12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante

videochiamata

Utilizziamo spesso la videochiamata sul nostro posto di lavoro.
La maggioranza delle volte è normale routine: delucidazioni, aggiornamenti, contattare clienti ecc.

Altre volte però l’asticella si alza.
La videochiamata si rivela importante: un confronto con il capo diretto o il CEO, il reclamo di un cliente importante o un richiamo a un collaboratore oppure una riunione con il team, il colloquio di lavoro, la presentazione di un servizio/prodotto davanti a possibili clienti ecc.

Le parole diventano rilevanti.
Il tuo approccio fondamentale.

È necessario trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Come puoi trovare nel mio libro sull’autorevolezza l’errore più grande che puoi fare riferendoti alle videochiamate è aspettarsi che sia esattamente come in presenza, solo con la persona collegata attraverso un supporto digitale.

Ecco 12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante:

 

La videochiamata richiede preparazione.
La pratica ti rende fiducioso.
Efficace.

La videochiamata non è così facile come sembra.
Sottovalutarlo è un errore che si paga caro.

La sfida più grande degli incontri virtuali è mantenere le persone coinvolte e interessate.

Ricorda che dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso un’immagine piatta su uno schermo.

 
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Aggiungi valore, non parole.

Imposta videochiamate brevi.
Immagina che le persone ti dicano:
“Okay. Dimmi cosa vuoi… veloce, però!”

Vestiti e agisci come se fossi nel tuo spazio professionale.
Perché lo sei!

Prima di cominciare voltati.
È quello che gli altri vedranno.


PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Se la videochiamata è breve, efficace e produttiva
risulti autorevole.

L’obbiettivo di una fotocamera può essere il più grande critico che tu abbia mai incontrato.
Guardalo direttamente “in faccia”.

Non parlare troppo presto.
Interrompendo il flusso della conversazione sembrerai agitato e ansioso.

 
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Evita tutto ciò che è banale.

Quando non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >
Riunione online: 8 spunti per essere efficaci e autorevoli
La presenza executive al telefono

11 cose da ricordare quando hai paura di non valere abbastanza – parte 2

paura di non valere abbastanza

Foto di Amine M’Siouri da Pexels

LEGGI ANCHE > la parte 1

6. Non identificarti con ciò che fai

Sovente siamo convinti che se raggiungiamo qualcosa (una posizione di leadership, di responsabilità, un corso specialistico, un nuovo lavoro) allora -e solo allora- avremo più valore.

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Di conseguenza se NON raggiungiamo quel certo obiettivo, ci sentiamo inutili o di poco valore.
Abbiamo paura di non valere abbastanza.

Non identificarti con ciò che fai.

Se stai aspettando di ottenere qualcosa per sentirti abbastanza, per sentirti fiducioso,
potresti continuare a versare acqua in un pozzo senza fondo.
Anche tutta la vita!

Il valore di se stessi ha che fare con l’essere piuttosto che con l’avere.

7. Paura di non valere abbastanza? Concediti il diritto di sentirti inadeguato

Non provare a fingere che tutto va bene.
Basta confrontarti o chiedere supporto a persone non adeguate (la collega invidiosa, il conoscente pettegolo ecc.).

Non fingere serenità, allegria e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza.
Smettila di parlarne con tutti.

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza. Anzi.
Non sentirti in dovere di cacciare l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo. Più spingi giù le tue emozioni, più forti diventeranno.

Consenti a te stesso di sentire la delusione, o qualunque altra emozione.
È più sano esprimere le emozioni, piuttosto che fingere di provarne.

È nel profondo di te stesso che devi affrontare e risolvere questo scoramento.
Dentro te devi “sentire” il dolore dell’inadeguatezza.

Non avere fretta. Prendi il tempo che ti serve per sentirti “non abbastanza”. Il tempo per consolarsi e rimarginare un momento di scoramento è quello speso meglio.

 
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8. C’è sempre qualcosa (anche di piccolo) che puoi fare

Quando i tempi sono difficili, ricorda a te stesso che nessuna sofferenza arriva senza uno scopo.

Il dolore fa parte della crescita.

Una visione senza azione è solo un sogno ad occhi aperti,
la visione deve essere combinata con l’azione.

Non è sufficiente guardare i gradini, devi salire le scale.
E tutto quello che devi fare è … un passo alla volta.

A volte il passo più piccolo (nella giusta direzione) è il passo più grande della tua vita.

Anche in punta di piedi. se devi, ma fai quel singolo passo.
Anche se così piccolo.

9. Spesso non raggiungi i traguardi seguendo un percorso uniforme

La strada non è lineare.
Spesso, per arrivare all’obiettivo sarai costretto ad allungare la via.

Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime e bruciori di stomaco.

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori, ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.

Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta … non mollare,
prova ancora!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza come diventare carismatico
 

10. Paura di non valere abbastanza: non ricercare la perfezione, non esiste

Quando hai paura di non valere abbastanza, senti un forte desiderio di essere perfetto.
Sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità.

Se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?

Invece di essere catturato nel ciclo (senza fine) della perfezione ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) erano -e sono- ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

11. Pensa a tutti gli obiettivi che sei riuscito a raggiungere

Non mettere in discussione tutto quello che hai fatto per un imprevisto.
Una singola scivolata.

Non dimenticarti di quanti sacrifici hai affrontato,
quanta strada hai fatto e cosa hai conquistato.

Anziché focalizzarti su quanto ancora non hai raggiunto, su cosa vorresti cambiare,
pensa a tutto ciò che hai fatto di buono.

Pensa alle tue conquiste,
ai successi ottenuti con il tuo impegno.

Se stai vivendo una situazione che non ti piace, chiediti come puoi cambiarla,
sfida te stesso per esplorare e trovare le risposte.

 


 

Le tue credenze creano la tua realtà

Tu diventi ciò che credi di essere.

Se credi di non essere capace, stai sicuro che la vita te lo confermerà.

Se credi di essere troppo timido per parlare davanti a un pubblico, quando ti si presenterà l’occasione sarai talmente convinto di non poterlo fare che, indovina un po’?
Non ce la farai, balbetterai, diventerai rosso e via dicendo.

Starai confermando le tue credenze.
Come fare per cambiare tutto questo?

Cambia dall’interno, modifica le tue credenze e la tua vita sarà uno specchio di ciò che credi di essere.

11 cose da ricordare quando hai paura di non valere abbastanza – parte 1

paura di non valere

Foto di Amine M’Siouri da Pexels

Che tu sia un manager, un imprenditore con la sua azienda a conduzione familiare, uno store manager del centro, la responsabile di un settore, il team leader di un manipolo di collaboratori, poco importa …

come ho scritto all’introduzione del mio libro “Autorevolezza per molti di noi, comunicare con forza e autorevolezza è una sfida molto difficoltosa … che a volte perdiamo. Inesorabilmente.

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E allora non ci sentiamo “abbastanza”. Abbiamo paura di non valere.

E alcuni giorni ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.
Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.
Sai di cosa sto parlando.

Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato.
Ecco 11 cose che devi ricordare quando non ti senti abbastanza:

1. Paura di non valere? Dal confronto con gli altri ne esci sempre perdente

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante,
spingerti al miglioramento ma può essere anche molto frustrante e deprimente.

Dal continuo paragone hai poco da guadagnare e molto da perdere. I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine ai paragoni che puoi fare.

Siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

Infatti, ci confrontiamo solo quando gli altri sono all’apice del successo.

Prova a guardare gli altri con compassione e comprensione piuttosto che con gelosia e giudizio,
è un modo di vedere la realtà: siamo tutte persone, esseri umani fallibili.

 
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2. La tua mente sa essere molto convincente .. in negativo

Non credere a tutto ciò che dice la tua mente!

Con semplici frasi o pensieri negativi, ci “rema contro”,
alterando la realtà.

Ripeterti costantemente che sei un fallito, non ti farà ottenere più successo.
Dirti che non stai sfruttando tutto il tuo potenziale, non ti aiuterà a raggiungere il massimo.

Ribadire che vali poco o sei una persona poco capace,
non ti farà sentire più amabile o di valore.

Lascia scorrere questi pensieri negativi.
Un po’ alla volta, il loro peso svanirà.

Invece di focalizzarti su ciò che sei/o non sei, prova a spostare il focus sulle tue caratteristiche positive.

Impara a dirti cose positive, cerca la carica che è in te e sfruttala come energia vitale.
Anche le persone intorno a te noteranno questa nuova energia!

Una volta “sostituiti” i pensieri cambieranno anche i tuoi comportamenti,
che diventeranno più proattivi.

 
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3. Gli errori possono davvero aiutarti a migliorare

Soffermarti e indugiare troppo sugli errori e fallimenti può bloccarti nel passato,
influenzare il tuo presente e rovinare il tuo futuro.

Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente,
mentre altri restano intrappolate nei sensi di colpa.

Una cosa è cercare le responsabilità, imparare dagli errori, un’altra è commiserarsi e passare anni punendoti per gli errori commessi.

Gli errori sono lezioni.

Non puoi evitare di sbagliare, ma puoi cambiare il rapporto che hai con l’errore.
Quando hai una battuta d’arresto è facile cominciare a pensare che continuerai a fallire in quest’area della vita. È facile vedere te stesso come un fallimento.

Solo perché hai fallito una volta non significa che lo farai sempre.
Non durerà per il resto della tua vita se continuerai ad andare avanti, agire ed imparare.

I giudizi che rivolgi a te stesso provengono (probabilmente) da ciò che hai imparato o ti è stato detto crescendo.

Se proverai a sostituire il giudizio con la comprensione sperimenterai un livello di libertà mai provato prima.

4. La tua resistenza a “ciò che è” che causa il tuo dolore

Non puoi controllare tutto ciò che ti accade.
Puoi solo controllare il modo in cui reagisci a ciò che ti accade.

Smettila di pensare a “ciò che dovrebbe essere” perché non sarà nulla di diverso.
Altrimenti lo sarebbe stato.

È importante consapevolizzare che non è importante ciò che accadrà nel futuro, ma quello che sta accadendo ora, qui, in questo preciso istante,
in questo preciso luogo.

Senti la sofferenza solo quando resisti alla realtà.
A come stanno le cose.

Lasciarsi andare significa arrendersi al momento presente.
Non è una resa passiva, non è sottomissione,
tantomeno pigrizia o sconfitta.

 


 

5. Hai paura di non valere? Accettati per quello che sei

Accettarsi non significa piacersi o sentirsi perfetti.

Accettarsi significa arrendersi alla realtà e cominciare a sentirti sempre più a tuo agio con te stesso.
Vuol dire essere meno critico e severo, perdonarsi gli errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere così coraggioso, carismatico, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su sé stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento.

Infatti accettarsi è cambiamento.
Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!

Quando hai paura di non valere, senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile. Le persone più forti non sono quelle che vincono sempre, ma quelle che non si arrendono mai.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Motivare i collaboratori: 8 semplici metodi per generare energia positiva

motivare i collaboratori

Andiamo dritti al punto:
tutte le persone hanno energia.

Un’energia che può essere aumentata o dissipata.
La tua missione è alimentare costantemente tale energia.

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Quanto sei consapevole che, come leader del tuo team, hai un grande impatto sull’energia dei tuoi collaboratori?
Sai che la tua energia (positiva o negativa) si riflette nella dinamica della tua squadra?

Devi proteggere, alimentare e accendere questa energia.

L’energia fluisce quando il lavoro è significativo, può essere aumentata attraverso un lavoro mirato e appagante. L’energia aumenta con la chiarezza e l’azione.

Se gestisci male tale energia, la forza svanisce

Subentra la demotivazione.
La svogliatezza.

Quando le persone perdono energia, fanno solo il compitino,
quello che basta, quello che è sufficiente.

I progetti non si realizzano.
Decadono.

Ecco 8 semplici metodi per motivare i collaboratori e generare energia positiva:

1. Ascolta le preoccupazioni e i suggerimenti delle persone

Chiediti:

  • Conosco le aspirazioni dei membri del mio team?
  • So cosa vogliono? Desiderano?
  • Cosa li preoccupa? Davvero?

Chiedi:

  • “Questo sembra disturbarti/preoccuparti?”
  • “Sembri entusiasta di questo compito/mansione?”
  • “Capisco/Vedo cosa stai dicendo”

Assicurati che sappiano che sei disponibile ad ascoltare le loro opinioni e suggerimenti.
Mantieni un approccio da “porta aperta” oppure “contatto aperto”.

Se desideri motivare i collaboratori, migliorare le prestazioni dovresti essere inclusivo e umile.
Incoraggiare il tuo personale a parlare.
A chiedere il tuo aiuto (chiamalo supporto se ti suona meglio).

Incoraggia una sperimentazione entusiasta, così fondamentale per l’innovazione. Se gestisci con l’intimidazione, le conseguenze potrebbero essere negative e dannose.

Quando guidi con un atteggiamento positivo, le persone andranno ben oltre ciò che è necessario.
Se le persone si sentono apprezzate, diventano più produttive.

Per contro, non sorvolare sugli aspetti negativi. Su comportamenti tossici.

Occupatene subito!

 
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2. Rispetta l’impegno e le aspirazioni

Ciò che è facile per te potrebbe essere difficile per gli altri.

Rispetta le difficoltà.
Comprendi lo sforzo dei tuoi collaboratori.
Cerca l’aspirazione delle persone dietro la loro frustrazione.

Chiedi:

  • “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”
  • “Come posso aiutarti?”
  • “Qual è il prossimo passo?”
  • “Hai competenza, puoi fare di più!”

3. Ammira i punti di forza e i progressi

Ammira e sottolinea i punti di forza dei tuoi collaboratori:

  • “Sei bravo a …”
  • “Raggiungi il massimo quando …”
  • “Come sei diventato bravo a …?”
  • “Come potresti applicare la tua competenza a questa situazione?”
  • “Sei al massimo/top quando… (specificare: mediazioni, gestioni di riunioni per esempio)”

Apprezza i progressi:

  • “Sì, devi ancora migliorare, ma hai fatto dei progressi (specificare quali)”
  • “Che cosa ti suggerisce il successo passato per risolvere il problema attuale?”

 
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4. Un semplice modo per motivare i collaboratori? Sorridi!

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” un sorriso diffonde positività e ottimismo.
Coinvolge le persone.

È contagioso. Soprattutto al lavoro.
È un ottimo sollievo nei momenti difficili.

Quando le persone ti vedono sorridere, ti sorridono.

Il tuo sorriso, porta energia positiva nel team.
Sorridendo comunichi che le cose stanno andando bene.

E andranno bene!

5. Motivare i collaboratori: festeggia con loro

Celebrare è una forma facile e divertente per generare energia positiva.
Festeggiare è un modo per generare energia positiva sul posto di lavoro.

Celebra le vittorie, anche (e soprattutto) quelle meno eclatanti.
Fai sentire la tua squadra apprezzata.

Non restare bloccato nell’attesa di festeggiare il grande risultato. Mostra alla tua squadra piccoli modi per festeggiare ogni settimana.

Riconosci il lavoro dei tuoi collaboratori. Comunicalo in modo incoraggiante ed edificante.

Non limitarti alle ricorrenze lavorative o solo quando si raggiungono grandi traguardi.

6. Mostra passione

Non basta fare qualcosa, devi farlo (anche) bene.

Lavora cercando di migliorarti ogni volta.
Ogni giorno. Mettici l’anima, dai il massimo, il meglio di te stesso!

Mettere passione in tutto ciò che fai, è il presupposto per creare energie strepitose. I risultati che ottieni sono la diretta conseguenza di azioni sistematiche che metti in atto ogni giorno.

La tua passione “influenzerà” chi ti circonda.

Assicurati che le persone non siano demotivate.
Porta novità ed eccitazione. Fai o chiedi qualcosa di inaspettato.

Porta vibrazioni positive alla tua squadra!

 


 

7. Vuoi motivare i collaboratori? Tratta le persone con rispetto

Mi è difficile comprendere come alcuni imprenditori e manager trattino i propri collaboratori così male e poi pretendono che (magicamente) siano efficienti e produttivi.

Non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?
Le aziende che trattano i loro dipendenti correttamente, e danno il rispetto che meritano, hanno sempre un rendimento migliore.

I grandi leader lo sanno come motivare il team.
Hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone.

Non perdono mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti (scopri il personal coaching per motivare il tuo team).

Prova a chiederti … come vorrei essere trattato se i ruoli fossero invertiti?

8. Entra a far parte del team, non limitarti a gestirlo

Se vuoi che i tuoi collaboratori siano più produttivi, ti vedano come un leader efficace e carismatico,
rimboccati le maniche e aiuta la squadra a terminare il compiuto/progetto (in un momento particolarmente critico).

Lo sai che i leader che si sacrificano sono visti (dai loro collaboratori) come più cooperativi e affidabili? Giusti. Altruisti. Degni di fiducia.
Meritevoli.

Un ambiente di lavoro avrà sempre più successo quando più aumenterai le emozioni positive e il benessere.
Migliora i rapporti tra le persone e amplificherai le capacità e la creatività.

Tutti noi aspiriamo a un lavoro soddisfacente, lavorare al fianco di persone ispiranti.
A volte succede. Sovente no.

Ispira il tuo team. È un ideale per cui vale darsi da fare.
Lottare!

Bassa autostima al lavoro? Spesso, sei tu, il tuo critico più severo – parte 2

bassa autostima sul lavoro

Foto di cj_wells88

LEGGI ANCHE LA > parte 1

6. Ti lasci travolgere da fatalismo e rassegnazione

  • “Lo sapevo, tanto le cose non cambieranno MAI”
  • “Non riesco, e non ci riuscirò mai”

Gli eventi negativi costituiscono solo una parte della nostra vita.

Concentrarsi troppo sul negativo può portare a iper-controllo,
risentimento verso gli altri e un atteggiamento amaro nei confronti della propria vita.

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La prossima volta che ti accorgi di essere ossessionato da pensieri negativi, ricorda di mantenere la prospettiva. Hai bisogno di una rappresentazione più sana ed equilibrata per progredire.

Non sentirti in colpa per tutto ciò che ti accade. Molti fattori sono fuori dal tuo controllo.
La tua responsabilità è limitata.

Inoltre, tutti commettiamo errori.
A volte possiamo rimediarvi, altre no.

Ma se sei eccessivamente rassegnato e fatalista resterai bloccato.

La tua vocina interiore alimenterà i pensieri negativi che generano il senso di colpa.
Impedendoti di andare avanti.

Invitandoti a rinunciare. Mollare.

 
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7. Bassa autostima sul lavoro? Non confrontarti sempre con tutto-e-tutti

  • “Sono tutti migliori di me”
  • “Gli altri hanno qualcosa in più”

Ecco uno dei modi perfetti per non muoverti, costruirti un alibi, una scusa, un pretesto, per non agire.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante, ognuno è meglio o peggio su un numero illimitato di scale di valori.

Tutti (ma proprio tutti-tutti) hanno assaporato il retrogusto amaro della sconfitta e della sfortuna nella loro vita professionale.

Se riduci al minimo le tue qualità, e guardi solo le caratteristiche vincenti degli altri,
ogni volta che ti confronti, finisci con l’amaro in bocca.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona con poca qualità,
ma perché ti confronti con un’immagine ideale, ma spesso anche irraggiungibile.

Confrontare il peggio-di-te con il meglio-degli-altri non può che essere frustrante e limitante. Porta bassa autostima sul lavoro.

Alcune persone hanno più talento di te, altre un po’ meno.
Alcuni più esperienza, altri un po’ meno.
Semplicemente.

 
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8. Ti fai cullare dalla procrastinazione

  • “In questo periodo sono stressato”.
  • “Non sono ancora pronto”
  • “Dal 1° gennaio comincio.”
  • “Lo farò quando finisce la pandemia”

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Prima o poi. Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare dalla bassa autostima sul lavoro, da scuse per non agire, dalla sindrome di “domani”: il tempo giusto per l’azione è oggi!

Rimandare serve solo a continuare a vivere la vita a metà, senza approfittare di ogni giorno che hai a disposizione.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo” non ti farà cominciare mai!

Devi fare il primo passo adesso perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Fallo in questo momento. Subito.

9. Lasci spazio a pensieri di inadeguatezza

  • “Non sono portato”
  • “Sono negato nei rapporti professionali”

È un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente è condizionata da pensieri limitanti sulle tue possibilità che ti portano ad agire con poca sicurezza e decisione, ottenendo così risultati non all’altezza.

Non c’è nulla di male nel sentirsi sopraffatti o stressati. Se ritieni “di non essere abbastanza” allora non sarai mai abbastanza. Ecco la bassa autostima sul lavoro!

Non lasciare mai che questi pensieri ti impediscano di fare quello che vuoi.
Guarda quanto sei riuscito a realizzare e quanto ancora stai facendo. Continua a darti da fare invece di evitare ed isolarti.

Guardati intorno, ci sono persone di tutte le età, con situazioni finanziarie pessime che sono riuscite a fare grandi cose. Non è mai troppo tardi.

Evita un dialogo interno negativo. La mente ignora la negazione.
Se prima di una presentazione pensi “Non devo sbagliare”, la tua mente si focalizzerà immediatamente sullo sbagliare.

 
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10. Bassa autostima sul lavoro? Hai sempre pronte scuse per non agire

  • “Tanto arrivano sempre i soliti raccomandati”
  • “Non ho tempo”

Raccomandazioni e spintarelle ci sono sempre state. E ci saranno sempre.
Non dobbiamo rassegnarci a questo.

Ma dobbiamo piuttosto accettarlo ed evitare di prenderla come una scusa per non muoverci.
Per non agire.

Anche la scusa di non avere tempo regge poco. Infatti, se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

Tante volte il non-avere-tempo è una giustificazione per non fare o affrontare qualcosa,
o lanciarsi in una nuova impresa.

 


 

In conclusione …

Queste credenze limitanti andranno ad assorbire energia al tuo potenziale, rendendoti meno performante nel perseguimento dei tuoi obiettivi.

Se ti lasci succhiare in una spirale depotenziante di pensieri distorti e poco realistici, non c’è dubbio che metterai a dura prova la tua autostima.

Se poni attenzione al tuo dialogo interno potrai ottenere maggiore fiducia in te stesso e nelle tue capacità.

Non esistono emozioni giuste o sbagliate.
Le percezioni negative possono comunque comunicarti qualcosa di importante. Puoi imparare a gestirle e fare molto per migliorare la situazione.

È fondamentale, come avrai capito, creare un’alternanza di pensieri realistici e convinzioni positive che rappresentino un’alternativa valida ai pensieri negativi e alla bassa autostima sul lavoro.

Se sei interessato a potenziare la tua autostima sul lavoro, scopri il mio percorso di coaching.

Bassa autostima al lavoro? Spesso, sei tu, il tuo critico più severo – parte 1

bassa autostima al lavoro

Foto di cj_wells88

Come si alza lo stress, inizia il tuo dialogo interiore?
Vaghi per l’ufficio borbottando tra te e te?
Lo sai che quello che ti dici ha un grande impatto sul tuo modo di lavorare?

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Il tuo dialogo interno è importante.
Potente.

Il tuo dialogo interiore potrebbe effettivamente farti più male che bene. Sai perché?
Non analizza oggettivamente.
Alimenta piuttosto una conversazione interna troppo negativo che crea ostacoli e impedimenti.

Bassa autostima al lavoro? Sei tu, il tuo critico più intransigente

Spesso, se ci fai caso, utilizza parole che non sono nemmeno tue, ma critiche e giudizi che qualcuno ti ha fatto in passato (genitori, insegnanti, partner o altre figure significative della tua vita).

Fare autocritica è importante.
Aumenta la consapevolezza.

Tuttavia, criticarti e denigrarti per qualsiasi cosa è autodistruttivo, dannoso per te e per gli altri.
L’autocritica eccessiva non produce un miglioramento ma ti fa solo sentire male.

Siamo circondati da infinità di informazioni, il nostro cervello ricorre a delle scorciatoie oppure crea escamotage, che a volte causano un pensiero distorto.

È fondamentale sostituire queste “distorsioni” della realtà con pensieri più realistici riguardo te stesso e il mondo che ti gira intorno.

Ecco 10 modi in cui la vocina interiore (il tuo dialogo interno) ti sta togliendo potere personale:

1. Ti dai standard troppo alti

  • “Ho fallito”
  • “Non ho raggiunto gli obiettivi che mi sono prefissato”

Facci caso … la tua vocina interiore è quasi sempre autocritica.
Ricerca il perfezionismo. Alza al massimo gli standard.

Non è soddisfatta finché non raggiungi determinate prestazioni che ti sei imposto.

Il problema è che questi modelli sono difficili da raggiungere perché sono così elevati.
Praticamente impossibili.
Hai messo l’asticella molto alta.

Ti condanni all’insoddisfazione permanente (e alla bassa autostima al lavoro) perché persegui degli obiettivi irraggiungibili.

 
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2. Non ti permetti vie di mezzo: tutto o niente

  • “Ho fatto un errore. Non farò mai niente di buono.”
  • “Ho fallito … la mia carriera è finita.”

Perfetto o cialtrone, talento o sfigato,
CEO oppure operaio, osannato o fischiato …
non ci sono vie di mezzo.

Stabilire ideali assoluti ti fa ignorare i successi parziali che hai ottenuto.
Demotivandoti.
Favorendo una bassa autostima al lavoro.

Credi che le cose debbano essere fatte in un determinato modo, e se non ottieni i risultati sperati,
decidi che è stato un fallimento totale.

Dovresti sviluppare un pensiero più flessibile che ti aiuterà a essere meno critico con te stesso.

Avrai anche commesso errori (come tutti), ma non tutto quello che fai è sbagliato.
Non sei perfetto ma sei perfettibile. Puoi migliorare giorno dopo giorno facendo del tuo meglio, considerata la tua storia personale e le tue possibilità.

Riconoscendo l’errore (hai il diritto di commettere errori, e di imparare da questi) migliorerai la tua prospettiva, ti riprenderai rapidamente e sarai più produttivo ed efficace.

 
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3. Generalizzi non dandoti la possibilità di “recuperare”

  • “Sono un fallimento totale
  • “Non sono capace di fare niente
  • “Non ho mai ricevuto alcuna ricompensa per il mio duro lavoro”

Limita l’uso degli avverbi “sempre” e “mai”.
Attraverso questi avverbi tendi a generalizzare.

Se qualcosa è andata male sarai portati a pensare che tutte le situazioni analoghe avranno sempre un esito negativo.

Quando sbagli ti senti frustrato e inadeguato.
Ogni etichetta che ti dai diventa il tuo limite. Una barriera difficile da superare.
Un ostacolo insormontabile.

Assumiti la responsabilità e correggi le tue azioni, piuttosto che usare parole generiche (come sempre e mai) che non lasciano spazio al “recupero”.

 


 

Se ci pensi, sono pochissime le volte in cui parole come “sempre e “mai” sono consoni alla situazione. Infatti, sono sicuro che tu non abbia sempre (per esempio) sbagliato approccio nella riunione.

La critica costruttiva (che ti aiuta davvero) è quella specifica:

  • “Nella riunione di stamattina ho parlato troppo. Ho lasciato poco spazio al team, soffocando la creatività del ricercare la soluzione”.

Non sminuire te stesso.
“Non ci riuscirò mai”, “Non sono in grado”, “Se solo fossi…” sono le classiche frasi che proiettano nel futuro l’idea di un insuccesso minando profondamente la fiducia in sé.

4. Ti focalizzi su un singolo aspetto negativo

Il focus è solo sul singolo dettaglio spiacevole, perdendo così di vista la visione d’insieme.

Ad esempio, mentre stai presentando una tua idea/proposta sei catalizzato dalla sola persona che sembra (sottolineo sembra) distratta. Pensi “Sono una persona soporifera”, senza notare invece tutti gli altri partecipanti che stanno ascoltando con interesse.

Ricorda … non sei responsabile di come agiscono gli altri.

 
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5. Sei specialista nel sminuire/ ingigantire/minimizzare

Non svalutare i complimenti che ricevi. Non dimenticare feedback ed esperienze positive.

Evita di concentrarti solo sulle esperienze spiacevoli che confermano le tue convinzioni negative.

Questo ti impedisce di sostituire le convinzioni negative con sicurezze positive. Non esagerare l’importanza di alcuni eventi negativi e non sminuire i tuoi pregi e qualità.

Mantieni ottimismo e padronanza di te stesso.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Parlare da leader: come essere migliore dei tuoi colleghi

parlare da leader

Foto di Henri Mathieu-Saint-Laurent da Pexels

Con una comunicazione adeguata crei una visione nel futuro,
spieghi con efficacia situazioni delicate e complesse, mostri soluzioni (che altri non vedono).

Susciti ispirazione.

Questo non accadrà … se la tua comunicazione è blanda, casuale o vaga.

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Pensa attentamente alle parole che scegli.
Devi essere specifico, concreto ed evocativo.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezzaora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – il linguaggio della leadership, per sua stessa natura, deve essere semplice ma audace.

Prima di parlare da leader (in modo formale o informale) chiediti: “Cosa sta succedendo?” e “Cosa voglio?”

Se non sai cosa vuoi (o peggio, vuoi perseguire obiettivi egocentrici), dovresti rimanere in silenzio finché non sei pronto ad articolare una visione più ampia.

L’importante non è quello che dici ma COME lo dici

Probabilmente investi più tempo a sviluppare abilità e competenze.
Meno a sviluppare le tue abilità personali.

Il modo in cui parli, ti presenti, comunichi, è più importante del tuo talento.
La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltarti.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano, per esempio, al telefono, si basano sul tono della voce.

Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.
Non è ciò che diciamo. Ma piuttosto come lo diciamo.

La correttezza non si proclama

  • “Fidati”
  • “Credimi”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine, ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.

Quando sei sicuri della tua proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensi è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la tua serietà e professionalità.


La NUOVA edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.
“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

Se vuoi parlare da leader non dichiarare la tua competenza

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti,
le tue parole o la tua presenza.

Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Questo vuol dire parlare da leader.

Non usare negazioni

Evita di presentare le tue idee usando negazioni tipo:

  • “Non so se questo funzionerà … “
  • “Spero che i risultati non saranno …”
  • “Ho ragione, vero?”
  • “Mi capisci?”.

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio. Lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.

Anche questo vuol dire parlare da leader.

Sarai sorpreso di quanto gli altri si fidano di te, se tu ti fidi di te stesso.

 
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Parlare da leader: evita parole dispersive, troppi intercalari e superlativi

  • “Quindi … quindi …”
  • “Giusto?”
  • “Vero?”
  • “Ehm. Ehm …”
  • “Incredibile”,
  • “Sorprendente”
  • “Fantastico”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.

Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

I superlativi esagerati cancellano il vero significato. Quando dichiari regolarmente che tutto è fantastico,
in realtà non lo è.

Evita dichiarazioni banali ed enfatizzate,
piuttosto spiega l’azione e la reazione in un linguaggio semplice.

Piuttosto che utilizzare paroloni spiega i fatti in modo chiaro, avvincente, con i dati giusti.
Non lodare gli altri con parole generiche e scontate.

Non sforzarti di piacere

Evita di “addolcire” il tuo messaggio.

Il bisogno di essere carini o di ingentilire il messaggio ti induce a utilizzare parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

 


 

Non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere, “colpire”, impressionare, per conquistare.

Se ti sforzi di piacere agli altri, sei in qualche modo poco sicure di te. Hai bisogno di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Piacere alle persone non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo, non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo, ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Non utilizzare di continuo intercalari

  • “Giustappunto; In definitiva …”
  • “Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
  • “Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”

Gli intercalari, ovvero inserire una parola o una breve frase che in realtà non c’entrano proprio nulla,
sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire, si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito),
senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Vuoi parlare da leader? Non ripeterti

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?

Se tendi a ripetere i concetti,
sembra che “non ti fidi” di quel che dici. Più lo ripeti più diventi dispersivo. Annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione. Porta a non arrivare mai al dunque.

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta. Ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

 


 

Parla “chiaro”

Quando l’argomento diventa importante o difficile, a volte, siamo portati a evitare di fare il punto perché “parlare chiaro” vuol dire dichiarare il pieno impegno (e coraggio) personale.

I leader a volte “si tirano indietro” esprimendosi in modo generico: “Dipende dalla squadra” o “Questa è una situazione piuttosto difficile”.

Non utilizzare questo linguaggio fiacco. Usare un linguaggio chiaro aumenterà il tuo coraggio collegandoti più pienamente a ciò di cui hai bisogno e vuoi dire.

Usa deliberatamente un linguaggio concreto e accurato,
ne seguirà chiarezza.

Cogli l’attimo, perché sta a te usare il miglior linguaggio di leadership possibile.
Parla “bene”.

Se desideri un supporto personalizzato, essere autorevole, parlare da leader scopri il mio servizio di personal coaching. Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale, anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

Discussione sul lavoro: affrontare con successo una persona sulla difensiva

persona sulla difensiva

Foto di RODNAE Productions da Pexels

Quante volte hai visto una persona sulla difensiva?

Non appena inizi a parlare:

  • incrocia le braccia
  • alza “barriere”
  • giocherella con la penna
  • distoglie lo sguardo
  • volta la testa
  • difende a oltranza il suo operato

Il linguaggio del corpo è il primo segnale.
Ancora prima delle parole.

Quando una persona si mette sulla difensiva,
crea fisicamente una distanza tra te e lei.

Difendersi significa una cosa sola:

Evitare di accettare responsabilità.

Se c’è una colpa, puoi starne certo…
non è la sua!

La difesa è spesso il segnale
di una difficoltà più profonda:
accettare l’incombenza della situazione.

Sul lavoro, per molti,
difendersi è diventata una forma d’arte.

In realtà è una reazione istintiva

Proteggersi dal senso di colpa
e dall’insicurezza.

Le persone sempre sulla difensiva
faticano ad assumersi responsabilità
e spesso si sentono sbagliate, inadeguate.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza
– ora nella NUOVA versione aggiornata 2025 –

per alcune persone accettare responsabilità
è vissuto come accettare il fallimento.

Quando il feedback diventa un attacco

Chi è sulla difensiva
percepisce il feedback come ingiusto
o come un attacco personale.

Non come un’osservazione
su comportamenti o risultati.

Difendendosi crede di evitare il confronto,
ma in realtà lo sabota.

Accusa te.
Il contesto.
Il collega.
L’azienda.

“Se mi avessero aiutato, non sarebbe successo.”

Invece di scusarsi e riparare,
elenca giustificazioni.
Minimizza.
Ridimensiona il problema.

È importante dirlo chiaramente:
il comportamento difensivo spesso nasce
da problemi più profondi
che hanno poco a che fare con te.

Non puoi controllare le reazioni degli altri.
Puoi solo scegliere come comunicare.

Persona sulla difensiva: resisti alla tentazione di “avere ragione”

Quando qualcuno si difende,
mantenere una comunicazione sana è difficile.

E spesso, senza accorgercene,
peggioriamo la situazione.

Ricorda questo:
la reazione dell’altro ha poco a che fare con te.
È il risultato di emozioni represse
e accumulate nel tempo.

Più ti difendi,
più aumenti la probabilità di uno scontro.

La contro-difesa è inefficace.

Più ti giustifichi,
più dai forza alle opinioni altrui.

Quando scegli di non difenderti:

  • apri al dialogo
  • accetti il confronto
  • dimostri ascolto
  • non mostri paura

Ed è lì che l’altro, spesso,
abbassa le armi.

Trova un accordo (anche minimo)

Porta pazienza.
Mantieni la calma.

È difficile.
Ma è la cosa più utile che puoi fare.

Anche se il punto di vista dell’altro
ti sembra fastidioso o irragionevole,
cerca un punto di contatto.

Esprimi un consenso parziale:

  • “Capisco che tu la veda in modo diverso.”
  • “In alcune situazioni potrebbe essere vero.”
  • “Potresti avere ragione.”

Se la persona non accetta il tuo feedback,
cerca di capire perché.

Riconosci la sua reazione,
senza giudicarla.

Chiediti con onestà:

  • Ho interpretato male i fatti?
  • Ho frainteso le sue intenzioni?
  • Il feedback è impreciso o ingiusto?
  • È solo una risposta emotiva?

Persona sulla difensiva? Mantieni una mentalità aperta

Fai domande vere.
Non retoriche.

Mostra che vuoi capire,
non vincere.

Chiedi come si sente.
Ascolta.
Chiedi ancora.

Come scrivo nel capitolo 5 del mio libro,
usa affermazioni aperte per ridurre la difesa:

  • “Riconosco che questo può essere difficile da ascoltare.
    Voglio capire meglio: su cosa non sei d’accordo?”
  • “Quali altri punti di vista pensi dovremmo considerare?”
  • “Io vedo questa come una tua responsabilità.
    Parliamo del perché tu non la vedi così.”

Quando una persona si sente compresa,
la difesa cala.

Lo spazio di dialogo si apre.

Gestire conversazioni difficili
richiede lucidità, empatia e metodo.

In conclusione

Una persona sulla difensiva
non è “contro di te”.

È spesso contro se stessa.

E se sai restare saldo,
senza difenderti né attaccare,
sei già un passo avanti
nella tua autorevolezza.

Nei momenti di tensione,
un buon feedback può cambiare la direzione
di una relazione professionale.

Scopri il coaching mirato:
Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

e impara a comunicare con autorevolezza
anche nelle situazioni più complesse.

Rispetto sul lavoro: spesso il problema è la tua comunicazione – parte 2

rispetto nel lavoro

Foto di Courtney Stephens da Pexels

LEGGI ANCHE LA > parte 1

Rispetto nel lavoro: non essere vago, prolisse, poco concreto, tecnichese

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza evita tutte quelle forme in cui ti compiaci delle tue stesse parole, termini “difficili”, stranieri o tecnici gergali o in “tecnichese”, astratti e frasi fatte.

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Elimina il gergo (astrazioni fantasiose, termini e acronimi del settore).

Non utilizzare un acronimo a meno che tu non sia sicuro che le persone lo possano identificare. E se lo utilizzi, spiegalo: portare gli altri a conoscenza di concetti e informazioni ti farà guadagnare rispetto e fiducia.

Se utilizzi un gergo o linguaggio vago o stai usando e-mail lunghissime non ti lamentare se …probabilmente le persone con le quali ti interfacci potrebbero pensare:

“Non so di che diavolo sta parlando. Spero che la prossima volta non mi veda, oppure non mi parlerà … così potrò andare avanti nel mio lavoro”.

Hai un linguaggio del corpo ostile

Rispetto nel lavoro: evita braccia incrociate, nessun contatto visivo diretto, dito puntato, espressioni facciali (come aggrottare la fronte, arricciare il naso o arricciare le labbra) possono trasmettere rancore e negatività, senza che tu te ne accorga.

Abbiamo abitudini, posture e tic che creano un’impressione che potrebbero non essere il vero riflesso di chi siamo veramente.

Più della metà della comunicazione è ad appannaggio del linguaggio del corpo.

Stare a braccia conserte è la classica posizione di chiusura che trasmette un atteggiamento negativo e difensivo. Incrociando le braccia, sembri freddo, riservato o peggio sembra che tu stia nascondendo qualcosa.

Presta attenzione alla tua postura, prima di pensare cosa-dire, concentrati sulla tua comunicazione non verbale. Tirarsi il colletto, giocare con i capelli, grattarsi il viso: anche questi tic e queste abitudini possono inviare un messaggio negativi e farti sembrare nervoso e poco sicuro.

 
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Sputi sentenze

  • “Questo è il motivo per cui non ha funzionato …”
  • “Dobbiamo fare questo …”
  • “No, non funzionerà …”
  • “Si, si figurati …”

Non offri mai un suggerimento o un parere.
Sentenzi, pontifichi.

Affermi il tuo parere come un fatto. Le opinioni degli altri sono irrilevanti.

Parla piuttosto da una prospettiva personale.
“Io penso che … “ sarà ricevuto in modo più positivo.

Rispetto nel lavoro: non parlare sempre-e-solo di te

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo ecc.
Solo di te!

Forse non ne sei così cosciente, ma parlare continuamente di te può innescare un meccanismo di allontanamento in chi ascolta. Accendere antipatia.

Magari sei convinto che sia un bene parlare di tutto quello che ti accade, positivo o negativo, ma chi ti ascolta potrebbe pensarla diversamente.

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

 
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Non guardi negli occhi le persone

I nostri occhi sono molto eloquenti. Trasmettono la nostra natura.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il sé autentico.

Se non stabilisci il contatto visivo quando parli, sembri meno attendibili.

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia, leadership, forza e intelligenza. Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.

Se qualcuno regge il tuo sguardo, sorridi. Farai sentire la tua influenza positiva.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza. Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte. Vuol dire essere il leader.

Cerchi di controllare la conversazione

  • “Perché lo hai fatto?”
  • “Devi fare questo oppure …”

Queste domande, fatte all’inizio della conversazione, hanno il solo scopo di controllare e manipolare la conversazione.

È una forma (anche se sottile) di aggressività.

Cercare di controllare l’esito di una conversazione non funziona mai. Porterà un maggior senso di alienazione.
Conversare non è una prova di forza.

Sei “troppo” introverso

Non c’è niente di male nell’essere timido o introverso.
Ci mancherebbe!

Tieni conto che le persone spesso scambiano il silenzio e la timidezza come un segnale che sei arrabbiato o distaccato, mentre in realtà può essere semplice riservatezza.

Potrebbe essere necessario un piccolo sforzo in più per comunicare sul tuo luogo di lavoro.

La timidezza può essere confusa con disinteresse o noia. Basta solo essere consapevoli che la persona con cui stai interagendo non può leggere la tua mente.

 


 

Minimizzi

  • “Ma cosa vuoi che sia”
  • “Ma dai… è così semplice!”

Siamo portati a pensare che minimizzare i problemi possa aiutare la persona a stare meglio. Invece, no.
Validare le emozioni altrui non peggiora le cose, anzi farà sentire quella persona compresa e accolta.
Ascoltata.

Dovresti rassicurare.
Non minimizzare.

Sminuire è molto pericoloso, in particolare quando è svalutato un problema.

 
PIÙ RISPETTO SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

Usi tono e intensità sbagliata

Dici cose sensate, non usi nemmeno parole sbagliate, ma le persone le prendono male.

La ragione di tale fraintendimento è il tuo tono.
Diventi “rumoroso”, oppure mono-tono, usi frasi con stanchezza e distacco.

Frasi con volume basso pronunciate con la stessa intonazione, senza variazione, risultano come una cantilena.

Oppure un volume alto, quasi forzato, può comunicare ancora una volta aggressività.

Rispetto nel lavoro: ancora una volta la differenza la fa il COME e non il COSA

Il volume, il tono, la mimica facciale, ecc. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, accondiscendente e uno conflittuale.

Aumenta la tua consapevolezza sulla tua comunicazione in ambito professionale.
Parole, pause, contatto visivo, enfasi ecc. possono trasmettere messaggi completamente diversi.

Essere un eccelso comunicatore significa utilizzare una “cassetta degli strumenti” adatta per ogni circostanza. Interpretare ogni singolo aspetto della comunicazione e di attuare la strategia migliore per creare empatia e rapporto con l’interlocutore.

Rispetto sul lavoro: spesso il problema è la tua comunicazione – parte 1

rispetto nel lavoro

Foto di Courtney Stephens da Pexels

Quando fai domande, c’è sempre chi pensa che tu non abbia capito?
Se fai un apprezzamento, pensa che stai ruffianando?
Quando dai un feedback, che stai criticando?

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Puoi affermare di essere chiaro, concreto e coerente nel tuo modo di comunicare?
Oppure ti senti incompreso? Non-capito?

Può essere incredibilmente frustrante, specialmente quando sembra che le persone intorno a te ti stiano interpretando male. Ogni volta.

Se ogni volta il tuo modo di comunicare suscita (quasi) sempre reazioni negative.

Se avverti poco rispetto nel lavoro dovresti modificare il modo tuo comunicare

È sempre una buona idea fare un passo indietro.
Valutare come gli altri potrebbero percepirti.
Prenditi un momento per vedere le tue azioni, gesti ed espressioni da una prospettiva esterna.

Sei troppo sarcastico? Criticone?
Ti allontani quando le persone ti parlano? O ti avvicini troppo?
Interrompi e non lasci parlare?

Ecco alcuni fattori che potrebbero ostacolare la tua comunicazione. Darti una scarsa considerazione dei colleghi. Poco rispetto nel lavoro.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching (modalità, costi ecc.)
 

Sei sempre sulla difensiva

Non appena ti parlano, alzi le “barriere” per proteggerti?
Difendi a oltranza il tuo operato? Senza neanche ascoltare il presupposto?
Se c’è stata una colpa, una responsabilità, di certo… non è tua!

Quando vai subito sulla difensiva, anche l’altro farà lo stesso.
Se comunichi diffidenza, ne susciti altrettanta.

La prossima volta offri uno spiraglio, un’apertura iniziale.
Prova a dare fiducia, un passo alla volta, senza correre.

Prenditi il tempo che ti serve per prendere la decisione,
se dare o meno la tua fiducia a chi hai di fronte.

Non tirare subito la conclusione sulla base di una frase o delle tue aspettative,
ma parla e scambia opinioni, verificando il linguaggio verbale e non verbale del tuo interlocutore.

È fondamentale mantenere un atteggiamento disponibile,
evitare di cadere subito nella trappola della difensiva.

 
POTRESTI TROVARE SPUNTI INTERESSANTI > nel mio libro “Autorevolezza”
 

Non ascolti

L’ascolto è essenziale per una buona comunicazione.

Il rischio è pensare di disporre di tutte le risposte a qualsiasi domanda,
problema o sfida.

Nessuna persona può sapere tutto.
Nessuna.

Dovresti ascoltare gli altri.
Il leader di successo riconosce l’importanza dell’ascolto. Sa perfettamente che ascoltare può portargli importanti vantaggi competitivi.

Non sono pochi i manager e gli imprenditori di successo che dichiarano come ascoltare con attenzione è stata una parte fondamentale della loro strategia.

Probabilmente non sarebbero arrivati dove sono senza il costante perfezionamento,
anche attraverso i feedback negativi che hanno ricevuto (e spesso ricercato).

Saper ascoltare ti consentirà anche di differenziarti, dimostrare interesse ed empatia verso gli altri.
Costruire relazioni più solide e durature.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

Vuoi rispetto nel lavoro? Non interrompere o finire le frasi

Non vedi l’ora di esprimere il tuo punto di vista?
Non vuoi perdere tempo ad ascoltare perché hai già capito?

Se finisci le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi,
di esternare e di creare un contatto.

Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

E poi… sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?

La chiave è ascoltare per capire.
Prenditi una pausa, prima di parlare.

Fai il saputello (sai-tutto-tu)

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri la parola, fai impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza, spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare/non fare una certa cosa.

C’è qualcosa di più frustrante di sentirsi dire “Quello che devi capire è …”?

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci.
Sin dall’inizio, assicurati di trattare la persona con dignità.
Avrai modo di esprimere le tue convinzioni.

Porta pazienza mentre cerchi di capire il punto di vista degli altri.
Le persone lo apprezzeranno.

Oltremodo, non essere troppo sarcastico. Non c’è niente di sbagliato nell’ironia, crea leggerezza. Sdrammatizza.

Ma se questo è il tuo modo costante di comunicare, può causare problemi.
Le persone potrebbero offendersi, sentirsi derisi o presi in giro (anche se non è la tua intenzione).

Nascondi le tue emozioni, ovvero empatia zero

Nel tentativo di essere educato, benvoluto o “freddo”, nascondi le tue emozioni oppure mantieni un’espressione neutra.

Ma questo rende quasi impossibile, per chi ti circonda,
capire le tue intenzioni e i tuoi pensieri.

Senza segnali emotivi,
quello che-dici può essere facilmente mal interpretato.

I tuoi colleghi potrebbero pensare che tu sia arrabbiato quando non lo sei veramente,
e viceversa.

La faccia impassibile da poker (tanto celebrata in ambiente business), capace di tenere sotto controllo le emozioni, non dovrebbe precludere di mostrare i sentimenti in alcune situazioni professionali.

Non essere “presente” mentre parli con qualcuno, può emanare poco interesse, arroganza e maleducazione. Altro che good vibes!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Come stupire nelle riunioni di lavoro quando sei l’ultimo arrivato – parte 2

riunioni di lavoro

Foto di Анна Хазова da Pexels

LEGGI ANCHE > la parte 1.

Non cedere il tuo potere

È comune durante le riunioni di lavoro fare riferimento al capo oppure ad altre persone gerarchicamente più in alto nell’organizzazione.

Impara a sfruttare queste opportunità. Credi nelle tue idee e condividile con fiducia!

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Porta il tuo contributo. Le tue idee non sono meno valide di quelle degli altri partecipanti, quindi, non lasciare che il dubbio si intrometta.

Non dovresti adattare passivamente il tuo punto di vista solo per conformarti e soddisfare le esigenze degli altri.

La maggior parte delle persone noterà quando mantieni saldamente le tue posizioni oppure ti rimangi prontamente quanto hai detto.

I tuoi pensieri meritano di essere condivisi.
Ricorda solo di portare valore aggiunto (cosa tutt’altro che scontata).

Il desiderio di farti notare (a tutti i costi) potrebbe torcerti contro

Cerca di non voler essere “troppo intelligente” solo per impressionare i presenti. Ti farà apparire banale e mediocre. Se non sai niente, ammettilo. Se hai qualche idea o hai bisogno di qualche chiarimento, non esitare a sollevarlo o a chiedere.

Non dare l’impressione di essere concentrato solo sulla tua “performance”.
Non essere il più “rumoroso” nella stanza.
“Affamato” di visibilità.

Anche se sei una persona introversa, puoi portare la tua influenza supportando il commento di un collega con un semplice quanto potente “Ottima idea! Vedo che funziona davvero bene”.

Vai al tuo ritmo.
Se ti senti di parlare, fallo.
Viceversa, se non ti senti fiducioso, aspetta quando lo sarai.

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te (modalità, costi ecc.)
 

Nelle riunioni di lavoro devi essere il primo a parlare? Anche no

Alcuni formatori e coach invitano a cercare tutte le opportunità per essere il primo a esprimere il punto di vista.

Ti invitano a spingerti oltre la tua zona di comfort. Guidare la discussione, invece di seguirla. Non censurarti, regalarti la libertà di espressione. Condividere te stesso senza esitazione.

Concordo, ma solo in parte.
In effetti, più taci, più diventerai chiuso e sarà ancora più difficile entrare nella discussione.

Tuttavia, potrebbe essere più efficace non parlare troppo. Se ci sono opportunità di parlare fallo, ma solo a colpo sicuro, sapendo quello che dici.

Se vuoi intervenire solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso, accettato e amato …
meglio non parlare! Se non hai nulla d’interessante da dire, meglio tacere!

In questa prima fase, è importante solo dimostrare di essere appassionato.

In caso di un meeting con brainstorming, se hai un’idea condividila. Se non parli, quando tutti gli altri lo fanno, diventi un peso per tutto il tuo team.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale
 

Leader nelle riunioni di lavoro: evita tutto quello che è banale

Soluzioni ovvie, presupposti scontati, osservazioni mediocri, qualcosa che hai imparato all’università,
citazione prese a prestito dal web.

Piuttosto di citare qualcun altro, presenta i tuoi pensieri.

Non fingere di essere esperto, se non lo sei, perché -prima o poi- verrai scoperto. Se non sai davvero di cosa stai parlando, taci.

Spesso, nel tentativo di rendere i discorsi più autorevoli e competenti, aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi, e indeboliamo la nostra comunicazione e miniamo la fiducia di chi ci ascolta.

Invece di esordire con “Potrebbe essere una domanda stupida …” potresti dire qualcosa del tipo “Vorrei capire meglio. Quando parli di …”.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho riservato un intero capitolo all’organizzazione delle riunioni e all’importanza di esprimersi nel modo più efficace.

Monitora la tua presenza fisica

Siediti dritto.
Pianta i piedi ben fermi sul pavimento.

Mantieni il contatto visivo con gli altri, specialmente quando parli, ma sii consapevole del tuo comportamento anche mentre ascolti.

Usa il tuo spazio e le mani mentre parli, se ti viene naturale.

Se stai partecipando a una riunione con più persone, sorridi a chi sta parlando e mantieni il contatto visivo con tutti gli altri.

 


 

Ascolta attivamente

Un ottimo modo per dimostrarlo è ribadire le idee condivise nella discussione.
Ascolta sempre con attenzione.

Prendi appunti il più possibile per evitare malintesi.

Anche se l’argomento trattato non ha nulla a che fare con te o il tuo dipartimento, dovresti dare l’attenzione che le persone meritano. Non essendo coinvolto, potresti fornire una prospettiva esterna di grande impatto.

Altre cose da evitare: agitarsi eccessivamente e giocherellare nervosamente con il telefono.

Spegni il cellulare oppure lascialo nella giacca o nella borsetta, in modo da non essere nemmeno tentato di controllarlo.

Riunioni di lavoro: in conclusione …

Durante le riunioni di lavoro stabilisci una strategia semplice: dire qualcosa nei primi 10-15 minuti, che si tratti di una domanda, un commento, una nuova proposta, offrire un’opinione oppure presentare la tua argomentazione.

Seguendo queste semplici regole, avrai maggiori possibilità di attirare l’attenzione dei tuoi colleghi e il rispetto del tuo capo.

Ricorda, non dire niente è certamente l’opzione a più basso rischio, soprattutto se sei nuovo in un’organizzazione, ma se vuoi trasmettere l’impressione di essere concentrato e interessato assicurati di condividere pensieri pertinenti e stimolanti.

Come stupire nelle riunioni di lavoro quando sei l’ultimo arrivato – parte 1

riunioni di lavoro

Foto di Анна Хазова da Pexels

Iniziare in un nuovo posto di lavoro può essere un’esperienza stimolante ed entusiasmante,
ma anche stressante e “schiacciante”.

Devi apprendere procedure nuove,
fare tuo un cumulo enorme d’informazioni,
incontrare (e relazionarti) con tante persone, stupire positivamente i nuovi colleghi e il tuo nuovo capo.

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Insomma, tanta pressione.
È normale sentirsi nervosi, indecisi e apprensivi.

È proprio l’ansia dei primi giorni di lavoro, quella sensazione d’instabilità,
che porta la nostra mente a “galoppare” per tentare di ritrovare l’equilibrio perduto.

In questi primi giorni, mentre stai ancora imparando i nomi dei colleghi e le nuove password,
ci sono almeno quattro strategie che non dovresti dimenticare:

  • arrivare in orario
  • lavorare sodo
  • ascoltare più che parlare
  • trovare il “tuo spazio”

Hai voglia di fare. Emergere. Crescere. Vuoi arrivare in fretta e andare lontano, molto lontano.
Spesso troppo velocemente.

… e poi ci sono le riunioni di lavoro

Sei nuovo. Non conosci (almeno non ancora) i giochi di politica e di potere interni.

Alcune persone potrebbero dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di visibilità.

È naturale sentirsi nervosi durante le prime riunioni e avere paura di dire qualcosa di sbagliato.
Il pericolo è anche non dire niente.

I colleghi potrebbero pensare che tu non abbia esperienza, non ti interessa o peggio non hai un valore aggiunto da condividere.

Se aspiri a una posizione di leadership,
ricorda che parlare è un segno di fiducia.

Durante le prime riunioni di lavoro è importante condividere i tuoi pensieri senza prevaricare o limitare la tua personalità.

  • Parlare o non parlare?
  • Come sapere quando parlare?
  • Cosa dire?
  • È meglio parlare oppure stare zitti? E se sì quando?

Non perdere questa preziosa opportunità (la riunione) per condividere le tue opinioni, aumentare la tua visibilità, ed essere visto come la persona influente.
Leader.

 
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La preparazione è la chiave

Se la riunione nel tuo nuovo posto di lavoro è accompagnata da un ordine del giorno,
prenditi del tempo per leggerlo con attenzione.

Scegli un argomento.
Prima di ogni riunione, prendi un tema o un punto all’ordine del giorno ed elaboralo in anticipo in modo da essere pronto per aggiungerlo alla discussione.

Preparati a discutere di un argomento specifico,
impegnati a esprimere un’idea che ti è venuta in mente.

Fallo almeno una volta per riunione in modo che diventi un’abitudine.

Decidi la frequenza con cui vuoi intervenire nelle tue prime riunioni di lavoro.
Stabilisci quante volte parlare.

Potresti, ad esempio, scegliere di parlare 3 volte.

  • La prima per fare un commento (che ti sei preparato in anticipo).
  • La seconda volta per porre una domanda pertinente (anch’essa preparata prima).
  • La terza volta per condividere una riflessione su una nuova strategia o un nuovo approccio. Per esempio, potresti condividere qualcosa sui vostri concorrenti (attenzione a non portare banalità e conclusioni ovvie).

 
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Fai domande

Uno dei modi più semplici per impressionare nelle tue prime riunioni di lavoro è porre domande.

  • Qual è la base dell’osservazione che hai fatto?
  • Quali sono i benefici di questo approccio?
  • Come fai a sapere che questo è/sarà il problema?

Quando poni domande “stimolanti”, dimostri sicurezza e desiderio di comprendere meglio il tuo lavoro o l’azienda. Ti dà anche la possibilità di mostrare il tuo entusiasmo e il tuo impegno.

Approfondisci ciò che dicono gli altri. Sarai più coinvolto e diventerai un partecipante attivo.

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati in quel momento.
Oppure (in alternativa), chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.

Di solito questo dietro-front è apprezzato, perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

Ricorda che la curiosità premia, l’autocompiacimento no.

Come farsi notare nelle tue prime riunioni di lavoro

Senza che qualcuno te lo abbia chiesto, se durante l’incontro è emerso qualcosa che potrebbe richiedere ulteriori ricerche, prenditi l’impegno ad acquisire le informazioni per il prossimo incontro.

Dimostra che hai iniziativa. Sei interessato e investito nella tua organizzazione.

Per aumentare il tuo impatto e la tua visibilità, alla fine della riunione potresti inviare un’e-mail al tuo capo riassumendo i punti chiave o, meglio ancora, fornendo una proposta per un nuovo progetto suscitato dalla conversazione.

Ancora più importante, acquisirai fiducia in te stesso!
 


 

“Maneggia” il disaccordo con strategia

Quando qualcun altro parla e non sei d’accordo, non negare in modo precipitoso.
Se parli tu e qualcuno è in disaccordo, non pensare di avere detto una stupidaggine.
Che tu hai torto e l’altra persona ha ragione.

Quando dai maggiore importanza alle idee di qualcun altro,
significa che non credi che i tuoi pensieri siano degni di essere condivisi.

Le tue esperienze, pensieri e opinioni non solo sono validi e utili, ma potrebbero rivelarsi esattamente ciò che le altre persone hanno bisogno di sentire.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Feedback sul lavoro: il giusto approccio (un estratto dal mio libro)

feedback sul lavoro

Foto di JESHOOTS.com da Pexels

Un feedback sul lavoro può essere valutativo o potenziante.

Dovrebbe essere specifico e costruttivo.
Focalizzato sul problema e basarsi su osservazioni oggettive, almeno nelle intenzioni.

L’elogio e la critica sono giudizi personali (uno benevolo e l’altro sfavorevole) su un comportamento o un risultato. Spesso sono vaghi e depotenzianti, incentrati sulla persona e basati su convincimenti, interpretazioni o sentimenti.

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Lo scopo di un feedback sul lavoro (se è negativo) non dovrebbe essere quello di incolpare o accusare la persona, ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento delle sue prestazioni o atteggiamento.

Le persone che lavorano con te meritano un feedback da parte tua.
Hanno il diritto di sapere cosa-sbagliano e il dovere di provare a sistemare le cose che sbagliano.
Non possono farlo se non sanno cosa o come fare.

Ecco un estratto del capitolo 5 del mio libro “Autorevolezza – strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi”, ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025.

Feedback valutativo

Il feedback valutativo (spesso è sotto forma di revisione semestrale o annuale delle prestazioni) è ciò a cui pensa la maggior parte delle persone quando sente la parola “feedback”.

Implica una valutazione, può essere emotivamente carico perché pieno di sorprese o disaccordi.

Spesso è legato alla retribuzione.
Le persone rimangono deluse o turbate oppure sollevate ed euforiche.
Consente confronti su dati e target.

L’obiettivo principale del feedback valutativo è assicurarsi che la persona comprenda chiaramente (senza essere necessariamente d’accordo) quale sia la valutazione ricevuta.

 

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Feedback potenziante

È empowerment. Crescita. Sviluppo. Il piano di crescita.
È centrato sul migliorare e creare un’immagine solida per il futuro.

Dà potere perché aiuta le persone a identificare e rimuovere gli ostacoli che devono affrontare.

  • Cosa possiamo fare di meglio per soddisfare/migliorare il tuo piano d’azione?
  • Come possiamo aumentare/potenziare/sistemare…?

Queste domande potenzianti possono essere poste ogni giorno, attorno al tavolo riunione o in un corridoio per la pausa caffè. Tale approccio evolutivo toglie agitazione, irritazione e soprattutto… la sorpresa.

Sia il feedback valutativo sia quello potenziante sono essenziali per lo sviluppo della persona.

Sono collegati ma diversi, per contenuti e per “carico emotivo”, ed è importante separarli. Tuttavia, se una persona è aperta, la sessione di feedback valutativo può terminare con un ponte verso lo sviluppo. E viceversa.

La maggior parte delle persone apprezza l’opportunità di una migliore percezione del proprio comportamento, a patto che il tono del discorso non sia ostile o giudicante.

 

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Il giusto approccio dei feedback sul lavoro

Porgere feedback sul lavoro è una questione delicata.
Non utilizzarli con superficialità e leggerezza.

Anche se sono amichevoli e accoglienti, creano pressione. Possono risultare intimidatori e compromettere le relazioni professionali.

Non presentarti con una lunga lista di aspettative, soprattutto se irrealistiche, perché portano delusione e frustrazione.

Sii consapevole dell’ansia o delle preoccupazioni che provochi nella persona.
Giusto o sbagliato, buono o cattivo, qualunque cosa una persona stia facendo o provando, è la sua realtà.

È troppo facile concentrarsi su ciò che non va. Potresti essere ingiusto quando non lo consideri.
Avvicina le persone attraverso i loro punti di forza ed esperienza.

 

“Quando dai un feedback,
l’approccio che userai farà tutta la differenza.”
Michele Ferrarelli

 

Non dovresti mai essere titubante, ma comprensivo e disponibile.
Come team leader è necessario assumerti la responsabilità di costruire una base solida di fiducia. Oltremodo è tua responsabilità “riparare” tali dinamiche interpersonali se si incrinano.

Ne hai la facoltà. Sei tu a determinare il contenuto e la modalità dei tuoi dialoghi. Lavoraci da subito, sin dalle prime conversazioni.

Il tuo collaboratore deve sapere che riconosci i suoi talenti e che credi in lui. Spiega che conosci e apprezzi il suo percorso professionale.
Sai quanto lui stia lavorando sodo.

Condividi il tuo obiettivo: massimizzare il suo potenziale.
E mostra quanto sei felice di questa opportunità!

Quando emergono cattive prestazioni e dinamiche, non eludere il tuo ruolo in questa vicenda.

Prova a chiederti:

  • Cosa mi sto perdendo?
  • Cosa non capisco di questa persona?
  • La mia percezione è stata influenzata da un recente evento negativo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?

 

Feedback sul lavoro? La pratica è fondamentale per affinare il tuo stile

Puoi esercitarti davanti allo specchio, con il tuo partner o un amico. Provare quello che dirai, ad alta voce, ti permetterà di sentire il tuo tono.
Potresti anche registrare le tue parole per capire come “suoni”.

È anche importante pensare al tuo linguaggio del corpo, che può parlare più forte delle tue parole. Spesso siamo inconsapevoli di inviare messaggi negativi.

Prova a sintetizzare il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Se non ti senti ancora pronto, scrivi cosa devi dire.

Cerca di formulare frasi brevi. Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:

  • Qual è il punto?
  • Quale concetto deve passare assolutamente?
  • Che cosa posso evitare?
  • Come preferisce la persona ricevere il feedback?

Modifica il tuo approccio di conseguenza.
Inizia più “leggero” (parlando del più e del meno) se sai che hai davanti una persona che va in confusione con una comunicazione estremamente diretta.

Preparati a una reazione emotiva di rabbia, rifiuto o forse anche lacrime.
Resta comunque sempre calmo e professionale.

Arroganza nel lavoro: la maschera che indossano gli insicuri

arroganza nel lavoro

Foto di Anete Lusina da Pexels

La persona arrogante sul lavoro
comunica a tutto il mondo i propri successi
(non importa quanto piccoli).

Dà una visione eccessivamente positiva,
mascherando una realtà che spesso
non è affatto così ideale.

Il più delle volte, dietro l’arroganza,
si nasconde una scarsa fiducia in sé stessi,
compensata dalla presunzione
— immotivata — …

di voler apparire più competenti
e più bravi degli altri.

Spesso ci comportiamo con arroganza
semplicemente perché
non abbiamo ancora capito
cos’è davvero la fiducia in noi stessi.

Essere arroganti,
strafottenti
e stronzi

non significa essere sicuri di sé.

Anche se — paradossalmente —
chi lo è
viene spesso messo su un piedistallo
e osannato
perché “è diventato qualcuno”.

Ma allora:

  • Cos’è l’arroganza nel lavoro?
  • Cosa vuol dire essere sicuri?
  • Come si può essere fiduciosi
    senza cadere nella trappola dell’arroganza?

Il mondo del lavoro oggi è complesso (più che mai)

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza
— ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il mondo del lavoro è competitivo e difficile.

Non è più solo una questione
di conoscenze,
capacità
e abilità.

È una questione di resistenza.
Di forza.

La forza fisica si vede.
La forza mentale no.
Non si vede.
Si sente.

Spesso, per sembrare forte,
indossi la maschera del duro.
Reciti una parte.

Nascondi le debolezze
dietro posture autoritarie
e atteggiamenti rigidi.

All’inizio può anche funzionare.

Qualche risultato arriva.
Ma l’effetto svanisce in fretta.
Te lo assicuro.

Nel lungo periodo,
per raggiungere obiettivi importanti,
servono forza mentale,
grinta,
tenacia.

E il desiderio costante di migliorarti.

Autorevolezza non è volume.
È equilibrio tra voce, corpo e intenzione.

La “maschera da duro” è una scorciatoia banale

È un portamento scontato.
Facile.
Accessibile a tutti.

Nel mio lavoro, durante sessioni di coaching
con leader che si definivano
(per loro stessa ammissione)
“troppo buoni” …

quando chiedevo
come avrebbero voluto essere,
le risposte arrivavano subito:

  • “Più bastardo.”
  • “Più carogna.”
  • “Più figlio di puttana.”

Ah. Tutto qui?

Davvero vuoi questo?
Anni di studio, impegno, intelligenza
per…
incutere timore?

Diventare uno stronzo?

Ce ne sono già tanti
nel Mondo del lavoro.

No, grazie.
Non ce ne serve uno in più.

Arroganza nel lavoro? No. Abbiamo bisogno di leader

Uomini e donne.
Persone con una forte etica morale.

Non immaturi in cerca di rivalsa.

Invece di aumentare la “bastardaggine”
(cosa peraltro puerile),
l’approccio più efficace
è saper equilibrare
— secondo le circostanze —

grinta e diplomazia.

La persona forte non spreca energia
per coprire le mancanze.

Le riconosce.
E investe tempo per migliorarsi.

Essere forte richiede consapevolezza emotiva

Saper gestire le emozioni,
non farsi gestire da esse.

Forza mentale significa:

  • riconoscere i propri limiti
  • accettare le mancanze
  • sapere che il risultato passa dal lavoro duro

Non sprecare energia
cercando di nasconderti dietro l’arroganza.

Riconosci i difetti.
Investi su di te.
Supera le debolezze.

Essere forte vuol dire anche
avere fiducia nella capacità
di rialzarti dopo un fallimento.
Imparare dagli errori.

  • Sii ambizioso,
    senza impazienza.
  • Disponibile,
    senza timore.
  • Flessibile,
    senza farti sfruttare.
  • Fiducioso e sicuro,
    senza alzare i toni.

Fiducia e arroganza nel lavoro: una linea sottile

La scelta spetta a te.
Pensaci prima del prossimo passo.

Quando si parla di aggressività e arroganza,
pensiamo subito alle forme più evidenti:
urla,
grida,
attacchi.

Ma esistono aggressività più sottili.
Meno appariscenti.
E altrettanto dannose.

Spesso crediamo di essere assertivi,
e invece siamo prepotenti.

Il prezzo?
Conflitti.
Perdita di rispetto.
Relazioni rovinate.

Se qualcuno ti ha già detto:
“Ehi, ma come sei aggressivo”.

È un segnale.
Il primo passo per cambiare.

Ricorda: la vera forza non fa rumore

Non intimidisce.
Non schiaccia.

Si riconosce da come fa crescere chi ha intorno.

Se vuoi che il tuo team ti segua perché ti riconosce,
non perché “deve”…

lavoriamo insieme su voce,
postura e linguaggio
per trasmettere credibilità e ispirare collaborazione.

Scopri “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo”.

Parlare come un leader: l’approccio che fa tutta la differenza

parlare come un leader

Foto di Moose Photos da Pexels

Parlare come un leader.
La mentalità conta. Fa la differenza.

Le parole sono importanti.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – le parole possono attrarre, ispirare e convincere ma anche allontanare, disorientare o annoiare. Rendere il lavoro difficile o piacevole. Elevare il tuo status o danneggiare la tua reputazione.

Dipende da ciò che dici. Da come lo dici.
Spesso, le parole che utilizzi o che non utilizzi la dicono lunga su di te. Leggi il post.

A meno che tu non sia un comunicatore particolarmente brillante,
limita la quantità delle tue parole.

Potresti non essere così interessante come pensi

Non appena comprendi il reale potere delle parole, cominci a prestare sempre maggiore attenzione al loro peso.

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza dopo una sconfitta.
Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria.

Se dici “Avresti potuto fare di più” dopo che la persona ha dato il massimo, togli forza e causi scoramento.
Non puoi dare energia con parole negative.
Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli di debolezza.

La comunicazione efficace (parlare come un leader) è il primo passo verso il tuo successo:
 

“È difficile”

“È un’opportunità”

“Come hai potuto farlo!”

“Come possiamo farlo meglio?”

“Ignoralo!”

“Affrontiamolo!”

“È difficile, non raggiungeremo mai questo obiettivo”

“È un’opportunità stimolante, chi è con me?”

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

“Non lo so”

“Chi lo sa?”

“Non hai ancora finito il progetto?”

“A che punto siamo con il progetto?”

“Hai un problema?”

“Come posso aiutarti?”

“Perché hai fatto quell’errore?”

“Parlami di quell’errore?”

 
PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.
 

“Perché non hai fatto …?”

“Quali altri approcci potresti prendere la prossima volta?”

“Perché sei sempre così oberato di lavoro?”

“Cosa puoi delegare ai tuoi colleghi?”

“Non possiamo, perché …”

“Che cosa possiamo fare?”

“Abbiamo sempre fatto in questo modo”

“Come possiamo semplificare?”

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

“Non ha importanza!”

“Quanto è importante?”

“Abbiamo sempre fatto in questo modo”

“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”

“Mettiamolo nel cassetto”

“I tempi non sono ancora maturi. Mettiamolo in agenda tra un trimestre”

“È contro la nostra politica aziendale.”

“È contro la nostra politica aziendale. Puoi riformularlo in modo diverso?”

 


 

“È inutile. Ci abbiamo già provato”

“Ci abbiamo già provato. Come potremo riuscirci questa volta?”

“Non posso farlo”

“Penso che la soluzione migliore sia …”

” Non ti preoccupare” – “Stai tranquillo”

“Ti spiego perché non devi preoccuparti …” (esponendo fatti concreti)

 


 

“Non lo so”

“Dammi il tempo di controllare/verificare e ti ricontatto”

“(tu) Non lo hai spiegato bene”

“Faccio fatica (io) a comprendere completamente l’idea che stai condividendo”

“Capisci anche tu, adesso …”

“Mi sono spiegato bene?”

Discussione con un dipendente: ecco come fanno i grandi leader

discussione difficile con un dipendente

Le discussioni, il più delle volte, non hanno quasi mai bisogno di chiarire i fatti accaduti.
I fatti-sono-fatti.

Si tratta piuttosto di contrasti sulle percezioni, le interpretazioni o i valori che ognuno di noi attribuisce a quello che è/non è accaduto.

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Pochi amano una conversazione difficile. Ancora meno, la sanno gestire bene.
La maggioranza di noi “sa cosa dovrebbe fare” ma generalmente “non lo fa”.

Manca l’abitudine oppure si ha paura di come la conversazione girerà.
Magari il collaboratore la prenderà male.

Se poi è un dipendente-chiave (uno di quelli che se ti molla sono dolori) il rischio che diventi una questione anche “pericolosa” per la tua attività è molto alta.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho riservato un intero capitolo alla gestione di feedback e rapporti con collaboratori difficili. Il capitolo si apre ricordando quanto la preparazione sia fondamentale.

Se preparata bene la conversazione, avrà maggiori possibilità di essere produttiva.

Invece, evitare la conversazione renderà solo più difficile la questione.
La tempestività è importante. Più aspetti, più diventa difficile.

Ecco 8 spunti per una discussione con un dipendente o un collaboratore … proprio come farebbe un leader autorevole:

1. Fatti trovare pronto

Appena incontri il tuo collaboratore o dipendente,
non dire qualcosa tipo “Eccomi … ci sono, non appena finisco la email”. È irrispettoso.

Imposta il telefono su “silenzioso”. Metti a “riposo” il tuo computer.

Rimuovi le barriere fisiche tra te e la persona (vedi foto).
Non sederti dietro la tua scrivania e non “nasconderti” dietro lo schermo del laptop.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM> scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

2. Arriva rapidamente al punto

Evita le chiacchiere,
impara a esprimere la tua opinione in modo conciso e diretto. “C’è una questione che vorrei discutere con te.”

Il feedback sandwich in questi casi è poco efficace.
Smettila di girare in tondo e vai al punto!
È quello che penso di un qualsiasi manager con poche capacità di leadership.

Se hai organizzato un incontro faccia a faccia con il tuo collaboratore, dai al colloquio l’importanza che merita.
Non correre il rischio di minimizzare il motivo dell’appuntamento.

3. Evita di sottolineare solo cosa-non-funziona

Non è importante cosa-dici, ma piuttosto come-lo-dici.

Non sono le parole che utilizzi, ma piuttosto il modo in cui lo dici che lascia un’impressione (positiva o negativa) sulla persona. Leggi il post.

Costruisci una relazione produttiva.
Le intenzioni positive sono la base di una discussione di successo.

Come detto prima, la preparazione è la chiave.

Non passare il 95% a spiegare cosa non va, e solo il restante 5% su come farlo bene.
Pensa di più a ciò che vuoi, piuttosto ciò che non vuoi.

 
CARRIERA DI SUCCESSO> scopri il percorso di coaching ideale per te
 

4. Discussione con un dipendente: non stare sulla difensiva

Se alzi le barriere difensive comunichi un intenso bisogno di proteggerti.
La difesa aumenta, anziché diminuire, le possibilità che qualcuno possa “attaccarti” ancora di più.

La difesa continua è una risposta debole, mentre la non-difesa comunica forza e fiducia.

Il primo passo è diventare consapevole di quando ti metti sulla difensiva. Cerca di prestare attenzione.

  • Cosa ti ha fatto mettere sulla difensiva?
  • Come ti senti rispetto a quello che è stato detto/fatto?

5. Prepara piani di azione

Fai del tuo meglio per terminare la discussione ponendo domande, creando piani di azioni e rivelando le tue aspettative su ciò che vorresti vedere/accadere.

Indica il problema. Porta un esempio. Dichiara la tua intenzione positiva. Chiedi:

  • “Come potresti migliorare in quest’area?”

Continua a seguire la persona, assicurati che segua quanto pianificato.
Se ha bisogno di supporto, fatti trovare.

Dopo una conversazione difficile, cerca di resistere all’impulso di evitare la persona o di trattarla in modo diverso.

È fondamentale normalizzare (il prima possibile) le interazioni all’interno del tuo luogo di lavoro.

 


 

6. Discussione con un dipendente difficile: descrivi l’impatto del suo atteggiamento sbagliato

A volte siamo così coinvolti che trascuriamo le spiegazioni.

  • Qual è l’impatto del comportamento del tuo collaboratore?
  • Clienti insoddisfatti, calo di produttività?
  • Team nervoso, ambiente di lavoro in fibrillazione?

Descrivi il suo comportamento e l’impatto che ne consegue. Non attaccare la persona.

Offri il tuo aiuto.
Fatti trovare!

7. Crea possibili soluzioni al problema

È tempo di creare nuove possibilità/soluzioni che definiscano i nuovi comportamenti.
La ripetizione di vecchi comportamenti consolida solo il passato. Il vecchio.

Aiuta il tuo collaboratore a trovare risoluzioni. Chiedi:

  • “Cosa potresti fare per creare nuove soluzioni?
  • “Chi ti potrebbe aiutare/darti supporto?
  • “Cosa ti suggerirebbe un grande leader?”
  • “Se tu fossi di fronte a questa situazione, come/cosa faresti per risolverla?”

Dopo aver selezionato due o tre opzioni, chiedi:

  • Quale opzione/possibilità/soluzione vorresti sperimentare questa settimana?”

Se il tuo interlocutore dice “Cercherò di fare di più” chiedi:

  • “Cosa vuol dire per te concretamente fare-di-più?”

In definitiva, l’unico modo per gestire in modo appropriato una discussione con un dipendente è … affrontarla!

A volte, si evita una conversazione difficile perché ci si sente a disagio.
Purtroppo, stai solo ingrandendo il problema, prolungando l’ansia e potresti creare ancora più rancore e animosità.

Se vuoi apprendere come effettuare discussioni assertive con i tuoi collaboratori o dipendenti scopri il mio percorso di coaching.

Come diventare un leader: la presenza executive al telefono – 2

come diventare un leader

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LEGGI ANCHE > la parte 1.

Come essere un leader: concentrati sulla telefonata

Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso.

“Silenzia” il telefono fisso se utilizzi il cellulare. Oppure spostati in un’altra stanza.

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Resisti alla tentazione di rispondere a SMS, WhatsApp e-mail, controllare Facebook, e così via…
Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Non utilizzare il vivavoce.
Rende la tua voce più distante. Sgradevole. Inoltre, trasmettere al tuo interlocutore l’idea che sei impegnato in altro. La telefonata non è così importante da attirare la tua piena attenzione.

Usa piuttosto un buon microfono con un auricolare.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.

Dalla mia esperienza di anni di coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza!).

Il vivavoce amplifica i rumori di fondo. Un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

“Mostra” che stai ascoltando

Mai sottovalutare l’importanza di ascoltare anche (e soprattutto) al telefono.

Per segnalare che stai ascoltando, usa di tanto in tanto parole come “sicuro” e “sì” per far sapere che sei d’accordo. In modo che non percepiscano questi segnali come interruzioni,
ma piuttosto come affermazioni.

Non interrompere.
Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non “andare sopra”.

A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.
Inizia a parlare solo quando il tuo interlocutore ha completato la sua.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna.

 
COACHING> scopri il percorso per potenziare la tua team leadership
 

Come essere un leader: parla con voce coinvolgente

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Potresti perdere i punti chiave.
Sembra che tu abbia fretta.
Il tuo interlocutore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente.
Neanche a te piacerebbe!

Quando dici qualcosa di particolarmente importante,
rallenta la cadenza, punteggia le parole o frasi particolari per dare più enfasi.

Varia il ritmo del tuo discorso.
Aiuterà gli altri a capire quando condividi i punti chiave che vuoi che ricordino.

Varia il tono mentre parli, in modo da non usarne solo uno (mono-tono).

Vuoi trasmettere carisma e non monotonia.
Fai un respiro profondo prima di parlare, darai più potenza alla tua voce.

 
COACHING> scopri il percorso per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevole

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.

Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.
Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.

Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.
Prenditi il tempo di rispondere.

Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!

E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

 


 

Come essere un leader: elimina “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spesso “Ehmmmm” e “Ahhh..” non sei autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: “Ehmmmm” … stavo pensando …” sarà molto più potente se la adatti leggermente
“Vedi… stavo pensando… “.

Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio. E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.

Carismatico.
Utilizza le pause.

Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa, l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

 
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Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale? Ottimo! Fai un’altra pausa.

Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.

Darai la possibilità di capire veramente il significato.
Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.

Come essere un leader: segui questi suggerimenti ed eccellerai nelle conversazioni telefoniche.

Svilupperai la tua leadership al telefono,
rafforzerai i tuoi rapporti di lavoro e le persone che ti circondano ti vedranno come un leader fiducioso.

Come diventare un leader: la presenza executive al telefono – 1

come diventare un leader

Foto di Barbara Olsen da Pexels

Riceviamo e facciamo decine di telefonate ogni giorno sul nostro posto di lavoro.

La maggioranza è normale routine: chiedere delucidazioni e aggiornamenti, rispondere a richieste, contattare clienti ecc.
Rispondiamo in modo automatico, senza prestare troppa attenzione alle parole.

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Altre volte però l’asticella si alza.

La telefonata si rivela importante: il capo diretto, il CEO, un reclamo di un cliente importante, il colloquio di lavoro, un richiamo a un collaboratore ecc.

Le parole diventano rilevanti. La modalità fondamentale.

Come diventare un leader? Devi trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Durante la telefonata, la tua voce è l’unico strumento che hai a disposizione.
Non puoi mostrare il tuo abito elegante, il tuo taglio di capelli così trendy.

Il linguaggio del corpo non entra in gioco, non puoi ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.

La consapevolezza della tua voce (a volte troppo incerta, altre aggressiva, altre ancora monocorde) è l’elemento determinante per il “successo” della telefonata.

Ecco la sfida!

È fondamentale essere preparati

Ecco alcune tecniche che hanno funzionato per i miei clienti che volevano potenziare la loro autorevolezza e la capacità di connettersi con collaboratori, colleghi e clienti.

Grazie a queste strategie migliorerai la tua presenza autorevole al telefono.

Le persone si chiederanno come fai a essere (in tutte le tue telefonate) così equilibrato,
a tuo agio e sicuro di te stesso.

 
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Come diventare un leader: l’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.

Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Ecco la prima verità: la parte fondamentale non è ciò che dici ma piuttosto come lo dici.

Registra la tua voce

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – … la pratica rende perfetti.

Autorevoli.

Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.
Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il tuo “grado” di autorevolezza telefonico.

Per esempio renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.

Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.

 
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“Riscalda” la tua voce

Al telefono, come detto, la voce è il tuo unico “strumento”.

Se ti aspetta una telefonata importante (il capo, il CEO, un cliente importante, il colloquio di lavoro ecc.) “riscaldati” la voce facendo esercizi vocali. Leggi il post per approfondire.

Bevi qualche sorso d’acqua per evitare che la gola “suoni” graffiante.
Evita di mangiare subito prima della telefonata.

Sorridi prima di iniziare la chiamata

I muscoli facciali si rilassano.
La tua voce suonerà più chiara e rilassata, piuttosto che acuta o soffocata.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono. Sorridere proietta un’immagine positiva.
Influenza anche come ti senti riguardo a te stesso.

Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

 


 

Proietta fiducia con il tuo linguaggio del corpo

Come diventare un leader? Alzati in piedi se vuoi essere autorevole al telefono.

Se ti alzi, hai automaticamente una postura migliore.
I polmoni possono espandersi liberamente.
È più facile respirare.

Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non essere troppo rilassato.

Anche se la persona non può vederti, durante la telefonata, non accasciarti sulla sedia, non sdraiarti sul divano e non tenere le braccia incrociate.

Se non vuoi stare in piedi, come minimo siediti dritto.
Se tiri le spalle indietro ti sentirai più fiducioso e autorevole. Porterai quella stessa fiducia nel tuo tono di conversazione.

Come diventare un leader … l’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo meglio evitare il poco-professionale “Siiii” (soprattutto se ricevi una telefonata inaspettata da un numero “nuovo”, a te sconosciuto).

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siiiii…pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace),
in modo che l’interlocutore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.