15 motivi perché non piaci ai colleghi: 9 è colpa tua, 6 no

piacere ai colleghi

Foto di NoName_13 da Pixabay

“Non si può piacere a tutti”
non è solo una bella frase.

È una verità.

Tuttavia, quando il problema diventa una consuetudine
è necessario fermarsi
e fare una riflessione su sé stessi.

Non piacere ai colleghi,
non sentirsi accettati sul luogo di lavoro,
può influenzare profondamente la tua autostima.

Ci sono 15 motivi per cui potresti non piacere ai colleghi

Di questi, 9 dipendono (anche) da te:

dal tuo approccio,
dal tuo stile comunicativo,
dalle aspettative su cosa gli altri devono o non devono fare o dire.

Ecco i 9 motivi per cui non piaci ai colleghi

e la colpa è tutta tua!

1. Sei un menzognero seriale

A nessuno piacciono i bugiardi.
Anche se, sul lavoro, tutti mentiamo.

Sì. Come no!

Se dicessimo sempre quello che pensiamo davvero,
le relazioni professionali sarebbero spesso disastrose.

Le cosiddette bugie bianche
servono a evitare imbarazzi
e a non ferire inutilmente.

Ma se menti di continuo,
ti troverai presto isolato.

Giustamente.

2. Sei presuntuoso e arrogante (ed è difficile piacerti)

  • Vivi il lavoro come una giungla?
  • Pensi che “la miglior difesa sia l’attacco”?

Così, a ogni osservazione,
reagisci contrattaccando.

Ti imponi.
Usi sarcasmo e battute per svalutare gli altri.
Sei critico.
Sempre.

Attenzione:
non stai confondendo arroganza e prepotenza
con grinta e carattere?

Spesso l’aggressività
è solo un tentativo (vano)
di nascondere un profondo senso di inferiorità.

La vera sicurezza
si manifesta con calma,
misura,
presenza.

3. Sei sempre ipercritico

  • Hai standard altissimi?
  • Pretendi che tutti siano al tuo livello?
  • Devi sempre puntualizzare?
  • Usi sarcasmo o provocazioni?

Forse pensi che la critica
stimoli gli altri a migliorare.

In realtà,
logora le relazioni.

Genera tensione.
Spinge i colleghi a evitarti.

La polemica gratuita
va trasformata.

L’energia critica può diventare
costruttiva.

4. Ricerchi costantemente attenzioni

  • Giochi a fare la vittima?
  • Vuoi essere sempre al centro?
  • Metti in scena comportamenti teatrali?

Esageri storie, gesti, mimica.
Drammatizzi.
Usi toni seduttivi o provocatori.

Vuoi piacere ai colleghi.

Il problema?

Lo fai con persone
che non hanno alcun interesse
nelle tue vicende personali.

Risultato:
nonostante gli sforzi,
fatichi a creare
una vera vicinanza emotiva.

5. Empatia zero

  • Eviti di condividere emozioni?
  • Le vedi come segno di debolezza?

Così facendo
nascondi il tuo lato umano.

Non ti sintonizzi con gli altri.

Prova a condividere un po’ di più
(non dettagli intimi).
Esperienze.
Prospettive.

Gli altri seguiranno.

Senza trasformare l’ufficio
in una seduta terapeutica.

6. Non ti assumi mai responsabilità

  • “Non è colpa mia.”
  • “Io non c’ero.”
  • “Chiedete a Manuel.”

Ne hai sempre una pronta.

Possibile che sbaglino sempre gli altri?

Assumersi responsabilità
crea rispetto e fiducia.

E incoraggia gli altri a fare lo stesso.

7. Sei un ambizioso “tritatutto”

Sminuisci gli altri
per apparire migliore.
Manipoli.
Calcoli.

È un modo sicuro
per farti nemici.

C’è una grande differenza
tra vendere sé stessi
ed essere arroganti.

L’egoismo
non porta successo duraturo.
Solo relazioni povere.


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8. Parli sempre e solo di te

“So bene cosa provi… infatti
anche a me è successo…”

Parti con buone intenzioni.
Poi prendi la scena.

Viaggi.
Hobby.
Successi.
Sempre tu.

Alla lunga diventi prevedibile.
E vieni evitato.

9. Sei un lecchino

Complimenti strategici.
Accondiscendenza.

Mai un’opinione vera. Sincera.

Credi davvero
che bastino quattro salamelecchi
per manipolare gli altri?

6 motivi per cui non piaci ai colleghi

Ma stavolta non è colpa tua!

1. Fai da “specchio” agli altri

Spesso ricordi, in modo inconsapevole,
proprio quei tratti che l’altro non accetta di sé.

Vediamo negli altri atteggiamenti che ci infastidiscono
perché non li riconosciamo (o non li accettiamo) dentro di noi.

Così li proiettiamo all’esterno.

Risultato:
chi ti ha davanti
reagisce con fastidio o ostilità
senza sapere nemmeno perché.

Cosa puoi fare?
Molto poco.

Non puoi cambiare le dinamiche inconsce degli altri.

2. I tuoi successi suscitano invidia

Ogni successo — anche piccolo —
porta con sé approvazione e riconoscimento.

Ma anche invidia.

Quando possiedi carisma, talento, creatività
(o semplicemente una vita che funziona),
per qualcuno sei una minaccia.

L’invidia è universale.
È fatta di paura, insicurezza, confronto continuo.

3. Il tuo aspetto fisico “disturba”

Potresti non piacere ai colleghi
semplicemente perché sei di bell’aspetto.

La bellezza sul lavoro
è un’arma a doppio taglio.

Porta vantaggi,
ma anche pregiudizi e rivalità.

C’è chi ti vede come una minaccia.
Chi ti svaluta.
Chi ti giudica meno competente
solo per come appari.

Non dipende da te.
Dipende dalle insicurezze altrui.

4. Dici la verità (e hai il coraggio di farlo)

Sei trasparente.
Diretto.
Leale.

Ma la verità, sul lavoro,
non è sempre ben accolta.

Dire ciò che si pensa
può creare attriti,
risentimenti,
chiusure.

Non tutti sono pronti
a ricevere verità scomode.

E molti non amano
chi pensa in modo indipendente.

Perché non è facilmente manipolabile.

5. Sei vittima di pregiudizi

  • “Le donne sono nevrotiche”
  • “I giovani non hanno voglia di lavorare”
  • “I senior sono lenti”

Se qualcuno ha preconcetti su di te,
non è colpa tua.

I pregiudizi nascono da scorciatoie mentali:
età, genere, origine, aspetto, modo di vestire o parlare.

Limitano.
Impoveriscono il pensiero.
Ma sono difficili da scardinare.

Chi li usa
spesso non se ne rende nemmeno conto.

6. Sei bersaglio della frustrazione altrui

Alcune persone hanno bisogno di attenzione.

Pettegolezzi.
Malignità.
Commenti fuori luogo.

Scaricano la loro frustrazione
svalutando gli altri.

Anche qui,
puoi fare ben poco.

Se non mantenere una distanza sana
e condividere solo ciò che è necessario
per il lavoro quotidiano.

Non sempre, quindi, il problema sei tu.

Puoi migliorare comunicazione, atteggiamento e consapevolezza quanto vuoi …

ma se dall’altra parte trovi persone rigide, insicure o invidiose,
la tua responsabilità finisce lì.

La vera competenza sta nel riconoscerlo …

senza rinunciare a essere professionale, autentico e autorevole.

11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare

scarsa leadership

Foto di Pixabay

La scarsa leadership può distruggere il clima di lavoro.

Può provocare la fuga dei migliori collaboratori.

E quelli che restano?

Diventano ansiosi.
Demotivati.
Distaccati.

La fiducia si incrina. La tossicità si diffonde.
La produttività cala. Lentamente. Inesorabilmente.

Molti team leader non riescono a sviluppare il potenziale dei propri collaboratori.

Non perché manchino di volontà, ma perché non hanno mai sviluppato davvero le competenze di leadership.

La leadership non è uno status

È un’azione.
Quotidiana.
Consapevole.

È ciò che costruisce — o distrugge — un team.

Vediamo 11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare.

1. Risposte secche, senza spiegazioni

“Sì.”
“No.”

Senza contesto. Senza motivazione.

Questo approccio, nel tempo, crea frustrazione e distanza.
Le persone non vogliono solo eseguire. Vogliono capire.

Condividere il-perché delle decisioni costruisce fiducia.

Il silenzio la distrugge.

2. Confondere arroganza con sicurezza

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza“, l’arroganza non è sicurezza.
È spesso il suo contrario.

Il leader arrogante ostenta.
Ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

Il leader sicuro, invece, non ne ha bisogno.
La sua presenza parla per lui.

Chiediti:

sto cercando rispetto…
o approvazione?

3. Essere inflessibile

Il contesto cambia.
Le persone cambiano.
Il mercato cambia.

Un leader rigido resta fermo.
E un leader fermo, prima o poi, diventa un ostacolo.

Essere risoluti è una forza.
Essere inflessibili è una debolezza.

Una leadership rigorosa può portare a un ostinato rifiuto di tutti i nuovi concetti o processi,
una rigida aderenza alle tempistiche,
un’organizzazione non produttiva.

La flessibilità mentale è una competenza chiave della leadership moderna.

4. Essere troppo sensibile con i collaboratori

Alcuni team leader hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.

Sono in soggezione (o al contrario boicottano) il collaboratore competente e preparato.
Sono insicuri e dovrebbero lavorare sulla loro scarsa leadership!

Alcuni leader evitano feedback difficili per paura di perdere consenso.
E così facendo, perdono autorevolezza.

Non guidano. Compensano.

Il risultato?
Problemi ignorati.
Frustrazione crescente.
Perdita di credibilità.

Il tuo ruolo non è essere amato.
È essere rispettato.

5. Non ascoltare davvero

Molti leader parlano.
Pochi ascoltano davvero.

L’ascolto attivo è ciò che ti permette di capire il tuo team.
Di anticipare i problemi. Di costruire fiducia.

Quando una persona si sente ascoltata, si sente valorizzata.

Inoltre, i leader che ascoltano in modo efficace hanno il “polso” dei dipendenti,

Vuoi rafforzare la tua presenza e la tua credibilità come leader?

Scopri il percorso mirato:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive

6. Nascondersi dietro regole e procedure

Le regole servono a supportare il lavoro.
Non a sostituire la leadership.

Quando un leader usa solo procedure, spesso sta evitando di assumersi responsabilità.

Le persone non seguono le procedure.
Seguono le persone.

L’amore ossessivo per la procedura (spesso) maschera un’incapacità,
che può diventare letale.

Una tendenza che porta a perdersi in lungaggini concettuali, complesse teorie e procedure prolisse anziché “calarsi” su priorità vitali sono in spasmodica (e pericolosa) attesa.

7. Concentrarsi solo sui risultati

La scarsa leadership è concentrata solo sul successo personale.

I risultati sono importanti.
Ma sono le persone che li rendono possibili.

Un leader che vede solo numeri perde il team.

Basta poco per fare la differenza:
ascoltare,
riconoscere,
essere presenti.

La leadership è anche relazione.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta un pizzico di disponibilità in più.

8. Mancanza di fiducia in sé stessi

Il team percepisce immediatamente l’insicurezza.

Il team leader che non ha fiducia in sé stesso crea frustrazione (poiché è indeciso),
oppure fornisce feedback di scarso valore (dice solo cosa-non-va).

Un leader indeciso crea confusione.
Un leader sicuro crea direzione.

Le persone cercano stabilità.
Cercano qualcuno che sappia dove andare.

La scarsa leadership porterà perdita di informazioni strategiche, scadenze non rispettate,
efficienza mancata e conseguenze rovinose.

9. Essere troppo distante dal team

Delegare è corretto.
Disinteressarsi, no.

Quando perdi il contatto con la realtà quotidiana del team, perdi la tua efficacia.

Alcuni leader per evitare l’etichetta (non lusinghiera) di micro-manager,
cercano di coinvolgere meno i propri dipendenti.

Elargendo a “piene mani” fiducia e libertà (che detto-fra-noi è una bella cosa!).

L’intento è nobile, ma quando “indietreggiano” troppo, il risultato è inefficace perché perdono la prospettiva sul lavoro. Diventano improduttivi nella gestione del team.

La leadership richiede presenza.
Non controllo.
Presenza.

10. Valutare le persone solo dalle ore lavorate

Non conta quanto tempo lavori.
Conta il valore che produci.

I leader immaturi premiano la presenza.

Diversi team leader sono impressionati solo da chi-lavora-tanto,
dai grandi-lavoratori, i “drogati” degli straordinari.

Ma non è detto!

I grandi-lavoratori possono impiegare il doppio del tempo per svolgere il lavoro.
Hanno perso ogni prospettiva di un sano bilanciamento lavoro-privato.

I leader efficaci premiano l’impatto.

Il vero obiettivo è il risultato. Non la fatica visibile.

11. Cambiare comportamento davanti ai superiori

Un leader debole cambia atteggiamento davanti al potere.

Si comportano come bambini quando è presente l’autorità (titolare, CEO ecc.).

Diventa compiacente.
Insicuro.
Sottomesso.

Un leader autorevole resta coerente.
Con tutti.

Ma soprattutto per se stesso.

Il tuo valore non dipende da quello che pensano gli altri,
dall’approvazione che riceverai da chi occupa una posizione gerarchicamente superiore.

La scarsa leadership ha un costo enorme

Distrugge la fiducia.
Riduce la motivazione.
Allontana i talenti migliori.

Al contrario, una leadership consapevole crea un ambiente in cui le persone crescono, contribuiscono e danno il meglio.

Ricorda

Le persone non lasciano le aziende.
Lasciano i leader.

E la buona notizia è questa:
la leadership si può imparare.

Cosa dire i primi giorni di lavoro per fare colpo sui nuovi colleghi

i primi giorni di lavoro
I primi giorni di lavoro.
(quello che non è scritto nel contratto ma conta moltissimo).

Nei primi giorni di lavoro c’è quasi sempre un divario
tra ciò che dovresti fare
e ciò che accade davvero.

Non dovresti trascurare alcun compito formale,
ma esistono aspettative implicite
che i colleghi danno per scontate.

Meglio intercettarle subito.

Sii disponibile (davvero)

All’inizio, le persone contano più delle attività.

Frasi semplici, potenti:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Posso aiutarti in qualche modo?”
  • “Vuoi una mano con questo?”

Aiutare è un ottimo modo per:

  • costruire relazioni
  • capire come funzionano davvero le cose
  • dare una prima impressione solida

Anche su progetti fuori dal tuo to-do.

Non puoi sapere se il tuo aiuto sarà apprezzato
o visto come un’imprudente intrusione,

ma se lo fai con rispetto, prudenza e senza prevaricazioni,
dimostri il tuo interesse della squadra.

Non rifiutare l’invito a pranzo

Se ti invitano: vai.

  • “Sì, volentieri. A che ora?”

È un segnale chiaro:
sono parte del team.

Se sei impegnato, rifiuta con eleganza
e proponi un’alternativa.

E se nessuno ti invita?
Succede.

Non c’è confidenza, familiarità,
ognuno resta sulle sue.

Non farne un dramma.
Respira.
Chiedi tu di sederti con qualcuno.

Fare il primo passo comunica sicurezza, apertura, maturità.

Mostra la tua personalità (restando professionale)

Non serve raccontare la tua vita.
Basta qualche aggancio.

Argomenti sicuri:

  • animali domestici
  • eventi (meglio se neutri)
  • hobby
  • città di provenienza o trasferimento

Piccoli dettagli creano connessione.

Non parlare male della vecchia azienda (mai)

Frasi da evitare:

  • “Nel mio vecchio lavoro era tutto un disastro”
  • “Il mio ex capo era incapace”

Non ti valorizzano.
Ti squalificano.

Concentrati sull’entusiasmo per il nuovo inizio.
Il passato… resta passato.

Non criticare la nuova azienda (almeno all’inizio)

Processi lenti?
Strumenti migliorabili?

Probabile.

Ma i primi giorni non sono il momento di criticare.

Chiedi ciò che ti serve con educazione.
Osserva.
Annota.

Capirai quando/come proporre miglioramenti.

Prepara una presentazione di te (sì, davvero)

Ti presenterai molte volte.

Meglio essere pronto!

Elementi chiave:

  • nome
  • ambito
  • Il tuo ruolo attuale: cosa fai e di cosa ti occupi davvero, per orientare chi ti ascolta.
  • Il tuo percorso precedente: da dove vieni, per creare connessioni e punti in comune.
  • Un dettaglio personale: un fatto o un cambiamento che aiuti gli altri a ricordarti.

Esempio:

“Ciao, sono Michele.
Sono entrato da poco nel team marketing.

Mi occupo principalmente di (ambito/attività chiave), lavorando su (breve focus concreto).

Arrivo da Milano, dove ho maturato la mia esperienza precedente,
e mi sono trasferito a Lugano per questa opportunità.

Sono contento di essere qui e di collaborare con voi.”

Presentazioni di gruppo

Se ti presentano a un team:

  • parla chiaro
  • sorridi
  • sii breve
  • guarda le persone

Chiudi con una frase positiva:

  • “Non vedo l’ora di lavorare con voi”
  • “Sono felice di iniziare questo progetto”

E prova a ricordare i nomi.
Farà la differenza.

Fai domande – parla poco – ascolta tanto

I primi giorni servono a capire:

  • i flussi
  • le regole non scritte
  • le persone

Quindi:

  • fai domande
  • ascolta
  • prendi appunti

E non interrompere chi è concentrato o in chiamata.

Un gesto, un sorriso, “a dopo”.

Metti il cellulare in silenzioso

(soprattutto) Nei primi giorni:
presenza totale!

Non serve aggiungere altro.

Non lamentarti

Anche se vedi inefficienze.

Un cliente appena-assunto mi raccontò di aver criticato (con ironia)
un software aziendale…
parlandone proprio con chi ne aveva sponsorizzato l’acquisto.

Errore classico.
Costoso.

Avrai tempo per proporre miglioramenti.
Non subito.

Chiedi consigli

Le persone amano sentirsi competenti.

  • “Hai qualche suggerimento per chi ha appena iniziato?”
  • “Posso chiederti un parere?”

Chiedere consigli:

  • costruisce relazioni
  • accelera l’apprendimento
  • ti fa apparire intelligente, non debole

Non spettegolare

  • “Ho sentito che il mio capo esce con la figlia del direttore finanziario. È vero?”
  • “Chi è la biondona alla reception?”

Evita:

  • gossip
  • battute sul capo
  • commenti sui colleghi

Non ti renderanno “uno del gruppo”.
Piuttosto inaffidabile.

SUGGERIMENTO

Se qualcuno prova a coinvolgerti nel gossip:
sorridi, ascolta,
non alimentare.

Capiranno.

Non fare il saputello

Questa è una buona regola da ricordare,
non solo i tuoi primi giorni di lavoro.

Il tuo primo istinto potrebbe essere di mostrare (in tutti i modi)
quanto sei brillante e capace.

Sei già stato assunto.
Non devi dimostrare nulla.

Resisti alla tentazione di impressionare a ogni costo.

Osserva.
Capisci.
Mostra rispetto.

L’umiltà nei primi giorni
vale più di qualsiasi brillantezza esibita.

SUGGERIMENTO
leggi il post con la storia di Edoardo (arrivato nel nuovo lavoro con tanta sicurezza ma poi ..)

Goditi il momento

Hai ottenuto questo lavoro.
Quindi, non dimenticare di … essere felice!

Sorridi.
Presentati.
Mostra gratitudine.

Le persone lo percepiscono.


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Se sei all’inizio, “Prima volta Leader” ti accompagna con chiarezza nei primi passi.

Esprimi il piacere di far parte del team

Se sei felice di esserci, dillo.

Ricorda però:
per qualcuno il tuo arrivo
potrebbe sembrare una minaccia.

Per questo:

  • osserva
  • adattati
  • non forzare

In conclusione

I primi giorni non servono solo a brillare.
Servono a capire.

Il tuo approccio iniziale
influenzerà profondamente
il tuo successo (o fallimento) in azienda.

Non cercare di essere perfetto.
Cerca di essere lucido, presente, rispettoso.

L’autorevolezza non si impone il primo giorno.

Si costruisce, un gesto alla volta.

Cosa dire quando qualcuno ti interrompe in un meeting

qualcuno ti interrompe
Immagina di essere nel pieno di un meeting.

È il tuo turno di parlare.
Hai un’idea brillante e non vedi l’ora di condividerla.

Appena inizi, però, qualcuno ti interrompe.
Devia la conversazione.
Il focus salta.

Un attimo di sorpresa.
Un altro per raccogliere i pensieri.
Poi provi a riprendere il filo.

Non sai cosa pesa di più:
tollerare l’interruzione
o affrontarla.

Spesso chi interrompe non se ne rende conto

Non si scusa.
Non ti restituisce la parola.

E prima che tu possa reagire, tra esitazioni e nuove intrusioni…
il meeting è finito!

Succede.
Più spesso di quanto pensi.

Se a interromperti è il capo, il CEO o il titolare,
(per quanto poco gradevole) l’episodio viene spesso tollerato.

Ma se l’interruzione è continua …

e arriva da un tuo pari grado o da un collaboratore,
l’impatto sulla tua leadership è reale.

Anche se dice più sull’altra persona che su di te,
essere interrotti fa sentire sminuiti.
Poco rispettati
.

Perché le persone interrompono

Quando qualcuno ti tronca, chiediti prima perché lo sta facendo.

Ecco i motivi più comuni:

  • Dimenticanza

Temono di perdere il loro pensiero e intervengono subito.

  • Entusiasmo

Sono coinvolti e vogliono partecipare.

  • Visibilità

Competono per riconoscimento e spazio.

  • Maleducazione

Dominano la conversazione e mostrano “chi conta”.

  • Inconsapevolezza

Sono nel loro loop mentale e non se ne accorgono.

  • Arroganza

Pensano che il ruolo o l’anzianità giustifichi l’interruzione
(ma non vogliono essere interrotti a loro volta).

La buona notizia?

Puoi gestire le interruzioni senza perdere credibilità.

Gestire un’interruzione rafforza la tua leadership

Essere interrotti crea disagio.
È normale.

Perdi il filo.
Ti senti esposto.
Hai voglia di lasciar perdere.

Invece:
fai un respiro.
ricentra il messaggio.
continua a parlare con calma e sicurezza.

Questo comunica una cosa chiara:
non hai finito.

Se l’interruzione continua, rispondi prima di arrivare al punto di ebollizione.
Non serve agitarsi.

Serve lucidità.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.
Se lo chiedi, spesso è già perso.

Il rispetto non deriva dal titolo.
Si conquista nel modo in cui comunichi.

Minacciare (“Lo dico al capo!”) ti rende lamentoso.
Come un bambino che chiama la maestra.

Evita.

Sii conciso

Più sei dispersivo,
più aumenti la probabilità di essere interrotto.

Un punto alla volta.
Poi spazio agli altri.

Se hai più punti, numerali:

  • “Ho due considerazioni. La prima è…”

Questo segnala chiaramente che non hai ancora finito.

Se il contenuto è denso, anticipa:

  • “Rispondo volentieri alle domande appena concludo.”


Anche nei meeting, la comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

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Quando qualcuno ti interrompe: ascolta e rispondi con decisione

Stabilisci contatto visivo e usa frasi come:

  • “Ottimo punto, Annamaria. Aggiungo solo un altro aspetto…”
  • “Finisco il mio ragionamento, poi torno volentieri su questo.”
  • “Vorrei condividere alcuni dati prima di aprire il confronto.”

Non stai invalidando l’altro.

Stai tenendo il tuo spazio.

Poi, quando hai finito:

  • “Annamaria, volevi aggiungere qualcosa?”

Tornare al punto interrotto

Usa frasi semplici e neutrali:

  • “Tornando a quello che stavo dicendo…”
  • “Come spiegavo poco fa…”
  • “Riprendo da dove ero rimasto…”

Attenzione al tono:
deve restare calmo e amichevole.

Quando l’interruzione è segno di interesse

A volte chi interrompe…
sta semplicemente seguendo.

Mostra connessione:

  • “Esatto!”
  • “Sono d’accordo, infatti…”
  • “Ecco perché lo trovo rilevante.”

Ignorare queste interruzioni significa perdere un’occasione.

Per approfondire il tema della comunicazione autorevole,
ti consiglio il mio post → “Come dire, senza dirlo, “Il capo sono io!

Frasi utili per “mettere in attesa” l’interruzione

  • “Ne parliamo tra un attimo, fammi solo finire.”
  • “Ottimo spunto, ci torniamo subito.”
  • “Mi interessa molto, ma prima chiudo questo punto.”

Comunichi ascolto senza perdere il filo.

E se l’interruzione continua…

Usa frasi più dirette (solo se necessario):

  • “Non ho ancora finito.”
  • “Ti chiedo di lasciarmi concludere.”
  • “Preferisco completare il mio pensiero.”

Conta come lo dici:
sguardo neutro,
tono fermo,
non irritato.

Se serve, chiarisci dopo il meeting, in privato:

  • “Quando mi interrompi spesso, mi sento poco ascoltato.
    Mi aiuterebbe se mi lasciassi finire.”

Quando a interromperti è il capo

Aspetta la fine della riunione.
Poi chiedi un confronto uno-a-uno:

  • Ho notato che sei intervenuto durante il meeting…”
  • “C’è qualcosa che avrei potuto fare diversamente?”
  • “Come posso presentare meglio i miei punti la prossima volta?”

In conclusione

Le interruzioni parlano più di chi interrompe che di te.

Tempismo e consapevolezza fanno la differenza.

Saper gestire quando parlare — e quando non farlo —
rafforza la tua leadership.

Da ricordare

Non serve alzare la voce per farsi ascoltare.
Serve tenere il punto.

Con calma, presenza e autorevolezza.

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

Scopri il servizio di coaching mirato
Come lasciare il segno in meeting e riunioni

Allena chiarezza, sicurezza e presenza autentica nei tuoi interventi.

Parlare al team: 9 suggerimenti per la tua comunicazione efficace

parlare al team

Foto di Pavel Danilyuk

Nel tuo ruolo di manager, imprenditore o team leader
— anche di un piccolo gruppo di collaboratori —

è normale essere chiamati a parlare davanti ad altre persone
(team, capo, clienti…)
anche solo per pochi minuti.

I motivi sono tanti:
una nuova procedura,
una presentazione,
una riunione,
un report,
un aggiornamento.

Parlare davanti agli altri non è facile

Soprattutto se:
sei nuovo,
sei introverso,
lavori con persone di forte personalità.

Se provi timore o imbarazzo,
se ti senti ansioso, nervoso, “non abbastanza” …

sei in ottima compagnia!

Sono in tanti a sentirsi così,
a “annegare” in dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Se ti riconosci,
sai perfettamente di cosa sto parlando.

La tua voce.
Il tuo sguardo.
La tua presenza.

Dicono molto di più delle parole.

9 suggerimenti per superare il disagio di parlare davanti al team:

1. Non essere troppo severo con te stesso

Siamo i nostri peggiori critici.
Perfezionisti, severi, implacabili.

Le tue valutazioni su di te
sono spesso molto più dure
di quelle degli altri.

Stai affrontando qualcosa di difficile
e stai dando il meglio che puoi.

Non chiederti più di quanto puoi (realisticamente) dare.

Sii te stesso.
È così che risulti davvero efficace.

E ricorda:
Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher
ammettevano di temere il parlare in pubblico.

2. Non cercare la perfezione

Dire:
“Ho perso il filo, dove ero rimasto?”
non è un fallimento.

Qualcuno te lo ricorderà con naturalezza.

Un po’ di autoironia crea simpatia.
Quando ridi di te stesso,
le persone non ridono di te,
ma con te.

Nessuno si ricorderà delle tue piccole gaffe.
Rilassati.
Segui il flusso.

3. Preparati una scaletta

Anche per interventi brevi.

Pochi punti chiave.
Un filo logico.

Non imparare il discorso a memoria.
Se dimentichi una frase… vai in tilt.

Meglio concentrarsi su uno o due messaggi centrali.

Se c’è un punto importante o “scottante”,
affrontalo subito.

4. Cura il linguaggio del corpo

Come scrivo nel mio libro “Autorevolezza
— NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il volto e lo sguardo parlano più delle parole.

Rilassa corpo e viso.
Evita segnali involontari di chiusura.

  • Sorridi
  • Mantieni il contatto visivo
  • Annuisci per mostrare ascolto
  • Evita braccia incrociate e sguardi vaganti

APPROFONDISCI CON > il post dedicato

5. Usa un linguaggio semplice

Non devi impressionare nessuno.

Parla in modo:
semplice,
diretto,
chiaro.

Se ti perdi in discorsi lunghi e complessi,
il messaggio si perde.

Calibra le parole.
Meno è spesso di più.

6. Non si tratta di te (ma del contenuto)

Non prenderla sul personale.

Le persone ascoltano cosa dici,
non chi sei.

Salvo casi rari,
non sono lì per giudicarti.

Dai loro ciò che cercano:
chiarezza,
senso,
utilità.

7. Impara a esprimere il disaccordo

Affrontare temi delicati davanti ad altri
può creare tensione.

Ma a volte è necessario.

Meglio usare domande, non accuse.

Ad esempio:

  • “Vorrei condividere un’osservazione”
  • “Sono curioso, puoi spiegarmi meglio?”
  • “Aiutami a capire come sei arrivato a questa conclusione”

Questo approccio apre il dialogo
e porta a soluzioni, non scontri.

8. Mostra apprezzamento

Il riconoscimento crea fiducia.

Ringrazia chi contribuisce.
Valorizza idee, impegno, ascolto.

Se le persone si sentono ignorate,
smettono di partecipare.

Dai spazio anche a chi parla meno.
Non tutti entrano in conversazione con la stessa facilità.

9. “Investi” in supporti visivi

Se non ami essere al centro dell’attenzione,
usa slide o materiali visivi.

L’attenzione si sposta dal tuo volto
al contenuto.

Meno pressione per te.
Più chiarezza per il team.

La tua passione è la tua alleata

Se parli davanti a qualcuno
— anche solo due persone —

è perché hai qualcosa di importante da condividere.

Lascia che passione e competenza guidino il messaggio.

Ogni pubblico è un privilegio.
Alla fine, sarà sempre gratificante.

In definitiva

Parlare al team i non è questione di talento naturale.

È una competenza allenabile.

Non serve diventare qualcun altro.

Serve imparare a stare nel ruolo,
con più presenza,
meno giudizio su di sé,
maggiore fiducia nel proprio messaggio.

Ed è lì che l’autorevolezza comincia a farsi sentire.

Errori del manager: concentrarsi solo sui risultati e non sulle persone

errori del manager
Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.

Gestire persone è affascinante.
Ma è anche difficile.

Richiede tempo.
Richiede applicazione.

Spesso le persone approdano in ruoli manageriali senza avere la preparazione necessaria e le competenze adeguate.

I collaboratori impegnano.
Fiaccano.
Prosciugano.

Se vuoi gestire un team, piccolo o grande che sia, e il tuo successo dipende dalle persone che coordini, devi riuscire a portare un valore aggiunto.

Come scritto nel mio libro “Autorevolezza”, Melissa è una dipendente competente e dedita al lavoro.

La sua natura coscienziosa e il suo talento per la comunicazione le permettono di svolgere con efficacia il ruolo di content editor, ottenendo grande apprezzamento da parte dell’azienda milanese per cui lavora.

Melissa è anche una persona molto sensibile.

Non si sente a suo agio nel parlare davanti a un pubblico, anche ristretto.
Fatica nelle telefonate difficili con clienti o colleghi.

Errori del manager?

Melissa soffre i cambiamenti dell’ultimo minuto e, quando viene spinta oltre la sua zona di comfort senza essere pronta, tende a diventare emotiva e agitata.

Turbata.

Il suo nuovo team leader, Domenico, l’aveva rapidamente etichettata come poco-smart.

Pur senza volerla tiranneggiare, cercava continuamente di stimolarla:

  • “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”

Melissa ha iniziato a provare un forte disagio nel sentirsi osservata e incalzata durante il lavoro.

Anche i continui promemoria e controlli che Domenico proponeva venivano percepiti come una mancanza di fiducia.

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Un vortice di emozioni che ha compromesso una performance eccellente

Quando una collaboratrice corretta, apprezzata e produttiva accusa un evidente calo di rendimento proprio dopo l’arrivo di un nuovo manager, è quest’ultimo che deve fornire delle spiegazioni.

“Domenico, come reagisce Melissa quando le fai una domanda improvvisa o una richiesta a bruciapelo?”

Aspetta.

Non è lenta.

Le serve semplicemente più tempo.

Non commettere l’errore di pensare che questa necessità le impedisca di lavorare in ambienti veloci e complessi.

Sa adattarsi.
E anche bene.

Deve soltanto prendere le misure.

Le esortazioni continue non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.

Anzi.

Ci sono persone che preferiscono osservare prima di saltare.

Tutto qui.

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Lascia ai collaboratori più sensibili il tempo di raccogliere i pensieri

In cambio otterrai idee.
Soluzioni.
Fedeltà aziendale.

Il percorso di coaching di Domenico è iniziato con incontri individuali quindicinali con Melissa.

L’obiettivo era semplice: costruire una relazione più consapevole.

Il primo incoraggiamento che puoi offrire a una persona molto emotiva è essere presente.

Fare una domanda.
E ascoltare davvero.

Grazie a un clima di fiducia, il collaboratore si sentirà più a suo agio e più disposto ad aprirsi.

Spronalo a esprimere i suoi punti di forza e le aree in cui vorrebbe migliorare.

Chiedigli:

  • Come posso aiutarti?
  • Di cosa hai bisogno?
  • Ti serve più tempo?

E ancora:

  • Ti serve più spazio?
  • Il supporto di un collega?
  • Un corso specifico?
  • Come possiamo rendere questo progetto più semplice?

Le persone sensibili tendono ad avere confini più rigorosi e ben definiti.

A volte è meglio fare un passo indietro

Piuttosto che rischiare di perdere un collaboratore valido.

Domenico avrebbe dovuto rispettare maggiormente i confini di Melissa.

  • Comunicare soprattutto via e-mail.
  • Evitare di piombarle in ufficio con richieste improvvise.
  • Avvisarla con un minimo anticipo prima di riunioni o attività importanti.

Se Melissa si fosse agitata, avrebbe avuto il tempo necessario per recuperare la calma.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono “coccole” rivolte a collaboratori fragili o insicuri.

Non si tratta di proteggere qualcuno dal mondo.

Si tratta di gestire bene le persone.

Ognuno ha punti di forza, debolezze e bisogni differenti

Alcune persone richiedono più attenzione rispetto ad altre.

Quando comprendi il livello di sensibilità di ciascun collaboratore, puoi valorizzarne meglio il potenziale, i talenti, il benessere e le prestazioni.

Nel caso di Domenico, pochi accorgimenti mirati sono stati sufficienti per ricucire un rapporto che rischiava di lasciare conseguenze durature.

Facendo un passo indietro, permetti agli altri di avanzare.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita delle persone.

Se ispiri fiducia, farai volare il tuo team.

E con lui volerai anche tu.

Errori del manager: senza cuore costruisci solo ambienti indifferenti

Spesso le persone molto sensibili sono creative, coscienziose ed empatiche.

Possono diventare una risorsa preziosa per l’organizzazione.

E per il team leader che le guida.

Il solo orientamento all’azione, il focus esclusivo su risultati e prestazioni, rischia di farti credere che contino soltanto i numeri.

E in effetti i numeri contano.

Ma le persone?

Non cadere nell’errore di nominare i tuoi collaboratori soltanto quando qualcosa non funziona.

Quando devi correggerli.
Valutarli.
Criticarli.

Ricorda che i grandi leader si preoccupano della loro gente.

Meeting aziendali: 8 errori che ti fanno perdere il carisma del leader

meeting aziendaliFoto di Yan Krukov

I meeting aziendali sono l’occasione per dimostrare la tua autorevolezza di leader.

Possono essere ispiratori e produttivi, quando fatti bene,
ma improduttivi e inutili o anche conflittuali se non hai il giusto atteggiamento.

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Ecco 8 errori che ti fanno pagare in carisma e leadership verso i tuoi collaboratori:

1. Non sai gestire le obiezioni

Se qualcuno è in disaccordo con te, non prenderlo come un attacco personale,
(a meno che non sia davvero un attacco diretto a te).

Non rispondere a un’osservazione (che ritieni inadeguata) con un commento ugualmente inappropriato.
Non replicare con una risata, un sorriso o un’espressione severa.
Mantieni la calma. Cerca di non sembrare influenzato.
Il pericolo è l’escalation.

Non minacciare. Non attaccare.
Ti rende debole.

Come ho scritto nel mio libro “AUTOREVOLEZZA” non avere paura delle obiezioni, delle domande dei tuoi collaboratori (anche se provocatorie o poco pertinenti). È una grande opportunità per “aumentare” il tuo carisma e la tua leadership.

La scelta più debole che tu possa fare è cercare di evitarle con la speranza che scompaiano magicamente.
Non succederà.

Le osservazioni durante le riunioni devono diventare tue preziose alleate e per questo le dovrai quasi “stimolare”, piuttosto che temere.

Se fai ogni sforzo per trattare le obiezioni come “normali”,
avrai un dialogo più produttivo e autorevole.

 
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2. Arrivi impreparato ai tuoi meeting aziendali

“Oh, scusate. Sì, uhm … che cos’è questa riunione? Non ho letto l’e-mail.”

Un punto importante che era stato inserito nell’ultimo ordine del giorno e tu …
non sei pronto!

Sei occupato? Beh! Siamo tutti occupati.
Ognuno ha “rubato” del tempo per essere lì.

La riunione sarà senza dubbio sterile (anche il tuo carisma).

La mancanza di preparazione uccide il potenziale di qualsiasi riunione ancor prima che il primo tuo collaboratore si sieda o si collega in videoconferenza.

 
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3. Trasmetti insicurezza

  • “Sono preoccupato che non raggiungeremo il nostro obiettivo.”

Il leader insicuro mette in discussione la propria e la capacità del suo team.

Non ha strategie, è solo preoccupato.

Il leader esitante non parla apertamente dei suoi dubbi, ma la paura nel suo tono dice tutto.
Il “non detto” si basa sulla paura, la pressione e l’incertezza.

Per favore …
parla con il tono da leader o non parlare affatto!

4. Sei negativo

Non rimuginare sulle preoccupazioni e sugli errori. I problemi (spesso) sono irresistibilmente “affascinanti”. Attraggono. Non ti ci stacchi più.

Quando si è troppo concentrati sulla risoluzione dei problemi,
termini la riunione mentalmente svuotato.
Inaridito.

Chiediti cosa puoi fare/dare per assicurarti che la riunione abbia successo.
Favorisci la connessione tra i partecipanti.

Concentrati su dove stai andando.
Non organizzare meeting aziendali solo perché devi.

Dedica più tempo alle opportunità, alle soluzioni, promuovi il progresso, onorando i punti di forza del tuo team. Le prestazioni eccellenti sono il frutto del potenziamento dei punti di forza e non solo della correzione dei punti deboli.

 
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5. La “tiri” lunga

Organizzare meeting aziendali brevi è una componente essenziale per aumentare la tua autorevolezza e migliorare l’efficienza del team.

Pianifica solo il tempo che ti serve. Se supponi di poter concludere la riunione in 45 minuti non “arrotondare” a 60 minuti.

Quindi dai alle tue riunioni un “punto fermo temporale” e rispettalo!
Se ritieni di aver bisogno di 45 minuti, pianifica 45 minuti.

Ciò costringerà te e gli altri partecipanti a rimanere concentrati.

6. Parli “troppo”

La riunione è improduttiva se parli tu per tutto il tempo.

Non essere così ansioso di dispensare perle di saggezza ai tuoi collaboratori.
Se conduci riunioni e ami la tua voce, farai innervosire tutti.

“Quello che dovete capire è…”
C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire che … tra qualche secondo ci aprirai le porte del sapere.

Questa frase ha un certo retrogusto paternalistico, che probabilmente ispirerà le persone solo a non ascoltare il resto.

Salta i giudizi personali.

Non esaminare ogni dettaglio della riunione precedente ed evita di ricercare l’approvazione degli altri. Smetti di interrompere e di aggiungere orpelli e ridondanze ogni volta che qualcun altro parla.

Non solo è noioso, è inutile.
Soporifero.

Una volta persa l’attenzione del gruppo è difficile (se non impossibile) riconquistarla.
Aggiungi valore, non parole.

 
News: puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

7. Spegni l’entusiasmo

  • “Ci abbiamo già provato.”
  • “Non abbiamo tempo.”
  • “Non è un nostro problema.”
  • “Abbiamo sempre fatto così.”
  • “Non è nel budget.”
  • “Mettiamolo nel cassetto per ora.”

Scuotere la testa, roteare gli occhi, sorridere in modo ironico …
può interrompere una discussione appassionata in pochi secondi.

In qualità di team leader è importante incoraggiare il tuo team a ottenere le massime prestazioni. Ciò significa usare cautela quando si commentano le idee generate dal gruppo.

Potresti non essere d’accordo ed è giusto dire la tua opinione,
ma fallo con tatto.

Non spegnere l’entusiasmo delle persone che lavorano con a te!

Non intendo che devi farti prendere dall’ardore, sgranare gli occhi come Rolando (il personaggio di Aldo Baglio del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) quando esclama “Non ci posso credere!” ma neanche accogliere le parole con un’espressione del viso corrucciata e scettica e … chiudere ogni possibilità.

 


 

8. Chiudi i meeting aziendali senza programmare azioni specifiche

I meeting aziendali che terminano senza azione è solo tempo sprecato.

Proprio come ricerchi preparazione e chiarezza prima della riunione, così dovresti concretizzarla quando la termini: ottenere chiarezza sui passaggi successivi.

Se non pianifichi azioni da intraprendere, perdi tempo tu, lo stai facendo perdere agli altri,
pagando in autorevolezza!

Per mostrare la tua leadership, assegna compiti e assicurati che tutti siano d’accordo sulla scadenza della loro esecuzione.

Chiedi o decidi chi-fa-cosa ed entro-quando.

In definitiva i meeting aziendali …

dovrebbero entusiasmare, incuriosire, chiarire tutti i dubbi.

Permettere la partecipazione attiva di tutti,
sollevare incertezze, indurre a fare domande, a parlare, mantenere una discussione aperta (senza timore e senza sentirsi a disagio) ma soprattutto devono consentire un ascolto attivo (da parte tua).

Perdita del lavoro: il giusto approccio per reagire


Trovarsi senza lavoro, da un giorno all’altro (soprattutto se in modo inaspettato e “ingiusto”) provoca emozioni di grande intensità.

È un “uragano emotivo”, che ci può destabilizzare la vita,
travolgere le nostre certezze e metterci in discussione.

Il senso di impotenza e di fallimento ci può condurre a un atteggiamento di apatia,
che ci impedisce di utilizzare le opportunità e le risorse,
per cui diventa difficile agire-e-reagire.

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È un mix di emozioni.
Tristezza e rimpianto. Delusione.
Senso di colpa e vergogna.
Frustrazione. Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancora più paure, dubbi e insicurezze.

  • Ho perso tempo!
  • Non ho fatto le scelte giuste
  • Sono davvero bravo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?
  • Non troverò più un lavoro!
  • Avrò mai una seconda chance?

Perdita del lavoro: le circostanze sfavorevoli plasmano il carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano:
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o non otterrai) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare adesso?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di continuare a ricercare un lavoro nel tuo settore lavorativo, cambiare e lanciarti nel sociale, diventare influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno … quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà difficile fermarti.

 
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Quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte di noi (dopo la perdita del lavoro) getta via sogni e obiettivi,
perché si arrende all’ostacolo e alla difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o grazie a una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza,
necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare le difficoltà … potresti prendere la perdita del lavoro come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto!

Dopo la perdita del lavoro la perseveranza fa la differenza

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre lavorato sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio, dopo la perdita del lavoro (se non sei abituato) troverai difficoltà.
Dopo svariate volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita, devi perseverare.

 
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La chiave non è che COSA fare ma piuttosto COME affrontare la nuova situazione

  • Sei disposto a non cedere alle difficoltà? Alle attese?
  • Sei deciso a “scavalcare” tutti i NO e “Le faremo sapere”? Ogni volta?
  • Sai mettere in discussione le tue credenze sul mondo del lavoro?
  • Trovare la caparbietà per presentarti al (ennesimo) colloquio positivo e proattivo?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro. E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permetterà di andare oltre le circostanze.

Ti consente di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

 


 

Perdita del lavoro? Con la perseveranza, lo ritroverai

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza una forte determinazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale -invece- sarà di poco valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri.

Nella ricerca di un lavoro non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Ritrovare un lavoro non è solo questione di preparazione, talento, competenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.

Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Diventare il leader che tutti vorrebbero come capo

diventare il leader

Per diventare il leader che tutti vorrebbero come capo è necessario guidare le persone.

Andare oltre le mansioni da gestire, distribuire incarichi,
e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

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La vera leadership viene da chi sei. Non solo da cosa fai.
Diventare il leader non vuol dire seguire un manuale di leadership.

Inizia da te stesso.
Per gestire gli altri devi prima gestire (e conoscere) te stesso.
Un buon punto di partenza è conoscere i tuoi punti di forza e di debolezza.

Scoprire come ti comporti e come potresti dare il contributo maggiore:

  • Come comunichi? Sei un buon ascoltatore o ti piace sentire il suono della tua voce?
  • Sei un teorico o comunichi con il-fare?
  • Lavori meglio con piccoli team o grandi gruppi?
  • Trasmetti coesione o tensione?

Ricorda che …
la maggior parte delle persone non lascia un lavoro o l’azienda, lascia un capo.

1. Mostra la direzione

Le persone ti seguono con entusiasmo se la tua visione li aiuta a raggiungere i loro obiettivi (sia personali che professionali).

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una direzione.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
È sopraffatto da incertezza e paralisi.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

2. Occupati di … persone

Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto”,
(anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Mostra di avere (veramente) a cuore le persone con cui lavori,
e di voler costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

3. “Tira” fuori il meglio

Quando i dipendenti si sentono bene sia mentalmente che emotivamente,
lavorano di più e in modo più proattivo.

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.
Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiutali (davvero) ad avere successo.

Porta pazienza, e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo, concedi altri tentativi.
Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:

  • “Sto facendo il meglio per il mio team?”
  • “Come posso aggiungere valore?”.

4. Diventare il leader? Bilancia forza e umiltà

Un grande leader è il collante che tiene unita una squadra,
lavorando per un obiettivo condiviso.

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.
Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario,
ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching sulla leadership
 

5. Dimostra integrità, onestà e capacità

In tutto quello che fai.

Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta “.

6. Trasmetti fiducia e speranza

Speranza. Desiderio.
Sogni.

Oltre a stabilità e fiducia,
devi saper dare alle persone la motivazione per affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con più ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

 


 

“Costruisci” le fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia.

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia è persa, non può più essere recuperata.
Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.

La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.
La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia in te. Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

7. Resta calmo e freddo

Sicurezza. Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio. In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

 
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8. Inquadra il “bersaglio”

Resta concentrato (con tutte le tue energie) sul risultato.

Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.

Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi traguardi.

Diventare il leader: titoli e competenze non bastano

Un mio cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.

A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Comunicare male in ufficio: le trappole di NON SO, FORSE e MA

comunicare male Foto di Almighty Shilref

La tua comunicazione in questi tempi incerti non dovrebbe passare da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose, in certi momenti, dovresti essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

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Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non ti puoi permettere di comunicare male.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Non restare bloccato nella complessità. A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In questi tempi incerti non puoi comunicare male

Come ho scritto nel mio libro AUTOREVOLEZZA affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza. Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

 

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

 

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 


 

Evita il “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

 
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“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
Inizi a comunicare male.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi (per esempio) a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

 
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Escludi i “MA” se vuoi smettere di comunicare male

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro di smettere di comunicare male e vivere una vita senza FORSE e MA!

Errore del manager: pensare di essere al centro del mondo

errore del manager

Foto di Yama Saighani da Pexels

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è).

Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.

E ripeto … verosimilmente lo sono!

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Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.
Ecco uno dei grandi errore del manager.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per un manager.

 
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La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole … con aria stupita mi ha risposto “In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude
“Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il manager va a sbattere!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.

Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento che potrebbe evitarti uno dei grandi errore del manager.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro AUTOREVOLEZZA
 

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

Troppo spesso, l’unica cosa che il leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”,
trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio. Ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Frasi divertenti sul colloquio di lavoro

un colloquio di lavoro
Quando aspetti una risposta dopo un colloquio
non c’è dubbio..

il tempo si dilata.
Sembra scorrere più lentamente.

Ti dicono:
“Le faremo sapere tra una settimana.”

Per te diventa un’attesa snervante.
Una sospensione continua.
Quasi un logorio.

Per l’azienda, invece, è solo una scadenza.
Un momento decisionale da comunicare… tra una settimana.

Il colloquio di lavoro mette alla prova

Per molti, è una situazione stressante.

Devi essere ambizioso
senza risultare impaziente.

Disponibile
senza sembrare timoroso.

Flessibile
senza farti sfruttare.

Sicuro di te, determinato, credibile…
senza alzare troppo i toni.

Il confine è sottile.

Basta poco per sembrare eccentrico.
O, al contrario, poco incisivo.

Un modo per alleggerire

Per questo ho raccolto alcune frasi divertenti
(che ho trovato sul web e in particolare su aforisticamente).

Un modo per sdrammatizzare
un momento che, spesso, di divertente ha ben poco.

Prima dei 30 anni, troppo giovane, senza esperienza.
Dopo i 50 anni, troppo vecchio, troppo caro.
Per molti la speranza di lavoro è di 20 anni
contro una speranza di vita di 100 anni.

Bernard Pivot

 

L’Italia è una Repubblica fondata sui colloqui di lavoro.

Graziella Natale

È facile passare un colloquio di lavoro, basta essere per 20 minuti tutto il contrario di quello che sei veramente.

p_episcopo, Twitter

“Nel suo curriculum lei ha specificato che parla una lingua straniera. L’inglese?”.
E il candidato: “Oui”.
“Ma questo è francese!”.
“Allora corregga: parlo due lingue straniere”.

Anonimo

“I suoi punti di forza?”
“Sono ottimista.”
“Mi farebbe un esempio?”
“Quando comincio?”

Anonimo

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”,
andandomene.

unFabbioAcaso, Twitter

Ti offrono uno stage gratis.
Pensi: “È solo l’inizio, farò carriera”.
Un anno dopo sei dirigente gratis.

IdeeXscrittori, Twitter

Negli annunci di lavoro sono tutte “aziende leader nel settore”. Mai che uno scriva “piccola azienda col padrone stronzo”.

FranAltomare, Twitter

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > Il mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Buongiorno, sono venuto per il colloquio di lavoro.”
“Ha esperienza?”
“Sì, questo è il mio 75esimo colloquio!”

Anonimo

“Ha degli hobby?”.
“Ho una collezione di 150 figure di merda”.
“Le sembrano cose da dire ad un colloquio di lavoro?”.
“151”.

Anonimo

“E il colloquio di lavoro?”
“L’ho superato.”
“Davvero? Grande!”
“Intendevo il trauma. L’ho superato.”

IdeeXscrittori, Twitter

COLLOQUIO DI SUCCESSO > scopri il tuo percorso di coaching ideale

“Lei come si definirebbe?”
“Come la nebbia del mare.”
“Capisco. Perché lei è un tipo misterioso?”
“No, perché prima delle dieci e mezzo, undici non mi alzo mai.”

Luca Klobas

La parte più difficile di un colloquio di lavoro è ricordare tutti i talenti che ti sei inventato.

BarbyeTurica, Twitter

Fare il ministro del lavoro in un paese dove il lavoro non c’è, è come fare il bidello di una scuola a Ferragosto!

Maurizio Crozza

12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante

videochiamata

Utilizziamo spesso la videochiamata sul nostro posto di lavoro.
La maggioranza delle volte è normale routine: delucidazioni, aggiornamenti, contattare clienti ecc.

Altre volte però l’asticella si alza.
La videochiamata si rivela importante: un confronto con il capo diretto o il CEO, il reclamo di un cliente importante o un richiamo a un collaboratore oppure una riunione con il team, il colloquio di lavoro, la presentazione di un servizio/prodotto davanti a possibili clienti ecc.

Le parole diventano rilevanti.
Il tuo approccio fondamentale.

È necessario trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Come puoi trovare nel mio libro sull’autorevolezza l’errore più grande che puoi fare riferendoti alle videochiamate è aspettarsi che sia esattamente come in presenza, solo con la persona collegata attraverso un supporto digitale.

Ecco 12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante:

 

La videochiamata richiede preparazione.
La pratica ti rende fiducioso.
Efficace.

La videochiamata non è così facile come sembra.
Sottovalutarlo è un errore che si paga caro.

La sfida più grande degli incontri virtuali è mantenere le persone coinvolte e interessate.

Ricorda che dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso un’immagine piatta su uno schermo.

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Aggiungi valore, non parole.

Imposta videochiamate brevi.
Immagina che le persone ti dicano:
“Okay. Dimmi cosa vuoi… veloce, però!”

Vestiti e agisci come se fossi nel tuo spazio professionale.
Perché lo sei!

Prima di cominciare voltati.
È quello che gli altri vedranno.


PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Se la videochiamata è breve, efficace e produttiva
risulti autorevole.

L’obbiettivo di una fotocamera può essere il più grande critico che tu abbia mai incontrato.
Guardalo direttamente “in faccia”.

Non parlare troppo presto.
Interrompendo il flusso della conversazione sembrerai agitato e ansioso.

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Evita tutto ciò che è banale.

Quando non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >
Riunione online: 8 spunti per essere efficaci e autorevoli
La presenza executive al telefono

11 cose da ricordare quando hai paura di non valere abbastanza – parte 2

paura di non valere abbastanza

Foto di Amine M’Siouri da Pexels

LEGGI ANCHE > la parte 1

6. Non identificarti con ciò che fai

Sovente siamo convinti che se raggiungiamo qualcosa (una posizione di leadership, di responsabilità, un corso specialistico, un nuovo lavoro) allora -e solo allora- avremo più valore.

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Di conseguenza se NON raggiungiamo quel certo obiettivo, ci sentiamo inutili o di poco valore.
Abbiamo paura di non valere abbastanza.

Non identificarti con ciò che fai.

Se stai aspettando di ottenere qualcosa per sentirti abbastanza, per sentirti fiducioso,
potresti continuare a versare acqua in un pozzo senza fondo.
Anche tutta la vita!

Il valore di se stessi ha che fare con l’essere piuttosto che con l’avere.

7. Paura di non valere abbastanza? Concediti il diritto di sentirti inadeguato

Non provare a fingere che tutto va bene.
Basta confrontarti o chiedere supporto a persone non adeguate (la collega invidiosa, il conoscente pettegolo ecc.).

Non fingere serenità, allegria e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza.
Smettila di parlarne con tutti.

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza. Anzi.
Non sentirti in dovere di cacciare l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo. Più spingi giù le tue emozioni, più forti diventeranno.

Consenti a te stesso di sentire la delusione, o qualunque altra emozione.
È più sano esprimere le emozioni, piuttosto che fingere di provarne.

È nel profondo di te stesso che devi affrontare e risolvere questo scoramento.
Dentro te devi “sentire” il dolore dell’inadeguatezza.

Non avere fretta. Prendi il tempo che ti serve per sentirti “non abbastanza”. Il tempo per consolarsi e rimarginare un momento di scoramento è quello speso meglio.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

8. C’è sempre qualcosa (anche di piccolo) che puoi fare

Quando i tempi sono difficili, ricorda a te stesso che nessuna sofferenza arriva senza uno scopo.

Il dolore fa parte della crescita.

Una visione senza azione è solo un sogno ad occhi aperti,
la visione deve essere combinata con l’azione.

Non è sufficiente guardare i gradini, devi salire le scale.
E tutto quello che devi fare è … un passo alla volta.

A volte il passo più piccolo (nella giusta direzione) è il passo più grande della tua vita.

Anche in punta di piedi. se devi, ma fai quel singolo passo.
Anche se così piccolo.

9. Spesso non raggiungi i traguardi seguendo un percorso uniforme

La strada non è lineare.
Spesso, per arrivare all’obiettivo sarai costretto ad allungare la via.

Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime e bruciori di stomaco.

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori, ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.

Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta … non mollare,
prova ancora!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza come diventare carismatico
 

10. Paura di non valere abbastanza: non ricercare la perfezione, non esiste

Quando hai paura di non valere abbastanza, senti un forte desiderio di essere perfetto.
Sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità.

Se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?

Invece di essere catturato nel ciclo (senza fine) della perfezione ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) erano -e sono- ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

11. Pensa a tutti gli obiettivi che sei riuscito a raggiungere

Non mettere in discussione tutto quello che hai fatto per un imprevisto.
Una singola scivolata.

Non dimenticarti di quanti sacrifici hai affrontato,
quanta strada hai fatto e cosa hai conquistato.

Anziché focalizzarti su quanto ancora non hai raggiunto, su cosa vorresti cambiare,
pensa a tutto ciò che hai fatto di buono.

Pensa alle tue conquiste,
ai successi ottenuti con il tuo impegno.

Se stai vivendo una situazione che non ti piace, chiediti come puoi cambiarla,
sfida te stesso per esplorare e trovare le risposte.

 


 

Le tue credenze creano la tua realtà

Tu diventi ciò che credi di essere.

Se credi di non essere capace, stai sicuro che la vita te lo confermerà.

Se credi di essere troppo timido per parlare davanti a un pubblico, quando ti si presenterà l’occasione sarai talmente convinto di non poterlo fare che, indovina un po’?
Non ce la farai, balbetterai, diventerai rosso e via dicendo.

Starai confermando le tue credenze.
Come fare per cambiare tutto questo?

Cambia dall’interno, modifica le tue credenze e la tua vita sarà uno specchio di ciò che credi di essere.

11 cose da ricordare quando hai paura di non valere abbastanza – parte 1

paura di non valere

Foto di Amine M’Siouri da Pexels

Che tu sia un manager, un imprenditore con la sua azienda a conduzione familiare, uno store manager del centro, la responsabile di un settore, il team leader di un manipolo di collaboratori, poco importa …

come ho scritto all’introduzione del mio libro “Autorevolezza per molti di noi, comunicare con forza e autorevolezza è una sfida molto difficoltosa … che a volte perdiamo. Inesorabilmente.

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E allora non ci sentiamo “abbastanza”. Abbiamo paura di non valere.

E alcuni giorni ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.
Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.
Sai di cosa sto parlando.

Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato.
Ecco 11 cose che devi ricordare quando non ti senti abbastanza:

1. Paura di non valere? Dal confronto con gli altri ne esci sempre perdente

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante,
spingerti al miglioramento ma può essere anche molto frustrante e deprimente.

Dal continuo paragone hai poco da guadagnare e molto da perdere. I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine ai paragoni che puoi fare.

Siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

Infatti, ci confrontiamo solo quando gli altri sono all’apice del successo.

Prova a guardare gli altri con compassione e comprensione piuttosto che con gelosia e giudizio,
è un modo di vedere la realtà: siamo tutte persone, esseri umani fallibili.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. La tua mente sa essere molto convincente .. in negativo

Non credere a tutto ciò che dice la tua mente!

Con semplici frasi o pensieri negativi, ci “rema contro”,
alterando la realtà.

Ripeterti costantemente che sei un fallito, non ti farà ottenere più successo.
Dirti che non stai sfruttando tutto il tuo potenziale, non ti aiuterà a raggiungere il massimo.

Ribadire che vali poco o sei una persona poco capace,
non ti farà sentire più amabile o di valore.

Lascia scorrere questi pensieri negativi.
Un po’ alla volta, il loro peso svanirà.

Invece di focalizzarti su ciò che sei/o non sei, prova a spostare il focus sulle tue caratteristiche positive.

Impara a dirti cose positive, cerca la carica che è in te e sfruttala come energia vitale.
Anche le persone intorno a te noteranno questa nuova energia!

Una volta “sostituiti” i pensieri cambieranno anche i tuoi comportamenti,
che diventeranno più proattivi.

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

3. Gli errori possono davvero aiutarti a migliorare

Soffermarti e indugiare troppo sugli errori e fallimenti può bloccarti nel passato,
influenzare il tuo presente e rovinare il tuo futuro.

Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente,
mentre altri restano intrappolate nei sensi di colpa.

Una cosa è cercare le responsabilità, imparare dagli errori, un’altra è commiserarsi e passare anni punendoti per gli errori commessi.

Gli errori sono lezioni.

Non puoi evitare di sbagliare, ma puoi cambiare il rapporto che hai con l’errore.
Quando hai una battuta d’arresto è facile cominciare a pensare che continuerai a fallire in quest’area della vita. È facile vedere te stesso come un fallimento.

Solo perché hai fallito una volta non significa che lo farai sempre.
Non durerà per il resto della tua vita se continuerai ad andare avanti, agire ed imparare.

I giudizi che rivolgi a te stesso provengono (probabilmente) da ciò che hai imparato o ti è stato detto crescendo.

Se proverai a sostituire il giudizio con la comprensione sperimenterai un livello di libertà mai provato prima.

4. La tua resistenza a “ciò che è” che causa il tuo dolore

Non puoi controllare tutto ciò che ti accade.
Puoi solo controllare il modo in cui reagisci a ciò che ti accade.

Smettila di pensare a “ciò che dovrebbe essere” perché non sarà nulla di diverso.
Altrimenti lo sarebbe stato.

È importante consapevolizzare che non è importante ciò che accadrà nel futuro, ma quello che sta accadendo ora, qui, in questo preciso istante,
in questo preciso luogo.

Senti la sofferenza solo quando resisti alla realtà.
A come stanno le cose.

Lasciarsi andare significa arrendersi al momento presente.
Non è una resa passiva, non è sottomissione,
tantomeno pigrizia o sconfitta.

 


 

5. Hai paura di non valere? Accettati per quello che sei

Accettarsi non significa piacersi o sentirsi perfetti.

Accettarsi significa arrendersi alla realtà e cominciare a sentirti sempre più a tuo agio con te stesso.
Vuol dire essere meno critico e severo, perdonarsi gli errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere così coraggioso, carismatico, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su sé stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento.

Infatti accettarsi è cambiamento.
Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!

Quando hai paura di non valere, senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile. Le persone più forti non sono quelle che vincono sempre, ma quelle che non si arrendono mai.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Motivare i collaboratori: 8 semplici metodi per generare energia positiva

motivare i collaboratori

Andiamo dritti al punto:
tutte le persone hanno energia.

Un’energia che può essere aumentata o dissipata.
La tua missione è alimentare costantemente tale energia.

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Quanto sei consapevole che, come leader del tuo team, hai un grande impatto sull’energia dei tuoi collaboratori?
Sai che la tua energia (positiva o negativa) si riflette nella dinamica della tua squadra?

Devi proteggere, alimentare e accendere questa energia.

L’energia fluisce quando il lavoro è significativo, può essere aumentata attraverso un lavoro mirato e appagante. L’energia aumenta con la chiarezza e l’azione.

Se gestisci male tale energia, la forza svanisce

Subentra la demotivazione.
La svogliatezza.

Quando le persone perdono energia, fanno solo il compitino,
quello che basta, quello che è sufficiente.

I progetti non si realizzano.
Decadono.

Ecco 8 semplici metodi per motivare i collaboratori e generare energia positiva:

1. Ascolta le preoccupazioni e i suggerimenti delle persone

Chiediti:

  • Conosco le aspirazioni dei membri del mio team?
  • So cosa vogliono? Desiderano?
  • Cosa li preoccupa? Davvero?

Chiedi:

  • “Questo sembra disturbarti/preoccuparti?”
  • “Sembri entusiasta di questo compito/mansione?”
  • “Capisco/Vedo cosa stai dicendo”

Assicurati che sappiano che sei disponibile ad ascoltare le loro opinioni e suggerimenti.
Mantieni un approccio da “porta aperta” oppure “contatto aperto”.

Se desideri motivare i collaboratori, migliorare le prestazioni dovresti essere inclusivo e umile.
Incoraggiare il tuo personale a parlare.
A chiedere il tuo aiuto (chiamalo supporto se ti suona meglio).

Incoraggia una sperimentazione entusiasta, così fondamentale per l’innovazione. Se gestisci con l’intimidazione, le conseguenze potrebbero essere negative e dannose.

Quando guidi con un atteggiamento positivo, le persone andranno ben oltre ciò che è necessario.
Se le persone si sentono apprezzate, diventano più produttive.

Per contro, non sorvolare sugli aspetti negativi. Su comportamenti tossici.

Occupatene subito!

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. Rispetta l’impegno e le aspirazioni

Ciò che è facile per te potrebbe essere difficile per gli altri.

Rispetta le difficoltà.
Comprendi lo sforzo dei tuoi collaboratori.
Cerca l’aspirazione delle persone dietro la loro frustrazione.

Chiedi:

  • “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”
  • “Come posso aiutarti?”
  • “Qual è il prossimo passo?”
  • “Hai competenza, puoi fare di più!”

3. Ammira i punti di forza e i progressi

Ammira e sottolinea i punti di forza dei tuoi collaboratori:

  • “Sei bravo a …”
  • “Raggiungi il massimo quando …”
  • “Come sei diventato bravo a …?”
  • “Come potresti applicare la tua competenza a questa situazione?”
  • “Sei al massimo/top quando… (specificare: mediazioni, gestioni di riunioni per esempio)”

Apprezza i progressi:

  • “Sì, devi ancora migliorare, ma hai fatto dei progressi (specificare quali)”
  • “Che cosa ti suggerisce il successo passato per risolvere il problema attuale?”

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale (modalità, costi ecc.)
 

4. Un semplice modo per motivare i collaboratori? Sorridi!

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” un sorriso diffonde positività e ottimismo.
Coinvolge le persone.

È contagioso. Soprattutto al lavoro.
È un ottimo sollievo nei momenti difficili.

Quando le persone ti vedono sorridere, ti sorridono.

Il tuo sorriso, porta energia positiva nel team.
Sorridendo comunichi che le cose stanno andando bene.

E andranno bene!

5. Motivare i collaboratori: festeggia con loro

Celebrare è una forma facile e divertente per generare energia positiva.
Festeggiare è un modo per generare energia positiva sul posto di lavoro.

Celebra le vittorie, anche (e soprattutto) quelle meno eclatanti.
Fai sentire la tua squadra apprezzata.

Non restare bloccato nell’attesa di festeggiare il grande risultato. Mostra alla tua squadra piccoli modi per festeggiare ogni settimana.

Riconosci il lavoro dei tuoi collaboratori. Comunicalo in modo incoraggiante ed edificante.

Non limitarti alle ricorrenze lavorative o solo quando si raggiungono grandi traguardi.

6. Mostra passione

Non basta fare qualcosa, devi farlo (anche) bene.

Lavora cercando di migliorarti ogni volta.
Ogni giorno. Mettici l’anima, dai il massimo, il meglio di te stesso!

Mettere passione in tutto ciò che fai, è il presupposto per creare energie strepitose. I risultati che ottieni sono la diretta conseguenza di azioni sistematiche che metti in atto ogni giorno.

La tua passione “influenzerà” chi ti circonda.

Assicurati che le persone non siano demotivate.
Porta novità ed eccitazione. Fai o chiedi qualcosa di inaspettato.

Porta vibrazioni positive alla tua squadra!

 


 

7. Vuoi motivare i collaboratori? Tratta le persone con rispetto

Mi è difficile comprendere come alcuni imprenditori e manager trattino i propri collaboratori così male e poi pretendono che (magicamente) siano efficienti e produttivi.

Non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?
Le aziende che trattano i loro dipendenti correttamente, e danno il rispetto che meritano, hanno sempre un rendimento migliore.

I grandi leader lo sanno come motivare il team.
Hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone.

Non perdono mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti (scopri il personal coaching per motivare il tuo team).

Prova a chiederti … come vorrei essere trattato se i ruoli fossero invertiti?

8. Entra a far parte del team, non limitarti a gestirlo

Se vuoi che i tuoi collaboratori siano più produttivi, ti vedano come un leader efficace e carismatico,
rimboccati le maniche e aiuta la squadra a terminare il compiuto/progetto (in un momento particolarmente critico).

Lo sai che i leader che si sacrificano sono visti (dai loro collaboratori) come più cooperativi e affidabili? Giusti. Altruisti. Degni di fiducia.
Meritevoli.

Un ambiente di lavoro avrà sempre più successo quando più aumenterai le emozioni positive e il benessere.
Migliora i rapporti tra le persone e amplificherai le capacità e la creatività.

Tutti noi aspiriamo a un lavoro soddisfacente, lavorare al fianco di persone ispiranti.
A volte succede. Sovente no.

Ispira il tuo team. È un ideale per cui vale darsi da fare.
Lottare!

Bassa autostima al lavoro? Spesso, sei tu, il tuo critico più severo – parte 2

bassa autostima sul lavoro

Foto di cj_wells88

LEGGI ANCHE LA > parte 1

6. Ti lasci travolgere da fatalismo e rassegnazione

  • “Lo sapevo, tanto le cose non cambieranno MAI”
  • “Non riesco, e non ci riuscirò mai”

Gli eventi negativi costituiscono solo una parte della nostra vita.

Concentrarsi troppo sul negativo può portare a iper-controllo,
risentimento verso gli altri e un atteggiamento amaro nei confronti della propria vita.

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La prossima volta che ti accorgi di essere ossessionato da pensieri negativi, ricorda di mantenere la prospettiva. Hai bisogno di una rappresentazione più sana ed equilibrata per progredire.

Non sentirti in colpa per tutto ciò che ti accade. Molti fattori sono fuori dal tuo controllo.
La tua responsabilità è limitata.

Inoltre, tutti commettiamo errori.
A volte possiamo rimediarvi, altre no.

Ma se sei eccessivamente rassegnato e fatalista resterai bloccato.

La tua vocina interiore alimenterà i pensieri negativi che generano il senso di colpa.
Impedendoti di andare avanti.

Invitandoti a rinunciare. Mollare.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza come diventare un riferimento carismatico.
 

7. Bassa autostima sul lavoro? Non confrontarti sempre con tutto-e-tutti

  • “Sono tutti migliori di me”
  • “Gli altri hanno qualcosa in più”

Ecco uno dei modi perfetti per non muoverti, costruirti un alibi, una scusa, un pretesto, per non agire.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante, ognuno è meglio o peggio su un numero illimitato di scale di valori.

Tutti (ma proprio tutti-tutti) hanno assaporato il retrogusto amaro della sconfitta e della sfortuna nella loro vita professionale.

Se riduci al minimo le tue qualità, e guardi solo le caratteristiche vincenti degli altri,
ogni volta che ti confronti, finisci con l’amaro in bocca.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona con poca qualità,
ma perché ti confronti con un’immagine ideale, ma spesso anche irraggiungibile.

Confrontare il peggio-di-te con il meglio-degli-altri non può che essere frustrante e limitante. Porta bassa autostima sul lavoro.

Alcune persone hanno più talento di te, altre un po’ meno.
Alcuni più esperienza, altri un po’ meno.
Semplicemente.

 
PIÙ AUTOSTIMA NEL TUO LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

8. Ti fai cullare dalla procrastinazione

  • “In questo periodo sono stressato”.
  • “Non sono ancora pronto”
  • “Dal 1° gennaio comincio.”
  • “Lo farò quando finisce la pandemia”

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Prima o poi. Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare dalla bassa autostima sul lavoro, da scuse per non agire, dalla sindrome di “domani”: il tempo giusto per l’azione è oggi!

Rimandare serve solo a continuare a vivere la vita a metà, senza approfittare di ogni giorno che hai a disposizione.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo” non ti farà cominciare mai!

Devi fare il primo passo adesso perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Fallo in questo momento. Subito.

9. Lasci spazio a pensieri di inadeguatezza

  • “Non sono portato”
  • “Sono negato nei rapporti professionali”

È un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente è condizionata da pensieri limitanti sulle tue possibilità che ti portano ad agire con poca sicurezza e decisione, ottenendo così risultati non all’altezza.

Non c’è nulla di male nel sentirsi sopraffatti o stressati. Se ritieni “di non essere abbastanza” allora non sarai mai abbastanza. Ecco la bassa autostima sul lavoro!

Non lasciare mai che questi pensieri ti impediscano di fare quello che vuoi.
Guarda quanto sei riuscito a realizzare e quanto ancora stai facendo. Continua a darti da fare invece di evitare ed isolarti.

Guardati intorno, ci sono persone di tutte le età, con situazioni finanziarie pessime che sono riuscite a fare grandi cose. Non è mai troppo tardi.

Evita un dialogo interno negativo. La mente ignora la negazione.
Se prima di una presentazione pensi “Non devo sbagliare”, la tua mente si focalizzerà immediatamente sullo sbagliare.

 
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10. Bassa autostima sul lavoro? Hai sempre pronte scuse per non agire

  • “Tanto arrivano sempre i soliti raccomandati”
  • “Non ho tempo”

Raccomandazioni e spintarelle ci sono sempre state. E ci saranno sempre.
Non dobbiamo rassegnarci a questo.

Ma dobbiamo piuttosto accettarlo ed evitare di prenderla come una scusa per non muoverci.
Per non agire.

Anche la scusa di non avere tempo regge poco. Infatti, se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

Tante volte il non-avere-tempo è una giustificazione per non fare o affrontare qualcosa,
o lanciarsi in una nuova impresa.

 


 

In conclusione …

Queste credenze limitanti andranno ad assorbire energia al tuo potenziale, rendendoti meno performante nel perseguimento dei tuoi obiettivi.

Se ti lasci succhiare in una spirale depotenziante di pensieri distorti e poco realistici, non c’è dubbio che metterai a dura prova la tua autostima.

Se poni attenzione al tuo dialogo interno potrai ottenere maggiore fiducia in te stesso e nelle tue capacità.

Non esistono emozioni giuste o sbagliate.
Le percezioni negative possono comunque comunicarti qualcosa di importante. Puoi imparare a gestirle e fare molto per migliorare la situazione.

È fondamentale, come avrai capito, creare un’alternanza di pensieri realistici e convinzioni positive che rappresentino un’alternativa valida ai pensieri negativi e alla bassa autostima sul lavoro.

Se sei interessato a potenziare la tua autostima sul lavoro, scopri il mio percorso di coaching.

Bassa autostima al lavoro? Spesso, sei tu, il tuo critico più severo – parte 1

bassa autostima al lavoro

Foto di cj_wells88

Come si alza lo stress, inizia il tuo dialogo interiore?
Vaghi per l’ufficio borbottando tra te e te?
Lo sai che quello che ti dici ha un grande impatto sul tuo modo di lavorare?

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Il tuo dialogo interno è importante.
Potente.

Il tuo dialogo interiore potrebbe effettivamente farti più male che bene. Sai perché?
Non analizza oggettivamente.
Alimenta piuttosto una conversazione interna troppo negativo che crea ostacoli e impedimenti.

Bassa autostima al lavoro? Sei tu, il tuo critico più intransigente

Spesso, se ci fai caso, utilizza parole che non sono nemmeno tue, ma critiche e giudizi che qualcuno ti ha fatto in passato (genitori, insegnanti, partner o altre figure significative della tua vita).

Fare autocritica è importante.
Aumenta la consapevolezza.

Tuttavia, criticarti e denigrarti per qualsiasi cosa è autodistruttivo, dannoso per te e per gli altri.
L’autocritica eccessiva non produce un miglioramento ma ti fa solo sentire male.

Siamo circondati da infinità di informazioni, il nostro cervello ricorre a delle scorciatoie oppure crea escamotage, che a volte causano un pensiero distorto.

È fondamentale sostituire queste “distorsioni” della realtà con pensieri più realistici riguardo te stesso e il mondo che ti gira intorno.

Ecco 10 modi in cui la vocina interiore (il tuo dialogo interno) ti sta togliendo potere personale:

1. Ti dai standard troppo alti

  • “Ho fallito”
  • “Non ho raggiunto gli obiettivi che mi sono prefissato”

Facci caso … la tua vocina interiore è quasi sempre autocritica.
Ricerca il perfezionismo. Alza al massimo gli standard.

Non è soddisfatta finché non raggiungi determinate prestazioni che ti sei imposto.

Il problema è che questi modelli sono difficili da raggiungere perché sono così elevati.
Praticamente impossibili.
Hai messo l’asticella molto alta.

Ti condanni all’insoddisfazione permanente (e alla bassa autostima al lavoro) perché persegui degli obiettivi irraggiungibili.

 
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2. Non ti permetti vie di mezzo: tutto o niente

  • “Ho fatto un errore. Non farò mai niente di buono.”
  • “Ho fallito … la mia carriera è finita.”

Perfetto o cialtrone, talento o sfigato,
CEO oppure operaio, osannato o fischiato …
non ci sono vie di mezzo.

Stabilire ideali assoluti ti fa ignorare i successi parziali che hai ottenuto.
Demotivandoti.
Favorendo una bassa autostima al lavoro.

Credi che le cose debbano essere fatte in un determinato modo, e se non ottieni i risultati sperati,
decidi che è stato un fallimento totale.

Dovresti sviluppare un pensiero più flessibile che ti aiuterà a essere meno critico con te stesso.

Avrai anche commesso errori (come tutti), ma non tutto quello che fai è sbagliato.
Non sei perfetto ma sei perfettibile. Puoi migliorare giorno dopo giorno facendo del tuo meglio, considerata la tua storia personale e le tue possibilità.

Riconoscendo l’errore (hai il diritto di commettere errori, e di imparare da questi) migliorerai la tua prospettiva, ti riprenderai rapidamente e sarai più produttivo ed efficace.

 
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3. Generalizzi non dandoti la possibilità di “recuperare”

  • “Sono un fallimento totale
  • “Non sono capace di fare niente
  • “Non ho mai ricevuto alcuna ricompensa per il mio duro lavoro”

Limita l’uso degli avverbi “sempre” e “mai”.
Attraverso questi avverbi tendi a generalizzare.

Se qualcosa è andata male sarai portati a pensare che tutte le situazioni analoghe avranno sempre un esito negativo.

Quando sbagli ti senti frustrato e inadeguato.
Ogni etichetta che ti dai diventa il tuo limite. Una barriera difficile da superare.
Un ostacolo insormontabile.

Assumiti la responsabilità e correggi le tue azioni, piuttosto che usare parole generiche (come sempre e mai) che non lasciano spazio al “recupero”.

 


 

Se ci pensi, sono pochissime le volte in cui parole come “sempre e “mai” sono consoni alla situazione. Infatti, sono sicuro che tu non abbia sempre (per esempio) sbagliato approccio nella riunione.

La critica costruttiva (che ti aiuta davvero) è quella specifica:

  • “Nella riunione di stamattina ho parlato troppo. Ho lasciato poco spazio al team, soffocando la creatività del ricercare la soluzione”.

Non sminuire te stesso.
“Non ci riuscirò mai”, “Non sono in grado”, “Se solo fossi…” sono le classiche frasi che proiettano nel futuro l’idea di un insuccesso minando profondamente la fiducia in sé.

4. Ti focalizzi su un singolo aspetto negativo

Il focus è solo sul singolo dettaglio spiacevole, perdendo così di vista la visione d’insieme.

Ad esempio, mentre stai presentando una tua idea/proposta sei catalizzato dalla sola persona che sembra (sottolineo sembra) distratta. Pensi “Sono una persona soporifera”, senza notare invece tutti gli altri partecipanti che stanno ascoltando con interesse.

Ricorda … non sei responsabile di come agiscono gli altri.

 
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5. Sei specialista nel sminuire/ ingigantire/minimizzare

Non svalutare i complimenti che ricevi. Non dimenticare feedback ed esperienze positive.

Evita di concentrarti solo sulle esperienze spiacevoli che confermano le tue convinzioni negative.

Questo ti impedisce di sostituire le convinzioni negative con sicurezze positive. Non esagerare l’importanza di alcuni eventi negativi e non sminuire i tuoi pregi e qualità.

Mantieni ottimismo e padronanza di te stesso.

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