Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro – e forse non lo sai neppure

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

Ci abbiamo a che fare già dal mattino presto…

Siamo in coda in auto
e qualcuno ci taglia la strada insultandoci.

La sera, sui mezzi pubblici,
ci strattonano e ci scavalcano.

A chi piace relazionarsi con persone arroganti?

A nessuno.

Eppure, il mondo ne è pieno.
E ci abbiamo a che fare tutti i (santi) giorni.

Ci sono varie sfaccettature dell’arroganza.

Alcune sono sottili, poco eclatanti.
Quasi invisibili.

E ogni tanto è facile scivolare
in atteggiamenti arroganti e spocchiosi.

Prenditi un minuto per pensarci…
non è che, anche tu,
ti stai comportando in modo prepotente e altezzoso?

Ecco 8 segnali che sei arrogante al lavoro
(e forse non te ne rendi nemmeno conto)

1. Ti concentri solo-e-sempre su te stesso

Ti comporti in modo arrogante al lavoro
quando ignori completamente gli altri.

Fingi “di non vederli”.
Non dai peso alle loro parole.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro stress e ansia
per portare a termine (il prima possibile) l’incarico.

“Voglio…”,
“Ho bisogno…”,
“Devo avere…”

sono i tuoi verbi preferiti.

Se c’è una discussione o una riunione,
vuoi che riguardi te.

L’attenzione di tutti deve essere su di te.

Tutti devono — ovviamente — essere d’accordo con la tua opinione.

Non hai considerazione per il lavoro degli altri.

Credi di essere migliore.
Per l’apparenza, l’intelligenza o la posizione.

Se fossi davvero una persona sicura, invece…
non esiteresti a lodare e dare credito agli altri.

Non ti sentiresti sminuito
nel riconoscere i risultati altrui.

2. Sei il maestro dei complimenti “al rovescio”

  • “Bella presentazione!
    Molto meglio di quella della settimana scorsa.”
  • “Che belle unghie!
    Non sembrano neanche finte!”

Potresti pensare di lodare.
In realtà, stai facendo tutt’altro.

Vale la pena fermarsi a riflettere
per evitare i complimenti “al rovescio”.

Hai l’intenzione di offrire un apprezzamento…
ma stai sbagliando tutto.

Quando fai un complimento,
rimani concentrato solo sugli aspetti positivi.

Altrimenti sembrerai snob.
Oppure lo sai…
e sei solo un po’ stronzo?

3. Ascolti… ma poi prendi lo spunto per parlare di te

  • “Strano! Non mi è mai successo, ma ricordo che…”
  • “So bene cosa provi. Anche a me è successo che…”
  • “E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo…”

Sei partito bene.
Con la buona intenzione di ascoltare.

Poi però sei partito per la tua tangente.
Ora stai parlando al posto dell’altro.

Ancora.
E sempre.
Di te.

Al tuo collega — appena colpito da un feedback-cazzotto del capo —
non interesserà sapere
che la lavanderia ti ha rovinato il pullover di cachemire.

Una cosa è l’empatia.
Un’altra è equiparare esperienze irrilevanti.

Concentrati sull’ascolto attivo.
È tutto ciò di cui quella persona ha bisogno.

4. Quando sei un “rullo compressore”… sei arrogante

Non lasci mai intervenire gli altri.

Sei un trattore della conversazione.
Pensi che ciò che hai da dire sia più importante.

È avvilente.

Fai uno sforzo consapevole per ascoltare.
Tanto quanto parli.

Non dovresti sentire il bisogno di sottolineare
— ogni volta —
quanto sei fantasticoooooo.

Interrompere significa
avere poca considerazione per l’opinione altrui.

Le persone sicure
lasciano parlare gli altri.
Sono rispettose.

5. Non accetti i feedback

La persona sicura accetta critiche costruttive.
Sa che può migliorare.

Non deve dimostrare sempre di avere ragione.

La persona arrogante, invece,
fatica ad accettare feedback.

“Tutto deve essere fatto a modo mio.”

Se ti riconosci,
fai un passo indietro
e rivedi il tuo atteggiamento.

6. Se fai di tutto per avere ragione… sei arrogante

Non puoi sbagliare.
E se sbagli, non lo ammetti.

Ti vanti.
Ti irrigidisci.

Se fossi davvero sicuro di te
non avresti paura di ascoltare
opinioni diverse.

7. Hai problemi a costruire relazioni

E come potrebbe essere altrimenti?

Arroganza e superbia
allontanano le persone.

Il tuo approccio
sta uccidendo le relazioni
in nome del successo e dell’auto-gratificazione.

8. Proteggi l’inferiorità con un complesso di superiorità

La persona sicura è calorosa.
Non ha bisogno di continue conferme.

La persona arrogante al lavoro
indossa la maschera dell’invincibilità
per proteggere la propria vulnerabilità.

Fai attenzione:
il falso carisma si riconosce subito.
E non regge nel tempo.

In definitiva

L’arroganza non è forza.
È insicurezza travestita da potere.

La vera autorevolezza
non schiaccia.
Non sovrasta.

Costruisce.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 


 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Leggi anche la parte 1.

Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 

Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 1

autorevole al colloquio

 

Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta nella stanza del colloquio di lavoro
ti farà perdere punti in carisma e leadership.

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff … addio buona prima impressione!
Bisogna correre per rimediare!

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Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader … essere autorevole al colloquio di lavoro …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità, prima di varcare la soglia della stanza ti permetterà di partire con il piede migliore. Qui è in gioco la tua immagine professionale!

Ecco come essere autorevole al colloquio di lavoro, entrare nella stanza come un leader,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavo):

Preparazione è leadership. Significa essere autorevole nel colloquio.

Più sarai preparato, più sarai confortevole e rilassato.

Sarebbe un pessimo inizio, arrivare trafilato e sudato (perché non hai trovato parcheggio),
o in largo anticipo (diventando un ospite da gestire).

Indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare la mansione, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli
ora, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfiga, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare da te stesso (io almeno faccio così) errori di mancata preparazione.
 


 

Vestiti come un leader

Vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento.
Non certo per le maniche troppo lunghe della giacca,
i calzini bianchi da-palestra, la cravatta sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo (senza esserne ossessionato) con le più recenti tendenze moda.

Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).

Scegli la moderazione. È meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma anonimo.
Cerca di non essere solamente ciò che stai indossando.

Minimizza il nervosismo se vuoi essere autorevole al colloquio

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
come riportare alla mente un momento specifico, in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi.

Un giudizio lodevole da parte del capo, l’acquisizione di un cliente importante,
il giorno della tesi di laurea, la vittoria al torneo di calcetto,
una conquista sentimentale che tutti ti hanno invidiato, ecc.

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo chattare con l’amico con un buon senso dell’umorismo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Cantare in macchina, guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.
Essere autorevole al colloquio di lavoro!

Arriva in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Non c’è scusa che esista.
L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale.
Lo sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre.
Se sei in ritardo, sei fuori al 95%!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo.
Esprime ansia e impazienza.
Disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda.
Sei un ospite da dover gestire (non sanno dove metterti in attesa).

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti.
Vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 – 15 minuti prima.
Bastano.

Continua a leggere la parte 2.

16 chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani.”

È una frase che ci sentiamo ripetere fin da piccoli.

Il rispetto, però,
quello vero,
non arriva per diritto anagrafico.

Il rispetto va costruito

Farsi rispettare dai colleghi più giovani
non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

I giovani di oggi non danno rispetto solo per l’età

Sono poco inclini a mostrare stima
se non si sentono ricambiati.

Se viene detto loro cosa fare
senza spiegare perché.

Se non vengono inclusi nelle conversazioni che contano.
Quando percepiscono distanza,
superiorità,
chiusura.

Spesso i giovani rispecchiano il nostro comportamento.

Se qualcuno non ti rispetta,
prima di giudicare,
osserva anche il tuo atteggiamento.

Ecco alcune chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani:


Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e capelli sale-e-pepe.
Va guadagnato!

Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

Ascolta più di quanto parli.
I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo.
Trattali come colleghi, ascolta dicono, dai feedback costruttivi.

Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

Poni domande.
Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa-e-crede.

Non essere prepotente.
Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

Accetta e riconosci le differenze di opinione.
Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…”.

Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”.
Non sei divertente. Facile diventare patetico.

Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità.
Cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

con la nuova edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza”

e il volume complementare “Prima volta Leader” hai due strumenti pratici per migliorare il tuo impatto, carisma e leadership.

Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare.
Li farà risentire e.. avranno ragione!

Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani.
Dai suggerimenti e offri feedback.
Fagli sapere che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.

Accetta i loro consigli e pareri.
Anche se hai esperienza, non significa che hai tutte le risposte.

Non giudicare.
Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.


Il rispetto reciproco è alla base di ogni relazione professionale

Le persone tendono a rispettare
chi riconosce il loro valore
e comunica con chiarezza, non con arroganza.

Ecco perché, nel lavoro con leader e manager,
emerge spesso una sorpresa:

Anche il collega più giovane
vive la differenza d’età come un problema.

Si sente in difetto.
O sotto esame.
Non visto.

Quando questo viene portato alla luce,
la relazione può cambiare — in meglio — per entrambi.

In finale

Comprendere non significa giustificare tutto.
E ascoltare non vuol dire subire.

Puoi essere aperto, curioso, rispettoso…
senza tollerare atteggiamenti spocchiosi o irriverenti.

La vera leadership sta qui:
nel tenere insieme empatia e confini,
dialogo e assertività.

Se senti che la tua leadership sta perdendo impatto,
puoi intervenire subito
con un lavoro di coaching mirato e concreto.

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni.

Un preavviso di 1 mese.
Parte per una posizione che – dice –
lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così, all’improvviso.
Senza dirmi niente.

Non me lo aspettavo.
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?

Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?

Sarà interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoreremo bene insieme?

Sembrava che tutto andasse liscio.
Ora mi sento spiazzato.
Tradito.

Avevo dei progetti con lui.
Mi ero proposto come coordinatore del mio department.

E sto ricominciando anche a dormire male la notte.”

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Il mondo del lavoro oggi è complesso e imprevedibile

 

Da qui la necessità di essere sempre molto flessibili e adattabili.
Resilienti ai cambiamenti.

La flessibilità – come già discusso altre volte – va sviluppata.
Allenata.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso
in un progetto entusiasmante.

Ti senti apprezzato,
stimolato,
in crescita.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante
in ore di fatica e alienazione mentale.

Bruciore di stomaco incluso.

Il tuo capo ha dato le dimissioni?

Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia l’imminente partenza,
è normale che emergano paure e preoccupazioni.

  • È solo l’inizio di altri problemi?
  • Il lavoro è a rischio?
  • I benefici saranno tagliati?
  • Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
  • La reputazione dell’azienda sta peggiorando?

Pensieri naturali.
Ma non lasciare che ansia e affanno prendano il sopravvento.

Il timore per ciò che non puoi controllare
non ti aiuterà a gestire bene la situazione.

È fondamentale
– in questa fase –
mantenere morale
e concentrazione.

E non è detto che il cambiamento sia negativo.
A volte apre possibilità inattese.

Il capo ha dato le dimissioni? Non prenderla sul personale

Con il tuo capo potresti aver costruito
un ottimo rapporto professionale.

Ora ti senti deluso.
Amareggiato.
Ansioso.

È normale.

Ma non leggerlo come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda:
ogni decisione di cambiare lavoro è complessa
e raramente presa alla leggera.

Il tuo (ormai ex) capo ha fatto ciò che riteneva meglio
per il proprio percorso.

Condividi il tuo supporto

Suggerisci di restare in contatto.

Mantieni un’ultima impressione positiva.
Mostra apprezzamento per la sua leadership.

La relazione professionale potrebbe continuare
anche altrove.

Indaga, ma con discrezione

La tua posizione potrebbe cambiare
in meglio o in peggio.

Prima di aggiornare il CV,
iniziare la ricerca di lavoro
o preparare lo scatolone stile Lehman Brothers,
cerca di capire cosa succederà.

Quando puoi, vai alla fonte.
Altrimenti chiedi in ufficio,
limitandoti a persone fidate.

Con discrezione.

Anche se non sono certezze,
le informazioni informali possono offrirti spunti utili.

Fai un passo avanti

Perdere un capo è una sfida.
Professionale ed emotiva.

Ma può diventare un’opportunità di crescita.

Puoi mostrare ai vertici
la tua disponibilità a metterti in gioco.

Condividi idee.
Proponi soluzioni.
Offri il tuo contributo.

Alcune responsabilità potrebbero essere temporaneamente delegate.
Fatti trovare pronto.

Anche proponendoti come possibile sostituto.
Perché no?.

Durante la transizione: resta professionale

Con le dimissioni arrivano voci e pettegolezzi.

Stanne fuori!

Se aspettavi la sua partenza…
tienilo per te.

Concentrati sul lavoro.
Non abbassare le prestazioni.

Potrebbero chiederti
più flessibilità,
più ore,
più responsabilità.

È il momento di dimostrare solidità.

Se il tuo capo ha dato le dimissioni,
la tua leadership può emergere.

Incontra il nuovo capo

Quando arriva il nuovo manager:

  • evita confronti
  • chiarisci le tue responsabilità
  • racconta i progetti su cui lavori
  • mostra il valore che porti al team

Comprendi le sue aspettative.
Costruisci la relazione,
non la competizione.

Prendi questi spunti non come regole rigide,
ma come chiavi di lettura.

I rapporti professionali vanno sempre contestualizzati:
all’azienda, alla situazione,
alla tua personalità e a quella di chi ti sta di fronte.

In definitiva

Capire cosa sta succedendo non significa subire.

Significa scegliere come-muoverti:
con lucidità,
rispetto
e assertività.

Perché adattarsi non vuol dire annullarsi.

Se anche tu hai un rapporto complesso con il tuo capo
e non sai più come muoverti?

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione.
Risposte di circostanza.
Risatine.
Occhi al cielo (traduzione: “che palle”).

Segnali tutt’altro che positivi.

Non sono poche le persone che avvertono mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno ti mette a disagio,
il primo passo è:
non interiorizzare gli sgarbi ricevuti.

Se i colleghi ti mancano di rispetto, devi prima riconoscerlo come vero. Reale.

Poi distinguere ciò che è oggettivo da ciò che è il prodotto di una mente tesa e intimorita.

“Tutti parlano alle mie spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo esiste in quasi ogni luogo di lavoro.

Prima o poi, tutti finiscono sotto i riflettori della pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla bocca di tutti (tutti-tutti?)
probabilmente stai esagerando.

Se invece fosse vero, fermati un attimo:
forse hai fatto — o stai facendo — qualcosa (al lavoro o nella vita privata)
che ha acceso il treno infinito dei gossip.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte?
Le tue e-mail restano senza risposta?
Avverti mancanza di rispetto al lavoro?

Chiediti onestamente:

  • aggiungi valore alle conversazioni?
  • sei chiaro o rendi tutto imbarazzante e pesante?

Le generalizzazioni non funzionano:
TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
O il tuo approccio è chiuso, schivo, sdegnoso?

Qui sento odore di paranoia.

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale. Fai attenzione

Se commetti un errore, è giusto ricevere un feedback dal capo.
Ma critiche continue da colleghi o pari grado sono un’altra cosa.

Minano la tua credibilità.
Intaccano la sicurezza.
Mettono in discussione la tua autorità.

Se succede, non ignorarlo.
Chiedi un incontro privato.
Quel comportamento è sminuente e non va accettato.

“Non sono incluso in conversazioni, meeting, aperitivi”

Paranoia… ma potrebbe essere reale

Una e-mail mancata può essere una svista.
Capita.

Ma se l’esclusione è costante e riguarda decisioni importanti,
allora sì: è un problema.

“Mi rubano sempre le idee” – Reale. Fai attenzione

Succede.
In ambienti frenetici può capitare.

Ma se diventa uno schema ripetitivo,
è una chiara mancanza di rispetto.

Qui devi difenderti.
Non farlo significa legittimare il comportamento.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile?

I colleghi se ne approfittano perché hanno capito come prenderti?

NO è una parola potente.
Dire sempre sì ti logora nel lungo periodo.

Impara a dire NO.

No perché sei già carico.
No perché non vuoi lavorare fino a sera.
Perché non ti interessa.
Semplicemente.

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

Una mente sospettosa cerca significati nascosti ovunque.

Così sprechi energie mentali
e diventi guardingo, nervoso, talvolta ostile.

E questo, paradossalmente, allontana gli altri.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale

È il momento delle domande scomode:

  • Stai esagerando?
  • È solo un problema di comunicazione?
  • Hai sottovalutato il ruolo?
  • Era tutto un fake ben confezionato?

Se il lavoro non è quello promesso,
ora la domanda è una sola:

Lasciare o resistere?

Mollare con il rischio di non trovare nulla?
Restare con l’ulcera in agguato?

Leggi il post dedicato per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti facciano lo slalom per evitarti
è poco realistico.

Attenzione a non creare legami attraverso il gossip:
ti danneggerà, sempre.

“Non sono mai ascoltato” – Reale. Fai attenzione

Le persone ti valutano su ciò che dici.

Forse parli troppo.
Sei dispersivo.
Non arrivi mai al punto.

Più prolunghi, più perdi attenzione.
Taglia. Sintetizza.
Arriva al nocciolo.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale

Chi ti rispetta, rispetta il tuo tempo.

Chi interrompe continuamente
o tenta di scaricarti il suo lavoro “per pochi secondi”
è semplicemente irrispettoso.

In conclusione

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non minimizzare.

Ma nemmeno reagire d’istinto.

Valuta con lucidità:

  • stai esagerando?
  • è un episodio isolato?
  • il tuo approccio contribuisce al problema?

Il rispetto non si pretende.

Si costruisce, si protegge,
e quando serve…
si difende
.

Trovi spunti sul tema rispetto e autorevolezza nei miei libri:

Due strumenti complementari per sviluppare la tua assertività e leadership
sul lavoro.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

Leggi anche la parte 1.

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 


 

A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 


 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Continua a leggere la parte 2.

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

“Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?
Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.
Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza se vuoi aumentare le tue chance di successo.

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È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.
Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

 


 

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

 

 

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.
Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?
Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

Scopri il mio servizio di coaching per il colloquio di lavoro!

La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

 


 

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo

come essere autorevoli
Come essere autorevoli?

Gli specialisti della comunicazione sono piuttosto concordi su una cosa:
la postura conta.

Una postura dritta.
Un passo deciso.
Una stretta di mano schietta (quando è possibile).
Un sorriso sincero.

Possono fare una prima impressione molto potente.

Al contrario, alcune posture comunicano l’esatto opposto:

  • corpo chiuso
  • sguardo sfuggente
  • testa inclinata
  • postura molle o eccessivamente rilassata.

Sono segnali che trasmettono insicurezza o scarsa fiducia in sé stessi.

Una buona postura, invece, crea:

  • presenza
  • energia
  • autorevolezza.

Come essere autorevoli?

Serve autocontrollo… e un pizzico di strategia

La comunicazione non verbale è spesso sottovalutata.

Eppure, incide moltissimo sull’efficacia della nostra comunicazione.

Anche quando non parliamo.

Gesti, movimenti e posture raccontano molto:

  • della nostra personalità
  • delle nostre intenzioni
  • del nostro atteggiamento.

Come essere autorevoli? Ecco 9 segnali del linguaggio del corpo che le persone sicure di sé utilizzano spesso:

1. Stai diritto

Vuoi apparire più sicuro?

Raddrizzati.

Subito.

  • piedi all’altezza dei fianchi
  • schiena allungata
  • spalle leggermente indietro
  • petto aperto.

Immagina una cordicella che ti tira verso l’alto dalla testa.

Mantieni quella sensazione di altezza, ma senza irrigidirti.

Evita di appoggiarti continuamente a muri, porte o scrivanie.
Questa postura comunica passività.

2. Tieni dritta anche la testa

Le ore davanti al computer ci fanno incurvare.

Ma la posizione della testa cambia molto la percezione che gli altri hanno di noi.

  • testa dritta
  • mento leggermente sollevato
  • sguardo in avanti.

Evita di guardare continuamente verso il basso mentre cammini.

3. Usa le mani quando parli

Le mani aiutano la comunicazione.

Usale per:

  • sottolineare un concetto
  • aggiungere energia
  • dare ritmo al discorso.

Movimenti lenti e naturali rendono la tua presenza più dinamica e professionale.

La tua voce, il tuo sguardo e la tua presenza comunicano molto più delle parole.

4. “Fronteggia” le persone

La posizione del corpo invia messaggi molto chiari.

Se tieni i piedi troppo vicini o incrociati puoi trasmettere insicurezza.

Meglio una posizione leggermente più ampia.

Quando parli con qualcuno:

  • orienta il corpo verso di lui/lei
  • evita le braccia conserte
  • mantieni una postura aperta.

Il corpo rivolto verso l’interlocutore comunica interesse e coinvolgimento.

Un dettaglio sottile.
Ma fa una grande differenza.

5. Rallenta

Quando siamo nervosi tendiamo a:

  • parlare velocemente
  • muoverci in modo frenetico.

Rallenta.

Passi più regolari.
Movimenti più controllati.

Anche se all’inizio ti sembrerà innaturale, questa calma trasmette subito maggiore sicurezza.

6. “Prenditi spazio”

La psicologa americana Amy Cuddy ha osservato che, nel mondo animale, le posture espansive sono associate al potere.

Occupare spazio comunica presenza.

Sia seduto che in piedi:

  • schiena dritta
  • piedi ben appoggiati a terra
  • braccia rilassate e visibili.

Se devi fare una telefonata importante, prova ad alzarti.

Quando sei in piedi:

  • respiri meglio
  • la voce diventa più piena
  • l’energia aumenta.

Voce e corpo sono profondamente collegati.

7. Mostra il tuo lato piacevole

Sorridere è uno dei segnali non verbali più potenti.

Un volto teso o corrucciato può creare distanza.

Non serve avere un sorriso permanente.

Ma mantenere un’espressione rilassata sì.

Un sorriso autentico comunica:

  • apertura
  • fiducia
  • disponibilità.

Un piccolo esercizio.

Quando incontri qualcuno:

  1. guarda il colore dei suoi occhi
  2. sorridi
  3. mantieni il sorriso un paio di secondi in più.

Il legame che si crea è sorprendente.

8. Una stretta di mano ferma (ma naturale)

La stretta di mano è un gesto antico.

Per secoli è stato il modo più comune per salutarsi negli affari e nella vita sociale.

Una stretta di mano molle fa perdere credibilità.
Ma anche stringere troppo forte non è il massimo.
Serve equilibrio.

Negli ultimi anni molte abitudini sociali sono cambiate, ma il messaggio resta lo stesso:
trasmettere apertura e cooperazione.

Come essere autorevoli?

Con il percorso di coaching
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

9. Mantieni il contatto visivo

Molte persone distolgono lo sguardo appena incrociano gli occhi di qualcuno.
Tu fai il contrario.
Mantieni il contatto visivo.

Guardare negli occhi comunica:

  • sicurezza
  • leadership
  • presenza.

Non serve fissare in modo intenso.

Basta tornare regolarmente con lo sguardo sull’interlocutore.

Se ti mette a disagio, puoi guardare un punto tra le sopracciglia.
La persona percepirà comunque contatto visivo.
E ricordati di sorridere.

Uno sguardo fisso e privo di espressione può risultare inquietante.

L’autorevolezza non nasce solo da ciò che dici

Nasce da come occupi lo spazio, da come cammini, da come guardi le persone.

Il tuo corpo parla continuamente.

La buona notizia?
Puoi allenarlo.

E quando postura, voce e presenza cominciano a lavorare insieme…
la tua leadership diventa immediatamente visibile.

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone ce la fanno.
Altre no.

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi.

Sono determinate.
Volitive.
Si muovono.

Altre… si lamentano.

Trovano scuse.
Restano ferme.
Si raccontano che “non è il momento”.

E spesso si sentono vittime.

La differenza? La forza mentale

La forza mentale è ciò che ti permette di affrontare:

  • momenti difficili
  • situazioni complesse
  • un capo o un collega complicato
  • un lavoro che non ti rappresenta
  • una relazione che ti toglie energia

Cambiare direzione non è facile.

Serve tempo.
Serve fatica.
Occorre costanza.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” qualunque sia la sfida…
devi tirare fuori grinta, carattere e determinazione.

Sempre.
Anche al tuo livello.

Ecco 12 domande per misurare la tua forza mentale.

Non sono comode.
Ma sono utili.

1. Ti rifugi nella routine?

La routine ti protegge.

Ti fa sentire al sicuro.

Ma ti blocca.

  • Rimani dove sei perché “almeno conosci tutto”?
  • Eviti il cambiamento per paura di peggiorare?

Le persone mentalmente forti non evitano il cambiamento.

Lo affrontano.

2. Ti senti spesso una vittima?

Ti capita di pensare:

  • “Capita tutto a me”
  • “Non è il momento giusto”
  • “Il contesto non aiuta”

Attenzione.
È una trappola.

Perfetta per non iniziare mai nulla.

Le persone forti:

  • si assumono responsabilità
  • cercano soluzioni
  • non si compiacciono del problema

3. Ti rovini la giornata per una critica?

Basta poco per farti cambiare umore?

  • una battuta
  • un’osservazione
  • un dissenso

Se resti “incastrato” per ore (o giorni) …
c’è un lavoro da fare.

La forza mentale passa anche da qui:
gestione delle emozioni.

4. Sai dire NO?

Dire NO è difficile.

Dire SÌ quando non vuoi… è peggio.

Se dici sempre sì per:

  • evitare conflitti
  • piacere agli altri
  • mantenere la pace

stai costruendo un problema.

Dire NO è una competenza.

E protegge la tua energia.

5. Ti accontenti… anche se non sei contento?

Rimani in situazioni che non ti soddisfano?

  • relazioni
  • lavoro
  • contesti

Perché cambiare è faticoso.
Così ti abitui.

Ti “affezioni” alla mediocrità.

Ma poi… non lamentarti.
Perché quella scelta è tua.

6. Dai la colpa agli altri?

È sempre facile trovare un colpevole:

  • il capo
  • il collega
  • l’azienda
  • il mercato

Ma così facendo, perdi potere.
Perché smetti di essere responsabile.

La verità?

Se vuoi cambiare qualcosa…
devi partire da te.

7. Mantieni quello che dici?

Le parole sono facili.
Le azioni no.

Quante volte hai detto:
“Da lunedì ricomincio…”

E poi?

Le persone mentalmente forti fanno una cosa semplice:
fanno ciò che dicono.

8. Ti confronti continuamente con gli altri?

Ti senti sempre “meno”?

Meno bravo.
Meno pronto.
Ancor meno capace.

Il confronto continuo è una trappola.

Perché qualcuno sarà sempre meglio di te… in qualcosa.

La domanda è:
stai migliorando?

9. Accetti la realtà?

Quando le cose non vanno:

  • ti chiudi
  • ti fermi
  • adatti

Oppure reagisci?
Accettare la realtà non significa arrendersi.

Significa partire da lì… per cambiare.

10. Hai paura di fallire?

Il fallimento spaventa.
Ma è inevitabile.

Chi ha successo cade.
Si rialza.
E riparte.

Chi ha paura di fallire…
non parte proprio.

11. Sei bloccato dai dubbi?

Il dubbio è sottile.

Silenzioso.

E potentissimo.
Ti ferma prima ancora di iniziare.

Diventa consapevole di questo meccanismo.

E allenati a sostituire il dubbio con pensieri più realistici.

Se ti senti meno incisivo nelle decisioni o nelle relazioni con il team,
è il momento di lavorare sulla tua presenza da leader.

Scopri “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

12. Molli troppo presto?

Ogni giorno hai la tentazione di mollare.

È normale.

Ma mollare sempre… è un’abitudine.

Le persone forti non mollano facilmente.
Non perché non faccia male.

Ma perché hanno deciso di non farlo.

Il punto chiave.

Non esiste una “pillola magica”.

La forza mentale si costruisce.

Giorno dopo giorno.

Con:

  • piccole decisioni
  • piccoli impegni mantenuti
  • piccole vittorie

In conclusione

Non serve essere perfetti.
Serve essere costanti.

Decidere qualcosa…
e portarlo fino in fondo.

Anche quando sei stanco.
Anche quando non hai voglia.
Quando dubiti.

La forza mentale non è qualcosa che hai o non hai.
È qualcosa che alleni.

Ogni volta che scegli di non mollare…
stai diventando più forte.

Come gestire il pessimista sul lavoro .. in tempi già difficili

pessimista

Foto di Pexels da Pixabay

Negativo. Lamentoso.
Disfattista.
Catastrofico.

Prospettagli un progetto straordinario e insisterà che il Mercato non è pronto
e i finanziamenti non arriveranno mai.
Trova difetti e lamentele anche in una bella giornata di primavera,
in una festa di compleanno.

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Puoi immaginare in questo periodo di emergenza (o post emergenza) da Covid19?

Il pessimista cronico non è consapevole del suo comportamento.
Crede di essere realistico ma in realtà non lo è.

Non riesce guardare il problema da diverse angolazioni.
Non vede il fallimento come un’opportunità di apprendimento.
Annega appena si alza la pressione.

Il pessimista-catastrofico poi ha un potere unico: anche se lo ignori, ha la capacità di opprimere (anche in buona fede) tutto l’ambiente.
Riesce lo stesso a innervosirti solo con la sua presenza, anche a metri di distanza.
Se non è potere questo!

Devi evitare di diventare “l’obiettivo” del pessimista

Evitare di spendere la tua energia nel contenere i suoi pensieri negativi.
Il pessimista è il lato oscuro.
Può farti sentire pieno di risentimento quanto un ottimista illuminerà il tuo umore.

Cosa fare con una persona negativa?
Se è uno che conosci appena, un collega di un altro dipartimento puoi sempre tacere, evitare, snobbare, scansare …
ma se la persona in questione è il collega di scrivania?
Il tuo collaboratore? Il tuo capo? Il cliente importante?
La tua più cara amica?
Il tuo partner?

Potresti cercare di farle capire che la loro vita non è affatto male.
Che sono “padroni” di come percepiscono le cose.
Aiutarli a uscire dal loro guscio di “vittima”.
Basterà? Uhm...
 


 

Un certo grado di pessimismo può essere una buona cosa

Ti aiuta a vedere le aree di potenziale pericolo. Rischio.
E quando puoi vedere il pericolo, puoi prendere provvedimenti per affrontarlo.

Ad un certo grado la persona pessimista può (se efficacemente “indirizzata e gestita”) diventare efficace per la tua causa in quanto fonte inesauribile di “avviso di pericolo”.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al suo livello, usa queste frasi come linee-guida per “neutralizzare e reindirizzare” il suo pensiero pessimista:

“Hai bisogno di un consiglio?”
“Hai bisogno di sfogarti?”
“Sembri sconvolto. È quello che stavi cercando di trasmettere?”

 

“Cosa ti ha portato a questa conclusione?”
“Puoi mostrarmi la tua prova?”
“Puoi riformularlo in modo positivo?”
“Forse è così, ma ecco la buona / alternativa che vedo.”

 

“Posso spiegare perché non sono d’accordo con te?”
“Hai considerato …?”
“Ti ringrazio. Preferisco concentrarmi su …”
“Hai fatto un buon punto, ma se noi x, allora y.”

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro

“Quale obiettivo vuoi raggiungere?”
“Hai identificato un problema valido. Facciamo un brainstorming su come risolverlo.”
“Quando continui a sottolineare il negativo, perdiamo l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per essere veramente creativi e produttivi. Mi hai mostrato X … credo che tu possa Y.”

 

“Ti sarei grato se potessi darmi delle alternative.”
“Cosa ci serve per risolverlo/andare avanti?”
“Mi aiuterebbe molto se tu …”
“Come posso aiutarti ad andare oltre x?”

 

“Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Ora andiamo …”
“Possiamo avere una seconda opinione al riguardo da Marco/ufficio vendita?”
“Cosa faresti invece?”
“Posso capire perché lo pensi/provi così. Qual è il tuo prossimo passo?”
“Cosa ha funzionato in passato per questo tipo di problema?”

 

“Cerchiamo una soluzione insieme.”
“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”
“Come possiamo migliorare insieme questo?”

 

Chiedi al pessimista di spiegarsi

Riposiziona le sue affermazioni negative. Falle seguire da un “MA” per ruotarle verso il positivo.

Cerca di concentrarti sulla tua autostima. Non farti influenzare.
Più credi in te stesso, più sei ottimista.

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Delusione professionale? Capita. Anche spesso …
Lanci il tuo progetto… finalmente! Ti è costato impegno, sacrificio…
Investimento di energie, tempo e …soldi. Tanti.
Poi capita qualcosa di inaspettato.

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Imprevedibile …che spazza tutto in un attimo…si squagli come neve-al-sole.
E ti lascia basito…inebetito. “Trombato” dalla vita.
Lasciandoti briciole di desideri e frammenti di grandi visioni.
Capita.

Se ti è successo sai cosa intendo!

Continuare a sperare quando l’obiettivo si allontana,
sognare nonostante le speranze disattese è tutt’altro che facile.
Ansia e delusione prendono il sopravvento.
Tutte le certezze crollano.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
La strada non è lineare.

Spesso,
per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ciascuno di noi prende traiettorie professionali differenti

“Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso.
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”

per dirla alla Vasco!
 


 

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato!

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
spesso incappiamo in cambiamenti di carriera.
Battute d’arresto e momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto.
Ci fanno a pezzi, demolendo la nostra autostima.
Le nostre certezze.

L’importa è COME affronti gli ostacoli.
Come superi la delusione professionale.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.
Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta …

non mollare, provaci ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora!
Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale.
Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Pensa che anche Google è incappato in diversi progetti falliti.
Nel corso della sua attività Google ha avviato e chiuso ben 44 servizi.
Non pochi vero?

Qualcuno li ha riuniti in una pagina (puoi anche leggere le motivazioni legate alla chiusura di ogni singolo progetto)

Se capita anche al “grande” Google, figuriamoci a noi!

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento.
Trasformando il fallimento in opportunità di apprendimento.
La delusione professionale in un processo di crescita.
Dai! Riprendi il tuo cammino!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 2

colloquio di lavoro al telefono

Leggi anche la parte 1.

L’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo se ricevi una telefonata da un numero “nuovo” a te sconosciuto…
meglio evitare il poco-professionale “Siii…”.

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siii…Pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace), in modo che l’intervistatore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

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Energico ed entusiasta, ma sempre educato.
Non essere troppo familiare. Non iniziare a parlare come se stessi parlando con un amico (anche e -soprattutto- se percepisci che la persona è giovane).

Indicazioni scontate?
No, per niente.
Le accortezze di una buona “partenza” telefonica sono molto semplici … talmente semplici… che le applichiamo con superficialità o nessun riguardo rendendole (appunto per questo)
…banali e scontate.

Alzati in piedi se vuoi “suonare” autorevole

Se ti alzi,
hai automaticamente una postura migliore.

I polmoni possano espandersi liberamente. È più facile respirare.
Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non sdraiarti sul divano durante il colloquio di lavoro al telefono. Non essere troppo rilassato.
Come minimo siediti dritto.
Ti aiuterà a sentirti più fiducioso e vigile.

Sorridi

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono.
Sorridere proietta un’immagine positiva.
Cambia il tono della tua voce.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Anche se non hai voglia di sorridere, prova almeno a rilassare i muscoli facciali.
Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

colloquio di lavoro al telefono

Il colloquio di lavoro al telefono

“Imposta” bene la voce

Il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Sembra che tu abbia fretta.
L’intervistatore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente durante il colloquio di lavoro al telefono. Neanche a te piacerebbe!
Parla senza fretta. Lentamente … che non vuol dire mosciamente!

Ascoltare in modo attivo ti porta autorevolezza

L’ascolto attivo,
richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente. Vuol dire calmare il tuo parlottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Fai un respiro profondo, prima di rispondere.
Mostra un sincero interesse ponendo domande sull’argomento.
Dai cenni di assenso “Capisco” o “Comprendo” per far capire che “ci sei”. Sei presente.

Per quanto possa essere difficile, non “interferire” con il flusso della conversazione.

 


 

Non interrompere se vuoi carisma

Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non interrompere e non “andare sopra”.
A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.

Inizia a parlare solo quando l’intervistatore ha completato la sua domanda.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna (Eh sì… I suggerimenti old-school funzionano ancora molto bene. Anche in questi tempi ultra tecnologici.)

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevolezza

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.
Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.

Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.
Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.

Prenditi il tempo di rispondere.
Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Eliminare “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spessoEhmmmm” e “Ahhh..” non sembri autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: ” Ehmmmm” … stavo pensando …” suona molto più potente se la adatti leggermente “Vedi… stavo pensando…“.
Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio.
E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.
Carismatico.

Utilizza le pause.
Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Pausa prima di una parola/frase/concetto importante

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

Pausa dopo una parola/frase/concetto importante

Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale?
Fai una pausa.
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.
Darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

Ricorda sempre il tuo obiettivo

Non distrarti. Deconcentrarti.
Non perderti in fantasticherie di come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.
Ancora non è il momento di discutere di soldi e date di inizio.

Piuttosto molto più umilmente … concentrati sul primo obiettivo: “arrivare” al colloquio faccia-a-faccia.

Alla fine del colloquio di lavoro al telefono, dopo aver ringraziato l’intervistatore, chiedi la possibilità di un colloquio di persona. Non finire la telefonata senza sapere i dati di contatto.

Quali sono i prossimi passaggi di selezione.
Chi deve fare la telefonata, se tu o il recruiter.

Potresti scoprire che il selezionatore sta lavorando per conto di un datore di lavoro.
Sono ancora in fase iniziale di selezione dei candidati.

Non può rispondere –al momento– a domande dettagliate sul lavoro e sull’azienda.

Se passi alla fase successiva, avrai la possibilità di valutare l’azienda in modo più approfondito.

Che altro dire?
In bocca al lupo per il tuo colloquio di lavoro al telefono!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.

 


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda. Non si può. Ti tocca!

Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

Continua a leggere la parte 2.