“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 2

la donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

Dire NO è indispensabile per affermarsi

“Le due parole più brevi e più antiche, SI e NO,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.”

Pitagora

Siamo sinceri … dire “NO” non è facile. Mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinta è depotenziante.

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Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere la pace, perdi la fiducia e la stima delle persone,
dai un’immagine di te influenzabile.
Accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa. Approfittare della tua disponibilità.
E credimi, lo faranno …

A lungo andare diventa frustrante e bloccante.
Perdi autostima.

Inizia a dire NO più spesso.
Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”.
In un primo momento, sarai molto ansiosa, ma alla fine ti sentirai bene.
Libera.

Comunica in modo semplice e diretto

Quando stai affermando te stessa, meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere, dando mille spiegazioni del perché vuoi/non vuoi una determinata cosa.
Ferma e diretta.
Così… brava!

Non scusarti, non provare vergogna, non sentirti in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto.
 


 

Diventa la donna forte che desideri essere.
Affermarsi, non ha nulla a che vedere con l’essere educata o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tanto meno) delle loro reazioni.
Non c’è bisogno di giustificare la tua opinione o scelta.
È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

Sentirti obbligata a dare una giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso di “vivere” la tua vita.

Impara a essere perseverante

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta, parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani fredda, calmati e non mollare.

Devi essere persistente.
Mantieni la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti della banca e non ti risolvono il problema,
anziché dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare. Almeno ci ho provato “,
chiedi se è possibile parlare con il manager. Non mollare subito.
Insisti.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Diventa la donna forte che desideri essere. Investi tempo ed energia

Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro. Diventa la donna forte che desideri essere.

Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete sociale.
Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è vanagloria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermarti.
Non aver vergogna di descriverti come una professionista informata, disponibile e competente.
Spiegare come hai risolto un problema, hai ultimato quel progetto, imparato una nuova abilità … non è arroganza!

Prenditi il merito di quello che sai fare bene.
Faccio il tifo per te!

“Tu mi vedi così ma non sono la donna forte che pensi” – parte 1

donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Una dichiarazione.
Una sorta di “coming out”.
Un liberarsi… un “uscire allo scoperto” …

Durante il percorso di coaching,
molte donne professioniste (anche se molto competenti, intelligenti, smart, belle, ecc.…) “dichiarano” la loro mancanza di fiducia. Non “sentirsi” una donna forte.

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Asseriscono che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio) e non osano (per mancanza di fiducia).
Hanno paura. Di prendersi il merito.
Di proporsi.

Odiano promuoversi, dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Lodarsi.
Confondono l’affermazione di sé stesse, con “l’arrampicata sociale” fatte di gomitate e colpi bassi.

Spesso le donne perdono opportunità, che non riescono a cogliere

Non sono felici.
E come potrebbero?
Si sentono bloccate, frustrate e insoddisfatte.

C’è chi si sente troppo buona, in dovere di dire sempre SI,
chi non osa chiedere la promozione come team leader, si sente troppo giovane e inesperta,
chi superata (a 42 anni?), chi non ancora pronta (lo sarà mai?),
sull’orlo di una crisi di nervi … un vulcano pronto a esplodere.

E adesso?
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stessa?
 


 

Non aspettare che qualcuno si affermi o risolva i problemi al posto tuo

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
devi prendere provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.
Solo tu.

Affermarsi vuol dire (anche) assumersi le responsabilità delle conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze però è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

Affermare sé stessi, essere una donna forte, richiede tempo

Non pensare che lo diventerai magicamente, semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro. Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Ti serve tempo e pratica.

Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare, peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Comincia in “piccolo”.
Con le situazioni più semplici, a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti scavalca alla cassa del supermarket, il venditore furbetto che ti vuole intortare, l’amica che ti chiama solo quando le fa comodo.

Inizia con un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace. Un rifiuto gentile.
Piccoli passi verso il cambiamento.

Una volta che ti sentirai a tuo agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella. Un po’ alla volta.

Non pretendere che le persone leggano nella tua mente

Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? Dillo.
Se qualcuno non si comporta bene … chiedi spiegazioni.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.

Non dare mai nulla per scontato.

Non sentirti responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e ansia ti lasceresti alle spalle …

Evita di crogiolarti in logorante attesa per capire se qualcuno è contento della tua scelta o opinione.
Se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.

Non devi assicurarti che gli altri siano felici, anche se questo significa essere tu infelice.
Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Essere una donna forte non vuol dire essere una stronza egoista.
Oppure non prendere in considerazione i sentimenti degli altri.

Significa solo smettere di essere così eccessivamente premurose,
non calpestare i tuoi valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici, sconvolti o offesi.
Questa è la loro responsabilità, non la tua.

Continua a leggere la parte 2.

Tempi difficili: 15 frasi per non scoraggiarci e non mollare

tempi difficili

Tempi difficili.
Tempi che ci modellano e mostrano la pasta di cui siamo fatti.

Vengono messi a dura prova la nostra volontà e il nostro spirito.

Il modo in cui rispondiamo a queste situazioni a breve termine, può influire sulla nostra vita (e felicità) a lungo termine.

Ho scelto dal web queste 15 frasi celebri che racchiudono -a mio avviso- lo spirito per affrontare i periodi difficili.

“L’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro.”

Eugène Delacroix

“Cambiare è difficile, non cambiare è fatale.”

Fred Allen

“Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso è il segno che ce l’hai fatta.”

Madre Teresa di Calcutta

“Purtroppo a volte non è possibile scegliere il momento in cui combattere. Possiamo solo farlo con coraggio quando ci viene chiesto.”

Giorgio Faletti

“Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.”

Lev Tolstoj

“Il coraggio non è avere la forza di andare avanti, è andare avanti quando non hai più forze.”

Napoleone Bonaparte

“La vita è una lunga lezione di umiltà.”

James M. Barrie

“In due parole posso riassumere tutto quello che ho imparato sulla vita: va avanti.”

Robert Lee Frost

“Le difficoltà spesso preparano le persone normali ad un destino straordinario.”

C.S. Lewis

“Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì.”

Rita Levi Montalcini

“La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori.”

Che Guevara

“La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.”

Alex Zanardi


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza. Vuoi migliorare il tuo impatto?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Prima volta Leader” invece è perfetto se affronti per la prima volta la gestione di un team.

Tutti abbiamo dentro un’insospettata riserva di forza che emerge quando la vita ci mette alla prova.

Isabel Allende

“Nella vita ci sono cose che ti cerchi. Altre che ti vengono a cercare.”

Giorgio Faletti

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Riorganizzazioni, promozioni e cambi di ruolo fanno parte della vita aziendale.

Eppure c’è una situazione che mette in difficoltà molte persone: vedere il collega che diventa capo.

Non è solo un cambiamento organizzativo. È un cambiamento emotivo.

In pochi giorni cambiano equilibri, aspettative e dinamiche. Ed è facile che la mente inizi a raccontarti storie che non corrispondono alla realtà.

Ecco cinque pensieri che rischiano di complicare una situazione già delicata.

1. “Perché lui e non io?”

È probabilmente il primo pensiero.

Se il tuo collega viene promosso, puoi avere la sensazione di essere stato scavalcato o sottovalutato.

Ma la promozione di qualcun altro non equivale automaticamente a una bocciatura della tua carriera.

Le aziende scelgono sulla base di molti fattori: competenze, esperienza, momento organizzativo, responsabilità disponibili e caratteristiche richieste per quel ruolo.

Questa occasione non è stata la tua.
Non significa che non arriverà la prossima.

2. “Qui non mi considerano”

Dopo una delusione è facile iniziare a rileggere il passato con occhi diversi.

Ripensi a quella mail rimasta senza risposta.

A quel progetto poco valorizzato.
A quel feedback mai ricevuto.

Improvvisamente tutto sembra confermare la stessa convinzione:

“Non mi vedono.”

Attenzione!

Quando siamo delusi tendiamo a cercare prove che confermino ciò che già temiamo.

Non lasciare che una promozione diventi la lente attraverso cui giudicare tutta la tua esperienza professionale.

3. “Per me non ci saranno altre opportunità”

La mente ama trasformare un episodio in una sentenza definitiva.

“Se non hanno scelto me questa volta, non mi sceglieranno mai.”

È un salto logico molto frequente.

Una promozione mancata è certamente una delusione.

Non trasformarla però in un giudizio sul tuo valore.

Piuttosto chiediti:

  • Che cosa posso imparare?
  • Quali competenze posso sviluppare?
  • Che cosa mi è mancato questa volta?

Sono domande molto più utili che continuare a chiederti perché non sei stato scelto.

4. “La nostra amicizia è finita”

Quando un collega che diventa capo, il rapporto cambia.

È normale.

Cambiano le responsabilità, gli obiettivi e anche le pressioni che quella persona dovrà affrontare.

Questo non significa che debba finire un buon rapporto.
Significa semplicemente che dovrà trovare un nuovo equilibrio.

Se il tuo ex collega prenderà qualche distanza, cerca di non viverla come un tradimento personale.

Molto spesso sta solo cercando di gestire con professionalità il nuovo ruolo.


Vuoi potenziare la tua assertività?
Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

5. “Adesso avrò qualche vantaggio”

Succede anche il contrario.

Qualcuno pensa che, grazie al rapporto di amicizia, il lavoro diventerà più semplice.

Qualche favore.
Maggiore flessibilità.
Un occhio chiuso sui ritardi.

Di solito accade l’opposto.

Un buon responsabile sa che dovrà essere ancora più attento a non creare favoritismi.

Per questo è probabile che si aspetti da te ancora più professionalità, puntualità e affidabilità.

Come comportarti?

Non cercare di ridefinire subito il rapporto.

Lascia che sia il tempo a costruire il nuovo equilibrio.

Continua a essere cordiale.
Collaborativo.
Professionale.

Se emergeranno difficoltà o incomprensioni, affrontatele apertamente e con rispetto.

Un cambiamento di ruolo modifica inevitabilmente alcune dinamiche.

Quando la relazione con il tuo nuovo capo diventa fonte di stress, serve un confronto lucido e professionale.

Con il mio breve percorso mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” impari a comunicare con calma e autorevolezza, senza compromettere il tuo benessere.

Donna sul lavoro. 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 2

donna sul lavoro.

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Mantieni la comunicazione sempre professionale

Quando scrivi una mail,
ricorda che potrebbe essere inoltrata a qualsiasi persona del tuo ufficio.
Evita mail informali o frivole.

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Ogni e-mail,
dovrebbe includere un saluto e una firma appropriata.

Quanto più sei formale,
tanto più seriamente (e chiunque stia potenzialmente leggendo le tue e-mail) ti stimerà.

Non essere dilettante.
Se vuoi diventare leader, sii professionale.

Leggi il post “Come scrivere mail come un CEO, anche se non lo sei!”

7. Emana sicurezza attraverso il linguaggio del tuo corpo

Se vuoi essere percepita come credibile e sicura di te,
devi essere consapevole dei segnali (soprattutto quelli non-verbali) che stai inviando.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità.
Esprimono vulnerabilità, soggezione o asservimento.

Il tuo atteggiamento, i tuoi occhi, la tua voce devono trasmettere forza e sicurezza.
Parla con fermezza, chiarezza e sicurezza quando esprimi le tue opinioni.

Leggi il post per approfondire.
 


 

8. Prenditi il merito come professionista .. come donna sul lavoro.

Troppe donne hanno paura di prendersi il merito.

Odiano dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.
Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermare che sei la persona di riferimento perché … sei ben informata, disponibile e competente.
Hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o hai collaborato con efficacia con il team.

Concentrati sull’obiettivo del progetto. Prenditi il merito di quello che fai bene.

9. Donna sul lavoro. Vestiti ogni giorno se dovessi chiedere una promozione

Ciò che indossi… la dice molto su di te!

Se vuoi che i tuoi colleghi o collaboratori ti trattino come una professionista,
devi vestirti come tale.

Trova l’equilibrio tra business e femminilità.
Soprattutto, lascia che la tua personalità ed etica parlino per te, non solo i tuoi vestiti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

10. Non farti schiacciare dalle emozioni

Al lavoro,
devi lasciare i tuoi problemi personali fuori dalla porta.

Se coinvolgi gli altri, sfogandoti della tua vita amorosa, se trascini le persone nelle tue diatribe familiari, perderai il rispetto di colleghi e collaboratori.

Diventare emotiva ti farà sembrare instabile e inaffidabile.
Non essere lamentevole e piagnucolosa.
Soprattutto sul tuo luogo di lavoro.

11. Impara a dire di no

Molte donne hanno l’idea (sbagliata) che per ottenere rispetto sul posto di lavoro devono essere sempre disponibili. Fare tutto ciò che le viene chiesto.
Per paura di dire NO, dicono SI.
SI a quel nuovo impegno, SI a più lavoro, SI a quel progetto che le farà tornare a casa alle 9.00 di sera.

Dire sempre SI dimostrerà gratitudine per la tua azienda, ma non ti farà sentire apprezzata o rispettata.

Hai difficoltà a dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?
Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.

Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.

Dire NO è una tua prerogativa.
Devi conquistare il rispetto che meriti.
Come donna sul lavoro.

Donna sul lavoro: 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 1

donna sul lavoro

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Il mondo del lavoro si è fatto ancora più duro, spietato e competitivo.

Le persone troppo accondiscendenti finiscono per avere la peggio. Probabilmente te ne sei resa conto anche tu. In prima persona.

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”
Ayn Rand

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Ecco 11 suggerimenti per guadagnare più rispetto. Per te donna sul lavoro…

1. Donna sul lavoro? Non ricercare la perfezione

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Evita la trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non faranno mai bene le cose, così come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono”.
Non annegare nella perfezione.

More: Leggi il post.
 


 

2. Evita i pettegolezzi e i flirt sul lavoro

Per quanto possa essere divertente,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare, tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te. Quando gli altri cercano di coinvolgerti, non sentirti obbligata a partecipare.

Cambiando argomento, i tuoi colleghi di lavoro si renderanno conto che non sei interessata. Probabilmente ti rispetteranno per questo.

Evita anche i flirt sul lavoro.
A volte, incontrare qualcuno sul posto di lavoro è inevitabile.

Ritengo che la donna sul lavoro (come l’uomo) sia libera di uscire o flirtare con chiunque ritengano opportuno, senza affrontare il giudizio.
Sfortunatamente, non è così.

Rischi di compromettere la tua credibilità e in definitiva la tua carriera.

3. Non scusarti così tanto

Molte donne utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.
“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

4. Sii professionale

Semplice. Lineare.
Ovvio.

Il modo migliore per ottenere rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni di coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia). Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile come donna sul lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete. Parla con le persone che ce l’hanno fatta.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Continua a leggere la parte 2.

5 volte che dovrai affrontare i colleghi (nessuno lo farà per te)

il collega scorretto

Foto di Hans Benn da Pixabay

La prossima volta che un collega scorretto ti “costringe” ad accettare un incarico noiosissimo,
oppure vieni lasciato fuori da una riunione importante,
o la solita collega-vipera mette in dubbio la tua professionalità…

dovrai scegliere come reagire.

Rispondere per le rime?
Far valere le tue ragioni?
Affrontare la situazione a muso duro?
Oppure lavorare “di fino”, con più strategia?

O peggio ancora…

Non dire niente.
Non fare niente.
Sperando che tutto si risolva da solo.

Il punto è questo:

Il modo in cui reagisci “insegna” agli altri come trattarti.

Se non reagisci,
stai insegnando che è possibile approfittarsi di te.

Se non correggi certi comportamenti,
stai comunicando che possono continuare.

Nel lavoro, rispetto e credibilità si costruiscono anche così:
difendendosi quando serve.

Con fermezza.
Ma anche con garbo e diplomazia.

5 situazioni in cui devi far sentire la tua voce al lavoro
(perché nessuno lo farà al posto tuo):

1. Quando un collega scorretto si prende il merito del tuo lavoro

Succede più spesso di quanto si pensi.

Hai lavorato settimane su un progetto…
poi qualcuno lo presenta come se fosse suo.

Tutto accade velocemente.
Imprevisto.
Inaspettato.

E all’improvviso tutti pensano che il lavoro sia stato fatto dal tuo collega scorretto.

Ti hanno appena scavalcato.

Come reagire?
Evita lo scontro pubblico.

In pubblico le persone si difendono.
E raramente ammettono qualcosa.

Meglio parlare in privato.

Con calma ma con chiarezza:

“Sono felice di collaborare con te anche in futuro.
Ma ti chiedo di non prendere credito per il mio lavoro.
Sai bene che ci sto lavorando da settimane.
Se dovesse succedere di nuovo, dovrò coinvolgere il nostro responsabile.”

Chiaro.
Professionale.
Senza aggressività.

2. Quando un collega ti rimprovera in modo aggressivo

Se sbagli qualcosa, è normale ricevere un feedback.

Soprattutto dal tuo responsabile.

Ma quando una critica arriva da:

  • un collega di pari livello
  • qualcuno gerarchicamente sotto di te
  • una persona di un altro reparto

…la situazione cambia.

Se la cosa avviene davanti ad altri, può minare:

  • la tua credibilità
  • la tua autorevolezza
  • la tua sicurezza.

In questi casi è utile chiedere un confronto privato.

Con calma, chiarisci i ruoli e i confini.
Spesso basta questo per ristabilire equilibrio.

3. Quando qualcuno usa il sarcasmo per sminuirti

Il sarcasmo può sembrare innocuo.

Ma spesso è uno strumento per:

  • sminuire
  • screditare
  • metterti in cattiva luce.

Chi lo usa vuole apparire più brillante…
magari per guadagnare visibilità.

Non lasciare che questo comportamento cresca.

Un approccio diretto spesso funziona:

  • “Trovo i tuoi commenti scortesi e poco professionali.
    Preferirei che smettessi.”

Senza aggressività.
Solo chiarezza.

Se invece il sarcasmo arriva via e-mail…
non alimentarlo.

Ignorarlo è spesso la risposta migliore.

4. Il collega che gioca a fare il capo

Capita anche questo.

Una collega che:

  • ti dice cosa dovresti fare
  • commenta la tua produttività
  • tenta di assegnarti lavoro
  • controlla su cosa stai lavorando.

Un capo basta e avanza.

Di un collega che gioca al fake-boss facciamo tutti volentieri a meno.

Come reagire?
Mantieni la calma.
Mostra professionalità.

Non entrare in conflitto diretto se non necessario.

Quando capirà che con te non funziona,
probabilmente cercherà qualcun altro su cui esercitare questo comportamento.

5. Il collega che non rispetta il tuo tempo

C’è sempre quella persona che dice:
“Ti rubo solo un minuto…”

E poi quel minuto diventa dieci.
O venti.

Interrompe il tuo lavoro.
Scarica su di te i suoi problemi.

Il tempo è una forma di rispetto.

Chi lo ignora, spesso non se ne rende conto.

La soluzione è semplice.

La prossima volta rispondi con calma:
“Adesso sono occupato.
Possiamo fissare un momento più tardi?”

Quando inizi a mettere confini chiari, il comportamento cambia.

Un errore molto comune

Molte persone cercano di gestire colleghi difficili senza esporsi.
Senza “scendere in campo”.

Con la speranza che il tempo sistemi tutto.

A volte succede.
Ma spesso no.

Quando affronti queste situazioni:

  • non prenderla subito sul personale
  • mantieni lucidità
  • descrivi comportamenti specifici.

Il rispetto raramente si ottiene chiedendolo.
Si costruisce attraverso il comportamento.

Evita anche un altro errore …

minacciare subito di “dirlo al capo”.

Frasi come:
“Se continui così lo dico al responsabile”
ti fanno apparire lamentoso.

Prima prova a chiarire direttamente con la persona interessata.

Spiega quale comportamento è inaccettabile.
E chiedi un cambiamento concreto.

Se dopo un po’ di tempo non cambia nulla…

allora sì:
coinvolgere le persone responsabili o HR può diventare necessario.

Se vuoi rafforzare la tua autorevolezza professionale e imparare a gestire meglio queste dinamiche,

puoi approfondire nei miei percorsi di coaching mirato:

  • Team e gestione collaboratori → scopri
  • Autorevolezza e leadership → scopri
  • Carriera e cambi di lavoro → scopri

Nel lavoro non sempre vince chi parla più forte.

Spesso vince chi sa difendere i propri confini con calma, chiarezza e autorevolezza.

Perché il modo in cui permetti agli altri di trattarti…
diventa presto il modo in cui continueranno a farlo.

11 modi per farsi notare nel lavoro senza promuoversi e sgomitare

farsi notare nel lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

Alcune persone si promuovono in modo aggressivo.
Sono impazienti.
Irruenti.

Altre, quando l’occasione arriva, si ritirano.
Sono titubanti.
Arrendevoli.

Né l’una né l’altra strada funziona davvero.

Non devi essere arrogante.
Non devi calpestare i colleghi.

Ma non puoi nemmeno restare nell’ombra.

Le persone intorno a te
— colleghi, responsabili, decisori —
devono sapere:

  • in cosa eccelli
  • che sei affidabile
  • che sei pronto per crescere

Perché oggi, una verità è evidente:

le opportunità di avanzamento non arrivano più automaticamente.

E se non alzi nemmeno la mano, difficilmente qualcuno lo farà per te.

1. Cambia la tua idea di auto-promozione

Molti associano la parola “auto-promozione” a qualcosa di sgradevole:

  • mettersi in mostra
  • vantarsi
  • sminuire gli altri

Non è questo.

Auto-promuoversi significa rendere visibile il proprio valore.

Non gonfiarlo.
Non inventarlo.
Renderlo visibile.

Se pensi che sia il tuo capo a dover proporre spontaneamente la tua crescita, potresti aspettare per anni.

Non per cattiva volontà.
Ma perché è focalizzato su altro.

Molti professionisti mi contattano convinti di essere stati “ignorati”.

In realtà, erano invisibili.

Non per mancanza di valore.
Per mancanza di esposizione.

2. Diventa un “influencer discreto”

L’influencer discreto non rincorre il riconoscimento.

Costruisce credibilità.

Non parla molto.
Ma quando parla,
ha peso.

Non ostenta.
Porta risultati.

Le sue caratteristiche sono chiare:

  • competenza
  • organizzazione
  • presenza
  • fiducia

Non ha bisogno di proclamare il proprio valore.
Lo rende evidente attraverso ciò che fa.

3. Fai più del dovuto (senza perdere equilibrio)

Non si tratta di lavorare di più.
Si tratta di lavorare meglio.

Con cura.
Precisione.
Affidabilità.

Le persone che crescono professionalmente sono riconosciute per qualità come:

  • integrità
  • credibilità
  • responsabilità
  • coerenza

Non sono perfette.
Sono solide.

4. Conosci i tuoi punti di forza. E impara a comunicarli.

Molti professionisti pur competenti non sanno spiegare il proprio valore.

Questo li rende vulnerabili.

Chiediti:

  • In cosa sono realmente efficace?
  • Quali risultati concreti ho prodotto?
  • Quali problemi ho contribuito a risolvere?

Se non sai descrivere il tuo valore,
sarà difficile per gli altri riconoscerlo.

5. Parla dei progetti. Non del tuo ego.

Un modo elegante per promuoverti è parlare dei progetti a cui contribuisci.

Non dire:

  • “Guardate cosa ho fatto!”

Piuttosto:

“Questo è il progetto.
Questo è l’impatto che sta generando.”

Quando sposti il focus sul valore creato, non sembri arrogante.
Sembri professionale.

E la differenza è enorme.

6. Condividi il merito

Le persone realmente autorevoli non trattengono il riconoscimento.

Lo distribuiscono.

Se sei un leader:
riconosci il contributo del team.

Se sei un collaboratore:
valorizza chi ha contribuito al risultato.

Le persone ricordano chi le ha fatte crescere.
E, quando sarà il momento, lo ricambieranno.

7. Rendi visibile la tua competenza

Condividi ciò che sai.

Pubblica.
Commenta.
Partecipa alle conversazioni professionali.

Non serve essere perfetti.
Serve essere presenti.

Nel tempo, diventerai un punto di riferimento.

Non per auto-proclamazione.
Ma per esposizione coerente.

8. Promuoverti non significa vantarti

Molti professionisti minimizzano sé stessi.

Quando viene chiesto loro:

“Quali sono i tuoi punti di forza?”

rispondono:

  • “Abbastanza…”
  • “Dipende…”
  • “Pochino…”

Non per mancanza di competenza.
Per paura di sembrare arroganti.

Ma questo li penalizza.

Parlare dei propri risultati non è arroganza.
È chiarezza.

I fatti non sono vanità.
Sono dati.

Parla dei tuoi risultati come racconteresti la tua storia a un amico stimato.

9. Espandi la tua rete sociale

Non limitarti al tuo reparto.

Parla con altri dipartimenti.
Comprendi le loro sfide.
Offri il tuo contributo quando possibile.

Diventerai una risorsa più ampia.
Più visibile.
Più rilevante.

Senza bisogno di “fare rumore”.

10. Prepara il tuo Elevator Pitch

L’ho scritto anche nel mio libro
Autorevolezza

Devi essere in grado di spiegare, in pochi secondi:

  • cosa stai facendo
  • perché è rilevante
  • quale impatto può generare

Molte opportunità nascono in momenti informali.

Alla macchinetta del caffè.
In un corridoio.
In una conversazione imprevista.

Se non sei preparato,
l’occasione passa.

Cosa è l’Elevator Pitch.

11. Esprimi chiaramente le tue intenzioni

Non dare per scontato che gli altri conoscano le tue ambizioni.

Molti professionisti aspettano di essere “scoperti”.

Ma la crescita professionale non è un sistema passivo.

È una dinamica relazionale.

Stai pensando di cambiare lavoro ma non sai da dove partire?

Scopri il servizio
“Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi”

In un percorso di coaching mirato ti aiuto a fare chiarezza,
valutare le opzioni e definire il prossimo passo giusto per te.

Una verità semplice (ma decisiva)

Non serve urlare.
Ma devi essere visibile.

Non aspettarti che gli altri leggano nella tua mente.
Non accadrà.

Quando cambi il modo in cui pensi all’auto-promozione, smette di sembrare un atto di arroganza.

Diventa un atto di responsabilità.

In finale

Restare nell’ombra può sembrare elegante.

Ma, nel lungo periodo,
diventa un limite.

Perché il talento invisibile non viene scelto.
Viene ignorato.

Non devi fare rumore.
Ma, almeno, alza la mano.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti.

Sono convinte che la loro personalità sia superiore.
Le loro intuizioni più brillanti degli altri.

Spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia, c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione,
supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!

Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10. “In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 2

un leader.

Foto di Bessi da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Non vedi l’ora di dire alla gente cosa fare

Se sei convinto che le persone prepotenti siano i migliori leader,
forse è meglio aspettare un po’ per lanciarsi nella leadership!

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Il grande leader è umile.
Tratta tutti con rispetto.
Ha la forza di ammettere quando ha fatto un errore.
È felice di riconoscere quando qualcuno ha un’idea migliore.

Non si prende tutto il merito.
Riconosce e celebra il lavoro … il successo degli altri.

Non dovresti mai approcciare un tuo dipendente con “Qui si fa così. Prendere o lasciare!”
Il grande leader è in costante stato di crescita.

7. Sei convinto che il rispetto viene dalla posizione

C’è ancora un deficit di autostima!
Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”, sei il capo o hai l’ufficio più grande.
Avere una posizione, non significa essere un leader.

Non funziona così.
Devi essere meritevole.
Di rispetto e lealtà.
 


 

Se rispetti i tuoi collaboratori, consideri i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, lo stress, incomprensione, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Ricorda che .. il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.

8. Puntare tutto sui numeri non significa essere un leader.

I grandi leader hanno prima di tutto grandi capacità relazionali.

Il tratto caratterizzante dei grandi leader è l’enorme valore che danno alle persone.

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è molto affascinante ma anche molto difficile.
Richiede tempo e applicazione.

Un cliente mi ha detto che avrebbe voluto proporsi in azienda per una posizione di team leader,
senza però la gestione delle risorse. Delle persone.

Essere leader richiede follower (lascia stare Instagram…qui non c’entra niente!).
Senza follower, non puoi essere un leader.

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

9. Sei inaffidabile e inconsistente

Credo fermamente che la coerenza sia una parte fondamentale di essere un leader.
Le persone devono poter contare su di te.
Si devono fidare delle tue parole.
Sanno che possono rivolgersi a te in caso di crisi o di dubbi.

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.
Evita di nasconderti nell’ironia.
Nel giro di parole.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team.
Trasmettere empatia, condividendo il “possibile scenario” vuol dire essere un leader.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

10. Mostri poca empatia / freddezza

La mancanza di empatia è un rilevatore-chiave del leader meschino.

Ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si stia disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Essere un leader può essere gratificante ma anche molto frustrante

In alcuni frangenti,
lo stipendio più alto o l’ufficio più grande non compensa l’insoddisfazione che senti!

Un ruolo di gestione è un’eccitante prospettiva per ogni professionista,
ma come tutte le cose nella vita, hanno bisogno di venire al momento giusto.

Se questo post ha risvegliato le tue paure, difficoltà e dubbi sulla tua leadership… non farne un dramma!
Non rinunciare alla posizione di leadership, non mollare l’idea di essere un leader.

Se non sei pronto in questo momento, puoi sempre lavorarci.
Mantiene una mente aperta e un atteggiamento positivo.

Iscriviti a un corso di formazione, “lavora” con un coach professionista.
Hai tanti modi per aumentare le tue conoscenze. Dimostrare le tue qualità.

Se capisci che la leadership proprio non è per te,
cerca altri ruoli influenti nella tua azienda che non richiedono la gestione delle persone.
Probabilmente troverai lo stesso ruoli prestigiosi e autorevoli.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 1

un leader

Foto di Bessi da Pixabay

A volte non importa quanto desideri qualcosa, non sei pronto.
Semplicemente.

Questo è ancora più vero se si parla di leadership.

Vuoi la leadership,
i soldi e il prestigio ma raramente consideri il fatto di essere pronto per questa grande promozione.
Almeno non ancora.

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Ti senti pronto per essere un leader?

Se cerchi solo la posizione, il denaro o l’ufficio più grande con vista-sul-centro,
Probabilmente sei troppo egocentrico per essere un leader veramente efficace e stimolante.

La leadership non è su di te!
Si tratta di persone, di opportunità create e problemi da risolvere.

Ecco 10 segnali che non sei ancora pronto per essere un leader:

1. Non sai gestire l’incertezza

Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio prima di decidere?

Quando sei leader, l’incertezza e l’ambiguità aumenta in modo esponenziale.
Entri in un mondo “sospeso” fatto di attese e complessità che influenzano il risultato finale.

L’incertezza e il cambiamento sono una costante nel Mercato del lavoro di oggi.

È necessario abbracciare il mutamento e imparare a “navigare a vista”.
Il grande leader fa così!
 


 

2. Vuoi essere amico di tutti

Insegui la popolarità e desideri essere amato?
Sei subito disposto al compromesso?

Non fraintendermi,
la capacità di trovare il compromesso è una competenza fondamentale per il leader.
Tuttavia, se comprometti velocemente le tue idee o ideali, non stai traendo il massimo vantaggio per il tuo team e la tua azienda.

Devi trovare il delicato equilibrio tra grinta e diplomazia perché …
la leadership non è un concorso di popolarità!

3. Sei nella “media”

Nessuno vuole sentirsi nella media.
Tiepido. Insapore.
Incolore.

Per essere un leader efficace devi mirare all’eccellenza.
Avere l’obiettivo di essere il migliore nel tuo campo.

Altrimenti perché la gente dovrebbe seguirti?

Se non eccelli,
vacilli e arranchi per la maggior parte delle cose che fai,
avrai difficoltà in una posizione di leadership.

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

4. La tua immagine di leadership si basa su potere, autorità, fama, denaro, macchine veloci e borse LV

Se vuoi solo gloria ma nessuna responsabilità,
la leadership non fa per te.
Almeno non ancora.

Devi ancora maturare un po’!
Nessuno vuole lavorare per un leader che è preoccupato -anzi ossessionato- per il proprio successo.

I grandi leader non occupano solo posizioni,
esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

5. Il conflitto ti crea ansia e disagio

Con il titolo di leader avrai prestigio.
Ma anche mal di testa.

Il tuo compito sarà quello di gestire le persone.
Persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano del collega, minacciano le dimissioni, ecc…

Eh, si, ti tocca anche questo!
Se ti crea disagio, ansia e imbarazzo confrontarti su questi temi ricorda che …
qualcuno gerarchicamente più-in-alto-di-te non avrà alcun problema a confrontarsi con te!

Continua a leggere la parte 2.

12 cattive abitudini nelle mail al lavoro che ti fanno sembrare poco professionale

mail al lavoro

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Una mail può creare collaborazione.
Oppure irritare una persona in meno di un minuto.

Il problema è che, quando scrivi, perdi quasi tutto ciò che rende efficace una conversazione: tono della voce, espressione del viso, linguaggio del corpo.

Restano soltanto le parole.

Ed è proprio per questo che un messaggio scritto viene facilmente interpretato nel modo sbagliato.

Non basta avere ragione.

Bisogna anche evitare di complicare inutilmente il lavoro di chi legge.

Ecco gli errori che incontro più spesso.

1. Scrivere in MAIUSCOLO

Nel linguaggio delle e-mail equivale quasi sempre a urlare.

Se vuoi dare enfasi, usa il grassetto con moderazione o scegli parole più precise.

2. Segnare tutto come urgente

Se tutto è urgente, niente lo è davvero.

Riserva l’urgenza alle situazioni che lo meritano.

Quando arriverà quella vera, le persone ti prenderanno sul serio.

3. Essere troppo informale… o troppo freddo

Una mail al lavoro non è una chat.

Ma nemmeno una comunicazione automatica.

Un saluto, un tono cordiale e una chiusura educata fanno spesso la differenza.

4. Mettere in copia persone non coinvolte

Ogni destinatario in più aumenta la confusione.

Prima di aggiungere qualcuno in CC chiediti:

  • “Questa persona deve fare qualcosa oppure le basta sapere?”

5. Usare “Rispondi a tutti” senza motivo

È una delle abitudini più fastidiose.

Se la tua risposta interessa una sola persona, inviala solo a lei.

Farai risparmiare tempo a tutti gli altri.

6. Scrivere oggetti generici

Oggetti come:

  • Informazioni
  • Aggiornamento
  • Domanda

non aiutano nessuno.

L’oggetto dovrebbe permettere di capire il contenuto ancora prima di aprire la mail.

7. Inviare una mail scritta con rabbia

È probabilmente l’errore più costoso.

Quando sei irritato, scrivi pure tutto.

Poi salva la mail in bozza.

Rileggila qualche ora dopo.

Molte delle frasi che volevi inviare non ti sembreranno più così indispensabili.

8. Inviare tre mail consecutive

Una mail.
Poi un’altra.

Poi “Mi sono dimenticato una cosa”.

Meglio perdere due minuti in più prima di inviare che costringere l’altra persona a ricostruire il puzzle.

9. Scrivere messaggi interminabili

Le persone leggono mail al lavoro velocemente.
Vai subito al punto.

Usa paragrafi brevi.

Se chiedi un’azione, rendila evidente.

Faciliterai il lavoro di chi legge.

10. Trascurare forma e rilettura

Refusi, punteggiatura caotica, caratteri fantasiosi o indirizzi e-mail poco professionali trasmettono poca cura.

Non serve essere perfetti.

Serve dare l’impressione di aver dedicato trenta secondi a rileggere ciò che stai inviando.

11. Inviare mail fuori orario aspettandoti una risposta immediata

Puoi lavorare quando preferisci.

Ma non aspettarti che gli altri siano sempre disponibili.

Se il tuo client di posta lo permette, programma l’invio per l’orario lavorativo successivo.

È un piccolo (ma grande) gesto di rispetto.

12. Dimenticare che dall’altra parte c’è una persona

Dietro ogni mail al lavoro c’è qualcuno che sta già gestendo decine di messaggi.

Una buona mail non serve a dimostrare quanto sei preparato.

Serve a rendere semplice il lavoro di chi la riceve.

In conclusione

La qualità di una mail non si misura da quanto scrivi.

Si misura da quanto faciliti il lavoro dell’altra persona.

Una comunicazione professionale non è quella più elegante.

È quella che viene capita subito, richiede poche energie e permette a chi legge di sapere esattamente cosa fare dopo.

18 spunti per aumentare la tua presenza carismatica al lavoro

la presenza carismatica

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.

Nascono (beate loro) con la presenza carismatica.
Con il dono della bellezza, del talento.

La maggior parte delle persone è convinta (sbagliando in maniera clamorosa) che avere carisma sia solo legato al successo, alla bellezza, all’immagine vincente, al parlare con disinvoltura ed espressività, al vestito trendy.

La presenza carismatica si può “allenare”

Riguarda l’essere veramente coinvolti con gli altri.

Mostrare all’altra persona la tua completa attenzione.

Il segreto del carisma non è strombazzare le tue buone qualità, ma far sentire importante la persona con la quale interagisci.

Ecco 18 modi efficaci per aumentare la presenza carismatica:

1. L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna.

2. Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri, tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (in termini di autostima, piacere, importanza, ecc.…)

3. Sii te stesso. L’autenticità paga.

4. Sorridi senza forzatura e senza esagerazione. Solo per comunicare la tua sicurezza.

5. La presenza carismatica inizia nella tua mente. Se senti che la tua mente è da qualche altra parte, riportala al qui-e-ora.

6. Non parlare di te. A meno che non ti venga richiesto esplicitamente.

7. Non hai niente da dimostrare .. quindi nessun motivo per sentirti a disagio.

8. Semplice e conciso. Non usare tante parole se ne bastano poche.

9. Offri la tua piena attenzione. Solo grazie a questo dono, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

10. Tutti vogliono essere ascoltati, aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati. Il silenzio è carisma.

11. Trova il tuo stile, la cura del dettaglio e la voglia di non assomigliare alla massa. Non serve il “marchio” ma personalità.

12. Rilassati. Niente stress. Non camminare troppo frettolosamente, non mangiare rapidamente, non parlare velocemente.

13. Non parlare di problemi. Tranne in casi di grande confidenza.

14. Se non hai niente da dire… se non sai cosa-dire o come-dirlo… non parlare.

15. Il silenzio è forza, saggezza … magia. Più ascolti, più diventi carismatico.

16. Una persona carismatica non è un clone. Per questo ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la sua risposta a “domande importanti”.

17. Imposta il cellulare in modalità silenziosa e nascondilo. Riduce la tentazione di controllarlo. Invia un messaggio forte alla persona: avrà la tua completa attenzione.

18. Non pensare a cosa rispondere.. mentre la persona sta ancora parlando.

Fare carriera senza la preoccupazione di dover gestire un team

gestire un teamFoto di Free-Photos da Pixabay

A volte è un problema di carattere,
altre volte di non ambientazione nel team di lavoro,
di comunicazione con gli altri membri del team,
non adattamento alle procedure aziendali.

Altre volte ancora il collaboratore non c’entra niente, è un problema di leadership.
La tua.

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Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire un team è molto affascinante, ma molto difficile.
Gestire le persone richiede tempo e applicazione.
Ah! Non pensavi così tanto!

I collaboratori impegnano. Stancano. Fiaccano.
Prosciugano.

Un cliente che ha richiesto coaching per la team leadership mi spiegava come ritiene …
la conduzione e la gestione di collaboratori la parte più critica del suo lavoro.

Si dice dispostissimo a dedicarsi a progetti meno complessi e stimolanti (con conseguente perdita di appeal professionale e finanziario) pur di non sentirsi così ansioso, timoroso e indisponente nel dover-trattare con le persone.

La gestione delle persone è un tema ricorrente nelle sessioni di coaching.

Spesso le persone “sbarcano” in posizioni manageriale senza avere le giuste competenze e la dovuta preparazione

Le aziende (non tutte per fortuna) non si preoccupano di colmare questo GAP.
L’unica cosa che fanno … dopo qualche tempo … è dire al potenziale manager che ha fallito!

La persona rimane “ferita” due volte.
Oltre che dall’azienda … si accolla totalmente la colpa del fallimento… ritenendo che se “fosse stato capace non avrebbe fallito”. Un colpo “mortale” per la sua autostima!

Sicuramente,
chi ha intenzione di gestire un team non ha completa coscienza delle difficoltà.
Si pone poche domande su come migliorare e gestire al meglio i propri collaboratori.

 


 

Le persone oggi sono sempre più sensibili e permalose.
Suscettibili.
Facili a risentirsi e offendersi.

Vogliono essere considerate diverse dagli altri,
desiderano essere riconosciute e trattate in un modo unico e particolare.

Le persone oggi ricercano le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.).
Sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Nella gestione del gruppo devi distinguere tra la tua competenza (che può essere altamente professionale) e il tuo atteggiamento verso un collaboratore (che può apparire freddo e distaccato).

Vuoi gestire un team di successo? Dai un valore aggiunto!

Se vuoi gestire un team (piccolo o grande, non fa differenza), quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci,
deve riuscire a dare un valore aggiunto.

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti.

Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.
Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!

Lavorare con un capo insicuro: 13 spunti per sopravvivere

capo insicuro

Non ne avrebbe alcun motivo.

Conosce il suo lavoro.
È competente.
Preciso.

Non è un cattivo manager.

Purtroppo,
è preoccupato, anzi ossessionato, dalle sue prestazioni e della sua posizione all’interno dell’azienda.

È più spaventato della maggior parte dei manager.
È il capo insicuro.

Ha paura del successo dei suoi dipendenti.

Non sopporta il collaboratore bravo, quello che riceve elogi o riconoscimenti dai superiori.

Respinge le tue idee.
È inaccessibile, se non per criticarti.

Ruba le tue idee senza riconoscerti.

Ti blocca la promozione.
Non ti invita a riunioni importanti.

Lavorare per un capo insicuro?
Ecco cosa puoi fare per sopravvivere:

1.

È difficile rendere un capo insicuro meno insicuro. Ci puoi provare, ma ti stancherai ben presto…

2.

Il leader insicuro è imprevedibile.
Nel momento in cui si innesca la sua insicurezza diventa difensivo e meschino.

3.

Non minacciare il tuo capo con performance da “campione”.
Probabilmente ti odia perché sei bravo.

4.

Il capo incerto vuole tenere lo status-quo perché nella struttura attuale riesce a “galleggiare”.
Odia il cambiamento.

5.

Dimentica di andare da lui/lei con idee grandiose per come migliorare le cose.

6.

Nel momento in cui si accende la sua insicurezza ricorda che sta “controllando e vendicando”.


Hai un rapporto complesso con il tuo capo
e non sai più come muoverti?

Scopri il mio breve percorso di coaching mirato
“Gestire il rapporto difficile con il tuo capo”
e ritrova subito più equilibrio, lucidità e strategie concrete per affrontare la situazione.

7.

“Difendi” la sua autostima. Attivare l’insicurezza del tuo capo creerà sofferenza.
Per entrambi.

8.

Datti due obiettivi: mantenere la tua autostima e nutrire la sua (fragile) autostima

9.

Riconosci ciò che il tuo capo insicuro fa bene – sii sincero.

10.

Cerca l’opinione del tuo capo su problemi reali (non inventarli solo per ingraziartelo).

11.

Dimostra di essere un giocatore di squadra. Condividi il successo!

12.

Mostra rispetto del potere e della posizione del tuo capo.
Fai sentirlo/la in controllo.

13.

Non dire al tuo capo insicuro che:

– sei pronto a sostituirlo quando andrà in vacanza

– ti hanno chiesto di parlare alla riunione annuale

– ti hanno proposto di scrivere un post aziendale

– altre aziende ti hanno proposto di unirti a loro

– altri dirigenti ti lodano e cercano la tua opinione

– desideri un aumento

– hai risolto brillantemente un problema importante

– che hai grandi piani per il dipartimento

– un giorno ti piacerebbe avere il suo posto

Non può sopportare di ascoltarlo.
Se lo fai,
non dormirai neanche tu.

Quando hai le giuste parole,
ogni disaccordo diventa una conversazione costruttiva.

Ne ho parlato in maniera approfondita nei miei libri:

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

14 cose da sapere prima di chiedere un aumento di stipendio

aumento di stipendio

Foto di Frantisek Krejci da Pixabay

Sei puntuale, efficiente, produttivo.
Hai sempre fatto un buon lavoro.

E allora?

Ti aspettavi un apprezzamento.
Un riconoscimento salariale.

A dir la verità ormai sono anni che stai aspettando una proposta dalla tua azienda o dal datore di lavoro.

Invece, tutto tace.
Niente si muove.

Nel mondo del lavoro di oggi,
i soldi e lo stipendio sono ancora argomenti tabù.

Per aiutare te (e il tuo stipendio) ecco 14 cose da sapere prima di chiedere -e ottenere- un aumento di stipendio:

1. Non basta entrare nell’ufficio e “aprire la bocca”. Serve molta preparazione. Strategia. Coraggio.

2. Chiediti cosa ti ha impedito di chiedere un aumento di stipendio fino ad oggi.

3. Se pensi che può essere davvero imbarazzante dire al tuo capo quanto la tua paga sia inadeguata …hai ragione. Lo è! Per molti è paralizzante.

4. Devi motivare con “forza” il motivo per cui meriti un aumento. La preparazione è una parte così importante ed è spesso trascurata. Chi non si prepara fallisce.

5. Mentre varchi la porta rifletti sul linguaggio del tuo corpo. Stai chiedendo un aumento, non elemosina. Raddrizza le spalle!

6. La tempistica è fondamentale. Non chiedere aumenti quando non stai portando risultati o il tuo capo è stressato e occupato.

7. Vai oltre il cash. Vacanze, orario flessibile, tempo libero possono essere negoziati come parte di un aumento.

8. Raccogli prove tangibile che hai fatto un ottimo lavoro. Tieni traccia dei risultati, mail, note di congratulazioni di clienti o colleghi che attestino il tuo buon lavoro.

9. Se la tua azienda è nel bel mezzo di tagli o stress finanziario, potrebbe non essere il momento giusto per chiedere più soldi.

10. Probabilmente la prima volta sentirai NO. Non farne un dramma. Hai perso solo il primo round. Esci con eleganza con ” Grazie per il feedback”.

11. Usa la spiegazione del rifiuto come punto di partenza. È un’informazione preziosa per la tua futura crescita professionale…e per una nuova richiesta.

12. Ricorda il monito di Seneca “Chi domanda con timore, insegna a rifiutare.” La cosa peggiore che ti possono dire è… NO.

13. Quando sarà il momento, non esitare a chiedere di nuovo. Assicurati solo di aver lavorato sodo e di comprovare di meritare un aumento.

14. Se il tempo, il contesto e il momento è “giusto” … non aver paura di chiedere.

La richiesta di un aumento di stipendio necessita di una preparazione adeguata.

Concorderai con me che se “buchi alla grande”,
la prima volta che ti presenti al tavolo della trattativa,
difficilmente proverai un’altra volta.

Ecco perché è assolutamente necessaria una preparazione strategica e adeguata.

Non presentarti incerto e titubante, carico di timore e potenzialmente fallimentare!

Un paio di sessioni di coaching possono darti la sicurezza e la competenza per ottenere quello che chiedi.

Con il percorso di coaching SMART avrai la possibilità di prepararti concretamente e di simulare la richiesta di aumento.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

A volte è solo freddezza.
Altre volte mancanza di disponibilità.
Altre volte ancora una vera assenza di considerazione.

Molte persone avvertono una mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.
Si accontentano.

Accettano una retribuzione inferiore.
Si mordono la lingua perché pensano di essere già fortunate ad avere un lavoro.

E spesso, tristemente, è così.

Ma una cosa è certa: la mancanza di rispetto non andrebbe mai tollerata.

Quando viene superata una linea, è il momento di fare (o dire) qualcosa.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi affrontare la situazione riducendo il rischio di ritorsioni.

Come scrivo nel mio libro Autorevolezza (nuova edizione 2025):
se non ti senti a tuo agio nel dire qualcosa subito, va bene.

L’importante è non interiorizzare sgarbi e maltrattamenti

Se i colleghi ti mancano di rispetto, il primo passo è riconoscerlo.

Il secondo è agire con consapevolezza.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano

1. Colleghi non autorizzati criticano le tue scelte

Quando sbagli, è normale ricevere un feedback dal tuo capo.
Fa parte del gioco.

Ma se la critica arriva da chi è gerarchicamente sotto di te o da un reparto che non c’entra nulla, la questione è diversa.

Se accade spesso, questo comportamento mina la tua credibilità e indebolisce la tua sicurezza sul lavoro.

È un segnale chiaro: non ti stanno prendendo sul serio.

Non lasciare che la tua autorità venga costantemente messa in discussione.
La mossa migliore?

Un confronto privato e diretto.

Un comportamento sminuente, anche se mascherato da “opinione”, non è mai accettabile.

2. Atteggiamenti poco (o per nulla) rispettosi

Non vieni ascoltato.
Ti interrompono.
Nessun contatto visivo.

Risatine, sbuffi, frasi sarcastiche come “Certo!” o “Fantastico!” accompagnate da occhi al cielo.

Non sono dettagli.
Sono segnali chiari di mancanza di rispetto.

Essere interrotti continuamente non è casuale.
La buona notizia è che puoi imparare a imporre la tua presenza senza alzare la voce.

3. Sei il bersaglio del gossip

Il gossip esiste in ogni ufficio.
A turno, tutti finiscono sotto i riflettori.

Ma se sei costantemente al centro delle chiacchiere, non è un buon segnale.

Forse hai fatto qualcosa – consapevolmente o no – che ha innescato i pettegolezzi.

Ma se colleghi parlano spesso della tua vita personale o professionale, è probabile che il rispetto nei tuoi confronti sia venuto meno.

4. Sei invisibile

Ti senti invisibile.
No, non hai il superpotere dei Fantastici 4.

Se nessuno risponde a mail o chiamate, se ricevi sempre scuse come “Sono occupato” o “La tua mail è finita nello spam”… ah, si davvero?

fermati un attimo.

Se durante le riunioni nessuno ascolta le tue proposte, se senti di non “aggiungere mai valore alla conversazione”, non prenderti in giro.

Chi non ti ascolta, non ti prende sul serio.

5. Sei sempre tenuto “out”

Non vieni incluso in mail, riunioni o conversazioni.
E nemmeno negli aperitivi o nei momenti informali.

Una mail persa può capitare.
Due, anche.

Ma se l’esclusione è sistematica, il problema è più profondo.

E sì, può trattarsi di mancanza di rispetto!

6. Le tue idee vengono rubate

Non c’è nulla di più frustrante di vedere qualcun altro prendersi il merito del tuo lavoro.

A volte succede per distrazione.
Ma se accade spesso, è un segnale evidente.

Se fai fatica a mantenere il tuo spazio nelle conversazioni, nil problema non è la tua competenza.

È la tua strategia comunicativa.

7. Il tuo tempo non è rispettato

Quando rispetti qualcuno, rispetti il suo tempo.

Il collega che ti interrompe continuamente e con la scusa di “rubarti solo un minuto” cerca di scaricarti il suo lavoro… non è solo distratto.

È irrispettoso.

Cosa fare quando senti mancanza di rispetto?

Non minimizzare.
Non ignorare.
Valuta con onestà:

  • Sei troppo sensibile?
  • Stai esagerando?
  • Sono episodi isolati o ripetuti?

La mancanza di rispetto può frenare seriamente la tua carriera.

Spesso reagiamo pensando che l’altro lo faccia apposta.
A volte esplodiamo.

Altre volte ci chiudiamo in silenzio, accumulando rancore e frustrazione.

Raramente affrontiamo la questione in modo aperto e costruttivo.

Eppure, gestire una conversazione difficile richiede lucidità, empatia e metodo.

Senza frasi ad effetto.
Ma presenza, chiarezza, confini.

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