Accettare un’offerta di lavoro: lo stipendio è in linea con le tue attese? – parte 6

proposta di lavoro

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STAI LEGGENDO LA PARTE 6

Proposta di lavoro: lo stipendio è in linea con le tue attese?

Un discorso speciale riguarda il compenso.

Sebbene la retribuzione sia un fattore importante nelle trattative con i potenziali datori di lavoro,
non è l’unica cosa di cui preoccuparsi quando si riceve una proposta di lavoro.

Assicurati di considerare l’intero pacchetto di compensazione.

Valuta attentamente le prestazioni che l’azienda offre: il parcheggio gratuito, la mensa o un asilo nido convenzionato nelle vicinanze, ecc.

Oltre a uno stipendio fisso, c’è una parte legata al raggiungimento di obiettivi?

Considera anche le ferie e permessi.

  • Ti offrono la flessibilità di lavorare (anche) da remoto o spostare l’orario di lavoro?
  • Hai considerato gli spostamenti?
  • Dovrai recarti al lavoro in automobile o con i mezzi?

Considera (l’eventuale) tempo di percorrenza dilatato che potrebbe influire sui tuoi tempi personali,
rubare tempo essenziale per te e la tua famiglia.

Un tragitto più lungo potrebbe anche spingerti ad avvicinarti all’ufficio.
Oltre allo stress, un trasloco è una spesa in più da considerare e da confrontare con la tua situazione attuale.

Quello che inizialmente sembra un aumento di stipendio potrebbe diminuire drasticamente,
se non hai tenuto conto di tutte le spese.

Il pacchetto salariale e di benefit è un fattore cruciale quando consideri un’offerta di lavoro.

Proposta di lavoro? Guarda la realtà. Chiediti:

  • Il tragitto giornaliero è accettabile?
  • Devo spendere più soldi in benzina o caselli d’autostrada?
  • Questo nuovo lavoro mi richiederà di assumere una tata?
  • L’orario di lavoro mi soddisfa?
  • Dovrò fare straordinari? L’azienda li pagherà?
  • Dovrò rinnovare il guardaroba perché è richiesto un dress code diverso da quello attuale?
  • Offrono un bonus di trasferimento?
  • Un abbonamento in palestra?

Quando ottieni un nuovo lavoro, anche se affronti un tragitto più lungo,
non ti dispiace perché sei ancora in fase “luna di miele”.

Entusiasta del lavoro e di tale opportunità.

Qualche tempo dopo, quando rimani bloccato nel traffico per l’ennesima volta, come ogni giorno, inizi a logorarti. Dopo pochi mesi, inizi a cercare un nuovo lavoro.

  • Ne vale ancora la pena?

“Quanto desidera guadagnare?”

  • Hai in mente una cifra salariale da richiedere?
  • Conosci lo stipendio per il tuo ruolo/settore/area?

Non farti trovare impreparato a questa domanda.

Informati e pensaci bene,
in modo da essere pronto a rispondere all’eventuale domanda riguardante il salario.

È preferibile indicare una “forchetta” salariale piuttosto che una somma precisa.

Certe aziende preferiscono parlare di salario annuo, altre di salario mensile.

Calcola entrambi ed annotali per non essere preso alla sprovvista durante il colloquio (nel loop emotivo dell’intervista rischi di sparare-troppo-basso o troppo-alto).



Prenditi tempo e rifletti bene:

  • La retribuzione corrisponde (davvero) alle tue esigenze?
  • È in linea con posizioni comparabili al tuo settore e alla tua area?
  • Cosa include il pacchetto di benefit?
  • Ci sono altri vantaggi che l’azienda offre ai suoi dipendenti?

Lo stipendio è inferiore al tuo proposito, ma l’azienda potrebbe offrire abbonamenti a palestre, orari di lavoro flessibili, asili nido, programmi benessere o mezza giornata di libero durante l’estate.

Questo è un compromesso che potresti considerare se corrisponde ai tuoi obiettivi di equilibrio lavoro-privato.

Se ti propongono una cifra inferiore alle tue attese …

non bocciarla subito (a meno che non ti sembri palese strozzinaggio).

Ti invito a calcolare (prima) in salario minimo che saresti disposto ad accettare (come si dice tappandosi-il-naso). Al di sotto di quella cifra … non se ne fa niente!

Il mansionario potrebbe essere in linea con la retribuzione di livello base o medio,
ma dai colloqui di lavoro hai sentore che ci siano ulteriori responsabilità?

Tipo … paga da venditore ma con responsabilità di personale e di budget!

Attenzione anche a proposte salariali interessanti a fronte di aspettative aziendali elevate o irrealistiche.

Proposta di lavoro? Ora tocca a te!

Soltanto una volta conosciuti tutti i risvolti di queste valutazioni,
potrai decidere se tornare dal responsabile delle assunzioni per negoziare la tua offerta di lavoro.


SEI INDECISO SE FIRMARE? CONFRONTATI CON IL COACH.

Sei in grado di negoziare il tuo stipendio?

In un mondo del lavoro ideale, la soluzione sarebbe facile:
“Vuoi più soldi, basta chiederli”. Semplice, vero?

Peccato che la questione qui si complica, si blocca.
Si arena.

Quanto te la senti di negoziare il tuo salario?
Incassare un primo NO, rilanciare, aspettare, cogliere l’attimo buono nella trattativa?

No, non è facile.
Roba da avvocatoni-di-grido, vero?

Se sei titubante per iniziare una trattativa sul tuo stipendio … è comprensibile!

Il successo di una negoziazione di uno stipendio non è garantito

Dipende dal tuo stile negoziale, da quello della controparte, dalla tua motivazione,
dalla tua assertività e da altri aspetti situazionali, che non sono prevedibili a priori.

Hai paura di parlare di soldi … in tempi di crisi?

Potresti sentirti in imbarazzo a parlare di denaro,
in particolare negoziare in tempi così complessi come quelli che stiamo attraversando.

Vero anche che, se la crisi ha colpito tanto e in vari settori, ci sono (non poche) nicchie felici e floridi aree in cui la parola “recessione” non si è minimamente sentita.
Anzi.

Salvo che tu non lo faccia in maniera sprovveduta …

una contrattazione sul vile-denaro non è assolutamente fuori contesto, inadeguata o irrispettosa (crisi-o-non-crisi).

Ma è necessario ricordarci che “no” la prima volta non significa (necessariamente) che l’argomento sia fuori discussione per sempre.

La trattativa, in realtà, inizia spesso con una richiesta negata.

Altrimenti non si chiamerebbe trattativa.
Negoziazione.

Devi essere pronto almeno a incassare un primo “no”

La volta dopo, puoi prepararti meglio ed entrare nella trattativa con dati e fatti concreti,
cifre ben ponderate, i dati sul tuo rendimento e valore di mercato.

Se riesci a separare la parte emozionale,
rimuovi la maggioranza dell’attrito.

Nulla si apprende senza esercizio e perseveranza,
ancor meno la negoziazione.

In definitiva, fai un’attenta analisi dei costi

  • Come valuti la proposta di lavoro di questa azienda con la tua posizione attuale o quelle passate?

In genere, c’è spazio di manovra, quindi affina le tue capacità di negoziazione prima di firmare il contratto di lavoro.

Vuoi migliorare le tue capacità di negoziazione?
Scopri come farlo con un coach. Contattami.

CONTINUA A LEGGERE LA PARTE 7 > Alla fine … firmare o non firmare?

Accettare un’offerta di lavoro: questo ruolo ti renderà più felice? – parte 5

offerta lavorativa

Foto di Andrea Piacquadio

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Non guardare solo l’aspetto economico. Sarai più felice?

Accettare una nuova offerta di lavoro è qualcosa di più che lasciare il tuo attuale lavoro (che forse non ti piace più) e guadagnare uno stipendio più consistente.

Al di là di valutazioni prettamente economiche, un cambio di lavoro dovrebbe rappresentare un passo in avanti verso la tua “realizzazione” professionale.

È una nuova avventura.
Dovrebbe essere anche soddisfacente, sfidante.
Emozionante.

Prima di accettare il nuovo lavoro, chiediti se nella nuova posizione potrai utilizzare completamente le tue abilità e i tuoi punti di forza. Eviterai di dover fare marcia indietro dopo pochi mesi!

Chiediti onestamente dove vorrai essere tra 3-5 anni?

Ti ricordi questa domanda? Chissà quante volte l’hai sentita (e odiata) nei vari colloqui di lavoro. Beh! Eccola qua!
Mai come adesso è così pertinente!

Quando sai chiaramente cosa vuoi dal tuo lavoro,
sarà molto più facile prendere una decisione obiettiva.

Viceversa, se ritieni che il nuovo lavoro non ti aiuti ad avanzare verso i tuoi obiettivi di carriera,
forse vale la pena riconsiderarlo.

Pensa alla tua offerta lavorativa:

  • Cosa vuoi ottenere da questo ruolo?
  • Ti spingerà ad apprendere nuove competenze?
  • È importante per te (a livello personale)?
  • Ti permetterà di entrare in un nuovo settore? Lavorerai con altri dipartimenti?
  • Ti darà la possibilità di prepararti a un altro ruolo o una scuola di specializzazione?
  • Avrai uno scopo/valore più profondo nel tuo nuovo lavoro?

In definitiva…

Quali sono le opportunità di avanzamento?

Durante il colloquio di lavoro (magari più di uno) chiedi agli intervistatori informazioni sulle opportunità di sviluppo professionale e di crescita con l’azienda:

  • L’azienda offre opportunità di sviluppo professionale?
  • Offrono opportunità di avanzamento di carriera?
  • Ci sono esempi di persone che sono salite di grado?

Esamina i programmi interni di apprendimento e sviluppo.

Scopri se l’azienda sosterrà (finanziariamente e non solo) anche la tua partecipazione a corsi di formazione, conferenze, convention, eventi di networking.

C’è spazio per crescere?

È importante che i tuoi (eventuali) nuovi datori di lavoro ti aiutino a raggiungere i tuoi obiettivi professionali.

Assicurati di avere opportunità di sviluppo professionale nel tuo nuovo ruolo. Non vuoi entrare in una nuova posizione per poi accorgerti, nel giro di un anno, che stai correndo sul tapis roulant.

Di essere già arrivato al massimo del tuo potenziale in quell’azienda!

Se in fase di selezione l’intervistatore non ha parlato esplicitamente di crescita professionale, e tu non hai chiesto. Adesso con chi te la prendi!



Questo lavoro ti renderà più felice?

Ok, magari prima distinguiamo tra felicità e soddisfazione lavorativa.

La soddisfazione potrebbe essere uno stato a lungo termine,
mentre la felicità è una forma di “estasi” momentanea, destinata a svanire,
che riscontri solo per un breve periodo di tempo.

Hai in mente il finale di “La ricerca della felicità?” con Willy Smith?
Quando gli è stato comunicato che è proprio lui il candidato scelto per l’assunzione, la sua gioia è stata incontenibile:

“Questa parte della mia vita,
questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità!”

Potresti sentirti completamente soddisfatto del tuo percorso professionale,
pur accusando momenti di altissimo stress (in cui non sei felice).

Se stai valutando una nuova offerta lavorativa, un motivo ci sarà!

Nel lavoro attuale ti senti bloccato nella tua posizione attuale, poco riconosciuto e apprezzato?
Oppure ti stai lasciando andare? Pochi stimoli, ancor meno motivazione?

Queste situazioni potrebbero darti la sensazione di essere intrappolato nel tuo attuale lavoro.

Chiediti:

  • Questo lavoro mi renderà più soddisfatto?
  • Il nuovo lavoro migliorerà la mia vita?

Se necessario, annota un elenco di pro/contro.
Includi tutte le domande sopra elencate.

Parla con il tuo partner, la tua famiglia,
chiunque possa aiutarti ad acquisire una prospettiva oggettiva e aggiuntiva.

Accettare un nuovo lavoro è un passo importante,
non lasciare che impazienza e superficialità ti spingano ad accettare un’offerta di lavoro senza un’attenta considerazione.


SEI INDECISO SE FIRMARE? > CONFRONTATI CON ME.

Il nuovo lavoro come si concilierà con la tua vita?

Valuta attentamente se la nuova offerta lavorativa rischia di precluderti spazi importanti dedicati a te e alla tua famiglia.

Se hai esigenze specifiche legate ad altri impegni ti conviene essere trasparente sin dall’inizio.

Fai presente che avrai bisogno di qualche ora per finire il corso di formazione che stai frequentando oppure prendere i figli dal doposcuola.

Essere chiaro fin da subito crea un rapporto di fiducia,
senza equivoci o false aspettative,
da parte di entrambi.

Chiediti:

  • Sono entusiasta di questo lavoro, dell’azienda e delle persone con cui lavorerò?
  • Oppure sono eccitato solo perché ho ricevuto un’offerta di lavoro?
  • Mi sento lusingato? Compiaciuto dal punto di vista personale?
  • Oppure sono solo stuzzicato dall’incremento economico?

Anche se non vorremmo (mai) ammettere che il denaro aiuta a prendere le nostre decisioni,
di solito lo fa.

Se trovi che sei concentrato più sull’aspetto economico,
concediti più tempo per valutare la questione.

In un’offerta lavorativa valuta anche la questione-tempo

Il tempo ha un valore inestimabile,
ancora di più con ritmi frenetici, le agende traboccanti e le settimane volano.

Prova a cambiare prospettiva.
Potresti negoziare qualche ½ giornata di libero.

Sei indeciso se firmare? Confrontati con me.

CONTINUA A LEGGERE LA PARTE 6> Lo stipendio è in linea con le tue attese?

Accettare un’offerta di lavoro: perché è aperta questa posizione? – parte 4

un'offerta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 4

Accettare un’offerta di lavoro? Valuta con attenzione ogni dettaglio

Accettare un’offerta di lavoro non è mai una scelta banale: dietro l’entusiasmo iniziale si nascondono variabili importanti da considerare. Per prendere una decisione consapevole, è essenziale analizzare il ruolo, il contesto e gli aspetti pratici.

Ecco alcuni punti chiave per orientarti nella scelta.

1. Analizza il ruolo offerto

Anche se sei soddisfatto della “serietà” dell’azienda, è fondamentale esaminare da vicino la posizione che andrai a ricoprire.

  • Quali saranno le tue responsabilità quotidiane?
    Ogni ruolo ha compiti stimolanti e altri più monotoni. Quello che conta è il giusto equilibrio.Ad esempio, se accetti un lavoro per il contatto con le persone ma finisci isolato in un reparto amministrativo, potresti ritrovarti insoddisfatto.
  • Le tue competenze saranno valorizzate?
    Un ruolo troppo distante dalle tue abilità e inclinazioni potrebbe risultare frustrante a lungo termine.

Vuoi confrontarti per capire se questo ruolo è adatto a te? Prenota una sessione di coaching.

2. Poni domande dirette durante il colloquio

Non avere timore di chiarire ogni aspetto del ruolo durante il colloquio di lavoro. Ecco alcune domande utili:

  • Perché questa posizione è disponibile?
  • È un ruolo nuovo o si tratta di una sostituzione?
  • Quali sono le principali mansioni e responsabilità?
  • È previsto un periodo di formazione per integrarsi al meglio?
  • Come verranno valutate le prestazioni?

Queste domande ti aiuteranno a scoprire le aspettative dell’azienda e ad anticipare eventuali criticità.



3. Informati sul team

Il team con cui collaborerai avrà un impatto significativo sulla tua quotidianità e sulla tua soddisfazione lavorativa. Per comprendere meglio la dinamica del gruppo, puoi chiedere:

  • Chi sarà il mio referente diretto?
  • Come è composto il team e quali sono le sue sfide principali?
  • Con quali dipartimenti il team collabora più frequentemente?

4. Indaga sulla chiarezza del contratto

Un’offerta di lavoro non riguarda solo il ruolo, ma anche le condizioni contrattuali. Prima di firmare, assicurati che:

  • Il contratto specifichi chiaramente inquadramento, benefit e clausole accessorie.
  • Non ci siano termini ambigui o clausole inserite senza una discussione.

Un consiglio pratico:
chiedi una bozza del contratto prima di accettare e affidati a un professionista (HR, commercialista o agenzia del lavoro) per una verifica approfondita. Se non vuoi avere rimorsi una volta accettato, evita l’amica quella-che-sa-tutto, il partner che se ne esce con “Ho letto. È tutto ok! Mi sembra …”

5. Valuta le risorse e le aspettative

Per evitare sorprese dopo l’assunzione, è utile chiedere dettagli pratici sulle risorse disponibili e sugli obiettivi del ruolo:

  • Quali risorse saranno messe a tua disposizione?
  • Quante persone faranno parte del tuo team?
  • Le aspettative di performance sono realistiche?

Vuoi essere sicuro che l’offerta sia in linea con le tue ambizioni? Confrontati con un coach esperto.

Accettare un’offerta di lavoro è una decisione cruciale che richiede tempo e analisi. Non lasciare che l’entusiasmo ti porti a trascurare dettagli importanti. Con il supporto giusto, puoi affrontare questa scelta con maggiore sicurezza e serenità.

Prenota il breve percorso di coaching e scopri come fare la scelta giusta per la tua carriera!

Continua a leggere anche la parte 5 > Il nuovo lavoro ti renderà felice?

Accettare un’offerta di lavoro: come è stato il colloquio di lavoro? – parte 3

offerte di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 3

Il colloquio di lavoro potrebbe essere il “termometro” dell’azienda

Assicurati di ottenere una risposta a tutte le tue domande.
“Leggi tra le righe”.

Cerca di “scavare” più a fondo e di saperne di più di questa offerta di lavoro:

  • Le persone coinvolte nel processo di selezione come ti sembrano?
  • Motivate, esauste, disinteressate?
  • C’è qualcosa che ti ha colpito durante le interviste di lavoro?
  • Parlano di un ritmo di lavoro convulso? Difficoltà a condividere feedback?
  • Una direzione assente o “lontana”?

Hai incontrato i tuoi potenziali nuovi colleghi e collaboratori?

  • Come ti sei sentito in loro compagnia?
  • Durante l’attesa alla reception … che tipo di interazione hai osservato tra i vari membri del personale?
  • Senti un buon feeling?
  • Saresti in grado di adattarti facilmente?

Trascorrerai molto tempo con queste persone, probabilmente più che con la tua famiglia e i tuoi amici.
Non devi provare (necessariamente) affetto per loro.

Il colloquio ti è sembrato troppo breve? Hanno fretta?

Il colloquio di lavoro serve all’azienda per capire se tu sei il candidato giusto.
Anche per te l’intervista di lavoro è utile per comprendere se l’azienda è giusta per te.

Durante l’interazione vuoi capire. Sapere tutte le informazioni … sul luogo di lavoro, sul ruolo, il (possibile) futuro capo e i futuri colleghi.

È nell’interesse di entrambi (tuo e dell’azienda) avere il tempo necessario di chiarire tutti gli aspetti.

Se il processo di intervista ti sembrasse affrettato, l’azienda disorganizzata,
sopraffatta o senza documentazione di formazione potrebbero essere tutti segnali di avvertimento.

Offerta di lavoro: vogliono “chiudere” nel giro di 24ore?

Proprio come tu non vuoi dare l’impressione di essere con l’acqua-alla-gola,
nemmeno l’azienda dovrebbe mostrare di esserlo.

Un processo di selezione rapido (accompagnata da un’offerta salariale più alta del previsto) può essere sintomatico di un’organizzazione con poca pianificazione, con problemi a reperire personale valido e professionale per motivi (che non conosci) che non la rendono attrattiva.

Chiediti il perché!

È lusinghiero essere chiamati per un colloquio,
ma procedi con cautela quanto ti sembra che l’azienda abbia l’acqua-alla-gola.

Prima di accettare il nuovo lavoro,
chiedi in anticipo manuali aziendali e programmi di formazione.


SEI INDECISO SE FIRMARE? > CONFRONTATI CON IL COACH

Hai capito che in azienda i dipendenti sono tutti “nuovi”?

A meno che l’azienda non sia una start up o non stia investendo in un nuovo dipartimento,
questo potrebbe essere un segnale di un elevato turnover dei dipendenti.

  • Come mai tutto questo turnover?
  • C’è una cultura del lavoro tossica?

Ti viene chiesto di svolgere un compito importante (aggratis)?

Può capitare che un’azienda voglia mettere alla prova le tue capacità assegnandoti un compito da svolgere.

Se ti accorgi che ti viene chiesto di fare (a titolo gratuito) un lavoro che richiede tempo, energia,
allora ci potrebbe essere qualcosa che non funziona.

Se ti viene chiesto di svolgere incarichi di lavoro, prima di accettare,
assicurati di porre domande dettagliate su durata, investimento di tempo, ecc.

Il processo di selezione è poco chiaro?

  • Le HR dell’azienda sono oberate di lavoro e non riescono a programmare i colloqui?
  • I selezionatori usano parole troppo generiche e un gergo pomposamente “troppo” aziendale?
  • Hai capito che non sanno bene che tipo di figura stanno cercando?
  • Sembra che abbiano qualcosa da nascondere?

Tutto è (o meglio sembra) fantastico ma al-netto non ti stanno dicendo proprio nulla.



Le fasi successive di selezione sono troppe vaghe?

Se non è chiaro come proseguire … forse l’azienda non sa davvero cosa stanno cercando,
addirittura non hanno (nemmeno) bisogno di assumere.

Alcune volte, le aziende non hanno bene in chiaro la direzione,
stanno semplicemente esplorando una possibilità di assunzione (valutare l’espansione in nuove aree/zone)

Se devi valutare un’offerta di lavoro, non sentirti sfacciato e invadente a porre tante domande specifiche al tuo potenziale datore di lavoro.

Ti senti intrappolato nell’indecisione? È il momento di chiederti cosa vuoi davvero. Con il coaching, puoi fare chiarezza e riprendere il controllo della tua carriera.

Continua a leggere anche la parte 4 > Perché è aperta questa posizione?

Accettare un’offerta di lavoro: è l’azienda giusta per te? – parte 2

accettare un'offerta di lavoro:

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 2

È davvero l’azienda giusta per te?

Una cultura aziendale tossica può logorarti nel tempo, esaurendo le tue energie e minando la tua autostima professionale.

Prima di accettare un’offerta di lavoro che sembra perfetta sulla carta, è importante analizzare attentamente la cultura aziendale.

1. Comprendi la cultura aziendale

La cultura aziendale è la somma di atteggiamenti, valori e pratiche che definiscono un’organizzazione. Spesso, è rappresentata nei contenuti del sito web aziendale.

Per iniziare:

  • Esamina le sezioni “Chi siamo”, “About” o “Mission”.
  • Cerca informazioni su dipendenti, clienti, partner e successi recenti.
  • Verifica i dettagli sull’organizzazione: numero di dipendenti, sedi operative, prodotti lanciati e strategie.

Poniti alcune domande:

  • Quale immagine trasmette l’azienda?
  • Qual è il tono del loro linguaggio: informale, tecnico, pomposo?
  • L’azienda enfatizza etica, diversità, inclusione e meritocrazia?


Cambiare lavoro è una scelta importante — e va preparata bene.

Questo percorso di coaching ti guida a chiarire cosa vuoi davvero e come muoverti in modo realistico e strategico.

Scopri “Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi”.

2. Fai domande dirette durante il colloquio

Il colloquio non è solo per il selezionatore: è anche il tuo momento per capire se l’azienda è davvero adatta a te. Non temere di fare domande mirate su:

  • Storia aziendale e posizionamento sul mercato.
  • Tipo di attività e responsabilità del tuo ruolo.
  • Valori e priorità aziendali.

Chiediti anche:

  • I valori aziendali corrispondono ai tuoi?
  • I dipendenti sembrano motivati e coinvolti?
  • Come sei stato trattato durante il processo di selezione?

3. Osserva l’ambiente aziendale sui social

I social media, soprattutto LinkedIn, sono strumenti preziosi per ottenere informazioni sui dipendenti e sulla cultura aziendale. Ecco cosa cercare:

  • Chi sono i dipendenti attuali? Che tipo di persone sono e da quanto tempo lavorano lì?
  • C’è un alto turnover? Potrebbe indicare problemi interni.
  • L’azienda celebra successi e fa team building?



4. Valuta la stabilità dell’azienda

Un sito web ben fatto o un’immagine curata non garantiscono la stabilità di un’azienda. Prima di accettare, verifica questi aspetti:

  • I prodotti o i servizi offerti sono competitivi?
  • Qual è il posizionamento dell’azienda sul Mercato?
  • L’azienda opera in un settore consolidato o sta entrando in un mercato emergente?

Se si tratta di una startup o di un’azienda in un mercato nuovo, considera i rischi. Queste realtà possono offrire visibilità e stimoli, ma comportano anche minori garanzie di stabilità.

Chiediti:

  • Quanto è solido il tuo “cuscinetto di sicurezza” finanziaria?
  • Il ruolo offerto è centrale per l’azienda o potrebbe essere marginalizzato?

Il coaching come supporto per una scelta consapevole

Accettare un’offerta di lavoro è una decisione che può influenzare la tua carriera e la tua vita personale. Non lasciare che la fretta o l’entusiasmo iniziale ti portino a sottovalutare i segnali di allarme.

Prenota il breve percorso di coaching per ricevere supporto personalizzato nella valutazione della tua prossima mossa professionale.

Con il giusto approccio, puoi prendere una decisione ponderata e costruire una carriera in linea con i tuoi obiettivi.

Continua a leggere la parte 3 > come è stato il colloquio?

Accettare un’offerta di lavoro? La difficoltà di una scelta – parte 1

accettare un'offerta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 1
Hai lasciato un’ottima impressione durante il colloquio.
Nel giro di 24 ore, hai ricevuto l’offerta e il contratto è già pronto da firmare.

Wow! Uhm… O forse no.
Troppo bello? Perché tutta questa fretta?

Oppure, ti arriva una telefonata inaspettata: un’ex collega che lavora per la concorrenza ti informa di una nuova posizione, perfetta per te. Ti vogliono subito.

Ma c’è un problema: sei nella tua nuova azienda da meno di sei mesi.

La proposta è allettante: stipendio maggiorato, nuove sfide… ma lasciare un’azienda dove ti trovi bene è una decisione complicata.

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Se ti riconosci in questo scenario, sappi che non sei solo.

Cambiare lavoro può sembrare semplice sulla carta, ma nella realtà è una decisione che può influire significativamente sulla tua carriera e sulla tua vita personale.

Come fare la scelta giusta?

Ecco una guida per aiutarti a valutare con consapevolezza e chiarezza i pro e i contro di un’offerta di lavoro.

1. Prendi tempo per riflettere

La prima cosa da fare è resistere alla tentazione di dare risposte affrettate.
Anche se l’offerta sembra fantastica, prenditi il tempo necessario per valutarla con attenzione.

Quando qualcuno ti cerca e ti fa un’offerta, è normale sentirsi gratificati. L’autostima sale, e l’entusiasmo può prendere il sopravvento.

Ma è importante non farsi guidare solo dalle emozioni.

2. Analizza i dettagli del nuovo lavoro

Durante il colloquio, mostrati autentico e, al tempo stesso, assicurati di ottenere tutte le informazioni necessarie:

  • Quali saranno le tue responsabilità specifiche?
  • Le competenze richieste corrispondono alle tue?
  • Quali sono gli orari e le modalità di lavoro? Smart working è possibile?
  • Dove si trova la sede di lavoro?

Chiedi chiarimenti, fai domande e non temere di approfondire i dettagli che ti interessano. Più informazioni hai, più sarai in grado di prendere una decisione consapevole.

3. Valuta la tua situazione attuale

Se hai già un lavoro, chiediti:

  • Quanto ti soddisfa il tuo ruolo attuale?
  • Tra un anno, il nuovo impiego sarà ancora migliore di quello attuale?

Non sottovalutare la stabilità e i vantaggi del tuo attuale lavoro solo per l’entusiasmo di una nuova opportunità.



4. Non farti prendere dalla fretta

Come dimostra la storia di Manuela (una mia cliente), agire d’impulso può portarti a pentirti della tua decisione.

Manuela era convinta di essere stata assunta per occuparsi di social marketing. Invece, si è ritrovata a dover contattare persone a freddo per promuovere un servizio in cui non credeva.

In breve tempo, la gioia di un “nuovo lavoro wow” si è trasformata nella frustrazione di un “nuovo lavoro flop.”

Il problema? Manuela aveva preso una decisione affrettata, senza analizzare a fondo il ruolo e senza verificare se fosse davvero in linea con le sue aspettative e competenze.

Evita questo errore: prima di accettare, rifletti con calma e chiediti se l’offerta rispecchia davvero ciò che desideri.

5. Se sei disoccupato, valuta con attenzione

Essere senza lavoro può portarti a sentirti con le spalle al muro, ma non significa che tu debba accettare qualsiasi offerta senza pensarci.

Assicurati che l’azienda sia solida e che il ruolo proposto abbia prospettive di crescita.

Un salto nel vuoto potrebbe complicarti ulteriormente la vita, facendoti affrontare nuovi problemi, come ritardi nello stipendio o instabilità finanziaria dell’azienda.

Prenditi cura della tua carriera

Cambiare lavoro è una decisione importante che richiede tempo, riflessione e, spesso, il supporto giusto.

Vuoi confrontarti con un esperto per chiarire dubbi e paure?
Il coaching può aiutarti a fare chiarezza, analizzare le tue priorità e prendere una decisione consapevole.

Scopri il percorso di coaching mirato “Nuova offerta di lavoro: accettare o restare?” per valutare con lucidità pro e contro e prendere una decisione davvero consapevole.

Continua a leggere > la parte 2: può essere l’azienda giusta per te?

15 motivi perché non piaci ai colleghi: 9 è colpa tua, 6 no

piacere ai colleghi

Foto di NoName_13 da Pixabay

“Non si può piacere a tutti”
non è solo una bella frase.

È una verità.

Tuttavia, quando il problema diventa una consuetudine
è necessario fermarsi
e fare una riflessione su sé stessi.

Non piacere ai colleghi,
non sentirsi accettati sul luogo di lavoro,
può influenzare profondamente la tua autostima.

Ci sono 15 motivi per cui potresti non piacere ai colleghi

Di questi, 9 dipendono (anche) da te:

dal tuo approccio,
dal tuo stile comunicativo,
dalle aspettative su cosa gli altri devono o non devono fare o dire.

Ecco i 9 motivi per cui non piaci ai colleghi

e la colpa è tutta tua!

1. Sei un menzognero seriale

A nessuno piacciono i bugiardi.
Anche se, sul lavoro, tutti mentiamo.

Sì. Come no!

Se dicessimo sempre quello che pensiamo davvero,
le relazioni professionali sarebbero spesso disastrose.

Le cosiddette bugie bianche
servono a evitare imbarazzi
e a non ferire inutilmente.

Ma se menti di continuo,
ti troverai presto isolato.

Giustamente.

2. Sei presuntuoso e arrogante (ed è difficile piacerti)

  • Vivi il lavoro come una giungla?
  • Pensi che “la miglior difesa sia l’attacco”?

Così, a ogni osservazione,
reagisci contrattaccando.

Ti imponi.
Usi sarcasmo e battute per svalutare gli altri.
Sei critico.
Sempre.

Attenzione:
non stai confondendo arroganza e prepotenza
con grinta e carattere?

Spesso l’aggressività
è solo un tentativo (vano)
di nascondere un profondo senso di inferiorità.

La vera sicurezza
si manifesta con calma,
misura,
presenza.

3. Sei sempre ipercritico

  • Hai standard altissimi?
  • Pretendi che tutti siano al tuo livello?
  • Devi sempre puntualizzare?
  • Usi sarcasmo o provocazioni?

Forse pensi che la critica
stimoli gli altri a migliorare.

In realtà,
logora le relazioni.

Genera tensione.
Spinge i colleghi a evitarti.

La polemica gratuita
va trasformata.

L’energia critica può diventare
costruttiva.

4. Ricerchi costantemente attenzioni

  • Giochi a fare la vittima?
  • Vuoi essere sempre al centro?
  • Metti in scena comportamenti teatrali?

Esageri storie, gesti, mimica.
Drammatizzi.
Usi toni seduttivi o provocatori.

Vuoi piacere ai colleghi.

Il problema?

Lo fai con persone
che non hanno alcun interesse
nelle tue vicende personali.

Risultato:
nonostante gli sforzi,
fatichi a creare
una vera vicinanza emotiva.

5. Empatia zero

  • Eviti di condividere emozioni?
  • Le vedi come segno di debolezza?

Così facendo
nascondi il tuo lato umano.

Non ti sintonizzi con gli altri.

Prova a condividere un po’ di più
(non dettagli intimi).
Esperienze.
Prospettive.

Gli altri seguiranno.

Senza trasformare l’ufficio
in una seduta terapeutica.

6. Non ti assumi mai responsabilità

  • “Non è colpa mia.”
  • “Io non c’ero.”
  • “Chiedete a Manuel.”

Ne hai sempre una pronta.

Possibile che sbaglino sempre gli altri?

Assumersi responsabilità
crea rispetto e fiducia.

E incoraggia gli altri a fare lo stesso.

7. Sei un ambizioso “tritatutto”

Sminuisci gli altri
per apparire migliore.
Manipoli.
Calcoli.

È un modo sicuro
per farti nemici.

C’è una grande differenza
tra vendere sé stessi
ed essere arroganti.

L’egoismo
non porta successo duraturo.
Solo relazioni povere.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

Con la nuova edizione 2025 del mio libro “Autorevolezza
e il volume complementare “Prima volta Leader
hai strumenti pratici per migliorare
impatto, carisma e leadership.

8. Parli sempre e solo di te

“So bene cosa provi… infatti
anche a me è successo…”

Parti con buone intenzioni.
Poi prendi la scena.

Viaggi.
Hobby.
Successi.
Sempre tu.

Alla lunga diventi prevedibile.
E vieni evitato.

9. Sei un lecchino

Complimenti strategici.
Accondiscendenza.

Mai un’opinione vera. Sincera.

Credi davvero
che bastino quattro salamelecchi
per manipolare gli altri?

6 motivi per cui non piaci ai colleghi

Ma stavolta non è colpa tua!

1. Fai da “specchio” agli altri

Spesso ricordi, in modo inconsapevole,
proprio quei tratti che l’altro non accetta di sé.

Vediamo negli altri atteggiamenti che ci infastidiscono
perché non li riconosciamo (o non li accettiamo) dentro di noi.

Così li proiettiamo all’esterno.

Risultato:
chi ti ha davanti
reagisce con fastidio o ostilità
senza sapere nemmeno perché.

Cosa puoi fare?
Molto poco.

Non puoi cambiare le dinamiche inconsce degli altri.

2. I tuoi successi suscitano invidia

Ogni successo — anche piccolo —
porta con sé approvazione e riconoscimento.

Ma anche invidia.

Quando possiedi carisma, talento, creatività
(o semplicemente una vita che funziona),
per qualcuno sei una minaccia.

L’invidia è universale.
È fatta di paura, insicurezza, confronto continuo.

3. Il tuo aspetto fisico “disturba”

Potresti non piacere ai colleghi
semplicemente perché sei di bell’aspetto.

La bellezza sul lavoro
è un’arma a doppio taglio.

Porta vantaggi,
ma anche pregiudizi e rivalità.

C’è chi ti vede come una minaccia.
Chi ti svaluta.
Chi ti giudica meno competente
solo per come appari.

Non dipende da te.
Dipende dalle insicurezze altrui.

4. Dici la verità (e hai il coraggio di farlo)

Sei trasparente.
Diretto.
Leale.

Ma la verità, sul lavoro,
non è sempre ben accolta.

Dire ciò che si pensa
può creare attriti,
risentimenti,
chiusure.

Non tutti sono pronti
a ricevere verità scomode.

E molti non amano
chi pensa in modo indipendente.

Perché non è facilmente manipolabile.

5. Sei vittima di pregiudizi

  • “Le donne sono nevrotiche”
  • “I giovani non hanno voglia di lavorare”
  • “I senior sono lenti”

Se qualcuno ha preconcetti su di te,
non è colpa tua.

I pregiudizi nascono da scorciatoie mentali:
età, genere, origine, aspetto, modo di vestire o parlare.

Limitano.
Impoveriscono il pensiero.
Ma sono difficili da scardinare.

Chi li usa
spesso non se ne rende nemmeno conto.

6. Sei bersaglio della frustrazione altrui

Alcune persone hanno bisogno di attenzione.

Pettegolezzi.
Malignità.
Commenti fuori luogo.

Scaricano la loro frustrazione
svalutando gli altri.

Anche qui,
puoi fare ben poco.

Se non mantenere una distanza sana
e condividere solo ciò che è necessario
per il lavoro quotidiano.

Non sempre, quindi, il problema sei tu.

Puoi migliorare comunicazione, atteggiamento e consapevolezza quanto vuoi …

ma se dall’altra parte trovi persone rigide, insicure o invidiose,
la tua responsabilità finisce lì.

La vera competenza sta nel riconoscerlo …

senza rinunciare a essere professionale, autentico e autorevole.

11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare

scarsa leadership

Foto di Pixabay

La scarsa leadership può distruggere il clima di lavoro.

Può provocare la fuga dei migliori collaboratori.

E quelli che restano?

Diventano ansiosi.
Demotivati.
Distaccati.

La fiducia si incrina. La tossicità si diffonde.
La produttività cala. Lentamente. Inesorabilmente.

Molti team leader non riescono a sviluppare il potenziale dei propri collaboratori.

Non perché manchino di volontà, ma perché non hanno mai sviluppato davvero le competenze di leadership.

La leadership non è uno status

È un’azione.
Quotidiana.
Consapevole.

È ciò che costruisce — o distrugge — un team.

Vediamo 11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare.

1. Risposte secche, senza spiegazioni

“Sì.”
“No.”

Senza contesto. Senza motivazione.

Questo approccio, nel tempo, crea frustrazione e distanza.
Le persone non vogliono solo eseguire. Vogliono capire.

Condividere il-perché delle decisioni costruisce fiducia.

Il silenzio la distrugge.

2. Confondere arroganza con sicurezza

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza“, l’arroganza non è sicurezza.
È spesso il suo contrario.

Il leader arrogante ostenta.
Ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

Il leader sicuro, invece, non ne ha bisogno.
La sua presenza parla per lui.

Chiediti:

sto cercando rispetto…
o approvazione?

3. Essere inflessibile

Il contesto cambia.
Le persone cambiano.
Il mercato cambia.

Un leader rigido resta fermo.
E un leader fermo, prima o poi, diventa un ostacolo.

Essere risoluti è una forza.
Essere inflessibili è una debolezza.

Una leadership rigorosa può portare a un ostinato rifiuto di tutti i nuovi concetti o processi,
una rigida aderenza alle tempistiche,
un’organizzazione non produttiva.

La flessibilità mentale è una competenza chiave della leadership moderna.

4. Essere troppo sensibile con i collaboratori

Alcuni team leader hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.

Sono in soggezione (o al contrario boicottano) il collaboratore competente e preparato.
Sono insicuri e dovrebbero lavorare sulla loro scarsa leadership!

Alcuni leader evitano feedback difficili per paura di perdere consenso.
E così facendo, perdono autorevolezza.

Non guidano. Compensano.

Il risultato?
Problemi ignorati.
Frustrazione crescente.
Perdita di credibilità.

Il tuo ruolo non è essere amato.
È essere rispettato.

5. Non ascoltare davvero

Molti leader parlano.
Pochi ascoltano davvero.

L’ascolto attivo è ciò che ti permette di capire il tuo team.
Di anticipare i problemi. Di costruire fiducia.

Quando una persona si sente ascoltata, si sente valorizzata.

Inoltre, i leader che ascoltano in modo efficace hanno il “polso” dei dipendenti,

Vuoi rafforzare la tua presenza e la tua credibilità come leader?

Scopri il percorso mirato:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive

6. Nascondersi dietro regole e procedure

Le regole servono a supportare il lavoro.
Non a sostituire la leadership.

Quando un leader usa solo procedure, spesso sta evitando di assumersi responsabilità.

Le persone non seguono le procedure.
Seguono le persone.

L’amore ossessivo per la procedura (spesso) maschera un’incapacità,
che può diventare letale.

Una tendenza che porta a perdersi in lungaggini concettuali, complesse teorie e procedure prolisse anziché “calarsi” su priorità vitali sono in spasmodica (e pericolosa) attesa.

7. Concentrarsi solo sui risultati

La scarsa leadership è concentrata solo sul successo personale.

I risultati sono importanti.
Ma sono le persone che li rendono possibili.

Un leader che vede solo numeri perde il team.

Basta poco per fare la differenza:
ascoltare,
riconoscere,
essere presenti.

La leadership è anche relazione.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta un pizzico di disponibilità in più.

8. Mancanza di fiducia in sé stessi

Il team percepisce immediatamente l’insicurezza.

Il team leader che non ha fiducia in sé stesso crea frustrazione (poiché è indeciso),
oppure fornisce feedback di scarso valore (dice solo cosa-non-va).

Un leader indeciso crea confusione.
Un leader sicuro crea direzione.

Le persone cercano stabilità.
Cercano qualcuno che sappia dove andare.

La scarsa leadership porterà perdita di informazioni strategiche, scadenze non rispettate,
efficienza mancata e conseguenze rovinose.

9. Essere troppo distante dal team

Delegare è corretto.
Disinteressarsi, no.

Quando perdi il contatto con la realtà quotidiana del team, perdi la tua efficacia.

Alcuni leader per evitare l’etichetta (non lusinghiera) di micro-manager,
cercano di coinvolgere meno i propri dipendenti.

Elargendo a “piene mani” fiducia e libertà (che detto-fra-noi è una bella cosa!).

L’intento è nobile, ma quando “indietreggiano” troppo, il risultato è inefficace perché perdono la prospettiva sul lavoro. Diventano improduttivi nella gestione del team.

La leadership richiede presenza.
Non controllo.
Presenza.

10. Valutare le persone solo dalle ore lavorate

Non conta quanto tempo lavori.
Conta il valore che produci.

I leader immaturi premiano la presenza.

Diversi team leader sono impressionati solo da chi-lavora-tanto,
dai grandi-lavoratori, i “drogati” degli straordinari.

Ma non è detto!

I grandi-lavoratori possono impiegare il doppio del tempo per svolgere il lavoro.
Hanno perso ogni prospettiva di un sano bilanciamento lavoro-privato.

I leader efficaci premiano l’impatto.

Il vero obiettivo è il risultato. Non la fatica visibile.

11. Cambiare comportamento davanti ai superiori

Un leader debole cambia atteggiamento davanti al potere.

Si comportano come bambini quando è presente l’autorità (titolare, CEO ecc.).

Diventa compiacente.
Insicuro.
Sottomesso.

Un leader autorevole resta coerente.
Con tutti.

Ma soprattutto per se stesso.

Il tuo valore non dipende da quello che pensano gli altri,
dall’approvazione che riceverai da chi occupa una posizione gerarchicamente superiore.

La scarsa leadership ha un costo enorme

Distrugge la fiducia.
Riduce la motivazione.
Allontana i talenti migliori.

Al contrario, una leadership consapevole crea un ambiente in cui le persone crescono, contribuiscono e danno il meglio.

Ricorda

Le persone non lasciano le aziende.
Lasciano i leader.

E la buona notizia è questa:
la leadership si può imparare.

Lasciare attuale lavoro? I dubbi di Manuel – parte 2

lasciare il lavoro

LEGGI ANCHE > la parte 1

Lasciare il lavoro? Non ci sarà mai un momento perfetto

Vedi Manuel, a volte è solo sfortuna, troppa concorrenza, crisi del settore, altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità, di pensieri negativi e credenze depotenzianti che compromettono (pesantemente) la ricerca impiego.

Se sei focalizzato sul negativo, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola nel tuo attuale lavoro.

Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non ti piace!
Se insisti, alla fine ce la fai.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili.
Evita di speculare (quando pensi di lasciare il lavoro) su cose che non puoi assolutamente prevedere.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento

Manuel, quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?
Hai mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada va in salita?

  • Sei disposto a non cedere alle difficoltà?
  • Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
  • Dove trovare la forza per andare avanti?
  • Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Purtroppo, la maggior parte delle persone si arrende al primo ostacolo o difficoltà,
gettando sogni e obiettivi.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

Ti permette di andare oltre i “No grazie” e “Le faremo sapere” che troverai (di sicuro) sulla tua strada di ricerca di un nuovo lavoro.

Lasciare il lavoro: la perseveranza ti porterà al successo

Non puoi raggiungere il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare.

Proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave è COME affronti la situazione

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale sarà di poco valore (perché una volta esaurito si spegne).

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Vedi Manuel … sei bravo e competente ma il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.

Perseveranza.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.

Riprova.

E Manuel?

Dopo il colloquio conoscitivo, in cui mi ha illustrato i suoi obiettivi e i suoi desideri, ma anche le sue paure e i suoi dubbi.

Ha capito che non era ancora pronto a cominciare il percorso di coaching.
Ha passato alcuni mesi nel dubbio e nelle riflessioni per capire quando fosse il momento giusto per cominciare.

A un certo punto (stufo della situazione di stallo) si è deciso e mi ha contattato per dare inizio al percorso.

In questo periodo il percorso di coaching è stato focalizzato sul mantenimento della direzione.
Non perdersi nella giungla dei dubbi e delle difficoltà.

In realtà Manuel era spaventato dall’idea di lasciare la ditta in cui è cresciuto professionalmente

Li sembrava di lasciare il “nido” che lo aveva accudito e custodito.

Anche se il contesto attuale era completamente diverso e adesso Manuel doveva affrontare l’uscita dalla zona di confort.

In effetti, la ricerca del lavoro è stata la parte più “facile” del processo.

Manuel ha un solido background di studi e di esperienza (anche con una sola esperienza alle spalle) ed ero sicuro che avrebbe avuto “successo”.

Tuttavia, l’idea del cambiamento lo eccitava e attraeva tanto quanto lo spaventava.

Dopo aver un sistemato creato in dossier di candidatura (curriculum vitae e la lettera di presentazione) ci siamo focalizzati sul settore dove incominciare la sua ricerca di lavoro.

Manuel ha effettuato diversi colloqui di lavoro che non sono andati a buon fine ma poi dopo circa tre mesi è stato assunto da una ditta concorrente alla sua (sempre dell’hinterland milanese).

Per superare la paralisi dell’analisi di lasciare il lavoro …

Potrebbe essere efficace confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

Il coach ti può far riflettere in maniera diversa da quella abituale, affrontando la questione da un’ottica differente.

A volte è sufficiente un semplice input, per uscire dallo stallo in cui ti sei arenato, per trovare la strada, e poter proseguire da solo.

Guarda il coaching per fare carriera.

Lasciare l’attuale posto di lavoro? I dubbi di Manuel – parte 1

lasciare l'attuale posto di lavoro

La notte non riesci a dormire al pensiero di lavorare il giorno dopo?
Non fai altro che guardare l’orologio e aspettare il venerdì?
Il tuo lavoro attuale non c’entra niente con le tue abilità acquisite (studi e specializzazione)?

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Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Stai pensando di lasciare l’attuale posto di lavoro?

L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli,
non ti senti sufficientemente apprezzato economicamente (e non solo),
il capo ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili),
le possibilità di crescita sono zero e soprattutto …

non vuoi passare tutta la vita al palo!

Come nel caso di Manuel (un mio cliente 34enne che lavora nel settore IT di un’azienda lombarda da oltre 6 anni) che mi spiegava quanto si sentisse sempre meno riconosciuto all’interno del suo contesto di lavoro.

Manuel sta vivendo una sorta di abbattimento generale,
gli diventa difficile sforzarsi di agire o anche (solo) pensare di dover reagire.

Tende a non riconoscersi più nel suo ambito aziendale,
anche il senso di appartenenza sta venendo a mancare.

Sta scivolando in un atteggiamento apatico che gli impedisce di cogliere le opportunità e utilizzare le risorse che ha a disposizione.

 
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Manuel sente un senso di fallimento e di sconforto diffuso

Manuel inizia a vagliare alcune ipotesi, un lavoro diverso, lo stesso lavoro ma in un altro dipartimento o in un ambiente diverso, oppure quel sogno finito nel cassetto….

Il tempo passa senza che nulla cambi, Manuel si sente come una pentola a pressione che sta per esplodere, sente rabbia e se la prende con sé stesso.

La rabbia d’altro canto (se ben indirizzata) può dare l’energia necessaria per “aprire quella porta” e uscire allo scoperto!

Forse è il tempo di lasciare l’attuale posto di lavoro

Cosa ne dici Manuel?

E poi non sei l’unico, le ultime statistiche dicono che milioni di persone stanno pensando di lasciare il loro attuale posto di lavoro e centinaia di migliaia lo hanno già fatto negli ultimi mesi.

Tuttavia, lasciare un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa di questi tempi prendersi un rischio.

Significa affrontare un cambiamento.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Il cambiamento può spaventare

Allora Manuel … che fare?
Non fare nulla e mantenersi (il mal di stomaco) e l’attuale lavoro?

O anche … mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile”. Ricercando (e consapevolizzando) alcuni aspetti positivi che possono aiutarti a “mandare giù la pillola”.

Oppure …
creare un CV accattivante e lasciare il lavoro non appena ne trovi uno (non è detto che sia migliore).

Infine,
(in modo più radicale) creare un CV accattivante e lasciare il lavoro, anche senza un nuovo lavoro.
Quel che accade… accade!

Se in ogni possibilità non riesci a ridurre l’incertezza che senti, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente.

Restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

Quando lasciare l’attuale posto di lavoro?

Difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico, ma sarà molto più facile che ti ritroverai a prendere (in modo naturale) nuove decisioni. Decidere nuove azioni.

In effetti, la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la direzione del tuo “nuovo” viaggio.

 


 

Il dubbio la fa da padrona

Manuel, hai paura di prendere la decisione sbagliata?
Capisco! Chi non avrebbe paura di farlo!

Tuttavia, evita ogni volta che pensi alla tua carriera ti farti assalire da dubbi tipo: “Bello! … Ma … Però …Forse… E se … Non posso…”?

Sei troppo concentrato su risultati incerti e catastrofici!

Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che … hai ragione!

In effetti è difficile …

Ma scusa, cosa ti aspettavi? Il tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi davanti ad un locale (stile invitato VIP)?

Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!
Qualcuno ti direbbe che sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).

Detto questo … per favore, non discutiamo più di quanto potrebbe essere dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!
Parlarne di continuo ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Evita di impantanarti nei dettagli

Sai come Manuel disperdeva energia preziosa?

Studiava … ricercava … indagava… investigava … e proprio quando aveva la sensazione di avere la soluzione, decideva che non era abbastanza.

Voleva essere ancora più sicuro … e riprendeva la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca di lavoro infinita è un segnale evidente che stai pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.

Se i sentimenti di incertezza ti spingono a pensare troppo,
impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

È una forma di procrastinazione

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato,
potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo.

In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente. Inutilmente.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Non continuare a usare il condizionale

“Farei” o “Vorrei” non ti faranno partire mai.
Non parlare di ciò che farai. Un giorno.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome del “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è oggi.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta,
nessuno si sente mai pronto al 100%.

Lasciare l’attuale posto di lavoro: nessuna scelta potrebbe essere quella ideale

La mente di Manuel giocava costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventando chiassosa.
Così è difficile decidere in modo sensato.

Le alternative possono diventare contorte e confuse, causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni, probabilmente è il momento di prendere una decisione.

Impegnati a ricercare 2-3 opzioni, una volta trovate è il momento di agire, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni. Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!

Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Cosa dire i primi giorni di lavoro per fare colpo sui nuovi colleghi

i primi giorni di lavoro
I primi giorni di lavoro.
(quello che non è scritto nel contratto ma conta moltissimo).

Nei primi giorni di lavoro c’è quasi sempre un divario
tra ciò che dovresti fare
e ciò che accade davvero.

Non dovresti trascurare alcun compito formale,
ma esistono aspettative implicite
che i colleghi danno per scontate.

Meglio intercettarle subito.

Sii disponibile (davvero)

All’inizio, le persone contano più delle attività.

Frasi semplici, potenti:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Posso aiutarti in qualche modo?”
  • “Vuoi una mano con questo?”

Aiutare è un ottimo modo per:

  • costruire relazioni
  • capire come funzionano davvero le cose
  • dare una prima impressione solida

Anche su progetti fuori dal tuo to-do.

Non puoi sapere se il tuo aiuto sarà apprezzato
o visto come un’imprudente intrusione,

ma se lo fai con rispetto, prudenza e senza prevaricazioni,
dimostri il tuo interesse della squadra.

Non rifiutare l’invito a pranzo

Se ti invitano: vai.

  • “Sì, volentieri. A che ora?”

È un segnale chiaro:
sono parte del team.

Se sei impegnato, rifiuta con eleganza
e proponi un’alternativa.

E se nessuno ti invita?
Succede.

Non c’è confidenza, familiarità,
ognuno resta sulle sue.

Non farne un dramma.
Respira.
Chiedi tu di sederti con qualcuno.

Fare il primo passo comunica sicurezza, apertura, maturità.

Mostra la tua personalità (restando professionale)

Non serve raccontare la tua vita.
Basta qualche aggancio.

Argomenti sicuri:

  • animali domestici
  • eventi (meglio se neutri)
  • hobby
  • città di provenienza o trasferimento

Piccoli dettagli creano connessione.

Non parlare male della vecchia azienda (mai)

Frasi da evitare:

  • “Nel mio vecchio lavoro era tutto un disastro”
  • “Il mio ex capo era incapace”

Non ti valorizzano.
Ti squalificano.

Concentrati sull’entusiasmo per il nuovo inizio.
Il passato… resta passato.

Non criticare la nuova azienda (almeno all’inizio)

Processi lenti?
Strumenti migliorabili?

Probabile.

Ma i primi giorni non sono il momento di criticare.

Chiedi ciò che ti serve con educazione.
Osserva.
Annota.

Capirai quando/come proporre miglioramenti.

Prepara una presentazione di te (sì, davvero)

Ti presenterai molte volte.

Meglio essere pronto!

Elementi chiave:

  • nome
  • ambito
  • Il tuo ruolo attuale: cosa fai e di cosa ti occupi davvero, per orientare chi ti ascolta.
  • Il tuo percorso precedente: da dove vieni, per creare connessioni e punti in comune.
  • Un dettaglio personale: un fatto o un cambiamento che aiuti gli altri a ricordarti.

Esempio:

“Ciao, sono Michele.
Sono entrato da poco nel team marketing.

Mi occupo principalmente di (ambito/attività chiave), lavorando su (breve focus concreto).

Arrivo da Milano, dove ho maturato la mia esperienza precedente,
e mi sono trasferito a Lugano per questa opportunità.

Sono contento di essere qui e di collaborare con voi.”

Presentazioni di gruppo

Se ti presentano a un team:

  • parla chiaro
  • sorridi
  • sii breve
  • guarda le persone

Chiudi con una frase positiva:

  • “Non vedo l’ora di lavorare con voi”
  • “Sono felice di iniziare questo progetto”

E prova a ricordare i nomi.
Farà la differenza.

Fai domande – parla poco – ascolta tanto

I primi giorni servono a capire:

  • i flussi
  • le regole non scritte
  • le persone

Quindi:

  • fai domande
  • ascolta
  • prendi appunti

E non interrompere chi è concentrato o in chiamata.

Un gesto, un sorriso, “a dopo”.

Metti il cellulare in silenzioso

(soprattutto) Nei primi giorni:
presenza totale!

Non serve aggiungere altro.

Non lamentarti

Anche se vedi inefficienze.

Un cliente appena-assunto mi raccontò di aver criticato (con ironia)
un software aziendale…
parlandone proprio con chi ne aveva sponsorizzato l’acquisto.

Errore classico.
Costoso.

Avrai tempo per proporre miglioramenti.
Non subito.

Chiedi consigli

Le persone amano sentirsi competenti.

  • “Hai qualche suggerimento per chi ha appena iniziato?”
  • “Posso chiederti un parere?”

Chiedere consigli:

  • costruisce relazioni
  • accelera l’apprendimento
  • ti fa apparire intelligente, non debole

Non spettegolare

  • “Ho sentito che il mio capo esce con la figlia del direttore finanziario. È vero?”
  • “Chi è la biondona alla reception?”

Evita:

  • gossip
  • battute sul capo
  • commenti sui colleghi

Non ti renderanno “uno del gruppo”.
Piuttosto inaffidabile.

SUGGERIMENTO

Se qualcuno prova a coinvolgerti nel gossip:
sorridi, ascolta,
non alimentare.

Capiranno.

Non fare il saputello

Questa è una buona regola da ricordare,
non solo i tuoi primi giorni di lavoro.

Il tuo primo istinto potrebbe essere di mostrare (in tutti i modi)
quanto sei brillante e capace.

Sei già stato assunto.
Non devi dimostrare nulla.

Resisti alla tentazione di impressionare a ogni costo.

Osserva.
Capisci.
Mostra rispetto.

L’umiltà nei primi giorni
vale più di qualsiasi brillantezza esibita.

SUGGERIMENTO
leggi il post con la storia di Edoardo (arrivato nel nuovo lavoro con tanta sicurezza ma poi ..)

Goditi il momento

Hai ottenuto questo lavoro.
Quindi, non dimenticare di … essere felice!

Sorridi.
Presentati.
Mostra gratitudine.

Le persone lo percepiscono.


Vuoi migliorare il tuo modo di comunicare sin da subito?

La NUOVA edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza” offre strumenti immediati e concreti.

Se sei all’inizio, “Prima volta Leader” ti accompagna con chiarezza nei primi passi.

Esprimi il piacere di far parte del team

Se sei felice di esserci, dillo.

Ricorda però:
per qualcuno il tuo arrivo
potrebbe sembrare una minaccia.

Per questo:

  • osserva
  • adattati
  • non forzare

In conclusione

I primi giorni non servono solo a brillare.
Servono a capire.

Il tuo approccio iniziale
influenzerà profondamente
il tuo successo (o fallimento) in azienda.

Non cercare di essere perfetto.
Cerca di essere lucido, presente, rispettoso.

L’autorevolezza non si impone il primo giorno.

Si costruisce, un gesto alla volta.

Cosa dire quando qualcuno ti interrompe in un meeting

qualcuno ti interrompe
Immagina di essere nel pieno di un meeting.

È il tuo turno di parlare.
Hai un’idea brillante e non vedi l’ora di condividerla.

Appena inizi, però, qualcuno ti interrompe.
Devia la conversazione.
Il focus salta.

Un attimo di sorpresa.
Un altro per raccogliere i pensieri.
Poi provi a riprendere il filo.

Non sai cosa pesa di più:
tollerare l’interruzione
o affrontarla.

Spesso chi interrompe non se ne rende conto

Non si scusa.
Non ti restituisce la parola.

E prima che tu possa reagire, tra esitazioni e nuove intrusioni…
il meeting è finito!

Succede.
Più spesso di quanto pensi.

Se a interromperti è il capo, il CEO o il titolare,
(per quanto poco gradevole) l’episodio viene spesso tollerato.

Ma se l’interruzione è continua …

e arriva da un tuo pari grado o da un collaboratore,
l’impatto sulla tua leadership è reale.

Anche se dice più sull’altra persona che su di te,
essere interrotti fa sentire sminuiti.
Poco rispettati
.

Perché le persone interrompono

Quando qualcuno ti tronca, chiediti prima perché lo sta facendo.

Ecco i motivi più comuni:

  • Dimenticanza

Temono di perdere il loro pensiero e intervengono subito.

  • Entusiasmo

Sono coinvolti e vogliono partecipare.

  • Visibilità

Competono per riconoscimento e spazio.

  • Maleducazione

Dominano la conversazione e mostrano “chi conta”.

  • Inconsapevolezza

Sono nel loro loop mentale e non se ne accorgono.

  • Arroganza

Pensano che il ruolo o l’anzianità giustifichi l’interruzione
(ma non vogliono essere interrotti a loro volta).

La buona notizia?

Puoi gestire le interruzioni senza perdere credibilità.

Gestire un’interruzione rafforza la tua leadership

Essere interrotti crea disagio.
È normale.

Perdi il filo.
Ti senti esposto.
Hai voglia di lasciar perdere.

Invece:
fai un respiro.
ricentra il messaggio.
continua a parlare con calma e sicurezza.

Questo comunica una cosa chiara:
non hai finito.

Se l’interruzione continua, rispondi prima di arrivare al punto di ebollizione.
Non serve agitarsi.

Serve lucidità.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.
Se lo chiedi, spesso è già perso.

Il rispetto non deriva dal titolo.
Si conquista nel modo in cui comunichi.

Minacciare (“Lo dico al capo!”) ti rende lamentoso.
Come un bambino che chiama la maestra.

Evita.

Sii conciso

Più sei dispersivo,
più aumenti la probabilità di essere interrotto.

Un punto alla volta.
Poi spazio agli altri.

Se hai più punti, numerali:

  • “Ho due considerazioni. La prima è…”

Questo segnala chiaramente che non hai ancora finito.

Se il contenuto è denso, anticipa:

  • “Rispondo volentieri alle domande appena concludo.”


Anche nei meeting, la comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Con la nuova edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza

e il volume complementare “Prima volta Leader

hai due strumenti pratici per migliorare impatto, carisma e leadership.

Quando qualcuno ti interrompe: ascolta e rispondi con decisione

Stabilisci contatto visivo e usa frasi come:

  • “Ottimo punto, Annamaria. Aggiungo solo un altro aspetto…”
  • “Finisco il mio ragionamento, poi torno volentieri su questo.”
  • “Vorrei condividere alcuni dati prima di aprire il confronto.”

Non stai invalidando l’altro.

Stai tenendo il tuo spazio.

Poi, quando hai finito:

  • “Annamaria, volevi aggiungere qualcosa?”

Tornare al punto interrotto

Usa frasi semplici e neutrali:

  • “Tornando a quello che stavo dicendo…”
  • “Come spiegavo poco fa…”
  • “Riprendo da dove ero rimasto…”

Attenzione al tono:
deve restare calmo e amichevole.

Quando l’interruzione è segno di interesse

A volte chi interrompe…
sta semplicemente seguendo.

Mostra connessione:

  • “Esatto!”
  • “Sono d’accordo, infatti…”
  • “Ecco perché lo trovo rilevante.”

Ignorare queste interruzioni significa perdere un’occasione.

Per approfondire il tema della comunicazione autorevole,
ti consiglio il mio post → “Come dire, senza dirlo, “Il capo sono io!

Frasi utili per “mettere in attesa” l’interruzione

  • “Ne parliamo tra un attimo, fammi solo finire.”
  • “Ottimo spunto, ci torniamo subito.”
  • “Mi interessa molto, ma prima chiudo questo punto.”

Comunichi ascolto senza perdere il filo.

E se l’interruzione continua…

Usa frasi più dirette (solo se necessario):

  • “Non ho ancora finito.”
  • “Ti chiedo di lasciarmi concludere.”
  • “Preferisco completare il mio pensiero.”

Conta come lo dici:
sguardo neutro,
tono fermo,
non irritato.

Se serve, chiarisci dopo il meeting, in privato:

  • “Quando mi interrompi spesso, mi sento poco ascoltato.
    Mi aiuterebbe se mi lasciassi finire.”

Quando a interromperti è il capo

Aspetta la fine della riunione.
Poi chiedi un confronto uno-a-uno:

  • Ho notato che sei intervenuto durante il meeting…”
  • “C’è qualcosa che avrei potuto fare diversamente?”
  • “Come posso presentare meglio i miei punti la prossima volta?”

In conclusione

Le interruzioni parlano più di chi interrompe che di te.

Tempismo e consapevolezza fanno la differenza.

Saper gestire quando parlare — e quando non farlo —
rafforza la tua leadership.

Da ricordare

Non serve alzare la voce per farsi ascoltare.
Serve tenere il punto.

Con calma, presenza e autorevolezza.

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

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Come lasciare il segno in meeting e riunioni

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Come fare un’ottima ULTIMA impressione in 7 mosse

ultima impressioneFoto di Yan Krukau

In diversi miei post ho parlato dell’importanza della prima impressione in alcune situazioni sociali e professionali (colloquio di lavoro, meeting, presentazioni ecc.),

Come presentarsi nel migliore dei modi, partire con il piede giusto e stupire da subito i nostri interlocutori sia la via migliore per ottenere il successo.

Come professionisti e team leader ci concentriamo (comprensibilmente) sulla prima impressione,
tuttavia, alcuni studi dimostrano come le persone ricordino chiaramente l’inizio e la fine,
e quanto facciano fatica a fissarsi nella memoria la parte centrale dell’esposizione.

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Quindi …
non dovresti solo puntare a una buona PRIMA impressione, ma anche a un’ottima ULTIMA impressione (perché è la più “fresca” nella nostra memoria).

Iniziare bene è positivo, ma finire bene è (altrettanto) importante.

Cosa fai o dici per creare un’ultima buona impressione?

Innanzitutto, non lasciarla al caso.
Dovresti sapere cosa fare/cosa dire.

Tra la PRIMA e l’ULTIMA impressione possono verificarsi molte interazioni. Non le sto minimizzando (ci mancherebbe, i contenuti sono importanti) ma devono essere gestite bene.

L’ultima impressione dovrebbe essere quella che crea il “tuo marchio” finale e duraturo.
L’impressione che farà dire alle persone:

  • “Che persona affascinante!”
  • “Voglio fare di nuovo affari con lei/lui”.
  • “Vorrei che lavorasse nella nostra azienda”

Di seguito alcuni suggerimenti su come migliorare l’ULTIMA impressione. Sono abbastanza semplici sulla carta, tuttavia, spesso non siamo consapevoli delle nostre abitudini.

Piccoli cambiamenti possono fare una grande differenza!

 
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1. Tieni l’argomento più potente per ultimo

Fai come gli avvocati di grido, gli speaker e i politici internazionali,
che creano un’impressione finale molto potente e portano il pubblico ad applaudire,
magari persino una standing ovation.

Sono d’accordo con te, non è così semplice come potrebbe sembrare.

Devi davvero adottare un approccio strategico per lasciare quell’impressione duratura.

L’ultima impressione è il risultato del tuo aspetto, del tuo atteggiamento e della tua esposizione,
combinata con un sorriso genuino, una frase/risposta accattivante, una proposta seducente,
oppure un semplice “arrivederci” o “buona giornata” detto con sincerità.

 
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2. Stabilisci un “contatto”

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” nella fase finale dell’interazione, stabilisci un contatto,
guarda l’altra persona negli occhi e sorridi.

Il contatto fisico favorisce il “legame” con la persona,
anche una stretta di mano può rendere il rapporto più affabile e memorabile.

In un colloquio di lavoro o in una riunione con un cliente, stringi la mano all’altra persona mentre ti alzi dal tavolo o dalla scrivania, e poi di nuovo mentre ti allontani dalla porta (quindi due volte).

Una stretta di mano calda e sicura (assicurati che le tue mani non siano sudaticce).

3. Ringrazia

Quando hai terminato, per esempio il colloquio di lavoro, cerca il contatto visivo e sorridi.

Alzandoti dalla sedia, non stare lì in piedi titubante, imbarazzato,
ringrazia per il tempo che la persona ti ha dedicato “Grazie per l’opportunità. Lo apprezzo molto.”

Poniti di fronte rispetto la persona, piuttosto che ad angolo, darai l’impressione di un professionista aperto, diretto e caloroso.

Poi, quando stai uscendo dalla porta, puoi un’altra volta: “Grazie ancora per il colloquio” oppure semplicemente: “Grazie!”.

Sii amichevole ma fermo nei tuoi saluti.

 
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4. Sii brillante e breve

Che tu stia presentando una riunione o facendo una call di aggiornamento con il tuo capo,
centra il punto con un linguaggio semplice e soluzioni semplici.

Se usi un linguaggio semplice e porti soluzioni chiare e brillanti, sarai ricordato!

Attenzione però!
C’è una linea sottile tra l’essere assertivi e l’essere arroganti.

Le persone sono attratte dalla fiducia, quando ti comporti in modo troppo sicuro, sfacciato, sembra che tu stia compensando una celata insicurezza.

Può anche essere antipatico, specialmente quando incontri qualcuno per la prima volta.
 


 

5. Ascolta con attenzione

Ciò che rende piacevole una conversazione è l’ascolto.
Piuttosto di concentrarti su te stesso partecipa all’interazione presumendo che tu abbia qualcosa da imparare.
Ascolta, “semplicemente”.

Dai la tua totale attenzione e presta interesse ai tuoi gesti non verbali.

Non lasciarti distrarre dalle attività che ti aspettano (o dal tuo smartphone!).
Ascolta attentamente e fai domande, sii sinceramente interessato a ciò che l’altra persona ha da dire.

Non solo la farai sentire rispettata,
ma le lascerai un’ottima impressione di te.

6. Fai una domanda significativa

Poni una domanda ponderata che dimostri il tuo genuino interesse a saperne di più sulla persona, sull’azienda oppure sulla professione.

È l’opportunità di dimostrare che sei un professionista appassionato e curioso degli argomenti che hai discusso.

7. Invia un messaggio di follow-up/nota di ringraziamento

Inviare un messaggio di ringraziamento o un biglietto di ringraziamento,
è davvero un bel tocco per consolidare la tua immagine professionale.

In conclusione

Quando esci dalla stanza, assicurati di prendere tutti i tuoi effetti personali.

Non puoi puntare ad un’ottima impressione finale, se poi devi (timidamente) rientrare nella stanza scusandoti per aver dimenticato il cellulare, la penna, il cappotto ecc.

Credo che sia davvero importante nei tuoi incontri professionali essere consapevole dell’importanza di ricercare l’ultima impressione straordinaria (ovvero non-ordinario).

L’ultima impressione è ugualmente rilevante

Quello che dici/fai per ultimo può essere ricordato ancora più di quello che hai detto/fatto all’inizio

La PRIMA impressione dà il tono a ciò che ci aspetta, stabilisce le aspettative.
L’ULTIMA impressione è ciò che ci resta, probabilmente è ciò che ricorderemo di più.

Ma non otterrai uno senza l’altro.
Ci sarà un’ottima ULTIMA impressione solo dopo una PRIMA buona impressione.

Adesso, sai cosa devi fare!

15 frasi da non dire al colloquio di lavoro

frasi da non dire al colloquio

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Durante il colloquio di lavoro è sicuramente importante focalizzarsi su-cosa-dire.
Altrettanto fondamentale è sapere cosa-non-dire.

Ecco 15 frasi da non dire al colloquio di lavoro.

“Scusate il ritardo”

Eccessive giustificazioni ti mettono immediatamente in cattiva luce.

Non va bene neanche “Scusate l’anticipo.”

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L’intervistatore dovrà lasciare quello che sta facendo e occuparsi di te. Diventi un’ospite da “piazzare” da qualche parte prima del colloquio.

“Sono alla ricerca di un’occupazione meno stressante”

Dichiarare di essere interessato ad un’occupazione meno gravosa non ti farà apparire come una persona attiva.

Meglio focalizzarsi sulle opportunità di crescita professionale che la posizione offre.

“Vorrei avviare una mia attività il prima possibile”

Anche “Sto cercando un’occupazione temporanea” non funziona.

Un cliente mi spiegava che durante il colloquio di lavoro condivideva le sue ambizioni imprenditoriali per dare un’immagine di sé proattiva.

Uhm! Nessuna azienda vuole sentirsi la seconda scelta.

Se c’è il sospetto che tu sia interessato solo allo stipendio, fino a quando non sarai in grado di fare le tue scelte, probabilmente non otterrai il lavoro.

“Farei qualsiasi cosa pur di lavorare per la vostra azienda”

Anche se può sembrare accattivante proporsi per più ruoli, nessuna azienda vuole assumere un dipendente che tende a svalutare sé stesso e il proprio lavoro.

Il selezionatore è alla ricerca di persone appassionate del ruolo che stanno ricercando.
Indirizza la tua ricerca a un ruolo specifico.

 
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“Non ho mai avuto insuccessi nella mia carriera”

Questa affermazione denota arroganza e poco senso della realtà.

Nessuno è perfetto e, sicuramente, anche tu avrai commesso degli errori.

Subito insuccessi e battute d’arresto professionali.

Se ti viene chiesto, senza oscillare dall’esaltazione all’eccessiva umiltà, racconta le tue esperienze con capacità analitica e concretezza.

 
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Qualcosa di negativo sul precedente datore di lavoro

Tipo “Ho lasciato il lavoro precedente perché non andavo d’accordo con il mio capo”.

Non importa quanto sia stato mostruoso il tuo ultimo lavoro, non parlare male di un tuo ex datore di lavoro.

Anche se fosse vero, questa informazione non ti agevolerà e non ti aiuterà a fare una bella impressione.

Mantieni il tuo tono tra il neutro e il positivo, concentrandoti su ciò che hai imparato da questa esperienza e su ciò che speri di fare in futuro.

Così facendo puoi mostrare la tua capacità di rimanere professionale e positivo indipendentemente dalla situazione.

Con questo approccio, l’intervistatore avrà la certezza che non dirai nulla di negativo sull’azienda in futuro.

 
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“Non lo so”

Per quanto tu sia preparato potresti ricevere una domanda a cui non ti eri preparato, o che ti lascia perplesso.

Dire “Non lo so” raramente è l’approccio giusto.

Questa può essere una grande opportunità per dimostrare il tuo pensiero critico. Le tue capacità di problem solving.

Potresti chiedere ulteriori informazioni per mettere insieme una risposta accurata.
Oppure dire “Vorrei prendermi un minuto per pensarci.”

Discutere di benefit, ferie, pause, straordinari e stipendio

Evita di chiedere immediatamente informazioni su ferie e retribuzione, a meno che questi argomenti non vengano prima sollevati dall’intervistatore.

Sembri arrogante, poco attraente.

L’azienda vuole sapere (in primis) cosa puoi fare per loro.
Cosa puoi fare per migliorare i processi aziendali e far crescere le performance e l’organizzazione.

Se proprio vuoi, puoi menzionare questa conversazione verso la fine del colloquio in modo indiretto.

Tipo: “Non vedo l’ora di saperne di più sui benefit e sulla retribuzione durante la nostra prossima conversazione”.

 


 

“È sul mio curriculum”

Se il selezionatore ti domanda una cosa che potrebbe benissimo essere scritta sul tuo curriculum, dovresti sempre rispondere con parole tue e fornire maggiori dettagli.

È probabile che l’intervistatore ti stia chiedendo di un particolare lavoro o esperienza, vuole che tu dica di più (al di là di cosa hai scritto sul CV).

Sta semplicemente ricercando ulteriori informazioni e sta valutando le tue abilità comunicative.

Rispondi utilizzando esempi specifici che dimostrino come la tua qualifica, esperienza e abilità siano rilevanti per la posizione.

“Sto attraversando un momento difficile in questo momento.”

La maggioranza delle persone, probabilmente anche il tuo intervistatore, sarà comprensivo nei confronti di qualcuno che sta affrontando un momento difficile (salute, divorzio ecc.) della sua vita.

Ciò non toglie che, potrebbe anche chiedersi se la tua vita personale influenzerà sulle tue prestazioni sul lavoro.

Quindi, tieni i tuoi problemi nascosti.
Mantieni la conversazione del colloquio focalizzata sulla tua vita professionale.

“Non ho domande”

La maggior parte degli intervistatori, verso la fine del colloquio, chiederà se hai domande.

Una parte importante della preparazione di un colloquio è pensare a domande significative che mostreranno il tuo interesse per l’azienda o la posizione.

Non avere domande vuol dire non essere abbastanza interessato per saperne di più.

Poni domande.
Il tuo colloquio diventerà una conversazione piuttosto che un botta-e-risposta.

Chiedere informazioni scontate sull’azienda

Fai ricerche online sull’azienda.

Prendi contatto con un dipendente che lavora o ha lavorato in questa azienda.

Cerca di avere una chiara comprensione della mission e la vision dell’azienda, ciò ti consentirà di porre domande più dettagliate.

Non puoi presentarti a un colloquio senza sapere quasi nulla della posizione o dell’azienda.

“So di non avere molta esperienza”

Le tue (poche) esperienze le hai già raccontate nel curriculum vitae.

Quando ti scusi per l’esperienza che non hai, dimostri che non sei la persona giusta per quel ruolo, o addirittura che partiresti da zero.

Invece di attirare l’attenzione sulle tue debolezze, rimani positivo.

Cerca di concentrarti sui tuoi punti di forza e su come le tue competenze aggiungeranno valore all’azienda.

Parla delle tue abilità (di comunicazione, organizzazione, risoluzione dei problemi e gestione del tempo) e mostra entusiasmo per la posizione offerta.

“Prima di decidere devo consultare il mio partner”

Se realmente hai questa necessità, puoi chiedere al selezionatore di darti qualche giorno per decidere, senza menzionare che la scelta dipenderà anche da un’altra persona.

Far vedere che la scelta dipenda dal partner denota insicurezza e poca professionalità.

“Sa dirmi per che ora avremo finito?”

Ecco una delle frasi da non dire al colloquio,
non dovresti mai dare l’impressione di avere fretta.

Il selezionatore potrebbe percepire la tua domanda come una mancanza di interesse nei confronti dell’azienda e della posizione lavorativa; ma anche come una mancanza di rispetto e di disponibilità.

“Il perfezionismo è la mia più grande debolezza”

Il giochetto-risposta alla domanda “Qual è la sua più grande area di miglioramento?” dove celebri il tuo perfezionismo che portato all’eccesso diventa un difetto … non è molto originale!

È un cliché oramai abusato.

Inoltre, non offre una vera visione del tuo stile di lavoro e della tua personalità.

10 errori stupidi che fanno anche i manager intelligenti


Molti professionisti sono convinti che essere leader sia una “conseguenza logica” di una posizione o un titolo.

Tuttavia, la leadership riguarda più il comportamento che le abilità o le conoscenze specifiche.

Ha molte sfaccettature. È un’abilità che deve essere affinata ogni giorno. Il pericolo di commettere errori è sempre presente.

Anche i manager che si ritengono intelligenti-e-smart commettono errori. Alcuni degli errori “poco intelligenti” (tipo dare cattivo esempio “Fai come dico, non come faccio”) derivano da un senso di eccessiva sicurezza e potere.

Ecco 10 errori stupidi fatti da manager e leader considdetti intelligenti:

Proclamare la propria competenza

Non dichiarare la tua preparazione,
lascia che si parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua presenza.

Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino come ti sei comportato o hai reagito.

Pensare di sapere tutto

La cosa peggiore che puoi fare è smettere di essere curioso.

Rispondere sempre “Lo so!”.

Pensare di avere una comprensione della situazione e fare supposizioni senza un riscontro (oggettivo) della realtà.

Aspettarsi buone prestazioni dai nuovi arrivati e principianti

Un processo di inserimento ben strutturato permette alle persone di ambientarsi rapidamente e diventare produttiva quanto prima.

I collaboratori hanno bisogno di capire la cultura aziendale, come avere successo nel loro nuovo ruolo …

e devono ricevere feedback regolarmente.

Parlare in videoconferenza come in presenza

Nelle riunioni online dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso l’immagine piatta dello schermo.

Non potrai ricambiare uno sguardo, non avrai una mano da stringere, non potrai far sentire la tua “presenza”.

Adatta la tua prospettiva, le tue abitudini e il tuo atteggiamento.


Non specificare

Non dare per scontato che comunichi in modo chiaro.

Abbassa il volume del tuo chiacchiericcio interno e aumenta il tuo ascolto.

Poni domande chiarificatrici: “Cosa significa? Può essere più preciso? Come sei arrivato a questa conclusione?”.

Voler impressionare a tutti i costi

Non metterti sempre in mostra.

Foto condivise sui social con pseudo-celebrità, diplomi e certificati in bella mostra in ufficio, weekend meravigliosi ecc.

Niente è più patetico di un costante tentativo di impressionare gli altri.

 

Usare la mail per evitare una discussione difficile

È molto più autorevole risolvere un conflitto sul lavoro con un incontro faccia a faccia.

Sei il leader. Dai l’esempio. Non “nasconderti” dietro una email.

Parla dei fatti. Non fare supposizioni sul carattere della persona in base alle sue azioni.

Poni domande, mostra rispetto e raggiungi un accordo reciproco.

Delegare la motivazione del team a un formatore/coach

La motivazione non “sgorga naturalmente”.

Sei tu che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi.

Dopo (solo dopo) la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

La motivazione del tuo team parte da te!

Mettere le persone sotto (troppa) pressione

Le cose ti vengono facile? Bene. Potresti tendere l’asticella troppo in alto, e se gli altri non riescono, presumere che sia dovuto a scarso impegno.

Quindi spingi ancora più forte.

Dovresti semplicemente capire quanto (duramente) queste persone hanno lavorato per realizzare quello che definisci il-minimo.

Lamentarsi del proprio team

Costruisci sui punti di forza dei tuoi collaboratori.

Non continuare a cercare (lamentandoti) qualità che non ci sono. Non sei un talent scout.

L’atteggiamento “vittimista” è un’indicazione di uno scarso livello di proattività e leadership.

10 cose da evitare se vuoi il successo professionale

il successo professionale
Foto Pixabay

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) è senz’altro utile comprendere cosa-fare per avere il successo professionale.

Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fare.

Ecco 10 cose da evitare se vuoi ottenere il successo professionale:

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Non aspettare il “momento perfetto” per agire

Non aspettare il momento giusto per agire perché il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Non avere timore di fallire e di sbagliare, nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Tuttavia, se non provi (e non ti butti) è garantito che fallirai.
.

Non lasciare “lievitare” i problemi

Affronta i problemi appena possibile.

Le cose più difficili vanno affrontate subito. Rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Sarai ancora più logorato dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

Non aspettarti risultati immediati

Non pensare che il successo professionale arriverà “rapido” e “facile”.

Occorre tempo e fatica.

Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”
 

Non percepire le difficoltà come ostacoli insormontabili

Quando sei di fronte a una difficoltà, non fare drammi, non disperarti o rassegnarti.

Vedi questo impedimento “semplicemente” come un problema da risolvere … un ostacolo da superare!

Questa esperienza ti renderà ancora più forte.

 


 

Non preoccuparti di piacere a tutti

Riconosci che non hai bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non aver paura di dire “no” o “perché”, quando è necessario.

Sforzati di essere gentile e leale. Non essere sconvolto se non piaci o non sei accettato da tutti.

Non sprecare energia per cose che non puoi controllare

Non sprecare energia e capacità su cose/fatti che non dipendono da te.

Non puoi controllare gli altri ma solo gestire la tua reazione, il tuo atteggiamento.

Concentrati sulle prossime azioni e solo su ciò che puoi controllare nella tua vita.

 
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Non rinunciare dopo un fallimento

Invece, usa il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.

Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Non cercare scuse

Assumi la responsabilità dei tuoi errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, prenditi l’onere di risolvere il problema.

Non trovare giustificazioni. Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

Non lasciarti condizionare da persone negative

Ignora gli scettici, i lamentosi e i pessimisti.

L’energia è contagiosa.

Ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo ti sentirai a tua volta stanco e logoro.

Non mollare. Mai!

Ottenere il successo professionale non è cosa-facile.

Ci vuole tempo. Fatica. Dedizione, coraggio, costanza.

Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).

Collaboratore introverso: 7 spunti per aumentarne motivazione e produttività

collaboratore introverso

Foto di MIXU

Se sei un team leader di natura socievole, estroversa,
lavorare con un collaboratore o un dipendente introverso, potrebbe risultare frustrante e spiazzante.

Una persona introversa comunica poco e preferisce stare da sola.
Preferisce feedback scritti o follow up.

È portata a risolvere problemi complessi e pianificare strategie. Interagire con un gruppo ristretto di persone in modo che le sue domande e le sue idee possano essere ascoltate.

NOTA > Proprio questa tendenza rende gli introversi di grande valore sul lavoro.

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Se ti aspetti di intraprendere una conversazione (senza paura di dire cosa si pensa) con uno scambio di battute, aneddoti, sensazioni … potresti rimanere deluso.

A volte potrebbe sembrare disinteressato o scostante, rispondere a monosillabi o mostrare poco coinvolgimento.

Ecco 7 spunti per motivare e aumentare la produttività di un collaboratore introverso:

1. Rispetta i suoi confini

Una persona introversa tende ad avere confini personali più forti e rigorosi.

Non si sente a suo agio di fronte a persone che non conosce o gruppi numerosi,
fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti),
è facile che diventino emotivi, agitati e turbati.

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini”,
piuttosto che spingere il collaboratore all’azione.

 
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2. Dai tempo e spazio

È importante lasciare al collaboratore introverso il tempo per pensare e raccogliere i pensieri (nel limite del possibile e del buon senso).

Dai il tempo per riflettere sulle sue azioni. Con frasi tipo “Pensaci e torna con un piano/soluzione?” otterrai idee e risoluzioni.

Durante le riunioni di team non aspettarti che sia il primo a parlare,
perché non ama stare sotto i riflettori.

Limitati a darli un po’ di tempo e vedrai che interverrà se ha qualcosa da aggiungere. Probabilmente, il tuo collaboratore introverso sta cercando di capire il problema e sta “preparando” una soluzione meticolosamente strutturata.

Diversi modi di pensare, all’interno del team, aiutano ad aumentare il numero di potenziali soluzioni.

3. Ascolta attivamente

Il primo incoraggiamento che puoi dare a una persona introversa è quella di essere “presente”, fare una domanda, smettere di parlare e … ascoltare con la massima attenzione.

Pianifica incontri periodici uno-a-uno che ti permetteranno di costruire una relazione più stretta.

Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi.
Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

 
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4. Non pressare

Il collaboratore introverso potrebbe avere difficoltà a pensare o parlare quando è sotto pressione,
specialmente in ambienti competitivi.

Quando pressato potrebbe diventare ansioso.
Ha bisogno di più tempo per pensare prima di rispondere o condividere le sue idee.

Non ama le riunioni vaghe, senza ordine del giorno.
Preferisce che i punti di discussione e le trattande siano condivise in anticipo in modo da “prepararsi”.

 
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5. Chiedi “Come posso aiutarti”?

Un collaboratore introverso potrebbe prendere un sacco di tempo ed energia “girando in tondo” chiedendo cosa-come-fare.

A volte, è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture, da rendere la mansione più complicata di quello che è.

È importante rompere quel circolo mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente:

  • “Cosa ti serve?”
  • “Più tempo? Più spazio?”
  • “Il supporto di un collega?”
  • “Un corso specifico per sviluppare una determinata competenza?”
  • “Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”

 


 

6. Collaboratore introverso preferisce la comunicazione scritta

E tutte le forme di comunicazione che permette di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

L’introverso, infatti, si sente meglio a esprimere sé stesso con la scrittura piuttosto che parlare davanti alle persone.

Come pensi che possa reagire se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?

Gli introversi sono spesso percepiti come “lenti”. Poco Smart.
Non sono lenti. Li serve solo un po’ di tempo!

Per di più, non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permetta al collaboratore di lavorare in un ambiente frenetico e convulso.

Sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

7. Collaboratore introverso? Dai fiducia alla persona

Se non credi nelle persone, limiti il loro potenziale.
Il tuo collaboratore introverso deve sapere che sei dalla sua parte.

Celebra lo sforzo, riconosci il progresso, trasmetti fiducia.
I leader che ispirano speranza fanno volare i loro team.

Senza cuore invece, “costruisci” ambienti indifferenti.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono una forma di “coccole”. Sono accorgimenti che puoi utilizzare per gestire al meglio alcuni tuoi collaboratori, i cui punti di forza possono portare grandi benefici a tutto il team e alla tua azienda.

Se desideri approfondire, ecco il personal coaching per la gestione del tuo team.

Parlare al team: 9 suggerimenti per la tua comunicazione efficace

parlare al team

Foto di Pavel Danilyuk

Nel tuo ruolo di manager, imprenditore o team leader
— anche di un piccolo gruppo di collaboratori —

è normale essere chiamati a parlare davanti ad altre persone
(team, capo, clienti…)
anche solo per pochi minuti.

I motivi sono tanti:
una nuova procedura,
una presentazione,
una riunione,
un report,
un aggiornamento.

Parlare davanti agli altri non è facile

Soprattutto se:
sei nuovo,
sei introverso,
lavori con persone di forte personalità.

Se provi timore o imbarazzo,
se ti senti ansioso, nervoso, “non abbastanza” …

sei in ottima compagnia!

Sono in tanti a sentirsi così,
a “annegare” in dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Se ti riconosci,
sai perfettamente di cosa sto parlando.

La tua voce.
Il tuo sguardo.
La tua presenza.

Dicono molto di più delle parole.

9 suggerimenti per superare il disagio di parlare davanti al team:

1. Non essere troppo severo con te stesso

Siamo i nostri peggiori critici.
Perfezionisti, severi, implacabili.

Le tue valutazioni su di te
sono spesso molto più dure
di quelle degli altri.

Stai affrontando qualcosa di difficile
e stai dando il meglio che puoi.

Non chiederti più di quanto puoi (realisticamente) dare.

Sii te stesso.
È così che risulti davvero efficace.

E ricorda:
Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher
ammettevano di temere il parlare in pubblico.

2. Non cercare la perfezione

Dire:
“Ho perso il filo, dove ero rimasto?”
non è un fallimento.

Qualcuno te lo ricorderà con naturalezza.

Un po’ di autoironia crea simpatia.
Quando ridi di te stesso,
le persone non ridono di te,
ma con te.

Nessuno si ricorderà delle tue piccole gaffe.
Rilassati.
Segui il flusso.

3. Preparati una scaletta

Anche per interventi brevi.

Pochi punti chiave.
Un filo logico.

Non imparare il discorso a memoria.
Se dimentichi una frase… vai in tilt.

Meglio concentrarsi su uno o due messaggi centrali.

Se c’è un punto importante o “scottante”,
affrontalo subito.

4. Cura il linguaggio del corpo

Come scrivo nel mio libro “Autorevolezza
— NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il volto e lo sguardo parlano più delle parole.

Rilassa corpo e viso.
Evita segnali involontari di chiusura.

  • Sorridi
  • Mantieni il contatto visivo
  • Annuisci per mostrare ascolto
  • Evita braccia incrociate e sguardi vaganti

APPROFONDISCI CON > il post dedicato

5. Usa un linguaggio semplice

Non devi impressionare nessuno.

Parla in modo:
semplice,
diretto,
chiaro.

Se ti perdi in discorsi lunghi e complessi,
il messaggio si perde.

Calibra le parole.
Meno è spesso di più.

6. Non si tratta di te (ma del contenuto)

Non prenderla sul personale.

Le persone ascoltano cosa dici,
non chi sei.

Salvo casi rari,
non sono lì per giudicarti.

Dai loro ciò che cercano:
chiarezza,
senso,
utilità.

7. Impara a esprimere il disaccordo

Affrontare temi delicati davanti ad altri
può creare tensione.

Ma a volte è necessario.

Meglio usare domande, non accuse.

Ad esempio:

  • “Vorrei condividere un’osservazione”
  • “Sono curioso, puoi spiegarmi meglio?”
  • “Aiutami a capire come sei arrivato a questa conclusione”

Questo approccio apre il dialogo
e porta a soluzioni, non scontri.

8. Mostra apprezzamento

Il riconoscimento crea fiducia.

Ringrazia chi contribuisce.
Valorizza idee, impegno, ascolto.

Se le persone si sentono ignorate,
smettono di partecipare.

Dai spazio anche a chi parla meno.
Non tutti entrano in conversazione con la stessa facilità.

9. “Investi” in supporti visivi

Se non ami essere al centro dell’attenzione,
usa slide o materiali visivi.

L’attenzione si sposta dal tuo volto
al contenuto.

Meno pressione per te.
Più chiarezza per il team.

La tua passione è la tua alleata

Se parli davanti a qualcuno
— anche solo due persone —

è perché hai qualcosa di importante da condividere.

Lascia che passione e competenza guidino il messaggio.

Ogni pubblico è un privilegio.
Alla fine, sarà sempre gratificante.

In definitiva

Parlare al team i non è questione di talento naturale.

È una competenza allenabile.

Non serve diventare qualcun altro.

Serve imparare a stare nel ruolo,
con più presenza,
meno giudizio su di sé,
maggiore fiducia nel proprio messaggio.

Ed è lì che l’autorevolezza comincia a farsi sentire.