Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 2

gestire team

Foto di Pexels da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione… e l’empatia.

L’empatia si “prende cura” delle persone.
Se interrompi l’altro, rompi questo “incantesimo”.

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La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

Ascolta con empatia

“Ti ringrazio per aver sollevato la questione.
So che sei preoccupato… e anch’io.”

Alla persona ansiosa piace sapere (o credere) che capisci (o condividi) il suo stato d’animo.
Quello che sta vivendo.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.
Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.
Riconosciute.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.
Vuol dire calmare il tuo borbottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare significa …prima capire, poi offrire un consiglio o una soluzione.

7. Non fingere di ascoltare

È tempo di empatia e di ascolto attivo.

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te (per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta) e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

La calma comunica interesse per gli altri e … per il loro messaggio.

D’altra parte,
la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante.
Sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto “Ci sono/non ci sono”.
Chi parla ha la netta (e spiacevole) sensazione di non essere realmente ascoltato.
 


 

8. Gestire team: evita i “FORSE”…

FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, è confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, meglio dire NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.
FORSE è pericoloso. Blocca.
Porta all’inazione e alla confusione.

9. … i “MA”

Ogni volta che usi MA, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima!

“Andrà tutto bene MA …”.
Come ti suona? Che cosa senti?
Che non intendo quello che ho detto.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica
Sostituisci il “MA” con “E”.

Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.
“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”.

10. … i “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso -nel gestire team- “Non lo so” ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te!

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, preparati risposte più potenti. Leggi post.
 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

11. … e le frasi fatte.

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi ostentate con troppa leggerezza.
Non cedere al finto entusiasmo e sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

“Capisco quanto sia difficile questo cambiamento”
“So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e come deve essere deludente …”
“Sono sicuro che andrà tutto bene”
“So quanto sia triste per te”

Potresti sentirti dire “No, mi spiace… non lo sai”.
Soprattutto quando non hai partecipato.
Non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio mordersi le labbra. Altro che gestire team …
È meglio stare zitti!

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 1

gestire il team

Foto di Pexels da Pixabay

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore,
un professionista o un responsabile di settore,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone poco importa …
devi “prenderti a carico” (anche) le preoccupazioni dei tuoi collaboratori.

Stai comunicando con persone.
Guardale negli occhi, “senti” la loro delusione.
La loro preoccupazione.

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Sei il leader.
Dai il tuo appoggio. Sostieni e incoraggia la “tua gente”. Costantemente.
Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento. Presente.
Soprattutto in questi momenti difficili.

Gestire il team: non evitare, rifiutare o soffocare le preoccupazioni del personale

Usa le emozioni.
Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti l’agitazione, crei ancor più preoccupazione.

Infondi fiducia negli altri.
Condividi le esperienze, spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La disponibilità verso una persona ansiosa del tuo team ti rende un leader. Maturo.
Esprime il tuo lato migliore.
 


 

Se ignori le preoccupazioni, il team penserà che non te ne importa o non sei capace

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Il meglio che puoi fare è “rispondere” all’ansia.

Condividi la visione:
“Siamo solo all’inizio.
Potremmo navigare in mari tempestosi.
Sono fiducioso che ci usciremo insieme. “

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

1. È una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora oppure trascinarti in una seduta terapeutica…
con finale a singhiozzi!

L’ascolto attivo non è una questione di quantità. È qualità.
Qualche minuto può bastare, se ti impegni ad ascoltare.
In modo attivo.

2. Non hai tempo? Benissimo ..dillo!

“Scusa, ho solo 5 minuti“.
Quando sei molto occupato, sei stressato, sei stanco, è meglio scusarsi … dichiaralo apertamente.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso,
ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/martedi prossimo?”.

Mantieni l’impegno preso.
Anche questo vuol dire gestire il team!

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

3. Parla in modo chiaro e diretto

Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Almeno non adesso.

Le persone hanno bisogno di rispetto.
Non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.

Troppo spesso,
nel gestire il team, la comunicazione è preceduta da troppe (o troppe poche) spiegazioni e informazioni.
Un linguaggio (forzatamente) rassicurante che tenta di diminuire l’impatto.

L’evasività fa perdere l’immediatezza del messaggio.
Le persone non capiscono, sono confuse.
Possono ingarbugliare ed esagerare il reale peso della situazione.

La comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.
La persona ansiosa vuole risposte dirette, non giochi di parole.

4. Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare.
E non confortare la persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi, quello che è importante per la persona ansiosa, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:
“Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri/preoccupazioni”
“Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiore informazioni”
“Grazie per i tuoi suggerimenti.”
“Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere. “

5. Interrompi qualsiasi attività

Interrompere qualsiasi attività vuol dire sospendere totalmente ogni azione.

“Parla pure ti ascolto”.
E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare o del PC.
Oppure annuisci con la testa solo per dare una minima parvenza d’ascolto.

Non dubito che tu stia sentendo.
Ascoltare è però tutt’altra cosa.

È una totale mancanza di rispetto, attenzione e anche d’educazione.

Pensaci … la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – e soprattutto – per partner, figli e amici).

Continua a leggere, vai alla parte 2.

La forza che ci permette di resistere e non arrenderci in questi tempi duri

non arrendersi

Foto di Scott Webb da Pixabay

“Vedi, tre anni fa tu eri soprannaturale,
eri un duro e avevi grinta e avevi una mascella di ferro.
Poi è capitata la cosa peggiore che possa capitare a qualsiasi pugile: ti sei civilizzato!”

MICKEY parlando con Rocky in “Rocky III”

È una chiave misteriosa e potente.
È dentro di noi e solo noi possiamo accedervi.
Qualcosa di profondo.
È capacità di resistenza. Perseguire gli obiettivi nonostante i continui “NO”.

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È l’abilità di non arrendersi.
Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
La capacità di rialzarsi per l’ennesima volta.

È la disposizione a perseguire gli obiettivi a lungo termine. Con passione e tenacia.
È la capacità di resistere a distrazioni e tentazioni.
Perseverare nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Il talento, la competenza, l’intelligenza, la bellezza … non basta…occorre grinta!

La grinta ci aiuta a non non arrendersi. A non mollare

Senti cosa ci ricordava Marco Pantani:

“Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai.
Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo,
ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti.”

E cosa dice Vincenzo Montella del “collega” Pippo Inzaghi:

“Ancora oggi non riesco a spiegarmi come facesse a segnare tanti gol. Se scomponi il centravanti Inzaghi trovi ben poco di interessante. Non aveva dribbling, non aveva tiro da fuori. Era più scarso rispetto a tanti bomber che hanno avuto la metà del suo successo.
Però lui nel suo lavoro ci ha messo tenacia, convinzione, rabbia.
La grinta ha pagato più del talento.

 


 

Non credere che solo i più bravi, belli e intelligenti saranno premiati.
Non è così.
Semmai … è (anche) così.

Nel suo intervento TED Angela Duckworth (psicologa americana che ha studiato la grinta) ha definito la risolutezza come:
“… perseveranza e passione per raggiunger obiettivi a lungo termine.
Grinta è avere resistenza. È “attaccare” il futuro, giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni”.

Quello che so è che il talento non ti rende grintoso” afferma la Duckworth.
I nostri dati mostrano molto chiaramente che ci sono molte persone di talento che non raggiungono i propri obiettivi.
La grinta è, spesso, persino inversamente proporzionale al talento.”

Cosa ci insegnano gli studi della Duckworth?

Se anche tu, come me,
ti sei reso conto che non puoi contare (o almeno non più) su talento, bellezza, fortuna spero possa essere da stimolo sapere che la grinta è il fattore X del successo a lungo termine.

Tra una persona talentuosa e un’altra tenace,
sarà probabilmente quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

Questa consapevolezza ci incoraggia a non fermarci, a persistere,
a non arrendersi. A non mollare!

Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e delle biotecnologie, la Grinta è straordinariamente difficile da individuare.

Devi sperimentare (e superare) grandi avversità?
È questione di genetica “c’è-l’hai-o-non-c’è-l’hai”?

Penso che non esista una formula per sviluppare o coltivare la Grinta, perché è intensamente personale e soggettiva.
Se non c’è l’hai, devi trovarla.
Se ne hai, tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

“Grinta è vivere la vita come se fosse una maratona, non uno sprint”

…insiste la psicologa americana.

Prova il test della grinta (in inglese) di Angela Duckworth per vedere quanto sei appassionato e perseverante.
Rispondi onestamente. Non ci sono risposte giuste o sbagliate.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)…

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio sull’autostrada Laghi (la Como-Milano) …
l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno …

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le “location” dove ho “fatto coaching”.
Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e skype!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
“Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!”

Se mi chiedi come/dove preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.
“Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa”.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona.
Ma soprattutto funziona per la persona!
 


 

Utilizzo una modalità mista …
coaching via skype o cellulare a seconda delle necessità.
Le prime sessioni utilizzo la video-chiamata anche per “dare un volto alla voce” …
nel proseguo del percorso di coaching preferisco il cellulare (lascio comunque la scelta alla persona) .

Il coaching via Skype funziona?

Anni fa -in effetti- era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.
Spesso le parole arrivavano a-rate … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva e spesso si “rompeva” il punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.
La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione Skype ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching via skype può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte,
le sessioni di coaching tramite Skype possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Skype, telefono, faccia-a-faccia?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare skype o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera e anche nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching via skype o cellulare

 

Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio

Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)

Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni

Eliminiamo le restrizioni geografiche

Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)

La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)

Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia

Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)

Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio

Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)

Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

Paura del futuro al tempo di CV19: la domanda che ti assilla non è quella giusta!

paura del futuro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

“Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri.”
Filippo Alosi

Paura del futuro.
A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte.

Soprattutto quando accade qualcosa di inaspettato – assolutamente impensato – che ha un impatto sul lavoro, la carriera.
Sulla nostra vita.

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“Che cosa succede adesso? Come sarà il futuro?”

Un bagno di sangue.
È un mix (ansiogeno) di emozioni.
Incertezza, tristezza e rimpianto.
Frustrazione.
Rabbia.

Emozioni che scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.
Ancor più paura del futuro.

Non so cosa fare!
Perché è successo?
Ce la farò? Sono davvero bravo?
Sono tenace? Persistente? Costante?
Arriverò mai da qualche parte?
Avrò mai un’altra chance?

È il momento di un faccia-a-faccia con l’unica persona che può rispondere a questa domanda…
tu!

Preparati per un “lungo viaggio”

Ci vorrà tempo.
Un “viaggio” stimolante e affascinate ma anche scomodo e pauroso.

Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.
 


 

Preparati a lasciare la tua zona di comfort se vuoi superare la paura del futuro

Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Decidi nuove azioni.
Ti ritroverai a prendere nuove decisioni.
La vita cambia costantemente.
Dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.

Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso,
hai scarse probabilità di successo.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa succede adesso?” non è la domanda giusta

L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!

Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che sai come affronterai la situazione…
“Che cosa faccio adesso?” avrà la sua risposta!

La domanda non è “Cosa succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”

Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

Devi trovare dentro di te la forza.
E andare avanti.
La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Ti sei già chiesto quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

Non ti arrendere al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo,
potresti non aver mai allenato i “muscoli interiori”,
necessari quando la strada si fa in salita.

Non ritenere l’ostacolo insormontabile.
Metti energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti.

La perseveranza fa la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non se ne esce fuori, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

Uno sforzo affannoso o occasionale sarà di poco valore

Per ottenere risultati, devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Davanti alla paura del futuro non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!
Ce la faremo!

Motivare le persone: in tempi incerti evita comunicazioni incerte

motivare le persone

Foto di Szilárd Szabó da Pixabay

La motivazione delle persone in tempi caotici non passa da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose -in certi momenti- devi essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

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Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Se vuoi motivare le persone, non restare bloccato nella complessità.
A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In tempi incerti non puoi dire (spesso) “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.
Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 


 

Evita i “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua comunicazione sul lavoro
 

Escludi anche i “MA”

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro una vita senza FORSE e MA!

8 strategie per ricostruire la fiducia che stiamo perdendo – in questi tempi difficili

costruire la fiducia

Foto di Mark Sebastien

 

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Il mondo non è mai stato così caotico e ansiogeno.
Non è più solo una questione di conoscenza, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.

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Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa. Diventare esitanti e incerti.
Perdere la fede nelle nostre capacità.
Smarrire l’autostima.

È importante costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire la fiducia in te stesso:

1. Pensa alla fiducia come un muscolo

Un errore che puoi fare è pensare che la fiducia sia qualcosa di innato.
Se non nasci sicuro, vuol dire che non lo sarai mai.
Sbagliato!

In realtà,
la fiducia è un “muscolo” che, proprio come i muscoli del nostro corpo,
può crescere e rafforzarsi attraverso “l’allenamento”.

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita.
Non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e preoccupazioni fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo (a volte salato) che paghiamo per il nostro sviluppo.

2. “Abbraccia” l’incertezza

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.
Vedi che stiamo vivendo in tempi così incerti?

Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizza e pianifica con metodo ma lascia uno spazio per “accogliere” l’imprevisto.
 


 

3. Esplora il “grigio”

Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi, vie-di-mezzo, accordi…
rappresentati dal “grigio”.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere, a schierarci tra giusto o sbagliato, amico o nemico,
amore o odio, bianco o nero.

La comprensione -invece- si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
Evolviamo esplorando le differenze.

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto.
Una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale.
Evita scelte fisse e rigide.
La vita ci sorprende.
Tutte le volte.

4. Fai attenzione a come parli a te stesso

“Sono sicuro che non riesco”
“Non troverò mai più un lavoro”
“Sono un incompetente. Non farò mai nulla di buono”
Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore,
i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o pensi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che …
la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

5. Sii positivo

Concentrati sugli aspetti positivi di una situazione e sulle tue buone qualità.
Parla a te stesso in modo più gentile e positivo.
Come se stessi parlando a un caro amico.

Non colpevolizzarti quando non sai. Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.

Prova.
Riprova …
ancora una volta!

6. Punta al miglior risultato possibile

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto, efficiente e “all’altezza” ti metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti.
Rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione. In fantasie che gli altri ti stiano giudicando male.
Altro che… costruire la fiducia!

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
Rifiuta il perfezionismo.

7. “Abbraccia” i tuoi limiti

Viviamo in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare,
di fallire, peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Tuttavia,
gli errori sono preziosi perché mostrano i limiti.
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

8. Non farti corrodere dai dubbi

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.

Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.
Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale riconoscere il dubbio.
Diventare consapevole di questo pensiero e dell’influenza negativa che può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici) porterà risultati migliori.

Non c’è un momento ideale per iniziare a costruire la fiducia

Devi fare il primo passo adesso,
perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a costruire la fiducia.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.

Sforzati di fare il primo passo, poi segui il flusso.

Piccole ma continue “vittorie fiduciose” portano a migliori decisioni e opportunità.
Diventa un ciclo virtuoso che si auto-alimenta.

Ti aiuterà ad alleviare l’ansia e la preoccupazione.
Superare gli ostacoli che si presenteranno lungo la strada.

9 spunti per comunicare con il team come un grande leader – in tempi di CV19

comunicare con il team

Foto di Dirk Hoenes da Pixabay

Sei il leader del tuo team.
È il momento di entrare nel concreto.
Fornire il tuo appoggio e aiutare chi ti circonda.

Far sentire che ci sei.

Sostieni e incoraggia la “tua gente”. Costantemente,
Fai sentire che sei un capo attento e presente anche e soprattutto in questi momenti difficili.

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Sei il leader del tuo team.
Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singola persona.
Diventa un supporto attivo e concreto per ognuno di loro.

Fai sentire la tua presenza.
Fai sentire la tua squadra importante.

1. Sii trasparente, chiaro e diretto

Non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.
L’autenticità ti fa guadagnare la stima delle persone.

Evita i FORSE e i MA. Parole dispersive come “Giusto?” -“Vero? “portano inazione e confusione.

Il bisogno di addolcire il messaggio (quando vuoi comunicare con il team) ti induce a utilizzare parole dispersive che tolgono energia e incisività alla tua comunicazione.

2. “Andrà tutto bene” sono solo parole vuote se non entri nel concreto

Evita di minimizzare.
Non confortare sdrammatizzando le preoccupazioni.
Non negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se ignori l’ansia,
il tuo team penserà che non ti importa.

Specifica quello che intendi dire.

Evita di comunicare con il team in modo troppo indiretto, con domande che inducono alla riflessione o all’analisi.

Non stiamo parlando con bambini, lascia da parte gli indovinelli e vai dritto al sodo.
Se c’è qualcosa che devi dire, dillo, altrimenti meglio tacere!

Devi essere specifico. Diretto.
Spiega, esattamente quali azioni devono essere intraprese.
Quali comportamenti non ti sono piaciuti.
 


 

3. Non basta dire “Buon lavoro!” per comunicare con il team

Sporcati le mani. Anche tu.
Ora più che mai.

Il coraggio di pedalare ti viene quando qualcuno -a fianco a te- comincia a pedalare.

4. Non nasconderti

Sotto il ponte.
Quando il mare è agitato, il capitano dovrebbe camminare sul ponte.

5. Rinforza la fiducia dei tuoi collaboratori

Chiediti spesso: “Come posso rafforzare la fiducia del mio team?”
Onora il lavoro di coloro che ti circondano.

Lascia che la tua gente sappia che conta.
Pensa quanto sono speciali-loro, non quanto sei speciale-tu.

Condividi esperienze, spiega le azioni e dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.
Ringrazia il tuo staff.
Spesso.

6. Dimentica il tuo titolo o posizione

Non innamorarti di dare consigli.
Dai consigli con semplicità. È inebriante se qualcuno cerchi il tuo aiuto.
Tieni i piedi per terra.

Pretendi di più da te stesso che dai tuoi collaboratori.

Non dire mai “Io sono il capo”, a meno che tu non debba assumerti la piena responsabilità.
Oggi più che mai!

7. Dai supporto alle persone del tuo team

Ripensa alla tua vita.
Scommetto che ricordi ancora con ammirazione chi ti ha aiutato.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua gestione del team
 

Includi tutti i collaboratori nelle riunioni e nelle discussioni.
Non emarginare,
escludere o escludere una sola persona.

8. Guarda in faccia le persone

Non cercare il contatto visivo è segno di disinteresse. Mancanza di rispetto.
Velare. Nascondere le tue vere intenzioni.

Utilizza gli occhi per stabilire un contatto visivo (senza esagerare) per evidenziare l’interesse che provi nei confronti delle persone.

9. Ascolta … davvero!

Ascolta cosa hanno da dire le persone, prima di esprimere il tuo punto di vista.
Non interrompere.

Usa le loro idee per migliorare il lavoro.
Fai sapere ai tuoi dipendenti che hai usato la loro idea o incoraggiali a implementarla.

Ascoltare va oltre il semplice “sentire” … è empatia.
Esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore.
Crea fiducia. Rafforza la connessione.
Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un leader.
Un grande leader.

“Cadi 7 volte, rialzati 8.” proverbio giapponese per non mollare in tempi di CV-19

non mollare

Foto di klimkin da Pixabay

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti in questi giorni– incertezza, disorientamento e paura.
Progetti che si sono sgretolati all’improvviso.
Desideri che si sono rilevati inesorabilmente poco realizzabili.

Adesso che la salita si sta facendo dura è il momento di prepararsi.
Di raccogliere i pensieri. Le energie.
Di perseverare.
Andare avanti.

Accetta quello che senti

Accogli la paura.
L’incertezza.
Il dolore.

Non distrarti, non mollare, non sprecare energie, non incolpare nessuno (in fondo – anche se in parte minima – abbiamo sempre e comunque una responsabilità).

Preparati all’azione. Non mollare.

Essere coraggiosi non significa gonfiare il petto.
Mostrare il bicipite.
Sorridere forzatamente a tutto ciò che succede.

Si tratta di elaborare emotivamente le paure, per poter andare avanti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Le continue recriminazioni ci tolgono energie, annebbiano la mente e ci distolgono dal fare la prossima mossa: passare all’azione (quando sarà il momento).

 


 

Non “forzare”

Non provare a esorcizzare la paura con un sorriso costretto. Non funziona.
“Lasciala entrare” dentro di te, piuttosto.
Accettala.

Elabora ciò che è successo.
Se rifiuti la paura, riapparirà più tardi inaspettata.
Ancora più dolorosa.

Non sei il solo

Non farti ingannare dai sorrisi e dita a V su video e Fb!

La maggior parte delle persone non parla apertamente delle proprie paure.
Dei propri fantasmi.

Porta lo sconforto alla luce

Parlane, condividilo… con qualcuno vicino a te.
Di cui ti fidi.

Una conversazione sincera e profonda può essere molto utile a diminuire la forte pressione interiore che senti.

Attraverso gli occhi di qualcun altro puoi cambiare prospettiva.
Ristrutturare la realtà, trovare una nuova via.

Prenditi del tempo per elaborare

Elabora un piano (anche semplice) su come procedere.
Non deve essere perfetto, lo correggerai in corso d’opera.
Lungo la strada.
Dividilo -se è il caso- in piccoli passi.

Agire sarà anche un modo per “rompere” il disorientamento.
Se hai ancora difficoltà a iniziare, fai un passo molto piccolo.
L’importante è cominciare. Non mollare.
Andare avanti.
Di nuovo.

“Non avere mai paura di tentare qualcosa di nuovo.
Ricorda: dei dilettanti costruirono l’arca mentre il Titanic fu costruito da professionisti.”
Dave Barry

“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 2

la donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

Dire NO è indispensabile per affermarsi

“Le due parole più brevi e più antiche, SI e NO,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.”

Pitagora

Siamo sinceri … dire “NO” non è facile. Mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinta è depotenziante.

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Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere la pace, perdi la fiducia e la stima delle persone,
dai un’immagine di te influenzabile.
Accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa. Approfittare della tua disponibilità.
E credimi, lo faranno …

A lungo andare diventa frustrante e bloccante.
Perdi autostima.

Inizia a dire NO più spesso.
Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”.
In un primo momento, sarai molto ansiosa, ma alla fine ti sentirai bene.
Libera.

Comunica in modo semplice e diretto

Quando stai affermando te stessa, meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere, dando mille spiegazioni del perché vuoi/non vuoi una determinata cosa.
Ferma e diretta.
Così… brava!

Non scusarti, non provare vergogna, non sentirti in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto.
 


 

Diventa la donna forte che desideri essere.
Affermarsi, non ha nulla a che vedere con l’essere educata o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tanto meno) delle loro reazioni.
Non c’è bisogno di giustificare la tua opinione o scelta.
È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

Sentirti obbligata a dare una giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso di “vivere” la tua vita.

Impara a essere perseverante

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta, parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani fredda, calmati e non mollare.

Devi essere persistente.
Mantieni la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti della banca e non ti risolvono il problema,
anziché dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare. Almeno ci ho provato “,
chiedi se è possibile parlare con il manager. Non mollare subito.
Insisti.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Diventa la donna forte che desideri essere. Investi tempo ed energia

Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro. Diventa la donna forte che desideri essere.

Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete sociale.
Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è vanagloria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermarti.
Non aver vergogna di descriverti come una professionista informata, disponibile e competente.
Spiegare come hai risolto un problema, hai ultimato quel progetto, imparato una nuova abilità … non è arroganza!

Prenditi il merito di quello che sai fare bene.
Faccio il tifo per te!

“Tu mi vedi così ma non sono la donna forte che pensi” – parte 1

donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Una dichiarazione.
Una sorta di “coming out”.
Un liberarsi… un “uscire allo scoperto” …

Durante il percorso di coaching,
molte donne professioniste (anche se molto competenti, intelligenti, smart, belle, ecc.…) “dichiarano” la loro mancanza di fiducia. Non “sentirsi” una donna forte.

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Asseriscono che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio) e non osano (per mancanza di fiducia).
Hanno paura. Di prendersi il merito.
Di proporsi.

Odiano promuoversi, dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Lodarsi.
Confondono l’affermazione di sé stesse, con “l’arrampicata sociale” fatte di gomitate e colpi bassi.

Spesso le donne perdono opportunità, che non riescono a cogliere

Non sono felici.
E come potrebbero?
Si sentono bloccate, frustrate e insoddisfatte.

C’è chi si sente troppo buona, in dovere di dire sempre SI,
chi non osa chiedere la promozione come team leader, si sente troppo giovane e inesperta,
chi superata (a 42 anni?), chi non ancora pronta (lo sarà mai?),
sull’orlo di una crisi di nervi … un vulcano pronto a esplodere.

E adesso?
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stessa?
 


 

Non aspettare che qualcuno si affermi o risolva i problemi al posto tuo

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
devi prendere provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.
Solo tu.

Affermarsi vuol dire (anche) assumersi le responsabilità delle conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze però è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

Affermare sé stessi, essere una donna forte, richiede tempo

Non pensare che lo diventerai magicamente, semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro. Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Ti serve tempo e pratica.

Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare, peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Comincia in “piccolo”.
Con le situazioni più semplici, a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti scavalca alla cassa del supermarket, il venditore furbetto che ti vuole intortare, l’amica che ti chiama solo quando le fa comodo.

Inizia con un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace. Un rifiuto gentile.
Piccoli passi verso il cambiamento.

Una volta che ti sentirai a tuo agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella. Un po’ alla volta.

Non pretendere che le persone leggano nella tua mente

Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? Dillo.
Se qualcuno non si comporta benechiedi spiegazioni.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.

Non dare mai nulla per scontato.

Non sentirti responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e ansia ti lasceresti alle spalle …

Evita di crogiolarti in logorante attesa per capire se qualcuno è contento della tua scelta o opinione.
Se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.

Non devi assicurarti che gli altri siano felici, anche se questo significa essere tu infelice.
Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Essere una donna forte non vuol dire essere una stronza egoista.
Oppure non prendere in considerazione i sentimenti degli altri.

Significa solo smettere di essere così eccessivamente premurose,
non calpestare i tuoi valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici, sconvolti o offesi.
Questa è la loro responsabilità, non la tua.

Continua a leggere la parte 2.

Tempi difficili: 15 frasi per non scoraggiarci e non mollare

tempi difficili

Tempi difficili.
Tempi che ci modellano e mostrano la pasta di cui siamo fatti.

Vengono messi a dura prova la nostra volontà e il nostro spirito.

Il modo in cui rispondiamo a queste situazioni a breve termine, può influire sulla nostra vita (e felicità) a lungo termine.

Ho scelto dal web queste 15 frasi celebri che racchiudono -a mio avviso- lo spirito per affrontare i periodi difficili.

“L’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro.”

Eugène Delacroix

“Cambiare è difficile, non cambiare è fatale.”

Fred Allen

“Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso è il segno che ce l’hai fatta.”

Madre Teresa di Calcutta

“Purtroppo a volte non è possibile scegliere il momento in cui combattere. Possiamo solo farlo con coraggio quando ci viene chiesto.”

Giorgio Faletti

“Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.”

Lev Tolstoj

“Il coraggio non è avere la forza di andare avanti, è andare avanti quando non hai più forze.”

Napoleone Bonaparte

“La vita è una lunga lezione di umiltà.”

James M. Barrie

“In due parole posso riassumere tutto quello che ho imparato sulla vita: va avanti.”

Robert Lee Frost

“Le difficoltà spesso preparano le persone normali ad un destino straordinario.”

C.S. Lewis

“Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì.”

Rita Levi Montalcini

“La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori.”

Che Guevara

“La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.”

Alex Zanardi


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza. Vuoi migliorare il tuo impatto?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Prima volta Leader” invece è perfetto se affronti per la prima volta la gestione di un team.

Tutti abbiamo dentro un’insospettata riserva di forza che emerge quando la vita ci mette alla prova.

Isabel Allende

“Nella vita ci sono cose che ti cerchi. Altre che ti vengono a cercare.”

Giorgio Faletti

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Cambiamenti e ristrutturazioni portano variazioni nei rapporti professionali.
Possono suscitare molti sentimenti ed emozioni irrazionali.

Ecco 5 pensieri depotenzianti che potrebbero inghiottirti se il tuo collega diventa capo:

1. “Perché non io?”

Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

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Il collega che diventa capo … ha fatto un passo avanti. E tu?
Un passo indietro!
Il successo di qualcun altro, non equivale al tuo fallimento.

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il CV e pianificare di lasciare l’azienda (traditrice) appena possibile.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!
Questa non è stata l’occasione giusta per te.
Verrà il tuo momento.

2. “Non mi tengono mai in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Quando il tuo collega diventa il tuo capo, un pezzo di mondo può … crollare!

Ti vengono -improvvisamente- in mente tutte le mancanze di considerazione che hai subito in azienda:
– il follow-up che non hai mai ricevuto
– il collega che non ha risposto alla tua mail
– il capo che non ha dato seguito alla tua richiesta
– ecc …
 


 

Questo è frustrante, scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.
Eppure, niente … tutto tace!

La mania fa galoppare la fantasia (in negativo ovviamente).
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Non sono pochi i professionisti che da questi segnali (complice anche lo stress) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!

3. “Per me non c’è speranza”

È tutto finito.
Quanto valgo poco!

In questi momenti sembra che la promozione del tuo collega sia … l’ultima promozione possibile sulla faccia della Terra.

Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante.
Non massacrare la tua autostima.

Il tuo critico interiore sarà pazzo di gioia… ti dirà che non sei capace, che sei appagato, poco determinato.
Non ci sarà mai più un’altra opportunità di avanzamento per te!

Piuttosto che considerare questa esperienza catastrofica,
riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.
Inquadrala come un’opportunità per imparare e crescere.

Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.
Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto la promozione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

4. “L’amicizia è finita con il collega che diventa capo”

Che fantastica amicizia … terminata.
Che peccato!

Ora che lui/lei è salita in alto,
sei convinto che la tua amicizia sia arrivata alla fine.

In effetti…il rapporto cambierà.
È inevitabile. Almeno un po’.
Questo è prevedibile.

Puoi assolutamente essere amichevole con quella persona -che ora è il tuo superiore- purché tu rimanga professionale e rispettoso.

Quando il collega diventa capo,
si instaurano nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega avrà nuove pressioni.
Potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Anche se qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare …
adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

5. “Wooo!! Il lavoro diventerà molto più semplice”

Ora che condividi un legame stretto con qualcuno dei piani-alti,
è facile pensare di avere bonus per l’incolumità.

Potrai finalmente uscire 20 min. prima per andare a prendere tua figlia a scuola?
Lo capirà sicuramente!
Potrai chiedere al tuo amico-capo di non lavorare su quel progetto così noioso. Ne hai parlato per mesi!
Potrai chiedere …stop!
Non potresti essere più lontano dalla verità.

Solo perché il collega che diventa capo è salito gerarchicamente,
questo non ti dà il permesso di rilassarti, non rispettare le scadenze e le aspettative.

Il tuo amico (come tutti i superiori) apprezzerà i collaboratori che rispettano le scadenze,
sono puntuali e lavorano in modo efficace.

E allora? Cosa fare? Con il collega che diventa capo?

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team.
Il tuo capo-collega potrebbe essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.
Chi può dirlo?

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.

Lascia a lui/lei determinare il nuovo rapporto,
stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come comunicare e come gestire il nuovo ruolo.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante,
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro. Non socializzerà più come prima con te e con il team.

Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo, se succede.
Ci sta.

Donna sul lavoro. 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 2

donna sul lavoro.

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Mantieni la comunicazione sempre professionale

Quando scrivi una mail,
ricorda che potrebbe essere inoltrata a qualsiasi persona del tuo ufficio.
Evita mail informali o frivole.

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Ogni e-mail,
dovrebbe includere un saluto e una firma appropriata.

Quanto più sei formale,
tanto più seriamente (e chiunque stia potenzialmente leggendo le tue e-mail) ti stimerà.

Non essere dilettante.
Se vuoi diventare leader, sii professionale.

Leggi il postCome scrivere mail come un CEO, anche se non lo sei!

7. Emana sicurezza attraverso il linguaggio del tuo corpo

Se vuoi essere percepita come credibile e sicura di te,
devi essere consapevole dei segnali (soprattutto quelli non-verbali) che stai inviando.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità.
Esprimono vulnerabilità, soggezione o asservimento.

Il tuo atteggiamento, i tuoi occhi, la tua voce devono trasmettere forza e sicurezza.
Parla con fermezza, chiarezza e sicurezza quando esprimi le tue opinioni.

Leggi il post per approfondire.
 


 

8. Prenditi il merito come professionista .. come donna sul lavoro.

Troppe donne hanno paura di prendersi il merito.

Odiano dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.
Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermare che sei la persona di riferimento perché … sei ben informata, disponibile e competente.
Hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o hai collaborato con efficacia con il team.

Concentrati sull’obiettivo del progetto. Prenditi il merito di quello che fai bene.

9. Donna sul lavoro. Vestiti ogni giorno se dovessi chiedere una promozione

Ciò che indossi… la dice molto su di te!

Se vuoi che i tuoi colleghi o collaboratori ti trattino come una professionista,
devi vestirti come tale.

Trova l’equilibrio tra business e femminilità.
Soprattutto, lascia che la tua personalità ed etica parlino per te, non solo i tuoi vestiti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

10. Non farti schiacciare dalle emozioni

Al lavoro,
devi lasciare i tuoi problemi personali fuori dalla porta.

Se coinvolgi gli altri, sfogandoti della tua vita amorosa, se trascini le persone nelle tue diatribe familiari, perderai il rispetto di colleghi e collaboratori.

Diventare emotiva ti farà sembrare instabile e inaffidabile.
Non essere lamentevole e piagnucolosa.
Soprattutto sul tuo luogo di lavoro.

11. Impara a dire di no

Molte donne hanno l’idea (sbagliata) che per ottenere rispetto sul posto di lavoro devono essere sempre disponibili. Fare tutto ciò che le viene chiesto.
Per paura di dire NO, dicono SI.
SI a quel nuovo impegno, SI a più lavoro, SI a quel progetto che le farà tornare a casa alle 9.00 di sera.

Dire sempre SI dimostrerà gratitudine per la tua azienda, ma non ti farà sentire apprezzata o rispettata.

Hai difficoltà a dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?
Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.

Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.

Dire NO è una tua prerogativa.
Devi conquistare il rispetto che meriti.
Come donna sul lavoro.

Donna sul lavoro: 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 1

donna sul lavoro

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Il mondo del lavoro si è fatto ancora più duro, spietato e competitivo.

Le persone troppo accondiscendenti finiscono per avere la peggio. Probabilmente te ne sei resa conto anche tu. In prima persona.

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”
Ayn Rand

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Ecco 11 suggerimenti per guadagnare più rispetto. Per te donna sul lavoro…

1. Donna sul lavoro? Non ricercare la perfezione

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Evita la trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non faranno mai bene le cose, così come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono”.
Non annegare nella perfezione.

More: Leggi il post.
 


 

2. Evita i pettegolezzi e i flirt sul lavoro

Per quanto possa essere divertente,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare, tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te. Quando gli altri cercano di coinvolgerti, non sentirti obbligata a partecipare.

Cambiando argomento, i tuoi colleghi di lavoro si renderanno conto che non sei interessata. Probabilmente ti rispetteranno per questo.

Evita anche i flirt sul lavoro.
A volte, incontrare qualcuno sul posto di lavoro è inevitabile.

Ritengo che la donna sul lavoro (come l’uomo) sia libera di uscire o flirtare con chiunque ritengano opportuno, senza affrontare il giudizio.
Sfortunatamente, non è così.

Rischi di compromettere la tua credibilità e in definitiva la tua carriera.

3. Non scusarti così tanto

Molte donne utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.
“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

4. Sii professionale

Semplice. Lineare.
Ovvio.

Il modo migliore per ottenere rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni di coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia). Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile come donna sul lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete. Parla con le persone che ce l’hanno fatta.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Continua a leggere la parte 2.

5 volte che dovrai affrontare i colleghi (nessuno lo farà per te)

il collega scorretto

Foto di Hans Benn da Pixabay

La prossima volta che un collega scorretto ti “costringe” ad accettare un incarico noiosissimo,
oppure vieni lasciato fuori da una riunione importante,
o la solita collega-vipera mette in dubbio la tua professionalità…

dovrai scegliere come reagire.

Rispondere per le rime?
Far valere le tue ragioni?
Affrontare la situazione a muso duro?
Oppure lavorare “di fino”, con più strategia?

O peggio ancora…

Non dire niente.
Non fare niente.
Sperando che tutto si risolva da solo.

Il punto è questo:

Il modo in cui reagisci “insegna” agli altri come trattarti.

Se non reagisci,
stai insegnando che è possibile approfittarsi di te.

Se non correggi certi comportamenti,
stai comunicando che possono continuare.

Nel lavoro, rispetto e credibilità si costruiscono anche così:
difendendosi quando serve.

Con fermezza.
Ma anche con garbo e diplomazia.

5 situazioni in cui devi far sentire la tua voce al lavoro
(perché nessuno lo farà al posto tuo):

1. Quando un collega scorretto si prende il merito del tuo lavoro

Succede più spesso di quanto si pensi.

Hai lavorato settimane su un progetto…
poi qualcuno lo presenta come se fosse suo.

Tutto accade velocemente.
Imprevisto.
Inaspettato.

E all’improvviso tutti pensano che il lavoro sia stato fatto dal tuo collega scorretto.

Ti hanno appena scavalcato.

Come reagire?
Evita lo scontro pubblico.

In pubblico le persone si difendono.
E raramente ammettono qualcosa.

Meglio parlare in privato.

Con calma ma con chiarezza:

“Sono felice di collaborare con te anche in futuro.
Ma ti chiedo di non prendere credito per il mio lavoro.
Sai bene che ci sto lavorando da settimane.
Se dovesse succedere di nuovo, dovrò coinvolgere il nostro responsabile.”

Chiaro.
Professionale.
Senza aggressività.

2. Quando un collega ti rimprovera in modo aggressivo

Se sbagli qualcosa, è normale ricevere un feedback.

Soprattutto dal tuo responsabile.

Ma quando una critica arriva da:

  • un collega di pari livello
  • qualcuno gerarchicamente sotto di te
  • una persona di un altro reparto

…la situazione cambia.

Se la cosa avviene davanti ad altri, può minare:

  • la tua credibilità
  • la tua autorevolezza
  • la tua sicurezza.

In questi casi è utile chiedere un confronto privato.

Con calma, chiarisci i ruoli e i confini.
Spesso basta questo per ristabilire equilibrio.

3. Quando qualcuno usa il sarcasmo per sminuirti

Il sarcasmo può sembrare innocuo.

Ma spesso è uno strumento per:

  • sminuire
  • screditare
  • metterti in cattiva luce.

Chi lo usa vuole apparire più brillante…
magari per guadagnare visibilità.

Non lasciare che questo comportamento cresca.

Un approccio diretto spesso funziona:

  • “Trovo i tuoi commenti scortesi e poco professionali.
    Preferirei che smettessi.”

Senza aggressività.
Solo chiarezza.

Se invece il sarcasmo arriva via e-mail…
non alimentarlo.

Ignorarlo è spesso la risposta migliore.

4. Il collega che gioca a fare il capo

Capita anche questo.

Una collega che:

  • ti dice cosa dovresti fare
  • commenta la tua produttività
  • tenta di assegnarti lavoro
  • controlla su cosa stai lavorando.

Un capo basta e avanza.

Di un collega che gioca al fake-boss facciamo tutti volentieri a meno.

Come reagire?
Mantieni la calma.
Mostra professionalità.

Non entrare in conflitto diretto se non necessario.

Quando capirà che con te non funziona,
probabilmente cercherà qualcun altro su cui esercitare questo comportamento.

5. Il collega che non rispetta il tuo tempo

C’è sempre quella persona che dice:
“Ti rubo solo un minuto…”

E poi quel minuto diventa dieci.
O venti.

Interrompe il tuo lavoro.
Scarica su di te i suoi problemi.

Il tempo è una forma di rispetto.

Chi lo ignora, spesso non se ne rende conto.

La soluzione è semplice.

La prossima volta rispondi con calma:
“Adesso sono occupato.
Possiamo fissare un momento più tardi?”

Quando inizi a mettere confini chiari, il comportamento cambia.

Un errore molto comune

Molte persone cercano di gestire colleghi difficili senza esporsi.
Senza “scendere in campo”.

Con la speranza che il tempo sistemi tutto.

A volte succede.
Ma spesso no.

Quando affronti queste situazioni:

  • non prenderla subito sul personale
  • mantieni lucidità
  • descrivi comportamenti specifici.

Il rispetto raramente si ottiene chiedendolo.
Si costruisce attraverso il comportamento.

Evita anche un altro errore …

minacciare subito di “dirlo al capo”.

Frasi come:
“Se continui così lo dico al responsabile”
ti fanno apparire lamentoso.

Prima prova a chiarire direttamente con la persona interessata.

Spiega quale comportamento è inaccettabile.
E chiedi un cambiamento concreto.

Se dopo un po’ di tempo non cambia nulla…

allora sì:
coinvolgere le persone responsabili o HR può diventare necessario.

Se vuoi rafforzare la tua autorevolezza professionale e imparare a gestire meglio queste dinamiche,

puoi approfondire nei miei percorsi di coaching mirato:

  • Team e gestione collaboratori → scopri
  • Autorevolezza e leadership → scopri
  • Carriera e cambi di lavoro → scopri

Nel lavoro non sempre vince chi parla più forte.

Spesso vince chi sa difendere i propri confini con calma, chiarezza e autorevolezza.

Perché il modo in cui permetti agli altri di trattarti…
diventa presto il modo in cui continueranno a farlo.

11 modi per farsi notare nel lavoro senza promuoversi e sgomitare

farsi notare nel lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

Alcune persone si promuovono in modo aggressivo.
Sono impazienti.
Irruenti.

Altre, quando l’occasione arriva, si ritirano.
Sono titubanti.
Arrendevoli.

Né l’una né l’altra strada funziona davvero.

Non devi essere arrogante.
Non devi calpestare i colleghi.

Ma non puoi nemmeno restare nell’ombra.

Le persone intorno a te
— colleghi, responsabili, decisori —
devono sapere:

  • in cosa eccelli
  • che sei affidabile
  • che sei pronto per crescere

Perché oggi, una verità è evidente:

le opportunità di avanzamento non arrivano più automaticamente.

E se non alzi nemmeno la mano, difficilmente qualcuno lo farà per te.

1. Cambia la tua idea di auto-promozione

Molti associano la parola “auto-promozione” a qualcosa di sgradevole:

  • mettersi in mostra
  • vantarsi
  • sminuire gli altri

Non è questo.

Auto-promuoversi significa rendere visibile il proprio valore.

Non gonfiarlo.
Non inventarlo.
Renderlo visibile.

Se pensi che sia il tuo capo a dover proporre spontaneamente la tua crescita, potresti aspettare per anni.

Non per cattiva volontà.
Ma perché è focalizzato su altro.

Molti professionisti mi contattano convinti di essere stati “ignorati”.

In realtà, erano invisibili.

Non per mancanza di valore.
Per mancanza di esposizione.

2. Diventa un “influencer discreto”

L’influencer discreto non rincorre il riconoscimento.

Costruisce credibilità.

Non parla molto.
Ma quando parla,
ha peso.

Non ostenta.
Porta risultati.

Le sue caratteristiche sono chiare:

  • competenza
  • organizzazione
  • presenza
  • fiducia

Non ha bisogno di proclamare il proprio valore.
Lo rende evidente attraverso ciò che fa.

3. Fai più del dovuto (senza perdere equilibrio)

Non si tratta di lavorare di più.
Si tratta di lavorare meglio.

Con cura.
Precisione.
Affidabilità.

Le persone che crescono professionalmente sono riconosciute per qualità come:

  • integrità
  • credibilità
  • responsabilità
  • coerenza

Non sono perfette.
Sono solide.

4. Conosci i tuoi punti di forza. E impara a comunicarli.

Molti professionisti pur competenti non sanno spiegare il proprio valore.

Questo li rende vulnerabili.

Chiediti:

  • In cosa sono realmente efficace?
  • Quali risultati concreti ho prodotto?
  • Quali problemi ho contribuito a risolvere?

Se non sai descrivere il tuo valore,
sarà difficile per gli altri riconoscerlo.

5. Parla dei progetti. Non del tuo ego.

Un modo elegante per promuoverti è parlare dei progetti a cui contribuisci.

Non dire:

  • “Guardate cosa ho fatto!”

Piuttosto:

“Questo è il progetto.
Questo è l’impatto che sta generando.”

Quando sposti il focus sul valore creato, non sembri arrogante.
Sembri professionale.

E la differenza è enorme.

6. Condividi il merito

Le persone realmente autorevoli non trattengono il riconoscimento.

Lo distribuiscono.

Se sei un leader:
riconosci il contributo del team.

Se sei un collaboratore:
valorizza chi ha contribuito al risultato.

Le persone ricordano chi le ha fatte crescere.
E, quando sarà il momento, lo ricambieranno.

7. Rendi visibile la tua competenza

Condividi ciò che sai.

Pubblica.
Commenta.
Partecipa alle conversazioni professionali.

Non serve essere perfetti.
Serve essere presenti.

Nel tempo, diventerai un punto di riferimento.

Non per auto-proclamazione.
Ma per esposizione coerente.

8. Promuoverti non significa vantarti

Molti professionisti minimizzano sé stessi.

Quando viene chiesto loro:

“Quali sono i tuoi punti di forza?”

rispondono:

  • “Abbastanza…”
  • “Dipende…”
  • “Pochino…”

Non per mancanza di competenza.
Per paura di sembrare arroganti.

Ma questo li penalizza.

Parlare dei propri risultati non è arroganza.
È chiarezza.

I fatti non sono vanità.
Sono dati.

Parla dei tuoi risultati come racconteresti la tua storia a un amico stimato.

9. Espandi la tua rete sociale

Non limitarti al tuo reparto.

Parla con altri dipartimenti.
Comprendi le loro sfide.
Offri il tuo contributo quando possibile.

Diventerai una risorsa più ampia.
Più visibile.
Più rilevante.

Senza bisogno di “fare rumore”.

10. Prepara il tuo Elevator Pitch

L’ho scritto anche nel mio libro
Autorevolezza

Devi essere in grado di spiegare, in pochi secondi:

  • cosa stai facendo
  • perché è rilevante
  • quale impatto può generare

Molte opportunità nascono in momenti informali.

Alla macchinetta del caffè.
In un corridoio.
In una conversazione imprevista.

Se non sei preparato,
l’occasione passa.

Cosa è l’Elevator Pitch.

11. Esprimi chiaramente le tue intenzioni

Non dare per scontato che gli altri conoscano le tue ambizioni.

Molti professionisti aspettano di essere “scoperti”.

Ma la crescita professionale non è un sistema passivo.

È una dinamica relazionale.

Stai pensando di cambiare lavoro ma non sai da dove partire?

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In un percorso di coaching mirato ti aiuto a fare chiarezza,
valutare le opzioni e definire il prossimo passo giusto per te.

Una verità semplice (ma decisiva)

Non serve urlare.
Ma devi essere visibile.

Non aspettarti che gli altri leggano nella tua mente.
Non accadrà.

Quando cambi il modo in cui pensi all’auto-promozione, smette di sembrare un atto di arroganza.

Diventa un atto di responsabilità.

In finale

Restare nell’ombra può sembrare elegante.

Ma, nel lungo periodo,
diventa un limite.

Perché il talento invisibile non viene scelto.
Viene ignorato.

Non devi fare rumore.
Ma, almeno, alza la mano.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti,
che sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Sono (in effetti) intelligenti e smart, capaci e competenti, ma molto spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

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Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.
Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia,
c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione, supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!
Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

 


 

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10.In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

 


 

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!