?
A chi non ha mai creduto in te?

Volevi fare il videomaker,
ma hai scelto l’Università “giusta” per non deludere i tuoi?

Quando un obiettivo è guidato più dagli altri che da te,
non è più ambizione.
È adattamento forzato.

A volte non serve una rivoluzione,
ma una decisione chiara.

Una sana ambizione non ricerca la perfezione

Sei spinto dal bisogno ossessivo di emergere?

Di compensare una sensazione di inadeguatezza?

Ti butti nel lavoro cercando riconoscimento continuo?

E quando arrivano i risultati…
ne vuoi subito altri.
Sempre di più.

Alzi la posta.
Critichi chi non corre come te.
Ti irrigidisci.

La perfezione non esiste.
Inseguirla è un lasciapassare per la frustrazione.

Meglio il miglioramento continuo
che l’ideale irraggiungibile.

Una sana ambizione mantiene la rotta

Molti vogliono “salvare il mondo”.
Creare grandi progetti.
Aiutare gli altri.

Ma quando il lavoro diventa totalizzante,
il prezzo lo paghi altrove.

Famiglia.
Salute.
Relazioni.

Aiutare “su larga scala”
non giustifica trascurare chi ti è vicino.

Quando perdi di vista lo scopo iniziale,
l’ambizione ha già deviato.

Una sana ambizione ha obiettivi realistici

Un obiettivo è sano se è raggiungibile.

Aprire un’attività di formazione è realistico.
Essere finanziariamente indipendente in 3 mesi, molto meno.

Obiettivi irrealistici preparano solo una cosa:
la delusione.

Meglio un piano concreto,
passo dopo passo,
che un salto nel vuoto.

A questo proposito ti consiglio di leggere il mio post
Perché restare nel lavoro che non ti piace può avere senso“.

Una sana ambizione non spiana tutto-e-tutti

Riconosci il lavoro degli altri?
O prendi tutta la gloria?

Stai sacrificando relazioni importanti
per “arrivare”?

Non sono poche le persone che giustificano le loro azioni per avere successo e lo chiamano aspirazione.
Desiderio. Ambizione.

Qui non si parla più di ambizione.
Ma di spietatezza.

Osserva come la tua ambizione professionale sta influenzando chi ti sta intorno.

Stai dedicando tempo a queste persone?
Esprimi il tuo apprezzamento per loro?

Una sana ambizione è equilibrata

Dormire.
Riposare.
Avere hobby.

Stare con le persone
non perché servono,
ma perché ti fanno stare bene.

Se tutto diventa funzionale al risultato,
l’ambizione ha già preso il comando.

Se senti che è il momento di cambiare
ma ti manca direzione o sicurezza,
lavoriamo insieme per esplorare nuove opportunità
e costruire un piano concreto di transizione.

Scopri i servizi mirati alla carriera.

Quando l’ambizione diventa malsana

  • genera ansia costante
  • rende ipersensibili alle critiche
  • lega l’autostima solo ai risultati
  • logora le relazioni
  • impedisce di “staccare”

Se l’ambizione ti ispira, sei sulla strada giusta.

Se ti consuma, è il momento di rallentare.

Essere onesti con sé stessi è il primo passo.
Chiedi feedback sinceri.
Anche scomodi.

In conclusione

Il desiderio di migliorare è umano.

Ma quando diventa ossessione,
crea più sofferenza che crescita.

Valuta con lucidità
non solo cosa stai inseguendo,
ma a che prezzo.

Se senti che l’ambizione ti sta controllando,
un supporto professionale è un atto di responsabilità,
non di debolezza.

Un coach non spegne la tua spinta.
Ti aiuta a dirigerla.

L’ambizione è una forza potente.

Può costruire.
O distruggere.

La differenza non è quanto vuoi arrivare lontano,
ma se stai ancora riconoscendo
la persona che stai diventando lungo la strada.

Il mio libro “Autorevolezza”: da settembre su Amazon

libro di ferrarelli

Strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi.

 

A settembre su Amazon (cartaceo e digitale)

 

Che tu sia manager di una multinazionale, il piccolo imprenditore della tua zona,
un professionista con il suo studio ben avviato,
lo store manager del centro, un quadro aziendale,
il coordinatore con il suo piccolo team,

che il tuo team sia di 2 o 20 collaboratori, poco importa …
trasmettere forza, autorevolezza, utilizzare una comunicazione efficace, è una sfida che può risultare ostica e faticosa.

Da cui rischiamo di uscirne perdenti!

Il mio proposito di coach è allenare i tuoi “muscoli caratteriali”: la fiducia, l’intraprendenza e la determinazione.

Questo libro è un valido spunto per darti tutti gli strumenti che servono per potenziare le tue doti personali, migliorare la tua comunicazione,
i tuoi rapporti interpersonali, il tuo carisma,
il rispetto dei tuoi collaboratori e dei tuoi colleghi.

Spesso, chi gestisce (oppure ha intenzione di farlo) un team non ha completa coscienza delle difficoltà. Pochi si pongono domande su come ottimizzare e gestire al meglio i propri collaboratori.

È a queste domande che cercherò di darti soluzioni pratiche.

Buone vacanze


 

I servizi di coaching sono sospesi per la pausa estiva.
Riprenderanno lunedì 6 settembre.

BUONE VACANZE A TUTTI!

Michele